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Nuova Mercedes Classe S 2026: Rendering Coupé

Mercedes-Benz ha appena rinnovato la Classe S, eppure l’attenzione si sta già spostando su ciò che verrà dopo.

La vettura di prossima generazione è ancora lontana, prevista verso la fine del decennio, ma ciò non ha impedito agli artisti di abbozzare alcune ipotesi. E quando queste idee prendono spunto da uno dei concept più sperimentali del marchio, le cose iniziano a farsi interessanti.

L’idea attuale è che Mercedes trarrà ispirazione dal concept Vision Iconic per la progettazione di questo modello, e queste illustrazioni speculative immaginano come tale direzione potrebbe tradursi in una Coupé. È un’idea allettante. Se il marchio dovesse mai riproporre la formula della Classe S a due porte, questo sembrerebbe un modo adeguatamente spettacolare per farlo.

Mercedes ha cessato la produzione della Classe S Coupé e Cabriolet di precedente generazione nel 2020, dopo averle costruite dal 2014. Quando era in vendita, era uno dei modelli più attraenti e impressionanti del marchio, anche se non ha registrato le vendite necessarie per giustificarne la sostituzione.

Questa ultima interpretazione è opera di Nikita Chyuiko di Kolesa e immagina una nuova Classe S Coupé che si attiene strettamente alle proporzioni della vecchia auto, integrando al contempo elementi del concept Vision Iconic. La forma complessiva sembra familiare, anche se i dettagli si rifanno fortemente all’attuale linguaggio stilistico di Mercedes. Nella parte anteriore, ciò significa fari sottili e decisi con luci diurne a forma di stella, un motivo che ora si sta diffondendo in gran parte della gamma del marchio.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE AL CENTRO

Come la Vision Iconic, anche l’auto è stata raffigurata con una griglia assolutamente enorme, modificata per la produzione in modo da assomigliare maggiormente a quella della GLC EQ, sebbene su scala ancora più grande. Non siamo convinti che una Coupé a due porte possa sfoggiare questa griglia allo stesso modo di un SUV, e se Mercedes dovesse davvero riportare in vita la Classe S Coupé, speriamo che opti per un design leggermente più raffinato.

Oltre a questo, il resto del design risulta più armonioso. Il profilo laterale è pulito, con porte lunghe e lisce che mantengono la silhouette ordinata. Nella parte posteriore, l’aspetto è ordinato e moderno, rifinito con sottili luci posteriori a LED e un sottile diffusore nero che aggiunge quel tanto che basta di contrasto senza strafare.

I dettagli sulla Classe S di prossima generazione rimangono limitati, anche se si prevede che seguirà la stessa strategia a doppio binario vista su rivali come la BMW Serie 7, offrendo sia versioni a combustione che completamente elettriche. Ciò significa che l’EQS verrà eliminata dopo l’attuale generazione, una notizia che probabilmente deluderà solo una manciata di fan in tutto il mondo.

Nuova Toyota Corolla Cross: lo stile RAV4

I SUV compatti tendono a superare rapidamente i propri limiti, e la prossima mossa di Toyota con la Corolla Cross sembra inevitabile. Dal suo debutto nel 2020, il modello ha riscosso un successo discreto, posizionandosi tra la C-HR e il best-seller RAV4. A seconda di dove vivete, ha ricevuto un restyling nel 2024 o nel 2025, ma Toyota sta già preparando una revisione più completa per il modello di prossima generazione.

Non ci sono ancora prototipi camuffati da studiare, quindi la prossima Corolla Cross rimane un esercizio di ipotesi plausibili. I nostri rendering si basano sulle ultime indiscrezioni provenienti dal Giappone, che indicano un modello più grande che si avvicina al popolarissimo RAV4. Chiamatela pure una piccola RAV4, se volete, o spingete lo scherzo fino a una RAV2 o una RAV3. Una strategia simile è stata seguita da rivali come la Kia Seltos e la Volkswagen T-Cross, entrambe cresciute in statura e maturità.
Dal punto di vista estetico, i rendering attingono ampiamente dal linguaggio stilistico introdotto dalla Toyota Corolla Concept alla fine del 2025. I LED in stile “testa di martello”, con le loro estensioni verticali nel paraurti, si trovano sopra una griglia a nido d’ape rifinita in tinta con la carrozzeria, non molto lontanana dall’aspetto della Yaris Cross recentemente rinnovata.

Lungo i fianchi, ci si aspetta una superficie più pulita che renda più evidente la maggiore lunghezza. I passaruota squadrati rimarranno probabilmente invariati, un elemento di design comune a gran parte della gamma SUV di Toyota, con l’eccezione della C-HR, più sportiva.
Nella parte posteriore, ci si aspettano luci posteriori a LED più sottili e un portellone più pulito e piatto. Se l’attuale strategia di Toyota per i SUV è indicativa, rimarrà anche il look bicolore, con tetto e montanti neri che si abbinano al rivestimento in plastica.

