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Nuovo iCar V27: uscita e dati tecnici

Il nuovo iCar V27 dovrebbe arrivare sul mercato interno entro la fine dell’anno e in Russia nella prima metà del 2026.

Qualche anno fa, Chery ha lanciato sul mercato cinese un marchio chiamato iCar. La gamma “domestica” comprende attualmente i crossover compatti iCar 03 e iCar V23 con motorizzazione completamente elettrica. Vale la pena notare che il marchio è presente sui mercati di esportazione, anche se in alcuni paesi il suo nome è stato cambiato in iCAUR. È proprio con questo nome che il marchio apparirà sul mercato russo, come annunciato dall’ufficio locale di Chery a metà giugno di quest’anno.
Il primo modello del marchio in Russia sarà il brutale crossover iCAUR V27, il cui primo teaser, allora ancora senza nome, è stato pubblicato dalla società il mese scorso. La prima presentazione del modello di punta del marchio ha avuto luogo a Dubai (EAU), ma il primo mercato per questo SUV sarà molto probabilmente la Cina, dove il modello sarà venduto con il nome di iCar V27; si prevede che il modello arriverà sul mercato entro la fine dell’anno. Come comunicato oggi dall’ufficio russo di Chery, il crossover arriverà sul mercato automobilistico russo nella prima metà del 2026.

Il produttore definisce l’iCAUR V27 un fuoristrada, ma, secondo i dati preliminari, il modello è comunque un crossover con carrozzeria portante. Il modello di punta ha un aspetto piuttosto aggressivo: l’immagine è creata dai massicci paraurti anteriori e posteriori, dai passaruota allargati con coperture “quadrate” in plastica non verniciata, nonché dal cofano bombato e dalla ruota di scorta sul retro.

DATI TECNICI E MOTORI

I fari anteriori sono stati realizzati nello stile della Land Rover Defender. Sul tetto sono visibili barre portatutto complete e due sezioni longitudinali in vetro, mentre il profilo è impreziosito da cerchi bicolore, pedane, maniglie delle portiere tradizionali e grandi specchietti esterni su supporti separati. Inoltre, nell’iCAUR V27 i fanali sono realizzati sotto forma di una coppia di quadrati doppi, posizionati verticalmente ai lati del portellone posteriore.

La lunghezza della versione globale del crossover di punta è di 5045 mm (non è escluso che questo dato tenga conto della ruota di scorta), la larghezza è di 1976 mm, l’altezza è di 1894 mm e la distanza tra gli assi è di 2900 mm.

Il produttore cinese non ha ancora pubblicato immagini ufficiali degli interni dell’iCar V27, ma, a giudicare dalle foto spia, il nuovo modello avrà un cruscotto virtuale integrato nel pannello frontale, un grande touchscreen separato per il sistema di informazione e intrattenimento e un dispositivo per la ricarica wireless degli smartphone sul tunnel centrale.

In precedenza era stato riferito che l’iCar V27 è un ibrido ma non ci sono ancora dettagli sul propulsore. Si sa che il sistema include un motore turbo a benzina da 1,5 litri: funziona come generatore per la batteria e non è meccanicamente collegato alle ruote. Secondo dati non confermati, questo crossover sarà disponibile con trazione posteriore e integrale, con una potenza complessiva della versione a trazione integrale che potrebbe raggiungere i 455 CV.

Da notare che Chery ha comunicato che iCar V27 REEV sarà in grado di funzionare efficacemente anche a temperature estreme come -35 °C e +60 °C. I dettagli sulla versione italiana della novità saranno resi noti in seguito.

Triumph cento anni di storia per una vera Principessa popolare

Una storia inglese, ormai dimenticata.

Ne abbiamo raccontate tante su Autoprove lungo solo tre anni, e credo che difficilmente troverete un repertorio confrontabile su altre piattaforme. Perché come tante storie inglesi di inizio del secolo scorso ogni storia “british Style” declinata su questo nostro Blog comprende motori, società, territori, orgoglio ed appartenenza; e purtroppo, come ogni storia inglese del genere, è finita per morire per mano dello stesso popolo che l’aveva vista nascere, ma solo perché quel popolo ad un certo punto ha perso il contatto con sé stesso, schiavo delle sue tradizioni e della sua prosopopea. Oltre che di una guida politica devastante.

