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Porsche ed il suo Karma speciale: vincere sul tempo correndo controvento

La visita recente che con Autoprove.it ho potuto fare al Centro Porsche di Firenze ha acceso in me, oramai stagionato ammiratore del Marchio di Stoccarda una bella vagonata di ricordi, di riflessioni, di suggestioni. In primo luogo “fisiche” e tattili. 

Diciamo che io appartengo alla generazione che è nata sotto il primo “boom” tecnico, commerciale, iconico, mediatico e sportivo del Marchio di Stoccarda. 

Non perché prima non fosse apprezzato ed ambito come Costruttore di auto; ma perché fino alla fine degli anni Sessanta Porsche era ancora visto come un Marchio di eccellenza ma anche di empirismo tecnologico: essere Porsche significava sperimentare di continuo per superare soglie precedenti sia se si era parte dell’Azienda sia essendone “consumatore” (cioè Cliente). 

911” era nata da poco e ancora appariva come una vettura da corsa targata per andare su strada, mentre il grande seguito in America non era ancora arrivato a riverberare in Europa. E’ però dalla fine degli anni Sessanta e continuando da allora in poi che Porsche non è più stata percepita come “Marchio laboratorio” per temerari e gladiatori della guida sportiva, ma come un vero e proprio Costruttore in grado di diversificare al massimo la sua portabandiera “911” (Targa, Carrera, Turbo) e di affiancarla ad altri modelli di Gamma che hanno sempre confermato tuttavia che la scelta meccanica “Boxer posteriore a sbalzo” – tacciata da molti come “parente povera” della più rivoluzionaria architettura a motore centrale oppure come alternativa eretica del sistema più classico con motore davanti e ponte dietro – era in realtà non solo la più “furba” rispetto alle cilindrate esorbitanti concorrenti che però – causa crisi energetica – erano diventate via via più proibitive dai primi anni Settanta; ma era diventata anche contemporaneamente il simbolo stesso della sportività più eclettica al mondo: il boxer Porsche elaborato, vitaminizzato, turbocompresso, persino “raddoppiato” ed esteso all’infinito delle possibili declinazioni era praticamente dappertutto dai rally alle Piste in ogni parte del mondo. 

Sembrava quasi impossibile, in quegli anni Settanta, pensare che il “Boxer” 911 da 2,4/2,7/3,0 e oltre di cilindrata fosse in fondo erede di quel 4 cilindri flat da 1100-1400-1600 cc. che dal KaferWagen era stato trapiantato nella “356”. 

Eppure un unico filo conduttore legava in tutto il mondo, grazie anche al potere della TV, le stesse 356 già oggetto di culto collezionistico alle “911” che correvano nei Rally ed in Pista attraverso le estremizzazioni “930” e “935” oppure con i motori delle “917” che sulla famosa e diabolica “Porsche Audi Sunoco” arrivarono per la prima volta a 1000 cavalli. Ed era già arrivata negli anni Sessanta la Formula Uno, ancora prima erano arrivate le vittorie alla Carrera Panamericana e le 24 Ore di Le Mans. 

E’ dunque dalla fine degli anni Sessanta che la combinazione virtuosa tra reputazione tecnologica del Marchio, pedigree sportivo, eccellenza costruttiva ed interazione con i Clienti ha reso Porsche più di un Marchio sportivo. Porsche è diventata un Eden motoristico dove i sogni diventavano realtà facendo di ogni modello un gioiello diverso dagli altri grazie alle mille accortezze ed alle personalizzazioni estreme. Voi direte che questa dimensione apparteneva già alla Ferrari, eppure potete credermi se Vi dico che il Marchio di Stoccarda ha reso tutto questo, fedele alla dottrina iniziale di Ferdinand Porsche, un patrimonio per tanti e non solo per la elite inarrivabile che vantavano quelli di Maranello.

