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Nuovo Skoda Kodiaq 2027: Rendering Totale

Lo Skoda Kodiaq si avvicina al restyling di metà carriera.

Alla fine del mese scorso sono state pubblicate online le prime foto dei prototipi del crossover ceco rinnovato, che ci consentono di farci un’idea iniziale delle modifiche apportate al suo aspetto esteriore.

Il modello Kodiaq è stato presentato per la prima volta nel settembre 2016 al Salone dell’Auto di Parigi. È diventata la versione di serie del concept VisionS, presentato nel marzo dello stesso anno, nonché il crossover più grande del marchio. Nell’autunno del 2023 ha avuto luogo la prima del SUV di seconda generazione. Non sono ancora passati tre anni dal lancio della produzione, e sono già stati portati in pista i prototipi della versione restylizzata.

Per ora, il cambiamento più evidente nell’estetica è il nuovo design del paraurti anteriore con “linee” decorative orizzontali nella finitura della presa d’aria. I fari, invece, hanno ancora esattamente la stessa forma di quelli dell’attuale crossover. Se rimarranno tali, almeno la grafica delle luci di marcia a LED dovrebbe essere aggiornata, e abbiamo presentato una delle possibili varianti nello stile attuale del marchio con elementi orizzontali e verticali. Anche nella parte posteriore, attraverso la pellicola mimetica, si intravedono per ora i fanali attuali senza alcuna modifica.

Nel rendering è raffigurata una variante con un gruppo ottico posteriore più rigoroso, in linea con le ultime novità e i concept dell’azienda.

Rendering Skoda Kodiaq

MOTORE E DATI TECNICI

Come la Volkswagen Tiguan di ultima generazione, la nuova Kodiaq è costruita sulla piattaforma MQB-Evo. Dispone di una gamma piuttosto ampia di motorizzazioni, che include motori turbo a benzina e diesel, oltre a un ibrido leggero e ricaricabile. Esiste anche la versione top di gamma RS, equipaggiata con un motore turbo 2.0 TSI da 265 CV. È probabile che, dopo il restyling, la potenza di questa variante possa superare i 300 CV.
La presentazione della Skoda Kodiaq restyling potrebbe avvenire verso la fine del prossimo anno. Nel frattempo, è partita da pochi giorni la produzione del crossover compatto Skoda Epiq.

Nuova Mazda CX-30 2026: Anteprima

La Mazda CX-30 è sul mercato dal 2019 e non ha ancora ricevuto un vero e proprio restyling. Ciò non ha impedito a Mazda di mantenere aggiornato il crossover compatto in Europa, dove sta lanciando una serie di modifiche per l’anno modello 2027 incentrate su nuovi allestimenti e dotazioni di sicurezza aggiuntive.

I cambiamenti stilistici sono sottili, e anche questo è generoso. La CX-30 2027 per il mercato europeo riprende gli stessi dettagli discreti che Mazda ha introdotto sul modello 2026 per il mercato statunitense, il che significa che le versioni di alta gamma avranno una griglia nera lucida, un emblema Mazda oscurato e badge abbinati sul retro.

La gamma di colori si amplia a nove tonalità con l’arrivo dell’Aero Grey e dello Zinc Green, recentemente aggiunti alla MX-5. All’interno, Mazda promette “materiali migliorati, nuove superfici e usabilità ottimizzata, completati da ulteriori caratteristiche di illuminazione e comfort”.

Sul fronte della sicurezza, Mazda ha migliorato la suite i-Activsense della CX-30. Il cruise control adattivo ora comunica con il sistema di riconoscimento dei segnali stradali, così il conducente può adottare un limite di velocità rilevato tramite un pulsante sul volante. La frenata automatica di emergenza e il monitoraggio degli angoli ciechi sono stati ricalibrati per rilevare le motociclette, e l’auto aggiunge una funzione di assistenza in curva per gli incroci, la prevenzione delle collisioni secondarie e un avviso di attenzione del conducente.

