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Il futuro delle auto elettriche: quella insostenibile leggerezza dell’esserEV 

Breve storia triste dell’auto elettrica dal Dopoguerra ai giorni nostri: la diffusione di benzine sempre più raffinate, trasportabili e stoccabili ha reso ovviamente, fin dagli albori, più vantaggioso per i Costruttori occidentali proporre motorizzazioni endotermiche: ma davvero questa pappardella spiega compiutamente il fenomeno monopolista che ha portato nel mondo quasi un miliardino di barattoli ambulanti sulle strade fino al Crack Lehman del 2007?  

No, la pappardella è buona solo per gli iniziati. Insomma, per coloro che dal punto di vista mediatico e professionale (parlo come sempre della mia seconda categoria preferita, dopo quella dei Dealer: i giornalisti….) o dimostrano una verginità frutto della poca materia grigia oppure di tanti che dopo anni di onorevole attività di meretrice mediatica hanno abbondato di plastiche rigeneratrici di una presunta e molto fantasiosa illibatezza. La diffusione di massa dell’auto endotermica non parte (solo) dalla maggiore potenzialità di trasporto, raffinazione, stoccaggio dei combustibili fossili rispetto alla rete elettrica ancora grandemente incompleta nell’Europa e nel mondo immediatamente postbellico. 

Uno dei maggiori fattori di espansione industriale della generazione endotermica nasce da altri tre fondamentali fattori: la presenza di un numero impressionante di Brevetti registrati sulle architetture endotermiche sin da prima della II° Guerra; la possibilità di scelta dei Costruttori tra ben quattro architetture di funzionamento: Due Tempi, Quattro Tempi, Ciclo Wankel, Ciclo Diesel; ed infine, cosa non di poco conto, la rivoluzione indotta dagli anni ’30 dello chassis stampato monoscocca portante, culla ideale per contenere lo schema endotermico contro il vecchio sistema a longheroni e traverse dove trovavano posto più facilmente i volumi delle prime batterie.

Andate a contare i Brevetti per auto elettriche attivi ed industrialmente interessanti nel dopoguerra, e ne troverete una manciata. Contate i Brevetti dopoguerra in tema endotermico e capirete perché i cosiddetti partigiani francesi carcerieri tra Digione ed altri luoghi ameni ci si sono fatti ricchi barattando con la cessione di diritti industriali sull’automotive la liberazione di presunti criminali o collaborazionisti dei nazisti.

Insomma la realtà è davvero molto più complessa, partendo dal dato fondamentale per capire di che parliamo: sapete cosa dà valore al mondo dell’auto? Tre cose: Know How, brevetti e capacità manifatturiera. Il resto è semplicemente catena di montaggio, filiera di approvvigionamento e simbolismo nazionalista e pedigree.

IL FUTURO DELLE ELETTRICHE

Per questo, non a caso, nel primo Dopoguerra l’industria Auto USA ha occupato per davvero pochissimo tempo il profilo di Leader mondiale, per poi essere surclassata dalla maggiore creatività europea; eppure gli USA disponevano dal 1945 di due risorse fondamentali, con il petrolio da un lato e il brevetto unico e mondiale sullo chassis monoscocca portante stampato, come detto. 

Quest’ultima trovata davvero in grado di ribaltare le sorti del mercato auto, perché senza lo chassis stampato non sarebbe stato possibile diffondere un’auto per tutti e per tutte le tasche. Eppure non dimenticate che la tecnica industriale automobilistica nasce in America grazie a Britannici e francesi, e che negli anni della Belle Epoque europea i Marchi auto americani a trazione elettrica pura erano nell’ordine delle decine.

Eppure l’Europa povera, disastrata dalla Guerra e ancora bucolica in gran parte del suo territorio riuscì in soli quattro lustri dalla fine della Guerra a superare una nazione americana che di lì a poco cominciò a franare sotto i colpi (automobilisticamente parlando) della propaganda anti-AmeriKana delle guerre in Asia, dell’ambientalismo, delle contestazioni giovanili e soprattutto della guerra commerciale giapponese e della crisi energetica che dal 1970 ha reso il mercato auto americano una metafora di sé stesso.

LE TAPPE

In quel periodo che va dal 1960 alla gran parte degli anni Ottanta l’Europa ha surclassato l’America in Brevetti, sperimentazioni, prototipazione ma soprattutto creatività e passione. Pensate solo che dall’alluminio al magnesio al titanio al carbonio l’Europa si dimostrò più elastica degli Stati Uniti; e anche sul versante informatico la monumentale IBM e la Silicon Valley non sono state in grado di opporre resistenza al gigante giapponese ma neppure alle varie soluzioni ICT europee e persino sovietiche in tema di controllo industriale, di CAD/CAM, e così via.

