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Addio Mercedes-AMG A45S: ecco la Final Edition

La Mercedes-AMG A45S Final Edition è stata presentata per segnare la fine della produzione del modello A45S, a sette anni dal debutto di questa versione della generazione W177, che ha ricevuto un restyling nel 2022.

Il propulsore della A45S Final Edition rimane il motore M139 da 2,0 litri turbo a quattro cilindri in linea, che eroga 421 PS e 500 Nm, in grado di azionare tutte e quattro le ruote grazie alla trazione AMG Performance 4Matic+ e al cambio automatico a doppia frizione AMG Speedshift a otto rapporti. I dati prestazionali chiave rimangono invariati: l’accelerazione da 0 a 100 km/h viene raggiunta in 3,9 secondi e la velocità massima è di 270 km/h.

La Final Edition si distingue dalla A45S standard per le opzioni di finitura esterna Manufaktur Mountain Grey magno e Jet Black, con elementi a contrasto in giallo, come i contorni gialli sugli specchietti laterali esterni e in altre zone.

La Final Edition monta cerchi in lega forgiata AMG da 19 pollici a razze incrociate con finitura nera opaca, coprimozzi specifici per questa edizione con il logo AMG in giallo, pinze dei freni nero lucido con la scritta AMG in bianco e, come optional, grandi decalcomanie con la scritta “45S” in giallo e nero.

IL MODELLO SIMBOLO

Come optional sulla Final Edition è disponibile il Pacchetto Aerodinamico AMG, composto da grembialatura anteriore con splitter anteriore allargato e flics, uno spoiler sul tetto, elementi di deflusso laterale intorno alla grembialatura posteriore e una lama del diffusore posteriore; tutti i componenti sono rifiniti in nero lucido.

Analogamente, gli interni dell’A45S Final Edition presentano dettagli gialli, qui applicati ai rivestimenti realizzati in pelle sintetica Artico e microfibra Microcut di colore nero. I poggiatesta dei sedili anteriori recano emblemi ricamati con la scritta “45S”, mentre la console centrale presenta un emblema “45S Final Edition”.
L’A45S Final Edition presenta inoltre il volante AMG Performance rivestito in pelle Nappa e microfibra Microcut con cuciture gialle, inserti in alluminio con motivo AMG e scritta AMG gialla, soglie delle portiere AMG con loghi AMG illuminati di giallo e tappetini AMG con la scritta “45S” e cuciture gialle.

Secondo Autocar, la Mercedes-AMG A45S Final Edition parte da 67.965 sterline (369.160 RM) nel Regno Unito. Il successore dell’attuale generazione W177 arriverà solo nel 2028, mentre il modello attuale resterà in produzione fino ad allora. Il testimone delle compatte AMG passa alla CLA45 a trazione completamente elettrica, con 680 PS erogati dal suo gruppo di tre motori.

Food Delivery quando l’estate mostra la vera realtà di un boom perverso

La storia si ripete: in gruppo, o singoli, o semplici coppie dentro una casa. La “rattagine” (attitudine al restare chiusi nella stamberga, al buio come le famigliole di ratti) speravo si potesse definitivamente dire estinta dopo l’abominio del Lockdown. Da allora credevo che nulla potesse essere meglio della voglia di uscire, vedere gente e fare cose. Una nuova consapevolezza di quanto anche il semplice uscire da casa sia una libertà preziosa.

 

E invece no. Nei 360 euro in media che ogni italiano spende per servizi di Delivery (su base ricerche e statistiche pubbliche sul web) la componente “food” è sempre viva e prevalente. Ancora. 

Non importa sia Inverno od Estate. Nel primo caso perenni adolescenti anche di mezzo secolo di età (preda dei danni del passare del tempo) attendono penosamente in vestaglia e calzettoni che puzzano di cipolla fritta lo scampanellare di un povero ragazzo del Delivery, imbacuccato come un eschimese che affronta notti piovose e gelide per portare il suo prezioso carico a destinazione.

 

Ma è d’estate che la follia del Delivery trova il suo massimo godimento. Quando in canotta e ascelle assassine il gruppuscolo di affamati residenti fa l’unica fatica, con gli zebedei a fronte condizionatore, di pigiare il dito sudaticcio sulla “App” dello Smartphone. 

Al resto pensa la telematica. E la coscienza è a posto, mentre ci si ritrova a narici tappate, finestre serrate e a tutto “Pinguino” De Longhi in comode rate, tutti seduti sul divano a godersi il nulla che la Tv odierna a pagamento ci regala.

E tutto questo mentre tra le strade infuocate delle città brancola un formicaio di veri disgraziati che su ogni tipo e condizione di mezzo di trasporto si muove con quell’inconfondibile cassettone coibentato e colorato dietro la schiena. Là dentro c’è il prezioso “dono” che le famiglie attendono “comodamente” appolliate in casa. E del resto, con benzina e gasolio a ben oltre i due euro al litro, chi sarebbe così cojone da mettersi in viaggio per andare a procurarsi una cena??

