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Ciao Ken Tyrrell: 25 anni senza il Boscaiolo che ha cambiato la Formula Uno

27 Agosto del 2001, nella chiesa di Santa Maria ad Est Horley(nel Surrey), non è un Lunedì qualunque. 

Fine Agosto, che da quelle parti è sempre un poco brumoso e umido nonostante nell’Europa mediterranea la popolazione sia ancora in bermuda ed infradito a crogiolarsi sotto il sole balneare. 

 

Una piccola folla silenziosa e discreta saluta per l’ultima volta una leggenda per più di mezzo mondo, ma della cui scomparsa solo due giorni prima nessuno ha avuto traccia né sulla Stampa né presso il Jet set sportivo che Lui aveva abitato per decennisegnando un’epopea. 

Eppure chi ha occhio ed esperienza passata a seguire il mondo della Formula Uno potrebbe trasecolare, in quel composto cerimoniale funebre. Si, proprio lui: il leggendario Jackie Stewart. Giacca scura come gli occhiali, il classico berretto calzato ed una espressione triste ed a sua volta composta. 

Anche lui, in quella chiesa, non può far altro che salutare chi per lui è stato, lungo un irripetibile lustro nel Mondiale di Formula Uno, contemporaneamente un Boss e Team Manager, un talent scout ed un secondo padre.

Ken Tyrrell è stato tutto questo per lui, e per lui Jackie ha rinunciato nel 1968 al volante di una Ferrari: dall’Albergo in montagna presso cui Jackie si regalava un poco di riposo tra le nevi delle Alpi nell’inverno del 1967, lo scozzese – opportunamente fomentato da Ken che stava organizzando il suo Team di Formula Uno – chiamò Franco Gozzi per annullare ogni preaccordo tra galantuomini intercorso con il Grande Vecchio – che si era fino a quel momento astenuto dal vincolare nero su bianco Stewart con un contratto formale sottoscritto solo perché il pilota aveva chiesto un ingaggio di 20.000 Sterline, cifra colossale e mal digerita dal Drake – assicurandosi per l’eternità il disprezzo e l’antipatia di Maranello che da quel momento chiuse per sempre ogni contatto e possibilità di accordo successivo. Fu per Jackie Stewart un rischio, quello di rinunciare ad una Squadra da anni al top (seppure in modo altalenante) per confermare fiducia ed affetto ad un Tyrrell che stava appena avviando il suo progetto in Formula Uno continuando un rapporto che si era iniziato con un semplice gesto cinque anni prima a Goodwood

Un gesto che all’epoca aprì la parabola straordinaria e vincente di Ken Tyrrell nel Circus più seguito al mondo; e che si è chiusa quasi venti anni dopo (nel 1984) nello stesso identico modo ma a seimila chilometri di distanza da Goodwood, cioè a Detroit.

 

Quel gesto è semplicissimo da descrivere: un omone di 190 cm. con occhialoni e camicia di ordinanza si sporge dal muretto dei Box, urla e sbraccia come un forsennato all’indirizzo del “suo” pilota.

Solo che la prima volta quello non era ancora un suo pilota: era il 1962 e Bob McIntyre era stato invitato da Ken a Goodwood a provare una sua Cooper Formula Junior, per eventualmente “prolungare” sulle quattro ruote la carriera agonistica straordinaria da vero asso del Tourist Trophy all’Isola di Man di un uomo giunto tuttavia a 34 anni, età in cui difficilmente all’epoca si poteva continuare a vincere sulle due ruote. 

Ken sbraccia dal muretto del Box, ed inizia la storia magica con Jackie Stewart

Ed infatti, purtroppo, Bob morì in un incidente di Gara pochi mesi dopo quel test peraltro infruttuoso; ma l’occasione del test per McIntyre fu quello di farsi accompagnare da un giovane ventunenne scozzese del cui papà – gestore di una autorimessa presso cui Bob parcheggiava la sua Aston Martin – l’asso delle due ruote era grande amico. Il giovanotto era ovviamente Jackie Stewart che, all’epoca, già correva e vinceva nelle Gare Club assicurando a sé stesso ed ai proprietari delle auto che la Domenica gli venivano affidate i ricchi premi in Sterline degli Organizzatori. 

Per questo Bob suggerisce a Jackie di portare con se’ la tuta di cotone ed il caschetto: per fargli provare una Formula Junior Cooper gestita da Ken Tyrrell, la stessa con cui Bob aveva svolto diversi giri senza grandi risultati. Jackie sale, per la prima volta, su una monoposto: meno veloce in assoluto rispetto alle Jaguar ed Aston che guidava nelle gare Club, certo; ma talmente leggera e nervosa da rendere pericoloso ogni ingresso in curva ed ogni colpo di freno. 

Ken, paterno, invita il giovane a non strafare e gli mette benzina sufficiente per una quindicina di Giri; ma dopo cinque o sei giri il Boss vede arrivare sul rettilineo filo Box il giovanotto; ecco il momento in cui si sporge dal muretto e sbraccia ed urla intimando a Jackie, allibito, di rientrare ben prima della sessione concessa di Giri. Appena Jackie si ferma al Box il gigante inglese gli incombe sopra urlandogli se non sia pazzo o incosciente: Jackie aveva appena infranto il record della pista per la categoria della Formula Junior. E Ken non si ferma finchè il ragazzo, intimorito ma incredulo, non ribadisce per l’ennesima volta che lui non stava affatto spingendo, e che avrebbe potuto fare persino di meglio. Ken lo lascia ripartire con McIntyre ma non si scorderà più di quel giovane. L’anno dopo lo convoca ad Oulton Park per un test sulla Formula Tre Cooper da lui gestita: ma stavolta il “benchmark” è un vero monumento agonistico, Bruce Mc Laren, tester ufficiale della Cooper e già da tempo pilota ufficiale della Squadra di Formula Uno.

Eppure il responso è lo stesso: Jackie straccia i tempi di Bruce, e Tyrrell lo mette senza esitare sotto contratto. Nel 1964 Stewart è già Campione assoluto della Formula Tre, e nel 1965 l’inglese BRM lo ingaggia per la prima stagione di sempre – a ventisei anni – di Formula Uno in cui Jackie arriva terzo iridato; ripete l’esperienza con la stessa Squadra nel 1966 e 1967 ma pur mettendoci tutto lo stile e la classe che ha Jackie non riesce a superare i limiti di un motore del tutto inadeguato a quei tempi. 

Per il 1968, come detto, Jackie definisce un pre accordo con la Ferrari che, all’insaputa dello scozzese, propone anche al suo compagno di Squadra Ickx (a sua volta pilota Tyrrell in Formula Due) un contratto da prima guida. 

