Home Blog Pagina 116

Rally Bandama 1989 quando il Signor Rossi diventò Re d’Africa

Chi tra Voi, tanti Signori Rossi, non l’ha mai sognato? Uscire di casa, aprire la portiera della Vostra auto di prima mattina, magari salutando il Barista sotto casa o il vicino che porta a spasso il cane di ritorno dal Parco di Quartiere. 

Salire, indossare il casco integrale, regolare le cinture sul sedile anatomico sportivo; e passando a casa del Vostro collega, Ragionier Bianchi dell’ufficio Contabilità ed Acquisti, farlo salire a bordo.

Imbarcarsi alla volta della Costa d’Avorio, e là correre il Rally della vita. 

E vincerlo, con la propria auto. Tornare a casa, non prima di aver adempiuto ad un provvidenziale “bagno” all’autolavaggio per togliere dalla carrozzeria sabbia e fango.

Perché appena tornati a casa, c’è come sempre la Gara più difficile nella vita di un uomo: accompagnare la moglie a fare spese.

Sembra un sogno, ma per una volta nella storia fu un vero e proprio record da Albo d’Oro quello accaduto trentasei anni fa: l’auto del Signor Rossi vince in Terra d’Africa prima su tutti. 

Ma cosa era accaduto? Spieghiamo partendo dalla base di tutto, cioè il Regolamento internazionale che disciplinava dal 1982 il mondo delle partecipazioni alle Gare delle auto provenienti dalla produzione di serie.

Quella voglia di correre del Signor Rossi e le Categorie FIA

La dimensione agonistica delle auto di Serie, quelle cosiddette derivate o “strettamente” diventò un vero e proprio argomento di primo piano dentro la Federazione Internazionale dell’Automobilismo: erano gli anni Sessanta, la gente comprava auto di qualunque tipo e se poteva ci andava a correre, molto spesso in Gare organizzate in modo casareccio e senza un contesto con le Classifiche ufficiali. Dall’altra parte i Costruttori premevano ai piani alti delle Istituzioni perché legare le auto di serie alle Competizioni faceva bene al mercato. Così ad inizio anni Sessanta inizia una segmentazione ufficiale di omologazioni speciali che la FIA organizza con pesi, contrappesi, categorie e soglie. 

Nascono i “Gruppi”: andando al contrario, dal Gruppo “4” fatto per le auto elaborate pesantemente rispetto a quelle di Serie, passando per le “meno elaborate” del Gruppo 2, si arrivava alla “base”. Quel “Gruppo 1” che comprendeva tutte le auto che i Costruttori centellinavano dalla propria Gamma di serie, e che come tali dovevano presentarsi davanti ai Commissari di una qualunque partenza di Gara nazionale o internazionale. 

Uniche modifiche ammesse: scarico libero, installazione del Rollbar interno, gomme omologate per la Gara, tappezzerie e sedili posteriori rimossi per alleggerire, e sedili anteriori anatomici da competizione. 

Dischi adesivi portanumero attaccati a fiancate e cofano, e via, ma nulla di quello che apparteneva alla omologazione di serie (Carburatori o sistemi iniezione, collettori aspirazione e scarico, impianto frenante, cambio, ammortizzatori, impianto illuminazione, etc..) poteva essere alterato. In concreto, cosa avveniva? Molto semplice: ogni anno i Costruttori presentavano alla Federazione la lista dei modelli ed allestimenti da sottoporre ad omologazione, sul vincolo primario di un lotto minimo annuo di unità prodotte. 

Era questo il primo cavillo su cui la FIA intendeva frenare il rischio che i Costruttori omologassero “mostri” stradali potentissimi, costosissimi e dunque proibitivi: porre un tetto minimo di produzione imponeva alle Case di portare in omologazione i più ragionevoli compromessi in Gamma tra sportività, riproducibilità e accessibilità da parte dei Clienti. 

