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Nuova Dodge Charger 2027: arrivo in Europa

La nuova Dodge Charger è finalmente disponibile in Europa.

Stellantis ha annunciato l’apertura dei preordini per la muscle car americana, che sarà disponibile sul mercato europeo sia con motore a benzina che in versione completamente elettrica.

Il marchio americano Dodge, di proprietà del colosso automobilistico Stellantis, ha presentato l’attuale Charger nel marzo 2024. Ricordiamo che è subentrata a ben due modelli: la Charger e la Challenger. Inizialmente, nel gennaio 2025, è stata lanciata sul mercato una berlina a tre porte completamente elettrica. Una versione analoga a cinque porte si è aggiunta a fine maggio dello stesso anno. E ad agosto è stata annunciata l’introduzione sul mercato statunitense delle versioni a benzina della muscle car.
Già nel dicembre 2024 era stato annunciato che la nuova Dodge Charger sarebbe arrivata anche in Europa, con l’inizio delle vendite previsto per la seconda metà del 2025. La muscle car americana è in leggero ritardo: il gruppo Stellantis ha annunciato ieri, 10 giugno 2026, l’avvio dei preordini in Europa. Il modello sarà disponibile nelle versioni liftback a tre e cinque porte, oltre che con diverse configurazioni di equipaggiamento.

Alla base di tutte le versioni della Dodge Charger c’è la piattaforma STLA Large di proprietà del gruppo. La variante con il prefisso Daytona nel nome è completamente elettrica, con un sistema di propulsione a due motori. Questa muscle car è offerta agli europei in due versioni: R/T e Scat Pack. Nel primo caso, la potenza complessiva del sistema è pari a 544 CV (coppia: 743 Nm); per accelerare da fermo fino a quasi i 100 km/h (96,6 km/h) sono necessari 4,2 secondi.

IL SOGNO AMERICANO

La versione top di gamma della Dodge Charger Daytona Scat Pack è dotata di un sistema a due motori con una potenza complessiva di 680 CV (coppia massima: 1152 Nm). Questa auto elettrica accelera da 0 a 60 miglia all’ora in 3,3 secondi. Entrambe le versioni hanno un’architettura elettrica a 400 volt e sono dotate di una batteria da 100,5 kWh (l’autonomia con una sola ricarica, secondo i calcoli locali, non è ancora stata rivelata).

Sotto il cofano delle versioni a benzina della Dodge Charger si trova un motore Hurricane da 3,0 litri a sei cilindri in linea biturbo, disponibile in due varianti di potenza. Così, nella versione R/T la potenza massima del motore è pari a 426 CV (coppia: 860 Nm), mentre i dati della Scat Pack sono 558 CV e 976 Nm.

Le versioni a benzina della nuova Charger sono dotate di trazione integrale di serie (se necessario, il 100% della trazione può essere trasferito all’asse posteriore), mentre il motore è abbinato a un cambio automatico idromeccanico a otto rapporti. Per accelerare da fermo fino a quasi i 100 km/h, la muscle car a benzina nella versione R/T impiega 4,6 secondi, mentre la versione top di gamma Scat Pack completa questa prova in 3,9 secondi.
Gli europei possono già effettuare il preordine per la novità, mentre le prime consegne delle auto sono previste per settembre 2026.

Sul sito ufficiale non sono ancora disponibili i prezzi di tutte le versioni per il mercato europeo. L’azienda ha indicato per ora solo il prezzo di partenza (probabilmente per la Dodge Charger R/T a tre porte a benzina): il costo parte da 66.000 euro, che equivalgono a circa 5,47 milioni di rubli al tasso di cambio attuale.

Ricordiamo che sul mercato interno, negli Stati Uniti, l’attuale Dodge Charger avrà in futuro una versione SRT Hellcat, con un V8 Hemi sovralimentato sotto il cofano. La versione “calda” è prevista per il 2028.

Nuovi Volkswagen Multivan e California 2027

Volkswagen ha presentato l’aggiornamento del Multivan e, contemporaneamente, del California, senza grandi sorprese sotto il cofano, ma con un necessario rinnovamento degli interni. Il risultato è un monovolume e una variante camper che rimane, probabilmente, il veicolo familiare più versatile sul mercato europeo.

La scorsa primavera, la casa tedesca aveva già anticipato alcuni primi dettagli di questo importante aggiornamento di metà ciclo di vita, come quello sperimentato dalla Caddy 2027, e che il costruttore tedesco aveva promesso di presentare prima dell’estate. Qui puoi vedere la nuova Volkswagen Multivan 2027 e scoprire tutte le sue novità, che non sono poche e riguardano tutti gli aspetti. Ad esempio, un esterno che ora è più riconoscibile come Volkswagen.

Come ci aspettavamo, i cambiamenti estetici si concentrano sulla parte anteriore. I fari sono ora più grandi, con una firma luminosa diurna ridisegnata e, nelle versioni superiori, collegati da una striscia illuminata con finitura in vetro. Anche il paraurti anteriore è nuovo e, come nel furgone più piccolo del costruttore, per ora la parte posteriore sembra non essere stata modificata.

