Home Blog Pagina 7

Fiat Grande Panda potrebbe diventare Abarth?

Il marchio Abarth, di proprietà del gruppo Stellantis, ha un urgente bisogno di nuovi modelli a benzina, poiché le Abarth 500e e Abarth 600e elettriche stanno registrando vendite estremamente scarse. Una via d’uscita rapida dalla crisi potrebbe essere la hot hatch Abarth Grande Panda: secondo alcune indiscrezioni, lo sviluppo sarebbe già in corso.

Nel novembre dello scorso anno abbiamo riferito che, dopo che nel 2024 il marchio Abarth ha abbandonato l’ultimo modello a benzina basato sulla vecchia Fiat 500, le sue vendite sono letteralmente crollate; per questo motivo, l’attuale capo di Fiat/ Abarth Europe, Gaetano Torell, è costretto a dare prova di un’equilibristica manageriale, inventando modi rapidi e relativamente economici per risollevare le sorti dei marchi affidatigli

Le vendite complessive di Fiat/Abarth in Europa, secondo i dati dell’ACEA (Associazione europea dei costruttori automobilistici), lo scorso anno sono diminuite del 10,9% a 271.098 auto. Non ci sono dati precisi specifici per Abarth, ma altre fonti riferiscono che nel 2025 questo marchio ha venduto in Europa circa 2.000-2.100 auto, circa l’80% in meno rispetto al 2024, quando era ancora in produzione l’Abarth 595/695 a benzina.

RILANCIO DI ABARTH

Attualmente Abarth offre in Europa solo veicoli elettrici: la berlina Abarth 500e e il crossover Abarth 600e, entrambi troppo costosi e con un bilanciamento tecnico poco soddisfacente (il principale svantaggio è l’autonomia limitata con una singola ricarica). Un altro problema è che i tradizionali acquirenti di Abarth sono abituati a modificare le proprie auto — da soli o con l’aiuto di vari atelier di tuning — mentre sulle “elettriche” è possibile modificare, in sostanza, solo il design e le sospensioni; non è possibile ottenere potenza aggiuntiva dai motori elettrici.

La nuova Fiat 500, originariamente elettrica, ha recentemente ottenuto una versione a benzina — anche se molto modesta (65 CV); per la sua realizzazione, la società Stellantis ha dovuto spendere per la riprogettazione della piattaforma di base, poiché questa non era stata concepita per l’installazione di un motore a combustione interna. A quanto pare, montare un motore abbastanza potente su questa nuova Fiat 500 a benzina è, se non impossibile, molto difficile e costoso: in pratica servirebbe un’altra riprogettazione, e per questo la società Stellantis, affossata dalle perdite, non ha soldi.

Nuova BYD Atto 3: Restyling in Cina

La BYD Atto 3 ha ricevuto un altro aggiornamento, come rivelato da un documento depositato presso il Ministero dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione (MIIT) del governo cinese, secondo quanto riportato da Car News China.

La documentazione del documento presentato al MIIT rivela che l’Atto 3 aggiornata misura 4.665 mm di lunghezza, 1.895 mm di larghezza e 1.675 mm di altezza, con un passo di 2.770 mm, risultando così più lunga di oltre 200 mm rispetto alla versione attuale. Il peso a vuoto dell’Atto 3 del 2026 in Cina è dichiarato pari a 1.690 kg.

Il propulsore della Atto 3 aggiornata riprende quello della Atto 3 Evo per l’Europa, in quanto il modello aggiornato passa a una configurazione a trazione posteriore, e i documenti del MIIT riportano, secondo quanto riferito, due livelli di potenza: 200 kW (272 CV) e 240 kW (326 CV).

Altri aggiornamenti meccanici devono ancora essere resi noti, anche se, a titolo di riferimento, l’Atto 3 Evo per il mercato europeo è stata aggiornata con una nuova configurazione delle sospensioni posteriori multi-link (a cinque bracci in sostituzione della precedente configurazione a quattro bracci), mentre la capacità del bagagliaio di quella versione è aumentata di 50 litri fino a 490 litri, o fino a 1.360 litri con i sedili ribaltati, e il vano anteriore ha una capacità di 101 litri.

