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In Cina arriva la guida autonoma di Xpeng

L’8 ottobre Xpeng ha battezzato il proprio servizio di robotaxi con il nome di Yoyo (小鹏悠游) e lo ha reso disponibile agli utenti in Cina tramite un programma basato su inviti, secondo quanto dichiarato dal CEO dell’azienda, He Xiaopeng. Il veicolo, basato sul modello GX, ha completato oltre 2.200 corse di prova effettuate dai dipendenti ed è pronto ad estendere i test agli utenti esterni.

Xpeng ha lanciato un mini-programma dedicato al ride-hailing, accessibile tramite codici di invito per prenotare le corse pilota. L’annuncio non ha rivelato né la dimensione della flotta né una data per l’avvio del servizio pubblico senza restrizioni. I mini-programmi sono molto popolari in Cina: pensateli come app all’interno di un’app. La maggior parte degli utenti utilizza sul proprio telefono una sola app principale, principalmente WeChat, e all’interno di questa app si trovano tutte le altre app necessarie nel 90% dei casi: ad esempio, Didi (l’Uber cinese), JD (l’Amazon cinese), Meituan (consegna di cibo a domicilio) o Bilibili (lo YouTube cinese). E ora anche l’app Yoyo per i robotaxi di Xpeng.
I passeggeri possono utilizzare il mini-programma per impostare la temperatura dell’abitacolo e attivare il sistema di profumazione prima del prelievo. Il veicolo offre inoltre sedili “a gravità zero”, funzioni di massaggio e uno schermo di intrattenimento posteriore.

LA GUIDA AUTONOMA IN CINA

Il robotaxi si basa sul SUV GX, modello di punta di Xpeng, e utilizza quattro chip Turing AI sviluppati internamente dall’azienda. Secondo Xpeng, questi chip forniscono 3.000 TOPS di potenza di calcolo effettiva. Il veicolo utilizza il modello Vision-Language-Action di seconda generazione, noto come VLA 2.0, che si avvale di un sistema basato sulla visione senza lidar né mappe ad alta definizione.
Xpeng descrive il veicolo come progettato per la guida autonoma di Livello 4, che consente al sistema di svolgere il compito di guida senza intervento umano entro condizioni operative definite.

L’azienda ha annunciato i propri piani relativi al robotaxi nel novembre 2025 e ha avviato i test su strada regolari nel gennaio 2026. Il veicolo di serie è uscito dalla catena di montaggio a Guangzhou a maggio, seguito a luglio da prove di viaggio con i dipendenti che hanno riguardato la prenotazione online, il prelievo autonomo e il completamento del viaggio.
Ad agosto, Xpeng ha ottenuto a Guangzhou l’autorizzazione ai test a distanza, che consente di effettuare prove su strada senza un operatore di sicurezza al posto di guida su strade di prova designate di Classe I, II e III. Il presidente e amministratore delegato He Xiaopeng ha dichiarato quello stesso mese che l’azienda aveva completato lo sviluppo di una piattaforma di controllo remoto basata su cloud.

Xpeng prevede di avviare operazioni pilota e servizi dimostrativi su piccola e media scala nel 2026, utilizzando Guangzhou per acquisire esperienza operativa prima di espandersi altrove. In precedenza, l’azienda aveva fissato al 2027 l’obiettivo di offrire servizi di trasporto passeggeri senza conducenti di sicurezza.
He ha inoltre affermato che l’attività di robotaxi a Guangzhou potrebbe raggiungere il pareggio di bilancio a livello di singolo veicolo già nella seconda metà del 2027. Tale obiettivo riguarda l’economia del singolo veicolo piuttosto che la redditività complessiva dell’attività di robotaxi. He ha identificato la densità dei veicoli all’interno dell’area operativa come un fattore chiave.
Xpeng prevede di generare ricavi attraverso la vendita di veicoli, i servizi tecnologici e una quota dei ricavi operativi, mentre i partner si occuperanno della gestione locale della flotta.
Xpeng sta inoltre discutendo partnership con Yoyo in Europa, Medio Oriente e Sud-Est asiatico. L’azienda prevede inoltre di introdurre nel 2027 un modello sviluppato specificamente per le operazioni di robotaxi, con He che si aspetta che i mercati esteri finiscano per rappresentare la maggior parte del business. Il comunicato dell’8 ottobre non ha menzionato i partner operativi esteri né ha fornito date di lancio.


Il robotaxi di Xpeng merita attenzione, e non solo per i suoi piani di lancio all’estero. Ho provato l’ultima volta il VLA 2 di Xpeng lo scorso aprile sulle strade di Pechino e, anche se in Cina questa affermazione mi attirerebbe molte critiche, mi è sembrato persino migliore dell’ADS di Huawei Qiankun, generalmente considerato il leader nel settore ADAS nazionale.

Geely arriva in Canada nel 2027

Geely ha annunciato il proprio ingresso ufficiale in Canada nel 2027 con una serie di modelli che devono ancora essere svelati. L’attuale gamma dell’azienda comprende i marchi Geely, Geely Galaxy, Zeekr e Lynk & Co. La casa automobilistica sta attualmente sviluppando la propria rete di vendita e assistenza.

