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Nuova Hyundai Tucson 2026: Rendering totale

Nuova Hyundai Tucson: ecco le prime immagini in rendering.
Recentemente sono apparse in rete le prime foto spia della nuova generazione del popolare crossover coreano, che dovrebbe subire cambiamenti radicali nell’aspetto esteriore.

Il modello Tucson, che prende il nome dalla città di Tucson nello stato americano dell’Alabama, è entrato a far parte della gamma della casa automobilistica coreana nel 2004, diventando il secondo crossover di serie del marchio dopo Santa Fe. Oggi è già in produzione la quarta generazione del SUV, presentata in anteprima nell’autunno del 2020, e alla fine del 2023 il crossover è stato sottoposto a un restyling.

Attualmente l’azienda sta preparando la prossima generazione di Tucson, come dimostrano le foto dei prototipi camuffati pubblicate di recente. Anche se sono ancora ricoperti da uno spesso strato di camuffamento, alcune caratteristiche estetiche sono già visibili. La quinta generazione del modello avrà una carrozzeria completamente nuova in stile spigoloso, simile all’ultima Santa Fe. Qui c’è praticamente la stessa vetratura con montanti anteriori nascosti, passaruota simili e una forma semplice della fiancata, mentre le maniglie delle porte sono state rese estraibili. Si differenzia dal modello Tucson più grande per la parte anteriore completamente originale con una leggera inclinazione (nell’attuale Santa Fe è verticale) e per i fari “a due piani”: molto probabilmente, lungo il bordo del cofano sarà posizionata una striscia LED di dimensioni ridotte, mentre i blocchi principali si trovano notevolmente più in basso e sono integrati nel paraurti. Nella parte posteriore si nota una notevole inclinazione dei montanti posteriori e dei finestrini, nonché la nicchia della targa spostata sul paraurti.

Rendering Kolesa.ri

MOTORE E DATI TECNICI

Le informazioni sulle caratteristiche tecniche del futuro crossover sono ancora poche.

Si prevede che la Hyundai Tucson sarà dotata di nuovi propulsori ibridi, mentre nella versione N più potente potrebbe essere equipaggiata con un nuovo motore turbo 1.6 abbinato a un motore elettrico, per una potenza complessiva del sistema superiore a 300 CV. A titolo di confronto, la versione top di gamma dell’attuale Tucson con propulsore ibrido non ricaricabile basato sul motore 1.6T eroga 235 CV.
La presentazione della Hyundai Tucson di quinta generazione potrebbe avvenire nel corso di quest’anno. Nel frattempo, un paio di giorni fa è stata presentata la berlina Hyundai Verna rinnovata (nota anche come Accent e la mancata Solaris successiva).

Nuova Volkswagen ID.3 Neo: secondo Restyling

La Volkswagen ha annunciato il secondo restyling della sua compatta elettrica ID.3: avrà un design esterno più elegante, un abitacolo più ergonomico e nuove comode funzioni. La hatchback rinnovata si chiamerà Volkswagen ID.3 Neo e la sua anteprima ufficiale avrà luogo a metà aprile.

La Volkswagen ID.3 ha fatto il suo debutto mondiale nel 2019 ed è stata messa in vendita nel 2020. La dirigenza del gruppo tedesco contava sul fatto che la Volkswagen ID.3 avrebbe avuto un successo strepitoso e che, per la sua importanza storica, sarebbe stata alla pari con i modelli Beetle e Golf. In realtà non è successo nulla di simile: la Volkswagen ID.3 ha deluso i primi acquirenti con l’elettronica grezza e l’ergonomia tattile, mentre le caratteristiche tecniche erano piuttosto mediocri anche per gli standard del 2020.

Nel 2023 la Volkswagen ID.3 ha subito il primo restyling, nello stesso anno è iniziato un rallentamento globale della domanda di auto elettriche, dopo di che è diventato del tutto evidente che la ID.3 non avrebbe mai raggiunto il successo della Beetle e della Golf. Tuttavia, la Volkswagen ID.3 ha avuto più successo di molti concorrenti e può essere definita una solida media del segmento delle auto elettriche del mercato automobilistico europeo. Secondo i dati di CleanTechnica, nel 2025 la Volkswagen ID.3 ha venduto in Europa 79.541 unità. Solo Tesla Model Y (151.016 unità), Skoda Elroq (94.154 unità), Renault 5 (92.221 unità), Tesla Model 3 (85.935 unità) e Volkswagen ID.4 (83.332 unità) hanno registrato vendite superiori.
La Volkswagen ID.3 viene prodotta nello stabilimento di Zwickau (Germania) insieme alla sorella Cupra Born, che la scorsa settimana ha subito un restyling. C’è stato un tempo in cui Volkswagen aveva in programma di trasferire la produzione della ID.3 da Zwickau allo stabilimento principale di Wolfsburg, ma alla fine ha cambiato idea, quindi per ora la ID.3 rimane a Zwickau, mentre a Wolfsburg verrà assemblata solo in caso di forte domanda, la cui probabilità è vicina allo zero.

PICCOLE MODIFICHE

Il secondo restyling dovrebbe aiutare la Volkswagen ID.3 a rimanere in produzione ancora per alcuni anni, fino al momento in cui arriverà sul mercato la Golf di nona generazione completamente elettrica, che probabilmente si chiamerà ID. Golf. Tuttavia, Volkswagen non ha intenzione di abbandonare la Golf “ottava”, ma la sua produzione sarà trasferita da Wolfsburg alla città messicana di Puebla, il trasferimento dovrebbe iniziare quest’anno. Nessuno sa ancora con certezza quando debutterà la ID. Golf, ma in generale è chiaro che ciò avverrà non oltre il 2030.

Dopo il secondo restyling, la ID.3 si chiamerà ID.3 Neo. Come cambierà il suo aspetto esteriore lo si può capire dai bozzetti: avrà un frontale nuovo, più aggressivo e allo stesso tempo più tradizionale per Volkswagen. Ci sarà un nuovo design delle ruote, mentre la parte posteriore rimarrà sostanzialmente invariata, ma il portellone dell’ID.3 Neo sarà verniciato nel colore della carrozzeria, mentre nei modelli precedenti era sempre nero.

