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Nuova Alfa Romeo 8C DoppiaCoda Zagato

Il leggendario carrozziere italiano Zagato ha lavorato molte volte con le vetture Alfa Romeo, ma si dà il caso che finora non avesse una propria versione della rara Alfa Romeo 8C Competizione coupé, prodotta tra il 2007 e il 2009 in un’edizione di 500 esemplari. Grazie al desiderio e al denaro di un facoltoso collezionista italiano, questa lacuna nella storia di Zagato è stata ora colmata.

L’Alfa Romeo 8C DoppiaCoda Zagato è stata presentata in anteprima lo scorso fine settimana al concorso d’eleganza di Villa d’Este, sulle rive del Lago di Como. L’Alfa Romeo TZ3 Corsa coupé da pista di Zagato ha debuttato qui nel 2010 e si è aggiudicata il primo premio nella sua categoria. L’auto è stata equipaggiata con un motore V8 proveniente dall’Alfa Romeo 8C Competizione e con una serie di altri componenti, ma la carrozzeria era, di fatto, completamente originale. Successivamente è apparsa la coupé stradale di piccola serie Alfa Romeo TZ3 Stradale, realizzata sulla base della Dodge Viper americana di quarta generazione, ma la derivazione diretta dall’Alfa Romeo 8C Competizione di Zagato è apparsa solo ora.

L’Alfa Romeo 8C DoppiaCoda Zagato è stata realizzata in un unico esemplare, per il quale è stato necessario tagliare la carrozzeria di uno dei 500 esemplari dell’Alfa Romeo 8C Competizione, appartenente a un facoltoso collezionista italiano, di cui non si fa il nome.

L’Alfa Romeo 8C DoppiaCoda Zagato ha una carrozzeria completamente nuova, realizzata in fibra di carbonio, il tetto ha un profilo tipico di Zagato. Il nome DoppiaCoda si spiega con la combinazione della poppa tozza della Coda Tronca con l’antiparabordo arrotondato ad arco.

DATI TECNICI

Non sono stati annunciati aggiornamenti tecnici per l’Alfa Romeo 8C DoppiaCoda Zagato. L’Alfa Romeo 8C Competizione coupé uscente monta di fabbrica un V8 atmosferico a benzina Ferrari F136 da 4,7 litri, con una potenza massima di 450 CV e 470 Nm. Un cambio robotizzato a sei rapporti assegnato all’asse posteriore invia tutta la potenza alle ruote posteriori attraverso un differenziale autobloccante. L’Alfa Romeo 8C Competizione di serie accelera a 100 km/h in 4,2 secondi e raggiunge una velocità massima di 295 km/h.

È interessante notare che l’anno scorso l’atelier svizzero Officine Fioravanti ha annunciato un restomod sulla base dell’Alfa Romeo 8C Competizione, per cui il fortunato proprietario dell’Alfa Romeo 8C DoppiaCoda Zagato potrà, se lo desidera, ottenere l’aspetto esclusivo e la raffinata dotazione tecnica.

Vorremmo aggiungere che insieme all’Alfa Romeo 8C DoppiaCoda, Zagato ha presentato sul Lago di Como un progetto congiunto con l’azienda tedesca Bovensiepen – la coupé di piccola serie Bovensiepen Zagato sulla base della moderna BMW M4.

BYD Dolphin Surf: elettrica a sorpresa

Autoprove Vi racconta una giornata straordinaria nel cuore storico, architettonico e sportivo di Roma. BYD ha presentato e dato in prova la piccola Dolphin Surf, 100% elettrica che rappresenta il Marchio nel combattutissimo Segmento A delle Urban Car.
Foro Italico, Villaggio Olimpico e Stadio sono stati la cornice unica e speciale della Kermesse, e le strade trafficate della Capitale sono state il banco di prova per conoscere la nuova proposta del Marchio cinese ormai leader nella mobilità elettrica.

Nuova Toyota Crown 2026: il Restyling

Toyota ha aggiornato la Crown Sedan in Giappone con due nuove edizioni speciali che offrono finiture uniche e sottili spunti di lusso. Pur non essendo drastiche, le aggiunte apportano quel tanto di distinzione che basta a segnare una pietra miliare e a mantenere la linea in tiro.

Uno dei nuovi modelli celebra il 70° anniversario della Crown, abbinando un esterno bicolore a tocchi commemorativi. L’altro ha un approccio più scuro e moderno, con una tonalità Matte Metal già presente su altre varianti Crown come Crossover e Sport.

