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Volkswagen T-Roc 2025: Rendering Totale

La nuova Volkswagen T-Roc presenterà un look assolutamente innovativo. Questi rendering di Kolesa.ri ci permettono di dare uno sguardo in anteprima al modello.

La casa automobilistica tedesca si sta preparando a presentare la seconda generazione del suo popolare crossover, ma nel frattempo abbiamo sfruttato le foto spia e le immagini di brevetto disponibili per farci un’idea del suo aspetto.

La Volkswagen T-Roc è un crossover compatto che ha debuttato nel 2017 e ha ricevuto un restyling nell’autunno del 2021. Nella gamma di modelli, si colloca un gradino sotto la popolare Tiguan in Russia ed è una sorta di equivalente all-road del modello Golf. Ora sono in corso i test finali per la seconda generazione del parkette, e abbiamo l’opportunità di riprodurre quasi esattamente il suo aspetto.

Il crossover nel suo complesso manterrà le proporzioni familiari e l’elemento più caratteristico del suo aspetto: ampi montanti posteriori con modanature cromate lungo la linea del tetto. Allo stesso tempo, il frontale è completamente nuovo, realizzato nello stile di molte altre novità dell’azienda: i fari di forma piuttosto semplice sono uniti da una striscia di luci di parcheggio a LED, mentre la griglia si trova più in basso nel paraurti. Un elemento originale saranno alcuni tocchi di LED integrati nella griglia.

Il modello presenta maniglie tradizionali e gli specchietti retrovisori saranno posizionati sulle gambe. Anche la parte posteriore sarà adattata allo stile attuale del marchio, unendo le luci con una striscia a LED che attraversa il logo.

Rendering Kolesa.ru

DATI TECNICI E MOTORI

La prima generazione della Volkswagen T-Roc è stata costruita sulla piattaforma MQB A1, mentre la nuova sarà realizzata sulla piattaforma MQB Evo modernizzata, proprio come la Golf di ultima generazione. Sotto il cofano ci si può aspettare un motore turbo benzina TSI da 1,5 litri e un motore turbo diesel TDI da 2,0 litri, mentre la trasmissione sarà un cambio manuale o un robotizzato DSG.

Molto probabilmente, questi motori faranno parte di sistemi ibridi più o meno elettrificati. Tra l’altro, in futuro apparirà anche una T-Roc completamente elettrica, ma sarà realizzata su una piattaforma diversa.

Toyota GR86 Yuzu Special Edition

Addio alla Toyota GR86 con la Yuzu Special Edition.

Toyota è uno dei marchi più internazionali. I giapponesi hanno cataloghi specifici per i diversi mercati in cui sono presenti, ma con due auto sportive che hanno varcato tutti i confini: la GR86 e la Supra. La prima ha lasciato l’Europa, non potendo contare su assistenti alla guida.

Ma, tra pochi mesi, Toyota sarà quasi orfana di auto sportive con una GR Supra che presto verrà dismessa in tutto il mondo. Quando l’edizione speciale GR Supra Final Edition, una delle star del New York Auto Show, verrà dismessa. L’altra era un’altra edizione limitata, la Toyota GR86 Yuzu Special Edition.

L’altra era un’altra edizione limitata, la GR86 Yuzu Special Edition. Questa era una delle vere star di uno stand condiviso con il Grand Highlander e il 4Runner. La creazione di GAZOO Racing, che piacerà solo agli americani, è stata creata come tributo alla Scion FR-S Release Series 1.0.
Un altro dei marchi giapponesi appartenuti al colosso nipponico, che ha debuttato nei primi anni 2000 negli Stati Uniti per offrire una serie di modelli sportivi ma più accessibili. Le scarse prestazioni commerciali hanno stroncato questo marchio nel 2016. Per questo motivo, la GR86 Yuzu Special Edition è stata presentata in un suggestivo colore giallo.

DATI TECNICI E MOTORI

I cerchi in lega da 18 pollici, verniciati in nero opaco, sono una nota di contrasto. Una combinazione di colori che si ripete nell’abitacolo, dato che i sedili e l’intera plancia sono rivestiti in pelle nera e le cuciture decorative dei sedili sportivi, del volante, dei soffietti del freno a mano e dei pannelli delle porte sono gialle.

