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DR Group e OSCA: storia del possibile futuro

Il “Primo Atto” di questa storia serve per stemperare la complicazione e la necessaria didascalia di questa storia: è Mercoledì 6 Novembre del 2024, e in un viaggio di ritorno da Milano a Bologna in treno, dopo una giornata stancante, mi addormento; nulla di strano, se non fosse che la mia destinazione era Bologna. E se non fosse che il solerte Capotreno, forse per la suggestione di un accoltellamento di un controllore su un convoglio avvenuto il giorno prima, aveva omesso di verificare che qualche immancabile rincoglionito fosse rimasto nei vagoni; e per una volta il rincoglionito di turno ero io. 

Mi ritrovai così ad essere svegliato mentre il treno, da Bologna, era ripartivo verso Imola. Preso dalla pietà e forse da un minimo di senso di colpa per avermi fatto “bucare” il mio obbiettivo di destinazione, il suddetto Capotreno chiese al macchinista di effettuare una fermata straordinaria in un luogo per me speciale: San Lazzaro di Savena, in modo da poter raggiungere più facilmente il Capoluogo.

Diviso tra la urgente ricerca di un sistema di trasporto verso la Stazione Centrale di Bologna, e il desiderio di visitare un santuario per gli appassionati di auto, optai per la seconda idea. 

Via Emilia 245, San Lazzaro di Savena: qui nel 2015 è stato inaugurato “Largo Osca Fratelli Maserati” nell’area che dal 1954 ha ospitato i circa 5.000 metri quadri degli impianti (officina, ufficio progetti, reparto carrozzeria, laboratori di Prova e banco, uffici amministrativi) sormontati dalla iscrizione sulla facciata “Fratelli Maserati Automobili O.S.C.A.”.

Esattamente 40 anni prima di quel 1954 tre dei sei fratelli Maserati (Alfieri, Ettore ed Ernesto) avevano fondato a Bologna – in pieno Centro Storico, a Vicolo de’ Pepoli 1/A – la propria Officina. Era il Primo Dicembre del 1914. 

Oggi quello spazio a San Lazzaro di Savena è un classico, ennesimo, ripetitivo e fin troppo “plasticoso” atto di autoerotismo urbanistico dei soliti nuovi Architetti con “panchine”, alberi e visitatori forse inconsapevoli di dove stanno camminando. Perché di “O.S.C.A.” qui non ho respirato neppure un accenno di ricordo o di iconografia.

Nulla più, invece, della struttura industriale sulla Via Emilia dentro cui si era insediato per anni un distributore di materiali edili; di Vicolo de’Pepoli a Bologna non esiste più neppure il “Vicolo” (oggi è Via de Pepoli, dove al numero 1A il Comune ha posto una targa commemorativa); il che, unito alla demolizione nel 2016 della vecchia palazzina in mattoni di Via Emilia Levante nel rione di Pontevecchio (frazione Alemanni, poco fuori Porta Mazzini, alla periferia di Bologna) dove i fratelli si erano trasferiti, aumenta oggi il senso di desolazione e perdita storica. 

La O.S.C.A. a San Lazzaro di Savena: la nuova Dea di provincia

A Pontevecchio, infatti, nel 1926 – esattamente un secolo fa – era nata la Maserati “Tipo 26”, la prima vera figlia del Tridente; mentre a San Lazzaro di Savena, tra il 1954 ed il 1968, si apre il nuovo capitolo dell’avventura dei Maserati quando il rapporto tra loro e la nuova proprietà di Adolfo Orsi finisce ai ferri corti costringendoli a cedere tutte le quote residue di “Maserati” per fondare le “Officine Specializzate Costruzione Automobili – O.S.C.A.” cui faranno seguito anni di imprese straordinarie, come le vittorie di Sebring e di Le Mans.

Ma anche anni di sacrifici ed impegni economici sempre meno sostenibili da tre fratelli sempre più anziani: ecco perché alla fine del 1963 Ernesto, Bindo ed Ettore Maserati cedono la O.S.C.A. alla MV Agusta sfornando la vera ultima vera auto del Marchio: la “1600 SP” cioè “Sperimentale”, una berlinetta chiusa aerodinamica. 

La gestione successiva di MV non dimostra grande affinità con l’intuizione dei fratelli Maserati, e l’imbarazzante canto del cigno della “Fiat OSCA Testa – Rossa” (che al di là del nome evocativo rappresenta un aristocratico “Tuning” della popolarissima Fiat “600”) chiude l’avventura di O.S.C.A. nel 1967 con la cessione dello Stabilimento alla Campagnolo. 

I tre fratelli usciti dal Marchio di San Lazzaro sopravvivono alla fine della loro creatura: Ernesto, Bindo ed Ettore scompaiono tra il 1975 ed il 1990; da Ernesto nasce, nel 1938, Alfieri Secondo, che diventa Ingegnere, collabora nelle ultime fasi della “O.S.C.A” prima della cessione alla MV e diventa successivamente il riferimento storico e culturale per la storia di Maserati. 

Ed arriviamo al secondo atto di questa cronistoria, che in verità è il primo rispetto alla premessa che ho fatto prima. 

Siamo nel 19 Settembre del 2022, ed il 31 Gennaio dello stesso anno Alfieri Secondo Maserati è scomparso: Massimo Di Risio, il titolare dell’universo DR Group, rileva dalla famiglia Maserati i diritti per il Marchio Osca. 

2022: la Famiglia Maserati cede i diritti di O.S.C.A. a Massimo Di Risio

In particolare, riferiscono le note di Agenzia del periodo, la grande performance commerciale ed imprenditoriale del Gruppo ha convinto la famiglia Maserati a credere in Di Risio cedendogli i diritti di uno dei Marchi sportivi storici italiani più significativi della storia del motore tricolore. 

