La strategia di Maserati volta a rilanciare il proprio marchio attraverso una partnership con Huawei e JAC Motors sta passando dalla fase concettuale a quella di pianificazione concreta. Secondo fonti del settore citate da Future Cars Daily, la casa automobilistica italiana di lusso ha messo a punto i piani per due nuovi modelli di veicoli elettrici (EV): un SUV elettrico di dimensioni medio-grandi e una grande GT elettrica.
Questi veicoli sono stati progettati per colmare specifiche lacune di mercato: il SUV fungerà da complemento strategico all’attuale Grecale Folgore, mentre il modello GT è destinato a rafforzare l’identità fondamentale e il patrimonio sportivo del marchio, basandosi sulle fondamenta della GranTurismo Folgore. Fonti interne suggeriscono a Future Cars Daily che le discussioni interne propendono attualmente per il lancio della GT completamente elettrica come primo prodotto di questa collaborazione. Questa partnership rappresenta una riorganizzazione dei settori della tecnologia, della produzione, del branding e della distribuzione.
IL SALTO TECNOLOGICO
Huawei: fornisce la piattaforma Harmony Intelligent Mobility Alliance (HIMA), che comprende l’abitacolo intelligente, il sistema di guida autonoma Qiankun ADS e la tecnologia di trazione elettrica. JAC Motors: sfrutta la sua super fabbrica Maextro per gestire la progettazione e la produzione dei veicoli. Maserati: apporta il suo linguaggio stilistico secolare e i suoi consolidati canali di vendita globali. Nell’ambito di una strategia “a doppio marchio”, i veicoli saranno venduti con il marchio Maextro in Cina, pur mantenendo l’iconico stemma Maserati per i mercati internazionali. Per bilanciare l’efficienza dei costi con la salvaguardia della propria tradizione di lusso, Maserati prevede di utilizzare un modello di esportazione Semi Knocked Down (SKD). In base a questo accordo, le “scocche bianche” (telai non verniciati) saranno prodotte presso lo stabilimento JAC di Hefei, in Cina, prima di essere spedite in Italia per l’assemblaggio finale, che comprende l’installazione degli interni di lusso e la calibrazione del telaio.
Fonti indicano che Maserati mantiene un significativo potere decisionale in merito alla distribuzione internazionale, con Medio Oriente, Italia, Francia e Germania identificati come mercati di riferimento iniziali. Questa strategia mira anche a rivitalizzare le risorse produttive negli storici stabilimenti Maserati di Cassino e Modena. Questa collaborazione giunge in un momento critico per Maserati. Nel 2025, le consegne globali del marchio sono scese sotto le 8.000 unità – un calo dell’80% rispetto al picco del 2017 e il livello più basso in oltre un decennio. Anche i risultati finanziari sono stati altrettanto difficili, con una perdita operativa rettificata di 198 milioni di euro e un margine di profitto pari a -27,3%.
Il CEO di Stellantis, Antonio Filosa, aveva già riconosciuto in precedenza la necessità di partner industriali per garantire il futuro del marchio senza ricorrere a una vendita. Integrando la tecnologia intelligente di Huawei e le capacità produttive di JAC, Maserati punta a superare i propri attuali limiti nella ricerca e sviluppo e nella trasformazione digitale, nella speranza di ritrovare il proprio splendore nel mercato globale del lusso. JAC è una casa automobilistica con sede a Hefei, in Cina, che negli ultimi anni si è fatta conoscere per la produzione delle auto di fascia alta Maextro destinate a HIMA di Huawei.
Esploriamo insieme il sistema di infotainment della Hyundai Tucson Ibrida Plug-in, analizzando nel dettaglio la tecnologia di bordo.
Questo video offre uno sguardo ravvicinato agli interni della vettura, concentrandosi in particolare sull’usabilità del display centrale e su tutte le funzionalità multimediali offerte dal software Hyundai. È un approfondimento pensato per chi vuole conoscere meglio come interagire con l’auto e gestire al meglio le impostazioni di guida e comfort durante gli spostamenti quotidiani.
Oltre alla tecnologia, ho voluto dedicare spazio anche al tetto panoramico, un elemento che cambia radicalmente la percezione dello spazio nell’abitacolo. Analizzeremo come la qualità costruttiva si sposa con queste soluzioni digitali, offrendo una panoramica completa per chi sta valutando questo modello ibrido plug-in o ne possiede già uno e vuole sfruttare al massimo ogni funzione tecnologica disponibile.
Denza, marchio di BYD, ha lanciato ufficialmente questa sera la versione completamente elettrica del suo SUV N8L.
Questo nuovo modello sarà commercializzato insieme alla versione ibrida plug-in già esistente. Il nuovo modello viene lanciato in due varianti: il prezzo di partenza della versione standard è di 299.800 yuan (44.100 USD), mentre la versione top di gamma ha un prezzo di 329.800 yuan (48.600 USD).
