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Nuova Kia Sportage 2025: Restyling senza veli

La nuova Kia Sportage è pronta a svelare al mondo il suo design degno del restyling.

Negli ultimi mesi abbiamo visto come KIA abbia davvero alzato il tiro, e non solo con lo sviluppo di nuove e inedite auto elettriche. L’azienda sudcoreana è nel bel mezzo di una vera e propria rivoluzione della sua gamma di modelli con un unico obiettivo: salire in cima alle classifiche di vendita in tutti i segmenti e categorie.

Abbiamo già visto che la nuova generazione della sua compatta subirà un cambiamento davvero brutale, ma non sarà l’unico perché anche il modello più venduto di KIA subirà lo stesso cambiamento. Un superbo restyling della KIA Sportage 2025 che trasformerà la sua immagine completamente per obbligo, visto che anche l’enorme schieramento di rivali ha optato per cambiamenti radicali.

Il rendering in copertina di Motor.es immagina lo stile della nuova Kia Sportage ispirandosi alle ultime foto spia.

Come si può vedere, non è rimasto nulla del design originale con cui la Sportage di quarta generazione ha debuttato tre anni fa. Il frontale ha adottato lo stile di design della nuova serie di auto elettriche della casa automobilistica, allungando la griglia del radiatore per tutta la sua lunghezza e integrando i fari in una disposizione verticale – o “Starmap”, come li chiama il marchio – alle estremità.
La firma grafica delle luci diurne la rende più riconoscibile come KIA, ma potrebbe anche essere confusa con la Kia EV3, ad esempio. Nella parte posteriore, i cambiamenti saranno più semplici ma evidenti, con una nuova grafica sulle luci posteriori.

LO STILE AFFILATO

Anche all’interno la Sportage 2025 sarà nuova, anche se gli interni sono tra i più moderni, con un nuovo sistema di visualizzazione digitale a tre schermi, due touchscreen per la console centrale e per il passeggero anteriore.

KIA opterà anche per una maggiore dotazione tecnologica in tutti i settori, oltre che per una gamma di motori rivisitata che continuerà a presentare opzioni elettrificate a benzina e diesel con tecnologia 48 Volt, oltre ai due ibridi HEV e PHEV.

Questi ultimi, come la Hyundai Tucson rinnovata, ridurranno la potenza erogata per soddisfare i severi standard sulle emissioni, ma in cambio offriranno un’autonomia di oltre 100 chilometri.

Dovrete aspettare la prima metà del 2025 per vedere la muova Kia Sportage restyling approdare nelle concessionarie.

Nuova BMW M5 Touring 2024: tutti i dati

La BMW M5 Touring torna per la terza volta nella storia del modello, dopo la E34 e la E61, e l’ultimo modello della generazione G99 si presenta come la versione con tetto lungo della berlina G90 M5 che ha debuttato nel giugno di quest’anno.

Essendo una derivata della G90 M5 berlina, la G99 M5 Touring monta lo stesso gruppo propulsore, ovvero la configurazione M Hybrid che abbina un motore a combustione a un’unità elettrica che spinge tutte e quattro le ruote.

Come sulla berlina, il motore è un V8 biturbo a benzina da 4,4 litri, con una potenza dichiarata di 585 CV da 5.600 a 6.500 giri/min e una coppia di 750 Nm da 1.800 a 5.400 giri/min, abbinato a un motore elettrico integrato da 197 CV/280 Nm per una potenza combinata di 727 CV e 1.000 Nm di coppia.

La trazione viene inviata a tutte e quattro le ruote tramite un cambio automatico M Steptronic a otto velocità e la trazione integrale M xDrive con differenziale attivo M. A pieno regime, il propulsore spinge la G99 M5 Touring da 0 a 100 km/h in 3,6 secondi (0,1 s più lenta della G90 berlina), da 0 a 200 km/h in 11,1 secondi (0,2 s più lenta) e fino a una velocità massima limitata di 250 km/h di serie, o fino a 305 km/h con l’M Driver’s Package.

DETTAGLI TECNICI

Come sulla berlina BMW M5 G90 e sul predecessore F90, la trasmissione della G99 M5 Touring può essere configurata per diversi assetti, con la trazione integrale normale come impostazione predefinita e la trazione integrale Sport che offre una polarizzazione dell’asse posteriore più pronunciata.

Per i tradizionalisti della trazione posteriore, la modalità 2WD può essere selezionata quando il controllo dinamico della stabilità è disattivato.