Su una cosa l’America superava l’Europa, fino agli anni Novanta: sulla avventurosità del sistema finanziario che lentamente, come una enorme ameba appesa alle mucose del mercato auto, ha cominciato a gonfiarsi e a diventare sempre più vorace, incontrollabile, e tossico.

La premessa? Che il mondo auto europeo era altra cosa dal mercato americano fino alla fine degli anni Ottanta. Poi sono arrivate le mirabolanti unificazioni di Bruxelles e dopo Maastricht un’intero esercito di raccomandati, pusillanimi, ignavi, sottosviluppati e trombati politici ha cominciato ad occupare gli scranni di Commissione, Consiglio e Parlamento con le natiche e non con la testa, devastando il Manifesto di Ventotene producendo milioni di norme e ordinamenti dal dubbio risultato. 

Oggi che Spinelli, Manifesto di Ventotene e Federalismo Europeo sono stati cancellati dalle tracce mnemoniche e dalla coscienza dell’elettorato europeo, è la volta buona per ricicciare fuori tutti quei concetti e viverci di rendita per un altro lustro almeno. Ma Voi cominciate a questo punto, anche un poco perplessi, a domandarVi cosa voglio dire.

Voglio dire che il mondo dell’auto è geneticamente la proiezione universale della famosa battuta di Soichiro Honda, quando volendo perculare elegantemente la tendenza degli americani ad essere liberali solo quando si tratta di acquisire i diritti degli altri (mentre sono la negazione esatta del libero mercato e della concorrenza quando serve tutelare i loro interessi e vantaggi industriali e commerciali a dispetto degli avversari o degli intrusi) fece quella storica battuta in cui affermò che ogni volta che il Governo Federale USA cambiava i parametri delle norme antiemissione, i giapponesi assumevano ogni volta schiere di ingegneri mentre i Costruttori americani assumevano solo nuovi Avvocati. Infatti, nel periodo che va dalla metà degli anni Sessanta a tutti gli anni Ottanta l’America ha semplicemente dato prova di una chiusura e di una poverta’ intellettuale e progettuale imbarazzante rispetto a Giappone ed Europa. Eppure la globalizzazione dell’auto doveva fintamente andare avanti, anche se chi blatera di mercato auto in regime di libertà non arriva a capire l’idiozia del suo pensiero: il mercato auto non è mai stato né aperto né libero, ma è diventato globale solo per ripartire al massimo costi fissi, immobilizzazioni ed investimenti. 

Dentro ogni dimensione locale poi ci pensava il rosario di norme circoscritte, il muro doganale, il ginepraio dei diversi Codici della Circolazione ed infine il gioco delle esclusive commerciali a impedire la libera circolazione delle auto e dei Marchi tra un mercato e l’altro. 

Ed infatti gli anni Ottanta rappresentano, per i conoscitori della storia dell’auto, la massima esposizione di frontiere e muri doganali e fiscali, con il Giappone che mostra i muscoli con la posa della prima pietra, nel 1980, del primo stabilimento europeo di un’auto del Sol Levante, a Londra: da quel momento il decennio sarà preso d’assalto da impianti produttivi dei Costruttori giapponesi in ogni angolo possibile d’Europa.

Eppure, al momento in cui un blindato veniva fermato da un ragazzo a Piazza Tien an Men oppure quando il Muro di Berlino iniziava ad essere spicconato dai ragazzi festanti, il corredo di Brevetti e studi sulla mobilità elettrica in Europa od America era ancora molto limitato. Con due sole eccezioni in Gran Bretagna ed Italia, dove la Micro Vett nasceva nel 1986 per svolgere un meritevole ed onesto ruolo di assemblatore di piattaforme elettriche “Homemade” su chassis di origine endotermica.

Ma dovevano arrivare, e sono arrivati, gli anni Novanta: il simbolo americano per eccellenza, quel “V8” preferibilmente a camere emisferiche e big Block, diventa improvvisamente un gravame tecnologico a stelle e strisce nel confronto mediatico rispetto alla presa immediata che hanno nel mondo i piccoli motori giapponesi a 3,4 o più valvole, Turbocompressore e iniezione con annessa e connessa trazione integrale ed estremo rispetto per l’ambiente. In gioco però ci sono i nuovi mondi: Cina ed Est Europa. Gli USA puntano decisi alla prima, l’Europa ha il diritto di prelazione sul secondo mercato uscito dalla fine dei due blocchi.

Il Giappone, molto più pragmaticamente, fa la corte da subito ad ambedue i mercati. Sia Stati Uniti che Giappone timbrano l’inizio degli anni Novanta con la rivoluzione elettrica ma mentre “GM EV-1” rimane uno slogan buono solo per gli ecologisti di Hollywood il Giappone fa sul serio e prima del terremoto del 1995 diventa il primo Continente per numero di Brevetti su Ibrido ed elettrico. La visione distorta degli europei rispetto al mercato cinese si capisce nel confronto tra due prototipi: la Porsche “C88” del 1994 sfoggia la sua imbarazzante e anomala maschera proletaria e pauperista e rimane un prototipo per il mercato cinese cui il Governo della Grande Muraglia dice “No, grazie”. 

