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Nuova Dodge Charger Wagon: Rendering da sogno

Ammirate il rendering della Dodge Charger Wagon (Magnum). Questo pratico veicolo da trasporto non solo ha un ottimo aspetto, ma potrebbe anche rappresentare un ottimo affare per Dodge e Stellantis.

Dodge ha sorpreso tutti l’anno scorso quando ha annunciato che avrebbe costruito sia una versione a due porte che una a quattro porte della Charger. Si tratta di un concetto che difficilmente esiste al giorno d’oggi, eppure è qui, è reale ed è sorprendentemente valido. Senza dubbio questa flessibilità potrebbe portare anche a una versione station wagon, se Dodge volesse davvero realizzarla.

Il mago dei render Kelsonik ha realizzato questo rendering e, francamente, è così pulito che potrebbe provenire dalla stessa Dodge. In particolare, il rendering presenta parafanghi allargati che non sono presenti sulla nuova Charger… almeno per ora. Kelsonik fa giustamente un paragone diretto con la Magnum, l’ultima station wagon Dodge mai prodotta.

Rendering Kelsonik

LA WAGON DA SOGNO

Quell’auto non ha mai avuto il successo di vendite che Dodge sperava. Dopo un ottimo primo anno con oltre 50.000 unità vendute, la tendenza è rapidamente calata. Nel secondo anno, Dodge ha venduto poco più di 40.000 unità, mentre nel terzo anno le vendite sono scese a sole 30.166 unità. Negli ultimi due anni ha venduto poco più di 7.000 unità in totale.
Detto questo, rendere redditizia questa vettura potrebbe essere più facile che mai. Stellantis vuole chiaramente aumentare i profitti attraverso economie di scala. Utilizzare la stessa piattaforma STLA Large per una station wagon sarebbe un modo per farlo.
Inoltre, la Charger è già un’auto di dimensioni considerevoli. Aggiungere un tetto lungo e un vano di carico non cambierebbe drasticamente l’equazione. Anzi, renderebbe l’auto più versatile, una caratteristica che gli acquirenti apprezzano ancora, anche in un mondo dominato dai SUV.

C’è anche il punto di vista degli appassionati. Le station wagon hanno un seguito fedele, anche se questa fedeltà non sempre si traduce in cifre di vendita massicce. Ma per Dodge, un marchio che in un certo senso sta già nuotando controcorrente, questo potrebbe essere parte del suo fascino.

E se davvero volessero puntare su questo, immaginate una Charger shooting brake a due porte.

Chi non sarebbe entusiasta di vederla? Certo, le vendite potrebbero non essere enormi, ma l’attenzione che genererebbe? Potrebbe valere il suo peso in oro in termini di marketing.

Nuova Mazda2 2026: Restyling per l’immortalità

La Mazda2 è una delle berline subcompatte più longeve sul mercato, con l’attuale generazione in circolazione da oltre un decennio. E ora, nonostante si parli del suo inevitabile ritiro dal mercato, il marchio ha confermato una nuova serie di aggiornamenti per il modello giapponese, prolungando ulteriormente la vita dell’auto.

La Mazda2 di terza generazione è arrivata per la prima volta nel luglio 2014, ispirandosi direttamente alla Hazumi Concept presentata nel marzo dello stesso anno. Da allora, è stata leggermente rimodellata attraverso due restyling nel 2019 e nel 2023, insieme a una serie di piccoli miglioramenti annuali.

Per il nuovo anno modello, la Mazda2 beneficia di piccole modifiche nella dotazione di serie. Più specificamente, l’allestimento entry-level 15C II è dotato di serie del pacchetto Utility che include un sedile posteriore diviso 60/40 e finestrini posteriori oscurati.
L’allestimento 15 BD i Selection II guadagna il pacchetto Mazda Connect (con un sistema di infotainment da 8,8 pollici), il pacchetto di sicurezza a 360° (telecamera a 360 gradi, sensori di parcheggio anteriori, specchietto auto-oscurante) e un sintonizzatore TV digitale. Infine, l’allestimento 15 Sport II è dotato di serie di sedili e volante riscaldati.

Il fiore all’occhiello della gamma rimane l’allestimento 15MB (Motorsports-Based), invariato in questo aggiornamento. Mantiene le sue specifiche minimaliste, un motore leggermente più potente e un cambio manuale a sei marce, il tutto pensato per i conducenti che lo considerano la base perfetta per un’auto da pista per il weekend.

Mazda continua anche a offrire una versione con sedile passeggero girevole, progettato per facilitare l’accesso alle persone con mobilità ridotta.

UN PILASTRO DEL MARCHIO

Sono disponibili anche una varietà di accessori e temi visivi, tra cui i pacchetti Rookie Drive, Clap Pop e Sci-Fi, ricchi di colori. Gli acquirenti con gusti più sportivi possono optare per il kit carrozzeria AutoExe, che include uno splitter anteriore, uno spoiler posteriore, un diffusore, prese d’aria sul paraurti, molle ribassate e un terminale di scarico cromato.

