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Piccola Stellantis senza cielo: il futuro di un Colosso auto a sua insaputa

Alfa Romeo: addio alla Trazione Posteriore nell'era Stellantis

Non è mia attitudine lanciare sassi nascondendo la mano: fui io a scrivere un articolo “scomodo” sulla saga estiva di Stellantis e sulla posizione ingestibile ed ingiustificabile di Tavares dopo una serie di piccole e grandi catastrofi mediatiche e di mercato. Autoprove, che con coraggio e dignità accoglie ed ospita i miei pensieri, al massimo fa spesso bella figura (gli indici e gli Archivi sono là a dimostrare) quando mesi prima dei soliti faraoni della dissenteria digitale buona a nulla il sottoscritto appare con previsioni o giudizi che anticipano di parecchio le evidenze giornalistiche successive sulla descrizione di fatti ed eventi.Eppure chi ha scritto (io) quell’articolo poco socievole su Stellantis ne ha scritti altri su Autoprove (in realtà un po’ dappertutto) di totale affetto e nostalgia per un certo “vecchio” modo di essere stati in casa Lancia, Autobianchi, Maserati; con la dichiarazione continua d’amore per quest’ultimo Marchio che non ho mai fatto mistero di considerare il vero simbolo evangelico di Modena in tema Automotive, non quell’altro ippico su sfondo giallo limone. 

Ogni volta che sono passato per Modena, che piovesse o tirasse vento, in qualunque parte della città mi fossi dovuto dirigere non ho mai mancato di passare davanti al Duomo di Via Ciro Menotti, la torre con il Tridente in bella vista. 

Insomma, di passione per l’auto italiana “Doc” io ne ho sempre dimostrata; ed essendo tra i pochi – in tempi non sospetti – ad apprezzare senza infangare la visione e l’azione strategica di Marchionne per risollevare non solo Fiat ma l’immagine di tutto l’Automotive nazionale, mi sono dovuto ricredere in tempi rapidi guardando alla involuzione mostrata da subito dal nuovo conglomerato “Stellantis” nato più per scappare da qualcosa che non per correre verso qualcos’altro di buono.

Ad esempio, confermo di essere stato io, in perfetta solitudine, a scrivere quello che pensavo senza filtri; ed in quell’articolo su Tavares ho inteso spezzare persino una piccola lancia sulla coerente azione di un CEO chiamato in veste di Commissario liquidatore delle attività Automotive di FCA dentro Stellantis, e dunque proprio per questo inadatto a guidare una strategia commerciale di un Gruppo dove evidentemente risiedono almeno cinque Marchi in netta e storica contrapposizione reale di mercato tra loro (Fiat contro Opel, Lancia contro Citroen e DS) ed altri in guerra potenziale (Alfa contro DS e Peugeot, Maserati contro di nuovo DS); dove al momento pare addirittura “narcotizzato” un Marchio davvero sottoutilizzato come Abarth dove finalmente meriterebbe, al di là di ogni strategia Corporate, di vedere la luce una Gamma di auto “native” e non solo trasformate; e dove le sinergie basate sulla condivisione/”trapianto” di piattaforme per la riduzione dei costi hanno sortito effetti negativi.

Rimane in me solo un dubbio, rispettoso e legittimo: quell’uomo – Tavares – che certa letteratura dipinge come “separato forzatamente” da Renault (dove a quanto pare la convivenza con un management che gli impediva di esercitare pienamente il ruolo di Leader cui Carlos ambiva lo avrebbe spinto alla fuga) e che giunto in casa PSA ne avrebbe costruito le magnifiche e progressive sorti di nuovo “Trust” mondiale di successo; ebbene, quell’uomo sarebbe per questo il fautore della “Ami/Topolino” o della conversione fallimentare della Maserati in full electric, ed amenità del genere? Dico, caro Carlos, che Ti è successo? Crisi di managerialità ed inventiva passeggera, oppure….? Appunto, credo: “Oppure”.

Stellantis, figlia “frettolosa” di gatta già cieca?

Alla mia verde età di bambino, secoli fa, correva un detto popolare: “La gatta frettolosa ha fatto sempre i figli ciechi”. Vale a dire, la fretta e l’improvvisazione recano solo danni. Direi che questo concetto è dominante nel passaggio epocale da FCA/PSA separate alla “Stellantis” unita.

Alla base di tutto quello che Stellantis ha toppato non c’è infattisolo l’elenco dei passaggi nati male: Maserati solo elettrica e addio ai motori “V8”, Alfa Romeo con l’addio ai pochi modelli iconici e canonici (Giulia, Giulietta) in grado di far ripartire il Marchio; ed infine il flop certificato in queste ore di “Y” che sembra l’operazione di maschera facciale (con annesso rigetto del silicone e sindrome da crisi istaminica) di Peugeot ed Opel. E se questo è il front office commerciale più visibile alla grande massa, il “dietro le quinte” è ancora più drammatico: stabilimenti FCA venduti in Italia, Mopar di fatto smembrata e diminuita nell’operatività, circuito della Supply componentistica rivoluzionata dalle “Placche Logistiche” Distrigo, un patrimonio di aftersales e servizio sul territorio completamente rivoluzionato con la (pessima) anticipazione da parte di Tavares della proposta del nuovo organigramma commerciale basato sull’Agenzia in luogo del mandato concessionario; concetto che attualmente, come sappiamo, sta vedendo un bel po’ di virate a 180° visto che il prezioso aiuto del Dealer sul territorio è tutt’altro che marginale in questa fase commerciale. 

Dunque, quello che Stellantis ha finora espresso è una vera confusione organizzativa e filosofica. Alla base c’è che Stellantisè vista oggi come una sorta di raggruppamento e non come una vera Alleanza strategica; è vista come una “alchimia” e non come un nuovo Gruppo. 

Con l’effetto di sfiduciare i Consumatori, i possibili investitori, e l’Opinione pubblica: questa in particolare, con la componente giornalistica empolitica sempre in cerca di nuovi padroni in grado di garantire la marchetta salvifica, è la prima ad aver girato le spalle a “mamma Fiat”: nelle Redazioni ed in certi uffici istituzionali continua ad essere così: i giornalisti ad esempio o ti vedono come un vero Padrone delle ferriere cui è rassicurante cedere guinzaglio e museruola per essere portati ad onerosissimo passeggio dove il padrone vuole, oppure sei semplicemente tagliato fuori dalle attenzioni. C’è niente da fare, occorre adeguarsi.