Il Marchio di cui per ultimo (al momento) Vi parlo è storico, rappresentativo ed emblematico anche della confusione che regnava sovrana, nel Regno, in un certo periodo storico.

Tre anni fa siamo partiti con un racconto della sua fine, cioè la Triumph Acclaim.

Triumph: il suo inizio con le biciclette

La sua storia però non parte dalla Gran Bretagna ma da Norimberga: da qui Siegfried Bettmann si stabilisce a Londra nel 1887 per importare e vendere biciclette, e le chiama da subito “Triumph”, per poi iniziare a produrle in modo autonomo a Coventry. Dalle bici è davvero un passo arrivare alle motociclette, e da là poco più di un secolo fa inizia la produzione di auto, nel 1923/1924.

Chi si ricorda più, chi lo sa che la Triumph ha compiutovirtualmente un secolo proprio nel 2024?

Le prime auto prodotte erano di target medio e popolare, ma bastò poco per capire che la concorrenza dei Marchi “mass market” della Gran Bretagna e dell’Europa non lasciava spazio, per cui dal 1930 il nuovo Management cambiò registro: auto di altissima Gamma con motori Coventry Climax e poi fatti in casa su progetto del genio interno Donald Haley, che poi decenni dopo si dedicò come ultimo progetto della sua vita alla Jensen Haley.

Parliamo di Triumph, dunque: un Marchio che tutti conoscono ma di cui Vi sfido a ricordare più di quattro macchine prodotte lungo 60 anni esatti di carriera; perché il 2024 segnava il centenario preciso dalla sua nascita ed il quarantennale dalla ultima auto uscita dalla Catena di montaggio con il suo Marchio, anche se la “Acclaim” della Triumph aveva appunto solo il Marchietto sui cofani.

L’ultima “Acclaim” basata sulla piattaforma della Honda “Ballade” usciva dalla fabbrica anglo-nipponica nel Settembre 1983, dopodiche smaltite le giacenze nel 1984 la “Triumph” cessava di esistere perché inglobata nel nuovo mega carrozzone Austin Rover.

Come accennavo sopra, negli anni ’30 il Marchio che aveva aperto gli Stabilimenti ad Holbrook Lane, decise di posizionarsi nel mercato Auto di Gamma prestigiosa, e con motori fatti in casa: scelte industriali che, a ridosso della Grande Guerra e poco dopo la Grande Depressione del ’29, significava in soldoni il preavviso di fallimento o quasi.

Infatti per mantenere in vita la Divisione Auto, la Triumph nel 1937 cedette le linee “Due Ruote” alla Ariel che continuò a produrre le moto del Marchio ma basandosi sulla sua linea industriale di Gamma.

Nel 1940 gli Impianti di Holbrook Lane furono distrutti dai bombardamenti, per cui per sopravvivere non rimase che entrare nel Gruppo Standard Motor che tuttavia divise la Gamma in due Marchi: 

Triumph Motor Limited a Canley nel 1945, dedicata alla produzione di modelli sportivi in alluminio (più facilmente reperibile dell’acciaio nel Dopoguerra inglese) non monoscocca ma con telaio spesso a traliccio; in più fu concordata la fornitura di motori alla Jaguar per un solo anno fino al 1946. A marchio Standard invece vennero vendute le più tradizionali berline di taglio popolare.

Dalla fine degli anni ’50 tuttavia il Boom commerciale delle sportive Triumph portò alla unificazione dei due Marchi ed alla scomparsa della Standard. 

Pessimo affare visto che il buon profilo delle sportive era annebbiato dallo scarsissimo appeal delle berline da lavoro e famiglia.

