Ferrari Luce Autoprove.it veggente? Forse più razionali e coscienziosi

Fine Maggio: esplode la “Luce-novela”. Ferrari presenta presso “La Vela” di Calatrava a Roma, in prossimità del settantesimo anniversario della prima vittoria sportiva nella storia del Cavallino (che avviene il 25 Maggio del 1947 sul circuito di Caracalla nella Capitale) la sua prima Supercar 100% elettrica. 

Di per se’, già, una notizia parecchio eversiva; e non si realizza appieno, in quel momento, se l’eversività rilevi alla straordinarietà dell’evento di una full electric nella Gamma di Maranello; se, diversamente, la sorpresa risieda nella location davvero insolita per una “premiere” del rango di una Ferrari; oppure se a perplimere siano i tempi di questa “sorpresa”, visto che l’opinione pubblica contemporanea è appena reduce dallo scalpore – e dalla debacle di immagine – che l’elettrificazione incomprensibile di Jaguar ha creato dall’avvento della “Type 00”, oltre che dai bollettini di guerra che pervengono dalla Porsche e dal Gruppo Volkswagen, in quel momento l’unico Gruppo Premium protagonista di una concreta elettrificazione anche ai piani alti di Gamma. 

Non si fa in tempo ad assimilare la “News” di Agenzia, però, che i primi repertori fotografici regalano un panorama ed un layout stilistico che suscitano le reazioni genericamente più incontrollate. 

Nel vero senso della parola, perché rispetto ad altre storiche presentazioni di “Rosse” in grado di fare scalpore, (nelle quali il cosiddetto mondo Social era convitato “a latere” accanto alle testate ufficiali tradizionalmente “compiacenti” con il Marchio), stavolta a svolgere il ruolo di apripista nella periferia Sud Est di Roma sono stati prepotentemente proprio i Social Media più gettonati, insieme al mondo giornalistico “ortodosso”………Al netto di Autoprove.it, ovviamente, che il Centro Media del Cavallino si è guardato bene dal coinvolgere. 

Eppure, non voglio dire che siamo nell’elenco telefonico, ma quanto a diffusione, seguito e livello di divulgazione saremmoperlomeno stati degni di poter presenziare. Pazienza, vabbè; però…

La cosa che tuttavia ha lasciato il segno nella comunicazione Social e nei dibattiti pungenti avvenuti per giorni e giorni dopo la presentazione pubblica, è stato il livello e la gravità dei commenti totalmente negativi ed irridenti sul layout e sul profilo commerciale della nuova Luce: docet, il rotolo di carta igienica posizionato sulla “leva” del Display centrale. 

Occorre altro esempio lampante per dare ulteriori spiegazioni?Ebbene, prima di andare un poco a volo d’uccello sulla serie spesso poco edificante di commenti e giudizi formali, ricordiamo però anche quale fu la sentenza pubblica maggiormente condivisa e veicolata tra i detrattori: “La Luce? Commercialmente sarà un flop!!”. Lapidaria, netto, glaciale. Ed ovviamente del tutto sballato, come giudizio. Ovviamente, lo aggiungo io.

Perché le notizie che la Stampa e le Agenzie rimbalzano da alcune settimane a questa parte, trascorsi solo due mesi da quel fuoco di fila di commenti e derisione, sono decisamente incontrovertibili:

Ferrari fa sold out in Asia con Luce, alla faccia dei gufi

Luce Ferrari colleziona Sold Out in tutti i mercati (in primis asiatici) dove è approdata fino ad ora. Con il “verdetto” di un mercato importante come quello cinese. E la Borsa? Ah, già: la Borsa: migliaia di Gordon Gekko in congedo si esercitano nell’enumerare il crollo del Titolo, esibendosi in descrizioni di nessi di causa esoterici pur di trovare un collegamento tra la presentazione della Luce e i movimenti di Listino azionario: sembra quasi plausibile dopo una certa narrativa che tutti gli esteti e cultori di Ferrari si siano ammassati davanti agli sportelli bancari non per ritirare i Depositi monetari ma per restituire chili e chili di carta filigranata di Azioni del Cavallino. 

