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Lamborghini Miura: 60 anni sotto traccia per questa eresia mai perdonata

Altro che frizione da trattori: vera o presunta che sia questa leggenda di provincia per la quale un giovane e ricchissimo Ferruccio di Ferrara avrebbe sostenuto lo sguardo ironico di Enzo Adelmo da Maranello nella famosa “disfida della frizione” (quando, secondo letteratura, Ferruccio avrebbe proposto a Ferrari – da cliente seriale di auto del cavallino – di montare sulle “rosse” le frizioni indistuttibili dei trattori Lamborghini di Cento (FE) per ovviare alla estrema fragilità delle frizioni originali ricavandone in risposta dal Drake uno sberleffo:”Lamborghini, Lei faccia i Suoi trattori che le auto da corsa le so fare bene io”) nel 1966 la figura dei trattori la fecero le Ferrari di fronte alla supercar di Sant’Agata Bolognese.

Primo peccato originale di Lamborghini Miura: contro il Drake chi fa Gossip viene graziato, chi lo asfalta sotto l’aspetto tecnico e simbolico sul tema auto non viene mai davvero perdonato da Stampa e vernissage di parte e compiacente, all’epoca come oggi. 

Se poi a realizzare – o denominare per parte del suo DNA – la prima celebre Supercar del Toro sono quattro straordinari guerrieri eretici in grado di far imbarazzare decine di concorrenti o “colleghi” abbonati al Jet Set ed alla mondanità per effetto della maggior capacità “camaleontica” e per il maggior grado di paraculaggine mediatica, allora non mi meraviglia che questi primi sessant’anni di Lamborghini Miura siano passati inaspettatamente sotto traccia. 

Parliamo di una berlinetta Gran Turismo oggi quasi introvabile, e dalle quotazioni monstre persino negli appuntamenti delle Case di Auction d’elite: quante volte in occasioni del genere la prima immagine o la prima notizia riguarda tuttavia sempre una Rossa con cavallino di Baracca stampato sul cofano?

Parliamo anche di una Supercar che quando viene presentata ai Concorsi di Eleganza in tutto il mondo fa la fila al suo Stand espositivo: ma per ogni Lamborghini presente, esposta e votata in manifestazioni del genere, quante lenzuolate obbligate di Ferrari vengono messe dentro ogni Kermesse di genere?

Parliamo infine di una delle prime meraviglie tecnologiche di categoria Supercar, con il suo schema meccanico che ha rotto e rivoluzionato scelte e filosofie costruttive per anni a seguire: ma perché allora “i buoi dietro al carro” sono sempre e solo un tema affibbiato al caro vecchio Enzo da Maranello?

E perché, dunque, io ho tanto l’impressione che questo sessantesimo di Miura sia stato inopinatamente e volutamente “bucato” per trascurato e ben dosato tradizionalismo mediatico di parte, mentre posso sperare che l’attuale 55° anno (sempre nel 2026) di Lamborghini Countach potrà portare tra solo cinque anni alla prima vera consacrazione del secondo mostro meccanico stradale di Sant’Agata? Proviamo a dare alcune risposte.

Miura, l’eretica che dà una sberla in faccia ad Enzo Ferrari

Miura è il frutto di una rivoluzione giovane: giovane la Lamborghini Automobili SpA nata tre anni e mezzo prima, giovane mentalmente e nella passione Ferruccio che aveva praticamente prosciugato le casse della industria dei trattori per dare ossigeno alla linea di Supercar; giovane ed eretica la prima infornata di meraviglie a quattro ruote del Toro: “350” e “400 GT” (la prima con il V12 da 3 litri e mezzo 100% di Giotto Bizzarrinima con lubrificazione a carter umido, la seconda con il basamento originale portato a 3900 cc.) sono le antesignane portate in strada con la linea di un altro eretico di rango (Franco Scaglione) ritoccata in pochi particolari dalla Carrozzeria Touring; poi arrivano Islero ed “Espada”. Quest’ultima a siglare l’inizio di una sinergia da favola, quella tra un giovane Ingegnere Paolo Stanzani ed un ancora più giovane Marcello Gandini, Responsabile Centro Stile alla Bertone.

