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Jensen Interceptor storia del più tragico delitto di Buckingam Palace

Per gli Inglesi più ortodossi ed integerrimi sul versante Automotive è un poco come un Sacro Graal a quattro ruote, la cui fine industriale trova tuttora tantissimi nostalgici che persino mezzo secolo dopo – nonostante i ridottissimi numeri di diffusione commerciale registrata nella sua storia – ne celebrano il ricordo. Sotto l’aspetto dell’effetto avuto nell’industria però una ragione ai tanti devoti la si deve pur concedere. 

Perché Jensen “Interceptor” è stata un poco come una Spada nella Roccia: infinitesimale nei volumi venduti od immatricolati, desideratissima dalla maggioranza di coloro che anche solo si imbattono nella sua immagine immortalata su riviste e Social Media; ed infine tagliente e provocatoria come la celebre spada della leggenda. 

 

Capace persino di far arrossire tanti Marchi Costruttori più tecnologici, strutturati e prestigiosi di questa piccola Casa artigianale in tema di innovazione tecnica e di sperimentazione. Anche se non so a chi imputare “l’onta” di una mia netta impressione: che cioè o la Jensen o la Carrozzeria Touring si siano molto pesantemente e liberamente ispirati alla “Iso Grifo A3L” Concept del 1965 per la “Interceptor”.

Ma, ripeto, questa è solo una mia opinione. Presentata al 51° British Motor Show del 1966, Jensen Interceptor in verità risulta essere la più recente all’epoca esponente della Gamma sportiva del Marchio nato prima dell’ultima Guerra e sposato nell’immagine con una Gamma storica di berline veloci e bellissime.

Interceptor, l’Unicorno automobilistico in puro stile British

Disegnata da Vignale in collaborazione con la Touring, si presentò al pubblico mondiale come una vera e propria opera di rottura con il passato ma soprattutto con il concetto “canonico” di ShootingBrake al quale tuttavia si ispirava.

Come detto, il canone di riferimento è secondo me con la Gran Turismo di eccellenza, in Europa, in quel momento: Iso “Grifo”, se non altro nella simmetria nel disegno del parafango laterale anteriore e della linea di spiovente del cofano, ma anche nella interpretazione fatta da Vignale dello sviluppo posteriore che dalla sorta di rollbar centrale sul tetto della Grifo si “trasforma” in una sezione di carrozzeria chiusa che divide la finestratura laterale dalla coraggiosa fisionomia del lunotto davvero poco usato a livello industriale all’epoca. 

Insomma, la linea ispiratrice della Interceptor sommava dentro di sé una serie di qualità e caratteristiche raramente riscontrabili in una sola auto all’epoca: spazio interno e rifiniture da Ammiraglia, tecnologia da Executive Class, potenza e indole da supersportiva, linea esteriore da Crossover ante litteram con in più la concessione alla tradizione British più elitaria dei quattro fari tondi incastonati nel frontale lineare e imponente, con la coda ad omaggiare la migliore sintesi delle “Shooting Brake” Coupè della produzione artigianale di grande prestigio.

Se ritengo che la Jensen di Vignale ha ripreso in parte la filosofia formale della Iso Grifo di Giugiaro, va anche ipotizzato che a sua volta entrambe abbiano pesantemente ispirato la linea di Pietro Frua nella definizione della Monteverdi High Speed S 375 fastback del 1969 anche se, proprio nella “Glas BMW 3.0 V8” del 1967 il grande Pietro traccia un layout che sembra a sua volta la linea di confine tra Grifo e Interceptor. Sensazioni, certo, dentro un periodo che esprimeva in tema di Design una effervescenza incredibile.

L’equilibrio complessivo della carrozzeria era superbo e, a differenza di molte GT rivali dell’epoca, l’Interceptor aveva quattro posti e molto spazio per i bagagli in una carrozzeria lunga 4,57 metri, contro rivali decisamente più imponenti; ad esempio la Bristol 410 con cui Interceptor condivideva la base meccanica del V8 Chrysler, era lunga 490 cm e non offriva lo spazio che poteva esprimere Jensen al posteriore. 

La Interceptor tuttavia era anche un esercizio di genio industriale: la “piattaforma”, lo schema delle sospensioni e lo schema meccanico era assimilato dalla “CV8”, Gran Turismo formalmente e stilisticamente diversa dalla Interceptor.

