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Nuovo XPeng G9L 2026: Anteprima

Xpeng ha diffuso le prime immagini della G9L, il modello che succede alla G9 originale presentata appena quattro anni fa, nel 2022. Il SUV a cinque posti affianca la GX a sei posti come modello di punta della gamma dell’azienda, e l’aspetto più importante è che, a quanto si dice, l’auto è stata progettata pensando ai mercati globali.

Ciò significa che l’auto ha ottime possibilità di arrivare in Malesia, come rivale di modelli quali la futura Zeekr 9X. Ricordiamo che durante il salone Auto China di aprile, il distributore locale Bermaz aveva confermato che un SUV di grandi dimensioni sarebbe stato lanciato sul mercato locale nella seconda metà dell’anno. Inizialmente si pensava che quell’auto fosse la GX, ma questa ultima rivelazione ci porta a credere che si tratti invece di questo modello.

Esternamente, la G9L si ispira fortemente alla GX, sebbene presenti un profilo più slanciato e linee più dinamiche rispetto al design minimalista, quasi in stile Range Rover, della sua sorella. Continuano a dominare le suggestive barre luminose a tutta larghezza nella parte anteriore e posteriore, dotate di un totale di 480 LED singoli.

I vetri a filo carrozzeria e l’eliminazione delle modanature dei finestrini sono ulteriori elementi ripresi dalle auto più esclusive di Land Rover, mentre le maniglie delle portiere a scomparsa rimangono, nonostante la Cina abbia vietato l’uso di sistemi di apertura elettrica delle portiere a partire dal 2027.

Nonostante abbia una fila di sedili in meno, la G9L rimane comunque un’auto di grandi dimensioni, con una lunghezza di 5.120 mm, una larghezza di 1.999 mm e un’altezza di 1.782 mm, con un passo di 3.100 mm.

IL TOP DI GAMMA

Tra le altre caratteristiche figura il comando vocale che funziona all’esterno dell’auto, utilizzando 16 microfoni e due altoparlanti esterni per azionare una serie di funzioni, tra cui le porte elettriche. Una volta aperte le portiere, i gradini laterali si dispiegano in meno di 0,8 secondi, accompagnati da una cortina luminosa proiettata.

Le specifiche e i dettagli tecnici non sono ancora stati resi noti, ma Autohome riferisce che la G9L sarà dotata di elementi quali sedili a guida autonoma con ben 91 sensori di pressione in grado di regolare la propria posizione in base ai cambiamenti di postura, oltre a un frigorifero e a un impianto audio con 33 altoparlanti.

Come la XPeng L03, secondo quanto riferito la G9L sarà disponibile sia nella versione completamente elettrica che in quella con range extender PowerX. Il veicolo elettrico sarà disponibile nelle versioni a trazione posteriore da 367 PS (270 kW) e a trazione integrale da 585 PS (430 kW), equipaggiate con batterie LFP e NMC che garantiscono un’autonomia CLTC compresa tra 672 e 805 km (circa da 550 a 660 km). Un’architettura elettrica a 800 volt consente la ricarica rapida in corrente continua (DC) per aggiungere fino a 450 km di autonomia in soli nove minuti.

Nel frattempo, la variante PowerX monta un motore turbo a quattro cilindri da 1,5 litri da 150 CV (110 kW) e potenze del motore leggermente ridotte, pari a 286 CV (210 kW) per il modello a trazione posteriore e 503 PS (370 kW) per quello a trazione integrale. Le autonomie in modalità esclusivamente elettrica sono rispettivamente di 325 km e 350 km, entrambe secondo il ciclo WLTP.

La XPeng G9L sarà inoltre dotata della funzionalità di guida altamente automatizzata di Xpeng, che utilizza il modello di intelligenza artificiale Visual-Language-Action (VLA 2.0) di seconda generazione.

Venditori auto: sopravviverà solo chi passa dall’obbiettivo al risultato

Uno dei mali atavici del comparto auto, sia sul versante industriale che su quello commerciale, sono i “guru”. Opinione personale. 

Da quando l’evangelizzazione ed il dogmatismo tipico dei modelli di formazione e tutoring dai Costruttori mandanti ai Dealer è diventato imperante da inizio anni Novanta, in Italia le vendite sono state sostenute per un quindicennio circa da reiterati sistemi di “doping” ammesso e favorito dall’indottrinamento culturale e professionale trasferito progressivamente dalla competenza commerciale dei “Product Manager” nelle filiali nazionali (o dentro gli Importatori) ai protocolli di trattativa finemente costruiti dalle “Captive Bank”.

Facciamo mente locale: negli anni Ottanta le Concessionarie Auto (intese come punti di vendita degli Importatori sia come “Showrooms” dei Rivenditori ufficiali delle Case Madri) erano certamente distribuite in Italia in numero inferiore rispetto alla presenza attuale; quasi del tutto assenti i “Noleggiatori” che al più si limitavano allo Short Term nei pressi degli Aeroporti e dei Centri ad alta densità turistica; eppure – conti alla mano – tra Marchi nazionali, tedeschi, francesi, spagnoli, inglesi, romeni, svedesi, giapponesi, coreani, americani, e persino dell’Unione Sovietica il sistema commerciale poteva avvalersi di oltre 40 Marchi vendibili in Italia. 

