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Nuova Smart #5 2025: Anteprima e Foto

La nuova Smart #5 si avvicina al mercato: ecco nuove foto e data di presentazione ufficiale del grande SUV elettrico.
Specializzata in passato in auto di piccole dimensioni con la Fortwo e la Forfour, Smart è cambiata molto. Il marchio è ora di proprietà congiunta di Mercedes e del gruppo cinese Geely e offre una gamma di SUV elettrici. I modelli #1 (4,27 m) e #3 (4,40 m) sono già ordinabili, mentre un terzo modello ancora più grande si aggiungerà presto alla gamma.
Si tratta della Smart #5, già anticipata da un concept in aprile al Salone di Pechino. Questo modello di grande formato dovrebbe misurare circa 4,70 m, quasi come una Peugeot 5008. Ciò la rende la Smart più grande mai progettata, ben lontana dalla Fortwo di prima generazione, che misurava solo 2,50 metri! Questa volta l’obiettivo è la famiglia, con un SUV elettrico di dimensioni relativamente contenute, come la Mercedes GLB. Come la Mercedes GLB, può trasportare fino a 7 passeggeri.

LA SMART GRANDE

Con le sue dimensioni maggiori e il suo design molto squadrato, Smart #5 spera anche di diventare un veicolo globale. Questa ambizione è chiara fin dalla presentazione, che avverrà il 28 agosto in Australia. Questa scelta insolita per la presentazione di un veicolo si spiega con il ritorno di Smart in questo mercato pochi mesi fa con la #1 e la #3, e con lo spirito di avventura associato al bush e all’Outback che Smart vuole enfatizzare per il suo modello più avventuriero. Tuttavia, dovrà accontentarsi dell’asfalto dei grandi agglomerati urbani e dei nastri delle autostrade.
Per il momento, Smart mantiene il riserbo sul design del modello, nonostante una fuga di notizie importante dal Ministero dell’Industria cinese qualche settimana fa. Tuttavia, il marchio ha pubblicato alcune foto di prototipi camuffati durante i test finali prima della presentazione. L’aspetto è identico a quello dell’omonimo concept svelato a Pechino, ma senza le appendici 4×4: portapacchi, grandi ruote con pneumatici da fuoristrada, luci a LED sul tetto, ecc. Il modello ha lo stesso voluminoso cofano piatto, un tetto sormontato da barre e un portellone posteriore molto dritto.

Grandi motori e grandi batterie?
Poche le certezze tecniche sulla nuova Smart #5, in quanto Smart sta nascondendo alcune carte per il 28 agosto. Sappiamo solo che sarà un modello completamente elettrico, probabilmente con una potenza superiore a 300 CV, o addirittura 500 CV per la versione sportiva Brabus. Dato che la #1 e la #3 vantano già fino a 428 CV nella variante Brabus, tutto è possibile! Per quanto riguarda la batteria, questo grande SUV potrebbe essere equipaggiato con diversi pacchi, a seconda della versione, uno dei quali potrebbe sfiorare i 100 kWh, offrendo un’interessante autonomia di oltre 550 km. Ne sapremo di più a fine mese!

Cina da record: export di auto a +31%

La Cina ha fatto record nel 2023 diventando il più grande esportatore di veicoli al mondo e quest’anno ha ampliato il suo vantaggio, lasciando il Giappone nella polvere e dimostrando che l’era delle auto cinesi è ormai alle porte.

I dati della Japan Automobile Manufacturers Association rivelano che nei primi sei mesi dell’anno le esportazioni totali di veicoli hanno raggiunto i 2,02 milioni. Si tratta di un leggero calo dello 0,3% rispetto all’anno precedente e consiste in 1,83 milioni di veicoli passeggeri e circa 187.000 veicoli commerciali. A compensare il numero leggermente ridotto di veicoli giapponesi che raggiungono i mercati globali è stata la Cina.

Nel periodo gennaio-giugno, i produttori cinesi hanno esportato oltre 2,79 milioni di veicoli. Questo dato rappresenta un impressionante aumento del 31% e consiste in 2,34 milioni di veicoli passeggeri e 450.000 veicoli commerciali, riporta Auto News.

