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Nuovo Toyota Land Cruiser FJ: Anteprima esclusiva

Sembra che la Toyota Land Cruiser stia per diventare la più piccola degli ultimi anni, con un modello entry-level che dovrebbe chiamarsi Land Cruiser FJ e che potrebbe arrivare prima di quanto si pensi. La rivista giapponese Mag-X ha affermato che l’auto, nonostante non sia stata presentata nei teaser precedenti per il Japan Mobility Show (JMS) alla fine del mese, dovrebbe essere mostrata a una selezione di media locali il 20 ottobre.

La prima mondiale effettiva avverrà il giorno successivo alle 5 del mattino. Quest’ora estremamente mattiniera suggerisce che la presentazione della Toyota Land Cruiser FJ sia mirata ai suoi principali mercati di riferimento, come l’Australia (7 del mattino) o il Regno Unito (9 di sera). Ci sono notizie ancora più importanti per la regione ASEAN in particolare, perché a differenza delle altre Land Cruiser, la FJ non sarà costruita in Giappone, ma in Thailandia.

LO STILE UNICO

Proprio così: il nuovo Land Cruiser sarà costruito nel nord del Paese, probabilmente in coppia con il nuovo Hilux che sarà presentato al Thai Motor Expo il mese prossimo. Ciò significa che potremmo vedere il primo LC importato in Malesia attraverso canali ufficiali dopo decenni.

Toyota Land Cruiser FJ sarà presentato il 21 ottobre: il modello più piccolo costruito in Thailandia arriverà in Malesia?

Il Toyota Land Cruiser FJ presentato in anteprima (in alto a sinistra) nel 2023
Un brevetto recentemente depositato nelle Filippine mostra un piccolo fuoristrada dallo stile angolare e massiccio, con un tetto panoramico verticale, una mascherina nera che integra i fari e le luci diurne a forma di C, montanti posteriori spessi e una ruota di scorta esterna. Ciò corrisponde al teaser mostrato durante il lancio giapponese del Land Cruiser Prado nel 2023.

Ci si aspetta che la Toyota Land Cruiser FJ monti gli stessi motori della Hilux, compresi gli attuali motori turbodiesel a quattro cilindri 2GD-FTV da 2,4 litri e 1GD-FTV da 2,8 litri. Sono previsti anche un sistema ibrido leggero da 48 volt e un servosterzo elettrico per consentire la guida semi-autonoma di livello 2.

Il nome FJ, che fa riferimento all’iconica serie FJ40 Land Cruiser, è stato utilizzato per l’ultima volta sulla FJ Cruiser in stile retrò dal 2006 al 2022. Non abbiamo mai avuto ufficialmente questa vettura, anche se le importazioni parallele erano comuni.

I 60 anni di Italdesign che hanno cambiato lo stile del mondo

13 Febbraio 1968: due soci, forse più amici che Soci, fondano a Torino la “Società Italiana Realizzazione Prototipi – S.I.R.P.”; sono Giorgio Giugiaro detto Giorgetto di 29 anni e Aldo Mantovani di Torino, 41 anni. 

E se da Torino aguzzi bene l’occhio verso Ovest, leggermente declinando verso Sud, puoi provare ad immaginare che al di là dell’Oceano e dalla parte più occidentale del continente americano c’è Laguna Hills, Contea di Orange nello stato della California. 

La’ nel Febbraio del 1998, esattamente trenta anni dopo la S.I.R.P., viene fondata UST Global, sede attuale ad Aliso Viejo, dentro ad un Campus all’avanguardia : UST è un Gruppo multinazionale impegnato nei servizi digitali ad alta tecnologie con diverse sedi in Sudamerica, Cina, Australia e India. 

Fondatore mister Stephan J. Ross, vulcanico business man che nel 2004 cede tutto e fonda SpendPoint, un osservatorio ed insieme un immenso Database capace di intercettare, tracciare e contabilizzare gli acquisti al punto da poter determinare quanto spenderebbe ogni famiglia americana sulla base di un panel di oltre 1000 referenze commerciali in vendita.

E se da Laguna Hills ti affacci oltre la congiunzione dei diversi Oceani, e guardi di nuovo verso Ovest declinando leggermente l’occhio verso Sud, puoi immaginare di vedere Singapore.

Qui nel 1974 viene fondato Temasek, società di investimento globale ovvero detto “Fondo Sovrano”.

Cosa c’entra Temasek con UST Global? Semplicemente ne è l’investitore di riferimento che detiene del Gruppo la quota di controllo.

Cosa c’entra UST Global con l’Automotive? C’entra con lo studio e la configurazione di soluzioni di Cloud, di IA, passando per i servizi di assistenza alla guida, ai cruscotti di nuova generazione ed alle auto connesse. 

Cosa c’entra UST Global con la “S.I.R.P.”? Semplicemente la originaria “Società Italiana Realizzazione Prototipi” del 1968 viene quasi immediatamente ribattezzata con una sigla evocativa e destinata a rimanere nella storia “Italdesign”. 

Ed in base ad una serie di anticipazioni, articoli, e lanci di agenzia UST Global sarebbe il Gruppo destinato a rilevare da Volkswagen la storica firma di stile nata appunto da una intuizione di Giugiaro e Mantovani. Aspettiamo i tempi ed il “closing” finale, ma intanto prendo l’occasione di raccontarVi una delle eccellenze “sacre” dell’impronta del Made in Italy nel mondo.

