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My First Gran Turismo celebra i 30 Anni di PlayStation

Sony e Polyphony Digital celebrano il 30° anniversario della PlayStation annunciando un nuovo gioco intitolato My First Gran Turismo. Il gioco verrà lanciato il 6 dicembre alle 12:00 ora locale e sarà un free-to-play della serie.

Il creatore di Gran Turismo e presidente di Polyphony Digital, Kazunori Yamauchi, ha dichiarato che il gioco “rende omaggio alle origini del primo Gran Turismo, dove i giocatori di tutte le generazioni hanno scoperto il piacere di guidare”. In quest’ottica, l’ultimo capitolo promette di essere coinvolgente ma accessibile, anche per chi non ha grandi capacità di guida.

Il gioco sarà disponibile per PS4 e PS5 e conterrà tre eventi di gara, tre prove a tempo e tre tappe di rally musicale. Ci sarà anche un assortimento di prove di patente, obiettivi e sfide. I giocatori troveranno anche circuiti classici come il Deep Forest Raceway, il Kyoto Driving Park e il Trial Mountain Circuit.

LA SAGA GRAN TURISMO

Le aziende non hanno rilasciato un elenco completo, ma il materiale promozionale mostra una Dodge Challenger R/T del 1970, una Lamborghini Countach del 1974, una Toyota AE86 del 1983, una BMW M3 Sport Evolution del 1989, una Audi TT Coupé del 2003, una Mini Cooper S del 2005, una Volkswagen Golf GTI del 2014 e una Mazda MX-5 Miata del 2015. Possiamo anche vedere una Acura NSX, una Citroen DS, una Daihatsu Copen, una Mitsubishi Lancer Evo, una Suzuki Jimny e una Volvo 240 SE.

Il gioco è stato progettato per essere godibile da tutti, dai “7 ai 77 anni”, e il Centro Patenti aiuterà i neofiti a imparare le basi della curva, della frenata e dell’accelerazione. Yamauchi ha dichiarato che ciò avverrà in modo intuitivo, in modo che i giocatori “acquisiscano fiducia un giro alla volta, affrontando nuove sfide che affineranno costantemente le loro abilità di guida”.

Opel Astra non vende: stop alla produzione in Germania

Stop alla produzione della nuova Opel Astra a causa delle basse vendite.

La crisi della Stellantis Corporation si fa sentire: molti modelli dei suoi marchi sussidiari non sono stati all’altezza delle aspettative del management e stanno perdendo terreno nei confronti della concorrenza; uno di questi modelli è la sesta generazione di Opel Astra (alias Astra L), costruita sulla piattaforma modulare francese EMP2.

L’anteprima mondiale di Astra L nella carrozzeria a 5 porte è avvenuta nell’estate del 2021, entro la fine dello stesso anno la gamma è stata completata dalla station wagon Astra Sports Tourer, mentre nel 2022 sono apparse l’Astra elettrica e l’ibrida plug-in sportiva Astra GSe. Ahimè, un’ampia scelta di modifiche non ha portato l’Astra L al successo dei suoi migliori predecessori, il modello non è diventato un successo della classe C.

La produzione di Opel Astra nello stabilimento di Rüsselsheim
Nei primi dieci mesi dell’anno in corso, secondo JATO Dynamics, le vendite di Opel Astra in Europa hanno totalizzato 70.761 unità (+47% rispetto all’APPG), e questo è il caso in cui la crescita non è stata sufficiente – lo stabilimento di Rüsselsheim contava su statistiche migliori, ha prodotto troppe auto e ne ha riempito i magazzini, quindi ora è arrivato il momento di fermarsi. Questa settimana, secondo i media stranieri (ad esempio la rivista auto motor und sport), lo stabilimento di Rüsselsheim non lavora, la prossima settimana passerà da un mezzo turno a un turno unico e lavorerà almeno fino alla fine di gennaio. È prevista anche una pausa/vacanza di due settimane durante il periodo di Natale e Capodanno.

OPEL IN CRISI?