IL RECORD DELLA CINA

È interessante notare che, mentre molti associano i nuovi e innovativi BEV e altri veicoli elettrificati esclusivamente ai marchi automobilistici cinesi, questi costituiscono solo una minoranza dei veicoli esportati dalla Cina, per un totale di 605.000 veicoli. In confronto, 2,19 milioni di veicoli costruiti in Cina e spediti all’estero erano veicoli tradizionali a combustione.
I cinque maggiori esportatori di veicoli del Paese sono Chery Automobile, SAIC Motor Corp, Changan Automobile Co, Geely Automobile Holdings e BYD. Chery è stata facilmente in testa con 532.000 esportazioni, precedendo SAIC con 439.000, Changan con 285.000, Geely con 242.000 e BYD, che ha esportato 207.000 veicoli nel primo semestre.

Nel 2023, i marchi automobilistici cinesi avranno esportato circa 5,26 milioni di veicoli, strappando al Giappone la corona di maggior esportatore di veicoli al mondo. Se il forte primo semestre cinese dovesse proseguire anche nel periodo luglio-dicembre, la Cina potrebbe concludere l’anno con oltre 5,58 milioni di veicoli esportati.

Nuova Mazda CX-5 2025: Anteprima Rendering

La nuova Mazda CX-5 è pronta al debutto ufficiale che è ormai questione di mesi.

Mazda è uno di quei marchi che procedono lentamente e con costanza. Il marchio di Hiroshima non è disposto a lasciarsi sfuggire una sola opportunità di fronte ai suoi più diretti rivali, né a lasciarsi sfuggire i clienti appassionati del suo stile accattivante e senza tempo, e dove il tempo non è così evidente da richiedere cambiamenti più o meno profondi.

Mazda, che ha già confermato una nuova versione di uno dei suoi modelli più venduti, ha quindi in cantiere una terza generazione del fortunato CX-5.

L’offerta di Mazda nella categoria dei SUV compatti subirà un importante cambiamento verso un design più sportivo, con la bandiera dell’avanguardia. Qualità che si riflettono in questa anteprima rendering di motor.es, una riproduzione caratterizzata da un stile più da coupé che da famiglia.

LA NUOVA CX-5

Le tendenze del design delle nuove auto stanno cambiando e il formato coupé sta diventando sempre più mainstream per sfruttare ulteriormente i SUV con un look completamente nuovo. Un cliché che Mazda potrebbe seguire in questo futuro CX-5, tenendo conto che la casa giapponese aveva in mente anche il successore del fratello minore, di cui non si sa certamente nulla, oltre a sfruttare al meglio l’attraente concept Arata presentato in Cina.
Sebbene la segretezza che circonda il marchio giapponese sia assoluta, e i prototipi arrivino nei suoi stabilimenti in Germania quando il progetto è già più che maturo, le fonti interne consultate indicano una direzione molto interessante, e il motivo di questa anticipazione: unificare la CX-30 e la CX-5 in un unico modello applicando questa formula più elegante e sofisticata non è affatto un’idea inverosimile.

Ciò che è certo, come confermato dal costruttore, è che la futura Mazda CX-5 non avrà versioni diesel.

La gamma sarà caratterizzata da opzioni a benzina elettrificate con tecnologia MHEV a 24 volt, nonché da ibridi plug-in PHEV e persino da un ibrido auto-ricaricabile di nuova generazione “e-SkyActiv”. Questi motori continueranno a essere compatibili sia con la trazione anteriore che con quella integrale e saranno disponibili a partire dalla fine della prima metà del 2026, quando è prevista la commercializzazione.

Tesla Cybertruck sconfitto nel test virale

È uscito il primo video dell’acclamato YouTuber WhistlinDiesel con il Tesla Cybertruck. Per circa 21 minuti, il conduttore sottopone il camion a diversi “test di durata” violenti e brutali, con la conseguente rottura del telaio del pick-up .

Questa Tesla divide le opinioni come nessun’altra. In parte ciò è dovuto alle affermazioni dell’amministratore delegato Elon Musk, che ha definito il veicolo un mezzo blindato.

Cody Detwiler, noto anche come WhistlinDiesel, ha messo alla prova affermazioni del genere in questo nuovo video, ma nessuna ha messo in luce un potenziale problema come la sua acrobazia di traino.

Detwiler cerca di recuperare una Ford F-150 bloccata su un ostacolo. Per farlo, aggancia il Cybertruck al Ford tramite i ganci di ciascun camion e lo tira fuori dall’ostacolo. Ma durante il processo, il gancio si stacca dal telaio del Cybertruck e porta con sé parte del telaio.