Partiamo proprio da qui: quando ho incontrato di nuovo, nella mia vita, la Italdesign nella cornice del Salone di Torino 2025 “open”, ho sentito dentro di me il piacere e la suggestiva sensazione di salutare – quasi – un vecchio amico e compagno di giochi. 

Perché nella mia vita credo di aver avuto vicino, indosso, di aver guidato o di aver utilizzato decine di auto, accessori ed elettrodomestici elettronici, oggetti di arredo, accessori di abbigliamento, ed oggetti e persino servizi dedicati alla vita comune o professionale di ciascuno di noi; ed in questi – tutti – ci deve essere stato lo zampino di Italdesign.

E come me, lo stesso sarà capitato a decine di milioni di persone in Italia, centinaia di milioni di persone in Europa e multipli di centinaia di milioni di persone nel mondo.

Non può essere altrimenti visto che dalla sua nascita in poi Italdesign ha aperto cassetti dei sogni in ogni settore industriale, sociale, culturale in Italia e nel panorama internazionale.

Per questo, l’unica possibilità per la quale un comune mortale potrebbe non aver incrociato almeno una delle migliaia di realizzazioni di Italdesign lungo gli ultimi 55 anni si potrebbe spiegare in due soli modi: o questo fantomatico essere non è  mai nato, oppure ha vissuto la sua vita oltre la Via Lattea. 

E chiunque abbia l’onore di detenere, controllare o gestire Italdesign deve avere la cura di sapere che sta tenendo tra le mani un pezzo di storia dell’Industrial Design di eccellenza. 

Stile e realizzazione, la ricetta “Chiavi in Mano” rivoluzionaria

Perché Italdesign è la prima vera trasposizione, allo stesso tempo, della cultura e della esperienza – a suo modo eversiva ed innovativa – del concetto di Agenzia “Porsche Design”, una struttura parallela ed indipendente rispetto alla Casa Madre in grado di ricevere su commessa o gestire in Outsourcing fin dalla metà degli anni Sessanta progetti di Stile, Industrial Design e prototipazione per conto terzi. 

Una intuizione che sempre in Germania arriva anche ad un giovane e geniale Pio Manzu’ che dalla Università di Ulm aveva poi fondato “Autonova” (curioso che, nel caso di Pio nel 1960 come di Giugiaro cinque anni prima, la figura del mentore coincida con uno straordinario Dante Giacosa) insieme a Michael Conrad ed Bob Bush;

e come per “SIRP – Italdesign” anche per “Autonova” la grande conoscenza sulla lavorazione, modellazione plastica e genesi dei materiali unita a visione futuristica gettano le basi di una identica esigenza e pretesa fondamentale: affrancarsi dalla incombenza e dalla subordinazione derivante da vincoli e limiti imposti dai Costruttori committenti e rivendicare indipendenza creativa e progettuale.

E se per fare questo Pio Manzù convenziona per le creazioni di “Autonova” un pool del meglio che la subfornitura e della manifattura automobilistica ed industriale poteva offrire (Carrozzeria Sibona & Basano, componentisti e impiantisti di prim’ordine, etc..); invece Giorgetto Giugiaro costruisce e cesella pian piano la sua piattaforma ideale dando vita prima alla “Ital Styling” nel 1967 e poi coinvolgendo con sé come primo Socio della nuova “S.I.R.P.” un vecchio collega tecnico incontrato a metà anni Cinquanta in Fiat, Aldo Mantovani. 

 

Lui, è eroe silenzioso ma allo stesso tempo colonna portante del concetto fondamentale ed innovativo che Italdesign vuole trasmettere al Design Industriale : offrire ai costruttori un servizio a 360° basato sulla interpolazione tra creatività e comunicazione visiva supportate da pianificazioni di engineering e di traduzione nella produzione di serie che permettano di superare i limiti fisici della industrializzazione del tempo. Nessun’altra firma di stileall’epoca propone altrettanto, proponendo alle Case Costruttrici lo sviluppo completo del progetto fino alla industrializzazione in fabbrica. 

Una rivoluzione silenziosa che influisce sulla trasformazione dell’Industria dei beni di consumo mondiale, e non è uno slogan: una fetta importante di commesse di Italdesign provengono sin dall’inizio dal Giappone, dall’Asia, dagli Stati Uniti.

“Democratizzare” il bello e la ricerca di stile: e il Design diventa per tutti

Ecco perché alla coppia Mantovani – Giugiaro il concetto di “Realizzazione Prototipi” va un po’ stretta; perché accentuando una prerogativa che apparentemente è affine a quella degli altri Carrozzieri, viene meno l’impatto semantico e mediatico della vera mission di Italdesign: aiutare l’Industria che di volta in volta è committente a crescere ed innovare i suoi processi, perché all’inizio degli anni Settanta il vero limite alle esigenze aerodinamiche ed alla ricercatezza stilistica delle auto e di altre categorie industriali è semplicemente la realizzazione in serie. 

E così SIRP si trasforma in Italdesign, laboratorio multitasking per l’Industrial Design a tutto campo nel rispetto dell’arte formale italiana.

