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Opel e Leapmotor insieme per il nuovo modello

Opel, parte del gruppo Stellantis, ha annunciato ufficialmente un nuovo crossover compatto basato su una delle piattaforme dell’azienda cinese Leapmotor; la produzione inizierà nel 2028 nello stabilimento spagnolo di Opel a Figueruelas, nella provincia di Saragozza.
Già nell’autunno dello scorso anno fonti non ufficiali avevano riferito che alcuni nuovi modelli Opel sarebbero stati basati sulle piattaforme Leapmotor. All’inizio di quest’anno, sempre da fonti non ufficiali, è emerso che anche altri marchi di massa appartenenti a Stellantis potrebbero passare in parte alle piattaforme Leapmotor. Ora tutto ciò è stato confermato ufficialmente. Il primo modello sulla piattaforma cinese sarà un crossover compatto Opel. L’adozione delle piattaforme Leapmotor da parte di altri marchi Stellantis è ancora in fase di discussione.

Il prossimo crossover compatto Opel sulla piattaforma Leapmotor sarà prodotto a partire dal 2028 nello stabilimento di Figuera, in Spagna, che attualmente produce le relative utilitarie a tre porte sulla piattaforma francese CMP: Opel Corsa (generazione F), Lancia Ypsilon e Peugeot 208. Nello stesso stabilimento, già quest’anno o all’inizio del prossimo, verrà localizzato il crossover compatto Leapmotor B10, in vendita ufficialmente in Europa dall’estate dello scorso anno. La registrazione in Spagna consentirà alla Leapmotor B10 di evitare i dazi maggiorati che l’Unione Europea applicherà a partire dal 2024 alle auto elettriche di produzione cinese.

LA GAMMA LEAPMOTOR

La Leapmotor B10 è costruita sulla piattaforma modulare Leap 3.5, la sua lunghezza fuori tutto è di 4515 mm. Stellantis non ha ancora svelato la piattaforma del futuro crossover compatto Opel, ma si sa che anche la sua lunghezza sarà di circa 4,5 m, e le proporzioni della carrozzeria nell’unico rendering ufficiale (immagine di copertina) sono molto simili a quelle della Leapmotor B10. In breve, è quasi certo che questo crossover Opel sarà basato sulla piattaforma Leap 3.5.

Perché allora bisogna aspettare così a lungo, fino al 2028, per il nuovo crossover Opel? Perché in Stellantis hanno deciso che il badge engineering è comunque troppo primitivo e non fa bene alla reputazione di Opel, quindi per il nuovo crossover nella sede centrale di Opel a Rüsselsheim (Germania) verrà ideato un nuovo design e qui verrà messa a punto la parte meccanica «nelle migliori tradizioni europee». La rivista britannica Autocar precisa che il nuovo crossover avrà un nome preso dall’archivio Opel e che nell’abitacolo ci sarà un numero sufficiente di pulsanti fisici (nella Leapmotor B10 praticamente non ce ne sono).

Ad aprile è stato reso noto che Stellantis sta riducendo di oltre un terzo il personale ingegneristico presso la sede centrale di Opel a Rüsselsheim, ma gli specialisti che rimarranno saranno sufficienti per adattare in modo ottimale la piattaforma Leapmotor al nuovo crossover.

Nel comunicato stampa ufficiale si sottolinea che il nuovo crossover Opel non sostituisce il modello Grandland di seconda generazione (piattaforma STLA Medium, lunghezza fuori tutto 4650 mm), ma ne rappresenta un’alternativa più accessibile.

Opel Grandland costa attualmente in Germania a partire da 37.990 euro, mentre la Leapmotor B10 parte da 29.900 euro per la versione elettrica e da 32.400 euro per quella ibrida plug-in. La versione ibrida plug-in della Leapmotor B10 è stata lanciata nell’aprile di quest’anno.

