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Nuova Great Wall Ora 7: arriva la Station Wagon

Secondo i dati del Ministero dell’Industria della Repubblica Popolare Cinese, la cinque porte del marchio cinese, appartenente al gruppo Great Wall Motor, sarà dotata di un sistema di propulsione a due motori.

Il marchio «verde» Ora è apparso nel 2018 e, sebbene inizialmente fosse posizionato come «puramente elettrico», alla fine dello scorso anno è stato reso noto che l’azienda aveva deciso di produrre anche modelli ibridi. Il primo modello in questa direzione è stato il crossover Ora 5, attualmente presente non solo sul mercato interno, ma anche al di fuori della Cina. Attualmente l’azienda sta preparando un’altra novità, per la quale al momento si prevede solo una «configurazione» completamente elettrica.

Nel 2022 il marchio Ora ha presentato una fastback a quattro porte con un design «in stile Porsche», che sul mercato interno ha ricevuto il nome di Lightning Cat. Nei mercati di esportazione è stata lanciata con il nome di Ora 07. La notizia che l’azienda avesse deciso di ampliare la gamma con una station wagon a cinque porte è stata resa nota nella primavera del 2025: in quell’occasione il produttore ha mostrato un prototipo pre-seriale della novità in questione, che ha ricevuto il nome di Ora Lightning Cat Travel Edition.
Ora si prepara al prossimo debutto ufficiale la station wagon di serie Ora 7: le prime immagini e i dati tecnici sono apparsi nel database del Ministero dell’Industria della Repubblica Popolare Cinese. A giudicare dalle foto, la “station wagon” ha mantenuto lo stesso design della parte anteriore della fastback, ma presenta una tradizionale carrozzeria a cinque porte con tetto leggermente inclinato. A differenza del prototipo dello scorso anno, è dotata di maniglie delle portiere standard e non a scomparsa (che in Cina sono ora vietate).

La Ora 7 di serie è dotata di normali specchietti esterni, barre sul tetto nere e un’antenna a “pinna di squalo” sul tetto, oltre a un lidar integrato nella parte anteriore. Si sa inoltre che il nuovo modello è dotato di pneumatici 225/50R18, 235/50R18 e 235/45R19 (a seconda della versione).
Si sa che la lunghezza fuori tutto della station wagon è di 4820 mm (51 mm in meno rispetto alla fastback), la larghezza è di 1870 mm (8 mm in più), l’altezza è di 1520 mm (20 mm in più), mentre il passo è rimasto invariato a 2870 mm. Il peso a vuoto della futura Ora 7 è di 1985 kg, il peso a pieno carico è di 2385 kg.

DATI TECNICI

Gli interni della novità non sono ancora noti. Probabilmente saranno gli stessi della fastback. In questo caso, la “station wagon” avrà una console centrale a due livelli, un sistema di infotainment con tablet orizzontale da 12,3 pollici e un display del quadro strumenti virtuale da 10,25 pollici, progettato sotto forma di quadranti in tre pozzetti separati.

Il Ministero dell’Industria della Repubblica Popolare Cinese dispone attualmente solo di informazioni sulla versione a due motori della station wagon di serie Ora 7: la potenza di uno di essi è pari a 204 CV, quella dell’altro a 218 CV. La velocità massima è limitata a 180 km/h. È noto che il sistema includerà anche una batteria di trazione al litio-ferro-fosfato, la cui capacità sarà resa nota in seguito. Non è escluso che il nuovo modello, come la fastback, avrà anche una versione a trazione anteriore.

Nuova Smart #6: Anteprima e Dati Tecnici

La grande smart #6 a portellone è finalmente in vendita: più costosa rispetto alla concorrenza
La smart a cinque porte è disponibile nella versione ibrida plug-in a trazione anteriore. Sono disponibili tre allestimenti tra cui scegliere.
Il certificato della grande smart #6 a tre volumi è stato inserito nel database del Ministero dell’Industria cinese già nel dicembre dello scorso anno. La presentazione pubblica si è tenuta nell’aprile 2026 al Salone dell’Auto di Pechino, dopodiché in Cina sono stati resi noti i prezzi indicativi e sono state aperte le prenotazioni. Ma solo ora sono iniziate le vendite effettive della cinque porte. Ricordiamo che dal 2019 smart è controllata da una joint venture tra il Gruppo Mercedes-Benz (all’epoca il colosso automobilistico tedesco si chiamava ancora Daimler) e la holding cinese Geely Auto. Sono proprio i cinesi a occuparsi dello sviluppo del marchio, mentre ai tedeschi è stato lasciato il design.

La smart #6 viene paragonata a uno squalo, ma la somiglianza è più che approssimativa. Comunque sia, la smart #6 ha fari allungati con sezioni orizzontali a LED per le luci di posizione, porte senza telaio con maniglie a scomparsa e un faro singolo. La griglia del radiatore è integrata nella parte inferiore del paraurti. Il lidar sopra il parabrezza è di serie. In tutte le versioni, ad eccezione di quella base, la «sei» ha anche uno spoiler retrattile. Nella parte anteriore e posteriore può essere presente il pannello «interattivo» PixelTalk, ovvero un display in grado di visualizzare semplici animazioni.

DATI TECNICI E MOTORE

La smart #6 è lunga 4906 mm, larga 1922 mm, alta 1508 mm e ha un passo di 2926 mm. L’altezza da terra è di 154 mm. Il volume del bagagliaio è di 525 litri.

All’interno, la berlina riprende il crossover smart #5, anche se non alla lettera. Il cruscotto, il tunnel centrale a due livelli, lo stretto display della strumentazione e il quadro multimediale a doppio schermo sono tutti identici a quelli del SUV. Le bocchette di ventilazione laterali, invece, sono state realizzate con forma circolare, mentre nel crossover sono a «semianello».