Dal punto di vista tecnico, questa Toyota GR86 Yuzu Special Edition è dotata di freni Brembo e ammortizzatori SACHS. Le uniche due migliorie apportate al telaio, pur mantenendo intatto il motore boxer da 2,4 litri e 234 CV all’asse posteriore. Una vettura sportiva, di cui saranno prodotti solo 860 esemplari, che accelera da 0 a 100 km/h in soli 6,3 secondi. Chi desidera qualcosa di più esclusivo ha a disposizione opzioni come l’impianto di scarico sportivo con terminali argentati e logo GR.

La Cina batte l’Occidente anche sui Monovolume: ci resteranno le Biciclette?

La “monovolume Castagna”, motorizzata Alfa Romeo, un ponte ideale tra l’antico carro a cavalli padronale e la tecnologia del futuro dove le forme a goccia erano l’involucro simbolico per evocare velocità ed emozione.

Le “Shooting Brake” della tradizione inglese più nobile: la convenzionale carrozza che veniva “gonfiata” volumetricamentecon una coda bombata – e perimetrata da griglie di vimini per l’areazione – in grado di ospitare il set di cani da punta e la ferramenta di caccia dei signorotti britannici che andavano nel bosco per giorni interi.

E, scusate l’accostamento, i carri funebri della tradizione europea più rinomata, prodotti e cesellati da quelli che poi, dal primo Dopoguerra, sarebbero diventati i Carrozzieri in grado di dare forme e particolari signorili agli chassis a longheroni che costituivano la base meccanica e telaistica delle auto dei veri “Vip” e Signori che – tanto per fare un esempio – erano disposti a pagare quasi 250.000, 00 Euro di valore attuale per comprare lo chassis motorizzato otto cilindri “nudo” della Isotta Fraschini per rivestirlo a spese loro e con il loro staff di artigiani per fare di quel loro modello un’auto unica. Non a caso fu proprio Isotta Fraschinia comprendere e cristallizzare il fenomeno con lo slogan pubblicitario “Nessuna uguale all’altra”.

Ci si avvicina agli anni Trenta e, purtroppo, anche alla Guerra che interromperà un duplice fenomeno fondamentale per l’evoluzione tecnologica dell’auto europea: la “monovolumetria aerodinamica” del quadrante continentale tra Germania e Cecoslovacchia e, soprattutto, la maestria tutta boema (a partire da Paul Jaray) nel disegnare auto di prestigio fortemente contrassegnate dalla minima resistenza all’aria. La Germania tuttavia estremizza la filosofia monovolume che diventa praticamente un emblema nazionale contrassegnando minivetture, furgoncini, prototipi da studio ma coinvolgendo persino pullman (o meglio “Torpedoni”) per il trasporto collettivo di persone. E pure nello sport, a ben vedere, le famose ed iconiche “Auto Union” a motore posteriore del periodo 1936/1938 sono abbastanza evocative del concetto “monovolumetrico” di Ferdinand Porsche.

La Seconda Guerra ferma l’industria automobilistica, ma in ausilio del mondo auto arrivano diverse opportunità generate dalla evoluzione industriale e tecnologica: lo chassis monoscocca a gusci saldati che semplifica lo stampo di carrozzerie di diversa foggia; la produzione delle superfici vetrate a pezzo unico ma convesse o concave; la miniaturizzazione dei blocchi motore; ma soprattutto l’evoluzione della mobilità privata sempre più orientata alla condivisione ambientale ed al trasporto merci.

Il Monovolume alla ripresa della mobilità nel Dopoguerra

Non è una sorpresa, in tutto questo, che la prima industria seriale di corpi vettura monovolume si ritrovi – dalla in Germania (microcar, minifurgoni) e Gran Bretagna (sulle stesse linee di market target) mentre la Francia riserva la carrozzeria monovolume alle funzionalità di trasposto merci ma nell’offerta di auto per i privati si dimostra generalmente conservatrice (due e soprattutto tre volumi).

L’Italia è in questo frangente (fino a fine anni Cinquanta) un po’ un porto di mare: riferendoci ovviamente solo al “Mass Market” si contrappongono decine di Costruttori “vecchio stampo” (chassis a longheroni, carrozzeria in fiberglass) con i Costruttori industriali nazionali evoluti (monoscocca, stampi industriali, produzione meccanizzata): ne deriva un assortimento tra i più belli e variegati d’Europa, con due e tre volumi “intervallati” da rare giardinette o “familiari”. Eppure gli anni Cinquanta vedono due uscite monovolume “tricolore” rivoluzionarie: la Iso Isetta del 1952 e la Fiat Multipla 600 del 1956. Due realizzazioni che segnano davvero le rispettive categorie di mercato e fanno scuola anche se con filosofie diverse: chassis monoscocca la Multipla, telaio tubolare e carrozzeria in vetroresina la Isetta.

