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Nuovo Kia PV7 2027: Anteprima

Kia ha presentato il secondo modello della sua gamma Platform Beyond Vehicle (PBV), il PV7. Questo si aggiunge al PV5 svelato lo scorso anno; entrambi sono costruiti sulla piattaforma dedicata E-GMP.S del marchio, anche se il più recente PV7 è dotato di un sistema a 800 volt anziché a 400 volt.

Di conseguenza, il Kia PV7 supporta la ricarica rapida in corrente continua fino a 350 kW, con uno stato di carica dal 10 all’80% raggiungibile in circa 20 minuti. Kia afferma che il PV7 è il suo primo modello a offrire due porte di ricarica: una porta anteriore per la ricarica in corrente alternata/continua e una porta posteriore opzionale per la ricarica in corrente alternata.

Al momento del lancio, il furgone sarà disponibile con batterie al nichel-cobalto-manganese (NCM) da 71,5 e 96,2 kWh; quest’ultima garantisce un’autonomia secondo il ciclo WLTP fino a 460 km nella versione Cargo (ne parleremo più avanti). Il PV7 è dotato di un motore elettrico anteriore da 272 PS (268 hp o 200 kW) e 420 Nm di coppia, con un sistema di trazione integrale che sarà offerto in futuro.

DATI TECNICI

In termini di dimensioni, la PV7 misura 5.350 mm di lunghezza, 1.995 mm di larghezza, 1.990 mm di altezza e ha un passo di 3.500 mm. Questo la rende più grande della PV5, che misura 4.695 mm (versione standard) o 4.890 mm (versione lunga) in lunghezza, 1.895 mm in larghezza, 1.905 mm (versione standard) o 2.200 mm (versione alta) in altezza e ha un passo di 2.995 mm.
In futuro saranno disponibili versioni del PV7 con tetto più alto e carrozzeria allungata; secondo Kia, saranno introdotte almeno 23 combinazioni di carrozzeria. Si dice che la gamma completa includa versioni compatte, lunghe e con tetto alto della variante Cargo, insieme a versioni compatte e lunghe della variante Passenger, un telaio cabina dedicato per applicazioni specializzate e una serie di modelli di conversione.

La versione Cargo del PV7 è, come ci si aspetterebbe, progettata per usi aziendali quali logistica, consegne, flotte e attività di piccole e medie imprese. È disponibile con configurazioni a due o tre posti, mentre lo spazio di carico è di 6,1 metri cubi (carrozzeria lunga; VDA) oppure di otto metri cubi (carrozzeria con tetto alto). La capacità di carico varia da 1.165 a 1.200 kg a seconda della configurazione della carrozzeria.

Kia afferma che i clienti possono scegliere tra un portellone posteriore a doppia apertura o un portellone convenzionale a ribalta; la versione a passo lungo presenta un’altezza di carico di 550 mm e una capacità fino a tre europallet (800 x 1.200 mm).

Nuova Porsche 718 Boxster: Rendering Totale

La scorsa settimana sono apparse in rete alcune nuove foto spia della nuova generazione della Porsche 718 Boxster, grazie alle quali abbiamo la possibilità di ricostruire con maggiore precisione l’aspetto dell’auto.

Il modello Boxster è stato presentato per la prima volta nel 1996, diventando il modello più economico del marchio. Oggi è in produzione la quarta generazione della roadster con codice di fabbrica 982, la cui anteprima ha avuto luogo all’inizio del 2016. Da tempo si sentiva l’esigenza di un successore, e i primi esemplari di prova erano stati avvistati già alla fine del 2022. Da allora i prototipi erano scomparsi dalla circolazione per un lungo periodo, e il destino della nuova generazione era rimasto incerto. Tuttavia, il mese scorso è emerso che Porsche non rinuncerà, dopotutto, alle nuove 718 Boxster e 718 Cayman. Ne sono prova anche le recenti fotografie dei prototipi, che presentano una quantità di camuffamento molto inferiore rispetto al passato.

La roadster avrà fari più stretti in stile Taycan, mentre il paraurti anteriore con le traverse verticali ricorda alcune versioni della 911 rinnovata. I fianchi dell’auto sportiva saranno il più possibile essenziali, senza sagomature vistose né prese d’aria; le maniglie delle portiere saranno classiche, progettate per una «presa naturale», mentre spiccano solo i massicci rivestimenti nella zona delle soglie. Nella parte posteriore, la nuova 718 Boxster è facilmente riconoscibile grazie alla forma più semplice dei fanali, in linea con tutte le altre novità dell’azienda. Tra i dettagli insoliti spicca lo sportello di ricarica, posizionato esattamente al centro del paraurti posteriore. Inoltre, la roadster è raffigurata con cerchi dal design originale.

Questi rendering di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardo in anteprima al modello.