Prendete la Concept Toyota Prius del 1995 per comprendere che già 30 anni fa i giapponesi avevano visto lungo. Dunque gli anni Novanta sono all’insegna della “continentalizzazione “ delle formule motoristiche simboliche: elettrico/Ibrido per il Giappone, mix propellente per gli USA (Etanolo, Idrogeno) e Diesel come baluardo per l’Europa che tuttavia, a differenza degli altri due Continenti, vive sulla pelle la nascita ed esplosione di un fenomeno incontrollato, pernicioso ed autoindotto dalla stessa politica comunitaria: il monopolio IAM sull’Aftersales con un effetto pernicioso proprio sulla produzione di auto a Gasolio.Eccolo il nemico dell’ambiente: non è la CO2, è l’Aftermarket.Quella si che per gli OEM diventa una  brutta bestia…

E tutto questo proprio perché la neonata Unione Europea decide di mettere il timbro a dodici stelle sulla visione pangermanica dell’auto europea. Nasce il mito del Turbodiesel, della qualità globale, del Brand solo e se odora di Oktoberfest; il Marco Forte uccide ed ingloba letteralmente il DNA industriale della Gran Bretagna, il fascino dell’Italia e la grande capacità postvendita della Francia. Il resto lo fa la perversione delle “Doganite” spinta all’eccesso da alcuni Stati Membri, come Italia e Francia. Con la abolizione delle barriere le dinamiche protezioniste vanno all’aria, e la cosiddetta concorrenza potrebbe essere combattuta da alcuni Stati (come Italia, Gran Bretagna, Spagna) con la leva della svalutazione competitiva per l’Export. Peccato che Soros ci metta il naso adunco e il terremoto dello SME renda Lira e Sterlina a tal punto carta straccia da rendere Italia e Regno Unito terra di conquista degli investitori esteri. Chissà le mazzett…Scusate, i diritti di intermediazione degli illustri professionisti del Trading. Tricolore ed Union Jack vendono tutto, comprese le  mutande, all’estero. 

Arriviamo alla metà degli anni Duemila, il branding tedesco e la esplosione finanziaria statunitense portano le vendite europee dell’Unione a 25 su valori in controtendenza: da 20 milioni in su di nuove immatricolazioni annue, scarso impatto sul ciclo di ringiovanimento dell’anzianità media e crescita del fenomeno “seconde auto”; una obsolescenza indotta nel parco usato europeo con crollo progressivo dei valori di remarketing, ed infine flusso in aumento delle esportazioni di Usato europeo verso le aree in via di sviluppo. Si parla ancora o già di elettrico? In Europa no, in America ogni tanto. 

Ma in Europa si parla soprattutto di maxi fusioni per puntare, ancora una volta, al mercato cinese mentre per qualità e quantità di brevetti su Hybrid e BEV l’industria europea è paragonabile a San Marino…..Sia chiaro, come detto molto prima le storie di assemblatori e piccoli Costruttori elettrici sono già presenti in Europa, dove del resto il comparto dei mezzi per Magazzino e Logistica offre ai piccoli Archimede la materia prima per movimentare le loro realizzazioni; ed è così che quasi nel disinteresse generale nascono i Bedford Rascal o i Piaggio Porter elettrificati, oppure è così che nel 2009 con piattaforma Linde gira in Germania credo il primo prototipo targato di “Nuova Fiat 500” completamente elettrica, la Karabag.

Tuttavia scoppia la bolla dei mutui subprime negli USA, curiosamente anticipata dalla invenzione per mano italica dei “Green Bond” da parte della BEI (Banca Europea per gli Investimenti); arriva così con tempismo perfetto per gli investitori in fuga da cartolarizzazioni pericolose e da Junk Bond uno strumento finanziario che fa pace con il Portafogli, l’ambiente e la coscienza. Nessuno in quel 2007 ha il coraggio di ammettere che se il Default avesse investito il comparto creditizio Automotive invece che quello immobiliare, la crisi finanziaria a catena sarebbe durata altri quindici anni alla data di oggi.

La finanza Verde sostituisce buona parte degli strumenti finanziari in caduta libera, e i casi nazionali di Argentina e Grecia fanno “raffreddare” la finanza facile in tutto il mondo. Ne paga le conseguenze il comparto Auto dove tuttavia sta per nascere, finalmente, il nuovo modello di sviluppo globale: Verde il motore elettrico, verde l’approccio dei Costruttori, Verde la finanza connessa, verdi anche i Carbon Credits che da là a poco iniziano a creare un “CashFlow” alternativo, una sorta di “Baratto legalizzato” tra chi ha crediti e chi li può comprare. Una fetta importante della contabilità di TESLA si basa sulla intermediazione di Crediti, e TESLA stessa a confronto con il quasi Crack di Ford, GM e Chrysler diventa il nuovo simbolo a Stelle e Strisce promosso dalla politica BimbominchiesKa di Barak Obama tutta rivolta verso il sogno elettrico e sottilmente capace di strizzare l’occhiolino alla finalmente democratica e libera Cina, dove l’industria USA vorrebbe mettere piedi e mani. 