Il rapporto di vendita tra Cliente e concessionario era in larga maggioranza “di prossimità” (cioè il Cliente si serviva del Concessionario del Marchio preferito e più vicino a casa sua) ed il processo di vendita – in un Paese fondamentalmente di “contantisti”) era molto semplice: il Cliente arrivava in Concessionaria con la vecchia auto (che consegnava), rilasciava al Rivenditore un bell’Assegno Circolare e usciva con l’auto nuova di zecca. Punto. Il resto erano caffè e chiacchiere scambiate con Titolare o Capo vendite della Concessionaria. Eppure gli anni Ottanta sono stati, nella memoria storica, un decennio d’oro per le immatricolazioni di auto nuove. 

E’ solo una sensazione? No. In effetti il  numero di nuove targhe nel decennio 1980/1990 tocca i 18 milioni e, nonostante l’aumento delle rottamazioni ed alienazioni di un parco auto pregresso (anni ’60 e ’70) il parco circolante passa da 17.700.000 auto nel 1979 a ben 27 milioni e mezzo nel 1990: pensate che un incremento di ulteriori dieci milioni di auto nel parco circolante avverrà solo due decenni dopo, dal 2000 al 2010, mentre al contrario gli anni Novanta furono l’inizio di una fase dai risvolti non troppo positivi, alla luce dei fatti accaduti successivamente. 

Perché gli anni Novanta, in Europa ed Italia, sono un decennio in chiaroscuro : da un lato i giapponesi incombono come lanzichenecchi infoiati alle porte della “nuova” Unione, portando nello stesso tempo all’attenzione degli europei la creatività e l’assortimento commerciale tipico della tradizione orientale, con un effetto positivo sulla concorrenza e sullo stimolo rivolto ai Brand occidentali a reagire con prodotti sempre migliori; d’altro canto agli stessi Costruttori europei non basta il “Golem” posto alle Colonne di Ercole da Bruxelles nella persona del mondo auto tedesco con il suo “aroma” Premium a difesa dei bastioni del Vecchio Continente: anche perché con la fisima del “Marco Forte” e con Lira e Sterlina nelle paludi della speculazione, l’auto europea rischia sempre più di diventare una monocoltura teutonica, e questo è da subito un allarme urlato da pochi ma sentito da ancora meno.

L’Europa diventa “eco”, la vendita diventa un canovaccio scientifico da ripetere a memoria

Ed infine c’è la nuova dottrina ecologista che spinge, con catalizzatore da un lato e blocchi del traffico dall’altro, a quel ciclo “obbligato” di sostituzione che dominerà nel primo lustro del nuovo millennio. “Optional” privilegiato di tutto questo è il contratto finanziario “Captive” che Ford per prima immette in Europa. Pochi si ricordano di questo passaggio. Fondamentale sia nel bene che nel “meno bene”.

Strumento privilegiato di questo nuovo processo commerciale lo Showroom: sempre gestito da famiglie o management privato, ma sempre più ad immagine e somiglianza del Costruttore mandante in termini di layout visivo, esposizione mezzi e soprattutto lessico e grammatica di vendita.

Ed è qui, dalla seconda metà degli anni Novanta che l’esperienza del sottoscritto si interseca con il passaggio epocale del comparto della distribuzione commerciale auto: i Costruttori “pompano” sui mandati che, nel frattempo, complice la controrivoluzione di Mario Monti sugli accordi verticali e sulle esclusive territoriali delle concessioni, diventano sempre più un controvalore di scambio per mezzo dei quali i Dealer che dimostrano più subordinazione e fedeltà ai paradigmi della nuova “grammatica” commerciale (che, lentamente, prende piede un po’ presso i Dealer di tutti i Marchi) possono beneficiare di un occhio di riguardo in termini di rapporto commerciale con il Mandante.

La regola in vigore in questa fase è in sintesi la seguente: “prima” vendere l’auto, certo; ma “il pezzo di ferro” diventa sempre più il tramite, e non l’oggetto, della vendita: il protagonista è il sistema finanziario “Captive”; quello che progressivamente sposta margini e plusvalore dal corpo vettura al castelletto degli interessi e dei “T.a.e.g.”. E, come ho detto in esordio, quello è stato uno dei Doping insieme all’altro: la pioggia di “rottamazioni”.

La successiva “militarizzazione” delle forze vendita è stata, in fondo, un processo ambivalente: da un lato ha portato dentro alle Reti di vendita un programma formativo integrale, strutturato, ortodosso e standardizzato per “evangelizzare” in modo totale i venditori sul fatidico e miracoloso “ciclo di sostituzione programmato”. Ed è qui, in questo contesto, che presso ogni Dealer che si rispetti cominciano a moltiplicarsi come funghi i sedicenti, famigerati, celeberrimi “Guru”.

O meglio, per il lessico dei “frontmen” di vendita (cioè gli agenti seduti al posto di trincea “front office” in Salone con il potenziale acquirente) coloro che sono spesso e volentieri ridenominati “gli scenziati”. Sono i profeti del “teatrino di vendita”, ovvero della “trattativa scientifica”; ovvero, sono coloro che cercano di inculcare nelle coscienze degli aspiranti professionisti della vendita il “Paradigma” assoluto: l’acquisto con ciclo di sostituzione programmato.

