Circolando tra i più informati quelle che hanmo tutta l’aria di essere le foto cje ritraggono il design definitivo dellanuova Bmw Z4 M40i. Il debutto sembra molto vicino. La vettura è tutta nuova. Calandra bassa e sottile e molti altri richiami al design della nuova M8. Design muscolare anche per la fiancata dove spicca una presa d’aria. Sotto al cofano troverà posto un nuovo6 cilindri in linea, probabilmente biturbo.
Ci saranno anche sospensioni sportive ed ammortizzaotri a controllo elettronico. Novità assoluta il differenziale posteriore elettronico a slittmaebto limitato per garantire aderenza in tutte le condizioni.
Vi sarà certamente capitato di incontrare una vettura elettrica in ricarica. Il pensiero sarà certo corso ai costi di acquisto ed ai problemi di gestione di una auto priva di motore termico. Confesso di aver fatto anche io queste considerazioni e sono state proprio loro ad avermi spinto a voler cercare una risposta. Eccomi allora al volante di una Tesla. Il marchio californiano che porta il nome del celebre Nikola Tesla è stato fondato nel 2003 da Elon Musk. L’obiettivo è stato chiaro fin da subito; creare vetture elettriche. Ecco allora Tesla Model S l’ammiraglia elettrica capace di far sfigurare anche le più blasonate supercar.
La prima cosa che balza agli occhi sono le dimensioni; Model S è lunga 498cm e larga 196cm. Il design, particolarmente riuscito tanto da aver ispirato anche le “sorelle” Model X e Model 3, è volto a creare continuità tra le singole componenti dell’auto. Qualcuno potrebbe definirlo minimalista ma non per questo banale. Frontale basso e proiettori full led. Fiancata caratterizzata dalla linea di cintura alta. Ormai famose le maniglie a scomparsa che destano sempre l’interesse dei passanti, soluzione che coniuga design ed aereodinamica. Il modello in prova monta i cerchi da 19″ ma c’é la possibilità di optare per quelli 21″. Questi ultimi, esteticamente molto belli, comporanto, però, un maggior consumo della batteria derivandone una riduzione dell’autonomia.
Per questa prova sono al volante della Model S 100D. Batteria da 100kWh ed autonomia dichiarata di 632km. Volendo si può optare per la 75D, che monta una batteria da 75kWh ed ha una autonomia dichiarata di 490km, oppure per la velocissima P100D con batteria da 100kWh ed uno scatto 0-100km/h da primato 2,7 secondi!.
Model S 100D è il giusto compromesso tra prestazioni ed autonomia. Ho avuto l’opportunità di provarla lungo il passo del Bernina ed è stata una esperienza unica. Cominciamo dalla velocità. Lo 0-100km/h è coperto in 4,3 secondi con una progressione che conosce pochi euguali. Model S ha la trazione integrale con due motori uno all’anteriore ed uno al posteriore. Il riparto dei pesi è quasi perfetto; 49% davanti e 51% dietro. Le batterie si trovano al centro del pianale così da non zavorrare l’auto ma da migliorarne l’handling in curva. A conti fatti Model S pesa 2.108kg ma su strada sembrano molti molti meno. A dispetto delle dimensioni questa Tesla si muove agile anche sui tornanti di montagna pur non nascondendo la sua propensione per le percorrenze autostradali.Tesla Model S monta anche un sofisticato sistema di sospensioni pneumatiche. Possiamo sollevare l’auto da terra per evitare ostacoli come i dossi arificiali oppure schiacciarla al suolo per migliorare il coefficiente aereodinamico. Grazie al Gps Model S “ricorda” il luogo in cui abbiamo operato la modifica all’assetto e procederà successivamente ad effettuarla in automatico in corrispondenza dello stesso luogo.
Ci sono però alcune considerazioni da fare sullo stile di guida. La prima è che Model S sfrutta la frenata rigenerativa per accrescere l’autonomia residua. In concreto l’auto incrementerà la sua inerzia al calare dell’energia disponibile nelle batterie. Rilasciare l’accelleratore significa, quindi, assistere all’entrata in funzione dei freni dell’auto. Si tratta di un aspetto da prendere in considerazione soprattutto se si è troppo vicini all’auto che ci precede. La seconda accortezza riguarda l’accellerazione. L’assenza del cambio e, l’apporto istantaneo della coppia, rende Model S molto reattiva e veloce. Per questo è meglio evitare incaute accellerazioni. Queste incidono molto sui consumi ed è bene esercitare una pressione progressiva sul pedale dell’accelleratore.