Dal punto di vista meccanico, non cambia nulla. La potenza proviene ancora da un motore a benzina Skyactiv-G da 1,5 litri aspirato che eroga 109 CV (81 kW / 110 PS) o 114 CV (85 kW / 116 PS) nella versione 15MB. La trazione è anteriore o integrale, con cambio manuale a sei marce o automatico a sei marce, a seconda della configurazione.

I preordini per la Mazda2 2026 sono ora aperti in Giappone, con le vendite che inizieranno all’inizio di dicembre.

I prezzi partono da 1.720.400 yen (circa 11.000 dollari) per la versione base 15C II con trazione anteriore, e arrivano a 2.501.400 yen (circa 16.000 dollari) per la versione top di gamma 15 Sport+ con trazione integrale.

All’inizio di quest’anno, Mazda ha interrotto la produzione della Mazda2 nel Regno Unito. Tuttavia, la Mazda2 Hybrid, essenzialmente una Toyota Yaris Hybrid rimarchiata introdotta nel 2021, continua a servire i clienti europei e britannici, mantenendo vivo il nome in quei mercati.

In Cina il nuovo Super SUV AUDI

Il crossover elettrico del marchio AUDI ha debuttato come prototipo pre-serie con trazione integrale a doppio motore e batteria potente. Il SUV entrerà in produzione il prossimo anno.

La creazione del marchio AUDI (sì, in maiuscolo) per il mercato cinese è stata annunciata esattamente un anno fa. Si tratta di un progetto congiunto del gruppo Volkswagen e del suo partner di lunga data, la società SAIC. È proprio la scritta AUDI a costituire l’emblema: i cerchi distintivi del marchio non vengono utilizzati. Il primo modello è stata la grande station wagon elettrica E5 Sportback, le cui prenotazioni sono state aperte nell’agosto 2025, mentre la vendita è iniziata a settembre. A proposito, il marchio AUDI non ha ancora avuto il tempo di affermarsi: secondo le statistiche di BestSellingCarsBlog, dal momento del lancio dell’E5 sul mercato fino a ottobre sono stati venduti solo 2994 esemplari.

Ed ecco che sta per arrivare il secondo modello: al salone dell’auto di Guangzhou, inaugurato oggi, è stato presentato il concept di crossover elettrico AUDI E SUV. Inoltre, nel comunicato stampa ufficiale, il SUV è definito “pre-serie”, il che significa che il veicolo di serie non sarà molto diverso dal concept car.

L’esterno dell’AUDI E SUV è realizzato nello stile della station wagon AUDI E5 Sportback. Anche il crossover ha un “muso” liscio, cornici a LED anteriori e posteriori, maniglie delle porte a scomparsa e telecamere al posto dei tradizionali specchietti (per la station wagon questa è un’opzione). Come il “garage”, il SUV è dotato di pilota automatico con lidar sopra il parabrezza.

DATI TECNICI

La lunghezza del concept è di 5057 mm, la larghezza di 2042 mm, l’altezza di 1786 mm e il passo di 3060 mm. A titolo di confronto, le dimensioni della station wagon AUDI E5 Sportback sono: 4881/1960/1479 mm, con una distanza tra gli assi di 2950 mm.

Gli interni dell’AUDI E SUV non sono ancora stati mostrati. Non è escluso che all’interno della versione commerciale, come nel caso dell’E5, ci sarà un gigantesco tabellone che occuperà praticamente tutta la larghezza del pannello frontale. Le auto con telecamere al posto degli specchietti avranno display aggiuntivi ai lati del tabellone.

Si dice che alla base del crossover ci sia una piattaforma con un’architettura a 800 volt. L’AUDI E SUV Concept è presentato con trazione integrale a due motori e una batteria con una capacità di 109 kWh.

La potenza totale è di 680 CV, l’autonomia è di oltre 700 km secondo il ciclo cinese CLTC. Da fermo, il SUV accelera da 0 a 100 km/h in circa 5 secondi.
La serie di crossover AUDI sarà lanciata il prossimo anno. Ricordiamo che la station wagon AUDI E5 Sportback è disponibile sia con trazione posteriore (299 o 408 CV) che con trazione integrale (525 o 787 CV). A seconda della versione di questo modello, è prevista una batteria con una capacità di 76, 83 o 100 kWh, con un’autonomia che varia da 570 a 773 km.

Attualmente, la station wagon E5 ha un prezzo compreso tra 235.900 e 319.900 yuan .

