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Audi 80 B3: 40 anni della prima vera rivale della Mercedes 190

Quarant’anni fa l’effetto che suscitò nel mondo è stato qualcosa che i resoconti e gli amarcord che girano sul Web oggi riescono a malapena a ricostruire: l’arrivo di “Audi 80” terza generazione ha davvero rivoluzionato tanta della consapevolezza, della storia, della moda legata al mercato auto. 

La “Typ 89” (per seguire una denominazione progettuale cara a “nonna” Auto Union) si dimostrò addirittura, come poche altre volte al mondo, un’auto che una volta arrivata costruì intorno a se’ una particolare prerogativa: prima che arrivasse nessuno poteva rendersi conto di quanto, una volta proposta sul mercato, fosse davvero indispensabile ed imperdibile; ed i numeri parlano chiaro: in solo quattro anni e mezzo prima di essere sostituita dalla successiva “80 B4” (necessaria soprattutto per l’ampliamento di Gamma con la serie “90” che, nella prima generazione, era un modello praticamente per il solo mercato americano) ne sono stati venduti oltre un milione e trecentomila esemplari, cioè oltre ventimila al giorno per ogni giorno lavorato in casa Audi. 

Un vero record che nasce in realtà prima del 1986, quando nella Gamma dei quattro anelli l’arrivo di “100 C3” (quella con il “Cx” più basso al mondo per una vettura di serie con un valore di appena 0,30) stravolge per la prima volta l’immagine di Audi facendola passare da Marchio di pregio di casa Volkswagen a marchio di prestigio globale, pronto cioè a menare le mani in primis con la rivale elettiva Mercedes. 

Ma è un duello impari fino a quel 1986: perché se l’ammiraglia “100” (completata dalle serie “200” e quella “5000” per Stati Uniti e mercati anglosassoni) si era posta benissimo in contraltare alternativo alla serie “W123” e “W124” della Stella di Stoccarda, ritagliandosi uno spazio nella clientela “Vip” attenta ad efficienza energetica, innovazione ed attenzione all’ambiente; dal lato del resto di Gamma Audi era davvero in alto mare: la iconica “Coupè100”, ovvero “Quattro” nelle versioni più vicine ai mostri da Rally che Ingolstadt aveva lanciato nel mondiale, era una linea dai numeri troppo contingentati per essere altro che un simbolo; ma la frattura più evidente si era creata tra il nuovo corso Audi e la vecchia serie “80” disegnata da Giugiaro ma derivata dal pianaledella popolare “B-Series” di casa Volkswagen. 

Non a caso, per rivitalizzare l’offerta commerciale Audi fece uscire la versione “Quattro” di 80, in pratica il primo modello di larga serie che la Casa tedesca aveva trasformato in 4×4; ma era comunque una soluzione di nicchia per un modello datato, dalle dimensioni interne lillipuziane e destinato prevalentemente ad un pubblico giovane. 

Dall’altro lato Audi era stato uno dei Marchi più fedeli e attenti ad un programma federale (nella ex Germania Ovest) che tra il 1979 ed il 1981 aveva impegnato il Governo a finanziare programmi di ricerca su aerodinamica, utilizzo di materiali eco compatibili, riduzione dell’inquinamento e sicurezza. Su queste basi la “100 C2” fu evoluta nella “C3” soprattutto sul lato aerodinamico. 

 

Con “80” Terza generazione Audi diventa davvero un Brand Premium

Ma fu la futura “80” a coprire lo spettro più ampio degli obbiettivi governativi: la linea disegnata sotto la guida di Hartmut Warkussera un chiaro simbolo comunicativo della “new Age” con cui Audi cominciò a lanciare segnali ostili al mondo dell’auto di prestigio: essenziale, in puro stile “understatement” tipico della nuova cultura tedesca in tema di lusso, mostrava subito però al potenziale cliente quanta qualità, tecnologia e dunque valore ci fosse dentro la nuova “80”. E del resto fu proprio Warkuss a disegnare negli anni Settanta la prima serie “80” a due e quattro porte.

Con un obbiettivo, inconfessabile inizialmente, per la terza serie del 1986: essere la prima vera concorrente elettiva della Mercedes “190” di Bruno Sacco molto più rispetto alla BMW Serie “3” di Claus Luthe, troppo sportiva e caratterizzata per un pubblico “smanettone”. 