E per Italdesign la mission, come per Gandini dentro Bertone o Michelotti e molto più di Zagato e Pininfarina dell’epoca, è quella di allargare la platea dei beneficiari della bellezza industriale anche alle fasce più popolari di consumatori. Eccola la rivoluzione: quello che per molti stilisti era un dogma insuperabile (riservare l’emozione visiva ai ricchi) vincolato dal costo estremo della lavorazione manuale, dell’arte costosissima e rara dei battilastra e dei fabbri e saldatori di eccellenza per telai e carrozzerie, viene superato solo da pochi nuovi evangelizzatori come appunto Italdesign. 

E’ il supporto di nuovi sistemi di calcolo, di progettazione CAD/CAM, e di prototipazione virtuale che progressivamente porta Italdesign e Giugiaro a poter toccare ogni categoria merceologica estendendo a questa il modulo base che ha dato vita al nuovo Marchio di stile;

è il rapporto continuativo e proattivo tra chi crea lo stile (Giugiaro e il suo sempre più numeroso staff di Designer) e la componente più tecnica ed ingegneristica che opera in due modalità: “Top-Down”, per ricercare nel mercato tecnologico soluzioni, apparecchiature, filosofie costruttive e partners in grado di realizzare in catena di montaggio le soluzioni stilistiche previste nello studio di forma; e “Bottom – Up” nel saper imporre elegantemente ai Costruttori committenti nuovi processi produttivi per superare limiti proprio nella lavorazione in serie di nuovi modelli. 

Le pietre miliari di questa nuova filosofia progettuale sono non a caso il Concept numero “Zero” e la prima commessa prestigiosa di Italdesign: “Bizzarrini Manta” sorprende tutti con la architettura “piatta” di tutto il corpo vettura, il cofano anteriore di acciaio in unico guscio e il parabrezza orizzontale composto di lamelle interne per ridare visibilità di guida. Un prototipo rivoluzionario che mette dentro monovolume (abitabilità) , assenza di spigoli (aerodinamica) e prestazioni che rendono la Bizzarrini una proposta unica nel suo tempo. 

La prima commessa industriale che porta Italdesign sugli altari è evidentemente “Alfasud”, un progetto che mette insieme tre sfide: trasformare i processi produttivi a Pomigliano d’Arco, rendere ad Alfa Romeo una berlina “universale” (popolare, capiente, polivalente, ma sportiva secondo i canoni classici del Marchio) in grado di distinguere una linea specifica di auto “complementare” nella Gamma del Biscione. 

Da Giugiaro e Mantovani arriva qualcosa che più che un’auto è un benchmark di nuovi concetti per la modellazione e produzione automobilistica: grazie anche al nuovo motore quattro cilindri piatto arriva un’auto dove persino le superfici vetrate sono curvate ed interposte nella carrozzeria in modo speciale, dove la fanaleria anteriore fa quasi da calandra, dove le lamiere rinunciano alla moltiplicazione degli spigoli regalando una linea dolce ed una volumetria interna che fanno di una “quasi quattro metri” un nuovo riferimento di categoria per abitabilità e comfort aerodinamico. La coppia Giugiaro – Mantovani viene consacrata dal progetto Alfasud.

Bizzarrini Manta ed Alfasud, ma dietro l’angolo arrivano Giappone, Corea ed Asia

E’ Giorgetto a guidare i tratti della nuova Alfa Romeo dopo aver già concepito benissimo la coupè 2600 e la Giulia GT Junior; ed è Mantovani che si mette però sugli altari – a sua stessa insaputa, dato il carattere discreto del tecnico – costruendo in modo certosino le soluzioni ideali in catena di montaggio sia per la Casa madre che per i suppliers, esaltando in questo proprio l’idea di base dello stabilimento di Pomigliano d’Arco: rendere autosufficienti e pienamente operativi anche gli impianti della supply chain in una sorta di cittadella industriale nata per ridare occupazione e sviluppo nel mezzogiorno. Aldo Mantovani è venuto a mancare nel 2009 all’età di 82 anni. 

Poco prima aveva salutato tutte le maestranze della “sua” Italdesign cedendo il pacchetto azionario di socio ed entrando nella leggenda dell’Automotive mondiale, che lo ha ringraziato nel 2005 con la Laurea Honoris Causa in Ingegneria del Politecnico di Torino per aver saputo concepire dalla A alla Zeta una nuova ingegneria globale del veicolo.

 

Aldo Mantovani era l’uomo che con curiosità e meticolosità faceva il computo metrico delle strutture e delle linee di forma di un prototipo per organizzare i supporti informatici ed i macchinari per fondere, sagomare le lamiere, realizzare componenti e strutture. Era la persona che nel Backoffice teneva conferenze telefoniche per ore con subfornitori, componentisti, Direttori di Produzione. 

Ma non è stato l’unico genio dentro Italdesign che, caso raro nel periodo anni Sessanta/Settanta, annovera anche una Designer al femminile. 

La storia di Giulia Moselli è una storia legata alla evoluzione ed alla distinzione di Italdesign nel mondo.

Ma ripartiamo da quella “Alfasud”: dopo di lei e con la nascita di sempre nuove e più estese divisioni interne dedicate all’Industrial Design per ogni Categoria merceologica ed industriale, alla Italdesign hanno realizzato migliaia di progetti vincenti, hanno educato milioni di consumatori all’arte del “bello e utile”, ed hanno lasciato milioni di segni distintivi nell’evoluzione dell’Industria dei beni di consumo fino ad arrivare alle nuove frontiere dell’Architettura privata e pubblica ed al Transportation Design per grandi opere di mobilità. 