Ma devo lasciare per ultimo, negli anni Cinquanta, quello che in realtà è stato capostipite del monovolume universale: il famoso “Bulli” che arriva sul mercato dalla neonata “Volkswagen” rilanciata dall’esercito inglese di stanza in Germania, alla fine del 1950.

Mentre la prima uscita del “Transit” nel 1953 è riservata al trasporto merci.

Nel frattempo un “dado” è tratto e il decennio successivo vede tra gli altri l’arrivo di Bedford CF, delle serie evolute del Transit, le evoluzioni a loro volta dei furgoni leggeri Citroen e Peugeot; la nascita della famiglia di pullmini Fiat “600/850”, ma persino il Giappone vede nascere alcune serie storiche ed iconiche di minivan, come il Suzuki “Carry”.

 

L’America invece vede nei monovolume la espressione di un filone industriale innovativo, quello della superficie vetrata “panoramica” e lavorata in modo complesso per creare suggestioni visive ed ambientali; dal lato del target, gli americani promuovono con il monovolume attività più social e professionali che canonicamente logistiche e commerciali.

In particolare le Big Three sperimentarono prototipi di “Mobile Office” dove si poteva svolgere l’attività di ufficio in movimento con un ambiente “face to face” e postazioni di lavoro per telefoniste e dattilografe e persino un proiettore per le diapositive in caso di miniriunioni. Ma soprattutto dagli States stava per arrivare una ispirazione che avrebbe cambiato davvero il mercato auto dagli anni Ottanta.

Arriva l’Espace. E in Europa il monovolume diventa “must”

Con l’acquisto dell’American Motor Corporation (AMC) la Renault sbarca negli USA rilevando il quarto Gruppo statunitense abitato da Marchi di storia e personalità davvero particolare, oltre che alla Jeep Willys. Ma evidentemente recepisce dal mercato americano anche una moda poco diffusa in Europa attraverso l’uso sociale e condiviso dei “Van” locali; ed anche da questo, magari, deriva l’intuizione “Espace” che crea un filone e non solo un segmento di mercato nuovo. In circa 10 anni dalla nascita della monovolume Renault arriveranno le concorrenti dirette da parte di Ford, Opel, PSA, Volkswagen, Fiat; dalla Corea arrivano le proposte Kia e Hyundai ma soprattutto arrivano le proposte giapponesi. Ed è solo la prima fase: con la “Twingo” di Renault, la “A Class” di Daimler Mercedes e la MCC Smart si gettano le fondamenta per la esplosione “Crossover” lungo tutti i segmenti di mercato delle monovolume all’europea.

Il fenomeno, tuttavia, si chiude con l’avvento delle piattaforme condivise e moltiplicate a dismisura per corpi vettura “SUV” che gradatamente prendono il posto delle monovolume; uno dei motivi plausibili è che, plausibilmente, la rivoluzione elettrica avrebbe rischiato una omologazione tra BEV monovolume occidentali abbastanza imbarazzante in una fase preliminare di mercato dove la prerogativa del “Branding” in piena costruzione sarebbe stata “murata” da corpi vettura nei quali il potenziale consumatore avrebbe potuto vedere alternativamente o una “commodity” (soprattutto nelle fasce dimensionali micro-piccole-medie) o viceversa una proiezione troppo americaneggiante delle caratteristiche premium di Passengers Van “XXL” ai quali l’Europa, almeno fino a qualche anno fa, non era ancora pronta.

Senza dimenticare che in fondo la concorrenza “low cost” asiatica proprio nelle piattaforme monovolume (dove Cina e Taiwan, soprattutto, enumeravano da tempo una estensione di Gamma sia endotermica che BEV che andava dalle microcar fino a quelli che in Europa definivamo “Jumbo”) avrebbe esposto subito la produzione occidentale (cui il consumatore doveva ancora abituarsi) alla controffensiva di prodotti che – marchiati dal Costruttore originario o sottoposti a re-branding – erano sufficientemente già allestiti ed equipaggiati per soddisfare esigenze diversificate del potenziale cliente europeo ed americano.