E non a caso, nonostante ogni Gruppo fosse sottodiviso da Categorie in base alla cilindrata, il Gruppo 1 nel mondo Rally finì storicamente per diventare la riserva di caccia delle versioni sportive delle piccole utilitarie: dalla “Morris Minor” alle successive “Renault 5 Alpine”, le Autobianchi e Fiat Abarth, e così via: le piccole pesti dentro la Gamma dei Costruttori cominciarono a crescere, perché con loro i Costruttori guadagnavano tre volte: aumentavano la massa critica di vendita delle utilitarie con le serie speciali; guadagnavano molto di più su listini, manutenzioni e ricambi, ed infine in parecchi casi organizzavano trofei od organizzazioni a supporto (a pagamento) dei Piloti privati. 

Chi volesse approfittare della postilla appena descritta per capire come poter riportare in auge le utilitarie, ha modo di riflettere. 

Detto questo, il sistema dei “Gruppi” (1,2,3,4,5) legati alle auto originate dalla Serie va avanti fino alla prima riforma del Gennaio1982: la FIA porta dentro il Gruppo “A” il vecchio Gruppo “2”, riassume i vecchi Gruppi “3”, “4”, “5” nel Gruppo B e trasforma il caro vecchio e rassicurante Gruppo “1” in Gruppo “N”. 

Cambiano davvero elementi di contorno o numeri necessari per l’omologazione ma in fondo soprattutto nel Gruppo “N” i principi rimangono sostanzialmente gli stessi. Ma a cambiare se ci pensate è il motivo per i quale la FIA decide il cambio regolamentare: le potenze specifiche dei motori di serie si sono alzate, arriva il turbocompressore, e le miniserie speciali dentro la Gamma di serie si moltiplicano. Ed è un vero e proprio “Boom” delle iscrizioni e partecipazioni di Gruppo N, favorito anche dal tam tam mediatico di Stampa e programmi televisivi dedicati alle piccole sportivissime: serie “GTI” Volkswagen o PSA, Abarth per Fiat, “XR” per Ford, ma anche Opel, Renault e decine di altri Costruttori hanno le loro portabandiera.

 

Ed inizia a circolare, grazie alle riviste, il perfetto manuale del piccolo preparatore: dall’elenco delle elaborazioni possibili e consentite dai Regolamenti (testata abbassata, molle valvole più dure, bilanciamento alberi, segmenti pistoni speciali, e persino la lucidatura a specchio di ogni superficie aspirante o in rotazione) per portare i motori di Serie, senza falsare nulla, a girare anche fino a 500/1000 Giri più in alto rispetto alla serie; fino alla scelta di molle ammortizzatori più rigide, e così via sempre con l’accortezza di non modificare in corso d’opera nulla che i Commissari di Gara o di Categoria abbiano nel frattempo “timbrato” con piombi o punzonature di riferimento.

Il mondo delle Gare amatoriali si riempie di storie di tanti Signori Rossi che in tutta Europa affrontano con la propria auto il traffico cittadino, le consegne, le attività professionali fino al Venerdìpomeriggio e che poi da quel momento fino alla sera della Domenica “spogliano” la loro auto vestendola per la Gara del Weekend, o sulla pista vicino casa o sul tracciato da Rally per il Campionato regionale o nazionale.  Oppure, sempre più spesso, dentro i Trofei monomarca. 

E alla Domenica sera, lavata accuratamente la carrozzeria dal mare di fango e sabbia o dalla fila di moscerini presa in piena velocità, rimontata la marmitta e tolti gli adesivi di Gara, quella belvetta del Weekend torna ad essere l’auto da lavoro del Signor Rossi. Per anni, da inizio del decennio del miracolo economico (gli anni Ottanta) il mondo delle Gare di serie ha tenuto lo stessocanovaccio. 
Fino alla sera del 2 Novembre del 1989.

 

La Gruppo N che sale sul tetto del Mondo: Renault 5 Turbo

Come detto, lo sviluppo degli anni Ottanta (e parliamo in specifico dei Rally ma la cosa riguarda tutto il novero delle Competizioni di auto legate alla produzione di serie) porta a tre effetti dopo la metà del decennio:

​-Abolizione del Gruppo “B” dopo la serie di eventi tragici legati alla superpotenza delle auto iscritte;

​-Ribalta dunque per Gruppi “A” ed “N” unicamente ammessi con Categorie e sottocategorie per cilindrata;

-Diffusione di motorizzazioni turbocompresse e di trazione integrale, e da qui parte la singolare panoramica che porta al miracolo del Rally Costa d’Avorio del 1989.