La berlina a quattro porte rimane probabilmente la più elegante dell’attuale famiglia Crown. Con una produzione ininterrotta dal 1955, Toyota festeggia il traguardo dei 70 anni presentando la Crown Special Edition Z “The 70th”, disponibile esclusivamente in Giappone.

ICONA DI STILE

Questa edizione per l’anniversario è caratterizzata da una verniciatura bicolore, con Precious Metal nella parte superiore e Precious White Pearl o Precious Black Pearl in quella inferiore. L’abbinamento aggiunge un tocco di classe, che trasmette vibrazioni Maybach senza il prezzo a sei zeri.

La berlina monta cerchi in lega da 20 pollici rifiniti in nero opaco. Le decalcomanie laterali grigie con un discreto marchio del 70° sono opzionali. Il logo dell’anniversario con l’emblema della Corona è inciso al laser sul cruscotto e sul selettore del cambio a forma di gioiello. Gli interni in Black Lustre con inserti in legno coordinati mantengono la classe e la sobrietà.

ICONA GIAPPONESE

Oltre alla 70esima edizione, Toyota offre anche la Crown Special Edition Z Limited Matte Metal. Questa versione sostituisce il marchio dell’anniversario con un look pulito e industriale. L’esterno è di colore grigio scuro opaco con una speciale finitura superficiale che, secondo Toyota, è di facile manutenzione. Come la sorella, monta cerchi neri opachi da 20 pollici e presenta gli stessi interni Black Lustre, anche se non ha il pomello del cambio gioiello presente nel modello anniversario. Gli accessori disponibili in concessionaria includono cuscini per i poggiatesta e un tetto apribile panoramico.

Entrambe le edizioni speciali possono essere equipaggiate con due motorizzazioni a scelta. Uno è un ibrido da 2,5 litri a ricarica automatica e l’altro è un FCEV a idrogeno preso in prestito dalla Mirai.
I prezzi della Crown Special Edition Z “The 70th” partono da 7.550.000 ¥ (circa 52.700 $) per la versione ibrida e da 8.550.000 ¥ (59.700 $) per la FCEV. L’edizione Matte Metal è leggermente più costosa: parte da 8.100.000 ¥ (56.500 $) e sale a 9.100.000 ¥ (63.500 $) con l’allestimento a idrogeno.

Nuova Jeep Renegade 2026: Rendering

La nuova Jeep Renegade potrebbe essere la prossima novità del marchio.

Il mercato è pieno di piccoli SUV, anche se non tutti sembrano ugualmente preparati per il presente. Jeep ha appena presentato in Europa una nuova generazione della Compass, che si aggiunge all’entry-level Avenger e alla ben rodata Renegade.

Ora uno dei modelli più vecchi ancora in circolazione nel segmento nei mercati al di fuori degli Stati Uniti e del Canada, dove è stato interrotto nel 2023, non è invecchiato esattamente come un vino pregiato. Questa persistente durata ha spinto il designer indipendente Marco Maltese a immaginare come potrebbe essere una nuova versione.

L’attuale Jeep Renegade ha debuttato nel 2014. E anche se nel corso degli anni ha subito alcuni lifting e modifiche, il suo stile sembra più un retaggio di un’epoca passata che qualcosa di contemporaneo. Jeep ha confermato che è in arrivo una nuova generazione, prevista per il 2027 con un prezzo di partenza negli Stati Uniti inferiore a 25.000 dollari. Ma Maltese non aveva voglia di aspettare e ha realizzato la sua versione, sotto forma di un design più spigoloso e proiettato verso il futuro, che si rifà comunque alla personalità robusta della Renegade.

LO STILE

Il concept in rendering mantiene il design compatto della Renegade attuale, ma sostituisce gli spigoli arrotondati con un design più netto e spigoloso. Il suo profilo è definito da superfici nette su parafanghi pronunciati, che le conferiscono un aspetto futuristico ulteriormente enfatizzato da una linea dei finestrini ascendente. Il modello 3D mostrato monta grandi cerchi in lega con pneumatici a basso profilo, ma è prevista anche una versione Trailhawk incentrata sull’off-road e dotata di una gomma adatta a tutti i terreni.
Sul frontale, i classici fari rotondi sono spariti. Al suo posto, Maltese ha optato per una grafica a LED a semicerchio, ormai comune su tutto, dal Land Rover Defender a un elenco crescente di SUV cinesi. Rimane la caratteristica griglia a sette feritoie di Jeep, affiancata da un robusto rivestimento in plastica del paraurti che richiama il lignaggio off-road del marchio.