E sì, ci sarà quasi certamente una variante GR Sport con un kit carrozzeria ridisegnato e componenti aerodinamici più pronunciati da abbinare a un assetto del telaio più rigido. Toyota si è impegnata a rendere i suoi modelli futuri ancora più interessanti da guidare, con la forma e le dimensioni della Corolla Cross che la rendono ideale per il trattamento GR.
Le dimensioni aggiuntive dovrebbero tradursi in più spazio per le gambe posteriori e un bagagliaio più capiente, risolvendo una delle lamentele più ricorrenti riguardo all’auto attuale.
All’interno, aspettatevi un ripensamento completo, probabilmente ispirato al layout minimalista ma futuristico della Corolla Concept. Ciò significa una console centrale flottante, comandi spostati ai lati del cockpit digitale e persino un display di infotainment dedicato per il passeggero anteriore.
Se questo suona familiare, è in parte già realtà. Gli acquirenti in Cina possono ottenere una versione più tecnologica della Corolla Cross rinnovata, con uno schermo più grande e un cruscotto ridisegnato. La prossima generazione dovrebbe però spingersi oltre, introducendo la nuova piattaforma software Arene di Toyota.

LO STILE AFFILATO

È lecito supporre che i designer Toyota proporranno nuove combinazioni di colori e utilizzeranno materiali più sostenibili per i rivestimenti. In linea con la strategia del marchio, ci si aspetta un pacchetto di sicurezza più avanzato di serie su tutte le versioni.
La prossima Corolla Cross condividerà la piattaforma con la nuova berlina Corolla di 13ª generazione e con una probabile versione hatchback. Toyota mantiene il riserbo sui dettagli, ma l’ipotesi più plausibile è un’evoluzione dell’attuale piattaforma TNGA, che continua a supportare l’approccio multi-percorso del marchio nei confronti dei propulsori.

Dato che Toyota offre già un gran numero di SUV elettrici, tra cui la C-HR, la bZ, la bZ Woodlands e la Highlander EV, la prossima Corolla Cross probabilmente manterrà una configurazione ibrida.
Pertanto, utilizzerà i futuri motori a benzina a quattro cilindri da 1,5 e 2,0 litri attualmente in fase di sviluppo, in grado di erogare più potenza consumando meno carburante. A seconda delle condizioni di mercato, il SUV potrebbe anche ottenere un’opzione di propulsione ibrida plug-in, con un’autonomia a emissioni zero competitiva.
Toyota non ha ancora confermato ufficialmente una Corolla Cross di nuova generazione, ma le voci attuali indicano un debutto intorno alla metà del 2028, quando il modello esistente avrà otto anni. La prossima berlina Corolla dovrebbe arrivare nel 2027, anticipando probabilmente gran parte di ciò che offrirà il SUV. Come in precedenza, la Corolla Cross è destinata a rimanere un modello globale.

Nuova Lancia Ypsilon 2026: Manuale e Turbo

Lancia Ypsilon 2026 si rilancia con il cambio manuale e il turbo.

Il marchio italiano, parte del colosso automobilistico Stellantis, ha presentato la Lancia Ypsilon di quinta generazione nel febbraio 2024. Alla base c’è la piattaforma modulare francese CMP; fino a poco tempo fa, la cinque porte era disponibile solo con motore elettrico o ibrido; inoltre, la gamma comprende la versione “potente” Ypsilon HF, apparsa sul mercato nell’estate del 2025.
Ora la gamma si è arricchita con una nuova versione: la Ypsilon Turbo 100, la cui anteprima si è tenuta a Milano (Italia). Sotto il cofano si trova un motore turbo a benzina da 1,2 litri (senza “peso elettrico”), con una potenza di 101 CV e una coppia massima di 205 Nm (disponibile a 1750 giri/min).

DATI TECNICI E MOTORI

Questo motore è abbinato a un cambio manuale a sei marce, con trazione esclusivamente anteriore. Per accelerare da fermo a 100 km/h, questa hatchback impiega 10,2 secondi, mentre la sua velocità massima è di 194 km/h. A titolo di confronto, la versione ibrida potenziata Ypsilon HF Line con cambio automatico (110 CV e 205 Nm) accelera da 0 a 100 km/h in 9,3 secondi, mentre la sua velocità massima è di 190 km/h.

Non ci sono differenze estetiche tra la versione puramente a benzina, l’ibrida e l’elettrica: gli stessi insoliti gruppi ottici anteriori con sottili strisce di luci di posizione e blocchi separati per i fari, la stessa griglia del radiatore a forma di quattro fori allineati, la grande presa d’aria esagonale nella parte inferiore del paraurti anteriore e i fanali rotondi nella parte posteriore.

All’interno, invece, ci sono delle modifiche: la Lancia Ypsilon Turbo 100 ha ora tre pedali e non ha più il tavolino semicircolare in bioplastica con il dispositivo per la ricarica wireless degli smartphone. Ora sulla console centrale c’è solo un vano portaoggetti, ma questo ha permesso di alzare il tunnel centrale per posizionare comodamente la leva del cambio manuale con la classica testina rotonda.

Anche nella nuova versione, i modelli sono dotati di due display da 10,25 pollici: uno funge da quadro strumenti virtuale, il secondo da touchscreen del sistema di infotainment. L’elenco delle dotazioni comprende anche il climatizzatore, i fari completamente a LED, i sensori di parcheggio posteriori e un set base di sistemi ADAS.