TESLA PERDE CONTRO FORD

I pick-up come il Tesla Cybertruck trasportano altri camion e talvolta anche veicoli più grandi da situazioni difficili. Quando qualcosa si rompe, di solito è la corda o la catena che collega i due veicoli. Altre volte, il punto di rottura è il gancio di traino stesso, ma anche questo non è molto comune. I telai sono in genere sezioni completamente scatolate di acciaio e sono incredibilmente robusti, proprio per il traino.

I telai dei pick-up standard si guastano, ma spesso sono il risultato di un sovraccarico della capacità di carico del camion. In questi casi, i telai di solito si piegano piuttosto che rompersi o spezzarsi.

In questo caso specifico, il telaio del Tesla Cybertruck si è rotto in pezzi, il che è un aspetto negativo. Alcuni online ritengono che il telaio sia stato effettivamente rotto o fratturato durante i precedenti “test” dello youtuber.

Detwiler spinge il Tesla Cybertruck fuori da un canale di scolo e il gancio posteriore sbatte contro il cemento; alcuni sostengono che il telaio fosse piegato in quel momento. Se è proprio in quel momento che si è verificata la prima frattura, ciò potrebbe spiegare perché questo è il primo fallimento documentato del Cybertruck durante il traino.

Molti altri YouTubers hanno trainato carichi impegnativi di più senza problemi. Tuttavia, ci si chiede quanto sia sicuro un telaio che può spezzarsi nel modo in cui si è rotto questo del Tesla Cubertruck.

Nuova Audi A7 2025: Anteprima Rendering

La nuova Audi A7 arriverà nel 2025.

Dal 2010, si è evoluta in un segmento di nicchia di utilitarie caratterizzate da un profilo altamente dinamico.
Forse vi è sfuggito, ma nelle ultime settimane l’Audi A4 è stata sostituita da un modello con un nome diverso. Un evento raro nell’industria automobilistica. È passata da un numero pari a un numero dispari per diventare Audi A5, un nome precedentemente riservato alle versioni coupé, cabriolet e Sportback.

Un vero e proprio elettroshock dei nomi, con l’obiettivo di distinguere gradualmente la gamma a combustione interna (numeri dispari) dalla gamma e-tron 100% elettrica (numeri pari).
Per questo motivo l’Audi A7, così come la conosciamo nella sua veste Sportback, cederà presto il suo nome alla sostituta dell’attuale gamma A6.

Il 2025 vedrà quindi l’apparizione di una Audi A7 sia in forma di berlina che di station wagon, come illustrato in esclusiva qui nel rendering ai Auto-moto.com. Un rendering che si avvicina relativamente al modello finale, grazie al recente rilascio di foto spia di prototipi camuffati. Questi veicoli stanno attualmente completando i loro test su strada, in un relativo anonimato, ma rivelano abbastanza dettagli per darci un’idea chiara della forma di questo veicolo del futuro.
La nuova Audi A7 erediterà i fondamenti stilistici della A5, aggiungendo però spalle più pronunciate al suo profilo, mentre la parte posteriore si differenzierà per i fari più originali, che formeranno dei boomerang alle due estremità collegati da una sottile striscia di luce. A bordo, la futura vettura media di Audi avrà un design dell’abitacolo a metà strada tra quello della A5 e quello della nuova A6 e-tron.

DATI TECNICI E MOTORI

In termini di motori, l’ibridazione a 48V alimenterà quasi tutti i motori a 4 cilindri sotto il cofano della nuova Audi A7.

La buona notizia arriverà dal rinnovo delle unità V6, che saranno anch’esse elettrificate. Mentre i guidatori di veicoli pesanti dovrebbero certamente beneficiare di almeno un’offerta diesel, Audi darà la priorità alle ibride plug-in di nuova generazione che offrono almeno 100 km di autonomia 100% elettrica, per eguagliare i riferimenti di BMW e Mercedes in questo segmento medio.
L’Audi A7 che sostituirà l’A6 significherà logicamente l’S7 che sostituirà l’S6, ma soprattutto l’RS7 Avant che sostituirà l’emblematica RS6 station wagon.

Ma che dire del focoso propulsore che la alimenterà? Se l’introduzione dell’ibridazione plug-in è praticamente scontata, resta da vedere su quali basi verrà introdotta. Se si vuole sfidare il PHEV da 727 CV della nuova BMW M5 con motore V8, possiamo scommettere che gli ingegneri di Ingolstadt utilizzeranno la stessa architettura termica nella speranza di generare almeno la stessa quantità di potenza.