La politica avviata dai Governi laburisti di nazionalizzazione estesa e di aiuti governativi verso un po’ tutti i settori industriali toccò fortemente il mondo auto, con la ricomposizione della miriade di grandi e piccoli Costruttori nazionali dentro quattro Galassie: 

per proteggere l’Industria dell’Union Jack soprattutto dalla concorrenza, un numero impressionante di Marchi venne parcheggiato dentro quattro Gruppi: la Leyland Motors (che comprendeva MG, che ingloba anche Triumph e Rover e finirà per assorbire anche Land Rover);

la BMC – British Motor Corporation (Austin Motor, Riley, Wolseley, Alvin, Vanden Plas, Princess, Jaguar – Daimler, Nuffield – Morris);

poi il Gruppo Rootes (Sumbeam, Singer, Humber, Hillman, Frazer, Talbot) ed infine Rolls Royce-Bentley ed Aston Martin Lagonda.

Rimaneva infine una prestigiosa galassia di Marchi artigianali (Lotus, Bristol, Jensen, AC, etc..) comunque al “Top” di sportività e prestigio; anche per tutti questi Marchi auto, incredibilmente, il settore Pubblico avvia azioni piccole o grandi, sporadiche o consolidate, o limitate, di aiuto. 

I Governi più impegnati nell’iniezione di Sterline pubbliche all’Industria UK sono certo stati quelli di Harold Wilson e di James Callaghan, tra il 1964 ed il 1979; ma anche al Governo Conservatore di Edward Heath – il 4 Febbraio 1971 – era toccato di salvare la divisione aeronautica di Rolls Royce, finita in amministrazione controllata con oltre 75.000 lavoratori che da Hillington e dintorni rischiavano il posto.

Ma il primo boato della frana fu nel 1958 quando il Gruppo Rootes fu rilevato da Chrysler che “colonizzando” il Gruppo inglese (che aveva già conquistato il Sol Levante e che stava per diventare il primo produttore occidentale ad aprire uno Stabilimento in Romania) aveva aperto ufficialmente lo stato di crisi.

E si arriva nel 1968 quando la politica spinse per la maxi fusione tra British Motor Corporation e Leyland nell’ unico grande conglomerato “B.L.M.C.” (British Leyland Motor Corporation, poi nazionalizzato dal 1975 con i soldi pubblici di Sir Harlod Wilson) con ben 14 Marchi al suo interno.

Ed il terremoto non era finito, quando nel 1972 David Browncedeva la Aston Martin in crisi a “Company Development” ed il 30 Dicembre 1974 i lavoratori di ritorno dalle ferie di Natale trovavano “Sunnyside” (Quartier generale di Newoport Pagnell) chiusa perchè il Marchio era entrato in amministrazione controllata pre-liquidazione, e nel 1975 sarà temporaneamente salvata da due businessman americani fino al 1980.

Triumph entra in Leyland

Per questo la Triumph, entrata nel 1960 in Leyland fu presieduta dal Commissario di Governo Sir Donald Stokes che la guidò dentro il nuovo agglomerato British Leyland nato dalla fusione di Rover, British Motor e Jaguar entrata poi in Leyland.

La nuova Holding trasferì la produzione delle Triumph a Speke(Liverpool) per lasciare Coventry alla Jaguar: purtroppo tuttavia il Marchio di Sir Lyon era stato un parente scomodo anche per la “Vanden Plas” che dopo la sinergia con Rolls Royce nel 1964 e la parvenza di un futuro da Marchio produttore era tornata nel limbo che da anni la relegava al ruolo di semplice allestitore di lusso.

La Jaguar era di per sé sufficiente, dentro un raggruppamento automobilistico, a rappresentarne il segmento del lusso: motivo per cui nelle arzigogolate strategie commerciali di Gruppo, la “Triumph” finisce per essere profilata come la sorella maggiore della “M.G.”, con una Gamma di Roadster e Coupè e di berline di taglio sportivo più che di lusso.

Ma arriviamo alla forbice di anni più caratterizzante per la Triumph, a cavallo tra anni ’60 e ’70 in cui il Marchio vede la collaborazione di Michelotti e la nascita di alcune pietre miliari come la Dolomite Sprint, la Spitfire, la Stag, etc.

Arriva l’esportazione nei mercati esteri ed arrivano i fiumi di lamentele per la inaffidabilità e la complicazione della meccanica fatta in casa, che è perfetta per le Gare ma è impossibile nell’uso di tutti i giorni.

Nonostante tutto però il successo e gli appassionati in USA, Sudamerica, Europa, Giappone ed Australia non mancano. 