Rendering Kolesa.ru

DATI TECNICI

La principale novità dal punto di vista tecnico sarà rappresentata dai propulsori completamente elettrici della Porsche 718, con i quali i nuovi modelli saranno inizialmente lanciati sul mercato. Si prevede che le versioni base saranno a trazione posteriore con un unico motore elettrico, mentre le versioni più potenti a due motori consentiranno per la prima volta alla 718 Boxster e alla 718 Cayman di diventare a trazione integrale. La versione più potente potrebbe superare i 600 l.s. Successivamente arriveranno sul mercato anche le auto sportive con motori a combustione interna, che inizialmente non erano previste, ma il rallentamento delle vendite delle auto elettriche ha cambiato la situazione.
Il debutto delle 718 Boxster e 718 Cayman elettriche è previsto per il prossimo anno.

Nel frattempo, è in dubbio il destino di un’altra auto elettrica dell’azienda: il modello Taycan.

I valori futuri delle auto cinesi non fanno più paura agli italiani?

E così, tanto tuonò che non piovve, sulle auto provenienti dalla Cina: il “moloch” della iper svalutazione tanto temuta da cronisti e opinionisti, e se non ricordo male persino recensita in studi e proiezioni di alcune ricerche dedicate, pare non aver sortito alcun effetto sulle scelte di acquisto di Marchi asiatici da parte degli automobilisti italiani. 

Ma non è solo italiano il trend di fortissima crescita dei Costruttori originari della Cina: secondo Dataforce nel mese di Luglio i marchi cinesi hanno raggiunto una quota di vendite pari all’11 per cento nel mercato UE più Gran Bretagna, Svizzera, Norvegia, Islanda. 

 

Ma ad aggiungere stats sono anche gli operatori della logistica: sul sito “Blueconomy.com” appare una intervista ad Augusto Cosulich, imprenditore marittimo-logistico che sta puntando molto sul settore automotive. Lo scorso anno ha inaugurato un hub per l’importazione di auto elettriche a Vado Ligure con Arcese. Sono 30mila metri quadrati, ma già oggi non bastano più: secondo i dati diffusi dall’Associazione cinese dei costruttori automobilistici (Caam), a maggio 2026 le esportazioni di autovetture in Europa hanno toccato 809 mila unità, (+73 per cento rispetto allo stesso mese del 2025) con i “new energyvehicle” (Nev), cioè auto elettriche e ibride plug-in, che hanno superato quota 435.000 unità, più del doppio rispetto a un anno fa.

Non è solo un risultato quantitativo importante (più di una vettura su dieci vendute di provenienza cinese) ma è anche un dato da ragionare qualitativamente: i numeri di crescita dei nuovi player non solo soddisfano una domanda che diversi Costruttori occidentali hanno disertato, ma privilegiano al momento ancora le tradizionali architetture endotermiche – sebbene integrate in sistemi Ibridi – mentre la progressione delle BEV rimane ancora sotto le attese anche per gli acquisti di auto asiatiche. 

 

Certo, sul dato italiano svetta anche la performance di Leapmotorche è riuscita almeno una volta a mettere un suo modello BEV al top assoluto delle vendite di periodo.

Un record di quelli sotto traccia.

Basterebbe solo questo? No, c’è ben altro: la progressione dei Marchi asiatici contribuisce ad incrementare i volumi di immatricolato, tornando a coinvolgere clienti usciti dal ciclo del nuovo; ed incrementa operatività e Workflow di Dealer ed operatori diretti ed indiretti grazie alle performances dei nuovi mandati.

Infine, cosa di non poco conto, aumenta la quota di auto che a medio termine saranno protagoniste del mercato dell’Usato con effetti sia su questo che sulla vendita del prossimo “nuovo”.

Insomma l’auto Made in China sta passando da epifenomeno marginale a trend sostanziale per il mercato europeo ed italiano. 

Cosa dicevano i Media sulle auto cinesi? Ma Ve lo ricordate?

E tutto sommato questo avviene in un clima mediatico non proprio asservito ai nuovi Player. Anzi!

Vi ricordate i leit motiv con cui – espressamente o surrettiziamente – la produzione industriale veniva in diversi casi rappresentata?

1) I prodotti cinesi sono penalizzati da scarsissima qualità:  è bastato sciorinare l’elenco delle JV e delle piattaforme condivise o in via di condivisione tra OEM occidentali e Gruppi cinesi per sfatare gran parte di questo mantra iniziale; ossia, è chiaro che il rischio manufattivo (qualità iniziale di progetto, qualità finale di prodotto offerto al pubblico ma anche qualità intrinseca della filiera di Supply Chain) non è estinto a prescindere, ma va considerato e pesato caso per caso e non solo per i Costruttori cinesi;

2) Auto cinesi??? E per i Ricambi e le riparazioni? Stai fresco!!!……Beh, ecco una ulteriore “vulgata” popolare tutta da rivedere: alla luce del posizionamento attuale, l’unica differenza organizzativa, giuridica e paradigmatica è quella che vede i Marchi cinesi arrivare in Europa in tre moduli organizzativi distinti. A) Filiale e modello distributivo diretto, in cui la Casa Costruttrice si attiva per la filiera operativa sul territorio diretta con impegno personale su Garanzia ufficiale, distribuzione ricambi, persino partnership con Network di Autoriparazione; B) Sinergia distributiva in collaborazione con un Importatore cardinale sul territorio, dove il modello organizzativo e l’impronta diretta di Casamadre non è molto distante da quanto detto poco sopra; C) Mandato di sola importazione affidato ad una organizzazione terza responsabile sul territorio anche del Service Management: qui, chiaramente, i livelli organizzativi, di garanzia e di qualità del servizio aftersales dipende peculiarmente dal tipo di mandato conferito e dalle sue specifiche di protocollo, e dalla forza distributiva dell’Importatore. 

