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Full Electric a confronto: il primo Dowsizing UE sarà a quota Quattro e Trenta

Longitudine: 4,30. Ma non sono gradi: sono metri, e rappresentano le coordinate dimensionali più caratteristiche (la lunghezza) con cui non solo si misurano le auto ma con cui si costruiscono e delimitano i segmenti commerciali di appartenenza. 

E il Segmento “B” e “B-Suv” è in effetti quello canonico a circoscrivere appunto questa lunghezza come “punto medio” di riferimento per la categoria: abitato da cosiddette “ancora” Berline a Due Volumi (sebbene con volumetrie ed altezze degne del segmento più canonicamente “Suv”), più modelli definibili “Crossover” ed infine “Suv” a tutti gli effetti, non scarseggia certo quanto ad assortimento e proposte al Cliente finale.

E con l’arrivo di “GAC AION UT” (presentata in prima europea a Milano il 13 Aprile scorso, in una occasione in cui ovviamente Autoprove.it non poteva mancare) direi che la panoramica diquesta rappresentanza del Segmento “B” – con solo 100% elettrici da poter mettere “a singolar tenzone” gli uni contro gli altri armati- è una panoramica di tutto rispetto. 

Anzi, dico la verità: da “osservatori” di lunga data quali siamo noi di Autoprove.it sulla organizzazione di GAC (solo a titolo esemplificativo Vi ricordo il nostro Video sul Design Center ma anche il Video del Test Drive estivo in anteprima di AION UT) l’arrivo del colosso asiatico in Europa con questa loro “Full Electric” ci ha acceso un po’ il faro su questa evoluzione del Segmento “B”: pur avendo status e dimensione industriale da multinazionale (come le sue principali concorrenti di casa BYD, Geely, Chery) GAC ha scelto per l’Europa un percorso di penetrazione commerciale un poco diversa e meno “canonica” rispetto a tanti suoi concorrenti casalinghi ed orientali (Corea, Giappone) rispetto al mercato europeo: 

cioè, invece che presenziare in modo ortodosso quanti più segmenti possibili (dal vecchio “SubB” oggi curiosamente ridefinito “A” fino al comparto Ammiraglie e Maxi Suv) sul mercato, GAC parrebbe al momento voler offrire un pacchetto di Gamma rivolto ai segmenti europei più strategici, ritenendo dunque tra questi il Segmento “B” e “B-Suv”.

Ed ecco la mia curiosità: Perché????? Ed è da qui che parte l’idea di questo Titolo del pezzo: perché, a cercare nella mia memoria tutte le occasioni e le circostanze storiche nelle quali un Segmento “popolare” si è progressivamente arricchito di nuove protagoniste (allargando di parecchio lo spettro dell’offerta commerciale), quasi sempre nel durante o poco dopo si sono manifestate ondate di “Downsizing” nel processo commerciale, contrassegnate dalla massiccia azione di “sell-out” e di sostituzione da parte di una larga parte degli automobilisti di modelli di fascia (ed oneri) di taglia superiore per passare a nuove auto di taglia e rango decisamente più “ a misura d’uomo”. 

Accadeva così negli anni Ottanta quando si correva a comprare la Due Volumi da città “Uno”, “Supercinque”, “Corsa” cedendo vagonate di vecchie berline medie a tre volumi anni ‘70. Accadde negli anni Novanta quando le medie Station Wagon di Segmento “C” furono prese d’assalto da tanti proprietari delle precedenti familiari ammiraglie; e tra anni Novanta e primi anni del nuovo millennio accadde verso i Monovolume, con tanti che abbandonarono le vecchie e opulente “Ammiraglie” Sedan e Wagon.

Potrebbe apparire questo come il compendio e il teorema di questo mio articolo, ma invece ne è la giusta premessa, per riprendere più avanti questo concetto. Vorrei cioè provare a capire: l’Europa si sta preparando ad una cospicua azione di Downsizing sostituendo modelli “Big Size” con taglie medie? Se si, questo può coinvolgere più pesantemente le nuove “BEV” di Segmento “B”? E se si, in quali altri Segmenti potrebbe manifestarsi quel processo di “sostituzione con riduzione”?

E se anche questa ipotesi fosse confermata, la causa di un possibile Dowsizing di massa sarebbe dovuto, per gli automobilisti, da una ricerca di opportunità o da una condizione di “crisi”? Partiamo dunque da questo benedetto Segmento “B”.

Segmento “B” e “B-SUV” come nuovo incubatore per un futuro “Downsizing” collettivo?

Anche perché la peculiarità di molti dei modelli in questa mia rassegna, tutti selezionati in architettura full electric, è di avere anche a loro fianco in Gamma anche le rispettive cugine Hybrid – chi in versione Mild e chi in versione Plugin – dotate di motore endotermico: e questa peculiarità non è patrimonio comune a tanti altri Segmenti commerciali; e di certo non manca in questo particolare raggruppamento di mercato la maggior densità di presenza e concorrenza diretta da parte dei principali Gruppi e Brand. Insomma, la prima soglia di offerta scalare, sul mercato, di un segmento in cui il potenziale consumatore può davvero sbizzarrirsi nella scelta diremmo che è quello definito da questa misura limite di lunghezza. 

Ovviamente, perché il nostro “Panel” avesse un minimo senso, non abbiamo ragionato in termini dell’attuale composizione del Segmento B molto più abitato rispetto alla nostra selezione: ma ci siamo orientati verso modelli che rispettassero due requisiti perentori: alimentazione full electric e lunghezza massima compresa tra 4 metri e 15 e 4 metri e 30 ovviamente Berline, Suv, Crossover.

Con le AVVERTENZE, che in un ambiente mediatico abbastanza suscettibile e puritano (spesso solo per copertura allegorica) come quello nazionale, devono essere per forza preannunciate: non si tratta di un “Benchmark” costruito sulla concorrenza elettiva o perfetta tra diversi modelli. 

No, meglio fare chiarezza: questo Post è un “espositore” nel quale, come nello scaffale lineare di un Supermercato, ho deciso di mettere una a fianco all’altro i modelli di “B-Suv” che il potenziale acquirente italiano potrebbe scorgere in panoramica di gruppo non per confrontare tra loro le diverse caratteristiche ma per prendere atto delle diverse opzioni di possibile scelta dentro a questo Segmento di mercato. Che a mio avviso a breve sarà il primo livello “di accesso” per le auto di taglia “popolare” ancora annoverabili in Classe Omologazione “M1”.