GAMMA E ALLESTIMENTI

Per il 2027, la gamma europea si arricchisce di un nuovo allestimento di punta, l’Homura Plus, e dell’edizione speciale Makoto. L’Homura Plus è dotata di serie di caratteristiche premium come un impianto audio Bose a 12 altoparlanti, rivestimenti in pelle nera e una telecamera a 360 gradi. Il pezzo forte, però, sono i fari Matrix LED. Superano di gran lunga la vecchia configurazione adattiva, aggiungendo luci di segnalazione per i pedoni e la capacità di attenuarsi automaticamente in presenza di segnali stradali.
La Makoto rispecchia di fatto l’Aire Edition in versione statunitense, condividendo gli stessi dettagli esterni neri e i cerchi in lega da 18 pollici, ma li abbina a fari Matrix LED più sofisticati. All’interno troviamo sedili in similpelle grigio chiaro, finiture in pelle scamosciata abbinate sul cruscotto, un copri chiave in argento spazzolato e tappetini con marchio e cuciture a contrasto.

Mazda ha anche introdotto piccole modifiche nel resto della gamma. La versione base Prime-Line guadagna una console centrale nero opaco, finiture dei finestrini laterali nere e nuove luci diurne a LED. La Centre-Line presenta un’illuminazione aggiuntiva della console centrale, mentre la Exclusive-Line guadagna barre sul tetto argentate e la telecamera a 360 gradi.

Il pacchetto design opzionale offre una console centrale nero lucido e dettagli in canna di fucile nell’abitacolo, gli stessi tocchi presenti sulla nuova Homura Plus, sebbene qui siano accompagnati da cornici dei finestrini cromate. Al vertice della gamma, l’allestimento Takumi presenta elementi decorativi neri e sedili ventilati.

MOTORI E DATI TECNICI

Mentre la CX-30 in versione statunitense è disponibile con motore turbo e trazione integrale di serie, il modello europeo segue una strada diversa, puntando su motori aspirati mild-hybrid. Il motore e-Skyactiv G da 2,5 litri eroga 138 CV (103 kW / 140 PS), mentre il modello di punta e-Skyactiv X da 2,0 litri produce 183 CV (137 kW / 186 PS).

La maggior parte delle varianti mantiene la trazione anteriore, ma il motore più potente può anche essere abbinato al sistema i-Activ AWD. Un’altra differenza degna di nota rispetto alla sua gemella in versione statunitense è che la CX-30 europea può essere acquistata con un cambio manuale a sei marce in alternativa al cambio automatico a sei marce con convertitore di coppia.

Per quanto riguarda i prezzi, gli acquirenti europei devono affrontare una barriera d’ingresso significativamente più alta rispetto ai loro omologhi americani. In Germania, la CX-30 Prime-Line base del 2027 parte da 29.990 €, la Makoto costa 34.440 € e l’ammiraglia Takumi sale a 38.190 €. In confronto, la CX-30 del 2026 negli Stati Uniti parte da 26.375 $ e arriva fino a 37.900 $.

Come cambia Apple CarPlay con il nuovo iOS 27

Apple ha approfittato del keynote del WWDC 2026 per presentare in anteprima iOS 27 e, sebbene i titoli dei giornali fossero dominati da una versione rinnovata di Siri basata sull’intelligenza artificiale, è in arrivo una serie di aggiornamenti piuttosto significativi per Apple CarPlay, l’interfaccia di bordo che, per molti malesi, è diventata il modo predefinito di utilizzare il telefono al volante.

Le funzionalità non saranno disponibili immediatamente; arriveranno come aggiornamento software gratuito questo autunno, con una versione beta per sviluppatori già disponibile e una versione beta pubblica in arrivo a luglio. Ma vale la pena analizzare fin da ora la direzione che Apple sta prendendo con CarPlay.

Le app video arrivano su CarPlay, ma solo quando sei parcheggiato
L’aggiunta più accattivante è il video. Apple ha accennato per la prima volta all’idea al WWDC 2025, ma è con iOS 27 che la funzionalità diventa effettivamente disponibile. Gli sviluppatori possono ora creare app CarPlay che consentono di sfogliare e riprodurre video direttamente sullo schermo dell’auto, e le app che supportano AirPlay possono trasmettere in streaming su un display del veicolo compatibile direttamente dal tuo iPhone.

IL NUOVO CARPLAY

Prima che qualcuno si faccia prendere dal panico per la guida distratta, c’è un’importante avvertenza. La riproduzione video funziona solo quando l’auto è parcheggiata. Apple dice di immaginare che la si utilizzi mentre si aspetta nella zona di prelievo dell’aeroporto o, cosa più rilevante per il numero crescente di proprietari di veicoli elettrici, mentre l’auto è collegata alla presa di ricarica. Ora, se solo Tesla decidesse di implementare CarPlay.

