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Ferrari Luce: nonsense e dadaismo per un nuovo Brand elettrico dentro Maranello?

Ok. Abbiamo tre strade per definire e recensire la nuova Ferrari Luce, presentata evidentemente ai più diletti Media ed opinionisti (immagino) di forte gradimento del Cavallino nell’ambiente suggestivo della “Vela di Calatrava” – che, per chi non sa cosa sia, è quel reticolato di acciaio bianco che si vede benissimo a lato della bretella della A1 Roma-Napoli nei dintorni di Tor Vergata – in una prima visione che ha poi invaso gli spazi di informazione.Dico subito questo perché un esercito di blogger e di recensori anche professionisti che ho sentito appena lanciate le prime notizie in Rete mi ha giurato di essere stato totalmente colto di sorpresa dalla presentazione avvenuta Lunedì 25 Maggio.

Avevamo appena mandato in “onda” un servizio sul Gran Premio storico di Caracalla avvenuto la Domenica precedente, ricordando la prima vittoria di sempre per la Ferrari (con Cortese, nel 1947, nel circuito ricavato tra le Terme ed il Circo Massimo) e non potevamo neppure noi di Autoprove.it avere il riflesso intuitivo di una presentazione che in effetti coincide con la data esatta di quella vittoria avvenuta nel 1947 a Caracalla.

Dunque, per rigore e per rispetto delle gerarchie, parleremo della “Luce” esclusivamente per le sensazioni che ci ha ispirato dal corredo di immagini del Web senza toccare altri elementi qualitativi dei quali potremmo parlare solo dopo aver visto e toccato dal vivo “Luce”.

Eppure, proprio Autoprove.it è una tra le poche piattaforme a poter parlare della nuova Ferrari alla luce della visione alternativa che ci anima, su questo tema, da diverso tempo. 

Non abbiamo cioè bisogno di essere graditi dal Cavallino per dare – anche sulla Ferrari – punti di vista che rappresentano il traguardo di ragionamenti e visioni molto più complessi di quelli che i Media classici sanno fare; certo, il mondo si evolve, e Ferrari pare voler dare di sé l’immagine di una dimensione che si aggiorna. Non sarebbe male se anche sui fondamentali dell’informazione pubblica e sulle anteprime si superasse quel sentore di “codazzo amico” che da Lunedì 25 sera ha in effetti inondato lo spazio informativo di complimenti e galanterie anche sugli aspetti più critici della nuova “Luce”. 

Insomma, il pluralismo di opinione è il vero segnale della innovazione che si vorrebbe mostrare, ed avere paura delle opinioni “altre” è un epifenomeno di relativa impotenza mediatica. 

Anche perché – a voler scandagliare la Rete – dopo una serie di servizi ufficiali abbastanza lusinghieri all’atto della presentazione, il Web sta reagendo in modo esponenziale rispetto ai trend di Borsa: qui la Ferrari ha perso il 6% nell’arco delle 24 ore successive al lancio di Luce; mentre in Rete sono esplosi i commenti di tono negativo. 

E noi? Noi, come sempre, proviamo a distinguerci. Come quando usci’ Purosangue, annunciata in prima battuta con il solo motore endotermico (puoi leggere l’articolo cliccando sul Link), noi abbiamo – tra i pochi – espresso un articolato pensiero di apprezzamento e comprensione per la scelta commerciale certamente controcorrente. 

Autoprove.it, sempre distinta (e sempre azzeccata) nelle recensioni sul Cavallino “BEV”

Quando poi la stampa (molta della quale nella mailing list pregiata che Maranello conserva per gli inviti agli eventi come quello di ieri) ed i Media in Rete hanno pontificato sul flop borsistico seguito alla presentazione dello chassis elettrificato della nuova Ferrari, (come potrete leggere cliccando sul Link) la nostra piattaforma è stata tra le poche a saper tradurre il reale nesso di causa-effetto tra la Ferrari elettrica ed il crollo in Borsa. Insomma, se vuole Maranello può registrarci in Mailing List non come amicissimi del Cavallino ma come rispettosi ed appassionati recensori del suo indubbio prestigio.

Ma è proprio quello chassis nudo della futura Luce che ha cominciato a tessere dentro di noi i primi fili della curiosa visione che ci iniziò a balenare in testa come una sorta di intuizione: “E….Se??”