Per quanto riguarda la gamma di colori, Volkswagen introduce combinazioni bicolore più accattivanti, come quella del «Bianco Candy» con il «Marrone Grigio» metallizzato o il «Rosso Tramonto», oltre a una nuova verniciatura opaca in «Grigio Indy». I cerchi in lega da 16 pollici sono scomparsi dall’offerta e ora partono da 17 pollici.

INTERNI E TECNOLOGIE

Il cambiamento più rilevante riguarda il cruscotto, con la scomparsa del pannello integrato che univa il quadro strumenti e lo schermo di infotainment, sostituito da due schermi indipendenti che sporgono dal cruscotto, sulla scia dell’ID. Buzz. Il quadro strumenti digitale offre tre diverse modalità di visualizzazione, mentre lo schermo tattile centrale passa a 12,9 pollici, con menu rinnovati e comandi tattili illuminati per climatizzazione e audio proprio sotto.

Gli interni della nuova Volkswagen Multivan 2027 si allineano a quelli delle autovetture con un nuovo schermo.

Sono stati aggiunti anche pulsanti fisici sotto le bocchette di ventilazione centrali, compreso l’azionamento delle porte scorrevoli elettriche, e la ricarica wireless aumenta la potenza da 5 W a 25 W. Anche le porte USB-C hanno guadagnato potenza, passando da 45 a 60 W, così come la leva del cambio DSG a doppia frizione è stata spostata sul piantone dello sterzo.

Nuovo Volkswagen Caddy 2027: il Restyling

I concessionari del marchio tedesco in Europa hanno iniziato oggi, 10 giugno 2026, a raccogliere gli ordini per il Volkswagen Caddy restyling.

La produzione del Volkswagen Caddy è stata avviata già nel 1980 e da allora il modello ha cambiato generazione diverse volte. L’attuale quarta generazione è stata presentata nel 2020, mentre nel 2024 il veicolo ha subito il primo restyling. Il secondo restyling è stato annunciato dal produttore tedesco la scorsa primavera, quando sono state svelate le immagini del modello rinnovato, e ora la novità è stata svelata completamente.
Come sottolineato dall’azienda, dopo l’aggiornamento il Volkswagen Caddy presenta ancora versioni con due varianti di passo (la versione “allungata” ha l’aggiunta “Maxi” al nome), nonché versioni con diverse configurazioni di carico e disposizione dei passeggeri nell’abitacolo (configurazione a cinque o sette posti). Inoltre, è rimasta la versione Caddy Flexible, che può essere trasformata da un’autovettura a cinque posti in un vero e proprio furgone a due posti con divisorio.

Nella foto: l’abitacolo del Volkswagen Caddy rinnovato
Nell’abitacolo del rinnovato VW Caddy, davanti al conducente si trova un volante a tre razze con bordo troncato, inserto argentato e pulsanti fisici. Dietro di esso si trova il quadro strumenti virtuale sotto la visiera (diagonale: 10,25 pollici), mentre al centro del cruscotto è installato il touchscreen “sporgente” del sistema di infotainment, con una diagonale di 12,9 pollici. Nella parte inferiore del display sono presenti cursori tattili retroilluminati per il controllo del climatizzatore.

MOTORE E DATI TECNICI

L’equipaggiamento di serie di tutti i Caddy, compreso il furgone base Cargo, comprende ora un dispositivo per la ricarica wireless degli smartphone (potenza: 25 W) e una coppia di porte USB-C (fino a 60 W) nella parte anteriore dell’abitacolo. I modelli hanno ricevuto anche nuovi rivestimenti per i sedili e un design modificato dei pannelli delle portiere.

Per la versione passeggeri del Caddy e l’allestimento Flexible sono previsti ganci appendiabiti posizionati sui montanti laterali.
Ricordiamo che l’esterno del cosiddetto «Caddy» è rifinito nell’attuale stile del marchio. Così, il minivan e il furgone hanno ricevuto nuovi cerchi in lega da 16 a 18 pollici, una gamma di colori rivisitata per la carrozzeria, nonché un paraurti diverso in due varianti (a seconda della versione).

La gamma di motori è rimasta invariata. L’ufficio stampa di Volkswagen ha sottolineato che le versioni del Caddy aggiornato sono disponibili con motori a benzina e diesel, nonché con un sistema ibrido plug-in.

Nell’ultima delle opzioni elencate, l’autonomia complessiva supera i 620 km, di cui fino a 122 km possono essere percorsi solo con la trazione elettrica.
I concessionari del marchio tedesco in Europa hanno iniziato ad accettare ordini per i furgoni e i minivan rinnovati oggi, 10 giugno 2026. Sul mercato interno, in Germania, il prezzo del VW Caddy Cargo con passo standard parte da 31.511 euro, mentre per la versione allungata si chiedono non meno di 34.051 euro.

Il costo del Caddy per il trasporto persone aggiornato è pari a 34.200 euro e 37.562 euro rispettivamente.

La Formula Uno di Bizzarrini: il colpo di scena per il Centenario di Giotto

 Lo scorso 6 Giugno è andato in scena, in due luoghi allo stesso tempo confinanti ed iconici per Giotto Bizzarrini, l’agenda delle celebrazioni per il Centenario. 