L’Europa si perde nei paradigmi, l’Asia ci supera con il pragmatismo

Eppure si potrebbe ancora una volta obbiettare che l’Europa ha perso tempo, e lo ha fatto nel peggiore dei modi, a mio avviso, per questa serie di errori:

-I costruttori europei hanno radicalizzato e circoscritto la funzionalità e l’immagine di mercato dei Monovolume nel target di mercato “Van” e LCV”: da un lato per puntellare l’immagine e la tradizione europea ed americana di intere dinastie di mezzi da lavoro e Veicoli commerciali, proprio in contrapposizione preventiva ad una offensiva “Low Cost” di concorrenti aziendali asiatici magari “anonimi” e poco conosciuti ma apprezzabili per il bassissimo costo di acquisto;

​-diversi Marchi hanno circoscritto i propri Monovolume a laboratori viaggianti di tecnologie, alimentazioni, architetture tecniche alternative (multialimentazione, Idrogeno o persino retrofittazione) trasmettendone un profilo “alternativo” e pericolosamente distante dalle opzioni alternative ordinarie di Gamma;

-Infine è fin troppo evidente che la scalarità e la integrazione di piattaforme vede gli asiatici prevalere nella segmentazione di prodotto, dal monovolume micro per l’accesso di persone e merci nei Centri Urbani e Storici fino al Passenger Van 9/12 posti adatto per attività di rappresentanza; in mezzo ad un assortimento tecnico che offre piattaforma BEV, Hybrid, multialimentazione.

GAC, BYD, SAIC, XPeng e gli altri raggruppamenti più rappresentativi in Cina; ma anche i Coreani, e persino Tata e Mahindra in India supportano fortemente dentro la loro Gamma una quota importante di Monovolume. Perché sottolineo questa panoramica?

Per alcuni motivi strategici e qualificanti per i produttori asiatici nel confronto con l’Europa:

​-La struttura monovolume permette nel breve di superare i limiti congeniti nella volumetria di BEV e berline con riferimento alle potenzialità di inclusione del corredo di componenti ed accessori fondamentali per qualificare ed assistere un PassengerVehicle moderno in base alle esigenze diverse ed ai gusti della clientela potenziale: piattaforma endotermica multialimentazione, Hybrid, BEV e persino Idrogeno; supporti ADAS completi; ponte posteriore (in caso di trazione anteriore) elettrificato; spazio per eventuale range extender motorizzato; persino superfici di carrozzeria estese al punto da poter includere pannelli solari; ed infine possibilità di aggiungere assi aggiuntivi collegati a ruote motrici per fondi estremi;

-La volumetria abitabile interna permette più di ogni altra struttura di carrozzeria di valorizzare gli spazi a disposizione degli occupanti, aumentarne il numero ospitabile favorendo processi di Sharing e Pooling, modificare la volumetria stessa con soluzioni telescopiche (tetto) e/o modulari, rendere sempre più accattivante e coinvolgente l’abitacolo interno, aumentare l’esperienza visiva con superfici vetrate perimetrali, estese ed adattive;

-La L’Europa si perde nei paradigmi, l’Asia ci supera con il pragmatismobase monovolumetrica permette di personalizzare all’infinito il corpo vettura con diverse architetture di porte esterne, di vetrature, di dotazione luminosa, ed ovviamente di funzionalità interna: Passenger, Mobile Office, Promiscuo, Commercial Vehicle, persino funzioni speciali e Camper; tutto questo nella economia di scala di una piattaforma di base modulabile all’infinito;

– infine la caratteristica monovolume porta il vantaggio del miglior rapporto tra spazio interno ed ingombro esterno, in un sistema viario sempre più affollato.

E su tutto questo, se l’Occidente non si dà una svegliata, avremo regalato altro terreno prezioso alla concorrenza asiatica. Contenti tutti, a Bruxelles, non è vero??