A definire il passaggio dei diritti di Osca è colei che alla data ne risulta titolare: si tratta di Fabia Maserati, figlia dell’Ingegner Alfieri Maserati e nipote di Ernesto; e la stessa Fabia – che ha ricevuto per asse ereditario tali diritti – detiene comunque per se’il titolo di utilizzo commerciale del Marchio “O.S.C.A. Jeweles” con cui la stessa propone linee di gioielli ed orologi.

A supportare e gestire la delicata e complessa operazione di cessione dei diritti è lo Studio Torinese FVA (Frignani, Virani & Associati) LAW : composto da un gruppo di giovani professionisti uniti dall’entusiasmo e dalla passione, che hanno negli anni maturato una solida esperienza professionale, lo studio fornisce un’ampia gamma di servizi legali connessi al diritto civile e commerciale, rivolti principalmente al mondo dell’impresa e capaci di soddisfare le esigenze sia di clienti nazionali che internazionali. 

Tra gli esperti legali di FVA LAW coinvolti nella consulenza relativa alla cessione del Marchio O.S.C.A. ci sono Paolo Virani(già docente al Master in Open Innovation and Intellectual Property all’Università SAA di Torino ed alla LUISS Business School) e Dario Paschetta, che ha maturato una particolare esperienza nell’assistenza giudiziale e stragiudiziale di imprese nazionali ed internazionali e centri di ricerca in materia di antitrust, proprietà industriale, con focus sulla contrattualistica.

Ulteriore supporto e Know How in tema di Registrazioni e Marchi è lo Studio Interpatent S.r.l. attivo a Torino fin dal 1927 ed abilitato alla rappresentanza professionale all’Ufficio Brevetti e Marchi italiano (UIBM), all’Ufficio Brevetti Europeo (EPO), all’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale per i marchi dell’Unione Europea e i disegni comunitari di Alicante (EUIPO).

Le fonti informative e le Agenzie, a vario titolo ed in diversi comunicati, parlano di un Marchio “O.S.C.A.” dormiente dal 1967 fino ai giorni nostri. 

In realtà non è proprio così: nel 1998 una collaborazione tra Luca Zagato, l’imprenditore giapponese Shozo Fujita e la “Autech” aveva dato vita alla “OSCA 2500 Gt Dromos”, esemplare unico che fu realizzato fisicamente dalla Carrozzeria Touring Superleggera che il figlio del fondatore, Carlo Felice “Bici” Bianchi Anderloni aveva rifondato nel 1988 dopo il primo fallimento e relativa chiusura.

1998, nasce O.S.C.A. Dromos, atto unico

Deceduto nel 2003, Bianchi Anderloni non riuscì purtroppo a vedere la realizzazione pratica di questa concept. Oggi, curiosamente, la Carrozzeria che detiene anche un Registro Storico dove sono registrate le due uniche OSCA realizzate da lei (la 1600 e la 1050) è ancora attiva a Rivalta (Torino) ed a  Milanoe si occupa di servizi di restauro, progettazione e prototipazione a supporto dei Costruttori. Già, prototipi e linee costruttive: ma come sarà la nuova “O.S.C.A.”? 

Beh, qui arriviamo troppo presto. Indicazioni di massima da parte di Di Risio ve ne sono state, ma riferite in genere al recupero e rispetto delle radici sportive ed alla italianità del prodotto: nulla di più, di diverso o di nuovo rispetto a quello che, mi sia consentito, chiunque avrebbe pronunciato al posto dell’imprenditore molisano riguardo a questo Marchio. E però sapere “chi sarà” la prossima futura O.S.C.A. non è del tutto secondario, per tanti motivi e tutti ragionevoli.

Il primo è, senza dubbio, il rispetto delle radici storiche e del patrimonio dei Marchi di auto nazionali del passato: ATS, Ermini, Bandini, Cisitalia, Isotta Fraschini, De Tomaso sono alcuni dei nomi che nel corso di diversi tentativi di rinascita sono incappati o temporaneamente o pesantemente in difficoltà estreme; segno che il semplice richiamo ed il fascino del passato sono condizioni necessarie ma non sufficienti per garantire il successo di operazioni di rinascita. 

Il problema è sempre lo stesso: il Marchio storico sublima, i ricordi suggestionano, la curiosità affascina, ma alla fine il rischio di conflitto tra la dimensione evocativa di un lontano passato e l’esigenza attuale di riposizionamento possono condurre a fatali cortocircuiti; nulla puo’ consentire alla nuova “O.S.C.A.” di esulare a priori da questo rischio.

 

Poi c’è il problema “investimento”: chiedere a BMW e Volkswagen lumi relativamente al rilancio di “Mini” e di “Bugatti”: il prodotto storico, riportato nella contemporaneità con i canoni e la “allure” che lo circondava nel passato, costa sempre un sacco di soldi. 

 

Ed infine c’è il concetto del “Transfert identitario”: cioè il nuovo potenziale Cliente del Marchio storico rilanciato deve poter misurare una correlazione strettissima con la nuova realtà industriale protagonista del rilancio stesso. 

Nasce Jarama Srl e viene acquisito il polo di Anagni

Certo, vi sono delle eccezioni anche per chi come me era scettico al riguardo: l’operazione di “MG” realizzatasi nelle ottime performances di vendita, nonostante la proposta di modelli e concetti che con il prodotto storico non c’entrano nulla, dimostra che nella vendita nulla può darsi per scontato. 

Arriviamo nel 2025: il 31 Luglio Massimo Di Risio, già titolare di “DR Group” registra la Ragione Sociale “Jarama S.r.l.” con Sede Legale in Zona Industriale di Macchia d’Isernia, in Molise, ed apre un Website dedicato (www.osca-automobili.it) al rilancio del Marchio Storico. 

