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Anche Mercedes ci ripensa e torna ai tasti fisici

L’eccesso di schermi touch e pulsanti ha decisamente stancato molti clienti Mercedes-Benz. L’azienda promette di rimediare, ma a causa dei lunghi cicli di progettazione e sviluppo non ci si può aspettare un miglioramento rapido dell’ergonomia.

Già nel febbraio dello scorso anno il capo designer di Mercedes-Benz, Gorden Wagener, ha ammesso che i grandi schermi touchscreen sono diventati un luogo comune e non sono più un metro di misura della coolness, ma è decisamente impossibile liberarsene. A dicembre Gorden Wagener è stato licenziato, il posto di capo designer è stato occupato da Bastian Baudi, e ora è emerso che è comunque possibile fare marcia indietro sulla mania dei touchscreen — non subito, non completamente, ma comunque.

Il responsabile delle vendite di Mercedes-Benz, Matthias Geisen, in una recente intervista alla rivista britannica Autocar ha dichiarato che l’azienda continuerà a utilizzare schermi di grandi dimensioni nelle proprie auto, ma li integrerà con un maggior numero di pulsanti fisici, poiché i clienti lo richiedono con insistenza. La Volkswagen ha già intrapreso questa strada (nelle berline ID.3 Neo e ID. Polo i pulsanti fisici sono diventati notevolmente più numerosi), ma l’azienda Mercedes-Benz potrebbe aver bisogno di alcuni anni per il ritorno di massa dei pulsanti fisici negli abitacoli delle proprie auto, poiché attualmente è nel pieno dell’implementazione dell’ultima generazione di pannelli touchscreen (tra cui MBUX Hyperscreen e MBUX Superscreen) e dello sviluppo del sistema operativo MB. OS.

LA SCELTA

L’allontanamento di Gorden Wagener, a cui alla fine sono stati attribuiti tutti i peccati per il design fallimentare di tutti gli ultimi modelli Mercedes-Benz, ha aperto all’azienda una finestra di opportunità per i cambiamenti, ma bisogna capire che Mercedes-Benz non è Chery, né Geely, che possono rinnovare completamente ogni anno gli interni dei loro modelli chiave. Le aziende di tipo occidentale raramente impiegano meno di tre anni per lo sviluppo di novità; il prossimo ciclo evolutivo degli interni Mercedes è in fase iniziale di preparazione, quindi nei prossimi due o tre anni i clienti Mercedes-Benz dovranno pazientare e continuare a utilizzare l’eredità di Gorden Wagener. Oppure passare alla concorrenza, dove per molti la situazione in termini di design ed ergonomia non è migliore.
Un buon esempio da seguire in termini di ergonomia sono i modelli moderni di Hyundai e Genesis, ma è improbabile che i clienti Mercedes-Benz si riversino su di essi per una ventina di pulsanti in più.

La futura auto elettrica Ferrari Luce offrirà una visione ancora più interessante dell’equilibrio tra interfacce digitali e analogiche: i designer Mercedes-Benz dovrebbero prestare particolare attenzione a questa novità.

Mercedes-Benz Classe S
Aggiungiamo che il problema degli interni moderni delle Mercedes-Benz non risiede solo nei pulsanti touch, ma anche nella totale uniformità: le nuovissime Mercedes-Benz GLC e Mercedes-Benz Classe C elettriche non si differenziano praticamente in nulla l’una dall’altra dal posto di guida. Anche le differenze negli interni degli altri modelli Mercedes-Benz più recenti vanno cercate con la lente d’ingrandimento; l’effetto novità sta svanendo e questo, per usare un eufemismo, non favorisce le vendite. Pertanto, l’aggiunta di tasti fisici dovrebbe andare di pari passo con una chiara differenziazione visiva degli interni Mercedes-Benz, almeno in base ai confini delle classi. Ciò che c’è ora, in questo senso, non va bene, ovunque è in sostanza la stessa cosa.

Nuova Kia XCeed 2026: Restyling in Anteprima

Kia XCeed torna in campo con un nuovo look: foto ufficiali
Kia ha annunciato il restyling del SUV XCeed. Il modello è stato profondamente rinnovato sia all’esterno che all’interno. Il costruttore non ha ancora fornito informazioni sulle specifiche tecniche.
Prepariamo tutti i documenti “chiavi in mano”. Garanzie e costi sono fissati nel contratto.
Nella gamma Kia, la Ceed hatchback e station wagon è stata sostituita dalla famiglia globale K4. La produzione della «quattro porte» avviene nello stabilimento in Messico; nella maggior parte dei paesi sono disponibili la versione a quattro porte e la hatchback, mentre in Europa la Kia K4 è disponibile come hatchback e station wagon. Nel frattempo, la Kia Ceed, ormai quasi alla fine della sua carriera, è stata a suo tempo la base per un SUV chiamato XCeed: la versione crossover con carrozzeria originale è stata sviluppata principalmente per l’Europa, e la sua produzione è stata avviata nel 2019 in Slovacchia. Ebbene, ora è emerso che il SUV non ha alcuna intenzione di andare in pensione! Oggi la divisione “vecchia Europa” di Kia ha diffuso le immagini della XCeed restylizzata. Ricordiamo inoltre che si tratta del secondo restyling per il modello: il precedente è stato effettuato nel 2022. Ma questa volta l’aggiornamento è risultato molto più ampio.

LO STILE AFFILATO

L’estetica della Kia XCeed è stata adeguata all’attuale stile del marchio. La cinque porte ha ricevuto blocchi di fari verticali e fanali posteriori a forma di zanne; sono stati inoltre sostituiti i paraurti e la griglia del radiatore, mentre sono comparsi cerchi dal nuovo design.

Le dimensioni della Kia XCeed restyling non sono state rese note. La lunghezza del modello pre-restyling è di 4395 mm, la larghezza di 1826 mm, l’altezza, a seconda dell’allestimento, di 1483 o 1495 mm, il passo di 2650 mm.

Anche gli interni sono stati ridisegnati. All’interno ci sono un nuovo cruscotto e un nuovo pannello di controllo del climatizzatore. Al posto del quadro strumenti separato e del tablet del sistema multimediale è stato installato un display unico (ogni schermo ha una diagonale di 12,3 pollici). Per la Kia XCeed è stato promesso anche un equipaggiamento migliorato, ma per ora non ci sono dettagli.

