Abbiamo già avuto modo di testare e recensire la Gamma DFSK a partire dall’esordio mediatico in Italia con un bellissimo evento a Villa Fenaroli (Brescia) due anni fa: là abbiamo fatto conoscenza per la prima volta con una offerta di prodotto decisamente ampia rispetto alla quale China Car Company, la struttura gestionale e commerciale che importa e distribuisce il Marchio in Italia, ha spinto sostanzialmente su due famiglie di prodotto: da un lato la famiglia “Glory” e dall’altro la Ibrida Plug in “E5”.
“Glory” – nelle serie 500 e 600 – rappresenta un po’ l’antitesi alla “E5” offrendo in versione “entry level” di Gamma la motorizzazione endotermica pura accompagnata in alcuni allestimenti alla alimentazione dual fuel benzina/GPL.
DFSK, ricordiamo, è l’acronimo che distingue e sottolinea le parole “DRIVE (“Drive Innovation”); “FUTURE (Future Mobility”); “SUSTAINABLE DEVELOPMENT”; “KNOWLEDGE (Sharing & CustomerFirst”), e che la sigla (Dongfeng Sokon Automobile) sottintende l’appartenenza del Marchio a DONGFENG seppur inserito dentro ChongquinSokon Industrial Group – consociata del Gruppo SERES. Questo significa una presenza in 72 Paesi, il posizionamento tra le prime 500 Aziende in Cina, ed il raggiungimento di mezzo milione di utilizzatori e proprietari nel mondo oltre il mercato cinese che, da solo, conta quasi già due milioni e mezzo di DFSK vendute.
A questo aggiungiamo – per DFSK – l’essere stata nella “Top Three” del mercato Veicoli Commerciali in Cina, ed aver già proposto in Europa – e con successo – alcuni “LCV” e Minivan di grande fruibilità come il “K01” e il poco più grande “EC 35”, che ancora oggi svolgono egregiamente il loro lavoro nelle attività di Ultimo Miglio e nella Logistica presso i Centri Urbani.
Come detto l’entry level di Gamma è nella coppia formata dalle rinnovate ma consolidate “Glory 500” e “Glory 600” a sette posti; entrambe con motore 1500 cc. quattro cilindri.
Per quanto riguarda la Plug in, nella offerta “E5 Plus 7 posti” troviamo il corpo vettura classico (misure: 4,76 mt. di lunghezza, 1,80 di altezza e un metro e 86 di larghezza al netto degli specchietti) che di base – grazie ad un passo notevole di quasi 280 centimetri – offre una capienza ed abitabilità di livello; ma quello che cambia un poco è certamente il “facelift” di dettaglio ma immediatamente percepibile: rispetto alla “E5” testata da noi due anni fa la calandra perde la enorme griglia lavorata e il taglio dei fari anteriori risulta (almeno a giudicare dalle immagini concesse in anteprima da DFSK) più armonico e ben incastonato in un frontale “continuo” e chiuso dove con taglio azzeccato risulta maggiorata la feritoia inferiore sotto alla linea del paraurti.
Diverso anche il disegno dei cerchi aerodinamici ed ovviamente a beneficiare di tutto questo è il Cx notevolmente abbassato.
Migliorata anche, e di molto secondo le nostre critiche mosse due anni fa, l’estetica e l’allestimento degli interni: dove nella “E5” testata a Brescia abbondava il tono un poco “Kitch” ed americaneggiante di accostamenti di colori (e tra la pelle ed il finto legno degli inserti) in stile “Wagoneer Cherokee” di Jeep anni Settanta;
e dove il tunnel centrale aveva ricevuto le nostre critiche per una innaturale conformazione a “sella di asino” capace di farvi scivolare da sopra qualunque oggetto malauguratamente poggiato, siamo oggi a riconoscere il grado di miglioramento importante.
Il tunnel centrale appare finalmente lineare ed adatto ad una multispazio capiente, ma anche lussuosa e rappresentativa; e l’accostamento tra tessuti (pelle), colori e strutture rigide e semirigide è da vera SUV Premium valorizzata nel suo abitacolo dalla vetratura perimetrale e superiore (il tetto panoramico totale ed elettrico) e dunque da una visibilità resa ottimale dalla seduta regolabile alla giusta altezza per chiunque.
Certo, nella opzione sette posti il bagagliaio limita la sua capienza a 187 litri di carico (un po’ pochi per un SUV di queste dimensioni) che, reclinando invece i due posti della terza fila, salgono a 465 a meno di non sfruttare la possibilità di ribaltare in modo frazionato (4/6) le sedute di seconda e terza fila.
Insomma, la flessibilità di carico e dislocamento tipica delle multispazio, con in più la seconda fila di posti a schienale reclinabile di 120° e movimento longitudinale a scorrimento sul pianale.
L’esperienza a bordo è resa ancora più evoluta da una dotazione tecnologica completa e intuitiva. Il grande display Full-HD da 15,6”, la strumentazione digitale e il sistema di telecamere panoramiche offrono controllo e connettività in ogni situazione.
Apple CarPlay, Android Auto, ricarica wireless, sedili elettrici e tetto panoramico contribuiscono a creare un ambiente moderno, pratico e altamente tecnologico.
Parliamo un poco invece dei servizi offerti alla guida partendo dalla tecnica strutturale: lo schema ibrido di DFSK “E5 Plus” prevede il quattro cilindri 1500 cc e 95 cavalli a benzina abbinato ad un motore elettrico da 160 kW (cioè 214 cavalli) per un totale di 309 cavalli; potenza di buon livello data una massa a vuoto che con le tre file di sedili montate arriva già a 1900 chili.
Questo consente prestazioni interessanti (velocità massima di 180 km/h. e un tempo –dichiarato – da zero a cento di circa 8 secondi (anche se, non ce ne voglia DFSK, a noi a Brescia il cambio automatico E-CVT non è sembrato un fulmine di guerra, ma sarebbe interessante provare la nuova versione per capire se questo giudizio può essere mutuato….).
La parte elettrica è alimentata da una batteria da 25 kWh: questo significa una autonomia che va dai 120 Km in solo elettrico ai 1200 km in combinata con un consumo dichiarato di 6,4 litri di benzina per 100 chilometri in ciclo WLTP.
Segnalo, per esperienza diretta avendo presenziato alla presa di contatto di “E5 Hybrid” due anni fa, che il facelift e tutto il processo di efficientamento tecnologico ha aumentato di molto i due dati di autonomia sopra detti, visto il progresso rispetto agli 80 Km in solo elettrico ed i 1000 in ciclo combinato del precedente test a Brescia.
