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La crisi del settore auto: siam pronti alla guerra che Panda chiamò!

I segreti della Piattaforma EMP2: da PSA a Stellantis

Eh Fabbri’????” – esclamò Giorgio, l’elegante ed anziano avventore del Bar del Teschio a Roma nell’entrare d’improvviso nel salone – “Questo so’ tutti str…nnnnnzzzzzi!!”

“Dimme Giò!!” – rispose Fabrizio, sorpreso, dietro il Bancone del Bar ed intento a preparare un doppio tramezzino formaggio, prosciutto, maionese e trigliceridi ad Han Solo, l’affezionato viaggiatore della Galassia che non mancava mai di aggiornare lo Staff sulla posizione in progressivo avvicinamento dei soldati di Vega alla nostra Terra. Doppio tramezzino che, sia chiaro, il cugino prediletto di Goldrake amava mangiare con un cappuccino al latte di soia, più leggero e sano di quello di vacca.

“Put….ne!!!” Urlò braccia al cielo il simpatico e giovane Avvocato non appena sentì la parola “vacca”.

Quella esclamazione, da un po’ di tempo, suonava come un grido di battaglia rivolto verso l’interlocutore di turno al quale il nostro giovane e simpatico amico tornava a rivolgere l’attenzione dopo i primi fumi etilici che di solito lo avvolgevano al secondo sorso di un calice di rosso.

Ma sembra che ci siamo dimenticati del nostro elegante ed anziano avventore, che granitico come sempre, si era avvicinato al bancone con una copia geometricamente conservata del suo quotidiano preferito(nonostante sfogliasse il giornale, Giorgio aveva la capacità di conservarlo perfettamente ripiegato in stile riga, squadra e goniometro) con in primo piano la notizia ferale:”IlGoverno suggerisce: le auto non si vendono? Produciamo armamenti”.

“Ma questi ce so’ nati st…nnnnzzzzi o ce so’ diventati co’ la scuola? Ma te rendi conto? Le fabbriche de armi, qui in Italia, de nuovo”. 

Lui, ultraottantenne in perfetta salute, ricordava bene il periodo di fine guerra ed il primo recupero post bellico, quando (come amava ripetere) “In Italia nun girava ‘na Lira e tutti facevamo de tutto” e dunque il tema era nel suo intimo davvero scottante.

Ed in effetti, la notizia in anteprima, appena veicolata anche sui Social, era di un certo impatto ma soprattutto appariva allarmante: non che l’Italia non fosse Paese industrialmente già impegnato a produrre componenti militari e dispositivi per l’ambito bellico a partire da due colossi come Leonardo da un lato (che affonda le sue radici nel polo pubblico di Finmeccanica) e Beretta dall’altro, forse uno dei primi cinque Marchi privati al mondo capace di rappresentare nella sua storia il simbolo stesso dell’arma da fuoco.

Nel frattempo il Galattoide, in piena fase digestiva dopo i due tramezzini ed il cappuccino, si era inesorabilmente iniziato a cimentare in una delle sue solite supercazzole animistiche ed universali, in grado tanto di abbracciare la costellazione post saturno così’ come la prima traversa su Via della Magliana prima di Villa Bonelli. 

Nelle sue dotte farneticazioni non mancava, il tipo, di includere qualunque lembo di tuttologia, e dunque in meno di cinque minuti, per chi si era spinto a suo rischio e pericolo ad ascoltarlo, “Galatto” Kid regalava richiami alla Bibbia ed ai Serafini, ad Atlantide e Borgata Fidene, alla coscienza intima ed incognita dei gambi di sedano, e persino una serie di innovative proposte per intervenire concretamente nella deriva dei continenti, nella teoria monetaria macroeconomica e nella acidità di stomaco postpranzo. 

Per questo, giustamente, lo Staff del Bar lo stava spudoratamente spingendo all’ubriachezza non molesta, dato che il nostro amico al secondo Sprizz, Gin Fizz, Fish & Chips cadeva in stato semicomatoso stile Bello Addormentato e risparmiava al convitto del Bar una ripetuta sequela di video esclusivi e assolutamente credibili sulle Amazzoni e sulla ripresa in diretta delle Piramidi all’inizio della loro costruzione 3000 anni fa.

A mali estremi estremi rimedi, e Fabrizio stava già approntando una tazza di bombardino superalcolico per stramazzare il nostro ipergalattico, quando per fortuna il richiamo ennesimo ed urlato “Put….neeee!!!” del simpatico e giovane Avvocato non fu in grado di richiamare l’attenzione collettiva proprio nel mentre entrava dalla porta vetrata scorrevole intelligente, ecologica, emotiva, tensioattiva, idrorepellente e non testata dermatologicamente del Bar del Teschio entrava il nostro incerto, improbabile ed indefinibile “coso” automobilaro che rispondeva al nome di “Signor R.”. 