LE NOVITÀ IN ARRIVO

Secondo IT Home, la BYD Atto 3 aggiornata per la Cina potrebbe adottare la batteria BYD Blade di seconda generazione annunciata dal produttore all’inizio di questo mese, che si dice abbia una maggiore densità energetica e sia in grado di ricaricarsi dal 10 al 70% in cinque minuti.

Per quanto riguarda l’ADAS, il documento depositato presso il MIIT mostra che l’Atto 3 aggiornata sarà dotata di sensori aggiuntivi, che, come si è visto, saranno posizionati sul tetto (per il lidar), insieme a un radar montato anteriormente e a telecamere sui parafanghi.

Le modifiche estetiche sull’ultima Atto 3 includono un paraurti anteriore ridisegnato con un pannello centrale rivisto e prese d’aria ridisegnate e orientate verticalmente, fari più sottili, mentre le maniglie delle portiere sono ora semi-a filo. I cerchi disponibili includono modelli da 18 e 19 pollici.

Nella parte posteriore, il gruppo ottico posteriore appare ora di spessore uniforme su tutta la sua larghezza, mentre lo spoiler del portellone ridisegnato ospita una luce di stop montata in alto più sottile.

Per quanto riguarda l’introduzione sul mercato, Car News China ha citato altri media cinesi secondo cui gli ordini per l’Atto 3 aggiornata in Cina potrebbero aprirsi intorno alla metà di quest’anno.

Nuova Honda Prelude Type R: sogno in Rendering

Sebbene la casa automobilistica giapponese smentisca qualsiasi progetto in tal senso, l’arrivo di una Honda Prelude Type R sembra inevitabile, vista l’entusiasmo che l’attuale coupé sta suscitando nella comunità automobilistica.

Era da molto tempo che un modello automobilistico non riscuoteva un consenso così unanime tra la stampa specializzata. Apprezzata per la rigidità del telaio e il carattere giocoso, oltre che per l’efficienza del suo propulsore full-ibrido, la nuova Honda Prelude continua a deliziare gli appassionati di guida, nonostante la potenza relativamente modesta, limitata a 184 CV. Un motivo in più per spingere gli ingegneri giapponesi a mettere a punto una versione Type R.
Ma Honda troverebbe le risorse necessarie per portare a termine un progetto del genere, se dovesse vedere la luce? Il marchio ha infatti appena annullato, in una fase molto avanzata, il lancio di tre modelli 100% elettrici: il SUV 0, la berlina 0 Saloon, nonché la RSX EV all’interno di Acura, la sua divisione premium. Un’inversione di rotta attribuita in particolare alle incertezze che aleggiano sul mercato automobilistico nordamericano, dall’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, nonché all’intensificarsi della concorrenza cinese.

