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Vetta Mobility: Tomasi Auto lancia la gestione evoluta e personalizzata delle Flotte

Dealer New Cars Stock

Tomasi Auto – FTH lancia un nuovo servizio per la mobilità avanzata con il Brand “Vetta Mobility”: “Core” centrale è il Noleggio a Lungo Termine, ma con un profilo aziendale specifico e separato rispetto al Marchio storico “Noleggiare”: “Vetta Mobility” infatti si delinea come una struttura dedicata e indipendente, per rispondere alla crescita del mercato con maggiore agilità e focus totale sulla scelta della miglior opzione, per auto e veicoli commerciali.

Vetta offrirà un servizio di rango elevato per porsi al cliente come realtà obiettiva e imparziale, libera da qualsiasi vincolo con produttori automobilistici e altri fornitori di servizi. 

L’obbiettivo? Suggerire sempre la migliore soluzione di noleggio a lungo termine, dopo una scrupolosa comparazione delle offerte sul mercato, ad un canone fisso inclusivo di tutto: dunque una nuova realtà di consulenza indipendente nel noleggio a lungo termine, in grado di rivolgersi sia ad una clientela B2B e ai liberi professionisti, così come a intermediari del settore.

Come ha sintetizzato Angelo Salerno, Sales Manager di Vetta: “Vetta non rappresenta alcun committente: il nostro unico riferimento è il cliente. Ne analizziamo la reale situazione e confrontiamo l’intero mercato per individuare la soluzione più adatta alle sue esigenze, e non quella più conveniente per noi” 

La nuova realtà di consulenza entra dentro un mercato del noleggio a lungo termine che è frammentato: decine di operatori, condizioni difficili da confrontare, tempi di risposta incerti.

Le aziende italiane, PMI, professionisti e fleet manager, si trovano spesso a scegliere senza avere una visione reale di tutto il mercato disponibile.

Vetta nasce per cambiare tutto questo. Non è un intermediario legato ad un fornitore unico e specifico: confronta l’intero mercato e accompagna il cliente a raggiungere i propri scopi, elevandone le ambizioni.  

La Mission è porsi sul mercato come “bussola strategica” della mobilità B2B: per questo il nome e il logo di Vetta si legano all’idea del vettore della bussola che permette di orientarsi.

In questo modo Vetta toglierà a PMI e professionisti il peso della complessità nel noleggio a lungo termine: Vetta confronta tutto il mercato NLT, senza nessun vincolo o legame con altre realtà del settore e costruttori automobilistici, e rimarrà l’unico referente del cliente ben oltre la firma del contratto, dentro un assortimento completo di auto e Veicoli Commerciali.

L’obbiettivo con cui Vetta vuole proporsi al target ideale è la proattività, che significa saper individuare le esigenze del cliente prima ancora che ne sia del tutto consapevole.

Accanto al servizio diretto, Vetta si rivolge anche ad Aziende e reti commerciali che vogliono offrire soluzioni di noleggio a lungo termine a PMI, professionisti e flotte con un unico modello di lavoro, Concessionari auto e multimarca che vogliono strutturare il business del noleggio a lungo termine e Broker e consulenti della mobilità che desiderano ampliare gamma e marginalità senza aumentare i costi di struttura.

Infatti la tecnologia sviluppata permetterà a questi partner di sviluppare il noleggio a lungo termine con un modello semplice, scalabile e profittevole.

In sintesi, Vetta è una realtà di consulenza indipendente nel noleggio a lungo termine. Confronta il mercato per il cliente e lo affianca con un solo referente, dalla scelta del contratto fino alla gestione operativa del parco auto. Semplifica la gestione della mobilità a lungo termine, con contratti trasparenti e nessuna sorpresa a fine noleggio.

Il supporto di Workflow prevede la messa online di un sito dedicato per offrire gli strumenti di comparazione utili per il Benchmark da parte del fruitore potenziale, ed una user experience su misura. 

Il contesto di mercato

Oltre al rapporto diretto con il cliente finale, Vetta ha strutturato un’offerta rivolta a tre categorie di partner:

•  aziende e reti commerciali che vogliono offrire soluzioni NLT a PMI e professionisti,

•  concessionari auto e multimarca interessati a strutturare un’attività di noleggio a lungo termine,

•  broker o consulenti della mobilità che vogliono ampliare la propria gamma di servizi senza incrementare i costi di struttura.

Riccardo Bellumori

Nuovo Lexus NX 2026: anteprima Restyling

Il Lexus NX di seconda generazione è stato sottoposto a un restyling con conseguente aggiornamento completo.

La carrozzeria è ora più rigida e silenziosa, la maneggevolezza è stata migliorata, i propulsori ibridi sono stati perfezionati e gli interni sono stati profondamente rinnovati. La Lexus NX rinnovata sarà in vendita alla fine del 2026.

La Lexus NX di seconda generazione è stata presentata nel giugno 2021. Alla base della Lexus NX c’è la piattaforma modulare GA-K, che la accomuna alla Toyota RAV4. In Giappone e in Europa la Lexus NX è considerata un crossover di medie dimensioni, mentre negli Stati Uniti è classificata come compatta. Dal debutto della Lexus NX di prima generazione nel 2014, in tutto il mondo sono stati venduti circa 1,9 milioni di esemplari di questo modello.

Esternamente, la Lexus NX restyling è facilmente riconoscibile grazie ai nuovi paraurti e ai nuovi gruppi ottici. I fari anteriori hanno assunto una forma più complessa con luci diurne a due livelli, mentre i fanali posteriori sfoggiano ora doppie strisce a LED e una barra più spessa con la scritta Lexus illuminata. È stato rinnovato il design dei cerchi (da 18 o 20 pollici). I nuovi elementi aerodinamici hanno permesso di ridurre leggermente la portanza alle alte velocità. Dopo il restyling, la lunghezza complessiva del crossover è aumentata di 30 mm, raggiungendo i 4690 mm; le altre dimensioni chiave sono rimaste invariate: larghezza — 1865 mm, altezza — 1660 mm, passo — 2690 mm.

TECNOLOGIE E INTERNI

La carrozzeria è stata rinforzata in diversi punti nella zona del pianale e della parte anteriore, il che ha contribuito a ridurre le vibrazioni e a migliorare la maneggevolezza. Il livello di rumorosità proveniente dal gruppo motopropulsore e dalla strada è stato ridotto di circa il 20% grazie ai nuovi supporti del motore e ai materiali fonoassorbenti aggiuntivi. Nella sospensione sono stati montati nuovi ammortizzatori, che hanno permesso di migliorare la fluidità di marcia alle basse velocità. Il sistema di sterzo è dotato di una cremagliera a rapporto di trasmissione variabile e di un nuovo servosterzo elettrico. Sono stati migliorati il feedback e la fluidità di funzionamento del sistema frenante. La messa a punto del telaio della Lexus NX rinnovata è stata effettuata, tra l’altro, sul circuito del Nürburgring Nordschleife e sulle autostrade tedesche.