DATI TECNICI E MOTORI

L’azienda non ha fornito dettagli nemmeno sulla tecnologia, limitandosi a sottolineare che, come il precedente SUV, la XCeed con il nuovo design sarà disponibile con motori a benzina e nella versione ibrida «mild». Il crossover pre-rinnovamento è attualmente disponibile con un motore turbo a tre cilindri 1.0 T-GDI (115 CV) e un motore turbo a quattro cilindri 1.6 T-GDI (150 o 180 CV). Il motore base è abbinato a un cambio manuale a sei marce, mentre il secondo è abbinato a un cambio automatico a sette marce. La XCeed con motore 1.0 T-GDI può avere un sistema ibrido leggero a 48 volt, in questo caso il SUV è equipaggiato anche con il cambio automatico. In precedenza esisteva anche una versione ibrida ricaricabile PHEV completa, basata sul motore aspirato 1.6 GDI, ma è stata eliminata dalla gamma da tempo. La trazione è in ogni caso esclusivamente anteriore.

Come il modello attuale la Kia XCeed rinnovata per l’Europa sarà prodotta in Slovacchia. Questo crossover dovrebbe arrivare sul mercato entro la fine dell’anno in corso.

Nuovo Nissan XTerra sfida Ford Bronco

Sono passati cinque anni da quando Ford ha riportato in auge il Bronco per sfidare la Jeep Wrangler, e solo due da quando Toyota ha rinnovato completamente la sesta generazione del 4Runner.

Nissan ha deciso di entrare in gioco. L’azienda sta preparando il proprio SUV robusto con telaio separato dalla carrozzeria e, per farlo, sta riportando in auge il nome Xterra. La versione di serie potrebbe assomigliare molto a quella che vedete qui.

Nelle ultime settimane Nissan ha pubblicato un paio di teaser che anticipano l’Xterra, e le cose sembrano promettenti. Il primo si concentrava sulla parte anteriore. Un cofano scolpito, la scritta Nissan sovradimensionata sulla griglia (il Bronco fa più o meno lo stesso), gruppi ottici separati e luci di guida a LED sotto di essi.

Quel primo teaser ha fornito a Nikita Chuyko di Kolesa.ru abbastanza spunti su cui lavorare, e il rendering risultante sembra azzeccato. L’artista ha vestito la Xterra con un paraurti inferiore oscurato con una piastra di protezione argentata sotto, conferendole un’autentica atmosfera fuoristrada.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE BOXY

Con due teaser, Nissan ha già mostrato più di quanto riescano a fare la maggior parte delle anteprime.

Una seconda immagine, pubblicata su LinkedIn dalla stessa Nissan, mostra il SUV di profilo. Questi rendering lo mostrano con un’ampia altezza da terra, montanti e tetto neri, ruote e pneumatici fuoristrada e un look complessivamente molto accattivante. Sebbene non abbiamo ancora un’idea chiara di come sarà la parte posteriore della Xterra, queste illustrazioni la mostrano con un portellone posteriore ad apertura laterale, ganci di traino prominenti, luci a LED e un portaruota di scorta.

Il nuovo Nissan XTerra poggerà su una nuova piattaforma body-on-frame che Nissan intende estendere a diversi futuri modelli di SUV. Sono confermate due opzioni V6, una convenzionale e una ibrida, che dovrebbero fornirle la potenza necessaria per competere alla pari con un Bronco o un Wrangler. Il cambio manuale non sembra rientrare nei piani, il che è un peccato, ma non è certo una sorpresa vista la direzione presa dal segmento.

Senza dubbio, la chiave del fascino dell’Xterra sarà il prezzo. L’amministratore delegato di Nissan Americas, Christian Meunier, ha confermato che il prezzo di partenza sarà inferiore a 40.000 dollari. Questo colloca l’Xterra al fianco di un Bronco che parte da 40.495 dollari nella versione Base e di un Wrangler a cinque porte da 39.040 dollari, mentre è più economico del Toyota 4Runner, che parte da 41.870 dollari.

Titania Veltro, Fausto, Franco Scaglione e la pasta e fagioli: una favola moderna e reale

Questa storia potrebbe partire da qui: seconda metà di Ottobre del 2023 a Chivasso, una città bellissima che fino ad allora non avevo mai conosciuto: le sue strade acciottolate, i corsi pedonali, i portici a colonnate, le piazze a sampietrino ristrutturare finemente come le pareti dei palazzi, questa cittadina nel suo centro storico rinnova la fisionomia medievale ma “nasconde” la vocazione industriale che ancora dà segno di sé nell’impianto storico (ed in dismissione) della Lancia e nel perimetro industriale che reca intorno aree che hanno fatto la storia: Castagneto Po e San Raffaele Cimena, tanto per dirne alcune.

Ci ero arrivato – a Chivasso – non so neppure io come, ma sapevo perché: due mesi prima di quell’Ottobre una mia ricerca via Web sulla “Intermeccanica” (Marchio sconosciuto ai più, anche se parte della storia automobilistica più bella d’Italia) mi aveva portato a conoscere a distanza Fausto; la sua parentesi professionale e di amicizia personale con Frank Reisner mi aveva suggestionato, perché mai fino a quel momento avevo sentito parlare in quel modo così diretto della vicenda di quel Marchio artigianale e mai avevo avuto la fortuna di conoscere aneddoti anche personali sui suoi protagonisti.

Passai due settimane di Agosto, in quell’anno, a parlare via telefono tra Roma ed il profondo Nord come se Fausto mi conoscesse da anni e dandomi confidenza e disponibilità di tempo. 

Lui era così, un fiume di ricordi ed aneddoti: unica regola proposta da parte sua, le telefonate dalle 20/20,30 di sera quando il clima rinfrescava quel tanto per consentire una chiacchierata piacevole; ma il fiume di ricordi di cui si affollava la telefonata mi aveva abituato persino a tenere un’Agenda per poter approfondire la sera dopo quel che non ero riuscito ad assimilare la volta prima. 

A volte, lo confesso, nelle prime telefonate avevo un sorta di suggestione sul provare a ritenere molti racconti frutto della fantasia, ma poi mi sono dovuto ricredere: “Roberta Wood Spa”, “Eurostyle” ed Ivo Barison, le vecchie aree della “Intermeccanica” nella parentesi italiana del Marchio; persino la vecchia officina di Via Bologna a Torino divisa con il fratello con cui divideva anche un appartamento in affitto a Stupinigi.