Probabilmente sono gli stessi operatori di Borsa in pensione che in una ricostruzione abbastanza fantasiosa attribuirono la caduta del Listino dell’Autunno precedente – quando l’A.D. Vigna presentòl’ “Investor’s Day” – allo chassis elettrificato della nuova BEV di Maranello dove divenne per il Web unito l’elmento untore della “Peste Green” che aveva già colpito in lungo ed in largo l’Automotive europeo. 

Nove Ottobre 2025 rimane nell’immaginario dei denigratori seriali il giorno del cigno nero, con quel -16% di ribasso sul mercato azionario di Milano, il più pesante registrato dall’ingresso nelle quotazioni del 2016.

Già all’epoca il sottoscritto aveva – controcorrente rispetto alla generalità dei commentatori sul Web – pubblicato (con un pezzo dedicato che puoi visualizzare cliccando QUI) le giuste controdeduzioni alle leggende metropolitane un po’ troppo facili sul web: sugli obbiettivi declinati dall’A.D. Vigna in quel giorno di Ottobre pesava il ribasso delle previsioni di crescita al 2030 a causa delle tensioni internazionali: ricavi attesi in crescita solo del 5% medio annuo ed un margine ebidta inferiore di oltre il 10% rispetto alla stima precedente. Ritmi meno energici rispetto ai trend abituali della Rossa, ed una prudenza sulle stime quinquennali che si è riverberata sulle vendite azionarie e sui Listini. Ma quello su cui i commentatori detrattori hanno toppato alla grande è sul nesso di causa/effetto legato alla presentazione dello chassis elettrificato, descritto minuziosamente da Vigna nella dotazione ed architettura tecnica che definire di eccellenza è poco. 

Chi pensava che l’adesione della Ferrari alla strategia di elettrificazione fosse la causa del crollo, ha ovviamente omesso una analisi più approfondita: nelle more di una tagliola sempre presente di multe “CAFE” e di convergenza elettrica nell’Unione post 2035 l’annuncio della Ferrari sulla gamma BEV è sembrato persino troppo timido in relazione alla crescita potenziale anche nel settore del lusso della mobilità elettrica nei mercati emergenti: Vigna ha preannunciato, in proiezione quinquennale, una soglia di solo il 20% di modelli 100% elettrici in Gamma contro un salomonico “40-40” cioè 40% di modelli endotermici puri ed un ulteriore 40% di modelli Ibridi. 

La presentazione dello Chassis elettrico di Luce ad Ottobre, la bufala del crollo in Borsa

L’effetto anche implicito che i mercati asiatici (ottimi consumatori di elettrico) è l’ombra incombente che pesa su tutte le decisioni strategiche degli investitori, perché le potenzialità di quei mercati fanno la differenza: come l’ha fatta l’annuncio del sold out della Ferrari Luce in Cina, che ha portato con se’ come effetto correlato (non diretto, ovviamente, ma correlato) un segno positivo del 3% in Borsa, frutto anche delle migliori performances nel Mondiale di F1 delle Rosse 2026. 

Ma torniamo al fuoco di fila dei commenti sul Web, quel Web che volutamente Ferrari ha invitato alla Vela di Calatrava – benedetto Centro Media e Responsabile P.R. a Maranello….. – omettendo testate e Redazioni “operaie” e però volenterose e laboriose come Autoprove.it; per omettere poi il sottoscritto che alla Rossa avrà dedicato Giga di articoli e contributi in Rete negli ultimi 15 anni…

Le critiche fantasiose ed un poco surreali non si sono fermate alla linea, che tuttavia avrebbe meritato al più un giudizio di gradimento personale da parte dei commentatori: quel diritto al “A me piace” oppure: “No, non mi piace affatto” è e resta sacrosanto anche nelle facoltà personali di chi non necessariamente è uscito da un Corso di Industrial Design. Eppure anche qui si è scaduti in esagerazioni pseudo tecniche e commerciali ben poco attinenti allo studio preliminare che dentro al Centro Stile di Maranello – guidato da uno che si chiama Flavio Manzoni, non Pinco Pallino – deve per forza essere stato fatto, al fine di definire con il management l’affidamento al duo iconico ex Apple. 