Eustace Wolfington diventa il “Guru dei Guru”

Perché l’uovo di Colombo è essenzialmente questo, dopo l’intuizione di Ford Italia, che aveva “importato” dagli Stati Uniti il brevetto di Eustace Wolfington di fine anni Sessanta. 

 

O meglio, facendo un rapido ripasso storico : dopo una rapida apparizione in Gran Bretagna con la filiale Ford inglese nel 1990 , il sistema “Ideaford” arriva qui da noi: merito in primis del coraggio e della capacità visionaria di Massimo Ghenzer; è lui, da Presidente di quella Ford Italia che nel frattempo si è spostata dagli uffici di Viale Pasteur (praticamente nel perimetro del Palazzo di Confindustria) a Via Andrea Argoli a Roma, un bel palazzo stile anni Settanta all’esterno e nelle moquette perimetrali ed avvolgenti dei corridoi ed uffici interni. 

E’ in primo luogo lui, inventore e promotore di una vera e propria rivoluzione culturale in Ford (che tra l’altro porta il Marchio a raddoppiare quasi, in meno di tre lustri, il market target in Italia) a proporre quello che di fatto non è un semplice supporto finanziario all’acquisto ma un vero e proprio sistema di acquisto finanziato. Merito di Ghenzer è di aver capito in anticipo modellando sul consumatore italiano un sistema che veniva sintetizzato nello slogan: “lascia che il tuo vicino cambi le gomme, mentre tu cambi l’auto”. 

Perché il sistema Ideaford stuzzica l’edonismo del “profumo del nuovo” offrendo in più all’automobilista una protezione simbolica dal problema dei problemi, all’epoca: la svalutazione dell’usato. 

Tutto bene, tutto ok. Se non fosse che per un piccolo problema: la pandemia finanziaria “PRIMA e DOPO”. 

Cerco di spiegare alla luce dell’esperienza di vendita che ho avuto direttamente presso quello che all’epoca era presumibilmente una delle prime otto Concessionarie in Italia e sicuramente la prima per il suo Marchio: dovete sapere che all’epoca mi confrontavo spesso, da novizio, con i venditori della “vecchia guardia”: loro, ovviamente, erano molto più “tetragoni” alla nuova disciplina formativa sui sistemi finanziari, ed in più criticavano i tempi e gli step di trattativa diventati lunghissimi ed asfissianti. 

E questo, convengo con chi voglia fare questa obiezione, rilevava alla capacità specifica delle vecchie generazioni di rinnovarsi. 

Ed è su questo aspetto, quello della trattativa, che si è concentrata in quel periodo il martellamento evangelizzatore dei “guru” che ho anticipato prima in questo mio pezzo; per effetto della nuova filosofia commerciale “iperfinanziata” ogni Dealer, di ogni marchio, i consulenti diretti od incaricati delle “Captive Bank” affiancavano sistematicamente i consulenti delle Case Madri nei corsi periodici di formazione. 

Si vende il finanziamento, non il “ferro”: ma la trattativa si spersonalizza

Si era arrivati, nel caso del Marchio che mi onoravo di promuovere, ad un corso ogni due mesi: una volta sulle specifiche di prodotto, una volta sulle tecniche di “vendita” dei sistemi di acquisto finanziato. 

Tuttavia, già all’epoca, molti di quei vecchi professionisti mi segnalarono ed anticiparono una questione che alla lunga, proprio in ottica del crollo dei mercati poco dopo, diventerà discriminante: la trattativa si spersonalizza, perde completamente il focus sul “valore” in dote al Cliente (la permuta) e si fissa sugli algoritmi finanziari. E non basta, ma partiamo da qui. Come detto, l’Italia degli anni Novanta, nella quale si affaccia IdeaFord, è un Paese essenzialmente di “contantisti”, ed esistono ancora Concessionarie – che, come detto, sono quasi tutte a dimensione familiare – dove il rapporto di credito si basa esclusivamente sulla Cambiale, pensate un po’. Lo sforzo di Ford, replicato nello stesso periodo da quasi tutti i Marchi e Gruppi generalisti, è di rendere le Concessionarie delle strutture professionali multiservizi in grado di potenziare tutta la catena dei processi commerciali, dal front office di Accounting all’Aftersales. Un po’ in tutta Italia presso i Dealer di ogni Marca si moltiplicano i “Capi” di qualche Divisione o Reparto: al classico Direttore Vendite si uniscono dappertutto i Responsabili dell’Usato, della Comunicazione, del Remarketing, dei servizi di Post Vendita, della vendita Ricambi. Tutto bene in concetto se non fosse che a rappresentare tutto questo presso il Cliente in trattativa è un solo, povero, spesso inadeguato e mal servito Agente di vendita, diventato l’anello indispensabile ma più debole della catena. Che a furia di Corsi di formazione, indottrinamenti e “canovacci di trattativa” finisce per non saper pronunciare più naturalmente il classico “Pronto, chi parla?” al telefono. 