Ormai persino il Bar faticava a definirlo Cliente od avventore, visto che per ogni Euro speso controvoglia il nostro esperto di Auto ne riceveva almeno cinque in consumazioni offerte. 

Il pessimo personaggio era entrato avendo visto la fisionomia di alcuni che potevano più facilmente invitarlo a bere un caffè: appena entrato fu però “arpionato”. “Prendi quarcosa???” gli chiese Giò, in perfetto romanesco trilussiano. Straordinario, con quella interlocuzione si era appena battuto il record di tempo minimo intercorso tra ingresso nel Bar e invito a scroccare precedentemente registrato nel Bar.

Ma il fine del nostro anziano Cliente era molto pratico: avendo visto nel “Signor R.” un potenziale (seppur farlocco) interlocutore di temi automobilistici, lo aveva invitato per una domanda specifica. Nel frattempo il buon Fabrizio, impegnato a dopare il Saturnino Tarantola della Galassia da un lato e dall’altro attento a frenare le esuberanze ormonali dell’amico Avvocato ormai ingestibile già dopo mezzo calice di vino, guardava a “Signor R” come ad un salvatore della Patria capace di sgombrargli di torno il parco avventori che lo impegnavano in dibattiti estenuanti. Ricevuto un caffè offerto con corredo di biscottini della Casa, il nostro automobilaro ascoltò pazientemente le domande di Giòsulle modalità per trasformare in Industria bellica il comparto Auto.

Ovviamente il seguito delle opinioni di Signor R, noto esaltato giovanile di Autonomia Operaia e tendenzialmente antagonista di tutto (persino di sé stesso) è una trascrizione di pensieri di terza persona dai quali l’autore del presente pezzo e persino tutta la redazione di Autoprove si dissociano espressamente e totalmente in anticipo.

Cosa aveva prodotto nella sua testa malata, l’automobilaro?? Beh, ad ampi stralci ci corre obbligo, al fine di allertare il resto della clientela del Bar del Teschio dal contattare gente come lui, di recensire i suoi pensieri quasi come se ci fossimo trovati là accanto a lui.

Signor R, come suo solito per approfittare di guadagnare tempo per ulteriori occasioni di scrocco, aveva cominciato come al solito le sue dissertazioni partendo dalle origini del mondo. 

CRISI SISTEMICA

In questo la sua supercazzola superava persino quella del cugino noVax, NoTax, NoWork, NoRent, Notutt, di Nathan Never (il Galattoide, che nel frattempo si era accucciato sui tavolini fuori nel Gazebo per smaltire la sbornia) e dunque “Signor R” ricordò a Gio’ i fasti di un tempo in cui Isotta Fraschini, reale Marchio aeronavale della Patria, e Fiat riuscirono ad occupare la fase industriale di almeno quattro Marchi Automotive (Bianchi, Benelli, Lancia tra gli altri) e di altrettanti distretti territoriali che patendo la fine annunciata delle produzioni di serie auto-motociclistiche a causa dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale si ritrovarono comunque le linee di montaggio convertite a sfornare pezzi di aerei, blindati, motocarrozzette e dispositivi da armamento. Ovviamente non mancava il contributo di Marchi come Guzzi ed Alfa Romeo cui bastò modificare buona parte della produzione ordinaria per le richieste delle Forze Armate. Ma se questo non vi bastasse, c’erano Piaggio, Agusta, Caproni, Aermacchi, ed altri piccoli e grandi colossi dell’industria di Guerra pronti a garantire volumi industriali che facevano dell’Italia un gigante del Know How limitato solo da un piccolo particolare: la dipendenza dall’esterno per risorse energetiche e per le materie prime.

Fonti accreditate presso il Bar del Teschio dicono che l’automobilaro sorrise a metà tra lo scherno e l’imbarazzo quando aprendo il suo misterioso Computer pieno di X Files, ne mostrò a Giò lo schermo. 

Tuttavia stavolta il ghigno non era rivolto al ricorrente pensiero del sinistro avventore di Sinistra di avere Giorgia Meloni come Premier; ma era causato dallo sguardo di Giò quando il sinistro chiese all’anziano amico: “Vuoi vedere un Jpeg preso dal sito Web dell’edizione On Line del Corriere???”