All’interno della Volkswagen ID.3 Neo è previsto un volante con pulsanti fisici al posto di quelli sensibili al tocco attualmente in uso: abbiamo già visto questo volante sulla Cupra Born aggiornata. Nella versione spagnola è stato modificato anche il blocco di comando delle luci, mentre i comandi touch del climatizzatore sono rimasti invariati: a quanto pare, anche gli acquirenti della ID.3 Neo dovranno continuare a fare i conti con essi.

Per la ID.3 Neo sono stati annunciati anche assistenti di guida elettronici migliorati, un sistema multimediale Innovision più comodo con una ricca serie di applicazioni scaricabili e la possibilità di controllare l’accelerazione/frenata con un solo pedale. Un’alternativa alla chiave tradizionale dell’ID.3 Neo può essere la chiave digitale nello smartphone. La batteria dell’ID.3 Neo potrà essere utilizzata per ricaricare monopattini elettrici e altri mezzi di mobilità ridotta, alimentare elettrodomestici da cucina ed elettronica di consumo: è sufficiente collegarla alla presa di bordo da 230 volt, ma la potenza di uscita non può superare i 3,6 kW. Per alimentare dispositivi esterni è possibile utilizzare anche un adattatore speciale che si inserisce nella presa di ricarica dell’auto elettrica stessa.

La Volkswagen ID.3 costa attualmente in Germania a partire da 33.330 euro. Se la ID.3 Neo avrà un prezzo più alto, difficilmente sarà significativo: non è questo il momento di aumentare i prezzi delle auto elettriche.

Nuova MG4X sfida BYD Atto 2

Il marchio britannico MG, di proprietà cinese, ha svelato il suo ultimo modello elettrico, l’MG4X, in vista del salone Auto China che si terrà il mese prossimo a Pechino. Si tratta di un SUV del segmento B che si colloca al di sotto dell’MG S5, fa parte della famiglia MG4 e punta a competere con rivali come la BYD Atto 2 in un mercato molto competitivo come quello cinese. Secondo Yiche, la “X” nel nome sta per “possibilità infinite” oltre lo stile standard della carrozzeria hatchback della MG4.

La MG4X sembra seguire la S5 in termini di forma della carrozzeria e parte posteriore, ma con un frontale diverso rispetto agli altri modelli MG. I fari LED triangolari affilati sono uniti da una barra luminosa a tutta larghezza, mentre una presa d’aria rivolta verso il basso è incorniciata da una modanatura nera a forma di osso con prese d’aria angolari. Nel complesso, si tratta di un design molto più aggressivo rispetto alla timida MG4 di seconda generazione.

DATI TECNICI

Non si vede molto degli interni, ma sappiamo almeno che avrà un enorme touchscreen di infotainment, come è normale nel Regno di Mezzo. Come la MG4, la MG4X sarà offerta in Cina con mirroring dello schermo dello smartphone e integrazione che funzionerà con i dispositivi Oppo. Si spera che l’auto riprenda anche i comandi fisici dell’aria condizionata e del volume della S5.

CarNewsChina riporta che la 4X misura 4.395 mm di lunghezza, 1.842 mm di larghezza e 1.551 mm di altezza, rendendola 85 mm più lunga, 12 mm più larga e 124 mm più bassa della Atto 2. Il suo passo di 2.750 mm, invece, è più lungo di 130 mm ed è identico a quello della MG4.

Come la MG4 Anxin, la MG4X sarà dotata di una batteria semi-solida che migliora la sicurezza essendo meno soggetta a casi di surriscaldamento. Probabilmente si tratta dello stesso pacco batterie agli ioni di litio a base di manganese da 53,95 kWh della sua sorella hatchback, che offre un’autonomia dichiarata di 510 km secondo il ciclo CLTC cinese, piuttosto permissivo. L’auto sarà inoltre offerta con la tecnologia di guida altamente autonoma di Horizon Robotics nel suo mercato interno.

Sebbene i piani di esportazione non siano stati rivelati, la MG4X potrebbe rivelarsi un modello molto popolare a livello globale come crossover elettrico più accessibile.

Nuova BMW Serie 7: Anteprima Restyling

La BMW Serie 7 G70 è stata l’auto che ha definito quanto potesse diventare grande la griglia a doppio rene di Monaco, che in questa generazione ha raggiunto proporzioni ridicolmente porcine. Si potrebbe pensare che l’accoglienza pungente riservata alla berlina di lusso durante il suo lancio (sì, abbiamo visto i meme) e la direzione opposta intrapresa dall’azienda da allora avrebbero reso necessario un ripensamento del restyling, previsto per il mese prossimo.

Tuttavia, un nuovo teaser misterioso mostra che BMW sta mantenendo la sua posizione e, infatti, l’azienda è pronta a dare alla sua berlina di lusso di punta un frontale ancora più imponente come parte del restyling, o Life Cycle Impulse (LCI) nel gergo BMW. Le prese d’aria sono enormi come sempre e, proprio come nell’ultima X3, i bordi illuminati ora circondano l’intera griglia, invece di rimanere scuri al centro.

Le griglie stesse sono ancora più angolari di prima, formando due enormi ottagoni. Sono affiancate da luci diurne più piatte a forma di sopracciglio (apparentemente ancora con cristalli Swarovski) e sembra che i fari principali siano ancora separati in unità distinte più in basso. Questo è il tipo di look che urla “levati di mezzo” nello specchietto retrovisore.

Non sono stati rivelati molti altri dettagli, ma ci si può aspettare che il modello di punta di BMW sia dotato delle ultime e più avanzate tecnologie dell’azienda. Tra queste figura la nuova serie di schermi Panoramic iDrive che ha debuttato sulla “Neue Klasse” iX3, composta da un display proiettato Panoramic Vision a tutta larghezza e da un touchscreen infotainment da 17,9 pollici. Anche lo straordinario schermo posteriore Theatre Screen da 31,3 pollici e 8K, già copiato dalla rivale Mercedes-Benz nella sua nuova VLE, dovrebbe essere mantenuto.