Il già citato motore elettrico è integrato nella trasmissione e attinge da una batteria da 18,6 kWh che offre fino a 67 km di guida puramente elettrica secondo lo standard WLTP. Con il caricabatterie di bordo, la batteria può essere ricaricata fino a 11 kW AC, il che richiede due ore e 15 minuti per raggiungere una carica completa da 0 a 100%.

In termini di dimensioni esterne, la G99 M5 Touring ha la stessa lunghezza e larghezza della berlina, anche se è più alta di 6 mm. Il passo e la carreggiata anteriore e posteriore sono rispettivamente di 3.006 mm, 1.684 mm e 1.660 mm, e corrispondono a quelli della berlina.
Sulla bilancia, la BMW M5 Touring pesa 2.475 kg a vuoto (DIN), ovvero 40 kg in più rispetto alla G90 M5 berlina. All’interno, l’ultima M5 Touring ha una capacità di bagaglio di 500 litri con i sedili posteriori in posizione, o fino a 1.603 litri con i sedili posteriori ripiegati; la G90 M5 berlina ha 466 litri nel bagagliaio.

Costruendo una M5 Touring da una base di Serie 5 Touring, la rigidità della carrozzeria della station wagon ad alte prestazioni è stata migliorata con elementi quali una piastra di irrigidimento tra la torre e la testa, puntoni tra la torre e l’avantreno e altri elementi aggiunti nella struttura dell’avantreno dell’auto, mentre la parte posteriore dell’auto riceve puntoni sotto il pavimento specifici per la M5 Touring, una barra trasversale, una piastra di irrigidimento e altri elementi di rinforzo nel bagagliaio.

Le sospensioni anteriori a doppio braccio e quelle posteriori a cinque bracci sono dotate di unità Adaptive M con ammortizzatori a controllo elettronico e sterzo attivo integrale.

INTERNI E TECNOLOGIE

L’abitacolo della M5 Touring offre un pannello di controllo specifico M per le opzioni di impostazione della guida, con il pulsante Setup che consente di accedere alle impostazioni per il sistema di trazione, il Drivelogic, il telaio, lo sterzo, i sistemi frenanti M xDrive AWD e l’intensità del recupero dell’energia frenante. Come nelle recenti vetture M, i pulsanti M sul volante possono essere configurati per due preimpostazioni.
La modalità Sport semplificherà l’head-up display del guidatore per mostrare solo gli elementi essenziali, e specificando l’opzione M Drive Professional si aggiunge una modalità Track, oltre all’M Laptimer e alla funzione Boost Control.

L’infotainment della BWM M5 Touring è garantito dall’ultima versione di iDrive, basata sul sistema operativo BMW 8.5, che offre accesso principalmente attraverso il touchscreen e i comandi vocali. Il BMW Live Cockpit Professional offre la navigazione BMW Maps e l’Augmented View, mentre l’integrazione degli smartphone avviene tramite Android Auto e Apple CarPlay.

Come sulla G90 M5 berlina, la G99 M5 Touring offre un’illuminazione interna specifica per la M con animazione di benvenuto, oltre all’impianto audio surround Bowers & Wilkins. Come optional sono disponibili il riscaldamento del volante, la ventilazione attiva dei sedili e il tetto apribile panoramico in vetro, mentre le finiture in pelle BMW Individual Metallic Merino saranno offerte in un secondo momento.

La BMW M5 Touring G99 inizierà la produzione nello stabilimento di Dingolfing prima del lancio sul mercato previsto per novembre di quest’anno. BMW indica la Germania e gli Stati Uniti come mercati chiave per la M5 Touring, seguiti da Gran Bretagna, Canada e Svizzera.

Mazda 6 elettrica: la dura prova della EZ-6

Presentata in primavera al Salone di Pechino, la Mazda EZ-6 doveva essere riservata al mercato cinese. Ma il marchio sembra intenzionato a importarla anche in Europa, dal momento che dispone di un solo modello elettrico poco adatto al mercato.

Ricordate lo scorso aprile quando vi abbiamo presentato la Mazda EZ-6? Una grande berlina 100% elettrica, lunga 4,93 metri, progettata sulla base della Changan Deepal SL03 grazie a una partnership con il costruttore cinese Changan. All’epoca, Mazda spiegò a malincuore che la berlina era destinata principalmente alla Cina, che ama molto questo tipo di carrozzerie, a differenza dell’Europa. Ma sembra che Mazda abbia cambiato idea.