“Tutte ‘ste str…zate nun c’ereno, e se stava mejo”, borbotto’Gio’ mentre, incuriosito, cominciava ad indugiare su un titolo per il quale l’automobilaro irriverente ed improponibile aveva persino il sospetto che tutto quel che si vedeva nel Jpeg, dal titolo (Industrie Belliche, Meloni accelera sul progetto “segreto”) fino alla firma dell’estensore (Francesco Verderami) e persino sul sito web (Corsera) fosse un mirabile e ben fatto “fake”. Purtroppo, essendo tutto grottescamente serio, da noto eversivo il “Signor R” si era esibito in una furia iconoclasta su tutto quel che lui stesso (e come ripeto il sottoscritto e la Redazione prendono debita distanza…..) riteneva un pesce d’Aprile anticipato. 

Al punto che, neppure frenato dal buon Fabrizio (che temeva che prima o poi il Bar del Teschio sarebbe stato chiuso per attività sovversiva ed antisociale), il nostro buffo e stagionato automobilaro si permise anche richiami umoristici ma assolutamente in linea con il tono semiserio ed involontariamente comico dell’Articolo. 

In questo, supportato ed affiancato dall’Avvocato ormai semi ciucco, il Signor R cominciò a sparare massime e slogan preda di un delirio comico, violentando e trasformando titoli e trafiletti dell’Articolo.

“Spezzeremo le reni a San Marinoooooo!!!”; e per eco di risposta: “Put…neeeeeeeeeeeee!!!”

“Giorgia: il modello PRUSSIANO per non perdere la filiera!!!”;

e per eco di risposta: “Put…neeeeeeeeeeeee!!!”, e così via….

Ora, immagino che anche per Voi lettori questo squallido e vecchio automobilaro rappresenti ormai, lungo questi racconti del Bar del Teschio, un povero emarginato schiavo di un passato tra alcool e depressione. Non era così, ma a lui piaceva apparire così, perché favoriva la generosità del prossimo in quel Bar.

Ma se proprio volessimo spezzare uno stuzzicadenti in favore del povero diavolo, potremmo analizzare dignitosamente e con rigore il pezzo, e pensare che il testo dovrebbe derivare dalla coscienza e dalla visione di una Premier. E qui, un poco di strizza sotto le chiappe dovrebbe prendere un poco tutti noi….

Il PIL della Germania, dice Wikipedia, nel 2023 è stato di 4525,70 Miliardi di Euro, dei quali il 27% deriva dalla produzione industriale dominata da metalmeccanico/automobilistico, estrazione e lavorazione metalli, ottica, elettronica, aeronautica. In parole povere, il Governo tedesco pensa a dare un assetto militare ad una superficie industriale che a regime può produrre valore pari a circa 1.150 Miliardi di Euro all’anno. Secondo un report tutto italiano, di Intesa SanPaolo, il solo settore della “Manifattura” tedesca ha girato su una media di valore prodotto di 143,24 miliardi di euro all’anno dal 1991 al 2024.

AUTO IN PIL

L’Italia ha raggiunto nel 2022 un PIL di 2200 miliardi di Euro, al cui raggiungimento ha partecipato per il 24% il settore della produzione industriale. Dunque il Governo Meloni, al confronto con la Prussia (pardon la Germania) si riferisce ad un potere produttivo industriale nazionale che fattura meno del 45% di quel che fattura l’industria tedesca; e dove, secondo una indagine di “Trading Economics” la manifattura italiana ha prodotto una media di valore in milioni di Euro che paragonata a quella tedesca dal 1991 al 2024 ne corrisponde al 60% annuo. Di che vogliamo parlare? Di modello tedesco ispiratore per l’Italia? Ma per favore.

Ed ecco che, improvvisamente, l’automobilaro preso dal sempre più irrefrenabile effetto involontariamente comico delle note dell’articolo (citando testualmente: “Gli eventi hanno spinto il governo a studiare un piano per agevolare la conversione di una parte almeno delle aziende italiane dal settore automobilistico alla componentistica bellica. È un progetto maturato da Meloni e che coinvolge i ministri dell’Economia, delle Imprese e della Difesa. È la presa d’atto di un cambiamento epocale sotto il profilo economico e internazionale”; oppure: “se «il nostro obiettivo è tentare di mettere in sicurezza i lavoratori» e «la Germania sta riconvertendo in armamenti», preparandosi a spendere duecento miliardi, l’Italia deve adeguarsi per «non perdere la filiera»; ed infine: “«questa sorta di Piano 6.0 può essere già avviato dalle Regioni con programmi di formazione per il personale che sono finanziati dai fondi europei») fu però improvvisamente colto da un improvviso e glaciale ritorno alla serietà. 