MOTORI E DATI TECNICI

La nuova Serie 7 sarà probabilmente offerta con la stessa gamma di motori a sei e otto cilindri, comprese le opzioni ibride plug-in, che sono stati aggiornati per soddisfare le severe normative Euro 7 sulle emissioni.

La i7 elettrica, nel frattempo, dovrebbe essere dotata delle più recenti tecnologie per batterie e motori delle EV Neue Klasse, per prestazioni migliori e una maggiore autonomia. Ci auguriamo che BMW implementi anche un’architettura elettrica a 800 volt per una ricarica rapida in corrente continua molto più potente (fino a 400 kW sui modelli Neue Klasse).

Secondo alcune indiscrezioni, la BMW Serie 7 darà vita al primo nuovo modello del marchio Alpina, ora di proprietà di BMW: una nuova versione della B7. Il marchio orientato al comfort è destinato a competere con Mercedes-Maybach e ci si può aspettare una maggiore potenza, un assetto delle sospensioni più accuratamente calibrato, interni rivestiti in pelle pregiata e versioni modernizzate dei caratteristici cerchi a 20 razze e delle strisce laterali di Buchloe.

Addio Audi A8: 32 anni fa nasceva la prima Signora degli Anelli

Lei è la silenziosa vendetta dei “boomers” dell’automobile, quelli che non hanno ancora l’età per il semolino ma che alla luce del mezzo secolo e più di vita possono, non appena gli si presenta l’occasione, guardare dall’alto in basso le nuove leve di appassionati che si sono persi gli anni d’oro del mondo a quattro ruote.

Ed ecco che cinicamente, parlando di auto del passato e di veri monumenti della tecnologia, il boomer incallito può ancora, parlando di “Lei”, lanciare la sfida al suo giovane interlocutore:” Eh! Ma tu, l’hai mai vista dal vivo? L’hai mai “toccata”, ci sei mai salito sopra? No, eh???? Vista solo in foto, vero???? Ahhhh……Che peccato!!”

Ecco che grazie a Lei qualunque povero cristo attempato in preda alla nostalgia fa improvvisamente quello scatto di qualità di fronte agli uditori, riesumando nella sua stessa memoria “fisica” gli effetti dirompenti che – quando fu oggetto del primo boom mediatico su Stampa e TV, ma soprattutto dopo che sulle strade cominciarono a circolarne i primi nuovissimi esemplari targati – quella inarrivabile regina di regale e lussuoso erotismo causò nell’Opinione pubblica riuscendo di colpo a ribaltare, confondere, deridere le linee di principio insieme alle consapevolezze ed alle ambizioni degli automobilisti in tema di prestigio a quattro ruote; sconvolgendo inoltre i gradi di percezione e valutazione del Marchio che si era reso protagonista di una rivoluzione come fu quella di “Audi A8 Typ 4D” del 1994.

Lei è stata rivoluzionaria certamente dentro casa sua (il Marchio Audi) perché, nonostante l’escalation che – rispetto al primo quindicennio di vita dentro Volkswagen – l’erede dell’Auto Union aveva fatto dal 1981 (anno della presentazione della “CoupèQuattro” al Mondiale Rally) passando per “100/200 C3”, nuova “Audi 80/90” e poi con la debordante “V8”; ciononostante la “A8” prima serie rischiò davvero di far apparire persino di un’era precedente tutte le “best Seller” che da Ingolstadt erano state immesse sul mercato in quella “new Age” anni ’80.

Ma Audi “A8” 1994 è stata una rivoluzione soprattutto nel mercato auto globale per almeno quattro buoni motivi. 

Ecco il primo: ha concentrato dentro un unico modello di auto i paradigmi più eterogenei e simbolici con cui la concorrenza era solita distinguersi attingendone specificatamente in misura separata ed antitetica. Prima di “A8” un’Ammiraglia poteva essere lussuosa od elegantemente essenziale; poteva essere affusolata ma “leggiadra” oppure esaltare l’immaginazione di chi cercava forme massicce, giunoniche, rassicuranti; poteva evocare prestazioni oppure lasciare immaginare viaggi vellutati.

Audi A8 ‘94, tutte le qualità contrapposte (per la concorrenza) diventano corpo unico per Lei

Tutte classi di caratteristiche in contrasto che si esaltavano, caso per caso, a seconda del modello di Ammiraglia preso in riferimento. Audi A8 D2 (cioè Typ D4, la prima) era la sintesi di tutte le caratteristiche sopra elencate, e per farVi capire l’effetto sul pubblico voglio paragonarla con la concorrenza diretta, e persino con quella velleitaria e onirica: la “A8” era un figurino di corpo vettura rispetto alla contemporanea “Serie S” Mercedes di Bruno Sacco, eppure era una Ammiraglia con tanto di quel corredo di comodità, lusso e gradiente tecnologico che per una volta la metteva un pelo sopra l’Ammiraglia di Stoccarda; era sportiva e dinamica – anche nelle forme e nel taglio dei volumi – come la BMW Serie 7 di Ercole Spada e Claus Luthe, ma al confronto offriva interni da Reggia del Re Sole; ed infine Audi “A8” è stata la prima Regina a quattro ruote a creare seri problemi identitari alle classiche Ammiraglie di stampo “British” dell’epoca: dalla quasi diretta concorrente di Gamma Jaguar fino alle inarrivabili Rolls Royce e Bentley. Ma…a proposito: Voi che leggete avete mai avuto la fortuna di vederla dal vivo, toccarla e farci un giro? Beh, io si. E Vi assicuro che se campassi otto vite consecutive quella sensazione visiva e tattile non me la potreiscordare. 

Cosa era, nella mia visione e percezione fisica, quella A8? Era come un monolite antropomorfo, una creatura che partendo da una unica divina materia si era autonomamente dotata delle finiture e delle parti estetiche (cristalli, fanaleria, cromature, mascherina, gomme) che anziché apparire “montate” ed applicate sulla carrozzeria sembravano esserne estruse quasi come dopo un periodo di concepimento vitale, e non dopo un processo di montaggio industriale.

