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SWM Powersports: l’Off Road diventa Eco con ATV ed UTV

Ad EICMA 2025 è stata presentata dentro il Marchio SWM una sorta di divisione specifica – SWM PowerSport – dedicata ai veicoli di tipologia sia ATV (All-Terrain Vehicle) che UTV (Utility Task Vehicles) che il Marchio ha declinato nel corso dell’evento la piattaforma tecnologica ibrida di nuova generazione individuata dallo slogan “Engineering Tomorrow”: dentro tutto questo il marchio ha svelato una gamma di Off road che unisconodesign italiano e tecnologia innovativa con il primo sistema ibrido off-road del settore. 

SWM con sede a pochi chilometri da Milano è un marchio nato mezzo secolo fa nel settore moto e divenuto leggendario per le realizzazioni da enduro e cross iconiche attraverso la partnership con Shineray. SWM intensificherà la propria attività di ricerca e sviluppo presso il suo Centro di Design in Italia, focalizzandosi sui sistemi ibridi, completamente elettrici e sui sistemi di connettività intelligente. 

Nei prossimi tre anni, SWM amplierà la sua presenza strategica in tutta Europa, nelle Americhe e nella regione Asia-Pacifico, lanciando al contempo il suo Global Dealer Partnership Program, segnando la trasformazione da produttore tradizionale a fornitore completo di soluzioni di mobilità intelligente.

Ad EICMA 2025 SWM ha svelato la nuova gamma che unisce anche nel target ATV ed UTV le peculiarità canoniche del Marchio: robustezza ed affidabilità, versatilità, prestazioni, dotazione di accessori completa.

Le motorizzazioni disponibili per questa nuova Gamma sono composte da diverse cubature  a partire da 550 cc fino ai 1200 cc.In particolare nei propulsori ATV/UTV di media e grossa cilindrata, SWM si ritaglia un profilo di grande superiorità tecnologica contro i principali concorrenti internazionali: ilvantaggio in termini di utilizzo e prestazioni include la gestione termica superiore, l’eccezionale perfezionamento dei valori NVH (rumore, vibrazione e durezza), l’efficienza del sistema di alimentazione e prestazioni ottimizzate.

Con queste peculiarità SWM sta ridefinendo gli standard di prestazioni nel fuoristrada, offrendo il perfetto equilibrio tra velocità, eclettismo, affidabilità.

Tra il 2026 e il 2027, SWM introdurrà una gamma di funzionalità evolute nella produzione commerciale, tra le quali:Controllointelligente del comando gas / Cambio elettronico / Hill-Start Assist / Cruise Control / Illuminazione automatica e antifurto / Multi-select EPS (servosterzo elettrico) / Sistema di sospensioni elettronico CDC / Modalità Turf e sbocco del differenziale intelligente.

Tutte queste tecnologie migliorano la sicurezza e il comfort erendono anche la guida in fuoristrada più intelligente, sicura e intuitiva che mai. 

La tecnologia dei motori sviluppati internamente porta SWM a proporre la prima piattaforma fuoristrada HEV al mondo con il primo sistema ibrido HEV da 160 CV, con il quale SWM è primo marchio del settore a poter produrre ibridi su larga scala nel segmento fuoristrada secondo tre modalità di guida in base alla velocità e alle caratteristiche del terreno:

EV Mode (≤20 km/h) in elettrico silenzioso ed efficiente per ambienti urbani;

Hybrid Mode (20–70 km/h) con motore termico ed elettrico per una coppia immediata ed una trazione superiore; 

ed infine Engine + Charging Mode (>70 km/h) con motore emodalità di ricarica ottimizzata per il recupero energetico e le performance costanti. 

Il risultato permette un consumo di carburante ridotto, una risposta più rapida, minor rumore e vibrazioni e una maggiore efficienza termica, per un deciso salto di qualità nell’ingegneria ibrida fuoristradistica.