Dunque nessuna concessione finale al possibile giudizio su cosa sia meglio o meno opzionare, ma solo una griglia quantitativa di dati fisici di riferimento che mi hanno consentito di “avvicinare” tra loro i modelli in elenco. 

Fatta chiarezza sugli obbiettivi “equivocabili” di questo articolo, rispondo ora alla domanda che sicuramente vorreste pormi: 

Perché una analisi di Segmento “B” sulle Full electric?

Non siamo proprio simpaticissimi alla schiera degli “EV” angelici, cioè di coloro che con maggiore ortodossia e passione fideistica hanno sperato da tempo che l’Europa volesse darci un taglio deciso alla circolazione e costruzione di nuove auto endotermiche. Di fatto noi non abbiamo mai negato – nell’ambito di una percentuale ragionevole di auto elettriche nel parco circolante usato europeo – che l’architettura “BEV” abbia i suoi bravi e legittimi punti di eccellenza e di vantaggio nella mobilità moderna; ci siamo però sempre dichiarati indisponibili a credere alla favola del totalitarismo. 

100% e subito di BEV in circolazione in Europa è un miraggio che neppure alla ennesima tirata di naso di sostanze stupefacenti un essere umano “razionale” potrebbe declinare: il che vale a pensare che una buona fetta di ossessionati dalla rivoluzione elettrica non sia poi completamente padrona del proprio equilibrio psichico.

E però gli effetti della crisi di Hormuz, le continue azioni di “guastamento” alla produzione industriale endotermica ed infine la crescente presenza in Europa di nuovi Player asiatici certamente porterà effetti nell’immatricolato di nuove auto nel Vecchio Continente. 

Ed in più noi abbiamo il vizio di proiettare e di costruire scenari ed ipotesi: io credo che la somma degli effetti (negativi) di modificazione generale su principi, abitudini e scelte dei consumatori derivante dalla serie ormai non casuale di “Stress test” all’ordine globale conosciuto (Finanza, salute, libera circolazione di merci e persone, energia, sicurezza civile, terrorismo, guerra) eserciterà un taglio strutturale all’eccesso di diversificazione e segmentazione merceologica che il consumatore occidentale ha conosciuto dal Dopoguerra. Ed oggi noi nel mercato Automotive europeo non osserviamo la classica e periodica “traslazione” settoriale che nel corso del tempo ha portato – insieme alla crescita dell’ingombro caratteristico delle carrozzerie ed alla moltiplicazione delle opzioni motoristiche – a vedere dentro uno stesso Segmento auto sempre più grandi di anno in anno. 

 

No, non è più solo questo: il mercato auto europeo si va scremando – a livello di offerta primaria da parte degli OEM – di una moltitudine di variazioni sul tema ed estensioni di offerta basate molto spesso su differenze minime di prodotto tra un allestimento o una versione e le altre.

La messa in comune, sempre più diffusa, di piattaforme tecnologiche e contemporaneamente il trend di M&A/accorpamenti/chiusura di marchi, etc porterà nel breve termine a restringere parecchio il ventaglio di scelta oggi apparentemente più variegato: probabilmente a livello di mercato Auto (intesa come categoria di omologazione “M1”) l’attuale Segmento “B” diventerà il segmento Entry Level di fatto, per chi vorrà o “potrà” permettersi un’auto. 

Sotto il Segmento “B Cars” inesorabilmente “questa” Bruxelles ci condannerà – perché ce lo chiedono i Green Bond ???- a vedere omologata una Categoria di veicoli che solo il più povero e tragico Dopoguerra tedesco ed Inglese aveva già visto prima d’ora: la categoria delle “K-Cars” (in questo caso elettriche) che – a caro prezzo rispetto al livello qualitativo del prodotto – porteranno una larga fetta di automobilisti europei verso mezzi un tempo riconosciuti molto prossimi alla Categoria “Quadricicli L7e”. Chi Ve lo avrebbe detto, vero? Passare dalla Ammiraglia al Quadriciclo…

Ed è credo la prima volta su una piattaforma di news motoristiche che trovate qualcuno che invece che raccontare menate Vi sbatte in faccia la realtà tecnica vera, fatta di Categorie di omologazione.

Molto semplice, quindi, secondo noi: la crescita del Segmento “B” avverrà a discapito della soglia di accesso del Segmento “C” che a sua volta crescerà a dimensioni minime tra almeno 4,60 e 4,80 di lunghezza; sotto e sopra questa soglia dimensionale il “Link” di collegamento sarà con prodotti monovolume o con prodotti “Premium”, sia tra nuovo Segmento “B” e “C” sia tra questo ed il Segmento “D” che ovviamente si avvicinerà alla soglia minima dei cinque metri di lunghezza. Oltre a questa soglia, ad eccezione di LCV e mezzi professionali il futuro ci riporterà alla dimensione antica del “Tailor Made” per ricchi e facoltosi Clienti: nulla di avvicinabile per il popolino…

E, ribadisco, vedo nel nuovo e prossimo Segmento “B” centrato sulla dimensione topica di lunghezza intorno ai “Quattro e trenta” il primo importante raccoglitore di permute legate sia al rinnovamento di vecchie architetture BEV e PHEV (se non di vere e proprie rottamazioni endotermiche pure) ma anche come bacino di convergenza di una buona fetta di probabile Dowsizing di molti automobilisti.

Spero con questi accenni di averVi illustrato il mio punto di vista – opinabilissimo, ci mancherebbe – solo per spiegare meglio il motivo per il quale ritengo che a breve il Segmento “B” sarà il terreno di battaglie campali tra marchi sempre più agguerriti. Avremo modo in un’altra occasione di chiarire ovviamente che non intendo sottintendere che a proliferare sarà il puro elettrico ma che la dimensione endotermica a sua volta sarà stravolta.