La smart #6 è un’ibrida ricaricabile, con trazione esclusivamente anteriore.

Il motore EHD di marca comprende un motore turbo a benzina da 1,5 litri (163 CV) e un motore elettrico da 273 CV.

Una nuova BMW per sfidare Mercedes Classe G

BMW ha in programma di ampliare la propria gamma con un vero e proprio SUV; nel frattempo, abbiamo deciso di mostrarvi come potrebbe presentarsi.

I piani di BMW per la creazione di un modello del tutto insolito per il marchio sono stati resi noti per la prima volta l’estate scorsa. L’azienda è chiaramente ispirata dalla crescente tendenza verso i SUV dal look aggressivo, che sta prendendo piede sia sul mercato mondiale in generale, sia sul mercato cinese in particolare, che è il più importante. Anche la Mercedes-Benz Classe G non perde popolarità e dovrebbe diventare la principale concorrente della novità bavarese.

Per ora non ci sono informazioni sull’aspetto del nuovo SUV BMW, si ipotizza solo che avrà una carrozzeria spigolosa. Abbiamo raffigurato il modello con proporzioni simili a quelle del Geländewagen, ma con un design e uno stile della carrozzeria più moderni.

La parte anteriore è in parte ispirata al nuovo stile del marchio Neue Klasse, con cui sono già state realizzate la berlina elettrica i3 e il crossover elettrico iX3, e a cui nel prossimo futuro dovrebbe aggiungersi anche il primo modello tradizionale (anche se avrà una versione elettrica) — il SUV BMW X5 di nuova generazione. Allo stesso tempo, il design generale della griglia e del paraurti è originale, più adatto a un SUV. L’auto ha un’elevata altezza da terra, pneumatici a profilo alto e caratteristici rilievi trapezoidali sopra i passaruota, che sono anche un richiamo ai crossover Neue Klasse.

La forma dei finestrini laterali richiama gli attuali SUV del marchio, tra cui X1, X3 e XM. Sul portellone posteriore, come si addice a un fuoristrada serio, è posizionata la ruota di scorta, mentre i fanali sono stretti e orizzontali, il che, ancora una volta, può richiamare i modelli attuali del marchio.

Rendering Kolesa.ru

SFIDA AL CLASSE G

Si prevede che alla base del nuovo SUV con codice di fabbrica G74 ci sarà la piattaforma della BMW X5 di prossima generazione, ottimizzata per l’uso su terreni accidentati. La novità sarà sicuramente dotata di propulsori ibridi, molto popolari su modelli fuoristrada simili dei marchi cinesi. Le versioni completamente elettriche sono ancora in discussione, soprattutto considerando il fallimento sul mercato della Classe G elettrica.

Render del nuovo SUV BMW (G74)
Secondo le informazioni disponibili, la produzione del nuovo SUV BMW sarà avviata nel 2029 negli Stati Uniti presso lo stabilimento BMW di Spartanburg (Carolina del Sud), dove potrebbe sostituire il crossover BMW XM, non particolarmente popolare. Nel frattempo, il mese scorso è stata presentata la concept car BMW Vision Alpina.

Il ritorno di Osca: ecco MT6

Probabilmente è stato involontario anche per noi, ma da fine dello scorso anno il Gruppo DR è stato uno dei protagonisti stabili della nostra vetrina redazionale: dalla famosa contesa con AGCom (di cui leggete il contesto cliccando il Link all’articolo) alle diverse novità nei nuovi Brand via via svelati al pubblico, Autoprove.it è una delle poche testate di informazione automobilistica ad aver dedicato più di uno speciale al “nuovo corso Vintage” di Massimo Di Risio: l’avvio della nuova impresa ad Anagni ed il rilancio dei Marchi storici ITALA ed OSCA.

Avendo fatto questa mole di lavoro preventivo, ci permetterete di saltare parecchie premesse per le quali Vi rimandiamo alle puntate precedenti: in particolare per la presentazione di Itala (registrata il 28 Giugno del 2011 a Macchia D’Isernia come “Itala Spa” negli archivi camerali) abbiamo un articolo molto ben dettagliato e contestualizzato storicamente della presentazione della “Tipo 35”(ne leggete in articolo cliccando sul Link).

Più estesa e dettagliata è la storia di “O.S.C.A.” che nelle definizioni redazionali abbiamo legato come tema al nuovo “Polo Automotive” avviato proprio da Di Risio nella zona di Anagni a partire da un ex sito di produzione di materiale ceramico (Articolo al Link) sotto la supervisione del nuovo soggetto di Impresa “Jarama Srl” (Articolo cliccando qui).

E dopo un preannuncio già di per se’ importante, che ci ha permesso di ricordare la storia di questo mitico Marchio di San Lazzaro di Savena (per leggere clicca sul Link) Massimo Di Risiocome sempre è passato dalle parole ai fatti: eccoci alla presentazione della nuova O.S.C.A. MT6, la nuova “Sportover” che inaugura la nuova vita del Marchio artigianale. 

Presentata all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola pochi giorni fa, la MT6 è a sua volta emanazione del macro programma Heritage di “HIB/Fabbrica Italia” pensato sempre da Massimo Di Risio

Cos’è dunque l’atto primo della rinascita di O.S.C.A.? Beh, in un mercato dove le berlinette o le coupè a due posti (magari anche di target lussuoso) diventano merce sempre più rara con l’uscita progressiva di Marchi prestigiosi, diventa anche banale la solita critica dei commentatori “PURISTI” che non potrebbero immaginarsi una erede di stampo “SUV”. Diciamo che Di Risioha auto una intuizione felice definendo la nuova “MT6” di O.S.C.A. una “Sportover” compatta (con la sua lunghezza di 451,5 cm x larghezza di 187, 0 cm ed Altezza di 156,5 cm dentro ad un passo non proprio estremo di 2710 mm): ha significato per il Gruppo DR battezzare un nuovo segmento di mercato dove le caratteristiche tipiche di un Crossover (praticità, altezza da terra e spazio interno) vengono indirizzate dentro una personalità sportiva e ad un taglio carrozzeria in stile Coupè con coda piuttosto “fastback”.