E così avevo conosciuto molto più di un Signore poco più che ottantenne che aveva da svelarmi una storia; stavo dialogando con un Atlante imprenditoriale e di vita: Fausto partito da Terralba, imbarcato da Cagliari sulla “Eleonora d’Arborea” nel 1959 con una sacca piena di tre mutande, alcuni calzettoni, due camicie, un maglione e mille Lire in tasca per andare a lavorare in un Centro Porsche a Francoforte; 

Fausto “Steinkopf” (testa di pietra) tornato a Torino che incontra nientemeno che Lino Bosco, il re della plastica in Italia, affrontando una nuova vita professionale a San Raffaele Cimena (all’attuale numero 41 della Via di Chivasso); e che non si ferma certo la’.

Perchè l’auto per Fausto è più di un destino, è un vero e proprio Karma: e lui ci si tuffa senza salvagente nella impresa, folle e favolosa, di rivitalizzare e riportare a nuovi fasti una “Carrozzeria”; ma non una “Carrozzeria” convenzionale (di quelle che ti riparano il bozzo sulla Fiat “Punto” con la pezza di Sintofere spazzolata di carta abrasiva) ma una vera e propria factory di realizzazione carrozzerie speciali come tutte quelle che provenienti dalla cinta periferica di Torino hanno contribuito a rendere più bello il mondo auto collaborando fino alla seconda metà degli anni Settanta con le Firme di Stile iconiche (Pininfarina, Bertone, Zagato, Vignale, Scaglietti, Ghia, etc..) prima che CAD/CAM e progressione delle modalità industriali automatizzate (e prevalenza delle piattaforme a chassis monoscocca in luogo delle strutture tubolari saldate a mano) cancellassero dal panorama decine di piccole botteghe, di battilastra e di artigiani storici. 

Fausto inizia a collaborare con una Carrozzeria – situata nei pressi del Capolinea della storica Stazione “Sassi-Superga” – nata pochi anni prima nel novero delle attività di una famiglia di Costruttori ed Architetti di Torino (quella dei Goia), e comincia di nuovo ad occuparsi di Automotive ma davvero a grandissimi livelli.

Dalla terra al mare, il moderno Argonauta Fausto vive mille vite

Ma non finisce qui: dalla metà degli anni Settanta arrivano nuove sfide, con l’ingresso in una nuova realtà – la STAIN – con cui Fausto inizia dagli appalti di grandi opere (un treno monorotaia, una funicolare, tra gli altri) ma soprattutto inizia la leggenda di quel cantiere dove si realizzano scafi filanti e giganti che spuntano tra gli alberi e le colline di San Raffaele Cimena; un caso quasi unico che ancora oggi tanti residenti ricordano come una delle particolarità e delle attrazioni del luogo. E STAIN non è una storia marginale nel mondo della motonautica. Il Cantiere che ha riportato alla vittoria per la prima volta nelle traversate agonistiche internazionali i motori Diesel Isotta Fraschini e che ha duellato con i grandi armatori europei e statunitensi. Fausto ed i Trofei, Fausto ed Achilli Motors, e Americanino Jeans; e Ballabio, Panatta, Ickx. 

E quel Gp di Montecarlo seguito come ospite dello Yacht di Lee Iacocca insieme ad Alejandro De Tomaso. Di personaggi eccellenti, compreso Alberto di Monaco e Stefano Casiraghi, Fausto ne ha conosciuti a iosa.

Tutto merito della sua energia inesauribile, quella di un uomo definito scherzosamente da una giornalista di una rivista di nautica “un Pastore andato a male”, perché con la sua ostinazione di vivere avventure così lontane dalle sue radici territoriali aveva sfidato anche le convenzioni e un destino forse scontato.

Un amore per l’innovazione ma anche per la classicità: mai convinto dalle fibre composite, era rimasto fedele al caro vecchio pannello di alluminio rivettato ed al fiberglass, anche quando dovette stare tutta una notte in rada con la mano a tappare – con l’acqua di mare fino alle ginocchia – un improvviso distacco – a causa proprio dei rivetti ribelli – di un pannello di alluminio dalla parte di coda di un suo scafo in attesa dei meccanici arrivati per la riparazione.

Fausto e la notorietà: conoscere il “Jet Set” ma rimanere con i piedi per terra

E qui questa storia potrebbe – a questo punto – svelare il nuovo palcoscenico nel quale si è svolto il suo “secondo tempo”: un piccolo ma accogliente e ben tenuto ingresso/salone con una bella vista sul chiostrino interno di una palazzina storica, mentre una meravigliosa gatta bianchissima e a pelo folto, discreta ma curiosissima, fa la staffetta tra la casa del dirimpettaio e quel salone grattando caparbia alla porta di ingresso felice come non mai che intorno alla una di notte vi siano persone sveglie intorno a lei ; 

al centro della scena due tazze di camomilla giustamente fumante, mentre in quel fine Ottobre 2023 il clima a Chivasso è ancora tiepido ma tutto intorno non si sente volare una mosca. Una delle cose che rendono questa città un posto unico.

Scenario ideale, tra le 22 e l’una di notte passata per due persone in perfetto lavoro di squadra: Fausto seduto beatamente sul divanetto, a collezionare ed a ricostruire ricordi; il sottoscritto su un tavolo davanti al suo narratore, a prendere appunti e ricostruire un mondo di storie ben intrecciate tra loro. Un ricordo che non svanirà mai dalla mente. Perché mai nella vita mi era capitato e mai più si sarebbe ripetuto, di poter conoscere e registrare storie da favola raccontate da una delle persone più alla mano e cordiali del mondo, dote trasferita a tutta la sua famiglia, cioè alla figlia ed al nipotino.

La narrazione prende a tal punto Fausto da fargli dimenticare la TV, di cui è consumatore assiduo, tanto per lui sono importanti e suggestive le cose da riportare in luce nella sua memoria. 

E quella che tra le altre storie mi ha colpito tantissimo è l’unica con la quale, non potendo fare altro, vorrei ricordare Fausto e tentare di onorarne la memoria perché oggi non c’è più; per tutte le altre decine – forse centinaia – di storie ed avventure rocambolesche, invece, credo sia mio dovere rimanere in silenzio e cullare dentro di me finchè sarà possibile il racconto di un mondo che solo persone elette avrebbero potuto, come Fausto, vivere da protagonisti.

Ma la storia di “Titania Veltro” al Salone di Torino 1966 è troppo bella per non essere replicata come è stata raccontata da lui. E perché anche solo quella storia compie oggi 60 anni.

