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Le Auto, il Governo e la supercazzola dei GREEN-ge Benefit

“Berry Watch!!!” esclamo’ Fabrizio, divertito, dietro il Bancone del Bar del Teschio, mentre preparava per l’ottimo avventore russo un caffè corretto. 

Ma ormai quella esclamazione, da non confondere con personaggi del cinema o dei fumetti, era diventata un gioco affettuoso e goliardico di diversi Clienti e frequentatori del Bar di Via Oderisi a Roma ogni volta che vi faceva ingresso il buon Andrea, educato e gradevolissimo signore proveniente dal paese della Steppa: il termine era un gioco di parole costruito per simpatico scherzo sul termine originario pronunciato “Perevodcic” che in lingua russa significa “Traduttore”.

Nei minuti in cui Andrea era nel Bar, il fraseggio con gli altri dialogatori era intermediato dall’uso frequente del traduttore vocale sullo Smartphone, e dunque a turno chiunque voleva parlare con il nostro amico di Nord Est estremo lo invitava così a porre davanti alla bocca dell’interlocutore il telefono con l’app di traduzione attiva. Un modo celere e divertente di sostenere un dialogo altrimenti poco praticabile.

Ma per quale motivo, in quel momento al “Bar del Teschio” si era reso nuovamente necessario “Berry Watch”?

Ebbene, causa di tutto fu un articolo di giornale che come sempre leggeva, assorto e distinto, il nostro amico anziano Giorgio.

“Eeehhh Fabbri’ ???” esclamò volgendo leggeremente lo sguardo verso il Bancone.

“Dimme Giò!!!” ribattè il nostro giovane Responsabile del servizio Bar.

“ ‘Sto Governo nun ne azzecca una. Mo’ hanno pure aumentato le tasse sulle auto dell’Azienda. Elettriche, benzina, Gas, nun ce se capisce gnente. 

Ne avemo fatte approva’ troppe de ste leggi. Ai tempia mia, me devi crede Fabbrì’, in Azienda c’era solo una BMW, annava aNafffta, ma coreva come na spada. 

Mo’ se so’ inventati tutte ste stron….(BIIIP)”. Poi, distraendosi un attimo: “Anvedi quell’ebbete come guida male”, disse con una occhiata alla viabilità che scorreva davanti alle vetrine del Bar.

“Che è successo, Giò?? Che ti ha fatto arrabbiare??”

“Ecco, nun lo vedi” – ed il distinto anziano avventore mostrò a Fabrizio il giornale – “Hanno peggiorato i FRUNGE Benefizzzz” (la perfetta pronunzia anglosassone velata di sfumature romanesche rappresentava sempre un quadretto di pura poesia che non può essere mediata o corretta grammaticalmente).

Il nostro amico russo, richiamato Fabrizio per un caffè corretto, aveva chiesto qualche sintesi dei discorsi precedenti, un po’ per imparare l’Italiano ed un po’ per partecipare al dibattito; ma per il termine “FRUNGE Benefit” gli interlocutori vicini ad Andrea (due signori ed un giovane avvocato seduti vicino) non potevano far altro che ricorrere, appunto, a “Berry Watch”: espresso il concetto in italiano dettandolo a voce sul telefonino, questo riportava in grafico la traduzione perfetta. 

AUTO AZIENDALI

“L’elettrico è una truffa. E’ una questione Karmica, perché l’Ordine Cosmico non vuole e i Governatori del Male cercano di distruggere le anime dalla loro Sede di Andromeda; ma per fortuna i Venusiani che abitano sulla Terra ci proteggono con i Raggi Gamma dalle radiazioni del 5G e dai trigliceridi delle merendine che ci fanno cambiare sesso”, esordì discreto ma sempre magnetico il viaggiatore dell’Iperspazio impegnato fino a poco prima a parlare con la sua caraffa di acqua limone e ghiaccio. 

Non si sa perché affermasse sempre queste cose e quale senso avessero, ma in ogni occasione riusciva sempre a ottenere consensi ed attenzione.

Nel mentre tuttavia faceva il suo ingresso nel Bar del Teschio – proveniente chissà da dove – l’improbabile ed indefinibile avventore Automobilaro proteso a cercare nel salone chi potesse più devotamente offrirgli un caffè, dai tavolini di fuori derivò una esclamazione di disappunto.

