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Gorden Wagener dice addio a Mercedes: fine di un’era di design

Mentre continuano a circolare voci su Jaguar Land Rover e Gerry McGovern, c’è stato un altro importante cambiamento nel settore. Tuttavia, questa volta è ufficiale: Mercedes ha annunciato che il Chief Design Officer Gorden Wagener lascerà l’azienda il 31 gennaio 2026.

La casa automobilistica ha dichiarato che Wagener ha chiesto di lasciare l’azienda e che le due parti hanno raggiunto un accordo reciproco sulla sua partenza. I termini dell’accordo rimangono un mistero, ma questo segna la fine di un rapporto durato quasi 30 anni.

Wagener è entrato in Mercedes nel 1997 e ha ottenuto grandi consensi per aver progettato la SLR McLaren. Ha anche progettato la Classe A (W176), la Classe S (W222) e una serie di altri modelli.

Nel 2008 è diventato responsabile del design. Meno di un decennio dopo, è stato nominato primo Chief Design Officer dell’azienda.
Grazie a questi ruoli di rilievo, Wagener ha contribuito alla realizzazione di una serie di modelli diversi, tra cui la prima generazione di AMG GT (C190) e l’ultima SL (R232). La casa automobilistica ha poi sottolineato che “ha sviluppato in modo coerente il design dei marchi Mercedes-Benz, Mercedes-AMG, Mercedes-Maybach e Classe G, oltre che Smart”.

IL CAMBIO DI PASSO

Tuttavia, questa è solo la punta dell’iceberg, poiché Wagener ha portato il design Mercedes ben oltre le automobili. In particolare, Mercedes-Benz Style ha contribuito alla realizzazione di elicotteri, yacht di lusso, mobili e progetti residenziali come Mercedes-Benz Places Miami.
Sebbene Mercedes abbia sorvolato sugli aspetti “negativi”, ultimamente ce ne sono stati molti ed è impossibile ignorarli. La linea EQ anonima è stata ampiamente criticata e l’azienda ha affrettato un restyling di emergenza per la EQS.

L’azienda è stata anche pesantemente criticata per aver abbandonato il lusso tradizionale e concentrarsi su schermi e tecnologie di cattivo gusto come le selfie cam.

Mentre tutti alla fine lasciano un’eredità controversa, Wagener ha lasciato il segno alla Mercedes e nell’industria in generale. La sua presenza si farà sentire per anni a venire, dato che la casa automobilistica ha recentemente introdotto un nuovo linguaggio stilistico stellare.

Il presidente di Mercedes, Ola Källenius, ha dichiarato: “Gorden Wagener ha plasmato l’identità dei nostri marchi con la sua filosofia di design visionaria. Nel corso di molti anni, ha dato un contributo decisivo assicurando che i nostri prodotti innovativi fossero sinonimo di estetica unica in tutto il mondo. La sua creatività e il suo senso per il futuro del design automobilistico hanno arricchito in modo sostenibile Mercedes-Benz” e “Vorrei ringraziare Gorden per il suo impegno, il suo lavoro eccezionale e la sua influenza duratura, e gli auguro tutto il meglio per il futuro”.

Nuova BMW Serie 5 2026: Rendering in Anteprima

La nuova BMW Serie 5 restyling arriverà nel 2026 e proporrà una estetica affilata.

Sono apparse online alcune nuove foto spia del modello bavarese aggiornato, grazie alle quali abbiamo la possibilità di vedere nuovi dettagli del suo aspetto.
La quinta serie fu presentata per la prima volta nel 1972, sostituendo la famiglia di grandi berline Neue Klasse, prodotte dal 1962. Oggi è in produzione l’ottava generazione del modello con indice di fabbrica G60, la cui anteprima ha avuto luogo nella primavera del 2023. Sono passati solo due anni e mezzo, ma la BMW sta già testando attivamente la versione restyling.

I primi prototipi sono stati avvistati alcuni mesi fa, quando abbiamo realizzato i rendering della berlina aggiornata. Ieri sono state pubblicate le foto di una station wagon camuffata, sulla quale si può notare una parte anteriore leggermente modificata. È ancora realizzata nel nuovo stile della società Neue Klasse con fari quasi verticali, visivamente uniti alla griglia del radiatore, mentre nelle foto più recenti sono apparse anche delle “narici” separate, simili nella forma al modello attuale. Per la prima volta si intravedono i tratti delle luci posteriori aggiornate, che manterranno la loro forma, ma avranno un contenuto completamente nuovo, come di solito accade nella maggior parte dei restyling dei modelli BMW. A giudicare dalle foto spia, le luci potrebbero essere realizzate nello stile dell’attuale terza serie con ampie strisce a forma di L.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE AFFILATO

La quinta serie dell’ottava generazione della BMW Serie 5 si basa sulla stessa piattaforma CLAR del modello precedente. Si prevede che dopo il restyling l’auto manterrà un’ampia gamma di motori a benzina e diesel da 2,0 e 3,0 litri con diversi gradi di elettrificazione, mentre alcune versioni riceveranno sicuramente un leggero aumento di potenza. Cambiamenti significativi potrebbero verificarsi negli interni dell’auto, dove è molto probabile l’introduzione del nuovo display iDrive Panoramic, come nel nuovo crossover iX3.
Il debutto della nuova BMW Serie 5 restyling è previsto per il prossimo anno. Nel frattempo, il mese scorso è stata presentata la versione finale della roadster Z4, la cui produzione sarà completata tra pochi mesi.