Tra l’altro, in questa panoramica, avere defenestrato Tavares, come noi stessi abbiamo segnalato per tempo, non ha fatto altro che peggiorare i trend: Don Carlos era l’unico a rappresentare la visione e la strategia individuale e personale di Stellantis. 

Era un poco lo “Sherpa” di un qualcosa al suo impalpabile inizio, ed al suo posto manca oggi la figura del Manager “guida” assoluta. Di fatto Stellantis non ha influito minimamente nella immagine, nei trends e nei volumi commerciali di Peugeot, Citroen ed Opel ma ne ha miracolosamente migliorato i conti della parte “francese” del conglomerato. 

FCA da “socia” a Cliente di Stellantis

Probabilmente perché PSA ha un cliente in più dopo il battesimo di Stellantis: è la stessa FCA che riceve ed arma nei suoi Stabilimenti il patrimonio genetico della parte francese e progressivamente sta tagliando gran parte della tecnologia autoctona; è la stessa FCA che per decreto Stellantis “apparente” sta formalizzando la cessione di suoi asset importanti nell’Aftersales e nella componentistica; mentre dal lato opposto una fetta importante di Stati Uniti sono diventati terra comune a PSA (storicamente poco presente sul suolo americano) grazie alla parte Chrysler di FCA; vero anche che uno degli ultimi colpi bassi ricevuti da Tavares è arrivato proprio dalle minacce di Class Action da parte di investitori e Sindacati negli USA. 

Dunque, a leggere i conti il conglomerato Stellantis ha portato segni “positivo” a PSA e segni negativi ad FCA; allo stesso tempo manca ancora e continuerà a mancare un elemento simbolico discriminante e nobilitante di una unione rispetto al solo bisogno di unirsi per aumentare massa critica (concetto sacrosanto ma incomprensibile ai potenziali Clienti); ed a cascata ovviamente la assenza di riconoscibilità e di una forte identità Corporate del conglomerato Stellantis produce un impatto positivo “zero” sia sulla condivisione di piattaforme sia sull’immagine derivabile di ogni singolo Brand dentro il raggruppamento. 

Mettiamoci anche una triste nemesi storica sul rapporto molto poco idilliaco tra Fiat e Citroen e tra Citroen e Maserati da fine anni Sessanta, ed avremo la quadra di una situazione “minata” fin dall’inizio. 

Stellantis ha comunicato e proiettato numeri del mercato 2024 che sono pesanti dal lato “Corporate” ma che sono terrificanti per la botta presa in nemmeno tre anni di Alleanza dalla parte FCA: Alfa, Maserati e Lancia stanno raschiando il barile. E quello che appare inaccettabile è il ricordo delle assurde accuse (e minacce) dell’ex Tavares su presunte corresponsabilità dei Marchi stessi, dopo che durante la gestione Marchionne e fino a poco prima della nascita di Stellantis per Maserati e Alfa Romeo si sarebbe potuta scrivere una tesi di Laurea sulla capacità di rilancio e ricostruzione paziente operata. Mentre per Lancia, davvero un caso difficile, valeva almeno il requisito della autoremunerazionegarantita dall’ammortamento pluriennale della affidabilissima “Y” quasi monoprodotto e venduta alla fine solo come autoimmatricolazione Km Zero.

Francesi, come sempre, autolesionisti sul “Premium”?

Inutile il panegirico: come abbiamo ben espresso nei nostri pezzi, la scarsa capacità mediatica e forse la scarsa attitudine “Premium” e motoristica di Tavares (che nonostante rappresenti una passione ed un curriculum agonistico come Pilota non da scartare si è visto e sentito poco parlare di sentimento e di identità motoristica, durante i suoi mesi in Stellantis) ha fatto da freno al rilancio di Marchi di cui poter parlare (come aveva saputo fare benissimo Luca di Montezemolo su Maserati) solo con il lessico della passione e del buon gusto motoristico. 

Onestamente, è difficile non imputare a Tavares il maggiore e più esclusivo nesso di causa nella frana commerciale di Maserati, dopo la rinascita voluta fortemente da Montezemolo quasi venti anni fa e compiuta magistralmente con la ritrovata serie “Quattroporte” e poi con la Ghibli (e qui eravamo già dentro la piccola grande rivoluzione di Marchionne che aveva persino “gemellato” in basso Alfa e Maserati con la piattaforma comune per la “Giulia”): ascoltare Don Carlos o il Management che aveva in ogni caso voluto rimpiazzare lui stesso al posto della vecchia linea di comando (con effetti iniziali tra il patetico e lo ionesco, è bene ricordare, in termini di comunicazione e P.R. del Marchio del Tridente) parlare di futuro “onlyBEV” per un simbolo della sportività motoristica di eccellenza è stato davvero un autogol che purtroppo ha sortito effetti perniciosi che Maserati paga tuttora. 

Non ha aiutato neppure il percorso evolutivo di Alfa Romeo; e qui personalmente dico che aver “blindato” la carriera di “Giulia” con l’annunciato abbandono di particolari motorizzazioni ed alimentazioni (con relativa riduzione di allestimenti e versioni anche “iconiche”) è stata (ma è una mia sensazione, sia chiaro) una vera sciocchezza a metà tra un taglio di attributi ed una adorazione per riti di Marketing iconoclastici ed autolesionisti. Onestamente la “Giulia” è stata universalmente il prodotto che ha per la prima volta portato il Benchmark di Arese al livello di Stoccarda, Monaco, Ingolstadt. 

Solo per questo, visto che era un risultato atteso per il Biscione da decenni, la “Giulia” avrebbe dovuto vedere arrivare sul mercato perlomeno due varianti attesissime, richiestissime e stupidamente rimandate senza mai arrivare in porto: una versione “Sportwagon” ma addirittura una plausibilissima ed accattivante versione “Fastback” cinque porte. Tutto rimasto nel mondo dei sogni, e non si può per questo accusare il mercato o la fase socioeconomica sfavorevole: sindacati e management si devono assumere la responsabilità di una mancanza di minimi “attributi” necessari per certe scelte.