L’abitacolo della Lexus NX restylizzata è quasi completamente nuovo: del modello precedente sono rimasti solo i sedili e parte dei pannelli delle portiere, mentre il sedile del conducente è posizionato più in basso rispetto a prima. Al posto del cruscotto piuttosto all’avanguardia in stile Tazuna è subentrato un cruscotto dall’aspetto molto più semplice, dotato di uno schermo del quadro strumenti da 12,3 pollici, un tablet multimediale da 14 pollici e una sporgenza orizzontale su cui sono posizionati i tasti touch che si illuminano all’occorrenza. Anche il controllo della climatizzazione è ora touch, mentre in precedenza la Lexus NX disponeva almeno di rotelle di selezione che potevano essere utilizzate a cieco. Il volante è nuovo, il suo diametro è stato ridotto di 10 mm, ma i pulsanti sui raggi, fortunatamente, sono ancora fisici. Il nuovo sistema Lexus Sensory Concierge crea l’atmosfera desiderata nell’abitacolo grazie all’illuminazione a LED, a una selezione di fragranze esclusive, a suoni e alle impostazioni del climatizzatore. La dotazione di serie comprende il pacchetto di assistenti elettronici alla guida Lexus Safety System + con un riconoscimento migliorato degli ostacoli e funzionalità ampliate.

MOTORE E DATI TECNICI

Al momento, la Lexus NX rinnovata è disponibile solo nelle versioni ibride: NX 300h, NX 350h e NX 450h+. Non sono previste versioni esclusivamente a benzina, nemmeno per gli Stati Uniti.

Le versioni NX 350h e NX 450h+ sono basate su un motore a benzina «aspirato» da 2,5 litri, al quale è accoppiato un variatore elettromeccanico con motore elettrico di trazione integrato. Il variatore è stato perfezionato ed è ora più leggero, più compatto e più efficiente dal punto di vista energetico.

La versione NX 350h è a ricarica non da presa, con la batteria di trazione collocata sotto il sedile posteriore. La trazione può essere anteriore o integrale. Nella versione a trazione integrale, le ruote posteriori sono azionate da un motore elettrico separato. La potenza massima complessiva del gruppo motopropulsore varia da 190 a 245 l.s., a seconda del mercato di destinazione.
Nella versione non ricaricabile NX 300h, il motore a benzina da 2,5 litri è stato sostituito con uno da 2,0 litri e la trazione è esclusivamente anteriore. La potenza massima complessiva del gruppo motopropulsore è di 197 l.s.

La versione top di gamma NX 450h+ è un ibrido plug-in ed è dotata di una nuova batteria di trazione da 23 kWh (in precedenza era da 18 kWh) posizionata sotto il pavimento dell’abitacolo; la trazione è esclusivamente integrale.

La potenza massima complessiva va da 292 a 326 CV, a seconda del mercato di destinazione.

La versione NX 450h+ è in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in 6 s. L’autonomia con una singola ricarica, senza l’attivazione del motore a combustione interna, supererà i 100 km secondo il ciclo WLTP (il dato esatto sarà reso noto dopo la certificazione). Per la batteria è disponibile la ricarica rapida in corrente continua, mentre a bordo è presente una presa di corrente domestica da 1.500 W per alimentare vari dispositivi.

I prezzi della Lexus NX rinnovata non sono ancora stati annunciati in nessuno dei mercati.

Isuzu D-Max 2026: il Focus Tech & ADAS

Il nuovo Isuzu D‑Max 2026 segna un punto di svolta nella filosofia del marchio: non più soltanto un pick‑up robusto e instancabile, ma un veicolo che integra tecnologie avanzate pensate per migliorare sicurezza, efficienza e comfort in ogni condizione di utilizzo. In questo video analizziamo da vicino tutte le soluzioni tecniche che rendono il D‑Max 2026 uno dei pick‑up più moderni e completi della categoria.

Partiamo dal cuore del progetto: il telaio rinforzato con acciai ad alta resistenza e la nuova architettura elettronica, che permette al D‑Max di gestire in modo più rapido e preciso i sistemi di sicurezza e di trazione. Approfondiamo l’evoluzione della trazione integrale, ora più intelligente e capace di adattarsi automaticamente al terreno, con modalità dedicate al fuoristrada e controlli elettronici che intervengono solo quando necessario, lasciando al guidatore una sensazione di controllo naturale.

Grande attenzione anche agli ADAS di ultima generazione, che includono frenata automatica con riconoscimento pedoni e ciclisti, cruise control adattivo, mantenimento attivo della corsia e monitoraggio dell’angolo cieco. Raccontiamo come questi sistemi lavorino insieme grazie a una rete di sensori e radar più precisa, migliorando la sicurezza sia in città che nelle situazioni di guida più impegnative.

All’interno, il D‑Max 2026 introduce un infotainment completamente aggiornato, con schermo più grande, connettività totale e un’interfaccia più intuitiva. Analizziamo anche le nuove soluzioni per il comfort: insonorizzazione migliorata, climatizzazione più efficiente e materiali che elevano la qualità percepita senza snaturare la natura “professionale” del mezzo.

Finanziamenti Auto: regole o liberi tutti per Dealer e Venditori?

Da una domanda curiosa che mi ha posto un giovane lettore dei miei stupidissimi articoli (ed è la riprova, se ve ne fosse bisogno, che non è vero che i giovani non hanno domande; ma che quando le fanno particolarmente inattese, aspettano tempo per affilarle a lungo e ci azzeccano sempre) che sostanzialmente mi chiedeva: “Ma è possibile per un Agente di Commercio senza alcuna abilitazione, attestazione od iscrizione a Registri speciali proporre e far accettare piani finanziari che a volte impegnano i sottoscrittori per decine di migliaia di Euro?”; ebbene, da questa domanda si è scatenato in me un vaso di Pandora.

In effetti io stesso, rivestito del mio mezzo secolo e passa di vita, sono passato sopra a tante domande esistenziali e importanti senza approfondire. E già che questa questione dovrebbe interessarmi particolarmente visto che io stesso, da Agente di vendita dentro un Salone, ho passato diverso tempo a proporre, insieme alla vendita di auto, anche una batteria completa di supporti finanziari per acquisto, rinnovo e noleggio auto. La domanda del ragazzo, tuttavia, aspettava una risposta.

Dunque la prima risposta di istinto doveva essere, alla luce del mio ricordo di Concessionaria: si, il Venditore di Autosalone può proporre soluzioni finanziarie di supporto alla vendita di auto. 

Deve per questo sostenere percorsi di specializzazione professionale, iscriversi in particolari Albi, possedere determinate abilitazioni? Ad esempio, il Venditore di Auto classicamente Agente di Commercio è tenuto agli obblighi dell’originario Decreto Legislativo del 01/09/1993 numero 385 (Testo unico bancario) per come specificato all’Articolo 106? E lo era tenuto ai miei tempi?