Un percorso che distingue e qualifica il “Core” di Gamma del Gruppo

Cosa che si percepisce bene all’esterno: linee fortemente dinamiche, scolpite e muscolose con dimensioni compatte; un design fortemente dinamico, con una forma da coupé e fianchi fortemente muscolosi, con una linea di cintura alta e ascendente nella parte posteriore in corrispondenza della forma spiovente del tetto.

Il frontale presenta una griglia fortemente aggressiva che richiama gli stilemi dei coupé e delle berlinette che hanno fatto la storia dei modelli stradali O.S.C.A. degli anni ’50 e ’60, firmate dai più grandi carrozzieri dell’epoca, da Zagato a Vignale per citarne solo alcuni.

La griglia, realizzata in carbonio 100% italiano, grazie alla collaborazione con Carbotech, e con una finitura carbon look fortemente distintiva si ricollega alla storia della marca che ha fatto del rapporto peso/potenza, ottenuto anche attraverso l’utilizzo di materiali nobili e ultraleggeri, uno dei pilastri del suo posizionamento.

La coda è un’affermazione di pura sportività e audacia con il suo stile da coupé da alte prestazioni, caratterizzato da fiancate larghe, lunotto sfuggente e un estrattore, anch’esso realizzato in carbonio 100% italiano, che ingloba i 4 scarichi.

A contribuire, infine, allo stile da vero e proprio Crossover coupé ci sono le maniglie posteriori integrate nei montanti e i cerchi in lega da 21” con Pneumatici 245/40 R21. Anche in questo caso una realizzazione 100% italiana, grazie al connubio tra MAK che ha realizzato i cerchi e Pirelli, partner di Historic Italian Brands con il suo pneumatico più iconico e rappresentativo nel mondo del motorsport, il P-ZERO.

Lo stile di MT6 è frutto del lavoro di squadra tra il Centro Stile interno di Fabbrica Italia e ITALDESIGN, una delle eccellenze del Design italiano nel mondo. ITALDESIGN ha firmato tutti i modelli dei marchi O.S.C.A. e ITALA.

Gli interni sono curati in tutti i dettagli grazie alla collaborazione con RECARO, che ha sviluppato dei sedili sportivi in pelle-alcantara per esaltare il carattere fortemente dinamico della MT6. Inserti in alcantara caratterizzano anche i pannelli porta e la fascia plancia, così come il volante sportivo a tre razze rivestito con una pregiata pelle proveniente da concerie 100% italiane.

RECARO sta inoltre sviluppando un sedile “Racing” che sarà disponibile come equipaggiamento a richiesta sulla gamma O.S.C.A. 

Il kit sedili “Racing” sarà ulteriormente esaltato dall’utilizzo di cinture racing dai leader mondiali nel settore, anch’essi una delle eccellenze italiane automotive nel mondo, la SABELT, che ha inventato e reso le cinture racing famose in tutto il mondo.

Il corredo “Racing” delle O.S.C.A. MT6 presenti sul circuito di Imola sarà completato da caschi Sparco con livrea dedicata O.S.C. A. che verranno utilizzati per i giri di test dei prototipi di MT6 presentati in anteprima mondiale.

A completare l’offerta di O.S.C.A. MT6 un corredo di equipaggiamenti tecnologici, di comfort e sicurezza di primo livello, come fari full LED anteriori e posteriori, Doppio schermo da 10.25” per strumentazione e Infotainment, ricarica wireless per cellulare da 15W, ADAS di secondo livello, sistema di parcheggio completamente automatico “No Stress”, sedili anteriori elettrici, riscaldati e ventilati, tetto panoramico in cristallo con tendina elettrica.

O.S.C.A. MT6: Tecnica e Partnership con Changan

Dal punto di vista motoristico e telaistico, O.S.C.A. MT6, partendo dalla piattaforma fornita da Changan – uno dei più grandi costruttori cinesi/mondiali, che ha vinto un gran numero di premi legati alla qualità a livello internazionale -beneficerà di una serie di interventi e modifiche, alcune delle quali presenti sui prototipi presentati in anteprima sul circuito di Imola, per esaltarne al meglio il comportamento dinamico, le prestazioni e le “emozioni” su strada.

Il motore 1.5 TGDI è stato rivisto nell’elettronica per ottimizzare e massimizzare l’erogazione della potenza in tutte le condizioni, grazie al supporto di un’altra eccellenza nell’automotive, la AVL che in collaborazione conRE:LAB ha curato la messa a punto dell’elettronica e dell’Infotainment. Per quanto riguarda l’Infotainment, il lavoro di sviluppo di tutti i modelli O.S.C.A. e ITALA vedrà inoltre coinvolta un’altra eccellenza italiana nel campo, la ART, che ha già sviluppato sistemi Infotainment per altri marchi, con la possibilità di integrare la nuova interfaccia Apple CarPlay Ultra per la quale la ART è stata pioniera. Tutta la dinamica veicolo è stata finalizzata a garantire un’esperienza coinvolgente e immersiva per il “pilota” attraverso lo sviluppo di corner specifici con gruppo molle e ammortizzatori dedicati, un sistema frenante maggiorato in grado di esaltare il corredo degli Pneumatici Pirelli P-ZERO. Infine, un lavoro in fase avanzata di sviluppo sarà dedicato all’impianto di scarico, per garantire un sound più coinvolgente e coinvolge un’altra eccellenza italiana come, la Tubi Style. 

