Home Blog Pagina 210

La lezione di BYD al mondo: quando l’Auto fa divertire

Più li incontro, i Manager di BYD, in ognuno degli appuntamenti italiani attraverso i quali il Marchio ha presentato le sue novità per il mercato nazionale ed europeo; e più mi confermo in una sensazione che da un lato mi suggestiona e dall’altro mi consola.

Alfredo Altavilla, Alessandro Grosso, Davide Lanna e tutti gli altri Responsabili per Italia e/o Europa del colosso cinese  – ormai leader del settore della elettromobilità sia per numeri che per Know How – non si sottraggono mai all’impegno di presenziare le Conferenze Stampa e gli eventi di presentazione dove vengono spiegati e toccati con mano i diversi modelli di Gamma; e se solo contassimo gli appuntamenti mondani svolti in Italia nel corso dei due ultimi anni si rimarrebbe impressionati, in tema di impegno di risorse e di logistica, per il numero e la qualità delcalendario dimostrabile da BYD; 

e se dunque volessimo proiettare in conseguenza anche il corrispondente calendario europeo, includendo nell’impegno per le kermesse anche il lavoro straordinario che deriva dal costruire ed implementare la rete territoriale di vendita, postvendita e gestione strategica, si potrebbe razionalmente comprendere il superlavoro che in questo momento spetta al Team Direzionale del Marchio il cui acronimo vuol dire esattamente : “Build Your Dreams”.

La sensazione che tutto il Management mi fornisce, ad ogni incontro, è il complemento perfetto a questo comandamento dell’Azienda: “Build Your Dream” appunto; e nel costruire tutti il sogno di un Marchio diventato Benchmark e riferimento per il mercato globale, la sensazione davvero suggestiva che forniscono i Manager di BYD è quella di essere, semplicemente e straordinariamente, contenti di fare quel che fanno. 

Insomma, la sensazione bella – e che sembrava dimenticata in Europa e nel mondo industriale occidentale – è che si può ancora lavorare nel settore Automotive divertendosi. Appassionandosi, e soprattutto collaborando in una visione complessiva di Squadra simbiotica e non di semplice scaletta di funzioni operative o di schemi piramidali.

Sensazione puramente personale? Forse, ma qualche decennio di conoscenza e frequentazione del mondo Automotive l’ho pur consumato, e non certo ad osservare da fuori. 

Il sorriso e la gioia di fare il proprio lavoro: un vecchio ricordo in Europa

E la sensazione di fare un lavoro che piace non è più così frequente, in un comparto Auto europeo ed occidentale dove per esaltare la chimera un poco stucchevole del Branding(contro inizialmente il pericolo antagonista dei giapponesi) nel corso di trentacinque anni abbiamo finito per rendere “Commodity” tutto quello che nel Vecchio Continente e negli USA avevamo saputo creare a contorno del concetto di “auto”: Stile, Emozione, Desiderio, Ricercatezza, Espressione. 

Grazie soprattutto ad una Unione Europea derviscia della Germania, grazie ad una Stampa e ad una informazione asservita al disegno “pangermanico” dell’Auto Europea per Dogma, dalla prima metà degli anni Novanta il concetto italiano e britannico dell’Auto è stato smantellato per far posto alla “monocoltura” tedesca fatta di sole quattro cose: Diesel, Premium, Total Quality, Geometria stilistica resa un nobile incubo dalla paranoia stilistica di Chris Bangle (ormai fortunatamente impegnato a disegnare panchine) che solo la magia di Bruno Sacco ha potuto rendere più “umana” in Mercedes Benz.