Dalla plastica ai battilastra, Fausto compie l’impossibile per la “Titania”

Siamo ormai nel 1965 / 1966: Franco Scaglione (che in questo anno celebra simbolicamente 110 anni) ha ormai chiuso il suo rapporto con Bertone ed ha iniziato a lavorare in forma autonoma, avvalendosi ovviamente della catena di supporto artigianale delle Officine e carrozzerie del perimetro forse più rinomato del mondo, cioè quello torinese; così facendo ha cominciato da tre anni prima a raccogliere commesse da parte di Marchi e Costruttori di taglio medio piccolo o da veri e propri Outsiders, e non a caso la sue prime commesse da libero professionista sono di rango: Abarth Carrera su base Porsche 356 e la giapponese “Prince Motor” per la quale, affiancato in Italia dall’Ingegner Inoue (inviato dal Reparto Tecnico della Capogruppo Nissan) Scaglione aveva realizzato la “Skyline 1900” coadiuvato dalla Carrozzeria “Giovanni Raniero” di Orbassano.

Poi, collaborando con il geniale Stanguellini aveva realizzato a Modena un prototipo da record di velocità motorizzato Guzzi; ma i tre nomi “pesanti” che avevano già incrociato il suo nuovo percorso professionale erano stati ovviamente quello della A.T.S., della Lamborghini e della “Intermeccanica”.

Ma proprio quel prototipo Stanguellini, insieme ai prototipi Abarth da record di velocità (a loro volta) avevano messo in luce una delle doti straordinarie di Scaglione: il saper “vestire” un’auto come se le sue estensioni (struttura motore, abitacolo interno, sospensioni, ruote, scarico) fossero arti e zone corporee umane da far “respirare” e muovere. E tutto questo nelle piccolissime taglie e cilindrate metteva Scaglione in risalto rispetto a tutti per la enorme cultura tecnica (studi in Ingegneria ed aerodinamici), per la variegata capacità manuale e creativa (era stato anche un abile designer di sartoria) e per la curiosità con cui cercava sempre di essere aggiornato sulle nuove tendenze.

Il suo genio creativo (seppur dalla carriera segnata da grandi addii, incomprensioni, e rapporti difficili con le Firme di Design per le quali ha prestato il suo talento) lo rendono decisamente versatile nella fase “pratica” di realizzazione e lavorazione / modellazione delle forme di auto che crea: addirittura nel corso della industrializzazione della Alfa Romeo “33 Stradale” nel 1967 sarà anche responsabile per conto del Marchio di Arese della formazione delle maestranze sulla sagomatura del “duralluminio” che compone la carrozzeria della berlinetta del Biscione; motivo per il quale la ricerca dei siti dove porre in opera le sue opere di stile viene gestita da Scaglione secondo parametri e criteri che mettono ai primi posti la capacità di interazione e la sinergia con il Carrozziere di turno, e la condivisione anche ideale dell’obbiettivo finale da conseguire; 

per questo, partendo la mattina presto dalla sua dimora torinese vicino a Via Osasco, il Maestro non si sottrae alla possibilità, piuttosto frequente, di permanere ore ed ore (quasi sino a fine giornata) dentro i Capannoni ad interagire con le maestranze per guidare e modificare in corso d’opera ogni sua realizzazione. E così accade anche nell’incrocio professionale della Carrozzeria in cui è entrato Fausto. Di fronte ad un Maestro interprete e precursore di linee e modelli che davvero lasciano ancora oggi a bocca aperta quale è appunto Scaglione, l’intraprendente ragazzo di Terralba non ha limiti né remore ad offrire tutta la sua capacità, flessibilità professionale e persino dedizione personale: c’è di sicuro una profonda alchimia tra l’artigiano ed il Maestro; e tra due persone all’inseguimento congiunto di un obbiettivo ambizioso deve crearsi proprio questa alchimia, devono insomma “piacersi”.

E di certo, in ogni racconto, il nostro simpatico ed anziano eroe non faceva mistero di ritenere Scaglione il più grande Disegnatore d’auto di tutti i tempi. Per Fausto si trattava di venerazione, superiore a qualunque sacrificio e impegno da offrire.

Fausto è sicuramente affascinato dalla visione quasi onirica di Scaglione, in fatto di stile e definizione formale, ed il Maestro di certo coglie ed apprezza nel suo appassionato collaboratore la grande capacità di saper tradurre in concreto ogni sua visione. Alchimia e – possiamo dire – amicizia.

Salone di Torino 1966, Scaglione e l’impresa impossibile

Di fatto nel racconto di Fausto la “paternità” realizzativa di Intermeccanica – che in molti hanno sbandierato e che a quanto pare è citata anche nel libro “The Prancing Bull – Intermeccanica” – viene molto mitigata: la fattura realizzativa di “Titania Veltro” non è neppure tutta di Fausto e della sua piccola Carrozzeria ma di una interazione tra abilità artigianali diffuse nel territorio torinese. 

In caso contrario il piccolo miracolo manifatturiero di Scaglione – leggero, filante, piccolo, onirico – avrebbe persino avuto difficoltà ad essere realizzato concretamente: parliamo di una “cellula” essenziale basilare in tubolare e piccole piastre in cui le “estensioni” sono una prova di magia artigianale di maestri battitori che per rendere tutto più rigido senza aggiungere peso utilizzano un metodo caro alla gloriosa “Carrozzeria Touring”; il lamierino – sia di acciaio che di alluminio – viene sagomato e “ripiegato” internamente su se stesso in modo da creare delle scatolature che simulano la rigidità dei tubolari senza però averne il peso legato al classico spessore tipico di tubi tondi e quadri per uso automobilistico. 

Pensate solo per un attimo allo sforzo umano e creativo necessario a moltiplicare per tutta la struttura finita di “Titania Veltro” un lavoro nel quale – se consentite – è presente un vero e proprio monoscocca…..”innervato” di traliccio tubolare e scatolature in cui anche la carrozzeria – di acciaio o di alluminio – diventa elemento stressato insieme al telaio 

Già: perché Titania Veltro GTT era prevista, nella idea di Scaglione, in due versioni: una versione “custom” con struttura e carrozzeria in acciaio – più pesante ma anche più “gestibile” nell’utilizzo stradale – ed una versione “Superleggera” ovvero “Racing” (probabilmente per derivate da usare in Pista) con struttura totale in duralluminio più leggera di circa settanta chili e motore potenziato a ben cento cavalli. Peccato davvero che di quell’unico prototipo si siano perse le tracce, e che neppure Fausto avesse la pur minima idea di dove si fosse cacciato in tutti questi anni.

Purtroppo la unicità del prototipo e la fine del programma “Titania” dopo questo ha impedito la realizzazione di tante ipotesi successive: e non si dica che l’idea di Scaglione di una piccola serie stradale e da competizione della “Titania” non aveva avuto favori ed interessamenti importanti.

