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Tesla rischia il blocco delle vendite in California

Tesla sta affrontando crescenti pressioni normative in California mentre si prepara a difendere il modo in cui commercializza le sue funzioni Autopilot e Full Self-Driving. L’udienza, fissata per la prossima settimana, deriva da precedenti accuse da parte del Dipartimento dei Veicoli a Motore della California (DMV) secondo cui l’azienda avrebbe fuorviato i consumatori sulle reali capacità dei suoi sistemi di assistenza alla guida.

L’esito potrebbe avere conseguenze significative per l’attività di Tesla in California, poiché le autorità di regolamentazione stanno valutando se sospendere o revocare la licenza di concessionario dell’azienda, che la autorizza a vendere veicoli nello Stato.

Altro: Tesla penalizzata per una parola nei test di assistenza alla guida e questo potrebbe costarle più di un punteggio

Il caso risale al luglio 2022, quando il DMV della California ha accusato Tesla di aver sopravvalutato le capacità dei suoi sistemi Autopilot e Full Self-Driving. Secondo la denuncia, il materiale di marketing dava l’impressione che i veicoli Tesla fossero “in grado di effettuare viaggi brevi e lunghi senza che il conducente dovesse intervenire”.

L’udienza potrebbe influire sulle attività di Tesla in California

Nel giugno 2025, un giudice della California ha rifiutato di archiviare le accuse, ordinando a Tesla di comparire davanti a un giudice amministrativo a Oakland. L’udienza di cinque giorni inizierà lunedì. Come riportato da Bloomberg, l’autorità di regolamentazione sta cercando di sospendere o revocare la licenza di concessionario di Tesla in California, mettendo a rischio la capacità dell’azienda di vendere veicoli nello Stato.

Il team legale di Tesla sostiene che il linguaggio di marketing contestato è protetto dalla libertà di espressione e che le dichiarazioni sulle capacità di guida autonoma dell’azienda sono state estrapolate dal contesto, omettendo le dichiarazioni di non responsabilità e le avvertenze che l’Autopilot richiede “la supervisione attiva del conducente”.

LE GRANE DI TESLA

Allo stesso tempo, Tesla sta cercando di ottenere l’approvazione normativa per espandere il suo programma di robotaxi a San Francisco. Se concessa, una flotta di veicoli Tesla Model Y opererebbe in modo autonomo, sebbene con la supervisione umana e all’interno di un’area geo-recintata. La mossa metterebbe Tesla in diretta concorrenza con Waymo, che già fornisce servizi simili nella città.

Nel frattempo, Tesla è coinvolta in un processo a Miami per un incidente avvenuto nel 2019 che ha visto coinvolta una Tesla Model S che ha investito e ucciso un pedone. La giuria dovrà decidere se il sistema Autopilot di Tesla sia corresponsabile dell’incidente insieme al conducente distratto del veicolo. Incidenti mortali simili che coinvolgono Autopilot sono oggetto di indagini normative e nei prossimi anni sono previsti altri processi.

Nel processo di Miami, i querelanti hanno chiamato come testimone esperto la professoressa di ingegneria ed ex pilota della Marina Mary “Missy” Cummings. La Cummings ha criticato il marchio Autopilot, affermando che crea aspettative irrealistiche basate sul suo omologo nel settore aeronautico.

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Altro: Questa città potrebbe essere la sfida più difficile per Tesla nel campo dei robotaxi

“Questo termine genera una fiducia inappropriata nell’auto, perché l’autopilota è una tecnologia molto valida nell’aviazione”, ha affermato Cummings. “In qualche modo, pensiamo che questo si traduca in una tecnologia davvero efficace nell’auto”. Ha aggiunto che il termine porta a “un disallineamento nella mente del consumatore”.

Tesla sostiene che le osservazioni sulla guida autonoma senza il coinvolgimento umano sono “proiettate verso il futuro” e “non riflettono la tecnologia attuale”. L’Autopilot di Tesla è attualmente classificato come ADAS di livello 2, poiché richiede la supervisione continua del conducente. Elon Musk ha ripetutamente previsto che Tesla avrebbe raggiunto la piena autonomia (livello 5), ma questi obiettivi non si sono concretizzati.