Il Canada aveva già fatto notizia in precedenza in seguito all’assegnazione di una quota annuale di 49.000 veicoli elettrici cinesi soggetti a un’aliquota tariffaria del 6,1%, senza l’applicazione del dazio aggiuntivo del 100%. Tale quota aumenterà gradualmente fino a raggiungere i 70.000 veicoli all’anno. In precedenza era stato reso noto che Tesla e Lincoln erano stati i primi a beneficiare di questa politica.
Allo stesso tempo, anche il Gruppo Geely (da non confondere con Geely Auto, che è una controllata del Gruppo Geely) ha beneficiato della tariffa ridotta sui veicoli elettrici a marchio Polestar e Lotus. Tuttavia, anche BYD sta dimostrando un grande interesse per il mercato automobilistico canadese. Di conseguenza, il suo principale rivale cinese, Geely, si è affrettato a introdurre modelli destinati a un segmento di mercato più accessibile.

CarNewsChina prevede che Geely possa entrare nel mercato locale con prodotti di grande diffusione come la Geely EX2 e la Geely EX5. Secondo quanto riferito, Geely sta «rafforzando la propria presenza nel mercato canadese avvalendosi delle competenze locali per soddisfare le esigenze degli automobilisti canadesi».

L’ARRIVO IN AMERICA

Secondo il management di Geely, il suo ingresso in Canada «sfrutterà le capacità del Gruppo in materia di ingegneria automobilistica globale, sicurezza, elettrificazione, tecnologia intelligente e produzione avanzata». Le vendite cumulative dell’azienda da gennaio a settembre 2026 hanno superato i 2,235 milioni di unità, stabilendo un record storico. Le esportazioni all’estero hanno totalizzato oltre 797.000 unità, con un aumento del 169% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A settembre 2026, le esportazioni del marchio hanno superato le 106.000 unità. Si è trattato del quarto mese consecutivo in cui le vendite mensili hanno superato le 100.000 unità. Inoltre, le esportazioni di veicoli a nuova energia nel mese di settembre hanno superato le 73.000 unità, con un aumento del 403% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il portafoglio prodotti globale di Geely Auto.

Prova Dacia Jogger Journey Hybrid 155: la 7 posti ibrida

Ho guidato la Dacia Jogger più ricca della gamma per capire se la formula del marchio regge anche quando il listino si avvicina ai 30.000 euro

Provate a cercare un’altra auto lunga 4,55 metri, con sette posti, cambio automatico e motore ibrido, che costi meno di 29.000 euro. Io ci ho provato prima di mettermi al volante e la lista è cortissima. È anche il motivo per cui la Jogger continua a riempire i parcheggi delle scuole e dei centri commerciali, e per cui Dacia ha deciso di rinnovarla senza stravolgerla: via il vecchio Hybrid 140, dentro il nuovo Hybrid 155 già visto sulla Bigster, e in cima al listino arriva l’allestimento Journey. Ho guidato proprio questa configurazione, la più completa, per capire se la Jogger ha ancora senso come scelta razionale oppure se, salendo di prezzo, perde il suo argomento migliore.

Dettagli estetici

A colpo d’occhio è la Jogger di sempre, e va bene così. Il restyling si nota guardando i dettagli: la calandra ha ora un disegno a pixel, i fari anteriori sono full LED, i fanali posteriori sono più grandi e si estendono fino al lunotto, e sul tetto compare l’antenna a pinna di squalo.

La sagoma resta quella di una wagon rialzata, lunga 455 centimetri, larga 185 e alta circa 169, con un passo di 290 centimetri. Su strada sembra più ingombrante di quello che è, un effetto che si perde appena la si manovra in città.

Il Journey si distingue dagli altri allestimenti per i cerchi in lega da 16 pollici con disegno dedicato e gli specchietti in tinta carrozzeria, regolabili elettricamente. Dentro cambiano i rivestimenti, in tessuto denim blu, e arrivano i sedili anteriori riscaldati, così come il volante.

La plancia è quella che conosciamo: plastiche rigide, assemblaggi solidi, nessun tentativo di sembrare più costosa di quello che è. In compenso ci sono i punti di aggancio YouClip, quattro di serie, dove si montano supporti per telefono, ganci e piccoli accessori.

Lo spazio è il vero punto di forza. La terza fila si usa davvero anche da adulti, cosa non scontata sulle sette posti di questa taglia, e i sedili sono asportabili singolarmente. Con tutti i posti occupati il bagagliaio scende a 160 litri, un dato che chi usa la Dacia Jogger a pieno carico deve mettere in conto.

Con la terza fila abbattuta, in configurazione a cinque posti, la capacità sale a 709 litri e, ribaltando anche la seconda fila e lasciando solo i due posti davanti, si arriva a circa 2.000 litri. Nel suo test Quattroruote ha misurato 624 litri utili a cinque posti, cioè qualcosa meno del dato dichiarato.