La “Jarama Srl” ha per oggetto, tra le altre attivita’ quelle di:

“Fabbricazione di prodotti di gomma e materie plastiche; progettazione, costruzione e assemblaggio di autoveicoli, motocicli, biciclette, roulottes, campers, imbarcazioni, autocarri, rimorchi”

“Esercizio del commercio, all’ingrosso e al minuto, sia sul territorio italiano che in qualsiasi altro paese del mondo (import-export), di autoveicoli nuovi ed usati per il trasporto di persone e cose, di cicli e motocicli, moto nautica, veicoli industriali ed in generale tutti i mezzi a motore e tutti i prodotti, accessori e servizi che hanno direttamente e/o indirettamente un rapporto con i veicoli ed i mezzi stessi, compreso i loro sottosistemi, componenti ed accessori anche mediante assunzione di mandati, di commissioni, concessioni, rappresentanze e partecipazioni”; 

“Gestione di officine meccaniche e di carrozzerie per ricondizionamento, riparazione, assistenza di automezzi in genere, compreso il montaggio di ganci traino, impianti gpl e/o metano, montaggio di autoradio, riparazione di gomme e di parti elettriche, nonche’ il commercio di ricambi, lubrificanti, pneumatici, auto accessori e carburanti, l’installazione e la gestione di stazioni di servizio e di stazioni di lavaggio”; 

“Noleggio, subnoleggio, locazione con o senza conducente, di autoveicoli commerciali ed industriali, ciclomotori, biciclette, roulottes, campers, imbarcazioni, autocarri, rimorchi”;

“Servizi relativi alle immatricolazioni ed alle omologazioni delle autovetture ed in generale il disbrigo di pratiche automobilistiche”; 

“l’attivita’ di logistica ed outsourcing”; 

“Gestione di strutture specializzate ad elevato contenuto di automazione per il deposito, il picking, l’imballaggio, l’etichettatura, la preparazione ordini e la spedizione di merci e semilavorati per conto terzi e conto proprio, sia in italia che all’estero; 

“Gestione anche informatizzata, di piazzali adibiti al deposito, intermedio e finale, di autoveicoli, motoveicoli, veicoli industriali, veicoli commerciali, caravan e fuoristrada nonche’ la gestione della preparazione ordini e della spedizione al cliente finale; 

“Controllo qualitativo e quantitativo delle merci in entrata e in uscita in base a specifiche tecniche fornite dalla committenza; 

“Produzione e vendita di energia ricavata da fonti rinnovabili a privati e aziende sia pubbliche che private con operazioni di qualsiasi genere nel settore dei servizi energetici integrati anche in via non esclusiva; 

“Progettazione, costruzione, manutenzione e gestione di impianti per la produzione, trasformazione e distribuzione di energia elettrica, da fonti rinnovabili e non, completi di opere edili”; 

“Vendita ed acquisto di impianti per la produzione di energia – attivita’ connesse con le precedenti o ad esse strumentali e funzionali”; 

“Attivita’ di formazione professionale, ricerca e sviluppo nei settori rientranti nell’oggetto sociale; 

“i servizi alle imprese e promo-pubblicitari”. 

La seguente didascalia si ricava dalla pubblicità dei siti di informazioni societarie e commerciali. 

E mi sembrava giusto, nella descrizione puntuale delle diverse fasi di questo resoconto, condividere anche informazioni che potrebbero sembrare da addetti ai lavori ma che è opportuno conoscere. 

Ma cosa c’entra nella vicenda di “O.S.C.A.” questa nuova denominazione societaria, “Jarama Srl”? Per ora poco, visto che nessuna dichiarazione della proprietà di “DR Group” ha formalizzato o detto perentoriamente che O.S.C.A. sia o sarà un Marchio legato a Jarama. 

Tengo a precisare: sono fonti sporadiche presenti sul Web che presumono o indicano un legame tra la nuova “Jarama Srl” ed il progetto O.S.C.A.; ma io, in mancanza di conferme, intendo riferirmi a questa Società solo per una questione: l’acquisto degli impianti ad Anagni.

E parliamo dunque di questa nuova situazione, apertasi poco più di un anno fa: tra il 2022 (acquisizione dei diritti di O.S.C.A.) e la nascita di Jarama Srl accadono due cose importanti; a Novembre 2025 Di Risio dichiara pubblicamente che il target produttivo del Gruppo DR in termini di volumi vuole tendere entro il 2027 ai 50.000 pezzi all’anno, con la valorizzazione anche del Marchio “O.S.C.A.” (oltre a quello di Itala che viene acquisito a sua volta da Di Risio, ma di cui parleremo in caso in un altro prossimo frangente). 

I volumi preannunciati dall’imprenditore molisano sono ambiziosi e ovviamente richiedono supporti strumentali e “spazi” nuovi oltre che investimenti. 

Sul tema di nuovi spazi Di Risio prevede la realizzazione di una nuova struttura produttiva a Macchia d’Isernia, ma non solo; si interessa anche ad un sito presente nel basso Lazio e fortemente in stato di crisi: lo Stabilimento “Saxa Gres” di Anagni. Ecco, questa si che è una operazione riferibile direttamente alla “Jarama Srl”. 

 

Di cosa parliamo? Lo scorso 8 Agosto 2025, presso la sede del “Mimit” a Via Veneto, viene comunicato il “closing” di accordo per il quale la Saxa Gres cede alla DR Automobiles l’impianto di Anagni, nel corso di un summit al quale hanno partecipato le società, la Regione Lazio, la Regione Umbria, gli enti locali interessati e le organizzazioni sindacali e datoriali.

Siete curiosi di sapere tutto il resto di questa storia? Anche noi. Alla prossima, dunque.