Inoltre, oggi è stato annunciato ufficialmente che, nell’ambito della joint venture Leapmotor International fondata nel 2023, la società Stellantis potrebbe cedere a Leapmotor lo stabilimento spagnolo di Villaverde (uno dei quartieri di Madrid), che attualmente produce la Citroen C4 di terza generazione, le cui vendite sono piuttosto fiacche. Se l’accordo in questione verrà raggiunto, lo stabilimento di Villaverde passerà a Leapmotor nel 2028, dopo la fine della produzione della Citroën C4.

Non si sa ancora cosa Leapmotor intenda produrre in questo stabilimento. Non ci stupiremmo se si trattasse della nuova Citroën C4 sulla piattaforma Leapmotor.

Hyundai Ioniq 9 PRO e CONTRO dalla prova su strada

La Hyundai Ioniq 9 si presenta come una visione del futuro su quattro ruote: linee pulite, proporzioni imponenti e dettagli curati che la rendono immediatamente riconoscibile. Salendo a bordo si percepisce subito l’attenzione al comfort e alla qualità dei materiali: sedili avvolgenti, spazio generoso per passeggeri e bagagli, e un’abitabilità pensata per viaggi lunghi senza compromessi.

Ecco tutti i pro e contro dalla prova su strada.

I 100 anni di Maserati: facciamo che il 21 Maggio sia una rinascita

Tempi difficili per Maserati: l’anno 2025 è stato pessimo, ed ha seriamente messo in crisi gli exploit commerciali ed il recupero che il Marchio modenese è riuscito a fare pazientemente – con la spinta propositiva soprattutto di Luca Cordero di Montezemolo – dentro un ventennio in cui dal passaggio da De Tomaso al Gruppo Fiat la rinascita del Tridente si è consolidata nella uscita di “Quattroporte V°” nel 2003. Con lei Maserati è finalmente tornata nel segmento di mercato che gli spettava di diritto, per poi dare seguito alla versione “ridotta” Ghibli. 

Da inizio del nuovo millennio ad oggi la progressione di Maserati rispetto al passato è stata prima relativa (recupero quote, riduzione dei passivi, aggiornamento ed ampliamento gamma) e poi assoluta (accesso a nuovi mercati, arrivo nuovi modelli, consolidamento branding e ritorno del prestigio storico). 

La “cura Stellantis” ha invece, di colpo, abbattuto i trend e le performances in crescita: colpa della “variabile elettrica”, del cambio di paradigma su allestimenti e versioni, dell’abbandono di motorizzazioni iconiche? Colpa della diversa percezione del target di clienti potenziali? Colpa della sostituzione della Gamma classica con una radicalizzazione sulla architettura Suv? 

Tutto questo e forse altro, in aggiunta: il disordine strategico e leaderistico in Stellantis, la cura da cavallo sulla riduzione dei costi, le velate allusioni al rischio cessione di uno dei Marchi più prestigiosi, nobili e storici d’Europa e del mondo dell’Auto. E, non ce ne voglia la nuova classe dirigente Stellantis: prima della fusione i conti di Maserati ce li invidiava l’Europa; in meno di due anni e mezzo (all’alba dell’uscita di Tavares) la situazione si è ribaltata. Solo casualità o errore imperdonabile di paradigma strategico?

Sta di fatto che tra le date fondamentali per la vita ed il destino di Maserati ce n’è una proiettata al prossimo futuro: il 21 Maggio, in particolare, quando il nuovo CEO di Stellantis imbastirà all’ “Investor’s Day” la relazione sul quadro di riferimento e sulla strategia da mettere in atto per il rilancio del gioiello modenese. Con una sola premessa scritta sulla pietra: Maserati non si cede. 

21 Maggio 2026: quasi 1201 mesi dopo un’altra data fondamentale per il Tridente, quel 25 Aprile del 1926 in cui alla Targa Florio un giovane Alfieri portò al debutto la vera prima Maserati di sempre, la capostipite elettiva. 

Ma prima ancora cosa è accaduto? Che sei ragazzi geniali ed intraprendenti, o meglio tre di loro (Alfieri, Ernesto, Ettore)creano il link iniziale per questa storia leggendaria aprendo a Bologna – in pieno Centro Storico, a Vicolo de’ Pepoli 1/A – la propria Officina.