Il prezzo al pubblico della MT6 è di € 49.000 tutto incluso. Il cliente dovrà solo scegliere il tipo di personalizzazione esterna ed interna.

Le consegne di O.S.C.A. MT6 partiranno a settembre.

In occasione del lancio di MT6 e grazie alla collaborazione con il Gruppo SVA Dakar, si aprono le porte del primo exclusivetemporary showroom situato nella splendida cornice di Milano Marittima, una delle mete più famose dell’estate italiana, da sempre perla turistica dell’Emilia-Romagna. Uno spazio esclusivo che vedrà l’esposizione di modelli storici e di nuovi modelli e che ospiterà anche talk ed eventi dedicati per riportare O.S.C.A. e ITALA in mezzo alla gente, in mezzo ai suoi futuri clienti raccontando il loro glorioso passato e facendo toccare con mano quello che sarà il loro futuro. 

Il lancio di O.S.C.A. MT6 sarà supportato da una campagna advertising con spot televisivi focalizzati sul nuovo modello e sul “making of” dello stesso.

O.S.C.A. MT6 sarà poi affiancata dalla MT8, lo “Sportover di classe”, un Crossover coupé lungo 4,87 metri equipaggiato con un 2.0 TGDI, disponibile sia con trazione anteriore sia con l’innovativa trazione integrale predittiva.

Entrambi i crossover di O.S.C.A. sono stati sviluppati a partire dalla stessa base tecnica di eccellenza, vale a dire il costruttore asiatico Changan. Sulla piattaforma di partenza si innesta il lavoro di sviluppo svolto nel nostro paese, da un Team tutto italiano, caratterizzato dalla forte passione per l’automobile e guidato dal CTO Roberto Fedeli. E proprio lo sviluppo dei modelli ha visto la nascita di partnership dedicate con le principali eccellenze dell’automotive italiane.

Riccardo Bellumori

Nuova Dodge Charger 2027: arrivo in Europa

La nuova Dodge Charger è finalmente disponibile in Europa.

Stellantis ha annunciato l’apertura dei preordini per la muscle car americana, che sarà disponibile sul mercato europeo sia con motore a benzina che in versione completamente elettrica.

Il marchio americano Dodge, di proprietà del colosso automobilistico Stellantis, ha presentato l’attuale Charger nel marzo 2024. Ricordiamo che è subentrata a ben due modelli: la Charger e la Challenger. Inizialmente, nel gennaio 2025, è stata lanciata sul mercato una berlina a tre porte completamente elettrica. Una versione analoga a cinque porte si è aggiunta a fine maggio dello stesso anno. E ad agosto è stata annunciata l’introduzione sul mercato statunitense delle versioni a benzina della muscle car.
Già nel dicembre 2024 era stato annunciato che la nuova Dodge Charger sarebbe arrivata anche in Europa, con l’inizio delle vendite previsto per la seconda metà del 2025. La muscle car americana è in leggero ritardo: il gruppo Stellantis ha annunciato ieri, 10 giugno 2026, l’avvio dei preordini in Europa. Il modello sarà disponibile nelle versioni liftback a tre e cinque porte, oltre che con diverse configurazioni di equipaggiamento.

Alla base di tutte le versioni della Dodge Charger c’è la piattaforma STLA Large di proprietà del gruppo. La variante con il prefisso Daytona nel nome è completamente elettrica, con un sistema di propulsione a due motori. Questa muscle car è offerta agli europei in due versioni: R/T e Scat Pack. Nel primo caso, la potenza complessiva del sistema è pari a 544 CV (coppia: 743 Nm); per accelerare da fermo fino a quasi i 100 km/h (96,6 km/h) sono necessari 4,2 secondi.

IL SOGNO AMERICANO

La versione top di gamma della Dodge Charger Daytona Scat Pack è dotata di un sistema a due motori con una potenza complessiva di 680 CV (coppia massima: 1152 Nm). Questa auto elettrica accelera da 0 a 60 miglia all’ora in 3,3 secondi. Entrambe le versioni hanno un’architettura elettrica a 400 volt e sono dotate di una batteria da 100,5 kWh (l’autonomia con una sola ricarica, secondo i calcoli locali, non è ancora stata rivelata).

Sotto il cofano delle versioni a benzina della Dodge Charger si trova un motore Hurricane da 3,0 litri a sei cilindri in linea biturbo, disponibile in due varianti di potenza. Così, nella versione R/T la potenza massima del motore è pari a 426 CV (coppia: 860 Nm), mentre i dati della Scat Pack sono 558 CV e 976 Nm.

Le versioni a benzina della nuova Charger sono dotate di trazione integrale di serie (se necessario, il 100% della trazione può essere trasferito all’asse posteriore), mentre il motore è abbinato a un cambio automatico idromeccanico a otto rapporti. Per accelerare da fermo fino a quasi i 100 km/h, la muscle car a benzina nella versione R/T impiega 4,6 secondi, mentre la versione top di gamma Scat Pack completa questa prova in 3,9 secondi.
Gli europei possono già effettuare il preordine per la novità, mentre le prime consegne delle auto sono previste per settembre 2026.

Sul sito ufficiale non sono ancora disponibili i prezzi di tutte le versioni per il mercato europeo. L’azienda ha indicato per ora solo il prezzo di partenza (probabilmente per la Dodge Charger R/T a tre porte a benzina): il costo parte da 66.000 euro, che equivalgono a circa 5,47 milioni di rubli al tasso di cambio attuale.

Ricordiamo che sul mercato interno, negli Stati Uniti, l’attuale Dodge Charger avrà in futuro una versione SRT Hellcat, con un V8 Hemi sovralimentato sotto il cofano. La versione “calda” è prevista per il 2028.