A titolo di confronto, la Volkswagen Golf rimane leader del segmento C, con 181.172 unità vendute tra gennaio e ottobre 2024 (+21% rispetto all’APPG), seguita dalla Skoda Octavia con 153.371 unità (+14%), dalla Toyota Corolla con 109.136 unità (+2%), dall’Audi A3 con 100.787 unità, dalla Peugeot 308 con 78.310 unità (-2%) e dalla Ford Focus, che andrà in pensione il prossimo anno, con 74.108 unità (-15%). Nello stesso periodo, le vendite dell’utilitaria premium DS 4 sono state di appena 9.796 unità (-39%).

All’inizio dell’estate scorsa, la sede Opel di Rüsselsheim, in Germania, ha celebrato il 125° anniversario dell’inizio della produzione di automobili con oltre 7.000 ospiti, tra cui il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il primo ministro dell’Assia Boris Rhein, l’attuale amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares e il presidente del consiglio di amministrazione John Elkann.
Uno degli svantaggi dell’Astra L è la scarsa gamma di motori: l’anno scorso è scomparso il diesel, le versioni iniziali si accontentano di un debole turbo 3 cilindri a benzina da 1,2 litri e le ibride plug-in basate su un turbo-motore a benzina da 1,6 litri sono troppo costose. Le Astra elettriche non interessano a nessuno: sono costose e noiose.

Va ricordato che Stellantis Corporation ha appena perso il suo amministratore delegato: Carlos Tavares si è dimesso più di un anno prima della scadenza del contratto, non è stato ancora nominato un successore e il colosso automobilistico, che possiede quattordici marchi, sta avendo sempre più problemi.

Le auto elettriche europee alla conquista dell’Africa?

Abbiamo visto nella prima parte di questo nostro Focus un probabile futuro africano dell’Automotive, e riteniamo di aver aperto una prospettiva poco nota poichè basata sulla costruzione da zero di un ecosistema continentale dove attualmente i numeri di mercato dicono che nella densità media più bassa del mondo di auto pro capite (poco più di 4 auto ogni 100 africani) la parte del leone la fanno i modelli usati che a milioni passano le frontiere tra Occidente, Europa ed Africa Nord e Sud. 

Una situazione che non fa onore all’Europa a Carbon Zero che smaltisce il suo pattume a quattro ruote in Africa, e che ha portato il Continente a stabilire delle regole chiave per evitare il degrado ecoambientale. Su questo è bene segnalare le prerogative che, in tema, rendono di fatto l’Africa il nuovo Eden dell’Auto usata soprattutto se si tratta (o si tratterà) di auto elettriche. 

Ma la vera notizia che noi di Autoprove vogliamo condividere non è tanto la prospettiva che in un mercato dove nel 2035 ci saranno almeno 300 milioni di potenziali abili a guidare auto, moto e LCV (al contrario della vecchia e debosciata Europa piena zeppa di vecchie cariatidi in attesa di finire i giorni al caldo del Mediterraneo, o meglio è così che ci vede l’ecosistema produttivo globale); no, la prospettiva che ci incuriosisce è il movente per il quale i Paesi produttori “incombenti” non hanno da tempo cominciato a popolare l’Africa di Stabilimenti produttivi visto che il Continente vanta una richiesta di reddito da lavoro pari almeno ad un terzo di quel che un operaio costa in Occidente ed in Europa. 

E i motivi – secondo noi – da tre che potevano essere “storicamente” sono diventati quattro:

– I tre motivi storici sono che dove il costo del lavoro è “Discount” ci sono ovviamente più rischi sociopolitici o ambientali, mentre dove la produttività è decisamente più garantita (Sudafrica, Marocco, Algeria, Egitto) il costo industriale, logistico ed operaio non è grandemente migliore di quello che tuttora i Costruttori possono riscontrare in Sudamerica, Messico, Europa dell’Est;

Allo stesso modo la filiera essenziale per l’attività produttiva (trasporti, intermodalità, risorse tecnologiche/energetiche) è ancora grandemente da sviluppare in Africa; ed il terzo motivo è che la cultura ed il Know How necessario per disporre di una vera forza lavoro non solo in fabbrica ma anche nell’aftersales in Africa non si inventa dalla sera alla mattina, a meno di non condividere in modo il più esteso possibile una piattaforma industriale nuova, come esattamente quella elettrica può rappresentare.