Il prezzo della nuova versione sul mercato italiano è risultato inferiore di 3.000 euro rispetto alla versione Ypsilon Ibrida. Così, per la versione base Turbo 100 a benzina qui si chiedono 22.200 euro mentre il costo delle versioni LX Turbo 100 e HF Line Turbo 100 è pari a 25.200 euro).

Record BYD: 16 milioni di veicoli NEV

L’acronimo NEV sta per New Energy Vehicle e comprende veicoli elettrici, ibridi plug-in e veicoli a idrogeno. L’azienda BYD ha lanciato la sua prima auto elettrica nel 2008 e, dal 2022, produce solo auto elettriche e ibride plug-in.

Il 16 milionesimo veicolo del segmento NEV prodotto da BYD è stato il minivan Denza D9.

L’azienda BYD sta attualmente attraversando un drastico calo delle vendite nel proprio paese d’origine, come abbiamo spiegato in dettaglio la scorsa settimana, ma ora disponiamo di dati aggiornati sulle vendite forniti dalla CAAM (Associazione cinese dei costruttori di automobili). Nel primo trimestre di quest’anno le vendite di BYD come marchio sono crollate in Cina del 52,1% a 308.476 veicoli, posizionandosi al quarto posto nella classifica dei marchi più popolari. Il primo posto spetta a Geely con 406.949 auto vendute (-19,5%), il secondo a Volkswagen con 386.262 (-15,4%) e il terzo a Toyota con 326.489 (-5%).

I NUMERI NEV IN CINA

Va notato che molti marchi automobilistici cinesi stanno attualmente registrando un calo della domanda a causa della riduzione, all’inizio dell’anno, degli sgravi fiscali in Cina per l’acquisto di modelli NEV; tuttavia, ci sono aziende le cui vendite stanno crescendo nonostante questo fattore, ad esempio Nio, Zeekr, Xiaomi e l’alleanza HIMA, controllata da Huawei.

BYD possiede tre marchi controllati: Denza, FangChengBao e Yangwang. Le vendite di Denza nel primo trimestre in Cina sono diminuite del 46,9% a 17.562 unità, quelle di FangChengBao sono aumentate del 188,1% a 55.346 unità, mentre quelle di Yangwang sono aumentate del 96,6% a 945 unità.

Per ironia della sorte (o per calcolo dei PR di BYD), la 16 milionesima auto del segmento NEV di BYD è stata prodotta proprio dal marchio problematico Denza, e a festeggiare l’anniversario è stato il minivan Denza D9 appena rinnovato. È curioso che BYD abbia superato il traguardo del milione nel segmento NEV solo nel maggio 2021, ma poi abbia accelerato bruscamente, raggiungendo i 15 milioni nel dicembre 2025.

Asta da urlo per Mercedes CLK DTM Cabriolet

Tra le cabrio più leggendarie di sempre annoveriamo la Mercedes CLK DTM Cabriolet.

L’AMG si è forse ammorbidita? Man mano che la divisione ad alte prestazioni di Mercedes-Benz ha ampliato la propria gamma di modelli alla ricerca di maggiori vendite e profitti, molti sostengono che abbia perso parte di quella vena di follia che la caratterizzava nei suoi primi anni.

Tra tutte le auto folli costruite da AMG, compresa la leggendaria SL65 AMG Black Series, la CLK DTM Cabriolet spicca come una delle più spettacolari. Costruita tra il 2006 e il 2007, solo 80 esemplari sono stati immessi sul mercato, a seguito delle 100 Coupé costruite per celebrare la vittoria di Mercedes-Benz nel campionato DTM del 2003.

UN MODELLO LEGGENDARIO

Considerando il numero esiguo di CLK DTM Cabriolet costruite, è molto raro che ne venga messa in vendita una. Tuttavia, RM Sotheby’s ne metterà all’asta una alla sua asta sul Lago Tagernsee in Germania a luglio, e potrebbe essere venduta per ben 650.000 dollari.

Questa vettura è stata consegnata nell’agosto del 2006 ed è verniciata in Bright Silver Metallic con interni in antracite nera. Recentemente è stata sottoposta a una revisione da quasi 10.000 euro in preparazione a questa vendita e ha solo 1.997 km sul contachilometri. Questo la rende probabilmente una delle CLK DTM con il chilometraggio più basso al mondo.
A spingere l’AMG è un V8 sovralimentato da 5,4 litri con 582 CV e 800 Nm di coppia, cifre impressionanti se si considera che una BMW M4 Competition di dimensioni simili oggi ha una potenza nominale di 523 CV e 479 lb-ft (649 Nm). L’AMG trasmette la potenza esclusivamente alle ruote posteriori e accelera fino a 300 km/h.

Il design della cabriolet è senza dubbio il più appariscente che AMG abbia mai realizzato, con passaruota anteriori e posteriori allargati e un alettone posteriore fisso. Anche l’abitacolo è piuttosto speciale, con sedili avvolgenti leggeri nella parte anteriore e sedili posteriori fissati direttamente alla paratia in fibra di carbonio.

Sebbene ci sia qualche speranza che AMG stia ritrovando il suo smalto abbandonando la controversa C 63 ibrida a quattro cilindri e tornando potenzialmente a un V8, dubitiamo che tornerà mai ai livelli della CLK DTM. Date un’occhiata all’annuncio qui e scoprite come si presenta mezzo milione di dollari di follia senza compromessi.