INTERNI E DOTAZIONI

Anche se questo è solo un concept digitale, Maltese non si è fermato agli esterni. Ha anche disegnato un abitacolo con un moderno cockpit digitale e vani portaoggetti pensati per tutta la plancia e la console centrale, prendendo in prestito alcuni spunti dalla più piccola Jeep Avenger.

Quando Jeep presenterà finalmente la prossima Renegade, non si tratterà solo di un nuovo guscio su un vecchio telaio. Il modello dovrebbe abbandonare la piattaforma Small Wide 4×4 di FCA a favore della nuova architettura Stellantis.

La piattaforma STLA Small sembra un candidato forte, con la sua flessibilità per i propulsori a combustione, mild-hybrid e completamente elettrici, il tutto aiutando a mantenere i costi di produzione sotto controllo.

Di più: Quale nuovo SUV compatto Stellantis comprereste davvero?

Guardando ai suoi fratelli meccanicamente affini, la prossima Renegade potrebbe essere offerta con il motore turbo da 1,2 litri di Stellantis abbinato a un sistema mild-hybrid da 48V. Questa configurazione apre anche le porte a una versione a trazione integrale, grazie a un asse posteriore elettrificato, simile a quello utilizzato nella Jeep Avenger 4Xe. Inoltre, è stata confermata ufficialmente la presenza di un propulsore completamente elettrico, seguendo la strada già intrapresa dall’Avenger e dalla Compass.

Quando arriverà nel 2027, si troverà di fronte a un panorama diverso a seconda del luogo di vendita. Negli Stati Uniti, la Jeep Renegade sarà uno dei pochi crossover rimasti in un mercato sempre più ossessionato dalle dimensioni.

In Europa, invece, si confronterà con un segmento molto più affollato, con concorrenti come Dacia Duster, Peugeot 2008, Citroen C3 Aircross, Opel Frontera, VW T-Cross, Hyundai Kona e molti altri.

La lezione di BYD al mondo: quando l’Auto fa divertire

Più li incontro, i Manager di BYD, in ognuno degli appuntamenti italiani attraverso i quali il Marchio ha presentato le sue novità per il mercato nazionale ed europeo; e più mi confermo in una sensazione che da un lato mi suggestiona e dall’altro mi consola.

Alfredo Altavilla, Alessandro Grosso, Davide Lanna e tutti gli altri Responsabili per Italia e/o Europa del colosso cinese  – ormai leader del settore della elettromobilità sia per numeri che per Know How – non si sottraggono mai all’impegno di presenziare le Conferenze Stampa e gli eventi di presentazione dove vengono spiegati e toccati con mano i diversi modelli di Gamma; e se solo contassimo gli appuntamenti mondani svolti in Italia nel corso dei due ultimi anni si rimarrebbe impressionati, in tema di impegno di risorse e di logistica, per il numero e la qualità delcalendario dimostrabile da BYD; 

e se dunque volessimo proiettare in conseguenza anche il corrispondente calendario europeo, includendo nell’impegno per le kermesse anche il lavoro straordinario che deriva dal costruire ed implementare la rete territoriale di vendita, postvendita e gestione strategica, si potrebbe razionalmente comprendere il superlavoro che in questo momento spetta al Team Direzionale del Marchio il cui acronimo vuol dire esattamente : “Build Your Dreams”.

La sensazione che tutto il Management mi fornisce, ad ogni incontro, è il complemento perfetto a questo comandamento dell’Azienda: “Build Your Dream” appunto; e nel costruire tutti il sogno di un Marchio diventato Benchmark e riferimento per il mercato globale, la sensazione davvero suggestiva che forniscono i Manager di BYD è quella di essere, semplicemente e straordinariamente, contenti di fare quel che fanno. 

Insomma, la sensazione bella – e che sembrava dimenticata in Europa e nel mondo industriale occidentale – è che si può ancora lavorare nel settore Automotive divertendosi. Appassionandosi, e soprattutto collaborando in una visione complessiva di Squadra simbiotica e non di semplice scaletta di funzioni operative o di schemi piramidali.

Sensazione puramente personale? Forse, ma qualche decennio di conoscenza e frequentazione del mondo Automotive l’ho pur consumato, e non certo ad osservare da fuori. 