Il nuovo motivo che ci ha fatto saltare la mosca al naso, come si suole dire, è legato alla prossima campagna di insediamento di Impianti per la produzione in “simil-licenza” nel territorio europeo di intere linee di auto elettriche provenienti dalla Cina; sappiamo che questa iniziativa risolve uno dei due problemi legati alla riduzione della CO2 emessa in Gamma ma non risolve il secondo. 

Un fiume di “Scatoline elettriche” su licenza cinese: finiranno in Africa?

Senza un destino di vendita consistente, quel volume produttivo eventualmente stoccato nei piazzali e nei Container potrebbe non impedire il meccanismo delle multe comunitarie. Risultato ovvio, la nuova valanga di autoimmatricolazioni. 

Una targa equivale ad una potenziale circolarità dell’auto sulle strade, e questo sulla carta significa la immissione di più mezzi ecologici. 

Sulla carta tutto è possibile nella nostra amata Unione Europea, persino pensare che quella accozzaglia di dilettanti allo sbaraglio a Bruxelles sia minimamente in grado di governare qualcosa.

Ok, bene, direte: cosa c’entrano le auto immatricolazioni di auto elettriche originarie cinesi (prodotte in Europa e re-brandizzate dai Costruttori) con l’Africa? 

Ecco il colpo d’occhio che ci ha incuriosito: nel futuro dell’Africa c’è la costruzione di uno spazio continentale aperto di libero commercio e di abolizione il più possibile effettiva tra i 55 Stati. 

E’ l’African Continental Free Trade Area (AfCFTA), area di libero commercio continentale pensata per aprire gli scambi tra una popolazione di oltre un miliardo di persone per un PIL combinato di circa 3 trilioni e mezzo di Dollari americani.

In piena vigenza l’ AfCFTA abolirà le barriere commerciali tra 55 Stati africani della Unione: questo significa che le “Best practices” di alcuni Stati potrebbero diventare regola comune in Africa. 

Tra queste “Best Practices” ce ne sono alcune che interessano parecchio anche il Vecchio Continente, in tema di elettrico e di usato: una in particolare l’ha lanciata il Presidente del Sudafrica (Cyril Ramaphosa) annunciando incentivi per veicoli elettrici ed Ibridi acquisiti nel suo territorio. Il Sudafrica sta esprimendo trends di acquisto finanziato (condizione fondamentale per la diffusione commerciale) in forte aumento, ma la barriera maggiore all’acquisto di BEV è la rete di ricarica, elemento su cui si sta migliorando a passi da gigante soprattutto con le fonti rinnovabili; un altro problema è la catena logistica di movimentazione ed arrivo in Africa di modelli provenienti direttamente dalla Cina. 

E…se tutto questo invece partisse dai porti d’Europa? 

Ma soprattutto, diranno i piu’ perniciosi di Voi lettori, cosa c’entra la UE e le elettriche provenienti dagli Stabilimenti europei? 

Dalla UE all’Africa: più auto, più Verdi, e meno care. E magari prodotte in Europa?

Partiamo dal “CBAM – Carbon Adjustment Mechanism” teorizzato dalla UE e legato alla esportazione di veicoli (con aggravio di costi e tariffe verso le auto con maggior impatto carbonioso) che per la maggior consistenza arrivano in Africa; se a questo leghiamo le prospettive di reti di alimentazione attraverso energie rinnovabili, la tracciabilità della filiera in chiave di controllo delle emissioni totali ed infine la piena adattabilità delle piattaforme industriali alla filosofia Blockchain, possiamo ben capire che le prospettive di elettrificazione della mobilità in Africa sono decisamente più interessanti che in Europa. 

E guarda caso, la Commissione Europea ha risposto in tempo perfettamente sincrono, promettendo controllo verso la esportazione in Africa di Usato di maggior qualità e con il sostegno verso la transizione elettrica del continente: insomma Bruxelles assume l’impegno a garantire volumi di export di auto usate più sicure, verdi e moderne verso l’Africa. Era ora, soprattutto in una ottica di assorbimento da parte del continente da tre a cinque milioni di nuove vendite all’anno. 

