Il modello Mitsubishi, realizzato sulla base dell’auto elettrica Nissan, è destinato al mercato nordamericano. Lì le vendite della cinque porte con i «tre diamanti» inizieranno tra un paio di mesi. Il fatto che la Nissan Leaf di terza generazione sarebbe stata prodotta con il marchio Mitsubishi era stato annunciato ancora prima della presentazione ufficiale della nuova auto elettrica Nissan. Ricordiamo che la “terza” Leaf ha debuttato l’estate scorsa e, nella nuova generazione, è passata da hatchback a crossover di tipo coupé. Ora la divisione americana di Mitsubishi ha diffuso le prime foto della propria versione della Leaf e ha anche annunciato il nome della novità: Eclipse Sportback.
Sarà proprio il Nord America il mercato principale (e forse l’unico) per l’auto elettrica Mitsubishi. Va inoltre sottolineato che l’azienda dei «tre diamanti» «prende in prestito» da tempo i modelli dai propri partner dell’alleanza. E il nome iconico Eclipse non è certo la prima volta che viene utilizzato con questo «cognome». Infatti, nell’attuale gamma del marchio c’è il crossover Eclipse Cross, e in Europa è già stato presentato il SUV di seconda generazione – che è una Renault Scenic E-Tech leggermente modificata. Il crossover elettrico Mitsubishi non è una copia al 100% della Nissan Leaf. L’Eclipse Sportback ha paraurti propri, mentre sulla mascherina che unisce i fari a forma di boomerang spiccano dei “tratti”. È stato modificato anche il disegno dei fanali posteriori, ma i fanali con disegno 3D, presenti sulla Nissan Leaf top di gamma, non sono stati adottati dalla novità Mitsubishi.
LA COLLABORAZIONE CON NISSAN
Gli interni non sono ancora stati svelati. Probabilmente, all’interno la Mitsubishi Eclipse Sportback riprende l’auto elettrica Nissan, ovvero nell’abitacolo sono presenti un volante a due razze e un cruscotto.
Non sono state fornite informazioni nemmeno sulla tecnologia del nuovo modello. Negli Stati Uniti la Nissan Leaf è attualmente disponibile con un unico motore elettrico da 218 CV sull’asse anteriore e una batteria da 75 kWh. Tuttavia, in occasione del lancio americano erano state annunciate anche versioni con un motore da 177 CV e una batteria da 52 kWh, ma per qualche motivo queste versioni non sono mai state messe in vendita. Non è quindi da escludere che per la Mitsubishi Eclipse Sportback siano stati riservati il motore elettrico e la batteria di fascia inferiore.
Il SUV elettrico Mitsubishi arriverà sul mercato nordamericano tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.
ISUZU è uno di quei nomi che non senti spesso nei palinsesti mondani del settore auto, ma se ti metti a correre indietro con la memoria hai l’impressione che questo Marchio esista da sempre. Se pensi così hai quasi indovinato: le auto che “vengono dal Fiume” (ISUZU è il nome appunto di un fiume che scorre vicino ad un tempio sacro, classico e suggestivo scenario DOC per una storia del magico Giappone) hanno compiuto un secolo di vita lungo evoluzioni e scelte di mercato molto articolate.
Chi ha abbastanza anni come me ricorda la Coupè “Piazza” di metà anni Ottanta che disegnata da Giugiaro faceva impallidire persino le Nissan 200 o le Toyota Celica del tempo; oppure la contemporanea fuoristrada “Trooper” che le suonava nei terreni impossibili alle Pajero, ai Patrol, e persino alle Land Rover. Per non parlare della “Gemini” vera e propria World Car anni Ottanta.Tornando alla Trooper, questo è stato uno dei primi fuoristrada esteri a diventare best seller in America.
Chi ha molti meno anni si è abituato al profilo di leader mondiale del mercato Diesel da parte di ISUZU, dando però un po’troppo per scontate e trascurabili alcune peculiarità che invece qualificano ancora di più questo Gruppo nipponico, probabilmente il Costruttore più antico del Sol Levante ancora in attività sul mercato auto.