Vedete, questa è stata da sempre un’altra mia missione negli articoli di Autoprove.it: dentro un dibattito ed un modo di pensare in cui Sharing, Renting, usa e getta, Pay per Use e quant’altro hanno ridotto l’auto a commodity ed il suo valore ed impegno tecnico a processo industriale ritenuto meno impegnativo della lavorazione di una caprese nelle cucine di Cannavacciuolo, il sottoscritto Vi ha raccontato in ben 140 articoli di “Storie” dell’auto (da Settembre 2022 ad oggi) quanta ricerca e studio preliminare vi sia in ogni auto, persino in quelle che si dimostrano nel loro ciclo commerciale un vero flop. 

Ma davvero chi ha maturità e buon senso da non voler essere scambiato per un Bimbominkia mai cresciuto può solo presumere o favoleggiare su una superficialità od una svista concettuale e programmatica da parte di un pool di ricercatori, strateghi e manager stipendiati da un Marchio come Ferrari? 

Ma se, al culmine di una frustrazione e depressione latente legata all’abuso di Web “free” non avete più rispetto di quel che Vi circonda, ma almeno riuscite a salvare un poco di amor proprio per la poca intelligenza che Vi è rimasta? Ma potete fare mente locale alle ore di selezione opzioni ed alle proiezioni probabilistiche che rivestono lo studio di un nuovo modello di auto, soprattutto se ha il Cavallino sul cofano? Certo, lo sfogo di Montezemolo, sacrosanto per tutto quello che il Manager ha rappresentato in Ferrari. Ma Montezemolo è stato alla fine molto più rispettoso del Management della Rossa di molti di Voi seduti su un divano. Giudizi tagliati con l’accetta, similitudini surreali ed anche qui un nesso di causa ed effetto privo di senso. 

Il giudizio di Pierangelo Andreani: competenza e rispetto, doti sempre più rare sul Web

Ed è qui, nel rispetto che ho sempre avuto per il prodotto auto anche nel suo concetto di forma, che ho deciso, due mesi fa, di scomodare una leggenda contemporanea del Design: il mio amico Pierangelo Andreani. 

 

Papà di “Biturbo” in casa Maserati, delle Cagiva della leggenda ma soprattutto l’eroico gladiatore della Pininfarina cui toccò di disegnare la Mondial. Una telefonata di un’ora riportata fedelmente e con rispetto per un uomo – oltre che professionista – straordinario che mi ha dedicato un suo Sabato pomeriggio per chiarirmi le idee. 

E che ha costruito il pezzo che, senza eccesso di clamore, credo sia uno dei più belli ed interessanti che Vi capiterà di leggere sulla Ferrari Luce (per leggerlo fai Click QUI) perché è scritto con l’impronta di chi ha vissuto, da adolescente e poi da ragazzo, un ventennio che va dal 1975 al 1995 con ammirazione e passione. 

Perché di cose belle all’epoca, in campo automotive, ce n’erano diverse. E di parecchie di queste cose il grande Pierangelo Andreani è stato artefice. 

Il suo giudizio – da competente – è stato fin troppo morigerato e discreto, nel rispetto che si deve allo status di un Marchio come Ferrari; e di certo non ha declinato in offese gratuite come la massa dei commentatori Social. Sollecitato dal sottoscritto, il geniale e cordiale Designer ha risposto con usuale simpatia che la Luce voleva osservarla dal vivo, cercando in primo luogo se l’intento primario del Team di Stilisti sia stato quello di dissimulare volumi ed ingombri esorbitanti (lunghezza 5 mt., larghezza 2 metri e altezza 1,55 metri: la lunghezza maggiore e la seconda altezza di ogni tempo per una Rossa), ad esempio adottando diametri di cerchi e ruote oversize; o se il primo interesse fosse proprio di non perseguire i canoni indifferibili per una Ferrari, proponendo proprio qualcosa di davvero diverso. 