La “dichiarazione di Indipendenza” di Stoccarda dal resto del mondo

Per questo Porsche è diventata Porsche, con una continua dichiarazione di indipendenza tecnologica e con quel certo “non so che” di alchemico e mistico che ha sempre permesso ai maghi di Stoccarda di saper rendere speciale anche quello che altrove era rimasto utopia: quando “911” iniziava a crescere diventando un termine di paragone assoluto nelle piste di tutto il mondo il motore posteriore a sbalzo era la scelta economica per antonomasia (VW Maggiolino/412, Renault “8” e “10”, Fiat “750/850”, NSU “Prinz”) mentre la Categoria delle “Signore della velocità” si componeva di poche berlinette a motore posteriore centrale e di una moltitudine di lunghissimi cofani anteriori motorizzati.

Ma una forza di Porsche è stata anche quella di aver puntato a crescere da subito nel mercato più “faraonico” del dopoguerra, cioè l’America. Il simbolo iconico di James Dean è stato uno dei primi e di sicuro il più discriminante per colpa della sua tragedia, ma se c’è stato da subito un territorio di caccia dove le piccole e sataniche tedeschine si sono fatte largo a suon di trofei e versioni speciali è stato quello degli USA e del Sudamerica grazie anche alla ambitissima vittoria alla Carrera Panamericana. Ed anche questa capacità “morfologica” – cioè quella di aver saputo rendersi vincente in ogni fondo, specialità, territorio o Continente – ha reso poco a poco la “911” e la Porsche delle entità iconiche destinate a creare identificazione ed appartenenza. 

E torna quel concetto che ho detto prima; una Porsche non si compra, non si guida, non si possiede: si “indossa” quel tanto che basta perché diventi, per ogni “Owner” o “Driver” una prerogativa sempre presente, quasi una caratteristica genetica impressa in ogni attimo della giornata. Ed è nel sentire “su misura” ogni Porsche che si nasconde quel fascino che pervade il nuovo, l’occasione e le storiche e classiche di Stoccarda. Da sempre e per sempre, anche nel futuro. Come un esercizio perennemente eretico dell’arte meccanica.

“924”, “928”, “Cayenne” e “Panamera”: da eretiche a simboli di eccellenza

Se la “911” che seguiva la “356” divenne progressivamente la “eretica” dello Sport e del Gran Turismo, la sua continua affermazione come portabandiera del Marchio portò a diventare eretiche dentro la Porsche tutte le altre piattaforme, i concetti e le architetture contigue ed alternative: era moderatamente eretica la “914” – cioè la Volkswagen Porsche – nata per offrire una alternativa “popolare” destinata ai giovani e a chi non poteva permettersi una “911”; era un poco più eretica la “924” che finita per diventare la sostituta della “914” fu tollerata solo per questo.

 

Ma la riprovazione generale dei puristi del marchio fu molto più aspra per la “928” rea – anche solo se per pura ipotesi poi rientrata del tutto – di poter essere eventualmente la sostituta di già Sua Maestà “911”. Con un poderoso V8 da quasi 5 litri anteriore e quattro posti persino piuttosto comodi la “928” pagò inizialmente la questione del “DNA” araldico e la grave crisi energetica che rendeva il suo motore una idrovora. Bastarono solo pochi anni però perché quella linea futuristica, quelle volumetrie e quella posizione esclusiva sul mercato la rendessero una vera e propria Regina di un Regno a parte in casa a Stoccarda.

Oggi avvicinarsi ad una “928/968” significa considerare allo stesso tempo una perfetta autovettura con la quale farsi notare ed ammirare sulle strade di tutti i giorni (nelle quali ancora adesso si può ritrovare, sporadicamente od usate tutti i giorni, il 70% delle auto prodotte dal Cavallo di Stuttgart dal 1948) oppure un gioiello da collezionare e persino uno strumento su cui investire stando alle quotazioni sempre interessanti di ogni Porsche.

Stesso destino, con il tempo, toccato a “Cayenne” e “Panamera”: all’inizio eretiche ed ingombranti presenze in Gamma, poco dopo perfette testimoni di una mobilità ricca e prestigiosa dedicata ad un pubblico più polivalente ed “Executive”, ed attualmente vetture dalla vita quasi eterna sull’Usato e sul versante Vintage. Ed oggi il motore anteriore per le Porsche non è più un tabu’ ma al contrario un ennesimo tassello eletto al prestigio ed alla eccellenza tecnologica del marchio. 