Ma questo “focus” acceso sulle “BEV” serve anche, a futura memoria, per provare a tracciare l’effetto eventuale di questa continuata crisi e minaccia alla disponibilità di risorse energetiche “classiche” e “fossili” sulle abitudini e sulle scelte dei consumatori. Cioè: crescita dei prezzi di benzina e gasolio alla pompa, ed eventuale riduzione delle scorte, porterà ad aumentare l’acquisto di “BEV”? Se si, è evidente che l’attuale Segmento B offre il punto di equilibrio ottimale tra soddisfazione del campo più vasto di esigenze e le disponibilità economiche dei potenziali acquirenti.

La nostra ipotesi è che molto del nuovo immatricolato BEV in Europa apparterrà al Segmento “B” e “B-Suv” attraverso azioni di sostituzione con queste ultime di gran parte del Parco Usato vecchio, endotermico ed elettrico, appartenente a Segmenti superiori. Ai posteri la verifica sulla eventualità che ci abbiamo già ora azzeccato. Perché il trend sin da subito sembrerebbe darci ragione. Su cosa? Su una ricerca di poco tempo fa che molti di Voi avranno scordato. Voi. Noi no.

Solo tre anni fa il Segmento “B” era il brutto anatroccolo delle vendite BEV in Europa

Una vecchia ricerca di “Transport & Environment (T&E) “ di due anni e mezzo fa aveva evidenziato una curiosa dinamica commerciale in Europa: praticamente i Costruttori spingevano le vendite di Full electric sui Segmenti più grandi e costosi, trascurando in conseguenza le quote nei segmenti più popolari; di fatto dunque solo il 17 % delle “EV” vendute in Europa nel 2023 proveniva dal Segmento “B” mentre il 72% proveniva dai Segmenti “C” e “D”. Bene: tre anni dopo la situazione è sempre la stessa?

Probabilmente no, visto che alla nostra “conta” il Segmento ci ha fornito venti modelli tra Marchi già presenti o previsti in arrivo nel Vecchio Continente; e a mia memoria non sono tantissimi gli attuali segmenti di mercato nei quali è presente un assortimento BEV così numeroso e soprattutto composto da modelli di auto che pur nella rispettiva identità e personalità possono essere racchiuse tutte in un metaforico “Basket” di valutazione ed analisi da un medesimo potenziale Cliente:

 

Alfa Romeo Junior,  BYD ATTO 2, Cupra Born, Fiat 600e, Ford Puma Gen-E, GAC Aion UT, Kia e-Soul, Hyundai Kona Electric, MG4, Opel Mokka, Peugeot e-2008, Renault Megane E-Tech Electric, Smart #1, Volkswagen ID.3: queste sono le “elette” in pieno rispetto delle uniche due regole auree che ho impostato per costruire il “Basket” di modelli citati in questo articolo (limiti minimi e massimi di lunghezza ed architettura BEV); a quanto sopra però permettetemi di aggiungere quattro “extra classifica” come Citroen e-C4, nuova “DS3 E-Tense”, Hyundai Kona Electric e “Nissan Leaf”; entrambe fuori categoria per limiti minimi e massimi rispetto alle soglie prestabilite; ed infine vorrei anche aggiungere almeno tre prossime “New Entry” se, come probabile, queste dovessero arrivare in Europa: Toyota Urban Cruiser, Tata Curvv EV (simpatica Suv Coupè dalle forme molto curiose) e Mahindra XUV400.

Per un totale, tra reali e papabili, di ben venti protagoniste nel nostro Panel.

Ma siccome Voi siete ancora legati al vecchio sistema di suddivisione del mercato, riepilogherei secondo “scaglioni” quella che è l’offerta attuale del mio panel: Modelli “Classici” a metà tra Berline e Crossover (Alfa Romeo Junior , Citroen e-C4 , Cupra Born, Fiat 600e, Ford Puma Gen-E, GAC Aion UT, MG4, Nissan Leaf, Renault Megane E-Tech Electric, Smart #1, Toyota Urban Cruiser, Volkswagen ID.3); ed infine Suv propriamente detti (BYD ATTO 2, “DS3 E-Tense”, Kia e-Soul, Hyundai Kona Electric, Opel Mokka, Peugeot e-2008, Tata Curvv EV, Mahindra XUV400), lasciando per un attimo l’ulteriore suddivisione in prodotto “retail” e prodotto “Premium”.

Domanda: quale è il target potenziale di Clientela interessata ad acquistare/utilizzare questo panel di BEV di Segmento “B”? 

Segmento “B” XXL: queste “BEV” surrogano auto molto più grandi e pure endotermiche.

Proviamo a rispondere: per le misure medie (come detto, si va da 4,12×1,79 mt. – lunga x larga – fino a 4,35/4,36×1,80/1,82; ma il “quadrilatero aureo” ideale in questa selezione è di poco più di 4,20 x poco più di 1,77 di larghezza specchietti esclusi ) è un pubblico di pertinenza urbana e suburbana dedicato a vita privata ma anche utilizzo familiare e professionale, grazie anche al fatto che l’abitabilità interna tocca ormai i livelli delle “Segmento C” di pochi anni fa ma l’altezza disponibile “fuori tutto” va da almeno 150 cm, a 168 cm; per il volume di carico minimo (da almeno 250 ma in media di 380/400 litri con capacità persino di triplicare a sedili posteriori abbattuti) ribadirei il concetto di uso professionale (in stile “minivan” insomma); per l’autonomia mediamente dichiarata (mediamente intorno ai 400 chilometri) rientra anche il pubblico pendolare di cinta periferica/provinciale entro i 70 Km. di raggio dalla residenza o dal luogo professionale di interesse; ma entrano anche Agenti/Rappresentanti, professionisti, Corrieri di Delivery leggero nell’Ultimo Miglio, e persino piccoli artigiani dedicati alla lavorazione o manutenzione/assistenza che possono percorrere anche distanze di “picco massimo” di centinaia di chilometri in un giorno.

Loro (tutto questo pubblico potenziale) si “ridurranno” con favore ad un possibile “Downsizing” da modelli più grandi? Come sempre, l’aggiornamento tecnologico ed industriale vede la “miniaturizzazione” non come una diminutio ma come la possibilità di avere in spazi più gestibili tutto quello che era possibile in ambiti più grandi. Ma c’è di più: la digitalizzazione (per vivibilità, gestione e sicurezza dell’auto) e l’interfacciamento con servizi di connettività e multimedialità possibili oggi su queste Segmento “B” raggiungono livelli sconosciuti a molte protagoniste di Segmento “C” o superiore vecchie anche solo di sei o sette anni.