Eretico e giovane Ferruccio, simpatico e colorito in pubblico ma anche colpevole di lesa maestà alle tradizioni buone del motorismo italiano (mai mettere in difficoltà Sua eccellenza il Cavallino, a maggior ragione se e quando a coprirne le spese diventerà il Gruppo Fiat); eretico e ancora giovane l’Ingegnere livornese Giotto Bizzarrini, reo di aver aderito alla masnada di sette dirigenti allontanati da Maranello nel 1961 anche se Ferrari gli dovette simbolicamente gratitudine eterna per aver dato i natali alla salvatrice del Marchio nelle Gran Turismo: la Ferrari 250 GTO; eretici e giovanissimi infine i due gemelli del gol tecnologico e stilistico del comparto auto nelle interazioni e nelle realizzazioni in cui hanno lavorato spalla a spalla. Non che Paolo Stanzani e Marcello Gandini non abbiano fatto cose egregie anche separatamente, ci mancherebbe. Ma la raccolta delle creazioni che li hanno visti in sinergia professionale dimostra molto di più oltre al talento ed alla creatività unica. 

Dimostra affiatamento, condivisione, fratellanza ideologica, rispetto dei valori, sacrificio, intransigenza, umiltà. 

Se Voi che leggete riuscite a contare sulle dita di mezza mano ulteriori collaborazioni tra due geni dell’auto in grado di sommare tutte insieme le prerogative elencate appena adesso, Vi faccio i complimenti. Io non ci sono riuscito.

Nuda, la Miura del 1965: genio di Stanzani in attesa della magica livrea di Gandini

Lo abbiamo spiegato anche nel pezzo dedicato alla Lamborghini Jarama: esiste un “delta” temporale nel quale l’incrocio di destini tra Giotto, Paolo e Marcello segna iconograficamente l’inizio di Lamborghini. 

Bizzarrini viene contattato dalla Casa (ancora situata a Cento, perché l’impianto di Sant’Agata era in piena realizzazione iniziale) per disegnare un motore da supercar. Non una semplice scopiazzatura dei più blasonati Ferrari, ed è questo un altro peccato eretico: nessuno ha mai contestato davvero alla “Tecno” (tutt’altra storia motoristica sia chiaro) di aver sbertucciato il Boxer di Maranello in F1. Alla storia è bastato riconoscere che quest’ultimo era straordinariamente superiore, e la Tecno è stata graziata e messa nei ricordi buoni della storia dell’Auto. Ma no, Ferruccio Lamborghini è di già un imprenditore globale e desidera un motore capace di superare in tecnologia ed aggiornamento il classico dodici cilindri boxer modenese di Gioacchino Colombo che nel frattempo è cresciuto di cilindrata fino alle soglie dei quattro litri/quattro litri e mezzo. 

Ma il manifesto tecnologico di Lamborghini, pagato a caro prezzo da Ferruccio, è da far tremare i polsi: dare pena alle Ferrari ed ancor più dare seri problemi alla concorrenza di Jaguar, AstonMartin, Chevrolet, Iso Rivolta molto più di quanto all’epoca sia in grado di fare il Cavallino. Se non è straordinaria eresia questa…Giotto disegna un V12 da tre litri e mezzo a carter secco con oltre cento cavalli litro: nel 1962/1963 era un limite lunare per la maggior parte dei motori di produzione, al punto che per prudenza Ferruccio chiede a Giampaolo Dallara di depotenziarlo per la serie stradale della “350 GT”; nondimeno quel basamento, corredato di carter umido, rimane quello di Giotto ed è con questo e con la successiva serie aggiornata “400 GT” che alla Lamborghini entra di diritto il giovane Ingegnere Paolo Stanzani. 

Paolo diventa sempre più essenziale e centrale nelle strategie tecniche di Sant’Agata al punto di occuparsi – anche in presenza ancora di Giampaolo Dallara come Direttore Tecnico – molto della Islero e moltissimo della “Espada”. 