 

Se la risposta in questo caso fosse “si” allora mi autodenuncio: fino a 25 anni fa, dunque senza beneficio di prescrizione per eventuali rilievi penali, io ho convinto centinaia e centinaia di persone ad impegnarsi con sistemi finanziari anche quando erano dispostissimi a pagare “Cash”; ho costruito centinaia di piani rateali, esposti al Cliente senza mai dichiarare TAN e Taeg; ho persino interloquito non solo con potenziali acquirenti e destinatari di finanziamenti, ma anche con relativi garanti e fidejussori che io stesso ho suggerito di ricercare al fine di favorire esiti istruttori; ed infine mi sono fatto centinaia di “cavoli altrui” intervistando preliminarmente io stesso i richiedenti credito con domande su redditi, professioni, esposizioni finanziarie, patrimoni, rapporti bancari.

E, sia chiaro: senza un background finanziario od analitico ho sparlato in modo ignominioso dei sistemi della concorrenza, che peraltro andavo copiosamente a spiare facendo Mistery negli spazi domenicali sputtanati dagli inutili, frustranti e tristissimi Open Weekend.

Finanziamenti auto: molto più di una semplice formalità

Ero legittimato a farlo? Dipende: da semplice Agente con Partita Iva avevo un mandato con la mia Concessionaria per conto della quale vendevo “beni” e servizi sia secondo la concessione chequesta aveva con la Casa Madre sia fruendo dello Stock Usato disponibile: in ipotesi accademica secondo lo stesso concetto avrei potuto vendere anche Ricambi, gomme, servizi di Officina e Carrozzeria. 

Mi domando, allora: se io ero autorizzato a promuovere la vendita delle auto che erano di proprietà della Concessionaria (e lo erano dal momento in cui ne apparivano i numeri di telaio sullo schermo del mio sistema di controllo gestionale)  e di tutto quello che era del mio Dealer, di chi erano le soluzioni finanziarie di supporto all’acquisto ed al noleggio dei mezzi della mia concessionaria? 

Risposta ovvia: di Ford Bank e/o delle Società di Credito con cui la mia concessionaria aveva una Convenzione diretta: se poi la concessionaria fosse o meno obbligata ad avere una abilitazione, non saprei.

Ma io, da soggetto di Impresa diversa dalla mia Concessionaria, potevo proporre servizi finanziari dei quali erano titolari Società diverse – rispetto al mio monomandante Dealer – senza avere io un accordo nominativo diretto con loro?

 

Certo, partecipavo ai Corsi di formazione; ma non vi era alcun mandato o convenzione tra me e le Società erogatrici del Credito o titolari dei rapporti e dei mezzi impegnati nel Noleggio a Lungo Termine. E non solo: perché io, a parte l’essere stato per quel periodo un Agente, non detenevo alcuna altra abilitazione o titolo ulteriore.

Quale? Beh, ad esempio – appunto – il corredo prima specificato del Decreto Legislativo del 01/09/1993 numero 385 (Testo unico bancario) per come specificato all’Articolo 106. Ieri è stato così, per me e per tutti i colleghi venditori dei quali ho approfondito la conoscenza ed i requisiti : ma oggi??

Il Decreto Legislativo 141/2010: Il Cavaliere offre una mano per superare il Crack Lehman

Era il 2007, l’America aveva inventato di sana pianta il suo altare (la finanza creativa) e la sua polvere (la crisi dei mutui Subprime) impantanando il mondo intero nella prima vera pandemia finanziaria dalla nascita della partita doppia e del mondo bancario nel 1400. Tre anni dopo il mondo auto era in ginocchio, con Obama costretto ad elargire dollari federali per far vivere GM e Chrysler. 

L’Europa non se la passava meglio ma come sempre il vaso di coccio tra i Paesi europei più avanzati era l’Italia: Brand in fuga, aftersales frammentato, Dealer sovraindebitati con un mondo del credito che chiudeva le porte. E fallimenti a go-go.

E’ a questo punto che San Silvio viene incontro ad un mondo in piena crisi e dal suo Governo vara una legge piuttosto favorevole anche alla continuità operativa dei Dealers: il D.Lgs. 141/2010che su questo argomento porta due importanti punti fermi: 

la nascita dell’Organismo Agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi (OAM) che dal 30 Giugno 2012 detiene gli elenchi degli operatori tenuti ad iscriversi (Art. 128-undecies); 

ma per la mia narrazione è fondamentale soprattutto l’Articolo 12 che recita chiaramente, tra le altre cose, che NON costituisce esercizio di agenzia in attività finanziaria, né di mediazione creditizia la proposta o la conclusione di contratti relativi alla concessione di finanziamenti – sotto qualsiasi forma – da parte di fornitori di Beni e Servizi sulla base di operazioni effettuate per conto del soggetto abilitato che ha conferito loro l’incarico alla consulenza finanziaria, e purchè la proposta finanziaria sia finalizzata esclusivamente a comprare il bene fornito dal fornitore. Ovviamente la legge è indirizzata a diverse realtà imprenditoriali e/o commerciali, ma i Dealers ci entrano comodi comodi. 

O meglio: la Legge contempla anche loro nel profilo di unprovvedimento che tra l’altro, se posso dirlo, è a tal punto così ben scritto (mediante elegantissimi piedi che calzavano come minimo Tod’s o Prada, o le più popolari “Hogan”) che non ne conosco molte altre di leggi in tema che a mia memoria sono così contraddittorie e irrazionali. Sapete cosa significa in soldoni questa Legge ? Almeno tre cose:

D.Lgs. 141/2010: ma un contratto di sostituzione programmata è un comune finanziamento?

– Che 10.000,00 Euro concessi come credito al consumo generico da una Finanziaria nella formula, mettiamo, di 271 Euro al mese per 48 mesi sono un prodotto finanziario diverso da una identica dilazione di 48 mesi con anticipo zero da 271 Euro al mese per acquistare un’auto, purchè questi 10.000,00 Euro siano concordati presso un Autosalone per l’acquisto di un’auto.

 

Nel primo caso il finanziamento costituisce attività di agenzia finanziaria, nel secondo caso no perché è una formula subordinata strettamente all’acquisto di un’auto venduta dal Concessionario;

-Che un Concessionario di auto viene considerato, anziché intermediario di vendita, alla stregua del Costruttore che gli ha dato il mandato, e cioè produttore dei beni e servizi che intermedia;

-Che ogni strumento finanziario proposto dal Concessionario viene assimilato dalla legge a supporto subordinato al contratto di acquisto di un bene, che è il soggetto primario della scelta del Cliente; mentre al contrario sistemi come IdeaFord (adesso ci arrivo) sono concepiti per essere essi stessi soggetto contrattuale primario della scelta del Cliente e non strumenti subordinati al contratto di acquisto primario. 