È interessante notare che, pur avendo una batteria più capiente, la versione completamente elettrica dell’N8L costa 20.000 yuan (3.000 USD) in meno rispetto al prezzo di partenza di 319.800 yuan (47.100 USD) della sua controparte ibrida plug-in. La versione completamente elettrica della N8L misura 5.200 mm di lunghezza, 1.999 mm di larghezza e 1.820 mm di altezza, con un passo di 3.075 mm. Presenta una configurazione a sei posti 2+2+2, con sedili indipendenti nella seconda fila e una terza fila che supporta lo scorrimento longitudinale. L’esterno presenta un design del frontale chiuso, integra un LiDAR sul tetto e introduce tre nuovi colori esclusivi: Golden Black, Winter Green e Sunset Ink.
MOTORE E DATI TECNICI
Il cuore del veicolo è il suo avanzato sistema elettrico. La versione completamente elettrica della N8L è dotata di una Blade Battery di seconda generazione da 130,15 kWh, che garantisce un’autonomia in modalità elettrica pura di 960 km secondo il ciclo di omologazione cinese CLTC (778 km secondo il ciclo WLTP). Una batteria delle stesse dimensioni viene utilizzata anche nei modelli a trazione integrale della BYD Great Tang (Da Tang), ma l’autonomia CLTC della Da Tang è di soli 850 km (689 km WLTP).
La Denza N8, che utilizza la stessa batteria, ha un’autonomia CLTC di 1.003 km (812 km WLTP). Costruito su un’architettura ad alta tensione da 800 V, il veicolo può ricaricarsi dal 10% al 97% in circa 9 minuti. Il lancio iniziale prevede una versione a trazione posteriore con motore singolo e una potenza massima di 370 kW (496 hp).
INTERNI E TECNOLOGIE
Per l’assistenza alla guida intelligente, il nuovo veicolo è dotato del sistema “God’s Eye” 5.0. La suite hardware comprende 1 LiDAR, 5 radar a onde millimetriche, 12 radar a ultrasuoni e 12 telecamere, a supporto dell’assistenza alla navigazione ad alta velocità, dell’assistenza alla navigazione urbana e del parcheggio automatico in ogni situazione. All’interno, l’abitacolo presenta una configurazione a sei schermi collegati tra loro, tra cui un quadro strumenti, uno schermo di controllo centrale, uno schermo di intrattenimento per il passeggero anteriore, schermi di intrattenimento posteriori, un AR-HUD e uno specchietto retrovisore con funzionalità di streaming multimediale. La versione completamente elettrica della N8L introduce l’agente IA “DiClaw” di BYD, in grado di comprendere istruzioni complesse e articolate in più passaggi e che supporta funzioni quali la pianificazione dell’itinerario e il controllo della casa intelligente. Inoltre, il veicolo è dotato di un bagagliaio anteriore elettrico da 208 litri provvisto di valvola di scarico, che ne consente il lavaggio con acqua.
La tecnologia di guida autonoma ha appena superato una soglia interessante in Australia: ora è ufficialmente più conveniente assicurarla. Zurich Insurance ha annunciato che offrirà premi scontati ai conducenti che assicurano una Tesla che utilizza la modalità “Full Self-Driving (FSD) Supervised”, dopo che i primi dati esaminati dai suoi sottoscrittori hanno mostrato una minore frequenza di incidenti nei viaggi guidati dall’FSD rispetto a quelli guidati da persone, secondo quanto riporta il Sydney Morning Herald.
È la prima volta che la capacità di guida autonoma viene utilizzata come fattore di valutazione del rischio in Australia, e Zurich ritiene di essere solo la seconda compagnia assicurativa al mondo a farlo – la prima, molto probabilmente, è la divisione assicurativa della stessa Tesla negli Stati Uniti.
Per quanto riguarda l’entità del risparmio effettivo, Zurich ha rifiutato di fornire una cifra ufficiale, limitandosi a dire che gli utenti FSD saranno classificati come assicurati a basso rischio. I punti di riferimento più vicini: il programma assicurativo statunitense di Tesla limita lo sconto FSD (Supervised) al 10% su determinate coperture, ottenibile quando almeno la metà delle miglia percorse negli ultimi 30 giorni è stata effettuata con l’FSD, mentre il prodotto InsureMyTesla di Zurich – l’assicuratore che gestisce l’offerta assicurativa ufficiale di Tesla in Australia – prevede un premio medio di circa 1.644 dollari australiani. Un risparmio simile del 10% in quel caso corrisponderebbe a circa 164 dollari australiani all’anno.
«Gli esseri umani commettono errori. Si stancano. Possono distrarsi. Non è che la macchina sia perfetta, ma sembra proprio vero che, in media, considerando l’intera popolazione e nel corso del tempo, commetta meno errori rispetto agli esseri umani», ha affermato Alex Morgan, responsabile dell’assicurazione generale di Zurich, pur sottolineando i limiti di questa tecnologia: “Tuttavia, non è di grande aiuto per risolvere il problema di un ramo d’albero che cade sul tetto durante una tempesta, di un carrello della spesa spinto contro la portiera del passeggero, della grandine che frantuma il parabrezza o del furto del veicolo”.