Sotto l’aspetto della sicurezza DFSK E5 PLUS integra avanzati sistemi di assistenza alla guida e dispositivi di sicurezza progettati per offrire maggiore protezione e tranquillità in ogni viaggio.
Telecamere a 360°, monitoraggio degli angoli ciechi, avvisi di collisione, cruise control e numerosi sistemi ADAS lavorano insieme per migliorare controllo, visibilità e stabilità, garantendo una guida più intelligente, sicura e confortevole.
Ricordiamo che la Garanzia di 5 anni (o 100.000 chilometri) trova la sua corrispondenza – come ampiamente spiegato da DFSK sin dal suo debutto in Italia – in una Rete capillare di vendita e service seguita direttamente da China Car Company.
L’atelier di tuning polacco Indecent Vehicles promette di presentare il prossimo anno la prima conversione dal vivo di una Porsche 911 coupé in una shooting brake. In seguito, chiunque potrà ordinare questa modifica. Che la Porsche 911 in versione shooting brake (ovvero una station wagon a tre porte) sia bella almeno quanto quella in versione coupé è noto da tempo: in rete circolano diversi disegni e rendering realizzati da appassionati e designer professionisti. Tuttavia, nessuno aveva mai osato realizzare una vera Porsche 911 con questa carrozzeria: a impedirlo è la configurazione a motore posteriore della leggendaria auto sportiva.
Il motore nella parte posteriore annulla la praticità della shooting brake: il volume del bagagliaio, se aumenterà rispetto alla coupé, sarà irrisorio, ma per la sua straordinaria bellezza si può chiudere un occhio su questo aspetto. È molto più difficile organizzare un raffreddamento di qualità del motore in una carrozzeria shooting r principale nella parte posteriore a causa del nuovo profilo del tetto, ma gli specialisti di Indecent Vehicles sono sicuri di farcela. Tanto più che il nome dell’azienda è impegnativo: Indecent, tradotto dall’inglese, significa «indecente, audace, oltraggioso».
IL TUNING ESTREMO
Indecent Vehicles vanta una vasta esperienza nella messa a punto delle Porsche 911 delle generazioni 997 (2004-2012) e 991 (2011-2019): l’azienda crea nuovi kit carrozzeria e modernizza motori e telai. Come base per la prima shooting brake, sviluppata su specifica richiesta di un cliente, è stata scelta la Porsche 911 Turbo a trazione integrale della generazione 991.2 con un motore boxer biturbo a sei cilindri da 3,8 litri con una potenza di 540 CV e un cambio PDK a 7 rapporti.
La presentazione dal vivo del primo esemplare dovrebbe avvenire nel luglio 2027 al Festival della velocità di Goodwood (Regno Unito); in seguito, altri clienti potranno ordinare station wagon simili, e come base potrà essere utilizzata anche la Porsche 911 GT2 RS della generazione 991.2 — il suo record al Nürburgring nella classe delle auto sportive, stabilito nel 2021, non è stato ancora battuto.
Insieme alla carrozzeria shooting brake, Indecent Vehicles offrirà sicuramente un aggiornamento tecnico completo dell’auto, ma non ci sono ancora dettagli su questo aspetto del progetto. Il prezzo minimo della conversione sarà di almeno 300.000 euro.
Il furgoncino compatto Citroen Berlingo di prima generazione ha fatto il suo debutto nel 1996 e da allora ha venduto oltre 4,2 milioni di unità in tutto il mondo.
Per celebrare il trentesimo anniversario di questo popolare modello, è stata realizzata un’edizione speciale “30 Years”, disponibile però solo per le versioni passeggeri del Berlingo con qualsiasi motorizzazione disponibile. Le prime due generazioni della Citroen Berlingo sono ben note in Russia; infatti, la “seconda” Berlingo è stata localizzata qui nello stabilimento PSMA Rus di Kaluga, con la produzione che si è interrotta nella primavera del 2022 a seguito dell’inizio dei ben noti eventi geopolitici. Anche la Berlingo di prima generazione è stata prodotta nel nostro Paese, ma con un nome diverso, ormai dimenticato: Doninvest Orion-M — l’assemblaggio su larga scala è stato avviato presso TagAZ. La Berlingo di terza generazione è in produzione dal 2018, ma non è stata fornita ufficialmente alla Russia, poiché si riteneva che la Berlingo di “seconda generazione”, tecnicamente obsoleta ma significativamente più economica, fosse più adatta alle nostre esigenze.
Per abitudine, continuiamo a riferirci al Berlingo e ai suoi cloni dei marchi Peugeot, Fiat, Opel e Toyota come “furgoni a gradino”, poiché i predecessori di questo tipo di veicolo erano piccoli furgoni basati su autovetture standard, caratterizzati da un gradino tra la parte anteriore della carrozzeria e il vano di carico. L’assenza di tale gradino è diventata uno dei principali vantaggi del Berlingo; originariamente era stato progettato come modello commerciale multiuso con una carrozzeria molto spaziosa, pur occupando in un parcheggio non più spazio di una berlina compatta standard.
UN MODELLO DI SUCCESSO
La terza generazione di Berlingo, nelle versioni passeggeri a cinque e sette posti, ha di fatto sostituito i furgoni compatti C4 Picasso/SpaceTourer nella gamma Citroën, la cui produzione è cessata definitivamente nel 2022. Nel 2023, la “terza generazione” di Berlingo ha subito un restyling programmato, ricevendo un nuovo design del frontale con l’emblema ovale Citroën e interni aggiornati dai quali sono completamente scomparsi i quadranti analogici. La Berlingo continua ad essere prodotta in questa forma ancora oggi.
L’edizione per il 30° anniversario si collocherà tra gli allestimenti Plus e Max; esternamente, è riconoscibile dal numero “30” nella parte inferiore dei montanti anteriori. L’equipaggiamento della versione anniversario comprende cerchi in lega Chaves da 16 pollici in nero lucido, uno schermo del quadro strumenti da 10 pollici, uno schermo multimediale da 10 pollici, una telecamera posteriore con Top Rear Vision, un volante in pelle riscaldato, specchietti retrovisori esterni ripiegabili elettricamente e vetri oscurati. L’edizione anniversario è disponibile solo per le versioni passeggeri del Berlingo: la M a 5 posti (lunghezza totale: 4.403 mm) e la XL allungata a 7 posti (lunghezza totale: 4.753 mm).
