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Nuova Dacia Sandero Stepway 2028: Anteprima Rendering

Si prevede che la produzione in serie della nuova Dacia Sandero Stepway inizierà nel 2028. Il futuro modello sarà in concorrenza con il crossover Volkswagen Taigo.

Il marchio Dacia appartiene al gruppo francese Renault e uno dei suoi modelli più richiesti è la hatchback Sandero, che ha anche una versione “fuoristrada” con l’aggiunta di Stepway al nome (in alcuni mercati sono vendute con il marchio della casa madre). All’inizio di questo mese è stato reso noto che l’intera famiglia – Dacia Logan, Sandero, Sandero Stepway e Jogger – è stata sottoposta a un restyling. Allo stesso tempo, l’azienda sta già lavorando allo sviluppo di una nuova generazione di modelli, tra cui la hatchback “rialzata” Sandero Stepway.

Nella foto: la Dacia Sandero Stepway recentemente rinnovata
Si prevede che la produzione della versione di serie della Dacia Sandero Stepway di nuova generazione inizierà nel 2028. Non ci sono ancora informazioni ufficiali sulla novità, ma in precedenza era stato riferito che la prossima Sandero (e, probabilmente, la Sandero Stepway) avrà un aspetto più simile al crossover Dacia Duster. Il designer dell’edizione spagnola di Motor.es ha presentato la sua versione dell’aspetto esteriore della futura novità “fuoristrada”.

Secondo le informazioni fornite dalla rivista, la Dacia Sandero Stepway della prossima generazione “crescerà” da una hatchback con carrozzeria sportiva a un SUV compatto. Si presume che in termini di dimensioni sarà più piccola della Duster (la lunghezza dell’attuale crossover è di 4343 mm, la larghezza di 1809 mm, l’altezza di 1656 mm e la distanza tra gli assi di 2657 mm).

LO STILE CROSSOVER

A giudicare dal rendering, la nuova Dacia Sandero Stepway avrà probabilmente un aspetto sobrio con un cofano inclinato con stampature leggermente smussate, un altro tipo di ottica anteriore (con disegni luminosi a forma di “Y”) e una griglia del radiatore diversa, più stretta, con doppie linee luminose e il logo al centro. Nella parte inferiore del paraurti anteriore si può vedere una grande presa d’aria esagonale con un disegno a forma di celle allungate orizzontalmente, nonché una coppia di condotti d’aria stretti e allungati verticalmente ai lati.

Rendering della Dacia Sandero Stepway di nuova generazione
L’artista ha lasciato alla futura Sandero Stepway una carenatura lungo il perimetro della carrozzeria, barre portatutto complete sul tetto e ha aggiunto un meccanismo nascosto per le maniglie esterne delle porte posteriori e corpi neri per gli specchietti retrovisori esterni. La parte posteriore non è visibile nel rendering, ma non è escluso che i fanali posteriori della nuova versione saranno realizzati nello stesso stile di quelli dell’attuale Duster.

Si prevede che la Dacia Sandero Stepway di nuova generazione manterrà la stessa gamma di motori. Ricordiamo che il modello attuale continua ad essere equipaggiato con un motore turbo TCe da 1,0 litri con una potenza di 110 CV, abbinato a un cambio manuale a sei marce. La cinque porte è disponibile anche nella versione Eco-G 120, che funziona sia a benzina che a gas liquefatto. È equipaggiata con un motore turbo a tre cilindri da 120 CV con una cilindrata di 1,2 litri, abbinato sia al cambio manuale a 6 marce che al cambio automatico a sei marce con doppia frizione.

Nella foto: l’abitacolo dell’attuale Dacia Sandero Stepway
Come riportato in precedenza da Kolesa.ru, alla fine del prossimo anno la Dacia Sandero Stepway sarà disponibile anche nella versione ibrida Hybrid 155. Questo sistema comprende un motore a benzina a quattro cilindri aspirato da 109 CV con cilindrata di 1,8 litri, un motore elettrico che funge da generatore di avviamento, un motore elettrico di trazione e una batteria con una capacità di 1,4 kWh. La potenza complessiva è pari a 155 CV.

Tra i concorrenti della nuova Dacia Sandero Stepway figura il crossover Volkswagen Taigo, venduto in alcuni mercati con il nome di Nivus. Secondo i dati di Jato Dynamics, nei primi otto mesi dell’anno in corso questo modello ha registrato sul mercato europeo una tiratura di 52.855 esemplari, il 6% in meno rispetto al risultato di gennaio-agosto 2024.

Mini Turbo Innocenti: l’ultima piccola italiana di De Tomaso

Ha compiuto mezzo secolo nel 2024 la “Mini 90”, la piccola di casa Innocenti che superò, dopo averla affiancata, la serie su licenza ripresa esattamente dalla “Mini Morris” per effetto dell’accordo industriale nato oltre dieci anni prima tra il Marchio di Lambrate e la British Motor Corporation;

 

e che alla data del 1974, appunto, vide la serie “Mini 90” e “Mini 120” diventare di fatto la prima vera alternativa nazionale alla “Autobianchi A112” in termini di classe, utilità e glamour.