Ah, beh: ma molti di Voi, e coloro che ancora non si sono offesi di un esordio di articolo che mette a nudo più le vergogne del parco clienti potenziali che non le assurdità dell’offerta del FoodDelivery, mi chiederebbero – potendo – cosa c’entra un pezzo su questo tema in una piattaforma Automotive. Molto semplice: la moltiplicazione delle situazioni e degli attori del Food Delivery (più che degli altri comparti di consegna a domicilio) sta comportando effetti sulla mobilità collettiva, oltre che riguardare il movimento e la gestione di migliaia di mezzi di trasporto (soprattutto a due ruote) che coinvolgono sicurezza e condivisione delle strade pubbliche ogni giorno.

Vi bastano questi due argomenti per non sentirVi off topic?

Vi ricordo due eventi capitati a me personalmente. Primo caso: Inverno di due anni fa, pomeriggio che volge alla sera, strada cittadina romana ad alto scorrimento. Il semaforo che ferma la fila di auto dà il via all’attraversamento pedonale. Non riesco ad arrivare alla striscia bianca di mezzeria che divide le due corsie che alla mia destra vedo piombare contro di me uno scooter guidato dall’immancabile cingalese con a sua volta immancabile “Big Bag” arancione che sormonta le sue spallucce. Il genio aveva deciso di arrivare sul filo della mezzeria davanti a tutti al semaforo, ritardando la frenata e superando la fila con le ruote semi-lisce sulla doppia striscia verniciata in mezzo alle due carreggiate: fondo stradale che, per chi come me ama ed usa la moto, corrisponde ad una sorta di lunghissima saponetta quando l’asfalto è umido.

Peccato, infatti, che proprio per effetto del peso raddoppiato sullo scooter la frenata, complice anche l’asfalto inumidito per il clima serale e la striscia di vernice sull’asfalto, sia stata pressoché inesistente: oh, beh, certo! Mettiamoci anche freni usurati e gomme lisce della “due ruote” elettrica….. Fatto sta che l’inetto “Motard” si è fermato praticamente contro il mio fianco destro. 

Io sono caduto violentemente, per fortuna di lato e con il braccio sinistro ad attutire, per terra. 

Il coglioncello invece si è sdraiato per terra…Alla fine sono dovuto anche intervenire per riuscire a sollevarlo dalla strada, perché per la confusione ed il peso del fardello alimentare non riusciva a tornare in piedi. Paura, dolore per la botta da parte di entrambi, non ce l’ho fatta ad inveire e chiamare i vigili. Lo sguardo perso di quel povero ragazzo mi ha fatto più male della botta. L’ho lasciato andare.

Secondo caso, poche settimane fa. In pieno traffico di metà mattina in zona centrale di Roma, sono in fila indiana per una svolta a sinistra di immissione in una traversa stradale. Alla sinistra della fila una isola divisoria dei sensi di marcia, di quelli con il marciapiede piuttosto alto e marcato. Un ragazzo del Delivery, preda forse del caldo e della agitazione, o semplicemente abituatosi a manovre ad cacchium (fate Voi) cerca di salire con la ruota della “sua” scalcinata e-bike sul marciapiedi: il poter percorrere una decina di metri in solitario sulla isola divisoria deve sembrargli evidentemente la svolta della vita. Peccato che nel salire “di taglio” con la ruota sul marciapiedil’inclinazione verso destra della e-bike sia penosamente accentuata dall’enorme baricentro dello “scatolo” che pesa sulle spalle del malcapitato sbilanciandolo a sua volta verso destra. 

Risultato: bici che si impenna con la ruota davanti sull’isola e povero fagottone di ragazzo (più largo che lungo, in verità) che finisce con tutto il suo carico di spalle tra parafango e cofano di una incolpevole Clio posta al suo fianco destro. L’anziana conducente, urlando come una furia, compie persino una manovra dettata dalla sorpresa e dallo spavento: rilascia la frizione quell’attimo che basta per far scattare in avanti pochi metri la sua auto, riservare al povero “Deliveratore” una sorta di “schiaffo” inerziale e finire la breve corsa sul paraurti posteriore di un Suv. Ci rendiamo conto??? Per fortuna solo spavento (e fila bloccata per mezz’ora) senza gravi danni.

LA LOGISTICA CHE CAMBIA

Altri eventi? Tutti incidenti scampati per un soffio: si va dal “deliveratore” sul monopattino che ti taglia la strada….sul marciapiedi, al ciclo/scooterista che fisso ed attonito sullo smartphone per trovare la strada percorre un tratto contromano di strada urbana; per poi evitare di sciorinare una serie di altri casi ed eventi in cui l’incidente è stato evitato per un pelo. Tutto sotto i nostri occhi. E il rischio, come per tutte le cose che non vanno come invece dovrebbero, è l’assuefazione. Come è assuefazione vedere ogni tanto questi “velocipedi” a ruote all’insù mentre il trasportatore (quello che prenderà il cartone della Tua pizza con le mani nude) con le medesime mani sta ingrassando cavi e leveraggi, oppure ripara una ruota. 