Europa dell’Auto: se Autoprove avesse previsto il futuro?

Non siamo autoreferenziali, ma da tre anni a questa parte ci siamo spesso avventurati in previsioni, vaticini e scommesse su diversi campi della chiromanzia automobilistica.

Se ci avete seguito, cominciammo tre anni fa a tracciare un percorso didascalico sulla famigerata auto elettrica europea, dopo le diverse sparate della Commissione e della sua PresidentessaSignora Von der Leyen: disciplinatamente ci siamo adeguati a tracciare una strada riguardo alle diverse sparate rimaste vuoti a perdere dentro Agende e summit politici: l’invasione di 40 Gigafactory, la nuova politica mineraria, il recupero di metalli nobili, i programmi su Idrogeno, Efuel, Biocarburanti.

Vi chiediamo scusa: qui non avevamo ancora sentore che a Bruxelles la ottima birra locale alzasse la soglia ed il numero di sparate dialettiche a vuoto.

Poi, il corto circuito di Ottobre 2022 al Salone di Parigi tra Commissione e il duo Tavares – De Meo contro la doppia salve di fuoco della politica europea: la introduzione di Euro 7 e la tagliola sull’endotermico all’alba del 2035. Qui, tre quarti persino dell’ecologismo più talebano si è schierato a favore dello scazzo dei Costruttori: costringere l’industria a spendere per innovare le motorizzazioni prodotte al fine di aggiornarle sulle nuove limitazioni e poi buttare tutto a mare dopo 10 anni per produrre solo BEV ha messo per la prima volta all’angolo delle corde del Ring la stessa Signora Ursula in una sorta di partita doppia della comicità involontaria: forzare Euro 7 e stop all’endotermico rischiando di costringere i Costruttori alla serrata? Oppure anticipare lo stop all’endotermico superando Euro 7 e costringendo i Costruttori all’esilio? Oppure, annullare Euro 7 confermando con questo – implicitamente la perentorietà dello stop all’endotermico? 

La Commissione UE prigioniera politica di se’ stessa sulle scadenze europee

Oppure (colpo di genio istituzionale sul filo di lana) la Commissione che decide di arrendersi a se’ stessa per causa di forza maggiore? In prossimità di nuove elezioni del Giugno 2024 dove la vecchia legislatura ha rischiato davvero di essere buttata a mare, dal 2023 fino a Giugno scorso Bruxelles si è autosequestratarimandando, prorogando, posticipando un lotto di scadenze e decisioni che oltre ad Euro 7 (da Luglio 2025) prevedono la data del 2026 per la particolare revisione del Regolamento 2023/851; la data del 2028 per la rinnovata “NewBER”; la data del 2027 per la riforma del “Time To Market” per arrivare al recentissimo rischio di anticipazione al 2030 (rilanciato da alcune Agenzie di Stampa) per l’obbligo di surroga di sole auto elettriche per il rinnovamento del Parco auto di Flotte e Noleggi (e dunque anche per le Pubbliche Ammistrazioni europee che in maggioranza adottano il Noleggio anche per le flotte amministrative). Un immobilismo elettivo di salvaguardia che è sembrato un monito implicito agli elettori:  “Cari europei, se uccidete il Sansone di Bruxelles con un cambio di guardia con nuovi Filistei, sappiate che condannerete anche loro alla eutanasia per eccesso di scadenze inevase”. 