E’ l’escamotage che Stewart attende per tirare in faccia a Maranello il preaccordo da galantuomini che attendeva di essere formalizzato, ed a questo punto la coppia d’oro Tyrrell e Stewart inizia con il botto la prima stagione della Squadra di Zio Ken in Formula Uno: secondo a pochi punti di distanza nell’anno in cui tutto il mondo aspettava lo scontro titanico dei due scozzesi terribili. Jackie contro Jim Clark, se un maledetto incidente in Germania in Formula Due non avesse portato via per sempre l’asso della Lotus. 

Il 1973, la fine del Dream Team, fino a Detroit 1984

Il resto lo conoscete anche per aver letto su Autoprove i pezzi già dedicati a Ken Tyrrell: i thè con i sandwich consumati come in famiglia da Jackie quando a fine anno lo scozzese arrivava alla Factory per provare sedile di guida e posizione delle nuove monoposto. Ma anche il vuoto e la tristezza che pervade tutta la Tyrrell nell’autunno più triste e drammatico di Ken: quello del 1973 che vede la morte di Cevert e l’addio alla Formula Uno di Stewart. Poi c’è la ripresa, il rilancio, il restare in piedi e addirittura tornare al centro dell’attenzione con la P34 di mezzo secolo fa. 

Ma alla fine la Tyrrell del Dream Team rimane chiusa in un cassetto dell’archivio “buono” della Formula Uno. Dalla fine poco onorevole della “sei ruote” gli anni dal 1978 (vittoria di Depailleral Gran Premio di Montecarlo) al 1983 (ultima vittoria di sempre per la Tyrrell con Alboreto a Detroit) la luce di Zio Ken non splende più. 

E si arriva all’altro “sbracciare” dal muretto: Gran Premio di Detroit, 1984. Martin Brundle sulla Tyrrell 012 Ford Cosworth si attacca con il musetto alla coda della Brabham di Nelson Piquet alla testa della corsa. Ultimi due giri, il miracolo sembra possibile, eppure Tyrrell sbraita contro il suo stesso recordman Martin: non deve continuare così. 

Deve rallentare, e sperabilmente scendere di posizioni. 

Un Team manager ironico e sarcastico gli si fa vicino per chiedere il motivo di tanta ansia e rabbia, visto che un anno dopo Alboreto una Tyrrell può vincere di nuovo a Detroit. Ken risponde, senza neppure crederci lui stesso, che teme che il giovane stia rischiando troppo. Quel ragazzo, Martin, l’anno prima è stato l’unica croce per il campionissimo della Formula Tre inglese Ayrton Senna….Per capirci. 

La Tyrrell 012, ovviamente, è fuori legge per tanti piccoli particolari, e l’inchiesta particolarmente feroce nei provvedimenti contro Tyrrell metterà la parola fine definitiva su una esperienza che ha cambiato, in un solo lustro, la Formula Uno dagli anni Settanta. 

Ken non sarà mai più il Boscaiolo innamorato dei suoi piloti come un papà. Continuerà a collezionare giovani talenti (Alesi, Modena, etc…) ma fino alla cessione della Tyrrell alla BAR ed alla scomparsa del nome di Zio Ken dall’elenco delle iscrizioni ufficiali alla Formula Uno quella Squadra non sarà mai più la Tyrrell dei tempi d’oro. 

Pochi mesi dopo aver ceduto la Squadra alla BAR, come era successo al povero Andrè Citroen nel 1935 dopo aver perso la sua Azienda, Ken Tyrrell si ammala di tumore al pancreas. 

Sopravvive cinque anni senza mai perdere il suo buonumore e la sua verve, e mantenendo ottimi contatti con tutti e specialmente con i suoi ex piloti. Ma forse a far crollare la sua tenuta e la sua tempra è la notizia del tragico incidente che porta via uno dei suoi “figliocci” prediletti: Michele Alboreto muore in un test con l’Audi il 25 Aprile del 2001. Esattamente 39 anni prima in quello stesso giorno Michele regalava a Zio Ken il primo podio due anni e mezzo dopo il terzo posto di Didier Pironi al Glen del 1979. Impossibile per Tyrrell non ricordarlo, e forse da quel momento arriva il crollo. Una settimana prima, poco dopo Ferragosto, se ne accorge proprio Jackie Stewart. Chiamato dalla famiglia Tyrrell al telefono, arriva al suo capezzale e capisce che quel suo amico di sempre ha deciso di dire “basta”. 

Ken muore di Sabato: di solito trenta anni prima Jackie gli regalava quel giorno il famoso “Giro della morte”, per conquistare la Pole Position in Griglia di partenza. E sono sicuro che Domenica 26 Agosto 2001, il Boscaiolo è arrivato ancora una volta primo sotto la Bandiera a Scacchi sventolata da San Pietro. E senza alcun escamotage. Premiato per aver regalato a tantissimi, come me, la bellezza di uno sport che anche grazie alla Tyrrell è stato migliore.

Riccardo Bellumori

Nuova Leapmotor A05 2026: Anteprima

Leapmotor ha annunciato che il suo nuovo veicolo elettrico compatto, l’A05 (conosciuto a livello internazionale come B03), sarà lanciato ufficialmente sul mercato il 10 agosto.

Il veicolo è attualmente disponibile per preordini in Cina e vanta un’autonomia massima di 510 km.

La Leapmotor A05 riprende il linguaggio stilistico della serie A di Leapmotor, caratterizzata da una calandra chiusa e da fari dallo stile “sorridente”. L’esterno presenta un design bicolore della carrozzeria, maniglie delle portiere semi-nascoste e cerchi bicolori a cinque razze. La parte posteriore è caratterizzata da fanali “ridenti”, che condividono un linguaggio stilistico simile a quello della Leapmotor A10 (B03X a livello internazionale). In termini di dimensioni, il veicolo misura 4200 mm di lunghezza, 1800 mm di larghezza e 1560 mm di altezza, con un passo di 2605 mm. A titolo di confronto, l’A10 misura 4270 mm di lunghezza, 1810 mm di larghezza e 1635 mm di altezza, con un passo di 2605 mm.

INTERNI E TECNOLOGIE

All’interno, l’abitacolo è dotato di un sistema di illuminazione ambientale a 256 colori, un quadro strumenti LCD da 8,88 pollici e uno schermo di controllo centrale da 14,6 pollici. L’hardware principale dell’abitacolo è alimentato dal chip Qualcomm Snapdragon 8295 e dispone di un sistema audio a 12 altoparlanti. Inoltre, gli interni includono una struttura IP BAR “flottante” che supporta accessori ufficiali fai-da-te, quali luci ambientali aromatiche, rompivetri di emergenza e supporti per peluche.