In Africa non vince chi corre di più ma chi resta in piedi

Apriamo una finestra sui rally africani: basati sull’antagonismo storico tra gloria colonialista inglese (Safari Rally ovvero Rally della Regina) e quella francese (Nordafrica e Centro Africa)rappresentata dal “cugino” del Safari Rally, cioè Bandama o meglio Costa d’Avorio, per 15 volte iscritto nel Mondiale Rally tra il 1978 ed il 1992. 

 

Denominato “Bandama” perchè si corre sulle strade della omonima Regione. Qui siamo in piena ex-colonia francese, e dunque tra Inghilterra e Francia si combatte una sottile guerra parallela su quattro ruote……La prima edizione è del 1969; ed il Bandama ha quattro record storici imbattuti fino od oggi: nell’edizione del 1972 il Rally si chiude per la prima ed unica volta dal Dopoguerra con  nessun partecipante riuscito ad arrivare al traguardo. 

Altri due record assoluti conseguiti al Bandama: l’ultima vittoria di sempre di una vettura a schema tradizionale (1988, Ambrosino, Nissan 200X  con motore anteriore e sola trazione posteriore); la prima ed unica vittoria di sempre nei Rallies mondiali per la Volkswagen Golf nella edizione del 1987; ed appunto la nostra storia, la prima ed unica vittoria di sempre per una vettura “Gruppo N” (last but not least, contemporaneamente l’ultima di sempre per una vettura a sola trazione anteriore: la Renault “Supercinque Turbo”).

Anche se, come nel Safari Rally di cui il vincitore seriale è tale Shekhar Mehta, a svolgere il ruolo di primattori o di rulli compressori sono nomi che in Europa è persino difficile scorgere nelle classifiche approfondite delle Riviste specializzate: dalla prima edizione del 1970 a quella del 1988 si leggono i nomi di auto che per il Vecchio Continente sono semisconosciute (Datsun, ad esempio) insieme alle specialiste dei Rallies africani (in generale le giapponesi, con Toyota, Mitsubishi e Nissan); ma colpisce parecchio anche la rassegna di auto che sulle strade europee apparivano come berline abbastanza popolari, operaie oppure al contrario come veri e propri incrociatori da strada: è il caso della Peugeot 504, della Mercedes SLC, o della Opel Ascona (seppure 400), mentre davvero sorprendente è anche la vittoria nel 1987 della Volkswagen Golf GTI Gruppo A

Insomma, l’unica volta in cui in terra del Bandama si trova a vincere un’auto di quelle che in Europa spargevano davvero il terrore nei Rallies internazionali è il 1984 con la mostruosa Audi Sport Quattro Gruppo B da oltre 450 Cavalli, Turbo e trazione integrale. E dopo la Nissan 200X di Ambrosino nel 1988, è la volta davvero della Renault 5 Turbo Gruppo N del Signor Rossi.

 

R5 Turbo Bandama: anche una serie speciale, ma puoi farla a casa

Ricordate la dicitura sulle confezioni di biscotti di un celebre Marchio di dolci? “Ecco gli ingredienti, puoi farli anche tu a casa”. Ecco, diciamo che quella che nella storia dei Rally e nel record del Bandama 1989 passa come Renault 5 GT Turbo C405 (denominazione estesa commerciale) in realtà burocraticamente parlando è la “fiche” FIA 5262 di Gruppo N del 2 Aprile 1985: classe di cilindrata (1401cc x 1,7) 2300 cc. cioè entro i 2,5 Litri; peso minimo 775 Kg. ed ovviamente una iniezione di potenza data da affinamenti e scarico libero che porta ad esprimere 165 cavalli. 

Ma tutto questo nel rispetto di un solo paradigma: la assoluta corrispondenza tra versione di serie venduta ad ogni Signor Rossi, e versione pronta a correre nei Rally internazionali.

Ecco cosa affascina la fantasia popolare in un contesto dove il tamtam mediatico fa di quella Renault 5 GT Turbo parcheggiata fianco al marciapiede di una comune strada cittadina l’eroina in terra d’Africa.