Con lei siamo nel 1965 e Paolo Stanzani lavora spalla a spalla con Marcello Gandini appena entrato e subito promosso leader di casa Bertone

Ma sempre nel 1965 l’Ingegner Stanzani ha un ruolo fondamentale nella l’architettura tecnica di quella che sarà la Miura dell’anno dopo perché nel frattempo sta piano piano maturando la staffetta con Giampaolo Dallara (che uscirà a fine 1967 dalla Lamborghini) e Ferruccio inizia a conoscere la caratura tecnica del suo giovane talento: di fatto con la Lamborghini MiuraGiampaolo Dallara è sempre Direttore Tecnico ma è un illuminato “triumvirato” a centellinare la pioggia di straordinarie scommesse: Dallara organizza la visione architettonica di un prototipo da corsa “convertito” alla strada: vasca centrale di acciaio innervata da tre scatolature longitudinali forate per la loro lunghezza. Né un monoscocca né un traliccio puro ma ben tre “moduli” integrati e lavorati in acciaio sottile (spessore inferiore al millimetro) con “dorsali” e scatolature esattamente dove serve, al punto che le “anse” della cellula abitacolo dove montare i sedili sono in realtà create dalla interferenza dei tre scatolati longitudinali (due esterni ed uno al centro); il modulo “vasca centrale” è solidale davanti e dietro a due ulteriori “moduli” scatolati nello stesso modo che sostengono dietro il gruppo motore/cambio/trasmissione; e davanti sostengono le sospensioni e il radiatore posto sul frontale come fosse una polena postmoderna. La scocca priva delle componenti pesa appena 120 chili, un record per l’epoca; ed è realizzato dalla magia canonica della Carrozzeria Marchesi (la stessa che venti anni dopo realizzerà lo chassis tubolare della “LM 002”).

Un “triumvirato” di geni sulla struttura di Miura: Dallara, Stanzani, Wallace

Tutto questo spettacolo “wild” e  nudo sembra dire al potenziale Cliente: “Hai mai visto la Tua auto da corsa targata?”, ed anche “hai mai comprato una granturismo dal di dentro?”; 

ma soprattutto lo “scheletro” di Miura sembra dire nel suo Stand al Salone del 1966: “Ehi, Commendator Ferrari: diceva, a proposito dei buoi davanti al carro?”.

Ma tutto questo ben di Dio, nudo e dunque vietato ai minori o privi di coscienza e gusto tecnico, nasce con il supporto fondamentale del giovane Paolo Stanzani, delegato al difficile ruolo di “cucire” scelte telaistiche e meccaniche in quella architettura straordinaria del V12 Bizzarrini “evoluto” a 3900 e 350 cavalli (gli stessi, benedetti, che lo “sborone” Ferruccio aveva chiesto in origine a Giotto pensando forse che il livornese avrebbe toppato…) montato trasversalmente. Insomma, se Dallara e Stanzani sono gli architetti dell’edificio “Miura”, Paolo ne è anche il capo arredatore e capo impiantista. A supervisionare e collaudare in gran segreto tutto questo è Bob Wallace: nato professionalmente in Inghilterra con la Lotus, il neozelandese arriva alla Maserati per sviluppare la Birdcage; un passaggio anche in Ferrari come capomeccanico di Phil Hill e poi nel 1963 l’approdo alla Lamborghini.

Il quell’Autunno del 1965, al Salone di Torino, la fantasia di tutti – visitatori, fotografi e cronisti, commentatori – diventa quella dimensione nuda ma essenziale e pienamente identificativa: un solido lavorato, quasi un monolite, di colore grigio canna scuro/nero satin con terminali di scarico avorio, dodici cornetti di aspirazione, quattro gomme ed il blocco motore in grigio alluminio che pur spostato dietro è il focus dimensionale ed il punto di fuga delle prospettive; il V12 60° da 3900 cc. con albero motore antiorario. 

Le leggende che ruotano intorno a quel telaio “naked” al Salone di Torino del 1966 portano ad un unico finale tracciato anche dalla storia: onore, onere e soprattutto impegno straordinario per rendere quel telaio “spaziale” qualcosa di ancora più sovrumano spetta a Marcello Gandini. 