Intendiamoci: una concorrenza non “sovrapponibile” né “baciata” ma complementare ed alternativa. Entrambe, però, hanno contribuito ad evolvere verso lusso e status il segmento – medesimo – di appartenenza anche se ciascuna ha declinato il concetto di status in modo diverso. 

Ma è indubbio che in un momento di mercato in cui erano presenti BMW Serie 3 ed Alfa 75, a loro volta iconicamente a confronto ma troppo diverse e troppo più sportive rispetto ad Audi 80 e Mercedes 190, il resto dell’offerta commerciale europea si distaccava troppo da questi target: la stessa Volvo con la serie “300” era davvero troppo modesta per essere paragonabile, mentre Lancia e Rover, all’epoca portabandiera del mercato di prestigio, non erano comparabili in quel segmento.

A differenza di “190” e di Bruno Sacco (o di Claus Luthe per la BMW Serie “3”) Wartuss sceglie una linea molto meno tradizionale del “tre volumi” di Stoccarda: il profilo di “80” rivela un volume di coda a metà tra il due volumi e mezzo ed il tre volumi, regalando alla nuova piccola Audi un taglio posteriore unico e determinante nella linea generale dove grazie alle linee continue e le superfici a filo, insieme alla inclinazione del parabrezza, il Cx già eccezionale della “100 C3” viene ancora ridotto.

La parte più iconica a livello stilistico di questa “80” diventa però la coda, e non il frontale: mentre questo, sul versante rappresentativo e simbolico viene un po’ sacrificato alle esigenze aerodinamiche (che lo rendono poco rappresentativo, scarno e troppo essenziale rispetto alla concorrenza) la coda è davvero un concentrato di lusso e personalità: gruppi ottici orizzontali grandi e rialzati ma a filo della linea di coda, “tagliati” dal profilo del cofano e sormontati dal lunotto panoramico e con superfici vetrate a filo e montanti nascosti.

Il sogno nascosto: rompere le uova nel paniere a Mercedes “190”

Altra simmetria tra “80” e “Baby Benz”? Le misure: “80” è più corta di solo sei centimetri, larga quasi uguale e più alta di due centimetri rispetto alla “190”; il passo di questa è 10 centimetri più lungo ma questo non è un problema per l’Audi in tema di abitabilità (una delle migliori per la categoria e per il periodo) mentre anche sul vano bagagli di minimo 450 litri la “80” superava di poco la Mercedes “190”. Unico neo, rispetto alla “Baby Benz” che tra l’altro scontava il tunnel trasmissione in mezzo alla panca posteriore, era la estrema inclinazione del lunotto: per evitare che le teste dei passeggeri più alti toccassero il profilo del cristallo, i sedili posteriori furono avanzati parecchio a discapito dello spazio per le gambe.

Insomma, pare quasi che tra le “piccole” di Stoccarda e di Ingolstadt ci fosse un benchmark perfetto, e ricordarlo qui vale solo per far capire quanto “80 B3” sia stata rivoluzionaria non solo per la tecnologia ma soprattutto per i valori simbolici ed iconici, accompagnando il segmento delle “medie” verso l’ambizione “Premium” proprio insieme alla “W201 – 190”.

Il nuovo pianale di “80” ospitava una gamma motori iniziale, tuttavia, decisamente meno qualificata rispetto a “190”, e questo non è un giudizio severo e basta: il pianale era del tutto nuovo (sempre condiviso dalla Passat che uscirà successivamente) rispetto alla vecchia “80”, nonostante parte delle misure fondamentali fossero tra loro siamesi; ma sui motori a disposizione Audi era ancora un satellite di Volkswagen e dunque impiegava motori sufficientemente tecnologici ma popolari. 

 

Su una cosa però Audi era diventata prima della classe: con il brevetto “Procon-Ten” in caso di urto frontale il piantone dello sterzo veniva fatto “collassare” e le cinture venivano messe in tensione grazie ad una piccola carica esplosiva (prodroma del sistema degli Airbag) per evitare che torace e parti vitali del conducente colpissero il volante.

 

Di base il 1600 cc. a carburatori da soli 75 cavalli (contro una media per la concorrenza di almeno 10 cavalli in più) era forse l’elemento più penalizzante insieme al classico 1600 cc. diesel aspirato da 54 cavalli; così facendo Audi manteneva un certo contatto con la categoria entry level ma collezionava giudizi critici perché per la categoria e soprattutto il peso di “80 B3” quei motori erano limitati.