Da quella primissima struttura di Via Tepice a Torino (dove, se non ricordo male, prese vita la Ital Styling e la S.I.R.P.) alla consacrazione della storia dell’Industrial Design passano quasi sessanta anni. 

A discrezione della attuale Italdesign e di chi ne ha o avrà il controllo decidere se celebrarli nel 7 Febbraio del 2027 (nascita della Ital Styling), nel 13 Febbraio 2028 (fondazione della S.I.R.P.) o nel 1969 (trasformazione definitiva della S.I.R.P. in Italdesign). 

Di sicuro la celebrazione CI DEVE essere, e non sarà un semplice anniversario. A festeggiare saranno, proobabilmente, i milioni di oggetti che ognuno di noi nel mondo ha intorno a se’ e che, ne sono certo, hanno un’anima al loro interno. Ed in quell’anniversario, il “Buon Compleanno” verrà esclamato in tutte le lingue del mondo.

Buon proseguimento, cara Italdesign, compagna di giochi e di emozioni di tutti noi. Chi avrà onore ed onere di gestire la Tua agenda da qui al futuro, voglio credere che saprà farlo allargando a nuove latitudini il Tuo segno distintivo: la bellezza universale ed il “Made in Italy” vero.

Riccardo Bellumori

Nuova BMW X1 2026: restyling in rendering

BMW ha già ammesso che il nuovo linguaggio stilistico della Neue Klasse dovrà essere applicato a tutta la gamma il prima possibile, e la BMW X1 non fa eccezione a questa strategia.

Il SUV compatto è uno dei modelli di maggior successo e non solo sta già subendo una trasformazione, ma è possibile vederlo in anteprima prima del suo debutto nel 2027.
BMW si è prefissata un obiettivo importante, quello di rinnovare totalmente o parzialmente la sua gamma di modelli entro il 2030, tutti con il nuovo e moderno design battezzato “Neue Klasse”. Il marchio tedesco sta compiendo uno sforzo considerevole per raggiungere questo obiettivo, destinando una quantità enorme di risorse come mai prima d’ora, e per questo è stato necessario ridurre il ciclo di vita di alcuni modelli.

Ad esempio, quello del protagonista di questa anteprima. Una BMW X1 che punta direttamente a una quarta generazione completamente nuova, che arriverà sul mercato dopo soli cinque anni di vita, invece dei tradizionali sette anni. I bavaresi sanno che si tratta di uno dei modelli più importanti in termini di vendite, quindi non possono aspettare di rispettare i tempi abituali per il rinnovamento totale del modello, il che significa che l’attuale X1, come la M35 che abbiamo provato, non riceverà alcun restyling nei prossimi mesi.
Lo stile accattivante che stanno già presentando modelli in fase di test come la X5, che si trova nella stessa situazione, sarà implementato nel SUV più piccolo della gamma del costruttore. Una X1 che abbiamo già visto camuffata sulle strade e che subirà una delle trasformazioni più importanti della sua storia, poiché, fino ad ora, BMW ci ha abituati più alle evoluzioni che alle rivoluzioni. Una ricostruzione molto interessante, perché permette di vedere l’aspetto finale di questa BMW X1 del terzo decennio del secolo.

IL RESTYLING PROFONDO

BMW è consapevole che questo importante restyling le costerà un occhio della testa, poiché la stampigliatura del pannello del cofano cambia completamente, così come quella dei parafanghi anteriori. L’estremità anteriore di questi ultimi si inserisce ora in una struttura in plastica con fari integrati, con due proiettori dotati di tecnologia Full LED e una piccola striscia inclinata a forma di “L” rovesciata per la luce diurna.

Un dettaglio più che interessante è il fatto che, per ora, si vede solo un lingotto, poiché sarebbe equivalente al numero di stelle all’interno dei fari delle nuove Mercedes e che rivelano il posizionamento nella gamma. Un design che sarà comune sia alla X1 a combustione che alla iX1 elettrica, ma che si distingueranno per la grafica luminosa della sezione centrale, dove si trovano i sensori degli assistenti di guida e una stretta griglia ovoidale al centro, anche se leggermente più ampia rispetto alla sorella maggiore dal nome dispari.
Anche il profilo della nuova X1 cambia, quindi non solo sarà un po’ più lunga e anche più bassa, ma avrà anche una parte posteriore completamente nuova. Le foto spia lo hanno già confermato, anche se i fanali di serie non erano ancora montati, ma si può vedere che saranno più vicini al lunotto e più sottili, mordendo maggiormente la lamiera del portellone, ma senza arrivare a unirsi.

All’interno, le nuove BMW X1 e iX1 avranno la stessa considerazione di auto premium delle loro sorelle maggiori, quindi il marchio tedesco non ridurrà la tecnologia degli interni. Il cruscotto sarà dotato del nuovo schermo panoramico per la strumentazione, quindi il centro multimediale sarà raggruppato in uno schermo touchscreen da 15 pollici nello spazio della console centrale. Un sistema che richiede anche l’ultima generazione del software iDrive.
BMW non ha previsto modifiche alla gamma di motori, quindi la X1 continuerà ad essere offerta nelle versioni benzina, diesel e ibrida plug-in PHEV, mentre la iX1 manterrà la sua offerta come elettrica. Tuttavia, in queste ultime ci sarà una riorganizzazione con tre versioni disponibili: la «30 eDrive» con motore elettrico e trazione posteriore e due con trazione integrale corrispondenti all’interessante ed equilibrata «40 xDrive» oltre alla sportiva «M50 xDrive».