Triumph, il “papà” del motore Saab Turbo

A metà anni ’70 parte anche la sinergia industriale con la Saab attraverso la intermediazione dello specialista motoristico “Ricardo”, con la quale il marchio inglese in realtà non fa altro che cedere agli svedesi una linea di prodotto che progressivamente va a dismettere.

E purtroppo dei casini che la Triumph affronterà dalla seconda metà degli anni Settanta se ne renderanno conto molto bene dentro la Saab, con la “99”: 

per lanciare questo modello a suo modo rivoluzionario più ancora dei precedenti, la Casa di Trollhattan abbandona per sempre il Due Tempi e definisce una linea di motori di taglio “medio”. 

Il Partner motoristico era stato definito con la consulenza della “Ricardo Plc” che aveva promosso proprio il Triumph. 

Solo che le diverse evoluzioni del motore (persino la prima catalizzazione con sonda Lambda nel 1976 ed il primo Turbo del 1977) la Casa svedese dovette affrontarle per conto proprio senza alcun appoggio degli inglesi; questo portò la Saab studiare per la “900” la piattaforma “H Ecopower” da quasi 2000 cc a 2300 cc aspirati e Turbo.

A fronte dello sforzo autonomo per dotarsi di un suo motore, Saab tuttavia fece pagare caro alla Triumph il suo disimpegno, ritenendo nulle le specifiche di collaborazione relative alla condivisione di sviluppo. Tutto giusto, solo che per la Casa inglese significò la impossibilità di migliorare attraverso il lavoro degli svedesi il problema chiave della sua Gamma: la qualità.

Ufficiale Xiaomi arriva in Europa nel 2027

Secondo un rapporto di CnEVPost, il presidente di Xiaomi Lu Weibing ha rivelato che l’Europa sarà il primo mercato estero a ricevere i veicoli elettrici (EV) del marchio nel 2027. La notizia è stata resa nota durante una recente conference call sui risultati finanziari, in cui Lu ha affermato che l’azienda è attualmente in fase di ricerca e preparazione in vista dell’ingresso nel mercato europeo.

Sebbene l’azienda avesse già espresso l’intenzione di vendere i propri veicoli elettrici nei mercati esteri entro il 2027, fino ad ora non aveva menzionato alcun mercato specifico. Una foto di una SU7 Ultra con targa tedesca pubblicata da Lu il mese scorso avrebbe dovuto essere un indizio prima della sua recente conferma che l’Europa sarà il primo mercato estero di Xiaomi.

ARRIVO IN EUROPA

Il gruppo Xiaomi ha registrato risultati incoraggianti nel secondo trimestre di quest’anno, con un aumento del fatturato totale del 30,5% su base annua (YoY) che ha raggiunto i 116 miliardi di yuan. Il fatturato delle attività innovative, che comprendono veicoli elettrici, intelligenza artificiale (AI) e altre nuove iniziative, ha raggiunto i 21,3 miliardi di yuan.

Xiaomi sceglie l’Europa come primo mercato estero – ingresso nel 2027; vendite cumulative di veicoli elettrici pari a 300.000 unità al secondo trimestre del 2025

Ciò rappresenta un aumento del 233,9% su base annua dei ricavi, anche se queste attività hanno registrato una perdita operativa (al netto delle spese) di 300 milioni di yuan. Tuttavia, si tratta di un calo rispetto alla perdita operativa di 500 milioni di yuan registrata nel primo trimestre.

Nel secondo trimestre del 2025, Xiaomi ha consegnato un totale di 81.302 veicoli elettrici, superando le 75.869 unità registrate nel primo trimestre del 2025. L’azienda ha registrato una crescita costante dal lancio del suo primo veicolo elettrico, il SU7, il 28 marzo 2024, con 27.307 unità registrate nel secondo trimestre del 2024, 39.790 unità nel terzo trimestre del 2024 e 69.697 unità nel quarto trimestre del 2024. Complessivamente, le consegne cumulative ammontano attualmente a oltre 300.000 unità.

L’azienda ha elencato alcuni altri punti salienti nella sua presentazione, sottolineando che il suo primo SUV, lo YU7, ha raggiunto 240.000 ordini confermati in 18 ore dall’apertura dei registri degli ordini. L’azienda dispone attualmente di 335 centri di vendita di veicoli elettrici in 92 città della Cina.