A queste tre dimensioni organizzative ne aggiungo una quarta, più sporadica ma non meno importante: la presenza di Costruttori locali che su accordo di partenariato commerciale assemblano sul territorio, con personalizzazioni più o meno significative, modelli di origine asiatica operando più spesso un “rebranding”. Insomma: come detto, anche qui occorre distinguere la vulgata popolare caso per caso;

3) Ah!!!! Le cinesi….Auguri, quando la rivenderai!! ………Beh, ecco qui una vulgata che proprio popolare non è ma appartiene a tanti ceti “Premium” di opinionisti e Media. Dai su’: non facciamo le verginelle, Signori! Un modo abbastanza perdente e surrettizio per poter disarmare intenzioni di acquisto per le auto cinesi sempre più prorompenti sul mercato. Mi sto sbagliando? Non tanto, perché il tema : “Cinese = Si svaluta di più, prima e peggio” non lo si vede più in cronaca da almeno sei mesi, almeno in Italia. Dunque, o il pericolo è stato mitigato o non c’era dall’origine. 

Ma facciamo un po’ di chiarezza: tempo fa – Giugno 2025 – ho scritto per Autoprove.it un articolo, diremmo “in tempi non sospetti” (vai al Link per leggerlo): con questo cercavo di trovare una quadra razionale rispetto all’allarme lanciato da alcune proiezioni circa il rischio svalutazione delle auto “cinesi”, con il calo percentuale accentuato dei valori residui: termini ripresi letteralmente, dunque nessuna interpretazione libera né arbitraria. 

Il tema veniva affrontato con riferimento al target Fleet (Noleggiatori e Imprese titolari di Flotta) sulla condizione evidente di assenza di parametri storici e nella eventualità che, in proiezione futura, le probabilità (sono le uniche variabili negative attendibili) di crolli imprevisti dei valori predefiniti ovvero di predefinizione di valori residui più alti della reale dinamica di mercato portassero nel futuro ad un effetto negativo sui margini operativi.

Oggi i cinesi, ieri i coreani e l’altroieri i giapponesi: i Guru italiani non cambiano mai

In pratica – sintetizzo per i meno eruditi – di fronte ad un valore “4Ruote” prefigurato oggi e proiettato domani con un margine di rischio tendenzialmente più elevato (comprensibilmente) rispetto allo storico dei Brand classici europei, quale sarebbe la soglia di rischio per Dealer ed Importatori, oltreche per il comparto del Fleet Management (Property, Noleggi, Outsourcing Management)? 

La domanda ovviamente aveva una sua ragionevolezza, ma era la terza volta in vita mia che mi trovavo di fronte, in vita mia, ad una variabile “etnica” e “territoriale” come discriminante didascalica di definizione del destino post vendita, in Italia. 

La prima volta, francamente, ero un ragazzino, ed erano gli anni Ottanta: bersaglio del pregiudizio popolare erano ovviamente le auto giapponesi, ritenute un “divertissement” episodico di pochi amatori con idee scarse e ben confuse sul concetto di valore auto. Motivo per cui gioielli tecnologici come Mitsubishi Colt, o Pajero; oppure le Subaru, le Honda, le Nissan erano viste con pietosa ironia di fronte alla garanzia simbolicamente rappresentata da Fiat, Alfa, Lancia. 

Avete presente come è finita solo 15 anni dopo gli anatemi di strada su valore e volumi delle giapponesi in Italia? Toyota tra i Gruppi leader nel mondo, Honda e Suzuki Brand di prestigio, Mitsubishi e Subaru campioni del mondo Rally a go-go, Mazda dentro Ford a bruciare record su record, Nissan in via di alleanza con Renault, Isuzu leader globale sul Diesel, solo Daihatsu a coprire una nicchia tuttavia molto interessante.

Ed oggi? Toyota, Honda, Suzuki, Mazda, Isuzu in buona salute (visti i tempi……); certo: Daihatsu uscita dall’Europa, Mitsubishi una succursale di Renault e Nissan a rischio bancarotta; ma la maggioranza di quei Marchi sbeffeggiati fino a una trentina di anni fa oggi sono una colonna trainante del mercato mondiale.

La seconda volta fu negli anni ’90, con l’avvento corposo dei marchi coreani: giù tutti a spergiurare che Daewoo, Ssangyong, Kia, Hyundai sarebbero state salutate con il crocifisso degli esorcisti presso Concessionari e Clienti privati all’atto della rivendita. Grazie ad Eurotax Blu (in uso presso i Dealer) e grazie a General Motors (che ha ridotto a Marchio Commodity Daewoo – Chevrolet) ed a Mahindra (che ha praticamente estinto Ssangyong) la storia ha dato la metà della ragione ai pessimisti. Ma oggi, tutto considerato, Hyundai e Kia sono Brand che navigano in relativa serenità rispetto a molti colleghi europei.