Curioso il tema della “monocoltura”: grazie a Bruxelles ed alla prostituzione intellettuale verso Berlino è stata per i quindici anni dal 1995 al 2010 un modo per uccidere la “Biodiversità” garantita dalla concorrenza soprattutto italiana e francese (anche se anche l’industria transalpina degli anni Novanta è stata parente lontanissima e povera dalla “Grandeur” francese del periodo che va da metà anni Settanta alla fine degli anni Ottanta); 

dal 2010 fino ad oggi (2025) la “Monocoltura Green” è stata un cicaleccio fatto magistralmente – ma a Bruxelles, lo sappiamo, non si annidano trombati, raccomandati, bolliti, amichette ed “amichetti” dei grandi Mammasantissima delle diverse Tribù politiche nazionali: a Bruxelles, sia molto chiaro questo, albergano solo i veri statisti e i grandi politici – per distruggere quello che, volenti o nolenti, era diventato il vessillo dell’industria automobilistica comunitaria: il Diesel portato ai livelli più elevati di tecnologia e prestazioni, l’auto tipicamente europea (cioè l’Utilitaria popolare multitasking) e soprattutto, in questi ultimi anni, il grande patrimonio dell’Aftermarket e soprattutto della produzione di eccellenza nella componentistica, nei semilavorati e negli apparati di supporto alla produzione industriale.

L’Unione Europea è da dieci anni a questa parte un fenomeno sociologico: impegneranno decenni le Università del globo a studiare, recensire e capire quanti “cojoni” abbiano pernottato per decenni in una nota Grand Place per riuscire a smantellare l’Industria auto continentale tagliata negli ultimi trentacinque anni di quasi una decina di Marchi Industriali “Big Companies” (Autobianchi, Innocenti, Matra, Saab, Rover, MG, De Tomaso ed altri) con il trasferimento all’estero della maggioranza di controllo societario per una marea degli altri Marchi o Gruppi Costruttori rimasti in vita. Lo stesso numero di “cojoni” che dovrebbe spiegare al mondo intero come possano essere stati protagonisti di un Primato Universale che nessun altro Continente è riuscito e mai riuscirà ad eguagliare: crescere, aumentare di dimensioni e numero di Stati Membri e di Popolazione; ma nello stesso tempo ridurre costantemente e progressivamente il numero ed i volumi di autovetture ed autoveicoli prodotti (e per fortuna in ambito di Trucks, Bus e Veicoli Pesanti siamo ancora, non per molto, il Continente che fornisce il 40% dei mezzi acquisiti ogni anno nel mondo; gli sarà mica sfuggito?…).

Il mistero europeo: più la UE cresce, meno auto si producono

Dunque, se per diversi anni dopo il primo Crack Lehman (che ha spiegato bene al mondo dell’Auto che senza un buon “ferro” i giochini finanziari erano carta straccia) i Costruttori europei hanno cominciato a trasformare il sorriso in un ghigno di presenzialismo e di facciata, la colpa è anche della mancanza di senso critico con cui l’Associazionismo di categoria avrebbe dovuto alzare la voce verso “Bruxelles” non solo contro la minaccia giapponese prima così come si fa oggi contro la minaccia cinese; e se oggi la cosiddetta “Armata Europea” dei Marchi viene serenamente schiaffeggiata dai Costruttori cinesi cui tuttavia hanno fatto la corte per anni attraverso Joint Ventures e cooperazioni su Know How e politiche industriali, è soprattutto perché in Europa il settore Auto è cresciuto senza uno spirito guida di bandiera continentale, a differenza di quello che è accaduto in Giappone e che si sta replicando in Cina: qui, in questi due mercati, “At First” c’è l’orgoglio e l’ambizione di vincere la concorrenza internazionale sotto il vessillo prima di tutto della Bandiera nazionale e territoriale.

In Europa per anni ci siamo ammirati allo specchio con la bandiera/paravento del “Made in Italy” o del “Made in Germany”, con la chimera dell’Union Jack ed altre amenità del genere. Ma in fondo in Europa i Costruttori si sono confrontati sempre e solo in due modi: tra “Big Companies” dominanti la regola era “Cane non mangia cane”; e tra “Big Companies” e Piccoli Costruttori la legge è sempre stata “Mors Tua Vita mea”. Sbandierare oggi una comunione di intenti tra Stellantis e Renault quasi a simboleggiare il primato della identità europea contro il mondo cattivo è davvero una bella scenografia, ma nulla più. E su questo, invito a leggere quello che ho scritto da mesi sul destino dei Marchi dentro Stellantis in rapporto con Renault. Magari ci ho azzeccato, che dite?

