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SAIC lancerà 17 modelli e punta MG

MG lancerà 17 nuovi modelli nei prossimi tre anni, ha annunciato la società in occasione di Auto Shanghai 2025, che apre oggi alla stampa. Il blitz di prodotto del marchio globale del colosso cinese SAIC Motor comprenderà sette SUV, sette autovetture, due pick-up e un MPV.

I nuovi modelli copriranno tutti i segmenti, dalle city car del segmento A ai modelli full-size. Allo stesso modo, le opzioni di propulsione spazieranno dal motore a combustione interna puro (ICE) ai veicoli elettrici completi, con ibridi normali e ibridi plug-in (PHEV) nel mezzo.

LA GAMMA TOTALE

Offrire ICE, HEV, PHEV e BEV è una strategia piuttosto unica per una casa automobilistica cinese, e il presidente di SAIC Motor Gerald Jia Jianxu ha ammesso che gli acquirenti cinesi probabilmente compreranno solo PHEV ed EV. Tuttavia, MG è il marchio globale di SAIC e verrà offerta una gamma completa di opzioni di propulsione per soddisfare i vari mercati. MG ha le uova in tutti i panieri, per così dire.
L’azienda ha anche rivelato gli obiettivi di efficienza per i suoi motori: risparmio di carburante inferiore a 4L/100 km (superiore a 25 km/l) per gli HEV, oltre 200 km di autonomia elettrica pura per i PHEV, che avranno anche un’autonomia totale combinata di oltre 2.000 km, e oltre 1.000 km di autonomia per i suoi migliori EV.

Per questi ultimi, MG afferma che le batterie allo stato solido entreranno in produzione di massa nel 2027 e avranno una densità energetica di oltre 400 Wh/kg. Le batterie allo stato solido utilizzano un elettrolita solido anziché liquido, il che aumenta la sicurezza delle celle e consente l’uso di nuovi anodi come il litio metallico. Ciò conferisce alle batterie S-S un vantaggio in termini di prestazioni rispetto alle tradizionali celle agli ioni di litio, tra cui una maggiore densità energetica.

Una maggiore densità di energia si tradurrà in una maggiore autonomia di guida, anche se il costo sarà un fattore importante: vedremo cosa ha in serbo MG. Da parte sua, l’azienda dichiara di investire ogni anno 20 miliardi di yuan (12,07 miliardi di RM) in ricerca e sviluppo.
Tra i modelli che faranno parte del blitz di 17 nuove auto ci sono la MG S6 EV, il pick-up MG P9, una compatta hatchback EV senza nome lunga 4 metri (la MG4 è lunga 4.287 mm) e un SUV “medio” a sette posti. Quest’ultimo è un HEV con trazione integrale.

Infine, ci sarà una nuovissima MG6, che sarà disponibile in tre stili di carrozzeria: hatchback/crossover, berlina e wagon. Cos’è una MG6? La MG5 ha una carrozzeria di segmento C, quindi la 6 sarà probabilmente un elegante modello globale di segmento D.

Ufficiale il rinvio di Anantara Concorso Roma

Ne avevamo tempestivamente scritto, proprio per il piacere di segnalare un evento davvero prestigioso nella cornice di quella che nel complesso di patrimonio artistico, urbanistico ed archeologico è la Capitale di eccellenza mondiale; ma anche perché l’aspirazione e l’auspicio di “Autoprove” di esserci, come Media in grado di recensire e proporre un Diario di eccezione, si era quasi straordinariamente compiuto.

Era per noi un doppio onore essere in una Manifestazione di eccellenza dedicata alle Auto Storiche da Collezione e proprio a Roma, destinata ad ospitare il primo “AnantaraConcorso di Eleganza”.

Tra il 24 ed il 27 Aprile si sarebbe articolata una manifestazione di altissimo rango, che partendo da ”AnantaraPalazzo Naiadi – Rome Hotel” immerso nel cuore di Piazza della Repubblica e sorto sulle antiche Terme di Diocleziano, le cui fondamenta, piscine e mosaici sono visibili dal piano inferiore attraverso luminosi pavimenti in cristallo.

Marchio di ospitalità di lusso per i viaggiatori moderni, dal 2001 Anantara mette in contatto gli ospiti con luoghi, persone e storie autentiche in alcune delle destinazioni più straordinarie del mondo; ed in occasione di questo Concorso di Eleganza tra gli scorci più celebri di Roma avrebbe mostrato, nella cornice espositiva di Casina Valadier a Villa Borghese, cinquanta auto di ben dieci Marchi storici di eccezione disegnate con il supporto magistrale di undici profeti dello stile artigianale: e così Fiat, Maserati, Alfa Romeo, Cisitalia, Ferrari, Lamborghini, Siata, Pagani (tra le altre) disegnate da Gandini (Bertone), Pininfarina, Zagato, Scaglietti – e non solo – avrebbero animato e colorato la Città eterna dal 24 al 27 Aprile.

Ovviamente il lutto, il dolore e la doverosa attenzione alla sensibilità pubblica; ma anche la raccomandazione governativa sulla astensione da manifestazioni ed eventi di natura mondana ed effimera ha suggerito all’organizzazione un confacente annullamento di questa edizione ormai al via ed il rinvio al prossimo mese di Aprile 2026.

E’ esattamente questo il laconico avviso che dalle piattaforme Web e Social proprie del Network alberghiero è stato diramato pubblicamente:”Nel profondo rispetto per la scomparsa di Papa Francesco e per l’importanza di questo momento, annunciamo con rammarico il rinvio dell’AnantaraConcorso Roma, che sarà riprogrammato il 16-19 aprile 2026”.

Lutto, simbologia e messaggio: la nostra umile considerazione

Il sottoscritto proviene da una scuola di grandi tradizioni in tema di P.R. e di Comunicazione sociale, anche se parte da tempi in cui il Web non esisteva e l’informazione viaggiava tramite Agenzie Stampa e Conferenze. Ma l’insegnamento, tra le altre discipline e filosofie della Comunicazione d’Azienda, di un vero riferimento delle Relazioni Esterne in Italia ed all’estero come la Dottoressa Cinzia Grigoriadis mi ha piano piano instillato un modo di tradurre e rimodulare i messaggi potenziali da indirizzare ad ogni pubblico potenziale. E questa riflessione si somma alla coscienza cristiana ed alla passione per i motori.