Stile, potenza e taglio sartoriale. Ma che prezzo! Il prodotto giusto al tempo sbagliato

Con i 330 CV dichiarati dalla Chrysler (probabilmente più vicini ai 280 CV in realtà), l’Interceptor era molto veloce. Tuttavia, con il peso elevato per la nuova carrozzeria in acciaio saldata al telaio esistente le pur ottime prestazioni erano in parte “contestate” dal pubblico sportivo più esigente. 

Senza contare, in un regime di prossima e crescente Austerithy, il consumo di benzina elevato. Quel che accompagnava la Interceptor e la qualificava al Top della dotazione tecnica più evoluta e ricercata del tempo (pensate, esisteva persino già un sistema antibloccaggio) era allo stesso tempo anche il biglietto da visita della essenza stessa di Jensen, Marchio creato dai fratelli Alan e Richard Jensen di Birmingham. 

Partendo nel 1928 da una piccola roadster costruita sulla base di una Austin Seven (all’epoca una delle inglesi a quattro ruote più popolari), nel 1930 i fratelli esordirono nel settore automobilistico vero e proprio entrando alla carrozzeria W. J. Smith & Sons a Carters Green, West Bromwich.dove rimasero per i successivi 35 anni, assumendo il controllo dell’azienda dopo la morte di William Smith e ribattezzandola Jensen Motors nel 1936. In verità quest’anno festeggia già il 90° anno dalla prima vera “Jensen”: “White Lady” del 1935, una decappottabile con telaio autoctono e motore Ford da 3,5 litri. Per incrementare i guadagni di vendite e manutenzione i fratelli Jensen si cimentano anche nei Rimorchi e nelle carrozzerie per Camion, poi la Guerra fermò la produzione civile; alla ripresa della catena di montaggio arrivò nel 1946 la “PW”, una grande Ammiraglia di Lusso pensata più per ripopolare le Flotte della famiglia Reale e del Governo che non per i privati.

Poi dal 1950 arrivano la prima “Interceptor”, poi la “541”; mentre però la concorrenza alla quale Jensen puntava (AC, Bristol, AstonMartin) si dotavano di motorizzazioni “big Size” in diversi casi di derivazione americana, il Marchio dei due fratelli restava fedele al sei cilindri in linea della Austin. Arriva però il giorno in cui si scombinano le carte: con la “CV8” la taglia della Jensen diventa “Premium” e arriva un grosso motore Chrysler V8 da 6000 cc. “Autocar” la celebre rivista inglese di settore, decreta la CV8 come la berlina quattro posti stradale più veloce d’Inghilterra dell’epoca. Siamo nel 1965: anno straordinario per l’Automotive europeo di alte prestazioni; ma anche l’anno, sessanta primavere fa, in cui alla Jensen le cose cambiano radicalmente: vicini più o meno all’ottantina, i fratelli Alan e Richard si ritirano e cedono controllo ed azionariato ad una nuova proprietà

Della quale non si può non apprezzare il coraggio di osare, ma che forse azzarda un po’ troppo nel momento sbagliato. 

Jensen passa di mano, il sogno dei fratelli Alan e Richard inizia a sfumare

Il mondo si sta avviando ad una crisi energetica, sociale e industriale epocale soprattutto in Europa: il momento peggiore, in casa della nuova Jensen, per lanciare i primi due esemplari di una nuova famiglia discriminante per il futuro del Marchio. Arriva la nuova “Interceptor” in due versioni: “Classica” GT ed “FF”, cioè con corpo vettura un poco modificato per far spazio alla trazione integrale brevettata dalla “Ferguson Formula, filiale della Harry Ferguson che proponeva un differenziale centrale a ripartizione di coppia. Il brevetto, che trovò persino spazio nel 1969 nelle Matra e Lotus di F1 a trazione integrale, fu lanciato sulla “FF” fino al 1971, quando la stessa viene tolta dal mercato in curiosa concomitanza con la chiusura della “Harry Ferguson ResearchLtd.”

Il primo Costruttore al mondo ad adottare la Trazione integrale su un’auto di serie prodotta seimi – industrialmente è dunque la Jensen, tra le prime Case anche a dotare una Coupè sportiva di sistema antibloccaggio della Maxaret, come detto.

Il Maxaret di Dunlop è stato il primo sistema frenante antibloccaggio (ABS) ad essere ampiamente utilizzatonell’industria automotive, soprattutto su trasporti pesanti. 