I Venditori, spesso supervisionati da Responsabili meno capaci di loro (ma graditi alle solite, povere ed arcaiche gestioni familiari che Vi ho detto prima) sono il laboratorio di sperimentazione dell’epoca di strumenti e procedure nate già fallite (Telemarketing, prospezione in esterna, Follow Up e gestione dell’archivio e portafoglio clienti) per effetto della assenza di programmazione strategica di qualità. E così facendo l’acquisizione “passiva” del Cliente (cioè l’attesa che questo si presenti spontaneamente in Salone) porta il Venditore a restare nove ore al giorno – Open Weekend continui compresi – ad attendere come un paguro dentro al suo guscio che si appalesi qualche pollo….pardon, visitatore. Certo, ne convengo: l’obbligo dato dalla Rata Finale di Ideaford al Cliente per ripresentarsi a data stabilita presso il suo Punto Vendita è un fatto innegabile. Peccato però che la successione degli Step antiemissione di Bruxelles e la frenesia dei Costruttori di rinnovare la Gamma a velocità folle renda i ritorni – o meglio, i Buy Back – sempre più occasione di scontro con il Cliente: questi chiede una stima più generosa della propria permuta, ed il povero Agente da un lato mostra quella Bibbia diabolica chiamata “Eurotax Blu” e dall’altro propone sistematicamente al Cliente una proposta di nuova auto dal listino magicamente inferiore a quello della vecchia auto all’atto dell’acquisto dell’epoca. Altra magia possibile solo per il trasferimento dei margini dal “ferro” al sistema finanziario. 

Il processo di vendita diventa così sempre più dogmatico e spersonalizzato, l’infedeltà del Cliente comincia a farsi largo anche tra Dealer dello stesso Marchio per effetto della caccia al preventivo migliore: il cliente si ritrova un’auto che per effetto della Rata finale vale più o meno la stessa cifra presso ogni Dealer, e si dispone a comprare una nuova auto venduta allo stesso modo più o meno da tutti. Ed a vincere non è più il venditore ma il foglietto in cui la rata finale del finanziamento a 24 mesi è inferiore di 10 euro al mese. Ecco la perversione e la progressiva dequalificazione del cosidetto “canovaccio di vendita”. Ecco l’effetto perverso dei cicli di acquisto finanziati, ed ecco la tragedia che si verifica dopo il Crack Lehman: eserciti di venditori evangelizzati abbandonati da Guru ormai inutilizzabili per assenza dell’arma di riferimento, la rata finanziaria. Il “ferro” torna ad essere il principale strumento di vendita e di margine, e la permuta che prima era ostile dal 2009 diventa un incubo. Il mercato auto passa in pochi anni dai 2 milioni e mezzo di targhe del 2007 al milione e mezzo del 2013. Ed ovviamente quasi la metà dei Dealer salta e scompare dal territorio.

Poco male, perché per la congrega dei “Guru” è tempo di innovare la “fuffa”. Se qualcuno di loro, leggendomi, si incazzerà sono pronto a fornire estratto dei titoli e dei contenuti in cui tra il 2013 ed il 2017 (quando il mercato ritorna a girare abbastanza tondo e si finisce di cercare diversivi) si parla solo e sempre di un nuovo “Eden” del Dealer: il Web e la vendita digitale. Di fatto, all’anno 2026, un argomento chiuso nei cassetti e là rimasto fino a tempo indeterminato.

Cosa resta da allora? Un numero di Dealer pari al 40% di quelli attivi nel 2007, una serie di M&A spaventosa, un numero di Showrooms ufficiali pari al 55% di quelli presenti nel 2007. E numeri annui di immatricolato che dai circa 2 milioni di media tra 1998 e 2008 sono ormai fissi alla media di un milione e mezzo. 

E i venditori? Quelli che ho lasciato io dopo i primi anni del nuovo Millennio erano soldatini evangelizzati e schiavi delle inutili ed inopportune gerarchie molto poco meritocratiche. Ma soprattutto erano protagonisti spersonalizzati di vendite che si basavano sul metodo e sull’obbiettivo mensile “Top Down” che veniva loro calato dall’alto. Ed oggi? Non so come definirli. A me i venditori di oggi sembrano filiali commerciali di loro medesimi. Niente più giacca/camicia/cravatta imposta dai protocolli di Casa Madre, oggi ragazzi con barba incolta, briciole di tramezzino sul maglione e nessun cenno di cravatta e giacca si interfacciano con me in modo molto meno evangelico e “programmato”, certo. E forse sono persino, dialetticamente, più appassionanti ed informati di noi quando ai tempi declinavamo solo tassi di interesse, lista di Optional inclusi e Valori Futuri Garantiti. Ma a mia impressione non sanno, i venditori di auto di oggi, quale sia davvero la loro mission: Obbiettivo “Top Down” o risultato parametrato al profilo e prospetto del Cliente che hanno davanti? Da adesso in poi, se i Venditori vorranno aderire solidamente al principio del “risultato” (acquisire un Cliente, metterlo in pianta stabile nel proprio portafoglio Clienti e gestirlo al meglio al di là dei protocolli del Dealer del momento) i Venditori dovranno diventare un modello “federale”: essere Hub di se’ stessi capaci di detenere nel proprio “carrello della spesa” quanto di meglio in termini di nuovo, Usato, Noleggi, Ricambi e Post vendita, anche a costo di cercarlo fuori del Dealer presso cui temporaneamente operano, ovviamente senza creare servizi od attività in concorrenza. Da quel momento l’obbiettivo si trasformerà in risultato, ed il Venditore tornerà centrale. Senza più Guru di mezzo…Ma prima occorrerà una nuova, inevitabile, frana nel mondo dei Dealer…

Riccardo Bellumori

Ferrari Luce sold out: record di vendite grazie alla Cina

Il primo modello completamente elettrico della Ferrari, la Luce, sta registrando una forte domanda in Cina: secondo quanto riportato dai media, i nuovi ordini dei clienti sono stati inseriti nei programmi di produzione del 2027, mentre la quota globale prevista dalla casa automobilistica per il 2026 sarebbe già stata esaurita.