“Barman?? Dov’è il Barman?? Mi portate un Cappuccino, perché vado di fretta a fare delle Interviste??”

Non proseguo, per carità e aplomb, nel descrivere il cordiale siparietto che ne è derivato con il confronto tra Fabrizio e la affezionata Cliente accompagnata da un elegantissimo e discreto amico…

Passato il minuto di piccolo battibecco, Fabrizio approfittò dell’arrivo dell’automobilaro per risparmiare una possibile ritorsione fisica verso la Cliente a mezzo vassoio, sia per inserirlo nella discussione dei FRUNGE Benefit.

In realtà l’avventore, in attesa di qualche munifico donatore di consumazioni sospese, aveva intravisto Andrea con cui avrebbe voluto parlare di passione motoristica per UAZ 469, VOLGA GAZ 21 e Lada Niva (prodotti sovietici motorizzati che in realtà l’automobilaro adorava e che l’amico russo disprezzava elegantemente): ma attirato da Fabrizio ed in soccorso dialettico dell’amico Giorgio, si dilettò in una delle sue solite supercazzolespeculative.

“Il Green industriale è simbolo di salute, rispetto, qualità, e dunque progresso. Un po’ come la Pura Lana Vergine, la Pelle delle scarpe, il Parmigiano Reggiano DOP: qui da noi una volta era merce a disposizione del popolo, e con un po’ di risparmio sulle cose inutili che era meglio evitare, ciascuno di noi aveva in dote indumenti 100% lana o cotone lavorato in Europa, scarpe di cuoio eterne, un orologio a carica manuale che non si rompeva mai, una utilitaria per le strade da tenere almeno 10 anni, ed infine pasta vera fatta in casa con le uova del fattore di provincia, formaggio e latte “vero”, frutta vera dal verduraio all’angolo.

Non stava parlando di mezzo secolo fa, quell’indefinibile interlocutore. Stava semplicemente dettando il suo testamento a teste di minchia variamente diffuse nel mondo che avevano perso memoria di quei concetti. E purtroppo la generazione tristemente più idiota era proprio quella a cavallo di chi come lui aveva mezzo secolo.

I cinquantenni “pieni” del 2025 erano rimasti, in generale, l’ultimo baluardo di serietà e rispetto dei tempi di questa inutilizzabile Società. Quelli dai quaranta ai cinquanta erano una generazione divisa equamente tra sociopatici, discepoli di Maria De Filippi e perfette macchine da guerra lavorative, ma dalla coscienza collettiva inesistente; quelli dai cinquantacinque anni fino a ridosso dei settanta erano per lo più degli alieni.

Sotto e sopra vi erano i ragazzi entro i quaranta anni come Fabrizio: generazione alla quale – come era solito dire Giorgio – “Nun glie avevano lasciato un ca…o” e che sapeva di essere nel lato oscuro dell’epoca in cui un futuro potrebbe essere nero oppure non esserci proprio; e oltre vi era la generazione silente e forse avvilita di chi dai settanta anni in su aveva capito di aver costruito un Paradiso sulla sabbia pronto a crollare da un momento all’altro.

Lui, l’interlocutore improbabile, passato per la adolescenza dentro Autonomia Operaia e da sempre antagonista, sapeva rassegnatamente di poter dire le cose vere, e per questo era un emrginato. Ma se ne era fatto una ragione. Osservava, rifletteva, e se poteva dire la sua ripeteva lo stesso mantra: noi europei mediterranei siamo ospiti sgraditi nell’unica parte di mondo dove si vive benissimo. Per questo andiamo levati dai cojoni, come avrebbe detto Giorgio: una popolazione di vecchi senza natalità e soprattutto senza più vocazione produttiva, ma solo rassegnazione al consumo. Entro trenta anni gli europei del Mediterraneo saranno rimpiazzati da giovani mediorientali, africani, indiani e cinesi che ripopoleranno da nuovi residenti questa culla di civiltà classica e latina. Di questo processo era responsabile qualunque Governo a Bruxelles ed a Roma, Atene, Madrid e Lisbona da almeno un quarto di secolo. E Roma non faceva difetto, riempiendosi la bocca inutilmente di Made In Italy inesistente e continuando a lavorare per soffocare manifattura, artigianato, e persino attività rurali. Basta andare a vedere le quote di campi coltivabili che nell’ultimo lustro sono stati ceduti dagli ultimi latifondisti d’Occidente – gli italiani – ad investitori esteri. In barba al povero Adriano Olivetti che diceva: “Caro operaio, tieniti stretto il tuo pezzo di terra, non cederlo mai neppure se dovessi lavorare per sempre in Olivetti”.