Se Flaminio Bertoni si era ispirato ad una goccia d’acqua per la “DS” del 1955, chissà che nel suo progetto di stile il Maestro non abbia tratto ispirazione dalle comete notturne che “bucano” la dimensione stellare nel cielo notturno. 

Miura non è solo amica dell’aria ma ne è spartito musicale, un volume nel quale pare proprio che l’aria sappia dove andare a scorrere, ad infilarsi, persino sostare un attimo. 

Insieme a questo Miura è un incastonamento di idee straordinarie, dentro e fuori, senza che nessun accessorio o particolare di carrozzeria diventi incombente o indesiderato. Dire questo in generale in tema di Design auto sembra oggi scontato: ottenere questo nel 1966 con le tecniche costruttive, i materiali e i concetti dell’epoca non fu un gioco da ragazzi. Ed ecco che il secondo “peccato” di Miura è quello di essere, ancora oggi a distanza di sessanta anni, un oggetto misterioso. 

Il problema non è capire come è fatta, ma provare a spiegare quali forze soprannaturali – e come -abbiano potuto regalarci sessanta anni fa qualcosa che risulta futuristico persino oggi. Forse per questo a me pare che le celebrazioni e gli anniversari per Miurasiano stati un poco sottotono. Ma forse sbaglio; oppure no, ed allora diamoci il tempo per onorare e trasmettere a tutti gli appassionati i prossimi sessant’anni di Countach, per non sprecare altre occasioni.

Riccardo Bellumori

Nuova Volkswagen Golf 9: ultime notizie

L’amministratore delegato di Volkswagen, Thomas Schäfer, ha dichiarato che la Golf di nona generazione non arriverà prima del prossimo decennio, poiché la piattaforma elettrica SSP su cui sarà costruita è ancora molto acerba e necessita di ulteriori perfezionamenti.
A marzo Volkswagen ha mostrato il primo teaser (immagine di copertina) della Golf hatchback di nona generazione. Sarà un’auto elettrica e, molto probabilmente, si chiamerà ID. Golf; la produzione sarà avviata nello stabilimento principale della Volkswagen a Wolfsburg, in Germania, mentre l’attuale “ottava” Golf verrà trasferita l’anno prossimo da qui in Messico, dove la sua produzione continuerà per tutto il tempo necessario.

La “nona” Golf sarà costruita sulla piattaforma modulare SSP (Scalable Systems Platform) con un’architettura elettrica a 800 volt. Lo sviluppo di questa piattaforma avrebbe dovuto concludersi già entro il 2024, ma a causa di una serie di problemi all’interno del gruppo Volkswagen, la piattaforma SSP non è ancora pronta. In precedenza si pensava che il primo modello a utilizzare la piattaforma SSP sarebbe stata la Trinity, un’auto elettrica rivoluzionaria sotto tutti i punti di vista, ma nel 2024 questo progetto è stato accantonato.

L’azienda Volkswagen non ha mai indicato una data di avvio della produzione della ID. Golf (chiamiamo così il nuovo modello per ora), ma fonti non ufficiali hanno riferito che potrebbe arrivare sul mercato nel 2028. Queste voci sono state smentite questa settimana dall’amministratore delegato di Volkswagen Thomas Schäfer in occasione del summit “Future of the Car” organizzato dal Financial Times; il top manager è stato citato dalla rivista britannica Autocar. Secondo Schäfer, l’azienda non ha bisogno di una nuova Golf prima del 2030, poiché la gamma attuale soddisfa pienamente la dirigenza. Allo stesso tempo, Schäfer ha ammesso che lo sviluppo della tormentata piattaforma SSP è ancora lontano dal completamento: l’azienda vuole renderla il più flessibile possibile, economica da produrre e al contempo altamente tecnologica, in modo che i modelli costruiti su di essa possano competere con i migliori modelli cinesi.