Ma quello che a Pierangelo non riusciva proprio ad andare giù, nel contesto delle critiche lanciate come sassate anche da commentatori di un certo lignaggio, era una sorta di “Jingle”diventato virale: “I cinesi non la copieranno” che faceva il paio con “i cinesi la farebbero meglio”. Una sorta di dissacrazione poco lusinghiera nei confronti di un Marchio che ha nel suo pedigree e nella sua storia il senso stesso dell’eccellenza. E’ per questo che, anche per tributare un senso di rispetto e simpatia nel confronto del Cavallino, Pierangelo ha ritenuto, alla fine di giudicare la 100% elettrica di Maranello come “Non sense New age”, partecipando divertito ad un improvvisato Quiz nato dal sottoscritto.

Come detto, quell’intervista è stata a lungo apprezzata sul nostro portale, ma ha seminato poco visto il tono e il livello mantenuto sui Social. 

Ma, sia chiaro, il sottoscritto ed Autoprove non hanno responsabilità di sorta. E’ il Web che ha ormai “svaccato” a punire la correttezza e professionalità dei nostri contenuti, ma è un po’ come se al Mc Donald si penalizzasse la lasagna al forno fatta in casa in favore delle ali di pollo fritte. 

Tanto è vero che in un articolo integrativo, mentre il sottoscritto ingenuamente tentava di compilare il “form” per visitare la Luce nel Sabato destinato dalla Ferrari all’ingresso libero (a numero chiuso) mi sono impegnato ad elencare le peculiarità della nuova Ammiraglia elettrica che a mio avviso Internet non aveva assolutamente evidenziato.

Internet, il palcoscenico meno adatto a descrivere un’opera d’arte in incognito.

Nella analisi quanti-qualitativa di Ferrari Luce ho creduto utile dettagliare aspetti in qualche caso eclatanti ma poco evidenziati a mio avviso nelle recensioni più diffuse (per leggere l’articolo puoi cliccare QUI).

Ed ho ricordato come anche quando usci’ Purosangue, annunciata in prima battuta con il solo motore endotermico (puoi leggere l’articolo cliccando sul Link), noi abbiamo – tra i pochi – espresso un articolato pensiero di apprezzamento e comprensione per la scelta commerciale certamente controcorrente, ma non priva a sua volta di giudizi negativi. 

Noi sulla Luce abbiamo stigmatizzato la linea di cintura da traghetto della Tirrenia, su una Cupola abitacolo falso-magra (perché obbligatoriamente all black) che cerca di minimizzare non solo l’altezza da SUV ma anche il monolocale installato nel mezzo volume di coda, da cui non si sa come possa spuntare la cintura a specchio con doppia coppia di fari tondi che, in questo caso, sembra più un corpo estraneo che il baule prova a vomitare piuttosto che un accessorio di ornamento integrato. 

Mentre all’interno trovo semplicemente dubbio l’accostamento tra elementi vintage e modernismo spinto; salvo di certo la selleria, di fattura eccezionale, come salvo l’apertura porte che agevola il passaggio e l’uscita. 

Detto fra noi questo “open space” tra Designer di Apple Watch e Centro Design del pur ottimo Manzoni stavolta ha fatto tilt. Almeno per la maggior parte dei particolari presenti a definire lo stile della “Luce”. Se devo dirla tutta, l’ultima volta che ho visto quella specie di maxischermo centrale con manopolona di movimento, ricordo sia stato dal mio dentista mentre lo stesso cercava di orientare alla sua vista il visore dell’apparecchio radiografico, con me seduto in poltrona. Eppure non voglio centrare le mie considerazioni su linee e forme. 