Nuova Kia XCeed 2026: Rendering Totale

La presentazione della versione rinnovata della cross-hatchback è prevista per la prima metà del 2026, mentre la commercializzazione di questo nuovo modello avverrà in estate.
Il marchio coreano ha presentato il SUV compatto Kia XCeed nel settembre 2019, mentre il primo aggiornamento del modello è avvenuto nell’estate del 2022. Il mercato principale per questa cross-hatchback è l’Europa, ma le vendite di questo modello qui lasciano attualmente a desiderare. Secondo le statistiche di Jato Dynamics, nei primi otto mesi del 2025 (non sono ancora disponibili dati più recenti) i concessionari del marchio nel Vecchio Continente hanno venduto 15.633 esemplari, il 33% in meno rispetto al periodo gennaio-agosto dello scorso anno.
Attualmente il produttore sta continuando a lavorare allo sviluppo della Kia XCeed aggiornata: la scorsa estate alcuni prototipi camuffati della cinque porte rinnovata sono stati immortalati dai fotografi spia e, sulla base di quelle foto, il nostro designer Nikita Chuiko ha ipotizzato quale potrebbe essere l’aspetto della futura novità.

Ora i colleghi di Motor.es ha proposto la sua versione del potenziale aspetto del crossover hatchback aggiornato, e questa volta l’artista si è sbizzarrito con i rendering, mostrando la futura XCeed da diverse angolazioni. Vale la pena notare che l’auto raffigurata in queste immagini ha subito una profonda revisione dell’esterno.

Nei rendering, l’aspetto della Kia XCeed è stato progettato secondo l’attuale stile del marchio e presenta una serie di caratteristiche comuni, ad esempio, con il crossover globale Kia Seltos presentato la scorsa settimana. L’autore dei render ha disegnato per la cross-hatchback dei fari anteriori a forma di T con luci di marcia ramificate e blocchi principali verticali, tra i quali è posizionato un ponte a forma di “naso di tigre” affusolato.

Rendering Kolesa.ru

IL DESIGN DISTINTIVO

Più in basso si trova una griglia del radiatore allungata orizzontalmente, unita a una grande presa d’aria integrata nella parte inferiore del paraurti anteriore, separate da un’ampia barra verniciata in tinta con la carrozzeria, mentre il bordo inferiore è di colore argento. Lungo il perimetro della carrozzeria è possibile vedere un kit aerodinamico in plastica non verniciata, che include semicerchi sui passaruota.

Il modello nei rendering è dotato di normali specchietti esterni con corpi neri e maniglie tradizionali, nonché di un tetto nero inclinato con barre portatutto argentate, antenna a pinna di squalo e spoiler nero con luce di stop nella parte superiore del portellone. I fanali sono realizzati nello stesso stile dei fari anteriori e sono collegati tra loro da una striscia. Nella parte inferiore del paraurti posteriore è integrato un diffusore argentato.

Si prevede che nel corso del restyling la Kia XCeed riceverà un nuovo sedile di guida e un cruscotto diverso con due display da 12,3 pollici ciascuno: uno fungerà da quadro strumenti virtuale, il secondo da touchscreen del sistema di informazione e intrattenimento. Secondo i dati preliminari, l’azienda coreana potrebbe modernizzare leggermente la gamma di motori, ma probabilmente non ci saranno cambiamenti significativi.
La cross-hatchback aggiornata debutterà probabilmente nella prima metà del 2026, mentre la futura Kia XCeed sarà in vendita in estate. I prezzi della novità saranno resi noti in seguito; in uno dei più grandi mercati europei, la Germania, il costo dell’attuale versione varia da 26.990 a 38.490 euro.

Il ritorno delle Station Wagon in Europa: nostalgia o nuovo protezionismo contro l’Asia?

La moda delle “Auto tutto volume”, è vero, nasce in America: per differenziare le “Carryall” (le future Pick up) nate per uso lavorativo, a battezzare le “Station Wagon” – cioè l’auto pensata per i pendolari e gli abitanti sub-urbani – ci pensò la Chevrolet proprio con la “Suburban”. Ma è nel Vecchio Continente che la saga delle “Estate” e “Shooting Brake” inglesi, delle “Break” francesi, delle “Familcar” tedesche e delle “Giardinette” italiane trova la sua espressione migliore dal lato della varietà di assortimento, della bellezza formale e della volumetria disponibile per persone e bagagli.

Ma, intanto, un breve excursus sulle terminologie: in America le “Station Wagon” nascono sulla base originaria di veicoli nati ad inizio del XX° Secolo come mezzi di trasporto a più posti predisposti dai gruppi di operai che, di territorio in territorio, venivano assunti e messi a lavorare nella estensione della rete ferroviaria: questa attività progressiva si insediava di tratta in tratta nelle aree disabitate del Paese, e dunque intorno alle future Stazioni si creavano avamposti rurali composti da operai, personale ferroviario, primi commercianti, medici; tutti con un’unica esigenza primaria, quella di andare e venire dalla zona di lavoro.