Nuova Audi RS Q5 2027: Rendering

Mentre le prime due generazioni si sono limitate alle versioni SQ5, al vertice della gamma, la terza generazione avrà effettivamente diritto a una versione RS Q5.
Se negli ultimi vent’anni le berline Audi hanno invariabilmente declinato la loro sportività nelle versioni S e RS, ad eccezione della limousine A8 proposta esclusivamente in versione S8, la gamma dei SUV è stata chiamata a scegliere da che parte stare. È così che la Q3, animata da una fiducia incrollabile, ha sistematicamente snobbato il marchio S a favore di un’unica versione RS Q3, mentre i suoi fratelli maggiori Q5 e Q7, meno presuntuosi, hanno limitato le loro ambizioni al primo livello.
Va detto che ultimamente le linee si stanno gradualmente modificando in casa Audi Sport. Seguendo l’esempio di BMW, che ha deciso di offrire una versione station wagon alle sue mitiche M3 e M5, la casa di Ingolstadt sta procedendo da poco in senso inverso. Dopo aver mantenuto una lunga tradizione di modelli RS, quest’ultimo compare finalmente sul bagagliaio della più esplosiva delle berline A5, erede delle iconiche RS 4. E non è finita qui, come ha appena dimostrato un prototipo recentemente immortalato dai nostri colleghi americani di Carscoops. Se il modello in questione, un SUV, riprende gran parte dell’allestimento della SQ5, alcuni dettagli non lasciano – praticamente – alcun dubbio sullo sviluppo di una variante RS Q5, come i parafanghi sporgenti e gli pneumatici di grandi dimensioni.
Per raggiungere il suo obiettivo, la futura RS Q5 riprenderà sicuramente le specifiche tecniche della RS 5, alimentata da 639 CV ibridi ricaricabili.
Quasi. Perché questa informazione potrebbe andare in fumo se questo “prototipo” finisse per servire allo sviluppo… di una futura Porsche.

LO STILE AFFILATO

Infatti, scottata dagli scarsi risultati commerciali della nuova Macan 100% elettrica, la casa di Zuffenhausen sta valutando il ritorno di una variante termica basata sull’attuale Audi Q5. Questo potrebbe spiegare la cosa.

Tuttavia, se Carscoops non precisa affatto la localizzazione delle foto pubblicate, il veicolo potrebbe essere stato sorpreso nei pressi dei siti di sviluppo tedeschi di Ingolstadt o Heilbronn, particolarmente dedicati al marchio dei quattro anelli, all’interno del gruppo Volkswagen.
Il suo cruscotto si avvicinerà agli standard della RS 5.
Se l’arrivo della primissima Audi RS Q5 dovesse confermarsi, questa affiderebbe sicuramente la propria propulsione alla catena di trazione ibrida ricaricabile della recente RS 5, che sviluppa 639 CV e 825 Nm sulla base di un V6 biturbo da 2,9 litri, raddoppiando approssimativamente il livello di potenza della SQ5 (367 CV). Questa architettura del motore le consentirebbe di abbassare drasticamente le emissioni medie di CO2, avvicinandosi agli 80 km WLTP di autonomia 100% elettrica, a rischio di appesantirne notevolmente la massa, come dimostrano i 450 kg in più della RS 5 rispetto alla precedente RS 4. Di conseguenza, la sfida risiederà principalmente nella capacità dei sistemi elettronici di controllo a trasformare questo colosso in una ballerina, una volta al volante.
La futura RS Q5 dovrebbe inoltre ispirarsi agli interni della berlina e della station wagon RS 5.
Prezzo della futura Audi RS Q5
Considerato lo stadio di sviluppo del prototipo Audi RS Q5, ancora privo della carrozzeria definitiva, è inutile sperare in un suo lancio sul mercato prima del 2027.

Per quanto riguarda il prezzo, potrebbe aggirarsi intorno ai 118.000 € richiesti per il modello base della berlina RS 5.

Dacia Bigster 2026: perché scegliere il GPL

Eccomi dopo due settimane di prova su strada e 1000km a raccontarvi PRO e CONTRO di Dacia Bigster a GPL.

La Dacia Bigster a GPL arriva su strada con l’obiettivo di portare nel segmento dei SUV compatti un’alternativa concreta, economica e sorprendentemente versatile. In questo video raccontiamo la nostra prova su strada completa, analizzando in modo chiaro e diretto i suoi punti di forza e i suoi limiti, per capire davvero cosa offre questo nuovo modello a doppia alimentazione.

Alla guida la Bigster GPL si dimostra un’auto sincera, pensata per chi cerca consumi ridotti e costi di gestione bassi senza rinunciare allo spazio e alla praticità. Durante il test abbiamo valutato accelerazione, comportamento su asfalto sconnesso, comfort di marcia e risposta del motore in modalità GPL, mettendo in luce come si comporta nell’uso quotidiano e nei tragitti più lunghi.

Non mancano i pro, come l’abitabilità generosa, la sensazione di solidità e la convenienza del GPL, ma emergono anche alcuni contro legati alle prestazioni, alla rumorosità e a qualche scelta di finitura. Nel video approfondiamo ogni aspetto per offrire un quadro completo e utile a chi sta valutando l’acquisto.