Ed ora che è arrivato…………..”Questo” (cioè la Luce in carne, kWh ed ossatura), la nuova Ferrari 100% elettrica, facciamo subito il primissimo commento necessario: abbiamo una nuova piattaforma, per un nuovo segmento di mercato mai affrontato dal Cavallino; e contemporaneamente abbiamo tutti i nuovi mercati possibili nel prossimo futuro (da quelli emergenti come l’India e il Medio Oriente, a quelli tradizionali); insieme a questo abbiamo una nuova dimensione in cui articolare i dogmi tipici di una Ferrari, dunque nuovi canoni interni ed esterni, ed infine una vera e propria nuova “Ammiraglia” elettrica da lanciare sul mercato contro le Big concorrenti.

Sarebbe facile a questo punto chiedersi la domanda che si è posto il management del Cavallino: “Ok, a chi è destinata la Luce???”; eppure non so se scommetterei cinque euro sulla vera possibilità che i Capi in Ferrari si siano davvero lasciati condizionare da questo dubbio nella concezione e realizzazione di “Luce”.

Abbiamo letto anche le opinioni di un uomo importantissimo nella storia della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo; eppure ricordiamo anche una frase celebre di Enzo Ferrari.

Montezemolo, un sentimento radicato verso la Ferrari, inadatto alla nuova Luce

“Si ricordi, Montezemolo: in qualunque condizione si trovasse il mondo, almeno 1.500 pazzi all’anno disposti a comprare una Ferrari si trovano sempre”: a metà anni ’70 era la frase che il Drake lanciava al suo giovane braccio destro sportivo quando anche nei periodi più brutti della crisi energetica il Grande Vecchio rilanciava la consapevolezza che le vendite per le Ferrari avrebbero sempre avuto uno zoccolo duro. 

E’ stato fondamentalmente così, anche se la situazione contabile e finanziaria della Ferrari ha dovuto trovare il puntello della Fiat.

Bene, partiamo da questa considerazione per argomentare – Vi ricordate? – le tre strade che crediamo di poter percorrere (alcune ad esclusione delle restanti, altre che invece potrebbero a medio termine sovrapporsi): la prima è ovviamente quella di ipotizzare la incapacità ad intendere di tutto il Management del Cavallino; soluzione troppo drastica per apparire realistica, e dunque la scartiamo sulla fiducia.

Quindi secretiamo giudizi forti su linea di cintura da traghetto della Tirrenia, su Cupola abitacolo falso-magra (perché obbligatoriamente all black) che cerca di minimizzare non solo l’altezza da SUV ma anche il monolocale installato nel mezzo volume di coda, da cui non si sa come possa spuntare la cintura a specchio con doppia coppia di fari tondi che, in questo caso, sembra più un corpo estraneo che il baule prova a vomitare piuttosto che un accessorio di ornamento integrato. Mentre all’interno trovo semplicemente casi di schizofrenica bimbominkiaggine nell’accostamento tra elementi vintage e modernismo spinto; salvo di certo la selleria, di fattura eccezionale, come salvo l’apertura porte che agevola il passaggio e l’uscita. 

Detto fra noi questo “open space” tra Designer di Apple Watch e Centro Design del pur ottimo Manzoni stavolta ha fatto tilt. Almeno per la maggior parte dei particolari presenti a definire lo stile della “Luce”.

Ma se devo dirla tutta, l’ultima volta che ho visto quella specie di maxischermo centrale con manopolona di movimento, ricordo sia stato dal mio dentista mentre lo stesso cercava di orientare alla sua vista il visore dell’apparecchio radiografico, con me seduto in poltrona. Eppure non voglio centrare le mie considerazioni su linee e forme. 

Certo, per chi ritenga troppo azzardato per Ferrari il concetto stilistico di Luce, io obbietto che quando nel 1988 Bertone propose la Genesis quella linea era avanti anni…..luce, rispetto alla dadaista Ferrari Luce di oggi. E dico: ma non sarebbe stato più coraggioso e lodevole per il Cavallino tentare la vera unica forma mai provata prima, cioè quella del monovolume sportivo?

Inutile sparare contro la Croce Rossa: la linea di Luce è indefinibile a prescindere

Passiamo alla seconda ipotesi: un progetto nel quale le due fasi di presentazione (lo Chassis ipertecnologico presentato ad Ottobredello scorso anno con ben 60 brevetti ed il supporto della NASA)è stato effettivamente portato alla conoscenza del mondo in due passaggi separati: prima lo scheletro e l’architettura e poi il vestito sartoriale. 

Sembrerebbe scontato, per un Marchio Top come Ferrari: il “sottopelle” è da sempre un elemento di interesse per clienti ed investitori, ed in fondo c’era già stato un precedente illustre e didascalico soprattutto per la memoria di Maranello; non fu infatti la temibile “Miura” ad essere presentata prima “naked” e poi vestita?