Una caratteristica distintiva della A05 sono i sedili “7-layer Cloud-Feel”, che offrono quattro modalità distinte: pisolino/reclinazione, “letto grande”, modalità animali domestici e vano portaoggetti privato. I sedili della seconda fila sono dotati di tavolini indipendenti e i cuscini dei sedili possono essere ripiegati verso l’alto. Sono presenti 33 vani portaoggetti in tutto il veicolo; la capacità standard del bagagliaio è di 474 L, espandibile fino a un massimo di 1.308 L, integrata da un vano portaoggetti dedicato incassato da 91 L.
Sotto il cofano, la Leapmotor A05 sarà disponibile con due opzioni di potenza del motore: 70 kW (94 hp) e 90 kW (121 hp). Secondo lo standard CLTC, queste versioni offrono un’autonomia rispettivamente di 405 km e 510 km. Le configurazioni di fascia alta offriranno anche la possibilità di installare il LiDAR.

Commento della redazione
A luglio, le vendite di Leapmotor hanno superato per la prima volta le 100.000 unità, rendendola il terzo marchio di veicoli a energia nuova più venduto sul mercato cinese, superato solo da BYD e Geely Galaxy. A differenza di BYD e Geely, Leapmotor è una startup fondata solo dieci anni fa. La A10 ha contribuito per quasi il 30% alle vendite di Leapmotor nel mese di luglio. Dal punto di vista di Leapmotor, sembra che il lancio di una semplice “rivalina della Xingyuan (Geely EX2)” non sia sufficiente: con l’aiuto del modello A05, ancora più compatto, l’azienda intende “eliminare” tutti i concorrenti in questo segmento (BYD Dolphin, Chery QQ3, ecc.).

A giudicare dal suo nome internazionale, B03, questa vettura è probabilmente destinata a sostituire il suo predecessore di grande successo, la Leapmotor T03.

Nuova Hyundai Kona 2027: Rendering Totale

Hyundai Kona sta preparando la terza generazione e grazie alle foto spia disponibili, possiamo immaginare quale sarà l’aspetto di questa vettura.

La Hyundai Kona ha debuttato nel 2017 ed è stato realizzato sulla stessa piattaforma della Hyundai i20, della Kia Rio europea e del crossover Kia Stonic, apparso praticamente in contemporanea con la Kona (che, tra l’altro, è ancora in produzione dopo l’ultimo restyling). Oggi è in produzione la seconda generazione del SUV, la cui anteprima ha avuto luogo all’inizio del 2023. Da allora sono trascorsi solo tre anni e mezzo, ma i coreani si stanno già preparando a presentare un crossover completamente nuovo, che si differenzia in modo sostanziale dal modello attuale.

Alla fine del mese scorso è stata pubblicata in rete una foto della futura novità praticamente senza camuffamento. In essa si nota una carrozzeria spigolosa, realizzata nello stile della nuova Santa Fe e dei modelli elettrici Ioniq. La parte anteriore presenta numerosi dettagli e spigoli, mentre l’impronta stilistica è data dai gruppi ottici «a due piani», ormai diventati tradizionali per la Kona. Questi rendering di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardo in anteprima al modello di serie.

Si tratta di blocchi di luci principali integrati nel paraurti e di luci di posizione che si estendono per tutta la larghezza della parte anteriore, con vari elementi al loro interno.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE AFFILATO

I montanti anteriori della carrozzeria sono camuffati, come nella Santa Fe, e nel complesso la carrozzeria appare più massiccia rispetto al modello attuale. Le maniglie delle portiere sono progettate per una presa naturale, i montanti posteriori sono parzialmente verniciati in tinta con la carrozzeria, mantenendo l’effetto del cosiddetto tetto «sospeso». La parte posteriore non è ancora visibile; sui prototipi camuffati si notano solo i fanali posizionati in alto e l’alloggiamento della targa nella parte inferiore del cofano del bagagliaio. Infine, il crossover è raffigurato con cerchi dal nuovo design.
Si prevede che la nuova Hyundai Kona sarà equipaggiata con un motore a benzina aspirato da 2,0 litri, oltre che con un motore turbo da 1,6 litri e una versione ibrida basata su quest’ultimo.

Dovrebbe inoltre essere mantenuta la versione completamente elettrica, già presente nell’attuale crossover: la seconda generazione è equipaggiata con un motore elettrico da 156 cavalli nella versione base e da 218 cavalli in quella top di gamma, garantendo un’autonomia compresa tra 392 e 490 km secondo il ciclo WLTP.

Al momento non è chiaro quando la nuova Hyudani Kona arriverà in Europa.

Nuova Smart #2 2027: parte il marketing

Smart ha lanciato una campagna di marketing insolita per la #2, l’auto elettrica urbana numero due al mondo, in vista del suo debutto globale previsto per ottobre 2026. A Shanghai, Hong Kong, Buenos Aires e Melbourne sono comparsi murales raffiguranti questa minuscola due posti. Presto, grandi murales della #2 saranno visibili anche a Berlino e Parigi.

È stato reso noto tramite un comunicato stampa che Smart offrirà un primo assaggio del design della #2 attraverso un formato non convenzionale: i murales di strada. Poiché questa due posti è pensata per la mobilità urbana, l’azienda ha voluto sottolineare il suo legame con la cultura di strada. Secondo il direttore marketing di Smart, Kang Yi, questi murales anticipatori alimentano l’attesa per il ritorno del modello più riconoscibile del marchio.
Quattro murales della Smart #2 sono già apparsi in quattro città in tutto il mondo. Il murale di Shanghai è stato realizzato dall’artista contemporaneo Zhu Bin. Il collettivo di street art Parents Parents, composto da quattro membri, ha creato il murale a Hong Kong. Martin Ron ha immortalato la Smart #2 a Buenos Aires. E Georgia Laurie ha integrato il veicolo in un murale a Melbourne, in Australia.

Il murale di Melbourne fornisce molte informazioni sulla #2 destinata alla produzione in serie. Presenta montanti e tetto anneriti, maniglie delle portiere reali e fari “carini”. Nel paraurti anteriore sono presenti due prese d’aria che circondano una presa d’aria rettangolare.

L’auto monta cerchi an otto razze. Altri due murales arriveranno presto a Berlino e Parigi.