E’ per questo che Autoprove ha scommesso da tempo sul coniglio che la Commissione ha da tempo deciso e che uscirà ben prima del 2035 sulla roulette del casinò di Bruxelles: un percorso di decarbonizzazione a cinque vie che comprenderà in contemporanea:

​-Una produzione di BEV sempre più derivanti da accordi di licenza tra Costruttori europei e Costruttori asiatici per calmierare il prezzo di listino medio ormai estraneo alla soglia di accesso inferiore ai 15.000,00 Euro;

​Un deciso stimolo alla produzione di supporti Aftermarket di tipo “Kit Retrofit” elettrico ed Hybrid per auto/moto/LCV ma anche l’avvio di una nuova linea regolamentare per “RangeExtender” Retrofit Aftermarket (elettrico od endotermico) da applicare a BEV con scarsa autonomia o di vecchia concezione o con Batterie originali in crisi;

​-Lo stimolo di tecniche di acquisto e di uso dell’auto “Pooling” (Gruppi di Acquisto, Sharing/Pooling Mobility) legato alla condivisione anche di supporti di gestione e di ricarica;

​-La diffusione delle alimentazioni alternative (Biocarburanti E85/E95/Biodiesel con soglia di componente rigenerabile superiore al 25%; Efuel; Biometano/Idrometano ed ovviamente GPL) per ridurre la quota di uso e diffusione di Benzina e Diesel fossili;

 

-Un deciso impulso al recupero, riciclo e riutilizzo di carcasse e componenti auto in fine di vita come costola fondamentale della riduzione del “Carbon Footprint” su tutta la filiera Auto

Su questa scaletta, onestamente, non ci sentiamo né indovini né Guru, perché è fin troppo chiaro che la decarbonizzazione imposta al mondo auto attraverso i soli “Step Euro” è stata finora una sorta di contentino dato all’Opinione Pubblica come indulgenza morale per nascondere il problema di fondo: la sola decarbonizzazionedella dimensione “marginale” del processo consumistico (le emissioni) è solo una parte del problema; più difficile e gravoso è convincere il popolo dei consumatori europei a cambiare modalità ed abitudini su aspetti complementari del consumo anomalo e dispersivo (nel 2024 su dati Eurostat risulta che l’area europea raggiunge una media di recupero del solo il 40% delle tonnellate dei RSU prodotte ogni anno nella Ue; come è necessario indurre un minore consumo di carburante in generale; come è necessario per Bruxelles “moralizzare” alla data di oggi i settori “energivori” di Cantieristica, Difesa, Pubblica Amministrazione, e Trasporti collettivi e commerciali su terra, mare e cielo.

Pausa didascalica moralizzatrice? No, solo un “post it” per chiarire la linea con cui Autoprove ha provato a rompere la linea evangelica con cui i Guru del settore “Autocentrici” hanno descritto il processo decarbonizzatore come una partita ristretta tra Costruttori europei e Bruxelles, neanche fosse possibile chiudere delle metaforiche persiane sul mondo globale una volta “decarbonizzate” le sole emissioni del Parco circolante europeo. 

Bruxelles abitata solo da finanzieri? L’incapacità di un disegno industriale

Qualora questo fosse risolto, a produrre emissioni rimarrebbero le altre attività industriali e merceologiche europee. E se si riuscisse a decarbonizzare questi altri, dalle frontiere di aria che provengono da Russia, Cina, Africa ed Asia proverrebbe il fronte di aria inquinata prodotto da Continenti ed economie fossilivori, cioè di aree del mondo dove il consumo di carbone e petrolio è in costante aumento.

Per primi, da due anni a questa parte, ci siamo infatti azzardati a dire che il maggior dispendio di acquisti e il maggior costo di risorse energetiche unite al crollo dei consumi è un doppio cappio al collo; perché da una parte ci fa pagare di più tutto quel che già avevamo a disposizione mantenendo per il mondo dell’offerta gli stessi margini e guadagni che si garantivano in fase di domanda europea crescente; dall’altra parte con gli introiti ricavati le Società petrolifere, le Utilities e gli operatori industriali finanziano l’aumento di consumi e i nuovi insediamenti industriali nei Continenti in fase di sviluppo da cui l’Europa continua ad importare produzioni a basso costo che aumentano lo squilibri commerciale in termini di Import/Export e contribuiscono a proseguire la continua deindustrializzazione dentro l’Europa.