Le motorizzazioni più azzeccate erano così il 1900 benzina ad iniezione da 112 cavalli ed il Turbodiesel 1.6 da 80 cavalli che, grazie ad aerodinamica perfetta e peso contenuto, diventarono dei riferimenti di categoria per prestazioni e consumi. Ovviamente, e non poteva essere altrimenti, a richiesta era disponibile per alcune motorizzazioni lo schema “Quattro”.

E se la “80 B3” fu un vero e proprio “crack” di mercato in Europa per un decennio fino all’arrivo di “A4”, Audi deve alla evoluzione di questo modello la “salvezza” negli Stati Uniti: dopo lo scandalo dell’inchiesta e della sanzione federale su una serie di incidenti sulle Audi “5000” a causa del malfunzionamento dell’acceleratore elettronico, Audi crollò nelle vendite per quasi un lustro dal 1986 al 1991. 

L’arma del rilancio di Ingolstadt per il mercato Usa fu però implacabile: la “90” Quattro 20v Turbo. 

Un gioiello tecnologico basato su piattaforma e base stilistica rivisitata proprio di “80 B3”. 

 

Da allora i quattro anelli non temettero più nulla a casa degli Yankee….se non il Dieselgate. Ma questa è un’altra storia. 

Quella “Timeless” di Audi 80 terza generazione è solo e sempre una bella storia.

Riccardo Bellumori

Nuova BMW X5 2026: Anteprima e Dati Tecnici

La nuova BMW X5 è pronta al debutto ufficiale.

Le versioni SUV con motore a combustione interna saranno in vendita alla fine di novembre 2026, mentre le varianti completamente elettriche e ibride plug‑in arriveranno all’inizio del prossimo anno.

Il marchio bavarese ha iniziato a produrre la BMW X5 nel 1999 e, negli anni, il modello ha già cambiato generazione più volte. Ora il costruttore ha finalmente svelato completamente la nuova BMW X5 di quinta generazione (indice interno G65): la première mondiale si è svolta nello stabilimento BMW di Spartanburg, in South Carolina. I prezzi del nuovo «X5» appena presentato sono già stati comunicati.

Il design della BMW X5 di quinta generazione segue il linguaggio stilistico attuale del marchio, la filosofia Neue Klasse. Il modello adotta fari anteriori orizzontali e sottili, con una firma luminosa a doppia “X” per lato; al centro, un elemento verticale richiama le classiche “narici” BMW con cornice illuminata. Sotto, nelle versioni con motore termico, si trova la griglia del radiatore, mentre nelle elettriche è presente una superficie chiusa in plastica nera lucida. Nella parte inferiore del paraurti è integrata una presa d’aria con motivo a griglia di grandi dimensioni.

Il modello presenta passaruota ampliati, barre sul tetto, specchietti esterni tradizionali e maniglie delle porte particolari, a forma di “petalo”, posizionate lungo la linea dei finestrini laterali. Il profilo è completato da cerchi da 21 o 23 pollici, a seconda della versione. Di serie sono previsti ammortizzatori adattivi, mentre la sospensione pneumatica è disponibile come optional. Il posteriore adotta uno spoiler scolpito nella parte superiore del portellone e fanali orizzontali divisi da un elemento centrale con il logo BMW.

Alla base della nuova BMW X5 e della iX5 c’è una versione aggiornata della piattaforma CLAR. La lunghezza è di 4994 mm (72 mm in più rispetto al modello precedente), la larghezza è di 2000 mm (4 mm in meno), l’altezza è di 1751 mm (6 mm in più) e il passo raggiunge i 3035 mm (60 mm in più rispetto alla quarta generazione). Il bagagliaio ha una capacità di 655 litri (525 litri per le ibride), che sale a 1850 litri con i sedili posteriori abbattuti (1680 litri nelle ibride). La versione elettrica dispone inoltre di un vano anteriore da 53 litri.

INTERNI E TECNOLOGIE

L’abitacolo della BMW X5 M60e xDrive presenta un tetto panoramico in vetro da 2,6 m², illuminazione interna, volante sportivo con corona appiattita e pulsanti fisici, oltre al nuovo display orizzontale BMW iDrive posizionato alla base del parabrezza, che sostituisce il tradizionale quadro strumenti. Sulla plancia sono presenti anche due schermi del sistema infotainment: un touchscreen centrale da 17,9 pollici e un display da 14,6 pollici dedicato al passeggero anteriore. Tra gli optional figura la chiusura completamente automatica delle porte.