 

Niente male, visto che potenza + leggerezza + resistenza danno la vittoria finale dentro una classifica che vede solo 7 equipaggi arrivare al traguardo su sessanta partiti, e dove le uniche due europee sono francesi (Renault 5 GT Turbo, Peugeot 205 GTI 1.6), Gruppo N, ad aprire e chiudere il Gruppo di superstiti giapponesi tutte Gruppo A. 

Alain Oreille Uno di noi: il sogno popolare di un eroe per caso.

Che storia incredibile quella dell’alsaziano Alain Oreille e di sua moglie Silvye. Lui, muratore ed operaio nato da una famiglia modesta, e lei sposa giovanissima di Alain che gli fa da navigatrice fino al 1987.

 

Alain lavora fin da adolescente nei cantieri e dopo il matrimonio con Silvye lei gli consente di comprare prima una usatissima BMW 1600 a rate una Simca Rallye nel 1972 verde cachi con i cofani colorati di nero opaco; con questa Oreille corre dappertutto (Gare in salita, rallyes e persino una 24 Ore di Le Mans nel 1974) e in poco più di tre anni fatti di settimane in cantiere e Weekend in Gara, vince abbastanza per ripagare il debito della Simca, rivenderla e comprare nel 1979 l’oggetto del desiderio di tanti privati.

Così la Opel Kadett GT/E preparata Simon Gruppo 1 diventa la compagna di Gara di Alain che così vince nel 1983 il Trofeo Opel, e smette di essere un privatissimo che passa le notti insonni a controllare la lista dei conti doppia: quelli di famiglia e quelli della attività sportiva. 

Arriva alla fine del 1983 la proposta che cambia la vita di questo Signor Rossi che ci rappresenta tutti nel suo percorso così umano e popolare: la Scuderia Budget Marseille gli offre il volante di una ultime Renault 5 Alpine Turbo preparate ancora in Gruppo 2/A per poi passare alla Renault 11 Turbo Gruppo N con cui vince incredibilmente la sua Classe al MonteCarlo del 1985 sempre insieme alla adorata e affiatata Silvye. Ma la vittoria al Bandamaarriva con un altro copilota: è Gilles Thimonier e con lui Alain prende in consegna dal 1987 la Renault 5 GT Turbo Gruppo N e fa strage di vittorie di classe. Chissà se avrà mai pensato “voglio vincere l’assoluto”, ma quello che accade alla sera del 2 Novembre 1989 è il sogno di ogni Signor Rossi. Essere sul tetto del mondo con una quattroruote qualsiasi. Perché a vincere con i missili stradali è forse persino più facile, ma battere tutti con l’auto che il giorno dopo riposa parcheggiata davanti al Bar del quartiere per incontrare gli sguardi ammirati dei vicini di casa non ha prezzo. Ed è quel che accadde. 

Solo quella volta. 

Ed è per questo che il nostro simpatico ex muratore è uno dei pochi piloti al mondo a fregiarsi di una serie speciale di auto denominata con il suo nome. In onore della vittoria straordinaria al Bandama 1989 Renault mette in commercio una Serie speciale praticamente identica a quella GT Turbo che ha vinto in Africa. 

Ma contrariamente alle ovvie consuetudini del Marketing non la denomina con le indicazioni del Rally, ma con quelle di questo magnifico Signor Rossi che aveva saputo rappresentare l’uomo comune sul tetto del mondo.

Un eroe così non poteva che avere un tributo eccezionale.

Riccardo Bellumori

Nuovo Mercedes VLE 2025: Anteprima Rendering

Il nuovo Mercedes VLE è pronto al suo debutto ufficiale.

Qualche giorno fa, la casa automobilistica tedesca ha pubblicato le foto dei prototipi del suo nuovo minivan, che ci permettono di farci una prima idea del suo aspetto. Questi rendering di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardo definitivo al suo design.