Guardiamo, quaranta anni o trenta anni dopo, la situazione di Marchi che invece erano visti un poco come “assegni circolari”. Vi ricordate ad esempio dell’immagine granitica sul mercato Usato di: 

-Volvo;

-Volkswagen;

-Skoda; 

-Seat;

-Land Rover, senza neppure prendere in considerazione vere e proprie debacles come MCC Smart di Mercedes Benz, Infiniti di Renault Nissan, oppure Maybach?

Ma allo stesso tempo, Voi lettori, avreste oggi la stessa serenità di quindici anni fa sul futuro commerciale delle Vostre Opel, Ford, Renault, Citroen, fino a toccare l’Olimpo di BMW, Audi, Mercedes? Ma di cosa parliamo? 

Il Valore Futuro Garantito, frutto di un mercato chiuso e provinciale

Oggi tante di quelle – cosiddette – sicurezze che due decenni fa in Europa animavano un mercato “chiuso” dal circuito finanziario diffuso, dalla supercazzola del Brand e da una supposta superiorità dell’Industria europea sul mondo sono franate come castelli di sabbia per colpa dei cosiddetti alleati americani, industrialmente e sociologicamente alla canna del Gas dalla nascita della World Trade Organization; 

da loro sono partite le due purghe che hanno mandato al gabinetto da quasi venti anni continuati il mondo auto europeo: il Crack Lehman che, finito dritto sui coglioni della finanza USA, ha fatto scoprire quanto la pandemia del credito facile fosse diventata perniciosa anche per l’Europa; ed infine il Dieselgate, armato e puntato proprio contro i simboli dell’automotive tedesco (Diesel e Premium Brand) divenuto nel frattempo portabandiera di tutto il Continente europeo.

Se tutto ciò Vi appare casuale siete dei tromboni al pari dei tanti Guru che presero a sassate un mio post piuttosto feroce contro gli States (vai al link Qui).

Dal Dieselgate fino a dopo il Lockdown il concetto di valore residuo si è appaiato a tre capisaldi fondamentali, qui in Italia come nel resto d’Europa: 

– Il valore futuro minimo garantito lo sarebbe rimasto solo quello pattuito nei contratti di Noleggio a Lungo Termine, estesi fin troppo forzatamente anche ai privati sulla base di due concause legate alla crisi socioeconomica nata dopo il 2009: la fine del credito a pioggia per l’acquisto di auto, e la volatilità ed infedeltà del Cliente dal Brand proprio perchè favorite dalla trattabilità estremizzata del fattore di concambio tra usato e nuovo legato al saldo della c.d. Maxi rata;

– Il Diesel minato dallo scandalo USA era passato da garanzia di tenuta di valore dell’Usato a fattore di concambio per passare ad una nuova auto, con un crollo verticale di contratti a ciclo di sostituzione programmata (per questa alimentazione) e la necessità di contributi governativi per favorirne la rottamazione contro l’acquisto di Ibride e BEV;

– Ed alla fine il valore futuro minimo garantito – generoso, direi – si è ricominciato ad assegnarlo, insieme ai contratti con ciclo di sostituzione programmata, maggiormente al comparto Ibride (Mild, Full, PlugIn) e BEV con la sorpresa di vedere:

le Mild Hybrid sotto l’occhio della contestazione per la loro sostanziale ininfluenza al processo di decarbonizzazione (e dunque la loro progressiva scomparsa dalle griglie di scelta degli automobilisti);

e le BEV con un outlook critico sulla tenuta dei valori residui, con ricadute pesanti su Noleggi e Flotte.

Questa è l’agenda sintetica di un vero e proprio atto di autolesionismo iniziato con l’obbiettivo del Green Deal voluto per decreto. 

I valori residui delle cinesi? Sono un problema delle Captive, non dei clienti

Ed il problema sarebbe il valore residuo delle cinesi? No, il problema è ben altro. 

E’ che ai tassi di ingresso e diffusione delle auto cinesi in Europa, molto presto queste toccheranno il 30% del venduto mese per mese, e poi forse anche oltre, in barba ai Dazi ed al protezionismo

Allora, solo allora, il problema non saranno i valori futuri delle cinesi in ragione del mercato; ma saranno i valori residui di tutto il mercato auto europeo ad essere intaccati in ragione degli andamenti di volumi e pricing delle cinesi; con effetti potenzialmente pesanti per il mondo del Noleggio e, di nuovo, per le Captive Bank che torneranno, ancora una volta, sotto l’occhio del ciclone finanziario anche per effetto del crescente aumento dei TUS operato dalla BCE per contenere l’inflazione. 