Era il Primo Dicembre del 1914 e la fontana del Nettuno diede l’ispirazione per quel marchio evocativo e inconfondibile in cui campeggia il tridente che nessuno può confondere: il simbolo del logo disegnato da Mario Maserati e dal 1926 applicato come effige ufficiale delle nuove auto dei tre fratelli.

La fama di questi e le magie artigianali di elaborazione e gestione sportiva delle Isotta Fraschini – che il marchio milanese aveva accordato loro in un rapporto ufficiale di manutenzione e trasformazione agonistica – si era diffusa e l’attività era cresciuta al punto che Vicolo de’ Pepoli non bastava più; e così i tre fratelli aprirono nel 1919 una nuova sede in Via Emilia Levante a Pontevecchio. 

Tipo 26, l’origine della specie divina

Nel frattempo però l’intermezzo bellico impatta parecchio sulle attività sportive dei fratelli, e dunque Alfieri si trasferisce a Milano aprendo un piccolo opificio di “candele” per auto (ovviamente non proprio uguali all’epoca a quelle moderne) che poi trasferisce proprio nel nuovo capannone a Pontevecchio. Da qui nel 1926 – esattamente un secolo fa – uscì la Maserati “Tipo 26”, la prima vera figlia del Tridente; cioè, per essere precisi non era “originaria” Maserati. 

Infatti si trattava di una Diatto, cioè di un prototipo da Gara creato da un altro marchio storico torinese ormai scomparso. Solo che Diatto, nel 1926, aveva deciso di ridurre l’impegno sportivo dentro una organizzazione che da anni era entrata in contatto con Alfieri Maserati. 

Alfieri, ottimo pilota dentro la squadra ufficiale, cresce in carriera fino a diventare Direttore Sportivo e interfaccia tecnico sportiva con il Reparto Tecnico nella progettazione di un motore ad otto cilindri e compressore volumetrico da quasi due litri e 160 cavalli. 

E siamo così arrivati al 1925/1926 quando la Tipo 30 Sport viene ceduta in circa dieci unità completamente motorizzate ad Alfieri. Lui porta il materiale a Pontevecchio, dove un telaio viene rielaborato, rivisitato, ricarrozzato ed il motore potenziato. L’auto esce il 14 Aprile 1926 nello stupore generale, e debutta alla Targa Florio del 25 Aprile, vincendo la categoria. L’inizio della leggenda.

La scissione con la famiglia Orsi

A San Lazzaro di Savena, tra il 1954 ed il 1968, si apre il nuovo capitolo dell’avventura dei Maserati: la nuova proprietà di Adolfo Orsi finisce ai ferri corti con i fratelli Maserati – che avevano bisogno di liquidità aprendo al ricco industriale dell’acciaio le porte della società – costringendoli a cedere tutte le quote residue della “Fratelli Maserati” per fondare le “Officine Specializzate Costruzione Automobili – O.S.C.A.” cui faranno seguito anni di imprese straordinarie, come le vittorie di Sebring e di Le Mans. La Osca nel frattempo chiude nel 1968 ma continua anche la parabola della Maserati sotto la gestione Orsi; quando a San Lazzaro la storia della O.S.C.A.” finita nelle mani di MV Agusta si chiude per sempre, anche la vicenda Maserati vive la sua parentesi nera con l’ingresso di Citroen che a Modena (dove nel frattempo gli Orsi avevano trasferito la sede aziendale) aveva avviato una Joint Venture per la realizzazione di piattaforme meccaniche per poi aumentare la quota di controllo passando alla maggioranzaassoluta.

E’ – o sembra essere – l’inizio della fine: si spegne un sogno a Via Emilia 245 a San Lazzaro di Savena (dove nel 2015 è stato inaugurato “Largo Osca Fratelli Maserati” per celebrare i circa 5.000 metri quadri di quegli  impianti sormontati dalla iscrizione sulla facciata “Fratelli Maserati Automobili O.S.C.A.”); e si era spento già nel frattempo Vicolo de’Pepoli a Bologna, e anche l’ultimo simbolo Maserati a Bologna (l’edificio di Pontevecchio in frazione Alemanni poco fuori Porta Mazzini, alla periferia di Bologna) inizia ad essere svuotato per poi finire demolito interamente, paradosso della storia o della didascalia, nel novantesimo anno della Tipo 26.