Motore e prova su strada

Il sistema full hybrid unisce un quattro cilindri 1.8 a benzina da 109 CV a un motore elettrico principale da 49 CV e a un generatore-starter ad alta tensione, per una potenza complessiva di 155 CV e una coppia di circa 170 Nm. La trazione è anteriore.

Il cambio è automatico multimodale e senza frizione, con quattro rapporti per il motore termico e due per quello elettrico. Rispetto al sistema che sostituisce guadagna 15 CV e, secondo Dacia, consuma il 10% in meno. I dati ufficiali indicano uno 0-100 km/h in circa 9 secondi e 180 km/h di velocità massima, valori ordinati per un’auto che pesa 1.468 chili in ordine di marcia.

Si parte sempre in silenzio, perché l’avviamento è affidato al generatore e il primo tratto si fa in elettrico. Dacia dichiara fino all’80% del tempo in modalità elettrica nell’uso cittadino, e nel traffico lento la sensazione è proprio quella di una macchina che il motore termico lo usa il meno possibile. La spinta è più pronta di quanto ci si aspetti, soprattutto confrontandola con le versioni a benzina e GPL della stessa Jogger, e il cambio non ha quegli strappi che spesso si trovano sulle ibride di questa fascia. Chi esce dalla città si accorge presto che l’impostazione resta quella di un’auto da viaggio: il rollio in curva si sente, lo sterzo è lento e poco comunicativo. Nelle manovre di emergenza, però, la Jogger resta stabile e prevedibile, come ha confermato anche il Centro prove di Quattroruote.

Il capitolo consumi è quello che convince di più. Il dato WLTP è di 4,4-4,5 litri ogni 100 chilometri, con emissioni intorno ai 103-104 g/km di CO2. Nell’uso reale le prove pubblicate indicano valori vicini: Fleet Magazine ha chiuso un test di 1.800 chilometri, oltre mille dei quali in autostrada, con 5,6 l/100 km di media, vicino ai 18 km/l. Con un serbatoio da 50 litri l’autonomia con un pieno supera in media gli 800 chilometri, e nelle condizioni migliori si arriva oltre i 1.300. A velocità autostradale il consumo sale, come per qualsiasi ibrida di questo tipo, ma resta lontano dai valori di una sette posti a benzina.

Tecnologie interne e ADAS

Il Journey è l’allestimento in cui la Jogger smette di essere spartana. Il sistema multimediale ha uno schermo touch da 10 pollici a sbalzo, con navigazione e impianto audio Arkamys, ed è affiancato da un quadro strumenti digitale da 7 pollici.

Ci sono il caricatore wireless per lo smartphone, il climatizzatore automatico, l’accesso senza chiave, il freno di stazionamento elettrico e due tavolini estraibili dietro i sedili anteriori, utili a chi viaggia con bambini nelle file posteriori. Non è un’auto che punta sulla quantità di schermi o di funzioni, ma quello che c’è si usa senza imparare nulla di nuovo.

Anche la sicurezza è stata aggiornata per rispettare le norme europee più recenti. La frenata automatica d’emergenza è stata potenziata e c’è una telecamera dedicata al monitoraggio dell’attenzione del conducente. Il Journey porta di serie il Driving Pack, la Multiview Camera, i sensori di parcheggio anteriori e posteriori, gli abbaglianti automatici, il cruise control e l’assistenza al mantenimento della corsia, con l’avviso di superamento della linea. Il pacchetto è adeguato per la fascia di prezzo, ma non va confuso con una guida assistita evoluta come quella delle concorrenti più care. Quattroruote fa notare che, sul resto della gamma, gli ADAS di serie sono pochi e il cruise control compare solo sugli allestimenti più ricchi o dentro pacchetti a pagamento: vale la pena controllare con attenzione cosa è incluso prima di scegliere un allestimento inferiore al Journey.

Scheda in breve — Dacia Jogger Journey Hybrid 155
Motore: 1.8 benzina 109 CV + motore elettrico 49 CV + generatore-starter, full hybrid
Potenza combinata: 155 CV
Coppia massima: circa 170 Nm
Cambio: automatico multimodale, trazione anteriore
0-100 km/h: circa 9 secondi
Velocità massima: 180 km/h
Dimensioni: 455 x 185 x 169 cm, passo 290 cm
Massa in ordine di marcia: 1.468 kg
Serbatoio: 50 litri
Bagagliaio: 160 litri (7 posti), 709 litri (5 posti), circa 2.000 litri (2 posti)

Pro e contro

Promossa

  • Sette posti, ibrido e cambio automatico sotto i 29.000 euro: a questo prezzo non esiste un’alternativa diretta
  • Consumi reali vicini ai 18 km/l anche con molta autostrada
  • Spinta più pronta del vecchio Hybrid 140, con partenza in elettrico e cambio privo di strappi
  • Dotazione del Journey la più ricca mai vista su una Dacia, dal caricatore wireless alla Multiview Camera
  • Terza fila abitabile e sedili asportabili singolarmente

Bocciata

  • Rollio evidente e sterzo lento, impostazione più da viaggio che da guida
  • Materiali semplici e assistenti alla guida meno evoluti di quelli delle concorrenti più costose
  • Poca insonorizzazione con forti fruscii aerodinamici in autostrada

La Dacia Jogger Journey Hybrid 155 non prova a essere altro da quello che è, e proprio per questo funziona: tanto spazio, consumi da diesel e un prezzo che a questo livello nessun altro propone.

