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Nuova Skoda Epiq 2026: Anteprima

I riflettori dell’IAA Mobility Show di Monaco non sono puntati solo sulla ID. Cross di Volkswagen. Ad affiancarla sul palco c’era la nuova Skoda Epiq, una versione aggiornata del SUV elettrico compatto presentato per la prima volta in versione concept lo scorso anno. Posizionata come modello pratico ed elegante di ingresso nella gamma di veicoli elettrici del marchio, la Epiq promette di offrire praticità nell’uso quotidiano mantenendo un prezzo in linea con quello della sua controparte a benzina.

Invece di rivelare direttamente la versione di produzione, Skoda ha presentato una showcar quasi definitiva che riflette l’aspetto del modello finale. Il design si basa sul concept 2024 con piccole ma significative rifiniture, tra cui LED rielaborati, una griglia rimodellata, paraurti modificati e nuovi specchietti. Tutto ciò avvicina il SUV alla sua forma definitiva, il cui lancio è previsto per la metà del 2026.

MOTORIE DATI TECNICI

Il piccolo SUV di Skoda misura 4,1 m di lunghezza, molto simile alla Fabia subcompatta hatchback e leggermente più grande della Kylaq indiana. Naturalmente, è il veicolo elettrico più piccolo della gamma Skoda, dopo l’Elroq e l’Enyaq.

L’Epiq è il primo modello ad abbracciare pienamente l’approccio di design Modern Solid di Skoda, che alla fine definirà il resto della gamma del marchio. Gli elementi stilistici chiave includono il nuovo frontale “Tech-Deck”, le sottili luci a LED a forma di T e una pronunciata linea a tornado che attraversa le spalle posteriori squadrate. La showcar sfoggia una finitura opaca Cashmere completata da dettagli neri lucidi, rivestimenti grigio Cosmo e cerchi in lega di nuova concezione.

Le foto degli interni rimangono segrete, ma l’Epiq dovrebbe prendere in prestito elementi dalla sua cugina VW ID. Cross. Ciò significa una combinazione di un cruscotto digitale da 11 pollici e un touchscreen di infotainment da 13 pollici, supportati da pulsanti fisici e rotelle di scorrimento tattili per una configurazione più intuitiva. Sono state confermate anche caratteristiche come la ricarica wireless.

Nonostante le dimensioni compatte, Skoda afferma che il SUV potrà ospitare cinque passeggeri. L’abitacolo includerà anche dettagli pratici come ganci per borse, punti di fissaggio e vani portaoggetti nascosti sotto il pavimento, oltre a un bagagliaio con una capacità di 475 litri.

Il veicolo elettrico condividerà la sua architettura MEB Entry con le prossime VW ID. Polo, ID Cross e Cupra Raval. Skoda non ha fornito dettagli sulle specifiche, ma ha promesso un’autonomia fino a 425 km, ovvero 5 km in più rispetto alla VW ID. Cross. Entrambi i modelli dovrebbero essere equipaggiati con un motore elettrico anteriore da 208 CV (155 kW / 211 PS).

La produzione della nuova Skoda Epiq avverrà nello stabilimento Volkswagen di Navarra, in Spagna, e le vendite dovrebbero iniziare a metà del 2026. Skoda afferma che sarà il veicolo elettrico più conveniente della sua gamma, con un prezzo “paragonabile” a quello del Kamiq con motore a combustione interna. In termini odierni, ciò indica un prezzo di partenza di circa 25.330 euro (29.700 dollari) in Germania e 24.975 sterline (33.700 dollari) nel Regno Unito.

Tra i concorrenti al di fuori del Gruppo VW ci saranno piccoli SUV elettrici come Ford Puma Gen-E, Jeep Avenger, Kia EV2, Mini Aceman, Toyota Urban Cruiser, Renault 4 E-Tech e altri.

Il piccolo SUV elettrico è una delle due principali novità presentate da Skoda al Salone della Mobilità IAA di Monaco. L’altra sarà il concept Vision O, che anticipa la futura Octavia station wagon con propulsione completamente elettrica.