Cosa altro rischiavano i tifosi e gli appassionati, di più e di peggio? Beh, ora (siamo nel 1975/1976, mezzo secolo fa) a rischiare era tutto l’impianto di Modena con la sede e lo stabilimento di Via Ciro Menotti. Ma prima, molto prima, sono passati gli anni Cinquanta: Maserati si ritaglia angoli di Paradiso mediatico con la sinergia di un nume tutelare ingegneristico come Giulio Alfieri; è lui la mente tecnica dietro a motori e telai della auto da competizione; è lui anche il fautore di quel cambio copernicano che spinge Maserati nell’Eden delle auto sportive di grande lusso. 

E’ Alfieri ad esempio a cucire addosso allo Scià di Persia come un abito sartoriale la 5000 GT, ed è sempre lui a teorizzare la grande dinastia della Quattroporte. 

Ma il problema di Maserati era che probabilmente la cura, la lentezza e la complicazione tecnologica e costruttiva non consentiva mai un punto di pareggio; per questo nasce la possibilità e un po’ l’esigenza da fine anni Sessanta di appoggiarsi ad un “vero” Gruppo industriale Automotive. 

L’avvio della Joint Ventures con compartecipazione asimmetrica di quote societarie diventa il lasciapassare per l’acquisizione da parte di Citroen della maggioranza di Maserati facilitata dai problemi di bilancio in aumento e dai conflitti politico-sindacali della vigilia del ’69.

Alfieri rimane, fedele e devoto al Marchio che amava, ma le direttive francesi su gamma motorizzazioni e scelte commerciali sono a tal punto schizofreniche da smontare anche il più entusiasta dei dirigenti e collaboratori; anche perché nel frattempo Citroen (passata per il suo 49% sotto il controllo di Fiat dal 1969) era a tal punto sotto l’occhio del ciclone politico in Francia (il cui Governo all’Eliseo vedeva come fumo negli occhi la possibilità che Torino acquisisse dalla Michelin ulteriori quote azionarie in grado di garantire al Gruppo Fiat il controllo di un patrimonio industriale transalpino) che Parigi finanziò il riacquisto da parte di Michelin del 49% di azioni in possesso agli italiani per poi agevolare Peugeot nell’acquisto del 100% di Citroen. 

A questo punto della storia non esistono più Marchi e storie di Auto ma pedine di un Risiko: la posta in gioco nel frattempo (abbiamo passato da pochissimo il 1973 della crisi energetica) è diventata la sopravvivenza dei Marchi e dei modelli di auto sportive particolarmente assetate di benzina. PSA si trova in pancia un Marchio Maserati in bolletta, e a questo punto Peugeot avvia la amministrazione controllata (cioè l’anticamera del fallimento o della liquidazione) minacciando seriamente la chiusura del Tridente, la smobilitazione da Modena e la possibile rinascita di qualcosa in Francia. Ora, mezzo secolo dopo, quanti di Voi concepiscono cosa questo avrebbe comportato per la stessa storia dell’auto italiana se davvero fosse accaduto?

Il cavalcavia degli innamorati, da mezzo secolo, è salvo

Lo abbiamo detto già diverse volte: anni fa scoprii da un autista della rete di autobus pubblici di Modena che vi era un cavalcavia alla sinistra del Palazzo Maserati – guardandolo proprio di fronte – che passa sopra uno scorcio dello Stabilimento, orgoglio e ancora riferimento per milioni di estimatori nel mondo. 

Quel cavalcavia è allo stesso tempo un piccolo segreto e un grande patrimonio distintivo e di appartenenza; da allora dopo averlo scoperto io l’ho ridenominato “Ponte degli Innamorati”; perché chi apprezza Maserati non può essere che un suo innamorato. 