Perché se i valori residui in calo comportassero per i Dealer l’impossibilità di mantenere gli impegni con Clienti e finanziarie, pazienza: oggi fallire in Italia è diventato una garanzia di impunità, secondo i nuovi Codici. Ma se ad entrare in crisi fosse di nuovo il sistema finanziario, allora la cosa sarebbe grave. E lo è già, visto che il trend di rialzo delle quotazioni dell’Usato in Italia si è arrestato ed anzi si inizia a vedere la traiettoria di discesa.

Come diceva Gigi Proietti: “Da n’ovo se fa presto a passà alla guera atomica”.

Come continuo a dire io: se i Costruttori Europei non sono amici del Giaguaro e non stanno facendo una insopportabile manfrina solo per ammazzare il tempo in attesa di essere comprati da asiatici o indiani, ripeto il mio consiglio. 

Uno solo: Costruttori continentali, date vita ad una Santa Alleanza, studiate cinque o sei piattaforme congiunte ed unitevi in una Blockchain. E’ l’unico modo per sopravvivere. 

Date retta a ‘stostronzo…Non ai guru di convenienza. 

Riccardo Bellumori

Tutti i segreti della nuova Volkswagen Mission Efficiency

Volkswagen ha presentato il prototipo di auto elettrica Mission Efficiency, realizzato utilizzando elementi della piattaforma MEB+. Grazie a un’accurata progettazione aerodinamica e alla carrozzeria leggera con pannello solare integrato nel tetto, la Volkswagen Mission Efficiency è in grado di consumare solo 6,48 kWh di energia ogni 100 km percorsi.

Nel design della Volkswagen Mission Efficiency sono ben evidenti le caratteristiche dell’ibrida diesel a piccola serie Volkswagen XL1, prodotta dal 2013 al 2016: ne furono realizzati in totale 250 esemplari, di cui 200 furono messi in vendita al pubblico al prezzo di 111.000 euro. La Volkswagen XL1 è stata l’ultima incarnazione del sogno di Ferdinand Piëch, capo progettista del gruppo Volkswagen, di un’auto il più possibile economica, a cui bastasse un solo litro di carburante ogni 100 km. Ora un’idea simile si concretizza sotto forma di auto elettrica — la più economica tra quelle ammesse alla circolazione sulle strade pubbliche.

Alla base della Volkswagen Mission Efficiency c’è la versione più piccola e a trazione anteriore della piattaforma MEB+, come nella hatchback di serie Volkswagen ID. Polo, ma la carrozzeria a forma di goccia è completamente originale, realizzata in lega di alluminio e materiali compositi. I moderni metodi di modellazione al computer hanno permesso di ridurre il coefficiente Cx a 0,158 — un record per le auto omologate per la circolazione sulle strade pubbliche. A titolo di confronto, la Volkswagen XL1 ha un Cx pari a 0,189.

Il secondo record è il consumo energetico di 6,48 kWh/100 km, registrato durante il cosiddetto «percorso ideale» su pista a una velocità costante di 68 km/h, con tutti i dispositivi interni non essenziali spenti — ad esempio, l’aria condizionata era disattivata.

Durante una prova su strada reale lungo un percorso di 1.278 chilometri tra Wolfsburg (Germania) e Poznań (Polonia) — Brno (Repubblica Ceca) — Vienna (Austria), il consumo energetico è stato di 7,51 kWh/100 km a una velocità media di 67,7 km/h, il che ha permesso di definire la Volkswagen Mission Efficiency l’auto elettrica più efficiente omologata per la circolazione sulle strade pubbliche — il terzo record. Al termine di questo viaggio, la batteria presentava ancora una carica sufficiente per percorrere 164 km. Il consumo energetico secondo il ciclo WLTP è pari a 8,4 kWh/100 km.

La Volkswagen Mission Efficiency è stata sviluppata come auto elettrica potenzialmente idonea alla produzione in serie. L’unico modulo di propulsione anteriore, l’APP290, è stato preso in prestito dalla Volkswagen ID. Polo; la potenza massima del motore elettrico è di 99 kW (135 l.s.) e 264 Nm. L’accelerazione da 0 a 100 km/h richiede 9 secondi, mentre la velocità massima è di 160 km/h. La capacità della batteria al litio-nichel-manganese-cobalto da 400 V è di 54,9 kWh. La potenza massima di ricarica della batteria è di 105 kW. Il tetto e il cofano del bagagliaio sono ricoperti da un pannello solare da 370 W, in grado di fornire, in condizioni di buona illuminazione, fino a 30 km di autonomia aggiuntiva al giorno. La Mission Efficiency pesa circa 1,6 t.

LA SFIDA DI EFFICIENZA

La lunghezza fuori tutto della Volkswagen Mission Efficiency è di 4.775 mm, la larghezza di 1.744 mm, l’altezza di 1.392 mm e il passo di 2.700 mm. Tipo di carrozzeria: liftback a tre porte. Sospensioni anteriori di tipo McPherson, posteriori semindipendenti con barra di torsione trasversale. I freni a disco anteriori ad azionamento idraulico sono ripresi dalla ID. Polo, mentre sull’asse posteriore sono montati freni elettromeccanici originali di Aumovio: questi hanno permesso di eliminare le lunghe tubazioni dei freni e sono in grado di generare energia elettrica in fase di frenata, contribuendo così a migliorare l’efficienza energetica. Gli pneumatici sono Continental EcoContact 7 a bassa resistenza al rotolamento. I cerchi da 18 pollici sono dotati di deflettori aerodinamici brevettati. Lo spazio tra gli pneumatici e i passaruota anteriori è minimo, il che consente di ridurre l’ingresso d’aria all’interno dei passaruota e di diminuire le perdite aerodinamiche.