Nuova Renault Clio 2026: Anteprima Esclusiva

Questa è una delle anteprime più importanti per questo marchio. Ovviamente ci è stata tenuta nascosta ma ecco alla fine svelata la nuova Renault Clio 2026.
A quanto pare, questa è una delle auto più importanti per questo marchio, che è stata tenuta “segreta” il più a lungo possibile. Il marchio francese sta mantenendo la sua strategia di dividere la sua gamma di modelli in interessanti auto elettriche e buone auto con motore a combustione. Queste ultime stanno ottenendo sempre più sostegno dai sistemi ibridi, progettati per garantire un basso consumo di carburante e una buona dinamica. In questo campo, la Renault Clio VI 2026 si distinguerà dalla massa degli altri rappresentanti del segmento B. Un look audace si combina qui con soluzioni moderne.

Sebbene i francesi abbiano fatto tutto il possibile per mantenere segreta questa vettura fino alla premiere, hanno fallito ancora una volta. Scoprite come si presenta la nuova generazione di questo bestseller dall’esterno e dall’interno.

La Renault Clio 2026 è molto controversa dal punto di vista estetico. Nessuno si aspettava un paraurti anteriore e posteriore di questo tipo.

Abbiamo analizzato con notevole accuratezza le foto trapelate online, ma questa volta non abbiamo alcun dubbio che si tratti di un’auto di serie. Tutti i dettagli, comprese le sopracciglia nere, corrispondono agli elementi visibili sulle auto camuffate. Per inciso, il camuffamento ha nascosto perfettamente molti dettagli.

Cominciamo dalla parte anteriore, dove ci sono fari neri dalla forma piuttosto strana e luci LED distintive nel paraurti. C’è anche una presa d’aria più grande nel paraurti, decorata con il logo del marchio.

LO STILE NUOVO

Il profilo della nuova Clio si distingue per una linea del tetto di forma diversa, con un angolo più dolce con cui è “disegnato” il lunotto. Vale anche la pena prestare attenzione ai copriruota neri. Si tratta di un dettaglio piuttosto controverso. Le maniglie delle porte posteriori sono ancora nascoste nei montanti: questo elemento è rimasto invariato.

Anche la parte posteriore è… diversa. Una novità sono i fanali posteriori, divisi in due parti: separati sul parafango e sul cofano del bagagliaio. Anche in questo caso, dopo aver analizzato le foto dei modelli camuffati, concludiamo che questo è il design definitivo dell’auto. Ci vorrà sicuramente un po’ di tempo per abituarsi al look della nuova Clio.

Non ci sono interessanti rivestimenti grigi, rivestimenti interni distintivi o inserti colorati sul tunnel centrale. La disposizione del cruscotto è quasi identica, ma le linee del cruscotto sono state leggermente ammorbidite, rendendolo più simile a modelli come la Scenic E-TECH e l’Austral. Tra le nuove caratteristiche figurano strisce decorative colorate e inserti insoliti sulle portiere, che sembrano essere illuminati.

INTERNI E MOTORI

La nuova Renault Clio 2026 utilizzerà l’intera gamma di nuovi motori del produttore francese.

Il brand continua puntare sul GPL (Gas di Petrolio Liquefatto) e propone un motore 1.2 ECO-G a tre cilindri da 120 CV. Questo motore è abbinato esclusivamente al cambio automatico EDC.

A coronamento dell’offerta si trova la variante ibrida autoricaricabile (HEV). Una motorizzazione Full Hybrid E-Tech migliorata che combina un motore a benzina da 1,8 litri e quattro cilindri che funziona in ciclo Atkinson con due motori elettrici. Sviluppata da Horse Powertrain, eroga una potenza totale combinata di 160 CV. È gestita da una trasmissione automatica a quattro rapporti per il motore termico e due per quello elettrico principale. Come il resto delle motorizzazioni, presenta una configurazione a trazione anteriore.

Nuova Mercedes GLC Elettrica: foto rubate

Nuova Mercedes GLC Elettrica debutterà il 7 settembre 2025 all’IAA Mobility di Monaco, segnando l’apripista della nuova piattaforma Mercedes-Benz Electric Architecture (MB.EA) e della tecnologia a 800 volt con inverter in carburo di silicio. Questa architettura permette ricariche in DC fino a 320 kW, sufficienti per recuperare quasi 160 miglia di autonomia in soli 10 minuti di sosta.