Il sorriso e la gioia di fare il proprio lavoro: un vecchio ricordo in Europa

E la sensazione di fare un lavoro che piace non è più così frequente, in un comparto Auto europeo ed occidentale dove per esaltare la chimera un poco stucchevole del Branding(contro inizialmente il pericolo antagonista dei giapponesi) nel corso di trentacinque anni abbiamo finito per rendere “Commodity” tutto quello che nel Vecchio Continente e negli USA avevamo saputo creare a contorno del concetto di “auto”: Stile, Emozione, Desiderio, Ricercatezza, Espressione. 

Grazie soprattutto ad una Unione Europea derviscia della Germania, grazie ad una Stampa e ad una informazione asservita al disegno “pangermanico” dell’Auto Europea per Dogma, dalla prima metà degli anni Novanta il concetto italiano e britannico dell’Auto è stato smantellato per far posto alla “monocoltura” tedesca fatta di sole quattro cose: Diesel, Premium, Total Quality, Geometria stilistica resa un nobile incubo dalla paranoia stilistica di Chris Bangle (ormai fortunatamente impegnato a disegnare panchine) che solo la magia di Bruno Sacco ha potuto rendere più “umana” in Mercedes Benz.

Curioso il tema della “monocoltura”: grazie a Bruxelles ed alla prostituzione intellettuale verso Berlino è stata per i quindici anni dal 1995 al 2010 un modo per uccidere la “Biodiversità” garantita dalla concorrenza soprattutto italiana e francese (anche se anche l’industria transalpina degli anni Novanta è stata parente lontanissima e povera dalla “Grandeur” francese del periodo che va da metà anni Settanta alla fine degli anni Ottanta); 

dal 2010 fino ad oggi (2025) la “Monocoltura Green” è stata un cicaleccio fatto magistralmente – ma a Bruxelles, lo sappiamo, non si annidano trombati, raccomandati, bolliti, amichette ed “amichetti” dei grandi Mammasantissima delle diverse Tribù politiche nazionali: a Bruxelles, sia molto chiaro questo, albergano solo i veri statisti e i grandi politici – per distruggere quello che, volenti o nolenti, era diventato il vessillo dell’industria automobilistica comunitaria: il Diesel portato ai livelli più elevati di tecnologia e prestazioni, l’auto tipicamente europea (cioè l’Utilitaria popolare multitasking) e soprattutto, in questi ultimi anni, il grande patrimonio dell’Aftermarket e soprattutto della produzione di eccellenza nella componentistica, nei semilavorati e negli apparati di supporto alla produzione industriale.

L’Unione Europea è da dieci anni a questa parte un fenomeno sociologico: impegneranno decenni le Università del globo a studiare, recensire e capire quanti “cojoni” abbiano pernottato per decenni in una nota Grand Place per riuscire a smantellare l’Industria auto continentale tagliata negli ultimi trentacinque anni di quasi una decina di Marchi Industriali “Big Companies” (Autobianchi, Innocenti, Matra, Saab, Rover, MG, De Tomaso ed altri) con il trasferimento all’estero della maggioranza di controllo societario per una marea degli altri Marchi o Gruppi Costruttori rimasti in vita. Lo stesso numero di “cojoni” che dovrebbe spiegare al mondo intero come possano essere stati protagonisti di un Primato Universale che nessun altro Continente è riuscito e mai riuscirà ad eguagliare: crescere, aumentare di dimensioni e numero di Stati Membri e di Popolazione; ma nello stesso tempo ridurre costantemente e progressivamente il numero ed i volumi di autovetture ed autoveicoli prodotti (e per fortuna in ambito di Trucks, Bus e Veicoli Pesanti siamo ancora, non per molto, il Continente che fornisce il 40% dei mezzi acquisiti ogni anno nel mondo; gli sarà mica sfuggito?…).