L’aspetto negativo di questa BMW X1 aggiornata, a cui stai già pensando e con cui ti distanzierai dalla concorrenza, è che ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che arrivi.

Il marchio di Monaco ha accelerato gli sviluppi, ma non è riuscito a ridurli così tanto, quindi dovrai aspettare fino alla primavera del 2027 per vederla completamente svelata e fino all’autunno per averla nel tuo garage.

Addio alla Volkswagen Touareg con la Final Edition

La Volkswagen Touareg è pronta a lasciare i concessionari. Questa icona dell’impegno di Volkswagen nei veicoli di tipo SUV non sarà più disponibile.

La Touareg saluterà in grande stile con il modello speciale Final Edition. Una versione disponibile per un periodo limitato con una serie di elementi di design esclusivi.
La Volkswagen Touareg è un simbolo dell’impegno di Volkswagen nei confronti dei veicoli di tipo SUV. Un SUV di grandi dimensioni che è arrivato sul mercato nel 2002. Da allora, sono state commercializzate più di 1,2 milioni di unità e sono state lanciate tre generazioni. La Touareg è uno dei SUV più importanti sviluppati dal costruttore tedesco. Tuttavia, i suoi giorni sono contati.

Già mesi fa avevamo anticipato il piano di Volkswagen di abbandonare la Touareg così come la conosciamo. Il marchio non conta su questo modello per il futuro più immediato. Il costo della terza generazione si è rivelato eccessivo anche per un colosso come Volkswagen e, sebbene sia stata presa in considerazione la possibilità di sostituire questo modello con un veicolo 100% elettrico, ciò che possiamo affermare è che, purtroppo, la Touareg ha una “data di scadenza”. Tuttavia, se ne andrà in grande stile.

ADDIO SOFFERTO

La Volkswagen Touareg sarà in vendita fino a marzo 2026. Durante il breve periodo commerciale che resta all’ultima Touareg termica della storia, sarà disponibile un’edizione speciale con cui salutare in grande stile e come merita uno dei SUV più iconici di Volkswagen. Per questo motivo è stata annunciata ufficialmente la nuova Volkswagen Touareg Final Edition.

L’edizione speciale Final Edition non solo segna la fine di un’era nell’impegno di Volkswagen nei confronti dei SUV, ma rende anche possibile l’addio a un modello molto importante come la Touareg. Una versione facilmente riconoscibile grazie a una serie di elementi estetici esclusivi.

Tutti i livelli di allestimento della gamma Touareg saranno integrati nell’edizione speciale Final Edition. Il marchio l’ha presentata con la finitura R-Line. Il veicolo sfoggia la scritta «Final Edition» sui telai dei finestrini delle porte posteriori.

Quante funzioni ha questa Nuova Smart #5? Focus Tech

Oggi esploriamo a fondo la Smart #5 Brabus, un modello che sta facendo parlare di sé nel mondo delle elettriche.
Analizziamo il sistema di infotainment e le tecnologie evidenziando le differenze con i modelli precedenti come la smart #1 e la smart #3. Scopriamo insieme se questa ev rappresenta davvero una svolta nel settore.

Il disastro di Dongfeng Box nei crash test EuroNCAP

L’organizzazione Euro NCAP ha testato la Dongfeng Box, una berlina elettrica subcompatta cinese lanciata lo scorso anno sul mercato europeo e nota nel suo paese d’origine come Nammi 01. Il risultato è stato deludente.

Due anni fa, la Dongfeng Corporation ha lanciato in Cina il marchio NEV Nammi (l’acronimo NEV sta per New Energy Vehicle e comprende veicoli elettrici e ibridi plug-in), e la berlina elettrica Nammi 01 è stata il suo primo modello. Nel 2024 la Nammi 01 è stata lanciata sul mercato europeo come Dongfeng Box, mentre in alcuni paesi alcuni esemplari sono stati venduti come Dongfeng Nammi Box. La Dongfeng Box non è ancora in vendita in tutta Europa, ma da gennaio ad agosto di quest’anno ne sono state vendute 1342 unità (dati JATO Dynamics). Il prezzo minimo di questa hatchback, senza contare sovvenzioni e sconti, è di circa 23.000 euro.

Euro NCAP testa volentieri le novità cinesi arrivate in Europa, che ottengono per lo più valutazioni eccellenti e buone, ma la Dongfeng Box non è piaciuta agli esperti: ha ottenuto solo tre stelle nella valutazione finale, con una serie di riserve spiacevoli.