Per un Marchio Top come Ferrari il “sottopelle” è da sempre un elemento di interesse per clienti ed investitori, ed in fondo c’era già stato un precedente illustre e didascalico soprattutto per la memoria di Maranello. 

I commenti di Ottobre 2025, in effetti, tesero a giustificare la scelta dello chassis nudo con l’esigenza di rendere la nuova tecnologia familiare al target potenziale di Clienti Ferrari, ma a noi questa spiegazione non bastava, perché ci appariva più sensata l’ipotesi di fare di quello Chassis una minitesina di laurea per dimostrare l’approccio di Ferrari con il protocollo elettrico; ma se questa nostra ipotesi però fosse stata azzeccata avremmo anche dovuto fa conoscenza con una ipotesi di uso a larga scala dello stesso pianale per altri modelli. 

Il che non è escluso, ma la presentazione della nuova “Luce” non conferma proprio logicamente questa mia ipotesi. Cioè, per dirla chiaramente: quale evoluzione di gamma elettrica, a partire da modelli ulteriori rispetto a Luce basati sulla stessa piattaforma, potrebbero essere appaiati ragionevolmente nella gamma “classica” del Cavallino?

E dunque passiamo alla terza ipotesi, non senza prima aver fatto pelo e contropelo nel travaglio elettrico che da almeno due anni sta coinvolgendo tutto il settore elettrico europeo.

Vi ricordate? Porsche in crisi per l’elettrico in Cina (cosa che ha impattato sulla Brand reputation globale); Mercedes a passi lenti e distesi, Aston Martin nella tempesta, per non ricordare il travaglio identitario di Jaguar. 

Tutti Brand che a causa delle dinamiche controverse della mobilità elettrica, unite però anche al suo difficile trapianto – come protocollo industriale e simbolico dei diversi Marchi – dentro radici fortemente qualificate da una storia endotermica, stanno faticando tantissimo ad uscire da un vero e proprio pantano. 

Per capirlo leggeteVi anche un mio vecchio post sulla idiozia e l’illusione di un possibile percorso di branding “elettrico” per la maggior parte dei Marchi europei, anche quelli più prestigiosi. Leggetelo ancora, andando sul Link

L’ho scritto in tempi non sospetti ed è come sempre gratuito; e se lo avete letto o se lo leggerete risparmierete decine di euro di Seminari e summit inutili sul tema; e ad onor del vero se lo avessero letto anche diversi Marchi Costruttori avrebbero risparmiato soldi inutili versati a diverse Redazioni…Ma torniamo a Luce. 

Me la sono guardata bene, in ogni sfumatura e contorno.

Ma con gli occhi dell’appassionato di Maestri del Design come Gandini, Scaglione, Fioravanti, Cressoni, ed altri, devo dire che la visione di quelle linee fa effetti miracolosi solo nei casi di stitichezza. Non c’è un particolare che mi spinga a fermarmi con gli occhi, che scivolano sulla linea come una saponetta dentro una vasca da bagno.

E poi ho provato a fissarla e percorrerla con gli occhi con calma, mettendomi nei panni di un Cliente Rolls, Bentley, futura Jaguar, ed altri Marchi di supercar possibili protagoniste future nell’elettrico. Un incrocio anche per me di Nonsense e minimalismo, ma in salsa Ferrari; che come era prevedibile non ha sbagliato obbiettivo. Se volete dettagli anche su questo, cliccate su questo Link.

Lo ha solo tarato per i mercati più interessanti, quelli cioè più lontani dal nostro modo di concepire la Ferrari. Forse è un limite, forse è un segno dei tempi. 

Ma se si parla di Ferrari è qualcosa da guardare, sempre e comunque, con rispetto.

Dedicato, anche questo con rispetto, al Dottor Benedetto Vigna: ci piacerebbe essere invitati ad una prossima “prima” di una Rossa. Noi il desiderio lo lanciamo, hai visto mai.

Riccardo Bellumori

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