Nuova Peugeot 408 2026: Anteprima Rendering

Dopo la 308, Peugeot si appresta a rinnovare la 408. La berlina fastback rialzata, rivale della Renault Rafale, della Skoda Octavia e della Tesla Model 3, sfoggerà un frontale profondamente rinnovato, ma dovrebbe subire poche modifiche dal punto di vista meccanico. Scopritela prima del suo arrivo nel 2026 grazie alle nostre illustrazioni.
Di MaxK
Pubblicato il 22/11/2025 – 05:55
Ecco come dovrebbe apparire la Peugeot 408 rinnovata. GUARDA LE FOTO
Ecco come dovrebbe apparire la Peugeot 408 rinnovata.
L’argus – Oufti Design
Sono già tre anni che la Peugeot 408 è sul nostro mercato. La berlina crossover con il leone può ancora sembrare nuova, tanto è rara sulle strade. Ma, secondo gli standard dell’industria automobilistica, arriverà presto a metà carriera e avrà quindi diritto a un restyling volto a darle un nuovo slancio commerciale. Grazie al lavoro del nostro illustratore, scoprite in anteprima il look di questa 408 fase 2.
La berlina crossover fatica a trovare il suo pubblico nonostante il suo stile dinamico.
La berlina crossover fatica a trovare il suo pubblico nonostante il suo stile dinamico.
Con il recente restyling della 308, Peugeot ha avvicinato visivamente la sua compatta alla 408. Questa vicinanza estetica dovrebbe accentuarsi ulteriormente con l’aggiornamento della 408, che potrebbe condividere alcune parti con la sua “piccola” sorella in un’ottica di risparmio per il costruttore.

Rendering Largus.fr

IL NUOVO STILE

La sua calandra sfaccettata dovrebbe cambiare leggermente motivo e integrare nella parte superiore una fila svasata di brevi segmenti LED verticali tra i fanali ridisegnati. Questi ultimi presenteranno una firma visiva a tre artigli, mentre i denti luminosi che oggi scendono sul paraurti scompariranno. Il paraurti sarà ridisegnato di conseguenza e ospiterà i proiettori principali. I cambiamenti saranno più discreti nella parte posteriore, dove il logo del marchio potrebbe lasciare il posto al suo nome.
Dal punto di vista tecnico, le evoluzioni saranno poche, poiché la Peugeot 408 ha già molto in comune con la 308 restylizzata e con la DS N°4, che dispone della stessa versione della piattaforma EMP2 V3. La gamma di motorizzazioni dovrebbe quindi rimanere composta dal blocco micro-ibrido da 145 CV, dalla meccanica ibrida ricaricabile da 225 CV e dal gruppo motopropulsore elettrico da 210 CV e 58 kWh. Allo stesso modo, la presentazione degli interni dovrebbe evolversi poco, poiché quella della 408 fase 1 è già in sintonia con le ultime produzioni Peugeot. Ci si può tuttavia aspettare un miglioramento del sistema di infotainment e degli ausili alla guida.

I dispositivi di sicurezza attiva diventeranno più sofisticati per conformarsi alla prossima fase del regolamento europeo GSR 2 che entrerà in vigore nel luglio 2026. La Peugeot 408 restyling è attesa per la prossima primavera e sarà prodotta a Mulhouse come il modello attuale.

Il futuro dell’Auto europea è a terra? L’agricoltura asset centrale dei Biofuel

Era questione di mesi, neppure di anni. 

Quando l’Associazione dei Costruttori tedeschi ha chiesto nel 2022 alla Commissione di Bruxelles di contemplare l’apporto potenziale degli “e-fuel” (la famiglia di propellenti sintetici derivati dalla composizione di Idrogeno e CO2) sulla strategia di decarbonizzazione legata alla riduzione delle emissioni inquinanti (che – dati alla mano – nei carburanti sintetici sono di misura omeopatica rispetto alla benzina ed al Gasolio fossile) sembrava che alla data prevista per la revisione, cioè il 2026, mancassero secoli. Mentre invece il tempo si è messo a correre e quella Commissione Europea che teneva in ostaggio l’Auto è diventata a sua volta un ostaggio, un naufrago in balia degli eventi. 

Sembrava di vivere un mondo lontano in quel periodo di fine 2022 in cui dal Salone di Parigi si era espresso l’urlo di protesta dei Costruttori (capeggiati da De Meo e Tavares) verso Bruxelles per l’oppressione normativa del nuovo step anti emissione Euro7 e per la minaccia di eutanasia del motore endotermico alla data del 2035.

Ad onore del vero, quella proposta della Associazione dei Costruttori tedeschi, prontamente accettata dalla Commissione Europea, era un poco una sorta di elegante e diplomatica presa per i fondelli reciproca; da un lato la stessa Associazione aveva lanciato la proposta più che altro per “indorare” un simbolo decaduto del prestigio europeo (l’automotive tedesco) all’atto di una situazione industriale sull’e-fuel che all’epoca aveva qualcosa di surreale: nomi altisonanti impegnati nei progetti di “distillazione”, Impianti costosissimi avviati in zone e latitudini lontanissime in Sudamerica ma, a conti fatti, una produzione congiunturale e persino una proiezione di medio termine assolutamente velleitarie ed improponibile rispetto ad un consumo di massa del carburante sintetico per l’alimentazione delle auto sia per il costo che per la scarsa disponibilità e difficoltà di distribuzione e stoccaggio; ma probabilmente alla ironia involontaria dei Costruttori tedeschi si era accompagnata all’epoca il sarcasmo istituzionale con l’accettazione fin troppo leggera e temeraria da parte della Commissione Europea che – nella persona della sua Presidente Ursula – non aveva probabilmente nessuna intenzione all’epoca di mettere in discussione una rivoluzione elettrica imposta da anni prima. 