Così come invito a leggere il Post sul “diritto a fallire” che ormai in Europa sta inchiodando nella paura migliaia di Imprese alla canna del gas. 

In UE contano più le UTILITIES che i Costruttori Auto? Si, senza dubbio

Finchè questa UE continuerà a foraggiare le Utilities facendo morire di fame le industrie tipicamente meccaniche ed artigianali, il trend manifatturiero dell’Europa crescerà solo di valore ma non di volumi. Ed una volta tanto dovremmo smetterla di considerarci il Continente del meglio esistente al mondo. Si, va bene: il mare, i paesaggi, i Borghi, i prosciutti, il formaggio, il vino, le focacce e i caxxxi e i mazzi….Ma finchè si continua a cedere pezzi di proprietà di Industria europea a Fondi Sovrani ed investitori esteri, ma di cosa parliamo?

Dunque, se c’è motivo di ridere a Bruxelles è grazie agli stipendi che gli paghiamo, ma non certo per la prospettiva sociale e politica di una Unione che imploderà entro un decennio buttando a mare Moneta Unica, Mercato libero e Trattati travolta anche dal Mercato Unico che debutterà in Africa nel 2035 e nel quale gli stessi Costruttori europei (rimasti) puntano per poter sopravvivere.

E allora, cosa c’entra tutto questo con il “ridere”?

Semplice: non puoi sorridere, essere contento di te stesso, e dunque non puoi lavorare con gioia e passione se ogni mattina devi alzare il tappeto per spazzarci sotto chili di cenere e di torba; non puoi essere davvero soddisfatto se senti di avere più nemici in casa che fuori. E dunque al di là del ghigno di facciata, se si è contenti di quel che si fa si appare anche più volentieri in pubblico.

Contro una interlocuzione che per Autoprove dura da anni solo ed esclusivamente a mezzo mail con Responsabili e Dirigenti settoriali di cosidetti Marchi Premium o di prestigio (senza aver mai neppure avuto il piacere di un incontro “vis a vis”) ci sembra giusto far presente che la Redazione di un piccolo Magazine telematico automobilistico ha avuto il piacere di poter parlare direttamente almeno tre volte in otto mesi con il Management massimo di BYD; e mai una volta Alessandro Grosso, Alfredo Altavilla e Davide Lanna si sono negati per una intervista, un parere, un approfondimento.

Tutto questo, visibilmente e senza forzature, con il sorriso e il divertimento di veder crescere e migliorare costantemente la presenza del Costruttore in Italia ed Europa; e con – credo – il giusto orgoglio per essere “Faber” (cioè Costruttori a loro volta) degli ottimi Trend che BYD sta ottenendo: segno che la “delega” pervenuta dal Quartier Generale in Cina è reale e concreta. E che la classica forma gerarchica, funzionale e dirigenziale, non è più a Piramide come è rimasta in Europa; ma direi che BYD supera in efficienza e visione strategica la gerarchia “piatta” ed orizzontale che una volta fu il vanto di Tesla.

C’è motivo di riflettere su questo? Beh, si: coraggio, contate sulle dita di una mano quanti altri Costruttori in questo momento possono dimostrare di saper crescere ed affermarsi divertendosi nel proprio lavoro? Ok, so già la risposta. Ah: compreso quel Marchio indo-britannico che – per ridere e festeggiare quasi in modalità Carnevale di Rio – dopo un mese di prime pagine gratuite di pubblicità lo scorso Autunno, oggi si scontra con il vero e proprio “nulla all’orizzonte” che un modo stupido di proporre l’ideologia “Woke” sta creando. Ed ora, occorre fare attenzione che non finisca tutto in cenere. Ma perché questo avvenga, è solo e sempre un fatto di persone, di menti, di Manager.

Onore e merito dunque a BYD per il lavoro svolto ed un plauso ovviamente al Country Manager Alessandro Grosso per l’impegno di creare tutto il mondo necessario “intorno” al mondo BYD (Service Management, Credit Partnership, Logistica e distribuzione commerciale territoriale) senza perdersi in astrusità o bizantinismi. 