LA GUIDA AUTONOMA TESLA
L’FSD Supervised è stato lanciato in Australia circa 12 mesi fa per le varianti più recenti di Model 3 e Model Y, al prezzo di 149 dollari australiani al mese. Il sistema utilizza le otto telecamere dell’auto che alimentano una rete neurale per sterzare, accelerare, frenare e cambiare corsia verso una destinazione prestabilita, mentre una telecamera nell’abitacolo monitora lo sguardo del conducente: se distoglie lo sguardo troppo spesso o tiene le mani occupate, l’auto emette degli avvisi prima di accostare e disattivare l’FSD per il resto del viaggio. Secondo le norme stradali australiane, è classificato come sistema di assistenza alla guida di Livello 2, quindi il conducente mantiene legalmente il controllo in ogni momento.
L’adozione è stata rapida: secondo Tesla, gli australiani hanno percorso finora oltre 132 milioni di km con l’FSD, anche se si tratta comunque di una cifra irrisoria rispetto ai 264 miliardi di km percorsi da tutti i veicoli nel Paese nel 2025. Il sistema non è nemmeno impeccabile; tra le difficoltà iniziali figuravano le rotatorie e le svolte a gancio di Melbourne, e in un recente test drive del SMH l’auto ha tentato di uscire dall’Harbour Bridge di Sydney utilizzando una corsia riservata agli autobus e non ha riconosciuto una zona scolastica con limite di velocità a 40 km/h.
La nuova Hyundai Bayon è ad un passo dal suo la ciò commerciale come ci conferma l’ultimo teaser.
Il mercato di lancio per il SUV compatto Hyundai di nuova generazione non sarà affatto l’Europa, bensì l’India. Si prevede che in questo Paese il modello sarà offerto con un motore a benzina da un litro e mezzo.
Il SUV Hyundai Bayon, basato sulla Hyundai i20 hatchback, ha debuttato nel 2021 ed è stato sottoposto a un restyling nel 2024. Il crossover era stato inizialmente presentato come modello destinato al mercato europeo, per cui la sua produzione per questa regione avviene in Turchia. Successivamente si è cercato di commercializzare la versione a cinque porte anche su altri mercati – in particolare, è stata lanciata in Egitto e in Kazakistan. Tuttavia, al di fuori del Vecchio Continente, questa compatta non è mai riuscita ad affermarsi.
Il crossover Bayon di nuova generazione, invece, è stato annunciato non in Europa, bensì in India, sebbene il modello precedente non fosse mai stato presentato in quel Paese. La filiale locale di Hyundai ha diffuso i primi bozzetti di design del crossover di nuova generazione. A proposito, nelle immagini degli interni il volante è posizionato a sinistra, mentre in India si guida a sinistra. Ciò significa che la «seconda» Hyundai Bayon non sarà comunque un’esclusiva indiana. I prototipi di prova camuffati sono stati avvistati più volte dai paparazzi automobilistici. A giudicare da quelle immagini, la Hyundai Bayon rimane imparentata con la i20, ma si tratta ormai della nuova hatchback presentata in Brasile nel giugno di quest’anno. Infatti, le vetture hanno la stessa linea sotto i finestrini. Tuttavia, il design di questo «secondo» SUV è originale: si tratta del nuovo stile angolare «Art of Steel», già adottato dalle ultime Hyundai Elantra/Avante e Hyundai Tucson, nonché dall’auto elettrica Hyundai Ioniq V. Le caratteristiche distintive degli esterni sono l’abbondanza di linee «rette» sulla carrozzeria e i fianchi muscolosi. Le luci diurne sono realizzate sotto forma di strisce orizzontali strette e sezioni smussate ad esse adiacenti, mentre i gruppi ottici dei fari principali sono posizionati più in basso.
MOTORI E DATI TECNICI
Le dimensioni della nuova Hyundai Bayon non sono ancora state rese note. La lunghezza della Hyundai i20 brasiliana è di 4130 mm, il passo è di 2580 mm. La lunghezza dell’attuale Bayon europeo è di 4.180 mm, mentre il passo rimane invariato a 2.580 mm.
Gli interni della «seconda» Hyundai Bayon sono quasi identici a quelli della i20 destinata al mercato brasiliano. All’interno è presente un cruscotto curvo, ovvero un quadro strumenti virtuale integrato con lo schermo del sistema multimediale. Le bocchette di ventilazione sono verticali, sia quelle laterali che quelle centrali. Anche il pannello di controllo del climatizzatore è verticale, mentre sotto di esso si trova una nicchia che funge da piattaforma per la ricarica wireless.
Dall’11 al 13 settembre 2026 Torino è tornata Capitale dell’Automobile con esposizioni, test drive, anteprime, eventi, promozioni dedicate e il debutto di bTOb Salone Auto Torino, il nuovo appuntamento dedicato alla filiera Automotive. Il risultato in termini di visite è stato lusinghiero, con 540.000 appassionati in giro per il palcoscenico di Torino, una città che solo quelli che non hanno mai visitato possono non amare.
