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Nuova BMW Serie 3 2027: Rendering Totale

BMW è a poche settimane dal lancio di una nuova versione di uno dei suoi modelli più importanti. L’ottava generazione della Serie 3 sta per essere svelata e presentata al pubblico di tutto il mondo: un modello molto apprezzato nel corso della sua storia ma che, grazie alla sua trazione posteriore, vanta una clientela tanto specifica quanto esigente.

Un momento chiave in cui abbiamo deciso di togliere il camuffamento ai prototipi della nuova Serie 3 e raccontarti tutto ciò che la casa di Monaco ha in serbo per noi. Il design è uno degli elementi chiave di questa nuova BMW Serie 3 2027, che sfoggia la pura avanguardia del nuovo linguaggio «Neue Klasse» che, come vi abbiamo già raccontato, è una filosofia comune a tutti i modelli del costruttore, indipendentemente dal fatto che siano elettrici o meno.

Rendering Motor.es

LE DOTAZIONI

Per questo motivo, una distinzione totale non rientra nei piani di BMW, anche se esistono alcuni dettagli minori che differenziano questa Serie 3 a combustione dalla nuova i3 elettrica presentata all’inizio dell’anno. Ad esempio, la doppia griglia ovoidale non sarà delineata da luci sul pannello in cui sono integrati i fari Full LED, ma ci aspettiamo che presenti delle cornici fisiche che emulino questa caratteristica delle prime generazioni.

Il resto sarà identico alla versione elettrica, senza nemmeno i terminali di scarico. BMW punta su un design elegante, sportivo – con cerchi in lega da 18 pollici su tutte le versioni, ad eccezione della sportiva M350 che monta, di serie, cerchi da 19 pollici – e molto pulito, con i terminali di scarico dietro il paraurti e «rivolti» verso il basso.

BMW è riuscita a concepire un design che colpisce a prima vista e che farà girare la testa ovunque passi, conservando anche proporzioni equilibrate. Il che non sarà un problema per offrire un interno comodo e spazioso per cinque passeggeri. Un abitacolo che cambia completamente, specialmente nella parte anteriore, che immergerà guidatore e passeggero in una nuova dimensione con la sua strumentazione panoramica di serie.

Sì, perché lo schermo che occupava fino alla console centrale ora è stato spostato alla base del parabrezza, completamente personalizzabile tramite il grande touchscreen centrale da 17,9 pollici. Il sistema multimediale è dotato dell’avanzato «iDrive X», un software più veloce e intuitivo, ma che quasi non avresti nemmeno bisogno di usare, perché tutte le impostazioni sono accessibili tramite il controllo gestuale o un assistente personale con intelligenza artificiale e apprendimento automatico.

Come di consueto, BMW offrirà una lunga lista di equipaggiamenti opzionali, di comfort, sicurezza (assistente di guida in autostrada e in città), connettività e, naturalmente, un pacchetto sportivo M che include sospensioni adattive M, freni M, volante M o cerchi in lega da 20 pollici, ma che possono arrivare fino a 21 pollici.

LANCIO E MOTORI

Quando arriverà la nuova BMW Serie 3? Il marchio non ha ancora annunciato una data, ma non ci vorrà molto a farlo, puntando al prossimo mese di luglio; proprio lo stesso mese in cui la nuova BMW i3 entrerà in produzione, cosa che la Serie 3 farà a novembre, per cui le prime unità arriveranno nelle concessionarie a metà marzo. E, attenzione, questo non è la cosa più interessante…

Lo è il fatto che, al momento del lancio, saranno offerte solo tre versioni, tutte a benzina: la 318, la 320 e la sportiva M350 xDrive. La gamma si amplierà con altre versioni che arriveranno a partire da marzo 2027, inclusa una 330 PHEV, ma non risulta che BMW intenda offrire versioni diesel. Salvo sorprese, il costruttore potrebbe lasciare l’efficienza di queste versioni alla i3 elettrica, e non sarebbe da stupirsi visto che vanta un’elevata autonomia di 900 chilometri.

Nuova Leapmotor C10: Anteprima Restyling in Cina

A due anni dal suo lancio in Cina, la Leapmotor C10 si presenta con un restyling di metà ciclo; le prime foto del SUV rinnovato sono state diffuse in vista del lancio sul mercato nazionale, previsto per il 16 giugno.

Sebbene l’attuale C10 non sia esattamente l’auto più bella in circolazione, questo ultimo modello ha subito una notevole modernizzazione. La parte anteriore presenta il design dei fari divisi visto sulla più piccola B10, con luci diurne a LED “a scacchiera” unite da una barra luminosa e posizionate sopra i nuovi fari verticali. Questo va di pari passo con il paraurti ridisegnato, caratterizzato da un maggiore uso del colore della carrozzeria.