MOTORE E DATI TECNICI

Come già anticipato, il nuovo X5 sarà proposto con cinque varianti tecniche. Una di queste sarà la BMW iX5 Hydrogen, di cui la produzione inizierà nel 2028. Il modello debutta però con motori termici abbinati a sistemi mild hybrid. La versione X5 40 xDrive (negli USA esiste anche la variante a trazione posteriore X5 40) monta un sei cilindri biturbo da 3,0 litri da 400 CV e 580 Nm, abbinato a un automatico Steptronic a otto rapporti. Lo 0‑100 km/h richiede 5,3 secondi, mentre la velocità massima è limitata a 250 km/h.

La X5 40d xDrive utilizza un sei cilindri diesel biturbo da 3,0 litri con sistema MHEV, per una potenza complessiva di 313 CV e 670 Nm. Anche qui è presente il cambio automatico a otto rapporti. Lo 0‑100 km/h viene coperto in 6,1 secondi, con velocità massima limitata a 230 km/h.

La BMW X5 50e xDrive, ibrida plug‑in, combina un sei cilindri biturbo da 3,0 litri da 313 CV (450 Nm) con un motore elettrico da 197 CV (280 Nm) integrato nel cambio a otto rapporti e una batteria da 26,5 kWh. La potenza totale è di 489 CV (700 Nm). L’autonomia in elettrico, fino a 140 km/h, raggiunge i 102 km secondo ciclo WLTP. Lo 0‑100 km/h richiede 5 secondi, la velocità massima è 250 km/h.

La BMW X5 M60e xDrive monta un sistema ibrido da 612 CV e 800 Nm. Il motore termico è un sei cilindri biturbo da 3,0 litri da 426 CV (540 Nm), abbinato allo stesso motore elettrico da 197 CV e alla stessa batteria della 50e. Lo 0‑100 km/h richiede 4,2 secondi; in modalità elettrica può percorrere fino a 98 km.

La versione completamente elettrica BMW iX5 60 xDrive utilizza un’architettura a 800 volt, trazione integrale e due motori elettrici per una potenza totale di 578 CV e 805 Nm. La batteria ha una capacità utile di 141 kWh. L’autonomia massima arriva a 845 km, la velocità è limitata a 210 km/h e lo 0‑100 km/h richiede 4,6 secondi.

La produzione della nuova BMW X5 inizierà nello stabilimento BMW della South Carolina nell’agosto 2026. Le versioni con motore termico e sistema MHEV saranno in vendita a fine novembre, mentre le varianti elettriche e ibride plug‑in arriveranno all’inizio del 2027. Negli Stati Uniti, il prezzo della versione base BMW X5 40 sarà di 69.800 dollari, mentre la versione a trazione integrale partirà da 72.100 dollari. La X5 50e xDrive ibrida costerà 77.500 dollari, mentre la iX5 60 xDrive elettrica partirà da 79.800 dollari.

Nuova Lamborghini Urus SE Performante

Lamborghini ha alzato ulteriormente l’asticella con la nuova Urus SE Performante. Il marchio ha presentato questa attesissima versione sportiva, basata sul modello ibrido plug-in già in vendita, che prende il posto dell’omonimo modello ancora in commercio ma dotato di motore a combustione.

Lamborghini ha rinunciato alla Lanzador, ma non lo farà con quella che è la sua ammiraglia. L’Urus SE è uno dei SUV ibridi plug-in più veloci al mondo e ora raggiunge un nuovo livello in cui le prestazioni sono estremamente difficili da eguagliare per la concorrenza. La nuova Performante si presenta inoltre con una serie di dettagli che, nelle decine di foto spia che abbiamo visto, erano rimasti nascosti.