Mi chiedo, personalmente, se proprio eventi così tristi, ma purtroppo terribilmente naturali e connaturati all’essere umano, non siano persino peggiorati nella loro assimilazione ed elaborazione da decisioni quali questa che descriviamo. 

Prima di parlare di opportunità, di contegno, persino di etica e poi in altro grado di ordine pubblico; prima di tutto questo, proviamo a parlare di nuovo di “messaggio”.

Papa Francesco impersonificava un Messaggio fin dal nome della sua investitura: il papa della povertà eletta a virtù, il papa del sorriso e della modernità che non si limita all’effetto mondano. Per Papa Francesco una foto, un saluto, un sorriso ed un pollice alzato in segno di buon auspicio e di condivisione amichevole con il mondo; tutto questo era un patrimonio collettivo, un tesoro di immagini e dati in grado di attraversare il mondo. Lui che definì Internet un miracolo, Lui che incitava al sorriso ed alla fratellanza come risposta ad ogni dolore ed affanno della vita, ha trasmesso un messaggio nel quale dove ci sono l’amicizia e la gioia come elementi condivisi da comunità pacifiche ed appassionate, quelle comunità possono essere persino didascaliche e consolatrici. 

E per dire questo non ho bisogno alcuno di affidarmi ad esperti di retorica pontificia. Mi basta la base della dottrina Cristiana, non violenta e pacifista.

Per questo, a mio modesto avviso, si è persa l’occasione – cancellando questa edizione del Concorso – di trasmettere al mondo, dalla città su cui il Pontefice si affacciava ogni giorno, il messaggio che avrebbe saputo diffondere un convoglio pacifico di opere d’arte in grado di creare gioia e pace al loro passaggio. Quel messaggio di pace che purtroppo l’auto ha smesso di diffondere ad ogni preludio di Guerra (quando gli Stabilimenti automobilistici venivano convertiti in Industrie belliche e le Gare sportive venivano cancellate) e che nel momento di pace tornava a rifiorire: non a caso nelle collezioni come questa del Concorso di Roma è assente pressochè sempre il decennio degli anni Quaranta.

Ecco cosa avrebbe potuto aggiungere alla sua simbologia abituale il Concorso di Eleganza: amiamo, difendiamo e diffondiamo la pace e il rispetto reciproco. 

Questo messaggio, dovutamente elaborato e trasmesso in chiave di P.R. avrebbe sicuramente trovato la piena approvazione ed il seguito dei Cristiani, dei cittadini, degli appassionati.

Ma come detto, questa è la mia umile opinione.

Riccardo Bellumori

Nuova Nio Firefly 2026: Anteprima

L’espansione di NIO Motors sta bussando alle porte delle auto più piccole nel mercato europeo. Il mercato delle city car ha già un’importante novità proveniente dalla Cina, che vanta design, prestazioni e dotazioni. La nuova Firefly è sia un marchio che un modello, e una seria alternativa non solo per la città, di cui conosciamo già tutti i dettagli.

I Paesi Bassi sono, insieme alla Norvegia, i due Paesi europei in cui debutta questa piccola city car elettrica. La NIO Firefly è stata presentata alla fine dello scorso anno e già si preannunciava come una potente rivale per gli europei del calibro della Fiat 500 o della stessa Renault 5 elettrica.

STILE E TECNOLOGIE

Mentre gioca la carta dello stile retrò, la nuova Firefly arriva con un design completamente opposto, con moderni fari rotondi, tre per lato che sono stati spostati anche nella parte posteriore. Anche il pezzo nero in cui sono integrate. Le proporzioni sono estremamente contenute, ma la praticità prevale grazie alle cinque porte.
Dimensioni di NIO Firefly
Lunghezza 4.003 mm
Larghezza 1.781 mm
Altezza 1.557 mm
Passo 2.615 mm
Volume del bagagliaio anteriore 92 l
Volume del bagagliaio posteriore 404 l

NIO è determinata a conquistare i clienti, il che non le impedirà di offrire colori di carrozzeria accattivanti come lavanda, marmo, sabbia, grafite e pietra vulcanica. Inoltre, la casa automobilistica utilizza materiali riciclati, in particolare plastica proveniente dai rifiuti dei consumatori per le parti inferiori della carrozzeria e le minigonne laterali.

INTERNI E MOTORI

Firefly ha un interno così semplice che spicca solo il sistema di infotainment con schermo touchscreen da 13,2 pollici, notevolmente grande rispetto a quello dietro il volante con alcuni comandi multifunzione.

Il NIO Firefly sarà venduto solo in versione meccanica, con un motore elettrico posteriore che eroga una potenza massima di 143 CV e alimentato da una batteria al litio-ferrofosfato (LFP) che, con una capacità netta e sabile di 41,2 kWh, offrirà un’autonomia massima con una carica di 330 chilometri e prestazioni generose, come si può vedere nel dettaglio qui sotto.

Non è ancora noto se e quando la nuova Nio Firefly arriverà in Italia.

Nuovo Jaecoo 5 elettrico: Anteprima

Il nuovo Jaecoo 5 elettrico sfida la BYD Atto 2.

Jaecoo è uno dei marchi cinesi che sta facendo scalpore nel mercato automobilistico spagnolo. Sostenuto dal colosso cinese Chery, è, insieme a Omoda, una delle aziende del momento. Un marchio giovane che sta ottenendo cifre di vendita davvero interessanti. Soprattutto se si considera che è un “nuovo arrivato” e non dispone ancora di una rete di punti vendita ampia come quella di altre aziende affermate.

Dopo il successo dell’anteprima della Jaecoo 7, il marchio sta ora concentrando i suoi sforzi sull’ampliamento della sua limitata gamma di modelli. Il Salone di Shanghai 2025, che si sta svolgendo in questi giorni nella lontana Cina, è stato il “palcoscenico” scelto da Jaecoo per svelare il primo veicolo 100% elettrico che venderà nel nostro territorio. Il nuovo Jaecoo 5 EV è stato presentato in società.