Credo che alla fine gli amici di Autoprove siano stati tra i più informati e aggiornati sugli eventi e sulla storia del grande Ingegnere livornese: non solo il sottoscritto ha preso per la prima volta contatto con alcuni tra i nomi che in un modo o nell’altro sono stati testimoni della carriera e delle opere di Giotto; ma da Maggio del 2023 (e soprattutto dopo la straordinaria giornata del Mauto presso il quale, in modo rocambolesco, sono riuscito a lanciare l’idea di una giornata commemorativa del compleanno in circostanza del suo decesso avvenuto poco tempo prima) ho stretto un contatto davvero periodico e ben cadenzato con Riccardo Della Ragione, promotore di una kermesse storica e molto apprezzata in città: “Livorno al Centro”.

Insomma, tornando agli eventi dello scorso sei Giugno, l’evento di Cecina e quello di Livorno (presso gli Hangar Creativi a Via Meyer) sono stati complementari ed alla fine del pomeriggio di quel Sabato di festa gli organizzatori de “Il Garage del Tempo” di Cecina e quelli dell’evento degli Hangar hanno operato un simbolico abbraccio dedicato alla festa ed al ricordo di Giotto.

Dunque, per tutti e due gli eventi a farla da padrone sono state le auto in esposizione legate alla storia di Bizzarrini, le memorabilia, e soprattutto gli spazi Talk nei quali parlare della storia e degli aneddoti legati al genio livornese. 

Eppure, sotto traccia e tra le righe, posso dire con grande serietà e consapevolezza che la sorpresa vera l’ha davvero regalata Autoprove a tutti i visitatori e partecipanti all’evento di Livorno. 

Infatti, pur da assenti giustificati come presenza fisica, siamo stati in grado di regalare alla Platea almeno quattro prime assolute ed esclusive in quanto riguardanti temi mai toccati prima da nessun’altra piattaforma: 

la visione di due Video tematici (quello sulla 24 di Le Mans del 1965 e quello sulla misteriosa e interessante “Picchio Bizzarrini”) oltre ad un articolo pubblicato tre anni fa – rimasto unico nel tema trattato – che descrive la genialità di Giotto applicata al mondo delle due ruote.

Autoprove ospite a distanza del Centenario

Per quanto riguarda il Video sulla 24 Ore di Le Mans, i primi spettatori curiosi (ci avete scritto in tanti lungo diversi mesi per chiederci se e quando sarebbe uscito il Video) la particolarità è che abbiamo deciso di “girare” dando importanza ai “luoghi di Giotto” nella stessa Livorno: cioè le tre sedi (Via Ippolito Nievo, Via Lulli e Via della Padula) che molti dei relatori presenti all’evento, non ce ne vogliano, hanno spesso trascurato senza trasmettere di quei luoghi la magia e l’avventura che nonostante la trasformazione di uso nel corso del tempo (Via Nievo è fondamentalmente un magazzino, Via Lulli un fabbricato in ristrutturazione e Via della Padula è oggi sede di un oleificio) è rimasta a beneficio dei più giovani che magari, opportunamente informati della storia di questi posti, possono persino visitarli da fuori immaginando cosa potesse significare vederne uscire i bolidi di Giotto. 

La storia di quella 24 Ore, cioè, è stata trasformata da noi di Autoprove.it (tutti autoctoni romani) nella avventura di Livorno al centro del mondo per una estate. 

Bastava poco per poter fare un video del genere, e noi lo abbiamo fatto dentro una cittadina (Livorno) che, per chi come noi è abituato alla vita ed alla velocità della metropoli, rimane e sempre rimarrà – purtroppo – dal lato motoristico una piccola provincia nonostante un porto logistico Automotive tra i più attivi d’Europa.

Nemmeno a parlare poi del Video dedicato da Autoprove.it alla “Picchio” di Teramo. Qui trovate – senza alcuna replica in tutto il Web “mondiale” – il focus sulla Berlinetta nera che Giotto ha fatto per la Picchio; il telaio della Barchetta e la storia della famosa “ala” anteriore che l’Ingegner Francesco di Pietrantonio ha raccontato insieme ai ricordi del rapporto professionale con Bizzarrini. Ripeto, è finora il primo ed unico video didascalico completo presente sul Web ……mondiale sulla storia avventurosa del progetto Picchio Bizzarrini.

Infine il post sulla genialità di Giotto sulle due ruote si è basato sui racconti diretti del gentilissimpo Gherardo Cavigli e di due campioni livornesi di moto: Pierluigi Conforti e Luciano Leandrini.

Ma tutto questo, già di per sé abbastanza fuori dell’ordinario, è stato surclassato dal vero Scoop che Autoprove.it ha onore e diritto di ritenere opera iniziale e straordinaria della nostra curiosità e passione.

E’ la storia mai completata della Formula Uno di Giotto Bizzarrini. Ve la racconto qui, sperando che sia una storia che in tanti vorranno ripercorrere meglio di me.