Ad esempio, le prese d’aria sul cofano motore – nuovo, tra l’altro, e con rilievi più distintivi – o quelle presenti sulle ali anteriori.
E nemmeno l’impianto di scarico Akrapovič che, realizzato in titanio, presenta i tipici quattro terminali, ma utilizza due tubi per ciascuna bancata di cilindri, in modo che quello principale abbia un diametro di 65 millimetri e quello secondario di 76 millimetri. Dopo l’avviamento, il motore rimane brevemente a circa 2.400 giri/min, e il suono varia a seconda della modalità di guida selezionata.
C’è invece il diffusore, il più grande che il costruttore abbia mai progettato fino ad oggi. Ma non è l’unica cosa imponente nella nuova Urus Performante: lo è anche lo spoiler posteriore che si trova sopra il portellone. Un kit aerodinamico, realizzato in carbonio a vista, che comprende il cofano, il tetto, le estensioni dei passaruota, le minigonne laterali e i paraurti e che, secondo il marchio, ha ridotto del 3% la resistenza aerodinamica rispetto all’Urus SE, aumentando al contempo la deportanza del 23%.
Lamborghini Urus SE Performante
Due spoiler e un enorme diffusore nella parte posteriore della nuova Lamborghini Urus SE Performante.
Rispetto all’Urus Performante a benzina, il miglioramento è del 16%. Ma Lamborghini non si accontenta solo di questo, bensì ha puntato anche su altre soluzioni più sofisticate, come la generazione da parte dello stesso asse anteriore del 22% in più di carico aerodinamico, risultato ottenuto grazie allo splitter, a un sistema di raffreddamento con condotti a forma di «S» e alle prese d’aria sul cofano.

IL SUV SPORTIVO

Lamborghini Urus SE Performante è dotato anche di una nuova sospensione pneumatica. Denominata «AURA 2K2V», è dotata di ammortizzatori a doppia valvola controllati in modo indipendente, che riducono il rollio della carrozzeria grazie anche a un sistema di controllo con 8 accelerometri posizionati su ciascuna ruota e agli angoli della carrozzeria, oltre a un sensore 6D. Una tecnologia ereditata dalla Fenomeno, che analizza l’accelerazione su tre assi e i movimenti della carrozzeria relativi al beccheggio, al rollio e all’imbardata.

I dati vengono inseriti nel sistema di frenata assistita integrato, in grado di prevedere il comportamento dell’auto anche prima che si verifichi uno slittamento. Il risultato è una risposta più rapida del 12%, che consente di arrestare il SUV sportivo, partendo da 200 km/h, in meno di 130 metri.

Tuttavia, la nuova Lamborghini Urus SE Performante è uno sviluppo completamente nuovo, che non ha quasi nulla a che vedere con la versione SE già in vendita. Infatti, mentre di norma le dimensioni e le misure sono le stesse della versione base, in questa versione più radicale non è così: il passo è più lungo di 16 millimetri. Ciò, in realtà, non contribuisce a massimizzare lo spazio interno, ma influisce positivamente sulla dinamica di guida.

DATI TECNICI E MOTORI

La nuova Lamborghini Urus SE Performante è un’ibrida plug-in con un sistema di propulsione ben noto, che combina il motore V8 biturbo da 4,0 litri e un motore elettrico, grazie al quale la potenza massima raggiunge gli 812 CV e la coppia i 1.000 Nm. L’apporto elettrico rappresenta un aumento di 146 CV rispetto alla precedente Performante.

La particolarità è che la coppia viene raggiunta tra i 2.000 e i 5.500 giri/min. Il motore è accoppiato a un cambio automatico a otto rapporti, il cui software è stato riprogettato per garantire una migliore risposta, e dispone inoltre di una batteria agli ioni di litio con una capacità lorda di 25,9 kWh che garantisce un’autonomia in modalità elettrica di poco superiore ai 60 chilometri fino a 130 km/h.

Il sistema di trazione integrale utilizza una frizione centrale a controllo elettronico e un differenziale posteriore con bloccaggio elettronico, che distribuisce attivamente la coppia motrice tra gli assi e genera un sovrasterzo controllato durante la guida dinamica.

Se ciò non bastasse, potrebbe interessare sapere che è presente anche un selettore delle modalità di guida, tra cui scegliere tra Strada, Sport, Corsa, EV, Hybrid, Recharge, Performance e la nuova «Rally» per divertirsi fuori strada. Il prezzo non è ancora noto, ma si preannuncia molto elevato.

Nuova Fiat Multipla 2026: Anteprima

In un colpo solo, Fiat ha svelato una serie di concept ed edizioni speciali dedicate alla micromobilità. Tra questi figurano un veicolo a tre ruote e una nuova Multiplina.
A partire dalla Topolino, sono disponibili le nuove edizioni Sport e Vilebrequin.