I commenti di Ottobre scorso, in effetti, tesero a giustificare la scelta dello chassis nudo con l’esigenza di rendere la nuova tecnologia familiare al target potenziale di Clienti Ferrari, ma a noi questa spiegazione non bastava, perché ci appariva più sensata l’ipotesi di fare di quello Chassis una minitesina di laurea per dimostrare l’approccio di Ferrari con il protocollo elettrico; ma se questa nostra ipotesi però fosse stata azzeccata avremmo anche dovuto fa conoscenza con una ipotesi di uso a larga scala dello stesso pianale per altri modelli. 

Il che non è escluso, ma la presentazione della nuova “Luce” non conferma proprio logicamente questa mia ipotesi. Cioè, per dirla chiaramente: quale evoluzione di gamma elettrica, a partire da modelli ulteriori rispetto a Luce basati sulla stessa piattaforma, potrebbero essere appaiati ragionevolmente nella gamma “classica” del Cavallino?

E dunque passiamo alla terza ipotesi, non senza prima aver fatto pelo e contropelo nel travaglio elettrico che da almeno due anni sta coinvolgendo tutto il settore elettrico europeo.

Vi ricordate? Porsche in crisi per l’elettrico in Cina (cosa che ha impattato sulla Brand reputation globale); Mercedes a passi lenti e distesi, Aston Martin nella tempesta, per non ricordare il travaglio identitario di Jaguar. 

Tutti Brand che a causa delle dinamiche controverse della mobilità elettrica, unite però anche al suo difficile trapianto – come protocollo industriale e simbolico dei diversi Marchi – dentro radici fortemente qualificate da una storia endotermica, stanno faticando tantissimo ad uscire da un vero e proprio pantano

Per capirlo leggeteVi anche un mio vecchio post sulla idiozia e l’illusione di un possibile percorso di branding “elettrico” per la maggior parte dei Marchi europei, anche quelli più prestigiosi. Leggetelo ancora, andando sul Link

 

L’ho scritto in tempi non sospetti ed è come sempre gratuito; e se lo avete letto o se lo leggerete risparmierete decine di euro di Seminari e summit inutili sul tema; e ad onor del vero se lo avessero letto anche diversi Marchi Costruttori avrebbero risparmiato soldi inutili versati a diverse Redazioni…….Ma torniamo a Luce. Me la sono guardata bene, in ogni sfumatura e contorno.

Ma con gli occhi dell’appassionato di Maestri del Design come Gandini, Scaglione, Fioravanti, Cressoni, ed altri, devo dire che la visione di quelle linee fa effetti miracolosi solo nei casi di stitichezza. Non c’è un particolare che mi spinga a fermarmi con gli occhi, che scivolano sulla linea come una saponetta dentro una vasca da bagno.

E poi ho provato a fissarla e percorrerla con gli occhi con calma, mettendomi nei panni di un Cliente Rolls, Bentley, futura Jaguar, ed altri Marchi di supercar possibili protagoniste future nell’elettrico.

Nonsense e Dadaismo formale per una nuova famiglia di elettriche Made in Ferrari?

Detto tra noi, mi sono reso conto che avendo seicentocinquanta mila euro da spendere, probabilmente la comprerei per aver trovato un valido punto di mezzo tra opulenza inglese (Rolls, Bentley), tecnologia tedesca (Mercedes, BMW), sapendo di non incorrere nell’incognita “Branding” che potrebbe colpire la papabile futura Jaguar. Sono stato troppo semplicistico? In fondo, mi sono detto, basta salutarla senza guardarla in coda…..Ed è questo uno dei pensieri che ha colto sicuramente il management Ferrari. 

Luce sarà prodotta in serie – tradizionalmente – limitata e sarà sold out, potete starne certi sin da ora.

E lo sarà senza assomigliare in nulla alla tradizionale gamma Ferrari. Proprio per questo sono stati chiamati ad operare Jony Ivyer Marc Newson. 

Perché come diceva un Guru dello stile a quattro ruote “il Designer Auto non si improvvisa”; vero, ma i parvenu dello stile auto a volte servono proprio per nascondere le tracce. Ferrari non voleva, evidentemente, nulla che vincolasse la Luce alla Gamma tradizionale del Cavallino; e Marc Newson (papà della imbarazzante Concept Ford 021C) e Jony Ivy (fondamentale nella concezione del connubio tra digitale ed analogico dentro e fuori la Luce) erano i Designer perfetti per dare lustro ad un non sense e dadaismo stilistico che doveva fin dall’origine generare contrasto. Proprio per cristallizzarne il prossimo successo commerciale.