Se vuoi capire davvero com’è la Dacia Bigster GPL su strada, quali sono i suoi vantaggi reali e quali compromessi richiede, questa prova dettagliata fa per te.

Full Electric a confronto: il primo Dowsizing UE sarà a quota Quattro e Trenta

Longitudine: 4,30. Ma non sono gradi: sono metri, e rappresentano le coordinate dimensionali più caratteristiche (la lunghezza) con cui non solo si misurano le auto ma con cui si costruiscono e delimitano i segmenti commerciali di appartenenza. 

E il Segmento “B” e “B-Suv” è in effetti quello canonico a circoscrivere appunto questa lunghezza come “punto medio” di riferimento per la categoria: abitato da cosiddette “ancora” Berline a Due Volumi (sebbene con volumetrie ed altezze degne del segmento più canonicamente “Suv”), più modelli definibili “Crossover” ed infine “Suv” a tutti gli effetti, non scarseggia certo quanto ad assortimento e proposte al Cliente finale.

E con l’arrivo di “GAC AION UT” (presentata in prima europea a Milano il 13 Aprile scorso, in una occasione in cui ovviamente Autoprove.it non poteva mancare) direi che la panoramica diquesta rappresentanza del Segmento “B” – con solo 100% elettrici da poter mettere “a singolar tenzone” gli uni contro gli altri armati- è una panoramica di tutto rispetto. 

Anzi, dico la verità: da “osservatori” di lunga data quali siamo noi di Autoprove.it sulla organizzazione di GAC (solo a titolo esemplificativo Vi ricordo il nostro Video sul Design Center ma anche il Video del Test Drive estivo in anteprima di AION UT) l’arrivo del colosso asiatico in Europa con questa loro “Full Electric” ci ha acceso un po’ il faro su questa evoluzione del Segmento “B”: pur avendo status e dimensione industriale da multinazionale (come le sue principali concorrenti di casa BYD, Geely, Chery) GAC ha scelto per l’Europa un percorso di penetrazione commerciale un poco diversa e meno “canonica” rispetto a tanti suoi concorrenti casalinghi ed orientali (Corea, Giappone) rispetto al mercato europeo: 

cioè, invece che presenziare in modo ortodosso quanti più segmenti possibili (dal vecchio “SubB” oggi curiosamente ridefinito “A” fino al comparto Ammiraglie e Maxi Suv) sul mercato, GAC parrebbe al momento voler offrire un pacchetto di Gamma rivolto ai segmenti europei più strategici, ritenendo dunque tra questi il Segmento “B” e “B-Suv”.

Ed ecco la mia curiosità: Perché????? Ed è da qui che parte l’idea di questo Titolo del pezzo: perché, a cercare nella mia memoria tutte le occasioni e le circostanze storiche nelle quali un Segmento “popolare” si è progressivamente arricchito di nuove protagoniste (allargando di parecchio lo spettro dell’offerta commerciale), quasi sempre nel durante o poco dopo si sono manifestate ondate di “Downsizing” nel processo commerciale, contrassegnate dalla massiccia azione di “sell-out” e di sostituzione da parte di una larga parte degli automobilisti di modelli di fascia (ed oneri) di taglia superiore per passare a nuove auto di taglia e rango decisamente più “ a misura d’uomo”. 

Accadeva così negli anni Ottanta quando si correva a comprare la Due Volumi da città “Uno”, “Supercinque”, “Corsa” cedendo vagonate di vecchie berline medie a tre volumi anni ‘70. Accadde negli anni Novanta quando le medie Station Wagon di Segmento “C” furono prese d’assalto da tanti proprietari delle precedenti familiari ammiraglie; e tra anni Novanta e primi anni del nuovo millennio accadde verso i Monovolume, con tanti che abbandonarono le vecchie e opulente “Ammiraglie” Sedan e Wagon.

Potrebbe apparire questo come il compendio e il teorema di questo mio articolo, ma invece ne è la giusta premessa, per riprendere più avanti questo concetto. Vorrei cioè provare a capire: l’Europa si sta preparando ad una cospicua azione di Downsizing sostituendo modelli “Big Size” con taglie medie? Se si, questo può coinvolgere più pesantemente le nuove “BEV” di Segmento “B”? E se si, in quali altri Segmenti potrebbe manifestarsi quel processo di “sostituzione con riduzione”?

E se anche questa ipotesi fosse confermata, la causa di un possibile Dowsizing di massa sarebbe dovuto, per gli automobilisti, da una ricerca di opportunità o da una condizione di “crisi”? Partiamo dunque da questo benedetto Segmento “B”.

Segmento “B” e “B-SUV” come nuovo incubatore per un futuro “Downsizing” collettivo?

Anche perché la peculiarità di molti dei modelli in questa mia rassegna, tutti selezionati in architettura full electric, è di avere anche a loro fianco in Gamma anche le rispettive cugine Hybrid – chi in versione Mild e chi in versione Plugin – dotate di motore endotermico: e questa peculiarità non è patrimonio comune a tanti altri Segmenti commerciali; e di certo non manca in questo particolare raggruppamento di mercato la maggior densità di presenza e concorrenza diretta da parte dei principali Gruppi e Brand. Insomma, la prima soglia di offerta scalare, sul mercato, di un segmento in cui il potenziale consumatore può davvero sbizzarrirsi nella scelta diremmo che è quello definito da questa misura limite di lunghezza. 