E visto che l’industria interna non ha materialmente il Know per produrre mezzi propri se non in regime di licenza; previsto che dall’Europa saranno probabilmente disponibili quote sempre crescenti di BEV auto immatricolate per non sopportare i temuti 15 miliardi di multe UE sulle emissioni; insomma, la quadratura del cerchio potrebbe essere il ponte verso l’Africa.

All’African Automotive Conference (tenutasi all’Intra-AfricanTrade Fair – IATF2023), la Commissione UE ha sottolineato l’importanza di collegare certificati di idoneità alle auto importate entro il 2035. 

Ciò implica che ogni auto esportata dall’Europa debba essere sottoposta a certificazione per confermare la sua idoneità alla circolazione, con il certificato che diventa parte integrante dei documenti di accompagnamento.

L’IATF2023, giunto ormai alla sua terza edizione, funge da piattaforma per le aziende che intendono accedere a un mercato africano integrato con oltre 1,3 miliardi di persone e un PIL superiore a 3,5 trilioni di dollari nell’ambito dell’Area di libero scambio continentale africana.

I dibattiti hanno sottolineato che le auto usate sono altamente competitive a causa della domanda dei consumatori per i loro prezzi più bassi.

Tuttavia questi veicoli spesso affrontano sfide di sicurezza e qualità. Affrontare queste sfide richiederebbe risorse sostanziali per il monitoraggio e ha messo in guardia dal ridurre le importazioni di auto usate, poiché ciò potrebbe avere effetti negativi sull’economia.

Reuben Gisore, rappresentante dell’African Organization for Standardization, ha sottolineato la necessità di standard per le auto usate, sottolineando che l’80% di queste auto dovrebbe essere in buone condizioni. 

Ha evidenziato l’importanza degli standard per la valutazione delle auto usate, considerando fattori come la sicurezza e l’impatto ambientale. Gisore ha osservato che la mobilità e il trasporto dei prodotti sono cruciali e l’assenza di auto per il trasporto dei prodotti rappresenta una sfida significativa. 

Ha menzionato l’avvio degli standard nel 2019 con il supporto di Afreximbank, concentrandosi sulla valutazione delle caratteristiche previste, dell’impatto ambientale e dei tipi di carburanti utilizzati nelle auto.

Un Memorandum per l’Auto sicura, ecofriendly, popolare. E forse tedesca. in Africa

L’African Export-Import Bank (Afreximbank) e l’AfricanAssociation of Automotive Manufacturers (AAAM) hanno stipulato un Memorandum of Understanding (MoU) per il finanziamento e la promozione dell’industria automobilistica in Africa: una partnership volta a potenziare le catene del valore regionali dell’industria automobilistica e il finanziamento per l’industria automobilistica, supportando al contempo lo sviluppo di politiche abilitanti, assistenza tecnica e iniziative di rafforzamento delle capacità. In base ai termini del MoU, Afreximbank e AAAM lavoreranno insieme per promuovere l’emergere di catene del valore regionali con un focus sulla produzione a valore aggiunto creata attraverso partnership tra produttori di apparecchiature originali (OEM) globali, fornitori e partner locali. 

Le due organizzazioni hanno in programma di intraprendere studi completi per mappare le potenziali catene del valore regionali dell’automotive nel continente in cluster economici regionali, al fine di consentire la produzione di componenti automobilistici per la fornitura ai Costruttori locali

Per supportare l’emergere dell’industria automobilistica africana, collaboreranno per fornire finanziamenti agli attori del settore lungo l’intera filiera automobilistica. 

I potenziali interventi includono linee di credito, finanziamenti diretti, finanziamenti di progetto, finanziamenti della supplychain, garanzie e finanziamenti azionari, tra gli altri. Il MoU prevede inoltre che supportino, in collaborazione con la Commissione dell’Unione Africana e il Segretariato dell’AfCFTA, lo sviluppo di politiche e strategie automobilistiche nazionali, regionali e continentali coerenti. 

Con un mercato integrato nell’ambito dell’AfCFTA, manodopera abbondante e a basso costo, ricchezza di risorse naturali e una classe media in crescita, i paesi africani stanno sempre più rivolgendo la loro attenzione al supporto dell’emergere delle loro industrie automobilistiche. 

Eppure Afreximbank è già apparsa, in altri contesti ed in altri ambiti per simboleggiare un legame più che istituzionale con partner tedeschi. 