È passato circa mezzo anno da quando lo Jaecoo 5 è stato presentato. Il primo B-SUV di Jaecoo ha fatto irruzione sulla scena con la promessa di ampliare l’offerta di prodotti del marchio e, soprattutto, di permettere all’azienda di entrare in una categoria di volumi di vitale importanza in Europa. All’epoca era già stato confermato che il J5, come viene chiamato popolarmente, sarebbe stato un veicolo multi-energia e, oltre al motore a benzina, sarebbe stato disponibile in versione ibrida ed elettrica.

DATI TECNICI E MOTORI

La Jaecoo 5 elettrica è destinata a rivaleggiare con la BYD Atto 2, la KIA EV3, la Volvo EX30, la Peugeot E-2008, la Ford Puma Gen-E e la Smart #1, tra le tante. Non sarà facile. Ma come gli altri modelli del marchio, giocherà la carta del prezzo di vendita. Un prezzo che, secondo le informazioni attuali, dovrebbe essere più competitivo rispetto alla maggior parte dei suoi rivali.

La variante 100% elettrica della Jaecoo 5 è subito riconoscibile perché presenta un frontale con una griglia e un paraurti modificati. È sufficiente confrontarla con il modello termico. Queste differenze estetiche hanno a che fare sia con il raffreddamento del gruppo propulsore che con i requisiti aerodinamici.

Jaecoo non ha rivelato alcun dettaglio tecnico. Tuttavia, è nota l’importante relazione tecnica con l’Omoda 5 EV. Pertanto, non si può escludere che utilizzerà lo stesso sistema di propulsione elettrica. In questo caso, troveremo una batteria LFP da 61 kWh e un motore da 150 kW (204 CV). L’autonomia di Jaecoo 5 elettrico supererà i 400 km secondo il ciclo WLTP.

Quando arriverà nelle concessionarie? Il nuovo Jaecoo 5 elettrico dovrebbe essere in vendita in Italia nella seconda metà di quest’anno. Una delle domande sul tavolo è se inizialmente sarà offerta solo in versione a benzina o se sarà disponibile anche in versione elettrica fin dall’inizio.

Nuovo MG Cyber X 2026: Anteprima

La principale novità del marchio britannico MG al Salone dell’Auto di Shanghai, che si è aperto oggi, è stato un crossover brutale concettuale Cyber X, che presto si trasformerà in un modello di produzione.

Due settimane fa, MG, ora di proprietà della casa automobilistica statale cinese SAIC, ha svelato il suo piano di sviluppo per i prossimi due anni, durante i quali lancerà otto nuovi modelli con diversi tipi di propulsori. Sullo sfondo delle guerre commerciali in corso, MG manterrà il suo status di marchio globale, ma l’attenzione del marchio si concentrerà ora sul mercato cinese con la sua feroce concorrenza nel segmento dei NEV (veicoli elettrici e ibridi plug-in). Si prevede che i nuovi prodotti che avranno successo in Cina saranno venduti bene anche in altri mercati.

Lo stile dei nuovi modelli MG sarà determinato dal famoso designer slovacco Josef Kaban: fino al 2023 ha lavorato in varie divisioni di Volkswagen (Seat, Skoda, Bugatti) e del Gruppo BMW, e un anno fa è stato invitato a ricoprire il ruolo di capo designer di MG.

Josef Kaban ha cercato di giocare con l’emblema esagonale di MG nell’aspetto del brutale crossover Cyber X (si nota soprattutto nella forma dei passaruota), ma la caratteristica più memorabile del concept sono le sezioni superiori dei fari che si innalzano – un omaggio alla nostalgia per le supercar degli anni ’80, come la Ferrari Testarossa.

DATI TECNICI

Gli interni di MG Cyber X non sono ancora stati resi noti, si sa solo che l’interfaccia grafica di questo e di altri futuri modelli MG sarà sviluppata dall’azienda cinese Oppo, produttrice di smartphone e altra elettronica di consumo.

La MG Cyber X si basa su una nuova piattaforma modulare per veicoli elettrici E3 con una batteria allo stato semi-solido, le cui celle sono imballate direttamente nella carrozzeria senza un corpo intermedio. La piattaforma E3 è molto flessibile e consente di creare sia SUV alti che auto sportive basse. Oltre alla piattaforma E3, è stato annunciato un potente processore J6 di Horizon Robotics per la piattaforma E3, che sarà responsabile del funzionamento degli assistenti elettronici alla guida e del pilota automatico. Sulla piattaforma E3 è possibile costruire anche auto di tipo EREV (Extended Range Electric Vehicle), cioè ibride plug-in, in cui il motore a combustione interna non è collegato meccanicamente alle ruote, ma funziona in modalità generatore e carica la batteria di trazione.

Quando esattamente apparirà la MG Cyber X di serie, non è ancora noto – è chiaro solo che accadrà prima della fine del 2026. Dopo il crossover Cyber X, il marchio MG rilascerà altri due modelli sulla piattaforma E3: Cyber Y e Cyber Z, ma non ci sono ancora dettagli in merito.

Auto elettriche perché il Branding europeo sembra una barzelletta?

Quando apparve per la prima volta, nel 1973, come salvaguardia dei portogli degli automobilisti europei alle prese con una crisi petrolifera (che aveva fatto esplodere il prezzo della benzina alla pompa agli odierni due euro e mezzo al litro per auto che dalla categoria media in su facevano al massimo 9/12 chilometri con un litro) senza soluzione di continuità nella escalation e nel razionamento, alla Opel Rekord 2100 D non bastò, per diventare un vero best seller di vendite, sollevare il colletto della camicia e dire: “Ehi, ragazzi, io sono una Opel, mica pizza e fichi”: insomma, alla Opel all’epoca non bastò rivendicare il suo valore di “Brand”.

Per essere accettata nel suo consumo medio di 9 litri per 100 chilometri di gasolio, con la sua velocità massima di 145 Km. orari in discesa, ma nella sua nuova condizione di ammiraglia meno cara d’Europa quanto a costi di gestione, i tecnici ed i pubblicitari del marchio di Russelheim presero tanto di griglie comparative, curve di Gauss e grafici per dimostrare che con percorrenze medie di 15.000 km annui dopo solo tre anni il maggior listino della diesel sulla versione a benzina sarebbe stato azzerato in risparmio di costo del pieno. 