E sapete perché? Perché chi è attento al mondo Ferrari anche come Buyer sa che Luce resterà un atto unico. Di già InstantClassic dunque come e più di ogni modello modenese. Ma perché dico che Luce rimarrà un atto unico? Per quello che ho detto prima: Ferrari è troppo cosciente del valore del proprio brand sia per rischiare lo scivolone di Porsche sia per tentare il colpo di testa di Jaguar (anche se Luce si avvicina molto al concetto del Giaguaro full electric); eppure senza darne l’aria a Maranello stanno puntando ad una strategia molto simile, su gradi di prestigio e rango molto superiori, a quello che sta provando a fare Audi in Cina. 

Sta cioè pensando – secondo il parere modestissimo del sottoscritto – ad un Brand parallelo nella galassia Ferrari. Un brand elettrico per tutto quello che di prestigioso potrà muoversi in elettrico. Una Griffe in grado di lavorare in proprio ma anche conto terzi, su commessa. Un brand che spazierà dalle auto alle moto, alla nautica e persino nell’aviazione. In grado di progettare e sviluppare prodotti unici o piccole serie. 

Infine, secondo questa mia ipotesi, un nuovo player nella rinnovata corsa ai Carbon Credits. Proprio per questo la mia ipotesi va perfettamente a dama con la proiezione dichiarata dal Gruppo Ferrari: produrre entro il 2030 il 20% di gamma complessiva della galassia Ferrari completamente elettrica. Si tratta di almeno 2.500 unità sulle quasi 13.000 che Ferrari vende ogni anno. E se le prime 2.500 Ferrari Luce saranno presumibilmente vendute tutte con abbondante anticipo, il futuro elettrico di Ferrari dentro un Brand parallelo (un poco come il Drake avrebbe voluto con la firma “Dino” per le Ferrari entry level) sfornerà molto probabilmente ben di più di quelle 2500 unità previste. Staremo a vedere se anche con questa personalissima previsione ci avrò visto giusto.

Riccardo Bellumori

Nuova BYD Dolphin G DM-i: Anteprima

BYD ha diffuso le immagini ufficiali della nuova Dolphin G DM-i. La presentazione ufficiale avrà luogo a breve, mentre le prime consegne ai concessionari dovrebbero iniziare entro la fine dell’estate.

Nell’attuale gamma internazionale di BYD sono presenti già da tempo due berline elettriche con il nome Dolphin. Si tratta di una piccola cinque porte senza alcun prefisso nel nome e di un modello ancora più compatto, che in Europa porta il “cognome” Surf, mentre in America Latina si chiama Mini. Entrambe le auto elettriche sono disponibili anche in Cina, ma la seconda è conosciuta lì come BYD Seagull. Ebbene, ora l’azienda ha annunciato un’altra Dolphin – con il prefisso G. Si tratta di un modello completamente nuovo, un ibrido ricaricabile con il sistema proprietario DM-i.

MOTORE E DATI TECNICI

Sappiamo che la BYD Dolphin G è stata sviluppata appositamente per l’Europa e altri mercati di esportazione. Nel Vecchio Continente, il modello si posizionerà nel segmento B, il più importante per questa regione. La lunghezza dell’ibrido è di 4,16 m, mentre il passo non è ancora stato reso noto. A titolo di confronto, la lunghezza della BYD Dolphin elettrica destinata all’Europa è pari a 4290 mm, mentre la distanza tra gli assi è di 2700 mm. Le misure della BYD Dolphin Surf “vecchio mondo” sono rispettivamente 3990 mm e 2500 mm.
Esternamente, rispetto alle Dolphin elettriche (proprio così si traduce la parola Dolphin), la berlina ibrida si distingue per le forme più fluide. La BYD Dolphin G ha anche ricevuto fari allungati, maniglie delle portiere semi-nascoste e un tetto “sospeso”. La parte posteriore non è stata ancora mostrata, così come gli interni. Anche se è chiaro che all’interno sono installati un quadro strumenti virtuale e un grande tablet del sistema multimediale.
L’azienda non ha fornito dettagli tecnici sul nuovo modello; BYD ha solo sottolineato che l’autonomia complessiva supera i 1000 km. I media europei ritengono che la “loro” versione sarà equipaggiata con la motorizzazione del crossover locale BYD Atto 2. Il sistema DM-i del SUV di vecchia generazione comprende un motore a benzina aspirato da 1,5 litri (98 CV) e un motore elettrico sull’asse anteriore. La potenza complessiva del crossover è di 166 o 212 CV.