Ed allora, Vi state chiedendo? Perché Bruxelles ha impegnato credibilità propria e futuro industriale altrui in una rincorsa alla mobilità elettrica se, come noi di Autoprove immaginiamo, dovrà per forza esserci una moratoria oppure una rimodulazione tecnica o legislativa? Noi da diverso tempo abbiamo provato a spiegare: 

Il primo elemento pregiudizievole nell’Unione Europea è l’incipit di questo testo: progressivamente, dalla prima Unione Europea di Maastricht dove realmente i dodici commissari erano tutti – nessuno escluso – veri giganti politici seppure fortemente “bonari” verso la Germania, siamo passati a Commissioni e Parlamenti intesi come dopolavoro per illustri Onorevoli trombati dalla politica nazionale o Centri di Riposo per dinosauri al limite della dismissione per obsolescenza. Questo perché la progressiva serie di immissioni di nuovi Stati Membri senza un indirizzo politico e strategico di lungo termine nella UE ha semplicemente “dopato” l’offerta di ricchezza comunitaria moltiplicata e divisa ma non ha guidato e regolato la domanda. 

 

Solo per fare un esempio, i consumatori dell’Unione non hanno alcuna consapevolezza o facoltà di poter scegliere prodotti “Made in UE” semplicemente perché non esiste un protocollo o un disciplinare pubblico e qualificante dei prodotti “Made in UE”. 

–  E’ il caso anche dell’auto europea, per poter rilanciare la quale occorre in primo luogo la nascita di una sorta di “EuroCarLeague”, cioè un protocollo di intesa industriale credibile che porti a qualificare il prodotto continentale. Ma il problema torna alla cultura generale. 

Il Governo cinese ha nel suo entourage politici ancora capaci di strutturare strategie industriali. Noi, a Bruxelles, da almeno quindici anni abbiamo solo interfacce monetarie, finanziarie e un presenzialismo della BCE che ha l’ultimo grado di decisione su tutto. 

 

Non a caso il processo di decarbonizzazione ha il suo timing nella offerta e negoziazione di Green Bond e dal trading di Carbon Credits. Nel 2023 tutto questo capitolo para finanziario ha mosso capitali per quasi mille miliardi, e se sommiamo la quota di Green Bond emessi da Società europee di Utilities (solo per esempio poche settimane fa SNAM ha emesso in Africa il suo primo Green Bond da  miliardo di Euro); e l’ipotesi che Bruxelles sia sensibile più al settore bancario e delle Utilities che all’Industria manifatturiera in costante crollo è più che credibile.

Se dal lato Commissione ed Europarlamento la rivoluzione “Green” sostiene i due capisaldi oggi di interesse per la strategia politica dell’Unione (Credito e Utilities), l’aspetto del credito è centrale anche per la prima fase di manifesta adesione dei Costruttori alla sindrome Green dal 2008, cioè dalla esplosione del Crack Lehman. 

 

La fine del credito a pioggia, che aveva illuso decine di milioni di automobilisti che sulla base del supporto finanziario i Listini potessero scendere progressivamente pur nel continuo aggiornamento di prodotto era una illusione che doveva essere curata ma nello stesso tempo “blindando” il possibile ricorso al Low Cost endotermico di origine indiana e cinese (gia allora..). Come abbiamo ben spiegato, il ritorno alla normalità commerciale “canonica” (migliora il prodotto e il prezzo non crolla) poteva ottenersi in tre modi: con il crollo del ciclo di sostituzione programmata facilitato finanziariamente si era dato un taglio al ricambio “dopato” delle auto; con l’immissione nel dibattito mediatico del miraggio “Auto elettrica” si poteva ricostruire una nuova scaletta di Listini per riportare in alto anche i margini; ed infine, ultimo atto, con il DieselGate si dava una spallata temporanea al vero e proprio bagno di sangue della concorrenza ossessiva tra Costruttori sul monomotore diventato maggioranza in Europa in solo quindici anni.

Quante ne avremo azzeccate? Lasciamo il tempo…

Si, ho scritto sulle pagine di Autoprove che il DieselGate è stato un costoso escamotage per tagliare temporaneamente e per motivi di autotutela il Diesel, spiegando come i costi di multe, provvedimenti e pregiudizio sul mercato non fossero neppure paragonabili al bagno di sangue in crollo di margini e utili che una guerra commerciale non interrotta dieci anni fa avrebbe portato.