Questa supercazzola veterocomunista di un ex fuorilegge dell’Autonomia Operaia era durata una buona ventina di minuti. Fabrizio, capita l’antifona, interruppe la foga oratoria dell’indefinito essere con un caffè della casa, offerto dalla casa e con i complimenti della casa. Come sempre.

A quel punto, ottenuto quanto desiderato, l’automobilaro si concentrò sul “FRUNGE Benefit”.

Secondo lui, questa era una operazione a metà tra il perbenismo del Governo di CentroDestraCentroCentro in piena continuità con quelli precedenti (si finge di abbassare tasse da un lato e si recupera dall’altro) ma da un altro versante era il segnale che la supercazzola Green era finita in tutta Europa e che soprattutto in Italia si doveva correre ai ripari non per l’ambiente, non per i consumatori ma per le Utilities: quelle cadaveriche e mal gestite Compagnie energetiche nazionali, orfane ormai del mercato internazionale dove sono finite a fare le Cenerentole, per spremere soldi necessari a Manager rincoglioniti e raccomandati insieme alle rispettive Segretarie badanti che imperversano nelle Compagnie energetiche. 

Purtuttavia essendo dette Utilities le dispensatrici Bancomat di risorse per il mondo politico che le rappresenta e sostiene, come tali devono essere protette e sostenute, fino al momento in cui, valendo quel poco che valgono, non saranno cedute a valori di saldo alle compagnie “vere” Internazionali francesi, tedesche, inglesi e medio-orientali.

Pensate solo per un attimo se quello zerovirgola di auto BEV presenti in Italia dovesse scomparire del tutto per rifiuto inesorabile di mercato: che ne sarebbe dei soldi pubblici regalati alle Utilities per colonnine ed inutili soluzioni di ricarica che hanno invaso il panorama nazionale? E che ne sarebbe delle maxi tariffe di ricarica? L’interlocutore (di cui abbiamo riportato il pensiero, ovviamente dissociandoci) che continuava a raccontare di questa presunta panoramica da vero complottista, non pote’ che ritenere la norma sui “FRUNGE Benefit” una conseguenza iniziale della tipica fuffa legislativa in corso d’opera a Palazzo Chigi ora ed in futuro: man mano che le immatricolazioni di BEV scenderanno sotto la soglia critica di dignitosa presenza, sarà un continuo di leggi e leggine per obblighi ed adeguamenti da sostenere per continuare a sostenere una domanda inesistente: Noleggi a go-go contrattualizzati da Consip a spese nostre, colonnine di ricarica dentro i cessi pubblici, ZTL gratis a figli e pronipoti di proprietari di auto elettriche e, dulcis in fundo, l’accesso a Centri Storici Urbani solo per BEV privati e per fini commerciali. A vantaggio di chi? Delle Utilities, ovvio. Tanto ci sono i fessi che pagano.

LA MOBILITÀ IN ITALIA

E il FRUNGE Benefit? Beh, quello chiamatelo come va chiamato: un atto di inventiva costituzionale (tassare in modo diverso l’uso libero di un’auto aziendale a seconda del tipo di alimentazione, facendo tuttavia pagare a prezzo pieno senza defiscalizzazione la ricarica elettrica è da fantapolitica) che serve ad alimentare la politica da Soccorso Rosso che anche Palazzo Chigi deve in qualche modo garantire alla mobilità elettrica.

Per cui, chiamiamo tutto questo “GREEN” ge Benefit. Un mondo di leggi fatte apposta per aiutare il presunto Green e non certo i suoi utilizzatori. Ma come detto, Autoprove si è limitato a riportare le farneticanti dichiarazioni di un incerto e misterioso avventore. Che come sempre, bevuto gratis un altro caffè, se ne era già andato via dal Bar del Teschio.