La storia della famiglia di minivan Classe V è iniziata nel 1996, quando ha debuttato la prima generazione del modello, realizzata sulla base del furgone Vito presentato un anno prima. Oggi è in produzione la terza generazione del modello, che può già essere considerata longeva, dato che la sua anteprima risale al 2014. In oltre dieci anni di produzione, il minivan è stato più volte aggiornato e l’ultimo restyling risale a due anni fa. Ora è in arrivo un modello completamente nuovo, il cui aspetto possiamo in parte valutare grazie alle foto dei prototipi camuffati. A proposito, avrà anche nuovi nomi: la famiglia “minore” di minivan familiari e commerciali si chiamerà VLE, mentre quella “maggiore”, con diverse versioni di lussuose navette VIP, si chiamerà VLS.

Il minivan di classe V di quarta generazione sarà una sorta di versione di serie del concept Vision V, presentato la scorsa primavera in Cina. Dall’ultimo modello, la novità erediterà le proporzioni e i finestrini laterali notevolmente più stretti con una linea del davanzale più alta. Nella parte anteriore ci si possono aspettare fari con ponte a LED, come sul nuovo CLA. La forma dei blocchi principali è ancora nascosta dal camuffamento, ma noi abbiamo immaginato una versione in stile concept. I fianchi saranno leggermente più piatti, le nervature orizzontali rimarranno solo nella zona dei parafanghi anteriori e posteriori, “scomparendo” nella zona dei montanti centrali (una soluzione simile è stata utilizzata nella CLA e nella Classe E di ultima generazione sopra citate). Come altre novità del marchio, la nuova Classe V avrà maniglie delle porte a scomparsa, mentre le porte posteriori rimarranno scorrevoli. La parte posteriore manterrà l’imponente finestrino sul portellone, che rimarrà verticale, così come lo spazio per la nicchia della targa. L’unico mistero rimane il design dei fanali, ma molto probabilmente i blocchi principali saranno verticali e si estenderanno per quasi tutta l’altezza della carrozzeria.

Rendering Kolesa.ru

DATI TECNICI

La nuova famiglia di minivan sarà costruita sulla piattaforma modulare VAN.EA (Van Electric Architecture), che sarà utilizzata da tutti i futuri veicoli commerciali leggeri elettrici del marchio. Questa piattaforma è unificata per circa il 70% con la nuova piattaforma “termica” VAN.CA (Van Combustion Architecture), destinata a furgoni e minivan di medie e grandi dimensioni.
Il debutto del nuovo minivan Mercedes-Benz è previsto per il prossimo anno. Nel frattempo, abbiamo recentemente pubblicato una recensione del debutto russo della nuova Mercedes-Maybach SL 680.

Nuovo Fiat Toro 2025: Anteprima Teaser

Fiat ha annunciato l’imminente debutto del nuovo Toro. Il pick-up avrà una nuova griglia del radiatore e nuovi fari, mentre l’abitacolo non subirà modifiche significative. Anche la tecnologia rimarrà probabilmente la stessa.

Il pick-up “leggero” Fiat Toro sulla piattaforma Small Wide 4×4 è in produzione dal 2016. La produzione è stata avviata in Brasile, che è il mercato principale per questo modello. Il camioncino ha già subito diversi aggiornamenti e sembra che sia giunto il momento per Stellantis di lanciare una nuova generazione, ma l’attuale Toro continua a godere di una forte domanda. Pertanto, invece della seconda generazione, è stato deciso un ulteriore restyling. Gli spioni hanno già avvistato il Fiat Toro aggiornato sulle strade brasiliane e ora sono stati pubblicati i teaser.

Il camioncino manterrà i fari a due livelli, ma le sezioni superiori delle luci di marcia avranno una forma diversa e saranno sostituite con luci a LED.

La Fiat Toro avrà anche una nuova griglia del radiatore con lamelle verticali al posto della rete. I fanali posteriori rimarranno a forma di goccia, ma sembreranno leggermente allungati e avranno anche un diverso contenuto LED. Infine, saranno modernizzati i paraurti.

IL PICK UP FIAT

Fiat non ha ancora mostrato gli interni. A giudicare dalle foto spia, all’interno verranno sostituiti i materiali di finitura e verrà aggiunto un freno di stazionamento elettrico. Come in precedenza, le versioni più costose avranno un sistema multimediale con tablet verticale (le versioni più economiche avranno uno schermo di formato tradizionale).