Nuova Honda Civic 2025: la versione RS

La nuova Honda Civic restyling nuova variante RS con manuale a sei marce e un 1.5 a benzina.

Honda ha rilasciato le foto e i primi dettagli della Civic di undicesima generazione, in vista del lancio sul mercato giapponese previsto per l’autunno di quest’anno.

La grande novità del restyling è l’introduzione di una variante RS, che è stata presentata in anteprima con un “prototipo” al Tokyo Auto Salon di quest’anno. Questa è dotata di un motore a benzina in linea da 1,5 litri turbocompresso che eroga gli stessi 182 CV (180 CV o 134 kW) e 240 Nm di coppia degli allestimenti EX e LX precedenti al lifting, ma con un manuale a sei rapporti che aziona le ruote anteriori.

Proprio come nella Type R, è presente una funzione di rev-matching per coloro che preferiscono non eseguire la danza del tacco e punta quando si scalano le marce. Altre modifiche alle prestazioni includono la messa a punto di sospensioni specifiche per la RS, un’altezza di marcia inferiore di cinque mm e modalità di guida, mentre l’estetica è migliorata con badge RS e finiture specifiche in total black.

HONDA CIVIC RESTYLING

Come per il restyling, la Honda Civic presenta un paraurti ridisegnato nella parte anteriore, con la RS dotata di barriere d’aria leggermente più grandi agli angoli. Anche il posteriore della RS sembra avere i terminali di scarico a vista rispetto alle altre varianti. Gli acquirenti possono optare per una serie di accessori, tra cui l’alettone posteriore, i fendinebbia, il labbro del paraurti e le minigonne.

Oltre alla RS, la nuova Honda Civic sarà offerta anche con il motore ibrido e:HEV di Honda nelle varianti LX ed EX. Queste ultime impiegheranno probabilmente lo stesso motore a benzina in linea da 2,0 litri aspirato naturalmente, con una potenza di 141 CV (104 kW) e 182 Nm, che funge da generatore per caricare una batteria che alimenta un motore elettrico anteriore da 184 CV (135 kW) e 315 Nm. A velocità più elevate, il motore fornisce una trasmissione diretta alle ruote tramite una frizione lock-up per una maggiore efficienza.

Addio Maserati Quattroporte: ora solo Grecale e Granturismo

La settimana scorsa vi avevamo detto che Maserati rischiava di lasciare la Stellantis a causa di un grave calo delle vendite e delle perdite, ma la dirigenza della Stellantis alla fine ha smentito il suo stesso lancio – dicendo che per il momento non abbiamo intenzione di vendere la Maserati.

Oggi Maserati ha mostrato l’ultimo esemplare della berlina ammiraglia Quattroporte della sesta generazione (prodotta dal 2013), che è diventata anche l’ultima vettura del Tridente equipaggiata con un motore V8 biturbo a benzina da 3,8 litri (580 CV, 730 Nm) – questo motore con indice di fabbrica F154 è stato fornito alla Maserati dalla Ferrari. L’ultima Quattroporte Grand Finale (nella foto del titolo) è verniciata in blu Nobile e presenta scritte commemorative sul motore e sugli interni.
La rivista britannica Autocar aggiunge che, insieme alla Quattroporte, è stato dismesso anche il crossover di punta Levante (prodotto dal 2016), mentre la berlina Ghibli (prodotta dal 2013) è uscita dal listino all’inizio di quest’anno. Il comunicato stampa Maserati di oggi non contiene informazioni in merito, ma i modelli Levante e Ghibli, insieme alla Quattroporte, sono stati spostati nella sezione archivio. La produzione del motore V8 è terminata alla fine dello scorso anno, prima che venisse prodotta una serie limitata di Ghibli 334 Ultima e Levante V8 Ultima, ciascuna con una tiratura di 103 unità.

LA NUOVA GAMMA

All’inizio di quest’anno, Maserati ha annunciato un ritardo nel lancio di nuovi prodotti chiave: il grande crossover che sostituirà il Levante non arriverà prima del 2027, la berlina Quattroporte di nuova generazione nel 2028, entrambi probabilmente basati sulla piattaforma STLA Large dell’azienda, o meglio sulla sua versione elettrica. È improbabile che i successori delle attuali Quattroporte e Levante abbiano versioni “a idrocarburi”, poiché Maserati intende ancora passare completamente alle auto elettriche entro il 2030. Tuttavia, non saremmo sorpresi se questo dubbio obiettivo venisse rivisto già nei prossimi mesi. Il successore della Ghibli non è nei piani della Maserati.