Andiamo ora in un Focus più specifico dei diversi modelli e famiglie proposte:

l’ATV TRAILHUNTER è un nuovo veicolo fuoristrada prodotto da SWM Powersports che si basa su una piattaforma tecnica motorizzata dal motore 1200 cc e progettata per offrire una combinazione ottimale di prestazioni e comfort migliorando l’efficienza e riducendo i consumi senza penalizzare le prestazioni complessive. In definitiva si tratta di una visione moderna ed ottimizzata di Quad dedicato all’uso professionale e non solo per il tempo libero in ambito fuoristradistico, ed il motorone da 1200 cc. è in fondo la garanzia supplementare insieme alla architettura del modello per cavarsi di impaccio da ogni tipo di terreno e di situazione.

Il nuovo futuristico ATV top di gamma da 1200 cc rappresental’apice della sua gamma con un prestante motore bicilindrico a V con Potenza massima di 120 HP  Coppia massima di 110 Nm 

Questo veicolo è stato progettato con un sistema di raffreddamento evoluto, la massima efficienza del sistema di alimentazione, una risposta immediata dell’acceleratore. La powerunit da 1200 cc combina potenza pura e comfort raffinato, definendo un nuovo standard nelle prestazioni premium in fuoristrada.

Nomader Hybrid invece è l’UTV presentato a Milano ed è un concept ibrido che assume il ruolo di ponte verso una mobilità più sostenibile per SWM. Pensato per abbracciare i nuovi mezzi del futuro mantenendo le stesse emozioni che rendono uniche le SWM alla guida, con l’occhio rivolto alla riduzione delle emissioni e all’efficienza. 

Il Nomader Hybrid segna dunque una direzione chiara: SWM non solo rinnova la sua linea motociclistica, ma anticipa le tendenze della mobilità di domani. Alla base c’è la Serie media (550 cc & 700 cc): incentrata sull’agilità e sull’adattabilità ai vari terreni; mentre al Top c’è la Serie full-size (850 cc & 1000 cc) con un nuovo punto di riferimento per le prestazioni off-road di alta gamma, combinando potenza pura e comfort premium. 

Serie ibrida NOMADER: reinventare l’architettura della motorizzazione attraverso la tecnologia avanzata HEV per una esperienza di guida rivoluzionaria. 

Questo ecosistema completo di prodotti, riflette non solo la diversità del suo line-up, ma anche la profonda capacità tecnica di SWM nella produzione, nell’integrazione di soluzioni diverse e nell’ingegneria di dinamica del veicolo. 

Riccardo Bellumori

Nuova Leapmotor A10 2026: Anteprima

La Leapmotor A10 è stata presentata in anteprima prima del suo debutto pubblico al Salone dell’Auto di Guangzhou di quest’anno, con immagini ufficiali che rivelano che si tratta di un SUV compatto; dato il suo nome, sarà posizionata al di sotto della B10 del segmento C.

Il posizionamento al di sotto della B10 significa che la A10 è destinata a rientrare nella categoria dei SUV del segmento B, anche se Leapmotor non ha ancora rivelato ufficialmente le sue dimensioni esterne. secondo Car News China, dovrebbe avere dimensioni simili alla BYD Atto 2, che misura 4.310 mm di lunghezza, 1.830 mm di larghezza e 1.675 mm di altezza, con un passo di 2.620 mm.

All’interno della gamma di prodotti Leapmotor, l’A10 dovrebbe posizionarsi tra la T03 e la Lafa 5/B05. In termini di stile, la A10 sembra avere un rivestimento in plastica nera intorno ai passaruota, mentre la C10, più grande, ne è priva. La A10 utilizza anche maniglie delle portiere leggermente più convenzionali, al contrario di quelle a filo presenti sulla C10 e sulla B05.

DATI TECNICI E MOTORI

I dettagli sul motore della Leapmotor A10 rimangono al momento sconosciuti, ma per riferimento la sorella maggiore B10 monta un motore posteriore che eroga 177 CV e 175 Nm, o 218 CV/240 Nm nella versione potenziata.

Le versioni della B10 con batteria da 56,2 kWh hanno un’autonomia fino a 510 km (CLTC), mentre quelle con batteria più grande da 67,1 kWh raggiungono fino a 600 km di autonomia CLTC (circa 490 km WLTP). Data la posizione dei rispettivi modelli, ci si può aspettare che la A10 offra numeri dichiarati inferiori a quelli della B10.