Perché il problema esistenziale per l’e-fuel fino ad oggi è la questione pesante legata all’ammortamento finanziario ed industriale dei nuovi e costosi impianti di produzione e raffinazione destinati a produrre Idrogeno ed a catturare la CO2 nell’atmosfera al fine di assicurarsi il titolo di LCLF, Low carbon liquid fuels per un prodotto finale conforme alla normativa DinEn 228, utilizzabile per autotrazione anche in addizione al carburante tradizionale, e – cosa importantissima – stoccabile ed erogabile nelle consuete forme degli altri carburanti in distribuzione. Anche se i titoli e le didascalie fanno apparire l’e-fuel come un prodotto fantascientifico ed un poco inquietante, il suo vantaggio è nella “modulabilità” industriale che ne fa a priori un carburante eclettico e molto flessibile sia in “versione” pro-benzina che “pro Diesel” per alimentare una genealogia abbastanza ampia di motorizzazioni e vetture nuove o già circolanti.

Ma era ancora la fine del 2022 il periodo che abbiamo premesso. Ed intorno a questo confronto tra Associazione Costruttori tedeschi e Commissione europea cosa avveniva? 

​-La guerra russo ucraina, nella quale la UE si è posta in sostegno dell’Ucraina e con le misure restrittive delle sanzioni contro la Russia ha scommesso su una conclusione lampo mai verificata; per effetto di un errore di visione così marchiana i costi energetici importati e soprattutto la bassa crescita economica globale (al contrario di quella ideale e necessaria per programmare lo sviluppo equilibrato di un nuovo sistema di mobilità coinvolgendo consumatori, Costruttori e mondo delle infrastrutture) sono diventati la pietra al collo proprio dell’Europa, che in tema di mercato Auto e salute dei suoi stessi Costruttori vive una sofferenza al momento sconosciuta in Cina, Asia, India;

– Salute economica minata dal rally di aumento dei costi del GNL, risorsa energetica chiave in Europa, per effetto proprio della Guerra;

– Salute aggravata dal progressivo e sensibile downgrade economico ed internazionale di Francia e Germania, locomotori tradizionali dell’economia europea che vivono in questo ultimo anno una caduta libera di trend e fiducia senza che all’orizzonte si possa definire il momento della auspicabile risalita. Proprio la fase di crollo delle due economie principe in Europa coincide con il crollo dei due maggiori sponsor politici ed industriali della mobilità elettrica presso Bruxelles;

-Sponsorship sgretolata in Francia dal pessimo andamento commerciale di Stellantis e dal terremoto avvenuto in Renault dopo l’uscita di De Meo che in molti leggono come una sorta di protesta simbolica contro un sistema automotive allo sbando; e che in Germania è praticamente precipitata fin da quando, ormai quattro anni fa, il Governo di Pechino ha improvvisamente abolito l’obbligo annoso che impegnava i Costruttori esteri a stringere Joint Ventures con i Gruppi locali per entrare nel mercato cinese, di fatto però sciogliendo e liberando gli stessi costruttori cinesi da alleanze e sinergie obbligate con i Marchi europei che significavano obbligo di condivisione di Know How e soprattutto diritto di accesso degli stranieri alla torta dei contributi nazionali governativi.

In questo contesto, la progressiva frana sul mercato cinese di tanti Costruttori Premium tedeschi ed europei (ma più in generale il calo della quota di mercato detenuta dai Costruttori stranieri in Cina) ed al contempo la crescita esponenziale della produzione BEV asiatica nelle scelte dei consumatori continentali ha di sicuro ricondotto anche Bruxelles a più miti consigli su un futuro un po’ troppo prossimo di monopolio elettrico per la mobilità europea integrata: il rischio che decarbonizzazione facesse rima con desertificazione industriale deve aver pesato parecchio su un certo ripensamento delle istituzioni europee per il percorso di decarbonizzazione;

– Ripensamento che ad oggi non riguarda solo la posticipazione della scadenza perentoria al 2040 e la plausibile fine oggettiva (finora mai dichiarata espressamente ma solo ventilata) della tagliola endotermica per quella data; ma che comprende nell’ordine lo slittamento al 2028 della nuova BER, l’attuazione “morbida” dell’Euro 7 e l’attuale “allargamento” ai “Biofuel” delle tolleranze riservate in origine per il 2026 ai soli carburanti sintetici.

La famiglia allargata dei “Biocarburanti”: quelli “DOC” e quelli a loro insaputa

Bene, ma di cosa parliamo? Parliamo in senso esteso di almeno tre famiglie (pura, ibrida e impropria) di carburanti alternativi al solo fossile e complementari ovviamente agli e-Fuel di natura sintetica:

biocarburante si chiama, intanto, un combustibile la cui energia si ottiene attraverso il processo di fissazione biologica del carbonio prendendo carbonio inorganico (principalmente CO2) e trasformandolo in composti organici. 