Siamo qui, ora, a motivare (avendolo scritto) che a nostro avviso dopo il 2035 il mercato Auto sarà di BEV, Ibride in Serie (cioè elettriche con motore Range Extender) ed Ibride Full o PlugIn con alimentazione alternativa (Biocarburante E85/E95/E100), Biometano, Idrometano, GPL ed Efuel in questo ordine di consumo.

Il residuo di parco circolante vetusto (al di là delle auto da collezione probabilmente si parlerà di un 25% di auto vecchie non più di dieci anni) sarà evidentemente ad alimentazioni alternative con Kit Retrofit Hybrid oppure BEV con Kit Retrofit.

Avrei voluto fermarmi qui nel presentare la lista dei vaticini da due soldi che ho ed abbiamo scritto anticipatamente noi di Autoprove.

Ma l’attualità supera ogni immaginazione, e dopo la notizia di un possibile trasferimento di Iveco da FCA a Tata, si è ravvivato in noi il ricordo sparso qua e là di altri significativi “vaticini”.

E’ il caso ad esempio del destino di Stellantis, che cu ha visto in diversi tempi prefigurare una difficile continuità di quello che a me sembra più un classico Rassemblement alla francese con 14 Marchi dentro un unico contenitore ( e ci scusino il parallelo, con 14 Marchi mezzo secolo la la British Leyland è praticamente scomparsa…) molti dei quali concorrenti tra loro. 

Senza suscitare dubbi su Insider o interessi illeciti nelle nostre previsioni, mi pare persino razionale il passaggio di Iveco a Tata come continuità filosofica e dimensionale tra il Gruppo Fiat e il non lontano referente indiano per un plausibile e strategico percorso di fusione dentro un Marchio indiano che a quanto pare manca di capacità e governo internazionale del mercato. 

Pensate dunque se un ipotetico Gruppo europeo di Tata con Fiat, Abarth, Opel, Jaguar, Land Rover ed Iveco (Opel come dote di un eventuale scioglimento del matrimonio con PSA dentro Stellantis) fosse un nuovo Player continentale; in forza di questo Alfa Romeo potrebbe benissimo trovar casa in Renault, e PSA mantenere, dopo lo scioglimento del matrimonio, il gagliardetto Maserati cedendo invece (e qui rivendico la “boutade” se un giorno diventasse realtà) alla Daimler Mercedes, la Lancia settanta anni dopo il primo tentativo fatto all’atto del ritiro di Borgo San Paolo dalla F1. Certo che Mercedes, dopo il flop dell’operazione Smart ha certo bisogno di un Brand polivalente in grado di estendersi anche ai Segmenti B e Crossover B/C e Lancia sarebbe la scelta perfetta. 

E PSA? Beh, da tempo vediamo il Colosso francese destinato al primo matrimonio della storia con un Gruppo tedesco. Immaginate quale…

Riccardo Bellumori

Nuovo M-Hero 817: record di ordini

Forse non avete mai sentito parlare della Dongfeng M-Hero M817, ma questo fuoristrada dall’aspetto brutale sta già riscuotendo un grande successo tra gli acquirenti cinesi. Se mai esistesse un fuoristrada elettrico futuristico proveniente dalla Repubblica Popolare Cinese in grado di vendere bene negli Stati Uniti, potrebbe essere proprio questo. Purtroppo, è improbabile che arrivi mai sulle nostre coste.

Presentato per la prima volta un paio di mesi fa, l’M817 è stato realizzato grazie alla partnership tra Dongfeng e Huawei ed è leggermente più piccolo dell’M-Hero 917 dello stesso marchio. Dongfeng ha recentemente aperto i registri degli ordini e in meno di un giorno ha ricevuto ben 9.713 depositi rimborsabili.

È importante sottolineare che, poiché questi depositi sono completamente rimborsabili, è probabile che molti di coloro che li hanno versati non porteranno a termine l’acquisto. Tuttavia, il forte interesse per il veicolo dimostra che i fuoristrada robusti hanno un grande fascino in Cina, soprattutto se hanno un prezzo competitivo come quello dell’M817.