Tra gli oltre 40 espositori presenti, ovviamente a fare gli onori di casa era la matrice FCA dentro Stellantis con i tre Marchi sabaudi per antonomasia: Abarth, Fiat, Lancia.
E proprio Lancia ci ha offerto una primizia dal vivo, ampiamente preannunciata, che ha riportato il sottoscritto ad un “flash” vintage di oltre quaranta anni fa: era il maggio del 1986 e la Lancia era la vera e indiscussa protagonista del Salone di Torino (che all’epocanon era all’aperto) perché non soltanto proponeva la meravigliosae straordinaria Thema Ferrari – vero e proprio crack di mercato – ma proponeva anche, un pochino più nascosta e paludata ma comunque ammiratissima, una Delta HF integrale che diventerà quasi inconsapevolmente protagonista dall’anno successivo dei colori Lancia nei Rallyes mondiali dopo la Delta S4 protagonista purtroppo di una debacle clamorosa con la morte di Henry Toivonen proprio nei giorni di quel Salone.
40 anni dopo, noi siamo qui a celebrare con il Salone di Torino Open un nuovo vagito, un nuovo gemito di rinascita della Lancia: nuova Gamma, al momento preannunciata ed accompagnata anche da un filone ininterrotto dei soliti contestatori ed odiatori da tastiera che hanno ripetuto il solito sciocco “mantra”: questa NON E’ una vera Lancia!
Pensate, avevo sei anni quando ho sentito dire la stessa cosa sulla Gamma 1976 due Volumi contro la “gloriosa” Lancia 2000 che però, guarda caso, non comprava nessuno. Ma l’ho sentito anche su Beta 1971 contro Fulvia, su Kappa contro Thema 1983, su Delta 1994 contro Delta 1980, su Thesis contro Flaminia, su Thema Chrysler 2011 su Thema 1983.
Insomma, da mezzo secolo la Lancia si diverte a lanciare modelli che non gli appartengono, secondo questi liberi pensatori; ma direi che dentro nuova Gamma 2026 c’è di più: per la quinta volta nella sua storia dal Dopoguerra ad oggi Lancia percorre l’obbligo di trasformare sé stessa in un giro di boa.
La prima volta fu con la cessione da Gianni Lancia alla famiglia Pesenti in una situazione prefallimentare, la seconda nel passaggio da quest’ultima alla Fiat; a fine anni Ottanta c’è l’incorporazione di Autobianchi e il downsizing verso il mercato delle piccole, mai toccato prima, con “Ypsilon”; la quarta volta capita in piena era Marchionne e non è che vada benissimo. Ed ora eccoci al quinto giro di boa mentre tutt’intorno il web ribolle di critiche contro la perdita delle originiNuova Lancia Gamma, al Salone di Torino una esploratrice in incognito.
Ma lasciamo correre, tanto la polemica non si spegnerebbe mai, e torniamo alla nuova Gamma: riuscire a creare, dentro lo stesso Gruppo, più dei classici due/tre modelli diversi di identico segmento derivati da una stessa piattaforma (un tempo si chiamava Chassis……) è stata una impresa tentata in Europa da una sola realtà industriale; la British Leyland, per meglio dire il carrozzone automotive statale britannico, che nazionalizzato il 90% dei Marchi automobilistici del Regno Unito deteneva 12 sigle e a metà anni Settanta riuscì a ripartire tra cinque sigle lo stesso chassis della Mini Morris per ottenere altrettanti “cloni” differenti tra loro solo per mascherine e fari anteriori, interni, e pochi particolari di dettaglio. Per la cronaca BL si è estinta da tempo.
Nel mondo invece solo la General Motors fu protagonista con le sue cinque sigle Pontiac, Oldsmobile, Buick, Chevrolet e con l’australiana Holden di una ripartizione così frammentata.
Per la cronaca la cara vecchia e gloriosa GM se non è in via di estinzione è però sulla buona strada.
Un solitamente Gruppo, una sola piattaforma, cinque modelli di uno stesso segmento: miracolo?
Ah, certo: poi ci sono tanti Gruppi asiatici che con decine di Marchi in pancia sfruttano e condividono la medesima piattaforma per decine di modelli di uno stesso raggruppamento; ma qui siamo, lo ripeto, in Europa, e un record del genere per ora se lo è riservato solo Stellantis: la sua “STLA Medium” è la piattaforma con cui ha dato vita a cinque diversi modelli di altrettanti Marchi compresi dentro di sé; ultimo dei quali è nuova Lancia Gamma.
Per i facinorosi odiatori preventivi di nuova Gamma , ciò significherebbe dover considerare che lo spazio di manovra di marketing e Centri Stile interni a Stellantis è stato a tal punto stretto – per evitare di produrre modelli in diretta e malaugurata concorrenza tra loro – che costruire forzatamente le differenze discriminanti per ciascuno dei cinque modelli ha significato dover passare attraverso la fatidica cruna dell’ago. Ma arriviamo a passeggiare tra i dettagli di nuova Gamma 2026, in particolare della Hybrid 145 cavalli.