All’inizio furono carrozze a cavallo e biciclette, ma da un certo momento in poi sugli chassis incompleti dei primi Pick Up motorizzati la leggenda vuole che alcuni abili artigiani abbiano assemblato carrozzature volumetriche arredare con panche di legno prese direttamente dai vagoni. Quei mezzi squadrati, semplici, con l’interno simile a quello di un treno, presero facilmente il nome amichevole di “Station Wagon” (Vagoni di Stazione). Da allora, come detto, Chevrolet per prima annusò il Business ed armò i suoi avventurosi agenti di inizio Novecento con la prima “Suburban”.

L’ortodossia britannica per i termini tecnici diede vita invece a due definizioni specifiche : si chiamavano “Estate” le vere e proprie familiari di serie, quelle auto belle capienti per ospitare famiglia ed annessi e connessi per partire dalla città a raggiungere i rinomati “casali” della borghesia britannica nelle campagne; e con il termine “Shooting Brake” invece si distinguevano più realizzazioni speciali fatte ad uso di “Vip” e nobili, aumentando spazi e volumi preferibilmente di Coupè e vetture sportive, al fine di permettere ai fortunati proprietari di poter appoggiare nel ricavato volume posteriore le sacche da Golf, o l’armamentario da caccia con annessi segugi, senza sporcare i ricchi sedili in pelle anteriori…Il termine “Shooting Brake” infatti proveniva da delle voluminose carrozze a cavallo realizzate per i nobili che andavano a caccia in gruppo: “Shooting Brake” identifica proprio il “bosco di caccia”: e notare anche la “francesizzazione” del termine “Brake” in “Break”, cioè la denominazione universale di ogni familiare francese fino ad una trentina di anni fa.

Le “Estate” invece erano realizzazioni industriali rese ancora più facili da produrre e diffuse dopo che “Pressed Steel” (la Compagnia inglese erede delle nuove tecnologie americane sulla produzione di Chassis monoscocca stampati in luogo del pianale a longheroni e traverse) fece proliferare il sistema di stampaggio delle scocche, modo costruttivo che rendeva più facile diversi corpi vettura su uno stesso pianale.

L’Italia invece coniò un termine sul quale è nata una leggenda “macabra”: dopo l’acquisizione dei brevetti di “Carrozzeria funzionale” e della francese Clairalpax, che industrializzava la modifica delle carrozzerie di serie per farle diventare “a cassone”, ci fu un ploriferare di “autofunebri” e di autoambulanze disegnate anche da grandi Carrozzieri: retaggio dell’epoca signorile e baronale in cui nel giorno del rito funebre i ricchi amavano ordinare e ricevere carrozze oblunghe ricche di vetrature (per gli addobbi floreali) e di volume posteriore che si scontrava con un anteriore ridotto.

Di là a dopo la Guerra, quando dagli anni Cinquanta il boom della motorizzazione di massa rese molto interessanti per i lavoratori e per i nuclei familiari le vetture con grande baule, la tipica capacità “miniaturizzatrice” degli italiani fece proliferare – incredibile a dirsi – in un primo tempo la carrozzeria “Wagon” sulle piccole utilitarie. La fusione tra l’allusione popolare (a scopo canzonatorio e spiritoso) del famigerato “giardino” cimiteriale e le piccole dimensioni delle prime “wagon” in un Paese dove l’inglese non era ancora diffuso diede probabile origine al termine di “Giardinetta”; mentre, ad onore del vero, la Stampa specializzata cominciò presto a chiamare “Familiare” la versione “vagonata” delle auto di dimensioni e prestigio più elevato; e “Furgonate” le versioni adatte al lavoro ed al trasporto commerciale.

In Germania, a mia memoria, il termine “Familcar” con cui fu inaugurata la serie originaria delle Volkswagen da metà anni Sessanta (e che divenne un vero simbolo con la famiglia delle Passat) rappresentava più un simbolo autoprodotto da Wolfburgche non una sigla condivisa. Tuttavia in Germania le prime Wagon di grande serie arrivano con i Marchi legati ai Gruppi americani (Opel e Ford) e dunque il termine si diffonde prima che in altri paesi.

Curioso notare che le prime “mini wagon” nacquero dal Dopoguerra proprio in Germania, grazie alla diffusione della versione tedesca delle “Bubble Car”, anche se a livello di industrializzazione di serie la famosa “Bianchina Giardinetta” si può dire l’antesignana delle “miniWagon” popolari.

Un aneddoto invece che lega la genialità italiana ad una icona “multivolume” europea leggendaria: la “Volvo” in effetti si distingue per aver rappresentato una iconizzazione vera e propria delle Station Wagon in Europa, dentro una epopea in cui la Svezia si era ritagliata lungo un buon quindicennio un ruolo di protagonista “Premium” (all’epoca si chiamava “lusso” ed andava bene così) con Saab e Volvo: la prima fortemente ancorata alla formula della carrozzeria “Sedan” o tutt’al più “hatchback” dalla “99” in poi dopo aver iniziato la carriera automobilistica con i due Volumi (ad eccezione della “95” che in effetti era una sorta di Shooting Brake), mentre Volvo si era ritagliata un posto d’onore nel mondo auto con la – di nuovo – Shooting Brake “P1800”. Tuttavia dagli anni Settanta la serie “200” trovava la sua vera esplosione con il corpo vettura Wagon. 