Da quel momento una vera esigenza che fu fatta passare per puro vantaggio ed opportunità – e non per obbligo – aprì le porte ad una diffusione delle versioni a Gasolio che se a metà del 1975 corrispondevano ad otto su un complesso di ben 130 modelli ed allestimenti in vendita in Europa, dieci anni dopo vedevano un rapporto pari ad una vettura diesel ogni tre presenti in Gamma ed una quota di mercato europea in grado di crescere da zero a 27% in un solo quindicennio.

Da fine degli anni Settanta il comparto del Diesel si articola secondo una sequenza di arricchimento tecnologico che lo porta ad adottare in un intervallo di quattro decenni quello che il motore a benzina aveva conquistato lungo un secolo; e passando dai 54 cavalli del motore 2074 cc. di quella Opel “Rekord 2100 D” ai 150 Cv della “Volkswagen Golf 2.0 TDI” del 2013 (la protagonista del famoso “Dieselgate”) compie una sorta di “supernova” dalla quale si è ripresa solo dieci anni dopo, con la ripartenza recente delle offerte e delle rinnovate linee produttive Diesel da parte di diversi Marchi Costruttori “pentiti” che hanno fatto numerosi “dietro-front” sulla ipotesi di rinuncia al Diesel in Gamma.

Quello che conta, alla luce del racconto iniziale fatto, è che nel 1973 la Opel inaugura un filone commerciale focalizzando un problema (la crisi energetica ed il costo alla pompa) e trova la “sua” soluzione, spiegandola e confrontandola con il contesto in concorrenza. Espone cifre reali, spinge il consumatore al confronto merceologico; ed è per questo che convince, e vince. Spingendo la concorrenza ad una analoga operazione verità: spiegare tutto in cifre.

Da quel momento l’evoluzione di mercato del Diesel vive due fasi mediatiche opposte: i primi vent’anni di mercato sono contraddistinti da una fitta contrapposizione di cifre, statistiche, valori di consumo e dati relativi ad abitabilità, carico, autonomia. 

E’ curioso quel che accade invece, in media, nel secondo “ventennio” di evoluzione del mercato Diesel, in cui la diffusione esponenziale del sistema “Common Rail” estende finalmente alle piccole cilindrate l’espansione consolidata nel segmento delle Ammiraglie: il Diesel diventa una consuetudine assiomatica per effetto di due effetti composti ma “indotti” dalle nuove prassi commerciali di Dealer e Costruttori: il sistema di acquisto con ciclo di sostituzione programmata.

Ciclo di sostituzione, Common Rail e Remarketing: il “Doping” Diesel del 2000

Lezione numero Uno: una forma di acquisto non deve essere “drogata” perché prima o poi finirà per esplodere in mano al sistema che l’ha congegnata.

Di fronte al potenziale acquirente, con i finanziamenti a ciclo di sostituzione programmata si pongono non più due cifre di riferimento contrattuale (prezzo di vendita del nuovo e valore di permuta del vecchio) ed una serie di cifre funzionali alla gestione post vendita ma ben quattro racchiuse nello stesso contratto: prezzo di acquisto del nuovo, costo servizi di manutenzione incluso nella rata mensile, valore di buy back garantito dal Dealer e proiezione della quotazione dell’Usato all’atto della sostituzione programmata in data predefinita. Ed ovviamente questo poligono contabile porta sempre in evidenza un vantaggio del Diesel in confronto al pari segmento o modello a benzina. 

 

La combinazione di variabili contrattuali favorevoli ma “pilotate” rende piano piano desueto il confronto quantitativo tra diverse opzioni ma premia in convenienza la fidelizzazione secondo un modello commerciale di “Loyalty” finanziaria con la quale il Diesel dilaga fino al 2015 alla soglia del 55% delle immatricolazioni annue in tutta Europa. Insomma, le performances commerciali del Diesel derivano più da un combinato “Doping” contrattuale e strategico dei Costruttori? Lo dicono le cronache scritte in quei giorni negli Showrooms.

Il Diesel si compra senza più confronto critico: è la “Moda” che lo fa vendere

Lezione numero Due: la vendita assiomatica non permette facilmente reversibilità o switch su altri sistemi.

E’ dopo il Dieselgate e la serrata istituzionale e mediatica europea contro il Diesel che evidentemente il Gasolio comincia a crollare nei volumi, e vede i Costruttori però finalmente liberi da una guerra commerciale cannibale che stava ammazzando tutti per colpa di un algoritmo allucinato: più vendite, meno margine, asta al ribasso dei listini e dei prezzi finali, rivalutazione artificiale del buy back anche in condizioni di crollo dei valori di rivendita dell’usato. Ed il Gasolio crolla nelle vendite, senza che se ne individui il suo alter ego.

Ma solo nel nuovo, perché le preferenze per il Diesel nell’Usato restano elevate mentre le performances di immatricolato annuo non vedono nessuna surroga di rango – per diverso tempo – di alimentazioni e piattaforme alternative (vedi l’elettrico) sul Gasolio.

Dopo il Lockdown si assiste invece ad una semplice sostituzione dell’endotermico puro con l’endotermico ibridato. Con un vantaggio commerciale derivato: nessun Costruttore prima di allora avrebbe mai spacciato una versione GPL o Metano di una originaria a benzina come “modello nuovo”; eppure, forza del Marketing, l’associazione di una struttura motrice elettrica con il classico endotermico compie questo miracolo: le vecchie endotermiche pure con un impianto Mild Hybrid possono definirsi nuove e per questo costare molto di più. 

Ma non ditemi che sono facinoroso se dico che la sostituzione di massa delle sole endotermiche con le Ibride deriva da un processo assiomatico e forzoso: nessun Marchio europeo riesce a costruire un nuovo Branding Ibrido nonostante la sostituzione totalitaria della Gamma di offerta. L’Ibrido si vende perché è obbligatorio per la svolta ecologica nella UE.