Misure e rivali
Le sue misure (Gamma misura 4,67 mt. in lunghezza, quasi un metro e 90 di larghezza e 1,66 metri di altezza) sono quote da Segmento D per questa Crossover fastback che nella sua partizione di mercato si trova appunto gomito a gomito le vicine di casa Opel Grandland, Peugeot 3008, Citroen C5 Aircross e DS n° 7; come se non bastasse “aleggia” su Gamma anche l’ombra di Leapmotor ma si ritrova anche :
-Ford Kuga ed Explorer; Volkswagen Tiguan e Tayron, Skoda Kodiaq; Renault Espace, Nissan X-Trail, Mitsubishi Outlander PHEV; Hyundai Tucson, Kia Sorento; Toyota RAV4, Subaru Forester; Honda ZR-V; Changan Deepal S07; Polestar 4; MG HS; Mazda CX 60; BYD Seal U; OMODA 7; DS n° 7; Volvo XC60; Leapmotor C10; Sportequipe 8; Seat Tarraco; DFSK E5; Fawcar Bestune T77.
XInsomma, elencando vuoto per pieno sia Mmmmmnncc elettriche pure che le Hybrid senza limiti di cubatura né di soglia economica di listini, i Suv ed i crossover potenzialmente concorrenti di Lancia Gamma Hybrid 145 cv e BEV 2WD sono almeno 26 i modelli generalisti (escludendo Premium tedesche, Jeep, Land Rover, Lexus, Genesis, ma anche Alfa Romeo) che abitano il segmento; sarà poi la politica di pricing che Lancia andrà a definire, l’eventuale upgrade di motorizzazioni Ibride e di accessori che posizionerà meglio la Gamma rispetto a quali concorrenti più diretti, omologhi, affini.
E’ quello sopra un campionario parziale e soprattutto aspecifico, per due motivi; ed il primo è quello cui avete dato meno peso, nella scaletta dei competitor di Segmento “D”: ho elencato molto alla rinfusa modelli iscrivibili nel segmento solo per affinità di corpo vettura e di misure senza approfondire le differenze motoristiche, architetturali o di alimentazione.
Gamma 2026 Premium? Ma anche no: torna il profilo Executiv
Questo perché a mio modesto avviso il confronto commerciale più intenso tra concorrenti complanari su questo segmento si avrà soprattutto sulla capacità di ciascun modello – più che di ciascun Brand – di catalizzare e “drenare” verso di sé i clienti titolari degli altri, e sulla base di una assortita “mix” di caratteristiche non solo intrinseche ma anche “dimensionali” tra le quali la capacità della Rete vendita di supervalutare le permute o la forza finanziaria della Captive di offrire un panel di soluzioni contrattuali adatte ad ogni target potenziale: non dimenticate che nel Segmento D finiscono come in un minestrone acquisti della P.A. e Flotte aziendali private, Professionisti e microfleet, oltre che acquirenti singoli senza P.Iva.
Ciao Se avete capito quanto sopra, potreste – Voi odiatori seriali e preconcetti di nuova Lancia Gamma – silenziare una delle due linee di fuoco sparate a raffica contro la nuova ammiraglia di Chivasso (ammesso che questa dicitura abbia un senso): quella di “non essere una Lancia”. Ma sarebbe chiederVi troppo, immagino.
Non Ve lo spiego in glossario semplificato: dopo undici anni di monoprodotto “Y” (quella endotermica venduta tra l’altro per il 70% di vendite ai privati con la formula del chilometri zero) la procedura industrialmente più ovvia per Stellantis non poteva essere il ritorno a radici indefinibili e intraducibili nell’attuale fase di mercato da cui Sedan e Station Wagon sono ormai una presenza al lumicino.
Ovvio il ricorso al corpo vettura Crossover (dicasi: SUV imborghesita, fate Voi) visti i trend attuali; per i Designer da Osteria che sul Web hanno impallinato nuova “Y” prima e nuova Gamma ora, posso dire che trovo indigeribile il layout della prima (troppi azzardi e troppi disequilibri in volumi ed ingombri così ridotti) ma gradisco il progetto di stile della seconda, che non trovo affatto fotocopia del prodotto PSA: non più di quanto comunque fossero contigue all’epoca Fiat Croma e Lancia Thema’83 che avevano siamese tutta la cellula abitacolo con parabrezza più portiere.
Non trovo invece molto in tono la scritta “L A N C I A “ visibilepure dal satellite e che oltre che più discreta avrei io gradito in corsivo; ma sul frontale quella palpebra anteriore nera in contrasto e l’incrocio luminoso che di fronte richiama più la “T” di Torino – che non la “Y” della omonima – si trova ad appoggiarsi bene su una calandra dalle misure importanti, essenziale ma piacevole.