Il suo valigione nel frattempo – soprattutto nella torrida estate – è per terra, sbattuto sotto il sole e circondato da moschini. Per non parlare dei ragazzi che su quella “Bag” ci appoggiano la testa per dormire su una panchina all’ombra delle fronde in un parco pubblico. Ma questo lo dico non per denigrare i “Delivery Boys”, chiaramente. Ma è per dire con molta serenità che tutta ‘sta zozzeria visiva e civile è responsabilità anche di chi del Delivery si serve in condizioni di futilità evidente come è l’attendere al proprio posto di pausa pranzo o cena qualcuno che arrivi per portare quel che chi può dovrebbe serenamente uscire a comprare da sé.

Parliamoci chiaro: il Delivery urbano, soprattutto di categoria “Food” non modifica di una virgola situazioni lavorative o professionali, e non offre alcuna prospettiva o soluzione. E’sopravvivenza virtuale, fatta per premiare la quantità e velocità delle consegne nell’unità di tempo e non certo i criteri di qualità e livello del servizio; ed a carico dei corrieri sono ancora vigenti tariffe e rimborsi che non possono realisticamente soddisfare la dignità di vita degli operatori ed insieme la gestione del loro mezzo e della loro movimentazione. Noi, potenziali fruitori del servizio, chiudiamo tutti e due gli occhi e ci turiamo il naso. 

In una estate calda come non mai, diceva una canzone, pomeriggi torridi e sere umide e appiccicose hanno visto decine, centinaia di questi corrieri girare: chi più canonico con giubbetto catarifrangente, casco e abbigliamento minimamente protettivo. Ma ho visto anche teste e busti scoperti in piena velocità nel traffico con le e-bike ed i monopattini. L’ho visto io, l’avete visto anche Voi, di certo.

Ma io mi sono astenuto e mi astengo tuttora dall’avvalermi del Food Delivery, e la spesa ancora posso farmela da me: approfitto della libertà inconsapevole e sottile di girare la città mentre cerco un punto di GDO dove fare acquisti. E Voi? Davvero pensate di essere più liberi avvalendovi di disgraziati che arrivano davanti casa Vostra con la lingua di fuori per consegnarVi il Sushi? No, secondo me non siete più liberi. Siete apparentemente più comodi, ma forse anche meno felici. Mia opinione.

Riccardo Bellumori

Nuova Hyundai Elantra N 2026: Rendering Totale

Un mese fa è stata presentata la nuova generazione della berlina Hyundai Elantra; ora l’azienda sta preparando una versione sportiva con l’indice N. Come sarà?

Il modello Elantra è stato presentato per la prima volta nel 1990, subentrando alla Hyundai Stellar a trazione posteriore. Oggi è in produzione già l’ottava generazione della berlina, la cui anteprima ha avuto luogo alla fine del mese scorso. A partire dalla generazione precedente, l’Elantra dispone di una versione top di gamma con l’indice N, che sarà presente anche nella nuova berlina.

Per ora non sono state diffuse foto dei prototipi né immagini teaser, ma possiamo orientarci sulla base dello stile degli altri modelli N dell’azienda. L’auto raffigurata nei rendering presenta la caratteristica livrea blu e cerchi a razze multiple. Il paraurti anteriore è completamente nuovo, con una presa d’aria più ampia e finiture rosse nella parte inferiore. Finiture simili sono presenti anche sulle modanature dei sottoporta e sul paraurti posteriore, sotto il quale si trovano due grandi terminali di scarico. I rappresentanti dell’azienda hanno lasciato intendere che la versione top di gamma dell’Elantra avrà parafanghi ancora più larghi (forse grazie a delle modanature, come nei nostri rendering), e sicuramente sarà presente uno spoiler sul bordo del cofano del bagagliaio.

Rendering Kolesa.ru

IL MODELLO AFFILATO

La berlina Hyundai Elantra N della generazione precedente è equipaggiata con un motore turbo a benzina da 2,0 litri con una potenza di 276 CV (392 Nm).

Si prevede che il nuovo modello sarà dotato di un motore turbo da 2,5 litri più potente (probabilmente completamente nuovo o sostanzialmente aggiornato), in grado di erogare circa 300CV. A titolo di confronto, il motore turbo a quattro cilindri da 2,5 litri della Sonata N Line eroga 290 CV e 422 Nm di coppia.

Dealer Automotive: Boom di mandati ma come fanno a gestire il post vendita?

Il Mandato, questo oggetto sacro del desiderio dei Dealer: quelli che tanto tempo fa amavano farsi chiamare “Concessionari” e che, in una città come Roma, “ai miei tempi” erano fatalmente associati ad arrapinati cacciatori di allocchi automobilisti in cerca di occasioni. 

Il chiamarsi “Concessionario” identificava, all’epoca, un diritto che sfiorava il dinastico ed il feudale: chi occupava un territorio, per il solo fatto di trovarsi là, aveva il diritto di non avere concessioni rompiballe da parte dello stesso Costruttore entro un certo perimetro; aveva sacro diritto di censire e “marchiare” i propri potenziali Clienti insiti nel territorio di competenza, ed altresì aveva diritto persino di pretendere di organizzare – entro un certo ragionevole limite di criterio e ragionevolezza – il proprio punto di esposizione e vendita, nonché l’organizzazione delle risorse umane. 