Introdotto nei primi anni ’50, il Maxaret fu rapidamente adottato nel mondo dell’aviazione, dopo che i test dimostrarono una riduzione del 30% degli spazi di frenata e l’eliminazione degli scoppi o degli appiattimenti degli pneumatici dovuti a slittamento . Installazioni sperimentali su auto e moto dimostrarono prestazioni alterni, e i sistemi ABS non sarebbero comparsi sulle auto più diffuse, non sportive, fino agli anni ’70, quando i controlli elettronici si svilupparono progressivamente.

Peccato solo che un effetto sul pedale del freno davvero poco piacevole avesse pregiudicato nei media la reputazione e la valutazione del sistema: infatti all’azionamento in frenata del sistema antibloccaggio il pedale forniva la poco piacevole sensazione al piede del guidatore di una vera e propria “botta” all’indietro del pedale freno che tornava in posizione alta…

Troppo tecnologica, poco “classica” o troppo cara? Le reazioni del mercato alla Interceptor

Perché, a meno di  nuove scoperte e rivelazioni, la caratteristica della “FF” – a detta di molti”- di non essere un allestimento particolare della “Interceptor” ma un modello parallelo ne fa il primo esempio industriale europeo di produzione di serie di un’auto a trazione integrale. Chi obbietta che questo titolo spetti sia alle “Munga” che alle Steyr a partire già da fine anni Cinquanta, dimentica però che la vendita di questi due modelli – benchè dotati di trazione integrale in qualche allestimento – è stata avviata dopo il debutto della “FF”. Che aveva anche un innovativo e poco conosciuto sistema frenante antibloccaggio progettata all’epoca dalla Maxaret, una novità mondiale per la piccola azienda di West Bromwich, ma soprattutto la potenza garantita dal V8 Chrysler che rende la “FF” e la “Interceptor” dei mostri elegantissimi da strada.

Certo, il mostro da solo non può cambiare le sorti del mercato e di “Jensen”: crisi mondiale, problemi di messa a punto della “Interceptor”, e la fine del contratto di fornitura per Austin HealeyNORCROS; e così la holding di Jensen, chiamò dei consulenti per sistemare la situazione, tra i quali Carl Duerr. che rivitalizzò la Jensens, dando all’azienda una prospettiva di vita sufficiente a mantenerla attiva per un altro po’ di tempo. Entra nel controllo di Jensen la Brandts Bank; e si arriva al 1969. Ricordate? Ne abbiamo parlato in tanti altri Post di Autoprove perché il mercato auto inglese ci piace parecchio. 

Il sistema industriale Automotive in Gran Bretagna, all’esordio degli anni Settanta, è al tracollo: il programma di nazionalizzazioni del Governo laburista ha lasciato gli stabilimenti in ostaggio delle forze sindacali e degli operai facinorosi con scioperi, danneggiamenti, sabotaggi, furti nei magazzini. I Clienti inglesi voltano le spalle ad una Gamma in stato di abbandono e precaria, di fronte alla concorrenza giapponese ed europea. In questo il Governo è doppiamente colpevole ed inetto: completa le nazionalizzazioni facendo entrare ben 14 Costruttori inglesi dentro il minestrone dei raggruppamenti pubblici ma non fa nulla per proporre una salvaguardia a Marchi artigianali come AC, Bristol, od appunto Jensen. 

E mentre il novanta per cento della produzione auto inglese comincia a vivere di fondi pubblici, gli altri artigiani inglesi affondano. 

Il delitto perfetto, perpetrato nella idiozia politica e mediatica.

Nel 1970 Brandts Bank cede il pacchetto di controllo alla “QvaleAutomotive” dell’americano Kjell Qvlae, quello che poi a metà anni 90 cercherà di rianimare la De Tomaso: l’idea di Kjell è quella di ricreare negli USA una linea di piccole sportive a seguire la vendutissima Austin Healey. Lo stesso Donald Healey si insedia in America per disegnare e profilare la “Jensen Healey” del 1971: motore Lotus 16 valvole, taglio molto più “leggero” e classico della “FF” che viene ritirata dal mercato. Resta in campo solo la “Interceptor” classica che per fornire un taglio di Gamma superiore alla Jenesen Healey viene potenziata con la versione “SP” da quasi 400 cavalli. Colpo di genio davvero, nel momento in cui un motore classicamente Chrysler consuma uno sproposito già con “appena” 330 cavalli ed in confronto con il più rinomato gruppetto di motori molto più apprezzati nel mondo sportivo (lo Chevy V8 Corvette o il Ford Cleveland) che a parità di cubatura sono molto più sportivi e consumano persino meno. E si sta per aprire la crisi energetica mondiale…

Con la Jensen-Healey che entra in produzione nel 1972, e l’introduzione di versioni Cabrio e Coupé nella Gamma Interceptor, più una versione station wagon della Healey nota come GT, la crisi morde e taglia numeri di vendita alla Jensen. Qvale alla fine si rende conto di non avere altra scelta che staccare la spina. Nel settembre del 1975, esattamente mezzo secolo fa, e soprattutto quando Jaguar presenta al mondo la diretta concorrente della “Interceptor” (cioè la XJS) la Jensen viene avviata alla curatela fallimentare. Si continua nella produzione limitata della sola Interceptor “classica” fino alla cessazione dell’attività della Jensen Motors Ltd. nel maggio del 1976.