Titania anticipava i tempi della crisi energetica

Si, perché ad esempio il motore previsto – il piccolo V4 da 1.500 cc. della Ford Cortina/Anglia con 95 Cv – era arrivato a Scaglione direttamente preparato dalla Ford UK: un motore leggendario a sua volta, quello che aveva causato il “Golpe bianco” dei tecnici Saab che nel 1966 volarono da Trollhattan a Desenzano del Garda con una “96” nella quale una volta espiantato il motore 2 Tempi fu testato sul lungolago quel motore. Ma anche un motore straordinariamente piccolo per le prestazioni promesse in 200 chilometri orari di velocità massima, scelto tra l’altro perché la “V” tra i cilindri consentiva di tratteggiare la quota del cofano motore a misure più basse di un “quattro” in linea; e considerando che l’unico Boxer posto anteriormente con il quale Scaglione aveva avuto ottima esperienza sino ad allora (il bicilidrico Panhard da 850 cc.) era evidentemente sottodimensionato: sia chiaro, non perché il sottoscritto voglia insinuare che il bicilindrico francese fosse una opzione, ma perché anche la meno famosa “Panhard Coupè Bertone” del 1954 richiama il criterio di massima leggerezza e massima efficienza dinamica legata a piccole motorizzazioni.

 

Ebbene, oggi possiamo dire che la capacità onirica di Scaglione anticipò di molto un trend di mercato che stava prendendo piede (il pubblico giovane che preferiva piccole sportive dalla cilindrata più europea) ingigantito da inizio anni Settanta a causa della crisi energetica: inutile dire che quella “Titania Veltro” in quel momento avrebbe potuto fare un vero “boom” nelle scelte del pubblico che sempre più si sarebbe rivolto a sportive con piccoli motori per far fronte alla crisi petrolifera.

Chi ha reso possibile la “Titania Veltro”?

Nel rapporto professionale tra Fausto e Scaglione si crea davvero una sinergia quasi unica e difficilmente ripetibile dato il carattereriservato, schivo e l’approccio comunicativo decisamente asciutto del Maestro; soprattutto il Designer è un vulcano in perenne attività magmatica e nell’apparente silenzio e contemplazione dell’opera “in fieri” si riserva continuamente mille piccole o grandi modifiche in corso d’opera alle quali il Carrozziere di turno deve rassegnarsi ad aderire per non accendere conflitti, ed in tutto questo Fausto è il partner ideale per il genio naturalizzato toscano: calmo, positivo, dinamico, intuitivo ed incoraggiante. 

Difficile ottenere di più da una collaborazione. Insieme a Scaglione il nostro giovane animatore della Carrozzeria rilevata in quel di Superga ritrova il piacere della manifattura d’arte e di prestigio esclusivo, e non di meno si compiace come un vero scultore della opera che sta nascendo, mettendoci “del suo” modellando come possibile le lamiere ed allestendo il prototipo. 

 

Tutto questo, in poche righe, è il terreno di coltura della celebre, affascinante e pur ancora misteriosa “Titania Veltro GTT” realizzata in esemplare unico che i nostri due partner professionali avviano dalla Primavera del 1966: già solo il suo nome rappresenta l’allegoria dell’ideale e del momento rivoluzionario nel quale è immerso in quel momento Franco Scaglione, e tuttavia rappresenta anche un esempio di innovazione estrema in ambito progettuale per quell’epoca. 

 

Partiamo dal nome: Titania è la protagonista di una opera teatrale di Shakespeare, “Sogno di una notte di mezza estate” ove rappresenta la moglie di Oberon e la Regina delle Fate, mentre il termine “Veltro” richiama la figura del veloce levriero cacciatore ma soprattutto la allegoria dantesca, che richiama virtù divine ed ultraterrene. 

 

E probabilmente questa berlinetta ha davvero doti soprannaturali, dato che è in grado di raggiungere i quasi 200 Km/h di punta velocistica: non è certo l’unica prerogativa di una “Concept” a tal punto significativa ed importante per Scaglione da implicare nelle prospettive l’ipotesi che il Maestro possa fondare un suo proprio Marchio artigianale di costruzione per lanciarne sul mercato una piccola serie, con due tipologie costruttive di carrozzeria previste per la commercializzazione: una pelle di acciaio per la serie stradale ed una in alluminio e manganese per una eventuale versione “Racing”. 

 

E probabilmente in un settore di nicchia tra le diverse berlinette italiane, inglesi e francesi non superiori ai 1.600 cc. il profilo prestigioso e la manifattura eccellente della filante nuova arrivata avrebbe avuto un buon successo. 

 

Ma nel racconto di Fausto trapela anche altro: è umanamente impossibile comprimere in pochi mesi di studio tutto il repertorio di genialità racchiuso dentro la Titania, e questo vuol dire che questo prototipo sarebbe potuto essere il manifesto culturale e sinottico del Maestro Scaglione: il suo paradigma per declinare in modo popolare l’elite tecnologica pensabile all’epoca per una sportiva stradale. Probabilmente il Maestro custodiva nel cuore e nell’intento da diversi anni quella creatura così straordinaria, la sua “Titania”, e a vederla dal vivo si restava davvero impressionati.

 

Titania Veltro protagonista al Salone di Torino 1966

Fausto copre ogni esigenza tecnica e manuale per conto del suo prestigioso committente, avventurandosi in un supporto artigianale a 360 gradi, affiancando Scaglione in tanti passaggi realizzativi della “Titania”, trattata davvero come la regina dell’opera di Shakespeare. 

Certo, data anche la novità ed originalità della creazione il workflow è tutt’altro che semplice e convenzionale, e dunque le settimane scorrono veloci in direzione del palcoscenico naturale scelto per la “prima” della Titania Veltro: il 48° Salone dell’Auto di Torino previsto in apertura dal 3 Novembre di quel 1966 e fino al 13 dello stesso mese.

 

In quello stesso periodo la neonata “Intermeccanica” è a sua volta in cerca di nuovi sbocchi di mercato e di liquidità perché l’esperienza con la “Apollo” è diventata un bagno di sangue; e Frank Reisner ha urgente bisogno di incassare e nel frattempo di smaltire decine di telai disegnati e realizzati da lui che tuttavia sono tornati indietro nella insolvenza dei produttori della “Apollo”; ecco perché è difficile ammettere che all’epoca della “Titania Veltro” la Intermeccanica fosse operativa al 100% con Scaglione anche per questo prototipo.