In mezzo secolo di vita ho avuto lezioni che fatico a dimenticare. Nel campo dell’Automotive una lezione su tutte: approcciare alla Ferrari senza il dovuto ed obbligato rispetto sarebbe come per una Squadra di Calcio affrontare il Bayern Monaco con l’attenzione che si avrebbe in un torneo di calcio parrocchiale. Se ne esce sempre con le ossa rotte.
Ma il rispetto è la prima prerogativa che un Web cacofonico e caciottaro Ti spinge a buttare nel cesso.
Perché ci sono pochi che come il sottoscritto, operando professionalmente nell’Automotive ed avendo mezzo secolo, resistono alla “FENOMENITE” e si vestono di modestia per analizzare con il beneficio del dubbio senza digitare minchiate ad alzo zero solo sulla base delle proprie reazioni basso inguinali.
E così, mentre la pletora dei commentatori esprimeva al massimo un “Ma che brutta e’ la Luce”, o tirava in ballo pecorinamente i risultati pessimi in Formula Uno, io leggevo/copiavo/incollavo questo: “La mission di Ferrari Technology è fornire soluzioni meccaniche di precisione di altissima qualità, dando soddisfazione alla clientela più esigente nei settori dell’auto e moto racing, delle supercar, dell’industria aeronautica e aerospaziale, delle macchine automatiche per l’industria e il packaging e dei medical devices. Da oltre 50 anni, ci impegniamo a essere all’avanguardia nella tecnologia, offrendo ai nostri clienti prodotti e servizi che superino le aspettative in termini di qualità, tempi di consegna e assistenza post-vendita. Che si tratti di prototipi o di piccole e medie serie, tutti i processi di Ferrari Technology convergono verso un unico obiettivo: garantire la più alta efficacia senza rinunciare alla sostenibilità economica ed ambientale. L’industrializzazione del pezzo viene elaborata su misura per ogni singolo cliente, che è seguito in un percorso one-to-one dai nostri Product Manager. L’intero processo produttivo è poi monitorato in tempo reale grazie alle tecnologie dell’Industria 4.0. Vogliamo essere riconosciuti come un punto di riferimento per la meccanica di precisione, anticipando le esigenze dei nostri clienti e superando le loro aspettative attraverso soluzioni tecnologiche all’avanguardia.” E’ la presentazione di una “costola” Ferrari. Scommetto che l’avete letta in pochi, voi che amate la…Caciara!!!
Caciara è voler continuare ad essere ormai vecchi Guru spompatidel Web (eh, amico mio, Tu hai capito che parlo di Te: perché non Ti rassegni a riconoscere che hai fatto il Tuo tempo e non hai la decenza di toglierTi mediaticamente dai coglioni???) e tirare in ballo – parlando di Luce – le scarse performances in F1 come se fosse un tema trainante; rispetto invece è leggere con religione quelle poche righe che rappresentano il mantra che Ferrari professa da decenni.
Perché ci sono due tipi di commentatori che possono criticare la Ferrari: quelli che per competenza, meriti e curriculum hanno tutto il diritto di esprimere come la pensano; e nel caso di Luca di Montezemolo – che ha il merito di aver risollevato Maserati e di aver gestito con capacità la Ferrari – il titolo a criticare è in ogni caso supportato dal pedigree; mentre nel 99% delle critiche di osservatori, comunicatori, guru, opinionisti e semplici passanti del Web mi pare ci sia al massimo un 1% di fondatezza e competenza nel giudizio.
Tanto per esempio. Perché sapete dove sta l’ironia, parlando di motori sul Web? Che chi sulla Rete sta impallinando un prodotto super Hi-Tech, 100% tutto Ferrari, nella vita guida quella che si illude sia un’auto del Marchio “XY” mentre invece è un divertente collage di pezzi e architetture provenienti da almeno quattro Marchi appartenenti a minimo due Gruppi Costruttori distinti; e chi sbeffeggia la futura produzione “Made in Italy” di Luce pensa di guidare auto tedesche, francesi, giapponesi, persino italiane.
Che stupidi: per il 70% la loro auto proviene probabilmente da Asia, Sudamerica, Messico, Nord Africa, Turchia, paesi dell’ex Est Europa. Ma chi se ne frega, tanto loro capiscono solo di Rosse.
Insomma, non sappiamo una ceppa dell’auto che abbiamo sotto al culo, ma ci mettiamo a pontificare su quella che solo in Ferrari – al momento – conoscono benissimo. Sapendo bene una cosa: chi critica sul Web le auto crede di essere come si stava trent’anni fa: i Costruttori di supercar artigianali che erano ostaggio del loro Continente mentre i Costruttori “mass Market” pronti a sfornare auto “globali”.
Beh, adesso è esattamente il contrario: i Costruttori di Supercarsfornano modelli di auto che venderanno in tutto il mondo, mentre il Costruttore generalista venderà sempre più, Continente per Continente, quello che la relativa Joint Venture con un Costruttore locale gli consentirà di fare. Punto e basta: è il mercato Auto, bellezza…
Ferrari Luce farà Sold Out alla faccia dei profeti di sventura
Ecco perché Luce farà il Sold Out per i numeri di produzione per cui è stata pensata: perché andrà dovunque potrà intercettare almeno 4/5000 super ricchi (Calciatori, Vip, Manager, Governanti e politici, uomini d’affari) pronti a sborsare una media di 700.000 Euro (perché mica crederete che la Luce si venda a Listino, vero?) per regalare a Ferrari il risultato commerciale pieno e per far fare la figura dei minchioni a tutti i “complottisti” di rango sui Social.
Allo stesso modo è esplosa sui Social la “Winkelmannia”, ovvero la prerogativa di sovrapporre le decisioni del CEO di Lamborghini sul destino elettrico del Toro quasi a sugello simbolico del fallimento preannunciato ed inesorabile della “Luce”. Tanto per sottolineare, chiaro che Ferrari decide autonomamente su ogni percorso o destino elettrico voglia darsi, mentre la corrispondente autonomia di Lamborghini non può prescindere dalle macrostrategie del Gruppo Volkswagen in tal senso; così come non può il Toro essere estraneo ad una dimensione (o galassia) industriale dove non solo il Gruppo VW ha dovuto – obtorto collo – interfacciarsi con i problemi di Porsche in Cina o rinunciare dopo 30 anni a Bugatti, ma nella quale persino la tanto decantata strada elettrica di Bentley si è drasticamente trasformata nel recente annuncio di un solo modello BEV entro il 2030, tanto che fretta c’è???