Ovviamente, perché il nostro “Panel” avesse un minimo senso, non abbiamo ragionato in termini dell’attuale composizione del Segmento B molto più abitato rispetto alla nostra selezione: ma ci siamo orientati verso modelli che rispettassero due requisiti perentori: alimentazione full electric e lunghezza massima compresa tra 4 metri e 15 e 4 metri e 30 ovviamente Berline, Suv, Crossover.

Con le AVVERTENZE, che in un ambiente mediatico abbastanza suscettibile e puritano (spesso solo per copertura allegorica) come quello nazionale, devono essere per forza preannunciate: non si tratta di un “Benchmark” costruito sulla concorrenza elettiva o perfetta tra diversi modelli. 

No, meglio fare chiarezza: questo Post è un “espositore” nel quale, come nello scaffale lineare di un Supermercato, ho deciso di mettere una a fianco all’altro i modelli di “B-Suv” che il potenziale acquirente italiano potrebbe scorgere in panoramica di gruppo non per confrontare tra loro le diverse caratteristiche ma per prendere atto delle diverse opzioni di possibile scelta dentro a questo Segmento di mercato. Che a mio avviso a breve sarà il primo livello “di accesso” per le auto di taglia “popolare” ancora annoverabili in Classe Omologazione “M1”.

Dunque nessuna concessione finale al possibile giudizio su cosa sia meglio o meno opzionare, ma solo una griglia quantitativa di dati fisici di riferimento che mi hanno consentito di “avvicinare” tra loro i modelli in elenco. 

Fatta chiarezza sugli obbiettivi “equivocabili” di questo articolo, rispondo ora alla domanda che sicuramente vorreste pormi: 

Perché una analisi di Segmento “B” sulle Full electric?

Non siamo proprio simpaticissimi alla schiera degli “EV” angelici, cioè di coloro che con maggiore ortodossia e passione fideistica hanno sperato da tempo che l’Europa volesse darci un taglio deciso alla circolazione e costruzione di nuove auto endotermiche. Di fatto noi non abbiamo mai negato – nell’ambito di una percentuale ragionevole di auto elettriche nel parco circolante usato europeo – che l’architettura “BEV” abbia i suoi bravi e legittimi punti di eccellenza e di vantaggio nella mobilità moderna; ci siamo però sempre dichiarati indisponibili a credere alla favola del totalitarismo. 

100% e subito di BEV in circolazione in Europa è un miraggio che neppure alla ennesima tirata di naso di sostanze stupefacenti un essere umano “razionale” potrebbe declinare: il che vale a pensare che una buona fetta di ossessionati dalla rivoluzione elettrica non sia poi completamente padrona del proprio equilibrio psichico.

E però gli effetti della crisi di Hormuz, le continue azioni di “guastamento” alla produzione industriale endotermica ed infine la crescente presenza in Europa di nuovi Player asiatici certamente porterà effetti nell’immatricolato di nuove auto nel Vecchio Continente. 

Ed in più noi abbiamo il vizio di proiettare e di costruire scenari ed ipotesi: io credo che la somma degli effetti (negativi) di modificazione generale su principi, abitudini e scelte dei consumatori derivante dalla serie ormai non casuale di “Stress test” all’ordine globale conosciuto (Finanza, salute, libera circolazione di merci e persone, energia, sicurezza civile, terrorismo, guerra) eserciterà un taglio strutturale all’eccesso di diversificazione e segmentazione merceologica che il consumatore occidentale ha conosciuto dal Dopoguerra. Ed oggi noi nel mercato Automotive europeo non osserviamo la classica e periodica “traslazione” settoriale che nel corso del tempo ha portato – insieme alla crescita dell’ingombro caratteristico delle carrozzerie ed alla moltiplicazione delle opzioni motoristiche – a vedere dentro uno stesso Segmento auto sempre più grandi di anno in anno. 

 

No, non è più solo questo: il mercato auto europeo si va scremando – a livello di offerta primaria da parte degli OEM – di una moltitudine di variazioni sul tema ed estensioni di offerta basate molto spesso su differenze minime di prodotto tra un allestimento o una versione e le altre.

La messa in comune, sempre più diffusa, di piattaforme tecnologiche e contemporaneamente il trend di M&A/accorpamenti/chiusura di marchi, etc porterà nel breve termine a restringere parecchio il ventaglio di scelta oggi apparentemente più variegato: probabilmente a livello di mercato Auto (intesa come categoria di omologazione “M1”) l’attuale Segmento “B” diventerà il segmento Entry Level di fatto, per chi vorrà o “potrà” permettersi un’auto. 

Sotto il Segmento “B Cars” inesorabilmente “questa” Bruxelles ci condannerà – perché ce lo chiedono i Green Bond ???- a vedere omologata una Categoria di veicoli che solo il più povero e tragico Dopoguerra tedesco ed Inglese aveva già visto prima d’ora: la categoria delle “K-Cars” (in questo caso elettriche) che – a caro prezzo rispetto al livello qualitativo del prodotto – porteranno una larga fetta di automobilisti europei verso mezzi un tempo riconosciuti molto prossimi alla Categoria “Quadricicli L7e”. Chi Ve lo avrebbe detto, vero? Passare dalla Ammiraglia al Quadriciclo…

Ed è credo la prima volta su una piattaforma di news motoristiche che trovate qualcuno che invece che raccontare menate Vi sbatte in faccia la realtà tecnica vera, fatta di Categorie di omologazione.