Eppure nella produzione di serie di auto all’epoca non vi era nulla di più lineare, razionale, essenziale e quasi rigoroso della linea di quella “A8”: ma dalle sue plastiche, dai suoi pannelli di carrozzeria, dai suoi cristalli quella creatura emanava una luminosità ed una brillantezza tipica di un gioiello.

Il secondo motivo risiede nelle “origini” di A8 che, contrariamente alla narrativa comune, non discendono solo dalla “V8” ma da un combinato disposto che insieme alla “V8” (la prima Ammiraglia Audi nata apposta per fare a schiaffi con Mercedes, Jaguar e persino Bentley…) mette dentro la onirica “Avus” (la concept del 1991) e il programma finanziato dalla allora Repubblica Federale della Germania Ovest che nel 1979 invitava – con apposito bando sostenuto dal contributo governativo – i principali Costruttori tedeschi a sperimentare nuovi concetti e nuove tecnologie sul risparmio di carburante, sul rendimento aerodinamico e sulla elettronica di bordo delle auto di serie. Fu grazie a questo programma (forse un poco “snobbato” dagli altri Costruttori tedeschi?) che Audi riuscì a concentrare gli studi sull’uso dell’alluminio, sul perfezionamento delle motorizzazioni a miscela magra e dell’aerodinamica.

Quattro motivi ispiratori per una unica opera d’arte: Audi A8

Il terzo motivo del grande clamore della “A8” è che questa appare in un contesto sociopolitico internazionale davvero unico sotto l’aspetto Automotive: quello della Germania unita, nuovo treno d’Europa, che oscura di colpo la vecchia gloria di Italia e Gran Bretagna, entrambe piombate dentro paludi mediatiche favorite dalle crisi sociali e politiche e dagli attacchi speculativi a Lira e Sterlina. Di fronte al crollo anche simbolico dell’auto contraddistinta da Union Jack ed “Italian Sounding” l’industria tedesca compie l’arrembaggio totale anche alle posizioni decennali di rendita simbolica che i mostri sacri italiani ed inglesi avevano consolidato sul mercato: Maserati acquistata dalla Fiat, Aston Martin e Jaguar comprate o in via di passaggio alla Ford, Rolls Royce e Bentley fortemente appannate danno il definito “via libera” alla conquista dell’Universo Premium da parte dei tedeschi. E dentro questo arrembaggio il modello più iconico e “centellinato” diventa proprio Audi “A8”, simbolo dell’aristocrazia automobilistica moderna, facoltosa, agiata, ma dinamica.

 

Ed infine c’è un quarto motivo, molto sottotraccia, che amplifica il successo di Audi “A8”. 

Se ne è sempre parlato poco proprio perché la “A8” venne da subito iconizzata come essenza stessa di tutta Audi e non di un suo definito Staff creativo, ma il successo materiale e visuale della “A8” dipende dalla matita felice dei suoi Designer capeggiati da due nomi quasi semisconosciuti: Dirk Van Braeckel e Chris Bird.

Il primo è un Designer belga che a 22 anni, nel 1980, entra alla Ford a Colonia dove sta per esplodere un fermento creativo su tutta la gamma europea basato sulla cura aerodinamica. Chiamato dalla Audi, si dedica a questa dal 1984 al 1993 per poi essere delegato alla cura estetica del neo ingresso Skoda in casa Volkswagen, per poi passare allo stile delle Bentley.

L’elettricità che si respirava in casa Audi, sul versante del Design, l’abbiamo recensita anche in un pezzo dedicato al grande Ercole Spada: uscito dalla Ghia di Torino fu chiamato personalmente da Ferdinand Piech a collaborare nel design Audi insieme al Direttore di allora, Hartmut Warkuss, per la nuova arma sportiva di Ingolstadt che diventerà la “Coupè Quattro”. Ma la scarsità di budget e di risorse (allora, fino alla fine degli anni Settanta era così in Audi) porterà ad una risoluzione dei rapporti. Poco male per Ercole che diventerà il papà della BMW Serie 7……A questo punto il Marchio dei quattro anelli pare fare incetta di nuovi Designer, perché chiama a fianco di Dirk anche un giovane promettente dal nome di Christopher Bird. Sono loro due i Master Designer della linea immortale di “A8”. 

Ma fatte tutte queste premesse, perché e con quale obbiettivo nasce Audi “A8”? Bene, andiamo a scoprire che epoca fosse, quella in cui la nostra Regina prende forma. La Germania dell’Auto di prestigio è in fondo una immagine recente, in Europa: ferma restando la Daimler Mercedes, il lusso tedesco prima della fine degli anni Sessanta si era fermato là. 

BMW, in ripresa dopo l’ultimo tracollo del 1959, aveva impiegato gli anni Sessanta a sviluppare una immagine molto dinamica e sportiva, seppure di altissima qualità; Audi, come detto, fino al 1969 non era neppure arrivata sul mercato, Volkswagen declinava la sua gamma popolare sulla base meccanica del Maggiolino e Porsche era l’emblema “Pure sport” dell’automotive tedesco. Ma gli anni Settanta, quelli delle contestazioni al lusso ostentato e delle crisi energetiche e industriali aveva di colpo portato sugli altari il pragmatismo e la vocazione industriale teutonici, con la crescita lenta ma progressiva di tutti i Marchi sul mercato globale.

La fine degli anni Settanta e l’avvio degli Ottanta mostra il vero e proprio “Boom” nel quale Mercedes, BMW ed Audi sembrano costruire Segmenti di mercato autoctoni basati su lusso, qualità e prestigio a 360° partendo dalla “Audi 50” ed “80”; passando per BMW Serie 3 e Mercedes 190; per poi toccare la vetta con BMW Serie 5/Mercedes W123/Audi “100 C2” e finendo a BMW Serie 7 e Mercedes Classe S. Doveva arrivare la serie Audi 100/200/Avant basate tutte sullo chassis “C3” per stravolgere i canoni del mercato di pregio. Ma la ragione di tutto questo non è solo nel voler fronteggiare Maserati, Alfa Romeo, Lancia e De Tomaso in Italia e Jaguar, Bentley, Rolls ed Aston Martin in Gran Bretagna per dominare il settore del lusso europeo. No, in palio c’è la ribalta nel mercato statunitense dove piano piano i tedeschi aprono brecce grosse come praterie contro Lincoln, Chevrolet, Cadillac, Chrysler, Oldsmobile e Buick.