Tutto inizia dopo la AMC “AMX/3”

Gli inizi: Siamo ai primi anni Settanta; Giotto Bizzarrini ha concluso l’esperienza di incarico negli USA AMC (American Motor Corporation) per conto della quale ha realizzato il telaio tubolare della “AMX/3”, la onirica concept Coupè a motore posteriore centrale pensata dal Gruppo americano per combattere un periodo di crisi nera. 

Purtroppo la crisi energetica ed il crollo di mercato diventano sempre più irreversibili, al punto da mettere in un cassetto il progetto. Peccato anche per Giotto, cui sfuma non solo l’ipotesi di un incarico consulenziale simile a quello che era nato anni prima alla Iso Rivolta, ma che perde anche le velleità e le ipotesi di ritorno economico dalle inevitabili Royalties che nei contratti di collaborazione ingegneristica industriale erano la parte variabile legata al volume di pezzi venduti. 

Nel frattempo, poco prima e poco dopo gli States, Giotto fa spesso tappa a Torino presso Salvatore Diomante (e questa è una chicca che ho ricavato dai ricordi di un amico che oggi non c’è più: Fausto Atzori, di cui potete leggere un ricordo affezionato su Autoprove.it) proprio per provare ad organizzare, in attesa della risposta definitiva di AMC sul progetto AMX/3, la fase realizzativa dei telai che presumibilmente sarebbero partiti dall’Italia verso gli Stati Uniti in caso di “OK” alla produzione della berlinetta.

 

Ma all’orizzonte si preparano per Giotto anche altri progetti: a Torino segue personalmente il secondo tempo del telaio “AMX/3” che entra nella concept “Iso Varedo” grazie al contatto ritrovato con Piero Rivolta; in più quanto torna a Livorno, prendendo sede nei viali di Castelnuovo della Misericordia (nella parte di tracciato della Coppa Liburna Rievocazione storica, dove oggi  c’è un Agriturismo B&B) Giotto dà vita a nuovi progetti come la Barchetta “128 P” (in due evoluzioni, una derivata molto con pezzi della “1900 Europa” ed una seconda per la Targa Florio) per attendere a breve sia la vetturetta elettrica di Mister Cynar ed infine il coordinamento del progetto “Francis Lombardi FL1” che a sua volta resterà sospeso e finirà in un cassetto.

Chi era vicino all’ambiente dei Bizzarrini all’epoca ricorda il ritorno a Livorno di Giotto con una AMC motorizzata BMW, un altro progetto perseguito dal genio livornese per conto del Marchio americano. Ma come si arriva alla “Formula 1”? Presto detto.

 

Giotto e la collaborazione con l’Università di Pisa

Giotto avvia un rapporto didattico e scientifico con l’Università di Pisa, nel 1971, ed in particolare con il “C.R.A.” – Istituto Macchine” del celebre Dino Dini; qui uno Staff dedicato a progetti avanzati e mirati alla sperimentazione di soluzioni tecniche ed aerodinamiche per vetture da Competizione, supervisionato proprio da Giotto, inizia a lavorare per un prototipo di Formula Uno in grado di perseguire particolarità e architetture alternative ed innovative per il periodo. 

 

Ovviamente il protocollo classico di layout progettuale (progetto grafico, modello in scala per le prove in galleria del Vento, eventuale prototipo in scala 1:1 ed ulteriori sviluppi) doveva tener conto delle restrizioni e della piattaforma regolamentare FIA del tempo per la Formula Uno, e questo rende il piccolo prototipo mostrato all’evento del centenario ancora più prezioso.

In effetti l’iniziativa di Giotto va avanti nelle fasi preliminari canoniche: si lavora al modellino in scala che, per come è realizzato, si fa notare subito per alcune particolarità: il prototipo in scala è evidentemente definito nelle linee come studio dei fluidi aerodinamici intorno e sotto la monoposto, e come tale presenta come elemento particolarmente rifinito esclusivamente la carenatura, lasciando idealizzati particolari accessori come i bracci di sospensione, mozzi, dischi freni; così come il volume posteriore manca completamente di una rappresentazione del blocco motore/cambio/trasmissione. 

Ciò nonostante, all’atto della sua realizzazione (siamo presumibilmente a cavallo tra metà del 1972 e primi mesi del 1973, visto che fino alla metà del 1972 Giotto era appunto tra Torino e States a lavorare su AMX/3 e Iso Varedo) si possono distinguere elementi qualificanti di una ricerca molto personale ed innovativa: le pance laterali sono molto ispirate a studi avanzati e alternativi svolti dalla March con riferimento all’effetto suolo, condizione che Giotto però personalizza con la soluzione dell’ala anteriore che in effetti non segue in nulla il concetto della “pala” che molte monoposto all’epoca adottavano. Persino il collegamento, fatto da molti, con la “spazzaneve” Ferrari B3 è fuori luogo visto che struttura ed effetto sono diversi.

L’ala di Giotto, firma di stile nel modellino di Formula Uno

L’ala anteriore di Giotto svolge evidentemente l’effetto di “estrattore d’aria” dalla parte inferiore della monoposto per aumentare la depressione e dunque l’effetto deportante. 