LE TECNOLOGIE

Da notare il rigonfiamento sul tetto dell’A10, che indica la presenza di un’unità LiDAR sul SUV, suggerendo a sua volta che sarà dotato di una suite di sistemi avanzati di assistenza alla guida. Gli interni dell’A10 non sono ancora stati svelati, ma si può prevedere che le dotazioni principali saranno simili a quelle del più grande B10, che dispone di un display centrale di infotainment da 14,6 pollici e di un display strumenti da 8,8 pollici per il conducente.

Per quanto riguarda i mercati con guida a destra, Autocar ha riferito che Leapmotor prevede di affiancare il C10 range extender e il B05 al B10, al C10 e al T03 nel Regno Unito. A questi si aggiungeranno un crossover del segmento B, probabilmente l’A10, e un altro modello del segmento B che non è un SUV, secondo il rapporto.

Addio Ford Focus dopo 27 anni

La produzione della Ford Focus è giunta al termine dopo 27 anni, secondo quanto riportato da Autocar, che cita l’emittente tedesca Saarländischer Rundfunk e i post sui social media dei dipendenti del produttore.

La notizia della cessazione della produzione della Focus era emersa nel 2022 e la fine del modello è stata confermata nel marzo di quest’anno, dopo la fine di altri modelli iconici della Blue Oval, ovvero la Mondeo nel 2021 e la Fiesta nel 2023.

Un nuovo crossover di medie dimensioni, il cui debutto è previsto nel 2027, colmerà il vuoto lasciato dalla Focus nella gamma di prodotti Ford, ma non sostituirà la Kuga, che rimarrà in vendita insieme al nuovo modello. Attualmente, altri modelli che prendono il posto della Focus sono l’Explorer e la Capri, entrambi crossover elettrici basati sull’architettura modulare MEB di Volkswagen.

SCELTA STRATEGICA

Modelli storicamente popolari come la Focus, la Mondeo e la Fiesta sono stati messi fuori produzione a favore di crossover più redditizi come l’Explorer e la Capri.
L’abbandono della Focus e della Fiesta ha privato Ford di due dei suoi modelli più venduti in Europa, secondo quanto riportato da Autocar; l’articolo cita l’associazione europea dei costruttori automobilistici ACEA, secondo cui Ford è passata dall’essere il secondo marchio automobilistico in Europa nel 2015 al dodicesimo posto lo scorso anno.

Il produttore sta elaborando un piano per riconquistare la sua posizione ai vertici del mercato europeo e ha nominato Jim Baumbick, ex responsabile della linea di modelli Focus e Kuga, come primo responsabile dedicato per l’Europa in tre anni, aggiunge il rapporto.

Tra le sue responsabilità principali c’è quella di “sviluppare prodotti rilevanti per i clienti europei”, ha dichiarato Ford. La fine della linea arriva dopo la fine del modello di quarta generazione, che ha fatto il suo debutto nel 2018, offrendo tre stili di carrozzeria e motori a benzina e diesel durante il suo ciclo di vita.

Nuovo Renault Trafic 2026: elettrico E-Tech

Il nuovo Renault Rrafic E-Tech fiera Solutrans, che si sta svolgendo in questi giorni a Lione (Francia).

Nel 2026, l’azienda francese Renault prevede di lanciare sul mercato europeo una nuova generazione di veicoli commerciali elettrici leggeri, realizzati dalla joint venture Flexis SAS. Come riportato in precedenza da Kolesa.ru, questa joint venture è stata fondata da Renault, Volvo e dalla società di logistica CMA CGM nel 2024. I prototipi della famiglia commerciale sono stati presentati dai francesi nella primavera di quest’anno.
Ora, nell’ambito della fiera Solutrans, che si tiene a Lione (Francia), ha debuttato il furgone di serie di medie dimensioni Renault Trafic E-Tech. Si basa sulla nuova piattaforma SDV (Software Defined Vehicle): la sua progettazione è stata affidata alla divisione veicoli elettrici Ampere, di proprietà di Renault.

FURGONE 2.0

Il nuovo furgone ha una carrozzeria monovolume, ottica anteriore a due livelli (luci di marcia a LED, separate da sottili linee lunghe e dal logo nella parte superiore, e blocchi principali dei fari nella parte inferiore, sopra una massiccia copertura in plastica e una presa d’aria esagonale). Sul parafango anteriore destro è presente uno sportello dietro il si nasconde la porta di ricarica.