Rendering Auto-moto.com

IL FUTURO DI HONDA

Di conseguenza, i costi di ristrutturazione e di disinvestimento potrebbero costare a Honda più di 15 miliardi di dollari, con una perdita netta prevista tra i 2,5 e i 4,4 miliardi di dollari nel prossimo esercizio fiscale.
Ma Honda dovrà rimettersi rapidamente in ordine di battaglia, puntando in particolare sull’ibridazione, un settore in cui eccelle. Potrebbe proprio trattarsi di una pista da esplorare per costruire un progetto di Prelude Type R, in rottura con la filosofia 100% termica della Civic Type R, spesso citata come riferimento in una categoria di sportive compatte che sta progressivamente cadendo in disuso, sotto la pressione delle penalità ecologiche applicate dai governi europei, in particolare. Secondo le voci che circolano sui media e sui social network, la soglia dei 300 CV cumulativi tra energia fossile ed elettrica potrebbe essere superata sotto il cofano di questa ipotetica Honda Prelude Type R.
La futura Honda Prelude Type R sarebbe sicuramente dotata dei sedili avvolgenti della Civic Type R.
Uno stile aggressivo, ovviamente
Dal punto di vista stilistico, la Honda Prelude Type R applicherebbe le ricette della sua sorella maggiore Civic, moltiplicando le appendici aerodinamiche in carbonio a livello dei sottoporta, sia nella parte anteriore, che in quella posteriore, così come di profilo, senza dimenticare la presenza di un generoso alettone sul bagagliaio. Opterebbe inoltre per un cofano più scolpito, un paraurti specifico e un diffusore maggiorato con tre terminali di scarico, mentre l’abitacolo erediterebbe sicuramente, a seconda delle versioni, i magnifici sedili avvolgenti rosso vivo della Civic omonima. Niente di meglio per stuzzicare l’appetito degli appassionati del marchio Type R. Non vediamo l’ora di poterla guidare, speriamo prima della fine di questo decennio.

BYD Atto 2 DM-i Hybrid: i segreti

La prossima settimana saremo a Milano per un doppio evento: la presentazione della “ATTO 2 DM-i – una Super Hybrid pronta a ridefinire il segmento dei SUV compatti – e contemporaneamente la visita al nuovo Centro BYD a Milano, in via Quadrio 17, simbolicamente posizionata – in zona Porta Garibaldi – vicino a Piazza Gae Aulenti, uno dei nomi storici di eccellenza del Design internazionale. 

 

E non a caso una vicinanza così simbolicamente prestigiosa fa da sponda alla presenza, nella sede milanese del Marchio, anche del Centro Stile europeo: il bellissimo e moderno palazzo vetrato vicino a Porta Nuova non è solo l’Hub di servizi ed organizzazione di Rete ma anche uno dei perni globali del Design di BYD nel mondo. Condotto e supervisionato da Wolfgang Egger il punto di Milano diventa così, dopo il primissimo Centro Stile Changan a Rivoli (nella ex sede dell’Istituto I.D.E.A.) ed il Centro di Design di GAC a Torino, il terzo polo creativo per un Brando o Gruppo cinese in Italia; ed il Centro BYD è gestito da un vero e proprio mostro sacro: Egger arriva nel 1989, a solo ventisei anni, all’Alfa Romeo dove quattro anni dopo diventa Head of Design. Passa poi a SEAT e nel 2001 ritorna al Gruppo Fiat, dentro Lancia e di nuovo in Alfa Romeo. 

Dal 2007 al 2015 accompagna il percorso creativo di Volkswagen (Audi, Lamborghini) e dal 2016 entra in BYD Auto, dove apprezza la forza e la velocità dell’organizzazione snella e orizzontale e la forza del Gruppo che si traduce in una estrema velocità di realizzazione di nuovi modelli. Solo sul versante Design ci sono tre Centri Studi e ben 1200 creativi e Designer nel mondo per creare lo stile di cinque Brand.

BYD a Milano, il Quartier Generale in “piccolo”

Il Centro di Via Quadrio annovera oltre 50 postazioni in Open Space ed una Virtual Room che, coadiuvando la progettazione, da un lato riduce di molto l’esigenza di modellazione fisica in 3D di maquette in materiali lavorabili perché permette di “costruire” e virtualizzare in tridimensionale ogni progetto; dall’altro lato velocizza ogni operazione di aggiornamento, modifica ed implementazione stilistica dei modelli di auto. Ma l’HeadQuarter milanese è avviamente anche il presidio elettivo dal quale BYD può gestire e ottimizzare anche il servizio sul territorio rivolto all’obbiettivo di raggiungere i cento Concessionari di vendita in Italia più un piccolo numero di Shoowroom Denza; per poi passare alla crescita della Rete di Aftersales e ad un nuovo Magazzino Ricambi in affiancamento al Centro Europeo logistico sito in Olanda.