La parte posteriore, con la sua barra luminosa a tutta larghezza, è rimasta praticamente invariata, ma ora sono disponibili nuove opzioni per i cerchi, tra cui eleganti cerchi in lega da 20 pollici a doppie razze che sostituiscono i precedenti cerchi “Trident” ispirati alla Maserati. Tutto sommato, a nostro avviso si tratta di un restyling piuttosto riuscito.

INTERNI E TECNOLOGIE

All’interno, il cruscotto piuttosto anonimo della vecchia auto è stato sostituito da un nuovo design a strati che nasconde ordinatamente l’illuminazione ambientale, abbinato a pannelli delle portiere più riccamente decorati. Come nella maggior parte delle auto cinesi di questi tempi, la console centrale ospita ora due supporti per smartphone che integrano un unico caricatore wireless Qi, con i portabicchieri disposti orizzontalmente dietro di essi.

Dal punto di vista tecnologico, il display della strumentazione sembra essere stato leggermente snellito, ma ora è presente un head-up display e un touchscreen di infotainment più grande. Si spera che Leapmotor ritenga opportuno aggiungere Apple CarPlay e Android Auto per i modelli globali, poiché questa era una lacuna evidente nell’auto attuale. I sedili anteriori sono inoltre dotati di poggiapiedi integrati e di una funzione di reclinazione “zero gravity” con un solo tocco, mentre i passeggeri posteriori dispongono ora di tavolini ribaltabili e di una coppia di portabicchieri nascosti nella console centrale, secondo quanto riportato da Autohome.

I DATI TECNICI

I dettagli tecnici non sono ancora stati rivelati, ma si dice che la versione completamente elettrica avrà una leggera aumento di potenza a 313 CV (230 kW), mentre rimane una batteria LFP di capacità non specificata. Va sottolineato che la C10 Plus lanciata in Malesia all’inizio di quest’anno era già stata aggiornata con un motore posteriore più potente da 299 CV (220 kW), rispetto ai precedenti 218 CV (160 kW).

L’auto ha anche ottenuto una batteria molto più capiente da 81,9 kWh che offre un’autonomia WLTP di 510 km – un aumento di 86 km – oltre a un’architettura elettrica a 800 volt. Di conseguenza, la C10 Plus ora supporta una ricarica rapida in corrente continua fino a 180 kW (rispetto ai precedenti 84 kW) e si ricarica dal 30 all’80% in 22 minuti.

Nuova Bentley Flying Spur 2026: Anteprima

La Bentley Flying Spur è stata ora rinnovata con un frontale in linea con l’ultima Continental GT a due porte, giunta alla quarta generazione nel 2024. Secondo il marchio, questa riprogettazione reintroduce la configurazione a faro singolo su una berlina Bentley per la prima volta dal 1962.

Gli aggiornamenti estetici includono la griglia del radiatore, ora integrata nel paraurti anteriore, due versioni della configurazione a faro singolo a seconda della variante di modello e l’eliminazione del dettaglio della presa d’aria sul parafango anteriore del modello uscente, sostituito da una superficie più liscia, mentre il badge è posizionato dietro la ruota anteriore.

Nella parte posteriore, la Flying Spur presenta un nuovo cofano bagagliaio, accompagnato da nuovi fanali posteriori e da una cornice della targa ora in tinta con la carrozzeria. L’aggiornamento introduce anche nuove finiture per i cerchi da 22 pollici, che possono essere specificati sia per la versione Azure che per quella S.

MOTORE E DATI TECNICI

Con questo aggiornamento, la Bentley Flying Spur di quarta generazione segna il ritorno della variante S, che riceve il propulsore High Performance Hybrid che eroga 680 CV e 930 Nm combinati, attingendo alle specifiche della Continental GT S a due porte che presenta un V8 biturbo a benzina da 4,0 litri e una trasmissione ibrida plug-in.

Ciò rappresenta un aumento di 130 CV rispetto alla Flying Spur S della generazione precedente, e l’ultima versione raggiunge i 100 km/h in 3,7 secondi – 0,2 secondi in più rispetto alla Continental GT S – per arrivare a una velocità massima di 305 km/h.

A sfruttare queste prestazioni è un assetto denominato Bentley Performance Active Chassis, che incorpora ammortizzatori a doppia valvola, ripartizione della coppia tra assale anteriore e posteriore e torque vectoring su ciascun assale, un sistema antirollio attivo a 48 volt, software ESC di nuova generazione e, per la prima volta su una Flying Spur, un differenziale elettronico a slittamento limitato. Precedentemente appannaggio delle versioni Speed e Mulliner, il Bentley Performance Active Chassis è presente anche sulla Continental GT S.