MOTORE E DATI TECNICI

I prezzi del modello partono da 329.900 yuan (circa 46.000 dollari) e arrivano fino a 359.900 yuan (circa 50.000 dollari). Tutti i modelli sono dotati dello stesso propulsore range-extender, composto da un motore turbo da 1,5 litri nella parte anteriore e da una coppia di motori elettrici.

La potenza combinata è di ben 912 CV e 1.280 Nm di coppia, sufficienti per catapultare l’M817 da 0 a 100 km/h in soli 4,2 secondi, mentre un pacco batterie di dimensioni considerevoli gli consente di percorrere fino a 200 km solo con l’alimentazione elettrica.
Il design accattivante dell’M-Hero M817 è senza dubbio uno dei suoi punti di forza. Molti SUV sul mercato sono così simili tra loro che può essere difficile distinguerli. In confronto, l’M817 non assomiglia a nessun altro veicolo in circolazione, ad eccezione degli altri modelli M-Hero.

Dalla casa confermano che sarà prodotto sia con guida a sinistra che a destra, il che significa che potrebbe essere venduto anche in mercati al di fuori della Cina.

Nuova DS N°7: Rendering e Anteprima

La nuova DS N°7 rilancerà l’identità del marchio proponendo una soluzione spaziosa e fruibile.
Non sorprende che il successore della DS 7, nata Crossback nel 2017, sarà basato sulla nuova DS N°8. A metà strada tra la lunghezza di quest’ultima (4,59 m) e quella della sua sorella maggiore (4,82 m), potrebbe allinearsi alle dimensioni della Citroën C5 Aircross e dell’Opel Grandland (4,65 m) per beneficiare del loro generoso passo. Sotto il cofano, è in vista una rivoluzione, poiché utilizzerà per la prima volta motori 100% elettrici che svilupperanno probabilmente fino a 350 CV, mentre la più generosa delle sue batterie (98 kWh) dovrebbe garantirgli un’autonomia di quasi 700 km.

DATI TECNICI E MOTORI

A differenza della DS N°8, che ha scelto di puntare esclusivamente sull’elettricità per la propulsione, la DS N°7 dovrebbe ampliare la sua gamma con motori ibridi per non puntare tutto su un’unica carta, proprio come la futura Lancia Gamma, una cugina italiana prodotta nello stesso stabilimento Stellantis di Melfi, dall’altra parte delle Alpi. Purtroppo, in un primo momento, la nuova arrivata si accontenterà probabilmente del motore mild-hybrid 48V da 145 CV delle sue cugine Citroën C5 Aircross e Peugeot 3008, solo per citarne alcune all’interno del gruppo Stellantis, nonché del motore ibrido ricaricabile da 195 CV.
Sarà svelato già questo autunno?
Secondo il forum spagnolo Coche Spias, la DS N°7 erediterà molti elementi costitutivi della DS N°8, come i fari, la calandra luminosa, i fanali posteriori verticali, mentre le portiere anteriori, il parabrezza e gli specchietti retrovisori saranno elementi condivisi con la futura Lancia Gamma. Scommettiamo infine che anche il cruscotto sarà molto simile a quello della DS N°8. Per quanto riguarda il calendario, si parla di una presentazione nel corso del mese di novembre, prima di un primo bagno di folla all’inizio del 2026, quando sarà presentata al pubblico al Salone di Bruxelles che si terrà dal 9 al 18 gennaio prossimo. Per quanto riguarda la commercializzazione, dovrebbe avvenire nella prossima primavera, con un prezzo base stimato intorno ai 50.000 euro.

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Tesla Cybertruck by Mansory: ecco Elongation EVO

Qualche mese fa, un insolito Tesla Cybertruck ha catturato l’attenzione di Internet quando Mansory ha presentato una versione personalizzata chiamata Elongation. Quel modello combinava un uso massiccio di fibra di carbonio con alcune discutibili modifiche aerodinamiche al pick-up dalla forma squadrata e inclinata. Ora, Mansory ha fatto un ulteriore passo avanti con una nuova creazione unica nel suo genere: l’Elongation Evo.