Francamente ci fa sempre piacere incontrare e recensire un Gruppo come BYD, di cui non abbiamo avuto difficoltà a registrare l’ottimismo e la serenità con cui lo Staff dirigenziale (Alessandro Grosso e Alfredo Altavilla in primis) ha sempre presenziato nelle giornate intere di eventi svolti in  Italia (eventi nei quali, ahimè incolpevoli, non siamo riusciti a fornire recensioni per almeno uno o due recenti casi ma perché semplicemente non eravamo stati invitati); e soprattutto dobbiamo ammettere che l’esempio dei Marchi e Gruppi asiatici – sempre attenti agli eventi fisici e di incontro con il pubblico potenziale – ha fatto da “detonatore” anche per un gradito ed atteso ritorno agli eventi “on the Road” dei Marchi e Gruppi europei che soprattutto nell’ultimo lustro si erano un pochino dati alla macchia quanto ad eventi su strada.

Abbiamo sempre ricordato, con piacere, la straordinaria impressione positiva e incoraggiante che ci aveva dato l’evento “ATTO 2” dello scorso anno a Torino, alle Officine, in cui a sera – dopo l’incontro con i Media – BYD aveva aperto le porte dei locali al pubblico disciplinatamente in fila per osservare e toccare con mano, lo scorso anno, la versione “full electric” del SUV medio di casa.

Certo, rimangono nella memoria le parole e le opinioni che abbiamo avuto il piacere di ascoltare da Altavilla su due condizioni esterne che si erano appalesate in almeno due occasioni: la questione dei Superdazi europei (definiti da Altavilla – a Torino – un mal di testa passeggero per BYD) e la questione del nuovo ecobonus governativo di Maggio 2025 (definito a Roma una “cagata pazzesca” in stile Corazzata Potemkin); e dunque siamo interessati a poter chiedere all’Advisor di BYD per i mercati europei quali siano le sensazioni e le opinioni di questo nuovo momento storico internazionale e normativo.

Forse l’occasione potrà essere anche utile per chiedere lumi su una fase commerciale di BYD in Cina che, a differenza del trend dell’Export, ha visto un Febbraio decisamente in calo (-41% rispetto allo stesso periodo del 2025 e meno 9% rispetto a Gennaio. Secondo l’azienda, a pesare sul risultato è stato soprattutto il Capodanno cinese, celebrato quest’anno a febbraio, che ha ridotto sensibilmente i giorni lavorativi e rallentato l’attività delle concessionarie. E sarà forse l’occasione per valutare dove effettivamente BYD è davvero incombente nel mercato auto e dove è opportuno recuperare.

BYD ATTO 2 DM-i, il SUV “Medio” Ibrido Plug In della famiglia

BYD Atto 2 DM-i ibrida plug-in è la cugina della versione Full electric (che resta in gamma) e che mantiene i punti di forza della versione Z.E. (altezza del posto guida, visibilità, maneggevolezza, e misure ragionevoli in città in relazione alla buona abitabilità interna e per i bagagli) con l’integrazione delle peculiarità tipiche della mobilità Ibrida: risposta all’ansia da autonomia, indole più conciliante per gli abitudinari dell’endotermico, e dunque una naturale estensione della Gamma ad un target più esteso e multiforme.

La versione Hybrid DM-i prevede due livelli di proposta: la Active (165 CV e una batteria da 7,8 kWh per offrire fino a 40 km dichiarati in modalità elettrica; e la Boost con accessoristica più completa e potente ( con 212 CV, batteria da 18 kWh e 90 km di percorrenza in solo elettrico prevista). 

La motorizzazione è prevedibilmente il 1500 cc. 4 in linea a benzina installato anteriormente, coadiuvato dal supporto del motore elettrico. 