Non vale neppure il caso ricordare che Ferrari immatricola in tre anni – mediamente – quel che Sant’Agata immatricola in quattro, e che il fatturato annuo medio di Ferrari viene raggiunto da Lamborghini in quasi due. Non per sminuire, ma dalla nicchia nella quale – onorevolmente – è rimasto il Toro, il Cavallino ci è uscito da diversi anni.
Che poi Winkelmann stesso abbia tirato in ballo anche Rolls-Royce del Gruppo BMW (protagonista in negativo del proprio mercato elettrico con le vendite al ribasso della BEV Spectre) conferma – più che un approccio pragmatico al mercato elettrico dei tedeschi – una sconfessione del dogma evangelico con ilquale, consentitemi, i crucchi ci hanno per anni menato i maroni con una presunta e sbandierata vocazione elettrofila elettiva, del tipo “Sull’elettrico noi siamo noi e voi nun siete un ca…….!!!”.
Insomma, la verità è una: dopo decenni in cui il popolo sedicente Ferrarista ha tirato anatemi contro la 208 GT4, la 208 GTB/GTS aspirata, LaFerrari Ibrida, la FF Integrale e Shooting Brake, per finire con la eretica Purosangue, non occorreva essere indovini per presagire la bomba Social contro “Luce”.
Il percorso borsistico, con quell’8% ceduto nelle ore di contrattazione successive alla presentazione, è stato titolato come “tracollo”, ovvero come “la Luce che porta il buio a Piazza Affari”. Che stupidaggini !!!
Quasi nessuno ha più voluto far caso, nella valanga di giudizi sulla linea di “Luce”, al concentrato tecnico che pure era stato presentato ad Ottobre nella prima mondiale dello chassis elettrificato: i quatto motori, la collaborazione con la NASA, il sound fisico e non elettronico, le prestazioni legate ad un corpo vettura di oltre 5 metri per due di larghezza ed un metro e cinquantaquattro di altezza: stiamo parlando di un corpo vettura da Ammiraglia dove il rapporto tra volumi è equamente rappresentabile tra una forma trapezoidale ed una monovolume interrotta dall’accenno del mezzo volume di coda e dall’orientamento nello spazio della superficie frontale in cui “dislivello” importante è dato dall’ala anteriore.
La prima Ammiraglia elettrica di Maranello: e Voi la volevate come le altre Ferrari?
Tutto nella Luce è disegnato esternamente per camuffare le dimensioni XXL (che appaiono più marcate in fotografia che non dal vivo, ma che sono inferiori alla monumentale Rolls RoyceSpectre solo per 40 cm di lunghezza e per tre di altezza) necessarie maggioritariamente per l’abitabilità interna (cinque posti comodissimi, prima volta a Maranello, e 600 litri di vano bagagli) esaltata da un passo – monstre di 296 cm che comporta un attacco a terra degli pneumatici da 23” e 24” (iconograficamente utili per ridurre l’ingombro visivo della linea di cintura praticamente degna di un traghetto) praticamente sulla verticale degli angoli estremi del quadrilatero proiettato a terra.
Vorrei sapere quanti di coloro che hanno vomitato epiteti contro le linee di Luce si sono degnati di vederla dal vivo. Posto che, lo dico per non sembrare farisaico, la linea della “Luce” non mi suscita particolari emozioni. E, no: non è il reiterato ed abusato – in Rete – effetto Semmelweis.
Io non rifiuto lo stile di “Luce” ma lo vado a “scortecciare” per capire quanto del lavoro di Ive e Newson è originale e quanto è anche involontariamente “taglia e cuci”; ed il risultato è imbarazzante, e va a ridimensionare di molto, nel mio giudizio, quella che alla fine è stata una onesta e non particolarmente esaltante prestazione di Design del “duo” I-phonico.
Detto sinceramente, se per “LoveForm” la “Luce” era l’occasione della vita, è stata buttata letteralmente nel cesso; e dico questo senza che nessun povero Cristo dentro o fuori Ferrari abbia finora detto quale e dove sia stato il contributo stilistico di Flavio Manzoni. Tra l’altro sempre e comunque, a mia opinione, richiamato solo nei titoli di coda quasi a stigmatizzare concetti del tipo “Aho? Noi di Ferrari con quelle linee non c’entriamo niente, intesi?”. Ma andiamo nel dettaglio, se volete seguirmi in una disamina eretica e però sincera.
Ad esempio il contrasto nel rapporto visivo laterale tra linea di cintura e cockpit vetrato all black è fotocopiato dalla Alfa Romeo “SZ”, ma direi che un po’ tutta la “Luce” sembra un monumento postumo all’epoca a cavallo tra anni Ottanta e Novanta, il che rende un poco ridicolo un “duo” che doveva portarci con l’Iphonenel mondo del quarto millennio. Preferisco dirlo subito: “Luce” in sviluppo stilistico nasce già
vecchia, e Vi indico dove e come.
La continuità del parabrezza fino ai margini anteriori del cofano è ad esempio molto simile allo sviluppo anteriore della conceptBertone “Lotus Emotion” del 1991 (o della “Nivola”); ci trovo persino un po’ di Luigi Colani e della sua “Testa d’Oro”, per non parlare dello sviluppo in avanti del cristallo brunito che trova applicazione già nella Maserati Birdcage 75th di Pininfarina di 20 anni fa.
Sul resto, che credo sarà superlativo e di rango superiore, faccio da subito i complimenti a Ferrari. Perché come detto, il rispetto che porto al Cavallino corrisponde al rigore ed alla disciplina di servizio e devozione che ogni addetto, impiegato o manager sa di dover portare al Marchio dal primo giorno di assunzione. Ecco perché ho trovato eccessivi, inutili, demenziali e poco ficcanti moltissimi commenti negativi. Perché mancano di rispetto. Ed a proposito di rispetto, cara Ferrari……..L’ultima considerazione. Tu sai, vero, caro Cavallino, dove hai esposto in prima mondiale la tua “Luce”?
Ma quello che allo stesso tempo mi emoziona e mi suggestiona non poco è la famosa “ala” anteriore che pare un tributo postumo a Giotto Bizzarrini, nell’anno del centenario dalla nascita. Per capire, andate su Autoprove.it e cercate nel form apposito “Picchio Bizzarrini”.