Nuova Volvo XC60 206: Rendering Totale

Il nuovo restyling della Volvo XC60 è dietro l’angolo.
La scorsa settimana sono apparse in rete le prime foto dei prototipi del prossimo restyling del crossover XC60, nelle quali si notano differenze piuttosto significative nel design.

Il modello XC60 è stato presentato per la prima volta come concept all’inizio del 2007, mentre la versione di serie ha debuttato un anno dopo. Il crossover è stato accolto molto bene dal mercato, tanto che già dal 2009 è diventato il modello più popolare del marchio. La seconda generazione del SUV ha debuttato nel 2017 e, nel corso della sua produzione, ha già ricevuto un paio di aggiornamenti: il primo nel 2021, il secondo all’inizio del 2025. Nonostante il modello stia per compiere 10 anni, non ha ancora intenzione di andare in pensione, come dimostrano le foto dei prototipi dell’XC60 aggiornato pubblicate di recente.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE AFFILATO

Questo restyling sarà il più significativo nella vita produttiva della seconda generazione. Nel corso di esso, il crossover riceverà una parte anteriore completamente nuova nello stile dell’ammiraglia XC90 aggiornata, con una griglia del radiatore più ampia, fari stretti e spigolosi, e persino il cofano sarà nuovo, con un bordo anteriore quasi orizzontale. I fianchi non subiranno modifiche significative, mentre nella parte posteriore appariranno fanali completamente nuovi con un contorno interno semplificato e una grafica modificata delle luci di posizione a LED, oltre a un cofano del bagagliaio rivisto con una superficie dalla forma più semplice.
Sono previsti cambiamenti significativi anche nella parte tecnica: il crossover potrebbe ricevere un propulsore ibrido rivisto con possibilità di ricarica, in grado di garantire un’autonomia in modalità elettrica fino a 200 km. A titolo di confronto, nell’attuale versione ibrida questo dato è pari a circa 80 km.
Il debutto della novità è previsto verso la fine del prossimo anno. Ricordiamo che a gennaio di quest’anno ha debuttato il crossover completamente elettrico Volvo EX60.

Nuova Lotus Emira 420 Sport: Anteprima

Lotus ha presentato una nuova versione alleggerita della Emira Turbo con motore AMG, denominata Emira 420 Sport. Potete anche ridacchiare quanto volete per la parte numerica del nome, ma si tratta di un’auto sportiva molto seria che vanta una maggiore potenza, un risparmio di peso di 25 kg e un aumento della deportanza di 25 kg rispetto al già potente modello standard.

Il peso ridotto è merito di un Lightweight Handling Pack opzionale, che include componenti in fibra di carbonio, uno scarico in titanio e una batteria agli ioni di litio da 12 volt. Nel frattempo, il motore turbo a quattro cilindri da 2,0 litri M139 è stato potenziato rispetto alle versioni depotenziate da 365 CV e 406 CV della Turbo e della Turbo SE, erogando ora 420 CV e 500 Nm di coppia – gli stessi della Mercedes-AMG A45S. Un cambio a doppia frizione a sette rapporti continua a trasmettere la trazione alle ruote posteriori.

Tutta la potenza del mondo non significa nulla su una Lotus senza la leggendaria guida e maneggevolezza di Hethel, quindi la 420 Sport è dotata di una messa a punto del telaio su misura e di un abbassamento dell’assetto di cinque millimetri. Il già citato Lightweight Handling Pack aggiunge ammortizzatori Multimatic regolabili in due direzioni e pneumatici ad alte prestazioni per prestazioni ancora maggiori su strada e in pista; c’è persino un’app dedicata per il cronometro Lotus Track Performance.

Lotus Emira 420 Sport – il leggero Turbo è l’ultimo hurrà del 4 cilindri AMG da 2,0 litri prima della sostituzione con il V6 ibrido Horse

Ulteriori modifiche includono un kit carrozzeria discreto ispirato all’Esprit Turbo originale degli anni ’80, che contribuisce ad aumentare la deportanza senza aggiungere resistenza aerodinamica. Sono presenti un nuovo splitter anteriore, prese d’aria anteriori riviste, minigonne laterali estese, prese d’aria più grandi, uno spoiler anteriore e un portellone posteriore a lamelle. Queste modifiche non solo migliorano l’aerodinamica, ma aumentano anche il flusso d’aria verso i radiatori esterni e centrali e i freni fino al 15%, garantendo un raffreddamento maggiore e prestazioni più costanti.