Volete una prova? Comprate un’auto in contanti e comprate la stessa auto con un classico finanziamento fatto da anticipo più successione di rate, costanti: il finanziamento cambia l’importo di acquisto finale dell’auto rispetto alla modalità “cash”, ma non modifica la natura e la struttura del rapporto tra Cliente ed auto. 

Come vedremo meglio tra poco ed in seguito su altri approfondimenti, per un sistema IdeaFord non si può trarre la stessa conclusione.

Dunque paradossalmente in un contratto IdeaFord non è il sistema finanziario l’elemento subordinato all’acquisto dell’auto; ma è l’auto stessa ad essere elemento subordinato alla articolazione complessiva del contratto di acquisto sia nel contesto vigente che nella sua continuità: e, per chi lo ha provato, la differenza negli effetti di uso e interazione tra Driver ed auto – in caso di acquisto con ciclo di sostituzione programmato rispetto all’acquisto “cash” – è sensibile ed influente nel rapporto di uso dell’auto; 

mentre, al contrario, il classico finanziamento rateale viene vissuto come semplice dilazione dell’acquisto in contanti senza effetti o coinvolgimenti con il sentimento e modo di uso e fruizione dell’auto eventualmente pagata in contanti.

Il D.Lgs. 141/2010 – come potete immaginare – io la commento alla luce di una attività che ho ben spiegato prima, e di cui forse molti hanno una visione un po’ troppo superficiale: l’auto è, genericamente, il bene di proprietà o gestione più costoso nella vita di persone e famiglie dopo la casa; la Concessionaria è diventato il centro di raccolta delle richieste, o delle offerte (e non è detto che le due condizioni coincidano o siano simmetriche all’atto di una trattativa) ormai per tutto il “basket” di strumenti finanziari connessi o determinanti l’acquisto di mezzi di trasporto (presso un Autosalone è ormai importante anche l’erogazione di strumenti di Noleggio e/o Leasing finanziario ed Operativo che fino a diversi anni fa vedevano come centro di diffusione soggetti di consulenza finanziaria anche diversi dal Dealer); dentro gli Autosaloni, a gestire la trattativa più importante per il bene più costoso dopo la casa, sono migliaia di Agenti di Commercio mandatari e non dipendenti diretti della Concessionaria; e dentro gli autosaloni, prima del D.Lgs. 141/2010, sono “piovuti” negli anni milioni di potenziali Clienti ai quali sono stati somministrati preventivi e piani finanziari a go-go; 

dagli Autosaloni sono uscite mediamente, lungo il “decennio buono” dell’Automotive Italiano (1998-2007) una media di circa due milioni di nuove auto, e sempre in media decennale la quota di acquisti in contanti è – ad occhio, per dirla in modo popolare – non superiore al 45% su tutto l’immatricolato di dieci anni. 

Fate i conti e pensate quanti milioni di Italiani si sono impegnati finanziariamente per importi superiori ai 10.000,00 Euro con le “Captive Bank” a seguito della interazione  e della consulenza di un semplice Agente di Commercio. Ah, a proposito, cosa sono le Captive Bank?

Captive Bank: non più partner finanziari dell’acquisto, ma parti contraenti con il Cliente

Il popolo automobilistico italiano è stato per tanto tempo il contraltare didascalico del consumatore inglese od americano: questi pagavano a rate persino l’autolavaggio, al contrario di noi. Le finanziarie in Italia esistevano eccome, ma il loro strumento di attacco al mercato era ovviamente il leasing dentro un tessuto imprenditoriale dove Ditte individuali e PMI erano una parte del paese vastissima: la finanziaria storica di casa nostra, la SAVA, era più impegnata a sua volta su questo tipo di servizio finanziario che non sul credito al consumo; 

 

ma a partire dagli anni ’80 il panorama inizia a cambiare, e si comincia a sentir parlare di “Captive Bank”: di Ford Bank (nata nel 1932 a Berlino), di Volkswagen Bank GmbH (nata nel 1949), di BMW Bank GmbH (nata nel 1973), di RCI Banque (nata a Parigi nel 1974), fino alle ultime arrivate in ordine di autorizzazione allo svolgimento di attività affini a quelle bancarie come Banque PSA Finance del 1995 o DaimlerChrysler Bankche addirittura ottiene licenza bancaria nel 2001. 

Con loro, braccio operativo organico dei Costruttori di auto, si è sviluppato un nuovo protocollo di vendita, cioè il sistema di acquisto finanziato e con ciclo di sostituzione programmato: prendi un’auto, mediante la sua restituzione “saldi” la rata finale e con la eventuale differenza positiva tra valutazione di mercato della permuta e importo della maxirata puoi persino vantare un credito da impegnare sull’acquisto di una nuova auto.

Proprio su questo particolare profilo di interazione contrattuale con il cliente generico si è puntata la mia attenzione e riflessione basata sulla memoria di quel che è stato il mio Workflow in Salone: la domanda in effetti che mi pongo, con gli attuali contratti finanziari di acquisto, è dove e quando finisce la dimensione di acquisto sic et simpliciter dell’auto e dove inizia il contratto finanziario la cui incombenza finisce persino per mettere in subordine l’acquisto dell’auto.

Ma facciamo qualche premessa storica e tecnica, per argomentare una ovvia risposta al titolo sopra: dentro un Autosalone, da quasi trent’anni, un classico Venditore spiega usualmente ai Clienti sistemi di finanziamento all’acquisto, sistemi di acquisto finanziato e sistemi di Noleggio. Di cosa parliamo?

Le finanziarie Auto: da fornitrici di credito a Partner strategiche per acquisto e gestione

Di tre ambienti finanziari articolati e distinti tra loro, a partire dal classicissimo supporto rateale di credito all’acquisto “Cash”: entri in Salone, vuoi un’auto da 10.000,00 Euro ma detieni al massimo il 30% in contanti del prezzo di acquisto (sto semplicemente esemplificando); il Tuo venditore apre una Griglia (foglio di carta oppure Excel o programmini di calcolo sul PC) e Ti proietta diverse opzioni per rateizzare il residuo importo in 12, 24, 36,48 e persino 60 mesi. Insomma: ti propone un classicissimo finanziamento.

Agli antipodi si posiziona la famiglia dei supporti finanziari per le Partite Iva, Leasing e Noleggio:

il primo è una dilazione con effetti fiscali e civilistici che nella scansione rateale è in fondo una locazione finanziaria, che diventa proprietà per il locatario dopo il saldo della quota residua di piano finanziario;  il secondo era ai miei tempi il Jolly fiscale nelle flotte perché il suo carattere invariabile di locazione anche civilistica ne aumentava i vantaggi contabili rispetto alla proprietà.