 

“I tempi” di cui sto parlando in esordio, in una città così popolata come la Capitale, sono gli anni Ottanta. 

Sapete quanti Marchi Auto erano disponibili sul mercato in quel decennio? Vi muovo un ricordo: 9 erano italiani, sette tedeschi, sei francesi ed altrettanti inglesi (incredibile, eh?) ed ovviamente uno spagnolo; ma c’erano anche due Marchi svedesi, ben quattroMarchi importati dalla ex URSS (oltre alla Skoda cecoslovacca) ed infine ben otto Marchi giapponesi, e Vi risparmio i pochissimi esemplari di Scout, Dodge, Chevrolet Corvette e persino Jeep che provenivano dagli Stati Uniti ogni anno. Insomma, nel periodo in cui la cosiddetta apertura delle frontiere era ancora una aspirazione per perseveranti Federalisti europei, il consumatore italiano poteva spaziare su quasi 45 Marchi che coprivano il mercato dalla piccola Fiat 126 fino allo Scout da 6 litri. 

 

All’ epoca le Reti di Concessionarie con più di due Marchi in mandato erano veramente una rarità, eppure il concetto di “post vendita” – così come la ricerca di operatività e margini nelle attività di Officina e Ricambi – non erano ancora al centro dell’interesse strategico dei Titolari di Concessionarie, che potevano tuttavia contare ancora su remunerazioni da sola vendita molto interessanti. Così il concetto di “fidelizzazione” aveva senso più sull’abitudine del Cliente a ripetere l’acquisto con lo stesso Marchio che non sul rapporto fiduciario con il Punto Vendita. Posto che, ribadisco, il riferimento territoriale era discriminante per ridurre di parecchio la natura errante del Cliente in cerca di preventivi tra diversi Concessionari, la conquista e la fidelizzazione post vendita risultava un metodo piuttosto empirico e poco perseguito. In più l’identità semantica tra Costruttore mandatario e Concessionario si ferma, in tanti casi, all’insegna esterna ed alla gamma in esposizione.

 

Risultato: il cliente anni ’80 era un Cliente del Marchio o del Gruppo, il Concessionario di territorio era il riferimento naturale e tradizionale dove acquistare ma quel che accadeva tra Cliente, auto e Rivenditore era materia da limbo indefinito.


Se però negli anni Ottanta la distribuzione commerciale in Italia era denominata da una crescita delle immatricolazioni legata alla crescita dell’offerta commerciale di Gamma dentro ciascun Marchio e dalla velocità di innovazione tecnologica; nel decennio successivo i fattori di crescita delle immatricolazioni si moltiplicano: si va dall’arrivo di nuovi player sul fronte europeo e nazionale, alla affermazione del valore del “Brand” nella esperienza di acquisto di un’auto, alla prima accelerazione nel ciclo di sostituzione dei mezzi a causa della sovrapposizione cronologica dei diversi “Step” anti-emissioni; per finire con finire con l’inizio di una diversificazione e capillarizzazione di sistemi di acquisto finanziario (retail, Noleggio, Leasing) che interessano quote sempre crescenti di target potenziale. 

 

I numeri del mercato crescono, ma la forma organizzativa e di rappresentanza del sistema di distribuzione cambiano poco, rimanendo sostanzialmente nel monopolio delle gestioni familiari, della piccola realtà di Impresa, e soprattutto in un processo di vendita incentrato più su elementi di empatia che non su processi evoluti di costruzione della scelta di acquisto. In questo frangente tra Dealer e Costruttore si inizia ad intravedere una identità semantica e simbolica: inizia ad intravedersi un layout globale condiviso nella immagine del Punto vendita che va oltre l’insegna esterna. 

 

Anni Novanta: I Costruttori ed il credito “Captive” iniziano a penetrare i processi di vendita

I Costruttori iniziano ad affiancare i Concessionari nelle azioni di Customer Satisfaction, ed a fornire risorse maggiori per le attività post vendita come l’allungamento dei termini di Garanzia oppure i cosiddetti “tagliandi di cortesia” ed altro. 

 

Ma la vera rivoluzione è sul tema “rientri” e “remarketing”: poco prima del piano governativo di ecoincentivi per rottamazione le Reti di Vendita e i Costruttori mandanti iniziano a mettere sul tavolo risorse finanziarie per l’acquisto delle permute con supervalutazioni e loyalty. Siamo agli albori, in effetti, del concetto di fidelizzazione.

 

Ma in fondo questo è anche l’avvisaglia di un inizio di “coabitazione” dentro la gestione della Rete di Concessionarie tra “Dealer” e Costruttore mandante: il trasferimento strategico e programmato di Know How dal secondo al primo, e la sinergia in termini di Customer Care diventano sempre più solidi e vincolanti, ma rimane per i Costruttori un muro di gomma difficilmente superabile, l’accesso alle informazioni vitali e discriminanti dei Concessionari. 