Impossibile oggi per molti muoversi nella cinta urbana o suburbana, magari anche per lavoro, senza i supporti di connettività, telemetria, assistenza satellitare che diventano fruibili attraverso gli alert di sicurezza, il rilevamento di corpi in movimento intorno o nella semplice navigazione e comunicazione dall’abitacolo. E molto di questo è oggi nella dotazione persino di serie di tanti dei modelli indicati nel nostro Panel. Dunque, è possibile dislocare oggi dentro una di queste Segmento “B” cose e persone che prima entravano dentro una “Segmento C” o superiore? Si, è sempre stato così. Queste Segmento B offrono livelli di comfort, agibilità, fruibilità e prestazioni da segmento superiore di qualche anno fa? Si, identica risposta. E sul versante tecnologia molto spesso offrono persino di più.

L’elemento chiave, invece, della architettura elettrica lascia sempre in sospeso l’altra metà dell’equazione: la potenzialità delle risorse territoriali e della rete di ricarica: perché se da un lato l’autonomia mediamente dichiarata di queste “Segmento B” si può ritenere più che sufficiente per qualunque impegno quotidiano privato o professionale, il problema è sempre lo stesso: in un utilizzo continuativo con il classico spazio notturno o di pausa prolungata nel giorno di lavoro quale è la percentuale di successo pieno in una ricarica “convenzionale” affidabile o in una ricarica veloce effettivamente fruibile e disponibile facilmente? Bene, torneremo a parlarne, ma quello che ci incuriosisce sapere è: quanto ci abbiamo già azzeccato mesi fa, quando nel presentare BYD ATTO 2, abbiamo prefigurato questo Segmento B come uno dei luoghi elettivi di “smistamento” di un possibile e massiccio “Downsizing” per sostituzione ??

Riccardo Bellumori

Nuova Bentley Barnato 2026: Anteprima Render

La nuova Bentley Barnato porterà su strada uno stile unico e personale.

Recentemente sono state pubblicate online alcune nuove foto spia dei prototipi del nuovo SUV Bentley, il che ci ha spinto a immaginare quale sarà il suo aspetto.

Attualmente, la gamma Bentley comprende un unico SUV, il Bentayga, presentato per la prima volta nel 2015. Nell’estate del 2020 il SUV di medie dimensioni ha ricevuto un restyling programmato, mentre due anni dopo la gamma è stata ampliata con la versione a passo lungo EWB. È ormai giunto il momento di un cambio generazionale, ma invece di questo la casa automobilistica britannica sta preparando un modello completamente nuovo, che si posizionerà un gradino sotto il Bentayga.

Si prevede che la novità prenderà il nome di Barnato (in onore del pilota automobilistico britannico e uno dei proprietari di Bentley, Wolf Barnato) e diventerà il primo modello di serie completamente elettrico dell’azienda. Nel complesso, in termini di proporzioni, i prototipi assomigliano all’attuale crossover Bentayga, ma la novità sarà chiaramente più compatta nelle dimensioni. Per ora la carrozzeria è ancora piuttosto camuffata, ma si può già notare che il crossover avrà una parte anteriore completamente nuova e verticale. I fari saranno piuttosto grandi, mentre la griglia del radiatore potrebbe essere realizzata nello stile del recente concept EXP 15. Di lato si notano le tradizionali maniglie delle portiere a vista, i normali specchietti su steli e le porte senza telaio. La parte posteriore del SUV è quella più camuffata, qui si intravedono solo i fanali orizzontali stretti e l’alloggiamento della targa, situato nel paraurti posteriore.

Rendering Kolesa.ru

MOTORI E DATI TECNICI

La nuova Bentley Bernato sarà costruita sulla piattaforma Premium Platform Electric (PPE) del gruppo VW, utilizzata anche dalla nuova Porsche Cayenne Electric. Anche i propulsori potrebbero essere presi in prestito dal crossover Porsche, il più potente dei quali ha una potenza di 1156 CV e una coppia di 1500 Nm.
Il debutto della novità è previsto entro la fine di quest’anno. Nel frattempo, il mese scorso è emerso che la prima auto elettrica Bentley potrebbe essere anche l’ultima, poiché gli altri modelli elettrici sono stati cancellati.

Ford Mustang GTD: record al Ring con la Competition

La divisione sportiva Ford Racing ha annunciato una versione aggiornata della Ford Mustang GTD, che ora porta il suffisso “Competition” nel nome.

La versione Competition è omologata per la circolazione su strada, ma il suo vero elemento naturale è la pista da corsa. La Mustang GTD Competition, guidata dall’esperto pilota Dirk Müller, ha già stabilito un nuovo record al Nürburgring tra le auto sportive da strada: ha percorso il circuito nord in 6 minuti e 40,835 secondi.
Negli ultimi due mesi i media americani hanno scritto che Ford sta preparando una nuova versione della Mustang GTD, più potente e più veloce, e oggi c’è stato un annuncio ufficiale e molto clamoroso. A quanto pare, già il 24 marzo Dirk Müller ha stabilito un nuovo record al Nürburgring con la Ford Mustang GTD Competition, ma l’hanno annunciato solo ora.

Al momento la Ford Mustang GTD Competition è inserita nella classifica ufficiale dei record del Nürburgring nella categoria dei prototipi e delle auto pre-serie, poiché il suo debutto è ancora in programma e la produzione non è ancora iniziata. Tuttavia è chiaro che la Mustang GTD Competition sarà un’auto di serie, e se la trasferiamo mentalmente nella classe delle auto sportive, ecco il nuovo leader: finalmente è stato battuto il record di cinque anni fa della Porsche 991 GT2 RS Manthey Performance Kit (6 min 43,300 s)!

IL RECORD DI FORD

Ricordiamo che la Ford Mustang GTD ha debuttato nel 2023, ma è stata lanciata sul mercato solo nel 2025, quindi il modello è ancora molto giovane e, come si vede, il potenziale del telaio e del motore non è ancora stato esaurito. La Mustang GTD ha già affrontato due volte il circuito nord del Nürburgring, entrambe le volte con Dirk Müller al volante. Il secondo tentativo è avvenuto il 9 aprile dello scorso anno, quando l’auto sportiva ha tagliato il traguardo dopo 6 minuti e 52,072 secondi.