Per questo continuo a dire che i francesi restano millenari e fedeli a sé stessi: come la Francia motoristica non aveva capito un tubo del concetto di “prestigio” in Automotive ai tempi di Citroen e Maserati, così decenni dopo Stellantis ha avuto buon gioco ma miope nel tarpare le ali soprattutto al concetto più classico e cristallino di “Premium” e di prestigio all’italiana. La storia si ripete sempre, diceva Vico.

Dunque, nessuno meglio di Stellantis e Tavares avrebbe potuto vandalizzare anni di sapiente e paziente lavoro di ricostruzione di Maserati ed Alfa? Probabile, non abbiamo prova del contrario, ma una sola certezza: l’arrivo del nuovo conglomerato aziendale sulla scena Automotive globale aveva demolito anni di paziente ricostruzione commerciale e mediatica di Alfa Romeo e Maserati. E non eravamo ancora al completo: Stellantis è riuscita dove neppure la visione più catastrofica sarebbe potuta arrivare, cioè il peggioramento delle performances commerciali di Lancia. 

Lancia, fare meglio era doveroso, fare peggio poteva riuscire solo ai francesi?

Dall’arrivo di “nuova Lancia Ypsilon” anche i più feroci appassionati storici di Chivasso e contestuali detrattori di Marchionne hanno rapidamente formulato le dovute scuse al manager italo svizzero scomparso: Stellantis ha fatto di colpo capire, con il lancio di “nuova Ypsilon”, quanto prezioso e invisibile fosse stato sino ad allora il modello di gestione “LowCost” di Lancia “monoprodotto Ypsilon”; quella piccola “Premium SubB” aveva davvero potuto fare miracoli, se nella continua e discreta evoluzione di Gamma (benzina, bifuel, Hybrid) aveva saputo garantire a Lancia una presenza continuativa su mercati e listini con Break Even “livellato”. 

Andiamo un attimo nel dettaglio: siete tra i polemici che hanno contestato a Marchionne l’innesto “in rebranding” dei modelli Dodge e Chrysler nella gamma di Chivasso? O che hanno lamentato la vergogna di un “monoprodotto” come Ypsilon? Bene, allora ricordate che nell’ultimo anno di vita di Ypsilon 2011 endotermica, la piccola ha regalato a Lancia il 2,1% di market share con 29.000 immatricolazioni di fine vita; ma nell’ultimo anno “pieno” (il 2023) la Ypsilon ha chiuso con quasi 45.000 pezzi; una crescita del 9% sul 2022; una quota del 15% nel Segmento “B”; e la piazza d’onore dei modelli Stellantis più venduti in Italia dopo la Panda. 

Nessuno, davvero, avrebbe mai teorizzato che il primo vero nuovo modello di casa Lancia dentro Stellantis, in quanto “elettricamente Trendy” e totalmente nuovo di fabbrica avrebbe avuto un flop di debutto come quello che la nuova “BEV” ha ricevuto. Un fiasco, una vergogna, una risata che Vi seppellirà. 

Vedetela come volete: a Gennaio e Febbraio 2025

La nuova Lancia Ypsilon elettrica ha venduto in tutta Europa un misero quarto di quanto ha garantito la vecchia endotermica nello stesso periodo del suo ultimo anno di vita 2024, ed ovviamente il dato è ancora più deprimente se si considera che la vecchia Ypsilon endotermica aveva un carnet di mercati di esportazione pari a due terzi di quelli che intende toccare la nuova piccola tuttoelettrica.

Detto in parole povere, la Stellantis francofona che avrebbe voluto bacchettare le italiane torna un poco scornata dalla presa di coscienza con la realtà: o per colpa del paradigma elettrico, o per colpa delle sinergie costruttive o per colpa del fato ostile la nuova Ypsilon in prima istanza è una tragedia, e di questo il Management di Chivasso credo che non abbia grande responsabilità.

Duro ritorno alla realtà quello in cui il paradigma Tavares di contenere i costi strutturali moltiplicando a mo’ di pani e pesci le piattaforme e le plastiche tra i Brand del Gruppo corrisponde all’assurdo storico già affrontato dai minestroni in salsa “british” della nazionalizzazione anni Settanta della Leyland. Un “nonsense” che ha lasciato indenne solo “Jeep” ma – forse – sarà stata una svista? 

In ogni caso il trend dei Marchi Premium dentro Stellantis nel 2024 segna un rosso preoccupante: bruttissimo anno per DS, per Maserati, Alfa Romeo e Lancia. Ed ovviamente se a fare flop sono i Marchi Premium, a soffrire in primo luogo è la redditività ed il livello di margini ed utili: Stellantis nel 2024 ha perso rispetto al 2023 il 70% della soglia di utile e ridotto i margini dal 12,3% al 5,5%. Oltre la metà delle vendite Stellantis nel 2024 a livello mondiale sono centrate su solo tre Marchi (Peugeot, Fiat, Jeep) mentre i restanti sette Marchi si sono spartiti in media 400.000 pezzi cadauno. Stima molto maccheronica ma algebricamente perfetta. Non ha senso, in un mercato globale, l’esistenza di marchi che vendano così poco. Forse un giorno dentro PSA il problema dovrebbe toccare anche DS, ma al momento dentro Stellantis la questione ha sfiorato Maserati, Lancia ed Alfa Romeo. 

Se per risolvere il problema Stellantis riteneva di difendere il “protocollo BEV” stia pure sicura: l’immagine, il pedigree e soprattutto l’identità elettrica di Stellantis presso il mondo dei potenziali consumatori ha un impatto più “Zero” delle emissioni che il Gruppo vorrebbe raggiungere. 

Stellantis non suscita l’evocazione di altri Gruppi europei e giapponesi con maggiore Pedigree in tema elettrico; e l’operazione “Leapmotor” con il travaso di tecnologia Full electricdalla Cina percepita come “popolare” ma anche come poco evoluta non aiuta di certo la causa della immagine Zero Emissiondi Stellantis. 

Il che, nel risiko mondiale che si sta giocando e si giocherà in Europa, non è una bella notizia; Renault da un lato e Volkswagen dall’altra parte, cioè i principali player concorrenti di Stellantis nel Vecchio Continente, vivono la loro bella quota di problemi ordinari ma hanno per contro una immagine “elettrica” ben connotata e percepita dal mercato. Siamo sinceri, chi sarebbe così superficiale da avvicinare l’immagine e l’evocatività di Stellantisal livello ben più definito e meritato di Wolfsburg o della Losanga in tema elettrico? Nessuno. 