Il Branding fine a se’ stesso non ha scampo nel mercato europeo del BEV

Lezione numero TRE: la forza del Brand su settori di mercato innovativi ha senso solo se il Brand è percepito come valore aggiunto rispetto alla concorrenza “Commodity”: altrimenti a prevalere è la contabilità pura del “Value for Money”.

Fino a questo punto, tuttavia, il “branding” dei Marchi Costruttori europei in ambito commerciale BEV non subisce alcuna evoluzione, ma solo pregiudizi: revisioni programmatiche e taglio alle previsioni di lancio di nuovi modelli, rinuncia a spegnere del tutto la gamma di endotermici, ma quel che più colpisce è la resa generale ed incondizionata dei Costruttori rispetto alla superattivitàmostrata in termini di sinergie e di R&D per autonomia ed innovazione batterie, guida autonoma, mobility providing, connettività globale. 

L’effetto annuncio e le proiezioni agli anni a venire di azioni di rivoluzione copernicana del profilo di offerta di diversi Costruttori si cominciano ad interrompere: e sembra quasi che i Marchi vogliano riscoprire e trasmettere una indole metalmeccanica e per questo si comincia a moltiplicare il panorama di Joint Ventures tra Costruttori europei ed extraeuropei per l’ingresso nella UE di piattaforme costruttive estere da “rimarchiare” o produrre ex novo direttamente nel Vecchio Continente. 

Non sembra più interessare molto la “primogenitura” del prodotto BEV in seno ad un Marchio, ma solo la sua messa in disponibilità al pubblico. Questo però deriva anche dalla precarietà di immagine dei Costruttori maturata a seguito di alcuni buchi nell’acqua.

Ma il problema nato e cresciuto in parallelo con il tentativo di fondare un nuovo “ElettroBranding” da parte dei Costruttori europei è quello di affermare un “Geo-Branding” di tutta l’Industria e del contesto dell’Unione: non a caso la prima vera best seller del settore “Z.E” è la Nissan Leaf del 2011 ma non perché sia l’unica, come erroneamente molti pensano:  ma perché è una giapponese, contornata dalla ottima immagine e reputazione del Sol Levante in R&D di settore; un modello innovativo, qualitativo, diverso; e che costa uno sproposito, è per molti una incognita ma fa i suoi numeri. Come mai non accade lo stesso per la concorrenza?

Nel Paradiso del BEV vince il GeoBranding?

Lezione numero QUATTRO: il “Branding” della mobilità elettrica non può essere combattuto tra Marchi Costruttori ma tra Continenti. Purtroppo ce ne stiamo rendendo conto.

Facciamo un “recap” mnemonico? Chi di Voi se la sente di concordare all’impronta con me che il Diesel è stato di fatto il manifesto tecnologico e commerciale della neonata Unione Europea per promuovere una piattaforma in grado di qualificare l’immagine europea automobilistica nei nuovi mercati dell’est europeo e della Cina? Ci sono pochi dubbi, peccato che il profilo della perfetta auto comunitaria (Diesel, Premium, Total Quality manifacturing) nelle mire di Bruxelles avesse il volto tedesco e non proprio continentale.

A fare il primo passo falso è stata l’Unione Europea: ieri nel Diesel e ora nella evoluzione del mercato elettrico. La mamma dei Green Bond ha lasciato che a sottoscrivere i primi Protocolli di Intesa geo-istituzionali sul fronte della ecomobilità fossero l’America di Obama e la Cina, mentre Bruxelles delegava come al solito a rappresentarla la città di Berlino: tutti ricordiamo la fobia primatista della “Signora” Merkel nello sbandierare miliardi di Euro di sostegno alla elettromobilità tedesca all’alba del 2011 dentro un contesto europeo dove solo la Gran Bretagna fece da contraltare con il piano territoriale sulle reti di ricarica. 

Torniamo al caso ricordato sopra della Nissan Leaf: l’Opinione pubblica forse confonde la visibilità e l’immagine forte del contesto giapponese con la condizione di alleanza tra Nissan e Renault, e per questo finisce per ritenere erroneamente la Leaf figlia di quella Alleanza; ma non è così. 

La ipotetica “sovrascrittura” dei valori e dei benefit percepiti dal Cliente per la Gamma endotermica del Marchio è solo controproducente, e lo si vede alla distanza: dunque all’atto del 2011 non è tanto la Leaf a fregiarsi del Brand Renault compreso nell’alleanza, poiché la Losanga non ha un pedigree spendibile nella mobilità elettrica; ma al contrario è tutta l’Alleanza ad essere valorizzata in chiave BEV dalla componente giapponese come fattore di GeoBranding. Ed il Geobranding alla fine è il fattore estremo che porterà il comparto BEV europeo a fottersi. 

Perché manca un protocollo europeo unitario, una condivisione e manifestazione di ideali, valori, simboli ed obbiettivi comuni; ma soprattutto perché tutta la UE appare come una dependance degli universi americano e cinese dal lato del fabbrisogno, delle risorse e della produzione necessaria per essere un vero e proprio modello industriale del mondo BEV.

Ma allora perché la UE continua imperterrita a proclamare l’ecorivoluzione, la decarbonizzazione, lo stop presunto ai motori endotermici? Semplice, per tre motivi:

 

– Non può farne a meno visto che sulle politiche Green ha lanciato miliardi di Euro di Green Bond che devono passare all’incasso; 

– Attraverso la prevista incentivazione di nuovi insediamenti produttivi di ecomobilità può attrarre parte di quella impresa che decenni prima è scappata in Cina ed Asia;

– Attraverso la blockchain e la tracciabilità del Carbon footprint può attivare dogane virtuali al posto di quelle fisiche.

Peccato che questo protocollo di buone intenzioni sia messo in crisi dalla altalena programmatoria e strategica che Bruxelles ha dimostrato negli ultimi anni. Ed è per questo che a dominare il comparto BEV è la Cina: per una migliore credibilità di GeoBranding e per una attitudine di rispetto del Value for Money.

I consumatori europei di BEV non vogliono Brand, ma  Value for Money

Lezione numero Cinque: Per competere contro i colossi cinesi serve una politica di Network ed aggregazione. Altro che “old Branding”.