Non si sa ancora nulla nemmeno riguardo alla tecnologia. I media locali brasiliani ritengono che le riforme non la toccheranno. Per l’attuale Fiat Toro, il motore di base è un quattro cilindri turbo 1.3 Turbo Flex, che funziona a benzina o all’etanolo, molto diffuso in Brasile. Indipendentemente dal tipo di carburante, questo motore eroga 176 CV ed è abbinato al classico cambio automatico a sei marce, con trazione solo anteriore. Nelle ricche versioni Ranch e Volcano, il pick-up è disponibile anche con un motore turbodiesel, che all’inizio di quest’anno è passato dal 2.0 Multijet II da 170 CV al 2.2 Multijet II da 200 CV. Come in precedenza, i veicoli diesel sono dotati di cambio automatico a nove marce e trazione integrale.

Il pick-up pre-restyling costa attualmente 157.490 real a seguire dovrebbe essere rinnovato il gemello del Toro, il Ram 1000.

La prossima Maserati Granturismo sarà ibrida PHEV

Maserati potrebbe introdurre propulsori ibridi plug-in nella sua gamma di prodotti per colmare il divario tra i modelli esistenti con motore a combustione interna, ibridi leggeri ed elettrici a batteria. Secondo quanto riportato da Autocar, la Quattroporte di nuova generazione potrebbe essere uno dei modelli PHEV offerti dal marchio.

La casa automobilistica italiana di lusso offre attualmente tre tipi di propulsori: un V6 turbo con motore a combustione interna, un quattro cilindri in linea ibrido leggero e un motore elettrico a batteria. Il suo amministratore delegato, Santo Ficili, ha dichiarato alla rivista che l’azienda deve offrire ai propri clienti “tutte le possibilità” mentre lavora per raggiungere la completa elettrificazione.

“Non so quando passeremo completamente ai veicoli elettrici a batteria. Sicuramente in futuro, ma non so quando l’industria automobilistica andrà in questa direzione. È una questione di tempistica. Nel frattempo, dobbiamo prendere in considerazione i motori MHEV e PHEV, a seconda dello sviluppo della tecnologia che vogliamo seguire”, ha dichiarato Ficili ad Autocar.

Mentre gli attuali modelli Maserati sono basati su piattaforme che non si adattano facilmente ai propulsori PHEV, il marchio gemello del gruppo Alfa Romeo lancerà presto una nuova generazione di Stelvio e Giulia, costruite sulla piattaforma Stellantis STLA Large, pensata principalmente per i veicoli elettrici, ma che supporta anche propulsori ICE, ibridi, a idrogeno e EV con range extender.

LA NUOVA GAMMA

Mentre la Quattroporte di nuova generazione dovrebbe debuttare nel 2028, la Giulia di nuova generazione dovrebbe debuttare il prossimo anno e lo sviluppo congiunto della Quattroporte con la Giulia potrebbe accelerare lo sviluppo della berlina Maserati riducendo i costi di ricerca e sviluppo, con un guadagno simile se la prossima Levante fosse sviluppata congiuntamente con la prossima Stelvio, ha scritto Autocar.

Sebbene sia necessario “mantenere separati i due marchi” in termini di posizionamento, rimangono opportunità per i due marchi di condividere “piattaforme, architetture elettroniche, software e probabilmente propulsori”, ha affermato Ficili.

Il CEO di Maserati e Alfa Romeo aveva già indicato che un prodotto di punta a produzione limitata potrebbe dare vita a due modelli tra i due marchi, come la GranTurismo della generazione precedente che ha costituito la base per l’Alfa Romeo 8C.

Chi è François Provost erede di Luca De Meo

Il Gruppo Renault ha rapidamente trovato un sostituto per Luca de Meo, dimessosi il mese scorso dalla carica di amministratore delegato. Il nuovo top manager è François Provost, che nei prossimi mesi presenterà un nuovo piano di sviluppo per l’azienda.