 

Audi, la sua scalata rapidissima all’Olimpo dell’Automotive

Si arriva negli anni Ottanta a celebrare la “trimurti del lusso” di casa Germania: Audi, Bmw e Mercedes saranno da allora in poi gli evangelizzatori del nascente concetto “Premium” all’europea. 

Ed eccoci all’imbocco degli anni Novanta: Cina ed ex URSS entrano nei radar delle tedesche mentre dal cono di luce – come detto – escono italiane e inglesi. E la Francia, come sempre, resta a guardare.

BMW con “850” e Mercedes con “Classe S” e con la “SL 380/500” Coupè incantano, ma è Audi a sparare i due colpi di mortaio vero sul mercato del prestigio a quattro ruote; mentre Porsche, per inciso, rimane un poco imbottigliata nella controversa immagine della “928/968” che uscirà a breve di scena. Audi, come detto, spara in successione la “V8” e la “A8”, che concettualmente sposano diversi paradigmi comuni. 

L’inizio è nell’accordo che Audi stringe a metà anni ’80 con Alcoa, il colosso dell’alluminio con cui si pensa a progettare ed industrializzare una struttura portante in alluminio, impresa all’epoca non proprio elementare in chiave di produzione automatizzata ed industriale, al di fuori delle realizzazioni sportive in cui, usualmente, la modellazione e l’accoppiamento dell’alluminio sono frutto di lavorazione artigiana e manuale. Ma con la produzione per stampaggio ed accoppiamento industriale è tutta un’altra cosa.

Per questo Audi aveva proposto nel 1993 una concept che in fondo anticipava la futura A8: era la ASF (Aluminium Space Frame) cioè una A8 al 99% ma con carrozzeria i cui pannelli di alluminio erano rimasti nudi e lucidati a specchio. 

A parte l’effetto visivo particolare, ASF presentava 40 brevetti (persino sulla sagomatura e sul dimensionamento e diverso spessore degli elementi) che saranno seguiti, nella “A8” da una lavorazione grandemente a mano con quasi 300 profili estrusi giuntati a griglia insieme a piastre pressofuse. Altro record, per il tempo, della “ASF” era un motore V8 turbodiesel da 3400 cc. e 200 cavalli, seguito poco dopo da un inedito W12 da 4800 cc. e 354 cavalli.

Ancora prima, solo per gradire, era apparsa alla Fiera di Hannover del 1985 una “100 C3” con i pannelli della carrozzeria interamente in alluminio, ma credo che tutti – anche i più giovani – hanno sbirciato dal Web le forme ipnotiche della “Avus” (1991) con la pelle in alluminio lucidato a specchio.

Una dichiarazione di potenza e di coraggio tecnologico aveva dunque guidato la creazione del primo chassis interamente in alluminio della “A8” – mentre poco dopo la BMW “Serie 5” (E39) apparirà con lo chassis parzialmente in alluminio, ma a confronto nulla a che vedere con l’innovazione di Audi A8 TypD4. 

 

La quale, se sul versante dello chassis si avvale delle esperienze della “ASF”, sul versante del pedigree “muscolare” eredita in pieno la ottima immagine che Audi aveva voluto proporre di sé con la “V8” del 1988: la prima Ammiraglia con trazione integrale di serie, motore V8 da 4200 cc. e tuttavia corpo centrale della serie “100/200/5000” C3 cui gli stilisti di Ingolstadt avevano – a mio modesto avviso – appesantito frontale e coda al fine di rendere la V8 anche visivamente più opulenta della “donatrice” 100 C3. Ecco il motivo dei nove centimetri di lunghezza in più (488 cm. contro 479) per una larghezza invariata ed un peso (1750 chili) che era balzato su di oltre un quarto di tonnellata rispetto alla paciosa ammiraglia di famiglia “100”. 

Ebbene, pensate che la scocca della “A8” pesava 250 chili in meno di quella della V8 seppure con 15 cm. di lunghezza in più e sette in larghezza, che ne fanno la prima auto a Quattro anelli della storia a superare cinque metri di lunghezza (la fuoriserie “TreserLargo”, su base Audi 100 del 1987, è in effetti una versione realizzata da un carrozziere esterno e commercializzata come serie speciale non direttamente da Audi. 

Dunque senza la sovrabbondanza di meccanica e materiali e lavorazioni per massimizzare il comfort il peso della più grande “A8” con motore base di 2800 cc. sarebbe stato persino paragonabile a quello della “200”. Presentata al Salone di Ginevra del 1994, fece scalpore perché, a differenza della ASF lei era un modello di serie, che si poteva comprare ed avere per se’. E fu così iconica da convincere Audi ad abbandonare “a ritroso” la vecchia nomenclatura di Gamma. “100” diventa “A6”, “80/90” diventano “A4”. Questo, se serve, a confermare la importanza storica e simbolica di “A8” su tutta la storia Audi dagli anni Novanta ad oggi.

Audi A8, vittima illustre del “gioco degli incastri” in casa Volkswagen?

Anni in cui il Brand Premium di casa Volkswagen si è trovato a dover giocare di sponda e di “incastro” con altri brand del Gruppo di Wolfsburg, ivi inclusa la nuova regina “Bentley”. A proposito, i visitatori del Salone di Ginevra di quel 1994 saranno rimasti di stucco a vedere un confronto a distanza irripetibile e straordinario anche tra Bentley ed Audi, confronto in cui per la prima volta nella storia il Marchio di Crewey (di lì a poco incluso nel Gruppo Volkswagen) proponeva un’auto più piccola rispetto ad una di Ingolstadt. Ebbene, Bentley “Java” – concept di coupèAmmiraglia disegnato da Graham Hull insieme a Roy Axe – misurava all’epoca quasi 20 cm. in meno rispetto alla Audi “A8”. Casi della vita, ma in realtà la “Java” era stata realizzata sul pianale della BMW “850i” motorizzato con un 3500 cc. V8 biturbo modificato dalla Cosworth, in una ipotesi all’epoca non peregrina di passaggio del Marchio inglese sotto Monaco di Baviera. Volkswagen, che acquisisce Bentley ereditandone la “Arnage” del 1998 la sostituisce con la “Mulsanne” nel 2010 riportando il Marchio nella posizione di classe e mercato dove era da sempre, ma con un modello che per la seconda volta nella storia non aveva più alcuna condivisione con Rolls Royce. 