Inoltre vale la pena osservare la sinuosità e profilazione del muso anteriore e della “gobba” che chiude posteriormente l’abitacolo e (probabilmente) copre un rollbar. Il modellino è ovviamente e visibilmente incompleto: oltre a mancare l’alettone posteriore di norma regolamentare probabilmente sarebbe potuto essere un vero e proprio elemento di curiosità vedere come in particolari fondamentali (sospensioni e telaio, per capirci) il genio di Giotto avrebbe interpretato secondo genio i vincoli regolamentari di riferimento. Su tutto, quel modellino sfoggia la mitica “ala” che in ogni caso è davvero un pezzo di arte. Una precisazione tecnica non secondaria: l’immagine riporta, certo, un modello che definisce in modo più accurato la carenatura centrale della monoposto mentre il manovellismo di sospensioni e freni ed il blocco motore e cambio si possono solo immaginare. Questo tuttavia non sottintende che il modellino fosse una sorta di passatempo per studenti. La tecnica realizzativa del modellino “sottopelle” è in effetti una sorta di firma di fabbrica da parte di Giotto: prevede la realizzazione di un reticolato di fili di metallo sagomati uno per uno per seguire insieme sia le linee aerodinamiche e di sagoma; sia le linee di forza e vettoriali delle sollecitazioni punto per punto delle diverse superfici; ed infine permettono di diversificare spessore e direzione delle fibre di vetro nella “pelle” di Fiberglass che viene applicata spalmandola direttamente sopra il reticolato. 

Dunque anche in questo modellino in scatola molto piccolo si è fatto ricorso a questa tecnica che ha permesso, come sarebbe avvenuto nel modello reale, di sagomare in modo molto più creativo e complicato anche curve, anse e superfici concave e convesse della carenatura. 

Resta da chiarire come Giotto avrebbe poi realizzato la “pelle” della monoposto reale, e soprattutto come sarebbero avvenuti gli “incastri” tra carena centrale e pala anteriore. Ma di certo anche il modellino aveva la sua complicazione. E questo è un indizio significativo della potenziale volontà di Giotto di finalizzarne un prototipo da Formula Uno.

Per diverso tempo il prototipo rimane sotto l’ombra del silenzio ed esce dal “cono di luce” che in quel periodo circonda ancora Giotto Bizzarrini ed ogni sua nuova realizzazione; poi alla vigilia del Salone di Torino del 1974 la stampa specializzata fa risaltare una notizia: si parla di un interessamento di Giotto alla partecipazione attiva al Mondiale di F1 con la ormai proverbiale “Scuderia Bizzarrini”: sarebbe stato probabilmente più un “Ken Tyrrell” all’italiana – tutto entusiasmo, genio e carattere – piuttosto che uno dei paludati ed algidi Team Manager della sua era.

Prototipo in scala della Formula Uno di Giotto: sarebbe diventato realtà?

Su alcune Riviste dell’epoca appaiono quindi delle immagini di un telaio “nudo” – tipicamente strutturato come le F1 del periodo, con i serbatoi benzina ai lati del Pilota – a conferma di un interesse a realizzare una Formula Uno con motore, molto probabilmente, Ford Cosworth, anche se poche voci parlano persino di una rielaborazione da parte di Bizzarrini del suo straordinario motore Lamborghini 3500 dodici cilindri rivisitato nella cubatura e nelle prestazioni. 

Ma, non dimentichiamo, in quegli anni Sant’Agata soffriva periodi davvero brutti, e chissà se l’idea di Giotto non fosse al contrario un “escamotage” per interessare” i nuovi proprietari svizzeri per un rilancio agonistico del Toro. Dal lato tecnico, invece, si parla di un blocco Lamborghini testato al banco prova dell’Università nel periodo in cui presumibilmente si lavorava al modellino in scala della monoposto: servirebbe il conforto, probabilmente, della testimonianza diretta dell’Ingegner Giuseppe Bizzarrini, figlio di Giotto, per capire e ricostruire quanto potesse essere reale l’opzione del Toro su una F1 del genere. Mi permetto solo di ricordare che certo Lamborghini non aveva all’epoca strutture e budget per accompagnare un progetto di quel genere; che il V12 di Sant’Agata andava perlomeno ridisegnato per abbassare la cubatura e per aumentare di parecchio il regime di rotazione; e che dunque il caro vecchio Cosworth forse sarebbe stato la soluzione dirimente.

A corredo di queste ipotesi, rimaste in effetti dentro il cassetto, il sito ufficiale “F1 STATS” ( Link: https://www.statsf1.com/it/bizzarrini-f1.aspx Photo 1) registra Giotto Bizzarrini nell’Archivio Costruttori per il Mondiale F1 fissando nello spazio dedicato proprio questo modellino in scala. 

 

Oltre mezzo secolo dopo, per la prima volta in occasione del Centenario, questo elaborato in Scala concepito all’Università di Pisa torna agli occhi del pubblico, grazie alla cura ed alla passione del Dottor Andrea Calamusa che, giovanissimo, era in quegli anni Studente presso l’Università. 