Via Tavares, FCA torna ai gioielli di famiglia?

Ed infatti non a caso la defenestrazione di Tavares ha coinciso con la riscoperta di antichi tesori nel DNA tecnologico di casa FCA, in tema di multialimentazione e di ottima presenza in mercati fondamentali come Stati Uniti e Sudamerica. 

Da quest’ultimo è rinato dalle ceneri il background legato al biocarburante (Etanolo) oppure il Know How innegabile di Fiat sul Bifuel (GAS e GPL) mentre l’immaginario a stelle e strisce è tornato prepotente nella previsione di  nuovi endotermici “Big Block” otto o sei cilindri. 

Ok, ma a questo punto, se un sano “ritorno alle origini” è persino opportuno ed intelligente per recuperare quote di mercato seguendo il profilo onorevolmente “Made in Italy” perlomeno di Alfa Romeo e Maserati, cosa rimane di una impossibile alchimia tra Marchi tra loro imparentabili dentro Stellantis? 

A parte le sinergie opportune in tema di LCV e di Flotte aziendali, il futuro più ovvio ma tremendamente vincolante per la dinamica evolutiva sarà l’accentuazione delle piattaforme condivise nel quadrangolare (non biunivoco) tra Peugeot/Opel e Lancia da un versante e DS e Maserati/Alfa Romeo su un altro versante. A parole sembra facile, ma ricordiamo che il contesto di applicabilità di questa dottrina industriale comprende Market target come quelli ex “E” ed “F”, cioè settori di mercato che pullulano di tedesche e giapponesi, e dove non puoi cercare la leva del pricing senza scontrarti in basso con i nuovi Marchi cinesi. 

Per Stellantis siamo già ai titoli di coda? Per me è proprio così

E’ scorretto, è “insider trading” , è pregiudizievole affermare un personalissimo pensiero? Io lo esterno, questo pensiero: che al di là delle strategie che possono essere sottostanti alla strana alleanza tra PSA e FCA (ricordiamo, dopo che appena scomparso Sergio Marchionne, FCA aveva avviato un mandato esplorativo per una eventuale fusione con Renault), il motivo discriminante che ha visto giustificabile un conglomerato impossibile dal lato del Marketing e della cultura aziendale come Stellantis è solo nella “massa critica”. Dopo il Lockdown, la crisi delle materie prime e gli scossoni di mercato recenti in cui ogni grande Gruppo deve rivedere le proprie strategie globali in Cina, USA, India ed Africa, FCA e PSA si sono unite soprattutto nella dimensione dei rispettivi “portafogli”: non solo in termini di Cashflow ma anche portafogli Clienti e fornitori, portafoglio Aftersales e Service Management, e soprattutto “portafoglio Internazionale”, visto che senza dubbio l’alleanza franco italiana ha portato in dote a FCA il meridiano nordafricano ed a PSA il mercato USA e sudamericano.

Tuttavia in questo panorama si può ben comprendere che – appunto – il matrimonio a tempo Stellantis nasce dalla opportunità di entrambi i Gruppi (FCA e PSA) di scappare con sicurezza da qualcosa anziché muoversi in sinergia verso qualcosa di altro.

Insomma, titoli di coda per Stellantis, divorzio e separazione di eventuali “beni”?? Nulla può escluderlo, e se pensiamo a come si sono consumate alleanze ben più di prospettiva (Renault Nissan, ad esempio) l’unico azzardo consentito potrebbe essere non oltre il 2028. 

Perché dico questo? Perché uno dei “firewall” determinanti per la definizione di un senso o meno della continuità di Stellantis deriva dalle decisioni di Bruxelles su tre temi fondamentali: se nel 2026 lo step di valutazione intermedia richiesta dai Costruttori tedeschi vedrà ammissibile la continuità al 2035 degli endotermici alimentati ad e-Fuel e Biocarburanti, ovviamente la componente FCA dentro Stellantis tornerà determinante; se nel 2027 dovesse essere esitato finalmente lo “step” Euro VII lo stesso conglomerato Stellantis sarà obbligata a definire con altri Gruppi una dimensione “Blockchain” che ridimensionerà conseguentemente l’indentità dello stesso raggruppamento; ed infine, se come probabilmente sarà, la Commissione dovesse esitare finalmente la tanto attesa riforma “BER 2028” con la rivoluzione attesa dei protocolli discriminanti su vendita e postvendita, allo stesso tempo Stellantis (quella attuale) troverà al contrario una reale motivazione per proseguire nella Alleanza. 

Insomma, il futuro è Stellantis “Out” due a uno. Sempre secondo me, sia chiaro. 

Ma se il buongiorno di vede dal mattino, davvero la simbiosi è da altre parti. Quali?

Troppi Marchi in Stellantis? Tagliamo via quelli “italiani”

Certo, si dice in detto popolare italico (tipicamente italico) che “il cetriolo sempre all’ortolano…..”. Guarda caso, anche se i numeri sono impietosi rispetto alla parte italiana di Stellantis, il problema potrebbe risiedere come detto all’inizio del pezzo nella eccessiva triangolazione opposta e complementare tra Marchi residenti nella strana Alleanza italofrancese: 

OPEL:

a regime attuale Fiat ed Opel si pestano i piedi dentro la stessa casa, e che senso ha? Elevare la vocazione popolare di Opel dentro PSA equivale a metterla in concorrenza diretta con Peugeot oppure persino DS. Tenerla in chiave generalista “Low Cost” elettrica significa però spararla contro Leapmotor. Insomma, così com’è Opel non va bene ma non si sa dove e come mandarla, ma nell’immediato chi ha da recriminare è Fiat. 

LANCIA:

Anche Lancia rischia, a seconda di dove e come viene ricostruita, di disturbare Peugeot e DS se esalta la sua componente Premium in alto; oppure Citroen se viene ridisegnata secondo una cornice alternativa e più Trendy; mentre l’ipotesi, neppure troppo onirica, di riportare Lancia sul fronte sportivo potrebbe indirettamente creare incroci pericolosi con il Biscione Alfa.