 

Da Reisner escono, tra la fine del 1965 ed il 1967 : la versione Shooting Brake della Ford Mustang, la sfortunatissima serie “Griffith GT 600” (disegnata in origine da John Crosthwaite e ritoccata da Scaglione) poi diventata “Omega” dopo che SteweWilder rileva il fallimento (ampiamente annunciato) di Griffith e sbologna senza molta cura il rapporto con Reisner lasciando il povero Ingegnere ungherese con quasi cento telai della Apollo doverosamente modificati per la “GT 600” e con un buco di bilancio persino peggiorato. 

Dopodichè arriva il momento di “Lynx” mentre Scaglione dopo Titania è “full” nell’impegno con Alfa Romeo 33 Stradale realizzata presso le strutture Autodelta. 

 

Ma questo è solo per spiegare l’intreccio nel quale il “trigono” simbolico tra Scaglione, Reisner/Intermeccanica, e Fausto si reinventa proprio in quel progetto di “Titania Veltro” dove quest’ultimo è di fatto la spalla di Scaglione per la preparazione del prototipo per il palcoscenico deciso dal Maestro di stile: Salone di Torino, 48° Edizione, 1966.

 

Una vetrina importante, un calendario che si avvicina settimana dopo settimana e giorno dopo giorno e che, dato anche il perfezionismo probabilmente persino eccessivo – sebbene necessario – di cui i due sono entrambi pervasi, porta ad un “rush finale” memorabile e faticosissimo per Fausto; anche perché la posizione espositiva scelta in un “mix” tra maggiore visibilità globale del prototipo e costi di esposizione più ridotti (in effetti Titania Veltro non ha un suo Stand ma è posizionata in quel Salone dentro una Sala attigua all’ingresso ufficiale all’Expo dove sono presenti alcuni altre auto) porta nella suggestione dei due protagonisti – Fausto e il maestro Scaglione – una certa ansia: 

 

poco prima dell’apertura ufficiale dell’evento fieristico i due vengono infatti a sapere che a pochissima distanza dalla “Titania Veltro” sarà tenuto il discorso di apertura del Presidente della Repubblica Saragat insiema al Sindaco di Torino ed a Rodolfo Biscaretti (Presidente del Salone) con una sovrapposizione di telecamere RAI e di riprese fotografiche nelle quali – è presumibile – la Concept di Scaglione sarebbe finita sotto i riflettori.

 

Nella sua vita e carriera trascorsa, durante i momenti difficili o durante impegni straordinari, Fausto non aveva avuto certo problemi a saltare spesso pasti e riposo: ma in occasione del debutto della “Titania Veltro GTT” a Torino il Maestro lo coinvolge in un extra sforzo che sfocia in una maratona lavorativa più unica che rara anche per quell’ambiente; dal 31 Ottobre sera, praticamente, fino alla apertura della kermesse torinese (alle ore 11,00 di mattina del 3 Novembre 1966) Fausto lavora senza sosta,e senza mangiare né dormire negli ultimi due giorni. 

 

 

L’impegno del titolare della Carrozzeria – nei pressi di Superga – verso Scaglione è totale ma prezioso, visto che come detto il Maestro in quel periodo è davvero autonomo e privo di ogni supporto organizzativo tipico delle “firme” per le quali lavorava di solito: ed in mancanza di un Marchio Costruttore committente che si sarebbe in caso fatto onere delle operazioni logistiche necessarie, è Fausto ad occuparsi di tutto.

 

Dal carico e trasporto del prototipo in Fiera, alla ultimazione dei particolari e delle lavorazioni necessarie, al posizionamento ed allestimento dell’auto passando persino per un supporto nel layout e configurazione dello spazio espositivo riservato alla creazione del Maestro in mezzo agli altri Marchi presenti nel Salone. 

Spazio che appunto viene riservato alla “Titania” praticamente all’ingresso del Salone, quasi ad accogliere i visitatori e dominare la scena, ed a voler apparire non certo una “Maquette” a dimensione reale ma una vera auto funzionante e completa in ogni dettaglio.

 

Non solo Titania, non solo Auto: le mille avventure di Fausto, “testa di pietra”

Fausto in fondo sente forse la “Titania” come una sua figlia, anche per il tempo passato a veder manipolare pazientemente quelle lastre di metallo che avvolgono una carrozzeria che pare uscita da un’altra dimensione, e tutta la cura spesa sui particolari di un prototipo dalla linea onirica ed impareggiabile: tutto questo impegno e sforzo viene ripagato in termini di apprezzamenti e di commenti autorevoli ed entusiastici rivolti da un lato al genio di Scaglione; ma dall’altro destinati, senza darlo a vedere e senza evidentemente pretendere di condividere il palcoscenico, anche al supporto di manodopera e di capacità artigianale di chi materialmente ha plasmato materiali e superfici per dar vita a quel gioiello a quattro ruote. 

 

Ma esiste davvero un premio speciale per lui, giunto al 3 Novembre 1966 (dove tutto è compiuto e sta per alzarsi il sipario sul 48° Salone di Torino in quel giovedì di un tardo autunno torinese) quando il nostro giovane Fausto intorno alle otto di mattina raggiunge rapidamente casa per cambiarsi prima di tornare nei saloni espositivi.

 

Nonostante la stanchezza infatti non vuole assolutamente mancare alla prima della anche sua creatura. In vista della apertura ufficiale prevista per le 10,30 Fausto guida di fretta verso casa ed abbraccia forte la sua Rita come se non la avesse vista da mesi; è stanco, un poco infreddolito e frastornato ma sempre, incrollabilmente, sorridente. Dalla sera prima lo attendeva un pentolone di profumata e croccante pasta e fagioli, ma saltata anche quella occasione di cena, il nostro eroe prende tutto il paiolo e seduto sul divano – ancora con gli abiti da lavoro – ne divora letteralmente metà contenuto per poi infilarsi subito sotto la doccia, cambiarsi e ripartire di nuovo – dopo un veloce caffèlatte – per stare vicino a quella “Titania Veltro GTT” che anche grazie a lui vivrà di luce riflessa in quel Salone.

Anche in questo, senza saperlo, Fausto è protagonista di un primato e di un evento storico straordinario: nella carriera autonoma, ed ultima, di Scaglione dopo essere uscito dalla “Bertone”, quella “Titania Veltro GTT” è l’unica realizzazione in proprio del Maestro, cioè l’unica che non gli sia stata commissionata da un terzo Costruttore. 

Artefice e coadiutore di quell’opera prima ed unica, dunque, e’ancora una volta il nostro “Argonauta” moderno, che certamente non si è ancora stancato di viaggiare ed esplorare.