Alla – forse – prossima. 

Riccardo Bellumori

Crea una BMW M3 Touring da lavoro

La sorprendente storia di una BMW M3 Touring costruita in casa.

Dopo aver rinunciato per lungo tempo all’idea di produrre vetture wagon sovralimentate, il costruttore bavarese si è recentemente lasciato tentare da questa nicchia di segmento, dando vita a vetture estrapolate dalle BMW M4 e M5 per colpire le controparti Audi e Mercedes di lunga data. Una sorta di liberazione che, a quanto pare, ha aperto i chakra di un tuner britannico che ha deciso di spingersi un po’ più in là.
Poco diffuse alle nostre latitudini, le station wagon hanno tanto spazio da offrire.

Ecco perché un certo Wayde Evans, responsabile della piccola officina britannica Mohawk Customs, ha deciso di trasformare una 320d leggermente danneggiata in un demoniaco furgone simile a una BMW M3, basato sulla generazione E91.

IL TUNING ESTREMO

Evans ha iniziato rimuovendo le portiere posteriori per trasformare l’auto in un furgone da caccia, prima di coprire tutti i finestrini laterali posteriori. Ha poi applicato un frontale M3 E92, compresi cofano, paraurti e parafanghi anteriori specifici. Questi ultimi, più larghi dell’originale, sono ora modellati con i pannelli laterali per bilanciare la silhouette del veicolo, mentre il paraurti posteriore è una pura creazione per adattarsi al taglio della soglia di carico della tenuta, dato che all’epoca non esisteva una carrozzeria di questo tipo nella gamma BMW M3.

Ragionevole sotto il cofano
Purtroppo, sotto il cofano di questo pezzo unico non c’è traccia del V8 da 4,0 litri da 420 CV che equipaggiava la M3 E92. Wayde Evans ha semplicemente riprogrammato l’unità diesel originale da 2,0 litri per produrre 250 CV. È importante capire che questo veicolo ha un reale scopo di utilità e che il suo proprietario intende usarlo quotidianamente per consegnare parti meccaniche in tutta la sua regione. Pertanto, nonostante l’esuberanza visiva di questo progetto di BMW M3, egli desiderava mantenere livelli di consumo di carburante ragionevoli.

Nuovo Mitsubishi Outlander: uscita ufficiale

Secondo gli addetti ai lavori, il prossimo Mitsubishi Outlander di quinta generazione arriverà nel 2027 e avrà una propria piattaforma Mitsubishi Motors, anziché una piattaforma comune con i modelli Nissan e Renault, perché l’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi sta lentamente morendo.

La quarta generazione di Mitsubishi Outlander sarà disponibile dal 2021 e si baserà sulla piattaforma modulare CMF-C/D sviluppata dall’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi, che condivide l’Outlander con l’attuale Nissan X-Trail/Rogue, la Renault Koleos, la Renault Austral, Renault Rafale e una serie di altri modelli, ma Mitsubishi è riuscita a integrare il proprio propulsore ibrido plug-in in questa piattaforma – è stato inserito nella versione Outlander PHEV, mentre i modelli co-piattaforma di Renault e Nissan non dispongono di tale propulsore.
L’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi ha iniziato a incrinarsi dopo l’arresto del suo architetto capo, Carlos Ghosn, nel novembre 2018. Il rilancio formale di questa alleanza è avvenuto nell’estate del 2023, ma i suoi frutti attuali sono molto scarsi: ad esempio, Mitsubishi vende in Europa modelli Renault con motore a badge. Ricordiamo che Mitsubishi è entrata nell’alleanza Renault-Nissan nel 2016 a seguito dello scandalo dei carburanti, dopo il quale Nissan è diventata uno dei principali azionisti di Mitsubishi Motors.