Ma ovviamente un attestato di stima verso Alfredo Altavilla; raramente si ricorda negli ultimi tempi un profilo mediatico tanto apicale che si sia espresso sempre in modo molto diretto e critico verso il pessimo lavoro istituzionale – quando diventa un pessimo lavoro istituzionale – della politica europea ed italiana nei confronti dell’auto. 

Le sue riflessioni pubbliche su SuperDazi, su Ecobonus, su strategie industriali europee, o sulle normative in corso, non sono affatto lo sfogo di un Manager che cerca indirizzi politici a favore; quanto appaiono piuttosto come indicazioni di “Benchmark” che arrivano da un mondo, da una Industria, da un Marchio, e da una filosofia aziendale vincente. 

Insomma, il monito sottotraccia di Altavilla all’Europa sembra essere “tornate a pensare in grande e smettetela con questa politica mediocre fatta (aggiungo io) spesso da mediocri…”.

Del resto sembra di tornare alla eredità di Marchionne: il primo e l’unico, nell’allora mondo paludato dell’Automotive europeo, a dire le cose diretto e senza giri di parole sia verso Governo e Sindacati italiani sia verso l’Europa.

 

Chissa: forse tra mezzo secolo non si sorprenderà nessuno nel leggere una affermazione di Altavilla sulla Stampa di settore, del tipo: “ Ogni volta che l’Unione Europea rende più difficile, con le normative ed i Superdazi, la presenza di BYD e dei Costruttori cinesi nel Continente euriopeo, noi assumiamo cento Ingegneri in più, mentre i Costruttori europei ed occidentali assumono cento Avvocati in più”.

La frase, ovviamente, fu di Soichiro Honda rivolto contro quella ridicola ed ignobile farsa delle complicazioni crescenti sulle norme antiemissione USA contro i Costruttori di Importazione. Morale: l’Automotive statunitense è un malato in rianimazione e l’import giapponese, cinese ed europeo è ormai irrefrenabile a meno di non tornare al protezionismo (ed infatti…).

Ma anche Alfredo Altavilla avrebbe diritto e merito a recitare queste parole verso Bruxelles: il “mal di testa passeggero” che BYD può patire, da High Tech Company quale è, è comunque meno grave degli effetti endogeni che ogni parvenza di protezionismo europeo può causare nei Costruttori continentali. In Europa servono rigore, professionalità, Ingegneria, talento commerciale e soprattutto investimenti pubblici rivolti non alle aziende ma a interi comparti.

Non è nostro compito definire cosa deve fare l’Unione a Bruxelles, ma è nostro diritto dire cosa deve smettere di fare: brutte figure.

Finchè questo non avverrà, il sorriso ai Costruttori europei sparirà dalla faccia. Un motivo in più per presenziare, quando siamo invitati, agli eventi ed alle kermesse di BYD in Italia: per tornare, anche solo per poche ore, a sorridere.

 

Riccardo Bellumori

Nuova Toyota Corolla Cross GR Sport

Ecco la nuova Toyota Corolla Cross GR Sport, le sue vendite inizieranno più tardi, all’inizio di agosto. I prezzi del SUV rinnovato sono già noti.

Il SUV globale di Toyota, Corolla Cross, è del 2020. È basato sulla piattaforma GA-C, su cui si basano anche la Corolla berlina, la station wagon e la hatchback. Nel febbraio 2024 è iniziata una serie di aggiornamenti: prima il crossover progettato per il Sud-Est asiatico ha ricevuto delle modifiche, e nella prima decade di questo mese sono stati presentati i restyling per l’Europa e gli Stati Uniti. Ora il SUV rinfrescato ha raggiunto il mercato domestico.