Capitolo Tesla Auto Pilot. Necessario chiarire che non si tratta di “guida autonoma” ma di una tecnologia comunque molto evoluta. La vettura, grazie a telecamere e radar, ha la piena consapevolezza della sua collocazione su strada. AutoPilot permette al conducente una guida più serena senza dimenticare di tenere le mani ben salde sul volante e gli occhi puntati sulla strada. Inutile dire che, non appena infrastrutture e legislazione lo consentiranno, questa tecnologia potrà avere il pieno controllo della vettura in movimento.
Capitolo autonomia. In situazioni di guida reale non è difficile percorrere poco più di 500km con una ricarica completa. Una volta impostato il percorso sul navigatore la vettura calcola l’eneriga necessaria e, considerando anche il nostro stile di guida, fa una stima dei consumi previsti e delle soste necessarie per ultimare il viaggio stabilito. Nel mio caso sono partito con il 100% di autonomia dalla stazione di Supercharging di Sondrio ed il navigatore sapeva stimare la carica residua (72%) con la quale sarei giunto al Supercherger di Sankt Moritz. Questa valutazione si è rivelata assolutamente corretta ed affidabile. Insomma Model S fa bene i conti evitando inutili ansie da autonomia residua. Possiamo ricaricare la macchina in tre modi diversi. Presso la rete dei Tesla Supercharger, stazioni di ricarica istallate da Tesla in Italia (sono 27 da nord a sud) e nel mondo, dove in 60 minuti la vettura raggiunge il 100% di autonomia; a casa tramite rete elettrica convenzionale o con il trasformatore Tesla da parete; oppure presso gli oltre 500 destination charger (stazioni di ricarica presso ristoranti o luoghi di interesse) sparsi in Italia.
L’abitacolo è di livello e, come si conviene ad una ammiraglia, offre una serie di attenzioni dedicate agli occupanti. I materiali sono di qualità anche se alcuni assemblaggi andrebbero maggiormente curati. Da segnalare l’assenza di vani portaoggetti all’interno dei pannelli porta.
Tachimetro digitale con interfaccia personalizzabile. Al centro della plancia spicca il sistema di infotainment con il mastodontico schermo da 17″. Il tablet permette di gestire tutte le funzioni dell’auto dalla navigazione al clima, passando per la regolazione dei sedili. Possiamo dividere la schermata in due macroaree indipendenti e personalizzabili.
Tesla Model S integra un modulo Lte. L’auto, infatti, è sempre connessa ad internet e gli occupanti possono navigare gratis in rete o ascoltare, altrettanto gratuitamente, le proprie playlist preferite su Spotify. La connessione Lte è alla base del funzionamento dell’App dedicata Tesla che consente di controllare l’auto dallo smartphone. Apertura delle portiere, localizzazione e clima sono solo alcuni dei comandi che possiamo gestire da remoto.
Il design crea qualche problema in tema di visibilità posteriore. Peraltro i poggiatesta posteriori non possono essere abbattuti. Ci corrono in aiuto i sensori di parcheggio e la retrocamera. Il sistema di assistenza alla manovra è molto preciso tanto da fornire la distanza, espressa in centimetri, dagli ostacoli che ci circondano.
Dietro lo spazio è davvero tanto. Non mancano ingressi usb per la ricarica dello smartphone e bocchette di ventilazione. Presente anche il bracciolo centrale. Il bagagliaio si apre automaticamente ed ha una capienza di 745 litri espandibile, abbattendo i sedili posteriori, fino a 1645 litri.
In chiusura parliamo di prezzi. In Italia il listino di Tesla Model S parte da 89.520 euro per la 75D. Per mettere in garage una Model S 100D come quella della mia prova servono 112.970 euro. Si tratta di un allestimento molto ricco in termini di dotazioni di serie (filtro Hepa per l’abitacolo, pacchetto clima invernale e sistema audio premium, tetto in vetro) ma qui arricchito come nel caso dei sedili in pelle e la modanatura in legno della plancia ( 3.700 euro). Sul proprio sito web la stessa Tesla offre una serie di soluzioni rateali per avvicinarsi alle esigenze dei clienti. Insomma Model S è una ammiraglia a tutti gli effetti ma a suo modo; offre tecnologia e trazione elettrica in una veste che non è mai banale ed aristocratica. Tutti la riconoscono ma pochi la guidano; se anche questo non è esclusività!
La Fiat 500X è sul mercato dal 2014 ma questo non le ha impedito di segnare vendite record nell’ultimo semestre.