L’accordo di licenza tra Innocenti e BMC (che prevedeva la produzione di veicoli Austin e Morris in Italia con marchio Innocenti) si era nel frattempo “incagliato” quando British Motorse British Leyland furono accorpate a seguito di nazionalizzazione del Governo. 

 

E se dapprima vi fu un “interregno” di Innocenti sotto Leyland(nasce il Marchio Innocenti Leyland) alla fine si arriva alla liquidazione nel novembre 1975 con il “salvataggio” di Alejandro De Tomaso aiutato finanziariamente dalla GEPI. 

Si chiude quell’anno un calvario iniziato a Luglio del 1959 con la firma dell’accordo tra Innocenti (un colosso dell’acciaio e delle sue lavorazioni, con in più un Ramo di Impresa dedicato alla produzione della gamma diretta e derivata delle “Lambretta”) e BMC. 

Un vero e proprio contratto assolutamente sbilanciato a favore di BMC nei diritti, nelle facoltà, e penalizzante per Innocenti sotto l’aspetto di vincoli ed obblighi, a partire dal divieto di esportazione in Europa ed in altri diversi mercati della Gamma di Innocenti come vincolo di non concorrenza con gli inglesi. 

E si arriva anche – un po’ troppo tardi – alla concessione produttiva su licenza della Mini Morris, che esce dalla catena di montaggioInnocenti per la prima volta a fine 1965

Ovviamente una best seller ma davvero sofferta, peraltro simbolica di un vero e proprio viatico di declino e profonde crisi per Innocenti: nel 1966 muore il capostipite Ferdinando, lasciando ancora più solo il figlio Luigi (volenteroso e brillante ma davvero inesperto); dopo di che arrivano le crisi in successione: quella energetica, quella sociale ed operaia, ed infine il crollo dei consumi.

Nel frattempo il 1967 è l’anno in cui Innocenti inizia a pensare ad un modello “autoctono”: una utilitaria con motore da 750 che consenta a Lambrate di superare possibilmente il rapporto ormai zoppicante con British Motors il cui rinnovo ormai è uno stillicidio: ogni anno, dal 1965, Birmingham e Lambrate ridiscutono i termini dell’accordo per prorogarlo al massimo di dodici mesi. 

Questa sorta di condanna a morte per impossibilità a programmare è evidentemente un espediente del Gruppo britannico per portare Innocenti alla canna del gas ed acquisirla. Motivo per cui Luigi Innocenti inizia una vera e propria “asta” per vendere il Marchio a partner esterni ma in Italia soprattutto è un coro di “No, grazie”. 

E in fondo rivolgersi a Fiat, Alfa Romeo e persino, si dice, alla Piaggio dimostra tutta la debolezza ed inadeguatezza di Luigi Innocenti rispetto al “Boss” Ferdinando: Luigi era, appunto, un giovane industriale innovativo e persino onirico ma, ahimè, poco attrezzato rispetto ai volponi con pelo arricciato sullo stomaco che rappresentarono la BMC nell’accordo di licenza.

Sembrava ripetersi la storia triste di quindici anni prima che aveva portato il figlio di Edoardo Bianchi a dilapidare tutto il sogno imprenditoriale del padre, ma a peggiorare le cose c’era che Luigi Innocenti non aveva dalla sua parte un novello e geniale Dottor Quintavalle a togliergli le castagne dal fuoco, creando di sana pianta “Autobianchi”. 

E così il progetto “750” affidato per le linee di stile in un confrontro tra Giovanni Michelotti e Marcello Gandini per Bertone, inizia ad ondeggiare tra ipotesi, blocchi, rinvii, problemi. 

E pertanto la onirica piattaforma “750” (quattro cilindri trasversale, pianale nuovo, sospensioni Mc Pherson davanti e bracci oscillanti dietro, una utilitaria capace di far tremare i polsi ad almeno tre modelli in Gamma nella Fiat ed a diverse auto di importazione) rimane un sogno. 

Arriva il 1969 e dopo aver venduto i diritti della Lambretta ad un Gruppo indiano, Luigi Innocenti inizia davvero a franare. 

Italsider si compra la parte metalmeccanica di Lambrate che il 6 Maggio del 1972 cede (o svende, fate Voi) la divisione Automobili della Innocenti alla BMC nel frattempo accorpata con Leyland

Innocenti, dall’orlo dell’abisso al rilancio: British Leyland e Gruppo De Tomaso

E’ Geoffrey Robinson, il nuovo CEO di Innocenti, a “sbloccare” il progetto della nuova Mini 90/120, ma per motivi di Budget la proposta vincente di Gandini/Bertone viene allestita su pianale e meccanica della Morris “Mini”. 

Per questo la “90” monta il motore da 1000 cc e la “120” quello da quasi 1300: su questa versione , quando arriva il passaggio di mano, il geniale Alejandro De Tomaso mette le mani dopo aver acquisito Innocenti nel 1975 dagli inglesi: l’argentino, un vero e proprio “scout” di trend vincenti sul mercato, legge benissimo la “fame” di gran parte degli automobilisti sportivi e giovani per le “griffe” cariche di grinta che qualificano e distinguono piccole utilitarie come la vecchia Renault R8 Gordini, le A112 e Fiat 127 Abarth, o la capostipite Mini Cooper.