L’aggiornamento della consueta versione “domestica” della Toyota Corolla Cross ha seguito lo stesso percorso dell’analoga versione per il mercato europeo. Nell’elenco delle differenze, a parte un diverso logo sul frontale (utilizzato per le auto standard della famiglia Corolla solo nel mercato domestico), così come la posizione a destra del volante nell’abitacolo.
Le modifiche all’esterno sono simili: il parketnik “normale” ha ricevuto una griglia senza cornice, un’ottica modificata della testa, dove i fari sono collegati da un ponte illuminato, una massiccia presa d’aria nella parte inferiore del paraurti anteriore. La poppa è stata aggiornata grazie a luci diverse e a un diverso design della parte inferiore del paraurti posteriore. Nell’abitacolo, il tunnel centrale è stato rivisto.

Il crossover, destinato al mercato giapponese, è ora dotato solo di “imbottitura” ibrida (la versione pre-riforma ha ancora una variante con motore aspirato 2.0 litri da 170 CV). L’impianto HEV è rimasto invariato: si basa su un motore atmosferico 2ZR-FXE da 1,8 litri che lavora in tandem con un motore elettrico e un variatore elettromeccanico. La potenza combinata di questo sistema è di 140 CV. Il modello dispone del sistema di trazione integrale elettrica E-Four e della modalità di guida Snow Extra (non disponibile per altri mercati).

NOTA SPORTIVA

La principale novità ldell’aggiornamento è che alla gamma”domestica” della Toyota Corolla Cross si aggiungerà una versione “cattiva” della GR Sport. Anche questa variante è identica (tranne che per la posizione del volante) alla versione introdotta nel mercato del Vecchio Continente all’inizio di questo mese. Questo SUV si differenzia dalla normale versione aggiornata per i diversi gruppi ottici e per il design più aggressivo del frontale.

Il crossover “riscaldato” ha cerchi in lega da 19 pollici, pinze dei freni rosse e sospensioni riconfigurate, a causa delle quali l’altezza da terra si è abbassata di 10 mm (rispetto alla versione standard). Per gli interni della novità è prevista l’installazione di sedili sportivi con rivestimento in pelle scamosciata, cuciture bianche ed emblema GR Sport sui poggiatesta.

La nuova Toyota Corolla Cross GR Sport è inoltre dotata di un sistema ibrido full. È basata sul motore M20A-FXS da 2,0 litri, abbinato a un cambio automatico Shiftmatic a dieci velocità.

La potenza totale del sistema è di 199 CV. Questa variante dispone anche di un sistema di trazione integrale E-Four.

Il prezzo di partenza per la variante a trazione anteriore è di 2.760.000 yen (equivalenti a circa 1,54 milioni di rubli al cambio attuale), mentre per la versione “a trazione integrale” è di 3.019.000 yen (circa 1,68 milioni di rubli). La variante GR Sport sarà in vendita in Giappone il 4 agosto, con un prezzo iniziale di 3.895.000 yen.

Da notare che sul mercato americano la Corolla Cross viene ancora presentata non solo come ibrida, ma anche con motore a combustione interna “puro”.

Nuova Volvo XC70 2025: Anteprima esclusiva

All’inizio di questo mese abbiamo parlato della Volvo XC70 e ora il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione cinese ha svelato completamente il modello e ha fornito una serie di specifiche.

Non c’è da sorprendersi, visto che il crossover sarà lanciato in Cina alla fine di quest’anno, ma Volvo valuterà la possibilità di offrire il veicolo in altri mercati.

Partendo dal design, la nuova Volvo XC70 segue le orme della EX90 e presenta uno stile filante e una carrozzeria cesellata. Pur essendo un ibrido plug-in a gamma estesa, il crossover presenta una griglia completamente chiusa come un EV. Tuttavia, è presente un’ampia presa d’aria inferiore con un sistema di chiusura attiva della griglia che si regola automaticamente per ottimizzare il raffreddamento e l’aerodinamica.

La “griglia” è affiancata dalle luci diurne a martello di Thor, che si trovano sopra i fari a LED Matrix sovrapposti. Si nota anche un sensore prominente e una striscia metallica che avvolge il veicolo.

Proseguendo lungo le fiancate, troviamo le maniglie delle porte montate a filo e cerchi aerodinamici di dimensioni comprese tra 19 e 21 pollici. A questi si aggiungono i rivestimenti in plastica della carrozzeria, il tetto panoramico fisso in vetro e le luci posteriori verticali che confluiscono nel portellone. Il modello presenta anche uno spoiler minimalista e un paraurti posteriore relativamente semplice.