MASERATI:

Il Dio Nettuno deve aver sparato qualche piccolo tridente appuntito in mezzo alle chiappe di diversi dirigenti Stellantisinducendoli alla ragionevolezza: potrebbe essere questa la spiegazione divinatoria secondo la quale in casa Maserati è stata riveduta e corretta tutta una iniziale strategia pesantemente elettrica sulla gamma futura. La mia impressione è che si stia tentando, dopo anni di posizionamento al Top del mercato, un riavvicinamento a Market target e clienti potenziali più “Executive” e dunque tendenti a modelli, dislocamenti e motorizzazioni più “Smart” sempre in considerazione del prestigio del Marchio. 

Questo non farebbe certo dimenticare a Maserati quella fascia prestigiosa abitata da Aston Martin, ex Jaguar, etc….Ma se così fosse, e tutto mi fa presagire che sarà, Maserati rischierebbe di iniziare una guerra in casa con la cugina Alfa Romeo, dal lato della immagine sportiva simbolica. Stellantis deve potersi permettere un certo “Downgrading” del Tridente su livelli di mercato per lei inferiori ma farlo facendo a sportellate con Alfa Romeo sarebbe sciocco. 

 

ALFA ROMEO: 

Era intoccabile solo con Marchionne vivo. Credere che sia così anche ora è una pia illusione. Vediamo perché: se prima della “Giulia” per il Biscione nomi come Audi, BMW, Toyota, Jaguar, Infiniti e Volvo erano degli incubi, attualmente sono “Competitor”; ma perché rimangano tali la sfida verso la Qualità Totale ed il Servizio impeccabile rimane ostica, dentro Stellantis. Nulla vieta di pensare che dentro un’altra dimensione industriale sarebbe più facile raggiungere traguardi meritati: un esempio lo sto facendo di continuo, con Renaut. 

Priva della parte Nissan di una alleanza finita alle ortiche, Regièpriva anche di Infiniti manca di un Brand sportivo vero e proprio, visto che Alpine lo è ma con molte limitazioni. Insomma, De Meo sarebbe secondo me il nuovo papà di Alfa più felice e indicato per un rilancio che dentro Stellantis sembra appeso a fili sottilissimi. Ma senza Alfa Romeo, l’eventuale Stellantis residuale con chi rimpiazzerebbe la perdita del Biscione? Secondo me con due nuove fisionomie: Maserati nella linea di Gamma che per Alfa è stata finora “Ammiraglia”; e di un nuovo, insospettabile “Outsider” per il quale è giunta forse l’ora di uno “Spin Off” in stile Factory.

ABARTH:

Sicuri sicuri che il Manuale del Marketing alla voce “Abarth” specifichi che deve restare così, a metà di quello che fu “MG” nel gruppo Austin anni ’80, e più recentemente “Vignale” per Ford? 

Oppure al contrario non sarebbe il caso di dirottare finalmente sugli esperimenti positivi di “Alpine”, “Cupra” e persino “Polestar”  che dimostrano che per una ex Griffe c’è spazio di vita autonomo? Abarth è davvero tanto di più di quello che FCA e Stellantis vogliono proporre al pubblico, ed infatti il paradigma comincia a scricchiolare. Forse è ora di dare ad Abarth la chance di tornare sui propri passi e di presentare sul mercato – entro un decennio – almeno due o tre modelli nativi “Factory” e dunque non frutto di tuning di modelli terzi. Una Roadster, un SUV Coupèe magari (perché no) una pepatissima “BSUV”? Perché no? I tempi sarebbero maturi. Chiaro che così facendo, ed entrando in diretto scontro di mercato con Cupra ed Alpine, in parte calpesterebbe la traiettoria di Alfa Romeo, se non addirittura di Maserati. Per questo continuo ad insistere che, detto tra noi, la coabitazione dentro Stellantis non possa più concepirsi tra almeno tre Marchi: Alfa Romeo, Lancia, Opel, che possono essere surrogati benissimo da Maserati, DS, Fiat, Abarth, Citroen e Peugeot.

Il possibile ed onirico scenario del sottoscritto? Detto e ripetuto: Alfa Romeo alla Renault, e sarebbe una destinazione elettiva, visto che i due Marchi sarebbero determinanti l’uno verso l’altro senza essere né sovrapponibili né complementari.

E Lancia? Eccola, Lancia, ad affiancare secondo me un Brand insospettabile come Daimler Benz – Mercedes nel recuperare quote di mercato che sfuggono da tempo alla Casa della Stella; ed ovviamente Opel ceduta ad un Marchio – perché no? –  indiano. 

E Maserati? Beh, se ho visto giusto, Stellantis entro breve termine si scioglierà; e Peugeot/Citroen/DS potranno convolare a nozze con un partner più congeniale, di sicuro tedesco o giappponese…Ma per sciogliersi, PSA vorrà in dote un Marchio cui rivolge da tempo un sicuro occhio di riguardo. Maserati appunto. Se sia meglio per il Tridente restare precario dentro una FCA eventualmente divorziata dai francesi e forse in rotta di avvicinamento con coreani od Indiani; o se sia meglio, nello scenario che ho immaginato, un passaggio a PSA, lo dirà la storia. Quella non posso raccontarla. Ed ovviamente, ripeto che le considerazioni e le opinioni futuribili sono una mia libera produzione immaginifica. Detto questo per evitare che qualcuno mi citi per Insider trading, visti i tempi. 

Ovvio che se i fatti un giorno mi dovessero invece dare ragione, Vi aspetto tutti sotto al colonnato di Via del Corso a Roma, per leggerVi le carte.

Riccardo Bellumori

I Kit retrofit di Talet-e per moto e scooter

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Nuova Alfa Romeo Giulia 2026: Rendering

Alfa Romeo si sta preparando a mandare in pensione l’attuale generazione della berlina Giulia dopo un decennio di servizio.

Prima di iniziare a piangere, non prendete ancora i fazzoletti. La produzione potrebbe terminare nei prossimi mesi, ma la Giulia resterà in giro per il Nord America fino al 2026. E prima che diventiate troppo sentimentali, il nome della vettura rimarrà in circolazione per un lungo periodo.

La casa automobilistica è già al lavoro sulla Giulia di nuova generazione, che sarà lanciata insieme alla nuova Stelvio. Il debutto di entrambi i modelli è previsto per il prossimo anno.

L’Alfa Romeo si sta preparando a mandare in pensione l’attuale generazione della berlina Giulia dopo un decennio di servizio. Ma prima di iniziare a piangere, non prendete ancora i fazzoletti. La produzione potrebbe terminare nei prossimi mesi, ma la Giulia resterà in giro per il Nord America fino al 2026. E prima che diventiate troppo sentimentali, il nome della vettura rimarrà in circolazione per un lungo periodo.