La differenza tra il nuovo record e quello dello scorso anno è davvero impressionante: si tratta di una vera e propria svolta, soprattutto considerando che la Mustang GTD è un’auto a trazione posteriore con motore anteriore. Tra le auto da strada, solo la Mercedes-AMG One ibrida a trazione integrale con motore centrale (6 minuti e 29,090 secondi) ha percorso il Nordschleife più velocemente, ma essa rientra giustamente nella categoria delle supercar.

Nel comunicato stampa Ford si legge che anche l’ingegnere della Ford Racing Steve Thompson ha percorso il Nordschleife del Nürburgring al volante della Ford Mustang GTD Competition; non è un pilota professionista e il suo totale di giri sul Nordschleife è inferiore a 40, ma il tempo sul giro è comunque molto rispettabile : 6 min 49,337 s.

Il riferimento alla corsa dell’ingegnere è stato fatto, evidentemente, tenendo conto del tempo sul giro della Chevrolet Corvette ZR1X, che l’anno scorso è stata guidata sul Nordschleife dal collaudatore della GM Drew Cattell, cioè anche lui un pilota non professionista, il cui tempo — 6 min 49,275 s, il che significa che Steve Thompson sulla Ford Mustang GTD Competition l’ha quasi raggiunto. In questo modo Ford risponde in anticipo alle potenziali critiche degli scettici sul fatto che la Mustang GTD Competition abbia stabilito il suo record grazie a un pilota professionista, mentre la Corvette ZR1X è veloce anche nelle mani di un dilettante.

A cosa si deve questo drastico aumento di velocità della Mustang GTD? Ford non ha ancora svelato tutte le caratteristiche della versione Competition, ma comunica che l’auto sportiva è diventata ancora più potente (cioè il V8 sovralimentato da 5,2 litri ora eroga oltre 826 CV) e ancora più leggera (prima la versione più leggera era la Liquid Carbon), mentre i nuovi cerchi in lega di magnesio montano pneumatici più aderenti. Inoltre, l’aerodinamica è stata perfezionata: la forma dell’alettone posteriore è stata modificata, le ruote posteriori sono dotate di copriruota in carbonio e sul paraurti anteriore sono comparsi dei canard laterali. Per gli interni sono previsti nuovi sedili alleggeriti.

La data di debutto della Ford Mustang GTD Competition non è ancora stata annunciata. Anche il prezzo è ancora sconosciuto, ma riteniamo che la versione Competition sarà notevolmente più costosa della Mustang GTD base, per la quale l’azienda chiederà negli Stati Uniti almeno 325.000 dollari.

In precedenza, ad aprile, Ford aveva annunciato che la supercar da pista a motore centrale Ford GT Mk IV era diventata l’auto americana più veloce al Nürburgring, con un tempo sul giro di 6 minuti e 15,977 secondi.

Nuova Mercedes Classe C elettrica: interni in Anteprima

Mercedes-Benz si prepara a sfidare la nuova BMW i3 con la propria Classe C elettrica, la cui presentazione ufficiale è prevista per il 20 aprile in Corea. Per stuzzicare la nostra curiosità, la casa di Stoccarda ci offre un primo assaggio degli interni della sua nuova berlina compatta di lusso, che riprende in gran parte il design della sorella GLC EV.

Il cruscotto è stato ripreso integralmente dal SUV, il che significa che si presenta come un pannello di vetro completamente piatto che ospita una serie di schermi. Se la GLC è indicativa, ci si può aspettare la scelta tra un MBUX Superscreen con display della strumentazione da 10,3 pollici e due touchscreen di infotainment da 14 pollici per il conducente e il passeggero anteriore, oltre all’enorme e ininterrotto MBUX Hyperscreen da 39,1 pollici che vedete qui. Quest’ultimo si estende da un montante all’altro e presenta una retroilluminazione a matrice per un maggiore contrasto, simile a quella della i3.

A fiancheggiare questo enorme display ci sono bocchette di ventilazione arrotondate agli angoli, mentre il bordo inferiore è delineato da luci d’ambiente e bocchette centrali rettangolari. Due caricatori wireless Qi, una manciata di pulsanti fisici e due portabicchieri disposti in avanti e indietro completano una console centrale alta e inclinata – anch’essa ripresa dalla GLC.

LE TECNOLOGIE

Mercedes sostiene che l’architettura elettrica dedicata offra più spazio che mai, con i passeggeri anteriori seduti su sedili “di fascia alta” opzionali dotati di impostazioni di memoria, regolazione lombare a quattro vie, ventilazione, massaggio dello schienale e persino una funzione “4D” di vibrazione sincronizzata con l’impianto audio. A proposito, le griglie degli altoparlanti – realizzate in acciaio inossidabile quando si seleziona l’impianto audio surround 3D Burmester – presentano un nuovo design lineare con un “rilievo tridimensionale”.

Ci sono altri materiali di alta qualità da trovare altrove, poiché l’azienda cerca di ristabilire la propria reputazione di qualità dopo alcuni modelli recenti discutibili. Anche i modelli base presentano rivestimenti in pelle “Softtorino”, mentre la pelle Nappa con perforazione “Twisted Diamond” e una versione AMG Line con cuciture laterali in stile mocassino sono disponibili come optional. È inoltre possibile scegliere tra una serie di opzioni per i rivestimenti interni, come le finiture in fibra naturale a poro aperto e in legno di betulla, e persino la fibra di carbonio.

D’altra parte, la Classe C EV si unisce alla GLC EV come secondo veicolo a presentare interni vegani certificati dalla Vegan Society. Il Vegan Package, come è noto, offre superfici morbide al tatto non di origine animale per i rivestimenti dei sedili, il rivestimento del tetto, i montanti, i pannelli delle portiere e la moquette.

MOTORE E DATI TECNICI

Inoltre, la Classe C EV è disponibile con un tetto panoramico in vetro Sky Control dotato di una funzione di oscuramento elettrocromico segmentato e 162 stelle illuminate come parte dell’illuminazione d’ambiente. Sono presenti anche numerose caratteristiche di insonorizzazione, come i finestrini anteriori a doppio vetro di serie, un’ampio isolamento acustico, supporti delle sospensioni in elastomero disaccoppiati, motori più silenziosi e un’unità di climatizzazione rivista.