INTERNI E TECNOLOGIE

All’interno, la Bentley Flying Spur S può essere personalizzata con una scelta di cinque stili di sedili, con inserti scanalati o trapuntati, ciascuno dei quali richiede 12 ore di lavoro artigianale, afferma Bentley. Per gli esemplari dotati del sistema audio Naim for Mulliner, è disponibile la Virtuoso Collection, personalizzabile in tre temi – Soprano, Tenor e Bass – per offrire temi interni che vanno dal chiaro allo scuro.

L’impianto audio Naim for Mulliner, abbinato al pacchetto Virtuoso Collection, mira a offrire “la Flying Spur definitiva per gli audiofili”. Composto da 21 altoparlanti, secondo Bentley le unità utilizzate nell’impianto audio Naim for Mulliner derivano da quelle dei diffusori hi-fi da pavimento Focal Grande Utopia.

Sono aperte le prenotazioni per la Bentley Flying Spur aggiornata e le consegne dovrebbero iniziare “nella maggior parte dei mercati” nel quarto trimestre di quest’anno.

Nuova Lotus Eletre X: Dati Tecnici

Lotus ha reso noti ulteriori dettagli sulla sua nuova Eletre X ibrida plug-in in occasione dell’avvio delle vendite nell’Europa continentale.

Il super-SUV, precedentemente disponibile solo in versione elettrica, sarà offerto sia nell’allestimento top di gamma H1000 che in una nuova variante più economica, la H550.

Le sigle corrispondono approssimativamente alla potenza erogata. Entrambe le versioni montano il propulsore X-Hybrid con trazione integrale a doppio motore e un motore turbo a quattro cilindri da 2,0 litri che funge essenzialmente da generatore. Quest’ultimo ha un’efficienza termica dichiarata del 46% ed è accoppiato a un motore elettrico starter-generatore da 204 CV (150 kW) – il più potente della sua categoria, secondo Lotus.

Le potenze dichiarate sono di 550 CV (405 kW) e 935 Nm per la H550, che le consentono di passare da 0 a 100 km/h in 4,9 secondi, raggiungendo una velocità massima di 210 km/h. L’H1000, d’altra parte, eroga una potenza francamente assurda di 952 CV (700 kW) – anche se la coppia rimane stranamente la stessa – e completa lo sprint da 0 a 100 km/h in soli 3,3 secondi, raggiungendo i 200 km/h in 11 secondi. La velocità massima è di poco superiore, a 230 km/h.

MOTORE E DATI TECNICI

Come riportato in precedenza, la Lotus Eletre X è dotata di una batteria NMC da 70 kWh, più grande di quella di molte auto elettriche dedicate, che porta a un’autonomia WLTP stimata fino a 350 km; presumiamo che questa cifra si riferisca alla H550, mentre la H1000 è ovviamente meno efficiente. Con un serbatoio da 52 litri e un consumo combinato inferiore a 7,0 litri per 100 km, l’auto ha un’autonomia totale dichiarata fino a 1.200 km.

La ricarica è un altro ambito in cui la X eccelle. Costruita su un’architettura elettrica a 900 volt, supporta una ricarica rapida in corrente continua fino a 436 kW. Con un caricatore da 350 kW, sarà in grado di ricaricarsi dal 20 all’80% (un benchmark strano, lo so) in soli nove minuti; tuttavia, accetta solo fino a 11 kW di ricarica in corrente alternata, impiegando 7,2 ore per una ricarica completa.

Come per l’Eletre elettrica, la X è dotata di una suite di tecnologie del telaio per mantenere un minimo di maneggevolezza tipica di Lotus, nonostante i pesi a vuoto molto poco Lotus (2.550 kg per la H550, 2.615 kg per la H1000). Si ha a disposizione una sospensione pneumatica a doppia camera supportata da ammortizzatori adattivi a doppia valvola e stabilizzazione attiva del rollio a 48 volt, insieme a pneumatici Pirelli P Zero 5 LTS su misura e freni Brembo con pinze anteriori a sei pistoncini.

E sebbene la X sia certamente pesante, Lotus afferma di aver lavorato per alleggerire il telaio, il sistema di trazione elettrica e la piastra di base della batteria. Ciò compensa il gruppo motopropulsore più pesante e rende l’auto fino a 120 kg più leggera della Eletre elettrica più potente, la 900.