Ad esempio durante la pandemia ha negoziato un prestito di 250 milioni di Euro con KfW – per conto del Ministero federale tedesco di cooperazione e sviluppo – destinato a finanziare l’approvvigionamento di vaccini in Africa: curiosamente nel decalogo delle destinazioni di quei 250 milioni di Euro la natura sanitaria era confusa con ben altri obbiettivi; il prestito supportava l’obiettivo strategico della Banca di accelerare l’industrializzazione dell’Africa ed espandere la capacità manifatturiera del continente, il che a sua volta stimolerà la crescita economica e la creazione di posti di lavoro. 

Utilizzando il prestito come piattaforma, Afreximbank prevedeva di supportare lo sviluppo di vaccini e capacità di produzione farmaceutica in tutta l’Africa in modo sostenibile, il che avrebbe aiutato a preparare meglio l’Africa per future pandemie e altre sfide di salute pubblica. Pochi mesi dopo la stessa Afreximbankconcordava con la tedesca Physikalisch-Technische Bundesanstaltun programma finanziato davvero ambizioso: armonizzare gli standard automobilistici africani da parte dell’Organisation for Standardisation (ARSO) al fine di agevolare uno sviluppo accelerato del settore in tutto il continente. Gli standard armonizzati devono essere adottati dai singoli paesi africani, facilitando il commercio transfrontaliero, nell’ambito dell’AfricanContinental Free Trade Agreement (AfCFTA).

Esistono 1432 standard automobilistici internazionali in tutto il mondo, in gran parte sviluppati dall’Organizzazione internazionale per la standardizzazione e dall’American Society for Testing and Materials. Per avviare il processo di sviluppo di standard automobilistici africani, ARSO ha dato priorità a quelli che vengono definiti “Whole Vehicle Standards” che comprendono componenti, accessori e parti di ricambio per veicoli a motore.

Si prevede che circa 250 standard dovranno essere armonizzati in base ai componenti di base, agli accessori e alle parti di ricambio che sono necessari per mantenere un veicolo sicuro e operativo. ARSO aveva inizialmente mirato a 18 standard di base basati sulle richieste del settore per facilitare lo sviluppo del settore automobilistico nel continente. Dall’inizio del progetto nel 2019, ARSO, con il supporto di Afreximbank, è riuscita ad armonizzare 42 standard internazionali, ben oltre i 18 previsti.

ARSO prevede di lanciare gli standard automobilistici africani armonizzati e completi entro giugno 2021 in sei paesi, ovvero Ruanda, Ghana, Nigeria, Malawi, Sudafrica e Zimbabwe.

Una sovvenzione iniziale fornita da Afreximbank è stata fondamentale per evidenziare l’importanza di armonizzare gli standard nel settore automobilistico e ha aperto la strada ad altri partner. La Physikalisch-Technische Bundesanstalt in Germania ha ora accettato di finanziare la seconda fase, puntando ad altri 100 standard con l’obiettivo di raggiungere 250 standard entro la fine del 2022.

Il Prof. Benedict Oramah, Presidente di Afreximbank, ha commentato: “In linea con il mandato di Afreximbank di guidare l’industrializzazione e il commercio intra-africano, siamo lieti di supportare l’armonizzazione degli standard automobilistici nel continente come passo cruciale verso la creazione e lo sviluppo di un’industria automobilistica dinamica in Africa. Il nostro supporto ha permesso di raggiungere progressi sostanziali in un breve lasso di tempo. Ciò fa parte dell’impegno di Afreximbank per stabilire e aggiornare gli standard in vari settori, lavorando con diversi partner per supportare il commercio intra-africano e la trasformazione strutturale delle economie africane nell’ambito dell’AfCFTA”.

Afreximbank ha adottato una strategia automobilistica completa in base alla quale la Banca sostiene lo sviluppo di catene del valore regionali per l’automotive, finanziamenti per l’automotive, politica industriale e capacity building. L’attenzione all’automotive è guidata dal riconoscimento da parte della Banca della sua capacità di promuovere catene del valore regionali e posti di lavoro di alta qualità. La Banca organizzerà anche uno spettacolo automobilistico come parte della Fiera commerciale intra-africana, che offrirà una piattaforma ai produttori di auto, agli assemblatori, ai produttori di apparecchiature originali (OEM) e ai fornitori di componenti per esporre i loro prodotti e interagire con potenziali acquirenti e fornitori.