IL RITORNO DELLA PICCOLA SMART

I responsabili di Smart hanno sottolineato che la city car #2 è stata progettata dal Mercedes-Benz Global Design Team. L’obiettivo del team era quello di portare avanti il carattere del predecessore della #2, la Smart ForTwo. La #2 prodotta in serie manterrà la silhouette della Concept #2, svelata al Salone dell’Auto di Pechino del 2026.

Il telaio e le tecnologie di base dell’auto provengono da Geely. Il modello si basa sull’Electric Compact Architecture (ECA) e vanta la trazione posteriore (RWD). Di conseguenza, la #2 soddisfa tutti gli standard di sicurezza globali. Un altro vantaggio dell’auto è la manovrabilità negli spazi ristretti.
In precedenza era stato reso noto che la #2 sarà disponibile con una batteria da 35,7 kWh, un’autonomia WLTP prevista di circa 300 km, un tempo di ricarica rapida in corrente continua dal 10 all’80% di circa 20 minuti e un raggio di sterzata di 6,95 m. Maggiori informazioni sulla Smart #2 di serie saranno rese note al Salone dell’Auto di Parigi nell’ottobre 2026.

Ferrari Luce Autoprove.it veggente? Forse più razionali e coscienziosi

Fine Maggio: esplode la “Luce-novela”. Ferrari presenta presso “La Vela” di Calatrava a Roma, in prossimità del settantesimo anniversario della prima vittoria sportiva nella storia del Cavallino (che avviene il 25 Maggio del 1947 sul circuito di Caracalla nella Capitale) la sua prima Supercar 100% elettrica. 

Di per se’, già, una notizia parecchio eversiva; e non si realizza appieno, in quel momento, se l’eversività rilevi alla straordinarietà dell’evento di una full electric nella Gamma di Maranello; se, diversamente, la sorpresa risieda nella location davvero insolita per una “premiere” del rango di una Ferrari; oppure se a perplimere siano i tempi di questa “sorpresa”, visto che l’opinione pubblica contemporanea è appena reduce dallo scalpore – e dalla debacle di immagine – che l’elettrificazione incomprensibile di Jaguar ha creato dall’avvento della “Type 00”, oltre che dai bollettini di guerra che pervengono dalla Porsche e dal Gruppo Volkswagen, in quel momento l’unico Gruppo Premium protagonista di una concreta elettrificazione anche ai piani alti di Gamma. 

Non si fa in tempo ad assimilare la “News” di Agenzia, però, che i primi repertori fotografici regalano un panorama ed un layout stilistico che suscitano le reazioni genericamente più incontrollate. 

Nel vero senso della parola, perché rispetto ad altre storiche presentazioni di “Rosse” in grado di fare scalpore, (nelle quali il cosiddetto mondo Social era convitato “a latere” accanto alle testate ufficiali tradizionalmente “compiacenti” con il Marchio), stavolta a svolgere il ruolo di apripista nella periferia Sud Est di Roma sono stati prepotentemente proprio i Social Media più gettonati, insieme al mondo giornalistico “ortodosso”………Al netto di Autoprove.it, ovviamente, che il Centro Media del Cavallino si è guardato bene dal coinvolgere. 

Eppure, non voglio dire che siamo nell’elenco telefonico, ma quanto a diffusione, seguito e livello di divulgazione saremmoperlomeno stati degni di poter presenziare. Pazienza, vabbè; però…

La cosa che tuttavia ha lasciato il segno nella comunicazione Social e nei dibattiti pungenti avvenuti per giorni e giorni dopo la presentazione pubblica, è stato il livello e la gravità dei commenti totalmente negativi ed irridenti sul layout e sul profilo commerciale della nuova Luce: docet, il rotolo di carta igienica posizionato sulla “leva” del Display centrale. 

Occorre altro esempio lampante per dare ulteriori spiegazioni?Ebbene, prima di andare un poco a volo d’uccello sulla serie spesso poco edificante di commenti e giudizi formali, ricordiamo però anche quale fu la sentenza pubblica maggiormente condivisa e veicolata tra i detrattori: “La Luce? Commercialmente sarà un flop!!”. Lapidaria, netto, glaciale. Ed ovviamente del tutto sballato, come giudizio. Ovviamente, lo aggiungo io.

Perché le notizie che la Stampa e le Agenzie rimbalzano da alcune settimane a questa parte, trascorsi solo due mesi da quel fuoco di fila di commenti e derisione, sono decisamente incontrovertibili:

Ferrari fa sold out in Asia con Luce, alla faccia dei gufi

Luce Ferrari colleziona Sold Out in tutti i mercati (in primis asiatici) dove è approdata fino ad ora. Con il “verdetto” di un mercato importante come quello cinese. E la Borsa? Ah, già: la Borsa: migliaia di Gordon Gekko in congedo si esercitano nell’enumerare il crollo del Titolo, esibendosi in descrizioni di nessi di causa esoterici pur di trovare un collegamento tra la presentazione della Luce e i movimenti di Listino azionario: sembra quasi plausibile dopo una certa narrativa che tutti gli esteti e cultori di Ferrari si siano ammassati davanti agli sportelli bancari non per ritirare i Depositi monetari ma per restituire chili e chili di carta filigranata di Azioni del Cavallino. 

Probabilmente sono gli stessi operatori di Borsa in pensione che in una ricostruzione abbastanza fantasiosa attribuirono la caduta del Listino dell’Autunno precedente – quando l’A.D. Vigna presentòl’ “Investor’s Day” – allo chassis elettrificato della nuova BEV di Maranello dove divenne per il Web unito l’elmento untore della “Peste Green” che aveva già colpito in lungo ed in largo l’Automotive europeo. 

Nove Ottobre 2025 rimane nell’immaginario dei denigratori seriali il giorno del cigno nero, con quel -16% di ribasso sul mercato azionario di Milano, il più pesante registrato dall’ingresso nelle quotazioni del 2016.

Già all’epoca il sottoscritto aveva – controcorrente rispetto alla generalità dei commentatori sul Web – pubblicato (con un pezzo dedicato che puoi visualizzare cliccando QUI) le giuste controdeduzioni alle leggende metropolitane un po’ troppo facili sul web: sugli obbiettivi declinati dall’A.D. Vigna in quel giorno di Ottobre pesava il ribasso delle previsioni di crescita al 2030 a causa delle tensioni internazionali: ricavi attesi in crescita solo del 5% medio annuo ed un margine ebidta inferiore di oltre il 10% rispetto alla stima precedente. Ritmi meno energici rispetto ai trend abituali della Rossa, ed una prudenza sulle stime quinquennali che si è riverberata sulle vendite azionarie e sui Listini. Ma quello su cui i commentatori detrattori hanno toppato alla grande è sul nesso di causa/effetto legato alla presentazione dello chassis elettrificato, descritto minuziosamente da Vigna nella dotazione ed architettura tecnica che definire di eccellenza è poco. 