La Mercedes Classe C elettrica sarà dotata della stessa architettura elettrica a 800 volt della GLC EV, consentendo una ricarica rapida in corrente continua fino a 330 kW. Si prevede che venga ripreso anche il propulsore a doppio motore da 489 CV (360 kW) della GLC400, così come una batteria NMC da 94 kWh. Mercedes dichiara un’autonomia WLTP di 800 km, significativamente superiore ai 713 km della GLC, anche se non all’altezza della i3, che vanta 900 km grazie al suo pacco batterie più capiente da 108,7 kWh.

Alfa Romeo Stelvio: quel Karma unico da “alfista” che ha ci ha stregato

Questo Post è un po’ speciale, lo ammetto: il primo di questo genere, e probabilmente non avrà molte altre occasioni per essere replicato nelle sue ragioni determinanti.

Autoprove ha dodici anni, e di auto sottoposte a Test Drive ne ha assaggiate tante. E’stato difficile all’inizio perché la pur ottima immagine di serietà e buona volontà dell’allora giovanissimo Antonio faticava a fare breccia nella naturale diffidenza di Costruttori e Dealer; ed è difficile ormai da dopo il Lockdownperché di fronte alle criticità e precarietà delle organizzazioni territoriali le auto a disposizione per motivi mediatici e di immagine sono sempre meno messe a disposizione. 

 

Ma nondimeno i dibattiti tra Antonio e me, dopo che da tempo ha accolto con grande piacere l’invito a collaborare (in un primo tempo con rievocazioni storiche ma nel seguito diventando, nel più puro e perfetto stile di Autoprove.it, un tuttofare), si sono diverse volte puntati su modelli di auto davvero interessanti da provare e di cui parlare parecchio in termini di personalità, immagine e valenza tecnologica: si, perché non ci sono solo i Marchi “generalisti” (volendoli chiamare così) come Renault, Dacia, Ford, Hyundai, Volkswagen, KGM, Isuzu, Fiat, ad aver lasciato segni nella nostra Agenda di Test Drive.

Tra rapporti continuativi, estemporanei o temporaneamente interrotti Autoprove ha recensito Maserati, Mercedes, Lotus, Mazda, Tesla, Ford Mustang, nuova Smart; ha già conosciuto importanti player asiatici retail e Premium, e dunque ha un rispettabile corredo di ricordi e archivio mediatico di modelli e Marchi di sicuro peso suggestivo. Ma tutto questo doveva, inesorabilmente, fare i conti con l’effetto magico e dirompente che Alfa Romeo ha creato in noi durante e dopo il Test Drive di Stelvio Turbodiesel Q4.

Ricapitoliamo: il Test Drive di Stelvio, maturato in seno ad un accordo con il management preposto per queste finalità dentro Stellantis, è appunto effetto della cortesia e disponibilità del Gruppo in relazione anche ad una nostra manifesta intenzione e grande interesse a poter recensire modelli di una Gamma attualmente incentrata su non tantissimi modelli ma tutti di grande pregio e portata tecnologica e prestazionale come è nella tradizione del Marchio di Arese.

 

Dunque chiuso l’accordo per il ritiro, test e riconsegna di Stelvio, Vi confessiamo che anche noi in Redazione ci siamo implicitamente interrogati sul “taglio” da dare al servizio che ne sarebbe scaturito. Fin dai primi chilometri di confidenza con il Suv sportivo di casa Alfa ci era infatti diventato da subito evidente che rispetto ad altri prodotti concorrenti persino molto più giovani di Stelvio (presentata alla fine di dieci anni fa, ricordiamo) questa signora qui non era assolutamente deficitaria o limitata in ragione della obsolescenza, come al contrario ci era capitato di leggere su qualche altra recensione. 

Alfa Romeo Stelvio, sicuri che il Segmento di mercato che abita sia proprio il …suo???

Ci siamo dunque andati a riprendere le linee guida del progetto di piattaforma “Giorgio” per capirne di più, e poter ragionevolmentechiedere: quanti altri SUV di segmento pari o persino superiore a Stelvio possono vantare una architettura così avanzata da essere rimasta quasi unica sul mercato dopo dieci anni con i suoi “plus” costruttivi (alluminio ed acciaio per gabbia, traversine e persino per le sospensioni, attacchi del motore con silent block entro l’asse anteriore, distribuzione pesi perfetta)? 

 

Quanti Suv della categoria di Stelvio hanno visto la loro genesi in spazi progettuali e di ricerca come il Maserati Innovation Lab di Modena, dove a stretto contatto e con la consegna del riserbo più totale si sono confrontati Ingegneri Maserati, Ferrari ed Alfa Romeo? Certo, la piattaforma Giorgio di Stelvio non la ammiri quando è parcheggiata ma quando ci dai sotto di sterzo ed acceleratore.

 

E man mano che gli oltre ottocento chilometri si snodavano sotto il calendario del Test Drive aumentava la piacevole sorpresa nel confutare tutta la presunta serie di “limiti” che forse un po’ troppo grossolanamente si vociferavano su Stelvio e che, grazie alla esperienza diretta, si potevano in buona parte rubricare come fandonie. O chiacchiere da Bar, al solito.

E ci siamo resi conto che le critiche facili – da “Consumer”automobilistici generici – ispirate o piegate troppo fortemente su modelli culturali o di preferenza troppo “Trendy” erano forse state – ed erano rimaste – il primo vero problema di “superficialità” grossolana con cui altri recensori avevano finito per catalogare e giudicare Stelvio. Il cui unico rischio era essere giudicato da chi non sa cosa sono i dettagli.

Salire a bordo, tra guida e voli di fantasia: Stelvio non si può spiegare senza “viverla”

Che è, metaforicamente, un po’ come giudicare un orologio automatico classico svizzero – analogico – a fasi lunari e bussola con il metro di giudizio con cui si potrebbe parlare di un palmare “consumer” con funzione di navigatore. 

Due mondi agli antipodi, ognuno dei quali da recensire con occhio ben diverso perché nessuno dei due è superiore all’altro e nessuno dei due può sovrapporsi ai gusti ed alla cultura dei rispettivi cultori e fruitori.