Le dimissioni di Luca de Meo sono state una sorpresa per il Gruppo Renault, non c’erano motivi oggettivi per la sua partenza, nessuno lo ha cacciato, ma lui ha deciso di lasciare il settore automobilistico e ora metterà a frutto il suo talento nell’industria della moda, più precisamente alla guida di Kering, che possiede i marchi di moda Gucci, Balenciaga e Yves Saint Laurent.
Gli esperti esterni ritenevano che il successore di De Meo sarebbe stato il direttore generale di Dacia Denis Le Vot, ma il consiglio di amministrazione guidato da Jean-Dominique Senard ha infine scelto François Provost, che lavora nel Gruppo Renault dal 2002. Il 57enne Provo assumerà oggi la carica di amministratore delegato e dovrebbe rimanere in carica per quattro anni.

François Provost ha studiato all’École Polytechnique di Parigi e all’École des Mines di Parigi, ha iniziato la sua carriera come funzionario pubblico presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze francese, poi è diventato consulente industriale presso il Ministero della Difesa. Nel corso della sua carriera nel Gruppo Renault, all’inizio degli anni 2010 Provo ha ricoperto la carica di vice direttore generale di Renault Russia, per poi assumere posizioni dirigenziali nelle divisioni dell’azienda in Corea del Sud e Cina. Dal 2023 Provo ha lavorato come direttore degli acquisti, delle partnership e delle relazioni pubbliche, e sotto la sua guida è stata costituita la gigantesca joint venture con Geely, Horse Powertrain.

François Provo
Lo scorso febbraio Luca de Meo ha annunciato il successo del piano Renaulution lanciato nel 2021 e il passaggio alla strategia Futurama, che punta principalmente sulla diversificazione del business, ma i dettagli della nuova strategia non sono ancora stati resi noti. Si presume che ora François Provost elaborerà tutti i dettagli della strategia Futurama e la presenterà agli azionisti e al grande pubblico il prossimo autunno.

IL RILANCIO DEL GRUPPO

Il mercato chiave per il Gruppo Renault rimane l’Europa, ma oggi questo mercato è molto problematico, fortemente regolamentato dai politici di sinistra che continuano a insistere sulla necessità di combattere il riscaldamento globale e di elettrificare completamente il parco auto leggero. La diversificazione del business dovrebbe apparentemente aumentare la sostenibilità del Gruppo Renault in queste condizioni difficili.

Oggi il Gruppo Renault ha anche pubblicato la relazione finanziaria relativa al primo semestre: in cui figura una perdita netta di 11,143 miliardi di euro, ma si tratta di perdite dovute agli investimenti “bruciati” nella Nissan in difficoltà, e senza tenere conto di queste perdite il Gruppo Renault ha guadagnato 461 milioni di euro contro 1,469 miliardi di euro nel primo semestre del 2024. In breve, i risultati finanziari non sono molto buoni. Nel frattempo, le vendite globali del Gruppo Renault nella prima metà dell’anno in corso sono aumentate dell’1,3% e hanno raggiunto 1.169.773 veicoli.

Porsche in crisi crollano gli utili

Porsche è nota per essere una delle case automobilistiche più redditizie al mondo, ma nemmeno lei riesce a sfuggire alle difficoltà del commercio globale. Il produttore di auto sportive ha registrato un calo del 6,7% dei ricavi di vendita a 18,16 miliardi di euro nella prima metà dell’anno, ma la notizia più importante è il drastico calo del 67% dell’utile operativo a soli 1,01 miliardi di euro (4,95 miliardi di RM), nonostante le consegne record in Nord America e nei “mercati esteri ed emergenti” (cioè al di fuori dell’Europa, Nord America e Cina).

Secondo il presidente Oliver Blume, questo allarmante crollo è dovuto a tre fattori: un forte calo della domanda di auto premium e di lusso in Cina, i nuovi dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e una domanda inaspettatamente bassa di veicoli elettrici, che sta mettendo a dura prova i fornitori di Porsche. “Guardando al futuro, anche l’andamento del dollaro [statunitense] potrebbe avere un impatto”, ha affermato.