LA NUOVA GOLF

Il problema dello sviluppo della piattaforma SSP è strettamente legato alla crisi, ancora irrisolta, della divisione IT Cariad del gruppo Volkswagen, che sta sviluppando l’architettura elettrica/elettronica di nuova generazione per tutti i marchi del gruppo e un proprio sistema operativo.

Le competenze IT di Volkswagen si sono rivelate così scarse che lo sviluppo si è protratto per anni; per accelerarlo sono stati chiamati in aiuto gli specialisti della società americana Rivian, ma il loro intervento sembra aver solo moltiplicato i problemi. In breve, per ora nulla è pronto.

Nel frattempo, l’umore nel consiglio di amministrazione e nel consiglio di sorveglianza del Gruppo Volkswagen è vicino al panico: i grandi capi capiscono che il gruppo sta affondando, ma le cause della sua crisi sono così profonde e fondamentali che non sembra possibile risolverle con i tradizionali metodi manageriali. Il margine di manovra del Gruppo Volkswagen è fortemente limitato dalla legislazione dell’UE con la sua imposizione dell’agenda ecologica e dalla complessa struttura proprietaria del gruppo, che comprende i sindacati e il governo della Bassa Sassonia — che non intendono allentare il laccio sociale che stringe il collo del gruppo.

Il principale proprietario del Gruppo Volkswagen è la famiglia Porsche-Piech, che all’inizio dello scorso decennio ha intrecciato così strettamente le società Porsche e Volkswagen che ora funzionano come un unico organismo e quindi “soffrono” insieme. Questa settimana Reuters ha riferito che la famiglia Porsche-Piech sta facendo pressione sulla dirigenza del Gruppo Volkswagen, chiedendo un adeguamento urgente del modello di business a fronte del calo degli utili. Attualmente il Gruppo Volkswagen si sta affrettando a liberarsi di tutte le attività superflue (ad esempio Porsche sta vendendo la propria quota nella joint venture Bugatti Rimac) e sta cercando di diversificare i rischi investendo in settori alternativi dell’economia, in particolare nell’industria militare e nell’intelligenza artificiale. Alla primavera del 2026 queste misure sembrano, per usare un eufemismo, un po’ tardive, ma è meglio fare qualcosa piuttosto che non fare nulla.

Intervista ad Andrea Bartolomeo Country Manager di MG Italia

Nel panorama automobilistico italiano, pochi manager hanno saputo interpretare con la stessa lucidità e velocità di lettura il cambiamento che sta attraversando il settore.

In questa intervista esclusiva, Andrea Bartolomeo – Country Manager di MG – racconta come il marchio stia ridefinendo il proprio ruolo in Italia, passando da outsider a protagonista di una nuova idea di mobilità. Un dialogo che entra nel merito delle strategie commerciali, dell’evoluzione della gamma, dell’impatto delle tecnologie elettrificate e del rapporto con una rete di dealer sempre più centrale per la crescita del brand.

Bartolomeo analizza le sfide del mercato, la trasformazione delle abitudini dei clienti e il valore del capitale umano all’interno della filiera automotive, offrendo una visione chiara su come MG intenda consolidare la propria presenza nel nostro Paese. Un confronto diretto, concreto e ricco di insight per capire dove sta andando il settore e quale ruolo giocherà MG nei prossimi anni.

Un’intervista da non perdere per chi lavora nel mondo dell’auto, per chi segue l’evoluzione dei brand emergenti e per chi vuole comprendere davvero come si costruisce una strategia vincente in un mercato in rapido cambiamento.

Nuova Audi A6 Allroad 2026: Rendering totale

La nuova Audi A6 Allroad è ad un passo dal ritorno sul mercato.

Il boom dei SUV ha travolto gran parte dei segmenti circostanti, ma Audi continua a difendere la station wagon rialzata che produce dal 1999. Una A6 Allroad Quattro di quinta generazione è in arrivo, e la conferma non è arrivata da Ingolstadt, bensì da un archivio in Australia.

La A6 Avant di quinta generazione è arrivata nel marzo 2025, mentre la berlina è stata lanciata un mese dopo. Audi non ha rilasciato dichiarazioni sulla variante fuoristrada, ma i documenti di omologazione australiani ne hanno già rivelato il nome.