Dopo di che il nostro Paese, tradizionalmente contantista, ha fatto la conoscenza di un sistema di acquisto finanziato – anziché di un finanziamento all’acquisto – che avrebbe rivoluzionato gli stessi paradigmi canonici di vendita dell’auto: siamo nel 1994 e Ford Italia/Ford Credit porta direttamente dagli USA, passando nel 1990 per la Gran Bretagna, il sistema “IdeaFord” (se vuoi leggere l’articolo dedicato clicca sul Link) che sbarca in Italia come contratto di acquisto “Red Carpet” dedicato alla seconda serie della Scorpio. 

Basterà poco più di un lustro, e la simbolica esclusiva di casa Ford verrà imitata, se non addirittura clonata, da tutti gli altri principali competitor mediante le rispettive Captive: l’attesa di un valore minimo di Remarketing “blindato” dal sistema contrattuale (dentro un’Italia cadenzata, come tutta Europa, dalla successione degli step antiemissione che accelerano l’obsolescenza dell’Usato) fa da catalizzatore; e dove i Costruttori, gli Importatori o i Dealer non sono assistiti da una Captive (ovvero, dove Marchi e modelli non sono così “accettati” da poter stabilire un valore futuro di Remarketing con sicurezza) allora il sistema contrattuale delle Captive si configura – attraverso strumenti di credito offerti dalle Società finanziarie “retail” – in un finanziamento non convenzionale fatto di “n” rate mensili costanti  di una “maxirata” finale.

Come funziona, questo sistema, credo che l’hanno capito tutti: un Cliente arriva in Concessionaria per comprare un’auto da, mettiamo, 10.000 Euro; 

con “IdeaFord” non deve liquidare in prima battuta tutto questo importo ma – con un sistema rateale di 24 o 36 mesi – “solo” una parte prestabilita impegnandosi – a data certa – a saldare tutto l’importo residuo, in contanti ovvero “rifinanziandolo” con una dilazione rateale ed interessi;

ovvero a restituire l’auto al venditore, che a seconda delle condizioni della restituzione riterrà estinto l’accordo di vendita (perché il valore di mercato dell’auto avrà ampiamente ripagato il residuo debito) oppure, se il Cliente vorrà cambiare auto, “comprerà” quella permuta a valore di mercato; e qualora questo valore sarà superiore al debito, la differenza positiva tra valore e debito residuo servirà da anticipo per passare ad una nuova, ricominciando il ciclo. 

Poteva accadere, ai miei tempi, che l’auto valesse commercialmente meno del debito che doveva remunerare? In condizioni di mercato ordinario mai, visto che il sistema di calcolo di Ford Credit stabiliva perentoriamente per ogni modello, a seconda del periodo rateizzato, il limite massimo della quota di capitale congelato in base a rigide percentuali del valore di acquisto dell’auto; o, se volete semplificare, Ford già all’epoca “blindava” l’importo massimo della c.d. “Maxirata” in rapporto al totale del valore del contratto sottoscritto e finanziato.

L’era “IdeaFord”: un sistema di acquisto che ha trasformato il modo di vendere le auto

Prima del Crack Lehman, IdeaFord è stato il sistema di acquisto che ha marchiato il format di vendita auto per quasi vent’anni dalla seconda metà degli anni ‘90 fino all’inizio del “Credit Crunch” globale, portando tutti i Gruppi Costruttori concorrenti all’Ovale ad immettere nel Workflow commerciale sistemi contrattuali praticamente “cloni” dell’idea originaria poiche’ basati, come nella struttura contrattuale di Ford, su:

​-un anticipo variabile a partire da zero e comprensivo ovviamente del valore riconosciuto alla Permuta;

​-Una dilazione limitata in due o tre anni di rate che “diluiscono” la quota pienamente coinvolta di valore dell’auto nuova nella “prima parte” del contratto di acquisto: sull’importo di questa dilazione, va ricordato, vanno a pesare ovviamente i costi finanziari diretti (interessi ed oneri della dilazione sull’importo di acquisto rateizzato); ma meno intuitivo è il fatto che dentro al “peso” delle rate insiste anche un costo finanziario “indiretto” come l’ammortamento dell’importo della cosiddetta “Maxirata” sospesa e “dormiente” per quei due o tre anni di rateizzazione preliminare;

-Un “panel” di servizi aftersales compresi nel contratto di acquisto ed il cui costo prefissato viene “spalmato” nella dilazione iniziale: parliamo nei casi basilari di una polizza Furto&Incendio, di un pacchetto manutenzione (per i tagliandi previsti secondo il periodo rateale e il chilometraggio massimo ammesso dal contratto all’atto di eventuale riconsegna dell’auto), ma in casi più evoluti nel piano rateale si è arrivato ad includere persino il cambio gomme;

– Il terzo passaggio chiave del contratto di acquisto con ciclo di sostituzione programmato scatta ovviamente alla data ultima in cui doveva avere esito il destino della cosiddetta “Maxirata” (che io ovviamente definisco così ma che gli esperti si arrabbiano a sentir chiamare in questo modo, visto che non ha solo la caratteristica di “rata”) che in effetti è un importo multifunzione (e dunque molto più di un debito sospeso da saldare in contanti o “rifinanziare” mediante un ulteriore piano rateale) perché costituisce anche contemporaneamente il valore residuo dell’auto che è stato “congelato” per due o tre anni : dalla differenza che esiste tra questo valore e la quotazione che il mercato reale di quel momento offre per l’auto in permuta può derivare l’entità di un eventuale “margine” da riversare nell’acquisto di una nuova auto.

Dall’arrivo e dal successo crescente di “IdeaFord” (non solo presso i Dealer ma presso il pubblico di un Marchio che dalla fine degli anni Ottanta fino ai primi del nuovo Millennio ha più che raddoppiato la sua quota nel mercato italiano) tutti i principali competitor di mercato e non solo quelli direttamente concorrenti hanno via via corroborato i propri protocolli di vendita di soluzioni finanziarie praticamente simmetriche ad IdeaFord nella loro scaletta contrattuale. 

Una differenza sostanziale si è venuta a creare all’epoca – a livello di “intelligence” e di effetti strategici sui contratti di acquisto – tra le proposte delle cosiddette “Captive Bank” e quelle delle Società di credito al consumo e delle Banche relativamente proprio alla “flessibilità” dell’importo residuo “congelato”: attraverso l’interazione con la propria Casamadre, la “Captive” titolare del credito e co-protagonista del contratto di acquisto contemplava in un’unica operazione – la sostituzione tra l’auto in permuta e quella nuova – quattro operazioni in una a coinvolgere l’importo sospeso : remunerazione del debito pendente attraverso la restituzione dell’auto, saldo e chiusura del contratto finanziario ancora in corso, definizione di eventuale plusvalore sulla valutazione di mercato dell’auto resa in permuta; ma soprattutto – condizione assolutamente peculiare solo dentro ad un determinato protocollo contrattuale stipulato tra Cliente e Captive Bank della Casamadre presso la sede di vendita di quest’ultima – l’importo sospeso coincideva per contratto con il valore minimo di riacquisto dell’auto se questa decalogo di condizioni finali in cui doveva trovarsi all’atto della riconsegna.