In realtà però la stessa Volvo limitava parecchio nelle presentazioni ufficiali ed istituzionali questo termine rivolto più ad una destinazione lavorativa dei modelli concorrenti, mentre il marchio svedese intendeva con la serie “200” ed ancora di più dalla Serie “700” proporre un concetto molto più signorile e prestigioso della sua versione familiare. L’occasione in verità non venne da Stoccolma, ma da Roma. Infatti la filiale italiana della Volvo, nel 1991, si trova a fare i conti con un crollo di ordini della storica ed ormai vecchia “200” che tra l’altro viene ormai diffusa in Europa praticamente solo in versione Wagon. 

Il Marketing italiano, a questo punto, si inventa un colpo di genio: ordina dalla Svezia un contingente di “200” Turbodiesel full optional, particolarmente curate da vendere a professionisti e Flotte oltre che ai Clienti tradizionali. 

Ma solo per l’Italia Volvo concede alla filiale del Belpaese di denominare questa serie limitata “Polar”, per consentire ai Dealer dello Stivale di rendere di nuovo appetibile la classica e vecchia Wagon promuovendola come una serie speciale appositamente pensata per il nostro mercato: pezzi forti di questa offerta destinata alla sola “200” Wagon sono ovviamente il prestigio del Marchio, la solidità e proverbiale comodità dell’auto, ed infine un ottimo rapporto dotazione / prezzo anche in virtù di una speciale campagna “Loyalty” che consente alla Volvo Italia di scontare in modo speciale il “nuovo” e di permutare con vantaggio pezzi usati che sono ancora richiestissimi sul mercato dell’epoca.

Il risultato, che si pensava potesse essere discreto, si rivelò invece un vero e proprio “Boom”: gli ordini si moltiplicarono e in tantissimi proprietari di altri Marchi consegnarono il loro usato per salire su una nuova Volvo “Polar” a condizioni irripetibili. 

A quel punto anche la Casamadre svedese, attestando un successo di mercato fuori dalle più rosee aspettative, decise di celebrare il nostro colpo di genio concedendo a tutta la Gamma Wagon del mondo, per un certo periodo, l’estensione di questa sigla iconica che pochi anni dopo sarà superata da un’altra ancora più straordinaria. La Sigla “T5” Wagon associata ai trionfi dell’Euroturismo.

Station Wagon: Boom dagli anni Sessanta, crisi con le prime “Monovolume”

Le “wagon” si diffondono con una certa lentezza in Europa dagli anni Sessanta, nonostante i Costruttori moltiplichino le offerte di questo corpo vettura: il cliente popolare tuttavia si indirizza verso le più accessibili “giardinette” per la famiglia, che mano a mano diventeranno le “2 Volumi” utilitarie; mentre chi ha più disponibilità si lega al concetto di lusso tradizionale delle “Sedan” classiche affiancando l’uso e la proprietà dei “Van” ovvero furgonati per esigenza lavorativa.

Fatica ad esplodere come negli USA la moda delle Wagon per la famiglia, poiché a parte l’Inghilterra con le “Estate”, le “Familiari” italiane e le “Break” francesi si legano ad una visione operaia del loro uso.

Deve però esplodere la moda del turismo d’altura e dei grandi Tour nazionali ed in Europa per dare alla “Wagon” una dignita’“trendy”: siamo ancora negli anni Sessanta ed al famigerato “Bulli” la nuova cultura giovanile e popolare apre le porte a questo tipo di corpo vettura scelto per la sua capacità socializzatrice. Vere “icone” contrapposte si sfidano sul campo in diversi segmenti di mercato: Saab “95” che finisce persino sulle strade calde dei Rally mondiali, la “DS” Citroen che contrasta con la geometrica formalità di Fiat, Opel, Ford; mentre Peugeot solidarizza con operai e commercianti ai quali fornisce “Break” di vocazione lavorativa.

La mazzata del 1973 con la crisi energetica dà alla Wagon invece un ruolo salvifico: per il ceto medio fa coincidere nella disponibilità ristretta di molti la capacità di rappresentare ed unire il “furgoncino” da lavoro con l’utilitaria da passeggio; per le famiglie rappresenta un vero e proprio indice di risparmio nella accoppiata “Diesel + Wagon” che prende piede dalla crisi del Kippur; e per i professionisti ed i Manager aziendali la possibilità di viaggiare a Gasolio senza impoverire le casse dell’Impresa si sposa ad un nuovo lusso e prestigio: la “Familiare ammiraglia” con Clima, Radio, sedili in tessuto pregiato, barre portapacchi cromate e una comodità da prima classe.