DATI TECNICI E MOTORI

La Volvo XC70 misura 4.815 mm di lunghezza, 1.890 mm di larghezza e 1.650 mm di altezza con un passo di 2.895 mm. Ciò significa che il crossover è più corto di 137 mm rispetto alla XC90 e ha un passo inferiore di 89 mm.

I dettagli sulla motorizzazione sono limitati, ma la XC70 avrà un motore da 1,5 litri da 163 CV (120 kW) e potrà scegliere tra batterie al litio ferro fosfato o agli ioni di litio ternari. Il crossover dovrebbe inoltre pesare 2.540 kg e raggiungere una velocità massima di 180 km/h.

Non sembra esattamente una configurazione entusiasmante, ma Volvo ha già dichiarato che la XC70 è stata progettata per “soddisfare la domanda di ibridi plug-in a più lunga autonomia in Cina”. Per questo motivo, la Volvo XC70 monta la piattaforma SMA e ha un’autonomia solo elettrica fino a 200 km.

Nuova BMW M4 CSL: i 1000CV di Manhart

È una delle auto sportive più brutali degli ultimi tempi.

La BMW M4 CSL ha fissato un limite molto alto per le sue rivali e anche per il marchio tedesco stesso. L’azienda di Monaco di Baviera ha superato se stessa ancora una volta e non solo ha trasformato questa auto sportiva in una macchina da curva, ma è anche capace di fare l’impossibile in pista.

La prova migliore di ciò è che la M4 CSL ha il suo posto nelle vetrine del Nürburgring, e anche perché non è più in vendita – ne sono state prodotte solo 1.000 per tutto il mondo – e non è possibile mettere le mani su un esemplare di fabbrica di questa Serie 4 Coupé con non meno di 550 CV. Una bestia che, ovviamente, avrà un’erede e che, come minimo, ha la sfida di eguagliare tali prestazioni, performance e dinamismo.

FOCUS SULLE PRESTAZIONI

I sedili in carbonio della BMW M4 CSL sono completati da MANHART con una gabbia di sicurezza.
La BMW M4 CSL è un gioiello difficile da battere.

Ma per i connazionali tedeschi di MANHART Performance quei 550 CV non sono sufficienti, quindi hanno elaborato una loro proposta che non delude. All’esterno è verniciata nel consueto nero lucido e ornata dalle tradizionali strisce decorative dorate. Ma non è questo che salta all’occhio, bensì il pacchetto aerodinamico messo in campo, realizzato interamente in fibra di carbonio per ridurre ulteriormente il peso.
I cerchi in lega, da 20 pollici all’anteriore e da 21 pollici al posteriore, montati su pneumatici di dimensioni diverse, rispettivamente 285/30 e 305/25. Un pacchetto brutale che si sposa perfettamente con i 25 millimetri di altezza da terra che sono stati ridotti, grazie a nuove molle regolabili in altezza che offrono anche una maneggevolezza più precisa.

DATI TECNICI

Ma il meglio di questo mostro si trova sotto il cofano della BMW M4 CSL, in quanto il sei cilindri in linea biturbo da 3,0 litri è stato sottoposto a un enorme restyling. L’intercooler è nuovo, i pistoni e le bielle sono stati sostituiti con altri forgiati, l’impianto di scarico è in acciaio inox e il condotto di aspirazione è in carbonio.

Il risultato è una potenza di 922 CV e una coppia massima di 1.300 Nm, che ha costretto a potenziare la centralina principale e il cambio automatico M Steptronic a otto rapporti. Una prestazione bestiale che, come sapete, viene trasferita interamente all’asse posteriore, perché la M4 CSL non ha la trazione integrale xDrive. Ecco perché è dotata di freni carboceramici di serie, oltre che di una gabbia di sicurezza all’interno…

I segreti dell’Infotainment Hyundai Inster

La Hyundai Inster è la citycar elettrica che soprende per stile e praticità.
Dentro ci accglie con die generosi schermo da 10,25” per quadri strumenti e sistema di infotainment centrale.
Ecco come se la cava in questo focus dedicato al sistema di infotainment e alle tecnologie di bordo!