L’anno scorso, Nissan è scivolata in una profonda crisi, dalla quale voleva uscire creando una nuova alleanza – con Honda e Mitsubishi. Entro la fine del 2024, Nissan, Honda e Mitsubishi, invece di un’alleanza, hanno annunciato i preparativi per una fusione, ma l’accordo è fallito nel febbraio di quest’anno. Mitsubishi è riuscita ad approfittare della difficile situazione finanziaria di Nissan e ha riacquistato il 10% delle proprie azioni da Nissan nel novembre dello scorso anno, riducendo la partecipazione di Nissan in Mitsubishi dal 34% al 24%.
Mentre Nissan continua ad affondare, la più indipendente Mitsubishi sta facendo piani per il futuro: Mitsubishi svilupperà i suoi nuovi prodotti chiave in modo indipendente, compreso il nuovo Outlander. Secondo Automotive News, che cita una fonte informata, la Mitsubishi Outlander non condividerà più una piattaforma con Nissan e Renault, ma ne avrà una propria, dato che l’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi continua a disintegrarsi e nessuno, di fatto, ne ha più bisogno.

IL NUOVO OUTLANDER

Il Mitsubishi Outlander di quinta generazione è atteso per il 2027, ma i dettagli sulla sua piattaforma sono ancora coperti da segreto. L’attuale “quarto” Outlander sarà modernizzato ancora una volta prima di lasciare il posto al suo successore sul mercato – in particolare, avrà un propulsore mild-hybrid e una versione offroad della Trail Edition.

Il “quarto” Outlander ha già subito un piccolo restyling: nel 2024 sono state aggiornate le versioni europee e giapponesi e il mese scorso ha debuttato l’Outlander aggiornato per gli Stati Uniti, leggermente diverso dalle versioni giapponesi ed europee, mentre tutte le versioni sono prodotte nello stabilimento giapponese di Mitsubishi a Okazaki. Fino al 2023 incluso, la quarta generazione di Outlander è stata prodotta anche in Cina, ma nello stesso anno Mitsubishi ha deciso di abbandonare il mercato cinese a causa delle vendite molto deboli.

Chery si quota alla borsa di Hong Kong

Chery Automobile ha presentato domanda di quotazione alla Borsa di Hong Kong.

La quotazione “non solo aiuterà a stabilire un canale di rifornimento di capitale a lungo termine, ma favorirà anche l’attivazione del meccanismo di incentivazione azionaria per massimizzare il suo potenziale di valore“, ha dichiarato l’azienda in un comunicato.

Secondo la Reuters, l’azienda sta cercando fondi per sviluppare nuovi veicoli e tecnologie, nonché per espandersi sui mercati globali e migliorare gli impianti di produzione nazionali.

Non sono state rivelate né le dimensioni dell’offerta pubblica iniziale (IPO) né la data della possibile quotazione, ma CICC, Huatai Securities e GF Securities sono stati indicati come sponsor congiunti.

IL MARCHIO CHERY

Fondata nel 1997, Chery è il primo esportatore cinese di veicoli passeggeri (oltre 1,14 milioni di unità nel 2024) e il secondo produttore di auto (2,6 milioni di unità contro i 4,27 milioni di BYD nel 2024). L’utile netto è balzato del 59% a 11,3 miliardi di RMB nei primi nove mesi del 2024, mentre i ricavi sono cresciuti del 68% a 182,2 miliardi di RMB, riporta Reuters, citando il documento.

I principali mercati di esportazione di Chery sono Russia e Turchia, mentre esporta anche a Cuba e in Egitto. Nel documento l’azienda afferma di ritenere basso il rischio di sanzioni da parte degli Stati Uniti per aver operato in Russia.

Una delle ultime case automobilistiche non quotate in borsa in Cina, Chery è l’ultima di una serie di aziende automobilistiche cinesi che cercano di quotarsi a Hong Kong. La Geely è in cima alla lista, così come la Xpeng e la Dongfeng. Il mese scorso la Contemporary Amperex Technology Company Ltd (CATL), il principale produttore di batterie al mondo, ha presentato domanda per un’IPO a Hong Kong da 5 miliardi di dollari.

Dacia Duster 4X4 2025: Prova su Strada

Dopo aver provato la versione a GPL eccomi alla guida del nuuovo Dacia Duster 4X4.
Sotto al cofano addio al Diesel ed ecco il 1.2 3 cilindri turbo a benzina da 130CV e 230Nm di coppia abbinato ad un valido cambio manuale a 6 rapporti.