Guardando Giò’ con uno sguardo così’ livido, e con una pausa surreale di silenzio al punto da far temere il peggio al buon Fabrizio che stava portando un ennesimo caffè gratuito (pausa che Nathan Never di Via Grimaldi – di nuovo risvegliato ma mai, da una vita, realmente tornato in sé, volle definire un effetto perverso della campagna vaccinale che stava per fulminare il cuore dell’automobilaro….) il “Signor R” sembrò parlare per un minuto solo al vecchio elegante avventore.


“Sai Giò?? Il problema??” e si voltò per un attimo indicando il giovane Fabrizio “E’ che a loro nun glie lasciamo un CA…….O!!” Non so perché lo abbia detto, ma lo ha detto. E dunque, riprendendo, “Signor R” cominciò ad elencare – pensando metaforicamente che la Premier Girogia lo ascoltasse – il decalogo del perfetto riarmamento in chiave “Italia 2025”:

Tre modelli di auto nazionale: Fiat “Panda’ alFronte”; Alfa “Tombale”; Maserati “Quattrobombe”;

Un impegno diretto per la produzione di accessori da Guerra da parte dei comparti industriali e produttivi più floridi ed attivi in Italia: le Schedine “SNAI” blindate ed anfibie per utilizzo in terreni ostili; le unghie finte al titanio per grattare l’acciaio dei carriarmati nemici; il cappotto termico sugli aerei con Superbonus, ed una inedita “Sanatoria Cannoni” per tutti gli obici non dichiarati volontariamente da dopo la seconda Guerra mondiale.

“Dobbiamo vincere. E vinceremo”. L’ambiguo Signor R, terminato il caffè, come sempre se ne andò. 

E come sempre, registrando le sue farneticazioni, noi ce ne dissociamo serenamente.

Riccardo Bellumori

 

 

Suzuki Jimny 5 Porte diventa 6X6

Trasformare una piccola 4×4 in un pick-up fuoristrada a sei ruote è un’idea folle. È quello che è successo a un proprietario britannico di una Suzuki Jimny di ultima generazione
L’azienda britannica Mocho Fabrication è specializzata nella modifica di fuoristrada e pick-up professionali su misura e su ordinazione. Uno dei suoi recenti progetti è piuttosto insolito in quanto coinvolge una Suzuki Jimny a sei ruote, trasformando la piccola 4×4 giapponese in un pick-up forestale. Il veicolo in questione è stato messo in vendita.
La Suzuki Jimny in questione sembra appartenere a un membro del forum Reddit che risponde allo pseudonimo di willg7777. Se l’annuncio è credibile, è stato contrassegnato da un’illustrazione di un Jimny 6×6 ribaltabile, probabilmente quello prodotto da SRK Designs per i nostri colleghi indiani di Autobics nel 2019, che è stato ampiamente rilanciato in tutto il mondo.

Importato dal Giappone con il volante sul lato destro, il veicolo è stato affidato alla Mocho Fabrication per essere trasformato in un pick-up a sei ruote. La conversione sembra essere stata completata un anno fa. Uscita dalla fabbrica nel 2019, la vettura ha ora poco più di 11.000 km all’attivo.
Mocho ha utilizzato principalmente parti Suzuki per ingrandire il Jimny. La parte posteriore del veicolo è stata allungata, sia il telaio che la carrozzeria, per aggiungere un assale e un cassone ribaltabile in cima. Quest’ultimo è rinforzato da un roll bar. Questo terzo asse, le cui ruote non sono motrici, è dotato di ruote e parafanghi originali. La carrozzeria è stata riverniciata in Grigio Nardo Audi, in contrasto con il nero lucido degli elementi di protezione e delle ruote. La ruota di scorta è montata nella parte posteriore della carrozzeria.

LO STILE UNICO

Gli interni hanno un rivestimenti trapuntati neri e grigi in tinta con la carrozzeria e un sistema multimediale Kenwood con Apple CarPlay.

Non sono state apportate modifiche al motore. Il modesto quattro cilindri a benzina 1.5 da 102 CV, qui abbinato a un cambio automatico a quattro rapporti, ha il suo bel da fare con il peso e la resistenza maggiori dovuti all’aggiunta di un asse.

Willg7777 menziona tuttavia la possibilità di montare un kit turbo per aumentare la potenza a 172 CV e la coppia da 130 a 270 Nm. Secondo Willg7777, potrebbe anche essere convertito a sei ruote motrici. Allo stato attuale, questo pick-up Suzuki Jimny 6×4 è offerto da Historics Auctioneers su eBay per 54.000 sterline (64.593 euro).