Nuova Skoda Octavia Combi: rendering elettrico

Skoda sta preparando il lancio della nuova concept car Vision O, che molti considerano il precursore della prossima generazione del popolare modello Octavia. Sulla base dei teaser disponibili, gli amici di Kolesa.ru hanno deciso di immaginare come potrebbe essere l’auto di serie.

La Skoda Octavia nella sua forma attuale risale al 1996, mentre il nome è stato preso in prestito dal modello prodotto dal 1959 al 1971. Oggi è in produzione la quarta generazione di liftback e station wagon, presentata alla fine del 2019. Nel febbraio dello scorso anno, l’Octavia è stata sottoposta a un restyling, mentre ora ci aspetta il debutto del concept Vision O, che potrebbe mostrare le caratteristiche di design della quinta generazione del modello.

Per ora abbiamo a disposizione solo alcuni teaser del futuro concept. Il design sarà realizzato nel nuovo stile dell’azienda Modern Solid. La parte anteriore richiamerà gli ultimi concept del marchio, nonché il primo modello di serie del nuovo stile aziendale, il crossover Elroq. Allo stesso tempo, a giudicare dal teaser, la station wagon avrà i tradizionali fari (non “a due piani”) con un originale disegno delle luci di marcia a LED. Non sono previste particolari rivelazioni sul lato, mentre nella parte posteriore il dettaglio più interessante saranno i fanali a forma di T, simili a quelli degli ultimi crossover concept Skoda. Dai teaser si vede anche che il cofano del bagagliaio sarà “chiuso” e che la nicchia della targa sarà spostata sul paraurti posteriore. È probabile che la novità avrà un tetto nero a contrasto, come alcuni altri modelli recenti del marchio.

Rendering Kolesa.ru

DATI TECNICI E MOTORI

Non ci sono ancora informazioni confermate sulla parte tecnica, ma si prevede che il concept sarà completamente elettrico, in linea con le tendenze attuali.

L’attuale Skoda Octavia è realizzata sulla piattaforma modulare MQB ed è equipaggiata con un’ampia gamma di motori a benzina e diesel con cilindrata da 1,5 a 2,0 litri (da 115 a 265 CV nella versione Octavia RS). È disponibile anche un ibrido ricaricabile iV con motore 1.4 TSI (potenza complessiva di 245 CV).
Il concept Skoda Vision O sarà presentato l’8 settembre al Salone dell’Auto di Monaco. Nel frattempo, alcuni mesi fa hanno debuttato i crossover di punta Enyaq RS ed Enyaq Coupe RS, sottoposti a restyling.

Nuova Volkswagen T-Roc 2026: teaser ufficiale

La presentazione della nuova Volkswagen T-Roc avrà luogo nel settembre 2025 nell’ambito del Salone dell’Auto di Monaco di Baviera. Questo SUV avrà solo una motorizzazione ibrida.

Il crossover Volkswagen T-Roc è entrato a far parte della gamma del marchio tedesco nel 2017 e ha subito un restyling nell’autunno del 2021: in quell’occasione sono stati modificati l’aspetto esteriore e gli interni, ma la tecnologia è rimasta invariata.

Ad oggi, questo SUV rimane il best seller del marchio in Europa: secondo i dati di Jato Dynamics, nella prima metà del 2025, 106.118 clienti hanno scelto questo modello (il 5% in meno rispetto al periodo gennaio-giugno 2024).
Attualmente, il processo di sviluppo della seconda generazione della Volkswagen T-Roc è già in fase di completamento: i paparazzi hanno immortalato i prototipi durante i test su strada nell’estate del 2023, e ora il produttore tedesco ha pubblicato la prima foto del prototipo del futuro SUV. Tuttavia, il produttore ha deciso di nascondere i dettagli del suo aspetto con una pellicola mimetica.

Il crossover ha mantenuto la tradizionale carrozzeria a cinque porte con la linea inclinata dei finestrini posteriori. Il nuovo T-Roc ha ricevuto barre sul tetto e un’antenna a pinna di squalo sul tetto, uno spoiler nella parte superiore del portellone, maniglie delle portiere convenzionali e specchietti esterni con ripetitori degli indicatori di direzione. Nella parte anteriore sono visibili i sobri fari a LED, mentre la parte posteriore sarà probabilmente decorata da un “monofaro” con il logo al centro.