(Fine I° Parte)

Riccardo Bellumori

Xiaomi SU7 Ultra prima cinese nella storia di Gran Turismo

A diversi anni dalla sua uscita iniziale, Gran Turismo 7 continua ad evolversi. Sebbene l’aggiornamento software di gennaio, versione 1.67, possa sembrare modesto a prima vista, segna un momento davvero storico. Per la prima volta nella lunga storia della serie, un’auto cinese entra a far parte della gamma.

Questo traguardo appartiene alla Xiaomi SU7 Ultra, in arrivo il 29 gennaio. La sua inclusione rappresenta un passo significativo non solo per la serie Gran Turismo, ma anche per l’industria automobilistica cinese in rapida crescita. E non arriverà da sola, poiché altre due auto da pista molto competitive la seguiranno.

Xiaomi è forse meglio conosciuta a livello globale per i suoi smartphone e l’elettronica di consumo, ma la sua incursione nel settore delle auto elettriche ad alte prestazioni è stata tutt’altro che discreta. La SU7 Ultra rappresenta il culmine di questa spinta, abbinando prestazioni elettriche all’avanguardia con un design e una scheda tecnica chiaramente rivolti ai player affermati in Europa e oltre.
La sua inclusione in Gran Turismo 7 è un evento importante per Xiaomi, poiché segna il riconoscimento in una delle serie di videogiochi di auto più importanti di sempre.
Gran Turismo ha fatto conoscere a milioni di appassionati di auto modelli di cui non conoscevano nemmeno l’esistenza.

Senza dubbio, ora saranno in molti a scoprire e familiarizzare con la SU7 rispetto a prima. Detto questo, i fan di GT7 hanno altri motivi per essere entusiasti di questo aggiornamento, e sono un po’ più mainstream rispetto alla SU7.

LA SAGA DI GRAN TURISMO

Per prima cosa, la Porsche 911 992 GT3 R entra a far parte del gioco. Costruita appositamente per le gare GT3, è la seconda auto di questo tipo in altrettanti aggiornamenti. A dicembre, i fan hanno avuto accesso alla Ferrari 296 GT3. Ora avranno un degno concorrente con cui misurarsi.

Inoltre, arriverà anche la Elantra N TC di Hyundai. Sarà una bella aggiunta a un’altra nuova funzionalità, la collezione Hyundai N nel menu del caffè di Gran Turismo.

Sono in arrivo anche tre nuovi circuiti mondiali. Si tratta del World Touring Car 600 al Nurburgring, del World Touring Car 700 a Spa-Francorchamps e del World Touring Car 800 al Mount Panorama in Australia.

I fan avranno anche una nuova location fotografica negli Stati Uniti chiamata California Roadsides. Ispirata alla Walnut Ave di Huntington Beach, questa location offre ai giocatori la possibilità di scattare foto in una delle città più iconiche della nazione.

BMW M Neue Klasse: Rendering totale

Dopo che la BMW Neue Klasse ha mostrato la direzione futura della BMW Serie 3, secondo BMW l’equivalente M ad alte prestazioni debutterà “a partire dal 2027”.

Tutti i modelli elettrici a batteria di BMW M saranno dotati di un’unità di trasmissione elettrica per ciascuna ruota, per un totale di quattro motori di trasmissione, introducendo un concetto di trasmissione che combina tutti i vantaggi della trazione posteriore e della trazione integrale, migliorando al contempo la dinamica di guida su strada e in pista.

In entrambe le unità di trasmissione, i motori sono disposti in parallelo, ciascuno dei quali fornisce potenza a un cambio per ruota. Queste unità di trasmissione integrano l’inverter per il controllo dei motori elettrici e l’alimentazione dell’olio, consentendo così un controllo preciso della potenza e della coppia su ciascuna ruota, per una trazione ottimale, una distribuzione della coppia tra i motori di frenata e di trazione, nonché il recupero di energia.
Inoltre, secondo il costruttore, l’asse anteriore può essere “completamente disaccoppiato” per ottenere una configurazione a trazione posteriore. Si tratta delle unità di trasmissione più potenti mai utilizzate da BMW M, secondo l’azienda; il modello in arrivo dovrebbe vantare una potenza combinata fino a un megawatt, ovvero 1.341 CV.

Nel frattempo, il software di controllo specifico per la serie M mira a consentire il massimo recupero di energia e una trazione ottimale fino al limite, insieme a risposte più dirette, basandosi sull’architettura elettrica a 800 volt che costituisce la base tecnica della Neue Klasse.

Questi rendering di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardo definitivo al modello.

Rendering Kolesa.ru

PRESTAZIONI ESTREME

I prossimi modelli BMW M saranno dotati di una gamma di modalità di guida e, allo scopo di offrire un’esperienza di guida emozionante da un veicolo elettrico a batteria, saranno dotati anche di cambi di marcia simulati e di un “nuovo soundscape”.
L’energia per i prossimi modelli M elettrici a batteria è immagazzinata in una batteria con una capacità utilizzabile di oltre 100 kWh, che utilizza una versione ottimizzata delle prestazioni della cella cilindrica Gen6. Per i modelli M, l’unità di controllo della batteria si trova all’esterno del pacco batterie ed è stata ottimizzata per funzionare con potenze della batteria più elevate, nonché con prestazioni di picco e di ricarica più elevate, afferma BMW.

L’alloggiamento della batteria funge anche da componente strutturale del veicolo, collegando l’asse anteriore e quello posteriore per ottenere una maggiore rigidità e, di conseguenza, una migliore dinamica di guida, ha aggiunto.

La generazione Neue Klasse dei modelli BMW M introdurrà anche l’uso di elementi in fibra naturale nella loro costruzione, continuando l’uso di materiali leggeri nei modelli ad alte prestazioni dell’azienda, sebbene ora con un occhio di riguardo alla sostenibilità.