Incentivi e numeri falsi: l’auto in Cina ha solo tre marchi

Non è tutto oro quello che luccica: in Cina solo 3 marchi di auto sono in salute.

Mentre le case automobilistiche di tutto il mondo si affannano a cercare di essere a prova di futuro nell’era elettrica, la Cina è stata comodamente in testa, sfornando una dopo l’altra, a ritmo di record, veicoli elettrici di nuova generazione dotati di tecnologie all’avanguardia e sistemi di batterie avanzati. Ma dietro l’euforia e gli impressionanti nuovi modelli, c’è una realtà finanziaria che si trascina dietro: la maggior parte dei marchi cinesi di veicoli elettrici sta ancora bruciando denaro, non lo sta accumulando.

All’ultimo conteggio, c’erano circa 50 marchi di veicoli elettrici che si contendevano lo spazio sulle strade cinesi. Di questi, solo tre sono ritenuti redditizi. Si tratta di BYD, Li Auto e Seres. Nonostante ciò, i marchi continuano a offrire sconti generosi per aumentare la loro presenza, rinunciando alla sicurezza finanziaria per inseguire le vendite.

IL MERCATO DROGATO

Secondo uno studio di JP Morgan citato in un articolo del South China Morning Post, gli sconti a livello di settore hanno raggiunto una media record del 16,8% in aprile, rispetto al già elevato 16,3% di marzo. Secondo la China Passenger Car Association, lo sconto medio per il 2024 sarà dell’8,3%. Per finire, i prezzi medi degli EV sono stati ridotti del 10% già a dicembre. Questo non è solo aggressivo, è insostenibile.

L’anno scorso, la differenza tra il prezzo di vendita di un veicolo elettrico e i costi sostenuti da una casa automobilistica, comprese le materie prime, la manodopera e la logistica, nota come margine del veicolo, è scesa al 10%. Si tratta di un calo rispetto al 20% circa di quattro anni fa. Gli analisti ritengono che la maggior parte dei piccoli produttori cinesi di veicoli elettrici sarà costretta a uscire dal mercato o sarà acquisita da rivali più grandi nei prossimi due anni.

“Quasi tutte sono state vittime della concorrenza sui prezzi”, ha dichiarato Phate Zhang di CnEVPost. “Ma se qualcuna di loro sceglie di uscire dalla guerra dei prezzi, le loro vendite diminuiranno e sarà più difficile registrare un utile netto”. n

Nuovo Renault Boreal: rinasce Dacia Duster

Il nuovo Renault Boreal sta per debuttare, questi rendering di Kolesa.ru ci permettono di farci un’idea dell’aspetto del modello.

Il crossover di classe C, destinato ai mercati emergenti, è stato annunciato per la prima volta alla fine del 2023. Sarà prodotto nello stabilimento brasiliano del marchio e la sua realizzazione avverrà in ben 70 mercati (in America Latina, Africa e Medio Oriente). Alla fine del mese scorso sono stati pubblicati i primi teaser, che mostrano un frammento della parte posteriore e il nome della novità – Boreal.

Abbiamo anche a disposizione foto di prototipi camuffati del crossover, che mostrano che la novità sarà una versione ridisegnata della Dacia Bigster franco-rumena, progettata per il mercato europeo. Da quest’ultima la Boreal si differenzierà significativamente nel design: c’è una parte anteriore completamente nuova con una griglia trapezoidale e barre trasversali orizzontali, fari e paraurti anteriore originali. La forma complessiva del crossover anteriore evoca associazioni con il concept pickup Renault Niagara, presentato nell’ottobre 2023. Le fiancate sono ancora pesantemente camuffate, ma possiamo ipotizzare che ci saranno piccole modifiche nei dettagli – ad esempio, le portiere anteriori saranno private delle sporgenze angolari, caratteristiche di Dacia. La parte posteriore sarà notevolmente aggiornata: è già visibile che la nicchia della targa sarà posizionata più in basso, ci saranno nuove luci. Grazie a un teaser di un piccolo frammento del cofano del bagagliaio, si può notare che non ci sarà alcun ponticello a LED tra le luci (come invece avviene, ad esempio, sullo stesso pick-up Niagara).