LA NUOVA GENERAZIONE

Si prevede che la nuova Volkswagen T-Roc sarà basata sulla piattaforma modernizzata MQB Evo, su cui si basa l’attuale Golf. Secondo i dati preliminari, la “dotazione” del crossover di seconda generazione sarà solo ibrida. Allo stesso tempo, secondo i dati della rivista britannica Autocar, il prossimo SUV avrà un nuovo impianto ibrido, che successivamente apparirà nella gamma Golf e Tiguan (i dettagli saranno resi noti in seguito).

In precedenza si pensava che la “seconda” T-Roc avrebbe condiviso la gamma con l’attuale VW Golf. Non è escluso che in alcuni mercati la gamma del nuovo modello includerà comunque un motore turbo TSI a benzina da 1,5 litri e un motore turbodiesel TDI da 2,0 litri, abbinati a un cambio manuale o automatico DSG. Nell’elenco dei propulsori ibridi è previsto anche un PHEV.

Nella foto: l’abitacolo dell’attuale Volkswagen T-Roc
Non ci sono ancora informazioni su quando la Volkswagen T-Roc di seconda generazione sarà lanciata sul mercato. Anche i prezzi del nuovo modello saranno resi noti in seguito. Sul mercato interno, in Germania, il costo dell’attuale SUV varia da 30.065 a 34.445 euro.

La presentazione della prossima Volkswagen T-Roc avrà luogo nel settembre 2025 nell’ambito del Salone dell’Auto di Monaco (Germania). Qui il produttore tedesco intende presentare anche il crossover subcompatto Volkswagen ID.2X con tecnologia completamente elettrica.

Mazda 2 Hybrid: Pro e Contro dalla prova su strada

In questo video, offro una dettagliata prova su strada della Mazda 2 Hybrid 2025, condividendo la mia esperienza dopo aver percorso mille chilometri. Esploreremo tutti i dettagli valutando approfonditamente l’esperienza di guida complessiva.

Scopriamo insieme i pro e i contro di questa city car.

La beffa di Tazio Nuvolari nel cuore della Germania di Hitler

Il “via”, al Nurburgring, viene dato con un modernissimo semaforo a tre luci. Nelle prime fasi, con le Mercedes e le Auto Union in testa e con le due Alfa di Chiron e Brivio presto fuorigioco, Nuvolari galleggia in sesta posizione ma senza perdere il contatto dai primi. Dal settimo giro il mantovano attacca,portandosi sorprendentemente in terza posizione. Alla nona tornata, infrangendo la barriera degli 11 minuti (giro più veloce in 10’57”) Tazio sorpassa la Mercedes di Caracciola portandosi incredibilmente in testa alla corsa tra lo stupore generale dei centomila spettatori, quasi un affronto per la superiorità tecnica germanica. All’approssimarsi della metà gara, i box si riempionodi meccanici pronti all’imminente rientro delle monoposto per il rifornimento e cambio-gomme. All’undicesimo giro, in un uragano di applausi, le quattro vetture di testa capeggiate da Nuvolari si fermano contemporaneamente ai box. Mentre Von Brauchitsch riparte per primo, seguito da Rosemeyer e infine da Caracciola, al box Alfa si consumano momenti drammatici : la pompa a pressione del rifornimento benzina si rompe, i meccanici devono lentamente versare la benzina tramite un bidone e un imbuto: Nuvolari scende dalla macchina, urla e gesticolaforsennato ma impotente. Ben quaranta secondi in più del necessario vengono persi nella disgraziata sosta, facendo ritornareil mantovano in sesta posizione. La leggenda comincia in quel momento: in pochi giri, Nuvolari riconquista il secondo posto, maleader della corsa rimane sempre Von Brauchitsch con la suaMercedes W25. I due, dopo la sosta, erano stati gli unici a girare regolarmente sotto gli 11 minuti, tuttavia il distacco  si mantiene a lungo consistente (circa un minuto) a favore del tedesco. Almeno fino al 17° giro.