Dunque “biocarburante” è il composto in cui l’anidride carbonica presente in origine viene “fissata” da organismi viventi accelerando i tempi di trasformazione che il combustibile fossile subisce in tempi lunghissimi.

Ma torniamo alle tre famiglie (pura, ibrida e impropria) di cui ho parlato in precedenza, perché credo che la prima cosa che è bene evidenziare è la varietà in tema delle diverse alimentazioni “alternative” che a vario titolo (e spesso fuori luogo) sono chiamate “Biofuel”. 

Ed in questo senso è utile anticipare il senso di questo articolo in più puntate: sensibilizzare su un tema (quello dei carburanti addizionati o assoluti con componente vegetale) che improvvisamente è salito alla ribalta delle cronache dopo la “apertura” (più che scontata, come premesso da mesi da parte di Autoprove.it) della Commissione europea alla loro adozione; 

in secondo luogo la nostra attenzione è legata alla questione “approvvigionamento”: quanta materia prima agricola idonea per la miscelazione o distillazione di carburanti alternativi è ottenibile dalla coltivazione in terre di interesse europeo e/o quanta dovrà essere importata (trasferendo la dipendenza dall’estero di petrolio a quella di risorse agricole)? Perché sul fronte del “bioetanolo” ad esempio mais, canna da Zucchero e riso vedono un surplus produttivo in zone del mondo ben lontane della vecchia Europa che al massimo può opporre la barbabietola da zucchero come coltura massiva di prima generazione etilica: ad oggi gli elementi di coltivazione vitivinicola realmente di scarto (destinabile dunque senza problemi alla conversione in bioetanolo) sono in volume decisamente scarso, ed appena più sopra questi ci sono poltiglie, vinacce e materia residua che per finalità alimentari e farmacologiche sono decisamente preziose ed ambite per poterle “sprecare” dentro ai motori a meno di non aumentare il costo al litro del Biofuel…

Ed inoltre: come dovrebbe essere attuata la “fase di verifica”? Attraverso la diffusione “coatta” di benzine e gasoli con componente agricola aumentata oltre “E10”, magari avvicinando e generalizzando la soglia “E25” disponibile già usualmente in Svezia? Oppure stabilendo persino Step automatici ed irreversibili di distribuzione della “E85” che al momento è la soglia più alta immaginabile prima dell’Etanolo puro, e di soglie per il Biodiesel più alte di quelle attualmente previste? 
Ed allora, alla fine, ecco la prima di due domande discriminanti: per conseguire il vantaggio ambientale della decarbonizzazionedel trasporto privato europeo (effetto indubbio della adozione e diffusione dei biofuel in sostituzione degli attuali carburanti fossili) quali saranno i probabili costi diretti (prezzo alla pompa e/o trasformazione della rete di distribuzione) ed indiretti (adeguamento, trasformazione, sostituzione del parco circolante europeo)?

Ma c’è un’altra incognita a cui dare una risposta plausibile; al di là del blocco o meno della produzione e vendita di motori endotermici al 2040 (falso problema, visto che se entro i prossimi tre lustri la produzione di auto elettriche risulterà economicamente e commercialmente più vantaggiosa ci penseranno i Costruttori a tagliare i ponti con l’endotermico; in alternativa, e questa mi pare lo scenario più plausibile, la progressiva riduzione di gamma endotermica vecchia porterà in scena un panorama di nuove motorizzazioni benzina e Diesel molto più evolute ed ecofriendly)la domanda che voglio condividere con Voi è: A Vostro avviso, quale sarà la “panoramica” più plausibile di Parco auto circolante europeo tra 15 anni?

Che mondo auto avremo tra 15 anni?

La risposta esatta a questa domanda fa tutta la differenza del mondo: quanti milioni di auto avremo sulle strade europee? Di queste, quante BEV/PlugIn Hybrid/Full Hybrid/Extended RangeHybrid/Endotermiche pure? Noi una proporzione ce la siamo strutturata in testa, e Vi anticipiamo subito che secondo noi l’ago della bilancia in questa ripartizione settoriale sarà costituito dalle Ibride Extended Range basate su architettura con trazione esclusivamente elettrica a batterie con intervento di un Rangeextender endotermico di erogazione energetica.

Proveremo a darVi una risposta in diverse puntate, perché come vedete il tema è più complesso degli Slogan circolati ultimamente in Rete.

Nella famiglia dei biofuel che definiamo “Puri” (in termini ortodossi ed astraendo per un attimo dalle modalità industriali di sintesi) il biocarburante per eccellenza secondo me e secondo la logica comune del buon senso è in primo luogo l’Idrogeno, di cui tratteremo – promesso – in altro contesto.