Dopo aver utilizzato le fibre naturali nel motorsport dal 2019, BMW afferma che il materiale offre proprietà simili a quelle della fibra di carbonio, ma che i componenti realizzati in fibre naturali possono essere prodotti con circa il 40% in meno di CO2e (equivalente di anidride carbonica).

Nuova BMW M: ultimi teaser

Dopo che la BMW Neue Klasse ha mostrato la direzione futura della BMW Serie 3, secondo BMW l’equivalente M ad alte prestazioni debutterà “a partire dal 2027”.

Tutti i modelli elettrici a batteria di BMW M saranno dotati di un’unità di trasmissione elettrica per ciascuna ruota, per un totale di quattro motori di trasmissione, introducendo un concetto di trasmissione che combina tutti i vantaggi della trazione posteriore e della trazione integrale, migliorando al contempo la dinamica di guida su strada e in pista.

In entrambe le unità di trasmissione, i motori sono disposti in parallelo, ciascuno dei quali fornisce potenza a un cambio per ruota. Queste unità di trasmissione integrano l’inverter per il controllo dei motori elettrici e l’alimentazione dell’olio, consentendo così un controllo preciso della potenza e della coppia su ciascuna ruota, per una trazione ottimale, una distribuzione della coppia tra i motori di frenata e di trazione, nonché il recupero di energia.
Inoltre, secondo il costruttore, l’asse anteriore può essere “completamente disaccoppiato” per ottenere una configurazione a trazione posteriore. Si tratta delle unità di trasmissione più potenti mai utilizzate da BMW M, secondo l’azienda; il modello in arrivo dovrebbe vantare una potenza combinata fino a un megawatt, ovvero 1.341 CV.

Nel frattempo, il software di controllo specifico per la serie M mira a consentire il massimo recupero di energia e una trazione ottimale fino al limite, insieme a risposte più dirette, basandosi sull’architettura elettrica a 800 volt che costituisce la base tecnica della Neue Klasse.

LA NUOVA M ELETTRICA

I prossimi modelli BMW M saranno dotati di una gamma di modalità di guida e, allo scopo di offrire un’esperienza di guida emozionante da un veicolo elettrico a batteria, saranno dotati anche di cambi di marcia simulati e di un “nuovo soundscape”.
L’energia per i prossimi modelli M elettrici a batteria è immagazzinata in una batteria con una capacità utilizzabile di oltre 100 kWh, che utilizza una versione ottimizzata delle prestazioni della cella cilindrica Gen6. Per i modelli M, l’unità di controllo della batteria si trova all’esterno del pacco batterie ed è stata ottimizzata per funzionare con potenze della batteria più elevate, nonché con prestazioni di picco e di ricarica più elevate, afferma BMW.

L’alloggiamento della batteria funge anche da componente strutturale del veicolo, collegando l’asse anteriore e quello posteriore per ottenere una maggiore rigidità e, di conseguenza, una migliore dinamica di guida, ha aggiunto.

La generazione Neue Klasse dei modelli BMW M introdurrà anche l’uso di elementi in fibra naturale nella loro costruzione, continuando l’uso di materiali leggeri nei modelli ad alte prestazioni dell’azienda, sebbene ora con un occhio di riguardo alla sostenibilità.

Dopo aver utilizzato le fibre naturali nel motorsport dal 2019, BMW afferma che il materiale offre proprietà simili a quelle della fibra di carbonio, ma che i componenti realizzati in fibre naturali possono essere prodotti con circa il 40% in meno di CO2e (equivalente di anidride carbonica).

Piaggio Porter diventa Vintage con il tuning Caselani

Se il moderno Piaggio Porter vi sembra un po’ troppo funzionale per i vostri gusti, Caselani ha trovato il modo di conferirgli un tocco di fascino vintage. Il carrozziere italiano torna con un’altra creazione dal sapore nostalgico, questa volta ispirandosi a una delle icone più riconoscibili di Piaggio, l’Ape a tre ruote.
Chiamato 4PE, il kit è stato progettato dallo stilista automobilistico David Obendorfer e si adatta al Piaggio Porter NP6, che ha debuttato nel 2021, così come alla variante NPE completamente elettrica introdotta nel 2024.

Sebbene l’ispirazione visiva provenga dall’umile Ape, il 4PE viaggia su quattro ruote e offre maggiore praticità, spazio e capacità rispetto al suo predecessore.
L’elemento principale della trasformazione è una nuova sezione anteriore in fibra di vetro che sostituisce il paraurti e i parafanghi originali. Si tratta di un elemento distintivo, progettato per richiamare la lamiera curva dei veicoli utilitari italiani degli anni ’70. Una prominente sporgenza centrale, che un tempo avrebbe coperto una singola ruota anteriore dell’Ape, ora funge da presa d’aria per il raffreddamento.

Ulteriori tocchi d’epoca includono fari circolari e indicatori di direzione ambra montati in alloggiamenti che ricordano la serie Ape “P” della fine degli anni ’70. Questi elementi classici sostituiscono l’illuminazione di serie più anonima del Porter, conferendo al veicolo aggiornato un’espressione più caratteristica.

Il resto della carrozzeria rimane invariato, il che significa che è possibile avere il 4PE in molte forme, tra cui pianale fisso, cassone ribaltabile, food truck, furgoni refrigerati e altri veicoli da lavoro specializzati.

MOTORE E DATI TECNICI

Il motore bi-fuel da 1,5 litri montato centralmente eroga fino a 105 CV (78 kW) quando funziona a benzina, trasmettendo la potenza alle ruote posteriori tramite un cambio manuale a cinque marce. In alternativa, è disponibile una versione completamente elettrica con 201 CV (150 kW) di potenza e un’autonomia di oltre 250 km nel ciclo urbano.