Per saperne di più: 5 cose da sapere sulla nuova Audi A6 Avant

I nostri fotografi spia hanno immortalato prototipi camuffati in circolazione alla fine del 2024, e quelle immagini hanno costituito la base per i rendering ipotetici che abbiamo realizzato qui. Aspettatevi la consueta livrea Allroad: rivestimenti in plastica, piastre di protezione con finitura in alluminio anteriori e posteriori e barre sul tetto posizionate più in alto rispetto a quelle dell’auto standard.

Rendering Carscoops.com

LO STILE CROSS

I cerchi sembrano diversi, gli pneumatici sono più aggressivi e l’altezza da terra aumenta abbastanza da essere evidente accanto a una A6 Avant standard. Torna la sospensione pneumatica adattiva, che permette al guidatore di regolare l’altezza da terra su o giù a richiesta, come in tutte le precedenti Allroad.

Gli interni saranno ripresi dal resto della gamma A6. Le dotazioni dovrebbero includere un cockpit digitale a triplo schermo, un head-up display, un impianto audio Bang & Olufsen a 20 altoparlanti, climatizzatore a quattro zone e una funzione di assistenza alla chiusura delle portiere.

I documenti australiani non si limitano a confermare l’esistenza dell’auto. Come ha scoperto Drive, i nomi in codice DVKC e DYVA corrispondono rispettivamente a un diesel e a un ibrido plug-in.
Il V6 TDI da 3,0 litri mild-hybrid è già offerto nell’Audi A6 Avant in versione UE, con una potenza di 295 CV (220 kW / 300 PS) e una coppia di 580 Nm.

La potenza sarà trasmessa a tutte e quattro le ruote tramite un cambio automatico a doppia frizione S tronic a sette rapporti e il sistema di trazione integrale quattro.

La configurazione ibrida plug-in è la linea più interessante. Un TSI da 2,0 litri si abbina a un singolo motore elettrico e a una batteria da 20,7 kWh per una potenza combinata di 362 CV (270 kW / 367 PS) e un’autonomia in modalità solo elettrica di 100 km.

Sebbene Audi stia mantenendo il riserbo per ora, la nuova A6 Allroad potrebbe debuttare in Europa entro la fine dell’anno. La disponibilità in Nord America rimane un mistero, dato che la nuova A6 viene offerta esclusivamente come berlina sul mercato statunitense.

Come riportato da CarExpert, l’omologazione governativa non significa necessariamente che la nuova A6 Allroad sarà messa in vendita in Australia.

Interpellato in merito, un portavoce di Audi Australia ha dichiarato: “Nell’ambito della nostra pianificazione continua, Audi esamina e valuta regolarmente vari modelli e varianti per esplorare potenziali opportunità per ciascun mercato.

Questo processo garantisce che la nostra futura gamma di modelli sia in linea con le esigenze dei clienti locali e le condizioni di mercato. Come sempre, non tutti i modelli in fase di valutazione sono destinati o procedono all’introduzione sul mercato.”

Maserati passa ai cinesi di Maexstro?

Stellantis sta conducendo trattative con Huawei e JAC per una collaborazione con il loro marchio congiunto di grande successo, Maextro, che produce auto di lusso. Uno dei futuri nuovi modelli Maextro potrebbe essere esportato con il marchio Maserati.

Già sotto la guida dell’ex amministratore delegato Carlos Tavares, Stellantis era riuscita a stringere una collaborazione molto vantaggiosa con l’azienda cinese Leapmotor, assumendo il controllo di tutte le sue attività al di fuori della Cina. Sulla piattaforma Leapmotor apparirà presto un nuovo crossover compatto Opel, che verrà assemblato in Spagna, e non in Cina, per evitare di pagare i dazi all’importazione nell’Unione Europea. Anche altri marchi di massa di Stellantis passeranno probabilmente in parte alle piattaforme Leapmotor, poiché queste sono più moderne ed economiche rispetto a quelle sviluppate internamente da Stellantis.