IL RITORNO ELETTRICO

Secondo l’agenzia di stampa PRNewswire, il marchio giapponese e il suo partner cinese hanno concordato di trasformare questo progetto in un veicolo globale, sia per il mercato cinese che per i clienti europei.

I primi esemplari della nuova Mazda 6 elettrica hanno lasciato lo stabilimento Changan Mazda, mentre gli ingegneri del marchio si sono recati sul posto per verificare che la produzione rispetti gli standard concordati. Secondo questa fonte, le due aziende hanno firmato un accordo di cooperazione per l’esportazione di veicoli elettrici.
La Mazda EZ-6 sarà lanciata ufficialmente nell’autunno del 2024, inizialmente sul mercato cinese e poi in Europa. Si tratta di una scommessa rischiosa, visti i volumi di vendita di queste grandi berline, soprattutto di quelle elettriche come la Volkswagen ID.7, la cui carriera sembra essere partita a rilento. Inoltre, con la produzione in Cina, il veicolo andrebbe incontro ai recenti dazi stabiliti dall’Unione europea europea sulle auto cinesi.

Tesla Cybertruck: addio alla versione RWD

TNuovo Tesla Cybertruck 2023: video esclusivo

Quando il Tesla Cybertruck fu annunciato per la prima volta nel 2019, il CEO Elon Musk disse che avrebbe avuto un prezzo di partenza di 39.900 dollari. Dopo un paio d’anni, fino al lancio del Cybertruck nel 2023, la barriera d’ingresso è stata alzata a 60.990 dollari per la variante base a trazione posteriore.

Ora l’azienda ha deciso di eliminare del tutto la variante base e di aumentare il prezzo delle altre varianti. A partire dal 6 agosto 2024, la trazione integrale è la nuova variante base del Cybertruck e il suo prezzo sale a 99.990 dollari. Per avere un’idea del contesto, si tratta di un aumento di 20.000 dollari, pari al 25%, rispetto al passato.

Allo stesso modo, il Cyberbeast, il modello di punta della gamma, con la sua configurazione trimotore, viene ora venduto a 119.990 dollari, anch’essi 20.000 dollari in più rispetto al passato – il 20% se si preferisce in termini percentuali. Con questi aumenti e la rimozione della variante a trazione posteriore, la versione più economica del Cybertruck che i clienti degli Stati Uniti possono acquistare è ora di 99.990 dollari.

LA GAMMA SEMPLICE

Un altro cambiamento notato dai netizen su Reddit (e riportato da Jalopnik) è che gli acquirenti delle varianti a trazione integrale e Cyberbeast riceveranno i loro veicoli quest’anno invece della stima precedente del 2025. Le consegne stimate per la All-Wheel Drive inizieranno a settembre, mentre per la Cyberbeast partiranno da dicembre.

Si tenga presente che questi prezzi sono al lordo di qualsiasi opzione o accessorio, tra cui un’inedita batteria di estensione dell’autonomia che occupa un terzo dello spazio del letto del Cybertruck, ha un costo stimato di 16.000 dollari e può essere installata/rimossa solo presso un centro di assistenza ufficiale.

Nuova Mercedes AMG GT 2026: Rendering elettrico

La nuova Mercedes AMG GT sarà presto convertita in un modello 100% elettrico.

La Casa tedesca sta preparando una nuova generazione della sua sportiva e recentemente sono state pubblicate in rete le prime foto spia della futura novità. Come sarà?

La Liftback conduce la sua storia dal 2018, quando è stata presentata la prima e unica generazione finora. Formalmente l’auto è a cinque porte, ma l’azienda la posiziona come 4-Door Coupe (cioè una coupé a quattro porte). Ha fatto il paio con l’omonima vettura sportiva a due posti, ma, a differenza di quest’ultima, ha ricevuto una piattaforma dai modelli di massa dell’azienda – Classe E e CLS.

Lo scorso autunno la vettura è stata sottoposta a un restyling e ora sono in circolazione i prototipi della prossima generazione, grazie ai quali è possibile farsi una prima idea del suo aspetto. Questo rendering di Kolesa.ru ci permettono di vedere che aspetto avrà il modello.