Primo: sono tuttora decine di milioni le unità a gasolio ancora circolanti nel mondo tra auto, LCV, Fuoristrada e Trucks leggeri; si tratta di mezzi integralmente ISUZU oppure di Marchi forniti da questa.
Secondo: ISUZU ha sempre creduto nel Diesel, a differenza di altri Costruttori che hanno recitato un tira e molla mediatico (“Cancello il Diesel”, “No, lo tengo: ho cambiato idea”) dal celebre scandalo del Dieselgate ad oggi. Dieselgate da cui ISUZU può dire di essere sempre stata estranea visto che nelle “Purghe” dell’EPA (l’Ente federale che ha dato il via all’indagine sullo scandalo) il Marchio giapponese non è mai stato tirato dentro.
Terzo: la modalità di ISUZU non è solo aggiornare la propria Gamma ma spesso uscire con piattaforme evolutive nuove e differenti dalla serie che si deve procedere a sostituire; questo ha nel tempo permesso al Gruppo giapponese di moltiplicare le piattaforme motoristiche e le relative evoluzioni creando di volta in volta motori adatti a molteplici Marchi, modelli, chassis e utilizzi.
Quarto: la maggioranza di proprietari di Opel, Vauxhall, Daewoo, Honda ed altri marchi automobilistici (non parliamo poi dei Marchi di LCV, Light Truck e mezzi da movimento terra) non sa che a muovere il proprio mezzo a Gasolio è stata per anni proprio ISUZU, che combatte con i principali Player mondiali (PSA, Volkswagen) la leadership in quantità e molteplicità di monoblocchi prodotti e forniti in tutto il globo. E probabilmente chi tra i nostri amici ci legge non sa che la sua Astra Turbodiesel, o la Frontera, o la Omega Wagon che ha superato il mezzo milione di chilometri adottava un Turbodiesel ISUZU.
Quinto: Isuzu produce internamente i propri motori diesel e per realizzare motori completi e ad alte prestazioni, si affida a una rete globale di fornitori di componenti di primo livello. Un esempio?
Sistemi di iniezione del carburante: Denso (sistemi common rail, iniettori e pompe di alimentazione); Turbocompressori: IHI (Ishikawajima-Harima Heavy Industries) e Garrett; Gestione motore e impianto elettrico: Hitachi (alternatori, motorini di avviamento e sensori); Filtrazione e lubrificazione: Mahle e Mann+ Hummel (filtri olio, carburante e aria); Pistoni e cuscinetti motore: Mahle e Daido Metal; Fusioni motore: IJTT (Isuzu Joint Technology Development) e Ahresty (fusioni di alluminio); Raffreddamento motore: Calsonic Kansei (Marelli).
Sesto: La sede centrale di Isuzu Motors Ltd si trova presso Yokohama Gate Tower 2-5, Takashima Nishi-ku, Yokohama-shi, Kanagawa, Giappone. E questo è il dato di partenza; ma in Europa ISUZU ha una Rete di Headquarters che tanti altri Marchi Costruttori giapponesi – ed in particolare quelli orfani della Gran Bretagna passata per la Brexit, dove avevano investito con Stabilimenti miliardari come Sunderland per la Nissan – si sognano al giorno d’oggi. Pensate: i principali Hub, intesi non come semplici Distributori ma come Headquarters capaci di supervisionare intere linee specifiche di business sono:
ISUZU MOTORS Germany GmbH, che ha sede nel comune di Ginsheim-Gustavsburg, da cui sono partiti negli anni i rapporti come supplier di eccellenza nel Diesel per Opel e GM Europa;
la Sede centrale europea – Isuzu Motors Europe NV – si trova ad Aartselaar, in Belgio (coordinamento del fatturato); mentre sempre in Belgio si trova la filiale che cura la distribuzione in Benelux;
poi ci sono i Centri di Spagna e Portogallo che oltre a gestire la distribuzione dei mezzi commerciali retail di Gamma supervisionano linee dedicate come quelle dei Truck o dei Bus.