 

Una differenza non solo formale: nel caso di un sistema “Captive” la cosiddetta Maxirata “bilancia” un sistema contrattuale nelle sue due componenti qualificative: finanziaria da un lato e gestionale dall’altra. 

Questo vuol dire che sarà la interazione strategica tra Cliente e Venditore a delineare l’equilibrio tra le due componenti, impegnando il Cliente a prefigurare le scelte prioritarie che due o tre anni dopo riterrà prevalenti: sostituire, tenere o riconsegnare. Uno degli aspetti che tuttora mi fanno ritenere che il famigerato Giurì di autodisciplina pubblicitaria – quello dello spot “anti-Cinghia” di BYD per capirci – abbia voluto chiudere entrambi gli occhi e le orecchie di fronte al famoso “Jingle” che da 30 anni mi suona come profondamente capzioso e fuorviante: quello che in soldoni ricorda: “Se vuoi potrai tenere, cambiare o restituire la Tua auto” dove mi è sempre apparso colpevolmente trascurata la parte mancante della frase: “a seconda di come definirai la Maxirata, caro Acquirente!”.

D.Lgs. 141/2010: c’entra davvero con le Concessionarie?

Torniamo allo spirito del D.Lgs. 141/2010, all’Art. 12: scritto in piena consapevolezza e continuità dei sistemi di acquisto a ciclo di sostituzione programmata nel rapporto tra Cliente e Venditore, a mio avviso vede molto precario quell’assunto discriminante: “ che NON costituisce esercizio di agenzia in attività finanziaria, né di mediazione creditizia la proposta o la conclusione di contratti relativi alla concessione di finanziamenti – sotto qualsiasi forma – da parte di fornitori di Beni e Servizi sulla base di operazioni effettuate per conto del soggetto abilitato che ha conferito loro l’incarico alla consulenza finanziaria, e purchè la proposta finanziaria sia finalizzata esclusivamente a comprare il bene fornito dal fornitore.

Eh, no, cara Legge: così è troppo semplice, e gli effetti, anche indiretti, ci sono stati e continuano ad esserci, a livello politico e di Opinione Pubblica. Alcuni esempi?

Nel 2018 l’AGCoM apre una procedura di infrazione contro l’eventualità di un cartello tra le diverse Captive Bank al fine di condividere tra loro informazioni su condizioni contrattuali e profilazione clienti al fine di non avviare concorrenza tra le diverse proposte finanziarie. 

L’istruttoria chiusa nel 2019 porta ad una sanzione di 678 milioni di Euro annullata dal TAR nel 2020; nel 2024 e nel 2026 la Rivista Quattroruote apre una inchiesta sulle condizioni economiche occulte applicate ai Clienti nei contratti finanziari per l’acquisto di un’auto, ambito dove il sistema di acquisto con ciclo di sostituzione programmato sta tornando centrale.

20 Novembre 2026: cambia tutto, ma per davvero?

Per questo ritengo che la scelta di un sistema di acquisto con ciclo di sostituzione programmato sia un passaggio molto delicato; ed è inutile ricordare che lungo una decina di anni prima del Crack Lehman i sistemi di acquisto finanziato con ciclo di sostituzione programmata sono diventati – in Italia – la maggioranza assoluta degli acquisti di auto “non Cash”; e che la quota dei contratti “Cash” sul totale dell’immatricolato annuo è passata dal 65 % di inizio anni Ottanta a poco più del 45% (inclusi Leasing e Noleggi per la quota di finanziato) un attimo prima del Lockdown: e raccogliere oltre il 20% di automobilisti in più in venti anni è quasi da guinness dei primati. Ma è anche una responsabilità, per cui il sistema normativo in qualche modo si sarebbe tornato ad occupare dell’universo dei finanziamenti per le auto.

Ed è accaduto lo scorso anno attraverso il recepimento nell’ordinamento italiano della Direttiva UE 2023/2225 (definita CCD2: Consumer Credit Directive number 2) che entra nel merito del credito al consumo trasformando la precedente formula di legge del D.Lgs. 141/2010 e, di fatto, superandola.

In Italia il recepimento è avvenuto con il D.Lgs. 212 del 31/12/2025, e tutto il processo di adeguamento e superamento normativo della vecchia piattaforma dovrà entrare a regime entro e non oltre il prossimo 20 Novembre 2026. Di cosa si tratta? Beh, questo Post non può raccontarVelo, perché è davvero durato troppo. Ma restate connessi, sul prossimo sarò molto dettagliato e analitico.

Riccardo Bellumori

Nuova Denza Z arriva in Concessionaria

L’auto sportiva elettrica a quattro posti Denza Z di BYD è arrivata presso i concessionari di tutta la Cina in vista del lancio commerciale, previsto per il quarto trimestre del 2026. In precedenza erano state avviate le prevendite sul mercato interno al prezzo di 680.000 yuan (101.090 USD), con una potenza massima di 1.180 kW (1.582 CV).

La Denza Z è arrivata presso i concessionari nelle versioni coupé e da pista, secondo quanto riportato da Yan Zhao Auto. La versione coupé standard con tetto rigido è rifinita in argento, con montanti e tetto anneriti. Un altro punto di forza di questa versione sono le maniglie delle portiere semi-nascoste. Le dimensioni di questa versione sono 4.780/1.990/1.330 mm. Il passo è di 2.780 mm.
All’interno, la Denza Z standard per il mercato cinese presenta un volante a forma di D con leva del cambio montata sul piantone, uno schermo centrale da 12,8 pollici, uno specchietto retrovisore con funzione di streaming e un quadro strumenti LCD da 8,88 pollici. L’auto dispone di una serie di pulsanti fisici sotto il display principale. Nel tunnel centrale è presente un unico portabicchieri, affiancato da un caricabatterie wireless per il telefono e da un sistema di diffusione di fragranze.

LA SPORTIVA CINESE

La versione da pista della Denza Z è dotata di serie di maniglie delle portiere a scomparsa, che saranno vietate in Cina a partire dal 1° gennaio 2027. Questo modello presenta paraurti dal design aggressivo e un grande alettone posteriore per aumentare la deportanza. L’auto è verniciata in arancione. Presenta inoltre cerchi anneriti con pneumatici di dimensioni diverse (275/35 all’anteriore e 325/30 al posteriore) e pinze dei freni arancioni. Questa variante raggiunge una velocità massima di 350 km/h. Gli interni della Denza Z Track Edition vantano ulteriori dettagli arancioni ed elementi in fibra di carbonio.