Immaginate un Ristorante con: laghetto sul cortile per la pesca delle trote da forno, peschereccio di proprietà per i crostacei freschi dal mare poco distante; campo coltivato per frutta e verdura; pollaio, uova, bovini e caprini di macellazione di proprietà; quattro tipologie di forno (a Gas, a legna, elettrico, solare) e un approvvigionamento energetico da elettrico fotovoltaico e biogas da rigenerazione dei rifiuti organici. E’ un sogno ovviamente, ma Voi lo mettereste mai a paragone con un ristorante alternativo che dispone di neppure la metà di quello che ha il primo? Ah, beninteso: nel secondo a gestire la cucina c’è Cannavacciuolo mentre nel primo si alternano i neodiplomati della Scuola alberghiera.

Ok, detto così quale dei due scegliete? Io credo che Vi orienterete in massa sul primo. Sbaglio? Ah, già: mi direste che non c’è paragone tra i due. Ma c’è la vostra esigenza di mangiare e due sole opzioni. Quelle che una Commissione Europea di squilibrati vorrebbe rendere istituzionale nel mercato auto continentale con il divieto degli endotermici dal 2035. La follia di burocrati analfabeti che se tra dieci anni mettessero i Clienti nella condizione di scegliere tra prodotti cinesi titolari di tutta la catena di approvvigionamento, ed i prodotti europei “Brand” in cui però una fetta forte delle risorse necessarie sarebbe di terzi, porterebbero i Costruttori europei nel baratro. 

La verità è che per ancora molti anni l’Europa ha bisogno della gamma endotermica soprattutto per non ghettizzare sé stessa dentro un quadrilatero di battaglia limitato alle sole BEV, dove figurerebbe come un peso Welter contro Mike Tyson, con le conseguenze prevedibili.

Soprattutto non è più concepibile da parte del potenziale Cliente accettare una BEV europea offerta per la sua maggior parte come ricettacolo di slogan: non inquina, è fruibile, è innovativa, è migliore, etc. Il Cliente desidera sapere sempre e classicamente due cose: quello che sta comprando vale i soldi che sta spendendo? E quale è il perimetro di responsabilità, skills, customer care, know how ed expertizeche il Costruttore può costruire intorno al Cliente? 

Se la risposta non comprende la capacità al momento solo cinese di poter sovrintendere ogni aspetto della filiera dell’elettomobilità, le bellissime supercazzole sul Brand sono aria fritta.

Troppo “branding” e poca didascalia: ma il BEV non è una fiction TV

Lezione numero SEI: l’attuale comunicazione “Brand oriented” della maggior parte dei Costruttori europei appare un po’ come un parlarsi addosso, e finchè tale è la percezione i consumatori si rivolgeranno dove la comunicazione indica cifre, opzioni, opportunità e potenzialità industriali. E su questo fronte il paragone con gli Europei è impietoso.

Da dove nasce la mia obiezione? Dalla sovrapposizione di tre effetti soprattutto mediatici e di comunicazione a confronto:

– 1) Dalla esplosione del fenomeno Tesla in poi, cioè da circa il 2012, i Brand europei hanno inteso promuovere non un fronte di comunicazione tecnica e commerciale (come e con quali prodotti, schemi tecnici e costruttivi proporsi sul mercato del “Full Electric”) ma puramente “etica” (andare verso l’elettrico perché lo chiede l’ambiente) con una sorta di ripudio manifesto iniziale per l’endotermico: questo causava il primordiale “trasloco” dei Brand europei in un settore assente del necessario benchmark parametrico storico in tema di tecnologia elettrica dove, all’epoca, persino i più agevolati ed introdotti Costruttori giapponesi si mossero con molta cautela sia in chiave di preannunci che di costruzione di immagine;

2) Dalla esperienza progressiva in base alla quale abbracciare la elettromobilità avrebbe comportato per i Brand la necessità di ampliare, estendere, modificare anche l’assetto industriale e Corporate di Marchi e Gruppi al fine di stringere alleanze per lo sviluppo e la innovazione di prodotto, i Brand hanno iniziato un fumoso processo di “Upgrade” di se’ stessi come “Mobility Provider” stringendo alleanze con Internet Companies, Utilities energetiche, Costruttori di ADAS, etc; al fine di mostrare al potenziale Cliente un profilo nuovo, strutturato e forte per offrire elettromobilità, Guida Autonoma, Sharing e micromobility: questo ha comportato il momentaneo posizionamento mediatico dei Brand in una zona “ignota” del mercato dove il rischio poteva essere quello di disperdere od appannare storie e radici commerciali iconiche;

– 3) Dalla crisi del DieselGate in poi, inoltre, diversi “Brand” europei hanno dichiarato la futura rinuncia alla produzione industriale del motore a Gasolio mettendo in crisi il rapporto vigente con una popolazione di consumatori pari ad oltre la metà della Gamma venduta, e senza in questo poter individuare e trasmettere al proprio target potenziale una vera alternativa BEV in grado di surrogare il Diesel: in parole povere l’autolesionismo dei Brand verso il Gasolio ha accentuato anziché moderare il crollo di immagine e la perdita di identità sul mercato;

 

– 4) Da dopo il Lockdown è iniziata la famigerata (o salvifica?) crisi dei semiconduttori, da dove è iniziata la vera inversione di tendenza tra mondo europeo ed asiatico nella offerta commerciale di BEV: per l’Europa la crisi dei semiconduttori era diventato il motivo oggettivo per distogliere l’attività industriale da programmi ed obbiettivi troppo ottimistici ed ambiziosi sulle vendite di BEV; per i cinesi è stata semplicemente una condizione residuale che non li ha distratti dall’espansione sul mercato interno e dal boom di export verso UE ed Occidente;

– 5) Da quel fatidico Salone di Parigi del 2022 i principali Brand e Gruppi europei, Stellantis e Renault in primis, hanno tirato stracci addosso allo stalking ecologista di Bruxelles che in poche settimane di quell’anno aveva teorizzato lo stop all’endotermico al 2035 e l’entrata in vigore dell’Euro 7 decisamente soffocante per gli obblighi nuovi imposti ai Costruttori;

– 6) Attualmente la maggior parte dei Brand e dei Gruppi originariamente neo evangelici della elettromobilità, ha impiegato poco più di un decennio per passare dall’entusiasmo fideistico del Punto 1) dell’inizio di questo decalogo, alla riaffermazione dello Status quo che in molti avevano già compreso tra i potenziali clienti: dietrofront sulla elettrificazione di massa, dietrofront sull’abbandono del motore Diesel e richiesta alla UE di rivedere il termine del 2035. Non è solo qua la sensazione tragicomica trasmessa dai Costruttori europei ai Consumatori. 