Nuova Volkswagen ID.Every1: Anteprima

Ecco la nuova Volkswagen ID.Every1, un nuovo concept che anticipa un prossimo veicolo elettrico (EV) entry-level che debutterà nel 2027. Si dice che la versione di produzione si chiamerà ID.1 e farà parte della famiglia di auto urbane elettriche del marchio, che comprende anche la ID.2all, entrambe con un prezzo accessibile in primo piano.

Mentre la ID.2all si aggirerà intorno ai 25.000 euro (circa 119.000 RM) quando sarà in vendita nel 2026, la ID.Every1 di serie dovrebbe partire da soli 20.000 euro. Questi prodotti fanno parte del piano futuro di Volkswagen che prevede nove nuovi modelli entro il 2027, tra cui quattro elettrici.

Secondo Volkswagen, la ID.Every1 è costruita sulla piattaforma MEB e misura 3.880 mm di lunghezza, 1.816 mm di larghezza, 1.490 mm e un passo di 2.539 mm. Aggiunge che c’è spazio sufficiente per quattro persone e che il volume del bagagliaio è di 305 litri.

Se ricorda la up! che terminerà la produzione nel 2023, è perché la ID.Every1 è l’erede di quella city car compatta, anche se cresciuta. La lunghezza di 3.880 mm della concept la colloca tra la precedente up! (3.600 mm), nonché la ID.2all (4.050 mm) e l’attuale Polo (4.074 mm).

Dal punto di vista del design, il concept è descritto dall’azienda come “simpatico”, con proporzioni auree e spunti che rendono omaggio al passato. Tra questi, i montanti a C e la linea di cintura piatta ispirata alla prima Golf, mentre la cornice nera dei finestrini è un omaggio alla up! e alla prima Golf GTI.

Altrove, si trovano fari e luci posteriori a forma di pupilla, anche se non siamo sicuri che gli archi svasati destinati a contenere le grandi leghe da 19 pollici sopravviveranno al passaggio alla produzione. Volkswagen fa notare di aver aggiunto “la salsa segreta” con dettagli nascosti come il “tetto volante”, in cui la superficie del tetto si abbassa al centro, con la terza luce del freno integrata nella rientranza al centro. Le superfici esterne della striscia terminale del tetto si estendono anche verso la parte posteriore, con una funzione aerodinamica.

All’interno, la concept vanta colori caldi e sedute di tipo lounge, con la maggior parte dei tessuti realizzati con materiali riciclati come le bottiglie in PET. Le superfici screziate simili a quelle di un terrazzo conferiscono un aspetto leggero e moderno, mentre le caratteristiche tecnologiche si presentano sotto forma di un grande touchscreen centrale per l’infotainment e di un piccolo quadro strumenti digitale.

INTERNI E DOTAZIONI

Davanti al guidatore c’è un volante a due razze con sezioni superiori e inferiori appiattite, con questa forma applicata ai comandi in altre posizioni, come il pulsante di regolazione degli specchietti. La Volkswagen ha voluto sottolineare anche alcuni dettagli intelligenti, come il pannello del cruscotto davanti al passeggero anteriore, che si dice sia variabile, con la possibilità di agganciare un tablet alla guida.

La console centrale è un altro dettaglio intelligente degli interni. Oltre a essere un bracciolo, la console può essere spostata completamente all’indietro su una guida e ci sono ripiani che possono essere estratti. Tra il guidatore e il passeggero anteriore si trova anche un altoparlante Bluetooth rimovibile.

Per quanto riguarda la motorizzazione, il concept è dotato di un motore elettrico anteriore da soli 95 PS (94 CV o 70 kW), in grado di raggiungere una velocità massima di 130 km/h. L’autonomia dichiarata è di circa 250 km. L’autonomia dichiarata è di circa 250 km secondo lo standard WLTP, che non è molto ma dovrebbe essere sufficiente per le auto urbane.

Nuova Volvo EX60 2025: Foto rubata

Sappiamo che esiste. È quello che il marchio di Göteborg voleva e ha fatto sapere al mondo che esiste. La nuova Volvo EX60 è già in fase di realizzazione presso gli stabilimenti svedesi del marchio ed è stata provvisoriamente svelata in una fuga di notizie molto interessante, anche se per ora c’è ben poco di vero.

È chiaro che gli avvisi di divieto di fotografare in alcune delle sedi più ristrette sono solo per alcuni e per circostanze normali, in laboratori dove hanno accesso solo i responsabili della lavorazione dei nuovi modelli e pochi altri. Ieri è stato il momento della nuova ES90, ma questo non ha impedito che passasse un’immagine del mock-up non funzionante della variante elettrica della XC60.