Nasce per questo la “Innocenti Mini De Tomaso” con oltre 70 cv: A112 Abarth e Fiat 127 Sport ed Abarth sono avvertite, il loro monopolio nel campo delle piccole auto pepatissime è agli sgoccioli; e nel frattempo “Mini 90” si posiziona piuttosto saldamente nelle preferenze degli italiani nel novero delle utilitarie cittadine perfette per superare la crisi energetica e favorire la mobilità urbana e le attività di piccole famiglie e neolavoratori e – bisogna dirlo – la creatura quasi perfetta di Marcello Gandini diventa un vero “cult” per la nascente classe lavoratrice e automobilistica nazionale dentro un Belpaese estremamente ancora patriarcale oltre che, come si usa dire, …”Fiattaro”.

Ho detto “creatura quasi perfetta” di Gandini perche’ il Maestro riesce a rendere ancora più belle ed eterne le linee della Mini Morris di Sir Alec Issigonis e persino più dinamico e sicuro il suo assetto dinamico su strada grazie a linee più aerodinamiche, ma rimane il “gap” con una meccanica particolarmente “marziana” nella concezione italiana, abbastanza invecchiata e sempre meno competitiva con la concorrenza più aggiornata.

Eppure De Tomaso e Gandini fanno il miracolo, visto che nel 1978 Innocenti cresce più di ogni altro Marchio in Europa. Stanno maturando i tempi per la definitiva sostituzione del modello inglese ormai perdente ed il “nuovo che avanza”, cioè il Giappone: nel passaggio di fase proprietaria al Gruppo De Tomaso, e con la serie inenarrabile di sfighe che attanagliano il mondo Auto inglese (ne trovate ampia traccia nell’Articolo dedicato alla Triumph Acclaim), da inizio anni ’80 la produzione Innocenti si affranca sempre di più dalla linea originaria BMC, ma contemporaneamente la Gamma di prodotto si concentra sulla nuova serie Mini, senza altri affiancamenti. 

E qui, purtroppo, si scontra la visione davvero “emergenziale” di De Tomaso che aveva finito per occupare la Fabbrica di Cristallo di Lambrate con linee di produzione della Maserati, della Moto Guzzi e persino parte delle lavorazioni della “TC Chrysler”. 

Insomma, spazio per nuove auto di Marchio Innocenti, dentro un mercato in cui le Segmento “B” e “C” andavano alla grande (la Mini era in effetti una “A” ovvero una “Sub B”) ce ne sarebbe stato. Di più: una eventuale Joint Venture con Marchi giapponesi, alla stregua di ARNA e di British Leyland – Honda, sarebbe stata forse azzeccata. Dunque, come spesso gli è capitato in vita e negli affari, De Tomaso da un lato tira la coperta nel verso del filone vincente, dall’altro finisce per lasciare morire di freddo altre opportunità o risorse che porteranno inevitabilmente a nuovi problemi.

L’opportunità ed il filone vincente, come detto, è l’accordo con Daihatsu: marchio produttore fortissimo e apprezzato nel segmento delle “piccole”, con forte predilezione alle prestazioni ed alla immagine sportiva. Grazie a questo arrivano a Lambrate nuovi cambi a cinque marce ed una gamma di motori eccellenti, superiori senza dubbio a tante piattaforme di Fiat ed Alfa Romeo.Alcuni esempi? Monoblocco in ghisa e testata in alluminio, distribuzione SOHC e DOHC, e una cura costruttiva esemplare.

La “saga” delle piccole sportive: arriva la Mini De Tomaso e la Turbo De Tomaso

Contemporaneamente però, a causa della sua gestione autoritaria e monopolista, De Tomaso perde lo slot più favorevole per arrivaread una possibile JV in stile “ARNA” soprattutto sul versante nel quale Daihatsu avrebbe fatto da eccezionale apripista nei confronti di Lambrate: il mercato nascente dei piccoli fuoristrada. Insomma, è chiaro che con la sola “Mini” in listino la Innocenti non può certo sperare granchè. Tuttavia il problema di inizio anni ’80, come per l’Alfa Romeo e l’Alfasud con il Gruppo IRI, è che lo Stato inizia ad avere le braccine corte. 

E nel caso di De Tomaso, come abbiamo recensito in diversi pezzi e video, la frattura con la GEPI e la riduzione dei Budget si aggrava con la tendenza “furba” dell’argentino di coprire i buchi della Maserati con gli attivi – sempre spesso notevoli – di Innocenti. 

Il che frena ogni possibile strutturazione di provviste finanziarie per dare vita a nuovi modelli e ad un allargamento di Gamma.

Intanto, dunque, arrivano: un 650 cc bicilindrico per Innocenti Mini S ed SE, alla base della Gamma, per fare concorrenza alla Visa ma anche alla nuova 126 Steyr Puch 700; e nasce la serie “MiniTre” con il tre cilindri da 1000 cc. della Charade.  