Ma un vero gioiello della organizzazione ISUZU in Europa, e sarebbe il caso di parlarne più spesso, è in Italia, ed in particolare a Cerea (VR). Si tratta di MIDI Europe.
MIDI Europe: eccellenza italiana alla quale ISUZU si affida in Europa
“Ieri”, MIDI Europe è nata dalla iniziativa di Aldo Mirandola, fondatore da fine anni Quaranta di una serie di officine per veicoli industriali e movimento terra nell’Italia post bellica; per poiconsolidare la presenza nel segmento degli autoveicoli industriali sul mercato italiano ed europeo.
“Oggi” il cuore di Gruppo Mirandola è appunto Midi Europe, il cui presidente è Giancarlo, figlio di Aldo; MIDI è distributore generale per l’Italia e vari paesi europei del marchio ISUZU: una esperienza avviata nel 1994, quando viene firmato il contratto di distribuzione e dal Giappone arrivano i primi veicoli commerciali (mentre nel 1998 inizia la distribuzione dei pick-up) e a cui, negli anni, si affiancano altri distributori europei. Una crescita costante che nel 2008 ha portato alla realizzazione di un nuovo polo logistico su un area di 200,000 mq, dove è presente uno stabilimento di 25,000 mq, diviso a metà fra area produttiva e magazzino per aumentare ulteriormente il ritmo della preparazione dei veicoli.
MIDI Europe per ISUZU significa: un mercato di 15 Paesi in Europa per il settore Camion con 90.000 camion distribuiti; di 10 per i Pick Up con più di 65.000 PickUp distribuiti; 270 concessionari nelle aree europee di interesse e 250 Centri di Assistenza e riparazione, con una movimentazione di circa 60.000 ordini di componenti e parti nell’ultimo anno 2025.
Il nuovo D-MAX
Oggi MIDI Europe è protagonista del rilancio di “D-MAX” nuova generazione soprattutto per il nuovo motore 2,2 Turbodiesel RZ4F-TC “MaxForce”, il Pick Up delle meraviglie che anche Autoprove.it ha testato in una bellissima due giorni tra Verona e Valpolicella.
La storia di D-Max inizia nel 2002 ed il prossimo anno la famiglia compie un quarto di secolo fatto di tanti aggiornamenti, Upgrade periodici e tecnologici: nel 2011 arriva la piattaforma i-Grip, arrivano le varianti (oltre al single cab biposto) di Space Cab 2+2 ed un Crew Cab a cinque posti veri, mentre la trazione integrale è di molto precedente.
Fanno capolino ABS, ESP, Air bags multipli ma anche il lusso un poco “trendy” della selleria in pelle, navigatore con schermo Touch, e la famiglia TD piano piano si completa con l’arrivo di un 1.9 a fianco del 2,5 litri classico.
Del 2020 è la nuova generazione, la terza, denominata N60 (per celebrare i sessanta anni dall’Elfin, primo PickUp di casa Isuzu) con piattaforma Dynamic Drive che annovera motore arretrato per un migliore bilanciamento dei pesi in considerazione anche dell’aumento importante di passo. Il 1.9 Turbodiesel nel frattempo supera ormai i 160 cavalli (davvero notevoli per un PickUp) mentre si fanno strada diversi importanti supporti ADAS. Ed eccoci all’Upgrade del 2024 ed alla realize Model Year 2026 oggetto dei nostri Test. Le specifiche e i video del comportamento e delle prestazioni su strada e fuoristrada le potrete apprendere anche dai Videoservizi che manderemo in Rete tra breve, ma vale la pena fare un piccolo focus:
D-MAX Model Year 2026: non solo un Upgrade, ma una nuova concezione dell’essere PickUp
Il cuore ovviamente è nel nuovo motore 2.2 Ddi, riprogettato con nuovo basamento e testata con processo di tempratura e indurimento della ghisa innovativo, nuovo imbiellaggio con distribuzione a catena classica ed eterna; nuovo circuito di lubrificazione, pistoni e cilindri a basso attrito in un processo di combustione dove per ottimizzare flussi e volumetria le 16 valvole lavorano in una camera di scoppio ridisegnata e con un trattamento dei gas di scarico ottimizzato e gestito tramite due valvole EGR.