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La Fiat Panda firmata Seat diventava Papamobile

Dal 6 al 9 giugno prossimi, Papa Leone XIV visiterà la Spagna in occasione del suo viaggio apostolico: sarà la prima volta che il Sommo Pontefice di origine nordamericana (e, sebbene non sia di madrelingua spagnola, parla lo spagnolo grazie ai suoi decenni di servizio in Perù) metterà piede nel nostro Paese. E, anche se non ci credi, il Vaticano e il mondo dei motori in Spagna hanno scritto una pagina curiosa tempo fa.

Per questo torniamo indietro al 1982, un anno ricordato tra le altre cose per i mondiali di calcio… e proprio di stadi di calcio parla questa storia. Tra il 31 ottobre e il 9 novembre 1982 arrivò nientemeno che Giovanni Paolo II, uno dei papi più longevi e che continua a essere molto ricordato nella mente e nella fede di molti cattolici in Spagna.

Tuttavia, a due settimane dall’inizio del viaggio si trovarono di fronte a un “piccolo problema” logistico. L’idea era quella di entrare sia al Santiago Bernabéu che al Camp Nou affinché Giovanni Paolo II potesse salutare i suoi fedeli. Il problema era che la Papamobile abituale, basata su una Range Rover, non entrava dai cancelli e dai corridoi degli stadi e avevano 15 giorni per trovare un’alternativa, altrimenti si sarebbe dovuto modificare un momento chiave dell’itinerario della visita del Papa dove si sarebbero radunate più di 120.000 persone.

La soluzione sarebbe arrivata grazie a SEAT. In quel momento SEAT si stava preparando alla battaglia legale con FIAT (a seguito dell’accusa degli italiani secondo cui la Ronda era un plagio della Ritmo), un momento cruciale che segnò la storia dell’azienda di Martorell. Proprio nel suo centro tecnico stava prendendo forma la prima Ibiza, quindi a occuparsi di questa urgenza fu lo stabilimento di Zona Franca, dove già da alcuni anni si produceva la Panda.

La Panda si adattava perfettamente alle esigenze, trasformando un modello in modo artigianale: divenne un pick-up, furono eliminati i finestrini laterali, il parabrezza divenne ribaltabile (allo stile delle Jeep 4×4) e fu dotata di una piattaforma posteriore affinché Giovanni Paolo II potesse salutare in piedi i suoi fedeli – oltre che di alcune barre imbottite a cui aggrapparsi durante il viaggio. Il Papa saliva da dietro, salendo su una piattaforma come quelle che vediamo su alcuni autobus.

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SEAT Panda Papamobile
Molti componenti provenivano dalla Panda Marbella lanciata quello stesso anno.
C’erano diversi aspetti curiosi, dato che i passaruota allargati, la calandra, il volante, la console centrale e le maniglie provenivano dalla Panda Marbella, l’edizione lanciata quell’anno e che già anticipava la futura SEAT Marbella, come fu conosciuta dal 1986 in poi. I sedili anteriori erano privi di poggiatesta e i copricerchi delle ruote provenivano da una SEAT Ronda Crono 1600, a dimostrazione di come, grazie al proprio ingegno, SEAT sia stata in grado di improvvisare una Papamobile compatta, comoda e funzionale per le folle nei due principali stadi di calcio della Spagna.

IL MODELLO ICONA

Né il motore, né il cambio, né il resto della meccanica furono modificati e non c’era alcuna differenza in termini di prestazioni rispetto alla SEAT Panda convenzionale che si poteva acquistare per «quattro soldi» a metà del 1982. Di fatto, non era nemmeno blindata, un aspetto importante dato che Giovanni Paolo II aveva subito un attentato nel maggio dell’anno precedente da parte di Mehmet Ali Ağca che, per fortuna, fallì nel suo intento.
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Grazie a quanto realizzato in appena due settimane nella Zona Franca, il 3 novembre Giovanni Paolo II poté avvicinarsi ai suoi fedeli al Santiago Bernabéu e quattro giorni dopo, il 7 novembre, al Camp Nou, per una messa affollatissima. In un’occasione o nell’altra, da allora tutti i Papi tranne Francesco hanno visitato la Spagna almeno una volta, essendo quella di Leone XIV la prima da quando Benedetto XVI ha riunito una moltitudine di giovani alla Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid nell’estate del 2011 – ma solo uno lo ha fatto con una Papamobile ‘Made in Spain’.

La Panda Papamobile è ancora in vita e in perfetto stato di conservazione. Si trova nella collezione SEAT Históricos, situata proprio nella Zona Franca, dove sono conservate 375 auto, di cui 240 custodite nel capannone A-122. La verniciatura bianca originale è rimasta quella di allora, e gli pneumatici sono l’unica cosa che è stata sostituita dopo quasi 43 anni.