Renault Trafic E-Tech è dotato di luci verticali sul retro, una porta laterale scorrevole e una coppia di porte posteriori a battente, che facilitano le operazioni di carico e scarico del furgone. La cabina con porte e maniglie standard è progettata per tre passeggeri. Il carico utile è di 1,25 tonnellate e il peso massimo consentito del rimorchio trainato non deve superare le due tonnellate (a seconda della configurazione del furgone).

Il furgone con indice L1 ha un volume di carico di 5,1 m³, con una lunghezza complessiva di 4,87 metri, una larghezza di 1,92 metri e un’altezza di 1,90 metri (il che consente al modello di utilizzare i parcheggi sotterranei). Nella versione L2 il volume del vano di carico è di 5,8 m³, la lunghezza è di 5,27 metri. L’azienda ha anche sottolineato che nel nuovo furgone completamente elettrico la distanza tra gli assi è più lunga di 400 mm rispetto all’attuale furgone con motore a combustione interna (nella versione attuale a passo lungo questo valore è pari a 3498 mm). Ricordiamo che il raggio di sterzata del nuovo furgone è lo stesso della city car Clio: 10,3 metri.

INTERNI E TECNOLOGIE

Nell’abitacolo del Renault Trafic E-Tech è installato un pannello frontale “tubolare” con deflettori di ventilazione verticali, su cui sono posizionati un quadro strumenti virtuale da 10 pollici e un touchscreen centrale del sistema di informazione e intrattenimento con diagonale di 12 pollici (posizionato ad angolo rispetto al conducente). sotto il display è possibile vedere una serie di pulsanti fisici, mentre davanti al conducente si trova un volante a tre razze leggermente appiattito su entrambi i lati.

Il nuovo Trafic E-Tech è disponibile con due tipi di batterie: quella di base è una batteria al litio-ferro-fosfato, mentre quella a lunga autonomia è una batteria al nichel-manganese-cobalto. Nel primo caso, l’autonomia con una singola ricarica è di 350 km, nel secondo di 450 km (secondo il ciclo WLTP), ma la loro capacità rimane ancora segreta. Le batterie possono essere “ricaricate” utilizzando la nuova tecnologia di ricarica rapida a 800 V: dal 15 all’80% in meno di 20 minuti, sufficiente per un’autonomia fino a 260 km. Il furgone è dotato di un solo motore elettrico da 204 CV, con una coppia massima di 345 Nm.

La produzione del nuovo Renault Trafic E-Tech completamente “verde” sarà avviata nello stabilimento dell’azienda situato a Sandouville (Francia). Secondo il piano, le vendite di questo modello commerciale sul mercato europeo dovrebbero iniziare nella seconda metà del 2026.

Lotus è tornata: elettrica, unica e speciale proietta al futuro le sue nobili radici

Colin Chapman, era un ragazzo di West London, in Richmond:nato là il 19 Maggio del 1928, e forse l’unico momento della sua vita nella quale sicuramente non sapeva esattamente cosa fare è stato quello esatto della sua nascita, appunto. 

Perché per il resto dei suoi anni, fino a quel brutto giorno di Dicembre 1982, c’è stato in lui un crescendo di mille e mille idee pensate e messe in forno dal suo genio creativo e dal suo spirito pionieristico.

Perito Ingegnere all’University College a Londra e prime esperienze alla British Aluminium dove ovviamente a farla da padrone era la tecnologia legata alla aviazione militare, che nella Seconda Guerra mondiale era il settore bellico realmente esploso nello scenario internazionale.

Nel 1948, finita la guerra, anche Colin deve decidere cosa fare da grande, e lui ha nel frattempo solo 20 anni ed è appunto un fresco perito Ingegnere appassionato di aerodinamica, di meccanica, di velocità. 

E nel dopoguerra in cui l’aeronautica diventa un gioco di domino politico internazionale un carattere indipendente come Colin, inadatto a lavorare sotto padrone e assolutamente visionario, ripiega sull’automobilismo artigianale ma non certo dozzinale. 