Costruito per il Medio Oriente, l’Elongation Evo presenta per lo più le stesse parti del modello “normale”, ma aggiunge più fibra di carbonio. Infatti, l’intero esterno del pick-up completamente elettrico è ora caratterizzato da fibra di carbonio forgiata a vista. Questo fa sembrare elegante l’acciaio inossidabile un po’ controverso del Cybertruck.

Come l’Elongation, l’Evo abbandona il cofano e la fascia anteriore originali per una serie di parti in fibra di carbonio forgiata. Ci sono anche nuove luci diurne a LED. Mansory ha poi aggiunto nuove finiture in carbonio sui montanti, sui bordi dei finestrini, sui rivestimenti delle portiere e sui lati del pianale. Anche il motivo utilizzato per il carbonio forgiato è tutt’altro che discreto, rendendo l’Evo particolarmente appariscente.

Inoltre, la Tesla truccata monta enormi ruote da 26 pollici nascoste sotto passaruota allargati, anch’essi realizzati in fibra di carbonio forgiata. L’aspetto generale punta a essere drammatico, ma il risultato finale può sembrare più controverso che raffinato.

LO STILE UNICO

La parte posteriore è particolarmente polarizzante. I designer di Mansory hanno ovviamente passato un po’ troppo tempo a sbavare davanti alla Ferrari FXX-K e hanno aggiunto due alette alla parte posteriore. Mentre questi elementi svolgono un ruolo aerodinamico autentico sulla Ferrari, qui sono probabilmente di scarsa utilità, se non addirittura controproducenti. È stato installato anche un nuovo diffusore, insieme a un badge Mansory illuminato che non lascia dubbi su chi ci sia dietro la realizzazione.

Gli interni dell’Elongation Evo sono identici a quelli del Cybertruck Mansory presentato a febbraio, il che significa che c’è un mix di rivestimenti neri, bianchi e giallo brillante.

Sebbene il Tesla Cybertruck abbia perso parte del suo fascino negli Stati Uniti, si dice che sia particolarmente popolare in Medio Oriente. Ciò non sorprende, data l’affinità della popolazione locale per le auto appariscenti, quindi l’Elongation Evo dovrebbe adattarsi perfettamente. Negli Stati Uniti, tuttavia, guidare un’auto così appariscente potrebbe attirare più sguardi di traverso che ammirazione.

Il nuovo Range Rover Elettrico ritarda l’arrivo

Il Range Rover elettrico arriverà più tardi del previsto.

Il SUV full-size Range Rover è apparso nel 1970, l’attuale quinta generazione sulla nuova piattaforma modulare MLA è stata presentata nel 2021 e la produzione di questi veicoli è iniziata nel 2022. Come riportato in precedenza da Kolesa.ru, ad oggi la società britannica JLR (Jaguar Land Rover) continua a lavorare al progetto di una versione completamente elettrica della Range Rover.

Come abbiamo già sottolineato in precedenza, i prototipi di questa novità “verde” hanno già superato la fase dei test su strada sia invernali che estivi, e Land Rover ha pubblicato le foto ufficiali di questi test. È noto che la produzione in serie della novità sarà avviata nello stabilimento JLR di Solihull (Regno Unito). Inizialmente si pensava che i primi acquirenti avrebbero ricevuto le loro Range Rover EV alla fine del 2025.

Tuttavia, ora il quotidiano The Guardian, citando una lettera della società indirizzata ai clienti che hanno effettuato il preordine del SUV elettrico, riferisce che l’uscita sul mercato della Range Rover EV è stata rinviata. Il produttore non ha specificato la data esatta, ma ha sottolineato che le consegne della Range Rover elettrico non inizieranno prima del prossimo anno.