Peccato, ci sarebbe piaciuto, altrimenti, leggere nelle cronache classiche e delle Riviste prestigiose dei confronti epici ed infiniti tra le due Coupè Gran Turismo Executive più iconiche e rappresentative del classico canone eretico dell’Union Jack. Il confronto tra Jaguar XJS e Jensen Interceptor, un confronto rispetto al quale tante altre Gran Turismo blasonate tedesche ed italiane avrebbero dovuto rivolgere un inchino.

Riccardo Bellumori

Nissan da record in Cina : le batte tutte

Quando l’abbiamo vista per la prima volta, non abbiamo riservato alla Nissan N7 un’accoglienza particolarmente calorosa, definendola una copia fedele della Xpeng P7.

A quanto pare, però, gli acquirenti cinesi non hanno avuto alcun problema con il suo aspetto: hanno votato con il portafoglio e hanno reso la N7 il modello di auto di marca straniera più popolare del mese scorso.

La berlina N7 ha registrato 6.189 vendite a giugno in una battaglia serrata in cui i primi tre modelli erano molto vicini tra loro e tutti gli altri erano, per così dire, due giri indietro. Il minivan GL8 New Energy di Buick era proprio alle calcagna della N7, registrando alla fine 6.082 vendite, mentre la Platinum 3X di Toyota, nota anche come bZ3X, ha trovato 6.030 acquirenti.

Secondo i dati di Autohome, al quarto posto si è classificata la Volkswagen ID.3 con 3.950 vendite, mentre al quinto posto si è posizionata la Smart #1 con 2.324 acquirenti. La BMW i3, una berlina elettrica simile nella forma alla N7, si è rivelata molto meno popolare. Solo 2.270 persone ne hanno acquistata una a giugno.

Sebbene la N7, delle dimensioni di una Maxima, abbia il marchio Nissan, è in realtà il risultato di una joint venture tra la società giapponese in difficoltà e la cinese Dongfeng, e condivide alcuni componenti con la Dongfeng eπ 007. Con un prezzo allettante di 129.900 yuan, pari a circa 17.800 dollari, la N7 510 Pro base è dotata di una batteria LFP da 58 kWh che garantisce un’autonomia di 510 km secondo il ciclo CLTC cinese.

NISSAN PRIMA IN CLASSIFICA

1 Nissan N7 6.189
2 Buick GL8 6.082
3 Toyota bZ3X 6.030
4 VW ID.3 3.950
5 Smart #1 2.324
6 BMW i3 2.270
7 Mini Cooper Electric 1.658
8 VW ID.4X 1.546
9 VW ID.4 Crozz 1.437
10 Toyota bZ5 1.409
All’altra estremità della scala, la N7 625 Max presenta una dotazione di serie molto più completa e una batteria da 73 kWh che garantisce un’autonomia di 625 km. Tenete presente, tuttavia, che questi dati sono stati ottenuti secondo gli standard di prova cinesi, quindi prendete le dichiarazioni sull’autonomia con le pinze.

La potenza varia a seconda dell’allestimento. Gli acquirenti possono scegliere tra 215 CV (218 PS / 160 kW) o 268 CV (272 PS / 200 kW), con prezzi e prestazioni adeguati di conseguenza. Il profilo demografico degli acquirenti dell’N7 è giovane e orientato alla famiglia: secondo i dati diffusi da Nissan, il 68% degli acquirenti è di sesso maschile, il 74% è sposato e il 60% ha meno di 35 anni.

Attualmente, la Nissan N7 è un modello esclusivo per il mercato cinese, ma Nissan ha già confermato che sta esplorando i mercati internazionali. Un lancio globale potrebbe essere preso in considerazione con un nome diverso, potenzialmente riportando in auge il vecchio nome Primera. Non aspettatevi però di vederla sulle strade europee nel prossimo futuro.