Il colore rosato della carrozzeria della nuova Volvo EX60, il cui nome è ben visibile sulla targa, è argilla, un materiale simile all’argilla utilizzato per realizzare i mock-up dei prototipi concettuali prima che vengano prodotti come modelli di serie. In queste anteprime sono presenti anche i piloti, come potete vedere, e il risultato non vi deluderà.
Il lunotto è incorniciato da un pezzo nero lucido, e le luci posteriori sono quelle tipiche del produttore, che sfruttano le spalle per estendersi lungo i montanti della carrozzeria, molto dritte e spigolose fino a raggiungere i lati del finestrino dove si presentano in linee spezzate. La grembiulatura posteriore ha linee pulite, come una buona auto elettrica.

DATI TECNICI E MOTORI

Questo è il primo assaggio “ufficiale” della futura Volvo EX60, perché l’avete già vista in modo non ufficiale e non sarà l’ultimo. Questo SUV elettrico sarà la grande novità del costruttore per il 2026, quindi non stupitevi se la “strategia” di presentazione inizierà tra qualche settimana.

Con la ES90 è iniziata circa mezzo anno prima, ma questo SUV elettrico è più speciale perché è l’ultimo della nuova generazione di premi ad arrivare.

L’ultimo, ma con la lezione ben imparata dalla Q6 e-tron che è in vendita, la nuova Macan che è anch’essa in vendita e poco convincente, il nuovo Mercedes GLC elettrico sarà presentato a settembre e attendiamo l’arrivo della prima Neue Klasse di BMW.

La nuova Volvo EX60 sarà il primo modello del marchio costruito sulla piattaforma “SPA3”, specifica per le auto elettriche, e con caratteristiche tecniche più avanzate. Ad esempio, le batterie saranno integrate nella struttura del telaio e offriranno fino a 700 chilometri con una singola carica.

La fabbrica dei sogni: intervista a Francesco Di Pietrantonio

In questo video si racchiude molto più che una semplice intervista.
Insieme a Francesco Di Pietrantonio ripercorriamo la storia, mai facile, della Picchio. La fabbrica di supercar che non ti aspetti.

Nuovo Xpeng G6: diventa Hyundai Kona coupé?

Anche se a prima vista potrebbe non sembrare così, questa è la Xpeng G6 2025.

Le consegne in Cina inizieranno questo mese e Xpeng dichiara che ci sono 81 cambiamenti, tra cui l’integrazione del sistema di guida intelligente alimentato dal suo chip AI Turing sviluppato in proprio.

Il logo Xpeng era l’unico elemento che impediva alla versione precedente al lifting di avere una barra luminosa anteriore a tutta larghezza; ora il restyling può averla, dato che il logo è stato spostato sul cofano. Nuovi sono anche i cerchi, lo spoiler a coda d’asino e le parti annerite, tra cui il bodykit e le pinze dei freni. Il colore arancione della carrozzeria non esiste più, come riporta CarExpert.

GLI INTERNI

La larghezza è di 1.920 mm, l’altezza di 1.650 mm e il passo di 2.890 mm; solo la lunghezza è aumentata di 5 mm, passando a 4.758 mm. All’interno, un nuovo schermo touchscreen da 15,6 pollici (in precedenza 14,9 pollici) integra l’immutato quadro strumenti digitale da 10,25 pollici. Il volante è ora dotato di comandi touch capacitivi, le bocchette dell’aria sono state rimodellate e i sedili anteriori hanno ora una funzione di massaggio.

Gli schienali dei sedili posteriori hanno 12 livelli di regolazione da 27 a 38,4 gradi, mentre l’illuminazione ambientale è ora dotata di una “serie ritmica a galassia” e di una “riflessione diffusa a quattro porte”, qualunque cosa significhi. Anche i materiali sono stati migliorati: rivestimenti in pelle scamosciata, pelle per i pannelli delle porte, finiture del cruscotto con venature di legno e più materiale soft-touch nell’area di ricarica wireless.

La Xpeng G6 restyling monta un motore posteriore singolo da 281 kW (296 PS)/440 Nm e una batteria LFP da 68,5 kWh (625 km di autonomia CLTC) o una NMC da 80,8 kWh (725 km di autonomia CLTC), secondo Global China EV. In confronto, la capacità della batteria e l’autonomia CLTC del pre-restyling sono di 66 kWh/580 km e 87,5 kWh/755 km. In altre parole, la batteria più piccola è ora più grande e quella più grande è ora più piccola, e l’autonomia corrisponde di conseguenza.

Non è ancora noto se la XPeng G6 restyling avrà una versione a doppio motore.