L’abitacolo della Volkswagen Mission Efficiency presenta una configurazione 2+2; i sedili posteriori sono adatti a persone di altezza fino a 160 cm. Il volante è ripreso dalla ID. Polo, il sistema multimediale è costituito da un tablet rimovibile, mentre l’impianto audio è costituito da un altoparlante portatile con connessione Bluetooth. I telai traforati dei sedili anteriori sono realizzati con una stampante 3D. Tutti i rivestimenti sono realizzati con materiali riciclati ed ecologici.

Il volume del bagagliaio è di 481 litri, con un vano sotto il pianale particolarmente profondo.

Nel comunicato stampa non viene menzionata in alcun modo la possibilità di una produzione in serie della Volkswagen Mission Efficiency, ma, secondo indiscrezioni, i rappresentanti dell’azienda hanno riferito ai media europei che tale possibilità è allo studio. Molto probabilmente, la Volkswagen Mission Efficiency, come la Volkswagen XL1, verrà prodotta in tiratura limitata.

Da Xpeng a Range Rover il tuning estremo in Cina

La Xpeng GX è stata avvistata in Cina, modificata per assomigliare alla Range Rover. Questo grande veicolo elettrico aveva già fatto parlare di sé in passato per la sua somiglianza con il SUV britannico. Tuttavia, il proprietario del modello di punta di Xpeng ha deciso di spingere questa somiglianza fino all’assurdo.

Le foto condivise da Sugar Design mostrano il SUV Xpeng GX con finiture in bronzo lungo la carrozzeria, compresi gli elementi a forma di U sulle portiere anteriori che sono diventati il segno distintivo della nuova Range Rover. La GX avvistata presenta inoltre dettagli in bronzo sui cerchi e sul tetto. E ci sono scritte “Range Rover” sia sulla parte anteriore che su quella posteriore dell’auto, il che fa sì che non ci si accorga nemmeno di trovarsi di fronte a una Xpeng.
L’abitacolo è ancora più divertente, con la scritta “Range Rover” sul volante a due razze. Forse questa funge da sorta di mantra per il proprietario di questa GX, con l’intento di convincerlo di trovarsi al volante di un’ammiraglia britannica.

DIMENSIONI E DATI TECNICI

La Xpeng GX è un crossover full-size che misura 5.265 × 1.999 × 1.800 mm, con un passo di 3.115 mm. Per dare un’idea, è 14 mm più lunga della Range Rover con passo allungato. La GX presenta un coefficiente di resistenza aerodinamica pari a 0,255 Cd. L’abitacolo dell’auto presenta una configurazione dei sedili 2+2+2. Il bagagliaio ha una capacità standard di 673 litri. La sua capacità aumenta a 1.748 litri con i sedili della terza fila ribaltati.
Il sistema di guida assistita della Xpeng GX è un altro punto di forza. È disponibile in quattro varianti con diverse configurazioni del chip AI Touring: Max (750 TOPS), Ultra SE (1.500 TOPS), Ultra (2.250 TOPS) e L4 Robo (3.000 TOPS). Quest’ultima variante sarà disponibile nella seconda metà del 2026 come modello a guida autonoma pronto per il livello L4.

La XPeng GX è dotata delle tecnologie Bosch «steer-by-wire» e «brake-by-wire». Tra le altre caratteristiche di spicco figurano le sospensioni pneumatiche a doppia camera e lo sterzo sulle ruote posteriori con un angolo di sterzata di 7,5 gradi.

Lanciato in Cina il SUV full-size di punta Xpeng GX a 41.060 USD
La Xpeng GX EREV monta un motore da 1,5 litri sotto il cofano. Questa variante è dotata di due motori elettrici con una potenza massima combinata di 370 kW (496 hp). Con una batteria da 63,3 kWh completamente carica, la Xpeng GX può percorrere fino a 430 km in modalità elettrica secondo i criteri CLTC. Grazie a un serbatoio da 60 litri, la GX può percorrere fino a 1.585 km in modalità mista.
La versione base Xpeng GX EV è dotata di un unico motore elettrico sull’asse posteriore, che eroga 270 kW (362 hp). È abbinato a una batteria da 91,9 kWh, che garantisce un’autonomia CLTC di 665 km. La versione a trazione integrale (4WD) di questo SUV offre una potenza massima fino a 430 kW (577 hp). Un pacco batterie da 110 kWh alimenta i motori elettrici, garantendo un’autonomia di 750 km.

La fascia di prezzo sul mercato interno per la Xpeng GX va da 279.800 a 359.800 yuan (da 41.710 a 53.635 USD). A titolo di confronto, la Range Rover parte in Cina da 1.412.000 yuan (210.490 USD).