Un articolo del Financial Times pubblicato il 29 luglio, citando fonti anonime, ha riferito che il volume di produzione previsto da Ferrari per il 2026, pari a meno di 500 veicoli Luce, era stato assegnato entro due mesi dal debutto del modello avvenuto a maggio.

Il 30 luglio, il sito cinese Sina, citando notizie dei media nazionali, ha riportato che gli ordini sul mercato cinese per la Luce avevano superato le 500 unità, sebbene Ferrari non abbia confermato la cifra né fornito una ripartizione regionale delle vendite.
La Cina diventa uno dei primi mercati di riferimento
Ferrari ha tenuto la prima asiatica della Luce a Shanghai il 26 giugno e ha annunciato un prezzo di partenza di 3.988.000 yuan (580.000 USD) per il mercato cinese, esclusi gli optional, i costi di immatricolazione e le tasse locali.

In Europa, la Luce parte da 550.000 euro (630.000 USD) al netto di tasse e optional. Il prezzo nominale più basso in Cina riflette le differenze di prezzo regionali e il trattamento fiscale relativo ai veicoli elettrici, piuttosto che una strategia dichiarata volta a competere con i concorrenti locali.
Da indagini sul campo è emerso che i concessionari autorizzati richiedevano caparre non rimborsabili comprese tra 400.000 e 500.000 yuan (da 58.000 a 73.000 USD), con consegne previste, secondo quanto riferito, nel terzo trimestre del 2027 per gli ordini appena effettuati.

Una Ferrari Luce rossa è stata inoltre fotografata sulle strade pubbliche nel centro di Guangzhou. Diverse immagini condivise dal blogger automobilistico cinese su Weibo Sun Shaojun mostrano il veicolo mentre viene trasportato attraverso la città, in contrasto con il materiale promozionale ufficiale della Ferrari.

IL SUCCESSO IN CINA

A seguito del debutto a Shanghai, diversi media cinesi hanno riportato che una quota iniziale di 88 unità della Luce era stata prenotata nel giro di 72 ore.

Tuttavia, le indagini sul campo riportate da Jiemian News hanno rilevato che la cifra di 88 unità si riferiva alle quote di assegnazione ai concessionari piuttosto che a consegne confermate ai clienti legate a singoli veicoli di produzione. Il numero esatto di contratti con i clienti conclusi non è stato reso noto.
A fine luglio, gli investigatori hanno inoltre riferito che le concessionarie Ferrari di Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen non disponevano di veicoli Luce di produzione disponibili per i test drive dei clienti. Secondo quanto riportato, circolavano solo prototipi ingegneristici destinati al roadshow.

DATI TECNICI

Ferrari equipaggia la Luce con un’architettura elettrica a 800 V, un pacco batterie da 122 kWh con una capacità utilizzabile di 115 kWh e un sistema di trazione integrale a quattro motori che eroga 772 kW (1.035 hp) e 990 Nm di coppia.
Ferrari dichiara che il modello accelera da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi, raggiunge i 310 km/h, ha un’autonomia WLTP di 530 km, supporta la ricarica in corrente continua a 350 kW e completa una ricarica dal 10 all’80% in circa 23 minuti. Questi dati rimangono dichiarazioni del costruttore in attesa di test indipendenti.
Il sistema Luce riproduce i rumori del motore a combustione interna sulla base delle informazioni ricavate dalle vibrazioni del motore.
La Ferrari ha smentito le speculazioni secondo cui l’acquisto della Luce sarebbe necessario per avere accesso ai futuri modelli V12 a produzione limitata, affermando che non esiste una politica di vendita vincolata.
L’azienda si è prefissata l’obiettivo a lungo termine di produrre circa 2.500 unità della Luce entro il 2030, che rappresentano una quota modesta della produzione complessiva della Ferrari. Sebbene alcune notizie indichino una significativa domanda iniziale proveniente dalla Cina, la Ferrari non ha reso noti dati ufficiali relativi alle vendite o alle consegne a livello regionale.

Sono 12 Anni: passato e futuro del blog di Autoprove.it

12 anni fa ho acceso i motori di AutoProve.it con un’idea ben chiara in testa: raccontare l’automobile in modo autentico, trasparente e guidato da una sola vera forza, la passione.

In questo video speciale voglio fare un piccolo viaggio nel tempo per festeggiare insieme a voi questo traguardo fondamentale. Ripercorrerò le origini del progetto, le auto che mi hanno fatto battere il cuore e le sfide di un mondo automotive che in questi dodici anni si è completamente trasformato. Ma soprattutto, questo video è l’occasione per guardare avanti e svelarvi cosa sto preparando per il futuro del canale e del sito.

Se sono ancora qui a condividere chilometri, test drive e retroscena, è solo grazie al vostro supporto quotidiano. Un enorme grazie a chi mi segue fin dal primo giorno e a chi si è unito alla community lungo la strada.