Evidente il nuovo formale con paraurti anteriore rinnovato e luci di posizione led. Led che ritroviamo nei proiettori anteriori presumibilmente abbinati ai fari bi-xeno. Non è da escludere il ricorso al full led. Novità anche dietro con nuovi fanali ispirati al restyling di fiat 500 tre porte. Luce di retromarcia e retronebbia dovrebbero essere spostate nel paraurti posteriore. Prevista illuminazione led anche per gli stop.
Novità importanti in tema di motori con il debutto del 1.0, il FireFly 3 cilindri benzina turbo da 120CV, mentre i diesel includeranno il 1.3 MultiJet II da 95 ed il 1.6 MultiJet II da 120CV. Non mancherà il prestante 2.0 litre MultiJet II da 140CV. Fca ha annunciato che non parteciperà al prossimo salone dell’auto di Parigi in programma a settembre. 500X sarà presumibilmente presentata nel corso di un evento ad hoc in autunno.
Grand Cherokee Upland fa il suo esordio nelle concessionarie Jeep dove sarà possibile vederla da vicino ma anche provarla su strada con un test drive. Caratterizzata da un aspetto più aggressivo e da una completa dotazione di serie, la novità si posiziona tra le versioni Laredo e Limited. La gamma Grand Cherokee parte da un prezzo di 57.200 euro.
All’esterno, la Grand Cherokee Upland si contraddistingue per alcuni esclusivi elementi scuri che ne accentano il look e la rendono ancora più aggressiva, quali le finiture nero lucido, i cristalli posteriori oscurati e i possenti cerchi in lega da 20” in tinta Gloss Black. La stessa sportività si ritrova all’interno, dove l’ambiente scuro viene impreziosito da una ricchissima dotazione di serie che include l’innovativo Uconnect da 8,4” dotato di navigatore, predisposizione Apple CarPlay e compatibilità Android Auto; il sistema di ausilio al parcheggio anteriore e posteriore (Parksense); e i sedili anteriori regolabili in 8 posizioni a comando elettrico. Completano l’equipaggiamento di serie i fendinebbia a Led, il climatizzatore automatico bi-zona e i proiettori anteriori Bi-Xeno con luci diurne (DRL) a Led, il sensore pioggia e fari, lo specchietto retrovisore interno elettro-cromico, cruise control, sistema Keyless e specchietti esterni ripiegabili elettricamente.
La Grand Cherokee Upland è disponibile con il motore 3,0 litri V6 a iniezione diretta elettronica Common Rail dotato di tecnologia Multijet II (potenza da 250 CV)in abbinamento al cambio automatico a 8 marce con palette al volante. La leggendaria capacità 4×4 Jeep è garantita dal sistema di trazione integrale permanente Quadra-Trac II con marce ridotte (4WD Low) che si avvale del controllo della trazione BTCS (Brake Traction Control System) sull’asse anteriore e su quello posteriore per garantire capacità fuoristradistiche di assoluto riferimento. Inoltre, la nuova versione si avvale del sistema di controllo della trazione Selec-Terrain che consente al conducente di selezionare la modalità su strada o fuoristrada per ottenere sempre le migliori prestazioni.
Correva l’anno 2014 e Ford lanciava sul mercato la Ecosport. La nuova generazione cambia radicalmente passo; addio alla vistosa ruota di scorta sul portellone posteriore e si ad un design più maturo e muscolare. Tra gli allestimenti disponibili nel listino quello della mia prova è di gran lunga il più completo. Ecosport ST Line sfoggia caratteri distintivi. Calandra frontale con finitura nera a contrasto, minigonne laterali e paraurti posteriore sportivo. Sono optional i cerchi da 18″ ma il risultato estetico, complice la spalla dello pneumatico contenuta, si commenta da solo.
A confermare che il tempo dei diesel, soprattutto di dimensioni contenute, è tutt’altro che finita ci pensa il 1.5 Tdci da 100CV presente sotto il cofano. Il Tdci si dimostra un propulsore capace di sostenere al meglio tutti i tipi di marcia. In città, ad esempio, il cambio manuale 6 rapporti fornisce un buono spunto e la Ecosport si muove agile nel traffico. La rumorosità è sostenuta soprattutto in fase di ripartenza. In alternativa troviamo nel listino i motori 1.0 benzina Ecoboost declinati in varie potenze (125 e 140 CV).