Controvento anche sul motore centrale: icona per gli altri, “entry level” per la Porsche

Abbiamo accennato alla “914” creata in JV con Volkswagen per offrire a giovani ed automobilista generico una opzione entry level; ebbene, nel tempo la formula del motore centrale, con “Boxster” e “Cayman” ha mantenuto, anche qui controcorrente rispetto al resto del mondo, una connotazione entry level. Mentre infatti “l’altro” Cavallino aveva generato scalpore passando al “carro davanti ai buoi” non solo il Formula Uno e Due ma nella produzione di serie con le Dino e con la prima serie 365 BB; e mentre Lamborghini, De Tomaso, Lotus incentravano sul motore centrale (cioè posteriore tra i due assi ruote) la loro riconoscibilità ed iconografia, Porsche manteneva per la sua “911” (motore posteriore a sbalzo) il simbolo della portabandiera e posizionava commercialmente (target e pricing) la sua “Boxster/Cayman” un filino “sotto” la regina elettiva di Stoccarda. 

Tutto questo sempre nel rispetto di un dogma, di un dovere assoluto: essere sempre al massimo livello anche rispetto alla concorrenza su innovazione tecnologica, sicurezza, e rispetto dell’ambiente. Basterebbe su questo ricordare tutte le caratteristiche meccaniche, elettroniche e funzionali di una Porsche per avere la sensazione perenne di essere alla guida di un concentrato di eccellenza. 

Ancora oggi sul processo progettuale e di testing, sul controllo di qualità e sull’auditing interno per rilevare, correggere e prevenire qualunque possibile passaggio produttivo non conforme, la Porsche è al top. La “total Qality” ricercata ed attesa ancora da tanti Costruttori per Stoccarda è una realtà da tempo partecipata da Tecnici, dipendenti ed addetti alla Catena di montaggio. Gli stessi che oltre 40 anni fa fecero scalpore nel mondo perché in mezzo a tante fabbriche con i cancelli chiusi e gli operai in sciopero a fare picchetto, i dipendenti Porsche in un periodo di crisi industriale fecero assembramento dietro i cancelli chiusi per poter entrare a lavorare, anziche’ protestare per rimanerne fuori. Un altro scorcio che fa capire a quale livello si spinga da sempre l’appartenenza al mondo Porsche. Un altro dei segnali che spiegano per quale motivo una Porsche non si può solo comprare, utilizzare, guidare, possedere. Una Porsche si indossa. 

Diventa una sorta di divisa sottopelle, che amplifica emozioni, passioni e suggestioni perché indossando una Porsche non si indossa solo la propria auto ma tutta l’eco del desiderio, della ammirazione e del rispetto che ogni Porsche suscita al passare sulle strade. 

Porsche, una linea ed uno stile che “parlano”

Mi capita sempre, quando sono davanti ad una Porsche: ritrovo il piacere di percorrere le sue linee con lo sguardo, e facendo così ritrovo un particolare, un angolo di visuale, un gioco di luci ed ombre che rimettono puntualmente in discussione la memoria visiva che nel frattempo si era costruita in me; ed allora, devotamente, il giro visuale ricomincia in un incrocio tra “fili temporali” e radici storiche che legano ogni Porsche del passato, del presente e del futuro ad un “continuum” che pochi altri Marchi possono vantare: quello di essere orgogliosamente e caparbiamente “controvento”, prerogativa che ne ha condizionato un percorso ad ostacoli continuativo e contraddistinto da “alti” sopraffini così come da “bassi” drammatici. 

E’ il prezzo che questo Marchio ha pagato per conservare la sua individualità, la sua personalità inconfondibile che anno dopo anno, decennio per decennio, ogni manager, tecnico, meccanico e ovviamente ogni Cliente e Driver ha indossato e contribuito a far crescere fino ai livelli di eccellenza con i quali tutti riconoscono il nome di Porsche. 