Rendering Kolesa.ru

DATI TECNICI

La nuova Mercedes-AMG GT avrà una carrozzeria tozza e filante ispirata alla concept Vision GT del 2022. Qui possiamo notare la somiglianza nelle proporzioni dovuta all’abitacolo leggermente spostato in avanti e al design del frontale: la grande griglia (o meglio, la sua imitazione) sarà posizionata più in basso e più lontana dai fari, che probabilmente saranno visivamente uniti da un ponte a LED. Possiamo ipotizzare che anche i fari saranno ispirati al concept e riceveranno una grafica a forma di stella stilizzata a tre raggi. La forma relativamente semplice delle fiancate e dei vetri laterali è l’unico elemento che accomuna visivamente la futura vettura sportiva al modello attuale. Allo stesso tempo, riceverà le stesse maniglie delle porte a scomparsa di altri nuovi prodotti dell’azienda (la nuova Classe E, per esempio). La parte posteriore è ancora la più camuffata, ma possiamo già vedere che avrà una forma completamente nuova. È possibile che il suo design si ispiri a un’altra concept dell’azienda, la Vision EQXX, presentata all’inizio dello stesso 2022.
Oltre all’aspetto, la nuova AMG GT sarà radicalmente diversa dal modello attuale e in termini tecnici, perché sarà la prima auto completamente elettrica della divisione di sviluppo Mercedes-AMG. Il nome della piattaforma è già noto: AMG.EA (AMG Electric Architecture), ma altri dettagli tecnici sono ancora segreti.

Augusto Brettoni: la magia di una leggenda a sua insaputa

La prima immagine che mi viene in mente, salutandolo nel suo piccolo “Principato motoristico” di Barberino Val di Pesa (cioè nella sede dove conserva le moto alle quali è affezionato inclusa la Laverda con cui suo fratello corse il Trofeo 500), è quella di un cavaliere della Tavola Rotonda un poco irriverente e anarchico, ma coraggioso e leale. 

La sua armatura non riluce di riflessi bronzei od argentati, ma dalla sua tuta da lavoro scura puoi scorgere sempre i bagliori di un arancione vivo, esattamente quello della Laverda: il suo marchio sembra campeggiare tra quelle mura come lo stemma di una Casata nobiliare. Fedele ed innmorato al punto da indossare ancora le sue amate T-shirt con i colori ufficiali, non certo per fanatismo ma per eterno senso di appartenenza.

E’ questa l’immagine del guerriero di tante battaglie, avvezzo a sfidare quei draghi alati (soprattutto giapponesi) difficili da combattere in pista e resistere alle streghe cattive (quelle invece sono più spesso arrivate da casa nostra, cioè dall’Italia e dall’Europa sotto forma di leggi e regole insopportabili per chi è animato da sana passione motoristica), che si propone a prima vista ai visitator ed agli appassionati che vogliono salutarlo per raccogliere simbolicamentedalla sua mano tesa sempre cortesemente un po’ di quella magia che solo i personaggi leggendari come lui inconsapevolmente spandono intorno.

Quella magia che parte dai racconti articolati in un toscano degno del suo più illustre concittadino millenario, con un tono così pacato e divertito da diventare coinvolgente; una magia ancora più forte e speciale perché profumata di normalità, di aria di casa: direi proprio di “Dolce Stil Novo”, ma mi viene più naturale chiamarlo “Dolce StilMotor”…

Nulla di quello che Augusto Brettoni (il nostro eroe titolare di questo racconto) esprime, ricorda, racconta od onora ogni giorno attraverso sé stesso diventa mai una barriera tra lui e gli interlocutori; tutto quello che Sir Augusto rappresenta (fino ad essere già leggenda per tutti noi suoi contemporanei) non viene opposto come differenza di rango, ma viene condiviso come fosse una piccola legnaia a cui attingere per continuare ad alimentare il fuoco della tradizione e della passione.

Mai visto in lui un atteggiamento da star, da senatore. Per questo è nel cuore di tutti; ma la cosa bella, come per tanti suoi conterranei (Bizzarrini, Moretti, Ancillotti, Ermini, etc..) è che se davvero vuoi sfogliare l’albo delle vicende leggendarie, allora non devi limitarti a leggere quello che si trova sui Media “globali”.

Augusto Brettoni, per la gioia di chi lo conosce personalmente, ha ancora il dono di saper trasmettere pillole di leggenda intrattenendosi a parlare, guardandoti negli occhi o scorrendo nei ricordi ogni metro quadro del suo Regno-Officina che ha visto momenti epici: e ti indica un banco da lavoro dove ha preso forma la mitica “Enduro” Laverda-BMW di fine anni Settanta; o ti porta vicino ad una moto che ne ha viste di battaglie leggendarie che neppure la tavola di Re Artù. 