Gli acquirenti interessati a dare al loro Porter un restyling retrò possono far eseguire la conversione presso lo stabilimento Caselani in Italia o tramite un costruttore esterno autorizzato.

I dettagli sui prezzi non sono stati resi noti, ma dato il livello di personalizzazione dello stile, ci aspettiamo un prezzo che rifletta il suo fascino boutique.

Donkervoort P24 RS: modello da sogno

Quante volte avete sentito nelle noiose pubblicità di Automobili frasi del tipo “Rispetto della tradizione”, “linea unica”, “Carattere speciale”, “ Nessuna come Lei”? 

Questa, in fondo, è una storia d’amore. In particolare “Lei”, la protagonista, ha nel suo nome un bel simbolo d’amore: chi ha pensato questa creatura a motore gli ha imposto l’iniziale di sua figlia, Phebe. Il suo papà, nel dare vita alla precedente “F22”, aveva a sua volta derivato la “F” dalla primogenita Filippa.

Uno speciale segnale di amore “filiale” che lega in un solo tratto questo Marchio alle proprie auto, la sua Rete ai propri Clienti, ed i Clienti alle stesse auto che possiedono. Un circolo magico che da oggi punta dritto, come un falco, contro le Gran Turismo “canoniche”. E diversi Brand di Supercar, credo, ora dovrebbero cominciare a sudare freddo.

Perchè per un Marchio Costruttore olandese – che per anni ha tenuto duro nel rispetto dei suoi principi e della sua personale visione di auto sportiva senza confondersi con le omologazioni o con i trends di breve respiro – questa potrebbe davvero essere la volta buona per salire in cattedra.

E di fronte ad un mercato europeo che ha perso il contatto davvero con le sue tradizioni questo ottimo e testardo artigiano potrebbe persino togliersi la soddisfazione di guardare dall’alto in basso chi (e sono stati in tanti) non ha creduto al suo sogno. 

Sogno che oggi continua a Lelystad, un insolito “tempio” del motore dei Paesi Bassi, Nazione già di per sé abbastanza avara di storia a quattro ruote (exploit di Max Verstappen a parte).

Ma è proprio da qui, dall’Olanda, che è partita l’avventura di Donkervoort Automobielen, sessanta anni fa.

1965: c’è un giovane adolescente che uscendo da scuola si imbatte in una Lotus Seven parcheggiata davanti a lui. 

Gli gira intorno mille volte, estasiato. E’ un bravo disegnatore, il ragazzo, e dal suo zaino tira fuori un block notes ed una matita per riprodurre minuziosamente quella creatura. Quella, senza saperlo, sarà l’auto del suo “battesimo di fuoco” con il mondo dei motori. 

Il sogno di bambino di Joop Donkervoort diventa un sogno per tutti gli appassionati

Tredici anni dopo, non ancora trentenne, quel ragazzo – JoopDonkervoort – inizia la sua avventura artigianale rivolta alla creazione di auto speciali, che in fondo raccogliessero il testimone di quella che in lui aveva scatenato la prima emozione: un’auto in grado di offrire piacere e purezza di guida che nessun’altra sportiva potesse emulare. 

 Nasce la “S7”, costruita a Tienhoven; nel 1980 arriva la “S8 – Super Eight” ed insieme alla S7 Joop acquisisce i suoi primi 140 felici Clienti. Nel 1983 Donkervoort si trasferisce a Loosdrechtdove nasce la “S8A” con nuovo telaio, sospensioni indipendenti e motore ad iniezione elettronica. 

1988: la “D10” va in passerella al Salone di Parigi; 1992, arriva Ford come fornitore di motori della serie “Zetec” quattro cilindri; 1993, Donkervoort istituisce il suo Campionato monomarca con oltre 30 piloti, la “Donkervoort Cup”; e nel 1999 un incontro presso i Box della 24 Ore del Nurburgring diventa il trampolino di partenza di una lunga collaborazione con Audi, che sviluppa per Donkervoort versioni personalizzate dei suoi motori.

Il successo commerciale trasferisce il Marchio a Lelystad, sede attuale capace di produrre anche 9 Donkervoort al mese, una ogni tre giorni.

Nel 2004 il Costruttore olandese mette una coccarda speciale al bavero della giacca: una sua auto, la D8 RS, ottiene il record sul Giro per vetture di serie al Nurburgring, ripetendosi nel 2006.

Nel 2008 la D8 GT è prima e terza di Categoria a Spa Francorchamps, e nel 2011 ecco il primo prototipo della mitica “D8 GTO” con motore Audi TFSI 2500 cc 5 cilindri da 340 cv. e carrozzeria in Fibra di Carbonio.

Nel 2012 Donkervoort è la prima Factory artigianale a poter soddisfare gli Standard di omologazione ECSSTA e può essere dunque commercializzata in tutta Europa, in Russia, negli Emirati Arabi.

Arriviamo al fatidico 2020 ed alla “Barriera 2G”: la D8 GTO-JD70 supera questo limite di sollecitazione in curva.

Il passaggio di consegne, da Joop a Denis. Nuova generazione, antica passione

Nel 2021 Joop Donkervoort ha superato i settant’anni e dopo 42 anni di onorate battaglie frontali decide un epocale passaggio di consegne con il giovane Denis nel ruolo di Amministratore Delegato restando nel Consiglio consultivo del Marchio. Denis, figlio d’arte e ottimo “Driver” avendo vinto la 24 Ore di Dubai nel 2011 nella Categoria GT4.

Passiamo al 2022, Dicembre: Donkervoort presenta la F22, supercar rivoluzionaria leggerissima (750 Kg), potente (500 Cv) con un tetto Twin Targa in fibra di Carbonio removibile. E’ la prima creatura nata sotto la guida di Denis Donkervoort e segna la fine della mitica D8 GTO.