Chi cerca raffinatezza di guida e finiture da segmento superiore dovrà guardare altrove. Chi invece deve portare una famiglia numerosa o un gruppo di colleghi senza far lievitare né il budget né il conto del carburante troverà qui un argomento difficile da smontare.

Nuova BMW iX4 2027: Foto e dati tecnici

A un anno dal debutto della iX3 basata sulla piattaforma Neue Klasse, BMW ha tolto i veli alla sua sorella più filante, l’inedita iX4. Il SUV coupé sarà disponibile anche in una più sportiva versione M Performance, la M60 xDrive, che si affiancherà alle varianti iX4 40 xDrive e 50 xDrive.

Le differenze rispetto alla iX3 sono soprattutto estetiche. Il frontale della iX4 è identico, ma il tetto è stato abbassato di circa 40 mm, conferendo un aspetto più slanciato e portando l’altezza complessiva a 1.595 mm. La superficie vetrata dal profilo basso è completata da una linea dei finestrini che sale in modo marcato verso la coda, richiamando per certi versi la prima generazione della X6.

Nella parte posteriore, il lunotto fortemente inclinato conduce a una coda corta con uno spoiler integrato e un’ulteriore appendice aerodinamica che incorpora la terza luce di stop. Rimane inoltre la caratteristica “valle” che ospita il logo BMW, formando una figura esagonale. Una novità importante è l’adozione di serie del pacchetto M Sport, che conferisce alla iX4 un look più aggressivo e sportivo fin dal lancio.

INTERNI E TECNOLOGIE

All’interno, invece, la iX4 riprende quasi integralmente l’abitacolo della iX3, mantenendo il concetto Panoramic iDrive con uno schermo infotainment parallelogrammatico da 17,9 pollici e il display panoramico Panoramic Vision da 43,3 pollici proiettato alla base del parabrezza. Rimane anche il particolare volante con razze superiori e inferiori centrali, anche se è possibile scegliere il più tradizionale volante M Sport con razza inferiore convenzionale.

Per quanto riguarda l’abitabilità, BMW sostiene che la iX4 offra un’eccellente altezza interna nonostante il tetto più basso, grazie anche al tetto panoramico in vetro di serie, privo però di tendina elettrica integrata. A risentirne è il bagagliaio, che perde 30 litri rispetto alla iX3 fermandosi a 490 litri, espandibili fino a 1.600 litri abbattendo i sedili posteriori frazionati 40:20:40, ovvero 150 litri in meno rispetto alla sorella. Rimane comunque disponibile un vano anteriore da 58 litri.

MOTORE E DATI TECNICI

Dal lancio commerciale previsto per marzo 2027, la BMW iX4 sarà proposta inizialmente in due versioni, entrambe con doppio motore elettrico e trazione integrale, derivate direttamente dalla iX3. La 40 xDrive eroga 374 CV (275 kW) e 520 Nm di coppia, accelerando da 0 a 100 km/h in 5,6 secondi. La 50 xDrive sale a 469 CV (345 kW) e 645 Nm, completando lo 0-100 km/h in 4,9 secondi.

Entrambe utilizzano le stesse batterie NMC della iX3: 82,6 kWh utilizzabili per la 40 xDrive e 108,7 kWh per la 50 xDrive. Grazie a un coefficiente aerodinamico migliorato, pari a 0,23 contro lo 0,24 della iX3, l’autonomia WLTP raggiunge rispettivamente 638 km e 828 km. L’architettura elettrica a 800 volt permette inoltre una ricarica fino a 300 kW sulla 40 xDrive e fino a 400 kW sulla 50 xDrive, consentendo in entrambi i casi di passare dal 10% all’80% in circa 21 minuti.

Poco dopo arriverà anche la già citata M60 xDrive. In questo caso le prestazioni salgono sensibilmente: la potenza raggiunge i 612 CV (450 kW) con 875 Nm di coppia, permettendo uno scatto da 0 a 100 km/h in appena 3,9 secondi e una velocità massima di 240 km/h. Nonostante le prestazioni nettamente superiori e la stessa batteria da 108,7 kWh della 50 xDrive, l’autonomia dichiarata arriva fino a 777 km.

Esteticamente, la M60 xDrive si distingue per una grafica esclusiva lungo il bordo inferiore dei doppi pannelli anteriori, qui dotati di serie dell’illuminazione Iconic Glow. Le luci diurne diagonali integrano inoltre le M Yellow Lights finora riservate ai modelli BMW M CS, mentre i gruppi ottici posteriori presentano una finitura oscurata e nuove guide luminose che avvolgono i bordi esterni.

Essendo una versione M Performance, la M60 xDrive dispone anche di uno spoiler posteriore più pronunciato e di specchietti dedicati con i colori del marchio M. Nell’abitacolo troviamo di serie i sedili M Sport e il volante M Sport con indicatore rosso a ore 12, oltre ai pulsanti Boost e M Mode. Quest’ultimo suggerisce che parte delle possibilità di personalizzazione di telaio e powertrain tipiche delle vere BMW M verranno estese anche alle versioni M Performance.