E grazie alla follia, alla furbizia ed alla indomabilità di un innamorato di auto e di Maserati – Alejandro De Tomaso, il re di Canalgrande – nel 1976 si compiva un “blitz” che garantiva a Maserati la sopravvivenza. Ed insieme questo “blitz” merita di essere annoverato negli annali di Risiko finanziario. Sul Marchio del Tridente De Tomaso compie una sorta di piccolo capolavoro diplomatico: insinua nei francesi di PSA, prossimi alla ipotesi di chiusura della Casa di Modena, l’allarme di un pregiudizio storico ed insieme politico di ripulsa del prodotto auto francese in Italia (un po’ quello che anni dopo spingerà le quattro Case Giapponesi al salvataggio a spese proprie di Harley Davidson in America).

E pur di favorire quello che a Parigi appare a quel punto come uomo della Provvidenza, PSA decide di dirigere diverse centinaia di miliardi di Lire di prestito ponte verso De Tomaso per……”finanziargli” l’acquisto della Maserati. Può esistere negli annali una operazione finanziaria più machiavellica di questa? Ipotetici liquidatori di un Marchio auto che arrivano a finanziare l’aspirante aquirente contro il pregiudizio mediatico di un fallimento. Poche volte Vi è capitato e Vi capiterà di leggere di simili colpi di genio. 

 

E se voglio lasciare scritte, come sulla pietra, parole in cui credo e che contrastano con tanta della letteratura comune: grazie Alejandro De Tomaso per aver salvato Maserati dalle mani di PSA. Mezzo secolo dopo voglio sperare che quell’incubo non si ripeta, spettabile Ingegner Antonio Filosa.

Le nostre speranze sono riposte in Lei. Faccia del 21 Maggio 2026 il giorno della nuova dichiarazione di Indipendenza di Maserati. Facciamo che un simbolo inossidabile del patrimonio storico dell’auto italiana torni ad essere grande. Buon secolo passato, Tridente; e tanti secoli a venire, è l’aspicio di centinaia di milioni di Tuoi amanti nel mondo

Nuova Lamborghini Fenomeno Roadster: icona V12

La nuova Lamborghini Fenomeno Roadster è semplicemente unica.

Sant’Agata Bolognese vanta una tradizione particolare per quanto riguarda i suoi modelli «Few-Off». Ogni pochi anni, Lamborghini lancia una serie limitata che funge da vetrina per la tecnologia e il design. È così che sono nati la Reventón nel 2007, la Veneno nel 2013, la Centenario nel 2016 e la Sián nel 2019. L’ultima arrivata è la Fenomeno Roadster, presentata ufficialmente il 9 maggio 2026 durante la seconda edizione della Lamborghini Arena, all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola.

La Fenomeno Roadster è la versione cabriolet della Fenomeno Coupé svelata nel 2025 e sarà prodotta in una serie limitata di 15 esemplari, tutti già destinati a una selezione di clienti abituali del programma Few-Off. Ogni esemplare è dotato di un sistema ibrido plug-in che combina un V12 aspirato da 6,5 litri con tre motori elettrici per raggiungere una potenza combinata di 1.080 CV, rendendola la cabriolet più potente mai prodotta da Lamborghini.

La Fenomeno Roadster continua una tradizione che il marchio stesso ha inaugurato con la Reventón Roadster nel 2009 e che si è evoluta con ogni generazione. Rispetto ai suoi predecessori, tuttavia, questo nuovo modello segna un cambiamento sostanziale: è la prima cabriolet Few-Off con sistema ibrido plug-in nella storia di Lamborghini.

Dal 2023 il marchio italiano utilizza l’acronimo HPEV (High Performance Electrified Vehicle) per denominare questo tipo di tecnologia, che ha debuttato con la Revuelto e che ora equipaggia anche la Fenomeno Roadster. Finora, le V12 Few-Off Roadster erano esclusivamente termiche. Con la Fenomeno si conferma che l’architettura a dodici cilindri ha un futuro nel marchio italiano, ma in versione ibrida.