LA COMPATTA DELUDE

Durante il crash test frontale, che simula l’uscita nella corsia opposta, la carrozzeria della Dongfeng Box ha perso la sua integrità, sono state riscontrate rotture dei giunti saldati nella zona dei longheroni, delle soglie, dei montanti anteriori e del telaio del parabrezza. L’airbag del conducente non si è aperto completamente, con conseguente contatto della testa del manichino con il volante, ma fortunatamente il carico è risultato basso. La struttura del pannello anteriore rappresenta un rischio per le ginocchia in caso di incidente. Lo sblocco automatico delle portiere dopo questo crash test non ha funzionato, il che significa che in incidenti simili sarà più difficile per i soccorritori raggiungere le persone all’interno della carrozzeria deformata della Dongfeng Box.
Allo stesso tempo, va notato che né in questo né in altri crash test con Dongfeng Box sono stati registrati carichi critici e potenzialmente letali. Il punteggio per la protezione in caso di urti laterali è stato abbassato a causa della mancanza di un airbag centrale tra il conducente e il passeggero anteriore. La valutazione della protezione dei bambini è buona, quella della protezione dalle lesioni da frusta è eccellente. Inoltre, Dongfeng Box ha un equipaggiamento di sicurezza attiva molto dignitoso per la sua classe, ma la carrozzeria, ovviamente, deve essere perfezionata.
A titolo di confronto, diciamo che nell’ambito della stessa sessione di test è stato sottoposto a crash test il crossover subcompatto a benzina Volkswagen T-Cross. Aveva già superato i test Euro NCAP nel 2019, ottenendo 5 stelle nella valutazione finale, ma nel 2020 la metodologia Euro NCAP è cambiata notevolmente, quindi si è deciso di sottoporlo nuovamente ai test. In base ai risultati della sessione del 2025, la Volkswagen T-Cross ha ottenuto solo tre stelle, ma queste stelle, diciamo così, sono di altro tipo: le saldature hanno mantenuto l’integrità della carrozzeria, gli airbag hanno funzionato bene, ma il carico sul torace del conducente in caso di impatto frontale, che simula l’uscita nella corsia opposta, è risultato addirittura superiore a quello della Dongfeng Box.
L’anno prossimo Euro NCAP presenterà ancora una volta un programma di test aggiornato, che sarà più complesso e rigoroso e terrà conto dei rischi precedentemente non considerati, tra cui il rischio di scollegamento dei sedili dai loro supporti, recentemente rilevato durante i test sulla berlina cinese MG 3.

Nuova Alfa Romeo Tonale 2026: il Restyling soft

Il nuovo Alfa Romeo Tonale propone una griglia del radiatore aggiornata e di una tecnologia modernizzata, sarà in vendita alla fine del 2025. I prezzi sono noti.

Il marchio Alfa Romeo, di proprietà del colosso automobilistico Stellantis, ha presentato il crossover Tonale all’inizio di febbraio 2022. Ricordiamo che si basa sull’omonimo concept, presentato già nel 2019. Attualmente, le vendite di questo modello sul mercato europeo non vanno molto bene: secondo i dati di Jato Dynamics, nei primi otto mesi del 2025 i concessionari europei hanno venduto 10.749 esemplari di Tonale, il 42% in meno rispetto al periodo gennaio-agosto dello scorso anno.

Nella foto: il crossover Alfa Romeo Tonale rinnovato
A risvegliare l’interesse degli acquirenti per l’Alfa Romeo Tonale è chiamato il restyling, che ha interessato l’esterno, l’abitacolo e anche gli interni. Nel corso del restyling, la parte anteriore del SUV è stata rivista: il crossover ha ricevuto una griglia del radiatore Scudetto modificata con lamelle concave (ispirata alla supercar 33 Stradale) e quattro nuove prese d’aria ai lati. Inoltre, il modello è dotato di un paraurti inferiore più aggressivo con una presa d’aria dalla forma insolita.

LO STILE AGGIORNATO

La parte posteriore e il profilo sono rimasti invariati. La rinnovata Alfa Romeo Tonale è disponibile con nuovi cerchi da 19 e 20 pollici, anche se nel secondo caso il design originale è stato sostituito da un design a tre elementi. La gamma di colori della carrozzeria è stata ampliata con tre nuove varianti: rosso Rosso Brera, verde Verde Monza e giallo Giallo Ocra.

COME CAMBIA DENTRO

Anche l’abitacolo del crossover rinnovato presenta una serie di modifiche. La Tonale è stata dotata di una nuova console centrale, sulla quale il cambio ha lasciato il posto a un nuovo selettore rotante compatto, mentre sono rimasti i rivestimenti in alluminio situati dietro al volante. Il modello presenta anche nuove finiture e cuciture a contrasto.

Nella foto: l’abitacolo dell’Alfa Romeo Tonale rinnovata
Davanti al conducente si trova un quadro strumenti virtuale con diagonale di 12,3 pollici, con la possibilità di selezionare la versione “classica” di visualizzazione, con due quadranti circolari (ispirata ai modelli Alfa Romeo degli anni ’70). Il ruolo di touchscreen centrale del sistema di informazione e intrattenimento è svolto da un display con diagonale di 10,5 pollici. Nella parte inferiore dello schermo è presente una serie di pulsanti destinati al controllo dell’impianto di climatizzazione.

La tecnologia della rinnovata Alfa Romeo Tonale è stata leggermente modernizzata, portandola agli standard Euro 6E-bis.

Il SUV sarà disponibile con un motore turbo a benzina da 1,5 litri e 175 CV, che funziona in tandem con un “elettroboost” da 48 volt con cambio robotizzato a sette rapporti con doppia frizione, oppure con un motore turbo diesel da 130 CV con cilindrata di 1,6 litri con 6DCT. Oltre a ciò, sono previste due versioni ibride plug-in con una potenza complessiva di 190 e 270 CV.

La rinnovata Alfa Romeo Tonale sarà in vendita in diversi mercati nel corso dell’anno.

In uno dei più grandi mercati europei, la Germania, il prezzo di partenza del crossover rinnovato è di 41.400 euro, mentre per l’ibrido plug-in il prezzo richiesto è di almeno 52.300 euro.

Il venditore auto del futuro rinasce car influencer?