Nuovi Volkswagen Multivan e California 2027

Volkswagen ha presentato l’aggiornamento del Multivan e, contemporaneamente, del California, senza grandi sorprese sotto il cofano, ma con un necessario rinnovamento degli interni. Il risultato è un monovolume e una variante camper che rimane, probabilmente, il veicolo familiare più versatile sul mercato europeo.

La scorsa primavera, la casa tedesca aveva già anticipato alcuni primi dettagli di questo importante aggiornamento di metà ciclo di vita, come quello sperimentato dalla Caddy 2027, e che il costruttore tedesco aveva promesso di presentare prima dell’estate. Qui puoi vedere la nuova Volkswagen Multivan 2027 e scoprire tutte le sue novità, che non sono poche e riguardano tutti gli aspetti. Ad esempio, un esterno che ora è più riconoscibile come Volkswagen.

Come ci aspettavamo, i cambiamenti estetici si concentrano sulla parte anteriore. I fari sono ora più grandi, con una firma luminosa diurna ridisegnata e, nelle versioni superiori, collegati da una striscia illuminata con finitura in vetro. Anche il paraurti anteriore è nuovo e, come nel furgone più piccolo del costruttore, per ora la parte posteriore sembra non essere stata modificata.

Per quanto riguarda la gamma di colori, Volkswagen introduce combinazioni bicolore più accattivanti, come quella del «Bianco Candy» con il «Marrone Grigio» metallizzato o il «Rosso Tramonto», oltre a una nuova verniciatura opaca in «Grigio Indy». I cerchi in lega da 16 pollici sono scomparsi dall’offerta e ora partono da 17 pollici.

INTERNI E TECNOLOGIE

Il cambiamento più rilevante riguarda il cruscotto, con la scomparsa del pannello integrato che univa il quadro strumenti e lo schermo di infotainment, sostituito da due schermi indipendenti che sporgono dal cruscotto, sulla scia dell’ID. Buzz. Il quadro strumenti digitale offre tre diverse modalità di visualizzazione, mentre lo schermo tattile centrale passa a 12,9 pollici, con menu rinnovati e comandi tattili illuminati per climatizzazione e audio proprio sotto.

Gli interni della nuova Volkswagen Multivan 2027 si allineano a quelli delle autovetture con un nuovo schermo.

Sono stati aggiunti anche pulsanti fisici sotto le bocchette di ventilazione centrali, compreso l’azionamento delle porte scorrevoli elettriche, e la ricarica wireless aumenta la potenza da 5 W a 25 W. Anche le porte USB-C hanno guadagnato potenza, passando da 45 a 60 W, così come la leva del cambio DSG a doppia frizione è stata spostata sul piantone dello sterzo.

Nuovo Volkswagen Caddy 2027: il Restyling

I concessionari del marchio tedesco in Europa hanno iniziato oggi, 10 giugno 2026, a raccogliere gli ordini per il Volkswagen Caddy restyling.

La produzione del Volkswagen Caddy è stata avviata già nel 1980 e da allora il modello ha cambiato generazione diverse volte. L’attuale quarta generazione è stata presentata nel 2020, mentre nel 2024 il veicolo ha subito il primo restyling. Il secondo restyling è stato annunciato dal produttore tedesco la scorsa primavera, quando sono state svelate le immagini del modello rinnovato, e ora la novità è stata svelata completamente.
Come sottolineato dall’azienda, dopo l’aggiornamento il Volkswagen Caddy presenta ancora versioni con due varianti di passo (la versione “allungata” ha l’aggiunta “Maxi” al nome), nonché versioni con diverse configurazioni di carico e disposizione dei passeggeri nell’abitacolo (configurazione a cinque o sette posti). Inoltre, è rimasta la versione Caddy Flexible, che può essere trasformata da un’autovettura a cinque posti in un vero e proprio furgone a due posti con divisorio.

Nella foto: l’abitacolo del Volkswagen Caddy rinnovato
Nell’abitacolo del rinnovato VW Caddy, davanti al conducente si trova un volante a tre razze con bordo troncato, inserto argentato e pulsanti fisici. Dietro di esso si trova il quadro strumenti virtuale sotto la visiera (diagonale: 10,25 pollici), mentre al centro del cruscotto è installato il touchscreen “sporgente” del sistema di infotainment, con una diagonale di 12,9 pollici. Nella parte inferiore del display sono presenti cursori tattili retroilluminati per il controllo del climatizzatore.

MOTORE E DATI TECNICI

L’equipaggiamento di serie di tutti i Caddy, compreso il furgone base Cargo, comprende ora un dispositivo per la ricarica wireless degli smartphone (potenza: 25 W) e una coppia di porte USB-C (fino a 60 W) nella parte anteriore dell’abitacolo. I modelli hanno ricevuto anche nuovi rivestimenti per i sedili e un design modificato dei pannelli delle portiere.

Per la versione passeggeri del Caddy e l’allestimento Flexible sono previsti ganci appendiabiti posizionati sui montanti laterali.
Ricordiamo che l’esterno del cosiddetto «Caddy» è rifinito nell’attuale stile del marchio. Così, il minivan e il furgone hanno ricevuto nuovi cerchi in lega da 16 a 18 pollici, una gamma di colori rivisitata per la carrozzeria, nonché un paraurti diverso in due varianti (a seconda della versione).

La gamma di motori è rimasta invariata. L’ufficio stampa di Volkswagen ha sottolineato che le versioni del Caddy aggiornato sono disponibili con motori a benzina e diesel, nonché con un sistema ibrido plug-in.

Nell’ultima delle opzioni elencate, l’autonomia complessiva supera i 620 km, di cui fino a 122 km possono essere percorsi solo con la trazione elettrica.
I concessionari del marchio tedesco in Europa hanno iniziato ad accettare ordini per i furgoni e i minivan rinnovati oggi, 10 giugno 2026. Sul mercato interno, in Germania, il prezzo del VW Caddy Cargo con passo standard parte da 31.511 euro, mentre per la versione allungata si chiedono non meno di 34.051 euro.