Nel 1948 rielabora ovvero ricostruisce a modo suo una Austin Seven che storicamente rimane come il primo bozzolo di Lotus, la Mark I che lo stesso Colin inizia a portare nelle Gare sull’Isola mentre ancora lavorava alla British Aluminium. Mark First, Second an Thirth della Seven sono una naturale evoluzione della specie del Marchio che da un certo momento in poi adotta la dicitura più elegante di “Type”.

Nel 1950 inizia l’avventura sportiva “professionale” e Lotus trova anche i suoi primi Clienti “Driver” privati, e comincia ad affermarsi pubblicamente quel marchio con le iniziali del suo nome completo (ACBC, cioè Anthony Colin Bruce Chapman) e la scritta Lotus che la leggenda vuole rivolta alla moglie che lui aveva affettuosamente denominato così. Il Primo Gennaio 1952 Colin ed il suo primo socio Allen fondano “Lotus EngineeringLtd.”: una Factory artigianale che nel 1958 debutta in Formula Uno mentre le piccole sportive targate della Gamma Lotus iniziano a farsi riconoscere secondo il paradigma di Colin: eversive, sportive, leggere in grado di montare i piccoli motori della produzione inglese debitamente elaborati. In effetti Chapmandiventa un poco il contrapposto di John Cooper.

Lotus Elite, 1955: il primo acuto di Colin Chapman

Ma il primo “squillo” significativo nella produzione Lotus e nella storia di questo Marchio è una pietra miliare di 70 anni fa: nel 1955 arriva la “Elite” con scocca in vetroresina, appoggiata su un telaio a trave in acciaio. Poi arrivano anche la Eleven da competizione e la Kit Car “Seven”; ma in questo periodo Lotus non ha un vero e proprio benchmark di mercato rispetto alla concorrenza, per cui basta semplicemente essere un po’ diversa e più performante delle “omologhe” Abarth in Italia, Alpine e Matra in Francia e soprattutto apparire più “europea” e globale dei Marchi tipicamente artigianali britannici.

Quando arriva la crisi energetica da inizio anni ’70 da un lato Lotus è avvantaggiata per la gamma fatta di motorizzazioni più “light” rispetto alla classica produzione di altri Costruttori artigianali (Ferrari, Lamborghini) ovvero più organizzati (Maserati, Porsche) che devono correre ai ripari varando cubature tra i 2 ed al massimo i 2,5 litri; dall’altra Colin Chapman si trova ad affrontare una evoluzione del mercato che ormai predilige anche nelle vetture sportive una parvenza utilitaristica (almeno 2+2 posti, vano bagagli minimamente fruibile) per le giovani famiglie ed i professionisti sportivi che in quella epoca cominciano a preferire le versioni spinte delle berline di serie. 

Nonostante le difficoltà economiche Chapman prosegue lo sviluppo di una vettura a motore centrale erede dell’Europa e nel 1976 viene ultimata una coupè a due posti secchi destinata a diventare una delle icone del marchio: la Lotus Esprit.

Ed ecco che in Lotus spingono sulle sinergiecollaborazioni: Talbot Sumbeam, De Lorean, Citroen Visa, per approdare agli anni ’80 appunto con la scomparsa improvvisa di Chapmanpreceduta dall’affaire De Lorean e gli effetti giudiziari che ne seguirono.

 

1986 – 1996, quanti passaggi di mano in casa Lotus

Se il Team Lotus rimane fondamentalmente autonomo fino alla fine degli anni Ottanta, la “Lotus Cars” passa nel 1986 sotto il controllo di General Motors (peraltro già partecipata dalla Toyota al 20%) che promuove il restyling della Esprit e il lancio della nuova Elan; poi da General Motors si passa a Romano Artioli dal 1993 (quando nasce la Elise) e , per finire dal 1996 alla malese Proton che nel 2001 passa dalla fornitura dei powertrain da Rover MG (ormai Gruppo BMW) alla tecnologia di Toyota. 