Ed – ovviamente – la nuova calandra (elemento distintivo di tutta un’auto) è anche “pioniera” visto che abbandona del tutto il copriradiatore cromato che fino alla penultima “Y” ha segnato la facciata delle Lancia. Certo, la fanaleria stretta ed oblunga in stile Nissan X-Trail poteva – magari – essere oggetto di una ricerca stilistica un poco più approfondita: il mondo “embedded” dei suppliers offre ormai a catalogo centinaia di soluzioni, perché ridursi proprio a questa? Ma è un peccato veniale in fondo.
Dettagli di forma, per il primo Crossover ammiraglia di Lancia.
Dietro? Secondo me a vista è tutto “OK”, ma bisognerà confermarselo con quello spioncino di lunotto ridotto ed inclinatissimo che accompagna la discesa del padiglione posteriore.
Sulla linea laterale, francamente, trovo un po’ troppa analogia con la “cugina” DS: non siamo più nella Gran Bretagna dove tra Rollse Bentley la differenza di Gamma la faceva la Vittoria Alata sul radiatore della prima, e francamente il taglio dei fianchi sottocristalli tra DS n°7 e nuova Gamma è palesemente siamese. Tutto questo però fa della nuova Gamma un modello che non vuole – a mio avviso – essere inquadrata come “Premium” ma come “Executive Business Partner”.
A proposito, lo è Premium la nuova Gamma? Secondo me – appunto – fa di tutto per non esserci catapultata, tra le Premium: non tanto perché al confronto con Audi Q5, BMW X3, Mercedes GLC e Genesis GV70 finirebbe nel frullatore a prescindere; ma tanto perché la volontà, tutta e solo politica a mio giudizio, da parte di Stellantis di tenere sotto il polmone di ossigeno un Brand incoerente sul mercato come DS renderebbe la parentela tra N°7 e nuova Gamma una dicotomia suicida sul mercato (tra l’altro con una suggestiva similitudine tra le due Crossover sulla linea laterale sotto cintura dei cristalli……), sebbene qualcuno mi dovrebbe spiegare in termini di Marketing cosa ci fa contro i colossi tedeschi nel target Premium la versione DS n°7 con lo stesso motore 1.2 3 cilindri da 145 cavalli…. Misteri tutti francesi, di un popolo che evidentemente sente ancora come una ferita la scomparsa della mitica Panhard PL 17, un transatlantico da oltre quattro metri e mezzo, sei posti, mossa da un bicilindrico boxer raffreddato ad aria da 850 cc.: quella, la Panhard, era il frutto composito e cervellotico della famosa linea fiscale di Parigi, dove un’auto più era grande, più aveva motori da zanzara e più sconto fiscale conseguiva. Che sagome, ‘sti francesi!!!
Ma in fondo, cosa rappresenta più ormai la fuffa marketing del target Premium in un mercato ormai dominato da una Nazione che per gli opinionisti di rango esporta solo Commodities???
Certo, se c’è un elemento su cui la esaltazione del concetto “Executive Business” in luogo di quello “Premium” rischia di debordare nella dimensione “Commodity” dei veicoli da lavoro duri e puri…..Beh, quello è l’abitacolo e la plancia fronte guida.
Ok, io adoro i mezzi “ispirati” e nativi per il Business: niente fronzoli, essenziali, per chi lavora professionalmente.
Interni e motore (1.2 Hybrid) : si doveva fare di piu’?
Ma se il tono degli interni è pedissequo a quelli della Gamma esposta a Torino (versione HF Line) il profilo sedili può essere “digerito” (anatomici, sportivi, ispirati a linee abbastanza anni Ottanta) ma francamente questa plancia stile elettrodomestico da incasso professionale mi fa rimpiangere gli azzardi di Beta Trevi e l’accoglienza di Thema 1983.
Abbiate pazienza, ma il calore dell’accoglienza non può essere un “di cui” del rapporto tra Cliente e la “sua” Gamma. Impressione personale, come sempre, eh? Sia chiaro.
Ah, già: e il motore 1.2 tre cilindri turbocompresso???? Oggetto di sputtanamenti vari sui Social, NON E’ però il Puretechpensionato da Marzo perchè la famosa cinghia in bagno d’olio – brevetto Dayco – è stata rimpiazzata con una bella “catenina” a maglie.
Sottodimensionato per una “XL” come nuova Gamma? Ce lo potremmo dire dopo un test drive della Hybrid 145 cavalli e ausilio motrice elettrico Mild Hybrid da 48 Volts, perché dati su velocità ed accelerazione da parte di Lancia ancora non ne sono usciti.
Possibile sulla piattaforma STLA Medium adottare altre motorizzazioni senza stravolgere vano motore, attacchi, sospensioni? Lo scopriremo solo vivendo…
Ecco perché guidarla per recensirla è di vitale importanza, oltre lepresentazioni patinate: magari ricordiamo solo, a chi si è indignato per il fatto che Gamma non monti almeno un V6 a carburatori (eeehhhh si, quelle erano vere Lancia!!!), che i rigorosi teutonici di Volkswagen hanno messo sotto al cofano di T-Roc, non proprio una citycar, il 1.0 TSI 3 cilindri; che i soliti francesi di Renault hanno, se non ricordo male, adottato “motorini” tra 1200 e 1500 cc. per veri bisonti SUV e che persino la Volvo XC40 – prossima in peso e misure alla nuova Gamma – ha sfoggiato un mille-e-cinque per spostarsi. Di queste non Vi siete mai meravigliati, haters dei miei attributi????