Ovviamente i più onanisti della consolle digitale tra Voi obbietteranno un richiamo anche alla “Ferrari Vision”. Beh, a parte la povertà dell’argomento, includere anche quel giocattolo non fa che rinforzare la mia centellinatura. Quell’ala è in effetti la fonte unica di una parvenza di “rialzo” orizzontale – mediante un piano sovrapposto – di cofano anteriore: senza quell’ala il profilo del cristallo fortemente obliquo condizionerebbe anche il frontale, che per giunta – senza l’ala, ripeto – ripeterebbe un gioco cromatico “carrozzeria/vetratura anteriore” che per la prima volta vidi sulla Concept “Genesis” di Bertone. Davvero, sembra quasi che Ive e Newson abbiano voluto tributare segni di affetto e memoria a diversi grandi Designer del passato.
Giotto, Nuccio, Pinin, Zagato : quanti richiami “a sua insaputa” ha la Luce
Tornando all’ala anteriore, Vi stupirete Voi stessi poiché due delle tre funzioni dell’ala anteriore della “Luce” collimano con le ricerche aerodinamiche di Bizzarrini. Ed a proposito di tributi e celebrazioni, non voglio smettere di convincermi che “Luce” sia stata presentata a settanta anni dalla scomparsa di “Dino” Ferrari, lo sfortunato figlio di Enzo. La parentesi industriale che ne seguì a Maranello fu la istituzione di una delle linee produttive di auto più eretiche ed alternative al Cavallino dell’epoca.
Quasi un simbolico richiamo – oggi – ad un possibile futuro di “brand parallelo” per la produzione elettrica iniziata con “Luce”?Senza considerare che quei “baffetti luminosi” che perimetrano agli angoli la suddetta ala sembrano quasi un richiamo rielaborato futuristicamente delle luci di posizione anteriori/frecce della Dino “206/246”.
E che dire della apertura a “libro” (anche detta ad armadio) delle porte di “Luce”? Certo, il richiamo va ovviamente alla soluzione di Rolls Royce – inclusa la BEV Spectre – più usuale ultimamente. Segno ulteriore che Ferrari ha proposto davvero qualcosa di alternativo e non sovrapponibile con la Gamma classica delle Rosse.
Ma c’è dell’altro. Quasi nessuno ha ricordato che questa apertura porte ci richiama anche il meccanismo utilizzato su alcune Lancia entrate nella leggenda. Ottanta anni fa iniziava anche la breve avventura tra Ferrari e la ex Squadra Corse Lancia, con l’ingresso dello sfortunato Ingegner Vittorio Jano. Chissà che quelle portiere non siano un piccolo tributo anche a quella storia, oltre che un richiamo “originale” per Flavio Manzoni che, ancora giovanissimo, si applicò sulla concept “Lancia Dialogos”.
Sui tergicristalli, vero colpo di genio di Ferrari, ricordo però che nel 2022 la stessa brevettò un sistema “tergi” basato su ugelli in grado di “sparare” aria compressa sul cristallo. Peccato non aver visto questo brevetto sulla Luce. O forse è presente sul lunotto posteriore?
Se la vista laterale e quella frontale l’ho spiegata velocemente, fatemi sorvolare sull’unica decretata “bruttezza” senza appello di “Luce” che secondo me è nella vista di prospetto posteriore. Se prendete una foto di una “Luce” vista da dietro e la confrontate con la vista frontale della “Aurora Safety Car” del 1957 credo resterete suggestionati anche Voi. Più in generale pare che l’enorme coda della “Luce” stia provando ad “espettorare” la fascia fanaleria posteriore di una Ferrari 360 che chissa’ come sia finita tra le fauci della nuova “100% electric” di Maranello.
Cosa dire infine degli interni della “Luce”? Il taglio stilistico e formale delle poltrone è un monumento alla migliore tradizione dei tappezzieri italiani, su questo Ferrari merita 10 e lode come sulla presenza dei cosiddetti comandi fisici e sulla strumentazione che seppure elettronica e digitale riprende il taglio classico analogico dei cruscotti Ferrari della leggenda. Vorrei poi solo per dieci minuti salire a bordo, in movimento, e godermi la diffusione del suono attraverso i VENTUNO altoparlanti nell’abitacolo. Io posso solo immaginare l’esperienza di guida a bordo di Luce. E già so che sarà la migliore in assoluto cui tutti gli altri Costruttori dovrano adeguarsi.
Per innamorarsi di “Luce” basterà toccarla. Si, però….Anche meno
Si, pero’……Potevamo almeno risparmiarci la maniglia tipo carrello portavivande sul Display centrale? Davvero una traccia “giocosa” inutile, soprattutto perché ricorderà, a chi vede da dietro o da fuori colui che afferrando la maniglia posizionerà alla visuale migliore il monitor, l’atto tipico del dentista che posiziona meglio a suo uso e consumo il visore di un radiografico o la lampada di illuminazione sul volto del povero paziente. Scusate l’immagine allegorica ma è così.
Venerdì pomeriggio 29 Maggio, ore 15,30. Ho appena finito una commissione in zona Tor Vergata. In lontananza le vedo: le “Vele” di Calatrava. Se percorri la bretella del GRA per la Roma Napoli, in lontananza pare un grattacielo di Dubai, luogo elettivo per le vendite della “Luce”.
Un romano come me, che pure da adolescente e ragazzo ha provato ogni tanto ad occuparsi della “cosa pubblica” nella Capitale, non ci ha mai messo piede. Dentro un contesto che anno dopo anno gli è cresciuto attorno e che oggi rende la vecchia periferia romana un unicum urbano con la Vermicino dove il povero Alfredino, quasi mezzo secolo fa, trovò campagne sterminate e la morte. Doveva essere la Ferrari, pensa te, a rendermi interessante un luogo dove, senza navigatore e mappa, ti perdi letteralmente. Un punto perso all’orizzonte dell’Urbe tra Torre Angela, Tor Vergata, l’Anagnina e Fontana Candida, ecco cosa sono in questo pomeriggio torrido dove le vie, le rotatorie ed i ponti delle Tangenziali mi disorientano sempre di più. E solo grazie alle gentilissime ragazze di un Punto “Dito Break” di Via Casilina (che ringrazio per un cortese caffè ristoratore) riesco a capire dove sono “le Vele”.