Per gestire l’incremento delle prestazioni, la M60 xDrive adotta di serie sospensioni adattive e sterzo sportivo a rapporto variabile, oltre a una taratura specifica di molle, ammortizzatori e barre antirollio. Da segnalare che anche le versioni standard della iX4 possono essere equipaggiate con sospensioni adattive e sterzo sportivo come optional, possibilità che non è prevista per la iX3.

Come sulla iX3, la iX4 offrirà di serie un pacchetto base di assistenza alla guida comprendente frenata automatica d’emergenza, assistenza alle manovre evasive, mantenimento della corsia, monitoraggio dell’angolo cieco con prevenzione delle collisioni e allerta traffico trasversale posteriore con frenata automatica. Il sistema Driving Assistant Plus aggiunge funzionalità di guida semi-autonoma di Livello 2, mentre il BMW Symbiotic Driving consente di intervenire sullo sterzo e perfino di effettuare leggere frenate senza disattivare i sistemi di assistenza.

A partire dall’anno successivo al lancio, la iX4 potrà essere equipaggiata anche con l’Highway and City Assistant, che permetterà la guida hands-free in oltre 21 Paesi. Tutte le iX4 usciranno dalla fabbrica già dotate dell’hardware e del software necessari, consentendo ai clienti di attivare la funzione in un secondo momento tramite un abbonamento a pagamento.

Moto e regolamento della MotoGP dal 2027

La MotoGP subirà uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi anni durante la stagione 2027: il campionato introdurrà nuove moto da 850 cc, un formato rivisto per i weekend di gara e la fine delle partecipazioni “wildcard” nella classe regina. Gli attuali motori da 1.000 cc saranno sostituiti da unità da 850 cc, mentre l’alesaggio massimo passerà da 81 mm a 75 mm. Anche il numero di motori a disposizione sarà ridotto a sei per pilota per le stagioni composte da un massimo di 20 gare.

A partire dal 2027, la MotoGP non ammetterà più piloti wildcard. Le wildcard continueranno ad essere consentite in Moto2 e Moto3, ma la classe regina avrà un numero fisso di partecipanti per tutta la stagione. Le nuove norme tecniche sono accompagnate da un importante cambiamento nel programma del weekend, con sessioni di qualifiche separate che creeranno griglie diverse per lo Sprint e il Gran Premio di domenica.

Il venerdì inizierà con una Prova Libera 1 di 45 minuti, seguita da una FP2 ridotta a 30 minuti. Nessuna delle due sessioni determinerà l’accesso alle qualifiche. La giornata si concluderà con una nuova sessione di qualifiche per lo Sprint della durata di 15 minuti, che definirà la griglia di partenza dello Sprint di sabato.

IL NUOVO FORMAT

Il sabato inizierà con una terza sessione di prove libere (FP3) di 20 minuti prima delle qualifiche del Gran Premio. Tutti i piloti parteciperanno alla Q1; i 12 più veloci passeranno alla Q2 per determinare la testa della griglia di partenza del Gran Premio.

Lo Sprint si svolgerà quindi in base ai risultati delle qualifiche dello Sprint di venerdì, il che significa che il suo esito non avrà alcun effetto sulla griglia di partenza di domenica. Anche il programma di domenica subisce una riorganizzazione: la Moto3 e la Moto2 correranno prima della MotoGP, mentre l’attuale sessione di Warm-Up della MotoGP viene eliminata.

Al suo posto, la corsia dei box aprirà per 10 minuti prima del Gran Premio, consentendo ai piloti di completare i giri di ricognizione ed effettuare gli ultimi controlli prima della partenza. Il risultato è una divisione più chiara tra le due gare della MotoGP: le qualifiche del venerdì determinano la griglia dello Sprint, mentre quelle del sabato determinano la griglia del Gran Premio.

Nuova Jaguar Type 01 2027: cambio di passo

Jaguar Land Rover ha presentato l’attesissimo primo modello del marchio Jaguar dopo il processo di riposizionamento avviato nel 2021. In passato Jaguar era collocata nel segmento premium, mentre oggi punta al segmento luxury. Il debutto di questa nuova era è affidato alla Jaguar Type 01, una grande liftback lunga 5,2 metri dotata di una propulsione elettrica a tre motori da 1.030 CV. La Jaguar Type 01 arriverà sul mercato nel 2027.

La rinascita del marchio Jaguar è iniziata nel 2021 su iniziativa dell’allora CEO di JLR, Thierry Bolloré. La sua strategia era quella di spostare Jaguar dal segmento premium a quello luxury per sottrarla alla difficile concorrenza con il cosiddetto “trio tedesco” composto da Audi, BMW e Mercedes-Benz. L’intera precedente gamma Jaguar, composta principalmente da modelli con motore termico, è stata ritirata alla fine del 2025. Le nuove Jaguar di lusso saranno esclusivamente elettriche.