Puma Automobili: quel sogno romano in Kit di montaggio

Nessuno fa caso ad un capannone, circondato da nuove case, nella zona che è vicina a “Casal Monastero”, alla periferia Nord Est della Capitale. Qui per un po’ di tempo i residenti di quella che era un’area di nuova espansione edilizia avranno pensato di trovarsi nel set di un film. 

Perché da qui – una delle tre sedi storiche della “Puma Automobili” – venivano assemblate, spedite o vendute delle piccole meraviglie che il mondo aveva però imparato a conoscere e che si erano fatte una ottima e brillante pubblicità attraverso i film. In verità mi ricordavo anche una Sede a Via Tiburtina chilometro 18,300 all’altezza di Settecamini, ma mi riprometto di scavare più a fondo nella mia memoria. 

Ma non è questo quello che conta: quello che a me fa ancora oggi davvero meraviglia è che a metà degli anni Ottanta praticamente tutti i Costruttori auto italiani avevano propri Agenti che contrattavano ogni giorno presso Cinecittà o presso le Case di Produzione (De Laurentis, Cecchi Gori, etc…) la possibilità di far apparire propri modelli di auto nei film in uscita. 

Era diventata una abitudine, e quando andavi al Cinema (le fiction TV erano ancora patrimonio del Sudamerica con le Telenovelas, in Italia era un fenomeno lontano ancora anni luce, per fortuna….) ormai sembrava naturale vedere Panda, Uno, Ritmo, Lancia Delta, Alfa 75, persino Maserati Biturbo e Ferrari Testarossa; ma negli anni ’70 solo un ancora ragazzo molto lungimirante e geniale aveva avuto l’intuizione di moltiplicare l’effetto promozionale del cinema anche sulle sue realizzazioni.

Un’altra delle intuizioni innovative e non convenzionali del papà della Puma: Adriano Gatto, il giovane esponente di una famiglia dedicata all’arredamento che un bel giorno, negli USA, arriva per una breve vacanza con amici e si innamora di una cosa mai vista prima in Europa. Si tratta del “Dune Buggy”, che Adriano porta con sé nel ritorno in Italia (dove abitava all’epoca nella bellissima Ronciglione) in……Scatola di montaggio. 

Solo che Adriano non è tipo da accontentarsi: ha occhio e ottima manualità per modificare alcune parti in vetroresina del suo Buggy, che diventa a tal punto attraente e particolare tra le strade di Roma da attirare l’attenzione anche di papabili acquirenti. 

Siamo in una Italia diversa, dentro una società diversa, e così come in Gran Bretagna e diversi Paesi dell’Europa Centrale anche nel nostro Paese chi vuole ed ha un pizzico di senso dell’avventura può finalmente ordinare una vettura artigianale in scatola di montaggio, farsela spedire – più spesso su convoglio ferroviario – fino al garage di casa e decidere di costruire pezzo per pezzo l’auto più personale che si possa immaginare: Puma Automobili è là anche per quello, nel primo Stabilimento che Adriano riesce ad organizzare nella zona di Montesacro/Conca d’Oro (Via Valseriana, ricordo bene???) non appena gli arrivano diversi, forse inaspettati ma benedetti ordini che lo convincono a diventare piccolo Imprenditore delle quattro ruote

Ma, a proposito: sapete perché sto raccontando questa storia?

L’incontro della vita: io ed Adriano Gatto, a Roma

Ho incontrato per la prima volta di persona Adriano Gatto una Domenica di fine Maggio dentro la cornice di una rievocazione storica automobilistica a Caracalla

Davanti a me ho trovato un giovanotto di ottanta anni sorridente, affabile e soprattutto premuroso vicino ad una delle sue creature, una delle ultime berlinette stradali – rossa, bassa e impertinente – da lui fatte con motore Boxer Alfa 33 e guidata dal figlio Gianluca. 

Per me quell’uomo (abiti leggeri e freschi di color chiaro ed un pullover piegato e poggiato sulle spalle a simbolo di quegli anni “70/80” dove questo particolare era di moda tra Vip che lo portavano nello stesso impeccabile modo) era ed è rimasto un eroe della più pura ed artigianale imprenditorialità Automotive; ed era quasi incredibile che io dopo anni potessi parlarci dentro una mattina in cui in mezzo al trambusto il grande Adriano Gatto ha per tutto il tempo chiacchierato amabilmente incontrando tantissimi che come me hanno sentito di potergli dire “Grazie” o per essere stati clienti o perché, come me, da giovani appassionati adolescenti sono cresciuti anche con le sue Puma.