La variante AWD del pre-facelift, non ancora disponibile in Malesia, ha una potenza di 358 kW (487 CV), una coppia di 660 Nm e un tempo di 0-100 km/h di 3,9 secondi.

Nuovo BYD Atto 3 2025: il Restyling

L’elenco delle novità BYD di oggi continua con il lancio del nuovo Atto 3 in Cina. Come già riferito in precedenza, sono state apportate diverse modifiche di dettaglio al design esterno, ma ora sappiamo che ci sono anche alcuni cambiamenti significativi all’interno, oltre al nuovo sistema di guida autonoma God’s Eye di serie.

Come il Dolphin, anch’esso rinnovato, l’Atto 3 ha di base il sistema God’s Eye C (DiPilot 100), che prevede la guida autonoma in autostrada, il cambio di corsia automatizzato, l’evitamento degli ostacoli e una funzione di memoria dei percorsi che consente al sistema di apprendere i percorsi utilizzati di frequente. È previsto anche il parcheggio automatizzato, oltre alle consuete funzioni come la frenata d’emergenza autonoma e il monitoraggio dell’angolo cieco.

Come rivelato da precedenti fughe di notizie e foto ufficiali, il facelift porta lo stile dell’Atto 3 in linea con il fratello minore, più piccolo e più economico, l’Atto 2 (noto anche come Yuan Up). Il paraurti anteriore presenta incisioni più nette agli angoli, in cui si trovano le prese d’aria ridisegnate. Queste si uniscono a una presa d’aria centrale ribassata, conferendo al SUV un aspetto complessivamente più sportivo.

IL DESIGN

Nel retro, il design del paraurti rispecchia quello del frontale e include una piastra di protezione decorativa più piccola. Ad esso si aggiungono un nuovo spoiler sul portellone posteriore con sezione centrale smerlata e le doppie luci dei freni ispirate all’icona della pausa. I fanali posteriori a tutta larghezza sembrano inizialmente identici a quelli precedenti, ma osservando attentamente si notano le firme luminose a onde intrecciate, un altro spunto ripreso dall’Atto 2 e dal Dolphin.

Ma il cambiamento più sorprendente riguarda i montanti C: il pannello a forma di scala è scomparso, sostituito da una semplice continuazione del rivestimento argentato dei finestrini, che si ferma appena prima di collegarsi con la “pinna” sottostante in tinta con la carrozzeria. Anche i finestrini del quarto posteriore sono nuovi, mentre i pannelli laterali sono rivestiti con una striscia argentata più sottile per un aspetto più pulito.

Sulla fiancata, le nuove telecamere laterali necessarie per il sistema God’s Eye hanno reso necessario l’abbandono delle strisce “BYD Design” sui parafanghi anteriori. Infine, i nuovi cerchi in lega da 17 e 18 pollici sono ancora più coperti per una maggiore efficienza aerodinamica.

BYD Atto 3 facelift lanciato in Cina – interni più sobri, schermi più grandi, God’s Eye ADAS, da RM71k

All’interno, l’Atto 3 abbandona finalmente molti dei suoi eccentrici tocchi ispirati al fitness e ai muscoli. Il cruscotto e i pannelli delle portiere, precedentemente nervati per il vostro piacere, sono ora tutti lisci con cuciture di classe, anche se rimangono gli apriporta estraibili e le “corde di chitarra” sulle tasche delle portiere. Queste ultime, tuttavia, sono ora rifinite in nero, per meglio armonizzarsi con il resto dell’abitacolo.

Anche la stravagante combinazione di colori bianco e blu dell’originale è stata sostituita da scelte più sobrie, tra cui il bianco e il nero completo. C’è anche un nuovo sterzo a tre razze dall’aspetto più pulito, simile a quello della monovolume M6.

Come il Dolphin facelift, l’Atto 3 passa da un minuscolo display digitale da 5 pollici a un’unità molto più grande da 8,8 pollici, anche se rimane la scelta di schermi touchscreen per l’infotainment da 12,8 o 15,6 pollici (sempre fissi nell’orientamento orizzontale, senza più rotazione). È presente anche un head-up display da 12 pollici.

BYD Atto 3 facelift lanciato in Cina – interni più sobri, schermi più grandi, God’s Eye ADAS, da RM71k

Anche la console centrale è stata ridisegnata per offrire più spazio utilizzabile, grazie all’eliminazione della leva del cambio a favore di un pedale montato sulla colonna. Al suo posto ci sono due porta-telefono in stile Tesla (di cui uno solo con caricatore wireless Qi), due portabicchieri e un frigorifero sotto il bracciolo centrale, completo di manopola per il controllo della temperatura. Infine, sono stati aggiunti dei cassetti nascosti sotto i sedili posteriori.