E, lasciatemi dire, Alfa Romeo Stelvio è stata capace anche di far risaltare il simbolico “ponte generazionale” che insiste persino tra me, Antonio ed i volenterosi ragazzi che saltuariamente si interfacciano con noi per dare una mano o a volte restituire articoli per il Blog : il simpatico “quadretto” – dentro una redazione casareccia e appassionata – che si è formato naturalmente tra generazioni e culture diverse è stato, in fondo, la rappresentazione di decenni di dibattiti tra “frange” di appassionati (o detrattori) che hanno progressivamente costruito la narrativa che ancora circonda l’immagine del Marchio di Arese; 

e anche questa magia e la sensazione piacevole che mi ha rilasciato appartiene al particolare “karma” di Alfa Romeo. Dentro quella decina di giorni scarsa di approccio tra prima, durante e dopo il Test Drive si è creato un piccolo cerchio magico intorno a Stelvio tra il sottoscritto – memoria storica di quell’Alfismo “di frontiera” che era esploso dopo il passaggio di Alfa a Fiat – e la generazione giovane; mentre Antonio – il playmaker dedicato al test – esternava le prime sensazioni molto positive che confermavano anche la mia breve presa di contatto nella quale (tanto per essere tradizionalista al massimo grado) mi ero chiesto cosa avrebbe potuto rappresentare, a livello di sensazioni di guida, poter usare in abbinamento al favoloso 2.2 4 cilindri Turbodiesel da 210 cavalli (pronti già a 3700 giri/min così come la coppia colossale da 470 Nm che arriva come una castagna ben piantata già a 1750 giri/min) un cambio a sei rapporti manuali “classico” con annessa frizione in pedaliera. 

Una ennesima dimostrazione di come questa straordinaria realizzazione in perfetta sintonia con le radici migliori di Alfa Romeo abbia saputo a tal punto prenderci la mano da portarci a creare voli pindarici ed emotivi. Alla fine, lo abbiamo ammesso, salutare Stelvio è stato un po’ duro per tutti, ma a quel punto ci rimaneva ancora spazio per la fatidica e puntuale battaglia mediatica con…gli “Alfisti”. 

Cara Stelvio, guardati dagli “Alfisti”, sempre alla rincorsa della pietra filosofale

Ed è a quel punto che abbiamo preso atto di quanto resti radicato, pretestuoso, antidiluviano e ingiustificato un certo approccio autolesionista, quando non infantile, da parte di sedicenti “Alfisti DOC” sempre pronti a legnare il Biscione per eresia o per lesa maestà.

 

Certi commenti “opinabili” (perché ancora meritevoli di risposta da parte nostra e non di giusto “ban”) sono stati quasi tutti espressi sull’onda di un preconcetto talmente banale e ripetitivo da apparire quasi tutti, questi commenti, scenografici e artificiali; e come tali ci è riuscito davvero difficile formulare risposte compiute, perché la prima obiezione da fare sarebbe stata poco cortese: “Ma di cosa state parlando se non sapete di cosa state parlando”?

Anche questo tuttavia è stato in fondo un pedaggio obbligato da pagare, per chi svolge attività Media e Social, alla causa per la quale tutta Autoprove.it è stata impegnata per diversi giorni: ammettere di non aver mai conosciuto prima un gioiello Alfa Romeo degno della sua tradizione e storia, ed in fondo poi “adottarlo” per difenderlo e ben rappresentarlo ad una opinione pubblica nella sincera percezione che a muovere la maggioranza delle opinioni o dei giudizi su molte delle ultime creazioni di Arese siano effetti e pregiudizi davvero fuori luogo e tempo. Per questo abbiamo dedicato il nostro lavoro a Stelvio parlandone come di una Instant Classic. Ma certamente ci siamo resi conto di una cosa: per fortuna esistono ancora Brand e modelli che possono e debbono essere raccontati non secondo prassi comune ma centrando esattamente contesto, tono e messaggio da condividere con il pubblico

Con Stelvio sentiamo di esserci riusciti benissimo, ed è stato il nostro modo per scusarci con una bellissima forma di Alfa Romeo: per non essere stati in grado di poterla raccontare correttamente mai prima d’ora. Serviva e bastava semplicemente averne l’occasione.

Riccardo Bellumori

Nuova Honda Insight 2026: il Ritorno

La Honda Insight con motore ibrido ha debuttato nel 1999, la seconda generazione è apparsa nel 2009, ma nel 2014 la produzione è stata interrotta. Honda ha riportato in vita il modello nel 2018, anche se come berlina ibrida, il cui parente più prossimo era la Civic; la produzione di questo modello è stata interrotta nel 2022. All’inizio di marzo 2026 l’azienda ha annunciato il ritorno dell’Insight in Giappone, anche se questa volta il nome è stato assegnato a un crossover con carrozzeria in stile coupé e propulsione completamente elettrica.

In realtà, sotto le spoglie della Honda Insight di quarta generazione, sul mercato interno del marchio si è deciso di vendere il SUV Honda e:NS2, prodotto negli stabilimenti della joint venture Dongfeng Honda in Cina. Da notare che in Cina questo modello ha un gemello chiamato e:NP2, prodotto dalla joint venture GAC Honda. Le vendite di entrambi i modelli nel paese di produzione si sono rivelate scarse, di conseguenza sono stati sostituiti dalla nuova famiglia “verde” – Honda Ye.
La commercializzazione della Honda Insight in Giappone inizierà domani, 17 aprile 2026. È noto che il crossover sarà commercializzato qui in edizione limitata – solo 3000 esemplari, in un’unica versione. Il prezzo di questo crossover-coupé sul mercato interno è pari a 5.500.000 yen. Ricordiamo che in precedenza il modello era apparso anche in Thailandia, con il nome di Honda e:N2.

DATI TECNICI

Secondo il sito ufficiale Honda in Giappone, la lunghezza fuori tutto della versione locale del crossover è di 4.785 mm, la larghezza di 1.840 mm, l’altezza di 1.570 mm e il passo è di 2.735 mm. Non ci sono differenze estetiche rispetto alla versione cinese: il crossover-coupé presenta gruppi ottici simili con “zanne” sul bordo esterno, logo illuminato, strisce orizzontali che ricordano delle “persiane” in entrambi i paraurti e uno spoiler bicolore nella parte superiore del portellone.