Dopo il pensionamento della Quattroporte, del Levante e della Ghibli, la gamma rimane composta dalla GranTurismo coupé e dalla GranCabrio cabrio, dal crossover di medie dimensioni Grecale e dalla supercar MC20 a motore centrale, tutte alimentate dal motore biturbo a benzina V6 Nettuno da 3,0 litri di proprietà della Maserati. La GranTurismo, la GranCabrio e la Grecale hanno anche versioni con conversione elettrica Folgore. Una versione elettrica era stata annunciata per la Maserati MC20 al suo debutto nel 2020, ma non è ancora stata presentata.

La prossima settimana, precisamente il 16 agosto, Maserati presenterà una supercar di punta basata sulla MC20 alla Monterey Car Week di Monterey, California, USA.
Nei piani della Maserati non ci sono altre novità, cioè è ancora lontana dalla Ferrari, che aggiorna tempestivamente la gamma di modelli, senza lasciare vuoti, mentre le vendite e i profitti della Ferrari sono in crescita. Inoltre, la Ferrari non si affiderà esclusivamente alle auto elettriche, i modelli a combustibile (compresi quelli ibridi) costituiranno la base della sua gamma di modelli nel prossimo futuro.

In generale, il management della Maserati ha qualcuno da cui prendere esempio, ma a quanto pare per questo è davvero necessario liberarsi della piattaforma e dei vincoli amministrativi della società Stellantis.

Motori e Tricolore: non serve il Made in Italy ma l’Italian Feeling

Titolo: “URSO: Stellantis deve assumersi responsabilità e rilanciare l’auto Made in Italy”.

Spezzoni di un articolo che resterà alla storia dell’auto italiana:” E’ più di un anno che lavoriamo CON (???) Stellantis che deve assumersi la responsabilità del rilancio dell’auto in Italia nel rispetto di quello che Fiat ha fatto per l’Italia e che l’Italia ha fatto per la Fiat”…

E chiosa finale:”Lavoriamo insieme perché l’auto torni ad essere orgoglio dell’Italia, il sogno dell’Italia”. 

Con rispetto parlando, la lettura di quel pezzo ha rappresentato un minuto e mezzo di assoluta perdita di tempo. Nulla di quel che era scritto aveva un senso pratico, e lo affermo in rispetto alla mia legittima opinione.

Un pezzo che riassume la vuota querelle tra Governo e Stellantis sulla Junior “Made in Milan”, sulla Topolino con il tricolore da grattare via prima della consegna al Cliente, e con la “sparata” (tale è, dal mio punto di vista) del Governo sul rilancio di Autobianchi ed Innocenti attraverso l’interazione con produttori cinesi…..

 

Una panoramica mediatica ed informativa piena di amenità che – a mio personale giudizio – ultimamente riempiono il tema dell’Automotive “nazionale”.

Alfa Romeo “Milano NO, Junior SI”: e il consumatore è davvero tutelato?

La storia della collaborazione pacifica e proattiva del nostro Governo con Stellantis è di per sé un paradosso, basta ricordare il caso “Alfa Romeo Milano – Junior” e le bandiere sulla “Topolino”. Dell’ultimo caso neppure voglio parlarne per la stupidità del contendere, ma ritorno al nome della nuova Alfa: “Milano”, si disse, è ingannevole. Chi lo afferma?

Una norma (a mio modesto parere buona esclusivamente per il patrimonio agroalimentare italiano vittima degli abusi sull’Italian Sounding) che però ha messo “ a forza” il naso dentro al mondo Automotive: la Legge 350/2003 che all’Art. 49 recita che un “Produttore” non può commercializzare prodotti “recanti indicazioni di provenienza o di origine false o fallaci (ad esempio con la stampigliatura “Made in Italy” su prodotti estranei all’origine nazionale); in questo senso la legge chiarisce espressamente che è fuorviante anche l’utilizzo di segni, simboli, raffigurazioni e quanto altro potrebbe indurre il Consumatore a ritenere che il bene da acquistare sia di origine italiana”. 

 

Alfa Romeo Milano è estranea all’origine nazionale perché la sua produzione e’ stata decisa in Polonia, e dunque chiamarla come la città meneghina indurrebbe il Consumatore a ritenere che quest’Alfa invece sia di origine italiana, secondo il Ministro delle Imprese.