Due requisiti però ci pare giusto sbattere in faccia agli odiatori seriali, che producono fiumi di scorregge digitali contro nuova Gamma, ma che interessano di certo chi lavora tra privati e flotte:
il primo, molto in tema in epoca in cui la benzina a breve potrebbe superare la soglia generica dei 2 euro e 10 al litro (2 e 20? 2 e 30? Non c’è limite alla Provvidenza!!), è che i 55 litri di pieno – uniti al sistema Ibrido ma anche all’ottimo Cx di 0,28 – consentono a Lancia di dichiarare una autonomia massima di oltre 1000 chilometri; vero è che su questo Stellantis persino al Salone di Torino “première” è rimasta parecchio sul vago: trascurare di indicare ufficialmente consumi in litri sulla percorrenza di 100 chilometri consente colpevolmente di “palleggiare” genericamente la sopra detta autonomia senza specificare in quali contesti di guida.
La seconda informazione discriminante, tuttavia, sul “nuovo” 1.2 3 cilindri Turbo mi sa che è sfuggita pure alla stessa Stellantis, che a mia conoscenza di questo dato non fa menzione da nessuna parte:
Stellantis ed Aramco hanno già testato 24 famiglie di motori Euro 6 (benzina e Diesel) prodotti dal Gruppo dal 2014 certificandoli idonei e compatibili con gli e-fuels, ma in specifico il 1.2 tre cilindri – grazie all’esperienza in Brasile – ha in più la compatibilità “Flex” con i biofuels a tenore di etanolo anche molto elevato. Perché non dirlo, cara Lancia???
Prime impressioni non negative, in attesa del test drive
Dunque, cari lettori e poco graditi odiatori: vedete, anche con il poco compendio di informazioni disponibili e diffuse da parte di Lancia, al momento, c’è ampio spazio per ragionamenti che ci portano a salutare noi con affetto questa nuova Lancia Gamma, perché:
-E’ l’apripista di un ritorno di Lancia nel target “Ammiraglie” dopo undici anni;
-E’ la seconda Ammiraglia Lancia del dopoguerra a due Volumi, ed è la prima a corpo vettura Crossover non per vezzo ma perché Sedan e Station Wagon in Europa abitano non più del 18% del Segmento “D”, e c’è di certo un motivo;
-Entra in scena in un momento critico del mercato auto, dove i player cinesi diventano sempre più incombenti e dove il “peso” dei Brand Premium contro generalisti in questo segmento vira verso un rapporto di uno a quattro dopo anni in cui la corsa alla “Premiership” aveva allontanato diversi Marchi da questi spazi di mercato;
-Entra con un chiaro obbiettivo “Fleet” e Business nativo, in un segmento in cui i privati sono sempre meno. Ma soprattutto arriva non per “apparire” ma per acchiappare.
Cosa? Faccio l’elenco: le Flotte della P.A. (almeno il 40% delle future immatricolazioni), il Noleggio Captive e le Flotte para pubbliche (30%), le autoimmatricolazioni da esportare come Km Zero (15%) ed infine un ultimo 15% di “mercato vero”. Cioè? Cioè – magari – tutti i clienti del Puretech da deliziare con offerte miracolose, oppure i proprietari di vecchi armadi a 4 ruote di altri marchi che sull’usato valgono come rottamazioni, oltre a microfleet e liberi professionisti.
Io la vedo così, ed ovviamente posso sbagliare; ma se ci ho preso, la simpatica nuova Lancia Gamma “drenerà” dal mercato tanti transfughi di Segmento andati verso alti lidi, saprà convincere con politiche contrattuali e finanziarie le Partite Iva, ricostruendo un portafoglio Clienti utili per lo step successivo che ci auguriamo sarà per la nuova Gamma migliorativo. Dipenderà dalle variabili di crescita del mercato, ma anche da pricing e reputazione di nuova Gamma nel post vendita. Insomma, nuova Gamma sarà una perfetta Scout, una esploratrice che dovrà farsi largo dentro una Jungla per aprire una nuova strada. Non lavoro in Lancia, ma penso di averci azzeccato.
Voyah, marchio di Dongfeng, ha annunciato ufficialmente che la sua nuova monovolume di punta, la Voyah Dream 9, sarà lanciata sul mercato il 22 settembre.
Il veicolo, già disponibile in prevendita con un prezzo compreso tra 429.900 e 529.900 yuan (63.200–77.900 USD), ha raccolto oltre 30.000 ordini rimborsabili nelle prime 48 ore.