La Honda Insight in Giappone è dotata di cerchi da 18 pollici, portellone elettrico con funzione di apertura senza contatto, tetto apribile, display a proiezione, riscaldamento del volante e di tutti i sedili, sistema di profumazione dell’abitacolo, dashcam di serie, telecamere a 360 gradi, oltre al pacchetto di sistemi di sicurezza e di assistenza alla guida Honda Sensing.

L’abitacolo della versione SUV per il Giappone si distingue solo per la diversa posizione del volante a tre razze leggermente “appiattito” con pulsanti fisici. Dietro di esso si nota un display stretto e allungato orizzontalmente, che funge da quadro strumenti virtuale, mentre al centro del cruscotto si trova il touchscreen del sistema di infotainment; inoltre, il SUV è dotato di un impianto audio Bose con dodici altoparlanti.

La tecnologia della Honda Insight è la stessa della Honda e:NS2 cinese. Il SUV è equipaggiato con un unico motore elettrico da 204 CV, posizionato sull’asse anteriore, con una coppia massima di 310 Nm. Il modello è dotato di una batteria da 68,8 kWh, con un’autonomia massima di 535 km (secondo il ciclo WLTC).

Ricordiamo che in precedenza era stato reso noto che Honda intende iniziare a fornire in Giappone i crossover Passport TrailSport prodotti negli Stati Uniti (il modello è stato presentato nel novembre 2024).

Nuova Lexus ES 2026: Anteprima

L’ottava generazione della Lexus ES è stata presentata per la prima volta al Salone dell’Auto di Shanghai 2025 ed è stata finora lanciata nei mercati con guida a sinistra. Realizzata sulla piattaforma Lexus GA-K, segna la prima volta in cui la ES è disponibile con un propulsore completamente elettrico, oltre alle varianti ibride dotate di motore a combustione interna.

MOTORE E DATI TECNICI

La Lexus ES è stata presentata con due diverse varianti elettriche. Costruita su una piattaforma a 400 V, la ES elettrica può essere ricaricata fino a 150 kW in corrente continua e utilizza un pacco batterie da 74,7 kWh. La ES350e a trazione anteriore eroga 224 CV (165 kW) e ha un’autonomia di circa 685 km secondo il ciclo CLTC cinese, incredibilmente permissivo, mentre la ES500e offre trazione integrale a doppio motore e 343 CV (252 kW), con un’autonomia leggermente inferiore di 610 km.

Per chi vuole restare fedele alla motorizzazione a combustione interna, la ES è disponibile sia nella versione a trazione anteriore che in quella a trazione integrale: una ES300h da 197 CV con motore 2.0 aspirato, una ES300h AWD da 201 CV e una ES350h da 247 CV con motore 2.5 aspirato.

La produzione inizierà nel nuovo stabilimento Lexus in costruzione a Shanghai, che dovrebbe essere pronto nel 2027.

Nuova Toyota Yaris Cross 2026: Anteprima Restyling

La Toyota Yaris Cross destinata al mercato europeo è stata nuovamente aggiornata per il 2026, dopo un precedente restyling nel 2024. La Yaris Cross 2026 è prodotta in Francia e sarà disponibile nel continente nelle versioni Mid, Mid+, High e GR Sport.

L’ultimo aggiornamento apporta modifiche allo stile e alle specifiche dell’equipaggiamento, con opzioni di trazione anteriore e integrale nelle versioni da 130 CV/185 Nm e 116 CV/141 Nm del suo motore a benzina a tre cilindri in linea da 1,5 litri aspirato, entrambe abbinate a un CVT.

A guidare i cambiamenti estetici nella parte anteriore è la nuova griglia con motivo a nido d’ape in tinta con la carrozzeria, contrastata da una sezione inferiore nera che si unisce ai passaruota anteriori allargati per “mantenere un forte carattere da SUV”. A questa si aggiungono i fari a LED ridisegnati con luci diurne integrate, mentre i nuovi cerchi misurano 17 pollici sulla variante Mid+ e 18 pollici sulla variante High.
L’equipaggiamento dell’abitacolo della Yaris Cross 2026 nella variante Mid+ include ora un sedile progettato per offrire un miglior comfort e un miglior sostegno laterale, precedentemente riservato alla variante High.

La variante High introduce ora un rivestimento SakuraTouch parzialmente in pelle che incorpora PVC di origine vegetale e materiali riciclati per aiutare a ridurre le emissioni di CO2 legate alla produzione dei materiali del 95% rispetto alla vera pelle, afferma Toyota.

MOTORI E TECNOLOGIE

Le varianti Mid+ e superiori sono dotate di illuminazione d’ambiente e caricatore wireless per dispositivi, mentre la versione High aggiunge un portellone posteriore elettrico. La variante GR Sport introdotta nella gamma Yaris Cross è equipaggiata con il propulsore Hybrid 130, che indica le specifiche sopra menzionate di 130 CV/185 Nm, mentre l’allestimento base Mid è ora l’unica variante della Yaris Cross con il propulsore Hybrid 115 (116 CV/141 Nm).

Descritta come “ispirata ai numerosi successi in Campionato del Mondo di Toyota Gazoo Racing”, la Yaris Cross GR Sport presenta caratteristiche esterne e interne specifiche per questa variante, insieme a sospensioni ricalibrate per una maneggevolezza più precisa. È dotata di un paraurti anteriore esclusivo e di cerchi in lega da 18 pollici lavorati a due tonalità, mentre all’interno presenta sedili sportivi con rivestimento in pelle scamosciata, loghi GR e inserti GR Sport.
Per quanto riguarda le funzioni di sicurezza e assistenza alla guida, la suite Toyota Safety Sense aggiunge di serie il freno di assistenza al parcheggio sulle versioni Mid+ e superiori, mentre la versione High aggiunge il monitoraggio degli angoli ciechi.

L’infotainment della Yaris Cross 2026 include di serie il sistema multimediale Toyota Smart Connect con navigazione basata su cloud, riconoscimento vocale e assistente vocale; Apple CarPlay e Android Auto wireless garantiscono la connettività con gli smartphone.

Costruita presso la Toyota Motor Manufacturing France, la Toyota Yaris Cross 2026 sarà in vendita in Europa alla fine di questo mese.