LA SPORTIVA COMPATTA

La Lotus Emira 420 Sport riprende il design dei nove cerchi e le opzioni di colore dell’Emira, compresi i nuovi cerchi in lega forgiati da 20 pollici a 15 razze in grigio scuro satinato. Nonostante la sua leggerezza, l’auto continua a essere dotata di sedili regolabili elettricamente in 12 posizioni, anche se il DCT guadagna le palette del cambio in carbonio.

Nella lista degli optional c’è un pacchetto esterno in carbonio composto da splitter anteriore, minigonne laterali, prese d’aria sui passaruota, pod laterali, spoiler posteriore e cornice del diffusore. Sono disponibili anche 16 colori tra cui scegliere – tra cui l’esclusivo Tangelo Orange – insieme a un pacchetto in carbonio per gli interni e un pacchetto Hand Painted che aggiunge la tonalità mandarino in tutto l’abitacolo.

Lotus Emira 420 Sport – il leggero Turbo è l’ultimo hurrà del 4 cilindri AMG da 2,0 litri prima della sostituzione con il V6 ibrido Horse

Lotus ha anche annunciato che è stata aggiunta una nuova opzione di pannello del tetto rimovibile su tutta la gamma Emira, aggiungendo un po’ di esperienza open-top. Non si tratta proprio di un tetto targa, ma piuttosto di un pannello di vetro delle dimensioni di un tetto apribile che può essere rimosso rapidamente e riposto in una custodia protettiva. La struttura in alluminio estruso, marchio di fabbrica di Lotus, garantisce che le prestazioni dinamiche dell’auto rimangano invariate.

Prevista per la consegna ai clienti a partire da agosto, la Lotus Emira 420 Sport è probabilmente l’ultimo hurrà per gli attuali motori a benzina puri dell’Emira. Secondo Autocar, sia il motore AMG che il V6 sovralimentato da 3,5 litri 2GR-FE di origine Toyota sono destinati a essere sostituiti dal V6 ibrido biturbo da 3,0 litri W30 della Horse Powertrain di Geely, la casa madre, che è stato recentemente presentato al salone Auto China di Pechino il mese scorso.

Tutti i segreti tech di Hyundai Tucson HEV

La nuova Hyundai Tucson HEV porta l’ibrido su un livello più maturo, dove software, sensori e gestione dell’energia diventano protagonisti tanto quanto il design. In questo video entriamo nel cuore tecnologico del SUV coreano per capire come funziona davvero il suo sistema ibrido, come dialogano motore termico ed elettrico e quali soluzioni digitali migliorano la vita a bordo.

Partiamo dalla piattaforma ibrida: un 1.6 turbo benzina abbinato al motore elettrico e alla batteria ad alta tensione, gestiti da un’elettronica che ottimizza in tempo reale consumi, recupero energetico e fluidità di marcia. Analizziamo come la Tucson passa da elettrico puro a ibrido parallelo, come sfrutta la frenata rigenerativa e come il software interviene per mantenere sempre l’efficienza ideale.

Ci concentriamo poi sull’infotainment di ultima generazione, con doppio display panoramico, grafica rinnovata, servizi connessi Bluelink, aggiornamenti OTA e un’interfaccia più intuitiva. Approfondiamo anche l’assistente vocale, la navigazione EV con pianificazione intelligente e tutte le funzioni digitali che rendono l’esperienza più fluida.

Infine, mettiamo alla prova gli ADAS di livello avanzato: dal cruise adattivo predittivo al mantenimento di corsia più naturale, fino al monitoraggio dell’angolo cieco con visualizzazione in tempo reale e ai sistemi di sicurezza attiva che anticipano le situazioni di rischio. Un ecosistema completo che mostra quanto Hyundai stia investendo in tecnologia utile, concreta e ben integrata.

Se vuoi capire come la Hyundai Tucson HEV interpreta il concetto di SUV ibrido moderno – non solo per efficienza, ma per qualità del software, sensoristica e funzioni smart – questo è il video giusto.

Nuova Xiaomi YU7 GT 2026: Dati Tecnici

Dopo aver battuto il record sul giro per SUV al Nürburgring, la Xiaomi YU7 GT è stata lanciata in Cina, andando a completare la gamma di crossover elettrici con una variante ad alte prestazioni denominata “mini-Ultra”. Il suo debutto sul mercato coincide con la notizia che l’auto ha fatto registrare un tempo sul giro ancora più veloce sul temibile circuito del Nordschleife, battendo il precedente record di oltre 12 secondi (!) con un tempo di 7 minuti e 22,755 secondi, stabilito dal pilota belga Vincent Radermecker.