Le dimensioni restano omologhe alla ATTO 2 Full electric, con 4,33 metri di lunghezza, 1,83 metri di larghezza, ed una altezza di 1,68 metri. Il peso dichiarato in ordine di marcia è non indifferente (1620 chili) e la capacità del serbatoio benzina è di 45 litri. La versione elettrica provata a Torino lo scorso anno si fa ricordare ancora e si è fatta apprezzare per la perfetta insonorizzazione interna e per le ottime capacità dinamiche nel traffico urbano e suburbano sabaudo. 

Siamo curiosi di testare anche la Ibrida e capire quali sensazionioffirà, ma ci sentiamo decisamente fiduciosi.

Riccardo Bellumori

Nuova Audi A6 Avant: rendering della versione L

Audi tedesca sta preparando un nuovo modello della famiglia A6, che diventerà la station wagon di serie più grande nella storia dell’azienda. Sulla base delle foto spia disponibili ecco i rendering di Kolesa.ru che immaginano come sarà il suo aspetto.

La storia del modello A6 risale al 1994, quando debuttò la prima generazione della “sei”, subentrata alla famiglia Audi 100. Oggi è in produzione la sesta generazione dell’A6, presentata un anno fa nella versione station wagon e, un mese dopo, anche nella versione berlina. Attualmente l’azienda sta preparando diverse altre varianti, tra cui la tradizionale versione top di gamma RS6 e una variante completamente nuova per l’azienda: la station wagon allungata.

Questo modello è stato creato per il mercato cinese in collaborazione con la più grande azienda automobilistica statale cinese, la SAIC, che detiene anche il 50% della joint venture con Audi, Skoda e Volkswagen (a proposito, il precedente progetto di Audi e SAIC è stato un fiasco in termini di vendite). Per questo mercato sono tipiche le versioni allungate dei modelli europei, tuttavia la station wagon basata sull’A6 viene realizzata per la prima volta. È curioso che, nonostante l’evidente parentela con la famiglia A6, l’auto porterà l’indice A7L. Oltre al passo allungato, la novità avrà anche uno sbalzo posteriore più lungo, il che consentirà di ampliare notevolmente lo spazio del vano bagagli (che nella nuova generazione è diminuito da 565 a 503 litri a causa delle caratteristiche della sovrastruttura mild-hybrid). Inoltre, nella station wagon a passo lungo i finestrini laterali sono senza telaio, come nel modello A7. La differenza più evidente nel design sarà nella parte posteriore: la station wagon avrà un design diverso del cofano del bagagliaio, mentre la targa verrà spostata sul paraurti posteriore. Per quanto riguarda la parte anteriore, qui potrebbe essere realizzato un nuovo paraurti anteriore nello stile del modello cinese A5 Sportback.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE XXL

Come gli altri modelli della famiglia A6, la nuova station wagon A7L sarà realizzata sulla piattaforma PPC (Premium Platform Combustion). Sotto il cofano sono previsti i ben noti motori TSI a quattro cilindri da 2,0 litri con diversi livelli di sovralimentazione, oltre al V6 TSI da 3,0 litri abbinato alla trazione integrale quattro. Le dimensioni della nuova station wagon non sono ancora note, mentre l’attuale A6 Avant ha una lunghezza di 4990 mm e un passo di 2927 mm.
Il debutto della novità dovrebbe avvenire nei prossimi mesi (forse al prossimo Salone dell’Auto di Shanghai ad aprile). Nel frattempo, qualche giorno fa abbiamo parlato dell’Audi A5 di seconda generazione usata.

Ford Kuga Full Hybrid PRO e CONTRO dalla prova

Dopo due belle settimane di prova su strada eccomi a raccontare in qussto video tutti i PRO e i CONTRO che ho riscontrato al volante della Ford Kuga Full Hybrid 2026.
E voi cosa ne pensate di questo modello: lo avere provato? E se lo avete scelto lo conisgliereste?
Vi aspetto nei commenti!