164 cavalli a 3600 Giri/Min, 400 Nm di coppia con la curva più ampia possibile di utilizzabilità e spinta tra 1600 e 2400 Giri minuto. La stessa potenza allo stesso regime del vecchio 1900 cc. ma coppia maggiore e più estesa significa in particolare minori regimi di rotazione necessari e minore perdita di attrito meccanica generale, insieme alla aerodinamica più curata del nuovo D-MAX significa anche una riduzione dei consumi rispetto al 1900 cc. Incredibile, vero? Eppure è anche il risultato dei test drive svolti direttamente. Cosa dire di più per non tradire la sorpresa dei Videoservizi ormai prossimi? Beh: ISUZU è uno dei pochi Costruttori globali a poter distribuire D-MAX in tutto il mondo e questo comporta una gamma parecchio estesa anche da noi. Concettualmente lo schema di selezione è semplice: quatto allestimenti (B-Strong, Evolution, Prestige e Nitro Sport); tre corpi vettura (Singola Cabina due posti con cassone più lungo; Cabina doppia “SPACE” con quattro porte ma capienza di tipo 2+2; ed infine cabina “CREW” con quattro porte e cinque posti comodi ma cassone lungo quasi un metro e cinquanta); due cambi AISIN possibili (sei marce manuale ed automatico con otto nuovi rapporti dei quali i due finali con Overdrive per l’autostrada).
In breve la combinazione di proposte e prezzi vede il Single Cab“B-Force” con cambio manuale iniziare la Gamma in modalità Entry Level ad un prezzo di 33.000,00 Euro Iva esclusa (Ovvio: parliamo il linguaggio degli imprenditori e delle partite Iva, il target prediletto da ISUZU, ed è ovvio che il Listino sia presentato Iva esclusa); per finire con la versione “CREW” in allestimento Nitro Sport che, con uno dei nuovi colori metallizzati (bellissimi ma Optional) arriva a sfiorare i 46.000,00 Euro Iva esclusa. Ma per tutto, e per capire quanto qualunque prezzo sia ben speso per il nuovo ISUZU D-MAX, aspettate ancora un poco per i nostri Video, inclusi dentro la classica e rinomata Rubrica: “L’Angolo del Dinosauro”, visto che a testare immeritatamente il D-MAX è stato il sottoscritto.
Celebrando i 100 anni di storia Ducati arriva la Collezione 100, composta da 10 motociclette in edizione limitata tratte dal catalogo Ducati. Prodotte in soli 100 esemplari ciascuna, le moto della Collezione 100 si distinguono per una configurazione speciale, una livrea ispirata a modelli iconici della storia Ducati, una sella in Alcantara o pelle con il logo ricamato “Ducati 100” e la colorazione Bronzo Centenario.
Questa speciale tinta viene applicata alle pinze freno, mentre una targhetta con il numero dell’edizione è posizionata sulla piastra di sterzo ricavata dal pieno, oppure sui supporti e sull’anello del tappo carburante. Ogni moto della Collezione 100 include inoltre un cavalletto posteriore dedicato, un telo coprimoto, un certificato di autenticità e una coppia di stampe artistiche numerate firmate dal compianto artista italiano del Novecento Ugo Nespolo, mentre i modelli V4 saranno presentati in una cassa di legno personalizzata.
Pensata per i collezionisti, la Collezione 100 è stata presentata ai clienti sul circuito del Mugello, in Italia, dove è stata svelata anche una capsule collection composta da casco, giacca e opere di Nespolo. Durante l’evento sono state presentate anche due Ducati Desmosedici GP in livrea Collezione 100, che correranno con il team Ducati Lenovo, insieme a prodotti dedicati firmati Carrera Eyewear e Piquadro.