La Gamma cresce, e con Elise ed Exige arrivano Evora ed Evjia; poi, nel 2017, con un accordo firmato a Kuala Lumpur – a casa della Proton – la Lotus per il 51% e la stessa Proton per il 49% vedono l’ingresso nel capitale del Gruppo cinese Geely (curiosità, nel 2017 compiva solo venti anni di vita come Costruttore autonomo) in un piano di sviluppo di Brand prestigiosi che annovera già in quella data Volvo, la Start Up Polestar, la piccola rivoluzione di Lynk&Co. oltre a Zeekr; ed in ultima istanza la Joint Venture con Mercedes che ha trasferito ai cinesi la leggendaria avventura di Smart.

Nuova Gamma, antiche emozioni. La passione diventa “elettrica”

La Gamma sotto il nuovo azionista prosegue senza scosse fino al 2021 quando Geely preannuncia la nascita del primo Suv nella storia del Marchio Lotus: ed in questo ripercorre due passaggi storici precedenti, visto che sotto la Proton già nel 2006 e nel 2016 si era pensato ad un SUV per questo Marchio, attraverso una Concept chiamata APX costruito attorno alla nuova piattaforma VVA.

Ma la prima “uscita” della nuova Lotus dentro a Geely è la celeberrima “Emira” che sostituisce in un solo modello sia la Elise, che la Exige che la Evora affiancando la “Evjia”. Emira nasce con telaio in alluminio basato su pannelli estrusi incollati e rivettati tra loro per lasciare l’auto il più possibile leggera e performante. 

Nel 2022 è dunque invece il momento di “Eletre”: primo SUV 5 posti 5 porte in  versione Ammiraglia, pensato per sfidare in campo elettrico dalle tedesche alle inglesi Premium fino alla Maserati. In verità proprio per sfruttare al massimo la competenza storica e la massima espressione della tecnologia elettrica di Geelyla Eletre viene prodotta a Wuhan in Cina ed è dunque la prima Lotus costruita fuori dal suolo britannico.

Anche “Evjia” presenta davvero molta “contaminazione”extrabritannica: telaio in carbonio realizzato a Modena, la berlinetta elettrica arriva come concept nel 2019 e viene presentata nel 2021 al Festival of Speed a Goodwood, ma poi la sua produzione parte dal 2023. 

Infine nella nuova Gamma Lotus 100% elettrica va menzionata la “Emeya”, berlina Ammiraglia sportiva ed anticonvenzionale di tipologia due volumi e mezzo (Fastback) a 5 porte con dimensioni importanti: lunga oltre 5 metri e larga due, rappresenta un vero e proprio Benchmark per il segmento “XXL” delle sportive con particolare focus nell’antagonismo simbolico e fisico con la Porsche Taycan con cui condivide abbastanza le misure massime di ingombri. Una guerra al vertice delle sportive da rappresentanza, guerra nella quale la Lotus non sembra mancare di nessuna delle caratteristiche di prestigio della migliore concorrenza. Ne abbiamo avuto fugace dimostrazione lungo una serie di rapidi contatti diretti in attesa, quanto prima, di poter sottoporre una delle creature di questa nuova Lotus parte del Gruppo Geely ad un Test Drive approfondito.

Riccardo Bellumori

Nuova Abarth 600e Competizione: Anteprima

La nuova Abarth 600e Competizione è molto più di quanto si possa pensare.

Il marchio dello Scorpione nero ha tirato fuori dal cilindro una edizione speciale per rivitalizzare le vendite del suo unico modello elettrico nel 2026. Abarth, che sta valutando molto seriamente la strategia da seguire, non dispone di una gamma di modelli importante, quindi deve mettere in campo tutta la sua esperienza in edizioni speciali ricche di carattere.

Il marchio italiano si è lanciato nella corsa delle auto sportive elettriche, assumendo il ruolo dei modelli più rappresentativi del marchio torinese, lanciando il suo primo crossover sportivo un anno fa. Una Abarth 600e che ha un’immagine più aggressiva e prestazioni da capogiro per gli amanti di questo tipo di modelli e che lascia nella polvere gran parte della concorrenza, portando a un livello assolutamente sconosciuto la nuova FIAT 600 Sport, il cui cognome si riferisce solo all’aspetto.