Anzi, i nomi: a partire da quello del patriarca Ferdinand, boemo ma adottato dalla Germania, che 110 anni fa riceveva la Laurea ad Honorem in Ingegneria (dato che in realtà aveva sviluppato un percorso da perito elettromeccanico, ma il suo genio era a tal punto esuberante da aver superato ogni temporaneo limite di conoscenza e di didattica). Ma è anche il colpo d’occhio geniale dei suoi tecnici che fin dai tempi dello Studio Porsche (nato nel 1930 e diventato Marchio Costruttore nel 1948 a Gmund, in Carinzia, per poi tornare a Stoccarda) hanno plasmato componenti e forme secondo un unico protocollo: quello che si muove secondo la maggiore efficienza energetica, e quello che ha la migliore aerodinamica, è di per se’ stesso qualcosa di molto bello. Così da sempre nascono le Porsche. Nulla di inutile, e tutto l’essenziale elevato a potenza e prestigio. 

Lo è stato nel passato (356, 550, 911, 914, 924, 928); lo è nel presente (911, 718, Macan, Panamera, Cayenne) e lo sarà nel futuro (Taycan e Gamma Hybrid ed elettrica) superando controindicazioni, diffidenze e soprattutto una impasse strategica e politica a Bruxelles che purtroppo incatena il Marchio di Stoccarda, improvvisamente lasciato solo come altri Marchi europei a combattere contro un Golia d’Oriente. 

Il futuro? BEV, Hybrid od “Endo”, per Porsche arriva sempre un attimo prima degli altri

Se in quasi ottant’anni Porsche ha superato crisi belliche, bombardamenti, carcere ed esilio; fame e ricostruzione post bellica, crisi energetica e tutto il resto, questa “crisi elettiva” della mobilità a Zero Emissioni al confronto è un semplice mal di testa, e Porsche deve solo ricordarsi “chi è” per superare il guado. 

E come non fare cenno alla sperimentazione di E-fuels e di Biocarburanti, dove Porsche è arrivata un po’ prima degli altri?

Come sempre, agitando un fiume di polemiche e di sentimenti contrastanti; come sempre controvento, e come sempre individuando quel modo di vedere, creare e vivere le cose distinguendosi da tutti gli altri, per poi permettere al tempo di dimostrare che per gran parte delle sue scelte la Porsche continua ad avere ragione. E se permettete, buggerare il tempo, ogni volta, è uno dei segreti magici che nessuno al mondo come Porsche conosce meglio. 

Ad una leggenda che tra poco compirà ottant’anni, molti dei quali sono stati – per me e per centinaia di milioni di persone – un regalo continuo di passione ed estasi motoristica. Lunga vita, cara Porsche, da un vecchio, inguaribile, incomprensibile appassionato.

Riccardo Bellumori

Elettrico Volkswagen: 2 milioni di auto vendute

Il marchio Volkswagen ha appena raggiunto un traguardo importante con la consegna del due milionesimo veicolo 100% elettrico dal 2013. Questo trend dovrebbe continuare con l’arrivo di nuovi modelli ancora più accessibili.

Impegnata in una strategia di elettrificazione rapida da oltre un decennio, Volkswagen ha fatto il suo ingresso nel segmento delle auto 100% elettriche nel 2013 con la e-Up! e la e-Golf, per poi passare nel 2020 alla costruzione di una gamma elettrica dedicata ID. Il costruttore tedesco ha appena raggiunto un importante traguardo con la consegna di due milioni di veicoli elettrici in totale.
Volkswagen annuncia in un comunicato che il due milionesimo veicolo elettrico prodotto, una ID.3, è stato consegnato alla sua proprietaria proprio di recente nel suo stabilimento di Dresda, trasformato in luogo di consegna. Primo modello basato sulla nuova piattaforma modulare MEB che ha lanciato ufficialmente la gamma ID., la compatta è stata venduta in 628.000 esemplari dal suo lancio.

I NUMERO VW

Un ottimo risultato, che tuttavia è abbastanza lontano dal successo del duo ID.4 e ID.5. I due SUV, venduti anche a livello internazionale (Cina, Stati Uniti), sono stati consegnati a 901.000 clienti dal loro debutto. Sul podio troviamo anche la ID.7 (berlina e station wagon Tourer) lanciata nel 2023 con circa 132.000 veicoli consegnati secondo il costruttore.
Grazie a una gamma elettrica dedicata e regolarmente aggiornata (come sarà presto il caso dell’ID.3), il volume delle auto elettriche vendute dovrebbe crescere in modo esponenziale.