Nel 2023, come noto, è iniziato un rallentamento globale della domanda di veicoli elettrici, fenomeno che ha colpito in modo particolarmente duro proprio il segmento luxury. Molti clienti di fascia alta si sono rapidamente disamorati delle auto elettriche, tornando a richiedere quei valori automobilistici tradizionali rappresentati da motori benzina dal sound coinvolgente, cambi meccanici e sensazioni di guida più autentiche. La dirigenza di JLR ha però deciso di andare controcorrente, proseguendo lo sviluppo della piattaforma elettrica JEA (Jaguar Electrified Architecture) destinata alle future Jaguar di lusso. Secondo la rivista britannica Autocar, gli investimenti per questa architettura hanno raggiunto circa 2,25 miliardi di sterline. Inizialmente il primo modello elettrico Jaguar di nuova generazione avrebbe dovuto arrivare nel 2025, ma lo sviluppo si è protratto oltre le aspettative. La Type 01 sarà quindi commercializzata soltanto nell’estate del 2027, anche se gli ordini verranno aperti all’inizio dell’anno.

L’antenata della Jaguar Type 01 è stata la controversa concept car Jaguar Type 00, presentata nel 2024. Si trattava di una grande liftback a tre porte dal design molto discusso, che ha suscitato forti critiche tra numerosi appassionati e clienti del marchio. Jaguar non si è limitata a spostarsi verso il segmento luxury: ha adottato anche codici stilistici e comunicativi tipici dell’industria occidentale della moda, non sempre apprezzati dal pubblico tradizionale. Oggi il marchio dispone addirittura di tre emblemi distinti: la scritta Jaguar con un nuovo carattere minimalista, due ganci a forma di “J” racchiusi in un cerchio e il celebre felino saltante collocato sopra una griglia che molti utenti sui social hanno ironicamente paragonato a quella di un climatizzatore domestico. Questa trama geometrica è diventata un elemento centrale del design e compare in diversi punti sia all’esterno che all’interno della Type 01.

LO STILE UNICO

La Jaguar Type 01 di serie resta molto fedele alla concept Type 00, ma adotta quattro porte con vetri senza cornice anziché due. Il portellone posteriore, caratterizzato da un lunotto assente, integra uno spoiler retrattile a tre modalità in grado di generare fino a 75 kg di carico aerodinamico alle alte velocità. I bagagli dovranno essere caricati superando una soglia piuttosto alta. La visibilità posteriore è affidata a una telecamera collocata sopra il portellone. Le dimensioni dichiarate sono notevoli: 5,2 metri di lunghezza, 1,4 metri di altezza e un passo di 3,2 metri. I cerchi di serie sono da 23 pollici e il coefficiente aerodinamico dichiarato è pari a 0,23.

L’abitacolo offre quattro posti singoli separati da un ampio tunnel centrale che ospita portabicchieri e vari vani portaoggetti nascosti. La plancia è priva di comandi fisici e presenta soltanto le bocchette di ventilazione e due schermi: uno strumento digitale da 24 pollici e un display di controllo da 7 pollici. Alcuni altoparlanti dell’impianto audio ad alte prestazioni sono integrati direttamente nei sedili. La capacità del bagagliaio non è riportata nel comunicato ufficiale, ma secondo fonti estere si aggira intorno ai 450 litri. La massa in ordine di marcia supera i 2.500 kg, ma la distribuzione dei pesi è perfettamente bilanciata: 50:50.

Durante lo sviluppo della piattaforma JEA, JLR ha depositato oltre 360 brevetti. Tuttavia, nella Jaguar Type 01 non compaiono soluzioni tecniche che non siano già state introdotte dai principali costruttori cinesi di veicoli elettrici, comprese le grandi fusioni strutturali e gli elementi altamente integrati della scocca. La carrozzeria è realizzata prevalentemente in lega di alluminio. La batteria agli ioni di litio nichel-manganese-cobalto da 118 kWh con architettura a 850 volt utilizza celle prismatiche racchiuse in un unico involucro, ma suddivise in due sezioni, anteriore e posteriore. Lo spazio libero tra le due parti serve a migliorare il comfort dei passeggeri posteriori. Il telaio è a quattro ruote sterzanti e la dotazione standard include sospensioni pneumatiche adattive a doppia camera: anteriori a doppi triangoli sovrapposti e posteriori multilink.

MOTORE E DATI TECNICI

La propulsione della Jaguar Type 01 è affidata a tre motori elettrici: uno sull’asse anteriore e due sul posteriore. I due motori posteriori condividono lo stesso alloggiamento ma funzionano in modo indipendente. Curiosamente, nonostante l’enorme cofano anteriore, la vettura non dispone di un secondo bagagliaio anteriore. La potenza massima complessiva raggiunge i 1.030 CV e 1.365 Nm di coppia. L’accelerazione da 0 a 100 km/h richiede 3,2 secondi, mentre il passaggio da 100 a 180 km/h avviene in soli 4 secondi. La velocità massima è di 241 km/h. L’autonomia massima dichiarata è di 720 km nel ciclo WLTP, mentre la potenza massima di ricarica raggiunge i 350 kW.