La Denza Z Track Edition
Questo modello adotta una configurazione a tre motori con un motore elettrico anteriore TZ220QYD da 500 kW (670 hp) e due motori elettrici TZ226XYG nella parte posteriore che vantano una potenza combinata di 680 kW (912 hp). La potenza massima combinata di questo gruppo motopropulsore raggiunge i 1.180 kW (1.582 hp). L’alimentazione energetica è garantita da una batteria LFV da 76 kWh che supporta la ricarica rapida. L’auto accelera da 0 a 100 km/h in 1,96 secondi. L’autonomia WLTP varia da 380 km a 410 km in condizioni WLTP.

BYD Racco: in Europa la kei car per il Giappone?

Il marchio cinese BYD è sulla buona strada per disporre di una delle gamme elettrificate più complete dell’intero mercato automobilistico, sia nella fascia alta che in quella bassa, per quanto riguarda le dimensioni.

Al momento, la piccola auto elettrica Dolphin Surf, con i suoi 3,99 metri di lunghezza, è la più piccola di tutto il suo catalogo di modelli per l’Europa, quindi c’è ancora spazio per un modello ancora più piccolo.

Eravamo già a conoscenza delle intenzioni di BYD in tal senso, soprattutto in vista della normativa che l’Europa intende introdurre con le “e-Car” o M1E. Tuttavia, il recente lancio della Racco in Giappone induce a pensare che i cinesi dispongano di una solida base per lanciare qui un’auto elettrica urbana a basso costo.

I media dell’Estremo Oriente indicano che BYD sta già lavorando a quello che potrebbe essere il suo secondo modello dedicato al mercato europeo. Recentemente hanno sorpreso con la Dolphin G, una city car con tecnologia ibrida plug-in concepita specificamente e con precisione per le nostre strade.

Ora si sta pensando a un veicolo che si collochi un gradino sotto al già citato Dolphin Surf, che risulta «troppo grande» per competere con diversi avversari agguerriti nel segmento A: Renault Twingo, Leapmotor T03 o FIAT 500, e altri che potrebbero arrivare in futuro, con la VW ID Up o la prossima Smart Fortwo elettrica che si profilano all’orizzonte.

EUROPA AL CENTRO

Per quanto riguarda il futuro modello urbano di BYD, non conosciamo né le dimensioni né il nome. Se si pensasse a un attacco diretto alla Twingo E-Tech di ultima generazione, parleremmo di una lunghezza di circa 3,60 metri. Quello che sappiamo è la dimensione minima che avrebbe questo modello, dato che Build Your Dreams vuole basarsi su un modello appena lanciato sul mercato giapponese.
Ci riferiamo alla kei car elettrica BYD Racco, una piccola auto elettrica che ha segnato l’ingresso del marchio cinese nel mercato giapponese, molto chiuso ma estremamente popolare. Un segmento esclusivo del Giappone, che a suo tempo ha rivitalizzato il mercato automobilistico della regione con veicoli piccoli e accessibili a tutti.

Stiamo parlando di un veicolo lungo 3,40 metri e dal design che tende più al “minivolume”, il che gli garantisce uno spazio nell’abitacolo davvero ottimo (quattro posti e 280 litri di bagagliaio). Soprattutto grazie alla tecnologia che racchiude e che gli ha permesso di ottenere dimensioni interne davvero interessanti.

BYD intende sfruttare l’investimento effettuato nella Racco per portare avanti lo sviluppo specifico di un’auto elettrica urbana economica destinata al mercato europeo. E questo inizia dalla sua innovativa batteria X-Pack: si tratta di un pacco ultracompatto che non solo integra la batteria, ma anche la maggior parte dei suoi componenti, come gli inverter.

Poiché quasi tutto è integrato in un unico modulo sotto il pavimento dell’abitacolo, BYD ha potuto accorciare la parte anteriore e concentrarsi sullo spazio interno. Tuttavia, la Racco non sarebbe adatta al mercato europeo, probabilmente per il suo design e soprattutto per la sua larghezza: 1,47 metri, contro i 1,72 metri, ad esempio, della Renault Twingo E-Tech.

Nuovo Denza N8 2026: gli interni

Il nuovo SUV full-size Denza N8 di BYD ha svelato gli interni in vista del lancio in Cina, con un display da 1,1 metri sotto il parabrezza e un touchscreen da 30 pollici. Il Denza N8, interamente elettrico, offre un’autonomia CLTC fino a 1.003 km, grazie a una batteria LFP da 130,15 kWh.

Il 31 agosto, Denza ha condiviso un’immagine ufficiale degli interni della N8. I rappresentanti del marchio hanno dichiarato che il nuovo modello segue un linguaggio stilistico di tendenza. Non potremmo essere più d’accordo, dato che questo SUV presenta uno schermo panoramico da 1,1 metri sul cruscotto. Un elemento simile è presente anche sulla Xiaomi YU7, sull’Avatr 12, sulla Jetour G700 e su altri veicoli.
Inoltre, la Denza N8 si è discostata dal tradizionale schermo flottante orientabile, comune a molti modelli del gruppo BYD. Al suo posto, presenta un ampio monitor da 30 pollici che ricorda quello di molti altri crossover di grandi dimensioni, tra cui la Lynk & Co 900, la Geely Galaxy M9, la Li Auto L9 e così via. I pannelli delle portiere della N8 combinano maniglie tradizionali con pulsanti di comando.

MOTORE E DATI TECNICI

La leva del cambio della Denza N8 si trova dietro un volante a tre razze a forma di D. Sono presenti caricabatterie wireless per telefoni, una serie di pulsanti fisici e un vano nascosto. Altre caratteristiche degne di nota includono i pulsanti di regolazione dei sedili sulle maniglie delle portiere, una telecamera di monitoraggio del conducente montata sul montante anteriore e sedili anteriori riscaldati, ventilati e con funzione massaggio.
La Denza N8 è un SUV a cinque posti con dimensioni di 5150/1999/1820 mm e un passo di 3.075 mm. Mantiene il più recente linguaggio stilistico del marchio con fari divisi, maniglie delle portiere semi-nascoste e luci posteriori sottili e parallele. La Denza N8 entry-level è dotata di serie di un unico motore elettrico sull’asse posteriore da 320 kW (429 CV). È disponibile anche una variante a trazione posteriore più potente da 370 kW (497 CV).