Ma è significativo lo sviluppo e l’incrocio di Gamma “Top” in casa Volkswagen dalla metà degli anni Novanta fino alla prima decade del nuovo millennio: nel 1994 Audi “A8” è senza timore di smentita non solo la Ammiraglia portabandiera dell’intero Gruppo ma persino il “satellite” pronto a sbarcare Audi nell’Olimpo delle divinità a quattro ruote; A8 Typ D4 esce curiosamente di scena – magari un po’ troppo in anticipo rispetto alle qualità e caratteristiche uniche di una Ammiraglia che probabilmente, fosse stata prodotta da un Marchio italiano od inglese, sarebbe rimasta in Listino per almeno tre lustri – nel 2002. Un motivo forse implicito ma inconfessabile potrebbe risiedere nel lancio assolutamente fallimentare della “Phaeton”, super Ammiraglia Volkswagen che a distanza di anni fatica ancora a raccogliere lo straccio di una plausibile motivazione o approvazione con riguardo alla sua parabola commerciale e storica. Nel 1998 intanto Bentley entra nello Squadrone Volkswagen (ed in effetti la Continental GT del 2003 condivide il pianale in acciaio della Phaeton) ma la stessa Arnage rischia di apparire persino meno superlativa della “A8” quando questa adotta il lunare W12 da 6 litri contro il classico V8 da 6.750 di Crewe. Una avvisaglia del fatto che occorre rivedere qualcosa? Di sicuro una risposta è nella rassegna di nuovi TDI V8 a quattro valvole per cilindro e 4200 cc, quasi un imprimatur del Gruppo su una ipotetica mission rinnovata per Audi verso le Flotte Aziendali ed il Cliente Business. Di certo la Seconda serie “A8” dal 2002 paga parecchio, quanto a purezza lineare e bellezza, alla Typ D4. 

Non so come spiegare: è un poco la sindrome da elefantiasi del doppio rene di BMW: anche ammettendo l’evoluzione dei tempi, sarà sempre difficile per chi è cresciuto con le BMW di Michelotti, di Paul Bracq o di Claus Luthe accettare quella evoluzione.

Allo stesso modo la attuale IV Serie A8 per me potra’ anche serenamente fare a spadate con la sua bella ferramenta cromata contro tutte le Ammiraglie del mondo, ma la bellezza discreta e monolitica di Typ D4 non avrà mai rivali.

E a mio modesto avviso più si è andato avanti con le diverse Serie, più la bellezza iconica e avvolgente della “A8” prima maniera si è definitivamente persa. Al punto che per il sottoscritto la probabile uscita di scena della Quarta Serie “A8” in commercio dal 2017 non può essere più grave della consapevolezza che una Signora degli Anelli – come fu la prima serie Typ D4 – rimarrà unica nella storia e purtroppo inarrivabile ed irripetibile. Forse l’unica Audi per la quale io abbia perso mai la testa.

Riccardo Bellumori

Nuovo Nissan X-Trail 2026: Restyling

Nissan sta attraversando un periodo difficile. I giapponesi non sanno più come risolvere la loro situazione finanziaria, anche se fortunatamente il settore prodotti continua a funzionare senza problemi, immerso nel lancio di un paio di modelli elettrici, ma anche nell’annuncio di interessanti novità che arriveranno sul modello di punta nei prossimi mesi.

L’azienda, che ha già confermato il lancio di una nuova X-Trail nel 2027, non vuole arrivare all’ultimo momento con la stessa gamma attualmente in vendita, soprattutto quando ha di fronte una concorrenza che si è rinnovata quasi completamente, quindi ha preso l’importante decisione di introdurre novità e presentare una Nissan X-Trail 2026. Come si può vedere, il suo aspetto non è cambiato eccessivamente, anche se la griglia a forma di “V” è leggermente più ampia.

LO STILE AFFILATO

Anche le prese d’aria laterali sono nuove, tutta la parte anteriore è rifinita in nero lucido, così come i passaruota, le minigonne laterali e gli specchietti retrovisori. Anche i nuovi cerchi in lega da 19 pollici sono nuovi, anche se a seconda dell’allestimento possono avere una serie di inserti in alluminio satinato nella parte superiore della calandra e in rosso nella protezione del carter.

I fanali posteriori sono a LED e presentano una nuova grafica, mentre la gamma di colori della carrozzeria è stata migliorata con nuove verniciature bicolore oltre al “Blu Sukumo” e al “Baja Storm”.

All’interno, la Nissan X-Trail 2026 mantiene intatta la sua essenza, anche se sono stati migliorati i punti più deboli come i materiali e i rivestimenti, offrendo come opzione una tappezzeria in pelle marrone castagna.

Nissan ha installato i servizi Google nella sua ultima generazione del sistema di infotainment “NissanConnect”, sia il controllo vocale – che consente di accedere a funzioni quali la regolazione della temperatura dell’abitacolo e dei sedili, l’inserimento di percorsi di navigazione, l’effettuazione di chiamate o l’ascolto di messaggi vocali – sia il download di applicazioni dal Google Play Store, oltre alla disponibilità di previsioni meteorologiche.

L’azienda giapponese ha anche migliorato una delle sue dotazioni di punta, la telecamera con visione periferica a 360° con vista panoramica 3D. Un sistema che ora utilizza telecamere grandangolari, consentendo nuove opzioni di visualizzazione, come quella del cofano invisibile e la vista degli incroci a “T”. Inoltre, quando si parcheggia in spazi ristretti, il conducente dispone di una vista aerea che facilita le manovre. Oppure può selezionare uno degli otto angoli di visione disponibili per rilevare gli ostacoli intorno al veicolo, compresi quelli in movimento.
Un altro sistema che ha migliorato la precisione di funzionamento è stato il «ProPILOT». Il più famoso assistente della marca giapponese ora controlla anche lo sterzo, reagendo in modo più fluido alle uscite di corsia. Nissan ha anche perfezionato questo ausilio alla guida nel rilevamento della velocità, con un riconoscimento più preciso dei segnali stradali, integrando la prevenzione dei sorpassi involontari nella corsia opposta e una frenata e un’accelerazione più naturali.