Non sta a guardare la Germania che, come ricordate, parte dai proclami della Angelona Federale pronta a spendere diversi Miliardi di Euro per fare della Terra dei Nibelungi la Terra dei Nibelettrici. 

Per un po’ la chimera riesce anche, e dobbiamo ammettere che i Costruttori dal 2010 in poi ogni dieci promesse di auto 100% Electric almeno una ne hanno messa in campo, anche se a fare scalpore e a fungere da agnello sacrificale come “debuttante” è quella Opel Ampera che nessuno sa cosa sia alla data del 2010: elettrica con motore 1400 a benzina per ricaricare le batterie od alimentare i motori elettrici di trazione, un peso da Traghetto, un consumo con la fase endotermica spaventoso e una domanda: Ma a che serve? Basteranno solo 10 anni da allora per spiegare a tutti che l’Ibridazione in Serie e la Range Extension è molto di più di un esperimento. Ma l’elettrico fino al 2015 resta un esercizio spirituale in Europa, un vorrei ma non ci credo in America, mentre cresce bene in Cina e rimane una eterna promessa in India.

Poi però il DieselGate fa capire al mondo che è meglio uccidere con eutanasia il motore a Gasolio piuttosto che fare vittime tra i Costruttori impegnati stupidamente da quindici anni a farsi battaglie con listini in ribasso, promesse da marinaio ma soprattutto margini di redditività negativi. Chi doveva essere il primo ad alzare bandiera bianca? Nessuno, ci ha pensato l’EPA a tagliare il nodo di Gordio. Dal 2015 tutti assenti giustificati nel mondo del Diesel, che dal 2018/2020 e poco dopo il Lockdowntrova il suo fidanzato ideale, il linea con l’evocazione culturale in corso oggi sulla fesseria della differenza di genere (il genere, per fortuna, è sempre biologicamente differente……):infatti il Diesel si fidanza con gli Ibridi, dando vita alla “second Life” dei modelli originariamente endotermici puri. Stranezze del mercato: se un Costruttore fino a ieri avesse spacciato per nuova Gamma la sola applicazione in serie di un impianto a Gas avremmo riso: invece a tutti è sembrato corretto definire “nuovo modello” un ex endotermico puro addizionato di un Impianto Ibrido. Misteri del mercato.

Ed ora eccoci qua: il mercato non solo non proietta numeri da “Mass Market” per le BEV in Europa e in Occidente; non solo la parte del leone commercialmente la fanno le Ibride in parallelo, ma la cosa straordinaria è che da un poco di anni a questa parte Cina e Stati Uniti brevettano molto più consistentemente dispositivi “Range Extender “ endotermici che soluzioni tipicamente BEV…Assurdo, no?

Ed arriviamo ai giorni d’oggi: ricordare i proclami dei diversi Governi nazionali sul presunto Stop alla circolazione e vendita di Diesel ed endotermici? Neppure la unica fedele agli impegni presi, la Norvegia, è perfettamente in linea con le tempistiche che si è autoimposta: gli altri Stati, ancorati al 2030/2035/2040 hanno improvvisamente staccato la spina al countdown. Perché ovviamente la politica non ha bisogno di essere seria come l’Industria, tanto non gli costa nulla: al massimo alle date sopra elencate arriverà un nuovo Governo opposto a quello vecchio che aveva determinato le presunte scadenze e dirà che quelli di prima erano dei quaqquaraquà……..

Come è ridicolo il movimento elettrofilo, come sono patetici i “Testimoni di GeoWATT” che per anni hanno offeso e deriso la coscienza e la passione dei “conservatori endotermici” e che oggi si trovano abbandonati dal codazzo mediatico e dal seguito Istituzionale e politico. E che sembrano improvvisamente estinti: dite la verità, da quanto tempo non leggete più un proclama carico di rimprovero verso i “Fossilisti” e i critici della svolta elettrica? Infatti la questione è che la svolta elettrica non c’è stata. In Occidente, almeno, di sicuro. C’è dove da oggi gli Stati devono portare la diffusione di massa delle auto al restante 50 o persino 70% del popolo potenzialmente automobilista e acquirente. E per farlo gli stessi Stati dovranno puntare all’autosufficienza ed allo stimolo alla domanda interna. 