L’arrivo di novità come le future ID. Polo e ID. Cross dovrebbe rendere la mobilità elettrica ancora più accessibile e contribuire così a superare i 3 milioni di unità nei prossimi anni.

Nuova Xiaomi Vision Gran Turismo: sogno da 1900CV

Nell’ambito del Mobile World Congress 2026 di Barcellona, l’azienda cinese Xiaomi ha presentato la supercar elettrica Vision Gran Turismo, sviluppata appositamente per il videogioco Gran Turismo 7, disponibile sulle console PlayStation 4 e PlayStation 5 di Sony.

La supercar è stata presentata al pubblico di Barcellona in versione fisica e a grandezza naturale. Non è escluso che Xiaomi voglia produrre una supercar di serie ispirata a questo modello.

Xiaomi è entrata nel mercato automobilistico cinese nel marzo 2024 ed è diventata quasi immediatamente uno dei principali produttori di auto elettriche: nessun’altra casa automobilistica cinese ha avuto un inizio così potente e rapido. Naturalmente, al successo hanno contribuito il nome Xiaomi, affermato sul mercato degli smartphone e di altri dispositivi elettronici di consumo, e gli ingenti investimenti finanziari che i giovani concorrenti, che hanno avviato la loro attività da zero, potevano solo sognare.

LA CONCEPT DA SOGNO

Nel 2025 Xiaomi ha venduto 411.837 auto in Cina, non ci sono ancora forniture ufficiali ad altri paesi, ma inizieranno nel 2027 e uno degli obiettivi principali è conquistare l’Europa. L’anno scorso Xiaomi ha attirato l’attenzione degli europei con un paio di record al Nürburgring, e ora ha creato per il gioco Gran Turismo 7 una supercar unica, chiamata semplicemente Vision Gran Turismo, e l’ha portata alla fiera MWC 2026 a Barcellona.

Il nome Xiaomi è presente in Gran Turismo 7 dall’estate dello scorso anno, quando è apparsa la berlina sportiva da record Xiaomi SU7 Ultra, la prima auto cinese ad entrare nel vasto catalogo del gioco. Xiaomi Vision Gran Turismo diventerà uno dei circa quaranta concept creati appositamente per la serie di videogiochi Gran Turismo da varie case automobilistiche (principalmente europee, giapponesi e statunitensi).

Xiaomi Vision Gran Turismo è una delle supercar più potenti del gioco, con un motore elettrico che eroga circa 1900 CV, ma un aspetto piuttosto modesto e sobrio. L’idea era quella di creare forme efficaci dal punto di vista del carico aerodinamico senza elementi aerodinamici troppo sporgenti, quindi la Xiaomi Vision GT ha una chiglia stabilizzatrice sul tetto, ma non ha un alettone, che è sostituito da un enorme foro del diffusore a poppa, incorniciato da una staffa di luci a LED rosse.

Mercedes-Benz Classe G: da Mansory è 3 porte

La Mercedes-Benz Classe G è un’icona automobilistica così intramontabile che nel 2025, al suo 49° anno di vendita, ha registrato un numero record di consegne. Dopo quasi cinquant’anni, questa scatola su ruote continua a fare soldi. Niente male per un’auto che è nata come veicolo militare e che ora passa il suo tempo davanti agli hotel a cinque stelle.

Eppure, per alcuni acquirenti, una Classe G standard semplicemente non va bene. Vogliono qualcosa di più raro, più appariscente e un po’ meno sensato. In questo caso, quasi diverso da qualsiasi altra cosa sulla strada.

Questa versione piuttosto bizzarra della Classe G, costruita nientemeno che da Mansory, si chiama Gronos Coupé EVO C ed è apparsa per la prima volta alcuni anni fa. Ne vengono prodotti solo otto esemplari, ciascuno con una configurazione distintiva. Ognuno è selvaggio, ognuno è sorprendente e ognuno farebbe probabilmente rivoltarsi nella tomba Karl Benz.
L’ultima versione sembra progettata per sfilare lentamente davanti ai parcheggiatori di Dubai o per attraversare con eleganza il centro di Londra in piena estate. Abbina la fibra di carbonio forgiata a vista a una verniciatura marrone scuro, una combinazione che garantisce di non passare mai inosservati.
Il carbonio forgiato si estende sulla fascia anteriore pesantemente rivista, portando con sé un nuovo paraurti, prese d’aria rimodellate, uno splitter prominente e una griglia rinnovata. Mansory ha anche installato un cofano in carbonio estroverso, oltre a passaruota oscurati che esagerano ulteriormente l’assetto. La vernice marrone copre gran parte della metà superiore della Mercedes, compresi il portellone, il tetto e i telai dei finestrini laterali.