LA VITTORIA DI CUORE

A partire dalla tornata successiva, la pressione di Nuvolari, seppure a distanza, comincia a sortire effetto: il distacco scende, inesorabile, sotto il minuto, anzi addirittura sotto i 50”, un margine comunque di tutta tranquillità per Von Brauchitsch e la sua potente Mercedes. Ecco, proprio la grande potenza che la vettura tedesca sprigiona sull’asfalto porta alla luce l’unico vero tallone d’Achille : durante le prove il responsabile della Continental, la casa fornitrice di pneumatici, aveva fatto presente a quelli della Mercedes che, mentre la guida vellutata di Caracciola avrebbe permesso un solo cambio gomme, lo stile nervoso di von Brauchitsch avrebbe probabilmente reso necessario un ulteriore prudenziale cambio per evitare problemi alla gomma posteriore sinistra.

I timori diventano realtà : nonostante il vantaggio, proprio quel pneumatico inizia a svelareuna preoccupante fascia bianca, chiaro segno che il battistrada è ormai finito. E Nuvolari riduce ancora il distacco: al ventesimo giro, due alla fine, poco più di trenta secondi separano i due. Dai box Mercedes il leggendario e corpulento ds, Alfred Neubauer, segnala a von Brauchitsch di rallentare, e questi di rimando  gesticola indicando le gomme posteriori. Alla fine del 21° passaggio, l’irruento pilota tedesco ha solo due possibilità: fermarsi ai box per un cambio di pneumatici, con solo 35” di vantaggio che però non gli permettono alcuna certezza di mantenere la testa della corsa, oppure continuare con le gomme sulle tele. Sceglie la seconda possibilità, ignorando i meccaniciche al box sono già allertati per una sosta improvvisa. Tuttavia, su un circuito dove per compiere un giro si impiegano circa 11 minuti, l’impossibilità di conoscere i distacchi in tempo reale inducono Von Brauchitsch a continuare a spingere. E a pochi chilometri dal traguardo, nei pressi della curva del Karussell, la famigerata gomma posteriore sinistra della Mercedes esplode!!!!

Il pilota mantiene la macchina in pista, ma passano pochi secondi e l’Alfa di Nuvolari “asfalta” l’argentea vettura azzoppata. Ai box, intanto, nessuno sospetta o sa nulla di quanto accade in questi momenti. Quando sbuca  una macchina rossa tutti pensano a un doppiato, ed è il celebre giornalista della Gazzetta dello Sport, Giovanni Canestrini, a gridare per primo “Ma è Nuvolari, è Nuvolari  !!!!!! ”. Il caporale nazista Huehnlein sbianca, enasconde frettolosamente in tasca il foglio del discorso, che avevapreparato per celebrare la vittoria di un pilota e di una macchina di casa. 

I centomila tifosi tedeschi restano per un po’ ammutoliti, ma subito dopo esplodono in un fragoroso applauso mentre la bandiera italiana viene issata sul pennone e Nuvolari riceve il trofeo intitolato al Führer, quasi scomparendo nella gigantesca corona d’alloro fatta su misura per i “giganti” tedeschi, inspiegabilmente sconfitti da quel diavolo d’un italiano a bordo di una vettura – l’Alfa Romeo P3 – ormai alla fine dei suoi giorni ma ancora capace di cogliere quella che resta nella storia come la “vittoria impossibile”!

Nuovo Jeep Renegade 2027: Anteprima Rendering

Negli ultimi mesi, i curiosi avvistamenti di una Jeep Renegade mascherata in Sud America hanno acceso l’immaginazione degli appassionati, trasformandosi in materiale prezioso per i rendering di Plebee Silvia. Va detto che per ora Jeep non ha anticipato l’arrivo di una nuova Renegade in Europa dopo l’uscita dal listino del modello attuale.