Rendering Kolesa.ru

DATI TRCNICI

Non ci sono informazioni confermate sulle caratteristiche tecniche della nuova vettura, ma si prevede che la Boreal sarà costruita sulla piattaforma CMF-B o sulla sua versione modernizzata RGMP (Renault Group Modular Platform). Per quanto riguarda i motori, tra le opzioni previste c’è un motore turbo benzina da 1,3 litri della precedente generazione della Duster brasiliana, oltre a un 1,0 TCe turbo della relativa Kardian parklet.

La Renault Boreal dovrebbe essere presentata in anteprima nei prossimi mesi. Nel frattempo, il crossover Renault Koleos, basato sulla Geely Monjaro, è entrato recentemente in nuovi mercati.

Nuovo Denza N8L: Anteprima

Il nuovo Denza N8L allarga del gamma del marchio.

Il marchio Denza ha annunciato l’ampliamento della sua gamma: presto arriverà sul mercato un crossover, che dovrebbe essere più economico del modello N9 lanciato a marzo. La novità sarà disponibile anche come ibrido con tre motori elettrici.

Il Ministero dell’Industria cinese ha inserito la certificazione del nuovo modello Denza nel database e la stessa casa automobilistica ha pubblicato oggi un paio di immagini ufficiali. Il modello sarà in vendita con la sigla N8L. Tra l’altro, nella gamma Denza c’era già un crossover con quasi lo stesso nome, ma senza il prefisso L che ha debuttato nel 2021. Si trattava di una versione modificata della Denza X, sul cui aspetto hanno lavorato gli specialisti dell’allora Daimler.

Tuttavia, come il crossover originale, la Denza N8 fallì sul mercato, per cui fu rimossa dalla gamma locale. La cosa più sorprendente è che il marchio ha deciso di utilizzare ancora una volta una denominazione non riuscita. Ricordiamo che inizialmente la Denza era stata creata da Daimler/Mercedes e BYD, ma poi i tedeschi hanno perso interesse e hanno abbandonato completamente il progetto. Quindi ora è un sottomarchio di BYD. E la nuova Denza N8L è un’evoluzione del costruttore cinese.

IL DESIGN DISTINTIVO

Esternamente, la N8 è molto simile al crossover di punta Denza N9, che ha esordito sul mercato cinese nel marzo di quest’anno. Eppure il Denza N8L ha i suoi chip. Ad esempio, il modello ha i fari a blocchi verticali e le luci di marcia a doppie strisce orizzontali. Inoltre, l’N8L è più compatto. Lunghezza – 5200 mm, larghezza – 1999 mm, altezza – 1820 mm, passo – 3075 mm. Dimensioni della Denza N9: 5258/2030/1830 mm, distanza tra gli assi – 3125 mm.

Il nuovo crossover ha cerchi da 20 o 21 pollici. Il Lidar è ancora annunciato nell’elenco degli equipaggiamenti. Inoltre, a pagamento, sono disponibili droni in grado di scattare foto e video: vengono conservati in una speciale scatola sul tetto, che funge anche da piattaforma di atterraggio.

Denza N9 ha un’opzione simile. Gli interni del nuovo crossover non sono ancora stati resi noti, mentre si sa che sarà disponibile in una versione a sei posti (come la Denza N9).

La Denza N8L è certificata come ibrida plug-in a trazione integrale. Come la N9, il crossover ha un motore turbo benzina 2.0 (207 CV) che funziona in modalità generatore e tre motori elettrici (uno anteriore e due posteriori). Ma la potenza totale è ancora sconosciuta (quella della Denza N9 è di 925 CV).

Sul mercato cinese la Denza N8L dovrebbe essere commercializzata già quest’anno. Ovviamente, sarà più economica del modello N9, che oggi costa 389.800 yuan.