Le estensioni sono nella “Diesel 1000” sempre 3 cilindri da 37 Cavalli (il più piccolo Diesel mai montato in Italia) e nella cattivissima “Turbo De Tomaso” 3 cilindri da 74 Cv, a sua volta (credo) il primo turbo a benzina arrivato in Italia dal Giappone ed il più piccolo Turbo benzina per l’epoca commercializzato nel nostro Paese, visto che anticipo’ di diversi mesi l’uscita della Autobianchi “Y10 Turbo”.

Tra l’altro, con la Mini Turbo De Tomaso, il buon Alejandro in questo caso fa Strike: rafforza la partnership con la fornitrice di turbocompressori anche per la Maserati Biturbo, la giapponese I.H.I; entra nel ristrettissimo Club dei Costruttori europei che propongono utilitarie turbocompresse, molto desiderate dai giovani, ed infine gioca la carta “bonsai” visto che per consumi (limitatamente alla prerogativa di un’auto sportiva) e per cavalli fiscali e costi di gestione si porta un poco in vantaggio rispetto alla concorrenza varia di Fiat, Autobianchi, Peugeot, Renault, Ford.

Design italiano dunque e cuore giapponese per la  piccola di Lambrate, quel tanto snob ed unica per “mascherare” una potenza minore rispetto a Uno e Supercinque Turbo, ma davvero bella da vedere.

Tecnicamente la piccola adotta il motore Daihatsu – Sanyo CB21con turbo e carburatore “soffiato”, monta sospensioni ed ammortizzatori diversi con taratura sportiva: 72 cavalli e 165 km/h possono sembrare pochi ma provate a conquistarli alla guida di una vetturetta da 3,14 metri di lunghezza, 1,53 di larghezza ed una altezza di 1,34 che per grazia di Dio ha uno tra i baricentri più bassi del mercato auto mondiale. Allestimento e dotazioni ovviamente da berlina di lusso: Alzacristalli elettrici, cruscotto con tachimetro, contagiri e manometro del turbo; volante Momo a tre razze rivestito in pelle con inclinazione specifica per questo modello. Certo, ebbe vita breve, visto che i 6000 esemplari coincidono con la riduzione dei volumi prodotti dopo l’ingresso in Fiat della Innocenti e con la chiusura dei giochi nel 1993. 

Oggi la Mini De Tomaso Turbo resta da un lato un bell’emblema della epopea dignitosissima della Innocenti, un esempio di creatività italiana e l’ultima vera piccola sportiva tricolore “griffata” De Tomaso, il genio. Dopo, saranno ben altre le genialità alla guida dell’Automotive nazionale. 

Come quella, indiscussa ed inarrivabile, di Paolo Cantarella.

Riccardo Bellumori

Nuova Audi A4 e-tron: Rendering

Aggiornamento: è arrivato il fine settimana, il che significa che è ora di affilare le nostre matite digitali e dare libero sfogo alla fantasia. Abbiamo realizzato un rendering della nuova Audi A4 e-tron di nuova generazione del 2028, offrendo un assaggio di come potrebbe evolversi il design Audi, sulla base delle recenti dichiarazioni del CEO del marchio.

Prendendo in prestito alcuni elementi di design dall’ultima Concept C e dalla A5, il nostro rendering immagina una berlina pulita e minimalista che unisce le proporzioni classiche della A4 all’identità della prossima generazione di veicoli elettrici Audi. Naturalmente, il design finale potrebbe prendere una piega diversa, in particolare per quanto riguarda il profilo o lo stile posteriore, ma fino a quando i prototipi di prova non arriveranno sulle strade pubbliche, questa rimane la nostra previsione più realistica. La storia originale continua qui sotto.
BMW e Mercedes si preparano a lanciare le versioni elettriche delle loro best seller Serie 3 e Classe C, note rispettivamente come modelli i3 e Classe C EQ Tech. Questo mette Audi in una posizione insolita, con una gamma già ricca di crossover elettrici e destinata ad ampliarsi ulteriormente con la Q2, ma ancora priva di una berlina elettrica accessibile.

E come la storia ha dimostrato, quando una casa automobilistica tedesca di lusso cambia rotta, le altre la seguono rapidamente, dando il via a un nuovo round di competizione sull’autostrada.

Altro: Il concept C di Audi anticipa un’auto sportiva legata a Porsche in arrivo prima di quanto pensiate

Ciò dovrebbe avvenire nel 2028 con il debutto della nuovissima A4 e-tron. Oltre a riportare in auge il nome classico, la berlina elettrica dovrebbe presentare una nuova piattaforma e un design più accattivante influenzato dalla Concept C, distinguendosi dalla A5 con motore a combustione interna dallo stile più conservativo che ha sostituito la precedente A4 nella gamma.

Secondo Autocar, il CEO di Audi Gernot Döllner ha confermato che la A4 e-tron sarà basata sulla Scalable Systems Platform (SSP), che sarà utilizzata anche su diversi altri veicoli del Gruppo Volkswagen. Tra questi si dice che ci saranno la Golf di prossima generazione, la Skoda Octavia e il crossover di punta di Cupra.

Sebbene si sappia poco della piattaforma, dovrebbe essere più avanzata dell’architettura Premium Platform Electric (PPE) che è alla base della Porsche Macan Electric e delle A6 e Q6 e-tron.