Che sono state un fenomeno industriale, commerciale e sociale nello stesso tempo perché Adriano è stato pioniere e precursore – persino nel confronto con nomi celebri nella storia del nostro Paese – perlomeno di tre fenomeni: il fenomeno mediatico dello Schermo (o meglio del Grande Schermo) per aver scommesso sul ritorno pubblicitario che la grande macchina cinematografica di Cinecittà avrebbe consentito alle auto che Adriano affidava nelle scene dei più iconici film in produzione; poi perché ha capito che nel blocco granitico dei grandi marchi e delle multinazionali Auto c’era spazio per l’immaginazione ed il senso di libertà che le sue auto regalavano come simbolo; ed infine perché prima di tutti gli altri in Italia Adriano Gatto aveva importato il filone delle “Kit Cars”. 

Adriano Gatto, pioniere e precursore geniale: se solo avesse avuto il Web…

Ma qual è la carta di identità delle Puma di Adriano? Le caratteristiche chiave, secondo me, sono state per tanto tempo trascurate od addirittura travisate: in primis, Gatto ha creato una delle prime “Community” Automotive a sua insaputa; fosse avvenuto questo con il supporto del Web e dei Social odierni, sarebbe nato un caso multimediale. Così come se l’azione commerciale di Puma fosse stata corroborata da supporti di e-commerce e di delivery stile Amazon o DHL. 

Fa impressione notare che tanta della architettura commerciale e logistica pensata da Adriano Gatto è antesignana nei suoi passaggi a quella che oggi muove una quota pesantissima di transazioni e compravendite. Ed ecco l’altra peculiarità dell’imprenditore, l’essere antesignano: del Web, anche se non c’era neppure nell’immaginazione; delle potenzialità di schermo e grande schermo, ed infine di un modo di vivere l’auto che prima di lui l’Italia non conosceva. Un limite? Uno in particolare, lo dico da romano: non essere in Emilia Romagna, o a Milano, o a Torino. L’Italia dei consumatori e dei giornali ha da sempre il limite del Campanile. Guarda cosa accade alla Motor Valley anche quando si produce semplicemente una borchia copriruota e vai a vedere come vengono trattate altre aree “doc” del motorismo tricolore. 

Per quanto prestigioso il motorismo romano colleziona nella sua storia solo reliquie: Giannini, De Sanctis, Vaccari, Scuderia Campidoglio, Scuderia Centro Sud; persino un  mito eterno del motorsport universale come Piero Taruffi avrebbe campato di rendita se solo fosse nato sopra i confini della Toscana. Il primo handicap Adriano l’ha pagato con l’attaccamento alle sue radici territoriali. 

Ma chiaramente il “muro di gomma” l’ha poi messo la legislazione italiana: quella che a differenza di Gran Bretagna, Germania, Austria ed Olanda (solo per fare i nomi simbolici dell’Europa dei motori) vede come ancora come un sacrilegio persino l’innocente Tuning, figuriamoci le “Kit Car”. 

Memorabile, nel poco tempo di chiacchierata con Adriano nella cornice domenicale di Caracalla (ne parlavo prima) un passaggio in cui lui, per dimostrare ai funzionari della Motorizzazione la resistenza agli urti della Puma la mandò diretta contro un muro per dimostrarne la totale protezione di scocca e telaio agli sbigottiti funzionari ministeriali.

L’area di Roma, i media, la legislazione italiana: quanti ostacoli per la “Puma”

Quella stessa serie di regole – europee e nazionali – che quasi per miracolo divino permette oggi ad un vecchio Mitsubishi di licenza anni ’90, su una delle tante cinesi di importazione, di diventare magicamente Euro 6d grazie ad un impianto GPL, è stato il vero muro di gomma contro cui neppure la resistente scocca delle Puma si è salvata. 

Dagli anni Novanta le norme del Ministero dei Trasporti diventano punitive, sulle cosiddette “Kit Cars”; e visto che la platea delle microimprese italiane eventualmente interessate da questo mercato embrionale si contava ancora sulle dita di mezza mano, questo vuol dire che Mister Gatto era stato lungimirante un’altra volta. 

 

Quella dimensione di Kit Car che negli anni Settanta non poteva prescindere da massimo due o tre piattaforme tecnologiche (la più diffusa delle quali era ovviamente quella di Chassis e motore del Maggiolino), ma che negli anni Ottanta aveva cominciato ad interessare altre alternative tecniche, probabilmente negli anni Novanta avrebbe contribuito anche in Italia a diffondere, come avveniva in realtà già in Gran Bretagna, l’arcobaleno tecnologico delle giapponesi. 

Evento letale in un mercato nazionale che si avviava a diventare “monocolore” a marchio Fiat. 

E’ solo dietrologia, la mia? No, visto che guarda caso dove Kit Car e Tuning non sono visti come creature del demonio il mercato auto generalmente va meglio che in Italia.