Renault Rafale: la versione per Macron

Il nuovo Renault Rafale svela al mondo la versione esclusiva per il presidente francese Macron.

Da decenni, i costruttori automobilistici francesi si contendono l’onore di trasportare il Presidente della Repubblica dal Palazzo dell’Eliseo agli Champs-Élysées in occasione delle celebrazioni del 14 luglio. Negli ultimi anni, Emmanuel Macron è stato visto principalmente a bordo di modelli firmati DS Automobiles o Renault. Anche quest’anno, il marchio della Losanga ha ottenuto i favori del Capo dello Stato, offrendo grande visibilità al suo fiore all’occhiello: il nuovo Renault Rafale. Un SUV coupé già scelto l’anno scorso, ma tornato in una versione più evoluta nel 2025.

Se la versione 2024 del Renault Rafale Presidenziale si era limitata a piccoli adattamenti, l’edizione 2025 si distingue per l’allungamento del passo (+25 cm), raggiungendo quasi i 5 metri: 4,97 m esatti. Questa variante è dotata di un motore ibrido plug-in da 300 CV, necessario per muovere il peso aggiuntivo dovuto alla blindatura integrale realizzata da Centigon. Nonostante l’uso di materiali compositi per alleggerire la struttura, la resistenza è garantita. Il telaio è stato regolato per una guida fluida e stabile, anche in città, mentre le sospensioni sono state adattate per compensare il peso.

I cerchi da 20” “Chicane” con pneumatici Michelin quattro stagioni e il sistema a quattro ruote sterzanti assicurano agilità, maneggevolezza e stabilità.

IL MODELLO UNICO

All’esterno, il Renault Rafale Presidenziale si distingue per la griglia frontale con sfumature tricolori, portabandiera rimovibili e badge blu, bianco e rosso sulle portiere anteriori. La tinta esclusiva “Bleu Présidence” incorpora una tecnologia che riduce l’assorbimento del calore fino a 10 °C, migliorando il comfort termico dell’abitacolo. Inoltre, contiene glitter tricolori visibili alla luce del sole. Le portiere posteriori sono dotate di chiusura assistita “soft-close”, per una manipolazione fluida e silenziosa. I portabandiera sono integrati nella carrozzeria tramite sportelli a scomparsa, per un’estetica discreta e armoniosa.

L’abitacolo posteriore è stato progettato come un ufficio mobile su misura. Grande attenzione è stata dedicata al comfort termico e acustico: isolamento fonico rinforzato e climatizzazione ottimizzata.

Il progetto è frutto di una collaborazione tripartita tra l’Eliseo, Renault e artigiani francesi rinomati. Autisti, agenti di sicurezza, meccanici e ingegneri hanno lavorato insieme per integrare fin dall’inizio tutti gli elementi essenziali per una vettura presidenziale.

Nuovo Nissan X-Trail 2025: Restyling in rendering

Il nuovo Nissan X-Trail è ad un passo da un restyling molto importante.

Dire che ultimamente le cose non stanno andando bene per Nissan è un eufemismo che potrebbe vincere il premio come sottovalutazione dell’anno. La casa automobilistica giapponese è stata al centro dell’attenzione dei media per tutti i motivi sbagliati, dalla chiusura di stabilimenti, ai licenziamenti, alle crescenti perdite finanziarie che sembrano aggravarsi di mese in mese. Anche se le prospettive sembrano cupe, c’è un barlume di speranza all’orizzonte: è in arrivo una nuova generazione del crossover Rogue.

La Nissan X-Trail 2027, venduta come X-Trail in molti mercati al di fuori del Nord America, compresa l’Europa, è il modello più importante di Nissan e il più venduto negli Stati Uniti. Il suo prossimo successore sarà sottoposto a un restyling completo, con uno stile aggiornato e nuove opzioni di propulsione elettrificata, anche se non si tratterà di un design completamente nuovo.

La grande domanda è se ciò sarà sufficiente a rallentare l’emorragia finanziaria. Diamo un’occhiata più da vicino.
In una recente presentazione che illustrava i suoi piani futuri, Nissan ha incluso alcune immagini teaser – scorci stilizzati e poco illuminati – della prossima Rogue, insieme a diversi altri modelli. Anche se la presentazione ufficiale deve ancora arrivare, abbiamo messo insieme gli indizi visivi per avere un’idea più chiara di ciò che ci aspetta. E il risultato probabilmente attirerà l’attenzione, anche se di solito non siete appassionati di crossover.