 

Ecco perché arriva in Italia, dalla fine degli anni Novanta, la diffusione e capillarizzazione di ERP DMS (Dealer Management System) e di interfacce di CRM: molti “narratori” di cose della Dealership tendono a dimenticarsi di questo aspetto: la strana rivoluzione del modello di concessione degli anni 2000 non può prescindere dal supporto informatico e dalla più forte trasmissione di dati.

 

E i Mandati? Chi è davvero attento osservatore delle dinamiche evolutive del sistema distributivo commerciale Auto potrebbe convenire con me: rispetto agli anni Ottanta si intravede una riduzione del numero di mandati per ogni organizzazione territoriale, ma un aumento dei punti vendita sul territorio. Sul tema fidelizzazione gli anni Novanta forniscono un nuovo concetto spendibile al riguardo: 

 

L’inizio del nuovo millennio porta in dote al processo commerciale una apertura straordinaria della disponibilità di credito al consumo; però porta, anche, una novità forse poco gradita: la rivoluzione del Commissario Mario Monti sugli accordi verticali tra Costruttori, Reti di Vendita e di Servizio aftersalesoltre al superamento, almeno in concetto giuridico, dei grandi vincoli di monopolio territoriale legato alle concessioni dai Costruttori ai Dealer. 

 

Una tegola che si abbatte su strutture di vendita che da un momento all’altro capiscono che il loro perimetro urbano non è un castello con fossato di coccodrilli intorno ma è semplicemente un luogo da cui i propri clienti possono veleggiare dove conviene di più. 

 

Mario Monti e Antitrust rompono il “letto di piume” dei Concessionari

Di questo ne abbiamo parlato a ripetizione su Autoprovesegnalando come il credito a pioggia, i finanziamenti “captive” con rata finale, il deperimento accelerato dell’Usato e soprattutto la guerra dei listini tra Costruttori abbia portato a rendere il finanziamento l’unico strumento di marginalità dentro agli Showroom. 

 

Nel tempo, poco prima del Crack Lehman, una ricerca dedicata alla Dealership dimostra come la distribuzione commerciale in Italia sia all’ultimo posto tra i primi sei mercati europei (Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Olanda) per redditività dei settori paralleli alla vendita del nuovo: e cioè Usato, ricambi e ricavi da Officina. 

 

Insomma, i Dealer vivono solo dei margini di vendita di auto nuove, che nel frattempo sono “incastonati” negli interessi dei piani finanziari (andate a conoscere e confrontare con oggi i tassi di “T.a.e.g.” di inizio anni Duemila, poi ci facciamo una risata); 

 

e mentre i Costruttori non possono più garantire i propri Mandatari avamposti fisici inespugnabili dalla concorrenza di territorio, dall’altro lato la “Corporate Image” necessaria per rappresentare al meglio il Marchio mandante nella fisionomia anche di Showroom e personale spinge i Dealer a investimenti pesanti, aggravati dai nuovi vincoli di mandato che, genericamente, impongono ai Rivenditori soglie pesanti anche in termini di capillarità di Punti Officina e di volumi minimi di vendita Ricambi Originali; e, come detto, su questo pesa come un macigno la scarsa attitudine della distribuzione italiana ad acquisire anche i Clienti di Officina. 

 

Inutile ricordare che proprio per effetto di questo effetto di “Corporate Identity” diventa sempre più difficile trovare una stessa Ragione Sociale con i suoi Showrooms in grado di ospitare ed esporre più di due Marchi (ovviamente di un medesimo Gruppo) dietro le sue vetrine. In realtà, anche per ammortizzare, trasferire o dissimulare i passivi di gestione e i carichi finanziari, i Dealer diventano soliti “clonare” se’ stessi in Strutture commerciali facenti capo ad uno stesso Imprenditore ma con sigle diverse. 

 

In questo contesto, soprattutto per il debito finanziario che dentro i Bilanci dei Dealer cresce con le Captive Bank (per gli interessi passivi delle enormi giacenze di Stock Auto, a loro volta quasi obbligatori per effetto degli accordi di mandato e delle dinamiche di mercato) e per i pessimi trend di operatività commerciale, lo tsunami finanziario dei Mutui Subprime USA cade come una valanga sul sistema distributivo commerciale Auto italiano, dove il 60% degli Showrooms dei Dealer ufficiali od organizzati presenti sul territorio pre – 2008 è ad oggi scomparso. 

 

E la fidelizzazione? Se prima del 2008 a richiamare i Clienti di Concessionaria nelle Officine Ufficiali od Autorizzate erano i tagliandi compresi nelle rate dei finanziamenti (o dei Noleggi) per i primi anni di Garanzia; dopo il Crack Lehman la stretta sul credito e le condizioni commerciali più favorevoli del mondo Indipendente moltiplicano la diaspora degli Automobilisti verso il cosiddetto comparto “IAM”. Ma stiamo entrando nel mercato auto come appariva da quindici anni a questa parte, cioè un attimo prima che protagonisti diventassero la mobilità elettrica con le sue incognite ma anche con il protagonismo sempre maggiore di due categorie di mezzi: le “BEV” e le “PHEV”.