Il costo del Caddy per il trasporto persone aggiornato è pari a 34.200 euro e 37.562 euro rispettivamente.

La Formula Uno di Bizzarrini: il colpo di scena per il Centenario di Giotto

 Lo scorso 6 Giugno è andato in scena, in due luoghi allo stesso tempo confinanti ed iconici per Giotto Bizzarrini, l’agenda delle celebrazioni per il Centenario. 

Credo che alla fine gli amici di Autoprove siano stati tra i più informati e aggiornati sugli eventi e sulla storia del grande Ingegnere livornese: non solo il sottoscritto ha preso per la prima volta contatto con alcuni tra i nomi che in un modo o nell’altro sono stati testimoni della carriera e delle opere di Giotto; ma da Maggio del 2023 (e soprattutto dopo la straordinaria giornata del Mauto presso il quale, in modo rocambolesco, sono riuscito a lanciare l’idea di una giornata commemorativa del compleanno in circostanza del suo decesso avvenuto poco tempo prima) ho stretto un contatto davvero periodico e ben cadenzato con Riccardo Della Ragione, promotore di una kermesse storica e molto apprezzata in città: “Livorno al Centro”.

Insomma, tornando agli eventi dello scorso sei Giugno, l’evento di Cecina e quello di Livorno (presso gli Hangar Creativi a Via Meyer) sono stati complementari ed alla fine del pomeriggio di quel Sabato di festa gli organizzatori de “Il Garage del Tempo” di Cecina e quelli dell’evento degli Hangar hanno operato un simbolico abbraccio dedicato alla festa ed al ricordo di Giotto.

Dunque, per tutti e due gli eventi a farla da padrone sono state le auto in esposizione legate alla storia di Bizzarrini, le memorabilia, e soprattutto gli spazi Talk nei quali parlare della storia e degli aneddoti legati al genio livornese. 

Eppure, sotto traccia e tra le righe, posso dire con grande serietà e consapevolezza che la sorpresa vera l’ha davvero regalata Autoprove a tutti i visitatori e partecipanti all’evento di Livorno. 

Infatti, pur da assenti giustificati come presenza fisica, siamo stati in grado di regalare alla Platea almeno quattro prime assolute ed esclusive in quanto riguardanti temi mai toccati prima da nessun’altra piattaforma: 

la visione di due Video tematici (quello sulla 24 di Le Mans del 1965 e quello sulla misteriosa e interessante “Picchio Bizzarrini”) oltre ad un articolo pubblicato tre anni fa – rimasto unico nel tema trattato – che descrive la genialità di Giotto applicata al mondo delle due ruote.

Autoprove ospite a distanza del Centenario

Per quanto riguarda il Video sulla 24 Ore di Le Mans, i primi spettatori curiosi (ci avete scritto in tanti lungo diversi mesi per chiederci se e quando sarebbe uscito il Video) la particolarità è che abbiamo deciso di “girare” dando importanza ai “luoghi di Giotto” nella stessa Livorno: cioè le tre sedi (Via Ippolito Nievo, Via Lulli e Via della Padula) che molti dei relatori presenti all’evento, non ce ne vogliano, hanno spesso trascurato senza trasmettere di quei luoghi la magia e l’avventura che nonostante la trasformazione di uso nel corso del tempo (Via Nievo è fondamentalmente un magazzino, Via Lulli un fabbricato in ristrutturazione e Via della Padula è oggi sede di un oleificio) è rimasta a beneficio dei più giovani che magari, opportunamente informati della storia di questi posti, possono persino visitarli da fuori immaginando cosa potesse significare vederne uscire i bolidi di Giotto. 

La storia di quella 24 Ore, cioè, è stata trasformata da noi di Autoprove.it (tutti autoctoni romani) nella avventura di Livorno al centro del mondo per una estate. 

Bastava poco per poter fare un video del genere, e noi lo abbiamo fatto dentro una cittadina (Livorno) che, per chi come noi è abituato alla vita ed alla velocità della metropoli, rimane e sempre rimarrà – purtroppo – dal lato motoristico una piccola provincia nonostante un porto logistico Automotive tra i più attivi d’Europa.

Nemmeno a parlare poi del Video dedicato da Autoprove.it alla “Picchio” di Teramo. Qui trovate – senza alcuna replica in tutto il Web “mondiale” – il focus sulla Berlinetta nera che Giotto ha fatto per la Picchio; il telaio della Barchetta e la storia della famosa “ala” anteriore che l’Ingegner Francesco di Pietrantonio ha raccontato insieme ai ricordi del rapporto professionale con Bizzarrini. Ripeto, è finora il primo ed unico video didascalico completo presente sul Web ……mondiale sulla storia avventurosa del progetto Picchio Bizzarrini.

Infine il post sulla genialità di Giotto sulle due ruote si è basato sui racconti diretti del gentilissimpo Gherardo Cavigli e di due campioni livornesi di moto: Pierluigi Conforti e Luciano Leandrini.

Ma tutto questo, già di per sé abbastanza fuori dell’ordinario, è stato surclassato dal vero Scoop che Autoprove.it ha onore e diritto di ritenere opera iniziale e straordinaria della nostra curiosità e passione.

E’ la storia mai completata della Formula Uno di Giotto Bizzarrini. Ve la racconto qui, sperando che sia una storia che in tanti vorranno ripercorrere meglio di me.

Tutto inizia dopo la AMC “AMX/3”

Gli inizi: Siamo ai primi anni Settanta; Giotto Bizzarrini ha concluso l’esperienza di incarico negli USA AMC (American Motor Corporation) per conto della quale ha realizzato il telaio tubolare della “AMX/3”, la onirica concept Coupè a motore posteriore centrale pensata dal Gruppo americano per combattere un periodo di crisi nera. 