La versione top di gamma della N8 offre un sistema di trazione integrale a tre motori con una potenza massima di 890 kW (1.193 hp). Per questo SUV sono disponibili due varianti di batteria LFP: da 105,792 kWh e da 130,15 kWh. L’autonomia elettrica varia tra gli 800 e i 1.003 km. Supporta inoltre la ricarica rapida, che consente di passare dal 10% al 97% in nove minuti.
La Denza N8 entrerà a breve nel mercato cinese. Secondo China EV DataTracker, a luglio 2026 Denza ha consegnato 18.060 auto in Cina, con un aumento del 69% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Hyundai Tucson HEV 239 CV 4WD: prova su strada del SUV più venduto d’Europa

Oltre 180.000 clienti in Italia non sono un caso: abbiamo guidato la Tucson full hybrid aggiornata a 239 CV, in configurazione a trazione integrale e con i pacchetti Lounge e Premium a bordo, per capire se la maturità l’ha resa anche più desiderabile

C’è un motivo se la Hyundai Tucson resta, generazione dopo generazione, uno dei nomi più pronunciati nei parcheggi dei concessionari italiani: raramente sbaglia, e con l’aggiornamento Model Year 2026 sembra aver smesso di limitarsi a non sbagliare per iniziare a stupire davvero. Abbiamo preso in prova la versione full hybrid da 239 CV a trazione integrale, arricchita dai pacchetti opzionali Lounge Pack e Premium Pack, per capire se la Tucson più completa di sempre riesce a giustificare il salto di listino verso la fascia alta del segmento C.

Dettagli estetici

Il Model Year 2026 porta in dote il nuovo linguaggio stilistico “Art of Steel“, già visto sulla Santa Fe, che ridisegna il frontale della Tucson rendendolo più imponente e scolpito, con un cofano allungato e passaruota marcati che accentuano la presenza su strada rispetto alla generazione precedente. Le linee generali restano quelle riconoscibili della Tucson, ma la lettura complessiva è più tesa e verticale, meno arrotondata. Con i pacchetti Lounge e Premium a bordo, l’esemplare provato porta cerchi in lega da 19 pollici, gruppi ottici Matrix Full LED Wide Projection e un portellone elettrico, dettagli che nell’allestimento Exellence contribuiscono a un’immagine più ricercata rispetto alle versioni di accesso.

All’interno il cambiamento più significativo riguarda la plancia, oggi orizzontale e dominata dal doppio display curvo da 12,3 pollici che unisce strumentazione e infotainment in un’unica superficie continua. Il selettore del cambio è stato spostato al piantone dello sterzo, liberando spazio nella consolle centrale dove trova posto la ricarica wireless per lo smartphone. Grazie al Premium Pack l’abitacolo guadagna anche il tetto panoramico elettrico, mentre il sistema audio Krell Premium Sound e il Head-Up Display, già inclusi nell’allestimento Exellence, completano un ambiente che punta più sulla sostanza che sull’effetto scenico. Il bagagliaio si conferma tra i più capienti della categoria con 616 litri di capacità.

Motore e prova su strada

Il sistema full hybrid aggiornato abbina il 1.6 T-GDI turbo benzina da 180 CV e 265 Nm a un’unità elettrica da 83 CV e 264 Nm, per una potenza combinata di 239 CV e una coppia massima di 367 Nm, in crescita di 24 CV rispetto alla generazione precedente. Il cambio automatico a 6 rapporti gestisce l’erogazione con fluidità, mentre la trazione integrale HTRAC di questa configurazione distribuisce la coppia tra i due assi in base alle condizioni di aderenza: lo 0-100 km/h si copre in circa 7,8 secondi, con una velocità massima di 190 km/h.

Su strada il salto generazionale si percepisce soprattutto nella prontezza di risposta: il contributo elettrico compensa efficacemente i momenti di attesa del turbo, restituendo una guida più lineare rispetto alla vecchia unità da 215 CV, specialmente nei sorpassi e nelle ripartenze in salita, dove la trazione integrale aggiunge sicurezza senza intaccare la fluidità del cambio. L’assetto resta tarato più sul comfort che sulla dinamica pura, con un buon filtraggio delle asperità e un rollio contenuto per un SUV di questa categoria.

Il consumo rilevato nella mia prova per la versione 4WD si attesta intorno ai 6,5 l/100 km valori che restano competitivi nonostante il peso aggiuntivo della trazione integrale rispetto alla variante a due ruote motrici.

Tecnologie interne e ADAS

La dotazione tecnologica di serie comprende l’infotainment touchscreen da 12,3 pollici con Apple CarPlay e Android Auto wireless, aggiornamenti software Over-the-Air, i servizi Hyundai LIVE, la telematica Bluelink e la Digital Key 2.0, che consente di aprire e avviare la vettura tramite smartphone o smartwatch compatibili.

Il Premium Pack, disponibile solo per l’allestimento Exellence, aggiunge inoltre la chiave digitale evoluta e il già citato tetto panoramico elettrico, mentre il Lounge Pack arricchisce ulteriormente il comfort di bordo con dettagli pensati per l’uso quotidiano, dalla ricarica wireless più performante alle rifiniture premium degli interni.

Sul fronte della sicurezza attiva, la suite Hyundai SmartSense comprende di serie il Forward Collision Assist con riconoscimento di veicoli, pedoni e ciclisti, il Lane Following Assist per il mantenimento della traiettoria, l’Intelligent Speed Limit Assist per l’adeguamento automatico ai limiti di velocità e il Driver Attention Warning. Il Premium Pack introduce il pacchetto di guida assistita di Livello 2 più evoluto, con una gestione più raffinata del mantenimento di corsia e della distanza di sicurezza in autostrada. Nell’uso quotidiano il pacchetto ADAS si è dimostrato solido, anche se il sistema di riconoscimento della segnaletica mostra occasionalmente qualche imprecisione nei centri urbani più affollati, l’unica vera ombra in una dotazione altrimenti completa.

Hyundai Tucson HEV 239 CV 4WD
– Motore: 1.6 T-GDI turbo benzina 180 CV + motore elettrico 83 CV
– Potenza combinata: 239 CV
– Coppia massima: 367 Nm
– Cambio: automatico a 6 rapporti
– Trazione: integrale HTRAC (4WD)
– 0-100 km/h: 7,8 secondi
– Velocità massima: 190 km/h
– Bagagliaio: 616 litri
Prezzo di listino: Exellence 4WD da circa 45.100 euro, + Premium Pack (2.600 euro) e Lounge Pack

Pro e contro

Pro

  • Sistema full hybrid più potente e pronto, 24 CV in più rispetto al modello precedente
  • Trazione integrale HTRAC che aggiunge sicurezza senza compromettere i consumi
  • Plancia rinnovata con doppio display da 12,3″ e comandi più razionali
  • Suite Hyundai SmartSense completa, ulteriormente arricchita dal Premium Pack
  • Bagagliaio tra i più capienti della categoria, 616 litri

Contro

  • Assetto orientato al comfort, poco brillante per chi cerca dinamismo puro
  • Molte funzioni di comfort riservate solo alla configurazione Exellence con i pacchetti

La Hyundai Tucson HEV 239 CV 4WD conferma perché resta un punto di riferimento nel segmento C: più potenza dove serve, una tecnologia di bordo finalmente all’altezza delle aspettative e una dotazione di sicurezza che, con il Premium Pack, tocca il vertice della categoria. Il conto arriva sul listino, che con tutti gli optional si avvicina a quello di rivali premium.

Voi optereste per questa configurazione al vertice della gamma, o preferireste risparmiare scegliendo la trazione anteriore?