I CONTI NON TORNANO

Le spese derivanti dalla significativa strategia di prodotto e dal riassetto aziendale annunciati all’inizio di quest’anno stanno pesando sui risultati finanziari dell’azienda, con un costo di 200 milioni di euro e ulteriori 500 milioni di euro per le cosiddette “attività relative alle batterie”. Ha dovuto spendere altri 400 milioni di euro per offrire ai clienti statunitensi una protezione dei prezzi contro i dazi sopra citati.

Blume ha aggiunto che Porsche continuerà ad affrontare condizioni economiche difficili nel prossimo futuro. “Non si tratta di una tempesta che passerà. Il mondo sta cambiando radicalmente e, soprattutto, in modo diverso da quanto previsto solo pochi anni fa. Alcune delle decisioni strategiche prese allora appaiono oggi sotto una luce diversa”.

Di conseguenza, l’azienda sta portando avanti ulteriori tagli ai costi, tra cui un secondo “pacchetto di misure” (leggi: ulteriori tagli di posti di lavoro) in fase di negoziazione con i rappresentanti dei dipendenti. “Queste misure dovrebbero avere un impatto positivo sugli utili e sul flusso di cassa nei prossimi anni”, ha affermato Jochen Breckner, membro del consiglio di amministrazione responsabile delle finanze e dell’IT.

Porsche sta inoltre adeguando le sue previsioni finanziarie per l’anno al fine di includere i dazi statunitensi del 15% sui prodotti europei appena annunciati, che dovrebbero entrare in vigore il mese prossimo. L’azienda prevede ora un fatturato totale compreso tra 37 e 38 miliardi di euro, con un calo di 1 miliardo di euro, mentre il rendimento sulle vendite è ora molto più basso, compreso tra il 5 e il 7% (in calo dal 10-12% e molto inferiore al suo obiettivo di oltre il 20%).

Il lato positivo, secondo Blume, è che quest’anno sarà il più basso in assoluto e l’azienda prevede che “a partire dal 2026 inizieremo a vedere nuovamente uno slancio economico positivo”. Ha aggiunto che la gamma di prodotti recentemente rinnovata di Porsche è “molto apprezzata dai nostri clienti” e che il passaggio all’aggiunta di più auto con motore a combustione al proprio portafoglio a partire dal 2028 migliorerà il posizionamento sul mercato e sosterrà una crescita sostenibile a lungo termine.

Nuova iCar V27 2025: ultimi Teaser

iCar ha annunciato che presenterà la V27 il 1° agosto 2025 a Dubai. In concomitanza con l’annuncio, il marchio secondario di Chery ha pubblicato altre immagini teaser del suo prossimo modello, anche se grazie alle foto spia di esemplari non camuffati sappiamo già (più o meno) come sarà.

Soprannominata “G-Class cinese” o “Land Cruiser a nuova energia (NEV)” dal CEO di iCar SO Jun, il design della V27 è chiaramente ispirato a questi modelli, con caratteristiche degne di nota quali una silhouette squadrata, luci diurne circolari, griglia anteriore a strati, ruota di scorta esterna, parafanghi allargati e vari pannelli squadrati.

La iCar V27 è considerata il modello più grande del marchio, con una lunghezza complessiva di circa 4,9 metri. Per contestualizzare, la 03 misura circa 4,4 metri mentre la V23 circa 4,2 metri.

MOTORE E DATI TECNICI

Per quanto riguarda il motore, la iCar V27 dovrebbe essere un veicolo elettrico a autonomia estesa (EREV) con un motore turbo da 1,5 litri che funge da generatore per una batteria che alimenta i motori elettrici. Si dice che saranno offerte varianti a trazione posteriore e a trazione integrale, quest’ultima con ben 455 CV (449 hp o 335 kW). Con la sola alimentazione elettrica, l’autonomia dichiarata è di 200 km secondo lo standard CLTC.

CarNewsChina stima che il prezzo della V27 sarà compreso tra 200.000 e 250.000 yuan il che la renderebbe il modello più costoso della gamma quando sarà messa in vendita nel 2025.

I segreti dell’Infotainment di Tesla Model 3 RWD

Un focus sul sistema di infotainment e sulle tecnologie della Tesla Model 3. Esaminiamo da vicino il touchscreen e le sue funzionalità.
Scopriamo insieme tutti i segreti nel focus infotainment e ADAS.