Nuovo Avatr T09 2027: Anteprima

Il nuovo SUV Avatr T09 sarà disponibile nella versione ibrida ricaricabile a trazione integrale, con due o tre motori elettrici. Il SUV dovrebbe arrivare sul mercato nazionale già quest’anno.
Le prime immagini ufficiali del nuovo crossover Avatr sono state pubblicate la scorsa settimana e, lo stesso giorno, nel catalogo del Ministero dell’Industria della Repubblica Popolare Cinese è apparso il certificato di omologazione del modello. Ora il marchio ha rilasciato ulteriori immagini.

Il produttore stesso continua a chiamare la sua novità Avatr 9 Series: in Cina, la serie «9» comprende i SUV più lussuosi. Nel certificato, invece, il crossover è indicato come Avatr T09 e, molto probabilmente, sarà proprio con questo nome che verrà immesso sul mercato. Ricordiamo inoltre che Avatr è un progetto congiunto delle aziende Changan, Huawei e CATL. Il crossover full-size diventerà il settimo modello della gamma, affiancandosi ai SUV Avatr 11, Avatr 07 e Avatr 07L, alle berline Avatr 12 e Avatr 06 e alla station wagon Avatr 06T.
Se tutte le precedenti vetture del marchio presentavano elementi estetici ricorrenti, l’esterno dell’Avatr T09 è realizzato in uno stile completamente nuovo per il marchio. Allo stesso tempo, come ha sottolineato un alto dirigente del marchio sulla sua pagina di un social network locale, il design precedente continuerà a evolversi: a quanto pare, le prossime generazioni dei modelli Avatr 11 e Avatr 12 sono già in fase di sviluppo (questi crossover e berlina sono stati i precursori dello stile attuale). Semplicemente, Avatr avrà due serie.

LO STILE AFFILATO

L’Avatr T09 presenta sezioni più ampie e rialzate per le luci diurne. Più in basso si trovano i gruppi ottici dei fari principali, ai quali sono accostate delle placche verticali costituite da «linee» luminose. Anche sul «muso» spicca un pannello cieco: nelle immagini ufficiali è raffigurato un crossover con un inserto in rilievo, ma grazie alle foto di omologazione sappiamo che tale inserto può essere liscio. Nella parte inferiore del paraurti anteriore sono presenti delle alette attive.

Tra le altre caratteristiche estetiche figurano le maniglie delle portiere semicoperte, il faro singolo e i montanti posteriori verniciati in argento. Naturalmente, il crossover è dotato di un sistema di guida autonoma avanzato con lidar sopra il parabrezza.

Gli interni non sono ancora stati svelati, ma si sa che il crossover sarà disponibile nella versione a sei posti.

DATI TECNICI

La lunghezza dell’Avatr T09 è di 5285 mm, la larghezza di 2025 mm, l’altezza, a seconda della versione, di 1810 o 1820 mm, mentre il passo è di 3150 mm. Sono previsti cerchi da 21 o 22 pollici.

L’Avatr T09 è un ibrido ricaricabile a trazione integrale, disponibile in due versioni. Il gruppo motopropulsore del crossover base comprende un motore turbo a benzina da 1,5 litri (150 CV) e due motori elettrici (anteriore e posteriore), che insieme erogano 666 CV.

La versione più costosa è dotata di un motore turbo a benzina da 2,0 (211 CV) e ben tre motori elettrici (uno anteriore, due posteriori) con una potenza complessiva di 857 CV. Secondo i dati preliminari, in entrambi i casi il crossover è equipaggiato con una batteria da 71,24 kWh.

I cinesi aggiungono inoltre che l’Avatr T09 è dotato di sospensioni pneumatiche attive e che il crossover è in grado di prevedere autonomamente le condizioni del traffico.

In Cina, il nuovo crossover Avatr dovrebbe arrivare in vendita già quest’anno, quindi il debutto ufficiale è ormai alle porte.

Nuova BMW M350 xDrive 2027: foto senza veli

Un utente di Reddit ha pubblicato alcune immagini di quella che si presume sia la prossima BMW Serie 3 di ottava generazione (G50) senza alcuna camuffatura.

Avvistata presso uno stabilimento BMW a Monaco di Baviera, l’auto in questione sarebbe una M350 xDrive, ovvero la variante M Performance che succede alla M340i xDrive della generazione G20 ormai in fase di uscita.

Come prevedibile, il design dell’ultima Serie 3 riprende quello della i3 NA0 completamente elettrica, che ha fatto il suo debutto mondiale lo scorso marzo. Le immagini mostrano solo la parte posteriore del veicolo, che appare quasi identica a quella del veicolo elettrico (EV), con i suoi fanali posteriori sottili e larghi a forma di L che si uniscono in una “depressione” che ospita il logo BMW.

Si notano inoltre la stessa rientranza per la targa, le maniglie delle portiere a scomparsa e un design del paraurti posteriore con una porzione oscurata che punta verso l’alto agli angoli. L’unica differenza rispetto alla i3 è il quartetto di terminali di scarico, con una coppia su ciascun lato dell’elemento diffusore centrale.