A seguire il BiogasBiometano, per la limitata presenza delle emissioni inquinanti del carburante fossile, e per la eccezionale particolarità della molecola identica a quella del GNL (e del Metano fossile) che però deriva dalla trasformazione di materia di scarto che dunque viene distratta dal volume di rifiuto organico causa a sua volta di emissioni e di inquinamento;

Se questo elenco dovesse incontrare la suggestione negativa degli studiosi di settore non oso immaginare cosa avverrà nella elencazione della famiglia Ibrida, che a mio avviso dovrebbe contemplare ovviamente:

benzine fossili “Bio” cioè addizionate per percentuali importanti di componente etilica derivante da lavorazione di scarti e giacenze agricole residuali (o distillando il bioetanolo direttamente da materia prima elettiva come orzo, frumento, mais, canna e barbabietola da zucchero, riso, oltre ovviamente alle cosiddette e preziosissime vinacce legate allo scarto vitivinicolo; oppure derivando in zucchero lavorabile l’amido presente in materia prima agricola come le patate, ad esempio);

Gasolio “bio” dunque addizionato per percentuali importanti di componente agricola oleosa (semi, polpa di lavorazione) a loro volta derivanti da lavorazione. 

Giusto per fissare i concetti, il bioetanolo si ottiene dalla fermentazione di materia agricola a forte componente “zuccherina”, dalle biomasse di cellulosa e persino dalle alghe (dalle quali, Vi abbiamo anticipato in un altro pezzo, si può anche provocare dentro un particolare ambiente creato in laboratorio una reazione generatrice di Idrogeno); invece il Biodiesel viene costituito dalla miscelazione di gasolio fossile con oli vegetali, detto in estrema sintesi, a base di colza, girasole, soia ed altri. Definiamo il Biodiesel “F.A.M.E.” (Fatty Acid Methyl Ester) quello appunto derivato dalla miscelazione di gasolio fossile con un mix di olii vegetali, grassi di origine animale e metanolo; mentre l’HVO rappresenta il Biodiesel ottenuto dalla “Idrogenazione” degli Oli e grassi vegetali ed animali compresi nella lavorazione.

Non capisco perché in questa famiglia non possa di diritto entrare anche il Dual mix Diesel, cioè il Gasolio addizionato con percentuali variabili di GPL o GNL/Biogas/Biometano; ed infatti io nella mia personalissima classifica ce lo aggiungo. Ovviamente mi trascinerò dietro una marea di insulti.

Poi arriviamo alla famiglia che definisco “impropria”, in effetti abitata da un solo propellente: il GPL. Non per apparire politicamente scorretto o per smontare facili leggende mantenute nel tempo: ma se due su cinque auto a GPL immatricolate in Europa girano per la nostra penisola italica (e sarebbe bene anche stendere una statistica fedele della situazione del parco circolante a GPL nella pianura padana tanto per esempio) sarebbe ora di chiedere quale apporto realmente può dare alla decarbonizzazioneuna alimentazione che ormai non si può più definire marginale ma che evidentemente non fornisce all’ambiente la mano determinante che servirebbe. 

Ed è vero che detta così la questione è piuttosto semplicistica ma mi riprometto di parlarne in modo più approfondito.

Per chiudere, faremo una analisi approfondita dell’ospite scomodo: il Metanolo, che al di là della scarsa attenzione mediatica sta salendo rapidamente la scala gerarchica a livello industriale.

La mia sola curiosità che diventa domanda per Voi: di fronte al tam tam mediatico delle nuove decisioni di Bruxelles ed alla ripetizione spesso vuota del termine “Biofuel” Vi sareste mai aspettati anche solo per “preludio” quel che avete appreso? 

Si parla di Biofuel e viene fuori un ginepraio di prodotti e di applicazioni elettive. Le conoscevate già tutte? 

Ma soprattutto, Vi rendete conto di alcune peculiarità fondamentali che tutti noi dobbiamo assumere in più per essere eventualmente fruitori di Biofuel e Biogas? 

La prima peculiarità è l’attitudine alla circolarità, al recupero ed al rispetto dell’ambiente. La seconda è più istituzionale: senza parafrasi e mezzi termini, quel che finisce di biofuel e bioGNL nei nostri motori è parte di quel che potrebbe o dovrebbe finire nelle nostre pance, e se dico pance non parlo solo del miliardo abbondante di popolazione residente nel benessere. Parlo proprio di otto miliardi di pance in tutto il mondo. 

Per cui, la prima garanzia per percorrere chilometri lineari di strada con biocarburanti è quella di conservare ed ottimizzare chilometri quadrati di terra coltivabile. E in una Europa che sta progressivamente abbandonando le terre e le coltivazioni non è una buona notizia.

Alla prossima puntata.

Riccardo Bellumori

Nuova Audi RS6 2026: rendering totale

Recentemente sono stati avvistati per la prima volta i prototipi della nuova berlina Audi RS6, grazie ai quali abbiamo la possibilità di farci un’idea dell’aspetto esteriore della futura novità.