Insomma, come si può facilmente capire dal collage dei due pezzi “Focus” fin qui raccontati da Autoprove cercando semplicemente in Rete approfondimenti sul tema, l’interesse dei tedeschi per il mercato auto africano (Industry, Servizi commerciali, Reti infrastrutturali, Supply Chain e produzione Aftermarket) è molto più di una ricerca scandalistica del nostro staff. La questione è come tutto questo possa legarsi e trovare motivi nella crisi a valanga che l’industria tedesca sta mostrando in casa. E se tutto questo, come spesso è accaduto, non ricadrà nelle competenze e nelle spese collettive dell’Unione.

(Fine Seconda Parte – Segue)

Riccardo Bellumori

La storia tra luci e ombre di Lambretta [Spotify]

La Lambretta, lanciata nel 1947 da Ferdinando Innocenti, è uno scooter iconico italiano. Il nome deriva dal fiume Lambro vicino alla fabbrica di Milano. Prodotta inizialmente per rispondere alla necessità di mobilità nel dopoguerra, divenne un simbolo di libertà per i giovani. Con il calo della domanda di scooter e l’avvento dell’auto, la produzione italiana terminò nel 1971.

Scopriamo tutta la storia del marchio Lambretta.

Nuova Jaguar Type 00: il futuro del marchio

Ieri sera il rinato marchio britannico Jaguar, di proprietà di JLR, ha presentato la concept coupé Type 00 durante la Miami Art Week, che mostra il nuovo stile Jaguar e preannuncia una gamma di modelli completamente nuova, che sarà composta esclusivamente da auto elettriche nel segmento del lusso.

La rinascita del marchio Jaguar è iniziato nel 2021 su suggerimento dell’allora CEO di JLR Thierry Bolloré, che decise di spostare il marchio Jaguar dal segmento premium a quello di lusso per allontanarsi dall’infruttuosa competizione con le tre grandi tedesche (Audi, BMW, Mercedes-Benz). I nuovi modelli di lusso Jaguar saranno esclusivamente elettrici e avranno una piattaforma modulare JEA (Jaguar Electrified Architecture) progettata da zero.

Il primo modello di lusso di Jaguar in produzione sarà la GT a 4 porte, che avrà un prezzo medio di circa 120.000 sterline.

Il concept coupé Jaguar Type 00 è un precursore di questa GT a 4 porte in termini di stile complessivo e proporzioni della carrozzeria. Dopo la GT a 4 porte, la nuova gamma Jaguar sarà completata da una grande berlina di lusso e da un grande crossover di lusso.

La presentazione del nuovo stile Jaguar è iniziata il mese scorso con la presentazione dei nuovi loghi del marchio, che ora sono tre: i mozzi delle ruote sono ornati da un cerchio con due ganci all’interno (in realtà sono le lettere “j” e “r”), scritte jaGuar sul frontale, sulla poppa e sul volante (viene utilizzata la “G” maiuscola combinata con altre minuscole) e un gatto che salta su uno sfondo di tratteggio – si può vedere sulle barre di rame dietro i parafanghi anteriori, queste barre nascondono le telecamere retrattili per la visione posteriore, la concept non ha specchietti tradizionali. Le barre parallele sono uno degli elementi principali del nuovo codice di abbigliamento Jaguar e si possono vedere sul frontale, sul cofano, sul tetto, sulla poppa, sulle ruote e nell’abitacolo minimalista della concept Type 00.

La berlina a due posti Type 00 è divisa in due parti da un’alta traversa longitudinale, dietro i sedili c’è un portabagagli, e si può mettere qualcosa anche attraverso un portellone che si alza sulla poppa inclinata, che sostituisce il finestrino posteriore – si scopre così che la Jaguar Type 00 può essere definita una coupé a tre porte. Due schermi panoramici sono integrati nel pannello anteriore e, quando si avvia il motore, si sollevano come il coperchio di un pianoforte. L’atmosfera dell’abitacolo (grafica dello schermo, illuminazione e paesaggio sonoro) dipende da quale totem è installato nelle profondità della console centrale. In totale ci sono tre totem, ciascuno realizzato in un diverso materiale naturale: rame, travertino e alabastro. I totem sono conservati dietro il portellone in una speciale scatola situata davanti alla portiera del conducente.