Una cosa da notare è che questa funzione dipende dal supporto del veicolo, e Apple afferma che è pensata per le auto più recenti. Quindi non è garantito che ogni veicolo dotato di CarPlay oggi in circolazione possa riprodurre video, poiché dipende dall’hardware dell’auto.
La nuova Siri conversazionale – Apple sta chiamando l’assistente rinnovato “Siri AI” – si estende anche a CarPlay. L’esempio fornito da Apple era quello di chiedere a Siri quale sentiero escursionistico avesse consigliato un amico e ottenere la risposta letta all’istante, attingendo al contesto personale dei tuoi messaggi senza dover cercare nel telefono. Utile durante la guida perché non devi cercare il messaggio sul telefono.

Siri AI in CarPlay richiede un iPhone 15 Pro o più recente. Se si utilizza un iPhone più vecchio, si otterranno il resto dei miglioramenti di CarPlay ma non l’assistente più intelligente.

Quattro modifiche minori ma gradite:
Oltre alle funzionalità principali, una diapositiva mostrata brevemente durante il keynote ha rivelato quattro perfezionamenti che gli utenti di lunga data di CarPlay apprezzeranno:

Scorrimento dell’audio nella schermata “In riproduzione” – così si può finalmente saltare da una parte all’altra all’interno di un podcast o di un brano dal display dell’auto.
Maggiore precisione del GPS e della direzione di navigazione – il che dovrebbe aiutare in quei piccoli ma fastidiosi momenti in cui la mappa non riesce a capire bene in che direzione sei rivolto.
Un mini-lettore per l’audio all’interno delle app – per mantenere accessibili i controlli di riproduzione senza interrompere ciò che stai facendo.
Maggiore affidabilità del CarPlay wireless – probabilmente la più importante di tutte, vista l’instabilità delle connessioni CarPlay wireless nell’uso quotidiano.
Quando potremo effettivamente utilizzare il nuovo CarPlay?
Tutte queste funzionalità di CarPlay richiedono un iPhone con iOS 27. La versione beta per sviluppatori è già disponibile, una versione beta pubblica seguirà a luglio e il rilascio completo dovrebbe avvenire insieme alla prossima linea di iPhone a settembre.

Non si sa dove si collochi il mercato malese nel programma di lancio, poiché queste funzionalità vengono spesso lanciate mercato per mercato

Nuova Mitsubishi Eclipse Sportback: Anteprima

Il modello Mitsubishi, realizzato sulla base dell’auto elettrica Nissan, è destinato al mercato nordamericano. Lì le vendite della cinque porte con i «tre diamanti» inizieranno tra un paio di mesi.
Il fatto che la Nissan Leaf di terza generazione sarebbe stata prodotta con il marchio Mitsubishi era stato annunciato ancora prima della presentazione ufficiale della nuova auto elettrica Nissan. Ricordiamo che la “terza” Leaf ha debuttato l’estate scorsa e, nella nuova generazione, è passata da hatchback a crossover di tipo coupé. Ora la divisione americana di Mitsubishi ha diffuso le prime foto della propria versione della Leaf e ha anche annunciato il nome della novità: Eclipse Sportback.

Sarà proprio il Nord America il mercato principale (e forse l’unico) per l’auto elettrica Mitsubishi. Va inoltre sottolineato che l’azienda dei «tre diamanti» «prende in prestito» da tempo i modelli dai propri partner dell’alleanza. E il nome iconico Eclipse non è certo la prima volta che viene utilizzato con questo «cognome». Infatti, nell’attuale gamma del marchio c’è il crossover Eclipse Cross, e in Europa è già stato presentato il SUV di seconda generazione – che è una Renault Scenic E-Tech leggermente modificata.
Il crossover elettrico Mitsubishi non è una copia al 100% della Nissan Leaf. L’Eclipse Sportback ha paraurti propri, mentre sulla mascherina che unisce i fari a forma di boomerang spiccano dei “tratti”. È stato modificato anche il disegno dei fanali posteriori, ma i fanali con disegno 3D, presenti sulla Nissan Leaf top di gamma, non sono stati adottati dalla novità Mitsubishi.

LA COLLABORAZIONE CON NISSAN

Gli interni non sono ancora stati svelati. Probabilmente, all’interno la Mitsubishi Eclipse Sportback riprende l’auto elettrica Nissan, ovvero nell’abitacolo sono presenti un volante a due razze e un cruscotto.