Siamo alla seconda metà degli anni Settanta ed il mercato ha già proiettato le regine del futuro prossimo, con l’esplosione di “Wagon” in quasi tutti i Marchi Costruttori presenti in Occidente. Diciamo per dovere e affetto, in questa fase è il Gruppo Fiat a fare da vero e proprio Benchmark. Appare sul mercato europeo con una compilation di “tutto volume”: dalla minimal “500 Giardiniera” alla “127” e “128” Panorama che fondono le qualità di Shooting Brake a tre porte con la funzionalità delle furgonate. C’è poi “131 Panorama” che aggredisce il fronte di mercato più combattuto in Europa con una “Crossover” a metà tra Segmento “C” (Peugeot “304”/”305”; Citroen “GS”; Renault “18”) e Segmento “D” (Peugeot “504”/”505”, Volkswagen “Passat”, Ford “Granada”, Opel “Rekord”); ma nel resto del Gruppo c’è anche Lancia con la prima “CoupèWagon” di grande serie a tre porte che si contrappone alle uniche due alternative Wagon 2 porte e baule del tempo, cioè la “Ford Taunus” e la “Alfasud”.

In alto, quasi al vertice del Pedigree, il mercato europeo in quel fine anni Settanta propone ancora il Top di classe con la Gamma Mercedes W123, la Serie “200” di Volvo, la “CX Break”; e persino il Giappone invia le sue prime apripista con Subaru, Toyota e Nissan.

Boom anni Ottanta, Sublimazione anni Novanta e nuovo millennio è di MPV e Monovolume

Gli anni Ottanta sono e restano un vero palcoscenico di rango, ma non tanto per la varietà, l’assortimento od il livello di accessori ed allestimento (perché su quel versante credo che il massimo dell’industria europea si raggiunge nel decennio successivo) ma quanto per il peso dell’investimento industriale affrontato dai Costruttori europei: nonostante le cosiddette “Piattaforme comuni” siano ancora un bel sogno, la progressione del motore a Gasolio nelle preferenze dei consumatori e l’ideale appaiamento con le possibilità “Multiutility” delle Wagon portano quasi tutti i Costruttori a presentare versioni tuttovolume per le loro “Sedan” e persino per le Due Volumi. 

Faccio prima ad elencare i Marchi che dentro la “CEE” sono temporaneamente estranei alla nuova moda delle Wagon negli anni Ottanta: sono solo Autobianchi, Innocenti, Saab, Seat e Jaguar nella fascia altissima. Tutti gli altri Marchi esplodono con un corredo di Wagon che segnano un’epoca. E indicando solo le realizzazioni che sono originate negli anni Ottanta, troviamo ben diciotto proposte:

Alfa Romeo con la serie “Sportwagon” sulla “33”, Audi (“100 Avant”), Austin (“Montego”), BMW (Serie “3” Touring”) Citroen (“BX”, “XM”),  Fiat (“Regata”), Ford (“Escort”, “Sierra”), Lancia (“Thema”), Mercedes (“W124”), Opel (“Kadett”, “Rekord”), Renault (“21”), Volkswagen (“Polo”, “Passat”), Volvo (“740”, “760”). Eppure tutto questo sfoggio, rispetto al successivo decennio, non si avvale della estensione di piattaforme che dal 1990 – tanto per intenderci – permetterà ad ogni Costruttore di crescere nella propria Gamma condividendo con altri Marchi chassis e catene di montaggio (motivo per il quale con l’ingresso di Ford anche Mazda amplierà con 323 e 626 la sua offerta, Seat e Skoda faranno lo stesso grazie a Volkswagen e persino Innocenti vedrà con la “Elba” il rebranding della “Duna Wagon”); e dunque immaginate quanto sacrificio economico hanno affrontato i Costruttori nel decennio 1980. Mentre la proliferazione di pianali in comune per la maggior parte dei Costruttori negli anni Novanta anticipa un altro Boom del nuovo Millennio: quello delle Monovolume, che il più delle volte nascono su pianali rielaborati di allestimenti Wagon dentro i diversi Costruttori.

Eppure, anche se la condivisione dei pianali moltiplica i corpi vettura (due, due e mezzo, tre volumi, Wagon, Monovolume, Coupè) la versatilità “simbolica” delle Due volumi e delle Wagon segna un solco rispetto all’ormai marginale target dei Clienti affezionati alla configurazione “Sedan”; mentre le monovolumeed MPV esaltano i potenziali acquirenti nella altezza da terra della seduta e nella piena sfruttabilità del volume totale interno grazie ai sedili asportabili. Eppure il mercato non si ferma a questo: occorre una nuova “fusion” ed una nuova contestualizzazione “dimensionale” che prende corpo soprattutto dopo la prima decade del nuovo Millennio. 

E siamo nei tempi davvero recenti, e da questo punto della storia la Vostra memoria è buona testimone del progressivo e inesorabile declino della presenza di Station Wagon, o meglio: della sublimazione del corpo vettura Wagon nella nuova corrente commerciale dei “SUV” e “Maxi Suv”, che in effetti nelle nuove versioni e proposte di Gamma presentano un dettaglio comune a tutte: il volume di coda e il vano di carico decisamente sovrabbondante con un taglio piuttosto verticale del portellone oppure, nelle dinamiche lineari dove la fiancata posteriore “risale” riducendo la luce dei cristalli posteriori, l’accenno diagonale del lunotto non riesce a contrastare la prominenza verticale e massiccia della coda. Tutto questo, ovviamente, è destinato ad evolvere nelle scelte del consumatore medio, ma le avvisaglie si vedono già ora: gli ultimi dati relativi alle vendite globali nel 2023 indicano che la loro domanda è aumentata, nonostante il continuo aumento dei volumi dei SUV; eppure in Europa e negli USA ritorna la forma volumetrica classica della “Station Wagon”, e la quota di mercato molto lentamente risale. 