25 anni di Puma, a schiena dritta. Un record che all’epoca non riuscì a molti

Eppure, in una serie di considerazioni che appaiono pessimistiche e recriminatorie c’è anche una riflessione positiva e lusinghiera: da perfetta “battistrada” ed antesignana, con le difficoltà che ho sintetizzato fin qui l’avventurosa “Puma” di Adriano Gatto ha resistito quasi un quarto di secolo. Un record sotto tutti i punti di vista, perché gli anni Settanta sono anche la mannaia sotto la quale finiscono decine di Marchi artigianali sportivi anche molto più grandi ed organizzati della Puma. 

A conferma che l’idea di impresa c’era tutta, e che le leggende metropolitane o le banalità digitali che alcuni si inventano e si sono inventati sul Web su criticità presunte delle auto di Adriano sono in gran parte escamotage per farsi notare: dopo 30 anni è lunga la lista di tanti che hanno continuato e continuano a chiedere ad Adriano Gatto: “Senti, ma perché non ritorni???”

Ma c’è un particolare che – oltre ai film ed alle apparizioni cinematografiche – mi è rimasto impresso nella memoria di adolescente, oltre quaranta anni fa: sulle riviste motoristiche (AutoSprint, Quattroruote) e persino su alcuni giornali della Capitale facevano capolino periodicamente quelle pubblicità “riquadrate” che attiravano subito l’attenzione, più spesso posizionate nello spazio editoriale degli annunci economici o dei redazionali. 

Un ragazzo come me non poteva non volare con la fantasia sulle didascalie volute da Adriano, semplici ma di sicuro effetto shock sui lettori: la foto di uno dei modelli di “Puma” (più spesso la Dune Buggy) con una serie di indicazioni tecniche e poi la dicitura dirompente che ha iconizzato il Marchio.

La mitica pubblicità “PUMA” degli anni Settanta ed Ottanta

Era quella parola “Kit di MONTAGGIO” contrapposta all’altra “Vettura Completa” che infiammava gli animi e la fantasia. Ma forse senza volerlo Adriano Gatto era stato precursore anche di una efficacissima leva commerciale che prenderà piede dappertutto anni dopo. Ricordiamola insieme: si partiva da un prezzo esposto di Lire 650.000 per il “Kit di Montaggio” da spedire a casa del Cliente; oppure – per la Puma GT Dune Buggy– l’entry level era di quasi due milioni di Lire per la vettura completa allestita e montata in fabbrica. 

Siamo a metà degli anni Settanta, e tanto per fare le corrispondenze in valuta attuale questo vuol dire che una Dune Buggy con le seguenti caratteristiche: 

misure 3,60 mt. x 1,90 mt. di larghezza e un metro e venticinque di altezza; 560 kg. a vuoto in ordine di marcia; motore (Maggiolino VW) da 1200 cc. e 41 cavalli; Autotelaio Maggiolino accorciato in fabbrica, ruote da 14” e 15”, quattro posti da non disprezzare; 

sarebbe costata ai Clienti dell’epoca un valore a partire da circa 4.500,00 Euro in scatola di montaggio oppure da quasi dodicimila Euro (IVA e messa su strada escluse, però, per la Puma GT completa uscita di fabbrica). Dai, a pensarci oggi faremmo tutti la fila per poter comprare a queste condizioni, e se fosse ancora consentito dalle leggi italiane una valanga di appassionati passerebbe i Weekend con il meccanico amico a montare il Kit anziché fracassarsi i maroni agli Outlet della moda. 

Chi blatera sul Web di strategia commerciale poco azzeccata non sa davvero quel che dice, o forse non ha di meglio da fare che spararle grosse dalla tastiera.

E persino per la prima serie della “GTV” un prezzo finito (berlinetta montata ed allestita in fabbrica e venduta completa) a partire da 45.000,00 Euro odierni non appare certo una mostruosità a confronto di piccole sportive artigianali che all’epoca erano in vendita tra marchi italiani ed europei. Ma se vogliamo il geniale Gatto aveva battezzato una tecnica di proposta commerciale molto più aggressiva della pubblicità generica di settore. 

Le Puma: meravigliosi giocattoli per adulti con una passione sfrenata

Questa, per le auto mass market, proponeva spesso un prezzo di base (esclusa messa su strada) simmetrico al listino e senza tante promozioni. Dovranno passare tutti gli anni Ottanta per arrivare in generale, in Italia, al famoso “prezzo rottamazione” che mostrava ai potenziali Clienti soglie di prezzo “falciate” rispetto al Listino commerciale.