La Collezione 100 parte dalla Panigale V4S 100, ispirata alla Ducati 750 Imola Desmo del 1972 guidata da Paul Smart e Bruno Spaggiari, la cui vittoria portò alla produzione della 750 Imola Desmo nel 1973. Questa edizione speciale della Panigale V4S è verniciata in un argento “glitterato”, un richiamo all’estetica fantascientifica molto popolare negli anni Settanta e utilizzata da Ducati sulle monocilindriche 250 e 350 Desmo, poi sulla 500 GP e infine sulla 750 Imola Desmo.
La Panigale V2S 100 trae ispirazione dalla 750 Super Sport Desmo guidata da Franco Uncini nel Campionato Italiano del 1975, diventata un modello amatissimo dai Ducatisti dell’epoca. La livrea gialla era utilizzata sulle versioni stradali della Super Sport Desmo, mentre il colore marrone/bordeaux era impiegato sui motori marini assemblati nello stabilimento di Borgo Panigale. Questa edizione limitata della Panigale V2S 100 è resa ancora più speciale dall’adozione della frizione a secco.
Ispirata alla Ducati 900 Sport Desmo Darmah del 1979, la Streetfighter V4 S 100 sfoggia grafiche nere e oro, una combinazione cromatica molto popolare nel motorsport dell’epoca. La Darmah, nome inventato per ragioni di marketing, richiamava la fascinazione italiana per luoghi esotici; la Streetfighter V4S 100 riprende il tema con una testa di tigre sotto la coda, riproposta anche sul casco e sulla giacca della Collezione 100.
La Monster 100 segue invece lo stile della Ducati Monster S4Rs Tricolore del 2008, l’ultima versione della prima iconica generazione di Monster, nata nel marzo 1993. La Monster 100 monta frizione a secco, sella in Alcantara con logo Ducati 100 ricamato, coprisella monoposto, cupolino e cover con effetto carbonio.
Segue la Ducati XDiavel V4 100, ispirata a una speciale Ducati 750 Super Sport degli anni Settanta negli Stati Uniti, derivata dalla moto da gara vincitrice a Daytona soprannominata “California Hot Rod” e guidata da Cook Neilson. La XDiavel V4 100 presenta una sella in pelle con logo Ducati 100, frizione a secco e una sezione centrale del manubrio ricavata dal pieno con nome e numero di serie su una targhetta rivettata.
La sua compagna di gamma, la Diavel V4 RS 100, si ispira alla Ducati 900 Replica del 1979, forse la moto più iconica della storia Ducati. La 900 Replica nacque dalla moto con cui Mike Hailwood vinse il Tourist Trophy dell’Isola di Man, e la sua livrea fu poi applicata ad alcuni dei modelli più sportivi ed esclusivi del marchio, inclusa la Diavel V4 RS 100, dotata di sella in Alcantara con logo Ducati 100.
La Ducati Multistrada V4S 100 riprende la livrea della Ducati 500 SL Pantah del 1979, caratterizzata dal nuovo telaio a traliccio, diverso dai modelli precedenti, e dal motore Pantah che abbandonava il sistema a coppie coniche utilizzato su tutti i motori Ducati dal 1955 con la Gran Sport Marianna. Il Pantah segnò l’introduzione delle valvole Desmodromiche azionate da cinghia su un bicilindrico Ducati e utilizzava il motore come elemento stressato del telaio, con il perno del forcellone posizionato sul carter motore. Il logo originale Pantah fu disegnato dal leggendario designer automobilistico Giorgetto Giugiaro.
Una moto dal sapore rétro come la Ducati Scrambler 100 non poteva che ispirarsi alla sua antenata di 64 anni fa, la Ducati 250 Scrambler del 1962, sviluppata esclusivamente per il mercato statunitense. Basata sulla Scrambler Nightshift, la Scrambler 100 presenta una sella in Alcantara con logo Ducati 100 ricamato e una targhetta in Bronzo Centenario con numero dell’edizione.
