Food Delivery quando l’estate mostra la vera realtà di un boom perverso

La storia si ripete: in gruppo, o singoli, o semplici coppie dentro una casa. La “rattagine” (attitudine al restare chiusi nella stamberga, al buio come le famigliole di ratti) speravo si potesse definitivamente dire estinta dopo l’abominio del Lockdown. Da allora credevo che nulla potesse essere meglio della voglia di uscire, vedere gente e fare cose. Una nuova consapevolezza di quanto anche il semplice uscire da casa sia una libertà preziosa.

 

E invece no. Nei 360 euro in media che ogni italiano spende per servizi di Delivery (su base ricerche e statistiche pubbliche sul web) la componente “food” è sempre viva e prevalente. Ancora. 

Non importa sia Inverno od Estate. Nel primo caso perenni adolescenti anche di mezzo secolo di età (preda dei danni del passare del tempo) attendono penosamente in vestaglia e calzettoni che puzzano di cipolla fritta lo scampanellare di un povero ragazzo del Delivery, imbacuccato come un eschimese che affronta notti piovose e gelide per portare il suo prezioso carico a destinazione.

 

Ma è d’estate che la follia del Delivery trova il suo massimo godimento. Quando in canotta e ascelle assassine il gruppuscolo di affamati residenti fa l’unica fatica, con gli zebedei a fronte condizionatore, di pigiare il dito sudaticcio sulla “App” dello Smartphone. 

Al resto pensa la telematica. E la coscienza è a posto, mentre ci si ritrova a narici tappate, finestre serrate e a tutto “Pinguino” De Longhi in comode rate, tutti seduti sul divano a godersi il nulla che la Tv odierna a pagamento ci regala.

E tutto questo mentre tra le strade infuocate delle città brancola un formicaio di veri disgraziati che su ogni tipo e condizione di mezzo di trasporto si muove con quell’inconfondibile cassettone coibentato e colorato dietro la schiena. Là dentro c’è il prezioso “dono” che le famiglie attendono “comodamente” appolliate in casa. E del resto, con benzina e gasolio a ben oltre i due euro al litro, chi sarebbe così cojone da mettersi in viaggio per andare a procurarsi una cena??

Ah, beh: ma molti di Voi, e coloro che ancora non si sono offesi di un esordio di articolo che mette a nudo più le vergogne del parco clienti potenziali che non le assurdità dell’offerta del FoodDelivery, mi chiederebbero – potendo – cosa c’entra un pezzo su questo tema in una piattaforma Automotive. Molto semplice: la moltiplicazione delle situazioni e degli attori del Food Delivery (più che degli altri comparti di consegna a domicilio) sta comportando effetti sulla mobilità collettiva, oltre che riguardare il movimento e la gestione di migliaia di mezzi di trasporto (soprattutto a due ruote) che coinvolgono sicurezza e condivisione delle strade pubbliche ogni giorno.

Vi bastano questi due argomenti per non sentirVi off topic?

Vi ricordo due eventi capitati a me personalmente. Primo caso: Inverno di due anni fa, pomeriggio che volge alla sera, strada cittadina romana ad alto scorrimento. Il semaforo che ferma la fila di auto dà il via all’attraversamento pedonale. Non riesco ad arrivare alla striscia bianca di mezzeria che divide le due corsie che alla mia destra vedo piombare contro di me uno scooter guidato dall’immancabile cingalese con a sua volta immancabile “Big Bag” arancione che sormonta le sue spallucce. Il genio aveva deciso di arrivare sul filo della mezzeria davanti a tutti al semaforo, ritardando la frenata e superando la fila con le ruote semi-lisce sulla doppia striscia verniciata in mezzo alle due carreggiate: fondo stradale che, per chi come me ama ed usa la moto, corrisponde ad una sorta di lunghissima saponetta quando l’asfalto è umido.

Peccato, infatti, che proprio per effetto del peso raddoppiato sullo scooter la frenata, complice anche l’asfalto inumidito per il clima serale e la striscia di vernice sull’asfalto, sia stata pressoché inesistente: oh, beh, certo! Mettiamoci anche freni usurati e gomme lisce della “due ruote” elettrica….. Fatto sta che l’inetto “Motard” si è fermato praticamente contro il mio fianco destro. 

Io sono caduto violentemente, per fortuna di lato e con il braccio sinistro ad attutire, per terra. 

Il coglioncello invece si è sdraiato per terra…Alla fine sono dovuto anche intervenire per riuscire a sollevarlo dalla strada, perché per la confusione ed il peso del fardello alimentare non riusciva a tornare in piedi. Paura, dolore per la botta da parte di entrambi, non ce l’ho fatta ad inveire e chiamare i vigili. Lo sguardo perso di quel povero ragazzo mi ha fatto più male della botta. L’ho lasciato andare.