Adriano Gatto, credo ne fosse cosciente, forniva in effetti due prezzi reali cui sommare poi costi fiscali ed amministrativi come prassi: ma partendo dal prezzo del Kit di montaggio – associato nella pubblicità all’immagine dell’auto completa e marciante – riusciva da un lato ad “ingolosire” e suscitare attenzione del pubblico sulla sua Gamma che in effetti nella soluzione “Kit” era alla portata di tutte le tasche; dall’altro stimolava il lettore della pubblicità a “fare un pensierino” nella valutazione tra due ipotetici modi di acquisto; e questo creava interesse verso un prodotto di nicchia che, fosse stato proposto solo ed esclusivamente con prezzo finito sugli esemplari montati in fabbrica, avrebbe avuto meno clamore mediatico e forse avrebbe snaturato il suo messaggio iniziale: quello di rendere delle auto speciali rispetto al mercato classico ancora più speciali grazie all’impegno personale di chi comprandole in Kit le costruiva come fossero stati giocattoli per adulti. 

Insomma, chi di noi non sognerebbe ancora oggi – nel giorno del compleanno – di sentirsi chiamare da familiari od amici con una frase del tipo: “Sorpresa!! Sei curioso di conoscere il tuo regalo? Affacciati e guarda quella grande cassa davanti a casa!!!”

Proprio per questa peculiarità di aver proposto “giocattoli” speciali per adulti contemporanei e futuri, Adriano Gatto oggi è molto di più che un imprenditore innovativo: è un simbolo dell’auto nella sua era avventurosa, genuina, popolare. 

E chiudo questo pezzo con la speranza, dalle pagine Web di Autoprove.it, di poterVi regalare un Video sulla storia straordinaria della “Puma. Che, per parafrasare il Dottor Cordero di Montezemolo sulla Ferrari Luce, è un’altra delle poche cose che i cinesi non potranno mai copiare. E nemmeno imitare. Grazie, Mister Gatto!

Riccardo Bellumori

Nuova Fiat Grizzly: anche coupé Fastback

I nuovi SUV Fiat saranno disponibili sia con motore a combustione interna che con propulsione elettrica. La gamma arriverà sul mercato nel corso di quest’anno.

Il marchio Fiat sta testando da tempo i nuovi crossover: prototipi camuffati sono stati avvistati più volte dai paparazzi del settore. In precedenza si pensava che ai SUV sarebbe stato assegnato il nome Panda seguito da un «soprannome». In altre parole, i crossover avrebbero potuto formare un’unica famiglia insieme alla Grande Panda hatchback. Tuttavia, a maggio i nuovi SUV sono apparsi nella presentazione di Stellantis dedicata alla strategia quinquennale di sviluppo del colosso automobilistico con tutti i suoi marchi. È stato allora che si è scoperto che i SUV formano una famiglia a sé stante, anche se con un nome “da orso”: Grizzly. Ora i crossover hanno diritto a un annuncio a parte: vi presentiamo la Fiat Grizzly con carrozzeria tradizionale e la Fiat Grizzly Fastback in stile coupé.

LA MUOVA GAMMA SUV

L’estetica dei SUV Fiat Grizzly è realizzata nello stesso stile spigoloso del già citato hatchback Grande Panda.

I gruppi ottici anteriori e i fanali posteriori sono realizzati sotto forma di ampie lastre con sezioni a LED. Stellantis ha inoltre sottolineato che la «semplice» Fiat Grizzly «è ideale per la vita familiare», mentre la crossover coupé Grizzly Fastback «esprime uno spirito più dinamico e raffinato». Insomma, per un pubblico più esigente.
Il produttore classifica questi SUV nel segmento C, con una lunghezza inferiore ai 4,5 metri per entrambi. E se la Fiat Grande Panda è, in sostanza, una variante della Citroën C3 europea, la Fiat Grizzly è l’analogo della Citroën C3 Aircross e dell’Opel Frontera. Tutti i modelli citati sono costruiti sulla piattaforma Smart Car.
Gli interni della Fiat Grizzly non sono ancora stati svelati, ma molto probabilmente saranno in linea con quelli della Grande Panda hatchback. In questo caso, all’interno sono presenti un cruscotto piuttosto massiccio, un quadro strumenti digitale visivamente integrato (in realtà incassato) e lo schermo del sistema multimediale.

Come i modelli affini, i crossover Fiat Grizzly e Fiat Grizzly Fastback saranno disponibili con diverse motorizzazioni: la gamma comprenderà versioni solo con motore a combustione interna, ibride ed elettriche. La presentazione ufficiale deve ancora avvenire.

La nuova famiglia di SUV diventerà globale. Nella seconda metà di quest’anno, i SUV Grizzly saranno in vendita in Europa, nei paesi del Medio Oriente e in Africa.

E nel 2027 le novità sono attese anche in America Latina.