Chi pensava che l’adesione della Ferrari alla strategia di elettrificazione fosse la causa del crollo, ha ovviamente omesso una analisi più approfondita: nelle more di una tagliola sempre presente di multe “CAFE” e di convergenza elettrica nell’Unione post 2035 l’annuncio della Ferrari sulla gamma BEV è sembrato persino troppo timido in relazione alla crescita potenziale anche nel settore del lusso della mobilità elettrica nei mercati emergenti: Vigna ha preannunciato, in proiezione quinquennale, una soglia di solo il 20% di modelli 100% elettrici in Gamma contro un salomonico “40-40” cioè 40% di modelli endotermici puri ed un ulteriore 40% di modelli Ibridi. 

La presentazione dello Chassis elettrico di Luce ad Ottobre, la bufala del crollo in Borsa

L’effetto anche implicito che i mercati asiatici (ottimi consumatori di elettrico) è l’ombra incombente che pesa su tutte le decisioni strategiche degli investitori, perché le potenzialità di quei mercati fanno la differenza: come l’ha fatta l’annuncio del sold out della Ferrari Luce in Cina, che ha portato con se’ come effetto correlato (non diretto, ovviamente, ma correlato) un segno positivo del 3% in Borsa, frutto anche delle migliori performances nel Mondiale di F1 delle Rosse 2026. 

Ma torniamo al fuoco di fila dei commenti sul Web, quel Web che volutamente Ferrari ha invitato alla Vela di Calatrava – benedetto Centro Media e Responsabile P.R. a Maranello….. – omettendo testate e Redazioni “operaie” e però volenterose e laboriose come Autoprove.it; per omettere poi il sottoscritto che alla Rossa avrà dedicato Giga di articoli e contributi in Rete negli ultimi 15 anni…

Le critiche fantasiose ed un poco surreali non si sono fermate alla linea, che tuttavia avrebbe meritato al più un giudizio di gradimento personale da parte dei commentatori: quel diritto al “A me piace” oppure: “No, non mi piace affatto” è e resta sacrosanto anche nelle facoltà personali di chi non necessariamente è uscito da un Corso di Industrial Design. Eppure anche qui si è scaduti in esagerazioni pseudo tecniche e commerciali ben poco attinenti allo studio preliminare che dentro al Centro Stile di Maranello – guidato da uno che si chiama Flavio Manzoni, non Pinco Pallino – deve per forza essere stato fatto, al fine di definire con il management l’affidamento al duo iconico ex Apple. 

Vedete, questa è stata da sempre un’altra mia missione negli articoli di Autoprove.it: dentro un dibattito ed un modo di pensare in cui Sharing, Renting, usa e getta, Pay per Use e quant’altro hanno ridotto l’auto a commodity ed il suo valore ed impegno tecnico a processo industriale ritenuto meno impegnativo della lavorazione di una caprese nelle cucine di Cannavacciuolo, il sottoscritto Vi ha raccontato in ben 140 articoli di “Storie” dell’auto (da Settembre 2022 ad oggi) quanta ricerca e studio preliminare vi sia in ogni auto, persino in quelle che si dimostrano nel loro ciclo commerciale un vero flop. 

Ma davvero chi ha maturità e buon senso da non voler essere scambiato per un Bimbominkia mai cresciuto può solo presumere o favoleggiare su una superficialità od una svista concettuale e programmatica da parte di un pool di ricercatori, strateghi e manager stipendiati da un Marchio come Ferrari? 

Ma se, al culmine di una frustrazione e depressione latente legata all’abuso di Web “free” non avete più rispetto di quel che Vi circonda, ma almeno riuscite a salvare un poco di amor proprio per la poca intelligenza che Vi è rimasta? Ma potete fare mente locale alle ore di selezione opzioni ed alle proiezioni probabilistiche che rivestono lo studio di un nuovo modello di auto, soprattutto se ha il Cavallino sul cofano? Certo, lo sfogo di Montezemolo, sacrosanto per tutto quello che il Manager ha rappresentato in Ferrari. Ma Montezemolo è stato alla fine molto più rispettoso del Management della Rossa di molti di Voi seduti su un divano. Giudizi tagliati con l’accetta, similitudini surreali ed anche qui un nesso di causa ed effetto privo di senso. 

Il giudizio di Pierangelo Andreani: competenza e rispetto, doti sempre più rare sul Web

Ed è qui, nel rispetto che ho sempre avuto per il prodotto auto anche nel suo concetto di forma, che ho deciso, due mesi fa, di scomodare una leggenda contemporanea del Design: il mio amico Pierangelo Andreani. 

 

Papà di “Biturbo” in casa Maserati, delle Cagiva della leggenda ma soprattutto l’eroico gladiatore della Pininfarina cui toccò di disegnare la Mondial. Una telefonata di un’ora riportata fedelmente e con rispetto per un uomo – oltre che professionista – straordinario che mi ha dedicato un suo Sabato pomeriggio per chiarirmi le idee. 

E che ha costruito il pezzo che, senza eccesso di clamore, credo sia uno dei più belli ed interessanti che Vi capiterà di leggere sulla Ferrari Luce (per leggerlo fai Click QUI) perché è scritto con l’impronta di chi ha vissuto, da adolescente e poi da ragazzo, un ventennio che va dal 1975 al 1995 con ammirazione e passione. 

Perché di cose belle all’epoca, in campo automotive, ce n’erano diverse. E di parecchie di queste cose il grande Pierangelo Andreani è stato artefice. 

Il suo giudizio – da competente – è stato fin troppo morigerato e discreto, nel rispetto che si deve allo status di un Marchio come Ferrari; e di certo non ha declinato in offese gratuite come la massa dei commentatori Social. Sollecitato dal sottoscritto, il geniale e cordiale Designer ha risposto con usuale simpatia che la Luce voleva osservarla dal vivo, cercando in primo luogo se l’intento primario del Team di Stilisti sia stato quello di dissimulare volumi ed ingombri esorbitanti (lunghezza 5 mt., larghezza 2 metri e altezza 1,55 metri: la lunghezza maggiore e la seconda altezza di ogni tempo per una Rossa), ad esempio adottando diametri di cerchi e ruote oversize; o se il primo interesse fosse proprio di non perseguire i canoni indifferibili per una Ferrari, proponendo proprio qualcosa di davvero diverso. 