DATI TECNICI E MOTORI

Ci sono poche informazioni sul motore della Jaguar Type 00 e sulla piattaforma JEA: il servizio stampa del marchio ha dichiarato che l’autonomia con una singola carica arriva a 770 km nel ciclo WLTP, mentre la rivista Evo aggiunge che la potenza massima combinata del gruppo propulsore sarà di circa 1000 CV. – il che promette una dinamica di accelerazione piuttosto vivace. La GT a 4 porte di serie basata sul concept dovrebbe debuttare tra un anno, ovvero entro la fine del 2025, con inizio delle vendite nel 2026.

In concomitanza con il rilancio, Jaguar riorganizzerà la rete di concessionari, che potrebbe includere alcuni dei vecchi concessionari, ma in un formato completamente nuovo, con show room sotto forma di boutique di lusso, la prima delle quali sarà aperta nella capitale mondiale della moda, a Parigi.

In generale, è chiaro che la riformattazione di Jaguar segue i canoni dell’industria della moda, che sono sempre audaci flirt con forme, colori e texture, provocazioni e immagini complesse. Non sorprende che il nuovo posizionamento di Jaguar abbia causato incomprensione, rifiuto e irritazione tra una parte significativa dei fan e dei clienti Jaguar di mentalità conservatrice, che il marchio britannico ha risolutamente escluso: quello che piace a voi non vende bene, quindi abbiamo cambiato tutto.

Se i nuovi stravaganti modelli di lusso di Jaguar venderanno bene è un grosso dubbio, soprattutto perché si dice che saranno esclusivamente elettrici. Gli acquirenti di auto di lusso, come dimostra l’esperienza di altri produttori, sono chiaramente stanchi dell’imposizione dell'”elettrico” e chiedono sempre più valori automobilistici tradizionali, soprattutto un motore a combustione interna che ruggisce con gusto.

La nuova Jaguar non può offrire un motore a combustione interna: questo, a nostro avviso, è il suo problema principale, non il suo controverso design sgargiante.

Nuova Ford Puma elettrica: ecco Gen-È

L’attesa è finita. Ford ha presentato il suo nuovo veicolo 100% elettrico. La nuova Ford Puma Gen-E ha finalmente fatto il suo ingresso sulla scena. La tanto attesa variante elettrica della Ford Puma è ora una realtà. Un modello destinato a svolgere un ruolo di primo piano nell’ambizioso processo di elettrificazione che Ford ha intrapreso in Europa. Il Puma è il modello Ford più venduto in Europa.

Si distingue per il suo design, la sua tecnologia e le sue prestazioni per competere, tra gli altri modelli, con la Peugeot E-2008 e la Opel Mokka Electric. La nuova Puma Gen-E è stata sviluppata sulla base della rinnovata Puma. Un modello che, va ricordato, ha debuttato all’inizio di quest’anno.

Basta un rapido sguardo alle immagini che illustrano questo articolo per scoprire le caratteristiche del design esterno del nuovo Puma Gen-E. È un veicolo rapidamente identificabile come “un Puma”. Tuttavia, presenta una serie di caratteristiche distintive rispetto al modello termico. Un design che, secondo il marchio, è stato migliorato con l’obiettivo di conferirgli un aspetto unico e, soprattutto, di aumentare l’efficienza aerodinamica per ottenere la massima efficienza.

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È nella parte anteriore che la Puma elettrica ha una personalità propria, con uno “scudo” che sostituisce la griglia tradizionale. Il paraurti anteriore è stato rivisto e può essere dotato di eleganti fari Dynamic Matrix LED con abbaglianti antiriflesso e una firma luminosa distintiva. Un frontale ispirato alla Ford Mustang Mach-E.