Grazie Roma! : il messaggio forse più dirompente di Ferrari alla città che Enzo amava
Via Passo Lombardo, come sei cambiata: venti anni fa eri una via di capannoni che attendevano di essere spazzati via dalla Città dello Sport; in un pomeriggio di canicola anticipata a fine Maggiosei una zona residenziale, ma dopo il Bar “Carpe Diem” al numero 34 la città nata da poco sparisce di nuovo. Desolazione totale, ed io che mi immaginavo la fila di curiosi e residenti per vedere la “Luce” vedo semplicemente in mezzo a questo deserto tre Vigilantes cui cerco penosamente di rifilare una “sòla”: “Si, sono accreditato come Autoprove.it, state sicuri che il Vostro Tablet di guardiola non funziona. Se mi fate entrare trovo io il referente in Ferrari”. Pessima scusa, e tra romani sappiamo come liquidarci bonariamente con una occhiata per chiudere senza drammi scene tanto patetiche……. . I romani la potranno vedere, la “Luce”, attraverso un accredito temporaneamente aperto sul sito Ferrari, fino ad esaurimento posti, che ovviamente arriva subito.
Sapete cos’è? Dentro di me, come dentro Antonio Migliozzi, c’è un po’ di “maretta” nei confronti di questa “pseudo Social” Ferrari SpA. Nel senso che con il codazzo amico di Giornali e Blogger si finisce per stare al sicuro sulle news in anteprima, ma ci si espone al fuoco di fila dei Social.
E credo che questo a Maranello conti qualcosa.
Noi, di Autoprove.it, eravamo a perimetrare quella zona sofferta ma genuina e dimenticata di Roma mentre le Vele, quel Venerdì, lasciavano fuori anche me. Che non ero….Accreditato, ma che unico in mezzo a tutto il battibecco mediatico sono qui anche adesso a ricordare: Brava, Ferrari, anche per aver scelto un luogo non ordinario e per aver gratificato Roma. Peccato non averci chiamato alla prima, noi avremmo comunque riprovato nel Sabato pubblico.
Che se da un lato ci fa apprezzare – ripeto – la Ferrari che ringrazia e celebra Roma (e lo fa valorizzando un monumento ed un quartiere dimenticati dalla Opinione pubblica) dall’altro lato ci fa dire con amarezza che per sembrare nuovi non basta una Ammiraglia elettrica.
Serve cambiare quel vecchio modo arcaico inaugurato dal Drake settanta anni fa con le Conferenze di fine anno a Modena: se non sei simpatico al Cavallino, se non sei nella agenda dei vari Franco Lini e della stampa amica, semplicemente “Tu” alle prime della Ferrari non ci sarai mai. Anche se sei una piattaforma che dal 2025 ad oggi è cresciuta esponenzialmente, senza aiuti o favori da parte di nessuno.
Maranello, che ne dici di offrire una occasione anche a noi? Anche per dimostrare che i tempi sono cambiati davvero, e che l’ecologia della comunicazione e della informazione non resta un bel concetto fine a se’ stesso.
Grazie in anticipo, cara Ferrari, e buona fortuna. Detto, come sai, con grande rispetto.
Nel pieno del lancio commerciale della nuova EX60, Volvo annuncia una partnership con Tesla per l’utilizzo della sua rete di ricarica Supercharger, tramite lo smartphone del conducente. Una novità che semplificherà la vita ai clienti della casa automobilistica svedese.
Mentre Volvo avvia la produzione e le consegne dei primi esemplari della sua nuova EX60, il SUV elettrico equivalente al suo best-seller XC60, il marchio annuncia una buona notizia per i suoi clienti europei proprietari di modelli elettrici. Grazie a una partnership stretta con Tesla, i clienti Volvo potranno utilizzare la rete di ricarica Supercharger del marchio californiano in modo semplice e veloce, tramite l’app Volvo. Infatti, se l’utilizzo dei Supercharger è già possibile tramite l’app ufficiale di Tesla con un account dedicato e l’inserimento dei dati bancari, Volvo fa un passo in più annunciando la possibilità, a partire dalla fine del 2026, di utilizzare l’app Volvo Cars per identificarsi e ricaricare su oltre 20.000 stazioni Tesla in Europa. Sono coinvolti numerosi paesi, tra cui Francia, Germania, Spagna, Italia e Norvegia. Questo annuncio consente di migliorare la rete di ricarica offerta da Volvo sull’app, che offre già l’accesso a oltre 1,2 milioni di punti di ricarica in Europa. I proprietari di Volvo EX30, EX40, EC40, EX60, EX90 ed ES90 possono usufruire di questo servizio di ricarica pubblica denominato VPCS, che prevede una fatturazione mensile al cliente e consente, in particolare, di avviare e interrompere la ricarica a distanza tramite l’applicazione. L’app consente anche di bloccare/sbloccare il veicolo a distanza o di programmare la climatizzazione dell’auto. Da notare che alcuni modelli sono dotati, a partire dal 2025 o 2026, di una funzione Plug & Charge, che permette di collegare un cavo di ricarica senza doversi identificare con un badge alla colonnina pubblica, il che rende la ricarica ancora più fluida.
ALLEANZA STRATEGICA
Purtroppo, Volvo non specifica se i propri clienti beneficeranno di una tariffa vantaggiosa utilizzando questo servizio, o se si accontenteranno della classica fatturazione di Tesla. Il marchio americano ha d’altronde recentemente aumentato le proprie tariffe all’inizio di maggio, rendendole talvolta meno attraenti a seconda dell’ora e della stazione scelta.
Infatti, il prezzo al kWh può salire fino a 0,74 € nelle ore di punta, contro i 0,30 €/kWh nelle ore di minor traffico. Ricordiamo che i clienti non Tesla che desiderano utilizzare regolarmente questa rete possono optare per un abbonamento mensile di 11,99 €, che consente di beneficiare degli stessi prezzi ridotti dei clienti del marchio.
Lexus NX si prepara al restyling e, grazie alle recenti foto spia, abbiamo la possibilità di farci una prima idea dei cambiamenti apportati al suo aspetto esteriore. Il Lexus NX ha debuttato nel 2013 come concept, mentre l’anno successivo è stata presentata la versione di serie del SUV. Nel 2021 è stata presentata la seconda generazione di NX e, poco dopo, la rivista online Kolesa.ru ha effettuato un test drive del crossover. È giunto da tempo il momento di un restyling programmato, tuttavia i primi prototipi di prova sono stati avvistati solo il mese scorso.