 

Le sue narrazioni non finirono infatti davanti a quella camomilla fumante, nel saloncino di Chivasso: in pochi giorni Fausto mi ha regalato un repertorio da leggenda lungo 15 anni, ed altrettanti lo avrebbero atteso da metà anni Settanta ad inizio anni Novanta quando anche l’impresa di STAIN e “Victory” passano di mano chiudendo anche la parabola “nautica” di questo nostro eroe.

 

E gli unici due cenni di ringraziamento – da parte mia – per aver conosciuto così tanta storia unica e spesso sottotraccia sono in due piccoli gesti che ricordo con piacere di aver fatto di mia intenzione: aver fatto incontrare Fausto con Tommaso, l’Art Director di “Plastic Flowers” che ha mandato in scena a Teatro la vicenda di quell’impero della plastica a San Raffaele Cimena; e di aver ritrovato con un po’ di ricerca sul Web uno dei libri in originale a cui Fausto teneva di più: “L’Era dei Magnati”, del 1956. Glielo ho fatto arrivare in segreto, come sorpresa, via Corriere espresso da una piccola biblioteca che ancora lo conservava. Era il minimo che potessi fare all’epoca, per ringraziare lui e la scenografia di un gioiello cittadino come è Chivasso. 

 

Ma quello che Fausto ha saputo regalare a me ed a tutti coloro che lo hanno affiancato od incrociato, è stato invece straordinario ed impagabile. Compreso quello che ha potuto fare fin dall’inizio della carriera di un nipotino oggi diventato a sua volta leggenda: Francesco Pecco Bagnaia.

 

(In memoria e ricordo commosso di Fausto Atzori, una straordinaria leggenda in incognito)

 

Riccardo Bellumori

Non crederai al prezzo di questo tuning di Mercedes Classe G

Nel panorama automobilistico di Dubai, dove vige il motto «niente ha successo come l’eccesso», le auto di lusso sono ovunque e persino le modifiche in stile Mansory non sono una rarità, ci vuole qualcosa di veramente straordinario per distinguersi. Ma si può tranquillamente affermare che MetaGarage ci sia riuscita, e che nel frattempo potrebbe persino aver dato qualche spunto a Mercedes.
Abbiamo già visto molti SUV Classe G modificati, ma ciò che distingue davvero la M Monogram G 3.0 Iconic è la sua enorme griglia retrò.

Larga quanto alta, la griglia domina il muso della G e cambia completamente l’intero aspetto di questo veicolo utilitario altrimenti squadrato.

LO STILE ESTREMO

Il fondatore di MetaGarage, il russo Alexey Gashkov, afferma che la G 3.0 Iconic si ispira a una station wagon carrozzata in esemplare unico degli anni ’50, realizzata da Binz su base Mercedes 300 C per un ricco cliente americano. Ma è anche difficile non pensare alla concept car Vision Iconic coupé che Mercedes ha svelato nel 2025.

Se riuscite a distogliere lo sguardo da quel muso, potreste notare le luci diurne a forma di stella prese in prestito dalle ultime autovetture Mercedes, il paraurti inferiore dall’aspetto fantascientifico e le minigonne laterali in stile industriale.
Strisce cromate rifiniscono la parte inferiore dei paraurti anteriori e posteriori, ci sono i badge MetaGarage M Monogram – la cui somiglianza con il logo Maybach potrebbe far alzare qualche sopracciglio a Stoccarda – e il tutto poggia su larghi cerchi a sei razze.

Sui social di MetaGarage ci sono immagini di un paio di Iconic diverse, una delle quali è completamente nera, lasciando che l’enorme griglia cromata sia protagonista. L’altra, vestita di nero su bianco e con una griglia nera, è ancora più accattivante nel suo insieme, anche se la sua griglia nera è (leggermente) meno appariscente.

L’azienda dichiara di essere disposta a costruire 50 esemplari di queste G-Wagon senza freni, con prezzi a partire da 700.000 dollari, anche se non dubitiamo che le richieste di personalizzazione di alcuni acquirenti faranno lievitare il totale.

Nuove Alfa Romeo Giulia e Stelvio: ecco il Performance Pack

Per Alfa Romeo Giulia e Stelvio ecco il pacchetto Performance Pack: le modifiche riguardano gli interni e le sospensioni.
L’attuale berlina Alfa Romeo Giulia è in produzione dal 2015, mentre il suo parente più prossimo – il crossover Stelvio – si è aggiunto alla gamma nel 2016. Entrambi i modelli hanno subito l’ultimo restyling contemporaneamente, avvenuto nel 2023. Ricordiamo che attualmente il marchio italiano sta continuando a sviluppare la Giulia e la Stelvio di prossima generazione, ma queste saranno in vendita solo nel 2028.
Per il momento, il costruttore deve fare in modo che l’interesse dei clienti del marchio non si affievolisca per l’attuale berlina Giulia e il crossover Stelvio. L’ufficio stampa del colosso automobilistico Stellantis, di cui fa parte Alfa Romeo, ha comunicato che una serie di aggiornamenti è stata applicata ai modelli basati sulla stessa piattaforma destinati al mercato nazionale. In Italia, la berlina e il SUV sono ora disponibili con il pacchetto opzionale Performance Pack.

Questo pacchetto prevede modifiche all’interno, all’equipaggiamento e alle sospensioni di Alfa Romeo Giulia e Stelvio. La berlina e il SUV con il pacchetto Performance Pack sono stati dotati delle sospensioni a controllo elettronico Synaptic Dynamic Control. Come riferito dall’azienda, il sistema regola la risposta degli ammortizzatori in tempo reale tramite speciali valvole elettroidrauliche che modulano il flusso interno dell’olio, consentendo di variare la forza di smorzamento in base alle condizioni stradali, allo stile di guida e ai carichi registrati dai sensori di bordo.

Il sistema interagisce con il selettore delle modalità di guida Alfa DNA. I processi sono gestiti dal Chassis Domain Control, un’unità di controllo che gestisce i principali sistemi dinamici delle auto del marchio italiano. Va notato che in precedenza tale sospensioni era offerta solo alle versioni top di gamma Alfa Romeo Giulia e Stelvio Quadrifoglio, nonché alle loro versioni speciali Estrema, Competizione, Intensa, Ti e Veloce.

Inoltre, il pacchetto opzionale Performance Pack include novità per gli interni quali rivestimenti in pelle nera con cuciture rosse e bianche, inserti decorativi in carbonio, nonché cuciture rosse sul cruscotto, sul tunnel centrale e sui pannelli delle portiere.