Flotte aziendali Corporate: nel 2027 tempesta perfetta in Italia

“Dietro di loro” c’è un PIL ed una produttività che non si sa se definire “in crescita”: Centro Studi Confindustria ha tagliato il dato del 2025 ad un “aumento” del PIL 2025 di un omeopatico 0,5% sul 2024: ad essere positivi solo solo i commentatori filo-governativi, perché ad essere cresciute lo scorso anno sono state solo le esportazioni (causa anche il raffreddamento economico della Germania e la situazione dei Dazi); dietro di loro soprattutto c’è la trasformazione della produttività italiana, condotta ad enorme cantiere in via di esaurimento per edilizia in Bonus e investimenti del PNRR (che però non sono eterni) e soprattutto la fine del periodo d’oro del “Take Away”: fine Giubileo, fine Olimpiadi e ritorno al rischio internazionale faranno del turismo mordi e fuggi un sempre più sbiadito ricordo nel prossimo futuro. Non parliamo neppure dell’Industria della trasformazione e della meccanica, in continua zona grigia in Italia.

Certamente è ancora un mondo meraviglioso quello per le “Utility” che scorrazzano nel nostro paese, vista la generale accondiscendenza della politica nei confronti delle loro posizioni dominanti. Eppure la valanga di vendite a Piazza Affari di poche settimane fa potrebbe preludere ad un periodo di M&A, scomparsa di operatori, e soprattutto riduzione del volume di affari. 

Ah, e poi ci sono le Banche: meglio adesso di due lustri fa, eppure si torna a parlare di crediti deteriorati e poi, in sostanza, anche le nostre Banche sono alle prese con un periodo di ristrutturazioni e trasformazioni (vedi il caso MPS – Mediobanca).

Tutto un elenco merceologico e industriale che, dal lato delle quattro ruote, significa “Corporate Fleet” e “Company Cars”  circondato dalla nuvola polverizzata di micro e mini fleet, di professionisti e di Partite Iva individuali che hanno ricominciato a crescere anche solo per dare l’impressione che in Italia il lavoro non manca. Ecco, questo è il primo quadro che avete potuto leggere sulle “Flotte Aziendali”.

Se “dietro” a loro c’è la base strutturale della “Produttività” che può motivare o meno l’incidenza ed i volumi di auto aziendali in Flotta, è evidente che il tema del PIL e della operatività non fornisce certo un quadro prospettico di grande sicurezza soprattutto per quelle Imprese Fleet con centinaia o migliaia di vetture e mezzi dentro i Parchi auto.

2027: un anno fatto di “bivi”

Se “dietro” la situazione spanometrica è questa, “intorno” alle Flotte Aziendali italiane si articola un complesso di norme civilistiche e fiscali che fanno dell’Italia uno dei Paesi più feroci e predatori sull’auto per attività professionale: gli errori marchiani della politica sul trattamento economico e fiscale “schizofrenico” (passato anche dal “tutto è permesso” dieci anni fa agli operatori del Car Sharing ai quali mancava solo che i Governi regalassero tutto l’autoparco, per poi passare sotto silenzio lo scempio di risorse pubbliche bruciate dalla scomparsa di un intero settore – come è lo Sharing – del Noleggio a Breve) annoverano ancora il “Superbollo” di Montiana memoria per passare alla quota più risicata e stitica di detrazione e deduzione fiscale dei costi di gestione e/o di proprietà (dopo – anche qui – la grande sbornia degli Iperammortamenti): Ma c’è un “intorno” della fiscalità legato non solo ai Codici Tributari ma anche ad accise sui carburanti, a costi fiscali delle assicurazioni in crescita, all’aumento delle sanzioni del CdS, e persino all’appesantimento delle norme giuslavorative di rapporto con dipendenti ed utilizzatori di Flotta. Questo intorno muove ogni giorno, per le grandi Flotte, migliaia di Professionisti esterni  e dipendenti a formare un costo fisso solo per “far capire” al Titolare della Flotta quanto realmente costa gestire quest’ultima. Senza dimenticare che intorno al mondo Fleet c’è soprattutto l’incognita del “Credit Scoring” arbitro della assegnazione o non assegnazione dei fidi sufficienti per animare e sostenere le Flotte.