Il tempo originale di 7 minuti e 34,931 secondi era già sufficiente per battere l’Audi RS Q8 Performance – sebbene di soli 1,8 secondi – il che significa che la YU7 GT è ora quasi 14 secondi più veloce della sua rivale più vicina. Il prototipo utilizzato per stabilire i due record era dotato di un Track Package non ancora in commercio e, secondo Autohome, questo include l’installazione di pneumatici semi-slick più larghi al posteriore (325 mm), rispetto ai 295 mm dell’auto standard.

DATI TECNICI

Tutte queste prestazioni sono merito dei motori elettrici: ce ne sono due, invece dei tre della sensazionale SU7 Ultra. L’asse posteriore monta il motore più potente mai realizzato da Xiaomi, il V8s Evo: con una velocità massima di 28.000 giri/min, eroga da solo 612 CV (450 kW) e 540 Nm di coppia.

A questo si aggiunge un motore anteriore che eroga ulteriori 392 CV (288 kW) e 528 Nm, per un totale di potenza del sistema pari a 1.003 CV (738 kW) e 1.068 Nm. Così equipaggiata, la YU7 GT è in grado di sfrecciare da zero a 100 km/h in soli 2,92 secondi prima di raggiungere una velocità massima di 300 km/h.

Alimentata dalla stessa batteria NMC da 101,7 kWh della YU7 Max, la GT offre un’autonomia rispettabile di 705 km secondo il ciclo CLTC cinese, che è certamente poco rigoroso; ci si può aspettare un dato WLTP più vicino ai 570 km. Come l’ultima SU7, l’auto è costruita su un’architettura elettrica da 897 volt che consente la ricarica rapida in corrente continua “5.2C” (circa 520 kW), il che significa che può essere ricaricata dal 10 all’80% in soli 12 minuti.

La potenza non è nulla senza controllo, come dice Pirelli (ironico, dato che la GT monta pneumatici Michelin Pilot Sport 5 EV), quindi le sospensioni pneumatiche a doppia camera opzionali della YU7 sono state potenziate da ammortizzatori adattivi a doppia valvola, entrambi collegati al software di controllo centralizzato Xiaomi Smart Chassis 2.0 Master Edition.

Nuova Ferrari Luce 2026: Dati Tecnici

Il marchio di Maranello ha appena presentato la sua prima auto elettrica a Roma, proprio il 25 maggio, nella stessa città in cui 79 anni fa una Ferrari vinse la sua prima gara. La nuova Ferrari Luce è ormai una realtà.

Quelli del Cavallino Rampante sono riusciti in un’impresa quasi impossibile al giorno d’oggi: evitare che trapelassero immagini di una delle auto elettriche più attese. La Ferrari ha svelato una lussuosa berlina dalle proporzioni classiche di una Gran Turismo a quattro posti, con dettagli estetici che riprendono quelli della Ferrari FF e della GTC4Lusso.
Nel mezzo, una silhouette molto attraente e così aerodinamica da vantare un coefficiente aerodinamico di appena 0,254. La nuova Ferrari Luce è equipaggiata con grandi cerchi in lega da 23 pollici all’anteriore e da 24 pollici al posteriore, e con pneumatici straordinari. Si tratta di Pirelli P Zero nelle misure 265/35 ZR23 e 315/30 ZR24, realizzati appositamente per il modello italiano e che garantiscono un elevato livello di aderenza.
All’interno, la Ferrari Luce è una quattro posti, con sedili posteriori indipendenti. L’unica opzione possibile per sopportare le enormi forze g che può sperimentare la prima auto elettrica della Ferrari, ricorrendo agli esperti della NASA per studiare come un’accelerazione istantanea e lineare possa influire sul cervello dei passeggeri, evitando così le vertigini.

La parte anteriore dell’abitacolo è completamente nuova, con un volante a tre razze in alluminio e un quadro strumenti fuori dal comune, poiché presenta tre quadranti analogici dietro un vetro. Il resto delle indicazioni viene visualizzato su uno schermo tattile sulla console centrale, orientato verso il conducente, da cui si gestisce il sistema di infotainment, e che si distingue per il supporto in alluminio che permette di orientare lo schermo.
La Ferrari ha puntato in alto. La funzione «Launch Control» si trova sul tetto, accanto al pulsante della chiamata di emergenza. Nel frattempo, sulla console centrale sono presenti i classici pulsanti per il climatizzatore e i corrispondenti «Mannettini» delle modalità di guida sul volante. Anche le leve hanno una loro funzione specifica: mentre quella di sinistra regola l’intensità della rigenerazione in frenata, quella di destra modula la coppia motrice, una soluzione inedita per controllare l’erogazione della potenza.