La prima trae ispirazione dalla Nuova 500 Sport del 1958 ed è descritta come “semplice, giocosa e iconica”.

Progettata per attirare i giovani acquirenti, la Topolino Sport punta sulla personalizzazione, grazie a quattro nuovi colori per gli esterni e tre nuovi combinazioni di strisce. Il modello presenta inoltre numerosi componenti neri, tra cui le cornici dei fari, le calotte degli specchietti e i cerchi.
All’interno, i sedili sono neri e il Dolcevita Box è rivestito in vinile effetto carbonio. A questi si aggiungono nuove cinture di sicurezza e un altoparlante Bluetooth Monsterlino. Quest’ultimo è stato creato in collaborazione con Monster e si fissa magneticamente al veicolo, potendo essere facilmente rimosso.

LA NUOVA GAMMA

Proseguendo, c’è la nuova Topolino Vilebrequin Collector’s Edition. Si distingue per la capote avvolgibile e per una produzione molto limitata a 200 unità in Italia e Francia.

Altri punti di forza includono una verniciatura bicolore a tema nautico e dettagli argentati a contrasto. A questi si aggiungono un portapacchi posteriore cromato e il logo Vilebrequin a forma di tartaruga sulla portiera del conducente.
Gli aggiornamenti proseguono all’interno con sedili bianchi decorati con tartarughe blu Vilebrequin. La Dolcevita Box presenta un design invertito ed è abbinata a cinture di sicurezza bianche. Il modello dispone inoltre di tappetini in finto legno progettati per richiamare la navigazione da diporto nel Mediterraneo.

Fiat riporta in vita la Multiplina e lancia nuove edizioni della Topolino
Fiat ha presentato anche un paio di concept, tra cui una versione passeggeri del veicolo a tre ruote TRIS. Conosciuto come Dolcevita, il modello richiama la 500 Jolly ed è stato progettato per l’uso in “ambienti ricreativi e di ospitalità”.

L’abitacolo è rimasto invariato, mentre il vano di carico è stato sostituito da un vano passeggeri posteriore con un sedile e un tettuccio in tessuto. Il modello presenta inoltre un design a cielo aperto e un’atmosfera da spiaggia.

Fiat fa rivivere la Multiplina e lancia nuove edizioni della Topolino
Infine, c’è il concept Multiplina, descritto come una «reinterpretazione audace e socialmente rilevante della leggendaria Fiat 600 Multipla del 1956». L’azienda ha poi definito il modello «l’anello mancante tra una Topolino e un’auto».

La Fiat è rimasta vaga sui dettagli aggiuntivi, ma il modello sembra un incrocio tra la Topolino e la 500. Presenta un paraurti anteriore “sorridente”, fari circolari e un parabrezza inclinato. A questi si aggiungono porte alte e un tetto avvolgibile. Si intravede anche un abitacolo a quattro posti, che promette di avere una “disposizione che massimizza l’efficienza dello spazio attraverso un’architettura intelligente e incentrata sull’uomo”.

Nuova Fiat Pandina Tributo Autobianchi: l’icona

Stellantis ha recentemente accennato a un successore completamente elettrico della Fiat Pandina, caratterizzato da uno stile che ricorda i giocattoli e da una posizione di guida centrale. Tuttavia, al modello attuale restano ancora anni prima che esca di produzione verso la fine del decennio, e Fiat intende salutarlo con un’edizione speciale che porta un nome tratto direttamente dal passato.

Quel nome è Autobianchi, un marchio nato nel 1955 come joint venture tra Bianchi, Pirelli e Fiat. L’azienda si è costruita una reputazione grazie alle utilitarie, e la A112 ne è diventata il modello di punta. La piccola hatchback fece il suo debutto nel 1969 sulla piattaforma a trazione anteriore della Fiat 128 e ne furono prodotti oltre 1,2 milioni di esemplari prima che la produzione cessasse nel 1986. Il marchio scomparve nel 1995, anche se Stellantis ne detiene ancora i diritti.

LA SCELTA STRATEGICA

Anziché far rinascere Autobianchi come marchio autonomo, Stellantis ha scelto di applicare il marchio al modello più antico ancora in produzione nella gamma Fiat.