La massa della vettura non è contenuta ma il feeling resta molto prossimo a quello che possiamo riscontrare sulla sua diretta parente Ford Fiesta. In curva lo sterzo reagisce in maniera pronta garantendo il grip necessario anche sui tornanti più impegnativi. Scarso il sottosterzo anche se il baricentro alto porta a scomporre la vettura soprattutto all’estito di una corposa frenata. Innegabile che se si vuole condurre la Ecosport su percorsi accidentati la trazione integrale Awd è assolutamente irrinunciabile. Buona la visibilità laterale grazie agli ampi specchietti retrovisori; problemi invece nel retrotreno dove, nonostante l’assenza della ruota di scorta abbia migliorato non poco le cose, gli ampi montanti rendono complicate le manovre. Assolutamente consigliata la retrocamera ed i sensori di parcheggio. Con 500 euro si può avere il tetto apribile. Si tratta di un accessorio valido anche se di piccole dimensioni.
Nel complesso la dinamica di guida è piacevole con gli ammortizzatori che assorbono anche le buche meno rassicuranti. Ford Ecosport fa bene in termini di consumi; il dato rilevato nel misto è di 6,4 l/100km. Questo dato come sempre è frutto di una guida disinvolta e pertanto migliorabile.
All’interno si nota subito il battitacco in alluminio con lettering ST Line. La nuova impostazione della plancia vede in primo piano lo schermo da 8″ del sistema di infotainment. Tachimetro analogico con fondo nero e schermo a colori centrale. Nuovo volante in pelle con cucitura rossa ottimale la rivista collocazione dei comandi. A bordo di Ecosport troviamo il nuovo Sync 3 che integra alla perfezione Apple Car Play ed Android Auto. L’interfaccia è sempre fluida e precisa ma va segnalata l’assenza della radio digitale DAB. L’impianto audio B&O Play, accessorio da 500 euro, offre un sound cristallino non rinunciando alla “potenza di fuoco” parliamo infatti di 675W totali distribuiti su 10 altoparlanti.
Comodi e funzionali i sedili in misto pelle che non tradiscono un certa attenzione al dettaglio. In generale le plastiche sono solide e ben assemblate. Purtroppo risultano rigide sui pannelli porta e nella parte bassa della plancia.
Dietro si viaggia comodi con tanto spazio per le gambe e per la testa. Il tetto non scende troppo e anche i più alti hanno il giusto spazio. Assenti, però, bocchette dell’aria è prese usb. Il bagagliaio ha una capienza di 356 litri espandibile a 1.238 litri abbattendo i sedili posteriori.
Il listino di Ecosport ST Line parte da 23.500 € per il 1.0 Ecoboost da 100CV. Per mettere in garage un modello come quello in prova servono, complici i numerosi accessori presenti, 28.500 euro (in promozione a 22.500). Tra i tanti optinal consiglio di non rinunciare ai fari bi-xeno utili in condizioni di scarsa illuminazione.
Sono circa 24 milioni gli italiani che durante le ferie estive 2018 si spostano in auto. Questo dato deriva da un’elaborazione del Centro Studi Continental sulla base dei dati dell’Osservatorio Findomestic sugli italiani che vanno in ferie e dei più recenti dati Istat sui mezzi di trasporto utilizzati per i viaggi di vacanza.
Dall’elaborazione del Centro Studi Continental emerge anche che gli italiani che utilizzano pullman e autobus per i loro spostamenti nelle vacanze estive sono quasi 2 milioni e 100mila. Gli italiani che per le ferie estive 2018 si spostano in camper o autocaravan, invece, sono quasi 600mila. Ad usare l’aereo sono circa 6 milioni e 700mila italiani; il treno 3 milioni e 400mila; la nave circa 900mila.
Ad influenzare le scelte degli italiani che vanno in vacanza (ma anche di quelli che non ci vanno), sono soprattutto le disponibilità economiche. Tra le maggior voci di spesa per chi si mette in viaggio in auto c’è il costo del carburante. A questo proposito, il Centro Studi Continental segnala che il controllo della pressione di gonfiaggio dei pneumatici ha un effetto positivo, tra le altre cose, anche sulla diminuzione della spesa per il carburante. Questo perché la pressione dei pneumatici influenza direttamente i consumi di carburante e le performance di guida, assicurando allo stesso tempo una maggiore durata dei pneumatici stessi. Secondo i calcoli di Continental viaggiando con pneumatici gonfiati ad una pressione inferiore di 0,2 bar rispetto a quella raccomandata dalla casa automobilistica si ha un maggior consumo di carburante dell’1% ed una minore durata dei pneumatici stessi del 10%. Viaggiando con una pressione inferiore di 0,4 bar, il consumo di carburante aumenta del 2% e la durata dei pneumatici diminuisce del 30%. Nel caso limite in cui si viaggi con pneumatici gonfi ad una pressione inferiore di 0,6 bar rispetto a quella ottimale, il consumo di carburante aumenta del 4% mentre la durata dei pneumatici diminuisce del 45%. Come si vede, quindi, il risparmio che si può ottenere grazie al semplice controllo della pressione dei pneumatici è di grande valore.