 

Riccardo Bellumori

 

Nuovo Maextro S800: le tecnologie Huawei

Huawei ha presentato il Maextro S800 l’anno scorso e ora l’azienda ci dà una sbirciatina all’interno del suo lussuosissimo abitacolo. Non sorprende che sia fortemente ispirato ai modelli Mercedes-Maybach e Rolls-Royce.
Il guidatore siede dietro un elegante volante bicolore e si trova a guardare un display “fluttuante” che richiama da vicino l’Hyperscreen di MBUX. Non si conoscono le dimensioni, ma la EQS ha un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici, un sistema di infotainment da 17,7 pollici e un display da 12,3 pollici per il passeggero anteriore.
Gli stilemi Mercedes continuano anche altrove, con le eleganti griglie degli altoparlanti in metallo che imitano le unità Burmester. Il Maextro S800 di Huawei sembra che qualcuno abbia messo una Maybach, una Rolls e una Porsche nel frullatore

Gli stilemi Mercedes continuano anche altrove, con le eleganti griglie degli altoparlanti in metallo che imitano le unità Burmester. A queste si aggiungono i familiari comandi dei sedili montati sulle portiere.

Altrove, sono presenti display digitali per gli specchietti laterali, un doppio caricatore wireless per smartphone e un tocco di legno sulla console centrale. I progettisti hanno anche dotato l’auto di un elegante pomello rotante e di accenti metallici. Gli acquirenti troveranno anche un lussuoso mix di rivestimenti in pelle e pelle scamosciata.

INTERNI E DATI TECNICI

Mentre l’abitacolo è piacevole, l’abitacolo posteriore è la star dello spettacolo. È dotato di due sedili posteriori singoli con regolazione elettrica e poggiapiedi. Anche il sedile del passeggero anteriore è scorrevole, in modo da potersi sedere e godersi il viaggio.
I sedili sono separati da un’elegante console in pelle e legno, dotata di tavolini estraibili. Inoltre, è dotata di un elegante porta flute di champagne e di un cassetto a scomparsa. È previsto anche un vano refrigerato e un sistema di intrattenimento per i sedili posteriori.

Sopra, c’è un cielo stellato ispirato al manuale Rolls-Royce. A questi si aggiungono gli schermi montati sulle portiere che riprendono quelli della BMW Serie 7.

La chiatta di lusso sarà lanciata nel corso dell’anno e misurerà 5.480 mm di lunghezza con un passo di 3.370 mm. Ciò rende il modello più lungo di 10 mm rispetto alla Mercedes-Maybach Classe S, anche se il passo è più corto di 25 mm.
CarNewsChina riporta che il modello dovrebbe essere offerto con un propulsore elettrico dotato di un pacco batterie da 94,4 kWh. Questo dovrebbe garantire un’autonomia CLTC di 670 km e 702 km.

Si dice che sia in cantiere anche una variante ad autonomia estesa con una batteria più piccola da 63,3 kWh. Secondo quanto riferito, offrirà un’autonomia solo elettrica compresa tra 258 km e 311 km.

Perché il Salone dell’auto di Shanghai è il centro del mondo

I saloni dell’automobile possono essere sull’orlo dell’estinzione in Occidente, con molti eventi già falliti, compresi quelli storici come Ginevra, ma in un Paese con almeno 150 marchi attivi, gli eventi cinesi sono fiorenti.

Ora, mentre un numero sempre maggiore di case automobilistiche locali cerca di farsi notare all’estero, il numero di giornalisti e influencer in arrivo sembra essere il più alto di sempre.

La Cina è tradizionalmente molto rigida per quanto riguarda le persone che possono ottenere i visti per i giornalisti. Tuttavia, poiché le case automobilistiche locali si sono rese conto dell’importanza di essere presenti sui media, sembra che sia in corso un cambiamento di politica, come dimostra la presenza record di giornalisti al Salone dell’Auto di Shanghai del 2025.

Una campagna mirata

Secondo Bloomberg, BYD ha ospitato circa 150 giornalisti e influencer, con molti invitati provenienti dall’America Latina. In particolare, sono stati presi di mira Paesi come El Salvador, Paraguay, Ecuador, Cile e Perù, una regione che si presta a un’espansione.

Secondo quanto riferito, gli ospiti vengono ospitati in alloggi di lusso in un’area di lusso di Shanghai, con alcune camere che costano fino a 375 dollari a notte. Nel frattempo, gli influencer stanno ottenendo un tipo di accesso che, secondo un creatore cinese, non si era mai visto in passato, cosa che ha irritato alcuni dei suoi colleghi.

I marchi cinesi fanno arrivare un numero record di giornalisti e influencer stranieri alla fiera di Shanghai
Il motivo di questa spinta è chiaro. Il mercato dei veicoli elettrici in America Latina è destinato a superare i 19 miliardi di dollari nel 2030. BYD prevede di produrre oltre 150.000 auto all’anno in Brasile, mentre MG, di proprietà di SAIC, sta creando uno stabilimento in Messico.