Autoprove ha voluto, nel corso di alcuni articoli, inquadrare e spiegare a lettori e professionisti di settore, le nuove figure operative che in questo momento sono forse le più ricercate o quelle che promettono maggiori sbocchi lavorativi.

In questo senso il mio contributo alla sessione informativa inaugurata dall’amico Antonio Elia si incentra mia sulla esperienza diretta, a volte davvero “antica” che però sta mostrando un piacevole ritorno di attenzione da parte delle Imprese italiane dedicate al settore Automotive poiché non proprio tutto quel che deriva dal passato deve essere buttato nel cestino. 

Una delle prerogative molto apprezzate del Promotore Vendite nel settore Auto e sempre stata la capacità tecnica e didascalica nell’inquadrare, analizzare e descrivere le auto al potenziale Cliente in modo speciale.

Vi richiamo qui un esempio calzante: sapete quale fu l’asso vincente, un quarto di secolo fa, per noi ex Commerciali Ford nella proposta della atipica e personale Ford Fusion? 

Non lo credereste mai: era un rettangolo di cartone bianco, sagomato opportunamente, largo l’estensione totale del parabrezza ed alto una trentina di centimetri, che veniva posto sulla base interna del cristallo anteriore coprendone la visibilità di una intera sezione inferiore. 

Bene, sapete cosa voleva indicare quel cartone? Che sulla Fusion, la cui seduta era posta abbastanza più in alto della media di altre berline di segmento B, la visibilità consentiva di vedere quella sezione di strada e di panoramica che le vetture più basse nascondevano all’occhio del guidatore. Fu una comunicazione vincente, improvvisamente centinaia di automobilisti generici si sentirono “ingannati” dalla loro stessa auto. Di esempi così possiamo riempire le pagine dei libri di Management e Marketing. 

NUOVI MODI PER COMUNICARE L’AUTO

Ma l’esempio vuole solo trasmettere una cosa: per convincere un Cliente non basta più solo il “modo” di comunicare le stesse informazioni, ma occorre spulciare e centellinare ogni aspetto di un’auto (nuova od usata) per scovare l’aspetto ignoto ma vincente non declinato dalla concorrenza. 

Un altro esempio? Diversi anni fa un Commerciante di auto usate piazzò un cartellone scritto in stampatello su un’Astra TD Station con la scritta: “Tua per 500.000 chilometri”, e dentro l’abitacolo la copia del “Quattroruote” che recensiva la storia di un Automobilista felice proprietario di una versione analoga della media Opel con cui aveva tagliato quel traguardo chilometrico.

Sono pillole di vita vissuta, ma possono far riflettere e fare la differenza tra una informazione “fredda” ed una interazione con i potenziali Clienti.

E se è vero che le competenze professionali di un operatore del settore Automotive devono fare i conti con l’interfaccia digitale e telematico obbligatorio oggi per ridurre tempi e rendere le decisioni più consapevoli e strategiche, è anche vero che la tendenza del settore auto in generale è quella di abbattere la sindrome piramidale e gerarchica dell’informazione “Istituzionale” grazie soprattutto ai consumatori che sempre più si interfacciano con il Web in cerca di informazioni alternative e non generiche: la moltiplicazione di nuovi Brand e nuovi operatori commerciali, l’arrivo di nuovi paradigmi tecnologici (alimentazione, architetture, autonomia, garanzia e servizi post vendita) e commerciali (acquisto “on line”, Gruppi di Acquisto, Noleggio, Sharing, etc.) portano il consumatore dentro un ginepraio in cui maturare una opinione è davvero dura. 

 

Il problema? Secondo me è nell’eccesso di autoreferenzialità sia nei canali mediatici istituzionali che in quelli autonomi, spontanei, e se vogliamo innovativi: mentre i canali mediatici istituzionali (TV pubblica e nazionale, Stampa principale, Riviste di settore e siti correlati) la autoreferenzialità è di “resistenza” (cioè proporre temi, operatori e contesti in grado di supportare anche immagine e sopravvivenza degli stessi canali mediatici istituzionali); per i canali nuovi e più giovani troppo spesso l’autoreferenzialità deriva da una errata traduzione del concetto di “Personal Branding”. 

E per colpa di questo troviamo spesso piattaforme, siti, canali Youtube e Social costruiti per fare da vetrina più per il fondatore e gestore che non per i prodotti ed i temi recensiti. In parole povere l’apparenza e la iperbole personale finiscono per seppellire il contenuto mediatico ed informativo che è invece il motivo determinante per il quale dovrebbe nascere un canale mediatico ed informativo alternativo.

Insomma, da un lato cresce la domanda di canali mediatici che non propinino sempre la stessa informazione costruita a tavolino da Brand, Gruppi, Dealer, Organizzazioni; dall’altro  l’occasione è talvolta bruciata da nuovi protagonisti ed animatori di siti, Blog personali, canali Youtube e spazi editoriali dentro Redazioni o radio locali, che tuttavia finiscono per basare posizionamento, riconoscibilità ed identificazione mediatica con la sovraesposizione del protagonista. Insomma, per dirla tutta, troppe “faccine” e poco contenuto di valore.

Ora, è davvero di questo che ha bisogno la parte innovativa ed alternativa dell’informazione auto sul Web? Secondo noi no, visto che in questo modo la prerogativa professionale e consulenziale(necessaria per il mondo auto) finisce per soggiacere allo stile scenografico fine a se’ stesso che riempie spazio Social da parte di altri “Influencer” e Blogger che – bontà loro – moltiplicano storie e selfie per il solo gusto di apparire e di far passare tempo sostanzialmente infruttuoso ad una pletora di seguaci dalla dubbia brillantezza cognitiva.