Peccato che solo “Autoprove” abbia avuto coraggio e decenza – rispetto a tanti altri Organi di “informazione” – per segnalare la aleatorietà del giudizio e per aver posto in essere un simpatico “Inpeachment” verso tutti i Governi dal 2012 ad oggi: era infatti quello l’anno in cui la Lancia vendeva sul mercato nazionale la “Flavia” (antica Via imperiale Romana) basata ineludibilmente sulla Dodge e di cui Fiat utilizzava persino lo Stabilimento di Sterling Heights negli USA. Secondo la Legge 350/2003 “Flavia” non è forse allo stesso modo una dicitura ingannevole? 

E in questo caso, le Istituzioni chiamate a deliberare e ad eseguire le norme di Legge non sarebbero state omissive o peggio ancora promisque verso il Costruttore nazionale?

Caro Ministro Urso, che ne direbbe di aprire una minisanatoria per tutti i casi che i Governi precedenti al Suo hanno trascurato nonostante fossero casi contrari alla predetta Legge 350/2003? Sanatoria più, Sanatoria meno……….Perchè, sia chiaro, quando l’irregolarità si verifica dal momento in cui il prodotto “fallace” viene registrato alla Dogana, è la’ che scatta l’omissione di atti formali delle Istituzioni nella mancata osservanza della Legge.

Legge che, recita chiaramente, è fatta a tutela del consumatore; e pensate dunque – sempre richiamando il caso della “Flavia” – se un Consumatore, dichiarandosi eventualmente danneggiato dalla dicitura fuorviante (ai sensi della L.350/2003) ritenesse di invocare il Consiglio di Stato…….Chi di paradossi ferisce, si sa……

Nel frattempo all’orizzonte si segnalano i pericoli della nuova “Capri” di Ford

Ma è presto per pensarsi. Invece non è presto per ricordare la questione “bandiera tricolore” che il Governo ha pacificamente chiesto a Stellantis di rimuovere – per le stesse declinazioni fatte prima – sulle “Topolino” Z.E. sequestrate a Livorno per la presenza di loghi tricolori sulla carrozzeria.

 

Qui il Governo del 2011 fu più fortunato: la “Punto EVO” di Fiat realizzata per il 150° dell’Unità d’Italia era prodotta a Melfi……Il tricolore era – in quel caso – congruo. 

Insomma, un percorso di sereno confronto e sinergia tra Governo e Stellantis, in questi mesi, è innegabile. 

Del resto, abbiamo letto sopra : “…..Il Governo lavora con Stellantis……”. Ma in forte sintonia, sia chiaro. Non ci sono prove del contrario…

Il richiamo romantico del passato. Ma il “Made In” ormai è solo in Cina?

Caro Ministro, consapevole della croce che Lei un po’ avventurosamente si è caricato sulle spalle (forse per dovere cameratesco verso la conquista di una buona immagine del Suo Governo) sarebbe così cortese da rispondere ad un quesito??

E’ più tricolore una batteria Bosch prodotta a San Lazzaro di Savena ma secondo brevetto tedesco, o una Pinza Brembo marcata come tale e prodotta in Cina? 

E’ più ingannevole per il potenziale consumatore una Alfa “Milano” prodotta in Polonia, o un Panettone “Tradicionàl” prodotto in Sudamerica in almeno mezzo milione di pezzi all’anno e – chissà – in commercio anche da noi a “tre-euro-e-novantanove” nei Discount nazionali? In effetti questo è un aspetto che sarebbe interessante approfondire. 

Dunque, perché continua a battere il martello solo contro l’ipotetica origine “terza” rispetto all’Italia dei prodotti Automotive

Sappia, cortese Ministro, che il concetto di “Made In Italy” Automotive era una mezza frescaccia già nella seconda metà degli anni Ottanta, quando la produzione di serie nazionale si realizzava molto spesso mediante una meccanizzazione estremizzata usando impianti di brevetto estero: per anni le Autobianchi di Desio venivano verniciate e trattate ai fini di anticorrosione da un impianto innovativo ed automatizzato importato direttamente dagli Stati Uniti. Guarda caso le Autobianchi trattate con il metodo americano negli anni Settanta non si arrugginivano, le Alfasud di Pomigliano e le 128 di Mirafiori “all’italiana” invece si…….

 

Ebbene, quale sarebbe stata la prerogativa che rendeva quell’impianto “Made in Italy”?? Nessuna. Punto. Solo, si continuava in Italia a confondere l’immagine iconica e la prassi largamente manuale e artigianale (a quel tempo) di Ferrari, Lamborghini, De Tomaso, Maserati con un prodotto contiguo di sempre maggiore serie per la cui catena di montaggio ci si serviva di soluzioni ed impianti di concetto internazionale. 