LA CORSA AL BRAND

Ma non sono solo quelli dell’America Latina a essere arrivati in aereo. Anche alcuni dei più influenti creatori di contenuti dell’Occidente sono riusciti a prendere il biglietto. Nonostante la maggior parte delle case automobilistiche cinesi non venda le proprie auto negli Stati Uniti, Forest Jones, un influencer con 3,2 milioni di iscritti a YouTube, suggerisce che se questi marchi fossero in grado di entrare nel mercato, i consumatori americani vedrebbero il valore offerto.

Bloomberg ha riferito che Jones è stato visto come ospite di Zeekr e successivamente ha postato un permesso di guida temporaneo sul suo account Instagram insieme a storie di lui che provava una selezione di auto di Lynk & Co. Nel frattempo, dall’Europa è arrivato Felix Hammer, che documenta i suoi viaggi in EV, con un volo da Amsterdam. Il suo obiettivo era quello di scoprire di più sulla tecnologia di ricarica rapida offerta, ma ha scherzato sul fatto che una casa automobilistica come Audi non lo avrebbe nemmeno portato in Portogallo.

Due partnership nelle moto per DFSK Italia

China Car Company, distributore esclusivo in Italia del brand DFSK ha comunicato che la ottima e polivalente SUV “Glory 500” è stata scelta come auto ufficiale da due Marchi prestigiosi del comparto motociclistico: F.B. Mondial e Kove.

Mondial è un marchio che ha scritto pagine di storia nobile nell’industria motociclistica italiana: si è ripresentata sul mercato italiano con un’ampia gamma di modelli, da 125 a 450 cc, che copre i principali segmenti di mercato con la tradizionale indole sportiva e prestigiosa del pedigree storico nelle competizioni e su strada.

Kove Moto produce motociclette ad alte prestazioni con focus su leggerezza, innovazione e design high-end. L’azienda ha rapidamente guadagnato notorietà internazionale grazie alla storica presenza alla Parigi-Dakar. Nel 2023, Kove è diventato il primo produttore cinese a partecipare al Campionato Mondiale Supersport 300. 

Entrambi i marchi sono distribuiti in Italia dal gruppo Pelpi International.

DFSK (recentemente recensito anche dalla nostra piattaforma “Autoprove.it” dopo la ottima presentazione della nuova Gamma a Settembre 2024 nella cornice di Villa Fenaroli a Brescia) è un Brand che vuole distinguersi sul mercato italiano per la completezza della Gamma di SUV e del ventaglio di scelte tecniche e motoristiche che sono offerte al pubblico: alimentazione a benzina, bifuel benzina/Gpl, oppure l’abbinamento full-Hybrid alla motorizzazione endotermica.

DFSK E LE MOTO

Dentro la Gamma DFSK per l’Italia la “Glory 500” rappresenta una proposta di SUV compatto e allo stesso tempo estremamente spazioso. Abbina eleganza, prestazioni e tecnologia, offrendo un’esperienza di guida appagante e dinamica, sia in città che durante le gite fuori porta, anche su strade sterrate. Con una linea moderna e un’architettura meccanica progettata per dare il massimo comfort e sicurezza, DFSK Glory 500 è la scelta ideale per chi cerca un’auto che sa come adattarsi ai diversi stili di vita e alle necessità di ogni driver. 

Il motore termico di DFSK Glory 500 è un 4 cilindri in linea a 16 valvole di 1.498 cc., Euro 6e, in grado di erogare 106 CV a 4.500 g/min ed una coppia massima di 147,5 Nm a 1.800 g/min.

L’impianto GPL scelto da DFSK è “Made in Italy”, realizzato dall’azienda specializzata Landi Renzo, leader del settore con oltre 60 anni di esperienza.

L’abitabilità per 5 persone è ottima e le sue dimensioni la rendono pratica anche nei parcheggi in città. Inoltre, è guidabile da neopatentati.

Nei prossimi mesi scopriremo tutti gli eventi in cui DFSK Glory 500 sarà la compagna di viaggio delle avventure di F.B. Mondial e Kove.