L’approccio estetico segue le chiavi identificative del Centro Stile Lamborghini, diretto da Mitja Borkert e che quest’anno festeggia oltre due decenni come reparto di design proprio del marchio.
La carrozzeria sfoggia per la prima volta il colore Blu Cepheus, una verniciatura blu intenso pensata come omaggio alla Miura Roadster del 1968, abbinata a un accento Rosso Mars che percorre la parte inferiore del veicolo. La combinazione cromatica non è casuale: il rosso e il blu sono i colori storici della città di Bologna, dove Lamborghini ha la sua sede.

DATI TECNICI

Il cuore della Lanborghini Fenomeno Roadster è un motore V12 aspirato da 6,5 litri che eroga da solo 835 CV a 9.250 giri/min e una coppia massima di 725 Nm a 6.750 giri/min. Si tratta del V12 aspirato più potente mai montato da Lamborghini su un modello di serie, con una potenza specifica che supera i 128 CV per litro, un traguardo storico per Sant’Agata.

Questo motore termico è affiancato da tre motori elettrici: due sull’asse anteriore e uno integrato sopra il cambio automatico a doppia frizione a otto rapporti (8DCT). I tre motori garantiscono funzioni di torque vectoring, frenata rigenerativa e propulsione aggiuntiva. La batteria agli ioni di litio ha una capacità di 7 kWh, sufficiente per la modalità elettrica pura a bassa velocità.

L’insieme eroga i citati 1.080 CV di potenza combinata, che consentono di accelerare da 0 a 100 km/h in 2,4 secondi, da 0 a 200 km/h in 6,8 secondi e di raggiungere una velocità massima superiore a 340 km/h.

La frenata è affidata a un sistema CCM-R Plus in carbonio-ceramica sviluppato a partire da tecnologie derivate dalle competizioni, con dischi in fibra di carbonio lunga incorporata in una matrice di carbonio e un rivestimento specifico che ne aumenta la durata in caso di uso intensivo in pista.

Aerodinamica: la sfida della cabriolet

Trasformare una Fenomeno Coupé in una Roadster senza perdere in efficienza aerodinamica è stata la principale sfida tecnica del progetto. Lamborghini ha completamente ridisegnato la parte superiore del veicolo per mantenere valori di carico aerodinamico, stabilità ed equilibrio praticamente identici a quelli della Coupé.

La cabriolet incorpora un nuovo deflettore sopra il parabrezza che incanala l’aria sopra l’abitacolo e la dirige verso una nuova copertura del motore completamente ridisegnata. Questa soluzione compensa l’assenza del condotto S-duct che caratterizzava la Fenomeno Coupé, mantenendo un flusso d’aria fredda verso il V12 anche in condizioni estreme.

Nuova Renault 4 Plein Sud: Anteprima

Il crossover «del sud»: la Renault 4 Plein Sud è ora in vendita, i prezzi sono stati resi noti
La versione cabriolet è disponibile sul mercato europeo in due allestimenti: Techno e Iconic.
L’azienda francese ha iniziato a sviluppare la Renault 4 rivisitata già nel 2021, mentre la presentazione ufficiale del nuovo SUV è avvenuta nell’ottobre del 2024. Inoltre, sono state presentate subito sia le versioni standard che quelle cabriolet. Sul mercato europeo, le vendite della “normale” Renault 4 E-Tech Electric sono iniziate all’inizio di marzo 2025, mentre ora è stato annunciato l’avvio dei preordini per le versioni “meridionali” con l’aggiunta di Plein Sud al nome.
Il nome della versione – Plein Sud – dal francese si traduce come «esattamente a sud». È pensato per alludere alla direzione in cui si desidera andare in auto con il tettuccio aperto, per godersi il più possibile il sole e il cielo senza nuvole. Questo crossover è dotato di un tetto in tela con azionamento elettrico, lungo 92 cm e largo 80 cm. Con il tetto ripiegato, sia i passeggeri della prima che della seconda fila possono godersi il bel tempo.