Sarà per una affezione dura a morire, sarà per la spersonalizzazione potenziale ed inesorabile del “monoprodotto” SUV; o forse molto più semplicemente perché la presunta rivoluzione BEV in Europa si mostra ancora lontana da venire; ed allora perché forzare con chassis rialzati e dimensionati per ricevere la dotazione di batterie idonee per le BEV ma sovrabbondanti per Ibride ed Endotermiche? 

E, aggiungiamo, il fascino “retrò” di qualcosa di cui si è persa la vista per tanto tempo può tornare propizio per il ritorno di fiamma verso un format stilistico e volumetrico molto apprezzato per la maggior parte dei potenziali clienti europei. 

Senza dimenticare che su quella forma di “Station Wagon” i Designer europei ed italiani in particolare hanno saputo realizzare dei veri e propri gioielli di stile inarrivabile dalla concorrenza asiatica. Insomma, un ritorno alla preferenza delle “Wagon all’europea” potrebbe anche essere segnato da quella eccellenza stilistica e formale che, in questo frangente di mercato, tornerebbe molto utile per “blindare” dalla concorrenza asiatica.

Riccardo Bellumori

Nuovo Ford Bronco ibrido: arrivo in Cina

In Cina sono iniziate le vendite del grande crossover a cinque posti Ford Bronco, sviluppato dalla joint venture Jiangling Ford. Sono disponibili versioni completamente elettriche e ibride plug-in, con trazione integrale già nella versione base.

Il Ford Bronco cinese non ha nulla a che vedere con i suoi omonimi americani: il Bronco, un SUV di medie dimensioni con telaio rigido, e il Bronco Sport, un crossover compatto basato sulla piattaforma C2 per autovetture. Ci sarà anche un quarto Bronco, quello europeo, previsto per il 2027 e, secondo alcune indiscrezioni, anch’esso costruito sulla piattaforma C2. Il Bronco cinese ha fatto il suo debutto ufficiale a novembre al salone dell’auto di Guangzhou, e oggi sono iniziate le vendite a tutti gli effetti.

IL BRONCO GREEN

Il Bronco cinese ha una propria piattaforma, progettata per propulsori elettrici e ibridi plug-in di tipo EREV (Extended Range Electric Vehicle), in cui il motore a combustione interna non è meccanicamente collegato alle ruote, funziona in modalità generatore e ricarica la batteria di trazione. La carrozzeria è portante, nel tetto sopra il parabrezza è montato un lidar per il funzionamento degli avanzati assistenti elettronici alla guida. Le sospensioni sono completamente indipendenti, a molle: anteriori a doppio braccio trasversale, posteriori multibraccio. La lunghezza complessiva del crossover è di 5025 mm, la larghezza è di 1960 mm, l’altezza è di 1825 mm, il passo è di 2950 mm. L’altezza da terra è di 215-220 mm a seconda della versione, la profondità del guado superabile è di 600 mm.
L’abitacolo è rigorosamente a cinque posti. A pagamento è disponibile la versione camper, grazie alla quale il crossover porta il nome Bronco Basecamp: questa versione è dotata di un tetto apribile in vetro con azionamento elettrico, necessario per avere più spazio sopra la testa quando si posiziona un materasso matrimoniale sopra i sedili, senza dover estrarre gli oggetti dal bagagliaio. Il portellone posteriore si trasforma in un angolo cottura con tavolino ribaltabile. Per alimentare gli elettrodomestici è prevista una presa da 6,6 kW. Per conservare cibi e bevande tra i sedili anteriori è presente un thermobox da 7,5 litri in grado di mantenere una temperatura bassa o alta.

Al centro è collocato un tablet multimediale da 15,6 pollici con processore Qualcomm Snapdragon 8255. Il display del cruscotto è da 8,8 pollici e, in tutte le versioni tranne quella base, è integrato da uno schermo proiettato da 70 pollici sul parabrezza. L’impianto audio top di gamma da 1000 watt conta 21 altoparlanti. Nella parte anteriore della lunga console tra i sedili anteriori è presente un doppio vano con ricarica wireless da 50 watt per smartphone.

Il volume del bagagliaio principale è di 497 litri, mentre nelle versioni elettriche è presente un bagagliaio aggiuntivo da 160 litri nella parte anteriore.

DATI TECNICI E MOTORI

Il Bronco con propulsore EREV utilizza come generatore un motore turbo a benzina da 1,5 litri con una potenza di 150 CV, mentre le ruote sono azionate da due motori elettrici: uno anteriore da 177 CV e uno posteriore da 245 CV.

La potenza massima complessiva è di 422 CV (310 kW) e 600 Nm, l’accelerazione da 0 a 100 km/h richiede 5,8 secondi, la velocità massima è limitata a 170 km/h. La capacità della batteria di trazione è di 43,7 kWh, l’autonomia con una sola ricarica senza accensione del motore a combustione interna è di 220 km secondo il ciclo CLTC, mentre in modalità ibrida con il serbatoio pieno (63 l) il crossover può percorrere 1220 km.