Il modello RS6 esiste dal 2002 e inizialmente era disponibile sia nella versione station wagon che berlina. Tuttavia, la carrozzeria a quattro porte è rimasta in produzione solo nelle prime due generazioni (fino al 2010) e, a partire dalla terza generazione, la RS6 è disponibile solo nella versione station wagon. Le foto spia dei modelli di prova apparse pochi giorni fa dimostrano l’intenzione della casa automobilistica tedesca di riportare nella gamma la gr.

Rendering Kolesa.ru

DATI TECNICI

La novità sarà costruita sulla base della berlina Audi A6 di sesta generazione, presentata in anteprima nell’aprile di quest’anno. Le modifiche all’aspetto esteriore saranno quelle tradizionali per i modelli RS: innanzitutto, saranno notevolmente ampliati tutti i passaruota dell’auto. Nella parte anteriore appariranno una nuova griglia del radiatore e un paraurti massiccio con grandi prese d’aria ai lati. Nei parafanghi anteriori saranno realizzati condotti d’aria verticali e le soglie diventeranno più larghe. Nella parte posteriore, l’elemento più interessante è il paraurti con un grande inserto a contrasto, sotto il quale saranno posizionati i tubi di scarico ovali, disposti in modo insolitamente stretto. La berlina sportiva avrà anche uno spoiler sul cofano del bagagliaio e nuovi cerchi a cinque razze.

Io
Come la berlina base A6, la versione top di gamma RS6 sarà costruita sulla piattaforma Premium Platform Combustion (PPC). Il propulsore non è ancora stato confermato ufficialmente, ma si prevede che sotto il cofano della nuova vettura ci sarà un motore V8 biturbo che fa parte di un propulsore ibrido ricaricabile (come suggerisce lo sportello di ricarica sul lato sinistro della carrozzeria dei modelli di prova). In questo caso, la potenza complessiva potrebbe superare i 700 CV, consentendo di competere alla pari con il principale potenziale rivale: la BMW M5 ibrida con i suoi 727 CV.
Il debutto della nuova zzufRS6 in entrambe le versioni (berlina e station wagon) è previsto per il prossimo anno. Nel frattempo, il mese scorso abbiamo confrontato il popolare crossover Audi Q3 con la cinese Hongqi HS3.

Nuova Genesis GV60 MagmaGT: sportiva inedita

Il marchio Genesis ha subito una trasformazione dalla sua nascita, avvenuta solo pochi anni fa, e, in vista del prossimo decennio, fino al 2035, anno cruciale per il mondo dell’automobile, ha già mostrato la strada che intende seguire. Abbiamo visto le sue auto di lusso, le sue auto più performanti nella gamma Magma, ma non avevamo mai visto nulla di simile a ciò che ha presentato in questa occasione.

Hyundai ha fatto molte cose nel corso della sua vita, dai modelli low-cost, utilitarie, compatte, monovolume fino, nell’ultimo decennio, alle hot hatch e alle auto ad alte prestazioni, senza dimenticare la Kia Stinger imparentata con la Genesis G70, così come ha avuto anche sportive “modeste” come la Hyundai Coupé in diverse generazioni o la più recente Veloster. Ma a Hyundai, fino ad ora, è mancata una vera supercar. Forse ora è il momento giusto.

Ecco la Genesis Magma GT Concept. È stata presentata insieme alla GV60 Magma all’evento tenutosi a Le Castellet, dove Genesis ha la sua sede insieme a IDEC Sport sul circuito Paul Ricard, dove si stanno preparando per il loro nuovo programma nel Campionato Mondiale Endurance (WEC) con la Genesis GMR 001 LMDh che vedremo in azione il prossimo anno.

Si tratta di un concept, come suggerisce il nome, ma le intenzioni del marchio sono chiare. Già lo scorso settembre, durante la giornata dedicata agli investitori tenutasi a New York, Genesis ha confermato la sua intenzione di creare un’auto halo. Un’auto che sia il massimo esempio di “alte prestazioni di lusso”, un’auto che dia totale fiducia al guidatore con una messa a punto equilibrata.

Non cerca di essere estremamente aggressiva, né di battere tutti i record di velocità di rivali come Porsche, Ford, Mercedes, BMW o Audi. Con il suo cofano dal profilo ribassato, i canard nella parte anteriore e i modelli aerodinamici G-Matrix, Genesis smette di essere semplicemente un marchio di lusso e mette piede nel mondo degli sport motoristici.
Porte a forbice, motore centrale e cofano ad apertura inversa: Genesis manda un messaggio chiaro.
Perché, se non fosse ancora chiaro, Genesis vuole avere la sua supercar. Ha bisogno di creare un’auto su cui basare l’omologazione per una GT3 da competizione con cui competere contro i marchi citati, più Ferrari, Lamborghini o McLaren, tra gli altri. Una GT3 con cui correre nel WEC, IMSA, DTM o altri campionati, oltre alla Genesis GMR 001 Hypercar che dal prossimo anno sarà guidata, tra gli altri, dallo spagnolo Dani Juncadella.