LO STILE AFFILATO

Una delle principali novità per la berlina Alfa Romeo Giulia e il crossover Stelvio è il nuovo sistema audio sviluppato da Harman Kardon. Alla base c’è un amplificatore a 12 canali di classe D con una potenza di 900 W.

La tecnologia Logic 7 Surround garantisce una distribuzione uniforme del segnale audio in tre dimensioni. Il sistema comprende 14 altoparlanti, tra cui un subwoofer.
L’equipaggiamento dell’Alfa Romeo Giulia e dello Stelvio con il pacchetto Performance Pack è di serie; l’azienda non ha reso noti i prezzi. Attualmente l’azienda sta continuando lo sviluppo di nuove berline e crossover. Come confermato di recente dall’azienda, i modelli saranno disponibili non solo in versione completamente elettrica e con propulsione ibrida plug-in (PHEV), ma anche con motore a combustione interna “puro”. Secondo i dati preliminari, quest’ultimo potrebbe essere un sei cilindri in linea biturbo da 3,0 litri con una potenza di 558 CV proveniente dalla Dodge Charger.

I 30 anni della Citroen Saxo VTS

Quest’anno Citroen festeggia un anniversario che profuma di benzina, gomme roventi e ricordi un po’ sfocati di strade provinciali affrontate a tutta velocità. La Saxo VTS compie 30 anni. Entra così ufficialmente nel mondo del collezionismo
Nel 1996, Citroen non cercava di reinventare l’auto sportiva. Il costruttore fa addirittura l’esatto contrario. Dopo aver lanciato la piccola Saxo, moderna erede dell’AX e cugina della Peugeot 106, la casa dei Chevrons commercializza diverse varianti, tra cui le discrete sportive battezzate VTR (Véhicule Tonique Routier) e VTS (Véhicule Tonique Sportif). Tre porte, un look versatile impreziosito solo da un kit carrozzeria ideato dal giovane Gilles Vidal (oggi responsabile dello stile di Stellantis) che non urla “GTI” come invece facevano alcune utilitarie sportive dello stesso periodo. Eppure.

LA PICCOLA SPORTIVA

Sotto questa silhouette quasi timida, la Saxo VTS nasconde una semplice verità: il piacere di guida non dipende da uno schermo da 15 pollici. Il suo piccolo quattro cilindri 1.6 a 16 valvole sviluppa 120 cavalli (contro i 90 CV iniziali della VTR), ma è più che sufficiente per un veicolo di poco più di 900 kg. Niente modalità Sport, niente ESP invadente. La Citroën Saxo VTS è grezza. E a volte, un po’ troppo. Il retrotreno vivace accompagna… ma può anche richiamarti all’ordine. La Citroën Saxo VTS non era la più veloce. Né la più tecnologica. Ma faceva di meglio. Creava ricordi. E spesso, questi iniziavano con: “Sono arrivato un po’ troppo veloce in quella curva…”
citroen saxo vts Primo progetto di Gilles Vidal al suo arrivo in Citroën, il kit carrozzeria della Saxo VTS è piuttosto discreto: parafanghi allargati, terminale di scarico cromato, cerchi specifici…
È quindi un’auto che ti insegna a guidare (o a sbagliare), il che ha segnato un’intera generazione di giovani conducenti negli anni 2000. Ciò che è quasi ironico è che nessuno l’aveva davvero previsto. Nessuna campagna massiccia. Nessuno storytelling calibrato. Eppure, la Citroën Saxo VTS è diventata una base imprescindibile per il rally e una vera e propria scuola di guida alla vecchia maniera, anche in competizione: Saxo Cup, Saxo Rallycross, Saxo Glace… Rinnovata nel 2000, la city car sovralimentata è stata prodotta fino al giugno 2003 nello stabilimento di Aulnay-sous-Bois, lasciando il posto alla C2, anch’essa dotata di una variante VTS.
Trent’anni dopo il suo debutto, la Saxo VTS entra nel mondo del collezionismo e diventa molto ambita dagli appassionati, che non trovano più nulla di loro gradimento nella produzione automobilistica moderna.

Il logo Apple torna su una Porsche dopo 47 anni

Per celebrare i 75 anni di Porsche Motorsport e i 50 anni di Apple, il marchio tedesco ha presentato due auto da corsa 963 con livrea speciale in occasione della gara IMSA di questo fine settimana a Laguna Seca. Gli appassionati di sport motoristici più accaniti riconosceranno la livrea a prima vista.

Gestite dal team ufficiale Porsche Motorsport, le due 963 rendono omaggio alla 935 che ha disputato la stagione 1980 con i vivaci colori della Apple Computer. Nel corso dei decenni, Porsche ha sfoggiato numerose livree da gara memorabili. Questa è sicuramente tra le più iconiche di tutte.

Proprio come quella vettura da corsa, che sfoggiava strisce verdi, gialle, arancioni, rosse, viola e blu, le 963 dirette a Laguna Seca presentano la stessa palette di colori, sebbene l’arancione sia stato sostituito da una seconda tonalità di rosso. Il classico logo Apple Computer appare anche sulla parte anteriore e lungo le minigonne laterali dell’hypercar LMDh.

IL RITORNO INATTESO

Al volante della Porsche n. 6 935 ci saranno Kevin Estre e Laurens Vanthoor, mentre la vettura n. 7 sarà guidata da Julien Andlauer e Felipe Nasr. La Porsche è attualmente in testa al campionato costruttori, avendo conquistato la vittoria durante la Rolex 24 di Daytona a gennaio e la 12 Ore di Sebring a marzo. Nella gara dello scorso anno a Laguna Seca, si è aggiudicata una doppietta.

“Ciò che è iniziato con il debutto della Porsche 911 al Salone dell’Auto di Francoforte del 1963 trova un parallelo in Apple Computer: entrambe sono icone che rappresentano l’innovazione e lo sviluppo continuo da parte degli esperti di Zuffenhausen, Weissach e Cupertino”, ha dichiarato il vicepresidente di Porsche Motorsport Thomas Laudenbach. “Ciò vale in particolare per Porsche Motorsport, dove dal 1951 vengono create innovazioni sotto le più elevate esigenze competitive.”

Il logo Apple torna su una Porsche per la prima volta in 46 anni
Il team ufficiale di Porsche Motorsport schiererà inoltre una 911 GT3 R nella classe GTD Pro e un’altra 911 GT3 R nella classe GTD nel corso del weekend. La vettura della GTD Pro si distingue per una livrea verde e bianca ispirata ai dinosauri, affettuosamente soprannominata “Rexy”.