Non posso fare a meno di pensare che se si fosse chiamato Auguste Bretòn, magari, e che se oggi abitasse a due passi dalla Senna avrebbe titoli ed onorificenze, articoli e libri oltre a pullman quotidiani di adoratori di ogni parte del mondo. 

Ed è in parte così, fuori d’Italia. Probabilmente se in questo momento siete a Tokyo, Londra, New York, Amsterdam o persino Sidney e – durante il vostro Tour – voleste chiedere in giro chi è Brettoni trovereste più interlocutori preparati di quanti non ve ne siano in Italia. Il segno di una grandezza che non è solo dettata dal curriculum sportivo eccellente.

Su tutto c’è il suo rigore umanista che lo rende (al pari di divinitàterrene del motore come Carlo Murelli, Giotto Bizzarrini, Giulio Alfieri e pochi altri “guru”) capace di descrivere motori e modelli tecnici quasi fossero entità vitali, meritevoli di cure e di attenzioni come ogni individualità fisica pensante.

Ma in tutto questo mai nulla di quel che Augusto racconta o propone è banale o scontato; persino prendere un caffè con lui diventa occasione per incontri, aneddoti, scherzi e buonumore.

La prima volta che l’ho contattato, alla fine di Marzo di quest’anno, mi sembrava quasi uno scherzo telefonico: trovato il suo numero attraverso un qualunque media pubblico, lo chiamai per invitarlo ad un evento dedicato ad un altro grande fiorentino – un campione di motovelocità – scomparso di recente. 

Pensando io di dover passare, di norma, attraverso chissà quali filtri telefonici, non immaginavo che a rispondere sarebbe stato proprio lui, forse inconsapevole dell’effetto che la cosa poteva avere su un suo ammiratore ed appassionato.

“Drinn…..Drinn” (risponde)….”Buongiorno, è l’Officina di Augusto Brettoni?”

“Si” (Risposta, e silenzio).

“Ma” (riprendo io il dialogo) “parlo proprio con Augusto Brettoni?”

“Eh Si” (pausa, serena e con tono pacatissimo) “Ci sono solo io qui dentro…..”

Insomma, avete capito che razza di mito ho avuto la fortuna di poter conoscere? Senza blocchi o filtri lui, Augusto Brettoni, era riuscito a sciogliere ogni mio timore reverenziale fuori luogo, ma la magia non era finita.

Viene il giorno in cui, insieme ad un caro amico come Luciano Leandrini (ottimo centauro anche di Superbike anni ’80) organizziamo una visita da Brettoni: Luciano lo conosce dai tempi del Trofeo Laverda ed Augusto ci accoglie con familiarità e cortesia. 

Un bel quadro di re-incontro e di ricordi, nel mentre tuttavia il telefono del mago delle Laverda continua a squillare in un numero interminabile di volte svelando a me ed a Luciano una novità inaspettata: Augusto Brettoni ci ha accordato l’incontro nel giorno del suo compleanno, coinvolgendoci in una occasione di festa che per lui corrispondeva ad un comune giorno passato tra le sue creature.

La storia sportiva di Augusto Brettoni parte come per tanti suoi contemporanei dalle Gare di Velocità in Montagna, le Cronoscalate, alla guida di una serie di moto e cilindrate: dai cinquantini che sotto di lui apparivano ancora più zanzare fino alle cilindrate più impegnative(quasi tutte inglesi, per via del papà che gestiva una Officina AJS e Triumph) affiancate alla Parilla 350 bicilindrica, la sua prima moto; entra in Laverda come pilota nel 1969 fino al 1973, poi fino al 1978 ne gestisce la squadra corse conoscendo ed affiancando nomi celebri del motorsport a due ruote.

Da pilota non è certo uno “fermo” : vittorie importanti alle 500 km di Monza, alla 24 Ore di Barcellona, secondo al Bol d’Or, 200 Miglia di Imola, primo di Classe 750 ad una folle 24 Ore ad Oss in Olanda – su un circuito ricavato nel perimetro cittadino tra pavè, alberi e case – corsa con nome di fantasia per evitare provvedimenti federali, poiché la Gara era organizzata da una Federazione dissidente.

In questo percorso di vita Augusto ha conosciuto davvero l’alfabeto nobile del motorsport italiano ed internazionale ed ha incrociato da avversari i piloti ed i Marchi che occupano la letteratura e la fantasia popolare. Come detto, dopo l’iniziale carriera di Pilota ma anche di ottimo conoscitore della meccanica delle moto, entra in contatto con Laverda, allora guidata dal Patron Massimo. 