Purtroppo la crisi energetica ed il crollo di mercato diventano sempre più irreversibili, al punto da mettere in un cassetto il progetto. Peccato anche per Giotto, cui sfuma non solo l’ipotesi di un incarico consulenziale simile a quello che era nato anni prima alla Iso Rivolta, ma che perde anche le velleità e le ipotesi di ritorno economico dalle inevitabili Royalties che nei contratti di collaborazione ingegneristica industriale erano la parte variabile legata al volume di pezzi venduti. 

Nel frattempo, poco prima e poco dopo gli States, Giotto fa spesso tappa a Torino presso Salvatore Diomante (e questa è una chicca che ho ricavato dai ricordi di un amico che oggi non c’è più: Fausto Atzori, di cui potete leggere un ricordo affezionato su Autoprove.it) proprio per provare ad organizzare, in attesa della risposta definitiva di AMC sul progetto AMX/3, la fase realizzativa dei telai che presumibilmente sarebbero partiti dall’Italia verso gli Stati Uniti in caso di “OK” alla produzione della berlinetta.

 

Ma all’orizzonte si preparano per Giotto anche altri progetti: a Torino segue personalmente il secondo tempo del telaio “AMX/3” che entra nella concept “Iso Varedo” grazie al contatto ritrovato con Piero Rivolta; in più quanto torna a Livorno, prendendo sede nei viali di Castelnuovo della Misericordia (nella parte di tracciato della Coppa Liburna Rievocazione storica, dove oggi  c’è un Agriturismo B&B) Giotto dà vita a nuovi progetti come la Barchetta “128 P” (in due evoluzioni, una derivata molto con pezzi della “1900 Europa” ed una seconda per la Targa Florio) per attendere a breve sia la vetturetta elettrica di Mister Cynar ed infine il coordinamento del progetto “Francis Lombardi FL1” che a sua volta resterà sospeso e finirà in un cassetto.

Chi era vicino all’ambiente dei Bizzarrini all’epoca ricorda il ritorno a Livorno di Giotto con una AMC motorizzata BMW, un altro progetto perseguito dal genio livornese per conto del Marchio americano. Ma come si arriva alla “Formula 1”? Presto detto.

 

Giotto e la collaborazione con l’Università di Pisa

Giotto avvia un rapporto didattico e scientifico con l’Università di Pisa, nel 1971, ed in particolare con il “C.R.A.” – Istituto Macchine” del celebre Dino Dini; qui uno Staff dedicato a progetti avanzati e mirati alla sperimentazione di soluzioni tecniche ed aerodinamiche per vetture da Competizione, supervisionato proprio da Giotto, inizia a lavorare per un prototipo di Formula Uno in grado di perseguire particolarità e architetture alternative ed innovative per il periodo. 

 

Ovviamente il protocollo classico di layout progettuale (progetto grafico, modello in scala per le prove in galleria del Vento, eventuale prototipo in scala 1:1 ed ulteriori sviluppi) doveva tener conto delle restrizioni e della piattaforma regolamentare FIA del tempo per la Formula Uno, e questo rende il piccolo prototipo mostrato all’evento del centenario ancora più prezioso.

In effetti l’iniziativa di Giotto va avanti nelle fasi preliminari canoniche: si lavora al modellino in scala che, per come è realizzato, si fa notare subito per alcune particolarità: il prototipo in scala è evidentemente definito nelle linee come studio dei fluidi aerodinamici intorno e sotto la monoposto, e come tale presenta come elemento particolarmente rifinito esclusivamente la carenatura, lasciando idealizzati particolari accessori come i bracci di sospensione, mozzi, dischi freni; così come il volume posteriore manca completamente di una rappresentazione del blocco motore/cambio/trasmissione. 

Ciò nonostante, all’atto della sua realizzazione (siamo presumibilmente a cavallo tra metà del 1972 e primi mesi del 1973, visto che fino alla metà del 1972 Giotto era appunto tra Torino e States a lavorare su AMX/3 e Iso Varedo) si possono distinguere elementi qualificanti di una ricerca molto personale ed innovativa: le pance laterali sono molto ispirate a studi avanzati e alternativi svolti dalla March con riferimento all’effetto suolo, condizione che Giotto però personalizza con la soluzione dell’ala anteriore che in effetti non segue in nulla il concetto della “pala” che molte monoposto all’epoca adottavano. Persino il collegamento, fatto da molti, con la “spazzaneve” Ferrari B3 è fuori luogo visto che struttura ed effetto sono diversi.

L’ala di Giotto, firma di stile nel modellino di Formula Uno

L’ala anteriore di Giotto svolge evidentemente l’effetto di “estrattore d’aria” dalla parte inferiore della monoposto per aumentare la depressione e dunque l’effetto deportante. 

Inoltre vale la pena osservare la sinuosità e profilazione del muso anteriore e della “gobba” che chiude posteriormente l’abitacolo e (probabilmente) copre un rollbar. Il modellino è ovviamente e visibilmente incompleto: oltre a mancare l’alettone posteriore di norma regolamentare probabilmente sarebbe potuto essere un vero e proprio elemento di curiosità vedere come in particolari fondamentali (sospensioni e telaio, per capirci) il genio di Giotto avrebbe interpretato secondo genio i vincoli regolamentari di riferimento. Su tutto, quel modellino sfoggia la mitica “ala” che in ogni caso è davvero un pezzo di arte. Una precisazione tecnica non secondaria: l’immagine riporta, certo, un modello che definisce in modo più accurato la carenatura centrale della monoposto mentre il manovellismo di sospensioni e freni ed il blocco motore e cambio si possono solo immaginare. Questo tuttavia non sottintende che il modellino fosse una sorta di passatempo per studenti. La tecnica realizzativa del modellino “sottopelle” è in effetti una sorta di firma di fabbrica da parte di Giotto: prevede la realizzazione di un reticolato di fili di metallo sagomati uno per uno per seguire insieme sia le linee aerodinamiche e di sagoma; sia le linee di forza e vettoriali delle sollecitazioni punto per punto delle diverse superfici; ed infine permettono di diversificare spessore e direzione delle fibre di vetro nella “pelle” di Fiberglass che viene applicata spalmandola direttamente sopra il reticolato. 