LO STILE INEDITO

Esteticamente ha molto in comune con la LMDh con telaio Oreca, soprattutto nella parte anteriore piatta che porta all’abitacolo a forma di cabina. Colpisce anche la parte posteriore muscolosa che termina con una coda tagliata (un design che ricorda le auto della 24 Ore di Le Mans), con i fanali posteriori orizzontali che arrivano fino alle ruote posteriori, come in altri modelli Genesis.

Inoltre, è stata presentata nel luogo in cui è stato sviluppato il suo prototipo da corsa, chiarendo le intenzioni di Hyundai e Genesis. La sua nuova casa, per così dire, dopo aver trascorso quasi 13 anni ad Alzenau con il programma rally di Hyundai Motorsport. Per il momento, si tratta di un concept, ma ciò che verrà commercializzato è la Genesis GV60 Magma.

«Questa Magma GT Concept rappresenta l’apice della nostra visione delle prestazioni ed è un simbolo del nostro impegno nel motorsport. Non è definita dall’aggressività o dalla velocità senza compromessi, ma dall’equilibrio. È un’auto che si connette istintivamente al guidatore, anche sotto pressione, e messa a punto in modo che ogni componente abbia una funzione: che le prestazioni non richiedano sforzo», ha spiegato il presidente e direttore creativo di Genesis Luc Donckerwolke.

Nuova Jeep Recon 2026: elettrico e 4X4

La Jeep Recon è stata presentata come il primo modello completamente elettrico del marchio destinato principalmente all’uso fuoristrada, essenzialmente come versione elettrica a batteria della Wrangler con motore a combustione.

Dotata di un propulsore elettrico a trazione integrale grazie a una configurazione a doppio motore che offre 650 CV e 840 Nm di coppia, la Jeep Recon è in grado di accelerare da 0 a 100 in 3,6 secondi, attingendo da una batteria da 100 kWh e 400 volt che offre un’autonomia dichiarata di 250 miglia (400 km) secondo le stime dell’EPA statunitense.

Jeep non ha ancora specificato le capacità di ricarica della Recon, ma essendo costruita sulla piattaforma STLA Large del gruppo Stellantis, dovrebbe essere in linea con i modelli che utilizzano un’architettura a 400 volt che sarà in grado di raggiungere una capacità di ricarica massima di 175 kW.

La nuovissima Jeep® Recon 2026, completamente elettrica e Trail Rated. Jeep Recon EV-009 2026
La nuovissima Jeep® Recon 2026, completamente elettrica e Trail Rated. Jeep Recon EV-004 2026
L’unità di trasmissione anteriore della Recon impiega un rapporto di trasmissione finale di 11:1 con differenziale aperto, mentre l’unità di trasmissione posteriore utilizza un rapporto di trasmissione finale di 15:1 con differenziale a bloccaggio elettronico. La gestione della trazione è affidata al sistema Selec-Terrain che offre le modalità Auto, Sport, Neve, Sabbia e Roccia, insieme alla funzione Selec-Speed Control per la salita e la discesa a bassa velocità.

IL VERO FUORISTRADA

In termini di capacità fuoristrada, la Jeep Recon vanta angoli di attacco, di breakover e di uscita rispettivamente di 33,8 gradi, 23,3 gradi e 33,1 gradi nella versione Moab con pneumatici da 33 pollici che offrono un’altezza da terra di 231 mm. Le sospensioni sono a doppio braccio trasversale di lunghezza diversa nella parte anteriore e a multi-link nella parte posteriore.

La Jeep Recon EV presenta un’altra analogia con la Wrangler in termini di carrozzeria, dove il nuovo modello elettrico a batteria è stato progettato con porte, finestrini posteriori e lunotto che possono essere rimossi senza l’uso di attrezzi. A differenza della Wrangler, tuttavia, il tetto della Recon non può essere completamente rimosso; può essere specificato con un tetto apribile standard a doppio pannello o con un’unità elettrica one-touch.
All’interno, la Recon EV è dotata di un display della strumentazione da 12,3 pollici e di un touchscreen infotainment da 14,5 pollici, quest’ultimo pubblicizzato come il più grande mai offerto in un modello Jeep. L’audio è fornito da un sistema Alpine, che utilizza altoparlanti situati sotto i sedili per consentire il funzionamento continuo quando le portiere del veicolo sono rimosse.

La console centrale a due livelli è dotata di un caricatore wireless per dispositivi nella parte superiore e di un passaggio per cavi verso un vano inferiore, mentre i pannelli interni delle portiere sono modulari con cinghie rimovibili e soluzioni di carico intercambiabili. Nella parte posteriore, il vano bagagli ha una capacità massima di 1.866 litri con i sedili posteriori ribaltati, mentre il bagagliaio anteriore ha una capacità massima di 85 litri.

La produzione della Jeep Recon EV inizierà all’inizio del prossimo anno nello stabilimento di assemblaggio di Toluca in Messico, e il prezzo della Recon partirà da 65.000 dollari, con il lancio sul mercato negli Stati Uniti e in Canada, seguito da altri mercati. Secondo Autocar, la Recon sarà lanciata nel Regno Unito e in Europa alla fine del 2026.