La “SFC” con le sue poche centinaia di pezzi prodotti è senza dubbio la moto più iconica e rappresentativa della storia di Augusto con la Casa veneta, anche se il “bozzolo” iniziale in realtà è la più classica e turistica “SF”,  che con pazienza e metaforico cesello viene raffinata ed elaborata a mano a mano. 

Certo, “SFC” nasce così dalla Factory quasi già pronta e caratterizzata anche nelle sue prerogative più “ostiche” come la durezza di guida e la scarsa agilità. 

Per Augusto, forgiato sulla granitica “Atlas” della Norton (curiosa nemesi storica, “Atlas” sarà anche il nome di un ultimo Enduro a marchio Laverda) in realtà la SFC appare quasi come una moto “facile”; ovviamente la sua tecnica, la sua capacità fisica e la sua dedizione verso Laverda non possono supplire a delle caratteristiche endemiche quali la potenza non eccellente del bicilindrico o la progressiva anzianità – dalla fine degli anni Settanta – di un progetto che a differenza di altre concorrenti viene aggiornato via via sempre meno e sempre più lentamente. 

Inizia a soffiare su Laverda un vento di crisi, dalla seconda metà degli anni Ottanta, e anche nel torneo internazionale forse rimasto unico a poter ospitare una “SFC” (cioè la B.o.T.T., la “Battle of the Twins”) negli USA, le ultime presenze della elegante livrea arancione fanno apparire la “SFC”, il suo Manager Augusto e la batteria di piloti impegnati in Gara una sorta di stoici “Highlanders”.

Perché poco prima degli anni ‘90” il Marchio veneto si avvita dentro una seconda crisi (durante la prima il management aveva già ceduto la vecchia sede e ristrutturato l’organizzazione aziendale) dalla quale non esce, e così il settore moto della “Laverda” cancella del tutto il suo passato glorioso.

 

Tutti ricordi che in parte fanno un poco commuovere, ed in parte “pizzicano” nell’animo e nel cuore di Brettoni come i tanti “trofei di trincea” rappresentati anche dagli immancabili dolori e doloretti che nel tempo accompagnano fedelmente chi ha fatto della passione motociclistica una condizione agonistica. 

Ma quel che forse “pizzica” di più dentro Augusto è il fatto che quel marchio glorioso, Laverda, oggi non c’è più. 

Argomento a tal punto ritenuto da noi così delicato da spingermi ad evitare di farne oggetto di dibattito; anche perché se parlare del futuro non è mai facile soprattutto con persone coscienziose e giustamente scettiche come lui, diventa impossibile distogliere l’attenzione dai ricordi e dagli aneddoti fantastici di cui è stato protagonista: tanto coraggio, tanti sacrifici ed improperi tassativamente in fiorentino DOC, e storie di missioni impossibili, di convogli fatti da camion carichi di moto che trainano roulotte piene di ricambi, di viaggi che duravano anche giorni di guida lungo tragitti da patiti dell’avventura lungo mezza Europa. 

 

Anche nel giorno della nostra visita con Luciano, che ha rievocato la disponibilità e l’affetto con cui Augusto lo aiutò in occasione di un intervento al motore della sua Laverda 500 Trofeo quasi mezzo secolo fa, gli aneddoti e i “dietro le quinte” di una vita impegnativa e sempre al limite avrebbero meritato l’onore di un pubblico ben più nutrito del solo sottoscritto: ed io, quasi una presenza estranea rispetto a quella familiarità, sono stato invece trattato come un amico di vecchia data. Quell’otto Maggio è da allora una data che conservo nell’agenda speciale del cuore, una ricorrenza da celebrare ed onorare per sempre.

Augusto Brettoni, un quotidiano esercizio e contesto di magia e leggenda, una pietra miliare, una vera e propria leggenda contemporanea; ma non diteglielo, è il primo a smorzare fanatismi ed a ritenersi una persona qualunque che ha avuto la fortuna di fare della passione giovanile una professione. Ma se questo gli fa onore, è ancora più encomiabile rendersi conto che il suo amore per Laverda lo porta tuttora in sella alla sua amata “1000” stradale; e che il suo supporto verso il Museo Laverda di Breganze non è mai venuto meno. 