DFSK Glory 500 è disponibile in tre versioni: Cambio manuale ed allestimento unico, Cambio automatico ed allestimento Standard, Cambio sempre automatico ed allestimento Luxury; tutte e tre le versioni sono disponibili sia a benzina che “bifuel” Gpl e costano a partire da 17.988,00 Euro fino a 21.588,00 Euro (IVA inclusa; escluse IPT e messa in strada) con un unico Optional fino al prossimo 30 Aprile 2025, quello della Vernica metallizzata a 488,00 Euro; infatti fino alla stessa data l’impianto Gpl opzionale viene incluso – in promozione – nel prezzo di Listino che abbiamo trascritto sopra.

L’alimentazione bifuel benzina/GPL permette di risparmiare e ridurre le emissioni di CO2: il GPL è un carburante a basso impatto ambientale, senza penalizzare le prestazioni e il piacere di guida e i modelli della gamma DFSK Glory bifuele beneficiano anche di numerosi vantaggi economici.

A maggior ragione quando continuano ad aumentare i prezzi degli altri carburanti. 

Studi di settore hanno infatti stimato che mediamente il risparmio per chi acquista una vettura a GPL è di circa il 50% rispetto ad una vettura tradizionale a benzina.

Inoltre, il possesso di un’auto GPL prevede l’esenzione o la riduzione del pagamento della tassa automobilistica di proprietà, a seconda delle Regioni e spesso consente di circolare durante i biocchi del traffico e in zone a traffico limitato.

La gamma DFSK propone veicoli globali, pensati per essere cittadini del mondo, ma con una progettualità e contenuti mirati al mercato europeo.

Redazione di Autoprove

Nuova Alfa Romeo Stelvio 2026: Foto Rubate

La nuova Alfa Romeo Stelvio avrà un inedito look coupé.

Queste sono le immagini di brevetto del crossover italiano e corrispondono perfettamente al prototipo pesantemente camuffato che abbiamo avvistato all’inizio di quest’anno, dai fari stretti ai fanali posteriori di forma ovale che riprendono la forma del frontale, che ricorda un po’ l’elmo dei Mandaloriani, creando un tema di design coerente.

È bene tenere presente che le immagini dei brevetti raramente rendono piena giustizia all’aspetto che la vettura avrà nella realtà. Ciò è particolarmente evidente nella vista di profilo, dove i disegni non riescono a catturare le curve reali delle estremità anteriori e posteriori, facendo sembrare gli sbalzi più lunghi di quanto non siano in realtà. Tuttavia, offrono una chiara visione dei dettagli di design che mancano nei prototipi.

Lo stile della nuova Stelvio è molto più aggressivo e deciso rispetto al modello attuale, più sobrio. Segue l’esempio del crossover più piccolo Milano, con cui condivide tratti familiari come il tetto oscurato e parte del montante C.
L’Alfa Romeo si sta preparando a presentare la seconda generazione di Stelvio e finalmente possiamo dare un’occhiata a un prototipo vero e proprio. Avvistato durante un test in Europa, il tester offre un assaggio di ciò che verrà, con un debutto previsto per la fine di quest’anno prima di un lancio sul mercato nel 2026. La nuova Stelvio, che arriverà in America nel 2026 o nel 2027, promette di essere completamente ridisegnata, offrendo la possibilità di scegliere tra motorizzazioni completamente elettriche e ibride.
Il prototipo, coperto dal consueto camuffamento Alfa Romeo, è stato avvistato nel nord della Svezia, verso la fine dei test di collaudo a basse temperature. Queste foto spia arrivano pochi giorni dopo che l’amministratore delegato dell’Alfa Romeo Santo Ficili ha confermato il debutto della Stelvio nel 2025, prima dell’uscita nel 2026.
Nonostante il pesante camuffamento, l’inconfondibile profilo della griglia a scudetto fa capolino, confermando che si tratta inequivocabilmente di un’Alfa Romeo. Il frontale sembra sfoggiare fari a LED sdoppiati, con le unità superiori che riprendono la Junior, molto più piccola, fornendo un sottile cenno allo stile familiare del marchio.

IL SUV COUPÉ

Lateralmente, il nuovo Stelvio sfoggia un assetto più atletico, con proporzioni aggiornate che gli conferiscono una silhouette più slanciata, da SUV coupé. Il prototipo monta anche cerchi in lega a tre razze e sembra essere un po’ più lungo dell’attuale Stelvio, soprattutto tra gli assi.