Ed ecco che grazie a Lui questo modellino che però rappresenta la possibile e leggendaria “F1 di Giotto” che tanti avrebbero sognato di poter vedere in Gara con le insegne della “Scuderia Bizzarrini”, è stato perlomeno svelato in prima mondiale dopo mezzo secolo. Ed è bello che questo sia accaduto proprio a Livorno, terra di Giotto, nel suo centenario.

Certo, Giotto e la Formula Uno saranno associati anche in anni a venire dopo quegli anni Settanta. 

Pietro Bizzarrini, prezioso ed amichevole figlio di quattro nella famiglia di Giotto, mi ha ricordato una notizia che in effetti negli anni Ottanta fu fatta accennatamente circolare negli ambienti del motorismo sportivo: si accennò ad un contatto tra Giotto ed il vecchio amico Carlo Chiti che, uscito da Alfa Romeo e poco prima dell’arrivo ad Arese della Scuderia Euroracing di Pavanellovolle – forse – promuovere il genio livornese nella ipotesi di sviluppo di una monoposto in grado di ospitare i blocchi motore del Biscione che da lì a poco sarebbe però uscito dalla Formula Uno. Ovviamente rimase un sogno nel cassetto.

Invece gli ultimi ricordi hanno il sapore della gratitudine da parte di tutti i tifosi ed i ferraristi. Fine anni Novanta, Ferrari chiede aiuto a Giotto per risolvere questioni aerodinamiche e telaistiche sulla rossa di Schumi. Detto fatto, i problemi spariscono. E dunque, per legittimità, un pezzetto ben evidente di Titoli mondiali del Kaiser di Maranello sono merito di Giotto.

Riccardo Bellumori

Nuovo Skoda Kodiaq 2027: Rendering Totale

Lo Skoda Kodiaq si avvicina al restyling di metà carriera.

Alla fine del mese scorso sono state pubblicate online le prime foto dei prototipi del crossover ceco rinnovato, che ci consentono di farci un’idea iniziale delle modifiche apportate al suo aspetto esteriore.

Il modello Kodiaq è stato presentato per la prima volta nel settembre 2016 al Salone dell’Auto di Parigi. È diventata la versione di serie del concept VisionS, presentato nel marzo dello stesso anno, nonché il crossover più grande del marchio. Nell’autunno del 2023 ha avuto luogo la prima del SUV di seconda generazione. Non sono ancora passati tre anni dal lancio della produzione, e sono già stati portati in pista i prototipi della versione restylizzata.

Per ora, il cambiamento più evidente nell’estetica è il nuovo design del paraurti anteriore con “linee” decorative orizzontali nella finitura della presa d’aria. I fari, invece, hanno ancora esattamente la stessa forma di quelli dell’attuale crossover. Se rimarranno tali, almeno la grafica delle luci di marcia a LED dovrebbe essere aggiornata, e abbiamo presentato una delle possibili varianti nello stile attuale del marchio con elementi orizzontali e verticali. Anche nella parte posteriore, attraverso la pellicola mimetica, si intravedono per ora i fanali attuali senza alcuna modifica.

Nel rendering è raffigurata una variante con un gruppo ottico posteriore più rigoroso, in linea con le ultime novità e i concept dell’azienda.

Rendering Skoda Kodiaq

MOTORE E DATI TECNICI

Come la Volkswagen Tiguan di ultima generazione, la nuova Kodiaq è costruita sulla piattaforma MQB-Evo. Dispone di una gamma piuttosto ampia di motorizzazioni, che include motori turbo a benzina e diesel, oltre a un ibrido leggero e ricaricabile. Esiste anche la versione top di gamma RS, equipaggiata con un motore turbo 2.0 TSI da 265 CV. È probabile che, dopo il restyling, la potenza di questa variante possa superare i 300 CV.
La presentazione della Skoda Kodiaq restyling potrebbe avvenire verso la fine del prossimo anno. Nel frattempo, è partita da pochi giorni la produzione del crossover compatto Skoda Epiq.

Nuova Mazda CX-30 2026: Anteprima

La Mazda CX-30 è sul mercato dal 2019 e non ha ancora ricevuto un vero e proprio restyling. Ciò non ha impedito a Mazda di mantenere aggiornato il crossover compatto in Europa, dove sta lanciando una serie di modifiche per l’anno modello 2027 incentrate su nuovi allestimenti e dotazioni di sicurezza aggiuntive.

I cambiamenti stilistici sono sottili, e anche questo è generoso. La CX-30 2027 per il mercato europeo riprende gli stessi dettagli discreti che Mazda ha introdotto sul modello 2026 per il mercato statunitense, il che significa che le versioni di alta gamma avranno una griglia nera lucida, un emblema Mazda oscurato e badge abbinati sul retro.

La gamma di colori si amplia a nove tonalità con l’arrivo dell’Aero Grey e dello Zinc Green, recentemente aggiunti alla MX-5. All’interno, Mazda promette “materiali migliorati, nuove superfici e usabilità ottimizzata, completati da ulteriori caratteristiche di illuminazione e comfort”.