 

Un motivo in più, per chi non lo avesse ancora fatto, per andare a visitare proprio questo Museo che vive della passione volontaria e della libera attività dei suoi organizzatori e che purtroppo rimane spesso in ombra rispetto a paradisi nazionali del Motorsport ben più cavalcati dalla comunicazione dei Media. 

Se Laverda è uno dei nomi simbolo della motocicletta all’italiana nel mondo, il suo Museo ne è la continuità storica; e Sir Augusto Brettoni ne è ancora – lui solo – il Cavaliere fedele e devoto che con la sua figura onora il prestigio della Casa veneta. 

Averlo conosciuto e sapere che ha sempre la porta aperta per chi vive ed esprime passione pura, è la più bella delle sensazioni possibili.

Salutarlo è a che l’occasione simbolica per prefissare una ipotetica data di re-incontro, magari per approfondire qualche tematica tecnica, conoscere segreti e peculiarità di ogni moto del Marchio e non solo. 

Perché davvero Augusto ha risposte per qualunque domanda legata al mondo delle moto; verrebbe voglia di dotarsi di tenda canadese e prevedere un campeggio di almeno due giorni nelle piazzole verdi circostanti, pur di poter intavolare un dialogo “extended range”. 

Ed esprimendo questo pensiero come personale, voglio sperare che Laverda possa tornare di nuovo a campeggiare su serbatoi e fiancate di moto contemporanee pronte a tornare sul mercato.

Auspicabilmente senza motori cinesi; ma dentro di me sento che, invece, ad animare una “nuova” Laverda sarà un Gruppo Indiano. Il che, vista la ottima riuscita di Royal Enfield e di BSA, non è detto sarebbe una brutta prospettiva. Ma davvero quello che a tanti piacerebbe è il ritorno di Laverda.

E detto da un “ottantone” all’epoca adolescente che – rapito dalle facili sirene di Cagiva e dei Marchi giapponesi dell’epoca – non ha mai fino ad ora fatto nulla per ridondare in qualche modo la figura e il ricordo della Casa veneta, direi che non è poca roba.

Riccardo Bellumori.

Nuova Toyota MR2 2026: Anteprima e Rendering

Le speculazioni sul ritorno della Toyota MR2 si susseguono da molti anni. L’idea che Toyota possa resuscitare una delle sue auto sportive più popolari acquista di tanto in tanto un certo slancio. A un certo punto si è persino ipotizzato che la Porsche avrebbe avuto un ruolo chiave nel riportare in vita la MR2. Ciò che è innegabile è che il tempo è passato e il modello non è tornato nelle concessionarie.

L’impegno di Toyota per l’elettrificazione ai massimi livelli è stato visto come una possibilità concreta per il ritorno di questo modello. Il debutto del modello concept Toyota Sports EV è stato visto come una dichiarazione di intenti, un’anteprima di un’ipotetica MR2 elettrica, una possibilità che era sul tavolo. A distanza di anni quell’idea è stata accantonata e ora si ipotizza una nuova MR2 termica.

Lo scorso febbraio abbiamo riportato un’importante notizia che ha cambiato completamente l’idea del ritorno in vita di questo modello. La riedizione di questa vera e propria leggenda della casa giapponese prevede ora la combustione interna. In particolare, è stato suggerito che la nuova MR2 sarebbe imparentata con la GR Yaris. Condividerebbe, tra l’altro, il motore a benzina a tre cilindri da 1,6 litri.
Siamo passati da una presunta MR2 elettrica a una MR2 termica senza tecnologia ibrida. Ora, un nuovo rapporto proveniente dal lontano Giappone ha rafforzato questa idea. Tuttavia, introduce una nuova variabile nell’equazione che esclude definitivamente l’idea che la nuova MR2 mantenga il rapporto con la GR Yaris.

Il nuovo rapporto afferma che la MR2 che verrà lanciata nei prossimi anni sarà una vettura sportiva a due posti, con motore centrale e due cilindri. Offrirà prestazioni e performance elevate e un alto livello di esclusività. Inoltre, si dice che avrà un prezzo di partenza di circa 60.000 euro sul mercato giapponese. In Italia, la GR Supra parte da circa 65.000 euro.

IL RITORNO DELLA MR2

Toyota sta lavorando a un motore a benzina turbo da 2,0 litri di nuova generazione. Un blocco che diventerà il “cuore” della nuova Toyota MR2. Non sarà un veicolo elettrificato. I piani di Toyota sono di evitare qualsiasi tipo di ibridazione per renderla “un’auto sportiva pura“. Altrettanto sorprendentemente, mentre si ipotizzava una configurazione a trazione (o propulsione) posteriore, i piani prevedono la realizzazione di una MR2 a trazione integrale.