La Jaguar Type 01 sarà assemblata nello stabilimento JLR di Solihull, nel Regno Unito (West Midlands). Le pannellature della carrozzeria arriveranno dall’impianto di Halewood, nel Merseyside, mentre il sistema di propulsione, composto da batteria e motori elettrici, sarà prodotto nello stabilimento di Wolverhampton, sempre nelle West Midlands.

Al lancio commerciale, previsto all’inizio del 2027, il prezzo di partenza della Jaguar Type 01 sarà di 130.000 sterline. Secondo Autocar, successivamente la gamma coprirà una fascia compresa tra 120.000 e 200.000 sterline. Solo il mercato potrà decretare il successo o meno di questo ambizioso progetto, e una valutazione concreta delle vendite sarà possibile soltanto alla fine del 2027.

Nuovo Renault Niagara 2026: via alla produzione

Il pick-up Renault Niagara per i mercati emergenti: è iniziata la produzione.
Il nuovo pick-up Renault sarà in vendita a novembre. Inizialmente il veicolo sarà disponibile con motore a benzina, mentre in seguito dovrebbe essere lanciata anche una versione ibrida.

La prima mondiale del pick-up «leggero» di serie Renault Niagara si è tenuta a settembre. Ricordiamo che il modello è destinato ai paesi dell’America Latina. Ebbene, ora il veicolo è entrato in linea di produzione: la produzione è partita nello stabilimento in Argentina. Prima dell’avvio della produzione, lo stabilimento è stato, come di consueto, ammodernato. In particolare, sono stati installati oltre 60 robot e sono state introdotte «nuove tecnologie», secondo quanto comunicato dall’ufficio stampa della filiale argentina di Renault. Il furgoncino sarà in vendita a novembre. Inizialmente sarà disponibile, appunto, in Argentina, oltre che in Brasile e in Colombia. Successivamente, il Niagara raggiungerà anche altri mercati latinoamericani.

Alla base del modello con cassone portante c’è la variante «pick-up» della piattaforma RGMP (Renault Group Modular Platform). Versioni di questa «piattaforma» sono state utilizzate anche per la realizzazione del SUV compatto Renault Kardian, già in vendita, e del crossover di fascia superiore Renault Boreal (la produzione dei SUV per l’America Latina avviene nel vicino Brasile).

DATI TECNICI E MOTORI

Il pick-up Renault Niagara sarà disponibile esclusivamente con cabina a quattro porte. La lunghezza del veicolo, a seconda dell’allestimento, è pari a 4912 o 4942 mm, la larghezza a 1833 mm, l’altezza a 1707 o 1710 mm, mentre il passo è di 2956 mm. Il nuovo modello è dotato di cerchi da 17 o 18 pollici.

L’altezza da terra dichiarata (anch’essa a seconda della versione) è di 224 o 233 mm. La capacità di carico è di 654 kg.

L’estetica del pick-up riprende lo stile dell’omonimo concept presentato già nel 2023. Tra le caratteristiche distintive del design figurano la calandra con lamelle rettangolari e la grande scritta «pixelata» Renault al posto del consueto emblema, oltre ai gruppi ottici anteriori dal design elaborato. Le maniglie delle porte posteriori sono nascoste nella parte superiore. Per il pianale di carico sono previste coperture rigide, scorrevoli o ribaltabili.

All’interno, il pick-up Renault Niagara riprende quasi alla lettera il crossover Renault Boreal menzionato sopra.

Nella fase iniziale, il Niagara sarà disponibile con un motore turbo a benzina a quattro cilindri da 1,3 TCe proveniente dal modello latinoamericano Boreal. Il motore eroga 156CV e 270 Nm; in Brasile, il motore può funzionare anche a etanolo (160CV). Il pick-up sarà immediatamente disponibile con trazione anteriore o integrale. La trazione integrale è di serie, mentre per il crossover locale Renault Boreal la versione a trazione integrale è ancora in fase di progettazione e sarà disponibile solo in versione ibrida. Il pick-up a trazione anteriore è dotato di un cambio manuale a sei marce, mentre quello a trazione integrale è dotato di un cambio robotizzato a sei marce con doppia frizione. In seguito, il pick-up dovrebbe essere disponibile anche in versione ibrida.

Nuova Suzuki eSky 2027: la keicar in Europa

La nuova Suzuki eSky è pronta per l’Europa.

I costruttori automobilistici chiedono da anni all’Unione Europea una normativa che favorisca la produzione e la vendita di piccole auto elettriche. Sebbene sia stata proposta una regolamentazione, quella relativa ai veicoli M1E, essa non è ancora stata approvata e alcune case automobilistiche hanno deciso di cercare una strada alternativa.

Se i produttori chiedono per l’Europa una normativa simile a quella delle “kei car” giapponesi, perché non sviluppare un modello di questo tipo in Giappone per poi portarlo nel nostro continente? Questo potrebbe essere il primo passo che marchi come Suzuki e BYD stanno già compiendo.