L’attuale amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, vuole moltiplicare l’esperienza di successo della collaborazione con Leapmotor, per tirare fuori dai guai altri marchi di Stellantis, compresi quelli di lusso, grazie a nuove collaborazioni con aziende cinesi. Questa settimana i media economici occidentali hanno riferito che Stellantis sta conducendo intense trattative con la società Dongfeng riguardo a una possibile collaborazione reciprocamente vantaggiosa, ma non ci sono ancora dettagli su queste trattative.

LA SCELTA STRATEGICA

A loro volta, i media cinesi (in particolare CnEVPost) hanno riferito di trattative molto fruttuose tra Stellantis, Huawei e JAC. Ricordiamo che Huawei e JAC collaborano già nell’ambito dell’alleanza HIMA (Harmony Intelligent Mobility Alliance): nel 2024 hanno lanciato il marchio congiunto Maextro, il cui modello di debutto è stata la berlina di rappresentanza Maextro S800, attualmente molto richiesta in Cina, mentre il secondo modello sarà il lussuoso minivan Maextro V800.

Secondo fonti interne, il potenziale accordo tra Stellantis, Huawei e JAC prevede lo sviluppo rapido di un nuovo modello, che potrebbe entrare in produzione già nella seconda metà del prossimo anno contemporaneamente con due marchi: Maextro e Maserati. La versione Maextro sarà venduta in Cina, mentre sui mercati esteri sarà commercializzata l’auto con il marchio Maserati. L’ingegneria e la produzione saranno cinesi, mentre Maserati contribuirà al design e alla promozione. L’accordo non è ancora stato concluso, ma secondo alcune indiscrezioni lo sviluppo del modello congiunto è già in corso. Lo schema, in generale, non è nuovo ed è molto efficace, fatta eccezione per alcuni costi di immagine per Maserati.

Tuttavia, se si deve scegliere tra una morte lenta e un costo d’immagine, è meglio sopportare il costo. La strategia di sviluppo di Maserati negli ultimi dieci anni è cambiata radicalmente più volte e alla fine è arrivata a un punto morto a causa delle aspettative troppo elevate nei confronti delle auto elettriche. Nel 2024 Maserati ha detto addio contemporaneamente a tre modelli a benzina — Ghibli, Levante e Quattroporte — mentre i loro successori elettrici sono stati cancellati in quanto privi di prospettive.

Non sorprende quindi che le vendite globali di Maserati lo scorso anno siano diminuite del 24,4% a 11.127 auto. A causa delle ingenti perdite dovute al fallimento della strategia sui veicoli elettrici, Stellantis non dispone attualmente delle risorse necessarie per rilanciare Maserati: il leggendario marchio deve essere venduto oppure deve essere integrato in una struttura cinese. A quanto pare, si è puntato sulla seconda opzione: vedremo cosa ne verrà fuori.

Hyundai Tucson HEV 4WD: prova su strada

Hyundai Tucson HEV è un’auto che ha profondamente scosso il segmento dei C-SUV grazie al suo design dirompente e a una presenza scenica che non passa certo inosservata. In questa prova completa analizzeremo come il linguaggio stilistico “Parametric Dynamics”, caratterizzato dalle celebri luci a LED integrate nella griglia frontale, si sposi con una sostanza tecnologica di altissimo livello.

Il cuore di questa versione è il collaudato sistema Full Hybrid da 230 CV, una soluzione capace di muovere con agilità la massa generosa della Tucson garantendo transizioni quasi impercettibili tra il motore elettrico e quello termico. Durante la guida, la prima cosa che colpisce è l’estrema silenziosità dell’abitacolo, che trasforma ogni tragitto in un’esperienza rilassante, supportata da un cambio automatico a sei rapporti fluido e mai nervoso.

Un capitolo a parte merita la trazione integrale HTRAC, un sistema intelligente che non serve solo a scalare sentieri fangosi o innevati, ma che lavora costantemente per ottimizzare la stabilità in curva e la sicurezza su asfalto bagnato.