“A fianco” delle Flotte Aziendali c’è poi un mondo di Dealershipe Service management in trasformazione: Rete territoriale in cambiamento, soggetti che cambiano, operatori nuovi, ma soprattutto Brand e Costruttori in continua staffetta rendono le scelte e le previsioni dei Fleet Manager qualcosa di molto liquido ed in grado di influire sulla contabilità e la gestione. 

“Davanti” alle Flotte Aziendali, ma con un peso maggiore per “Corporate” e multinazionali, ci sono poi:

– L’incognita dei Valori residui;

– La difficoltà ad individuare Mobility partners “ideali” tra la pletora di Brand ed Organizzazioni vecchi e nuovi all’orizzonte;

– La difficoltà di saper dosare e mixare con efficacia le “Car Policy” in relazione ai nuovi problemi che si sono affacciati tutti insieme di fronte ai gestori: aumento costo carburante, complessità tecnologica di manutenzione e gestione, evoluzione della rete di approvvigionamento energetico (dal solo “fuel” a Fuel ed energia a solo energia) per finire con l’incognita del Remarketing;

– La variabilità della “Car List” in funzione della criticità di disponibilità in Stock, dell’assortimento di Gamma e dei costi di gestione dei diversi modelli disponibili;

Ed infine, davanti a loro, le Flotte hanno una incognita a meno di tre anni e mezzo da oggi, una sorta di “Spada di Damocle” da definire prima di subito: l’ipotesi di obbligo, da parte della Commissione, di un 100% di flotte aziendali e di noleggi BEV in Gamma ed in Parco Auto dal 2030; per poi capire se dal 2035 il mondo auto potrà o meno continuare con le endotermiche. 

Capite bene che il corto circuito tra queste due scadenze rischia di essere letale solo e soprattutto per le Flotte Aziendali: se da un lato il possibile obbligo al 2030 di soli Autoparchi BEV porterebbe già dal prossimo anno tutti i Clienti ed operatori Fleet a ricostruire materialmente il proprio assortimento di Flotta, è anche chiaro che una permanenza – sempre più probabile – della produzione di serie di motori endotermici porterebbe tanti Costruttori a ridurre nell’interesse e nei processi di elettrificazione delle proprie linee di costruzione (fatto salvo l’aspetto dei limiti CAFE, che tuttavia potrebbero essere superati attraverso i Carbon Credits); e questo renderebbe di fatto – per diversi Costruttori- molto meno interessante il mondo Fleet europeo trasformandolo in una sorta di riserva indiana in cui i Costruttori – Player storici  si spartirebbero i mercati continentali più redditizi, lasciando alla concorrenza asiatica od indiana “Low Cost” il presidio dei mercati meno interessanti (ed è superfluo dichiarare dove si posizioni il mercato Fleet Corporate italiano rispetto ad altri Paesi europei).

Un anno per capire se il mondo delle Corporate Car in Italia sopravviverà

Ed è dunque il 2027 l’anno della “Tempesta perfetta”? L’anno in cui i grandi Buyer di Auto aziendali, le Corporate e le multinazionali dovranno decidere quale parte del ponte attraversare? Direi che questo è sicuro: Compagnie che gestiscono migliaia di auto aziendali di loro responsabilità vivono il dramma dell’aumento percentuale anche minimo di costi e criticità per ogni unità posseduta il cui monte complessivo può generare perdite per milioni di Euro. La serie di incognite davanti, dietro ed intorno potrebbe solo e semplicemente segnare il confine, dal 2027, delle Imprese che persistono nelle proprie politiche corporate; rispetto alle Imprese che decidono di ridurre il rischio mutando il rapporto lavorativo o contabile con i propri colalboratori e dipendenti Utilizzatori; rispetto anche alle grandi Imprese che inesorabilmente taglieranno le dimensioni degli Autoparchi, o che addiverranno a formule di fusione tra Parchi auto ed evoluzione dei processi di outsourcing. 