La Ducati Hypermotard V2 SP 100 si ispira alla Ducati 860 “24 Horas de Montjuïc” del 1975, guidata da Salvador Canellas e Benjamin “Min” Grau nei colori di Giorgio Nepoti, Rino Caracchi e Luigo Rizzi, i cui cognomi formarono la leggendaria Scuderia NCR, allora team ufficiale non ufficiale Ducati, celebre per il logo del “coyote da corsa”. Basata sulla versione SP della Hypermotard V2, la V2 SP 100 monta sospensioni Öhlins e cerchi forgiati.
A chiudere la Collezione 100 c’è la Ducati DesertX 100, con livrea ispirata alla Ducati Pantah “Ice” del 1981, una curiosità nella storia sportiva Ducati, progettata per le gare su ghiaccio e basata sulla Pantah 500. Con pneumatici chiodati e freni rimossi, la Pantah “Ice” nacque quando EFIM controllava sia Ducati sia Alfa Romeo, utilizzando le Alfa Romeo per le gare su ghiaccio sulle Alpi, mentre le moto venivano impiegate per esibizioni durante le pause delle competizioni principali.
Mercedes-Benz è impegnata nello sviluppo di una nuovissima Classe G Cabriolet, ma un tuner mediorientale l’ha preceduta. Vi presentiamo la Mastodon V4 in edizione limitata di Venuum.
Sebbene negli ultimi anni abbiamo visto numerose versioni stravaganti della Classe G, compresi i modelli cabriolet di Mansory, queste solitamente mantengono alcune delle caratteristiche più riconoscibili del modello, come i fari rotondi. In questo caso non è così, poiché Venuum sembra aver sostituito ogni singolo componente esterno, ad eccezione dei rivestimenti delle portiere, per realizzare il suo fuoristrada cabriolet definitivo.
La parte anteriore del kit è particolarmente d’effetto. Presenta un paraurti completamente nuovo con abbondante fibra di carbonio forgiata a vista, in netto contrasto con il design squadrato reso famoso dalla Classe G. Ci sono anche una griglia diversa, fari quadrati e un cofano personalizzato.
LO STILE UNICO
Non c’è nulla di ordinario nemmeno nella fiancata di questa Mercedes Classe G. È stato aggiunto un set di ruote spettacolare, così come parafanghi allargati in fibra di carbonio forgiata e minigonne laterali. In queste immagini, il passo del fuoristrada sembra più corto di quello di un modello standard, anche se è difficile dire se si tratti di un’illusione ottica, dato che mantiene quattro porte. La maggior parte delle modifiche riguarda ovviamente la parte posteriore, dove il tetto è stato eliminato. Presumibilmente, il tessuto nero nella parte posteriore può estendersi verso l’alto e sopra i sedili posteriori per proteggerli dalle intemperie, anche se non sono state fornite foto che mostrano la capote alzata.
Sono state apportate modifiche anche all’abitacolo. I sedili anteriori e posteriori sono ora rivestiti in una combinazione di pelle gialla e nera, mentre tra i due sedili posteriori è stata aggiunta una console centrale unica nel suo genere, caratterizzata – ovviamente – da fibra di carbonio forgiata.
Venuum non ha specificato quanti esemplari della Mastodon V4 intende costruire, limitandosi a confermare che si tratterà di una “edizione limitata”.
Peugeot approfitta della 24 Ore di Le Mans per annunciare l’imminente lancio della sua nuova E-208 GTi, che segna il ritorno del marchio sportivo del Leone dopo alcuni anni di assenza. Mancano solo pochi giorni per scoprire tutti i suoi segreti.