IlMaster in Transportation & Automobile Design (TAD)promosso dalPolitecnico di Milano e gestito da POLI.design, è arrivato alla sua 10a edizione. Un master di grande successo che vanta un elevato tasso di inserimento nel mondo del lavoro, con oltre l’80% di ex-studenti occupati nel settore del transportation design entro diciotto mesi.
Un percorso della durata di 15 mesi che forma progettisti in grado di sviluppare la propria creatività attraverso l’intero processo tipico dei centri stile: dalla definizione delle forme esterne allo sviluppo degli interni; studio e scelta di materiali e colori; modellazione fisica con il clay e digitale.
A conclusione, gli studenti divisi in gruppi, presentano i propri progetti di concept e ne realizzano il modello di stile.Il Master si avvale dellacollaborazione del Volkswagen Group Design che ogni anno, grazie ai suoi designer,propone un nuovo soggetto progettuale per gli studenti.
I professionisti del Gruppo VW lavorano a stretto contatto con loro, forniscono contributi didattici specialistici e revisionano periodicamente lo stato di avanzamento dei progetti, selezionando i migliori allievi per uno stage presso i propri centri stile.
I professionisti del Gruppo VW lavorano a stretto contatto con loro, forniscono contributi didattici specialistici e revisionano periodicamente lo stato di avanzamento dei progetti, selezionando i migliori allievi per uno stage presso i propri centri stile.
I professionisti del Gruppo VW lavorano a stretto contatto con loro, forniscono contributi didattici specialistici e revisionano periodicamente lo stato di avanzamento dei progetti, selezionando i migliori allievi per uno stage presso i propri centri stile.
Inoltre, gli allievi del Master hanno potuto beneficiare in questo ultimo biennio di docenze importanti, come quella dell’Ing. Dialma Zinelli, responsabile dell’aerodinamica di Dallara Automobili, società di engineering leader nella progettazione e produzione divetture da competizione e stradali ad alte prestazioni,per affinare al massimo le competenze nel settore dell’aerodinamica applicata al car design.
Il tema dei progetti realizzati nel corso del Master TAD 2017-18, ovvero la 9a edizione appena conclusasi, è stato il seguente: “4 Distances: new e-form languages for future distances”, da realizzare ipotizzando modelli con marchio Audi.
Il tema dei progetti realizzati nel corso del Master TAD 2017-18, ovvero la 9a edizione appena conclusasi, è stato il seguente: “4 Distances: new e-form languages for future distances”, da realizzare ipotizzando modelli con marchio Audi.
Il tema dei progetti realizzati nel corso del Master TAD 2017-18, ovvero la 9a edizione appena conclusasi, è stato il seguente: “4 Distances: new e-form languages for future distances”, da realizzare ipotizzando modelli con marchio Audi.
A sole 40 ore dal lancio di Suzuki JIMNY SAKIGAKE, realizzata in soli 20 esemplari numerati, la quarta generazione dell’unico vero fuoristrada compatto del mercato ha segnato un tutto esaurito sul WebStore Suzuki.
Secondo la cultura giapponese, SAKIGAKE è il componente più valoroso di un gruppo, colui che fa il primo passo, il pioniere che si spinge più avanti e apre nuove strade.
I 20 Clienti che si sono aggiudicati i 20 esemplari hanno dimostrato di essere loro stessi “SAKIGAKE”: pionieri nell’acquistare l’attesissima quarta generazione di JIMNY a scatola chiusa, ancor prima della sua presentazione ufficiale e dell’arrivo in Concessionaria.
Mito intramontabile da record
Le vendite sul web, per molti ancora solo un trend futuro, sono per Suzuki una realtà consolidata che ha saputo anticipare le tendenze del mercato.
Dal 2014 in avanti, l’innovativa piattaforma di e-commerce Suzuki ha acceso l’entusiasmo degli appassionati del Brand, confermando la praticità d’uso e arrivando oggi a rappresentare una formula di contatto col mondo Suzuki estremamente rapida e sicura. Come avvenuto nel caso di VITARA, BALENO, IGNIS, SWIFT e SWIFT Sport, la web edition di JIMNY ha anticipato la commercializzazione della nuova generazione e si è dimostrata da record.
Non solo SAKIGAKE è stata in grado di conquistare un sold-out nel tempo minore dalla messa online, solo 40 ore e 12 minuti, ma è stata anche in grado di ottenere il maggior numero di visualizzazioni di sempre sul web store, 22.565, battendo il precedente record ottenuto da VITARA Black Edition, 16.612.