La casa automobilistica italiana è già al lavoro sulla Giulia di nuova generazione, che sarà lanciata insieme alla nuova Stelvio. Il debutto di entrambi i modelli è previsto per il prossimo anno.

Come sarà la nuova Giulia?

Dato che i prototipi della nuova Giulia non sono ancora stati avvistati in pubblico, è un po’ difficile sapere che aspetto avrà. Secondo recenti rapporti, l’Alfa Romeo starebbe pensando a un cambiamento drastico, con la prossima Giulia che potrebbe evolvere in un crossover in stile fastback, sulla falsariga della Peugeot 408 o della Kia EV6.

Un paio di mesi fa abbiamo provato a fare dei rendering di questo ibrido berlina-crossover, ma l’artista digitale Theophilus Chin (noto anche come Theottle) ha avuto un approccio diverso. Su Instagram ha postato una domanda: “Cosa succederebbe se l’Alfa Romeo rifacesse la Giulia sulla talentuosa piattaforma Giorgio RWD?”.

LO STILE AFFILATO

I rendering di Chin mostrano come potrebbe apparire la nuova Giulia se Alfa Romeo decidesse di mantenere il telaio attuale, prolungandone la vita anziché passare alla piattaforma STLA Large. Si tratta di una visione teorica, certo, ma interessante, anche se non del tutto pratica.

Per reimmaginare l’auto, Theottle ha iniziato incollando la carrozzeria della Xiaomi SU7 sulla pelle dell’auto attuale, prima di apportarvi una serie di modifiche significative. È una scelta strana, lo ammettiamo, ma in qualche modo funziona.

Sebbene la SU7 appaia molto diversa dalla Giulia, ha linee e pieghe sexy, molte delle quali sono state mantenute in questi rendering. Tuttavia, il frontale è stato rivisto e ora include gli identificabili fari Alfa Romeo che fanno parte della griglia a forma triangolare.

Anche la parte posteriore è molto apprezzabile, con luci posteriori a LED che ricordano quelle dell’attuale Subaru WRX. Questa volta, però, sono collegati da una barra luminosa per un tocco più moderno.

Se le notizie sono attendibili, la nuova Giulia sarà sostenuta dall’architettura STLA Large di Stellantis, già utilizzata dalla nuova Dodge Charger. Saranno offerte versioni completamente elettriche, ma Alfa Romeo ha anche dichiarato di essere al lavoro su diverse opzioni ibride.

Recenti dichiarazioni del marchio indicano anche che le versioni Quadrifoglio delle nuove Giulia e Stelvio potrebbero mantenere motori a sei cilindri, forse legati all’amato V6 biturbo da 2,9 litri che questi modelli utilizzano attualmente. Vedremo se questa ipotesi si concretizzerà, ma per ora è solo un’idea.

Giulia non sono ancora stati avvistati in pubblico, è un po’ difficile sapere che aspetto avrà. Secondo recenti rapporti, l’Alfa Romeo starebbe pensando a un cambiamento drastico, con la prossima Giulia che potrebbe evolvere in un crossover in stile fastback, sulla falsariga della Peugeot 408 o della Kia EV6.

Un paio di mesi fa abbiamo provato a fare dei rendering di questo ibrido berlina-crossover, ma l’artista digitale Theophilus Chin (noto anche come Theottle) ha avuto un approccio diverso. Su Instagram ha postato una domanda: “Cosa succederebbe se l’Alfa Romeo rifacesse la Giulia sulla talentuosa piattaforma Giorgio RWD?”.
I rendering di Chin mostrano come potrebbe apparire la nuova Giulia se Alfa Romeo decidesse di mantenere il telaio attuale, prolungandone la vita anziché passare alla piattaforma STLA Large. Si tratta di una visione teorica, certo, ma interessante, anche se non del tutto pratica.

LO STILE UNICO

Per reimmaginare l’Alfa Romeo Giulia, Theottle ha iniziato incollando la carrozzeria della Xiaomi SU7 sulla pelle dell’auto attuale, prima di apportarvi una serie di modifiche significative. È una scelta strana, lo ammettiamo, ma in qualche modo funziona.

Sebbene la SU7 appaia molto diversa dalla Giulia, ha linee e pieghe sexy, molte delle quali sono state mantenute in questi rendering. Tuttavia, il frontale è stato rivisto e ora include gli identificabili fari Alfa Romeo che fanno parte della griglia a forma triangolare.

Anche la parte posteriore è molto apprezzabile, con luci posteriori a LED che ricordano quelle dell’attuale Subaru WRX. Questa volta, però, sono collegati da una barra luminosa per un tocco più moderno.

Se le notizie sono attendibili, la nuova Giulia sarà sostenuta dall’architettura STLA Large di Stellantis, già utilizzata dalla nuova Dodge Charger. Saranno offerte versioni completamente elettriche, ma Alfa Romeo ha anche dichiarato di essere al lavoro su diverse opzioni ibride.

Recenti dichiarazioni del marchio indicano anche che le versioni Quadrifoglio delle nuove Giulia e Stelvio potrebbero mantenere motori a sei cilindri, forse legati all’amato V6 biturbo da 2,9 litri che questi modelli utilizzano attualmente. Vedremo se questa ipotesi si concretizzerà, ma per ora è solo un’idea.

Addio Audi Q2: il futuro elettrico

La nuova Audi Q2 condividerà la piattaforma MEB Entry con la Volkswagen ID.2, ancora da presentare.

La scorsa settimana abbiamo riferito che Audi sta sviluppando un nuovo modello che prenderà il posto dell’auto elettrica entry-level. Come promemoria, secondo il CEO di Audi Gernot Dellner, la produzione di Audi A1 e Q2 sarà completata l’anno prossimo. Secondo Jato Dynimics, per lo scorso anno, l'”unità” è stata venduta in Europa con una tiratura di 56.239 esemplari, ovvero il 17% in meno rispetto all’anno precedente; e le vendite della “Q2” sono state pari a 54.605 unità (con un calo del 10%).
Come riportato in precedenza, nella gerarchia del marchio tedesco, la nuova “elettrica” sarà un gradino sotto l’Audi Q4 e-tron. Si prevede che questa novità sostituirà in un certo senso le uscenti A1 e Q2, oltre a diventare un’alternativa alla A3 hatchback e al crossover Q3. L’azienda non ha ancora dato un nome alla novità, ma secondo i media stranieri il piccolo parketnik “verde” potrebbe chiamarsi Audi Q2 e-tron.