Non sono state fornite informazioni nemmeno sulla tecnologia del nuovo modello. Negli Stati Uniti la Nissan Leaf è attualmente disponibile con un unico motore elettrico da 218 CV sull’asse anteriore e una batteria da 75 kWh. Tuttavia, in occasione del lancio americano erano state annunciate anche versioni con un motore da 177 CV e una batteria da 52 kWh, ma per qualche motivo queste versioni non sono mai state messe in vendita. Non è quindi da escludere che per la Mitsubishi Eclipse Sportback siano stati riservati il motore elettrico e la batteria di fascia inferiore.

Il SUV elettrico Mitsubishi arriverà sul mercato nordamericano tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.

Hyundai Tucson 4WD HEV: pro e contro dalla prova su strada

Dopo una bella settimana di prova su strada eccomi a raccontarvi tutti i PRO e i CONTRO della Hyundai Tucson HEV.

Prova ISUZU D-MAX 2.2 Ddi 2026: mi piego a tutto ma non mi spezzo mai

ISUZU è uno di quei nomi che non senti spesso nei palinsesti mondani del settore auto, ma se ti metti a correre indietro con la memoria hai l’impressione che questo Marchio esista da sempre. Se pensi così hai quasi indovinato: le auto che “vengono dal Fiume” (ISUZU è il nome appunto di un fiume che scorre vicino ad un tempio sacro, classico e suggestivo scenario DOC per una storia del magico Giappone) hanno compiuto un secolo di vita lungo evoluzioni e scelte di mercato molto articolate. 

Chi ha abbastanza anni come me ricorda la Coupè “Piazza” di metà anni Ottanta che disegnata da Giugiaro faceva impallidire persino le Nissan 200 o le Toyota Celica del tempo; oppure la contemporanea fuoristrada “Trooper” che le suonava nei terreni impossibili alle Pajero, ai Patrol, e persino alle Land Rover. Per non parlare della “Gemini” vera e propria World Car anni Ottanta.Tornando alla Trooper, questo è stato uno dei primi fuoristrada esteri a diventare best seller in America.

Chi ha molti meno anni si è abituato al profilo di leader mondiale del mercato Diesel da parte di ISUZU, dando però un po’troppo per scontate e trascurabili alcune peculiarità che invece qualificano ancora di più questo Gruppo nipponico, probabilmente il Costruttore più antico del Sol Levante ancora in attività sul mercato auto. 

Primo: sono tuttora decine di milioni le unità a gasolio ancora circolanti nel mondo tra auto, LCV, Fuoristrada e Trucks leggeri; si tratta di mezzi integralmente ISUZU oppure di Marchi forniti da questa.

Secondo: ISUZU ha sempre creduto nel Diesel, a differenza di altri Costruttori che hanno recitato un tira e molla mediatico (“Cancello il Diesel”, “No, lo tengo: ho cambiato idea”) dal celebre scandalo del Dieselgate ad oggi. Dieselgate da cui ISUZU può dire di essere sempre stata estranea visto che nelle “Purghe” dell’EPA (l’Ente federale che ha dato il via all’indagine sullo scandalo) il Marchio giapponese non è mai stato tirato dentro.

Terzo: la modalità di ISUZU non è solo aggiornare la propria Gamma ma spesso uscire con piattaforme evolutive nuove e differenti dalla serie che si deve procedere a sostituire; questo ha nel tempo permesso al Gruppo giapponese di moltiplicare le piattaforme motoristiche e le relative evoluzioni creando di volta in volta motori adatti a molteplici Marchi, modelli, chassis e utilizzi.

Quarto: la maggioranza di proprietari di Opel, Vauxhall, Daewoo, Honda ed altri marchi automobilistici (non parliamo poi dei Marchi di LCV, Light Truck e mezzi da movimento terra) non sa che a muovere il proprio mezzo a Gasolio è stata per anni proprio ISUZU, che combatte con i principali Player mondiali (PSA, Volkswagen) la leadership in quantità e molteplicità di monoblocchi prodotti e forniti in tutto il globo. E probabilmente chi tra i nostri amici ci legge non sa che la sua Astra Turbodiesel, o la Frontera, o la Omega Wagon che ha superato il mezzo milione di chilometri adottava un Turbodiesel ISUZU.

Quinto: Isuzu produce internamente i propri motori diesel e per realizzare motori completi e ad alte prestazioni, si affida a una rete globale di fornitori di componenti di primo livello. Un esempio?