In parole povere, il mercato auto globale ed aperto da oggi è finito: l’Europa ha iniziato per prima con i Superdazi verso la Grande Muraglia, ricevendo in risposta un nuovo muro doganale da parte cinese; e Trump ha come al solito fatto lo starnuto più potente, sbattendo la porta in faccia ad una intera architettura di rapporti internazionali e globali, e di fatto chiudendo in un “Club” commerciale ristretto gli USA, il Messico ed il Sudamerica, ed ovviamente l’Africa. C’è da scommettere che le alimentazioni del futuro per l’auto di massa saranno le miscele di benzina ed etanolo da mais, il Biogas, e l’Idrogeno. 

Ed in Europa? In Europa – ohibò – sta tornano il Diesel, riabilitato dopo la proscrizione del 2015, guarda caso dieci anni tondi. Il Biogas è sull’altalena, il GPL un po’ ha stufato, l’Idrogeno è ancora da studiare.Ma soprattutto in Europa si comincia a disegnare un nuovo panorama di Player: i Gruppi e le alleanze che ci sono adesso in Europa o aventi un collegamento con il Vecchio Continente non rimarranno come sono ora, ed il 2025/2026 sara’l’intervallo di calendario in cui esploderanno M&A, chiusure, traslochi, divorzi e rinascite. Non a caso la Commissione ancora frena sulla applicazione di una valanga di scadenze che tardano rispetto alle previsioni da diversi semestri: Euro VII, BER 2028, Revisione del termine del 2035 per “Fit For 55”: tutto pare fatto apposta per entrare a regime quando il regime sarà quello meglio definito a livello di apparentamenti tra Marchi.

Le alimentazioni che contano sono e resteranno però quelle che arrivano garantite per le nostre amate Istituzioni a Bruxelles; risolto il problema più importante, i nostri rappresentanti saranno capaci di poco come sempre, in attesa che – inevitabilmente – questa Unione salti e diventi altro. Ma forse io non sarò tra i presenti a raccontarlo. In caso Vi lascio il divertimento e la curiosità.

Riccardo Bellumori

Nuova Mustang Shelby: urlo Usa

Shelby American ha presentato la nuova generazione di auto sportive GT350 e la sua versione hardcore, la GT350R, entrambe ora alimentate da un V8 compresso da 5,0 litri.

Non ci sono ancora versioni Shelby dell’attuale settima generazione di Mustang S650 nella gamma della fabbrica e probabilmente non ci saranno, ma questo non è certo un motivo per Shelby American di starsene con le mani in mano e presentare la prossima generazione di Shelby GT350 da sola.

Le Shelby GT350 e GT350R di ultima generazione, sviluppate in collaborazione con Ford, erano dotate solo di motori V8 atmosferici con una potenza di 533 CV. – La produzione di queste auto è terminata nel 2020. Il debutto della nuova generazione coincide con il 60° anniversario della versione GT350. La tiratura della nuova auto sportiva sarà la stessa della storica antenata della prima generazione: 562 esemplari, di cui 36 in versione GT350R.

La serie di modifiche di base della nuova Shelby GT350 riguarda solo la carrozzeria e il telaio, mentre il motore rimane di serie: si tratta di un Coyote “atmosferico” da 5,0 litri con una potenza di 487 CV abbinato a un manuale a 6 rapporti o a un “automatico” idromeccanico a 10 rapporti, ma la Shelby GT350 “corretta” è ora dotata di una versione con compressore dello stesso motore con una potenza di 821 CV.

Il motore del compressore è dotato di un nuovo impianto di scarico con componenti Borla. Le sospensioni sono state abbassate con molle più corte, barre antirollio più rigide e cerchi leggeri forgiati da 20 pollici con pneumatici aderenti. Gli aggiornamenti esterni, oltre alle nuove ruote, includono un cofano in alluminio “holey”, un paraurti anteriore più aggressivo con uno splitter sviluppato, un nuovo design della griglia del radiatore e uno spoiler posteriore del tipo “duck tail”, che può essere completato da un vero e proprio parafango, come nelle vetture nelle foto.

Gli interni della Shelby GT350 ricevettero nuovi rivestimenti in pelle, nuovi tappetini e piastre di appoggio, una leva del cambio accorciata sulle vetture con cambio automatico, una targa sul pannello anteriore e una colorazione aggiuntiva dei finestrini laterali. In un secondo momento, saranno offerti come optional anche finiture in fibra di carbonio e una sorta di pacchetto di prestazioni. La nuova Shelby GT350 può essere ordinata in carrozzeria coupé e cabrio; il prezzo minimo della vettura con compressore V8 è di 109.999 dollari. Il prezzo della versione con motore atmosferico non è ancora stato rivelato.
Non si sa nemmeno quanto costi la nuova Shelby GT350R, ma è ovviamente più costosa della versione GT350 con motore a compressore, dato che il volume delle modifiche è molto più elevato. La produzione della GT350R non sarà effettuata da Shelby American, ma dall’officina Turn Key Automotive/Motorsports, specializzata nella costruzione di auto da corsa. La nuova Shelby GT350R è essenzialmente un’auto da corsa adattata alle strade pubbliche, con una versione da corsa con specifiche Trans AM che sarà realizzata nel corso dell’anno.