Altre modifiche alla carrozzeria includono un grande diffusore posteriore e uno spoiler fisso sul tetto. Mansory vorrebbe probabilmente farvi credere che migliorano l’aerodinamica, ma in qualcosa che ha la forma di un mattone, sembra quasi irrilevante.
Ciò che gli acquirenti cercano davvero è un abitacolo adeguatamente lussuoso, e la Gronos Coupé EVO C lo offre in abbondanza. I sedili, i pannelli delle portiere, il volante e il cruscotto sono stati rivestiti in morbida pelle bianca nuova, con cuciture e bordature nere a contrasto. La fibra di carbonio forgiata è presente ovunque, nel caso vi dimenticaste chi l’ha costruita.

LO STILE UNICO

Non vengono forniti dati sulle prestazioni, ma Mansory di solito fa la sua magia sul gruppo motopropulsore. Non sarebbe sorprendente se la potenza superasse i 900 cavalli.

Senza dubbio la parte più strana di questa G è il suo nome. Si tratta di una coupé a due porte, completa di porte anteriori suicide. Perché, vi chiederete? Chi lo sa. Ovviamente riduce notevolmente la praticità e sembra piuttosto illogico. Ma, se state acquistando un prodotto Mansory, probabilmente non state ragionando in modo logico.

Nuova Dacia Stepway: Anteprima Rendering

Prima della fine di questo decennio, la Dacia Stepway diventerà un modello a sé stante per capitalizzare sull’immagine della finitura di successo della Sandero.

Il rendering in copertina di auto-moto.com ci permette di dare uno sguardo in anteprima esclusiva dal design del modello.

Pensate che le Dacia siano diventate molto più costose nel corso degli anni e avete ragione. Addio alle Duster sotto i 12.000 € o alle Sandero sotto i 9.000 € vantate dalle pubblicità negli anni 2010. Ovviamente, la carenza legata alla crisi sanitaria ha fatto lievitare i prezzi poco tempo dopo. Ma se la gamma rumena ha rivisto drasticamente al rialzo i suoi prezzi negli ultimi anni, è soprattutto per questo preciso motivo: le finiture di fascia bassa sono semplicemente scomparse.
O almeno, in quantità molto ridotte, all’interno del mix di prodotti. Un fenomeno che non ha nulla di nuovo, dato che le versioni essenziali delle Dacia non hanno mai avuto successo in Italia. Infatti, la clientela italiana ha approfittato in gran parte dei prezzi vantaggiosi del costruttore per salire di gamma e acquistare equipaggiamenti a cui avrebbe avuto più difficoltà ad accedere tramite i modelli generalisti proposti da Renault, Peugeot o Citroën. Ancora oggi, le finiture Extrême e Journey costituiscono la maggior parte delle vendite di Jogger, Duster o, più recentemente, Bigster.

LO SVILUPPO DACIA

L’attuale Stepway, derivata dalla gamma Sandero, ha ancora un futuro brillante davanti a sé, anche se accoglierà la nuova motorizzazione full-hybrid da 155 CV solo alla fine del 2026.
Stepway più forte di Sandero
La Dacia Sandero non sfugge a questa tendenza, venduta principalmente sotto le sembianze di un fuoristrada rialzato chiamato Stepway. Una finitura dedicata esclusivamente a questa city car dal carattere forte, che sfoggia con orgoglio le sue estensioni dei parafanghi e altre protezioni della carrozzeria, oltre alle barre sul tetto. A tal punto che questa famosa denominazione tende a eclissare quella dell’urbana che la ospita. Da qui la volontà, entro pochi anni, di emancipare definitivamente la Sandero.
La futura Dacia Stepway non dovrebbe arrivare prima del 2028, secondo le voci che circolano al riguardo. Ma sappiamo già che salirà di un gradino rispetto alla Sandero, in termini di dimensioni, per entrare nella categoria dei “veri” SUV urbani. Di conseguenza, potrebbe avvicinarsi ai 4,24 m di lunghezza dichiarati dall’attuale Captur. Inoltre, si vocifera che utilizzerà una piattaforma multi-energia, in modo da poter adottare motori a benzina, GPL, ibridi e 100% elettrici. Quest’ultima potrebbe consentirle di beneficiare di una trasmissione 4×4. Sarebbe una novità assoluta per questo modello.