La storia dei 20 anni della Volvo T6 Roadster

I visitatori del SEMA Show 2005 sono stati sorpresi di scoprire un hot rod dall’aspetto moderno nello stand Volvo. Denominato T6 Roadster, questo modello unico creato da un ex dipendente Volvo era alimentato da un motore biturbo a sei cilindri. Compirà 20 anni nel 2025.
Volvo è spesso associata all’immagine di auto statuarie o addirittura cubiche, sicure e affidabili, ma non certo selvagge. Al SEMA Show 2005, la mecca americana del tuning, degli accessori e delle preparazioni sportive, il costruttore svedese, allora parte del gruppo Ford, ha sorpreso tutti esponendo un hot rod. Sì, una piccola auto sportiva a due posti con le ruote scoperte. La Volvo T6 Roadster celebra il suo 20° anniversario.
La Volvo T6 Roadster non era un progetto ufficiale Volvo. È nata da un’idea del tecnico e ingegnere svedese Leif Tufvesson. Tufvesson ha lavorato nel reparto ricerca e sviluppo di Volvo per sei mesi nel 1995 prima di essere assunto da Koenigsegg per una carriera di sei anni che lo ha visto passare da meccanico a responsabile dello sviluppo tecnico. Contemporaneamente, nel 1996, Tufvesson ha fondato Caresto, un’azienda specializzata nel restauro di auto, nel restomoding e nella produzione di veicoli unici. È qui che è nata la T6 Roadster.
La Volvo T6 Roadster fu costruita in gran parte a partire da una Volvo S80 T6 “donatrice di organi”. Il telaio della berlina è stato rilevato, modificato e dotato di una carrozzeria in alluminio su misura. Mentre la maggior parte degli hot rods sono realizzati a partire da vecchie auto americane, Tufvesson ha optato per uno stile decisamente moderno, in linea con il linguaggio stilistico di Volvo. Angoli morbidi e superfici lisce caratterizzano il veicolo. Anche il parabrezza fortemente inclinato è in netto contrasto con le hot rod tradizionali. Infatti, sebbene il modello porti il suffisso Roadster, si tratta di una coupé con un tetto in vetro a doppia inclinazione (!) i cui archi formano un arco circolare su ciascun lato.
Anche gli arredi interni provengono dalla S80, in particolare il quadro strumenti installato qui al centro della plancia. Anche le sospensioni riprendono elementi della S60 e della C70, ma gli ammortizzatori sono specifici, così come le ruote, molto più grandi nella parte posteriore che in quella anteriore.

DATI TECNICI E MOTORE

Per alimentare la sua creazione, Leif Tufvesson ha utilizzato il motore 2.9 biturbo a sei cilindri in linea della Volvo S80 T6, con una potenza di circa 300 CV, abbinato a un cambio automatico. Contrariamente a quanto potrebbe far pensare il lungo cofano anteriore, questo motore è posizionato nella parte posteriore, appena dietro l’abitacolo. Sotto questo aspetto, la T6 Roadster si distingue da un’altra moderna hot rod della sua epoca, l’altrettanto atipica Plymouth/Chrysler Prowler a motore anteriore. È stata votata Hot Rod of the Year 2004 dalla rivista Hot Rod.
Tufvesson era rimasto in contatto con Volvo. Quando venne a conoscenza del progetto, la casa produttrice lo trovò così ben riuscito che offrì al suo ex dipendente la possibilità di esporlo nello stand del marchio al SEMA Show 2005. Questa collaborazione ha permesso all’azienda scandinava di rinnovare la propria immagine e a Tufvesson di far conoscere Caresto.

La collaborazione è proseguita con la presentazione congiunta della Caresto V8 Speedster e della Volvo C70 Caresto Edition al SEMA Show del 2007 ma, come è ovvio, Volvo non è mai arrivata a commercializzare un modello così estremo.

Nuova Alpine A390: ultime notizie

La nuova Alpine A390 è ad un passo dal lancio sul mercato.

Forte della vittoria del premio “Auto dell’anno” con la A290, Alpine sta creando un certo fermento per la prossima auto del suo piano di reinvenzione. La divisione performance di Renault ha appena diffuso una serie di immagini del crossover A390 durante i test invernali, in vista della presentazione prevista per il 27 maggio.

Diverse foto spia hanno già immortalato prototipi della Alpine A390 camuffati, ma mai in modo così dettagliato. Questi scatti ufficiali ci permettono di vedere da vicino il ponte aerodinamico nella parte anteriore, mostrando come l’aria viene aspirata tra la barra luminosa orizzontale e la scritta Alpine e sputata sul cofano incassato.