Lasciate un Like per festeggiare con me, iscrivetevi al canale se non l’avete ancora fatto e ditemi nei commenti qual è la prova o il ricordo legato ad AutoProve a cui siete più affezionati.
Buona visione!

Nuova Mazda MX-5 sarà sia termica che BEV

Mazda ha trascorso decenni a dimostrare che le auto sportive non hanno bisogno di una potenza enorme per essere divertenti. Devono solo essere leggere, e questo esclude la motorizzazione elettrica. Ora, però, una di queste regole sta per cambiare. L’amministratore delegato Masahiro Moro ha confermato che la prossima MX-5, nome in codice NE, è in fase di sviluppo per la motorizzazione elettrica e, in qualche modo, Mazda ritiene di poter mantenere la piccola roadster davvero leggera.
In un’intervista rilasciata ad «Auto Motor und Sport» poche settimane dopo che un dirigente australiano di Mazda aveva affermato che la prossima MX-5 potrebbe essere l’ultima a montare un motore a combustione, Moro ha dichiarato che il modello che sostituirà la MX-5 dovrà essere predisposto per un futuro in cui la propulsione a combustione non sarà più affatto praticabile a causa degli ostacoli normativi.

«Il modello successivo deve essere pronto anche per uno scenario senza motore a combustione», ha dichiarato Moro alla rivista tedesca. «La sfida per noi è quella di alleggerire la struttura di base senza ricorrere a materiali esotici come la fibra di carbonio».
Anziché ricorrere a costosi materiali compositi, gli ingegneri sono chiamati a rendere più leggera la struttura portante utilizzando materiali più convenzionali. E l’obiettivo di Mazda sembra ambizioso. Moro afferma che gli sviluppatori puntano a un peso compreso tra «poco meno di 1.000 kg e 1.200 kg», aggiungendo: «E credo che possiamo raggiungerlo».

LA NUOVA SPOTIVA

Se ci riusciranno, una MX-5 elettrica, molto probabilmente caratterizzata da un design ispirato al concept Iconic SP (sotto), potrebbe pesare all’incirca quanto gli attuali modelli a combustione, o solo un po’ di più. La roadster MY26 pesa 1.003 kg senza conducente nella versione europea.
Fortunatamente per gli appassionati dei motori a pistoni, l’elettrico non è l’unico futuro che Mazda sta pianificando.

La prossima Mazda MX-5 dovrebbe inoltre utilizzare il nuovo motore a quattro cilindri Skyactiv-Z da 2,5 litri dell’azienda. Rimane possibile anche una qualche forma di ibridazione, a condizione che non comprometta la formula di leggerezza; in tal caso, la potenza potrebbe raggiungere i 223 CV. L’attuale Miata più potente negli Stati Uniti eroga 184 CV e nemmeno il modello giapponese 12R, il più estremo della gamma, supera i 200CV.

Dovremo aspettare per vedere come Mazda riuscirà a far coesistere tutte queste opzioni, poiché la MX-5 di prossima generazione non è prevista prima del 2028, nella migliore delle ipotesi. A quel punto, l’attuale ND avrà alle spalle una carriera straordinariamente lunga, iniziata nel 2015.

L’amministratore delegato di Mazda conferma che la prossima MX-5 sarà disponibile sia in versione elettrica che a benzina e desidera un’auto sportiva di punta al di sopra di essa
Ma la nuova Miata non è l’unica novità che ci aspetta. Moro ha un altro desiderio in fatto di auto sportive che vuole realizzare.

«Voglio un’“auto simbolo” per Mazda, un vero modello di punta che incarni perfettamente i valori del nostro marchio», ha dichiarato ad Auto Motor und Sport.
Moro afferma che la MX-5 continuerà a soddisfare gli appassionati alla ricerca di divertimento accessibile, ma ritiene che a Mazda manchi qualcosa di speciale all’estremità opposta dello showroom. Non si aspetta che questa misteriosa vettura miri a grandi numeri di vendita e suggerisce addirittura che potrebbe essere costruita in gran parte a mano.

Nuovo BYD Sealion 08 2026: interni e dati tecnici

Il SUV full-size BYD Sealion 08 ha svelato i suoi interni in Cina in vista del lancio sul mercato. Questo modello da 5,1 metri vanta sei posti, uno schermo montato sul tetto e un’ampia illuminazione d’ambiente. Tra le altre caratteristiche di spicco del Sealion 08 figurano il sistema ADAS DiPilot 5.0, le sospensioni pneumatiche su tutte le ruote, lo sterzo sulle ruote posteriori e la ricarica rapida.

La BYD Sealion 08 è stata presentata ufficialmente in Cina nell’aprile 2026 come SUV di punta della serie Ocean del marchio. Questo veicolo per famiglie è arrivato presso diversi concessionari nel mese di giugno. Tuttavia, gli interni sono rimasti segreti per molto tempo. Il 31 luglio, Zhang Zhuo, direttore generale della divisione vendite della serie Ocean di BYD, ha condiviso sul proprio account Weibo le immagini ufficiali degli interni della Sealion 08.
La BYD Sealion 08 adotta il più recente linguaggio stilistico del marchio. Presenta uno schermo flottante nel cruscotto, affiancato da un ampio quadro strumenti LCD. L’auto è dotata di un volante a tre razze a forma di D con leva del cambio montata sul piantone dello sterzo. Il tunnel centrale ospita una base di ricarica wireless per il telefono, una serie di pulsanti fisici e un vano nascosto. Un altro punto di forza è l’illuminazione ambientale a due livelli. I pannelli delle portiere presentano maniglie a forma di conchiglia, che richiamano l’estetica marina.