Con il suo occhio da artista Silva è riuscito a dar vita a una visione della Renegade che conserva la robusta compattezza del modello attuale, ma la proietta in un futuro stilistico più dinamico. Nel suo lavoro, la silhouette rimane inconfondibile: il frontale muscoloso mantiene il tradizionale schema a sette feritoie, ora rifinito in nero lucido e con richiami stilistici alla sorella maggiore Compass, mentre i paraurti, sia anteriore sia posteriore, sembrano scolpiti con linee più marcate e maggior sostegno visivo. I fari full LED, dal profilo più snello e tridimensionale, enfatizzano quell’idea di modernità senza tradire la personalità off-road che ha reso iconica la Renegade.

All’interno, la penna di Silvia destruttura l’attuale indirizzo verticale per abbracciare un layout orizzontale e pulito: immagina un quadro strumenti totalmente digitale, perfettamente personalizzabile con grafiche ad alto contrasto, affiancato da un grande schermo infotainment da oltre dodici pollici che si estende armonioso in una superficie di vetro, abbandonando tasti fisici in favore di comandi touch. La console centrale “flottante” sembra sospesa, quasi a voler liberare spazio e offrire accessibilità ai passeggeri su ogni lato, mentre i materiali scelti – mix di tessuti tecnici e inserti metal-brushed – raccontano l’equilibrio tra eleganza moderna e resistenza ai percorsi più impervi.

IL CROSSOVER BESTSELLER

Le indiscrezioni raccolte negli ambienti di Stellantis parlano di un debutto nel 2027, in concomitanza con un piano di rilancio del marchio in Europa guidato dai recenti nomi-chiave: il CEO Antonio Filosa a Torino e il responsabile americano Tim Kuniskis. In questo contesto, la Renegade restyling dovrà ritagliarsi un ruolo ancora più definito come entry-level d’avanguardia all’interno della famiglia Jeep, trovando il proprio spazio tra la nuova Compass su piattaforma STLA Medium e le future versioni ibride plug-in che stanno prendendo sempre più piede.

IL RITORNO DI FIAMMA

Ciò che rende davvero affascinanti i rendering di Kleber Silvia è la capacità di sintetizzare in un singolo progetto la duplice anima della Jeep Renegade: quella urbana, capace di destreggiarsi nel traffico e di fare della praticità un punto di forza, e quella off-road, che emerge attraverso superfici minimali interrotte da protezioni sottoscocca stilizzate e cerchi in lega dal disegno ispirato alla meccanica. Il risultato è una proposta visiva che non tradisce il patrimonio di Jeep, ma lo rinnova con un linguaggio più raffinato, andando incontro alle esigenze di un pubblico sempre più attento alla tecnologia e al design.

DATI TECNICI E MOTORI

Sul fronte delle motorizzazioni, la nuova Renegade potrebbe confermare l’impostazione mild-hybrid già sperimentata su modelli come la Fiat 600 e la Jeep Avenger, adottando il tre cilindri turbo 1.2 litri da 48 V, disponibile in configurazioni da circa 136 CV e 163 CV, con trazione anteriore o integrale per chi ambisce a un’anima più off-road. Accanto a questa soluzione, i piani di Stellantis prevedono il lancio della variante plug-in 4xe, capace di sfruttare un motore elettrico di supporto per ridurre consumi ed emissioni nei percorsi urbani, pur mantenendo prestazioni vivaci nei tragitti extraurbani grazie alla combinazione benzina-elettrica.

Il passo successivo potrebbe essere rappresentato da una versione completamente elettrica, con potenze nell’ordine dei 150–156 CV e un’autonomia di marcia stimata tra i 400 e i 500 km secondo il ciclo WLTP; una scelta pensata per rendere la Renegade più competitiva nel mercato dei SUV compatti elettrici, soprattutto in Europa e Nord America, dove l’offerta BEV sta diventando lo standard per i clienti attenti alla sostenibilità B. Alcune anteprime sottolineano inoltre la possibilità di affinare ulteriormente l’equilibrio tra efficienza e performance, sfruttando la flessibilità della piattaforma STLA Small, che ospita con facilità soluzioni mild-hybrid, full-hybrid, plug-in e pure electric, anticipando un’offerta motori davvero completa e modulare per il 2026 A C.

Se il futuro reale rispetterà queste previsioni digitali, la Jeep Renegade in rendering sarà un perfetto tributo al modello attuale, capace di rinnovare la propria identità senza rinunciare all’inclinazione avventurosa che ne ha decretato il successo.