A giudicare dalle foto disponibili, la NX avrà una parte anteriore completamente nuova. Qui appariranno fari più grandi con una coppia di ampie strisce LED orizzontali in ciascuno. La griglia del radiatore con riempimento a rete sarà realizzata nello stile del crossover di fascia superiore RX, mentre sotto i fari saranno posizionati inserti decorativi triangolari. Lateralmente non sono previsti cambiamenti evidenti, mentre nella parte posteriore, nelle foto spia, si intravedono frammenti dei nuovi fanali, che potrebbero richiamare l’ultima generazione di RX. Qui appariranno fari più grandi con una coppia di ampie strisce LED orizzontali in ciascuno. La griglia del radiatore con riempimento a rete sarà realizzata nello stile del crossover di fascia superiore RX, mentre sotto i fari saranno posizionati inserti decorativi triangolari. Lateralmente non sono previsti cambiamenti evidenti, mentre nella parte posteriore, nelle foto spia, si intravedono frammenti dei nuovi fanali, che potrebbero richiamare l’ultima generazione di RX.
Rendering Kolesa.ru
MOTORE E DATI TECNICI
L’attuale Lexus NX è costruita sulla piattaforma GA-K, utilizzata anche dalle berline Toyota Camry e Lexus ES, dai crossover Lexus RX, Toyota RAV4 e Highlander. La versione base con l’indice NX 250 dispone di un motore a benzina aspirato da 2,5 litri con una potenza di 199 CV. La versione più potente, la NX 350, è equipaggiata con un “quattro cilindri turbo” a benzina da 279 CV. Esistono anche le versioni ibride NX 350h (potenza complessiva di 242 CV) e NX 450h+ (306 CV) basate sul motore aspirato da 2,5 litri.
È molto probabile che il Lexus NX mantenga, in parte o per intero, questa gamma di propulsori.
Il Ford Ranger Raptor con motore 2.0 EcoBlue biturbo da 210 CV è spesso sottovalutato, ma quando lo porti davvero in fuoristrada capisci quanto questo Diesel sappia essere concreto, robusto e sorprendentemente efficace. In questo video lo mettiamo alla prova su un percorso off‑road completo, tra salite impegnative, discese tecniche, fango profondo e tratti veloci dove le sospensioni Fox possono finalmente lavorare come devono.
Racconto come risponde il 2.0 biturbo quando serve coppia in basso, come si comporta il cambio automatico a 10 rapporti nelle situazioni più delicate e quanto la trazione integrale con modalità dedicate faccia la differenza quando il terreno diventa davvero complicato. Non mancano le sensazioni al volante, la percezione del peso, la gestione dei trasferimenti e la capacità del Raptor di rimanere sempre controllabile anche quando lo si spinge oltre il comfort zone.
C’è spazio anche per interni, tecnologie e ADAS, perché un pick‑up così deve essere credibile sia nel lavoro quotidiano sia nell’avventura del weekend. Se vuoi capire come va davvero il Ranger Raptor Diesel in fuoristrada, questo è il test che racconta tutto senza filtri.
I seguaci più attenti di Autoprove.it lo avranno persino segnato sull’agenda questo giorno: Sabato 6 Giugno 2026. Cento anni dalla nascita di Giotto Bizzarrini. Se andate sulla canonica “lente” che simboleggia lo spazio di ricerca del nostro Blog e digitate sopra “Giotto” oppure “Bizzarrini” troverete decine di articoli in cui il genio di Livorno è stato richiamato.
Posso dire che il massimo della ricerca e della recensione che in vita mia ho fatto su Bizzarrini è stato proprio su questa piattaforma, ed arrivati a questo giorno simbolico voglio regalarViun riepilogo che parte da tre anni e mezzo fa. Era infatti il Dicembre del 2022 quando, per reagire ad una pesante disavventura personale approfittai di una serie di viaggi che mi dedicai grazie ad una sorta di “tesoretto” di punti premio sulle carte ferroviarie a mia disposizione, mai utilizzati.
Decisi che era ora, per la prima volta, di visitare Santuari del motorismo italiano diversi dalla “solita” Motor Valley, e che però avevano regalato una storia leggendaria. Tra questi c’erano IsoRivolta a Bresso ed ovviamente Bizzarrini a Livorno.
Da Febbraio 2023 cominciai una vera e pacifica “caccia all’uomo” muovendomi nei Weekend tra Cecina, Livorno e Quercianella per abbattere quello che – ho capito dopo – non era altro che un piccolo muro di affetto e tutela di un uomo debilitato dalla anzianità e che certo non poteva gestire la marea di tanti ammiratori che avrebbero voluto conoscerlo di persona.
Ricordo di aver battuto i quartieri di Livorno prima e la tratta di Via Aurelia antica dentro Quercianella, aggirandomi tra viottoli e scese a mare in vana ricerca.
Autoprove.it e il sottoscritto “in caccia” dal 2023
Poi arriva la svolta, con il contatto via Facebook con Raffaele Rossi e da questi a Riccardo Della Ragione, animatore di Livorno al Centro e promotore di una idea per un Museo Bizzarrini a Livorno. Ricordo benissimo con lui una telefonata fiume del 25 Aprile 2023, con un programma di massima che avrebbe finalmente visto Autoprove.it ed il sottoscritto coinvolti in una serie di iniziative comuni. Questo purtroppo prima del lutto che ha colpito inaspettatamente tutti il 13 Maggio, appena due settimane dopo questo battesimo telefonico appena detto.
A quel punto quando il 15 Maggio, di lunedì mattina presto, mi sono mosso verso Quercianella con la più grande tristezza dentro al cuore verso la piccola e suggestiva chiesetta dove erano in programma i funerali, mi ritrovai in tre condizioni del tutto nuove:
improvvisamente venivo a contatto con tante persone della cerchia di Giotto conoscendone familiari, amici, collaboratori, semplici ammiratori che a differenza mia avevano avuto il privilegio di conoscerlo;
venivo anche – ironia della sorte – a sapere infine che Giotto abitava in una casa cui si arrivava percorrendo una delle stradine in salita che erano proprio vicino alla chiesetta;
ed infine, ripartendo per Roma, ero deciso a poter fare qualcosa da subito per rinnovare la memoria e la leggenda di Giotto. E così mi venne in mente il nome di Flavio Campetti, una bravissima persona ed un appassionato onesto e cordiale che conoscevo dai tempi del famoso Video sulla Iso Rivolta di sette anni prima e che, con sacrificio e dedizione, aveva partecipato al salvataggio dei famosi “Hangar” rimasti testimonianza unica della Iso a Bresso.
Lui, insieme a Federico Signorelli, Manuel Bordini e Luca Baraggia, aveva organizzato un evento al Mauto fino da Febbraiodal titolo “la IsoAvventura”; quale occasione migliore – dato che la Mostra sarebbe durata fino oltre il sei Giugno di quell’anno – poteva esserci se non dedicare parte di quella data alla memoria di Giotto che, collaborando con Renzo Rivolta, aveva contribuito alla creazione delle leggendarie supercar di Bresso?