La Sealion 08 offre uno specchietto retrovisore con funzione di streaming, un rivestimento del tetto in pelle scamosciata e sedili rivestiti in pelle. La seconda fila dispone di due poltrone indipendenti con poggiagambe elettrici. Il sedile del passeggero di destra vanta una modalità a gravità zero. Entrambi i sedili hanno un portabicchieri integrato nei braccioli. Davanti al passeggero posteriore di destra è presente un tavolino ribaltabile. L’auto dispone inoltre di un ampio schermo montato sul tetto. Vale la pena notare che le cinture di sicurezza della Sealion 08 sono rifinite in un raffinato colore beige, in armonia con gli interni.

COMFORT DA BUSINESS CLASS

La terza fila dell’ammiraglia della serie Ocean dispone di due sedili. Questo SUV offre inoltre climatizzazione e porte di ricarica di tipo A e C per i passeggeri della seconda fila. I sedili della seconda fila sono dotati di funzioni di riscaldamento e ventilazione.

La BYD Sealion 08 è un’auto full-size con dimensioni di 5.115/1.999/1.800 mm e un passo di 3.030 mm. Saranno disponibili configurazioni a cinque e sei posti. Tra le caratteristiche di spicco figurano lo sterzo delle ruote posteriori e il telaio DiSus-A con sospensioni pneumatiche a doppia camera. Il modello sarà inoltre dotato del sistema di guida assistita DiPilot 5.0, in grado di utilizzare la funzione Navigate On Autopilot (NOA) su strade urbane e autostrade.

MOTORI E DATI TECNICI

La versione BEV della Sealion 08 offre due opzioni di batteria LFP da 92,093 kWh e 115,072 kWh. Il modello base a trazione posteriore (RWD) è dotato di un unico motore elettrico sull’asse posteriore da 320 kW (429 hp). La versione a lunga autonomia monta un motore elettrico da 370 kW (496 hp). La variante AWD a doppio motore eroga una potenza massima combinata di 585 kW (784 hp). L’autonomia dell’auto è compresa tra 710 e 900 km secondo il ciclo CLTC.

Vale inoltre la pena notare che la Sealion 08 è disponibile con un sistema ibrido plug-in DM-i. Esso comprende un motore da 1,5 litri che eroga 115 kW (154 hp) e un motore elettrico da 200 kW (268 hp). L’auto può percorrere fino a 400 km in condizioni CLTC. È stato inoltre riferito che questa vettura sarà disponibile nella versione DM-p, dotata di due motori elettrici con una potenza combinata di 400 kW (536 hp).

Nuova Audi RSQ8 ABT: ecco RSQ8-LE 1000

L’atelier tedesco di tuning Abt Sportsline festeggia quest’anno il 130° anniversario dalla sua fondazione e, per l’occasione, ha sviluppato tre progetti speciali: la station wagon Abt RS6-LE 800, la hot hatch Abt RS3 630 e il crossover Abt RSQ8-LE 1000. Quest’ultimo è stato presentato questa settimana.

Naturalmente, Abt non si occupa di tuning automobilistico da 130 anni, ma solo da 35 (dal 1991); tuttavia, la cronologia storica dell’azienda risale proprio al 1896, quando Johann Baptist Abt, fabbro di professione, fondò la propria impresa. Ferra i cavalli e apportava vari miglioramenti tecnici ai carri, il che, in un certo senso, è anch’esso una forma di tuning, per cui la cifra 130 per il trio di auto Abt in occasione dell’anniversario non è affatto campata in aria.

Abt vanta una vasta esperienza con l’Audi RS Q8 e con il motore biturbo a benzina da 4,0 litri EA825, montato anche su altri modelli di punta del Gruppo Volkswagen; attualmente il Gruppo non dispone infatti di motori V8 alternativi. Sull’Abt RSQ8-LE 1000 celebrativa, la potenza del motore EA825 è stata aumentata dai 640 l.s. di serie a 1000 l.s. grazie all’installazione di turbocompressori più potenti, di un intercooler più efficiente e del sistema IWI (Indirect Water/Ethanol Injection), che inietta nel collettore di aspirazione una miscela di acqua ed etanolo per raffreddare le camere di combustione.

Il cambio è quello di serie: un «automatico» idromeccanico a 8 rapporti. Il tempo di accelerazione da 0 a 100 non è specificato (nell’Audi RS Q8 performance di serie è di 3,6 s), mentre la velocità massima è stata aumentata da 280 a 320 km/h.

LO STILE UNICO

Il telaio del SUV, dotato di sistema di controllo del rollio, è stato ricalibrato per adattarsi alla maggiore potenza. Gli esperti di Abt hanno ritenuto sufficientemente efficaci i freni in carbonio-ceramica di serie, mentre i cerchi di serie sono stati sostituiti con i propri cerchi forgiati da 23 pollici Abt High Performance IR23 di colore dorato.