Il fantastico V12 aspirato della De Tomaso P900

La società De Tomaso Automobili ha annunciato questa settimana che continua lo sviluppo della sua supercar da pista P900 e ha presentato il suo motore V12, sviluppato dalla società Italtecnica: eroga 900 CV ed è in grado di raggiungere i 10.200 giri/min.

La De Tomaso, fondata nel 1959 dall’italiano di origini argentine Alejandro De Tomaso, dal 2014 appartiene alla Ideal Team Ventures di Hong Kong, dietro la quale c’è l’imprenditore e grande appassionato di automobili Norman Choi, che oggi è anche amministratore delegato della De Tomaso. Lo sviluppo e la produzione delle moderne automobili De Tomaso avviene in Germania, dove lo scorso anno nello stabilimento di Affalterbach è iniziata l’assemblaggio dei primi esemplari destinati ai clienti della supercar stradale De Tomaso P72 con motore V8.

La supercar da pista P900 è stata annunciata dalla De Tomaso già nel 2022 come modello derivato dalla P72 da strada, con la promessa di una presentazione completa nel 2023, ma finora tale presentazione non ha avuto luogo. Nel gennaio di quest’anno, De Tomaso ha pubblicato sulle sue pagine social le foto dei mostruosi collettori del motore P900, realizzati nell’estetica degli xenomorfi dell’universo cinematografico di “Alien”, e questa settimana ha rivelato il fornitore e alcune caratteristiche tecniche del motore.
Il fornitore è risultato essere l’azienda italiana Italtecnica, nota specialista nel campo dei motori ad alta velocità prodotti in piccole serie, realizzati secondo le migliori tradizioni dell’automobilismo italiano. Negli ultimi anni Italtecnica ha registrato un forte aumento della domanda da parte dei clienti e fornirà motori V12 per le supercar Vittori Turbio e Garagisti & Co. GP1 presentate lo scorso anno. Si tratta di motori diversi e anche De Tomaso avrà il proprio V12, diverso da quello dei concorrenti, anche se forse con alcune soluzioni tecniche in comune.

DATI TECNICI DA SOGNO

Il motore V12 atmosferico della supercar De Tomaso P900, con una cilindrata di 7,0 litri, pesa meno di 200 kg. Il blocco cilindri e il basamento sono realizzati in lega di alluminio, con un angolo di inclinazione del blocco di 65 gradi. In ogni testata sono presenti due alberi a camme, ogni cilindro è servito da quattro valvole in titanio. I pistoni forgiati leggeri garantiscono un rapido aumento dei giri. La potenza massima di 900 CV viene raggiunta a 9500 giri/min, il limitatore interviene a 10 200 giri/min.

Il sistema di lubrificazione è a carter secco. Nel sistema di distribuzione del gas vengono utilizzati solo ingranaggi, come nei motori delle auto di Formula 1. Il collettore di aspirazione è realizzato in fibra di carbonio.

Non ci sono ancora informazioni sul cambio: l’azienda promette di rivelare ulteriori dettagli tecnici e immagini della De Tomaso P900 nel corso dell’anno. I rendering della supercar da pista del 2022 sono stati rimossi dal sito web di De Tomaso, quindi è probabile che il suo design subirà delle modifiche.

Nel 2022 De Tomaso intendeva produrre solo 18 esemplari della P900 al prezzo di circa 3 milioni di euro ciascuno, ma anche questi dati potrebbero ora subire delle modifiche, quindi attendiamo nuove informazioni ufficiali.