LO STILE ICONICO

Come ha ricordato l’azienda, la Renault 4 è stata progettata fin dall’inizio “tenendo conto” della versione con tetto in tela, quindi la sua presenza “non influisce in modo significativo su nessuna delle caratteristiche chiave” del modello. Così, il volume del vano bagagli è rimasto invariato e ammonta a 420 litri, nonostante l’altezza del vano sia leggermente cambiata.

Renault ha sottolineato che gli elementi strutturali del tetto sono realizzati in plastica anziché in metallo, e che la tela, una volta aperta, si ripiega in tre parti anziché in quattro. Ciò ha permesso di ridurre il peso complessivo dell’auto. Il comfort acustico è garantito dallo spessore della capote quando il tetto è chiuso, mentre quando è aperto è assicurato da uno speciale deflettore che riduce il rumore esterno della strada. Da notare che il tetto può essere aperto non completamente, ovvero lasciandolo in posizioni intermedie.

VERSIONI E MOTORI

La versione Renault 4 Plein Sud è disponibile sul mercato europeo in due allestimenti: Techno e Iconic. La tecnologia delle versioni “meridionali” è la stessa del crossover standard nelle configurazioni indicate: si tratta di un motore elettrico da 150 CV, con una coppia massima di 245 Nm, e di una batteria da 52 kWh. L’autonomia massima con una sola ricarica è di 409 km (secondo il ciclo WLTP).

Il prezzo della Renault 4 Plein Sud nella versione Techno sul mercato europeo è di 37.290 euro, che equivalgono a circa 3,26 milioni di rubli al tasso di cambio attuale. Per la versione Iconic il prezzo richiesto è di almeno 39.290 euro.

L’azienda ha inoltre sottolineato che tutte le versioni della Renault 4 hanno ricevuto alcuni aggiornamenti. Ad esempio, ora il modello dispone di un sistema avanzato di monitoraggio dello stato del conducente (che include una telecamera interna nel montante anteriore sinistro del tetto). Inoltre, nell’elenco dei sistemi di sicurezza è stata inserita la funzione di arresto di emergenza (che rallenta la marcia dell’auto se il conducente non tiene le mani sul volante). Per la «quattro» è previsto anche un nuovo scambiatore di calore, che consente di ridurre il tempo di ricarica della batteria nella stagione fredda.

Volkswagen Golf GTI batte il record di Honda Civic Type R

La Volkswagen Golf GTI è tornata in vetta al Nürburgring per la prima volta dopo nove anni. La versione speciale per l’anniversario Edition 50 ha strappato il record sul giro al Nürburgring per le auto a trazione anteriore alla Honsa Civic Type R, che deteneva il titolo di auto a trazione anteriore più veloce dal 2023.

Non è stata però una passeggiata. L’Edition 50 ha completato il giro della Nordschleife, lungo 12,9 miglia (20,8 km), in 7:44.523, battendo il record della Honda Civic Type R di soli 0,358 secondi. Quando la Civic si era posizionata in cima alla classifica, aveva ottenuto un vantaggio altrettanto esiguo di 0,509 secondi sul precedente detentore del record, la Renault Megane Trophy-R.

LA SFIDA AL RING

I fan di VW ricorderanno che la casa automobilistica aveva già conquistato il primato sul Nürburgring nella categoria FWD nel 2016 con la Golf GTI Clubsport S. Aveva completato il percorso in 7:49.21, anche se all’epoca le auto venivano cronometrate solo su 12,8 miglia (20,6 km), quindi non è direttamente paragonabile all’ultimo record. Honda ha poi conquistato il titolo nel 2017 con la Civic Type R FK8, battendo in quell’occasione la Clubsport S con un vantaggio di ben 5,4 secondi.

L’Edition 50 eroga 321 CV (325 PS) da un quattro cilindri turbo da 2,0 litri, rendendola la GTI più potente mai venduta, e non lontana dai 329 CV (333 PS) della più pesante Golf R a trazione integrale.

Al contrario, il motore da 2,0 litri eroga solo 262 CV (265 PS) nella GTI europea standard (le GTI statunitensi raggiungono solo 242 CV / 245 PS) e 297 CV (300 PS) nella GTI Clubsport.