Questa rapida carrellata per descrivere molto di più di una Gamma Auto. Serve per descrivere una filosofia, quasi una religione: possedere una Donkervoort non significa guidare una supercar. Significa vivere la guida. Un’auto così leggera, precisa e viscerale che ogni input conta. Un’esperienza di guida così pura che ti connette.

Donkervoort non si limita a costruire le supercar più leggere e veloci, ma crea anche opportunità esclusive per provarle, sia in pista che su strada, con uno stile che riflette il vero senso della proprietà di una supercar e lo spirito della famiglia Donkervoort.

Possedere una Donkervoort è molto più che prendere in consegna l’auto: è una dichiarazione, un riflesso della tua passione, della tua individualità e della tua instancabile ricerca dello straordinario.

Le auto, come lo sono da oltre 45 anni, si basano su elementi quali leggerezza, feedback coinvolgente e precisione del conducente, potenza in curva e sorprendente robustezza.

Nessun altro produttore di supercar può vantare i livelli di servizio clienti di Donkervoort, dal trasporto delle auto agli eventi organizzati in pista, fino alla manutenzione così accurata che più del 99% delle Donkervoort è ancora in circolazione.

Non esistono due Donkervoort identiche e questo Marchio è orgoglioso di saper tradurre i desideri dei clienti in auto di cui si innamoreranno sempre di più negli anni a venire.

Uno Staff straordinario: gentilezza, passione e genio straordinario

E io, personalmente, posso dire di aver avuto il piacere di un contatto diretto con Donkervoort: era il 2024, alla fine dell’anno, ed io sono stato cortesemente e piacevolmente intrattenuto da Quentin Mond, Responsabile Sales & AfterSales del Marchio, per condividere alcune informazioni. E da quel momento in me è nata la passione postuma per Donkervoort e per la sua straordinaria filosofia operativa.

Sapete: una volta si diceva, per auto fatali, il motto :” O tu rapisce da subito, o non ti piacerà mai”. Ebbene no: Donkervoort è una visione onirica ed azzardata del concetto di auto sportiva, vero.

Ma non è un semplice prodotto della volontà di essere alternativi o di essere “naif”: no, nulla delle Donkervoort lascia concessioni alla sola visione “psichedelica” del suo Design. 

Anzi: a guidare lo stile delle Supercar olandesi è guidato dalla sommatoria di scelte legate ad aerodinamica, dinamica di guida, assetto sicuro, estrema resistenza alle forze centrifughe in curva, essenzialità necessaria per non sprecare peso per tutto quello che non serve, davvero, agli appassionati della guida estrema. 

E’ questo il paradigma di Donkervoort. Fino a ieri tutto questo veniva spesso confuso con un “vezzo”, una voglia di distinguersi a tutti i costi, senza mai concedersi la comodità di “puntare” dritto al cuore di una specifica concorrente e stalkerizzarla con elementi capaci di mettere il marchio olandese in diretta concorrenza. Sarebbe tutto molto semplice, no? 

E di fatto questo si è sublimato spesso, nel mercato delle Gran Turismo, con diversi casi nel corso del tempo. Invece no, Donkervoort non percorre strade facili. Ma se spesso, per alcuni Marchi sportivi, la via piana e rettilinea del “Benchmark” ha portato alla scomparsa, la strada sempre in salita di Joop e Denis ha visto, alla fine, la luce della vetta. 

Arriva P24 RS, la dichiarazione di indipendenza che mette paura alla concorrenza

Perché oggi, senza più alcun imbarazzo, sono in tanti a riversare nei confronti di Donkervoort l’entusiasmo e l’emozione che sempre più spesso i cosiddetti “Marchi sportivi” classici finiscono per deludere. Se ieri Donkervoort ha suscitato distacco, perplessità, incomprensione, oggi tantissimi curiosi ed appassionati trovano in Donkervoort la portabandiera delle ultime espressioni di vero orgoglio sportivo, con una identità che rende le sue auto riconoscibili, uniche, straordinarie. E desiderate. Ed arriviamo al nuovo ed emozionante “Upgrade” di Donkervoortoggi: la “P24 RS”, radicale, affascinante e tuttavia “friendly” come nessuna altra Supercar del Marchio fino ad oggi.

Il nuovo modello segue la tradizione del piccolo costruttore olandese di Lelystad, fondato nel 1978 e tuttora a conduzione familiare: leggerezza estrema, meccanica pura, sensazioni di guida uniche. 

Da realizzare in sole 150 unità, delle quali oltre 50 sono già state vendute a clienti in Europa, Stati Uniti e Medio Oriente, la P24 RSpresenta elementi che in parte sono di rottura con un periodo storico ed in parte sono un richiamo alle origini. 

P24 RS lascia il powertrain Audi per “tornare” a Ford, ma lo fa con il poderoso V6 biturbo tutto in alluminio, capace di 600 cavalli ed 800 Newton/metro di coppia.

Un vero “dinosauro” sportivo che sublima le sensazioni del passato in una veste tecnologica iper moderna. Il peso piuma è da record, solo 780 chili a secco per un rapporto peso potenza di poco più di un chilo e mezzo per cavallo. Un prototipo da corsa con la Targa, ecco cosa è P24 RS: da zero a cento in meno di 2,4 secondi e però un sistema PTC – Power To Choose che permette al guidatore di selezionare tre livelli di potenza — 400, 500 o 600 CV — adattando il carattere dell’auto al profilo di guida (“turistico”, brillante od agonistico) prescelto. 

Cambio manuale come una volta, a cinque rapporti con rev-matching disattivabile per sentirsi un poco Stirling Moss o Damon Hill.