Quando vedrà la luce? Il progetto è ancora in fase iniziale. Se tutto va secondo i piani, il ritorno in vita della Toyota MR2 avverrà nel 2026. Pertanto, non possiamo escludere il 2027 come anno in cui le prime unità arriveranno nei concessionari europei. Se e quando arriverà. A questo punto, l’idea di lanciare in Europa un’auto sportiva non elettrificata sembra poco plausibile.

Nuova BMW M5 Touring 2025: Anteprima esclusiva

Sono passati più di due anni da quando i bavaresi hanno confermato l’arrivo sul mercato della nuova BMW M5 Touring. Il marchio tedesco si è reso conto che i SUV più sportivi non sono l’unica preferenza dei clienti e che stava perdendo una grossa fetta della torta delle auto familiari ad alte prestazioni che è stata condivisa dai suoi rivali del marchio con i quattro anelli e la stella.

Dopo lo sbarco della M3 Touring, BMW è stata costretta a spostare uno dei pezzi più importanti degli ultimi anni, soprattutto negli Stati Uniti dove non si vende la più piccola familiare sportiva ma la nuova M5 Touring, trapelata a poche ore dal debutto. Una vera e propria belva che condivide il design aggressivo della M5 berlina con i due grandi “reni” e che viene messa in risalto dalla finitura nera lucida e da due sottili barre orizzontali che lasciano aperta parte della calandra.

I fari ripetono il motivo del doppio “lingotto” tra i proiettori, mentre il paraurti presenta grandi prese d’aria. Un paraurti che si collega ai passaruota anteriori sporgenti – più larghi di 70 millimetri rispetto alla Serie 5 Touring – che ospitano grandi cerchi in lega da 20 pollici all’anteriore e da 21 pollici al posteriore, avvolti da pneumatici 285/40/20 e 295/35/21.

LO STILE M5

Al posteriore, l’immagine della BMW Serie 5 Touring è stata arricchita da un paraurti più voluminoso e da un diffusore aerodinamico diviso in due sezioni, ognuna con la propria coppia di scarichi di diametro generoso e, come una buona BMW M, la Serie 5 Touring sarà offerta con una gamma di nuovi paraurti posteriori, più potenti e più performanti. L’azienda tedesca offrirà una serie di accessori originali aggiuntivi, tra cui quelli in carbonio e quelli ottimizzati dal punto di vista aerodinamico che conferiranno alla vettura un ulteriore prestigio.

Non ci sono cambiamenti per quanto riguarda gli interni e la meccanica. Lo spazio interno è lo stesso della nuova Serie 5 Touring, con posti a sedere per cinque passeggeri e una plancia davvero all’avanguardia con il suo doppio schermo curvo, la grafica della divisione sportiva, l’illuminazione ambientale che riproduce i tre colori caratteristici della divisione, i pedali in alluminio e il volante multifunzione con la parte inferiore del bordo appiattita e il segno rosso delle “ore 12”.

MOTORI E DATI TECNICI

L’abitacolo della nuova BMW M5 Touring è una fusione di digitalizzazione e sportività.
Come nella M5 berlina, la disposizione della batteria agli ioni di litio – con una capacità utile netta di 18,6 kWh e un’autonomia massima in modalità elettrica di 65 chilometri – ridurrà il volume di alcuni litri, portandolo a circa 520 litri.

La nuova BMW M5 Touring sarà in vendita quasi subito, anche se arriverà nelle concessionarie a metà del 2025. Un’auto familiare che vi sorprenderà per le sue enormi prestazioni, come potete vedere qui sotto. Il motore V8 biturbo da 4,4 litri mette a disposizione del guidatore 585 CV, a cui si aggiungono i 197 CV di un motore elettrico montato posteriormente, per un totale di 727 CV.

Il potenziale viene trasferito su strada attraverso il cambio automatico sportivo a 8 rapporti e il sistema di trazione integrale “M xDrive” con diverse modalità di impostazione, tra cui quella che la trasforma in una pura trazione posteriore. Tutti gli ingredienti per versatilità e prestazioni, senza dover prendere in considerazione la X5 M, se potete permettervi il prezzo, al momento sconosciuto ma molto vicino ai 200.000 euro.