 

Arriva l’elettrico, il mercato entra nel frullatore

Con meno forza finanziaria, con la concorrenza asiatica e cinese sempre più pressante, e con la guerra all’endotermico i Costruttori perdono gran parte del pedigree, del valore di Brand, ed infine perdono Clienti storici; mentre con i volumi che si riducono, i margini più risicati, il peso degli interessi passivi sullo Stock e l’indebitamento sempre pesante, i Dealer iniziano a guardarsi intorno: riorganizzazioni, M&A, rinnovo e moltiplicazione dei mandati sia di Gamma vendibile sia di servizi finanziari diversi (Noleggio, Sharing, nuove categorie merceologiche) obbligano a rivedere l’assortimento dei cosiddetti professionisti di vendita che presenza ed organizzazione sul territorio. Oggi, dopo le polemiche sui listini che paiono cresciuti in modo esponenziale, l’arrivo in campo dei mandati di vendita di Marchi e Gruppi cinesi sembra aver dato una risposta percorribile ad una domanda dei Dealer: “ Cosa possiamo vendere ai Clienti”? 

 

Rimane una domanda, alla quale non saremo noi a dare una risposta: “Come possiamo trattenere i Clienti?”. Sarà il tempo a rispondere. Ma di certo una risposta accademica mi compete: non sarà solo la moltiplicazione dei mandati dentro le Reti di Concessionarie a creare fidelizzazione. Anzi, a pensarci bene, solo questo fattore potrebbe aumentare la infedeltà divenuta quasi endemica nel Cliente potenziale. Cari Dealer, Chi di Voi se la sente di rispondere a questa mia curiosità ?

 

Riccardo Bellumori

Nuovo Renault Bridger 2027: Defender sei tu?

Quattro mesi dopo la presentazione della sua concept car, la futura Renault Bridger svela ufficialmente la versione di serie in tutti i suoi dettagli, grazie a questi documenti depositati presso le autorità competenti in materia di proprietà intellettuale.

Lo scorso marzo, quale sorpresa scoprire questo micro-fuoristrada, una sorta di Land Rover Defender in scala ridotta, in occasione della presentazione del piano strategico “FutuREady” auspicato da Renault per il periodo fino al 2030. Sebbene si trattasse ancora di uno studio, questo assomigliava più a uno showcar molto vicino alle linee del futuro modello di serie che a una vera e propria concept car. Una sensazione rafforzata dalla divulgazione, in questo mese di luglio, dei brevetti di stile che attestano il design definitivo della Renault Bridger.

Documenti più ufficiali di così non si può
Una scoperta che dobbiamo ai nostri colleghi di Motor1 Brasile, che riportano i documenti depositati presso l’equivalente indiano dell’INPI. Infatti, la futura Renault Bridger sarà destinata in via prioritaria a conquistare i mercati emergenti, tra cui figurano anche numerose regioni del Sudamerica. E, buona notizia, il modello in questione rimane estremamente fedele allo showcar che lo anticipava la scorsa primavera, salvo qualche raro dettaglio.
Tra gli elementi distintivi di questa Renault Bridger di serie, citiamo qua e là l’assenza di parafanghi allargati, l’aggiunta di uno sportello del serbatoio sul lato destro, nonché il profilo più convenzionale del cofano, mentre i cerchi presentano un design semplificato. Nella parte posteriore, si nota lo spostamento delle protezioni del paraurti sotto la targa, affinché fungano da paracolpi, senza dubbio per rafforzarne il carattere avventuroso.

DENFER SEI TU?

Un Indiana Jones dall’accento decisamente urbano, tuttavia, in particolare per rispettare la normativa indiana, più flessibile in termini di tassazione per i modelli che rimangono al di sotto dei quattro metri di lunghezza. Sulla scia del Triber, un micro-SUV a 7 posti dedicato al mercato indiano, il futuro Renault Bridger si avvicinerà sicuramente ai 3,99 m. Per quanto riguarda le motorizzazioni, la sua piattaforma RGMP Small, derivata dal telaio CMF-B della Renault Clio e della Dacia Sandero, tra tanti altri modelli, lo destinerà, nella migliore delle ipotesi, a motorizzazioni ibride, in una prima fase.
Per quanto riguarda la sua commercializzazione sul suolo europeo, per il momento non è all’ordine del giorno.

La sua salvezza potrebbe tuttavia derivare da una probabile conversione a una trazione 100% elettrica. Renault ne è perfettamente in grado, nella misura in cui la base tecnica delle Renault 4 e 5 E-Tech deriva strettamente da quella della Claudia . Infine, se Renault si rifiutasse categoricamente di commercializzare la Bridger in Europa, potremmo ben immaginare che Dacia si appropri del progetto, con il proprio marchio, per offrire una versione più piccola della Duster. In ogni caso, è a partire dal 2027 che la Renault Bridger inizierà la sua carriera dall’altra parte del mondo, in una prima fase.