Inoltre: un piccolo difetto potrebbe costare mezzo milione di proprietari di Nissan e Infiniti un motore nuovo di zecca

Nella parte anteriore, si nota una griglia audace e oscurata che racchiude cinque elementi DRL esagonali su ciascun lato. Le unità LED principali sono incassate e posizionate più in alto, mentre il bordo anteriore del cofano è più verticale e squadrato. I parafanghi anteriori presentano contorni smerlati che si fondono perfettamente con le portiere, e questo effetto si riflette nella parte posteriore, conferendo all’auto un aspetto più robusto.

Verso la parte posteriore, il design del montante D ricorda l’ultimo SUV Patrol, mentre i fanali posteriori a LED affilati e avvolgenti riprendono gli elementi di design della parte anteriore per un look equilibrato e coerente.

RESTYLING IMPORTANTE

Il SUV più importante di Nissan sta subendo un radicale restyling che potrebbe salvarne il futuro
Il prossimo Rogue dovrebbe adottare gli elementi di design degli interni dell’Ariya e del Murano.
All’interno, la nuova Rogue 2027 prenderà spunto dall’Ariya EV e dall’ultima Murano, adottando un layout pulito e orizzontale del cruscotto con due display widescreen, uno per gli strumenti e uno per l’infotainment. I comandi fisici saranno ridotti al minimo e l’abitacolo sarà caratterizzato da un mix di materiali più raffinato. Sarà inclusa anche una versione aggiornata del sistema di assistenza alla guida ProPILOT di Nissan.

Alcuni rapporti suggeriscono che le dimensioni interne della Rogue aumenteranno, ma, come la nuova RAV4, è probabile che si tratti di un aggiornamento sostanziale piuttosto che di una riprogettazione completa. Continuerà a basarsi sull’architettura modulare CMF-CD dell’auto attuale.

La configurazione a due file e cinque posti continuerà in Nord America, ma a livello globale, la variante X-Trail dovrebbe mantenere una terza fila opzionale.

Probabilmente, il cambiamento più significativo per la prossima Rogue riguarda il motore. Nissan sta ampliando la sua gamma con opzioni ibride. Mentre il motore ICE convenzionale del modello attuale verrà mantenuto, sarà affiancato dall’innovativo ibrido e-Power di Nissan, che finalmente farà il suo debutto negli Stati Uniti. A differenza di un ibrido tipico, il sistema e-Power di terza generazione utilizza un motore a benzina turbo da 1,5 litri principalmente come generatore per caricare una batteria, mentre un motore elettrico da solo aziona le ruote.

A basse velocità, il sistema a doppia motorizzazione e trazione integrale (chiamato e-4ORCE in Giappone) funzionerà esclusivamente con trazione elettrica, mentre a carichi più elevati il motore entrerà in funzione solo per produrre elettricità, offrendo un’esperienza molto simile a quella di un veicolo elettrico puro.

Oltre all’ibrido in serie e-Power, dopo il lancio iniziale sarà introdotta nella gamma anche un’ibrida plug-in. Come abbiamo già riportato, l’immagine teaser di Nissan per questa variante sembra sospettosamente simile a una Mitsubishi Outlander PHEV rimarchiata. Resta da vedere se si tratti di uno sforzo provvisorio o se semplicemente indichi l’utilizzo della meccanica elettrificata dell’Outlander.
La nuova Mazda CX-5 e la Toyota RAV4 sono tra i numerosi rivali che devono affrontare la Rogue.
La più grande spina nel fianco della Rogue 2027 è la RAV4 di Toyota, profondamente ridisegnata. Altri rivali chiave includono la Tucson di Hyundai, la Kia Sportage, la Subaru Forester, la Honda CR-V, la nuova Tiguan di Volkswagen, la Mitsubishi Outlander, la Ford Bronco Sport, la Jeep Cherokee e la nuova generazione della Mazda CX-5.

Gli addetti ai lavori suggeriscono che la nuova Nissan X-Trail debutterà a metà del 2026, con la produzione del modello per il mercato nordamericano che inizierà poco dopo.

Nuova Volkswagen ID.3 GTX Fire+Ice

Volkswagen ID.3 GTX Fire+Ice è una Edizione speciale in stile anni ’90 limitata a 1.990 unità.
A solo un anno dalla presentazione della show car all’ID. Treffen di Locarno, in Svizzera, Volkswagen sta ora avviando la produzione della ID.3 GTX Fire+Ice. Limitata a 1.990 unità, l’edizione speciale è un omaggio alla Golf Mk2 Fire and Ice del 1990, anch’essa nata dalla collaborazione con il marchio di abbigliamento sportivo Bogner Fire+Ice e che ha sviluppato un seguito di culto. I prezzi in Germania partono da 56.020 euro.