Raccontare un’auto, una moto, un LCV o persino una organizzazione commerciale o di Assistenza non ha alcun senso promuovendo o amplificando solo l’aspetto ludico, scenografico od empatico del suo protagonista didascalico. 

E’ la scelta non ortodossa ed antagonista che mi ha spinto al radicalismo multimediale che gli amici di Autoprove.it hanno imparato a conoscere. Se è vero che il mio archivio professionale di vendita, consulenza e contatto con il pubblico data ormai più di trenta anni; è anche vero che mi ritengo agli antipodi, come immagine e presenza mediatica, con quello che secondo me è il più auspicabile modello anche estetico e rappresentativo sul Web. 

Insomma, da buon vecchio dinosauro della trattativa verbale e telefonica e dell’automobile classica, ho anche una certa compassione di tanti stagionati professionisti dell’auto che hanno la verve (o la sana incoscienza, fate Voi) di occupare il Video in primo piano con il loro faccione, condividendo un monitor per la maggior parte di un videoservizio insieme al prodotto od al tema affrontato. 

Io, per scelta controcanto, sto proponendo il ruolo mediatico dell’”Uomo invisibile” dentro ai miei servizi Video: meno mi si vede, e penso che più il tema centrale del Video non sarà corrotto o diluito. 

Insomma, il mio “esserci dietro le quinte” sta anche diventando un marchio di fabbrica che in molti apprezzate e seguite curiosi.

Se tuttavia il mio consiglio è di seguire l’esempio di Autoprove.it riducendo il più possibile la vostra “faccia” trasformandola in sicura ed affabile voce narrante, questo non Vi esime, cari nuovi Car Influencer, a dotarVi di un potente armamentario nozionistico, pratico ed anche logistico/territoriale.

Cosa intendo dire? Molto semplice: acquisito il Vostro “format” identificativo necessario (per spiegare al Vostro target di potenziali seguaci:

il “Who”: Chi siete e da cosa avete maturato i giusti Skills per la mission che Vi anima; 

il “What”: Quali sono gli ambiti e i contesti tematici che intendete divulgare, potenziare, condividere;

il “When” inteso come “quando” intendete svolgere il vostro ruolo di Influencer, inteso in senso cronologico e strategico: volete cioè interagire o intercettare i Vostri potenziali seguaci prima di un eventuale acquisto o Noleggio? Volete supportarli prima di una possibile vendita di auto? Volete intervenire sul momento dell’Assistenza, dell’acquisto Ricambi; oppure volete interagire direttamente a livello Industry prima della vendita generica a Cliente potenziando immagine e comunicazione di Dealer, RentCompanies, Officine, etc.?

A questo punto, con “When” e con le ultime due discriminanti strategiche e metodologiche si delinea soprattutto il senso ed il target potenziale di quello che volete fare, proporre, condividere.

Il “Why” è il perno della Vostra eventuale “Mission”. Ed è la disriminante centrale di ogni nuova attività che dovrebbe iniziare con una domanda “Perché mai la gente dovrebbe comprare…ME?” 

Significa in soldoni scremare da ogni Vostra attività tutto quel che è scontato, ridondato, consueto, oppure inefficace od inutile, per poter esaltare l’aspetto davvero innovativo di quel che offrite. 

E di certo offrire al consumatore potenziale di servizi automobilistici una recensione concreta ed esplicativa di un veicolo o di un servizio, aggiornare su elementi tecnici o normativi in corso, dare informazioni su nuovi prodotti o Players, ma persino su software e supporti informatici e telematici in commercio; e persino presentare secondo Skills e qualità del servizio specifici operatori del settore Auto è senza dubbio una attività utile e ricercata, se ben ritagliata su Target, territorio e tipo di offerta che intendete recensire. Perché però “ritagliare” in modo specifico territorio, tipo di offerta e Target? 

Perché entra in campo la variabile ultima e discriminante:

il “Where”, cioè “dove” intendete svolgere il vostro ruolo di Influencer, inteso in senso più merceologico e territoriale. Questa specifica ha particolarmente senso nella dinamica di scelta, preferenza e consumo nel settore Automobilistico.

 

Perché la matrice “virtuale” ed informatica del Vostro approccio con il potenziale target non deve mai escludere, sostituire o surrogare l’esperienza fisica che porta alla fine del processo di scelta un consumatore in contatto con un’auto, od un servizio legato all’auto.

Dunque, amici potenziali Car influencer, una volta definito con cognizione di causa il corredo discriminante di :“Who/What/When/Why/Where” per la Vostra nuova attività by Internet e by Social non trascurate di sporcarVi le mani o guidando possibilmente auto che recensite, o entrando nel merito di scelte e soluzioni tecniche, modalità di assistenza e problemi di Officina, soluzioni di ricerca ed approvvigionamento componenti, e così’ via. 

E se sarete in grado di costruire un Business Plan convincente, non abbiate imbarazzo a proporlo a Costruttori, Importatori, Dealers, Officine, Ricambisti, e persino a Radio e Media più organizzati di Voi; qualcuno, dentro al mare di mail e presentazioni inviate, farà al caso Vostro.

 

Riccardo Bellumori