Ma quello che a Pierangelo non riusciva proprio ad andare giù, nel contesto delle critiche lanciate come sassate anche da commentatori di un certo lignaggio, era una sorta di “Jingle”diventato virale: “I cinesi non la copieranno” che faceva il paio con “i cinesi la farebbero meglio”. Una sorta di dissacrazione poco lusinghiera nei confronti di un Marchio che ha nel suo pedigree e nella sua storia il senso stesso dell’eccellenza. E’ per questo che, anche per tributare un senso di rispetto e simpatia nel confronto del Cavallino, Pierangelo ha ritenuto, alla fine di giudicare la 100% elettrica di Maranello come “Non sense New age”, partecipando divertito ad un improvvisato Quiz nato dal sottoscritto.

Come detto, quell’intervista è stata a lungo apprezzata sul nostro portale, ma ha seminato poco visto il tono e il livello mantenuto sui Social. 

Ma, sia chiaro, il sottoscritto ed Autoprove non hanno responsabilità di sorta. E’ il Web che ha ormai “svaccato” a punire la correttezza e professionalità dei nostri contenuti, ma è un po’ come se al Mc Donald si penalizzasse la lasagna al forno fatta in casa in favore delle ali di pollo fritte. 

Tanto è vero che in un articolo integrativo, mentre il sottoscritto ingenuamente tentava di compilare il “form” per visitare la Luce nel Sabato destinato dalla Ferrari all’ingresso libero (a numero chiuso) mi sono impegnato ad elencare le peculiarità della nuova Ammiraglia elettrica che a mio avviso Internet non aveva assolutamente evidenziato.

Internet, il palcoscenico meno adatto a descrivere un’opera d’arte in incognito.

Nella analisi quanti-qualitativa di Ferrari Luce ho creduto utile dettagliare aspetti in qualche caso eclatanti ma poco evidenziati a mio avviso nelle recensioni più diffuse (per leggere l’articolo puoi cliccare QUI).

Ed ho ricordato come anche quando usci’ Purosangue, annunciata in prima battuta con il solo motore endotermico (puoi leggere l’articolo cliccando sul Link), noi abbiamo – tra i pochi – espresso un articolato pensiero di apprezzamento e comprensione per la scelta commerciale certamente controcorrente, ma non priva a sua volta di giudizi negativi. 

Noi sulla Luce abbiamo stigmatizzato la linea di cintura da traghetto della Tirrenia, su una Cupola abitacolo falso-magra (perché obbligatoriamente all black) che cerca di minimizzare non solo l’altezza da SUV ma anche il monolocale installato nel mezzo volume di coda, da cui non si sa come possa spuntare la cintura a specchio con doppia coppia di fari tondi che, in questo caso, sembra più un corpo estraneo che il baule prova a vomitare piuttosto che un accessorio di ornamento integrato. 

Mentre all’interno trovo semplicemente dubbio l’accostamento tra elementi vintage e modernismo spinto; salvo di certo la selleria, di fattura eccezionale, come salvo l’apertura porte che agevola il passaggio e l’uscita. 

Detto fra noi questo “open space” tra Designer di Apple Watch e Centro Design del pur ottimo Manzoni stavolta ha fatto tilt. Almeno per la maggior parte dei particolari presenti a definire lo stile della “Luce”. Se devo dirla tutta, l’ultima volta che ho visto quella specie di maxischermo centrale con manopolona di movimento, ricordo sia stato dal mio dentista mentre lo stesso cercava di orientare alla sua vista il visore dell’apparecchio radiografico, con me seduto in poltrona. Eppure non voglio centrare le mie considerazioni su linee e forme. 

Per un Marchio Top come Ferrari il “sottopelle” è da sempre un elemento di interesse per clienti ed investitori, ed in fondo c’era già stato un precedente illustre e didascalico soprattutto per la memoria di Maranello. 

I commenti di Ottobre 2025, in effetti, tesero a giustificare la scelta dello chassis nudo con l’esigenza di rendere la nuova tecnologia familiare al target potenziale di Clienti Ferrari, ma a noi questa spiegazione non bastava, perché ci appariva più sensata l’ipotesi di fare di quello Chassis una minitesina di laurea per dimostrare l’approccio di Ferrari con il protocollo elettrico; ma se questa nostra ipotesi però fosse stata azzeccata avremmo anche dovuto fa conoscenza con una ipotesi di uso a larga scala dello stesso pianale per altri modelli. 

Il che non è escluso, ma la presentazione della nuova “Luce” non conferma proprio logicamente questa mia ipotesi. Cioè, per dirla chiaramente: quale evoluzione di gamma elettrica, a partire da modelli ulteriori rispetto a Luce basati sulla stessa piattaforma, potrebbero essere appaiati ragionevolmente nella gamma “classica” del Cavallino?

E dunque passiamo alla terza ipotesi, non senza prima aver fatto pelo e contropelo nel travaglio elettrico che da almeno due anni sta coinvolgendo tutto il settore elettrico europeo.

Vi ricordate? Porsche in crisi per l’elettrico in Cina (cosa che ha impattato sulla Brand reputation globale); Mercedes a passi lenti e distesi, Aston Martin nella tempesta, per non ricordare il travaglio identitario di Jaguar. 

Tutti Brand che a causa delle dinamiche controverse della mobilità elettrica, unite però anche al suo difficile trapianto – come protocollo industriale e simbolico dei diversi Marchi – dentro radici fortemente qualificate da una storia endotermica, stanno faticando tantissimo ad uscire da un vero e proprio pantano. 

Per capirlo leggeteVi anche un mio vecchio post sulla idiozia e l’illusione di un possibile percorso di branding “elettrico” per la maggior parte dei Marchi europei, anche quelli più prestigiosi. Leggetelo ancora, andando sul Link

L’ho scritto in tempi non sospetti ed è come sempre gratuito; e se lo avete letto o se lo leggerete risparmierete decine di euro di Seminari e summit inutili sul tema; e ad onor del vero se lo avessero letto anche diversi Marchi Costruttori avrebbero risparmiato soldi inutili versati a diverse Redazioni…Ma torniamo a Luce. 

Me la sono guardata bene, in ogni sfumatura e contorno.

Ma con gli occhi dell’appassionato di Maestri del Design come Gandini, Scaglione, Fioravanti, Cressoni, ed altri, devo dire che la visione di quelle linee fa effetti miracolosi solo nei casi di stitichezza. Non c’è un particolare che mi spinga a fermarmi con gli occhi, che scivolano sulla linea come una saponetta dentro una vasca da bagno.