Molto semplice, quindi, secondo noi: la crescita del Segmento “B” avverrà a discapito della soglia di accesso del Segmento “C” che a sua volta crescerà a dimensioni minime tra almeno 4,60 e 4,80 di lunghezza; sotto e sopra questa soglia dimensionale il “Link” di collegamento sarà con prodotti monovolume o con prodotti “Premium”, sia tra nuovo Segmento “B” e “C” sia tra questo ed il Segmento “D” che ovviamente si avvicinerà alla soglia minima dei cinque metri di lunghezza. Oltre a questa soglia, ad eccezione di LCV e mezzi professionali il futuro ci riporterà alla dimensione antica del “Tailor Made” per ricchi e facoltosi Clienti: nulla di avvicinabile per il popolino…

E, ribadisco, vedo nel nuovo e prossimo Segmento “B” centrato sulla dimensione topica di lunghezza intorno ai “Quattro e trenta” il primo importante raccoglitore di permute legate sia al rinnovamento di vecchie architetture BEV e PHEV (se non di vere e proprie rottamazioni endotermiche pure) ma anche come bacino di convergenza di una buona fetta di probabile Dowsizing di molti automobilisti.

Spero con questi accenni di averVi illustrato il mio punto di vista – opinabilissimo, ci mancherebbe – solo per spiegare meglio il motivo per il quale ritengo che a breve il Segmento “B” sarà il terreno di battaglie campali tra marchi sempre più agguerriti. Avremo modo in un’altra occasione di chiarire ovviamente che non intendo sottintendere che a proliferare sarà il puro elettrico ma che la dimensione endotermica a sua volta sarà stravolta.

Ma questo “focus” acceso sulle “BEV” serve anche, a futura memoria, per provare a tracciare l’effetto eventuale di questa continuata crisi e minaccia alla disponibilità di risorse energetiche “classiche” e “fossili” sulle abitudini e sulle scelte dei consumatori. Cioè: crescita dei prezzi di benzina e gasolio alla pompa, ed eventuale riduzione delle scorte, porterà ad aumentare l’acquisto di “BEV”? Se si, è evidente che l’attuale Segmento B offre il punto di equilibrio ottimale tra soddisfazione del campo più vasto di esigenze e le disponibilità economiche dei potenziali acquirenti.

La nostra ipotesi è che molto del nuovo immatricolato BEV in Europa apparterrà al Segmento “B” e “B-Suv” attraverso azioni di sostituzione con queste ultime di gran parte del Parco Usato vecchio, endotermico ed elettrico, appartenente a Segmenti superiori. Ai posteri la verifica sulla eventualità che ci abbiamo già ora azzeccato. Perché il trend sin da subito sembrerebbe darci ragione. Su cosa? Su una ricerca di poco tempo fa che molti di Voi avranno scordato. Voi. Noi no.

Solo tre anni fa il Segmento “B” era il brutto anatroccolo delle vendite BEV in Europa

Una vecchia ricerca di “Transport & Environment (T&E) “ di due anni e mezzo fa aveva evidenziato una curiosa dinamica commerciale in Europa: praticamente i Costruttori spingevano le vendite di Full electric sui Segmenti più grandi e costosi, trascurando in conseguenza le quote nei segmenti più popolari; di fatto dunque solo il 17 % delle “EV” vendute in Europa nel 2023 proveniva dal Segmento “B” mentre il 72% proveniva dai Segmenti “C” e “D”. Bene: tre anni dopo la situazione è sempre la stessa?

Probabilmente no, visto che alla nostra “conta” il Segmento ci ha fornito venti modelli tra Marchi già presenti o previsti in arrivo nel Vecchio Continente; e a mia memoria non sono tantissimi gli attuali segmenti di mercato nei quali è presente un assortimento BEV così numeroso e soprattutto composto da modelli di auto che pur nella rispettiva identità e personalità possono essere racchiuse tutte in un metaforico “Basket” di valutazione ed analisi da un medesimo potenziale Cliente:

 

Alfa Romeo Junior,  BYD ATTO 2, Cupra Born, Fiat 600e, Ford Puma Gen-E, GAC Aion UT, Kia e-Soul, Hyundai Kona Electric, MG4, Opel Mokka, Peugeot e-2008, Renault Megane E-Tech Electric, Smart #1, Volkswagen ID.3: queste sono le “elette” in pieno rispetto delle uniche due regole auree che ho impostato per costruire il “Basket” di modelli citati in questo articolo (limiti minimi e massimi di lunghezza ed architettura BEV); a quanto sopra però permettetemi di aggiungere quattro “extra classifica” come Citroen e-C4, nuova “DS3 E-Tense”, Hyundai Kona Electric e “Nissan Leaf”; entrambe fuori categoria per limiti minimi e massimi rispetto alle soglie prestabilite; ed infine vorrei anche aggiungere almeno tre prossime “New Entry” se, come probabile, queste dovessero arrivare in Europa: Toyota Urban Cruiser, Tata Curvv EV (simpatica Suv Coupè dalle forme molto curiose) e Mahindra XUV400.