 

Certo, lo stile ed il Design, certo la ergonomia degli interni, certo il carattere dei motori: in quel contesto la mano italiana si distingueva dai canoni dei Paesi concorrenti; ma diciamo anche che la prosopopea tipicamente indigena sul “Made in Italy” è stata corroborata da una sorta di epopea in cui, da fine anni Sessanta, il nostro Paese era contemporaneamente all’avanguardia in così tanti campi dello stile, dell’Industria, della moda e della cultura.

 

Ma questo era il mondo fino a 30 anni fa: poi globalizzazione e tecnologia avrebbe dovuto far riflettere la “classe Dirigente” che anziché fossilizzarsi su simbolismi del passato sarebbe stato meglio coordinare una ristrutturazione del tessuto di impresa nazionale in chiave di internazionalizzazione e di sostegno alla creatività nazionale.

Cosa che è avvenuta, ma con trenta anni di ritardo e in assenza di una programmazione istituzionale: anzi, potremmo elencare casi di autolesionismo istituzionale in tema.

Un esempio? L’unico corso universitario di Laurea in Industrial Design, alla facoltà di Architettura di Calenzano (Firenze) che assegnò il Titolo Honoris Causa a Giotto Bizzarrini è stato chiuso recentemente, costringendo i giovani talenti di casa nostra a pagare rette impegnative per i Corsi Privati erogati da Istituti di fama. 

Certo, la questione “origine” e provenienza torna ad avere tutto il suo peso quando si parla di Cina ed India. Ma è inutile anche stare ad approfondire il perché. 

Per quanto riguarda l’Italia, la guerra santa sull’origine tricolore delle auto è davvero pari al nulla: dal nostro Paese “esce” ormai meno di un milione di auto all’anno, cioè meno della metà di quel che si costruiva fino agli anni Novanta.

Tra le auto prodotte oggi troviamo Pagani, Ferrari, Lamborghini, Maserati (per diverso tempo equipaggiata con motori costruiti in America); insomma l’elite della produzione nostrana, oltre ad alcune Alfa Romeo; ma troviamo anche auto che da noi vengono assemblate poiché provenienti da altre catene di montaggio estere o perché discendenti da piattaforme realizzate in Stabilimenti esterni all’Italia. 

Quelle le consideriamo “Made in Italy”?

A quanto pare, secondo AGCM, non è corretto farlo: la sanzione comminata contro DR Automobiles S.r.l. e la sua controllata DR Service & Parts S.r.l. (per un totale di 6 milioni di euro) parte dalla contestazione di aver creato nel Consumatore l’aspettativa di un prodotto di Gamma “DR” ed “Evo” come realizzato in Italia, dove invece avverrebbe “solo” una serie di lavorazioni finali (evidentemente ritenute secondarie e non discriminanti sulla genesi dei modelli) su architetture sostanzialmente definite e mantenute nella struttura originaria industriale di provenienza. 

Cioè la Cina; dunque, secondo AGCM, DR Automobilesavrebbe pretestuosamente accentuato la fase lavorativa e gestionale in Italia (che pure c’è stata e continua ad esserci) “celando” (ovvero “per celare”) l’origine cinese del manufatto commercializzato a marchio proprio.

Dunque per l’Autorità Antitrust “movimentare” o lavorare parzialmente un prodotto – in questo caso cinese – in Italia non è condizione necessaria e sufficiente a dichiararne l’italianità. Dopo di che, questo è il panorama che accompagna l’ultima idea ” del Ministero per le Imprese: l’intenzione così, dal nulla, di diventare attore in primo piano della rinascita e del rilancio sul mercato di due Marchi tipicamente “Italian Sounding” ed evocativi: Autobianchi ed Innocenti. Ecco, voglio approfondire questo aspetto, ripartendo dalle veline di Stampa e media per come hanno descritto la questione.

Decadenza di Marchi inutilizzati da cinque anni? Campa cavallo

Anche qui, alla base di tutto c’è una norma, alla base: ma secondo il mio umile pensiero non è la famigerata “Legge Quadro” sul “Made in Italy” ma un riferimento di Legge non superabile da alcuna Legge successiva: si tratta del “Codice della Proprietà Industriale” (D.Lgs. 30/2005). In base alle strategie che i Media descrivono essere in costruzione presso il Ministero, quest’ultimo avrebbe richiesto la “decadenza” dei Marchi Autobianchi ed Innocenti. Il “Codice” del 2005 prescrive sia la decadenza per “non uso” (Art.26) di un Marchio, sia la “decadenza parziale” relativamente ai prodotti o servizi non più attivi nella programmazione industriale del Marchio (Art. 27). 