ABARTH DI NOME E DI FATTO

La nuova Abarth 600e Competizione è molto di più, un sogno per molti, e sì, è un’altra edizione speciale che sostituisce la “Scorpionissima” offerta quando è stato annunciato il lancio di questo crossover sportivo lo scorso anno. Il cognome può trarre in inganno e far pensare che si tratti di una versione ancora più potente del modello di serie, ma nulla è più lontano dalla realtà. La versione base rimane quella denominata Turismo, e non ci sono grandi differenze in termini di fascino.

Il design dell’Abarth 600e Competizione attira fortemente l’attenzione perché è disponibile in tre colori di carrozzeria unici, come l'”Arancione Shock” o il “Verde Acido” e, in misura minore, il “Bianco Antidote”. Queste vernici possono essere richieste come opzione singola o anche con il tetto a contrasto verniciato in nero lucido, che aumenta l’eleganza e la distinzione, oltre a completare il tutto con una serie di adesivi grafici con grafica specifica e il logo Abarth nella parte inferiore dei pannelli delle portiere anteriori e posteriori e con cerchi in lega da 20 pollici.

All’interno, la nuova Abarth 600e Competizione è un vero esempio di sportività. I sedili anteriori hanno i poggiatesta integrati e una configurazione più tipica delle auto da competizione, con rinforzi laterali per un maggiore sostegno in curva e, quindi, più avvolgenti. Questi sedili, forniti da Sabelt e rivestiti in Alcantara, un materiale anch’esso strettamente legato alle grandi auto sportive, trasformano completamente l’ambiente.

Cosa ho scoperto in 800 km con Hyundai Inster Cross: PRO e CONTRO

La Hyundai Inster è arrivata e promette di cambiare le regole del gioco. È davvero l’auto elettrica “per tutti”? Con un prezzo d’attacco aggressivo, un design da mini-SUV e un’autonomia dichiarata fino a 355 km (WLTP), la Inster ha tutte le carte in regola per dominare la città.

Ma non è tutto oro quello che luccica. In questo video analizziamo nel dettaglio la nuova Hyundai Inster Cross, mettendo sulla bilancia tutti i PREGI e i DIFETTI.

Vale davvero la pena comprarla? Scopriamolo insieme.

Nuovo Volkswagen T-Roc R 2026: Rendering Totale

La scorsa settimana sono stati pubblicati i primi teaser della versione più potente del Volkswagen T-Roc di seconda generazione, grazie ai quali abbiamo la possibilità di valutare le caratteristiche del suo aspetto esteriore.

Il modello T-Roc è stato presentato per la prima volta come concept cabriolet nel marzo 2014 al Salone dell’Auto di Ginevra. La versione di serie ha debuttato nel 2017 con la tradizionale carrozzeria a cinque porte, e due anni dopo è stata affiancata da una versione esotica con tetto apribile (che, tra l’altro, non avrà un successore). Alla fine dell’estate scorsa ha avuto luogo la presentazione ufficiale della T-Roc di seconda generazione e ora la casa automobilistica tedesca sta preparando la versione top di gamma del SUV con il marchio R.

Qualche giorno fa l’azienda ha diffuso i primi schizzi della futura novità, sui quali sono visibili frammenti della parte anteriore e posteriore del crossover. Nella parte anteriore apparirà un nuovo paraurti con una grande presa d’aria e finiture a contrasto in plastica nera lucida. Avrà tre barre orizzontali e, probabilmente, inserti in tinta con la carrozzeria, come nella Golf R.

La parte posteriore cambierà grazie alla parte inferiore del paraurti rivista, sotto la quale saranno posizionati quattro tubi di scarico. Inoltre, la versione top di gamma della T-Roc si distinguerà per i nuovi cerchi a razze multiple.

Rendering Kolesa.ru

DATI TECNICI E MOTORI

La Volkswagen T-Roc di seconda generazione è costruita sulla piattaforma modernizzata MQB Evo. Si prevede che la versione R più potente sarà dotata di un motore turbo da 2,0 litri della Golf R, che sviluppa 333 CV e 420 Nm di coppia. A titolo di confronto, la precedente T-Roc R con motore della stessa cilindrata aveva 300 CV e 400 Nm.
Il debutto della Volkswagen T-Roc R è previsto nei prossimi mesi. Nel frattempo, il mese scorso è stata presentata la versione d’addio del SUV di punta Volkswagen Touareg.