LA PROSSIMA ELETTRICA

La nuova Audi A4 e-tron potrebbe anche diventare la prima Audi a utilizzare un software sviluppato in collaborazione con Rivian. Ciò dovrebbe aprire la strada a “veicoli definiti dal software” che diventeranno “più intelligenti, più sostenibili e più piacevoli nel tempo”.
Döllner ha dichiarato alla rivista: “Stiamo lavorando intensamente con la joint venture Rivian-Volkswagen, costruendo prototipi e collaborando intensamente, quindi le prime auto sono già in arrivo”. Ha suggerito che il software debutterà in due nuovi veicoli e contribuirà a ridurre la complessità.

Oltre alla revisione tecnica, la nuova Audi A4 e-tron adotterà il nuovo “frontale del marchio Audi”. Ciò significa che possiamo aspettarci un frontale minimalista caratterizzato da una griglia rettangolare con orientamento verticale. Probabilmente sarà affiancato da sottili fari a quattro elementi, poiché Audi ha già dichiarato che definiranno la loro identità visiva.

Al momento non si sa molto altro sull’auto, ma Döllner ha suggerito che possiamo aspettarci “meno pulsanti virtuali” e più interruttori dedicati. Come ha osservato, questo è ciò che preferiscono i clienti, ed è difficile dargli torto.

Nuova Mercedes Classe C 2026: Rendering

Dare a un modello completamente elettrico il nome di un’auto termica come la Mercedes Classe C è stato a lungo impensabile per Mercedes. Dal lancio della prima Mercedes EQC nel 2019, le versioni elettriche del marchio con la stella hanno sfoggiato una denominazione a parte, contrassegnata dalla sigla “EQ”, con il rischio di confondere i punti di riferimento della clientela. Come per la gamma ID di Volkswagen, questa strategia ha rapidamente mostrato i suoi limiti: gli acquirenti tradizionali di Mercedes si sono trovati disorientati tra le gamme termiche ed elettriche. Consapevole del problema, il marchio di Stoccarda ha deciso di tornare alle sue denominazioni storiche. Esempio recente: la nuova Mercedes CLA, ora disponibile sia in versione ibrida che 100% elettrica, pur conservando il suo nome leggendario.

IL CAMBIO DI GENERAZIONE

Ultimo esempio di questa svolta strategica: la presentazione della Mercedes GLC elettrica. Questo SUV, sebbene completamente riprogettato per l’elettrico, conserva la denominazione GLC, condivisa con la sua versione termica. Un modo per Mercedes di chiarire la sua gamma e rassicurare i clienti affezionati a questi nomi emblematici. I due modelli, termico ed elettrico, coesisteranno quindi, ciascuno basato su una piattaforma distinta e con una propria personalità stilistica. Una strategia abile per facilitare la transizione verso l’elettrico, senza spaventare i più riluttanti.
Questa doppia personalità sta per arrivare anche alla famiglia Mercedes Classe C. L’attuale generazione, lanciata nel 2021, sta per essere sottoposta a un restyling, continuando la sua carriera in versione termica e ibrida ricaricabile. Parallelamente, Mercedes sta preparando una nuova Classe C 100% elettrica, dotata di una base tecnica inedita e di un design specifico.

Un primo teaser svelato al Salone di Monaco ha permesso ad Auto-Moto.com di realizzare rendering esclusivo di questa futura Mercedes Classe C 2026. Il suo design si distingue per una griglia “pixel” e ottiche ispirate alla GLC elettrica, ma anche per un profilo fastback a due volumi e mezzo, caratterizzato da un terzo finestrino laterale e un tetto più inclinato. Uno stile più fluido e aerodinamico, pensato per l’efficienza energetica.
Sotto la carrozzeria, la Mercedes Classe C elettrica 2026 riprenderà la piattaforma 800 V inaugurata dalla GLC elettrica.
La sua batteria dovrebbe aggirarsi intorno ai 94 kWh per offrirle prestazioni di alto livello:
🔋 Circa 800 km di autonomia WLTP,
⚡ Ricarica dal 10 all’80% in soli 10 minuti,
⚙️ Potenza di carica fino a 330 kW.
Cifre che la collocheranno al di sopra della Tesla Model 3, sua principale rivale. Ma non dimentichiamo che troverà sulla sua strada una certa BMW i3 completamente rinnovata, anch’essa dotata di tecnologia 800 V. Da parte sua, l’abitacolo dovrebbe riprendere l’impressionante cockpit high-tech della GLC elettrica, che riunisce fino a tre schermi.
La gamma di motorizzazioni di questa futura Mercedes Classe C elettrica rimane ancora segreta. Bisognerà attendere la primavera del 2026 per scoprire ufficialmente il modello e sapere se vedrà la luce una versione AMG.
Ma una cosa è certa: con questa strategia multi-energia, Mercedes intende preservare l’identità dei suoi modelli di punta, accelerando al contempo la sua transizione verso l’elettrico.

Tesla Model Y Long Range RWD prova su strada: vale la pena?

Oggi ti porto a bordo della Tesla Model Y Long Range RWD, una delle versioni più interessanti del SUV elettrico di Elon Musk. In questo test drive andremo oltre i numeri sulla carta per capire davvero come si comporta su strada: dall’autonomia reale ai consumi, passando per comfort, tecnologia e qualità costruttiva.