Volkswagen Tayron R-Line eHybrid 204CV Pro e Contro

La Volkswagen Tayron arriva sul mercato con un compito difficile: sostituire la Tiguan Allspace e convincere chi cerca spazio, tecnologia e un’efficienza elettrificata. In questo video mettiamo alla prova la versione Plug-in Hybrid (eHybrid): 100 km di autonomia in elettrico bastano a giustificare il prezzo?

Toyota Celica prepara il ritorno nel rally WRC

I fan di Toyota attendono con pazienza la nuova GR Celica, e la vista di un prototipo WRC camuffato ha scatenato le speculazioni. La coupé, che dovrebbe sostituire la GR Yaris Rally1 nella stagione 2027, è stata avvistata durante i test di sviluppo in Portogallo. La sua forma compatta a due porte sta già alimentando le voci sul ritorno del marchio.

Le prime foto e i primi video della futura auto da rally GR sono stati scattati dall’appassionato di rally Marcio Pereira e pubblicati dal sito di motorsport DirtFish. Il fotografo afferma che il nuovo modello aveva lo stesso suono della GR Yaris Rally2, suggerendo che sia dotato dello stesso motore turbo a tre cilindri da 1,6 litri.

L’esterno è completamente avvolto nella tradizionale camuffatura Gazoo Racing. Tuttavia, le proporzioni rendono chiaro che non si tratta di un modello basato su alcun modello Toyota esistente. Nonostante le dimensioni compatte e il passo corto, presenta una silhouette distintiva a tre volumi con ampie estensioni dei parafanghi.

Nella parte anteriore si intravedono fari disposti orizzontalmente, una griglia stretta, un cofano ventilato e una grande presa d’aria integrata nel paraurti. Altri dettagli includono una presa d’aria sul tetto, spalle posteriori pronunciate e una coda aerodinamica rifinita con un alettone posteriore squadrato.

Sebbene molti sperassero che questa potesse essere la nostra prima anteprima della futura GR Celica, la realtà è più sfumata.

Le norme FIA per le auto WRC del 2027 non richiedono che siano basate su modelli di produzione. Si tratta invece di scocche montate su un telaio spaceframe. I progettisti Toyota potrebbero incorporare sottili dettagli ispirati alla Celica, ma una corrispondenza visiva perfetta con la versione stradale sembra improbabile.

https://x.com/DirtFishRally/status/2027076775465955798?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2027076775465955798%7Ctwgr%5E02d416f0014e0ee46220c81cb8b5912d826ebf6c%7Ctwcon%5Es1_c10&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.carscoops.com%2F2026%2F02%2Ftoyotas-next-rally-weapon-is-a-coupe-but-is-it-really-a-celica%2F

LA SFIDA NEL RALLY

Secondo la FIA, la potenza del motore turbo da 1,6 litri sarà limitata a circa 290 CV, con trazione integrale tramite un cambio standardizzato a cinque marce. Anche lo sterzo e i freni saranno ripresi direttamente dai componenti Rally2 esistenti, contenendo i costi e la complessità.

La Toyota Celica da strada, tuttavia, dovrebbe seguire una strada diversa. Dovrebbe utilizzare il nuovo motore turbo da 2,0 litri a quattro cilindri di Toyota, abbinato a un sistema di trazione integrale GR-Four evoluto. Alcune notizie provenienti dal Giappone hanno persino ipotizzato un layout con motore centrale, anche se Toyota non ha ancora confermato nulla del genere.

Il direttore tecnico della Toyota Gazoo Racing, Tom Fowler, non ha rivelato il nome dell’auto da rally, ma ha confermato che lo sviluppo è a buon punto, con oltre 2.000 km (1.243 miglia) di test già completati. Parlando con DirtFish, Fowler ha dichiarato:

“In questo momento stiamo già testando il nostro prototipo. Il team di progettazione si sta concentrando su tutti i feedback che arrivano dall’auto e sta lavorando sui problemi e sui miglioramenti. L’obiettivo iniziale era quello di iniziare a testare l’auto nel 2026. Abbiamo raggiunto questo obiettivo. L’auto ha già effettuato alcuni test e ha sicuramente percorso più di 2.000 chilometri. Non posso dirvi la cifra esatta”.

Ci aspettiamo che Toyota condivida ulteriori dettagli sulla sua vettura per il WRC 2027 man mano che lo sviluppo progredirà nei prossimi mesi.