 

Come se il tempo fosse un gambero: dieci anni di dietrofront elettrico in UE

Lezione numero SETTE: occorre un “Manifesto Umanista” della transizione elettrica UE.

Riepilogo per i più distratti, la serie di passaggi che compongono questo “gioco dell’oca” un poco maldestro mostrato dai Brand europei in cerca di “Elettro-branding”:

– Da circa 10 anni il tentativo di “trasloco” dei Brand europei in un settore (la elettro mobilità) mancante del necessario benchmark parametrico storico, e dunque privo per i Brand europei di una immagine positiva da trasmettere ai Clienti;

 

– Momentaneo posizionamento mediatico dei Brand in una zona “ignota” del mercato dove il rischio di disperdere od appannare storie e radici commerciali iconiche è stato forse sottovalutato; 

– L’autolesionismo dei Brand verso il Gasolio ha accentuato anziché moderare il crollo di immagine e la perdita di identità sul mercato; 

– La serie variegata di eventi globali negativi avvenuta da circa 10 anni a questa parte (Crisi finanziaria e valutaria, Dieselgate, Covid, Crisi dei semiconduttori, Guerra russo ucraina, deriva dei Continenti e fine delle mezze Stagioni) è stata usata sempre più spesso dai Costruttori europei per avallare la opportunità o la necessità di rendere reversibile quella rivoluzione elettrica che alla fine, per come si è cominciata a trasmettere dal mondo auto, era più una fisima istituzionale di Bruxelles che non una pseudo vocazione ecologica ed etica sopravvenuta nei Costruttori;

– La frattura tra mondo industriale auto europeo ed istituzioni europee che esplode ad Ottobre 2022 al Salone di Parigi segna infine la diga insormontabile tra paradigmi diversi; sul punto confrontate la differenza di dialettica e di cronaca di settore percepita dal potenziale consumatore che osservi la simmetria tra Costruttori cinesi e Pechino e lo scontro ormai epocale tra Bruxelles ed i Costruttori europei.

Da un lato Bruxelles esercita il suo mobbing seriale con la raffica di oppressione normativa: Euro 7, BER 2023 (poi prorogata fino al 2028),Fit for 55, carbon footprint; dall’altro lato i Costruttori europei hanno pubblicamente dipintoBruxelles come un covo di pazzi esaltati ecologisti di ventura, buoni solo ad affamare l’industria auto europea in lotta con il gigante cinese. 

La vera questione è che lungo dieci anni il mondo costruttivo europeo ha fatto crollare di colpo tutto un castelletto ideale nato circa 10 anni fa e riguardante un ipotetico traguardo del Vecchio continente in tema di gamma elettrica di offerta, di approvvigionamento di risorse, di capacità industriale interna in tema di R&D di batterie e di autonomia, ma soprattutto quello che è crollato è il presupposto che senza il motore classico e la storia oggettiva che hanno, i Brand europei possano rimanere tali anche nel mondo elettrico.

Il vero dramma è che lungo dieci anni il mondo costruttivo cinese ha mantenuto le promesse che neppure aveva dovuto o voluto enunciare dieci anni fa: rispettando in pieno i programmi voluti dal governo di Pechino nel 2001 l’industria cinese ha camminato sopra decine di intoppi ma è arrivata oggi ad essere la prima Industria al mondo per produzione, esportazione ed assortimento al mondo; ad essere un universo endogeno di risorse minerarie, tecnologiche, industriali, progettuali per saper sovrintendere in autonomia e dentro i confini nazionali ad ogni esigenza legata alla elettromobilità; ed infine si è dimostrata capace di espandersi a livello mondiale confrontandosi con ogni potenziale competitor.

 

La soluzione non può trovarsi nei cassetti delle Agenzie di Advertising, con imbellettamenti e ceratura della simbologia improbabile di un Branding presunto da opporre a chi sta facendo da nuovo benchmark della mobilità elettrica mondiale. Per avere la capacità mediatica ed operativa per confrontarsi con i Marchi asiatici l’industria europea deve dimostrare di saper addirittura rinunciare agli steccati delle convenzioni scontate per promuovere un nuovo networking, un nuovo modello organizzativo con cui trasmettere un messaggio credibile: “Siamo l’Europa. La culla del motorismo mondiale. Siamo una storia secolare, abbiamo attraversato tutte le fasi storiche, tecnologiche, politiche ed economiche che si possono immaginare. E siamo ancora qua, pronti a proporre senza evangelizzazioni inutili il meglio della tecnologia per la mobilità che sappiamo configurare. Endotermico, Elettrico od Ibrido, l’Auto Europea sarà sempre protagonista”.

Riccardo Bellumori

Nuova Audi E5 2026: solo per la Cina

Audi ha presentato il primo modello di serie del suo sub-brand creato appositamente per il mercato cinese.

La nuova Audi E5 Sportback elettrica a cinque porte sarà in vendita entro la fine dell’anno. L’auto elettrica sarà offerta sia a trazione posteriore che a trazione integrale con doppio motore.

Alla vigilia dell’apertura del Salone dell’Auto di Shanghai, Volkswagen ha tenuto un proprio evento in cui ha presentato diversi nuovi prodotti. Tre concept hanno debuttato direttamente sotto il marchio VW, mentre il marchio globale Audi ha presentato i modelli allungati A6L e-tron, A5L/A5L Sportback e Q5L. E un nuovo marchio separato, AUDI senza quattro anelli (un sottomarchio di Audi), ha presentato la sua primogenita: l’auto elettrica E5 Sportback, ovvero l’incarnazione di serie del concetto AUDI E. Ricordiamo che la creazione di AUDI è stata annunciata nell’autunno del 2024: è stata fatta in lettere maiuscole ed è l’emblema. Questo marchio è stato creato appositamente per la Cina insieme a un partner di lunga data di Volkswagen, l’azienda SAIC.