L’arrivo della Suzuki eSky anticipa ciò che potrebbe accadere in Europa con le piccole elettriche

Questa categoria di veicoli compatti è molto popolare in Giappone da decenni. La loro lunghezza è limitata a 3,40 metri, così come larghezza, altezza e potenza. Inoltre, godono di una fiscalità agevolata e l’avvento delle auto elettriche sta dando nuovo slancio a questo segmento così particolare.

In Europa esistono i quadricicli leggeri, anch’essi soggetti a importanti limitazioni. Tuttavia rappresentano ancora una parte ridotta del mercato, nonostante marchi importanti come Citroën, FIAT e Renault abbiano contribuito con le loro proposte elettriche.

Se le kei car dovessero arrivare in Europa, dovrebbero essere adattate alla normativa vigente per le autovetture, aprendo così la strada a una nuova generazione di veicoli ancora più piccoli rispetto agli attuali modelli del segmento A. Gli sviluppi realizzati per altri mercati internazionali potrebbero costituire la base per portare in Europa, nei prossimi anni, auto elettriche ancora più compatte.

Renault Twingo E-Tech, Dacia Spring, Leapmotor T03 e FIAT 500e misurano tra 3,60 e 3,80 metri di lunghezza. Tuttavia, gli adattamenti delle kei car al mercato europeo potrebbero introdurre vetture ancora più piccole, come gli esempi di Suzuki, BYD e Honda che vedremo di seguito.

La Suzuki eSky ha già debuttato in Giappone

L’ultima arrivata nel panorama delle kei car elettriche giapponesi è la Suzuki eSky, il primo modello elettrico del marchio in questa categoria. Dovrebbe arrivare in Europa nel 2027, come dimostrano alcune foto spia che la ritraggono camuffata con il volante a sinistra.

Cosa possiamo aspettarci da un modello del genere in Europa? La eSky misura 3,39 metri di lunghezza, 1,47 metri di larghezza e 1,62 metri di altezza. Ha cinque porte, quattro posti e utilizza un nuovo asse elettrico che integra motore, inverter e riduttore.

Questo sistema può sviluppare fino a 70 kW (95 CV), sebbene in Giappone la potenza sia stata limitata a 64 CV per rispettare la normativa locale. La batteria LFP da 26 kWh dichiara un’autonomia WLTC di 310 km, un dato notevole per un’auto di queste dimensioni, e supporta la ricarica rapida fino a 50 kW.

All’interno offre una dotazione generosa che comprende numerosi vani portaoggetti, strumentazione digitale, schermo da 10,1 pollici e climatizzatore, oltre a una vasta gamma di accessori opzionali. Il tutto a un prezzo di partenza inferiore a 12.000 euro, che può scendere sotto i 9.000 euro grazie agli incentivi pubblici giapponesi.

Nel Regno Unito, dove il suo inserimento sul mercato sarà più semplice grazie alla guida a destra, si parla già di un prezzo inferiore a 20.000 sterline, pari a circa 23.400 euro. Un prezzo che non può essere definito economico: una Renault Twingo E-Tech attuale è più grande, offre cinque posti ed è disponibile a meno di 20.000 euro, sebbene con un’autonomia inferiore.

Il BYD Racco è stato un vero successo al lancio in Giappone

Da tempo si parla dell’ingresso di BYD nel segmento delle kei car giapponesi con il suo Racco dal design squadrato. E l’operazione sta funzionando molto bene: appena due mesi dopo il lancio, il modello ha già accumulato oltre 2.000 ordini.

BYD continua a sostenere che esistono concrete possibilità di esportare il modello anche in mercati internazionali come quello europeo. E le aspettative sembrano essere rispettate, visto che il Racco è già arrivato al di fuori dei confini giapponesi. Sri Lanka e Macao dispongono già di questa kei car elettrica, e la presenza della guida a destra ha facilitato notevolmente il suo adattamento a questi mercati.

Il BYD Racco presenta dimensioni molto simili alla Suzuki eSky: 3,39 metri di lunghezza, 1,47 metri di larghezza e 1,80 metri di altezza, con un bagagliaio da 280 litri, un motore elettrico da 64 CV e due opzioni di batteria.

Con capacità rispettivamente di 22,4 e 35,8 kWh, il Racco può raggiungere un’autonomia WLTC di 210 o 320 km. Il prezzo di partenza è di circa 12.144 euro al cambio.

Honda e Chery annunciano le loro intenzioni

Da un lato, Honda ha confermato l’arrivo della sua Super-N elettrica in Europa. Anche in questo caso, però, si parla inizialmente del Regno Unito, dove la casa giapponese può sfruttare il progetto già sviluppato con guida a destra. Non è ancora confermato il suo arrivo nell’Europa continentale.

La Super-N misura circa 3,4 metri di lunghezza e dispone anch’essa di quattro posti. Il motore sviluppa 63 CV, che possono salire a 94 CV grazie alla funzione “Boost”. La batteria da 29,6 kWh promette circa 200 km di autonomia nel ciclo WLTP combinato, oppure oltre 300 km in ambito urbano, e può essere ricaricata in corrente continua fino a 50 kW.

Il prezzo? A partire da 18.995 sterline nel Regno Unito, equivalenti a circa 22.460 euro al cambio.