Che fine hanno fatto le 350.000 Volkswagen nel deserto?

La vasta distesa desertica di Victorville, in California, ha ospitato a lungo 350.000 automobili Volkswagen e Audi. Questo enorme centro di stoccaggio era la traccia materiale più impressionante della crisi Dieselgate del 2015, ma ora è in fase di svuotamento.

Questo sito arido ospitava una parte significativa dei 350.000 veicoli diesel riacquistati dal costruttore dopo la scoperta di un dispositivo di manipolazione nei test ambientali. La raccolta di questa flotta era il risultato di un rigoroso obbligo legale, come spiegato dal sito web supercarblondie.
Di fronte alla portata della controversia, l’azienda tedesca ha dovuto orchestrare un programma di riacquisto senza precedenti, trasformando il deserto del Mojave in un magazzino a cielo aperto. La scelta di questa zona geografica è stata dettata da esigenze di stoccaggio industriale.
Il clima secco del deserto ha agito come una barriera naturale contro l’ossidazione, proteggendo così il valore residuo dei veicoli. Lungi dall’essere un semplice cimitero di auto, il parco di Victorville era soggetto a un costante monitoraggio operativo.
I tecnici intervenivano regolarmente per la manutenzione dei sistemi elettrici e per garantire la rotazione delle unità, assicurandone il funzionamento in caso di ritorno in circolazione.
La sequenza degli eventi è stata dettata da un calendario imposto dalle autorità americane, che hanno fissato l’obiettivo di smaltire l’85% della flotta. Alcune delle auto sono state quindi sottoposte a modifiche tecniche certificate prima di essere offerte sul mercato dell’usato.

IL DIESELGATE

Al contrario, i modelli che non erano considerati redditizi da adeguare agli standard sono stati inviati ai centri di riciclaggio per il recupero dei materiali. Questa crisi ha agito da catalizzatore per una profonda ristrutturazione della strategia commerciale del gruppo.
Mentre gli ultimi veicoli lasciano gradualmente il suolo californiano, l’episodio di Victorville rimane una pietra miliare nella storia automobilistica contemporanea. Segna la transizione di un gruppo intrappolato nei propri errori, che ha dovuto agire rapidamente, dimenticando ogni considerazione commerciale per salvare la faccia e il proprio modello economico.

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