Sistemi di iniezione del carburante: Denso (sistemi common rail, iniettori e pompe di alimentazione); Turbocompressori: IHI (Ishikawajima-Harima Heavy Industries) e Garrett; Gestione motore e impianto elettrico: Hitachi (alternatori, motorini di avviamento e sensori); Filtrazione e lubrificazione: Mahle e Mann+ Hummel (filtri olio, carburante e aria); Pistoni e cuscinetti motore: Mahle e Daido Metal; Fusioni motore: IJTT (Isuzu Joint Technology Development) e Ahresty (fusioni di alluminio); Raffreddamento motore: Calsonic Kansei (Marelli).

Sesto: La sede centrale di Isuzu Motors Ltd si trova presso Yokohama Gate Tower 2-5, Takashima Nishi-ku, Yokohama-shi, Kanagawa, Giappone. E questo è il dato di partenza; ma in Europa ISUZU ha una Rete di Headquarters che tanti altri Marchi Costruttori giapponesi – ed in particolare quelli orfani della Gran Bretagna passata per la Brexit, dove avevano investito con Stabilimenti miliardari come Sunderland per la Nissan – si sognano al giorno d’oggi. Pensate: i principali Hub, intesi non come semplici Distributori ma come Headquarters capaci di supervisionare intere linee specifiche di business sono:

ISUZU MOTORS Germany GmbH, che ha sede nel comune di Ginsheim-Gustavsburg, da cui sono partiti negli anni i rapporti come supplier di eccellenza nel Diesel per Opel e GM Europa;

la Sede centrale europea – Isuzu Motors Europe NV – si trova ad Aartselaar, in Belgio (coordinamento del fatturato); mentre sempre in Belgio si trova la filiale che cura la distribuzione in Benelux;

poi ci sono i Centri di Spagna e Portogallo che oltre a gestire la distribuzione dei mezzi commerciali retail di Gamma supervisionano linee dedicate come quelle dei Truck o dei Bus.

Ma un vero gioiello della organizzazione ISUZU in Europa, e sarebbe il caso di parlarne più spesso, è in Italia, ed in particolare a Cerea (VR). Si tratta di MIDI Europe.

MIDI Europe: eccellenza italiana alla quale ISUZU si affida in Europa

“Ieri”, MIDI Europe è nata dalla iniziativa di Aldo Mirandola, fondatore da fine anni Quaranta di una serie di officine per veicoli industriali e movimento terra nell’Italia post bellica;  per poiconsolidare la presenza nel segmento degli autoveicoli industriali sul mercato italiano ed europeo. 

“Oggi” il cuore di Gruppo Mirandola è appunto Midi Europe, il cui presidente è Giancarlo, figlio di Aldo; MIDI è distributore generale per l’Italia e vari paesi europei del marchio ISUZU: una esperienza avviata nel 1994, quando viene firmato il contratto di distribuzione e dal Giappone arrivano i primi veicoli commerciali (mentre nel 1998 inizia la distribuzione dei pick-up) e a cui, negli anni, si affiancano altri distributori europei. Una crescita costante che nel 2008 ha portato alla realizzazione di un nuovo polo logistico su un area di 200,000 mq, dove è presente uno stabilimento di 25,000 mq, diviso a metà fra area produttiva e magazzino per aumentare ulteriormente il ritmo della preparazione dei veicoli.

MIDI Europe per ISUZU significa: un mercato di 15 Paesi in Europa per il settore Camion con 90.000 camion distribuiti; di 10 per i Pick Up con più di 65.000 PickUp distribuiti; 270 concessionari nelle aree europee di interesse e 250 Centri di Assistenza e riparazione, con una movimentazione di circa 60.000 ordini di componenti e parti nell’ultimo anno 2025.

Il nuovo D-MAX

Oggi MIDI Europe è protagonista del rilancio di “D-MAX” nuova generazione soprattutto per il nuovo motore 2,2 Turbodiesel RZ4F-TC “MaxForce”, il Pick Up delle meraviglie che anche Autoprove.it ha testato in una bellissima due giorni tra Verona e Valpolicella. 

La storia di D-Max inizia nel 2002 ed il prossimo anno la famiglia compie un quarto di secolo fatto di tanti aggiornamenti, Upgrade periodici e tecnologici: nel 2011 arriva la piattaforma i-Grip, arrivano le varianti (oltre al single cab biposto) di Space Cab 2+2 ed un Crew Cab a cinque posti veri, mentre la trazione integrale è di molto precedente.