Nella versione più costosa, il Bronco ibrido è dotato di bloccaggi meccanici dei differenziali tra le ruote.

Nuovo Leapmotor D19 2026: Anteprima

Leapmotor si appresta a lanciare sul mercato il suo SUV più costoso. Il modello sarà disponibile in versione ibrida o completamente elettrica.
La presentazione del crossover a tre file Leapmotor D19 è stata effettuata già a metà ottobre. Ma solo ora sono stati pubblicati i primi schizzi e alcune immagini frammentarie degli interni. Il salone completo sarà svelato la prossima settimana. Ricordiamo che il grande SUV è stato il primo modello della nuova serie D di punta. In Cina sono già in corso gli ordini “alla cieca”, ovvero senza l’annuncio di tutte le caratteristiche e dei prezzi. Il D19 sarà lanciato sul mercato interno nel 2026.
A giudicare dalle immagini, non ci sono novità sostanziali nel design degli interni del SUV. Leapmotor D19 ha schermi separati per il cruscotto e il sistema multimediale. Il crossover ha anche un tunnel centrale a due livelli, nella parte superiore del quale sono situati due spazi per la ricarica wireless e un paio di portabicchieri scoperti, mentre nella parte terminale è integrato un altro display e, forse, un box estraibile con funzioni di riscaldamento e raffreddamento.

I sedili anteriori sono dotati di tavolini integrati, mentre quelli della seconda fila hanno poggiapiedi ribaltabili. Si nota anche che nei poggiatesta sono integrati degli altoparlanti. E, naturalmente, i sedili sono sicuramente dotati di riscaldamento, ventilazione e massaggiatore.

STILE PREMIUM

Leapmotor ha anche sottolineato la presenza di “lussuosi lampadari a parete”, “lampade da lettura in stile aeronautico” e “sistema di aromatizzazione intelligente”. Infine, l’abitacolo è rifinito con pannelli in legno.

Per quanto riguarda l’aspetto esteriore della D19, è tipico di molte auto cinesi moderne. Il crossover ha un “frontale” liscio, fari a due livelli e maniglie delle portiere a scomparsa, mentre i montanti posteriori possono essere rivestiti in cromo. Sono previsti cerchi da 21 pollici. I fari hanno un proiettore integrato e il mono-faretto può mostrare animazioni e il livello di carica della batteria, dato che il modello è ovviamente elettrificato. Nell’elenco delle dotazioni sono presenti anche sospensioni pneumatiche con ammortizzatori adattivi e un avanzato pilota automatico con lidar sopra il parabrezza.

Le dimensioni esatte non sono ancora state rivelate. In precedenza, Leapmotor aveva annunciato che la lunghezza della D19 supera i 5,2 metri, la larghezza è di quasi 2 metri e il passo è di oltre 3,1 metri.

È noto che il crossover sarà offerto come ibrido in serie (il motore a combustione interna funziona in modalità generatore) o come auto elettrica. La versione ibrida ha un sistema elettrico da 800 volt, trazione integrale e una batteria da 80,3 kWh.

La potenza totale di questo Leapmotor D19 è di 544 CV. L’autonomia dichiarata solo con trazione elettrica supera i 500 km secondo il ciclo cinese CLTC. Il SUV elettrico ha un’architettura da 1000 volt, tre motori elettrici e una batteria con una capacità di 115 kWh. La potenza complessiva è di 734 CV. L’autonomia è superiore a 720 km.

I media cinesi ipotizzano che la Leapmotor D19 costerà circa 250.000 yuan. Per ora, il titolo di modello più costoso del marchio spetta al crossover C16, con un prezzo a partire da 161.800 yuan.

Nuovo Mercedes VLE 2026: il Teaser

Mercedes ha confermato quando il suo nuovissimo minivan elettrico VLE entrerà sotto i riflettori, e la data è fissata per il 10 marzo a Stoccarda. Insieme all’annuncio, l’azienda ha pubblicato un’immagine teaser che ci permette di vedere da vicino la parte anteriore. Le luci diurne con un brillante motivo a stella collegano immediatamente il VLE di produzione al precedente concept Vision V.

Mentre il concept ha attirato l’attenzione con le sue proporzioni audaci e le superfici quasi fantascientifiche, il VLE mantiene un aspetto leggermente più sobrio. Ciononostante, la somiglianza con il modello precedente è evidente e Mercedes non esita ad affermare che questo è l’inizio di una nuova era.

Sarà il primo modello costruito sulla nuova piattaforma elettrica VAN.EA del marchio, modulare e scalabile per coprire tutto, dai semplici veicoli per il trasporto di persone alle lussuose navette e ai grandi furgoni per le consegne.

LO STILE UNICO

La nuova Mercedes VLE promette di unire la qualità di guida di una limousine alla praticità di un MPV. Pensate a sedili flessibili per un massimo di otto persone, un cruscotto MBUX Hyperscreen da pilastro a pilastro che esegue l’ultima versione del sistema operativo Mercedes-Benz (MB.OS) e tantissime idee intelligenti per lo stivaggio.