Lotus punta sul motore ibrido: la strategia Focus 2030

Lotus ha annunciato oggi “Focus 2030”, la sua strategia aziendale rivista che prevede una ridimensionamento dei piani relativi ai veicoli elettrici (EV) a favore di un approccio multi-motopropulsione.

Il debutto dell’Eletre X Hybrid, una versione ibrida plug-in (PHEV) della Eletre completamente elettrica, ha segnato il punto di partenza di questa svolta.

Secondo l’azienda, la nuova strategia ha lo scopo di rispondere all’evoluzione del panorama normativo e dei consumatori, che ha visto un calo della diffusione dei veicoli elettrici in alcune regioni. Il portafoglio dell’azienda comprenderà quindi modelli a combustione interna (ICE), PHEV ed EV, con una ripartizione dell’offerta elettrificata di circa il 60% di PHEV e il 40% di EV.

Aggiunge che i suoi modelli attuali continueranno a far parte della sua gamma in futuro, inclusa l’Emira (ICE) che dovrebbe ricevere un aggiornamento nelle prossime settimane per diventare ancora più potente e leggera.

Per quanto riguarda i veicoli elettrici, continueremo a vedere l’Eletre, l’Emeya e l’Evija, mentre il segmento PHEV è occupato dalla già citata Eletre X Hybrid.

IL FUTURO DEL MARCHIO

La tecnologia ibrida dell’azienda sarà inoltre ulteriormente sviluppata per l’uso in una nuova supercar attualmente denominata in codice Type 135. Destinato a debuttare nel 2028, questo modello completamente nuovo sarà dotato di un propulsore ibrido V8 da oltre 1.000 CV e sarà prodotto in Europa.

Ulteriori dettagli sulla nuova Type 135 saranno annunciati nel corso dell’anno, anche se il suo nome effettivo è già stato rivelato accidentalmente dalla stessa Lotus. Diversi media hanno notato che uno dei file multimediali allegati al comunicato stampa dell’azienda riportava “Esprit” nel nome del file, quindi questo è un mistero in meno da svelare.

Nuova BMW iX4 2026: Anteprima Rendering

La nuova BMW iX4 riscriverà le regole dei SUV coupé.

L’azienda bavarese sta preparando un nuovo crossover dal design coupé, e le ultime foto spia consentono di osservare meglio le caratteristiche principali del suo aspetto esteriore.
All’inizio dell’autunno dello scorso anno ha avuto luogo la premiere del crossover elettrico BMW iX3 di seconda generazione, diventato il primo modello di serie realizzato nel nuovo stile del marchio Neue Klasse (tra l’altro, ha battuto tutti nel concorso “Migliore auto del mondo 2026”). E a breve si aggiungerà anche una versione coupé con l’indice iX4, che diventerà un nuovo modello nella gamma BMW.

A giudicare dalle foto spia, la parte anteriore del SUV è identica alla nuova iX3, così come la plastica dei fianchi. Allo stesso tempo, il tetto della versione coupé è chiaramente più basso e nella parte posteriore è inclinato con un lunotto fortemente inclinato, che si estende praticamente fino all’estremità del cofano del bagagliaio. Nonostante la forma da coupé, le portiere manterranno i telai dei finestrini.

STILE E MOTORIZZAZIONE

La parte posteriore è realizzata nello stesso stile della iX3, mentre sull’estremità del cofano del bagagliaio sarà posizionata una modanatura orizzontale a forma di spoiler con una luce di stop supplementare integrata. Inoltre, il SUV è raffigurato con cerchi dal nuovo design.
Come la consorella iX3, il nuovo coupé iX4 sarà costruito su una nuova piattaforma modulare proprietaria con architettura elettrica a 800 volt. Si prevede che i propulsori saranno identici. In questo caso, il modello base con l’indice iX4 40 avrà un unico motore elettrico da 316 CV.

La versione più potente, l’iX4 50 con due motori elettrici, avrà 469 CV e 645 Nm di coppia. In futuro sarà disponibile anche una versione top di gamma con l’indice M, la cui potenza sarà di circa 600 CV.