Nuovo Geely Galaxy Cruiser 700 2026: Dati Tecnici

Il nuovo Geely Galaxy Cruiser 700 sarà disponibile nella versione ibrida a trazione integrale; sono previste due varianti di questo modello. Il lancio sul mercato nazionale è previsto entro la fine di quest’anno.

Geely ha preso il suo tempo per il lancio di questo robusto crossover della gamma Galaxy. Il modello è stato presentato per la prima volta come concept car lo scorso anno. Le prime fotografie della versione di serie sono state pubblicate a marzo di quest’anno, quando è stato annunciato anche il nome del modello: Geely Galaxy Cruiser 700. Gli interni sono stati svelati all’inizio di luglio. Oggi si è tenuta in Cina una presentazione per giornalisti e blogger locali, anche se il costruttore non ha ancora reso note tutte le specifiche tecniche. Sono state tuttavia pubblicate ulteriori immagini ufficiali. Inoltre, la Galaxy Cruiser 700 ha recentemente ottenuto la certificazione, quindi è comunque possibile farsi un’idea generale del modello.

La Cruiser 700 presenta una carrozzeria “rettangolare”, paraurti imponenti, luci diurne a LED semicircolari, luci posteriori verticali e un portellone incernierato, sul quale è possibile montare una ruota di scorta. L’emblema sulla griglia del radiatore è retroilluminato. Naturalmente, l’elenco delle caratteristiche include un sistema di guida autonoma con un sensore lidar sopra il parabrezza.

IL FUORISTRADA VERO

Secondo le ultime informazioni, per la Geely Galaxy Cruiser 700 è disponibile anche un’ampia gamma di accessori. Tra questi figurano vari pannelli decorativi, un portapacchi fuoristrada, luci di tetto aggiuntive e un vano bagagli sul montante posteriore.

La Geely Galaxy Cruiser 700 è lunga 5.085 mm (probabilmente compresa la ruota di scorta), larga 1.999 mm e la sua altezza varia da 1.895 a 1.925 mm a seconda dell’allestimento. Il passo è di 2.900 mm. I media cinesi riportano inoltre che l’altezza da terra specificata è di 233 mm.

L’abitacolo a cinque posti presenta uno schermo del quadro strumenti integrato nel cruscotto e un tablet multimediale “sospeso”. Davanti al passeggero è presente un altro display, più stretto. La leva del cambio, una porta di ricarica e i pulsanti fisici si trovano sul tunnel del cambio, mentre all’estremità di quest’ultimo è presente un pannello tattile per le impostazioni. Nel bracciolo centrale è nascosto un vano con funzioni di riscaldamento e raffreddamento.

DATI TECNICI

La Geely Galaxy Cruiser 700 è un’ibrida plug-in a trazione integrale. I documenti del Ministero dell’Industria indicano che le versioni iniziali saranno dotate di un motore a benzina turbo da 1,5 litri con una potenza di 163 CV, mentre le varianti più costose avranno un motore turbo da 2,0 litri con una potenza di 218 CV.

Geely ha inoltre già comunicato in precedenza che il sistema ibrido comprende tre motori elettrici (presumibilmente uno anteriore e due posteriori) e che la Cruiser 700 è dotata di un bloccaggio del differenziale e del sistema di controllo dinamico GVMC, di proprietà dell’azienda. Infine, i media cinesi prevedono che il nuovo modello sarà dotato della “modalità granchio”. Secondo quanto riportato, il crossover top di gamma ha una potenza complessiva di 1.128,5 l.s. Si prevede che il crossover sarà offerto con una capacità della batteria di 47,14 kWh.

Non è chiaro quando e se la Geely Galaxy Cruiser 700 arriverà sul mercato.

Nuova Voyah Passion S 2026: dati tecnici

Voyah, un marchio di Dongfeng, ha lanciato oggi ufficialmente le prevendite del suo ultimo modello, la Passion S. Per la fase iniziale di prevendita, Voyah propone un’unica versione top di gamma: la 700 Four-Lidar Four-Wheel Drive (4WD) Ultra+.

Il prezzo ufficiale di prevendita è fissato a 309.900 yuan (45.600 USD). Questa versione 4WD eroga una potenza di sistema combinata di 475 kW (637 CV).
La Passion S è integrata nell’ecosistema Huawei. È dotata di serie del sistema Huawei Qiankun Smart Driving ADS 5, che utilizza una configurazione a quattro lidar. La suite di sensori comprende 33 sensori, tra cui un lidar primario ottico a doppia traccia da 896 linee e tre lidar a stato solido per il monitoraggio degli angoli ciechi. Il veicolo supporta la navigazione a scenario completo «Parking-to-Parking 3.0» e il sistema omnidirezionale di prevenzione delle collisioni CAS 5.0.