Sul fronte della sicurezza, Mazda ha migliorato la suite i-Activsense della CX-30. Il cruise control adattivo ora comunica con il sistema di riconoscimento dei segnali stradali, così il conducente può adottare un limite di velocità rilevato tramite un pulsante sul volante. La frenata automatica di emergenza e il monitoraggio degli angoli ciechi sono stati ricalibrati per rilevare le motociclette, e l’auto aggiunge una funzione di assistenza in curva per gli incroci, la prevenzione delle collisioni secondarie e un avviso di attenzione del conducente.

GAMMA E ALLESTIMENTI

Per il 2027, la gamma europea si arricchisce di un nuovo allestimento di punta, l’Homura Plus, e dell’edizione speciale Makoto. L’Homura Plus è dotata di serie di caratteristiche premium come un impianto audio Bose a 12 altoparlanti, rivestimenti in pelle nera e una telecamera a 360 gradi. Il pezzo forte, però, sono i fari Matrix LED. Superano di gran lunga la vecchia configurazione adattiva, aggiungendo luci di segnalazione per i pedoni e la capacità di attenuarsi automaticamente in presenza di segnali stradali.
La Makoto rispecchia di fatto l’Aire Edition in versione statunitense, condividendo gli stessi dettagli esterni neri e i cerchi in lega da 18 pollici, ma li abbina a fari Matrix LED più sofisticati. All’interno troviamo sedili in similpelle grigio chiaro, finiture in pelle scamosciata abbinate sul cruscotto, un copri chiave in argento spazzolato e tappetini con marchio e cuciture a contrasto.

Mazda ha anche introdotto piccole modifiche nel resto della gamma. La versione base Prime-Line guadagna una console centrale nero opaco, finiture dei finestrini laterali nere e nuove luci diurne a LED. La Centre-Line presenta un’illuminazione aggiuntiva della console centrale, mentre la Exclusive-Line guadagna barre sul tetto argentate e la telecamera a 360 gradi.

Il pacchetto design opzionale offre una console centrale nero lucido e dettagli in canna di fucile nell’abitacolo, gli stessi tocchi presenti sulla nuova Homura Plus, sebbene qui siano accompagnati da cornici dei finestrini cromate. Al vertice della gamma, l’allestimento Takumi presenta elementi decorativi neri e sedili ventilati.

MOTORI E DATI TECNICI

Mentre la CX-30 in versione statunitense è disponibile con motore turbo e trazione integrale di serie, il modello europeo segue una strada diversa, puntando su motori aspirati mild-hybrid. Il motore e-Skyactiv G da 2,5 litri eroga 138 CV (103 kW / 140 PS), mentre il modello di punta e-Skyactiv X da 2,0 litri produce 183 CV (137 kW / 186 PS).

La maggior parte delle varianti mantiene la trazione anteriore, ma il motore più potente può anche essere abbinato al sistema i-Activ AWD. Un’altra differenza degna di nota rispetto alla sua gemella in versione statunitense è che la CX-30 europea può essere acquistata con un cambio manuale a sei marce in alternativa al cambio automatico a sei marce con convertitore di coppia.

Per quanto riguarda i prezzi, gli acquirenti europei devono affrontare una barriera d’ingresso significativamente più alta rispetto ai loro omologhi americani. In Germania, la CX-30 Prime-Line base del 2027 parte da 29.990 €, la Makoto costa 34.440 € e l’ammiraglia Takumi sale a 38.190 €. In confronto, la CX-30 del 2026 negli Stati Uniti parte da 26.375 $ e arriva fino a 37.900 $.

Come cambia Apple CarPlay con il nuovo iOS 27

Apple ha approfittato del keynote del WWDC 2026 per presentare in anteprima iOS 27 e, sebbene i titoli dei giornali fossero dominati da una versione rinnovata di Siri basata sull’intelligenza artificiale, è in arrivo una serie di aggiornamenti piuttosto significativi per Apple CarPlay, l’interfaccia di bordo che, per molti malesi, è diventata il modo predefinito di utilizzare il telefono al volante.

Le funzionalità non saranno disponibili immediatamente; arriveranno come aggiornamento software gratuito questo autunno, con una versione beta per sviluppatori già disponibile e una versione beta pubblica in arrivo a luglio. Ma vale la pena analizzare fin da ora la direzione che Apple sta prendendo con CarPlay.

Le app video arrivano su CarPlay, ma solo quando sei parcheggiato
L’aggiunta più accattivante è il video. Apple ha accennato per la prima volta all’idea al WWDC 2025, ma è con iOS 27 che la funzionalità diventa effettivamente disponibile. Gli sviluppatori possono ora creare app CarPlay che consentono di sfogliare e riprodurre video direttamente sullo schermo dell’auto, e le app che supportano AirPlay possono trasmettere in streaming su un display del veicolo compatibile direttamente dal tuo iPhone.

IL NUOVO CARPLAY

Prima che qualcuno si faccia prendere dal panico per la guida distratta, c’è un’importante avvertenza. La riproduzione video funziona solo quando l’auto è parcheggiata. Apple dice di immaginare che la si utilizzi mentre si aspetta nella zona di prelievo dell’aeroporto o, cosa più rilevante per il numero crescente di proprietari di veicoli elettrici, mentre l’auto è collegata alla presa di ricarica. Ora, se solo Tesla decidesse di implementare CarPlay.