I MUMERO DELLA SHELBY

Sulla Shelby GT350R la potenza del V8 da 5,0 litri con l’aiuto del “tritacarne” Whipple da 3,0 litri è aumentata a 842 CV, la carrozzeria ha una vasca in fibra di carbonio e un semitelaio di sicurezza, il dodger aerodinamico più sviluppato fornisce ulteriore deportanza, molte parti del piumaggio esterno sono realizzate in fibra di carbonio. Le sospensioni della versione GT350R sono ancora più rigide, con puntoni regolabili JRi Shocks, mentre i freni di serie sono sostituiti da meccanismi più potenti di Alcon. Gli interni sono dotati di sedili Sparco da corsa con cinture di sicurezza a 4 punti e di cronometro da corsa AiM Solo 2. Il colore principale della carrozzeria della Shelby GT350R è solo il bianco, ma è possibile scegliere tra due opzioni per le strisce decorative e le scritte.

In termini di prestazioni, le Shelby GT350 e Shelby GT350R si avvicinano alla nuova Shelby Super Snake presentata nell’aprile dello scorso anno, ma quest’ultima si posiziona come una sorta di supercar stradale con dinamiche da uragano, mentre Shelby GT350 e Shelby GT350R sono più orientate alla pista e agli amanti della maneggevolezza raffinata.

Prezzi delle auto elettriche giù del 25%

Per anni, accanto alle valide preoccupazioni relative all’autonomia di guida, alla velocità di ricarica e alle infrastrutture, gli acquirenti che hanno scelto di non passare all’elettrico hanno spesso citato come fattore principale il prezzo elevato dei veicoli elettrici. Ma un nuovo studio dimostra che i veicoli elettrici sono più convenienti che mai, con prezzi corretti per l’inflazione che sono scesi di un solido 25% dal 2018.

Infatti, secondo un rapporto degli analisti del settore Jato Dynamics, il calo dei prezzi dei veicoli elettrici ha portato il divario tra le auto elettriche e quelle a combustione al punto più basso mai raggiunto. Fino al 2021 la differenza era di circa il 50% negli Stati Uniti, poi l’arrivo di una marea di nuovi veicoli elettrici e l’aggressiva riduzione dei prezzi da parte di Tesla l’hanno ridotta al 33% nel 2022. L’anno scorso era solo del 15%.

Correlato: I prezzi dei veicoli elettrici potrebbero eguagliare quelli delle auto a gas entro il 2026, se i governi non rovineranno tutto.

Questi dati statunitensi non sono necessariamente rappresentativi dell’esperienza di acquisto di auto in tutto il mondo. In alcuni mercati la riduzione del divario non è dovuta solo al fatto che i veicoli elettrici costano meno di un tempo, ma anche al fatto che le auto a combustione costano molto di più in termini reali rispetto al passato. In Europa il divario di prezzo tra veicoli elettrici e a combustione era del 27% nel 2021 ed è salito al 29% nel 2023, prima di scendere al 22% lo scorso anno.

Tuttavia, l’idea che gli acquirenti americani di veicoli elettrici stiano facendo un ottimo affare e che i loro cugini europei stiano subendo una fregatura scompare se si considera la situazione in Cina. Rispetto agli automobilisti cinesi, gli acquirenti di veicoli elettrici europei e americani sono entrambi penalizzati.

Variazioni dei prezzi dei gruppi propulsori dal 2018 al 2024 (aggiustati per l’inflazione)

LA CINA È LONTANA

Prendiamo la Polestar 4 Dual Motor, che costa 62.900 dollari negli Stati Uniti, ovvero l’equivalente di 59.452 euro al momento in cui Jato ha redatto il suo rapporto. È vero che sembra un buon affare rispetto ai 79.424 euro richiesti agli automobilisti britannici e ai 69.300 euro richiesti nell’Eurozona. Ma lo stesso veicolo elettrico costa appena 52.190 euro (399.000 ¥) in Cina.

Altri confronti tra le quattro regioni sono più difficili perché gli Stati Uniti non adottano molte delle stesse auto. Tuttavia, gli automobilisti del Regno Unito pagano in alcuni casi più del doppio rispetto alle loro controparti cinesi per la stessa identica auto costruita nello stesso stabilimento.

Nuova BMW M2: il tuning Manhart

Sebbene la BMW M240i sia il fratello minore della popolare M2, è comunque un’auto estremamente potente che Manhart non può ignorare. Abbiamo già visto il tuner lavorare sulla M240i in precedenza, ma questo stravagante esemplare blu è davvero potente.