Le immagini mostrano anche la spina dorsale che attraversa il cofano e il tetto, il design dei fari posteriori a LED, il piccolo spoiler sul labbro del bagagliaio e ci danno il primo sguardo all’abitacolo della A390. L’unica immagine degli interni rivela un robusto volante a fondo piatto e rivestito in pelle che sembra identico a quello della piccola A290, che si ispira alla vettura di F1 di Alpine.

INTERNI E TECNOLOGIE

Oltre ai consueti pulsanti a raggiera per il cruise control, il volume e le funzioni di controllo vocale, presenta tre interruttori progettati per aiutare a personalizzare l’esperienza di guida.

Un pulsante rosso, contrassegnato dalla sigla OV per “overtake” (sorpasso), posto in cima alla rampa destra e attivato con una pressione del pollice, aziona la funzione di boost di potenza (anche se sull’A290 è possibile ottenere la stessa risposta spingendo l’acceleratore oltre il fermo).
Sotto lo stesso raggio si trova un pulsante per la modalità di guida a cinque regolazioni e, sotto quello opposto, una manopola per regolare la quantità di frenata rigenerativa. Sullo sfondo, nel vano piedi, sono visibili un paio di pedali sportivi in metallo, ma purtroppo non riusciamo a distinguere la forma del cruscotto né a vedere gli schermi o i sedili.

Queste immagini ci danno anche il primo sguardo alle capacità di torque-vectoring della configurazione a tre motori dell’A390; molti degli scatti mostrano le capacità di sovrasterzo del crossover, che fanno ben sperare per le sue possibilità di dare filo da torcere alla Porsche Macan Electric.

Le dimensioni rilasciate da Alpine ci dicono che la A390, lunga 4.615 mm, è un po’ più corta, più stretta e più bassa della Porsche Macan, più simile a un SUV, ma Alpine sostiene che offrirà spazio per cinque passeggeri.

Nuova Honda S7 2025: Anteprima

Ecco svelata la nuova Honda S7 riservata alla Cina.

Nell’aprile del 2024 Honda ha introdotto il suo sub-brand Ye EV, riservato alla Cina, presentando i SUV P7 e S7 e la sportiva GT Concept all’Auto China di Pechino dello stesso mese.

Ora, Car News China riporta che Honda ha lanciato il primo di questi modelli è sul mercato ma il marchio Ye sembra essere stato abbandonato per motivi sconosciuti.

Per il resto, la Honda S7 (che appartiene alla joint venture Dongfeng-Honda; la P7, che ha un frontale e un posteriore più convenzionali, sarà costruita e venduta dalla joint venture GAC-Honda) è più o meno come è stata mostrata in precedenza.

Un po’ come la Kia, no? I fari a forma di Y, la sottile striscia a LED, le linee affilate e le maniglie delle porte nascoste sono presenti, così come i robusti passaruota e le luci posteriori verticali a LED.

DATI TECNICI

Basata sull’architettura W di Honda, la S7 misura 4.750 mm di lunghezza, 1.930 mm di larghezza e 1.625 mm di altezza con un passo di 2.930 mm. Più o meno le dimensioni della Tesla Model Y, quindi. Il bagagliaio ha una capacità di 471 litri e sono disponibili cerchi da 19 e 21 pollici.

A prescindere dalla scelta del motore posteriore singolo da 272 CV/420 Nm o della versione a due motori da 476 CV/770 Nm – quest’ultima scatta da 0 a 100 km/h in 4,6 secondi – la batteria CATL NMC da 89,8 kWh (può essere caricata all’80% in 36 minuti) offre un’autonomia CLTC rispettivamente di 650 e 620 km.

INTERNI E TECNOLOGIE

All’interno della Honda S7 sarete accolti da un touchscreen verticale da 24 pollici, da un quadro strumenti LCD da 9,9 pollici, da un head-up display a realtà aumentata da 41,9 pollici (solo AWD) e da Honda Sensing. I sedili e il volante sono riscaldati. I vostri brani preferiti possono essere ascoltati attraverso otto altoparlanti o 16 altoparlanti Bose.