Il mistero europeo: più la UE cresce, meno auto si producono

Dunque, se per diversi anni dopo il primo Crack Lehman (che ha spiegato bene al mondo dell’Auto che senza un buon “ferro” i giochini finanziari erano carta straccia) i Costruttori europei hanno cominciato a trasformare il sorriso in un ghigno di presenzialismo e di facciata, la colpa è anche della mancanza di senso critico con cui l’Associazionismo di categoria avrebbe dovuto alzare la voce verso “Bruxelles” non solo contro la minaccia giapponese prima così come si fa oggi contro la minaccia cinese; e se oggi la cosiddetta “Armata Europea” dei Marchi viene serenamente schiaffeggiata dai Costruttori cinesi cui tuttavia hanno fatto la corte per anni attraverso Joint Ventures e cooperazioni su Know How e politiche industriali, è soprattutto perché in Europa il settore Auto è cresciuto senza uno spirito guida di bandiera continentale, a differenza di quello che è accaduto in Giappone e che si sta replicando in Cina: qui, in questi due mercati, “At First” c’è l’orgoglio e l’ambizione di vincere la concorrenza internazionale sotto il vessillo prima di tutto della Bandiera nazionale e territoriale.

In Europa per anni ci siamo ammirati allo specchio con la bandiera/paravento del “Made in Italy” o del “Made in Germany”, con la chimera dell’Union Jack ed altre amenità del genere. Ma in fondo in Europa i Costruttori si sono confrontati sempre e solo in due modi: tra “Big Companies” dominanti la regola era “Cane non mangia cane”; e tra “Big Companies” e Piccoli Costruttori la legge è sempre stata “Mors Tua Vita mea”. Sbandierare oggi una comunione di intenti tra Stellantis e Renault quasi a simboleggiare il primato della identità europea contro il mondo cattivo è davvero una bella scenografia, ma nulla più. E su questo, invito a leggere quello che ho scritto da mesi sul destino dei Marchi dentro Stellantis in rapporto con Renault. Magari ci ho azzeccato, che dite?

Così come invito a leggere il Post sul “diritto a fallire” che ormai in Europa sta inchiodando nella paura migliaia di Imprese alla canna del gas. 

In UE contano più le UTILITIES che i Costruttori Auto? Si, senza dubbio

Finchè questa UE continuerà a foraggiare le Utilities facendo morire di fame le industrie tipicamente meccaniche ed artigianali, il trend manifatturiero dell’Europa crescerà solo di valore ma non di volumi. Ed una volta tanto dovremmo smetterla di considerarci il Continente del meglio esistente al mondo. Si, va bene: il mare, i paesaggi, i Borghi, i prosciutti, il formaggio, il vino, le focacce e i caxxxi e i mazzi….Ma finchè si continua a cedere pezzi di proprietà di Industria europea a Fondi Sovrani ed investitori esteri, ma di cosa parliamo?

Dunque, se c’è motivo di ridere a Bruxelles è grazie agli stipendi che gli paghiamo, ma non certo per la prospettiva sociale e politica di una Unione che imploderà entro un decennio buttando a mare Moneta Unica, Mercato libero e Trattati travolta anche dal Mercato Unico che debutterà in Africa nel 2035 e nel quale gli stessi Costruttori europei (rimasti) puntano per poter sopravvivere.

E allora, cosa c’entra tutto questo con il “ridere”?

Semplice: non puoi sorridere, essere contento di te stesso, e dunque non puoi lavorare con gioia e passione se ogni mattina devi alzare il tappeto per spazzarci sotto chili di cenere e di torba; non puoi essere davvero soddisfatto se senti di avere più nemici in casa che fuori. E dunque al di là del ghigno di facciata, se si è contenti di quel che si fa si appare anche più volentieri in pubblico.

Contro una interlocuzione che per Autoprove dura da anni solo ed esclusivamente a mezzo mail con Responsabili e Dirigenti settoriali di cosidetti Marchi Premium o di prestigio (senza aver mai neppure avuto il piacere di un incontro “vis a vis”) ci sembra giusto far presente che la Redazione di un piccolo Magazine telematico automobilistico ha avuto il piacere di poter parlare direttamente almeno tre volte in otto mesi con il Management massimo di BYD; e mai una volta Alessandro Grosso, Alfredo Altavilla e Davide Lanna si sono negati per una intervista, un parere, un approfondimento.

Tutto questo, visibilmente e senza forzature, con il sorriso e il divertimento di veder crescere e migliorare costantemente la presenza del Costruttore in Italia ed Europa; e con – credo – il giusto orgoglio per essere “Faber” (cioè Costruttori a loro volta) degli ottimi Trend che BYD sta ottenendo: segno che la “delega” pervenuta dal Quartier Generale in Cina è reale e concreta. E che la classica forma gerarchica, funzionale e dirigenziale, non è più a Piramide come è rimasta in Europa; ma direi che BYD supera in efficienza e visione strategica la gerarchia “piatta” ed orizzontale che una volta fu il vanto di Tesla.