Una variante VLS più lussuosa con sedili in stile lounge e un enorme schermo 4K per l’intrattenimento posteriore arriverà in seguito per gli acquirenti che desiderano il massimo del lusso con autista e un numero inferiore di posti a sedere.

La griglia più grande mai vista

L’immagine teaser mostra un muso liscio con una griglia ancora più grande di quella della nuova GLC EQ, affiancata da luci diurne a forma di stella che conferiscono al furgone un’identità distintiva.

I recenti prototipi avvistati durante i test invernali suggeriscono che la forma complessiva seguirà da vicino la silhouette della Vision V, con una linea del tetto più bassa e fiancate più scolpite per evitare il solito aspetto squadrato della maggior parte dei furgoni di grandi dimensioni. Il nostro rendering Carscoops, visibile qui sotto, mostra come potrebbe essere il VLE di produzione.
Sotto la carrozzeria, la piattaforma elettrica VAN.EA dovrebbe offrire opzioni a motore singolo e doppio per coprire un’ampia gamma di prestazioni, con versioni base da 268 CV (272 PS / 200 kW) e modelli top di gamma che sfiorano i 470 CV (476 PS / 350 kW).

Le dimensioni delle batterie potrebbero variare da 90 kWh a quasi 120 kWh, con autonomie WLTP di oltre 300 miglia (500 km) nelle versioni più efficienti, e tutti i VLE sono in grado di assorbire 350 kW grazie al loro impianto elettrico a 800 volt. I furgoni a combustione di oggi continueranno ad essere offerti, ma su una piattaforma diversa.

Mercedes definisce il VLE il primo SUV al mondo, anche se in realtà si tratta di un minivan elettrico di fascia alta con grandi ambizioni che arriva dopo furgoni simili di Lexus, Volvo e Zeekr.

Avremo tutti i dettagli a marzo, ma i primi segnali suggeriscono che la classe dei veicoli per il trasporto di persone sta per diventare molto più affascinante.

Nuovo Hyundai Staria 2026: Anteprima

Hyundai Staria in vendita da oltre cinque anni, quindi il marchio coreano ha deciso di implementare alcune novità nel suo monovolume più grande, ma senza fare troppo rumore. I coreani sono perfettamente consapevoli che il mondo dei monovolume sta tornando alla ribalta. Un formato che i produttori stanno recuperando ora con le auto elettriche e che molto presto subirà un importante terremoto con la presentazione mondiale della nuova Mercedes VLE.

Quella della stella non sarà solo elettrica, ma anche ibrida, quindi i coreani si sono visti costretti a muovere la loro pedina con la Hyundai Staria 2026, adottando importanti novità su tutti i fronti, anche se forse alcune di esse brillano meno del previsto. Hyundai, che di solito sottopone i suoi modelli a un restyling due anni e mezzo dopo la loro presentazione, in questo caso ha allungato i tempi più del solito, poiché il suo design più futuristico lo ha permesso. Il tempo non ha influito molto sullo stile moderno con cui è stata presentata.

Ciononostante, Hyundai ha implementato una serie di cambiamenti visivi più significativi, anche se a prima vista non sembrano così rilevanti. Infatti, bisogna guardare con più attenzione per notare che la sottile barra delle luci diurne a LED, situata sul cofano a forma di cuneo, ora è continua e non è più divisa in tre parti. I fari con luci di posizione e abbaglianti, con tecnologia Full LED, si trovano nella stessa posizione, anche se la grande griglia in cui sono installati presenta una nuova trama decorativa – cromata nel modello Lounge – sia nella metà superiore che in quella inferiore.

Hyundai non ha menzionato modifiche nella parte posteriore, quindi si presume che quest’area rimanga intatta con i fanali verticali installati sui montanti.

La Hyundai Staria 2026 presenta anche modifiche agli interni, che sono della stessa portata di quelle agli esterni. La disposizione del cruscotto rimane invariata, ma i coreani hanno sostituito il quadro strumenti digitale con uno più grande, ora da 12,3 pollici rispetto al precedente da 10,25 pollici, e hanno anche rinnovato il volante.

INTERNI E TECNOLOGIE

La console centrale dà ora una sensazione di maggiore elaborazione, non solo perché il touchscreen del sistema multimediale è cresciuto fino a 12,3 pollici, ma anche perché la casa coreana ha eliminato i pulsanti touch dal pannello del climatizzatore automatico e li ha sostituiti con nuovi pulsanti fisici. Anche la leva del cambio automatico è scomparsa da questa posizione e ora si trova sul piantone dello sterzo, nel caso della variante Lounge.
La nuova Hyundai Staria 2026 ha debuttato in Corea del Sud, dove sarà disponibile con un’ampia gamma di configurazioni a sette, nove e undici posti, oltre a un’opzione furgone con due, tre o cinque posti laterali. Nel paese d’origine, la gamma comprende una versione V6 da 3,5 litri e 240 CV che funziona a benzina e GPL, e una versione ibrida con un motore da 158 CV.

L’unica versione che sarà disponibile in Italia, quando verrà presentata nel 2026, ma con prestazioni superiori, arrivando a 225 CV.