DATI TECNICI E MOTORI

Si tratta sempre di una ID.3 GTX, quindi gli acquirenti possono decidere se vogliono 286 o 326 CV (la coppia è comunque di 545 Nm) dal motore elettrico montato posteriormente. Scegliendo 326 CV, si raggiungono i 100 km/h da fermi in 5,7 secondi prima di toccare il limite elettronico a 200 km/h. Le sospensioni adattive DCC sono di serie sulla versione da 326 CV e opzionali su quella da 286 CV.

La batteria agli ioni di litio da 79 kWh (netti) può assorbire fino a 185 kW CC, consentendo di passare dal 10 all’80% in circa 26 minuti. A pieno carico, la hot hatch EV può coprire un totale di 591 km WLTP.
La Volkswagen ID.3 GTX Fire+Ice è dotata di verniciatura Ultra Violet Metallic (proprio come il suo bisnonno degli anni ’90), una striscia rossa sul tetto, un adesivo trasparente opaco Fire+Ice sul montante C, il logo Fire and Ice degli anni ’90 sullo spoiler del tetto, cerchi Locarno da 20 pollici con coprimozzo GTX rossi e fanali posteriori oscurati. Aprendo la portiera del conducente, sul pavimento viene proiettata un’immagine di fuoco, mentre sul lato passeggero viene proiettata un’immagine di ghiaccio.

LA VERSIONE SPECIALE

Anche gli interni sono altrettanto speciali: i sedili trapuntati e le cuciture sono “On Fire Red” per il conducente e “Keep Cool Blue” per il passeggero anteriore. Anche il volante, il cruscotto, i rivestimenti delle portiere e i tappetini sono stati personalizzati con cuciture colorate e loghi.

La Volkswagen ID.3 GTX Fire+Ice è dotata di serie anche di alcuni elementi, tra cui sospensioni sportive, pacchetto Interior Plus (sedili sportivi con funzione massaggio, head-up display a realtà aumentata e impianto audio Harman Kardon), pacchetto Convenience (navigatore e climatizzatore bi-zona) e pacchetto Assistance (Park Assist Plus, telecamera di retromarcia, accesso senza chiave e controllo elettronico della distanza ACC).

I Segreti dell’Infotainment Tesla Model Y Dual Motor

Dopo la prova su strada, ecco un focus dedicato al sistema di infotainment e alle tecnologie presenti all’interno e all’esterno della nuovissima Tesla Model Y 2025.

Vedremo nel dettaglio il sistema tesla infotainment e le sue funzionalità.

Nuovo Porsche Cayenne elettrico: Rendering totale

All’inizio di questa settimana Porsche ha presentato un prototipo camuffato della nuova Cayenne, grazie al quale abbiamo la possibilità di farci un’idea quasi completa del suo aspetto esteriore.

Il Porsche Cayenne è stato presentato per la prima volta nel 2002, diventando anche il primo crossover di serie del marchio. Oggi è in produzione la terza generazione del SUV, presentata alla fine dell’estate 2017. Nella primavera del 2023 la Cayenne è stata sottoposta a un restyling e ora la casa automobilistica tedesca sta preparando un crossover completamente nuovo, che sarà molto diverso dal modello attuale.

Rendering Kolesa.ru

LA NUOVA GAMMA PORSCHE

In sostanza, si tratterà di un modello a sé stante, poiché avrà un equipaggiamento completamente elettrico (la Cayenne con motori a combustione interna continuerà ad essere prodotta almeno fino al 2030).

Esternamente sarà più simile alla nuova Macan elettrica, anch’essa prodotta in parallelo alla normale Macan a benzina. La parte anteriore è realizzata nello stesso stile, ma con alcune differenze evidenti: prima di tutto, si può apprezzare l’assenza dei fari anteriori a due livelli, poiché i fari qui sono singoli e posizionati nella posizione abituale. La parte inferiore del paraurti è realizzata in modo insolito, con un inserto massiccio a contrasto con traverse verticali. I fianchi sono simili a quelli degli altri crossover del marchio: forme arrotondate, poche stampature e maniglie tradizionali per una presa naturale. Da notare l’assenza di cornici dei finestrini nelle portiere (come sulla Macan elettrica) e la linea spezzata delle modanature nella parte inferiore delle portiere. Dal punto di vista del design, la parte posteriore spicca maggiormente grazie ai fanali “fusi” con il lunotto.
La nuova Cayenne elettrica sarà costruita sulla piattaforma PPE (Premium Platform Electric) con architettura a 800 volt, la stessa utilizzata per la nuova Macan. Non ci sono ancora informazioni confermate sulle caratteristiche, ma si prevede che la versione top di gamma del crossover avrà una potenza di circa 1000 CV.