Secondo Voyah, la Dream 9 sarà il primo modello a montare il telaio “Huju P”, il primo telaio intelligente sviluppato in modo indipendente in Cina e progettato specificamente per i monovolume di punta. Design e dimensioni La parte anteriore della Dream 9 presenta una griglia cromata verticale “Dragon Scale” e un emblema sul cofano retrattile e illuminato. È dotata di fari a proiezione intelligenti Huawei Xpixel.
Il veicolo presenta un design bicolore ed è disponibile in sei colori esterni: Amber Gold, Imperial Red, Sunset Purple, Iris White, Obsidian Black e Moonbeam Cyan.
Dimensioni: Lunghezza: 5.325 mm Larghezza: 1.998 mm Altezza: 1.805 mm Passo: 3.200 mm L’abitacolo è gestito dal sistema HarmonySpace6. La seconda fila offre sedili di “livello aeronautico” con modalità a gravità zero, massaggio meccanico e la possibilità di ruotarli per configurazioni di posti a sedere faccia a faccia. I passeggeri possono inoltre usufruire di un frigorifero integrato, schermi ribaltabili e tavolini. Sia la seconda che la terza fila sono dotate di vetri con oscuramento adattivo.
TECNOLOGIE E MOTORI
Il veicolo è costruito su un’architettura intelligente di livello L3, che utilizza 37 sensori – tra cui un LiDAR a 896 linee e tre LiDAR a stato solido ad alta precisione – a supporto del sistema di guida intelligente Qiankun ADS 5.0 di Huawei. Propulsione e prestazioni La Dream 9 è costruita su una piattaforma ad alta tensione da 800 V in tutte le varianti, che supporta la ricarica rapida 5C (dal 20% all’80% in 12 minuti).
Due le versioni, PHEV e BEV. PHEV: È dotato di un motore 1.5T abbinato a due motori elettrici, che erogano una potenza combinata di 555 kW (744 hp). È equipaggiato con una batteria da 65 kWh, che offre un’autonomia in modalità esclusivamente elettrica secondo il ciclo WLTC fino a 300 km. BEV: Dotata di motori anteriori e posteriori che erogano rispettivamente 175 kW (235 hp) e 300 kW (402 hp). È dotata di una batteria ternaria da 120 kWh, che garantisce un’autonomia CLTC di 701 km (568 km WLTP).
Kia ha presentato il secondo modello della sua gamma Platform Beyond Vehicle (PBV), il PV7. Questo si aggiunge al PV5 svelato lo scorso anno; entrambi sono costruiti sulla piattaforma dedicata E-GMP.S del marchio, anche se il più recente PV7 è dotato di un sistema a 800 volt anziché a 400 volt.
Di conseguenza, il Kia PV7 supporta la ricarica rapida in corrente continua fino a 350 kW, con uno stato di carica dal 10 all’80% raggiungibile in circa 20 minuti. Kia afferma che il PV7 è il suo primo modello a offrire due porte di ricarica: una porta anteriore per la ricarica in corrente alternata/continua e una porta posteriore opzionale per la ricarica in corrente alternata.
Al momento del lancio, il furgone sarà disponibile con batterie al nichel-cobalto-manganese (NCM) da 71,5 e 96,2 kWh; quest’ultima garantisce un’autonomia secondo il ciclo WLTP fino a 460 km nella versione Cargo (ne parleremo più avanti). Il PV7 è dotato di un motore elettrico anteriore da 272 PS (268 hp o 200 kW) e 420 Nm di coppia, con un sistema di trazione integrale che sarà offerto in futuro.
DATI TECNICI
In termini di dimensioni, la PV7 misura 5.350 mm di lunghezza, 1.995 mm di larghezza, 1.990 mm di altezza e ha un passo di 3.500 mm. Questo la rende più grande della PV5, che misura 4.695 mm (versione standard) o 4.890 mm (versione lunga) in lunghezza, 1.895 mm in larghezza, 1.905 mm (versione standard) o 2.200 mm (versione alta) in altezza e ha un passo di 2.995 mm. In futuro saranno disponibili versioni del PV7 con tetto più alto e carrozzeria allungata; secondo Kia, saranno introdotte almeno 23 combinazioni di carrozzeria. Si dice che la gamma completa includa versioni compatte, lunghe e con tetto alto della variante Cargo, insieme a versioni compatte e lunghe della variante Passenger, un telaio cabina dedicato per applicazioni specializzate e una serie di modelli di conversione.
La versione Cargo del PV7 è, come ci si aspetterebbe, progettata per usi aziendali quali logistica, consegne, flotte e attività di piccole e medie imprese. È disponibile con configurazioni a due o tre posti, mentre lo spazio di carico è di 6,1 metri cubi (carrozzeria lunga; VDA) oppure di otto metri cubi (carrozzeria con tetto alto). La capacità di carico varia da 1.165 a 1.200 kg a seconda della configurazione della carrozzeria.
Kia afferma che i clienti possono scegliere tra un portellone posteriore a doppia apertura o un portellone convenzionale a ribalta; la versione a passo lungo presenta un’altezza di carico di 550 mm e una capacità fino a tre europallet (800 x 1.200 mm).