DATI TECNICI E MOTORI

Tutti gli occhi sono puntati sul gruppo motore. Una scelta logica per un’auto completamente elettrica. Il “cuore” della nuova Puma Gen-E è una batteria agli ioni di litio da 43 kWh. L’energia immagazzinata nella batteria viene utilizzata principalmente per alimentare un singolo motore che agisce sull’asse anteriore. Il motore elettrico sviluppa 123,5 kW (168 CV) e 290 Nm di coppia massima.
Non è prevista l’opzione della trazione integrale. Ha una configurazione a trazione anteriore. Può accelerare da 0 a 100 km/h in 8 secondi e raggiungere una velocità massima di 160 km/h. L’autonomia della Puma Gen-E è di 376 chilometri secondo il ciclo WLTP. Questa cifra sale a 523 nel ciclo urbano WLTP. Il consumo medio di energia è di 13,1 kWh per 100 km.

I tempi di ricarica variano a seconda della presa elettrica utilizzata. Questo piccolo SUV supporta una potenza massima di ricarica in corrente continua di 100 kW. È possibile completare il processo di ricarica della batteria in corrente continua dal 10% all’80% in circa 23 minuti.

Lo stipendio di Elon Musk? 101 Miliardi!

Il pacchetto retributivo di qu per il suo incarico di amministratore delegato di Tesla è stato respinto da un tribunale del Delaware, nonostante sia stato approvato dagli azionisti della società a giugno. Il pacchetto retributivo ha un valore di circa 101 miliardi di dollari in base al prezzo di chiusura delle azioni Tesla di lunedì (2 dicembre 2024) ed è composto da 303 milioni di stock option.

Il cancelliere del tribunale del Delaware Kathaleen McCormick aveva precedentemente respinto il pacchetto retributivo nel gennaio di quest’anno, quando il suo valore era di circa 56 miliardi di dollari. All’epoca, McCormick aveva dato ragione al principale azionista che aveva contestato il pacchetto, sostenendo che Musk e il consiglio di amministrazione di Tesla “avevano l’onere di dimostrare che il piano di retribuzione era equo, e non sono riusciti a soddisfare tale onere”, come riporta la CNN.

Il team legale di Musk aveva tentato di ribaltare la decisione di McCormick a gennaio, dopo che il pacchetto retributivo del 2018 era stato riapprovato dall’84% delle azioni (non detenute da Musk o da suo fratello, Kimbal Musk) a giugno. Per la sua ultima decisione, McCormick ha spiegato che, sebbene il pacchetto sia stato nuovamente ratificato dalla maggioranza degli azionisti a giugno, ciò non significa che il pacchetto retributivo da record di Musk sia nell’interesse degli azionisti.

“L’ampio e talentuoso gruppo di difensori si è sbizzarrito con l’argomentazione della ratifica, ma le loro teorie senza precedenti sono in contrasto con molteplici norme di legge consolidate”, ha dichiarato. A differenza delle strutture tradizionali, il pacchetto di Musk non prevede stipendi o bonus in contanti, mentre la sua ricchezza è costituita da pacchetti di stock option che gli consentono di acquistare milioni di azioni Tesla a una frazione del loro prezzo di mercato.

L’INVESTIMENTO DI MUSK

“Senza dubbio, il consiglio di amministrazione avrebbe potuto decidere di pagare Musk per una serie di importi adeguati. Invece, il consiglio ha ceduto alle condizioni di Musk e non è riuscito a dimostrare che tali condizioni erano del tutto eque”, ha dichiarato McCormick. Nell’ambito del parere di lunedì, McCormick ha approvato una parcella di 345 milioni di dollari per gli avvocati che hanno fatto causa agli azionisti di Tesla per annullare il piano di retribuzione di Musk.

Naturalmente, Musk si è rivolto a X (ex Twitter) per esprimere la sua opinione in seguito alla decisione, affermando che “gli azionisti dovrebbero controllare i voti delle aziende, non i giudici”. Anche la pagina X di Tesla ha pubblicato un post che recitava: “Questa sentenza, se non viene ribaltata, significa che i giudici e gli avvocati dei querelanti gestiscono le società del Delaware piuttosto che i loro legittimi proprietari – gli azionisti”.

Hyundai Santa Fe 2024: Prova su Strada

La nuova Hyundai Santa Fe rompe i ponti con il passato e propone uno stile tutto nuovo.
Ecco come va nella prova su strada completa la versione full hybrid a trazione anteriore da 215CV.