La GLC Elettrica è il primo modello non derivato da un progetto termico, concepito fin dall’inizio come SUV full-BEV. Grazie al passo allungato di circa 3,1 pollici, offre più spazio interno e un vano bagagli che parte da 569 litri e raggiunge 1.740 litri con i sedili posteriori abbattuti. Un “frunk” anteriore di 127 litri completa la capacità di carico.

Il volto della GLC Elettrico incarna il linguaggio stilistico “Sensual Purity” di Mercedes-Benz. La calandra slanciata è caratterizzata da superfici levigate e sospensioni cromatiche che enfatizzano un’impronta futuristica ed elegante. Linee pulite e maniglie integrate accentuano l’aerodinamica, mentre dettagli come luci posteriori full-LED e cerchi fino a 21 pollici completano il profilo dinamico del SUV.

Al centro dell’abitacolo spicca l’MBUX Hyperscreen, un unico display curvo da 99,3 cm (39,1″) che si estende da montante a montante. La retroilluminazione a matrice con oltre 1.000 LED individuali garantisce colori vividi e regolazione intelligente dell’intensità luminosa per due aree separate. L’ambiente interno integra una superficie fluida che unisce cruscotto e console centrale, arricchita da illuminazione ambientale sincronizzata con la climatizzazione.

DATI TECNICI E USCITA

La gamma prevede versioni a trazione posteriore da 340 CV, a trazione integrale 4MATIC da 489 CV e una variante AMG oltre i 550 CV. La batteria agli ioni di litio da 94,5 kWh garantisce un’autonomia fino a 700 km secondo il ciclo WLTP, con consumi combinati tra 14,9 e 18,8 kWh/100 km. Il picco di ricarica rapida in DC a 320 kW consente di passare dallo 0 all’80 % in meno di 25 minuti.

La GLC Elettrica offre sospensioni pneumatiche Airmatic e sterzo posteriore fino a 4,5° nel pacchetto “Agility & Comfort”, migliorando stabilità e dinamica di guida. Il sistema di traino supporta fino a 2.400 kg, con assistenza alla stabilizzazione nei trasferimenti più impegnativi. L’abitacolo, progettato come uno “spazio di casa”, coniuga materiali premium, comandi ergonomici e ricariche wireless multiple per smartphone.

Le prime consegne della Mercedes GLC Elettrica sono previste all’inizio del 2026.

Secondo il CEO Ola Källenius, la GLC Elettrico giocherà un ruolo decisivo nella crescita delle vendite elettriche a partire dal 2026, consolidando la leadership di Mercedes nel segmento “Core Luxury” e guidando la transizione verso una gamma sempre più a zero emissioni.

Audi C Sport Concept e Jaguar Type 00: Concept opposti che si attraggono in un Flop?

Un tempo, “ai miei tempi”, quando un Costruttore presentava una Concept – ovvero un Prototipo di Stile – ne definiva il layout formale per trasmettere e segnalare all’intero mondo i nuovi traguardi e messaggi che avrebbero contrassegnato la mission di quel particolare Marchio sul mercato del futuro in arrivo. 

 

L’obbiettivo ovviamente non era neppure velato: inaugurare i nuovi elementi potenzialmente vincenti presso il gradimento del pubblico al fine di segnare una linea di demarcazione dalla concorrenza e costringerla a rincorrere. 

Tutto questo rappresentava e trasmetteva – fondamentalmente – un nuovo concept di auto.

Ovviamente non sempre il Concept, così definito e presentato al mondo, avrebbe poi trovato uno sbocco produttivo; anzi molte volte restava una sorta di spot pubblicitario tridimensionale che tuttavia, nella sua dimensione onirica, segnalava alcuni indizi traccianti del possibile percorso futuro del Marchio

Poteva essere il taglio del frontale, la sagomatura di fanali e dello stesso logo; poteva essere il disegno dei volumi della carrozzeria, il profilo dei cristalli; poteva essere infine l’indizio di una nuova architettura motoristica che inaugurava nuovi protocolli; o persino un prototipo idealizzato per le competizioni. 

Ad onor del vero, tutto l’effetto dirompente delle “news” legate al lancio di un nuovo concept si è mantenuto intatto fino alla fine degli anni Novanta. 