C’è motivo di riflettere su questo? Beh, si: coraggio, contate sulle dita di una mano quanti altri Costruttori in questo momento possono dimostrare di saper crescere ed affermarsi divertendosi nel proprio lavoro? Ok, so già la risposta. Ah: compreso quel Marchio indo-britannico che – per ridere e festeggiare quasi in modalità Carnevale di Rio – dopo un mese di prime pagine gratuite di pubblicità lo scorso Autunno, oggi si scontra con il vero e proprio “nulla all’orizzonte” che un modo stupido di proporre l’ideologia “Woke” sta creando. Ed ora, occorre fare attenzione che non finisca tutto in cenere. Ma perché questo avvenga, è solo e sempre un fatto di persone, di menti, di Manager.

Onore e merito dunque a BYD per il lavoro svolto ed un plauso ovviamente al Country Manager Alessandro Grosso per l’impegno di creare tutto il mondo necessario “intorno” al mondo BYD (Service Management, Credit Partnership, Logistica e distribuzione commerciale territoriale) senza perdersi in astrusità o bizantinismi. 

Ma ovviamente un attestato di stima verso Alfredo Altavilla; raramente si ricorda negli ultimi tempi un profilo mediatico tanto apicale che si sia espresso sempre in modo molto diretto e critico verso il pessimo lavoro istituzionale – quando diventa un pessimo lavoro istituzionale – della politica europea ed italiana nei confronti dell’auto. 

Le sue riflessioni pubbliche su SuperDazi, su Ecobonus, su strategie industriali europee, o sulle normative in corso, non sono affatto lo sfogo di un Manager che cerca indirizzi politici a favore; quanto appaiono piuttosto come indicazioni di “Benchmark” che arrivano da un mondo, da una Industria, da un Marchio, e da una filosofia aziendale vincente. 

Insomma, il monito sottotraccia di Altavilla all’Europa sembra essere “tornate a pensare in grande e smettetela con questa politica mediocre fatta (aggiungo io) spesso da mediocri…”.

Del resto sembra di tornare alla eredità di Marchionne: il primo e l’unico, nell’allora mondo paludato dell’Automotive europeo, a dire le cose diretto e senza giri di parole sia verso Governo e Sindacati italiani sia verso l’Europa.

 

Chissa: forse tra mezzo secolo non si sorprenderà nessuno nel leggere una affermazione di Altavilla sulla Stampa di settore, del tipo: “ Ogni volta che l’Unione Europea rende più difficile, con le normative ed i Superdazi, la presenza di BYD e dei Costruttori cinesi nel Continente euriopeo, noi assumiamo cento Ingegneri in più, mentre i Costruttori europei ed occidentali assumono cento Avvocati in più”.

La frase, ovviamente, fu di Soichiro Honda rivolto contro quella ridicola ed ignobile farsa delle complicazioni crescenti sulle norme antiemissione USA contro i Costruttori di Importazione. Morale: l’Automotive statunitense è un malato in rianimazione e l’import giapponese, cinese ed europeo è ormai irrefrenabile a meno di non tornare al protezionismo (ed infatti…).

Ma anche Alfredo Altavilla avrebbe diritto e merito a recitare queste parole verso Bruxelles: il “mal di testa passeggero” che BYD può patire, da High Tech Company quale è, è comunque meno grave degli effetti endogeni che ogni parvenza di protezionismo europeo può causare nei Costruttori continentali. In Europa servono rigore, professionalità, Ingegneria, talento commerciale e soprattutto investimenti pubblici rivolti non alle aziende ma a interi comparti.

Non è nostro compito definire cosa deve fare l’Unione a Bruxelles, ma è nostro diritto dire cosa deve smettere di fare: brutte figure.

Finchè questo non avverrà, il sorriso ai Costruttori europei sparirà dalla faccia. Un motivo in più per presenziare, quando siamo invitati, agli eventi ed alle kermesse di BYD in Italia: per tornare, anche solo per poche ore, a sorridere.

 

Riccardo Bellumori

Nuova Toyota Corolla Cross GR Sport

Ecco la nuova Toyota Corolla Cross GR Sport, le sue vendite inizieranno più tardi, all’inizio di agosto. I prezzi del SUV rinnovato sono già noti.