Inizialmente, l’azienda ha dichiarato che in termini di prestazioni, la versione “verde” non sarà inferiore alla versione di punta della Range Rover con motore V8. Da notare che nella gamma attuale il modello di punta è la P615, con una potenza di 615 CV e una coppia massima di 750 Nm. Questo SUV impiega 4,5 secondi per accelerare da 0 a 100 km/h e raggiunge una velocità massima di 261 km/h. Le informazioni relative alla “dotazione” elettrica della futura novità saranno rese note in seguito.

IL FUTURO DI MAND ROVER

Inoltre, secondo la pubblicazione, Land Rover potrebbe anche posticipare l’avvio della produzione della versione elettrica della Range Rover Velar, inizialmente previsto per aprile 2026. The Guardian ha anche riferito che la produzione del modello “verde” con il marchio Defender potrebbe iniziare nel primo trimestre del 2027.

La testata, citando fonti proprie vicine alla situazione, ha sottolineato che è cambiata anche la data di uscita di due futuri modelli elettrici del marchio britannico Jaguar. Ricordiamo che in precedenza il marchio aveva deciso di diventare completamente “verde” e che il target di riferimento era costituito da “acquirenti giovani e benestanti”. Si dice che il primo modello non uscirà prima di agosto 2026, mentre per il secondo bisognerà aspettare almeno fino a dicembre 2027.

Il primo modello di serie della nuova gamma Jaguar sarà una GT a quattro porte, il cui precursore è il concept Type 00 presentato alla fine dello scorso anno. Secondo dati precisi, il prezzo medio dell’auto elettrica di serie supererà le 100.000 sterline. Successivamente, secondo il piano, dovrebbero apparire nella linea una berlina di lusso full-size e un crossover.

Secondo le informazioni fornite dalla rivista, Jaguar Land Rover ha deciso di posticipare il lancio dei suoi nuovi modelli elettrici per dedicare più tempo a ulteriori test e attendere un aumento della domanda.

Nuova Dacia Sandero: il restyling della Berlina

Recentemente abbiamo esaminato le caratteristiche estetiche della nuova Dacia Sandero restyling, ora vediamo come cambierà la versione berlina con il nome Logan.

La berlina economica Logan, sviluppata da Renault per i mercati in via di sviluppo, ha debuttato nel 2004. La sua produzione è stata avviata nello stabilimento Dacia, acquisito in precedenza, e l’auto è stata inizialmente offerta con due marchi: Renault e Dacia. Nell’aprile 2005, la produzione della Logan si è stabilita a Mosca presso lo stabilimento Avtoframos, rimanendo in produzione fino al 2022. Attualmente sul mercato è disponibile la terza generazione della berlina, presentata nell’autunno del 2020, che due anni dopo ha ricevuto un primo piccolo aggiornamento in linea con il nuovo stile del marchio.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE RINNOVATO

Ora l’azienda franco-rumena sta preparando un altro restyling, che dovrebbe essere più sostanziale. Al momento abbiamo a disposizione solo alcune foto della berlina parzialmente camuffata, in cui si vede la parte anteriore rinnovata con una nuova griglia del radiatore, fari e paraurti ridisegnato. Il retro del prototipo non presenta ancora alcuna differenza rispetto al modello attuale. Tuttavia, possiamo supporre che qui appariranno luci con una nuova grafica a LED, come sulla prossima Sandero aggiornata. Tra le altre modifiche, una nuova antenna più moderna a forma di “pinna” e cerchi di nuova concezione.
La Dacia Logan di terza generazione è costruita sulla piattaforma modulare CMF-B, utilizzata anche dalle europee Clio, Captur e Arkana. Il modello è equipaggiato con motori turbo a 3 cilindri da 1,0 litri con una potenza di 90 o 100 (nella versione bi-fuel) CV. Probabilmente questi motori rimarranno in servizio anche dopo il restyling, ci si può aspettare solo l’arrivo di versioni più o meno elettrificate.
Il debutto della Logan aggiornata potrebbe avvenire nei prossimi mesi. Ricordiamo che la scorsa settimana è stato presentato ufficialmente il nuovo crossover Renault Boreal per i mercati “meno abbienti”, realizzato sulla base della Dacia Bigster europea.