Potremmo dunque misurare nel 2027 la scintilla per capire se nel futuro immediatamente successivo il mondo del “Corporate Fleet” nazionale inizierà a crollare o proseguirà in tutta salute? Direi proprio di si. E nel frattempo, mai come negli ultimi due anni, sto vedendo come il vero campo di battaglia per Dealer e costruttori sia tornato quello del cosiddetto “Small Business” fatto da Micro e miniFleet e di PMI. La’ dove effettivamente l’auto individuale o di piccola Impresa resta un obbligo per portare a casa la pagnotta non c’è tanto da decidere per il futuro: chi rimane in piedi e non fallisce avrà sempre bisogno di auto e di servizi inclusi. E lasciare in questo senso qualche milione di Partite Iva nella disponibilità degli asiatici deve essere – finalmente? – sembrato ai Costruttori europei una topica da evitare, visti i tempi.

Riccardo Bellumori

Da Lucid Motors l’elettrica low cost che sfida Tesla

Lucid Motors prepara l’auto elettrica low cost che si vuole prendere il mercato.

Sono stati molti i cambiamenti di rotta da parte del marchio di Elon Musk riguardo al futuro dell’attesa compatta. Il costruttore si rifiuta di confermare se l’ambita Tesla Model 2 finirà per arrivare o meno sul mercato nel medio o lungo termine, ma non lo smentisce nemmeno con certezza. La strategia è chiara: verrà annunciata e le verrà dato il via libera in base alla situazione del mercato e del marchio stesso.

Un’opportunità di cui vogliono approfittare quelli di Lucid Motors. L’azienda californiana è sempre più convinta di poter aumentare i propri volumi di vendita e guadagnare denaro, se ridimensiona le proprie ambizioni. Perché si può essere un marchio Premium e realizzare grandi profitti senza aspirare a competere con quelli di lusso e prestigio, come sta accadendo attualmente con la Lucid Air e la Gravity, alla portata di pochissimi, specialmente in Europa dove è presente da alcuni mesi.

IL FUTURO ELETTRICO LOW COST

Lucid ha una nuova strategia, e in essa tre nuovi modelli elettrici sono fondamentali. Secondo fonti olandesi, due di essi sono compatti, più economici di quanto il marchio sia solito proporre ed entrambi hanno già un nome: sono la Lucid Cosmos e la Lucid Earth. Del terzo non si sa nulla, ma questa coppia di nomi corrisponde a dei SUV che il marchio ha descritto in modo molto succinto. Tanto che è quasi impossibile farsi un’idea di come saranno.

Perché dire che la Lucid Cosmos è «un’auto per chi cerca efficienza, spazio e potenza eccezionali» e che la Lucid Earth è per «chi ha uno spirito avventuroso» è quasi come non dire nulla. Spazio e spirito avventuroso sono sinonimi di SUV ma nient’altro, il che non sarebbe strano considerando che questo tipo di carrozzeria è la più venduta in tutto il mondo, specialmente negli Stati Uniti.

Per ora, ciò che si sa di loro è che saranno basati su una piattaforma completamente nuova, sviluppata appositamente per queste auto, e che, a parte il design, non condivideranno nient’altro con le lussuose Air e Gravity. Forse la formula si basa sulle immagini che potete vedere nella galleria allegata, che sfoggiano uno stile all’avanguardia, sia all’esterno che all’interno, e con un’elevata dose di tecnologia, in particolare di guida autonoma.

Questo potrebbe rappresentare un ostacolo significativo al loro successo sul mercato, una tecnologia che ha già dimostrato di essere poco rilevante per i clienti, costringendo marchi come BMW a rinunciare al suo sofisticato assistente di guida in autostrada. Forse il fatto che sia un optional, e che costi 6.000 euro, ha influito notevolmente sulla decisione dei bavaresi, così come il suo prezzo.