Il SUV globale di Toyota, Corolla Cross, è del 2020. È basato sulla piattaforma GA-C, su cui si basano anche la Corolla berlina, la station wagon e la hatchback. Nel febbraio 2024 è iniziata una serie di aggiornamenti: prima il crossover progettato per il Sud-Est asiatico ha ricevuto delle modifiche, e nella prima decade di questo mese sono stati presentati i restyling per l’Europa e gli Stati Uniti. Ora il SUV rinfrescato ha raggiunto il mercato domestico.

L’aggiornamento della consueta versione “domestica” della Toyota Corolla Cross ha seguito lo stesso percorso dell’analoga versione per il mercato europeo. Nell’elenco delle differenze, a parte un diverso logo sul frontale (utilizzato per le auto standard della famiglia Corolla solo nel mercato domestico), così come la posizione a destra del volante nell’abitacolo.
Le modifiche all’esterno sono simili: il parketnik “normale” ha ricevuto una griglia senza cornice, un’ottica modificata della testa, dove i fari sono collegati da un ponte illuminato, una massiccia presa d’aria nella parte inferiore del paraurti anteriore. La poppa è stata aggiornata grazie a luci diverse e a un diverso design della parte inferiore del paraurti posteriore. Nell’abitacolo, il tunnel centrale è stato rivisto.

Il crossover, destinato al mercato giapponese, è ora dotato solo di “imbottitura” ibrida (la versione pre-riforma ha ancora una variante con motore aspirato 2.0 litri da 170 CV). L’impianto HEV è rimasto invariato: si basa su un motore atmosferico 2ZR-FXE da 1,8 litri che lavora in tandem con un motore elettrico e un variatore elettromeccanico. La potenza combinata di questo sistema è di 140 CV. Il modello dispone del sistema di trazione integrale elettrica E-Four e della modalità di guida Snow Extra (non disponibile per altri mercati).

NOTA SPORTIVA

La principale novità ldell’aggiornamento è che alla gamma”domestica” della Toyota Corolla Cross si aggiungerà una versione “cattiva” della GR Sport. Anche questa variante è identica (tranne che per la posizione del volante) alla versione introdotta nel mercato del Vecchio Continente all’inizio di questo mese. Questo SUV si differenzia dalla normale versione aggiornata per i diversi gruppi ottici e per il design più aggressivo del frontale.

Il crossover “riscaldato” ha cerchi in lega da 19 pollici, pinze dei freni rosse e sospensioni riconfigurate, a causa delle quali l’altezza da terra si è abbassata di 10 mm (rispetto alla versione standard). Per gli interni della novità è prevista l’installazione di sedili sportivi con rivestimento in pelle scamosciata, cuciture bianche ed emblema GR Sport sui poggiatesta.

La nuova Toyota Corolla Cross GR Sport è inoltre dotata di un sistema ibrido full. È basata sul motore M20A-FXS da 2,0 litri, abbinato a un cambio automatico Shiftmatic a dieci velocità.

La potenza totale del sistema è di 199 CV. Questa variante dispone anche di un sistema di trazione integrale E-Four.

Il prezzo di partenza per la variante a trazione anteriore è di 2.760.000 yen (equivalenti a circa 1,54 milioni di rubli al cambio attuale), mentre per la versione “a trazione integrale” è di 3.019.000 yen (circa 1,68 milioni di rubli). La variante GR Sport sarà in vendita in Giappone il 4 agosto, con un prezzo iniziale di 3.895.000 yen.

Da notare che sul mercato americano la Corolla Cross viene ancora presentata non solo come ibrida, ma anche con motore a combustione interna “puro”.

Nuova Volvo XC70 2025: Anteprima esclusiva

All’inizio di questo mese abbiamo parlato della Volvo XC70 e ora il Ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione cinese ha svelato completamente il modello e ha fornito una serie di specifiche.

Non c’è da sorprendersi, visto che il crossover sarà lanciato in Cina alla fine di quest’anno, ma Volvo valuterà la possibilità di offrire il veicolo in altri mercati.

Partendo dal design, la nuova Volvo XC70 segue le orme della EX90 e presenta uno stile filante e una carrozzeria cesellata. Pur essendo un ibrido plug-in a gamma estesa, il crossover presenta una griglia completamente chiusa come un EV. Tuttavia, è presente un’ampia presa d’aria inferiore con un sistema di chiusura attiva della griglia che si regola automaticamente per ottimizzare il raffreddamento e l’aerodinamica.