A titolo di confronto, la potenza dell’attuale Cayenne Turbo ibrida è di 739 CV.
Nonostante il crossover sembri già pronto, la sua presentazione ufficiale è prevista solo nel 2026. Ricordiamo che in precedenza Porsche aveva confermato che la Macan a benzina avrebbe avuto un successore.

Rimac Nevera sfida il record della Xiaomi SU7 Ultra al Ring

L’azienda croata Rimac continua a battere record mondiali nel segmento delle auto stradali di serie grazie all’arrivo della supercar elettrica Nevera R aggiornata, con un motore a quattro motori incredibilmente potente (2107 CV). Recentemente, la Rimac Nevera R ha effettuato una serie di prove presso il centro di collaudo ATP (Automotive Testing Papenburg) in Germania, stabilendo ben 23 record di accelerazione e frenata, oltre a un nuovo record di velocità massima.

La supercar elettrica Rimac Nevera ha debuttato nell’estate del 2021 e da allora ha stabilito una serie di record, tra cui il record di velocità massima tra le auto elettriche di serie (412 km/h), il miglior tempo sul giro al Nordschleife del Nürburgring nella classe delle supercar elettriche (7 min 05,298 s), il record di velocità in retromarcia (275,74 km/h) e 23 record di accelerazione e frenata, che sono stati appena battuti dalla Rimac Nevera R.

La Rimac Nevera R ha debuttato nell’agosto dello scorso anno: si tratta di una versione aggiornata della supercar Nevera, che offre più potenza e una parte meccanica più accuratamente messa a punto. Rimac ha in programma di produrre solo 40 esemplari della Nevera R, ciascuno dei quali costerà al cliente almeno 2,3 milioni di euro. Al momento, la Nevera R ha superato praticamente tutti i test di messa a punto e presto inizieranno le consegne ai clienti, mentre i nuovi record registrati dall’autorevole società Dewesoft dovrebbero convincerli che i soldi spesi non sono stati sprecati. Tutti i nuovi risultati sono riportati nell’immagine qui sotto.

Rimac Automobili avvia la prima catena di montaggio

NUMERI DA RECORD

Segnaliamo i risultati principali. È stato stabilito un nuovo record di velocità massima tra le auto elettriche di serie: 431 km/h e un record di accelerazione da 0 a 100 km/h in 1,72 secondi. La Nevera R raggiunge i 200 km/h in 3,95 secondi, i 300 km/h in 7,89 secondi e i 400 km/h in 17,35 secondi. La Nevera R ha percorso un quarto di miglio (402 m) in 7,90 secondi.

La stessa azienda croata è particolarmente orgogliosa del record della Nevera R nell’esercizio 0-400-0, ovvero nell’accelerazione da fermo a 400 km/h e nella frenata fino all’arresto completo, con un tempo di 25,79 secondi. La Rimac Nevera standard nel 2023 ha completato questo esercizio in 29,93 secondi, ma l’anno scorso questo record è stato battuto dalla supercar svedese Koenigsegg Jesko Absolut con 27,83 secondi, e ora i croati sono tornati al primo posto.

La potenza massima complessiva del sistema a quattro motori della Rimac Nevera R è di 2107 CV e 2340 Nm, attualmente è la supercar da strada più potente al mondo, ma ci sono alcuni che vorrebbero strappare alla Nevera R questo titolo onorevole, ovvero le principali aziende cinesi e il progetto turco-tedesco Elektron Quasar.

La berlina sportiva elettrica di serie Xiaomi SU7 Ultra con pacchetto pista di fabbrica ha percorso il Nordschleife del Nürburgring la scorsa primavera in 7 minuti e 04,957 secondi, superando così la Rimac Nevera nella classifica generale, ma la Nevera è rimasta la migliore nella classe delle supercar elettriche, mentre la Xiaomi SU7 Ultra è stata classificata dalla direzione del Nürburgring nella classe delle auto elettriche di rappresentanza. Riteniamo che il prossimo autunno, quando le condizioni meteorologiche lo consentiranno, la Rimac Nevera R tenterà di battere il record della Xiaomi SU7 Ultra sul Nordschleife.