Va notato che il marchio oggi ha già un modello chiamato Audi Q2 L e-tron con “imbottitura” completamente elettrica (è basato sulla piattaforma MQB), ma questo parketnik è progettato solo per il mercato cinese. A sua volta, il presunto nuovo crossover Audi Q2 e-tron dovrebbe diventare un modello globale.)
È noto che la produzione del “crossover elettrico” inizierà nello stabilimento di Ingolstadt (Germania) il prossimo anno. In precedenza si era ipotizzato che sarebbe stato messo in vendita solo nel 2027, ma secondo l’edizione tedesca di Sueddeutsche Zeitung, che fa riferimento a Gernot Dellner, la data della novità sul mercato ha deciso di accelerare e spostarsi al 2026.

FUTURO ELETTRICO

Si prevede che il nuovo crossover entry-level di Audi condividerà la piattaforma MEB Entry con la Volkswagen ID.2, non ancora presentata. Ricordiamo che stiamo parlando di una hatchback di serie basata sulla concept ID.2all, presentata nel marzo 2023. Il suo aspetto del marchio tedesco è ancora segreto, così come i dati tecnici. L’auto elettrica commerciale dovrebbe arrivare ai concessionari nel 2026.

Concetto Volkswagen ID. 2all.
Come riportato in precedenza, il prezzo della versione base della nuova hatchback a cinque porte VW non supererà i 25 mila euro.

Il crossover compatto co-piattaforma di Audi sarà ovviamente più costoso. Secondo i dati preliminari, il suo prezzo di partenza sul mercato europeo sarà di circa 35,9 mila euro.

Recentemente si è saputo che Audi ha modificato la sua strategia di sviluppo. Ora nei piani non c’è solo l’ulteriore sviluppo di nuovi modelli completamente elettrici, “ma anche la prossima generazione di auto con motori a combustione interna e ibridi plug-in”. In generale, entro la fine di quest’anno, il produttore intende rilasciare un totale di dieci nuovi prodotti con unità PHEV, alcuni dei quali sono già stati presentati, tra cui l’Audi A5 e-hybrid.

Nuovo Mercedes-Benz eVito: Dati Tecnici e Foto

Ecco svelato il nuovo Mercedes-Benz eVito.

Mercedes-Benz ha iniziato a produrre un modello commerciale chiamato Vito nel 1996. L’attuale terza generazione di furgoni è apparsa sul mercato nel 2014 e nel 2017 ha ricevuto una versione completamente elettrica. Nel 2020 il modello ha subito il primo aggiornamento e nel 2023 è stata aggiornata l’intera famiglia, compreso il furgone “verde”. Nonostante l’azienda stia sviluppando attivamente una nuova generazione della gamma commerciale, ciò non le ha impedito di ampliare la gamma dell’attuale eVito con una nuova modifica.

DATI TECNICI E MOTORI

Per saperne di più
Il Mercedes-Benz eVito è ora disponibile con una batteria di trazione da 90 kWh. Questo furgone ha un’autonomia massima di 480 chilometri con una singola carica (in base al ciclo WLTP). Disponibili due motori elettrici: il junior è un motore elettrico da 115 CV, mentre il ruolo del senior lo svolge un motore con una potenza di 204 CV (coppia – 365 Nm). Da notare che il modello è ancora disponibile con una batteria da 60 kWh; l’autonomia senza ricarica di tale eVito è pari a 256 km.

La modifica con la nuova batteria è disponibile in due lunghezze: il furgone standard ha una lunghezza di 5140 mm e quello allungato di 5390 mm. La batteria di trazione è ancora collocata nella parte inferiore della carrozzeria e non influisce sullo spazio dell’abitacolo e del bagagliaio. Il volume massimo del vano di carico del furgone arriva a 6,6 m3.

L’equipaggiamento del Mercedes-Benz eVito con la nuova batteria comprende un caricabatteria di bordo a corrente alternata con una potenza fino a 11 kW. È possibile anche la ricarica rapida in corrente continua (fino a 110 kW): in questo caso, sono necessari circa 40 minuti per ricaricare la batteria dal 10 all’80 per cento.

INTERNI E TECNOLOGIE

Il modello è dotato di sistema multimediale MBUX con touchscreen centrale da 10,25 pollici, quadro strumenti con display a colori da 5,5 pollici, accesso senza chiave e freno di stazionamento elettrico. Di serie sono presenti diversi sistemi di sicurezza e di assistenza alla guida, tra cui il cruise control, il sensore pioggia, la frenata attiva, il monitoraggio dell’angolo cieco, il mantenimento attivo della corsia e la telecamera posteriore.
Il prezzo della nuova versione a long range del furgone Mercedes-Benz eVito sul mercato europeo parte da 46.008 euro, mentre per la versione allungata vengono richiesti almeno 47.465 euro. Le versioni simili con motore da 204 cavalli costano rispettivamente 48.759 euro e 50.217 euro.

Da notare che ora Mercedes-Benz continua a prepararsi per la presentazione dei precursori di Vito e Classe V della nuova generazione, il cui debutto è previsto per aprile.

La Hyundai Ioniq 5 da record ha una nuova batteria

Forse ci siamo imbattuti in quella che potrebbe essere la Hyundai Ioniq 5 con il più alto chilometraggio esistente. Nonostante sia un modello del 2023, questo veicolo coreano ha percorso ben 666.255 km (413.991 miglia), quasi sufficienti per fare il giro della Luna. Sì, avete letto bene. La Luna.

Questa Ioniq 5 è apparsa su una pagina Facebook dove i proprietari condividono regolarmente i loro traguardi chilometrici, e questa si è certamente guadagnata un posto in cima alla classifica. Questa particolare Ioniq 5 vive in Corea e il proprietario l’ha guidata più di quanto la maggior parte delle persone faccia in tutta la sua vita. Si tratta di un’auto che ha fatto molta strada.

Il post non chiarisce il modello esatto della Ioniq 5, ma la batteria originale dell’auto avrebbe resistito fino a 580.000 km (360.395 miglia). Quando alla fine ha abbandonato il fantasma, Hyundai l’ha sostituita gratuitamente. A questo punto, non ci resta che grattarci un po’ la testa.