E poi ho provato a fissarla e percorrerla con gli occhi con calma, mettendomi nei panni di un Cliente Rolls, Bentley, futura Jaguar, ed altri Marchi di supercar possibili protagoniste future nell’elettrico. Un incrocio anche per me di Nonsense e minimalismo, ma in salsa Ferrari; che come era prevedibile non ha sbagliato obbiettivo. Se volete dettagli anche su questo, cliccate su questo Link.

Lo ha solo tarato per i mercati più interessanti, quelli cioè più lontani dal nostro modo di concepire la Ferrari. Forse è un limite, forse è un segno dei tempi. 

Ma se si parla di Ferrari è qualcosa da guardare, sempre e comunque, con rispetto.

Dedicato, anche questo con rispetto, al Dottor Benedetto Vigna: ci piacerebbe essere invitati ad una prossima “prima” di una Rossa. Noi il desiderio lo lanciamo, hai visto mai.

Riccardo Bellumori

Nuovo BYD Yangwang U8L 2026: Prezzo e Dotazioni

La versione a quattro posti del SUV a autonomia estesa BYD Yangwang U8L sarà commercializzata in Cina al prezzo di 1,8 milioni di yuan (266.600 USD). Questa versione diventerà il modello più lussuoso del marchio BYD, sfidando i rivali storici di Rolls-Royce, Bentley e Maybach.

La Yangwang U8L è stata inizialmente lanciata in Cina nel settembre 2025 come variante allungata a tre file del normale SUV U8. Questo EREV da 5,4 metri ha un prezzo compreso tra 1.280.000 e 1.300.000 yuan (189.590 – 192.555 USD). In precedenza era stato riferito che BYD avrebbe introdotto sul mercato interno la U8L a quattro posti con un prezzo di partenza di circa 1.800.000 yuan.
Il 3 agosto sono state diffuse in Cina le immagini ufficiali del SUV Yangwang U8L a quattro posti. Questa versione è denominata “Snowcrest Edition”. Presenta una carrozzeria color argento con vari dettagli dorati, tra cui un emblema anteriore realizzato in oro vero. L’auto vanta sensori LiDAR nei parafanghi anteriori e la scritta “Yangwang” sul montante D.

INTERNO DA 4 POSTI

Tuttavia, la caratteristica principale di questo SUV è l’abitacolo. La seconda fila presenta due sedili indipendenti, separati da un ampio tunnel centrale dotato di touchscreen, frigorifero integrato e vari vani nascosti. Il rivestimento dei sedili riporta un motivo a rilievo raffigurante un paesaggio montano. Disegni simili sono presenti anche sul tunnel centrale, sui pannelli delle portiere e sui montanti. La U8L Snowcrest presenta loghi a forma di montagna sui poggiatesta di ciascun sedile.

Interni della Yangwang U8L a quattro posti
I sedili della seconda fila della Yangwang U8L a quattro posti sono dotati di poggiapiedi elettrici e altoparlanti integrati nei poggiatesta. Tra le altre caratteristiche di spicco figurano numerose luci d’atmosfera, tavolini ribaltabili e un ampio tetto panoramico. È possibile che i finestrini posteriori dell’auto adottino la funzione di oscuramento elettrocromico, poiché nell’immagine ufficiale non si vedono tendine parasole fisiche. Maggiori informazioni sulla Snowcrest Edition saranno rese note in prossimità del lancio effettivo.

La Yangwang U8L è un SUV full-size con dimensioni di 5.400/2.049/1.921 mm e un passo di 3.250 mm. Per chiarezza, è più lunga di 17 mm rispetto alla Cadillac Escalade standard. Il gruppo motopropulsore dell’auto prevede un range extender turbo da 2 litri sotto il cofano. Questo alimenta una batteria Blade 2.0 da 56,58 kWh che supporta la ricarica rapida.
La U8L dispone inoltre di quattro motori elettrici che azionano ciascuna ruota, con una potenza combinata di 880 kW (1.180 CV). La coppia massima del sistema raggiunge i 1.280 Nm.

Questo veicolo è in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in 3,6 secondi. La sua autonomia mista raggiunge i 1.000 km. Il telaio dell’auto adotta le sospensioni idrauliche Disus-P. Questo imponente SUV è inoltre dotato di freni in carbonio-ceramica.

La versione standard a sei posti della U8L è l’opposto di un’auto di grande diffusione. Secondo China EV DataTracker, nel primo semestre del 2026 sono state consegnate ai proprietari 831 unità di questo modello sul mercato interno.

Non è chiaro quando e se la BYD Yangwang U8L arriverà in Europa.

Nuova Hennessey Blackbird 2026: Dati Tecnici

La nuova bestia di Hennessey è così veloce da aver viaggiato indietro nel tempo.

Il successore della Venom GT e della Venom F6 si chiama Blackbird, una nuova hypercar che sembra il figlio che avrebbero potuto avere una delle suddette Venom e un caccia da combattimento. Ed è proprio questa l’idea che hanno avuto quelli di Sealy, in Texas, nel progettare questo mostro.

Secondo il marchio, sono partiti da zero, proprio come fecero anni fa con la Venom F5, la cui produzione dovrebbe concludersi intorno al 2028. Hennessey si prepara così al passo successivo, un’auto così analogica che sembra provenire da due o tre decenni fa, quando il settore automobilistico viveva ancora un periodo di grande prosperità.

Questa bestia monta dietro l’abitacolo un motore V8 6,2 aspirato, sviluppato in collaborazione con Ilmor Engineering – gli stessi responsabili della realizzazione dei motori Chevrolet per metà della griglia dell’IndyCar, tra cui Penske e McLaren, nonché l’azienda che ha collaborato con Mercedes-Benz nel suo ritorno in Formula 1 nel lontano 1993. L’obiettivo è che eroghi tra gli 800 e gli 850 CV, acceleri da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e raggiunga i 354 km/h (220 mph) di velocità massima, il tutto senza che il peso a vuoto superi i 1.360 kg.

L’obiettivo è renderlo il V8 ad aspirazione naturale, senza turbo e senza sistema ibrido, senza alcun artificio, più potente al mondo. Collegato direttamente alle ruote posteriori come unica opzione, abbinato a un cambio manuale a sei marce con ingranaggi a vista. Una configurazione del genere su un’auto che… che ci crediate o no, non punta all’estremo.