Come riportato in precedenza, i tedeschi sono responsabili dello sviluppo generale e dell’ingegneria, mentre i cinesi sono responsabili “dell’innovazione, di un ecosistema tecnologico consolidato e di una profonda comprensione delle esigenze del mercato locale”.

LA GAMMA UNICA

L’AUDI E5 Sportback è ufficialmente considerata una fastback, anche se l’auto elettrica è in realtà una station wagon. O meglio, un’utilitaria troppo grande. Il modello si basa su una piattaforma chiamata Advanced Digitised Platform (ADP) con un’architettura a 800 volt. Come sottolineato dall’azienda Audi, la collaborazione con SAIC ha permesso di ridurre del 30% il ciclo di sviluppo di una macchina commerciale.

All’esterno e all’interno, l’AUDI E5 replica quasi alla lettera il suo predecessore. Tra le caratteristiche del design esterno vi sono i fari a matrice stretta, i fanali posteriori incorniciati, le fiancate piuttosto “muscolose” e un grande spoiler. Il modello di serie mantiene anche le porte senza telaio con maniglie a scomparsa e il tetto in vetro. Infine, la E5 è dotata di lidar e telecamere esterne al posto dei tradizionali specchietti.

DATI TECNICI E MOTORI

La nuova Audi E5 misura 4881 mm di lunghezza, 1959 mm di larghezza e 1478 mm di altezza. Le dimensioni del passo non sono specificate nel comunicato stampa.

L’elemento principale all’interno dell’AUDI E5 è un tabellone che occupa quasi l’intera larghezza del pannello anteriore, sui cui bordi sono presenti display aggiuntivi che mostrano le immagini delle telecamere esterne. Nell’elenco delle dotazioni sono ancora dichiarati l’assistente “tattile e vocale” AUDI Assistant “basato sull’intelligenza artificiale”, la ricarica wireless con “raffreddamento attivo”, numerosi sistemi di sicurezza e parcheggiatori avanzati.

AUDI E5 Sportback sarà offerta con trazione posteriore o trazione integrale a doppio motore, ma le caratteristiche dettagliate di tutte le versioni non sono ancora state annunciate. Si sa che la potenza totale della versione di punta a trazione integrale è di 787 CV, e che una cinque porte di questo tipo scatta a “cento” in 3,4 secondi. Sarà disponibile anche la E5 con 299, 408 e 578 CV. Il modello è dotato di sospensioni pneumatiche. La batteria è ancora quella dichiarata, con una capacità di 100 kWh. L’autonomia massima è di 770 chilometri nel ciclo CLTC.

La primogenita del marchio AUDI sarà in vendita quest’estate, nel 2026-2027 appariranno altri due modelli. Audi non ha annunciato alcun piano per portare il marchio al di fuori della Cina.

I 3 Concept Volkswagen per la Cina

Volkswagen presenta tre concept al Salone di Shanghai, ma non saranno per noi – Volkswagen presenta al Salone di Shanghai tre concept car per il mercato cinese.
Volkswagen sta avviando una nuova strategia in Cina, uno dei maggiori mercati mondiali, sviluppando veicoli specifici per i clienti cinesi. Questa strategia “In Cina, per la Cina”, secondo il capo della VW Thomas Schäfer, sta prendendo forma con la presentazione di tre concept car al Salone di Shanghai.
Il Salone, che si terrà dal 23 aprile al 2 maggio, è l’occasione per VW di svelare tre studi delle sue tre joint venture: la ID.Aura per FAW-Volkswagen, la ID.Era per SAIC Volkswagen e la ID.Evo per Volkswagen Anhui. Ognuno di essi annuncia la nuova identità stilistica di VW per la Cina, dato che il marchio prevede di lanciare 30 nuovi modelli (di cui 20 con “nuova energia”) sul mercato cinese da qui al 2027.
Questi tre studi fanno seguito alla concept ID.Code presentata al Salone di Pechino nel 2024. Condividono alcuni elementi di design, ma ognuno ha una propria personalità: l’ID.Era è un SUV familiare piuttosto squadrato, l’ID.Aura è una berlina bassa e filante e l’ID.Evo è un SUV più dinamico. Sia il grande SUV che la berlina hanno fari a forma di striscia e luci diurne, e il loro stile è abbastanza regolare, anche se la ID.Aura ha alcune linee forti nel suo profilo. Dal canto suo, la ID.Evo è un po’ più particolare, con una firma luminosa diversa a due livelli, nervature decise sul cofano e sulle portiere e uno spesso diffusore nella parte inferiore. Sul retro, a sorpresa, è presente un badge ID.Unyx sul portellone, che designa la cugina della Cupra Terramar di VW in Cina.

LA NUOVA GAMMA

Questi tre studi sono considerati New Energy Vehicles (NEV), che comprendono veicoli 100% elettrici, modelli ibridi plug-in e veicoli elettrici con autonomia estesa grazie a un range extender. L’ID.Era, un grande SUV con tre file di sedili offerto da SAIC Volkswagen, è dotato di un range extender alimentato da un generatore a benzina. La batteria del sistema elettrico fornisce un’autonomia di 300 km, mentre il range extender aggiunge 700 km, consentendo di percorrere più di 1.000 km.

Le ID.Evo e ID.Aura sono 100% elettriche. L’ID.Evo di VW Anhui utilizza la tecnologia 800V, mentre l’ID.Aura di FAW-Volkswagen si basa su una piattaforma CMP. Entrambi i modelli possono utilizzare sistemi avanzati di guida autonoma, basati sull’intelligenza artificiale, con la possibilità di effettuare manovre di sorpasso, affrontare curve o immettersi nel traffico senza utilizzare il volante o i comandi. Naturalmente, questo livello “2++” richiede ancora la supervisione del conducente per reagire rapidamente se necessario.
Presentati a Shanghai, questi tre studi prefigurano a loro modo i prossimi modelli VW in Cina. Tuttavia, non è previsto il loro arrivo in Europa, poiché sono stati progettati specificamente per soddisfare le esigenze dei clienti cinesi.