Ma l’elettronica, quella che serve davvero perché indispensabile, c’è tutta con ad esempio gli ammortizzatori attivi Tractive e l’altezza da terra regolabile che lavorano su un’aerodinamica in grado di generare 90 kg di carico a 250 km/h, mentre la velocità massima supera i 300 km/h.

Il “fisico” di P24 RS è un’opera di ingegno, artigianato, ed astronomia: una struttura ibrida di tubi in lega e pannelli in carbonio Ex-Core (tecnologia sviluppata internamente e oggi utilizzata anche nel motorsport e nella Difesa) composti in“sandwich” di carbonio e schiuma termosensibile che consente di ottenere componenti rigidi ma leggeri.

Riccardo Bellumori

Nuova Smart #2 2026: Rendering

Inizialmente prevista per la fine del 2026, la Smart #2 sarà finalmente presentata ad aprile al Salone di Pechino, in Cina.

La micro-city car sembra già pronta per entrare sul mercato il prima possibile, anche se il suo sviluppo è ancora in corso.
Lo scorso dicembre, la Smart #2 ha dato notizie di sé dopo essere stata annunciata per il 2026 durante l’ultimo Salone di Monaco, a settembre. In quell’occasione, il costruttore aveva svelato le immagini dei prototipi con il look della vecchia ForTwo elettrica, prefigurando uno sviluppo in corso e una presentazione entro la fine dell’anno.
In un comunicato pubblicato sul suo spazio stampa internazionale, Smart annuncia che la nuova #2 sarà finalmente presentata un po’ prima, in occasione del Salone di Pechino. Il marchio precisa che il modello farà il suo debutto mondiale nel mese di aprile 2026, mentre si pensava piuttosto che sarebbe arrivato un po’ più tardi. La micro-city car elettrica riprenderà alcune caratteristiche della sua predecessora lanciata quasi 30 anni fa, la famosa ForTwo, la cui carriera si è interrotta nel 2024.

IL RITORNO DEL MITO

Questa city car a due posti e due porte, che dovrebbe rimanere a circa 2,70 m, è stata progettata dal team di design di Mercedes-Benz, proprietaria al 50% del costruttore. Si basa tuttavia su una nuova piattaforma ECA (Electric Compact Architecture) fornita da Geely. Il gruppo cinese detiene l’altra metà di Smart. Una perfetta collaborazione tra i due gruppi, quindi.

Bertone Runabout: rinasce l’Autobianchi A112 Runabout

La Bertone ha presentato la versione definitiva del design della sua leggera auto sportiva a motore centrale Runabout, che sarà prodotta in 25 esemplari.

Il design a forma di scalpello della Bertone Runabout si ispira al concept Autobianchi A112 Runabout presentato nel 1969 al Salone dell’Auto di Torino, opera di Marcello Gandini.

Ritornata nel 2022 nel settore automobilistico, la Bertone sta cercando di conquistare la sua nicchia nel mercato in rapida crescita delle auto esclusive. La reincarnazione di precedenti progetti brillanti a un nuovo livello tecnologico, come dimostra la pratica dei concorrenti, è un modo sicuro per attirare l’attenzione, e Bertone lo ha fatto nel 2024, annunciando la moderna Bertone Runabout e promettendo di avviarne la produzione nel 2026. Ora è possibile dare un’occhiata al risultato finale, che nei dettagli è risultato ancora più interessante rispetto al prototipo di due anni fa.

Il design del concept originale Autobianchi A112 Runabout è stato sviluppato dal leggendario italiano Marcello Gandini. Nello studio Bertone, Gandini ha creato la maggior parte dei suoi capolavori e ha affinato il suo stile personale. Il concept Runabout con un motore da 1,1 litri non è diventato un modello di serie, ma i suoi elementi stilistici chiave sono stati successivamente trasferiti alle auto sportive di serie Fiat X1/9 (alias Bertone X1/9) e Lancia Stratos.

LO STILE UNICO

La nuova Bertone Runabout è in sostanza una Lotus Exige profondamente modificata, la cui produzione è terminata nel 2021. L’auto sportiva italiana ha ereditato dalla “britannica” il monoscocca in alluminio a forma di vasca, i componenti delle sospensioni e il compressore V6 2GR-FE da 3,5 litri della Toyota. La lunghezza complessiva della Bertone Runabout è di 3990 mm, la larghezza di 1933 mm, l’altezza di 1116 mm e il passo di 2369 mm. Gli spettacolari cerchi forgiati sono equipaggiati con pneumatici a profilo ribassato 225/40 ZR 18 all’anteriore e 295/30 ZR 19 al posteriore.

Il motore è stato completamente rivisto (nuovo albero motore forgiato, nuovo compressore Eaton/Edelbrock TVS, sistema di raffreddamento più efficiente, nuovi collettori di aspirazione e scarico), grazie al quale la sua potenza massima è stata aumentata a 475 CV a 6800 giri/min e 490 Nm a 3600 giri/min (la Exige di serie aveva una potenza massima di 436 CV e 440 Nm). Il cambio è un “manuale” a 6 marce, le ruote motrici sono posteriori. La Bertone Runabout raggiunge i 100 km/h in 4,1 secondi, con una velocità massima di 270 km/h.

Praticamente tutti i pannelli esterni della carrozzeria della Bertone Runabout sono nuovi (realizzati in fibra di carbonio), mentre della Lotus sono rimasti solo il telaio del parabrezza e gli specchietti. Se si confronta la nuova Runabout con il concept originale, non è difficile notare che l’auto sportiva ha perso i fari supplementari sull’arco di sicurezza, mentre i fari principali sono stati spostati dal paraurti alla parte superiore del frontale e ora sono retrattili, come in molte auto sportive degli anni ’70 e ’80.