La “griglia” è affiancata dalle luci diurne a martello di Thor, che si trovano sopra i fari a LED Matrix sovrapposti. Si nota anche un sensore prominente e una striscia metallica che avvolge il veicolo.

Proseguendo lungo le fiancate, troviamo le maniglie delle porte montate a filo e cerchi aerodinamici di dimensioni comprese tra 19 e 21 pollici. A questi si aggiungono i rivestimenti in plastica della carrozzeria, il tetto panoramico fisso in vetro e le luci posteriori verticali che confluiscono nel portellone. Il modello presenta anche uno spoiler minimalista e un paraurti posteriore relativamente semplice.

DATI TECNICI E MOTORI

La Volvo XC70 misura 4.815 mm di lunghezza, 1.890 mm di larghezza e 1.650 mm di altezza con un passo di 2.895 mm. Ciò significa che il crossover è più corto di 137 mm rispetto alla XC90 e ha un passo inferiore di 89 mm.

I dettagli sulla motorizzazione sono limitati, ma la XC70 avrà un motore da 1,5 litri da 163 CV (120 kW) e potrà scegliere tra batterie al litio ferro fosfato o agli ioni di litio ternari. Il crossover dovrebbe inoltre pesare 2.540 kg e raggiungere una velocità massima di 180 km/h.

Non sembra esattamente una configurazione entusiasmante, ma Volvo ha già dichiarato che la XC70 è stata progettata per “soddisfare la domanda di ibridi plug-in a più lunga autonomia in Cina”. Per questo motivo, la Volvo XC70 monta la piattaforma SMA e ha un’autonomia solo elettrica fino a 200 km.

Nuova BMW M4 CSL: i 1000CV di Manhart

È una delle auto sportive più brutali degli ultimi tempi.

La BMW M4 CSL ha fissato un limite molto alto per le sue rivali e anche per il marchio tedesco stesso. L’azienda di Monaco di Baviera ha superato se stessa ancora una volta e non solo ha trasformato questa auto sportiva in una macchina da curva, ma è anche capace di fare l’impossibile in pista.

La prova migliore di ciò è che la M4 CSL ha il suo posto nelle vetrine del Nürburgring, e anche perché non è più in vendita – ne sono state prodotte solo 1.000 per tutto il mondo – e non è possibile mettere le mani su un esemplare di fabbrica di questa Serie 4 Coupé con non meno di 550 CV. Una bestia che, ovviamente, avrà un’erede e che, come minimo, ha la sfida di eguagliare tali prestazioni, performance e dinamismo.

FOCUS SULLE PRESTAZIONI

I sedili in carbonio della BMW M4 CSL sono completati da MANHART con una gabbia di sicurezza.
La BMW M4 CSL è un gioiello difficile da battere.

Ma per i connazionali tedeschi di MANHART Performance quei 550 CV non sono sufficienti, quindi hanno elaborato una loro proposta che non delude. All’esterno è verniciata nel consueto nero lucido e ornata dalle tradizionali strisce decorative dorate. Ma non è questo che salta all’occhio, bensì il pacchetto aerodinamico messo in campo, realizzato interamente in fibra di carbonio per ridurre ulteriormente il peso.
I cerchi in lega, da 20 pollici all’anteriore e da 21 pollici al posteriore, montati su pneumatici di dimensioni diverse, rispettivamente 285/30 e 305/25. Un pacchetto brutale che si sposa perfettamente con i 25 millimetri di altezza da terra che sono stati ridotti, grazie a nuove molle regolabili in altezza che offrono anche una maneggevolezza più precisa.

DATI TECNICI

Ma il meglio di questo mostro si trova sotto il cofano della BMW M4 CSL, in quanto il sei cilindri in linea biturbo da 3,0 litri è stato sottoposto a un enorme restyling. L’intercooler è nuovo, i pistoni e le bielle sono stati sostituiti con altri forgiati, l’impianto di scarico è in acciaio inox e il condotto di aspirazione è in carbonio.

Il risultato è una potenza di 922 CV e una coppia massima di 1.300 Nm, che ha costretto a potenziare la centralina principale e il cambio automatico M Steptronic a otto rapporti. Una prestazione bestiale che, come sapete, viene trasferita interamente all’asse posteriore, perché la M4 CSL non ha la trazione integrale xDrive. Ecco perché è dotata di freni carboceramici di serie, oltre che di una gabbia di sicurezza all’interno…