Fanno capolino ABS, ESP, Air bags multipli ma anche il lusso un poco “trendy” della selleria in pelle, navigatore con schermo Touch, e la famiglia TD piano piano si completa con l’arrivo di un 1.9 a fianco del 2,5 litri classico. 

Del 2020 è la nuova generazione, la terza, denominata N60 (per celebrare i sessanta anni dall’Elfin, primo PickUp di casa Isuzu) con piattaforma Dynamic Drive che annovera motore arretrato per un migliore bilanciamento dei pesi in considerazione anche dell’aumento importante di passo. Il 1.9 Turbodiesel nel frattempo supera ormai i 160 cavalli (davvero notevoli per un PickUp) mentre si fanno strada diversi importanti supporti ADAS. Ed eccoci all’Upgrade del 2024 ed alla realize Model Year 2026 oggetto dei nostri Test. Le specifiche e i video del comportamento e delle prestazioni su strada e fuoristrada le potrete apprendere anche dai Videoservizi che manderemo in Rete tra breve, ma vale la pena fare un piccolo focus:

D-MAX Model Year 2026: non solo un Upgrade, ma una nuova concezione dell’essere PickUp

Il cuore ovviamente è nel nuovo motore 2.2 Ddi, riprogettato con nuovo basamento e testata con processo di tempratura e indurimento della ghisa innovativo, nuovo imbiellaggio con distribuzione a catena classica ed eterna; nuovo circuito di lubrificazione, pistoni e cilindri a basso attrito in un processo di combustione dove per ottimizzare flussi e volumetria le 16 valvole lavorano in una camera di scoppio ridisegnata e con un trattamento dei gas di scarico ottimizzato e gestito tramite due valvole EGR.

164 cavalli a 3600 Giri/Min, 400 Nm di coppia con la curva più ampia possibile di utilizzabilità e spinta tra 1600 e 2400 Giri minuto. La stessa potenza allo stesso regime del vecchio 1900 cc. ma coppia maggiore e più estesa significa in particolare minori regimi di rotazione necessari e minore perdita di attrito meccanica generale, insieme alla aerodinamica più curata del nuovo D-MAX significa anche una riduzione dei consumi rispetto al 1900 cc. Incredibile, vero? Eppure è anche il risultato dei test drive svolti direttamente. Cosa dire di più per non tradire la sorpresa dei Videoservizi ormai prossimi? Beh: ISUZU è uno dei pochi Costruttori globali a poter distribuire D-MAX in tutto il mondo e questo comporta una gamma parecchio estesa anche da noi. Concettualmente lo schema di selezione è semplice: quatto allestimenti (B-Strong, Evolution, Prestige e Nitro Sport); tre corpi vettura (Singola Cabina due posti con cassone più lungo; Cabina doppia “SPACE” con quattro porte ma capienza di tipo 2+2; ed infine cabina “CREW” con quattro porte e cinque posti comodi ma cassone lungo quasi un metro e cinquanta); due cambi AISIN possibili (sei marce manuale ed automatico con otto nuovi rapporti dei quali i due finali con Overdrive per l’autostrada). 

In breve la combinazione di proposte e prezzi vede il Single Cab“B-Force” con cambio manuale iniziare la Gamma in modalità Entry Level ad un prezzo di 33.000,00 Euro Iva esclusa (Ovvio: parliamo il linguaggio degli imprenditori e delle partite Iva, il target prediletto da ISUZU, ed è ovvio che il Listino sia presentato Iva esclusa); per finire con la versione “CREW” in allestimento Nitro Sport che, con uno dei nuovi colori metallizzati (bellissimi ma Optional) arriva a sfiorare i 46.000,00 Euro Iva esclusa. Ma per tutto, e per capire quanto qualunque prezzo sia ben speso per il nuovo ISUZU D-MAX, aspettate ancora un poco per i nostri Video, inclusi dentro la classica e rinomata Rubrica: “L’Angolo del Dinosauro”, visto che a testare immeritatamente il D-MAX è stato il sottoscritto.

 

Ducati festeggia 100 anni con 10 moto da collezione

Celebrando i 100 anni di storia Ducati arriva la Collezione 100, composta da 10 motociclette in edizione limitata tratte dal catalogo Ducati. Prodotte in soli 100 esemplari ciascuna, le moto della Collezione 100 si distinguono per una configurazione speciale, una livrea ispirata a modelli iconici della storia Ducati, una sella in Alcantara o pelle con il logo ricamato “Ducati 100” e la colorazione Bronzo Centenario.