Una cosa da notare è che questa funzione dipende dal supporto del veicolo, e Apple afferma che è pensata per le auto più recenti. Quindi non è garantito che ogni veicolo dotato di CarPlay oggi in circolazione possa riprodurre video, poiché dipende dall’hardware dell’auto.
La nuova Siri conversazionale – Apple sta chiamando l’assistente rinnovato “Siri AI” – si estende anche a CarPlay. L’esempio fornito da Apple era quello di chiedere a Siri quale sentiero escursionistico avesse consigliato un amico e ottenere la risposta letta all’istante, attingendo al contesto personale dei tuoi messaggi senza dover cercare nel telefono. Utile durante la guida perché non devi cercare il messaggio sul telefono.

Siri AI in CarPlay richiede un iPhone 15 Pro o più recente. Se si utilizza un iPhone più vecchio, si otterranno il resto dei miglioramenti di CarPlay ma non l’assistente più intelligente.

Quattro modifiche minori ma gradite:
Oltre alle funzionalità principali, una diapositiva mostrata brevemente durante il keynote ha rivelato quattro perfezionamenti che gli utenti di lunga data di CarPlay apprezzeranno:

Scorrimento dell’audio nella schermata “In riproduzione” – così si può finalmente saltare da una parte all’altra all’interno di un podcast o di un brano dal display dell’auto.
Maggiore precisione del GPS e della direzione di navigazione – il che dovrebbe aiutare in quei piccoli ma fastidiosi momenti in cui la mappa non riesce a capire bene in che direzione sei rivolto.
Un mini-lettore per l’audio all’interno delle app – per mantenere accessibili i controlli di riproduzione senza interrompere ciò che stai facendo.
Maggiore affidabilità del CarPlay wireless – probabilmente la più importante di tutte, vista l’instabilità delle connessioni CarPlay wireless nell’uso quotidiano.
Quando potremo effettivamente utilizzare il nuovo CarPlay?
Tutte queste funzionalità di CarPlay richiedono un iPhone con iOS 27. La versione beta per sviluppatori è già disponibile, una versione beta pubblica seguirà a luglio e il rilascio completo dovrebbe avvenire insieme alla prossima linea di iPhone a settembre.

Non si sa dove si collochi il mercato malese nel programma di lancio, poiché queste funzionalità vengono spesso lanciate mercato per mercato

Nuova Mitsubishi Eclipse Sportback: Anteprima

Il modello Mitsubishi, realizzato sulla base dell’auto elettrica Nissan, è destinato al mercato nordamericano. Lì le vendite della cinque porte con i «tre diamanti» inizieranno tra un paio di mesi.
Il fatto che la Nissan Leaf di terza generazione sarebbe stata prodotta con il marchio Mitsubishi era stato annunciato ancora prima della presentazione ufficiale della nuova auto elettrica Nissan. Ricordiamo che la “terza” Leaf ha debuttato l’estate scorsa e, nella nuova generazione, è passata da hatchback a crossover di tipo coupé. Ora la divisione americana di Mitsubishi ha diffuso le prime foto della propria versione della Leaf e ha anche annunciato il nome della novità: Eclipse Sportback.

Sarà proprio il Nord America il mercato principale (e forse l’unico) per l’auto elettrica Mitsubishi. Va inoltre sottolineato che l’azienda dei «tre diamanti» «prende in prestito» da tempo i modelli dai propri partner dell’alleanza. E il nome iconico Eclipse non è certo la prima volta che viene utilizzato con questo «cognome». Infatti, nell’attuale gamma del marchio c’è il crossover Eclipse Cross, e in Europa è già stato presentato il SUV di seconda generazione – che è una Renault Scenic E-Tech leggermente modificata.
Il crossover elettrico Mitsubishi non è una copia al 100% della Nissan Leaf. L’Eclipse Sportback ha paraurti propri, mentre sulla mascherina che unisce i fari a forma di boomerang spiccano dei “tratti”. È stato modificato anche il disegno dei fanali posteriori, ma i fanali con disegno 3D, presenti sulla Nissan Leaf top di gamma, non sono stati adottati dalla novità Mitsubishi.

LA COLLABORAZIONE CON NISSAN

Gli interni non sono ancora stati svelati. Probabilmente, all’interno la Mitsubishi Eclipse Sportback riprende l’auto elettrica Nissan, ovvero nell’abitacolo sono presenti un volante a due razze e un cruscotto.

Non sono state fornite informazioni nemmeno sulla tecnologia del nuovo modello. Negli Stati Uniti la Nissan Leaf è attualmente disponibile con un unico motore elettrico da 218 CV sull’asse anteriore e una batteria da 75 kWh. Tuttavia, in occasione del lancio americano erano state annunciate anche versioni con un motore da 177 CV e una batteria da 52 kWh, ma per qualche motivo queste versioni non sono mai state messe in vendita. Non è quindi da escludere che per la Mitsubishi Eclipse Sportback siano stati riservati il motore elettrico e la batteria di fascia inferiore.

Il SUV elettrico Mitsubishi arriverà sul mercato nordamericano tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.