I fotografi della rivista Quattroruote hanno immortalato un prototipo della Pandina pesantemente camuffato che sfoggiava la scritta «Tributo Autobianchi» sulle portiere posteriori, rivelando così in anticipo il gioco.
Questo marchio inaspettato indica una nuova edizione speciale incentrata sulla nostalgia. Il modello sembra basarsi sulla robusta Pandina Cross, con una generosa quantità di rivestimenti in plastica che avvolgono la carrozzeria.

Le modifiche esterne potrebbero includere nuovi inserti sul paraurti anteriore, cerchi in lega diversi e una tonalità vintage beige-marrone che richiama la vecchia palette di colori Autobianchi. Anche l’abitacolo dovrebbe ricevere un’attenzione particolare, magari con tocchi retrò e materiali innovativi.
La Tributo Autobianchi manterrà molto probabilmente la piattaforma della Pandina standard, che si sta lentamente avvicinando alla fine del suo lungo ciclo di vita. L’auto è rimasta sostanzialmente invariata dal debutto della Panda di terza generazione nel 2011. Oggi è disponibile esclusivamente con il motore Firefly da 1,0 litri a tre cilindri mild-hybrid che eroga 69 hp (52 kW / 70 PS). La potenza viene trasmessa alle ruote anteriori tramite un cambio manuale a sei marce.

Perché rispolverare un marchio ormai defunto?

Stellantis riporta in vita un marchio scomparso da 30 anni per motivi legali
Fiat Pandina Cross
Ma perché far risorgere un marchio scomparso da oltre tre decenni su una piattaforma vecchia di 15 anni? La risposta potrebbe risiedere nella normativa italiana sui marchi. In base alle norme vigenti, una casa automobilistica che non utilizzi attivamente un marchio storico italiano su un veicolo di serie entro un periodo di cinque anni rischia di perdere completamente i diritti legali su quel nome. Lanciando una versione «Tributo Autobianchi» dell’intramontabile Pandina, Stellantis azzera di fatto il conteggio del tempo, mantenendo viva e sotto il proprio controllo una parte del proprio patrimonio storico.
Un paio di anni fa, era stato riferito che il governo italiano stesse valutando la possibilità di offrire i marchi inattivi di Stellantis, Autobianchi e Innocenti, a case automobilistiche cinesi. Con la Fiat che ha riottenuto i diritti sul nome, tale scenario sembra ora meno plausibile, a meno che Stellantis non decida di apporre quei marchi su un futuro veicolo elettrico urbano prodotto da Leapmotor.

Jean-Philippe Imparato lascia Stellantis dopo 36 Anni

Jean-Philippe Imparato lascia Stellantis dopo 36 anni di carriera nell’azienda. Come in un gesto simbolico, l’ex amministratore delegato di Peugeot, figura di spicco dell’era Tavares, cede il testimone a due italiani che gli succederanno nelle due cariche che ricopriva. Santo Ficili prende le redini di Maserati e Luca Napolitano diventa amministratore delegato di Stellantis & You.

Stellantis: fine di un’«incredibile avventura» per Jean-Philippe Imparato dopo 36 anni di carriera
Jean-Philippe Imparato lascia Stellantis dopo 36 anni al servizio dell’ex PSA.
Stellantis
Si chiude un capitolo importante in casa Stellantis con l’addio di Jean-Philippe Imparato, dopo 36 anni di fedele servizio. Entrato in PSA nel 1990 con una laurea conseguita presso la scuola di management di Grenoble, ha progressivamente scalato i ranghi della casa automobilistica, ricoprendo diverse cariche presso Peugeot e Citroën. Inizialmente come direttore regionale negli anni ’90 in Francia, poi a livello internazionale a partire dagli anni 2000, in particolare presso Dongfeng Peugeot Citroën Automobiles (DPCA) in Cina. Ma è sotto la guida di Carlos Tavares che la carriera di Jean-Philippe Imparato ha preso una nuova svolta. Nel 2013, questo esperto di rete ha guidato la filiale PSA Retail, prima di diventare direttore generale del marchio Peugeot tra il 2016 e il 2021.

IL CAMBIO ORGANIZZATIVO

Alla fondazione di Stellantis, ha inizialmente guidato il marchio Alfa Romeo, per poi ricoprire diverse cariche in parallelo a partire dal 2023, in seguito alle riorganizzazioni del gruppo: Pro One, Stellantis Europe, marchi europei… Dal 2025, ricopriva contemporaneamente le cariche di direttore generale di Maserati e di Stellantis & You. Mentre gli italiani e gli americani hanno assunto il controllo di Stellantis dopo la clamorosa uscita di scena di Carlos Tavares alla fine del 2024, Jean-Philippe Imparato verrà proprio sostituito da due italiani. A partire dal 1° luglio 2026, Santo Ficili prenderà le redini di Maserati e Luca Napolitano diventerà a capo di Stellantis & You.