13 giugno 2025, Le Mans. Mentre i preparativi per la famosa gara volgono al termine, un’improvvisa effervescenza si diffonde intorno al tendone Peugeot. Alain Favey, appena insediatosi alla guida della casa automobilistica, fa un colpo di scena annunciando il ritorno del marchio GTi, abbandonato già da alcuni anni. È la Peugeot E-208 GTi, una city car ormai alla fine della sua carriera, a segnare questo ritorno inaspettato ma tanto atteso dai fan del marchio. Un primo concept molto vicino alla versione di serie viene svelato a Le Mans, in attesa di ulteriori dettagli. Dopo un anno di attesa, scandito da alcuni incontri con la piccola bomba 2.0, scopriamo finalmente il modello di serie. peugeot 208 gti I più attenti noteranno che i cerchi sono stati leggermente modificati rispetto al concept del 2025. A parte il centro delle ruote, che abbandona il grande logo GTi rosso per un badge Peugeot più discreto, e la comparsa di una sigla GTi sul montante posteriore, ci sono poche differenze tra il prototipo e la “vera” E-208 GTi. Il veicolo sarà esposto a partire dal 9 giugno a Le Mans, prima della gara in programma nel fine settimana. All’evento saranno presenti tre esemplari, in tre colori tipicamente francesi: blu, bianco e rosso. Un bel simbolo per Peugeot che celebra allo stesso tempo il centenario della sua prima partecipazione alla 24 Ore di Le Mans.
SFIDA A LANCIA YSPILON HF
Non sorprende che questa novità sia in realtà una stretta cugina delle Opel Corsa GSE e Lancia Ypsilon HF, ma anche dei piccoli SUV Opel Mokka GSE, Abarth 600e e Alfa Romeo Junior Veloce. Eredita quindi il motore elettrico da 280 CV del gruppo Stellantis, posizionato sull’asse anteriore per beneficiare di un’architettura a trazione anteriore. Capace di belle accelerazioni grazie alla coppia istantanea di 345 Nm e all’accelerazione da 0 a 100 km/h in 5,7 s, la city car elettrica è stata rielaborata da Peugeot Sport a Satory (vicino a Versailles) per una maggiore dinamicità. Carrozzeria ribassata di 30 mm, carreggiate allargate di 56 mm all’anteriore e 27 mm al posteriore, differenziale a slittamento limitato, ammortizzatori specifici e barra antirollio installata al posteriore… La frenata è più incisiva, con dischi da 355 mm sormontati da pinze a 4 pistoncini verniciate di rosso. peugeot e 208 gti Anche l’abitacolo rende omaggio alla 205 GTi con sedili in tessuto “Ramier” e una tipica atmosfera rossa.
Il motore è abbinato a una batteria CATL da 54 kWh, ottimizzata per l’uso sportivo con un sistema di raffreddamento specifico. Dovrebbe offrire un’autonomia elettrica di poco superiore ai 350 km, contro i 433 km della classica E-208 meno esigente. Per quanto riguarda la ricarica, Peugeot dovrebbe ricorrere allo stesso sistema con una potenza in corrente continua (DC) di 100 kW, che consente di ricaricare da 10 a 80% in meno di 30 minuti. Peugeot ci dà appuntamento venerdì 12 giugno alle ore 13 per gli ultimi dettagli su questa nuova versione, i cui primi test dovrebbero avvenire a settembre prima della commercializzazione. Per il momento, il prezzo rimane una delle incognite.
La presentazione della nuova BMW X5 è prevista a breve, ma nel frattempo abbiamo deciso di realizzare alcuni nuovi rendering del crossover sulla base delle informazioni disponibili. Il SUV di medie dimensioni X5 è stato presentato per la prima volta nel 1999 al Salone dell’Auto di Detroit. È stato realizzato sulla base della Serie 5 con carrozzeria E39 ed è diventato il primo crossover di serie del marchio. Oggi viene prodotta la quarta generazione del modello con l’indice di fabbrica G05, la cui anteprima ha avuto luogo nell’estate del 2018, mentre all’inizio del 2023 il SUV ha subito un restyling.