Questa speciale tinta viene applicata alle pinze freno, mentre una targhetta con il numero dell’edizione è posizionata sulla piastra di sterzo ricavata dal pieno, oppure sui supporti e sull’anello del tappo carburante. Ogni moto della Collezione 100 include inoltre un cavalletto posteriore dedicato, un telo coprimoto, un certificato di autenticità e una coppia di stampe artistiche numerate firmate dal compianto artista italiano del Novecento Ugo Nespolo, mentre i modelli V4 saranno presentati in una cassa di legno personalizzata.

Pensata per i collezionisti, la Collezione 100 è stata presentata ai clienti sul circuito del Mugello, in Italia, dove è stata svelata anche una capsule collection composta da casco, giacca e opere di Nespolo. Durante l’evento sono state presentate anche due Ducati Desmosedici GP in livrea Collezione 100, che correranno con il team Ducati Lenovo, insieme a prodotti dedicati firmati Carrera Eyewear e Piquadro.

La presentazione al pubblico della Collezione 100 avverrà il 3 luglio durante la World Ducati Week 2026. Successivamente la collezione sarà esposta nel Regno Unito al Goodwood Festival of Speed, per poi approdare in vari musei di Bologna.

DICATI COLLEZIONE 100

La Collezione 100 parte dalla Panigale V4S 100, ispirata alla Ducati 750 Imola Desmo del 1972 guidata da Paul Smart e Bruno Spaggiari, la cui vittoria portò alla produzione della 750 Imola Desmo nel 1973. Questa edizione speciale della Panigale V4S è verniciata in un argento “glitterato”, un richiamo all’estetica fantascientifica molto popolare negli anni Settanta e utilizzata da Ducati sulle monocilindriche 250 e 350 Desmo, poi sulla 500 GP e infine sulla 750 Imola Desmo.

La Panigale V2S 100 trae ispirazione dalla 750 Super Sport Desmo guidata da Franco Uncini nel Campionato Italiano del 1975, diventata un modello amatissimo dai Ducatisti dell’epoca. La livrea gialla era utilizzata sulle versioni stradali della Super Sport Desmo, mentre il colore marrone/bordeaux era impiegato sui motori marini assemblati nello stabilimento di Borgo Panigale. Questa edizione limitata della Panigale V2S 100 è resa ancora più speciale dall’adozione della frizione a secco.

Ispirata alla Ducati 900 Sport Desmo Darmah del 1979, la Streetfighter V4 S 100 sfoggia grafiche nere e oro, una combinazione cromatica molto popolare nel motorsport dell’epoca. La Darmah, nome inventato per ragioni di marketing, richiamava la fascinazione italiana per luoghi esotici; la Streetfighter V4S 100 riprende il tema con una testa di tigre sotto la coda, riproposta anche sul casco e sulla giacca della Collezione 100.

La Monster 100 segue invece lo stile della Ducati Monster S4Rs Tricolore del 2008, l’ultima versione della prima iconica generazione di Monster, nata nel marzo 1993. La Monster 100 monta frizione a secco, sella in Alcantara con logo Ducati 100 ricamato, coprisella monoposto, cupolino e cover con effetto carbonio.

Segue la Ducati XDiavel V4 100, ispirata a una speciale Ducati 750 Super Sport degli anni Settanta negli Stati Uniti, derivata dalla moto da gara vincitrice a Daytona soprannominata “California Hot Rod” e guidata da Cook Neilson. La XDiavel V4 100 presenta una sella in pelle con logo Ducati 100, frizione a secco e una sezione centrale del manubrio ricavata dal pieno con nome e numero di serie su una targhetta rivettata.

La sua compagna di gamma, la Diavel V4 RS 100, si ispira alla Ducati 900 Replica del 1979, forse la moto più iconica della storia Ducati. La 900 Replica nacque dalla moto con cui Mike Hailwood vinse il Tourist Trophy dell’Isola di Man, e la sua livrea fu poi applicata ad alcuni dei modelli più sportivi ed esclusivi del marchio, inclusa la Diavel V4 RS 100, dotata di sella in Alcantara con logo Ducati 100.