LANCIO COMMERCIALE

Ciò che non è cambiato è la gamma di motorizzazioni, quindi la Nissan X-Trail 2026 continuerà ad essere offerta con il sistema «e-Power Drive», con 205 CV di potenza massima, cambio automatico e un’esperienza di guida completamente elettrica. Un’offerta in cui l’unica scelta è la trazione, anteriore o integrale con il sistema «e-4ORCE».

Nuovo MGS9 2026: arriva in Europa

Già venduto su alcuni mercati internazionali come l’Australia, il MGS9 ibrido ricaricabile arriva in Europa.

Questo grande SUV ibrido ricaricabile a 7 posti è appena apparso sul sito britannico MG, che spesso è un po’ in anticipo rispetto ad altri mercati come quello francese. Ma sapevamo già che il modello sarebbe arrivato presto nel Vecchio Continente, dopo la pubblicazione dei suoi risultati da parte dell’ente di crash test EuroNCAP lo scorso autunno.
Non sorprende che il modello riprenda lo stile del QS già commercializzato: griglia XXL impreziosita da inserti neri e fari affilati, minigonne cromate, maniglie delle portiere a filo, fascia luminosa posteriore…

Il modello è in linea con le recenti produzioni MG, con un design sobrio nei volumi ma fuori dal comune per alcuni dettagli come le pieghe della carrozzeria o gli inserti sui parafanghi e sulle portiere anteriori.
mgs9 Il grande SUV a sette posti è disponibile in Europa solo nella versione ibrida ricaricabile, con un’autonomia fino a 100 km.
Il SUV familiare è lungo 4,98 m, largo 1,97 m e alto 1,78 m, e offre molto spazio a bordo grazie al passo di 2,92 m. Può ospitare fino a 7 passeggeri, con un volume del bagagliaio che oscilla tra 332 litri (a 7 posti) e 1.026 litri quando i sedili posteriori sono ribaltati.

GLI INTERNI

A bordo, la S9 PHEV adotta due schermi affiancati da 12,3 pollici che fungono da contachilometri digitale e sistema multimediale. Alcuni pulsanti fisici rimangono sotto lo schermo, mentre un inserto decorativo trova posto sul cruscotto e sulle portiere. Gli spazi di stivaggio sembrano piuttosto numerosi, con uno spazio chiuso al centro della console centrale, un caricatore per smartphone a induzione e un vano sottostante. Il SUV è dotato di un sistema audio Bose a 12 altoparlanti e di sedili anteriori riscaldati, ventilati e massaggianti nella versione più alta di gamma. Di serie, è già dotato di numerose dotazioni, come la climatizzazione a tre zone o 5 porte USB per soddisfare tutti i passeggeri, indipendentemente dalla fila in cui sono seduti.

IL MOTORE

Riprendendo la tecnologia ibrida della EHS già venduta in Italia, la MGS9 monta un 1.5 turbo (MG non fornisce la potenza esatta, ma probabilmente si aggira intorno ai 143 CV se è come la EHS) e un motore elettrico (potenza non comunicata, probabilmente vicina ai 200 CV).

L’insieme dovrebbe quindi raggiungere i 272 CV se ci si basa sull’EHS, mentre la batteria da 24,7 kWh consentirebbe un’autonomia elettrica fino a 100 km secondo il ciclo misto WLTP.

Nuovo Mercedes VLE: Dati Tecnici e Foto

Mercedes-Benz ha minacciato da tempo di svelare un MPV elettrico di lusso, e lo ha finalmente fatto con la VLE. Anticipata dal concept Vision V all’Auto Shanghai lo scorso anno, questa nuova lussuosa imbarcazione – Stoccarda in effetti definisce l’auto una “Grand Limousine”, il che è…una scelta – è costruita su una nuova piattaforma modulare flessibile chiamata semplicemente Van Architecture, disponibile con fino a otto posti.

Chiaramente progettata per competere con i più recenti people carrier elettrici di punta provenienti dalla Cina, come la Denza D9, la Zeekr 009 e la Xpeng X9, la VLE vanta statistiche davvero impressionanti. Al lancio, l’auto sarà disponibile in un unico modello a lunga autonomia, la VLE300, con un motore anteriore da 276 PS (203 kW) e una batteria NMC da 115 kWh che dichiara un’autonomia WLTP di oltre 700 km.

Successivamente, ci sarà una VLE400 4Matic che, come suggerisce il nome, presenterà trazione integrale a doppio motore con una potenza totale di oltre 400 PS (300 kW), portandola da zero a 100 km/h in soli 6,5 secondi. Un modello inferiore con batteria LFP da 80 kWh sarà offerto più avanti.

Come per la nuova CLA, la VLE utilizza un’architettura elettrica a 800 volt per consentire fino a 300 kW di ricarica DC rapida. Questo permette all’auto di guadagnare fino a 355 km di autonomia aggiuntiva con soli 15 minuti di ricarica, anche se Mercedes non ha ancora fornito un tempo concreto per la ricarica dal 10 al 80%. Anche come per la CLA, sarà necessario pagare un extra per un convertitore DC-DC per abilitare la ricarica a 400 volt in punti come un Tesla Supercharger.

Per mantenere la parte “limousine” del brief, la VLE può essere dotata di sospensioni pneumatiche Airmatic. Oltre a offrire una guida confortevole, questa configurazione consente anche di alzare o abbassare l’auto di 40 mm per favorire sia la distanza dal suolo sia l’entrata e l’uscita. È inoltre possibile specificare lo sterzo dell’asse posteriore fino a sette gradi, riducendo il cerchio di sterzata a 10,9 metri – di nuovo paragonabile alla CLA.