Con l’aggiunta di un nuovo collettore di aspirazione, di un intercooler potenziato, di un nuovo downpipe con catalizzatore a 300 celle, di uno scarico in acciaio inox e della sua “power box” interna, Manhart è riuscita a estrarre dal sei cilindri in linea da 3,0 litri turbo ben 496 CV e 633 Nm di coppia, il che significa che questa M240i è più potente della M2 e dei suoi “miseri” 473 CV e 600 Nm.

Manhart non ha rivelato alcun dato sull’accelerazione, ma la trazione integrale xDrive significa che probabilmente è in grado di tenere il passo di una M4 e di essere più veloce della M2 a trazione integrale da ferma.

IL TUNING MANHART

Tra gli altri aggiornamenti alla BMW M2 originale figurano i coilover KW Variant 3 con regolazione dell’estensione e della compressione, oltre a freni potenziati. I clienti che preferiscono rimanere con gli ammortizzatori di serie possono ordinare invece le molle ribassate.
Questa M240i è stata poi rivestita di un blu sgargiante e dotata di diverse parti esterne, tra cui uno splitter in fibra di carbonio, un diffusore in carbonio e un alettone posteriore fisso. Inoltre, è montata su cerchi bianchi lucidi, che misurano 20×9 all’anteriore e 20×10,5 al posteriore. Le decalcomanie nere lucide completano il look esterno.

La maggior parte di questi aggiornamenti può essere acquistata separatamente da Manhart, consentendo ai proprietari di scegliere le modifiche che desiderano.

Il power box costa 1.185 euro, il downpipe con catalizzatore a 300 celle costa 2.415 euro e l’intercooler Wagner costa 590 euro.

Nuovo Toyota RAV4 2025: sei tu?

L’attuale Toyota RAV4 ha debuttato nel marzo 2018 e non è un segreto che la casa automobilistica ne stia preparando uno nuovo. Ciò che era ancora segreto era l’aspetto di questa sesta generazione di auto, ma ora sembra che il gatto possa essere fuori dal sacco.

Una singola immagine, originariamente postata sul social network cinese Weibo da diversi utenti e poi ripresa da altre testate, sembra mostrare il RAV4 2026, che dovrebbe debuttare entro la fine dell’anno, senza alcuna maschera.

Gli utenti sostengono che l’immagine sia stata scattata durante una conferenza di concessionari in Cina per discutere dei prodotti della joint venture GAC Toyota.

Ciò significa che il SUV nell’immagine potrebbe essere il Wildlander di cui abbiamo parlato l’altro giorno e non un RAV4. Tuttavia, abbiamo tutte le ragioni per credere che questo modello, che secondo quanto riferito sarà presentato al Salone dell’Auto di Shanghai in aprile, sia anche molto rappresentativo del RAV4 destinato agli showroom statunitensi, europei, giapponesi e australiani nel corso di quest’anno.

Uno dei motivi per cui siamo fiduciosi è che i nostri team di foto spia hanno già avvistato il prossimo RAV4 in fase di test in forma di prototipo e, sebbene il SUV in quelle immagini fosse coperto da un camuffamento vorticoso, dettagli come gli specchietti, le maniglie delle porte, i caratteristici archi squadrati e la linea di cintura rialzata alla base del montante D corrispondono perfettamente a questo scatto trapelato del Wildlander.

IL BEST SELLLER

Ma questa nuova immagine mette in evidenza dettagli che non siamo riusciti a scorgere sull’auto di prova camuffata.

Il modo in cui la soglia nera taglia la portiera posteriore e si combina con la linea netta che attraversa il centro della pelle della portiera crea l’impressione di una carrozzeria più snella. Inoltre, la griglia colorata in stile Camry e gli ultimi DRL a forma di C di Toyota daranno al prossimo RAV molta più presenza di quella che offre il SUV attuale.

Non abbiamo la possibilità di vedere l’interno, ma ci aspettiamo che il nuovo Toyota RAV4 adotti il moderno layout a doppio schermo di Toyota. Sotto la pelle manterrà l’attuale piattaforma TNGA-K con una grande attenzione ai propulsori ibridi e ibridi plug-in con distanze di autonomia EV più lunghe, che potrebbero raggiungere i 130 km nel PHEV. La grande domanda è se Toyota offrirà una versione elettrica questa volta, e un rapporto della rivista giapponese Creative Trend suggerisce che lo farà.

PRO e CONTRO della Dacia Spring [VIDEO]

In questo video vediamo tutti i Pro e Contro emersi nella prova su strada approfondita della piccola Dacia Spring.
Dacia Spring è una vera rivoluzione nel panorama della mobilità urbana e non solo. Motore elettrico da 65CV e 113Nm di coppia, grazie alla batteria da 26,8 kWh facciamo senza problemi (VERI) 200km.

Leapmotor C10 Range Extender: 950km di autonomia

Il nuovo Leapmotor C10 Range Extender promette una autonomia da record.