Nella maggior parte dei mercati, come gli Stati Uniti e l’Australia, la garanzia sulla batteria della Ioniq 5 copre in genere 8-10 anni, ma con un limite massimo di 100.000 miglia (160.000 km). Non si sa quindi perché Hyundai abbia deciso di coprire il costo della sostituzione. Forse si sentiva generosa? O forse questa è solo una straordinaria eccezione alla regola.

LA IONIQ DA RECORD

Il proprietario della Hyundai Ioniq 5 raggiunge i 414.000 chilometri e ottiene la sostituzione gratuita della batteria dopo 360.000 chilometri
Indipendentemente dal motivo che ha portato alla sostituzione gratuita della batteria, non dimentichiamo quanto questa Ioniq 5 sia stata guidata in un periodo di tempo relativamente breve.

Secondo il post, il proprietario ha avuto la Hyundai per 3 anni e 4-5 mesi, percorrendo ben 666.255 km o 413.991 miglia.

Se la Hyundai è stata nelle loro mani per esattamente 3 anni e 4 mesi (o 40 mesi), la media è di 16.656 km al mese, o circa 555 km al giorno. Se sono passati 3 anni e 5 mesi, la media mensile è di 16.250 km (10.097 miglia), ovvero 541 km al giorno. In ogni caso, si tratta di un sacco di tempo trascorso su strada.

Per rendere l’idea: la distanza media tra la Terra e la Luna è di circa 384.400 km (238.855 miglia). Quindi, il proprietario di questa Ioniq 5 ha percorso l’equivalente di un viaggio di sola andata fino alla Luna e ritorno, e non solo. E abbiamo detto che il proprietario è un venditore? È chiaro che quest’uomo passa più tempo al volante della sua Ioniq 5 di quanto la maggior parte di noi ne passi a fissare il telefono. Questo, ovviamente, quando non sta aspettando che si ricarichi.

Nuova Nissan X-Trail 2026: Teaser

Nissan X-Trail prepara il debutto di una generazione tutta nuova.

Nissan sta riorientando i propri sforzi intorno al suo gruppo propulsore ibrido e-Power, con lo sviluppo di una nuova terza generazione del sistema. La sua punta di diamante, almeno in alcuni mercati, è la nuova X-Trail di quinta generazione, che debutterà in Nord America il prossimo anno come Rogue.

Il teaser in copertina del nuovo SUV di segmento C mostra un’auto dalla forma simile a quella del modello attuale, anche se con un frontale molto simile a quello dei più recenti SUV Nissan, come il rinnovato Qashqai. È certamente distintivo, con le luci diurne a LED a cinque lati ben integrate nell’ampia griglia a V. Rispetto al design diviso della quarta generazione di X-Trail, i sottili fari proiettori sono montati in alto su una striscia separata, come nella nuova Murano.
La Nissan X-Trail farà il suo debutto negli Stati Uniti con il sistema e-Power di Nissan come correzione di rotta, dopo aver ammesso di aver frainteso la domanda di veicoli benzina-elettrici negli Stati Uniti.

DATI TECNICI

Il nuovo motore di terza generazione utilizzerà un motore dedicato da 1,5 litri (che sostituirà l’attuale unità VC-Turbo), alimentando un nuovo motore elettrico cinque-in-uno che condivide i componenti chiave con i più recenti propulsori full-electric dell’azienda. Come nel sistema attuale, solo il motore elettrico aziona le ruote.
Oltre alla versione e-Power, la Nissan X-Trail sarà offerta anche in versione a benzina e, eventualmente, ibrida plug-in. Nonostante l’attuale X-Trail sia già basato sul Mitsubishi Outlander, il Rogue PHEV sarà invece un Outlander PHEV rimarchiato.

Nuova Skoda Elroq RS 2026: Anteprima

La Skoda Elroq sarà disponibile in una versione sportiva RS con oltre 300 CV. Il SUV elettrico compatto sarà quindi in grado di affrontare la futura Peugeot e-3008 4×4 con 320 CV. La vettura ceca sarà presentata il 3 aprile 2025 e dovrebbe arrivare nelle concessionarie entro la fine dell’anno.
Skoda ha annunciato una versione RS della Elroq. Questa variante sportiva del SUV compatto elettrico appena lanciato viene mostrata in alcune immagini teaser in attesa della sua presentazione nel prossimo futuro.

Poiché la Skoda Elroq è già disponibile con un motore da 286 CV che le consente di accelerare da 0 a 10 km/h in 6,6 secondi, questa versione RS promette prestazioni di alto livello per il segmento.
L’arrivo della Skoda Elroq RS rischia di mettere in ombra il “fratello maggiore” Enyaq, la cui variante RS fase 1 sviluppa 340 CV e la cui versione restyling è attesa a breve.

DATI TECNICI E MOTORI

La più muscolosa Skoda Elroq erediterà il motore posteriore da 326 CV della Volkswagen ID.3 GTX Performance, sulla cui piattaforma MEB è basata. Con un peso a vuoto di poco inferiore a 1.993 kg, questa unità consente alla compatta tedesca di raggiungere i 100 km/h in 5,7 secondi.
La Skoda Elroq RS dovrebbe avere una batteria sotto il pianale di circa 80 kWh, che le garantirà un’autonomia WLTP di ben oltre 500 km. La configurazione a due motori con trazione integrale potrebbe rimanere appannaggio della Enyaq RS. La potenza dell’Elroq RS dovrebbe comunque consentirgli di competere con il Ford Explorer AWD Extended Range da 340 CV (che utilizza anch’esso la piattaforma MEB) e con il futuro Peugeot e-3008 4×4 da 320 CV.
Lo stile esterno della Skoda Elroq RS sarà in gran parte ripreso dal livello di allestimento Sportline, con fascioni specifici, dettagli esterni neri e uno spoiler sul tetto esteso. Lo stesso vale per l’abitacolo, con tutti o parte dei rivestimenti in pelle scamosciata e un rivestimento del tetto nero.
Tuttavia, il modello RS avrà l’esclusivo colore della carrozzeria Mamba Green e i loghi esclusivi abbinati. La dotazione di serie dovrebbe essere molto completa.

La Skoda Elroq RS sarà presentata il 3 aprile e poi esposta dall’8 al 13 aprile nell’ambito della Milano Design Week 2025.