Con una lunghezza di 5.309 mm, una larghezza di 1.999 mm e un’altezza di 1.943 mm, la VLE è tra le più lunghe del suo segmento – più lunga persino della Xpeng X9 (5.293 mm) e di una S-Class a passo lungo (5.289 mm) – con il suo passo di 3.342 mm che supera anche gli altri di un margine considerevole. È in arrivo un modello ancora più lungo da 5.484 mm con passo di 3.517 mm, che supererà persino una Maybach S-Class (5.460 mm, passo 3.396 mm).

La Mercedes VLE è quindi un’offerta più ambiziosa di quanto lo sia mai stata la V-Class, e a tal fine l’auto presenta un design molto più imponente, con una massiccia calandra a tutta altezza disponibile con l’ornamento del cofano a stella a tre punte verticale – una prima per una Mercedes a forma di van. Questo è affiancato da distintivi fari ondulati uniti da una striscia superiore; questi sono disponibili in versioni Digital Light con piuttosto appariscenti quadruple stelle illuminate.

Più indietro, si trova un design liscio e aerodinamico con un arco vetrato che scorre, sottili linee sulle spalle anteriori e posteriori e maniglie delle porte a scomparsa a filo. La planarità delle fiancate è mitigata in parte da una gamma di grandi opzioni di ruote che vanno da 19 fino a ben 22 pollici di diametro. Una barra di fanali a forma di U invertita forma un rivestimento aerodinamico attorno al lunotto posteriore, che può aprirsi separatamente e presenta la scritta Mercedes-Benz (seguendo un’altra tendenza di design pervasiva? Spero di no).

Come prima, la VLE può essere ordinata in allestimento AMG Line, che conferisce all’auto un paraurti anteriore più sportivo, una griglia a matrice di punti illuminata e una stella a disco delle dimensioni di un piatto che ritorna, offrendo un aspetto piuttosto reminiscente della nuova GLC elettrica. Sono disponibili anche le varianti Standard ed Exclusive, con i modelli di fascia alta che guadagnano una parte inferiore della carrozzeria in gloss black per nascondere la massa visiva dell’auto.

Continuando una tendenza vista sulle nuove Mercedes, la VLE presenta una plancia piatta rivestita in finitura piano black, che fornisce una piattaforma per l’opzionale MBUX Superscreen. Questo aggiunge un touchscreen passeggero da 14 pollici alla gamma standard di schermi, che include un display strumenti da 10,25 pollici e un touchscreen infotainment da 14 pollici. È disponibile anche un head-up display a realtà aumentata da 23,1 pollici e una webcam centrale.

Il pannello widescreen è incorniciato da bocchette d’aria verticali, con le bocchette centrali nascoste in cima alla plancia. Gli acquirenti possono scegliere tra tre opzioni per la console centrale – un design compatto con caricabatterie wireless Qi singolo o doppio, una versione più lunga con bracciolo e vano aperto sottostante, e una variante di punta con doppi scomparti riscaldati e raffreddati.

Dietro i sedili anteriori è dove avviene la magia. La Mercedes VLE può essere configurata con layout a otto o sette posti, con la seconda fila regolabile manualmente disponibile con una panca o sedili singoli captain’s chairs con tavolino estraibile. Entrambe queste opzioni possono essere disposte in qualsiasi modo – inclusa una seconda fila rivolta all’indietro per scopi navetta – e rimosse; sono persino dotate di ruote integrate per un facile spostamento e stoccaggio.

Mercedes-Benz VLE – nuovo MPV elettrico di lusso con oltre 400 PS, oltre 700 km WLTP, ricarica a 300 kW

Sono disponibili anche panca e captain’s chairs della seconda fila regolabili elettricamente, ma i sedili che i tolkays vorranno davvero sono i Grand Comfort. Questi offrono imbottiture aggiuntive, poggiapiedi integrati, pad di ricarica wireless individuali, regolazione lombare e persino funzione massaggio. È possibile regolare questi sedili tramite i pulsanti fisici, il sistema di infotainment o persino l’app Mercedes-Benz.

INTERNI E COMFORT

I sedili Grand Comfort si abbinano al meglio con un display 32:9, 31,3 pollici 8K che si apre, in stile BMW Serie 7, dal tetto. Anche questo ha una webcam per le videochiamate, oltre a una funzione split-screen e la capacità di trasmettere video da servizi come Disney+. Si controlla il gigantesco “TV” tramite due tablet rimovibili posizionati, piuttosto stranamente, dietro gli schienali dei sedili anteriori. L’audio dagli schermi è diretto attraverso un opzionale sistema Burmester 3D Surround Sound a 22 altoparlanti con supporto Dolby Atmos.

L’utilità non è stata trascurata nella ricerca del lusso e dell’avanzamento tecnologico. Anche con tutti i sedili al loro posto, si ottengono fino a 795 litri di spazio nel bagagliaio. Con sedili manuali, è possibile rimuoverli tutti per aumentare la capacità di carico a un cavernoso 4.078 litri, quindi fare la spesa più sfrenata da IKEA sarà un gioco da ragazzi. Mercedes dichiara inoltre una capacità di traino di 2,5 tonnellate.

In termini di sicurezza, la VLE è disponibile con un’intera serie di assistenze alla guida, con la lista delle opzioni che include MB.Drive Assist con cruise control adattivo Distronic, assistenza al mantenimento della corsia e assistenza al cambio di corsia – quest’ultima aggiornata a un sistema automatico con MB.Drive Assist Plus. Nel frattempo, MB.Drive Assist Pro aggiunge guida altamente automatizzata in città e in autostrada, disponibile prima in Cina. Si ottengono anche assistenza al parcheggio e un sistema di telecamere a 360 gradi aggiornato con avviso di protezione del cerchio per proteggere da urti contro il marciapiede.

Sebbene la Mercedes VLE sarà venduta prima come EV, rapporti di testate come Autocar suggeriscono che l’MPV arriverà anche con motori a combustione più avanti, in linea con la retromarcia di Mercedes sull’elettrificazione. Questo si riflette nel cambiamento della nomenclatura della piattaforma, che originariamente si chiamava Van Electric Architecture (VAN.EA).