Leapmotor ha smesso di puntare tutto sulle auto puramente elettriche. Il recente Salone dell’Auto di Bruxelles 2025 è stato il palcoscenico scelto da questo giovane marchio sostenuto dal colosso Stellantis per presentare al pubblico europeo una grande innovazione. Il nuovo Leapmotor C10 Range Extender. Una variante, come suggerisce il nome, con autonomia estesa.

Solo poche settimane fa sono stati rivelati i primi dettagli del nuovo Leapmotor C10 REEV a causa del suo lancio in un mercato vicino. Ora tutto è pronto perché questa interessantissima variante inizi l’assalto ai concessionari. Con questa opzione meccanica, Leapmotor offre un’alternativa agli acquirenti che sono riluttanti ad acquistare un’auto elettrica a batteria a causa dell’ansia da autonomia.

IL SUV ELETTRICO

Il nuovo Leapmotor C10 Range Extender è già in vendita in Italia. Le prime unità saranno disponibili a breve presso i nostri concessionari. Leapmotor non ha apportato modifiche alla struttura della gamma C10 e consente di abbinare questa nuova variante meccanica alle finiture già disponibili in passato. Si tratta delle versioni Style e Design.

Raggiunge un’autonomia complessiva di oltre 950 chilometri e presenta emissioni di CO2 di soli 10 g/km secondo il ciclo WLTP. È alimentata da un motore elettrico da 158 kW (215 CV) e 320 Nm di coppia massima. Il motore elettrico è alimentato dall’energia accumulata in una batteria da 28,4 kWh.

Grazie a un motore a combustione da 1,5 litri che funge da generatore di bordo, il C10 raggiunge questa autonomia supplementare. La batteria può essere ricaricata in modo tradizionale presso un punto di ricarica rapida a corrente continua con una potenza massima di 65 kW.

Spenderesti 185.000€ per l’Alfa Romeo SZ Trofeo?

L’Alfa Romeo SZ, affettuosamente (o meno affettuosamente) soprannominata “Il Mostro”, è sempre stata un’auto che ha fatto discutere. Conosciuta per il suo aspetto anticonvenzionale e la sua maneggevolezza affilata, è stata costruita in collaborazione con Zagato per un breve periodo di produzione.

Questa stranezza a trazione posteriore ospitava sotto il cofano l’iconico V6 Busso da 3,0 litri ad aspirazione naturale dell’Alfa, un motore ampiamente considerato come uno dei V6 più eufonici mai prodotti. Con poco più di 1.000 esemplari prodotti in tutto il mondo, la rarità della SZ ne ha assicurato il posto di ricercato oggetto da collezione negli ultimi anni.

Questo esemplare in particolare, tuttavia, fa salire il fattore rarità a un livello superiore, in quanto si tratta di una rarissima SZ Trofeo. L’Alfa costruì la versione da pista della SZ per una serie di gare monomarca. Questa vettura è stata assemblata prima del Gran Premio di Monaco di F1 del 1993 e utilizzata in una gara di supporto prima dell’evento principale. In seguito, partecipò a diverse gare del campionato italiano Supercar GT 1993.
Dopo la sua carriera agonistica, l’auto è finita nelle mani di Andrea de Adamich, un pilota italiano di Formula Uno che ha partecipato a diverse stagioni del campionato senza mai vincere un Gran Premio. Ha utilizzato la SZ Trofeo come auto di tutti i giorni per oltre 10 anni. In seguito è stata venduta a un collezionista olandese che l’ha immatricolata per uso stradale in Germania.

UN PEZZO UNICO

Questa Alfa Romeo SZ Trofeo conserva la livrea da corsa originale bianca e rossa e ha meno di 22.000 km all’attivo. Considerando la sua età e la sua storia, che comprende uscite su circuiti come Spa-Francorchamps, Mugello e il Red Bull Ring, si tratta di una cifra sorprendentemente bassa.

Diversi aggiornamenti differenziano la Trofeo dalla SZ standard, rendendola molto più di un semplice giocattolo da pista con un distintivo di lusso. Monta i caratteristici cerchi OZ Racing da 16 pollici, mentre gli interni sono stati ridotti all’essenziale: è sparito il cruscotto originale, sostituito da un allestimento essenziale e da una coppia di sedili da corsa che non lasciano dubbi sulle sue intenzioni.

Per aggiungere un ulteriore tocco di classe al già impressionante curriculum di questa SZ, il leggendario pilota di rally Walter Rohrl, due volte campione del mondo di rally, una volta ha portato questa stessa auto a fare un giro al Red Bull Ring di Spielberg, in Austria.

Ora, questo pezzo di storia dell’automobilismo è stato messo in vendita in Germania con un prezzo richiesto di 185.000 euro, una cifra elevata date le prestazioni, ma adatta a un’auto con così tanto patrimonio.