La Model Y è ormai un punto di riferimento tra le auto elettriche, ma questa variante a trazione posteriore con batteria Long Range promette un equilibrio diverso tra efficienza e piacere di guida. È davvero la scelta giusta per chi cerca un’auto elettrica versatile, spaziosa e capace di affrontare lunghi viaggi senza ansia da ricarica?

Nel video ti racconto le mie impressioni di guida, i punti di forza e gli aspetti migliorabili, con un occhio critico ma anche curioso verso un modello che continua a far discutere e a segnare il mercato.

Se ti piacciono le prove su strada e vuoi restare aggiornato sulle ultime novità dal mondo automotive, iscriviti al canale e attiva la campanella: ci sono tanti altri contenuti in arrivo.

Nuova Volkswagen Golf Elettrica: Rendering

La futura Volkswagen Golf sarà elettrica,
L’attuale ottava generazione termica, apparsa nel 2020 e poi rinnovata nel 2024, dovrebbe beneficiare di un secondo restyling al momento del lancio della ID. Golf, al fine di mantenere, con costi contenuti, un’offerta termica oltre il 2030.
Una Golf elettrica per sostituire la ID.3?
Dal 2019, la Volkswagen ID.3 rappresenta l’alternativa elettrica alla famosa Volkswagen Golf, ma il suo successo commerciale è rimasto modesto. La sua scarsa immagine e un nome giudicato impersonale ne hanno frenato l’adozione, nonostante le sue qualità tecniche. All’epoca, Volkswagen aveva volutamente abbandonato i suoi nomi storici per voltare pagina dopo lo scandalo Dieselgate (2015). Dieci anni dopo, il marchio torna alle sue origini: intende rilanciare l’emblematico nome Golf, questa volta in una versione completamente elettrica battezzata ID. Golf.
Volkswagen rilancia la Golf elettrica per sedurre nuovamente il pubblico
Presentata al Salone di Monaco, questa strategia mira a capitalizzare l’aura del modello di punta. La futura Volkswagen ID. Golf completerà la gamma a emissioni zero del costruttore, affiancando la ID. Polo, attesa per il prossimo anno, e delle potenziali ID. Tiguan e ID. Passat, in futuro. L’attuale Golf 8 continuerà la sua carriera ancora per qualche anno, con un secondo restyling previsto al momento dell’introduzione della sua variante elettrica. Dovrebbe poi ritirarsi intorno al 2033, senza un’erede diretta a combustione interna.

Volkswagen non ha i mezzi per accelerare la transizione
Secondo Bloomberg, il lancio della Volkswagen ID. Golf è stato rinviato dal 2027 al 2029. Il motivo: la mancanza di liquidità per convertire completamente lo storico stabilimento di Wolfsburg alla produzione elettrica.
Questo ritardo rallenta anche il trasferimento della produzione della Golf 8 (termica) al sito messicano di Puebla. Un contrattempo che illustra le difficoltà finanziarie e industriali incontrate dal gruppo nella sua transizione verso l’elettrico.
La futura Volkswagen Golf 2029: più veloce, più autonoma, più connessa
Questa nuova Volkswagen Golf elettrica inaugurerà la piattaforma SSP (Scalable Systems Platform), destinata a sostituire le attuali MEB e PPE. Grazie a un’architettura elettrica da 800 volt, la Volkswagen Golf 2029 promette tempi di ricarica ultra rapidi: dal 10 all’80% in soli 12 minuti, grazie a una potenza di carica superiore a 350 kW sulle versioni di fascia alta. L’autonomia potrebbe superare i 700 km WLTP, secondo le stime, collocando la Golf tra le compatte elettriche più resistenti sul mercato.
Un nuovo software per dimenticare gli errori del passato
A lungo criticato per i suoi problemi software, il gruppo Volkswagen ha siglato una partnership strategica con l’americana Rivian per integrare un’architettura più moderna e scalabile. La Volkswagen Golf elettrica 2029 beneficerà di questa nuova base software, compatibile con gli aggiornamenti remoti (OTA) e una migliore gestione delle funzioni del veicolo. Questa evoluzione potrebbe anche ridare vita alla mitica Volkswagen Golf GTI, declinata per la prima volta in versione 100% elettrica. La potenza potrebbe raggiungere i 400 CV, pur conservando lo spirito sportivo del modello emblematico.
Oltre alla versione compatta a 5 porte, Volkswagen starebbe valutando una ID. Golf station wagon, al fine di rispondere alla crescente domanda di questo tipo di carrozzeria sul mercato europeo.
Ciò consentirebbe di ampliare ulteriormente l’offerta e garantire alla Volkswagen Golf, sia termica che elettrica, un futuro all’altezza della sua leggenda.

Questo Ford Ranger è il camper perfetto: Auriga Explorer

Questo Ford Ranger è il camper che non ti aspetti.