Mansory Azura: Mercedes-AMG G 63 sei tu?

Mansory Azura: un’altra lussuosa cabriolet basata sulla Mercedes-AMG G 63.
L’atelier di tuning tedesco Mansory continua ad ampliare la gamma di cabriolet basate sul fuoristrada a telaio Mercedes-Benz Classe G: nell’ambito del salone dell’auto di lusso Top Marques Monaco è stata presentata un’esclusiva tre porte, battezzata Azura.
Un anno fa, Mansory ha portato al salone di Monaco la cabriolet Speranza a cinque porte color neve, basata sull’attuale Mercedes-AMG G 63, e un mese e mezzo dopo questa anteprima ha presentato la cabriolet a cinque porte accorciata Art Piece AL3C MONO907Y con una livrea unica realizzata dall’artista Alek Monopoli.

LO STILE UNICO

La Mansory Azura appena presentata è la terza variante della cabriolet, a tre porte, ma con il passo standard della “Geländewagen” a cinque porte.

Il nome Azura, come è facile intuire, rimanda alla Costa Azzurra francese; il colore di base della carrozzeria è, ovviamente, azzurro, ma la parte superiore della carrozzeria, compreso il tetto pieghevole, è verniciata in bianco porcellana, che sottolinea l’atmosfera da località turistica della Costa Azzurra con il suo parco infinito di yacht di lusso.

Il tetto dell’Azura non è come quello delle due cabriolet precedenti, ma è stato progettato ex novo appositamente per questa carrozzeria unica.

Il processo di apertura e chiusura del tetto è completamente automatizzato e il cliente può scegliere qualsiasi colore di tessuto a proprio piacimento.

BMW converte il V6 alle norme Euro 7

La prossima estate, i modelli sportivi BMW M2, M3 e M4 saranno equipaggiati con il motore S58, un 6 cilindri in linea a benzina da 3,0 litri di nuova generazione, dotato di accensione mista e turbocompressori a geometria variabile. A parità di potenza, sono promesse migliori prestazioni ambientali e un consumo di carburante ridotto.
Le norme ecologiche Euro 7 entreranno in vigore il 29 novembre di quest’anno; hanno già portato alla scomparsa dal mercato di alcuni eccellenti motori a combustione interna (il gruppo Volkswagen ha subito perdite particolarmente ingenti), mentre altri hanno subito un notevole calo di potenza, come ad esempio il V8 S68 da 4,4 litri della BMW M5.

LA SFIDA M

Il principale profitto della divisione BMW M GmbH è generato dalle “M” più piccole: M2, M3 e M4, tutte equipaggiate con il motore a sei cilindri in linea S58, molto ben riuscito sotto tutti i punti di vista. Ridurne la potenza a causa della normativa Euro 7 sarebbe estremamente indesiderabile, pertanto al reparto tecnico è stato affidato il compito di modernizzare questo motore in modo che si adegui alle nuove norme ambientali senza perdite di prestazioni. Oggi è stata annunciata l’introduzione nel motore S58 dell’innovativa tecnologia BMW M Ignite.

In realtà, non c’è nulla di innovativo nella tecnologia BMW M Ignite: abbiamo già visto tutto questo sul motore a benzina Hurricane 4 Turbo da 2,0 litri presentato lo scorso anno dalla società Stellantis, ma questo fatto, ovviamente, non rende il motore BMW S68 modernizzato un cattivo prodotto — l’importante è che le innovazioni non lo rendano meno affidabile.

La tecnologia BMW M Ignite è un sistema di accensione combinata. Ogni camera di combustione è servita da due candele. Una candela si trova nella precamera sopra la camera di combustione principale, la seconda nella camera di combustione principale più vicina al suo bordo. La candela nella camera di combustione principale si accende prima a regimi bassi e medi, poi entra in funzione la candela nella precamera.

Ad alti regimi avviene il contrario: prima si accende la candela nella precamera, poi quella nella camera di combustione principale.