Un interno volutamente minimalista, estensione del design avanzato della carrozzeria, che si completa con 600 litri di capacità nel bagagliaio e un gruppo motopropulsore su misura. La piattaforma è completamente nuova, concepita appositamente per le future auto elettriche e per assorbire le forze dei quattro motori elettrici di cui è dotata, uno per ruota.

LA SPORTIVA VERA

La nuova Ferrari Luce è dotata dello stesso sistema di smorzamento attivo derivato dalla F80 e di un asse posteriore sterzante, per cui il marchio vanta le eccezionali caratteristiche di guida tipiche di una Ferrari. Inoltre, ogni ruota è dotata di un attuatore per la trazione e la rigenerazione, uno per l’angolo di sterzata e un altro per controllare il movimento verticale, e la distribuzione della coppia può essere regolata in modo continuo in base alle condizioni della strada.
Le prestazioni sono assolutamente brutali con una potenza massima totale di ben 990 CV in «condizioni normali» e un totale di 1.050 CV in modalità «Boost».

La prima Mansory cinese è la Zeekr 9X

La Zeekr 9X è la prima auto cinese ad essere stata personalizzata da Mansory, nell’ambito dell’espansione della gamma di prodotti dell’azienda tedesca. Presentata all’edizione di quest’anno di Auto China (nota anche come Auto Beijing), la «Zeekr 9X by Mansory» ha fatto il suo debutto nella versione «First Edition» e presenta le modifiche tipiche del marchio.

Queste includono una buona dose di parti in fibra di carbonio all’esterno, tra cui un labbro anteriore ridisegnato, passaruota con canali d’aria integrati, minigonne laterali, spoiler sul tetto e grembialatura posteriore con un elemento diffusore e una luce di stop montata centralmente.

I clienti potranno anche ordinare le “porte suicide” con cerniere posteriori, come quelle della Rolls-Royce Cullinan. Secondo l’azienda, è stato fatto un grande lavoro per riprodurre le cerniere delle porte dal montante B al montante C, assicurando al contempo che l’intero meccanismo di apertura delle porte, comprese le maniglie, fosse riposizionato per mantenere l’aspetto generale del veicolo.

Zeekr 9X by Mansory-6 Zeekr 9X by Mansory-2
“Tutte le modifiche meccaniche vengono eseguite mantenendo le caratteristiche di sicurezza standard, e tutte le modifiche estetiche necessarie vengono eseguite con grande cura, a volte utilizzando parti della carrozzeria completamente nuove e una successiva riverniciatura, rendendole completamente invisibili. Solo in questo modo è possibile ottenere una conversione delle porte posteriori che sia sia visivamente accattivante che tecnicamente perfetta”, ha dichiarato l’azienda nel suo comunicato.

MOTORE E DATI TECNICI

Un’altra novità sono i due terminali di scarico su ciascun lato del veicolo che, secondo quanto dichiarato, forniscono una “colonna sonora adeguatamente potente a complemento delle eccezionali prestazioni”. Ciò non significa che Mansory abbia apportato modifiche al propulsore ibrido plug-in a tre motori, che è rimasto intatto. La potenza totale del sistema rimane a 1.400 CV (1.381 hp o 1.030 kW) e 1.410 Nm, per un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 3,1 secondi e una velocità massima di 240 km/h.

I nuovi cerchi FT.19 di Mansory fanno la loro prima apparizione sulla 9X, con le unità forgiate da 24 pollici abbinate a pneumatici 295/30. Eccessivo? Sì, ma è appropriato per un’azienda che è sinonimo di auto dall’aspetto sorprendente.

INTERNI E TECNOLOGIE

Se l’esterno non vi colpisce, forse lo farà l’interno. La Zeekr 9X nella versione di serie è già piuttosto lussuosa, ma Mansory ritiene di poterla migliorare ulteriormente con tocchi quali interni interamente in pelle dai colori vivaci, loghi illuminati sui quattro pannelli delle portiere, più fibra di carbonio, un volante e tappetini Mansory, nonché pedali sportivi in fibra di carbonio.

La Zeekr 9X non è in arrivo in Europa.