DATI TECNICI

Questa Blackbird avrà solo gli ausili alla guida strettamente necessari: ABS, controllo di trazione e basta. Detto questo, sarà equipaggiata di serie con pneumatici Michelin Pilot Sport Cup 2 e sospensioni adattive per tenerla incollata al suolo in ogni momento, in modo che l’aerodinamica rimanga stabile. È un’hypercar di Hennessey, sì, ma vuole essere più che altro un’auto emozionante dal carattere analogico, con un legame speciale, piuttosto che un’auto da record mondiali di accelerazione o velocità massima.
Un abitacolo realizzato da e per i puristi, con un motore all’altezza.
Il suo nome deriva dal Lockheed SR-71 Blackbird e, in quanto tale, presenta numerosi riferimenti a quest’ultimo. All’interno è come salire a bordo di un caccia, con tocchi di lusso qua e là, come la rivestitura in pelle che riproduce i postbruciatori quando si accelera a fondo con l’auto. Spicca l’enorme quadro strumenti e, in generale, l’intero abitacolo è pensato per concentrarsi esclusivamente sulla guida, sul «volare a ras terra».

Sorprende, con tutto questo, che offra comfort come quattro portabicchieri, spazio per riporre diverse valigie e un abitacolo più spazioso rispetto alla Venom F5 che sostituirà tra qualche anno. Infatti, è dotato di connettività con i dispositivi, ma discreta: qui ti dimentichi dello schermo e ti concentri su ciò che devi fare.
Nel suo design, non solo rende omaggio al Lockheed SR-71 Blackbird, ma racchiude un po’ di tutto. I pontoni si ispirano alle monoposto di Formula 1 e le alette alle vecchie LMP1 del Campionato mondiale di endurance. Il quadruplo terminale di scarico si ispira al Bell X-1 del 1947, il primo aereo a superare la velocità del suono volando a Mach 1,06 (1.127 km/h) a un’altitudine di 13.000 metri.
Questa Hennessey Blackbird sarà presentata al pubblico per la prima volta tra pochi giorni: apparirà il 14 agosto a The Quail, in California, come anteprima; infatti, dato che verrà prodotta una volta terminata la produzione della Venom F5, si prevede che la sua produzione avrà luogo tra il 2029 e il 2030. Un’auto semplicemente incredibile, per chi vuole sentirsi al volante di un caccia su strada – ma, attenzione, un caccia confortevole, progettato per percorrere 800 miglia (1.287 km) su qualsiasi tipo di strada con una connettività senza pari.

Di questa vettura ne verranno prodotti in totale 71 esemplari in tutto il mondo (come modello globale in termini di omologazione) al prezzo di 2,17 milioni di euro (2,5 milioni di dollari) ciascuno. Secondo il marchio, più di due terzi delle unità hanno già trovato un proprietario, mentre ne restano ancora circa 20 disponibili. E come già accaduto con la F5, durante lo stesso evento queste unità potrebbero andare a ruba.

Nuovo XPeng G9L 2026: Anteprima

Xpeng ha diffuso le prime immagini della G9L, il modello che succede alla G9 originale presentata appena quattro anni fa, nel 2022. Il SUV a cinque posti affianca la GX a sei posti come modello di punta della gamma dell’azienda, e l’aspetto più importante è che, a quanto si dice, l’auto è stata progettata pensando ai mercati globali.

Ciò significa che l’auto ha ottime possibilità di arrivare in Malesia, come rivale di modelli quali la futura Zeekr 9X. Ricordiamo che durante il salone Auto China di aprile, il distributore locale Bermaz aveva confermato che un SUV di grandi dimensioni sarebbe stato lanciato sul mercato locale nella seconda metà dell’anno. Inizialmente si pensava che quell’auto fosse la GX, ma questa ultima rivelazione ci porta a credere che si tratti invece di questo modello.

Esternamente, la G9L si ispira fortemente alla GX, sebbene presenti un profilo più slanciato e linee più dinamiche rispetto al design minimalista, quasi in stile Range Rover, della sua sorella. Continuano a dominare le suggestive barre luminose a tutta larghezza nella parte anteriore e posteriore, dotate di un totale di 480 LED singoli.

I vetri a filo carrozzeria e l’eliminazione delle modanature dei finestrini sono ulteriori elementi ripresi dalle auto più esclusive di Land Rover, mentre le maniglie delle portiere a scomparsa rimangono, nonostante la Cina abbia vietato l’uso di sistemi di apertura elettrica delle portiere a partire dal 2027.

Nonostante abbia una fila di sedili in meno, la G9L rimane comunque un’auto di grandi dimensioni, con una lunghezza di 5.120 mm, una larghezza di 1.999 mm e un’altezza di 1.782 mm, con un passo di 3.100 mm.

IL TOP DI GAMMA

Tra le altre caratteristiche figura il comando vocale che funziona all’esterno dell’auto, utilizzando 16 microfoni e due altoparlanti esterni per azionare una serie di funzioni, tra cui le porte elettriche. Una volta aperte le portiere, i gradini laterali si dispiegano in meno di 0,8 secondi, accompagnati da una cortina luminosa proiettata.

Le specifiche e i dettagli tecnici non sono ancora stati resi noti, ma Autohome riferisce che la G9L sarà dotata di elementi quali sedili a guida autonoma con ben 91 sensori di pressione in grado di regolare la propria posizione in base ai cambiamenti di postura, oltre a un frigorifero e a un impianto audio con 33 altoparlanti.

Come la XPeng L03, secondo quanto riferito la G9L sarà disponibile sia nella versione completamente elettrica che in quella con range extender PowerX. Il veicolo elettrico sarà disponibile nelle versioni a trazione posteriore da 367 PS (270 kW) e a trazione integrale da 585 PS (430 kW), equipaggiate con batterie LFP e NMC che garantiscono un’autonomia CLTC compresa tra 672 e 805 km (circa da 550 a 660 km). Un’architettura elettrica a 800 volt consente la ricarica rapida in corrente continua (DC) per aggiungere fino a 450 km di autonomia in soli nove minuti.

Nel frattempo, la variante PowerX monta un motore turbo a quattro cilindri da 1,5 litri da 150 CV (110 kW) e potenze del motore leggermente ridotte, pari a 286 CV (210 kW) per il modello a trazione posteriore e 503 PS (370 kW) per quello a trazione integrale. Le autonomie in modalità esclusivamente elettrica sono rispettivamente di 325 km e 350 km, entrambe secondo il ciclo WLTP.

La XPeng G9L sarà inoltre dotata della funzionalità di guida altamente automatizzata di Xpeng, che utilizza il modello di intelligenza artificiale Visual-Language-Action (VLA 2.0) di seconda generazione.