E se esistesse un fuoristrada compatto in modalità strada ma più spazioso in modalità campeggio? Non è una domanda retorica. È una domanda a cui una startup tedesca sta cercando di rispondere con quello che descrive come un prodotto “unico” che, una volta completato, sarà anche “espandibile, inarrestabile [e] agile”.
Aggiungono anche altri aggettivi, come confortevole, completamente attrezzato, elegante e rivoluzionario, l’ultimo dei quali sembra davvero appropriato, soprattutto se il prodotto riuscirà a soddisfare tutti gli altri requisiti che lo precedono. Questo fuoristrada unico nel suo genere è stato chiamato Auriga Explorer.
Fondata nel 2023 con l’ammirevole obiettivo di “creare il camper overlander ideale”, Auriga è una startup con sede in Germania che prevede di avviare la produzione locale dell’Auriga Explorer entro la fine dell’anno. L’overlander è frutto dell’ingegno dell’ingegnere progettista e attuale amministratore delegato Frank Haltermann ed è attualmente in fase di test.

Esiste un primo prototipo, che Auriga ha presentato durante l’estate alle fiere tedesche dedicate all’outdoor, per consentire al pubblico di vederlo e provarlo in anteprima. Tuttavia, non si tratta di un modello completo, poiché manca l’interno, che, a ben vedere, è proprio ciò che lo distinguerà da tutti gli altri fuoristrada esistenti e che gli consentirà di acquisire tutte le qualità rivoluzionarie sopra elencate.
L’Auriga sarà disponibile su telaio Ford Ranger e Volkswagen Amarok, ma non è esclusa la possibilità di costruirlo su un’altra base se lo si richiede direttamente all’azienda. Su tale base, Auriga aggiunge un guscio in fibra di vetro con tre slide-out e un tetto a soffietto, che contribuiranno notevolmente a mantenere la promessa iniziale.
L’Auriga Explorer è un overlander “rivoluzionario” con tre slide-out, un tetto a soffietto e 4 posti letto.

DOTAZIONI E DATI TECNICI

Pronto per la guida, questo Ford Ranger camper sarà lungo 5,85 metri, alto 2,25 metri e largo 2,10 metri. Una volta in campeggio, una volta completamente dispiegato in pochi secondi con il semplice tocco di un pulsante, offrirà 2,05 metri (6,7 piedi) di altezza interna e 8 metri quadrati (86,1 piedi quadrati) di spazio abitabile, che sarà suddiviso in aree simili a vere e proprie stanze.
L’Auriga Explorer potrà ospitare quattro adulti in due diverse zone notte, una per i proprietari e un’altra per gli ospiti. Avrà una cucina completa, una zona pranzo/socializzazione che può ospitare fino a sei persone, un garage per tutta l’attrezzatura, due spazi dedicati al deposito dei vestiti e un bagno con doccia a scomparsa.
La zona notte principale si trova sopra la cabina, ma anche qui Auriga farà le cose in modo diverso, offrendo due materassi singoli invece di uno matrimoniale. In questo modo, se solo una persona è sveglia, può arrotolare il materasso per accedere alla cucina sottostante. Le specifiche standard includeranno un sistema di sospensioni high-tech Froli con un materasso spesso 20 cm, in linea con la promessa di offrire caratteristiche che si trovano solo nei camper di lusso.
La cucina a L monoblocco sarà dotata di un piano cottura a gas a due fuochi e di un forno, un frigorifero a compressore e un lavello con acqua corrente. Poiché gli interni sono ancora in fase di realizzazione, non sono disponibili foto: Auriga non include nemmeno dei rendering sulla sua pagina ufficiale, ma sono disponibili una planimetria della disposizione e una breve descrizione di ciascuna zona.
La dinette occupa la maggior parte della parte centrale del camper e di notte si trasforma nel letto per gli ospiti. Due armadi sono disponibili in ciascuna delle pareti laterali scorrevoli, ma ce n’è uno aggiuntivo tra la dinette e la cucina, che sembra abbastanza alto da offrire anche spazio per appendere i vestiti.
La parete posteriore scorrevole è dedicata esclusivamente al garage. Nel frattempo, il bagno a scomparsa avrà pareti in tela e occuperà un angolo sul lato passeggero, offrendo una doccia con sistema di ricircolo dell’acqua e una toilette separata a secco. Sarà disponibile anche una doccia esterna.
Auriga prevede di installare pannelli solari sul tetto dell’Explorer e un sistema di gestione della batteria all’interno, oltre al riscaldamento a pavimento e serbatoi d’acqua di quantità non specificata. L’obiettivo è quello di mantenere il peso dell’intero veicolo al di sotto dei 3.500 kg (7.716 libbre), in modo che rimanga facile da manovrare ovunque si voglia guidarlo.
“Compatto sulla strada, spazioso a casa: il Voyager è la combinazione perfetta tra il divertimento di una guida veloce e la spaziosità dei viaggi”, promette Auriga. Affermano inoltre che le dimensioni compatte del veicolo lo rendono ideale per il trasporto in container, il che indica chiaramente che stanno pensando di venderlo al di fuori dei confini dell’UE.
L’Auriga Explorer è un overlander “rivoluzionario” con tre slide-out, tetto apribile e 4 posti letto.
Foto: Auriga

A proposito di vendita, non viene fatto alcun riferimento al prezzo. Forse sarebbe troppo prematuro parlarne in questa fase, dato che non hanno ancora completato il prototipo di pre-produzione, ma sarebbe stato comunque gradito un prezzo indicativo.