All’interno, il veicolo è dotato di HarmonyOS Cockpit 5.2, alimentato dal modello vocale MoLA su larga scala. La configurazione hardware include due schermi Huawei Smart-Linked da 15,6 pollici e un AR-HUD da 29 pollici. L’audio è gestito dal sistema Voyah Sound con 27 altoparlanti in una configurazione del campo sonoro 7.3.4.2, integrata da altoparlanti nei poggiatesta lato guidatore e da unità vibranti nei sedili.

DATI TECNICI E PRESTAZIONI

Costruita su una piattaforma al carburo di silicio ad alta tensione da 800 V completamente integrata, la Passion S supporta la ricarica rapida 5C. Debutta con la «Amber Battery 2.0» con una capacità di 98 kWh. L’autonomia CLTC è stimata a 740 km per la versione a trazione anteriore e a 700 km per quella a trazione integrale.
La variante a trazione integrale accelera da 0 a 100 km/h in 4,5 secondi, grazie anche alle pinze anteriori fisse a quattro pistoncini. Il telaio presenta sospensioni anteriori a doppio braccio trasversale indipendenti e posteriori a cinque bracci, realizzate interamente in alluminio, con sospensioni variabili EDC “magic carpet” e sospensioni pneumatiche.
La Passion S presenta un rapporto altezza/lunghezza di 3:1, un rapporto interasse/larghezza di 1:4 e un rapporto ruota/altezza di 1:2. La carrozzeria è quella di un SUV di dimensioni medio-grandi, con una lunghezza superiore a 5.000 mm e un passo di 3.000 mm. Per ottimizzare l’aerodinamica e conferirle un aspetto visivamente aggressivo, l’esterno presenta 10 condotti d’aria e 19 prese d’aria funzionali.
Gli interni presentano materiali certificati Oeko-Tex nelle aree a contatto con la pelle, un tetto panoramico con oscuramento elettrico e chiusure elettriche a ventosa per le portiere. I passeggeri possono usufruire di un frigorifero intelligente a doppia porta da 6,6 litri e di un sistema di climatizzazione automatico a tre zone. Tutti i sedili sono dotati di funzioni di ventilazione, riscaldamento e massaggio nella prima fila.

Nuova Peugeot 608 2026: Rendering Totale

La direzione del marchio del Leone intende effettivamente commercializzare la Peugeot 608 SW, ma ben lontano dalle nostre latitudini. Sarà necessario dare un pugno sul tavolo per invertire la tendenza?

Era da molto tempo che la casa automobilistica di Sochaux non ci faceva venire l’acquolina in bocca come quando, lo scorso aprile, in occasione del Salone dell’auto di Pechino, ha svelato il Concept 6 Shi Rui. Probabilmente bisogna risalire al 2018 per osservare un simile entusiasmo intorno a uno studio realizzato dai team di design del Leone. Peugeot aveva allora fatto scalpore presso il grande pubblico grazie al favoloso coupé e-Legend, che reinterpretava con maestria i fondamenti del coupé 504 uscito direttamente dall’immaginazione di Pininfarina nel 1969.
L’avvento di un nuovo design
Con la Peugeot Concept 6 non si parla più di coupé, ma di una station wagon a 5 porte slanciata come una berlina da caccia, grazie a una linea di cintura molto alta che contrasta con la bassa altezza del tetto. Si tratta inoltre della seconda pietra miliare che preannuncia l’introduzione di un nuovo linguaggio stilistico, dopo la presentazione dello studio Polygon alla fine dello scorso anno, con la promessa di un orientamento orizzontale del trio di griffe luminose che fino ad ora si imponeva in verticale, sia nella parte anteriore che in quella posteriore.

Rendering Auto-moto.com

LA NUOVA GAMMA

La prossima generazione della Peugeot 208, prevista nel corso del 2027, dovrebbe inaugurare in produzione questo nuovo slancio stilistico, prima di essere affiancata, l’anno successivo, dalla sua versione SUV, la 2008. Due pietre miliari del prestigio del marchio della Franca Contea a livello europeo, a differenza del destino riservato al Concept 6 che, per il momento, è destinato esclusivamente al mercato cinese.
Infatti, la Concept 6, proprio come il SUV Concept 8 presentato contemporaneamente, è stata concepita innanzitutto per rilanciare Peugeot nel Regno di Mezzo, il primo mercato automobilistico mondiale dove il marchio sta perdendo terreno, come la maggior parte degli attori europei. Essa prefigura una futura gamma che sarà prodotta localmente nello stabilimento di Wuhan, in partnership con Dongfeng. Sarà proprio quest’ultimo a fornire la piattaforma e la catena cinematica al modello che potrebbe rispondere al dolce nome di 608 SW.
Peugeot Concept 6 Shi Rui
Troppo grande per l’Europa?
Due ragioni sembrano, per il momento, smorzare gli entusiasmi di Peugeot riguardo a un lancio europeo della futura 608 SW. Da un lato, le sue dimensioni, mentre il costruttore punta a espandersi nei segmenti di fascia alta per cavalcare la moda delle shooting brake dal design ultra-moderno e tecnologiche, in grado di attrarre una nuova clientela desiderosa di distinguersi dai SUV, entrando nel territorio di BYD, Nio e Zeekr.