La meravigliosa avventura per Giotto al Mauto con la “IsoAvventura”
Cominciai così dal 23 Maggio (Fb mi ha ricordato le tracce delle chat con gli organizzatori) un carteggio telematico che doveva solo attendere due eventi: l’avallo del Mauto, che fu concesso in modo rapido anche se a quell’epoca stava consumandosi una nuova situazione triste: la scomparsa della straordinaria Direttrice del Mauto Mariella Mengozzi, che tuttavia non bloccò quel programma straordinario.
Altra piccola incognita fu il reperire auto direttamente riferibili alla carriera di Giotto in Iso; e per questo Riccardo Della Ragione riuscì a trovare la disponibilità del grande Pietro Silva (amico anche di Autoprove ormai) con la sua Iso A3/C; e poi di una Grifo Seconda Serie arrivata dall’Inghilterra. Tutto in fretta e furia ma magicamente esitato nella locandina affissa al Mauto in quella mattina del 6 Giugno.
Io avevo raggiunto Torino a mie spese partendo con un IC notturno da Roma. Per la suggestione e la curiosità non chiusi occhio, e la mattina all’alba di un inizio Giugno nebuloso e tiepido a Torino (come sempre) mi ritrovai a passeggiare tranquillamente in direzione del Mauto. Da quel momento si sviluppò una giornata memorabile.
Il dopo fu nella serie di articoli ed incontri che ho svolto a Livorno per un altro obbiettivo che mi ha portato ben tre volte tra fine Giugno 2023 ed Agosto a ripercorrere con Riccardo e con lo straordinario Pietro Bizzarrini le vie dentro e fuori Livorno per visitare i luoghi dove Giotto – a partire dalla Autostar di Via Ippolito Nievo – ha consumato la sua libera professione.
Sotto un sole canicolare, tre improbabili turisti del motore hanno scandagliato Livorno, Nibbiaia, Le Morelline, Rosignano, e tutti i luoghi che avevano avuto a che fare con Giotto. Tre Sabati ben spesi, anche se il clima richiamava a gran voce la spiaggia.
Le visite dentro i Cantieri di Giotto, i servizi di Autoprove.it. Sempre sul pezzo
E non dimentico la bravura grafica eccezionale di un amico vero di Giotto come Marco Collini, che con i suoi disegni in quei giorni ha incantato Porta a Mare.
Poi, per diversi mesi, gli echi da Livorno si sono spenti. In verità a Roma io ed Autoprove.it abbiamo continuato a creare e programmare per la figura di Giotto Bizzarrini con invio di proposte, di progetti, di servizi dedicati sul Blog: Ve ne ricordo alcuni come i prodigi di Giotto con le moto, le 24 Ore di Le Mans del 1964 e del 1965.
A fine Estate 2024 inviavo via mail un programma potenziale per il centenario: qualcosa che speravo potesse, avendo tutto il tempo per discuterlo con altri sostenitori e per presentarlo agli Enti Amministrativi ed ai probabili Sponsor, essere davvero esitato per fare di Livorno il centro del mondo in questa Estate 2026.
Anzi: approfittando del bel tempo che Livorno solitamente offre da metà Giugno a metà Ottobre avevo suggerito di dividere il calendario di eventi in due tranches: dal 31 Maggio fino a Lunedì 8 Giugno (con la smobilitazione totale delle strutture celebrative dalla città) ci sarebbe stato il momento “Clou” con coinvolgimento delle piazze, dei parchi cittadini e delle aree conferenziali del Porto logistico di Livorno (attualmente uno dei due Hub del Tirreno e del Mediterraneo europeo più attivi in tema automotive). Poi ad Ottobre si sarebbe potuto approfittare di mini rievocazioni storiche o di sfilate anche su due ruote. Purtroppo il sogno è rimasto nel cassetto.
Dopodiche’ l’ultimo atto mio e di Autoprove prima di un inaspettato silenzio relazionale con il Comitato Promotore (che pure avevo auspicato e promosso) è stato un Video servizio di Gennaio 2025.
La Video intervista al Comitato, la scoperta di Picchio
Ma ora bando ai ricordi ed alle nostalgie: anche se Autoprove.it ed il sottoscritto non potranno essere a Livorno il prossimo Sabato sei Giugno 2026 (purtroppo i feedback sulla organizzazione di qualcosa sono arrivati a noi solo pochi giorni fa: ed in un 2026 in cui già nel primo semestre abbiamo come Redazione quasi raddoppiato inviti ed impegni fuori sede ed in trasferta tra TestDrive, recensioni, anniversari ed eventi questo è stato un problema per la calendarizzazione più opportuna) perché saremo a Verona il 4 e 5 Giugno con Isuzu e poi il 6 e 7 agli eventi di Vallelunga e Roma per “Volpe Argentata 2026”; ebbene, non ci esimiamo dal rendere informazione di quello che per Giotto verrà fatto ovvero è stato già fatto.
Intanto a Villa D’Este – nel fuori concorso – è stata presentata l’edizione “Centenario” della nota Bizzarrini 5300 GT Revival.
Poi continuiamo con Cecina, dove Giotto incontrò i Cantieri Catarsi. Qui il Garage del Tempo, organizzazione di collezionisti e di appassionati di auto storiche, ha calendarizzato un evento al Palazzetto dei Congressi in Piazza Guerrazzi con una conferenza dedicata alla figura di Bizzarrini con interventi e ospiti del settore in un Evento aperto al pubblico con ingresso libero.
Infine, Riccardo Della Ragione organizza a Livorno, agli Hangar Creativi di Via Carlo Meyer 67, un suo ulteriore evento dalle ore 11,00 alle ore 21,00.
Come ho detto – purtroppo – per me sarà impossibile essere presente; ma se siete turisti del motore alternativi come me e potete raggiungere Livorno (magari associando visite alla vicina Pontedera dove il Museo Piaggio di certo Vi farà vivere anche gli ottanta anni di Vespa) Vi farete di certo un regalo.
E noi di Autoprove.it? Beh, come si dice: Stay Tuned. A breve un nostro video sulla straordinaria avventura di Giotto alla Le Mans del 1965. Con la disponibilità straordinaria di Paolo Niccolai, Pietro Bizzarrini, Pietro Silva. Artigianale, con pochi mezzi, ma alternativo. Come forse Giotto avrebbe apprezzato.