Capricorn 01: la supercar disegnata da Zagato

L’azienda tedesca Capricorn, in collaborazione con la carrozzeria italiana Zagato, ha sviluppato la supercar Capricorn 01 Zagato con motore centrale e trazione posteriore, che sarà lanciata sul mercato il prossimo anno.

La società Capricorn, con sede a Düsseldorf, attiva dal 1933, è ben nota nel mondo dell’automobilismo: sviluppa e fornisce vari componenti high-tech per carrozzerie, motori e telai di auto da corsa, il suo profilo principale è costituito dai materiali compositi e dalla produzione di complessi gruppi metallici, anche con la stampa 3D. Capricorn ha finalmente deciso di utilizzare la sua vasta esperienza nel campo dell’ingegneria per sviluppare un’auto completamente pronta, il cui modello di debutto è stata la supercar a motore centrale Capricorn 01 Zagato.

La Capricorn 01 Zagato risponde alle esigenze più attuali degli acquirenti di auto sportive costose ed esclusive: molti di loro sono stanchi delle “elettriche”, delle ibride complesse e pesanti, dell’eccesso di elettronica e di intelligenza artificiale, e ora apprezzano i valori tradizionali dell’automobile e le sensazioni di guida più naturali possibili. Tutto questo è ciò che offre la Capricorn 01 Zagato: i segni del nostro tempo in essa sono i materiali e l’ingegneria moderni, mentre tutto il resto è realizzato secondo la tradizione classica.

L’atelier Zagato ha cercato di dare alla nuova supercar un aspetto che non diventerà obsoleto né tra 30 né tra 50 anni. Che ci siano riusciti o meno, lo giudicherà il lettore, noi ci limitiamo a sottolineare che i progettisti hanno cercato di allontanarsi da un’aerodinamica volutamente aggressiva con alettoni alti e canard sporgenti ai lati; la forza di deportanza principale alle alte velocità è creata dal profilo complesso del fondo con un diffusore sviluppato. Alla base della carrozzeria c’è un monoscocca in fibra di carbonio, ispirata ai prototipi sportivi della classe LMP1, anche i longheroni anteriori e posteriori sono realizzati in fibra di carbonio, il metallo è utilizzato solo negli elementi di collegamento. Le porte hanno una struttura di tipo “ala di gabbiano”. Il peso a secco della supercar non deve superare i 1200 kg.

INTERNI E TECNOLOGIE

L’abitacolo della Capricorn 01 Zagato è una vera e propria disintossicazione digitale. Il cruscotto è composto da tre grandi quadranti con lancette. L’unico elemento digitale è lo schermo della telecamera posteriore, che fuoriesce dal pannello frontale solo quando necessario. Tutti i pulsanti e gli interruttori sono fisici, realizzati in metallo fresato. I sedili rivestiti in vera pelle Connolly con cinture di sicurezza a 4 punti sono fissati saldamente al monoscocca, la comoda seduta è regolabile tramite i comandi del gruppo pedali, il piantone dello sterzo e la posizione della leva del cambio manuale (che può essere spostato avanti e indietro lungo il tunnel centrale in un intervallo di 80 mm). L’ufficio stampa di Capricorn sottolinea in particolare che l’abitacolo della sua supercar di debutto non è angusto: la geometria della seduta è stata scelta tenendo conto di uno dei principali ingegneri dell’azienda, alto 2 metri. Per due borse è previsto un vano bagagli anteriore con una capacità di 110 litri.

Il motore Capricorn 01 Zagato è un V8 Predator da 5,2 litri leggermente “potenziato” con compressore Ford, che eroga oltre 900 CV e 1000 Nm ed è in grado di girare fino a 9000 giri/min, è accoppiato a un cambio meccanico a 5 marce CIMA con un vecchio schema di innesto delle marce di tipo dogleg (“prima” innestata a sinistra e in basso), tutta la potenza viene trasmessa alle ruote posteriori.

La Capricorn 01 Zagato dovrebbe raggiungere i 100 km/h in 2,9 secondi, con una velocità massima di 360 km/h.

LO STILE UNICO

Sospensioni: tipo push-rod su doppi bracci trasversali “a cerchio” con ammortizzatori Bilstein accuratamente regolati, per i quali sono previsti tre modi di funzionamento: Comfort, Sport e Track; è inoltre previsto un sistema di sollevamento della carrozzeria per superare grandi irregolarità del terreno. Il servosterzo elettrico funziona solo a basse velocità, poi si disattiva completamente per garantire al conducente una risposta il più possibile diretta. I cerchi da 21 pollici possono essere realizzati in lega di alluminio o in fibra di carbonio. I potenti freni in carbonio-ceramica saranno forniti da Brembo.

Capricorn produrrà solo 19 esemplari della supercar 01 Zagato, una tiratura scelta in onore della data di fondazione della carrozzeria italiana: il 19 aprile 1919. La produzione inizierà nella prima metà del 2026, il prezzo parte da 2,95 milioni di euro tasse escluse.