Dunque anche in questo modellino in scatola molto piccolo si è fatto ricorso a questa tecnica che ha permesso, come sarebbe avvenuto nel modello reale, di sagomare in modo molto più creativo e complicato anche curve, anse e superfici concave e convesse della carenatura. 

Resta da chiarire come Giotto avrebbe poi realizzato la “pelle” della monoposto reale, e soprattutto come sarebbero avvenuti gli “incastri” tra carena centrale e pala anteriore. Ma di certo anche il modellino aveva la sua complicazione. E questo è un indizio significativo della potenziale volontà di Giotto di finalizzarne un prototipo da Formula Uno.

Per diverso tempo il prototipo rimane sotto l’ombra del silenzio ed esce dal “cono di luce” che in quel periodo circonda ancora Giotto Bizzarrini ed ogni sua nuova realizzazione; poi alla vigilia del Salone di Torino del 1974 la stampa specializzata fa risaltare una notizia: si parla di un interessamento di Giotto alla partecipazione attiva al Mondiale di F1 con la ormai proverbiale “Scuderia Bizzarrini”: sarebbe stato probabilmente più un “Ken Tyrrell” all’italiana – tutto entusiasmo, genio e carattere – piuttosto che uno dei paludati ed algidi Team Manager della sua era.

Prototipo in scala della Formula Uno di Giotto: sarebbe diventato realtà?

Su alcune Riviste dell’epoca appaiono quindi delle immagini di un telaio “nudo” – tipicamente strutturato come le F1 del periodo, con i serbatoi benzina ai lati del Pilota – a conferma di un interesse a realizzare una Formula Uno con motore, molto probabilmente, Ford Cosworth, anche se poche voci parlano persino di una rielaborazione da parte di Bizzarrini del suo straordinario motore Lamborghini 3500 dodici cilindri rivisitato nella cubatura e nelle prestazioni. 

Ma, non dimentichiamo, in quegli anni Sant’Agata soffriva periodi davvero brutti, e chissà se l’idea di Giotto non fosse al contrario un “escamotage” per interessare” i nuovi proprietari svizzeri per un rilancio agonistico del Toro. Dal lato tecnico, invece, si parla di un blocco Lamborghini testato al banco prova dell’Università nel periodo in cui presumibilmente si lavorava al modellino in scala della monoposto: servirebbe il conforto, probabilmente, della testimonianza diretta dell’Ingegner Giuseppe Bizzarrini, figlio di Giotto, per capire e ricostruire quanto potesse essere reale l’opzione del Toro su una F1 del genere. Mi permetto solo di ricordare che certo Lamborghini non aveva all’epoca strutture e budget per accompagnare un progetto di quel genere; che il V12 di Sant’Agata andava perlomeno ridisegnato per abbassare la cubatura e per aumentare di parecchio il regime di rotazione; e che dunque il caro vecchio Cosworth forse sarebbe stato la soluzione dirimente.

A corredo di queste ipotesi, rimaste in effetti dentro il cassetto, il sito ufficiale “F1 STATS” ( Link: https://www.statsf1.com/it/bizzarrini-f1.aspx Photo 1) registra Giotto Bizzarrini nell’Archivio Costruttori per il Mondiale F1 fissando nello spazio dedicato proprio questo modellino in scala. 

 

Oltre mezzo secolo dopo, per la prima volta in occasione del Centenario, questo elaborato in Scala concepito all’Università di Pisa torna agli occhi del pubblico, grazie alla cura ed alla passione del Dottor Andrea Calamusa che, giovanissimo, era in quegli anni Studente presso l’Università. 

Ed ecco che grazie a Lui questo modellino che però rappresenta la possibile e leggendaria “F1 di Giotto” che tanti avrebbero sognato di poter vedere in Gara con le insegne della “Scuderia Bizzarrini”, è stato perlomeno svelato in prima mondiale dopo mezzo secolo. Ed è bello che questo sia accaduto proprio a Livorno, terra di Giotto, nel suo centenario.

Certo, Giotto e la Formula Uno saranno associati anche in anni a venire dopo quegli anni Settanta. 

Pietro Bizzarrini, prezioso ed amichevole figlio di quattro nella famiglia di Giotto, mi ha ricordato una notizia che in effetti negli anni Ottanta fu fatta accennatamente circolare negli ambienti del motorismo sportivo: si accennò ad un contatto tra Giotto ed il vecchio amico Carlo Chiti che, uscito da Alfa Romeo e poco prima dell’arrivo ad Arese della Scuderia Euroracing di Pavanellovolle – forse – promuovere il genio livornese nella ipotesi di sviluppo di una monoposto in grado di ospitare i blocchi motore del Biscione che da lì a poco sarebbe però uscito dalla Formula Uno. Ovviamente rimase un sogno nel cassetto.

Invece gli ultimi ricordi hanno il sapore della gratitudine da parte di tutti i tifosi ed i ferraristi. Fine anni Novanta, Ferrari chiede aiuto a Giotto per risolvere questioni aerodinamiche e telaistiche sulla rossa di Schumi. Detto fatto, i problemi spariscono. E dunque, per legittimità, un pezzetto ben evidente di Titoli mondiali del Kaiser di Maranello sono merito di Giotto.

Riccardo Bellumori