Sebbene lo stile sia pensato per la i3, secondo quanto riferito la Serie 3 G50 avrà un passo leggermente più corto, ma raggiungerà una lunghezza complessiva simile grazie a sbalzi più lunghi. Rispetto alla precedente G20, BMW ha confermato che la vettura di nuova generazione avrà un passo più lungo, oltre a carreggiate anteriori e posteriori più larghe.

MOTORE E DATI TECNICI

Per contestualizzare, la nuova BMW i3 misura 4.760 mm di lunghezza, 1.865 mm di larghezza e 1.480 mm di altezza, il che la rende 47 mm più lunga, 38 mm più larga e 40 mm più alta della G20, mentre il suo passo di 2.897 mm è più lungo di 46 mm.

Gli interni della nuova Serie 3 dovrebbero essere simili a quelli della i3, con il display Panoramic Vision a tutta larghezza e il touchscreen di infotainment Free Cut a forma di parallelogramma da 17,9 pollici.

Nella versione M350 xDrive, la Serie 3 monterà un motore a benzina a sei cilindri in linea turbo da 3,0 litri che eroga 443 CV (326 kW) e 580 Nm di coppia. Si tratta di un aumento di 56 CV (41 kW) e 80 Nm rispetto alla G20 M340i xDrive.
Grazie a questa maggiore potenza, lo scatto da 0 a 100 km/h viene completato in 4,1 secondi (0,3 secondi più veloce della nostra M340i xDrive) e la velocità massima è di 250 km/h. Il motore B58 aggiornato della M350 xDrive è abbinato a un cambio automatico a otto rapporti e a un sistema di trazione integrale.

Una novità per questa vettura M Performance è la modalità “Drift Moment”, che convoglia tutta la potenza del motore alle ruote posteriori, proprio come nelle vere auto M.

Le sospensioni adattive M, il differenziale M Sport e lo sterzo sportivo variabile sono tutti di serie.

Nuovo Geely EX5 2026: Anteprima Restyling

La nuovissima Geely EX5 è stata presentata in Cina con un enorme vano bagagli anteriore (frunk), in vista del lancio previsto per il 21 settembre. In precedenza era stata richiesta una licenza di vendita sul mercato interno con il nome di Geely Galaxy E5, rivelando la presenza di un motore elettrico sull’asse posteriore da 245 kW (329 hp) e di un LiDAR montato sul tetto.

Le nuove foto della Geely EX5 condivise online da un appassionato di auto anonimo mostrano un ampio bagagliaio anteriore sotto il cofano di questo SUV. Il suo volume esatto non è ancora stato rivelato. Tuttavia, è presente un’iscrizione che indica che il carico massimo del frunk è di 50 kg. Ricordiamo che la più piccola Geely E2 (EX2) offre un bagagliaio anteriore da 70 litri.
Tra le case automobilistiche cinesi si sta diffondendo la tendenza ad aggiungere spaziosi bagagliai anteriori ai propri veicoli elettrici. La Geely EX5 non fa eccezione alla regola. Questo nuovo elemento indica che questo crossover urbano presenta importanti aggiornamenti strutturali, tra cui una configurazione a trazione posteriore. Avevamo già sottolineato in precedenza che la presa di ricarica della EX5 era stata spostata dal parafango anteriore a quello posteriore, a indicare l’adozione della trazione posteriore.

MOTORI E DATI TECNICI

In Cina la Geely EX5 monta un unico motore elettrico sull’asse posteriore con una potenza massima di 245 kW (329 hp). Offre 114 CV in più rispetto al modello attuale.

La velocità massima dell’auto è passata da 175 km/h a 201 km/h. Il motore elettrico è alimentato da una batteria LFP. La sua capacità non è ancora stata rivelata. Le dimensioni dell’auto sono 4.636/1.920/1.670 mm. Il passo raggiunge i 2.750 mm. Per chiarezza, il modello aggiornato è più lungo di 21 mm rispetto alla variante attuale.
L’EX5 aggiornata presenta nuovi paraurti, maniglie delle portiere semi-nascoste e un sensore LiDAR montato sul tetto. La presenza di tale sensore indica che l’EX5 adotta il sistema di guida assistita G-ASD G-Pilot H5, in grado di utilizzare la funzione Navigate On Autopilot (NOA) su strade urbane e autostrade. Altre caratteristiche degne di nota dell’EX5 includono telecamere laterali sui parafanghi anteriori e una telecamera aggiuntiva integrata nello spoiler sul tetto.

Shan Aifu, responsabile delle relazioni pubbliche di Geely Galaxy, ha dichiarato su Weibo che l’EX5 è rimasta sostanzialmente invariata in termini di design. Tuttavia, questo modello «è stato sottoposto a una revisione completa e a un aggiornamento della struttura di base, dei componenti interni e dei sistemi elettronici». Shan Aifu ha inoltre precisato che l’auto entrerà nel mercato cinese nel settembre 2026.

Altre fonti indicano il 21 settembre come data di lancio.