Secondo caso, poche settimane fa. In pieno traffico di metà mattina in zona centrale di Roma, sono in fila indiana per una svolta a sinistra di immissione in una traversa stradale. Alla sinistra della fila una isola divisoria dei sensi di marcia, di quelli con il marciapiede piuttosto alto e marcato. Un ragazzo del Delivery, preda forse del caldo e della agitazione, o semplicemente abituatosi a manovre ad cacchium (fate Voi) cerca di salire con la ruota della “sua” scalcinata e-bike sul marciapiedi: il poter percorrere una decina di metri in solitario sulla isola divisoria deve sembrargli evidentemente la svolta della vita. Peccato che nel salire “di taglio” con la ruota sul marciapiedil’inclinazione verso destra della e-bike sia penosamente accentuata dall’enorme baricentro dello “scatolo” che pesa sulle spalle del malcapitato sbilanciandolo a sua volta verso destra. 

Risultato: bici che si impenna con la ruota davanti sull’isola e povero fagottone di ragazzo (più largo che lungo, in verità) che finisce con tutto il suo carico di spalle tra parafango e cofano di una incolpevole Clio posta al suo fianco destro. L’anziana conducente, urlando come una furia, compie persino una manovra dettata dalla sorpresa e dallo spavento: rilascia la frizione quell’attimo che basta per far scattare in avanti pochi metri la sua auto, riservare al povero “Deliveratore” una sorta di “schiaffo” inerziale e finire la breve corsa sul paraurti posteriore di un Suv. Ci rendiamo conto??? Per fortuna solo spavento (e fila bloccata per mezz’ora) senza gravi danni.

LA LOGISTICA CHE CAMBIA

Altri eventi? Tutti incidenti scampati per un soffio: si va dal “deliveratore” sul monopattino che ti taglia la strada….sul marciapiedi, al ciclo/scooterista che fisso ed attonito sullo smartphone per trovare la strada percorre un tratto contromano di strada urbana; per poi evitare di sciorinare una serie di altri casi ed eventi in cui l’incidente è stato evitato per un pelo. Tutto sotto i nostri occhi. E il rischio, come per tutte le cose che non vanno come invece dovrebbero, è l’assuefazione. Come è assuefazione vedere ogni tanto questi “velocipedi” a ruote all’insù mentre il trasportatore (quello che prenderà il cartone della Tua pizza con le mani nude) con le medesime mani sta ingrassando cavi e leveraggi, oppure ripara una ruota. 

Il suo valigione nel frattempo – soprattutto nella torrida estate – è per terra, sbattuto sotto il sole e circondato da moschini. Per non parlare dei ragazzi che su quella “Bag” ci appoggiano la testa per dormire su una panchina all’ombra delle fronde in un parco pubblico. Ma questo lo dico non per denigrare i “Delivery Boys”, chiaramente. Ma è per dire con molta serenità che tutta ‘sta zozzeria visiva e civile è responsabilità anche di chi del Delivery si serve in condizioni di futilità evidente come è l’attendere al proprio posto di pausa pranzo o cena qualcuno che arrivi per portare quel che chi può dovrebbe serenamente uscire a comprare da sé.

Parliamoci chiaro: il Delivery urbano, soprattutto di categoria “Food” non modifica di una virgola situazioni lavorative o professionali, e non offre alcuna prospettiva o soluzione. E’sopravvivenza virtuale, fatta per premiare la quantità e velocità delle consegne nell’unità di tempo e non certo i criteri di qualità e livello del servizio; ed a carico dei corrieri sono ancora vigenti tariffe e rimborsi che non possono realisticamente soddisfare la dignità di vita degli operatori ed insieme la gestione del loro mezzo e della loro movimentazione. Noi, potenziali fruitori del servizio, chiudiamo tutti e due gli occhi e ci turiamo il naso. 

In una estate calda come non mai, diceva una canzone, pomeriggi torridi e sere umide e appiccicose hanno visto decine, centinaia di questi corrieri girare: chi più canonico con giubbetto catarifrangente, casco e abbigliamento minimamente protettivo. Ma ho visto anche teste e busti scoperti in piena velocità nel traffico con le e-bike ed i monopattini. L’ho visto io, l’avete visto anche Voi, di certo.

Ma io mi sono astenuto e mi astengo tuttora dall’avvalermi del Food Delivery, e la spesa ancora posso farmela da me: approfitto della libertà inconsapevole e sottile di girare la città mentre cerco un punto di GDO dove fare acquisti. E Voi? Davvero pensate di essere più liberi avvalendovi di disgraziati che arrivano davanti casa Vostra con la lingua di fuori per consegnarVi il Sushi? No, secondo me non siete più liberi. Siete apparentemente più comodi, ma forse anche meno felici. Mia opinione.

Riccardo Bellumori

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