Dal punto di vista meccanico, l’Atto 3 rimane invariato, alimentato da un unico motore anteriore che produce 204 CV (150 kW) e 310 Nm di coppia. Gli acquirenti possono continuare a scegliere tra una batteria Blade al litio ferro fosfato (LFP) da 49,92 kWh e una da 60,48 kWh, con un’autonomia rispettivamente di 430 km e 510 km nel ciclo cinese CLTC, incredibilmente ottimistico. Nel ciclo WLTP, l’auto garantisce 345 km per il modello Standard Range e 420 km per l’Extended Range. I prezzi vanno da 115.800 yuan (RM70.700) a 145.800 yuan (RM89.000).

In Italia, è stata presentata una versione rivista dell’Atto 3, con alcuni aggiornamenti per il model year 2025. Tuttavia, questo facelift più sostanziale non dovrebbe arrivare qui prima del prossimo anno, proprio come il facelift del Dolphin.

Nuovo BYD Dolphin 2025: Anteprima

Secondo quanto trapelato a dicembre, il nuovo BYD Dolphin è stato lanciato in Cina, con un nuovo look e alcune caratteristiche aggiornate. Una delle novità principali è il sistema di guida automatizzata God’s Eye, di serie.

Poiché il Dolphin si colloca nella fascia di prezzo più bassa, è dotato del sistema God’s Eye C (DiPilot 100) di base, che prevede la guida autonoma in autostrada, il cambio di corsia automatizzato, l’evitamento degli ostacoli e una funzione di memoria dei percorsi che consente al sistema di apprendere i percorsi utilizzati di frequente. È presente anche il sistema di parcheggio automatico, oltre alle consuete funzioni come la frenata d’emergenza autonoma e il monitoraggio dell’angolo cieco.

Lo stile rivisitato è quello già visto nelle versioni più recenti, con un frontale più elegante caratterizzato da fari triangolari arretrati e da una presa d’aria più pulita e un design a tendina. Al posteriore, si trovano i nuovi fanali posteriori a onda visti per la prima volta sulla Seal 06 GT (ora con il badge BYD illuminato al posto della scritta “Build Your Dreams”) e un paraurti posteriore dal design più sportivo con finte prese d’aria. C’è anche un nuovo design per i cerchi da 17 pollici.

GLI INTERNI

Più significative sono le modifiche agli interni, che comprendono un aggiornamento del display. Il touchscreen da 12,8 pollici (ora fisso con orientamento orizzontale e non più rotante) rimane, ma il minuscolo display digitale da cinque pollici della vettura attuale ha lasciato il posto a un’unità molto più grande da 8,8 pollici.

Anche la console centrale è stata ridisegnata: la manopola del cambio è stata abbandonata a favore di una barra a colonna, liberando spazio per portabicchieri più grandi e per un caricatore wireless Qi posizionato più avanti. Anche il cassetto portaoggetti aperto sotto il touchscreen è stato eliminato, mentre la variante Knight Edition, la più sofisticata, è dotata di un frigorifero sotto il bracciolo centrale. È stato aggiunto anche un nuovo volante della Seal.

DATI TECNICI E MOTORI

Le opzioni di motore per la BUD Dolphin in Cina rimangono le stesse di prima, tutte a trazione anteriore. Il modello base da 99.800 yuan (RM59.900) eroga una potenza di 95 CV (70 kW) e una coppia di 180 Nm ed è dotato di una batteria Blade al litio ferro fosfato (LFP) da 45,12 kWh con un’autonomia dichiarata di 420 km nel ciclo CLTC, incredibilmente clemente in Cina.

La versione intermedia Fashion Edition da 109.800 yuan aumenta la potenza a 177 CV (130 kW) e 290 Nm e riduce leggermente l’autonomia a 410 km.

La Knight Edition da 125.800 yuan riceve la batteria più grande introdotta in Cina lo scorso anno e già offerta in Malesia come Premium Extended Range. Quest’ultima eroga 204 CV (150 kW) e 310 Nm di coppia, mentre la batteria da 60,48 kWh garantisce un’autonomia nel ciclo di omologazione cinese CLTC di 520 km (427 km WLTP).

Dato che il Dolphin originale per il mercato nazionale era diverso dai modelli per l’esportazione in termini di design e propulsione, non è chiaro se questo lifting arriverà anche dalle nostre parti. Anche se così fosse, non aspettatevi che l’auto arrivi da noi non prima del prossimo anno.