La linea del tetto degrada con grazia fino a quello che sembra uno spoiler posteriore integrato, esaltando l’atmosfera sportiva. La sezione posteriore conferma che il nuovo Stelvio sarà dotato di luci posteriori a LED a tutta larghezza con una forma triangolare, come mostrato in un precedente teaser.

Il nuovo Stelvio sarà il primo veicolo in Europa a poggiare sulla piattaforma STLA Large di Stellantis, che già supporta modelli come Dodge Charger, Jeep Wagoneer S e la prossima Jeep Recon. Questa piattaforma sarà la base per altri modelli dei marchi Stellantis in futuro. Per lo Stelvio, tuttavia, gli ingegneri dell’Alfa Romeo mirano probabilmente a mantenere la sportività per cui il marchio è noto, assicurando che questo SUV non dimentichi le sue radici prestazionali.

DATI TECNICI E MOTORI

Per quanto riguarda il motore, è stato ufficialmente confermato che il SUV italiano offrirà la possibilità di scegliere tra unità completamente elettriche e ibride. Anche se non abbiamo ancora tutti i dettagli, l’ex CEO di Alfa Romeo Jean-Philippe Imparato ha precedentemente accennato al fatto che lo Stelvio Quadrifoglio ad alte prestazioni potrebbe sfornare fino a 986 cavalli (736 kW) in forma elettrica.

Si ipotizza anche che Alfa Romeo prenda in prestito il sei cilindri in linea della nuova Dodge Charger per le versioni a gas, anche se nulla è stato confermato dai funzionari.

La nuova Alfa Romeo Stelvio trapela e sprigiona forti vibrazioni mandaloriane
Il nuovo modello sarà inoltre dotato dell’architettura elettronica STLA Brain, che consentirà aggiornamenti over-the-air e sistemi di assistenza alla guida (ADAS) più avanzati. I nostri fotografi spia hanno anche intravisto l’abitacolo, che sembra essere dotato di uno schermo di infotainment significativamente più grande rispetto al suo predecessore.

Scopriremo di più sul prossimo SUV quando ci avvicineremo al suo debutto nel corso dell’anno. Nel 2026, l’Alfa Romeo Stelvio sarà seguita da una nuova generazione della Giulia, che avrà la forma di un crossover fastback. Come il suo predecessore, la nuova Giulia condividerà con lo Stelvio il telaio, i propulsori e la tecnologia.

Nuovo Hongqi SUV: Anteprima a Shanghai

Il nuovo Hongqi SUV ti lascerà a bocca aperta.

L’industria automobilistica cinese si è appassionata al tema dei SUV e dei crossover, e anche il marchio Hongqi, che una volta si chiamava così, si è fiondato in questa promettente nicchia: al Salone dell’Auto di Shanghai ha presentato un SUV dall’aspetto molto formidabile, che sarà certamente richiesto in Russia.

Il marchio Hongqi, che appartiene all’azienda automobilistica statale cinese FAW, ha sostituito con successo i marchi premium giapponesi e tedeschi in partenza in Russia, e in patria Hongqi continua a sviluppare nuove nicchie di mercato.

Il nuovo marchio di SUV Hongqi non ha ancora un nome proprio, è arrivato al Salone dell’Auto di Shanghai sotto forma di concept con i vetri strettamente oscurati, ma presto si trasformerà in un modello di produzione.

I dettagli tecnici sul nuovo SUV Hongqi sono pochissimi: si sa che avrà un motore ibrido plug-in molto potente con quattro motori elettrici (uno per ogni ruota), mentre il motore a combustione interna installato sotto il cofano funzionerà in modalità generatore e caricherà la batteria di trazione – in generale, uno schema tipico dei grandi e costosi SUV cinesi.

IL FUORISTRADA CHE NON TI ASPETTI

L’appartenenza del SUV al marchio Hongqi è indicata da una massiccia griglia del radiatore cromata con una striscia longitudinale rossa che incarna la bandiera rossa. Anche i passaruota, più grandi di quelli della maggior parte dei concorrenti, sono dotati di inserti rossi. I pneumatici “dentati” ad alto profilo e il portapacchi da spedizione sottolineano la predisposizione dell’auto all’avventura in fuoristrada.

Allo stesso tempo, il labbro del paraurti anteriore sembra eccessivamente sporgente e interferisce con il fuoristrada pesante. Tuttavia, l’aspetto del SUV di serie potrebbe essere leggermente diverso: attendiamo nuove informazioni da Hongqi.