Il gruppo Volkswagen, ormai in difficoltà, continua a cercare soluzioni per ridurre i costi.
L’idea di utilizzare un’architettura elettrica/elettronica cinese a basso costo per i modelli europei, per così dire, era nell’aria e alla fine è stata espressa apertamente, e non da chiunque, ma proprio dall’amministratore delegato del marchio Volkswagen, Thomas Schäfer.
Gli eventi degli ultimi mesi indicano chiaramente che il gruppo Volkswagen sta precipitando in un vortice di crisi. Per ora non si intravede alcuna via d’uscita, ma la dirigenza del gruppo sta comunque intraprendendo varie manovre gestionali, nella speranza che tutto si risolva per il meglio.
A settembre è stato presentato il nuovo piano anticrisi del Gruppo Volkswagen, che, in particolare, prevede una riduzione del 50% della gamma di modelli del gruppo e una riduzione del 75% delle varianti e degli allestimenti offerti. A ottobre il Gruppo Volkswagen ha reso noto una perdita di 5,822 miliardi di euro registrata nel terzo trimestre del 2026, seguita dalla notizia che Thomas Schäfer ha sospeso lo sviluppo della nuova generazione della Volkswagen Golf sulla piattaforma SSP.
La crisi del Gruppo Volkswagen appare senza via d’uscita perché presenta contemporaneamente diverse cause oggettive e soggettive. Ciascuna causa, presa singolarmente, non è fatale, ma insieme stanno letteralmente trascinando il gruppo tedesco verso il fondo. Ad esempio, lo sviluppo della nuova piattaforma modulare aziendale SSP si è trasformato in un’epopea senza fine, anche a causa della comunicazione «discordante» con l’appaltatore principale, la società americana Rivian.
LA CRISI VOLKSWAGEN
Recentemente, secondo quanto riportato dalla rivista britannica Autocar, la dirigenza del Gruppo Volkswagen ha avviato una discussione sulla possibilità di utilizzare l’architettura elettrica/elettronica cinese CEA (China Electronic Architecture) per i modelli europei del gruppo. Non è stata ancora presa una decisione definitiva in merito, ma Thomas Schäfer, amministratore delegato del marchio Volkswagen e responsabile del «gruppo dei marchi chiave» (che comprende autovetture e veicoli commerciali leggeri Volkswagen, nonché i marchi Skoda, Seat e Cupra), ritiene che sia necessario utilizzare l’architettura cinese per i modelli europei e che, alla fine, fino al 75% dei modelli possa essere convertito alla CEA.
La CEA non è una piattaforma nel senso tradizionale del termine nell’industria automobilistica, bensì un insieme di soluzioni software ed elettroniche che costituiscono la cosiddetta architettura elettrica/elettronica per veicoli di vario tipo e su diverse piattaforme nel senso «fisico» del termine. In senso figurato, la piattaforma di un’auto è il suo «scheletro, i muscoli e gli organi interni», mentre l’architettura elettrica/elettronica è il suo «sistema nervoso e il cervello».
Il gruppo Volkswagen ha imparato da tempo a sviluppare piattaforme, ma non è in grado di sviluppare un’architettura elettrica/elettronica moderna e di alta qualità: mancano le competenze necessarie. La società americana Rivian contribuisce allo sviluppo del «sistema nervoso e del cervello» per la piattaforma SSP, mentre la CEA — una moderna architettura elettrica/elettronica già operativa e implementata nelle auto di serie Volkswagen destinate al mercato cinese — è stata sviluppata con l’aiuto della società cinese Xpeng. Adattare l’architettura CEA ai modelli europei è evidentemente molto più semplice ed economico che «perfezionare» la piattaforma SSP e la sua architettura elettrica/elettronica; pertanto, per Thomas Schäfer questa questione è, per così dire, già risolto: non resta che farlo passare attraverso i meandri burocratici dei vertici del gruppo e dare il via libera alla sua realizzazione.