Rendering Kolesa.ru
USCITA E DATI TECNICI
La BMW X5 di quinta generazione era già stata svelata senza camuffamento in occasione di una presentazione a porte chiuse, come dimostrano un paio di foto di bassa qualità che tuttavia danno un’idea di quasi tutti i dettagli dell’aspetto esterno della futura novità. La parte anteriore è in stile crossover elettrico iX3, ma ci sono differenze nella grafica delle luci di marcia e nel design del paraurti anteriore. Anche le proporzioni sono diverse: qui lo sbalzo anteriore è più corto e il passo è lungo, come nelle precedenti generazioni di X5. Sopra i passaruota sono presenti nervature trapezoidali simili a quelle dell’iX3 e una forma simile dei finestrini laterali, tuttavia le maniglie delle portiere sono elettroniche e posizionate sulla linea del finestrino. La parte posteriore è realizzata nello stesso stile Neue Klasse, mentre i fanali dell’X5 hanno una forma originale e una grafica propria delle luci di marcia a LED. Secondo le ultime informazioni dei media di settore, la BMW X5 perderà per la prima volta nella sua storia il cofano del bagagliaio separato. La nuova BMW X5 avrà cinque varianti di motorizzazione, che includono i tradizionali motori a benzina e diesel, i propulsori ibridi plug-in, le versioni completamente elettriche con l’indice iX5, mentre poco dopo arriverà la iX5 Hydrogen a idrogeno. Ci sarà anche la versione top di gamma X5 M, mentre un’altra novità della gamma sarà la versione completamente elettrica iX5 M, che potrebbe raggiungere circa 800 CV. Il debutto della nuova BMW X5 è previsto nei prossimi mesi. Nel frattempo, pochi giorni fa è stata presentata la versione a trazione integrale della BMW M2.
Hyundai ci ha offerto un primo assaggio della i20 di nuova generazione, e la notizia principale è proprio lì, sul muso. Il teaser mostra un nuovo frontale di grande impatto che si inserisce nella recente serie di modelli del marchio, capaci di superare di gran lunga le aspettative legate alla loro fascia di prezzo in termini di design. La firma luminosa, in particolare, sembra provenire direttamente da Sant’Agata.
L’unico teaser mostra la i20 dotata di luci diurne a LED a forma di Y disposte lateralmente e unite da una barra luminosa. Queste luci sono ovviamente simili nella forma alle luci diurne della Lamborghini Revuelto e ai fanali posteriori di quell’auto. Nulla di tutto ciò ci coglie di sorpresa. Le foto spia dello scorso settembre ci avevano già offerto una visione chiara di queste luci, quindi il teaser non fa altro che confermare ciò che già sospettavamo.
DATI TECNICI
Mentre l’attuale i20 viene prodotta sia in Turchia che in India, Hyundai Brasile ha condiviso questo teaser online, confermando che sarà costruita in Brasile. Altri modelli già prodotti da Hyundai in Brasile includono la HB20, la HB20S e la Crete. Secondo Hyundai, la nuova i20 “sarà posizionata come un ponte tra le hatchback e il mondo dei SUV”, il che suggerisce forse che la versione brasiliana avrà un’altezza da terra leggermente superiore rispetto a quelle vendute in altri mercati.
Oltre al frontale rivisitato, sappiamo che la nuova i20 sfoggerà una forma leggermente più squadrata rispetto al modello attuale, con un nuovo tetto e finestrini laterali angolari. Sembra avere all’incirca le stesse dimensioni di quella esistente, anche se sono previste alcune lievi modifiche alle misure.
Non si sa ancora come sarà l’interno, ma c’è una buona probabilità che diventi l’ultimo modello Hyundai ad adottare il display di infotainment Pleos Connect dell’azienda, costituito da un grande schermo centrale simile a un tablet nel cruscotto. Questa nuova configurazione ha debuttato sulla Ioniq 3 completamente elettrica e dovrebbe apparire nella maggior parte dei nuovi modelli Hyundai.