Lancia solo la Ypsilon evita la scomparsa del marchio

Più di 6000 Lancia sono state vendute sul mercato italiano a dicembre. La Ypsilon è cresciuta del 55,4% rispetto alla fine del 2017. Nata nel 2011, lo scorso anno ha venduto ben 48.000 esemplari. Numeri sufficienti per tenere in vita il modello che sarà rinnovato nel 2020 o 202. La salvezza di Lancia è appesa alle decisioni di Manley è dei suoi uomini e ci sono piani di investimento per le principali fabbriche di FCA in Polonia, Serbia e Turchia. A Tychy si dice che l’attuale Ypsilon sarà aggiornata con il nuovo motore Firefly e che, proprio come con la Panda, potrebbe aprire ad una versione ibrida 48V. Le ultime parole pubbliche di Marchionne riguardanti il marchio Lancia hanno fatto intendere l’assenza di strategie a medio termine ma l’impegno a non chiudere i battenti.

Nel frattempo è stata inaugurata presso l’Headquarter parigino della Federazione Internazionale dell’Automobile in Place de la Concorde, una nuova sezione della FIA Hall of Fame – la galleria realizzata nel 2017 per celebrare la storia della Formula 1 – dedicata a 17 Campioni del Mondo di Rally, una delle discipline più impegnative e coinvolgenti dell’automobilismo sportivo. Il mitico modello Stratos garantì alla casa Lancia il dominio assoluto del mondo dei rally fino a metà degli anni 70. All’epoca il direttore sportivo Cesare Fiorio sfruttò tutte le possibilità del regolamento per creare -sotto il suo coordinamento – la prima auto costruita con il solo ed unico scopo di vincere i rally. La coupé due posti è caratterizzata dall’iconica linea cuneiforme, opera di Marcello Gandini per la carrozzeria Bertone, ed è spinta da un sei cilindri da 2,4 litri di provenienza Ferrari, situato alle spalle di pilota e copilota allo scopo di ottimizzare il peso.

Prodotta nella versione ufficiale da corsa (con testata prima a 12, poi a 24 valvole per una potenza massima di 300 CV) in 26 esemplari su un totale di circa 500, la Stratos conquistò un numero straordinario di vittorie, tanto da essere definita l'”arma assoluta” dei rally. Fra l’altro vinse per tre volte consecutive il rally di Monte Carlo e si aggiudicò tre titoli nel campionato mondiale costruttori (dal 1974 al 1976) ed altrettanti nell’europeo piloti, oltre alla vittoria (nel 1977, con Sandro Munari) della Coppa Mondiale FIA piloti rally.