Per un totale, tra reali e papabili, di ben venti protagoniste nel nostro Panel.

Ma siccome Voi siete ancora legati al vecchio sistema di suddivisione del mercato, riepilogherei secondo “scaglioni” quella che è l’offerta attuale del mio panel: Modelli “Classici” a metà tra Berline e Crossover (Alfa Romeo Junior , Citroen e-C4 , Cupra Born, Fiat 600e, Ford Puma Gen-E, GAC Aion UT, MG4, Nissan Leaf, Renault Megane E-Tech Electric, Smart #1, Toyota Urban Cruiser, Volkswagen ID.3); ed infine Suv propriamente detti (BYD ATTO 2, “DS3 E-Tense”, Kia e-Soul, Hyundai Kona Electric, Opel Mokka, Peugeot e-2008, Tata Curvv EV, Mahindra XUV400), lasciando per un attimo l’ulteriore suddivisione in prodotto “retail” e prodotto “Premium”.

Domanda: quale è il target potenziale di Clientela interessata ad acquistare/utilizzare questo panel di BEV di Segmento “B”? 

Segmento “B” XXL: queste “BEV” surrogano auto molto più grandi e pure endotermiche.

Proviamo a rispondere: per le misure medie (come detto, si va da 4,12×1,79 mt. – lunga x larga – fino a 4,35/4,36×1,80/1,82; ma il “quadrilatero aureo” ideale in questa selezione è di poco più di 4,20 x poco più di 1,77 di larghezza specchietti esclusi ) è un pubblico di pertinenza urbana e suburbana dedicato a vita privata ma anche utilizzo familiare e professionale, grazie anche al fatto che l’abitabilità interna tocca ormai i livelli delle “Segmento C” di pochi anni fa ma l’altezza disponibile “fuori tutto” va da almeno 150 cm, a 168 cm; per il volume di carico minimo (da almeno 250 ma in media di 380/400 litri con capacità persino di triplicare a sedili posteriori abbattuti) ribadirei il concetto di uso professionale (in stile “minivan” insomma); per l’autonomia mediamente dichiarata (mediamente intorno ai 400 chilometri) rientra anche il pubblico pendolare di cinta periferica/provinciale entro i 70 Km. di raggio dalla residenza o dal luogo professionale di interesse; ma entrano anche Agenti/Rappresentanti, professionisti, Corrieri di Delivery leggero nell’Ultimo Miglio, e persino piccoli artigiani dedicati alla lavorazione o manutenzione/assistenza che possono percorrere anche distanze di “picco massimo” di centinaia di chilometri in un giorno.

Loro (tutto questo pubblico potenziale) si “ridurranno” con favore ad un possibile “Downsizing” da modelli più grandi? Come sempre, l’aggiornamento tecnologico ed industriale vede la “miniaturizzazione” non come una diminutio ma come la possibilità di avere in spazi più gestibili tutto quello che era possibile in ambiti più grandi. Ma c’è di più: la digitalizzazione (per vivibilità, gestione e sicurezza dell’auto) e l’interfacciamento con servizi di connettività e multimedialità possibili oggi su queste Segmento “B” raggiungono livelli sconosciuti a molte protagoniste di Segmento “C” o superiore vecchie anche solo di sei o sette anni.

Impossibile oggi per molti muoversi nella cinta urbana o suburbana, magari anche per lavoro, senza i supporti di connettività, telemetria, assistenza satellitare che diventano fruibili attraverso gli alert di sicurezza, il rilevamento di corpi in movimento intorno o nella semplice navigazione e comunicazione dall’abitacolo. E molto di questo è oggi nella dotazione persino di serie di tanti dei modelli indicati nel nostro Panel. Dunque, è possibile dislocare oggi dentro una di queste Segmento “B” cose e persone che prima entravano dentro una “Segmento C” o superiore? Si, è sempre stato così. Queste Segmento B offrono livelli di comfort, agibilità, fruibilità e prestazioni da segmento superiore di qualche anno fa? Si, identica risposta. E sul versante tecnologia molto spesso offrono persino di più.

L’elemento chiave, invece, della architettura elettrica lascia sempre in sospeso l’altra metà dell’equazione: la potenzialità delle risorse territoriali e della rete di ricarica: perché se da un lato l’autonomia mediamente dichiarata di queste “Segmento B” si può ritenere più che sufficiente per qualunque impegno quotidiano privato o professionale, il problema è sempre lo stesso: in un utilizzo continuativo con il classico spazio notturno o di pausa prolungata nel giorno di lavoro quale è la percentuale di successo pieno in una ricarica “convenzionale” affidabile o in una ricarica veloce effettivamente fruibile e disponibile facilmente? Bene, torneremo a parlarne, ma quello che ci incuriosisce sapere è: quanto ci abbiamo già azzeccato mesi fa, quando nel presentare BYD ATTO 2, abbiamo prefigurato questo Segmento B come uno dei luoghi elettivi di “smistamento” di un possibile e massiccio “Downsizing” per sostituzione ??

Riccardo Bellumori