Cosa definisce tuttavia il concetto di “non uso”?

L’Art. 24 del “Codice” stabilisce al comma “1” che la ipotesi di decadenza decorre dopo cinque anni continuativi di non uso “effettivo” da parte del Titolare o da terzi in qualche modo beneficiari del suo consenso: dunque, anche il solo raduno periodico di “Bianchina” o di “Mini 90” potrebbe essere adatto a interrompere il periodo di inutilizzazione; ma andiamo oltre. 

Ogni motivo giustificante il “non uso” esclude ogni eccezione di decadenza, e a ben vedere l’Art.24 includerebbe ad esempio, per Autobianchi, la condizione in cui il Titolare del Marchio “eventualmente” non utilizzato sia titolare di altro Marchio (Lancia) che contraddistingua la produzione con elementi distintivi del Marchio inutilizzato (Comma 4). In parole povere “Y”, cioè il modello che nella evoluzione da “Y10” all’attuale ha dato continuità sotto il Marchio Lancia anche alla Autobianchi. Tanto per fare un esempio sensato. 

Dalle notizie di Stampa si ricava che Il Ministero delle Imprese avrebbe depositato la richiesta di registrazione dei Marchi “Autobianchi” ed “Innocenti”. Anche su questo il “Codice” del 2005 è chiaro: il deposito non implica il titolo del Marchio depositato se non al compimento di una serie di circostanze, ultima delle quali il diritto del vecchio titolare di eccepire contro il deposito stesso. Ed infatti Stellantis si è di recente fatta sentire con un “Innocenti ed Autobianchi restano nostre e non si toccano”.

In parole povere, quando il 28 Marzo scorso il Ministro delle Imprese ha attraversato si e no quattro corridoi per passare dalla sua stanza all’Ufficio Italiano Brevetti (Via Molise 19, Roma), l’effetto del deposito non ha assolutamente dato alcun diritto esclusivo ed inesorabile di dichiarare quel che dopo è stato dichiarato, facendo passare di già il Governo titolare di diritti in pieno iter di vaglio giuridico. Anche se un minimo avallo di legittimità si potrebbe intravedere nell’azione del Governo dalla famosa (e triste per noi italiani) Sentenza della Cassazione sul caso della Lambretta, Marchio acquisito dagli indiani.

 

Da qui, credo, gli inevitabili “distinguo”: per primo “Il Sole 24 Ore” ha chiarito che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy avrebbe fatto domanda e ha ottenuto la registrazione per un marchio Innocenti e per un marchio Autobianchi dalle caratteristiche grafiche diverse da quelli di proprietà di Stellantis (per la precisione di Fca Italy e di Fiat Group Automobiles). Entrambi i marchi sono stati registrati con titolarità Mimit il 28 marzo 2024, dopo domanda depositata il 10 novembre 2023.

Ma quel che davvero lascia sgomenti è l’ipotesi che per rilanciare due pezzi della storia “Made in Italy” ci si voglia affidare a produzioni cinesi!

Cioè, a dire, questo significa che Innocenti e Autobianchi finirebbero per produrre su licenza auto di un Costruttore terzo, raffigurando una tragicomica nemesi storica di quando era il Gruppo Fiat a creare collaborazioni su licenza nel mondo. 

 

E questo sarebbe “Made in Italy”, caro Ministro?? Forse per un esercito di consumatori italiani abituati ormai ad indossare mutande di nylon griffate dai nomi di moda tricolori, forse; ma per chi ha un minimo di buon senso ancora attivo, voglia credere che questa Vostra “iniziativa” sembra più un racconto da Corriere dei Piccoli.

 

Se davvero Lei volesse rianimare l’”Italian Feeling” – caro Ministro – dovrebbe farlo rianimando le eccellenze del nostro ingegno che hanno fatto grande il tricolore nel mondo: lo Stile ed il Design, la cura manifatturiera sulle lavorazioni speciali, i Distretti di eccellenza e –perché no – il fronte ecocompatibile della rigenerazione e rettifica Ricambi, un settore dove l’Italia era il riferimento mondiale. Altro che brevettare Marchi.

 

 

Riccardo Bellumori.