La Ducati Multistrada V4S 100 riprende la livrea della Ducati 500 SL Pantah del 1979, caratterizzata dal nuovo telaio a traliccio, diverso dai modelli precedenti, e dal motore Pantah che abbandonava il sistema a coppie coniche utilizzato su tutti i motori Ducati dal 1955 con la Gran Sport Marianna. Il Pantah segnò l’introduzione delle valvole Desmodromiche azionate da cinghia su un bicilindrico Ducati e utilizzava il motore come elemento stressato del telaio, con il perno del forcellone posizionato sul carter motore. Il logo originale Pantah fu disegnato dal leggendario designer automobilistico Giorgetto Giugiaro.

Una moto dal sapore rétro come la Ducati Scrambler 100 non poteva che ispirarsi alla sua antenata di 64 anni fa, la Ducati 250 Scrambler del 1962, sviluppata esclusivamente per il mercato statunitense. Basata sulla Scrambler Nightshift, la Scrambler 100 presenta una sella in Alcantara con logo Ducati 100 ricamato e una targhetta in Bronzo Centenario con numero dell’edizione.

La Ducati Hypermotard V2 SP 100 si ispira alla Ducati 860 “24 Horas de Montjuïc” del 1975, guidata da Salvador Canellas e Benjamin “Min” Grau nei colori di Giorgio Nepoti, Rino Caracchi e Luigo Rizzi, i cui cognomi formarono la leggendaria Scuderia NCR, allora team ufficiale non ufficiale Ducati, celebre per il logo del “coyote da corsa”. Basata sulla versione SP della Hypermotard V2, la V2 SP 100 monta sospensioni Öhlins e cerchi forgiati.

A chiudere la Collezione 100 c’è la Ducati DesertX 100, con livrea ispirata alla Ducati Pantah “Ice” del 1981, una curiosità nella storia sportiva Ducati, progettata per le gare su ghiaccio e basata sulla Pantah 500. Con pneumatici chiodati e freni rimossi, la Pantah “Ice” nacque quando EFIM controllava sia Ducati sia Alfa Romeo, utilizzando le Alfa Romeo per le gare su ghiaccio sulle Alpi, mentre le moto venivano impiegate per esibizioni durante le pause delle competizioni principali.

Mercedes Classe G: il tuning Mastodon V4

Mercedes-Benz è impegnata nello sviluppo di una nuovissima Classe G Cabriolet, ma un tuner mediorientale l’ha preceduta. Vi presentiamo la Mastodon V4 in edizione limitata di Venuum.

Sebbene negli ultimi anni abbiamo visto numerose versioni stravaganti della Classe G, compresi i modelli cabriolet di Mansory, queste solitamente mantengono alcune delle caratteristiche più riconoscibili del modello, come i fari rotondi. In questo caso non è così, poiché Venuum sembra aver sostituito ogni singolo componente esterno, ad eccezione dei rivestimenti delle portiere, per realizzare il suo fuoristrada cabriolet definitivo.

La parte anteriore del kit è particolarmente d’effetto. Presenta un paraurti completamente nuovo con abbondante fibra di carbonio forgiata a vista, in netto contrasto con il design squadrato reso famoso dalla Classe G. Ci sono anche una griglia diversa, fari quadrati e un cofano personalizzato.

LO STILE UNICO

Non c’è nulla di ordinario nemmeno nella fiancata di questa Mercedes Classe G. È stato aggiunto un set di ruote spettacolare, così come parafanghi allargati in fibra di carbonio forgiata e minigonne laterali. In queste immagini, il passo del fuoristrada sembra più corto di quello di un modello standard, anche se è difficile dire se si tratti di un’illusione ottica, dato che mantiene quattro porte.
La maggior parte delle modifiche riguarda ovviamente la parte posteriore, dove il tetto è stato eliminato. Presumibilmente, il tessuto nero nella parte posteriore può estendersi verso l’alto e sopra i sedili posteriori per proteggerli dalle intemperie, anche se non sono state fornite foto che mostrano la capote alzata.

Sono state apportate modifiche anche all’abitacolo. I sedili anteriori e posteriori sono ora rivestiti in una combinazione di pelle gialla e nera, mentre tra i due sedili posteriori è stata aggiunta una console centrale unica nel suo genere, caratterizzata – ovviamente – da fibra di carbonio forgiata.

Venuum non ha specificato quanti esemplari della Mastodon V4 intende costruire, limitandosi a confermare che si tratterà di una “edizione limitata”.