Il kit aerodinamico in fibra di carbonio dell’Abt RSQ8-LE 1000 è molto completo e comprende inserti nel paraurti anteriore e nella griglia del radiatore, uno splitter anteriore maggiorato, rivestimenti sul cofano, allargamenti dei passaruota e delle soglie, griglie di ventilazione nei parafanghi anteriori, nuovi alloggiamenti per gli specchietti, un nuovo spoiler sul portellone posteriore e un nuovo paraurti posteriore con quattro terminali di scarico da 105 millimetri incassati al suo interno.

L’abitacolo del crossover è stato dotato da Abt di un’illuminazione a LED firmata, volante rivestito in Alcantara, un set di inserti decorativi in carbonio opaco (con cui sono realizzati anche i poggiapiedi dei sedili anteriori), protezioni per le soglie con la scritta RSQ8-LE 1000, tappetini con la scritta RSQ8-LE ricamata, schienali dei sedili con loghi Abt ricamati e la scritta RSQ8-LE, pulsante di avvio del motore con il logo Abt e un medaglione commemorativo a destra del selettore del cambio automatico.

La trasformazione di un’Audi RS Q8 di serie in un’Abt RSQ8-LE 1000 costa a partire da 165.000 euro, mentre un’Abt RSQ8-LE 1000 già pronta “chiavi in mano” costa almeno 345.000 euro.

La tiratura è limitata a 30 esemplari.

Nuova Ford Kuga 2027: si farà con Geely?

Si prevede che la produzione della nuova Ford Kuga, destinata principalmente al mercato europeo, sarà avviata nel 2029 nello stabilimento di Valencia (Spagna).

Il marchio americano Ford produce il suo crossover compatto Kuga, destinato principalmente al mercato europeo, dal 2008. Il modello dell’attuale terza generazione ha debuttato nel 2019, mentre il restyling è avvenuto nel 2024. Da notare che i SUV americani affini, Ford Escape e Lincoln Corsair, sono stati ritirati dalla produzione nel dicembre 2025. Attualmente l’azienda, a quanto pare, sta pensando alla prossima generazione della Ford Kuga.
Le prime informazioni sulla futura novità sono state diffuse dalla rivista britannica Auto Express, citando il responsabile della divisione europea di Ford, Jim Baumick. Si prevede che la produzione della Ford Kuga di quarta generazione avrà inizio nel 2029; la produzione, a quanto pare, sarà avviata nello stesso stabilimento in cui avviene attualmente, ovvero lo stabilimento Ford situato a Valencia (Spagna).

Come detto la scorsa settimana, Ford e Geely hanno deciso di costituire una joint venture in Europa, in cui la quota della società americana sarà del 66%, mentre quella del gruppo cinese sarà del 34%. Il lancio ufficiale è previsto per la seconda metà del 2027. In precedenza, Ford aveva annunciato per l’Europa cinque nuovi modelli di autovetture «con lo spirito del rally», che, secondo i piani, dovrebbero essere immessi sul mercato entro la fine del 2029.

Si presume che almeno una delle novità – un SUV, descritto dall’azienda come «familiare multifunzionale» – sarà sviluppata in collaborazione con Geely. Secondo le informazioni fornite dalla testata britannica, si tratterebbe proprio della Ford Kuga di prossima generazione. Si ritiene che il modello sarà un crossover di medie dimensioni del segmento C, con una lunghezza di circa 4,5 metri. Sul mercato europeo dovrà competere con la Volkswagen Tiguan, la Kia Sportage e la Toyota RAV4.

Si prevede che la nuova Ford Kuga si baserà sulla piattaforma GEA (Global Intelligent New Energy Architecture), che la renderà affine, ad esempio, al crossover Geely EX5 / Starray EM-i (modelli analoghi con tecnologia completamente «verde» e ibrida sono presenti anche in Russia). Dopo i risultati deludenti delle versioni elettriche Explorer e Capri, è lecito supporre che la prossima Ford Kuga sarà disponibile non solo in versione elettrica, ma anche in diverse versioni ibride.

LA SCELTA STRATEGICA

Non è da escludere che la novità condivida il sistema PHEV con la Geely Starray EM-i, attualmente in vendita in Europa. La sua configurazione comprende un motore a benzina a quattro cilindri aspirato da 1,5 litri, due motori elettrici e una batteria di trazione con una capacità di 18,4 o 29,8 kWh. La potenza complessiva del sistema è di 262 CV. Per accelerare da fermo a «cento» sono necessari sei secondi. Con la batteria più capiente, l’autonomia massima in modalità esclusivamente elettrica è di 136 km, mentre l’autonomia complessiva in modalità ibrida è di 1.055 km (secondo il ciclo WLTP).

La testata ha sottolineato che la Ford Kuga di quarta generazione avrà un design esclusivo. «La nuova Ford avrà una carrozzeria assolutamente unica», ha commentato il responsabile della divisione europea dell’azienda. «Non produciamo auto banali. Si tratta di un prodotto Ford dal design unico, che si distinguerà da Geely e dalle aspettative dei suoi clienti target».

Ricordiamo che un’altra novità Ford, che nei prossimi anni entrerà nella linea di produzione dello stabilimento di Valencia, sarà la Bronco europea sviluppata internamente da Ford. Questo modello si distinguerà sia dalla Bronco cinese che dalla Bronco Sport americana.