In un messaggio pubblicato sul social network LinkedIn, Jean-Philippe Imparato ha dichiarato: «Che avventura incredibile… Quando ho iniziato, alla fine del 1990, non avrei mai immaginato il percorso straordinario che mi aspettava. Nel corso di questi anni, ho avuto la fortuna di incontrare e imparare da tante persone eccezionali — concessionari,

Garanzia Isuzu: Come funziona il Post-Vendita? Risponde Isuzu Italia

Cosa succede dopo l’acquisto di un Isuzu D-Max o di un veicolo commerciale del brand? In questa maxi intervista esclusiva con Isuzu Italia, facciamo chiarezza su tutto il mondo dell’after-sales, dei servizi post-vendita e della garanzia ufficiale.
Scopri come proteggere al meglio il tuo mezzo, la durata della copertura e tutti i vantaggi di affidarsi alla rete ufficiale. Se possiedi un Isuzu o stai valutando l’acquisto, questo è il video definitivo per viaggiare senza pensieri!

Toyota taglia la produzione di RAV4 e altri modelli

Un mese fa Toyota aveva avvertito che il conflitto in Iran e il blocco dello Stretto di Ormuz l’avrebbero costretta a ritirare 83.000 veicoli dal proprio programma di produzione all’estero entro novembre. Si trattava già di una cifra considerevole per la più grande casa automobilistica del mondo. Ora l’azienda ha confermato che i tagli non si fermeranno qui, ma proseguiranno anche nel prossimo anno. La nuovissima RAV4 è, ancora una volta, tra i modelli più colpiti.
La cifra rivista prevede una riduzione della produzione all’estero di circa 100.000 unità fino a febbraio 2027. Poiché i prezzi del carburante rimangono elevati, Toyota afferma che la domanda di veicoli nuovi rimane contenuta in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa (MENA) e nell’Asia orientale. Ai principali fornitori è già stato chiesto di adeguare i propri piani alle nuove prospettive di produzione.

LA SCELTA DI TOYOTA

Il nuovo RAV4, probabilmente il veicolo più importante attualmente commercializzato da Toyota, è tra i modelli che ne risentiranno. Toyota ridurrà la produzione delle versioni standard del RAV4 con motore a combustione, nonostante abbia ripreso solo di recente la produzione dei modelli ibridi nello stabilimento del Kentucky dopo i ritardi causati dalla riorganizzazione degli impianti. In precedenza, Toyota aveva stimato che l’interruzione avrebbe comportato una perdita di circa 55.000 vendite di RAV4 negli Stati Uniti quest’anno.

L’azienda non ha specificato di quante unità in meno saranno costruite all’estero, ma ha sottolineato che aumenterà la produzione giapponese del RAV4 e del Land Cruiser 250 di 4.200 unità nella seconda metà dell’anno fiscale in corso per contribuire a compensare in parte i tagli internazionali.

Toyota sta riducendo la produzione del RAV4 mentre i concessionari contano le scorte in ore
Questo non aiuterà le migliaia di clienti che attendono disperatamente il nuovo RAV4, in particolare negli Stati Uniti. Come abbiamo recentemente rivelato, alcune concessionarie hanno centinaia di clienti in attesa di ritirare le chiavi dei loro nuovi RAV4. Inoltre, diverse concessionarie stanno ora calcolando le scorte di RAV4 in termini di ore di disponibilità, anziché in giorni, vista la grande popolarità che il modello sta riscuotendo.

Anche altri modelli subiranno le conseguenze dei tagli alla produzione di Toyota, in particolare in Cina. Tra questi figurano la bZ3X, la bZ7 e la Camry in versione cinese. Automotive World sottolinea che gli ultimi veicoli elettrici di Toyota in Cina non sono riusciti ad attirare gli acquirenti lontano dai marchi locali, in particolare da chi acquista modelli BYD, Nio e Xiaomi, costringendo l’azienda a rivedere al ribasso le proprie ambizioni di vendita sul mercato locale.