Da un lato la centralità dello scoop in mano al monopolio mediatico di TV e stampa manteneva la necessaria condizione di sorpresa fino ad un attimo prima del lancio ufficiale del prototipo accompagnato dalla kermesse del lancio. 


Su questo Vi basti ricordare l’esempio iconico di Ottobre 1955, quando nelle strade di Parigi in modo improvviso e senza alcun preavviso fu mostrata in mezzo al traffico mattutino delle vie cittadine la Citroen “DS” che si stava recando a diventare la madrina del Salone di Parigi appena aperto in quello stesso giorno. Fu un effetto clamoroso, nel quale i passanti e gli automobilisti del tutto ignari e non influenzati da “soffiate” o foto spia di alcun genere rimasero rapiti da una vista che ritenevano frutto di un miraggio. 

Pensate oggi come si potrebbe svolgere un evento simile, tra immagini o video rubati, ricostruzioni in computergrafica, e persino forum e Social pronti a generare milioni di contenuti preventivi e del tutto aleatori su ogni possibile segreto industriale in arrivo…

Altro elemento che ha favorito il fenomeno delle “concept” è stato lungo un trentennio tra la metà degli anni Settanta fino al 2005 la concorrenza di quattro fattori traccianti: 

la fame di stile e Design alimentata dalle nuove tecniche industriali, dai nuovi materiali e dalle nuove filosofie aerodinamiche necessarie soprattutto in chiave di risparmio energetico;

l’esplosione delle firme di stile, in particolare italiane, che hanno esposto al mondo intero i mille modi di concepire bellezza in un’auto;

-la globalizzazione che ha mescolato stili e scuole industriali in ogni mercato nazionale e continentale.

Infine, è esploso il fenomeno del “branding” del “Family feeling” e della “Corporate Image” che hanno imposto ad ogni Gruppo e Costruttore l’esigenza di definire un paradigma formale e stilistico in grado di essere distintivo e qualificante sul mercato rispetto alla concorrenza.

 

Ma tutto quel che sopra ho elencato sarebbe stato disperso o vanificato senza il requisito dello “scoop”, cioè dell’effetto sorpresa che ha permesso fino all’avvento del Web di poter preservare segreto e meraviglia degli osservatori, dei commentatori, degli appassionati di un particolare Marchio o modello di auto.

 

Certo dunque che il sipario attualmente sempre aperto sul mondo e la condivisione diffusa di news e “si dice” anche nel settore Automotive ha portato ad un cambio di best practices e di protocollo anche in tema di presentazione di Concept, che sono sempre di più state legate progressivamente alla presenza di Brand e Gruppi nella dimensione Social e del Web Marketing.

Effetto più invasivo di tutto questo è stato il progressivo abbandono, in Occidente, del fenomeno dei Saloni dell’Autosempre più disertati dai Players di settore, contro il fiorire di occasioni e location di eventi decisamente eterogenei.

E poi, da una quindicina di anni, è esploso il fenomeno “Gran Turismo Vision” che ha dato il via ad un filone del quale, lo dico sinceramente, io non ho mai compreso la reale ragionevolezza o sensatezza anche in relazione agli investimenti e costi che si devono affrontare per definire una propria icona dentro l’ambiente di quello che definire “videogioco” di fronte ai cultori porta alla immediata scomunica. 

Sempre da una quindicina di anni l’evoluzione formale e pratica dei prototipi di auto future si è incrociata con il nuovo verbo dell’ecomobilità elettrica, con effetti che hanno modificato radicalmente la costruzione delle linee di una nuova concept car: le nuove piattaforme elettriche somigliano davvero tanto alle vecchie strutture telaistiche fatte con pianale a longheroni ed elementi trasversali sulle quali il carrozziere di turno andava a costruire una carrozzeria che fondamentalmente non aveva quasi alcuna funzione portante; 

ecco, le nuove strutture BEV sono concettualmente simili come articolazione della struttura solida, e con la possibilità di abbondare nelle materie plastiche come base costruttiva alternativa a metalli e leghe (necessari sulle piattaforme endotermiche per contrastare forze inerziali rotative, vibrazioni e calore di esercizio); e soprattutto potendo soprassedere sulla esigenza di “bucare” le superfici per far entrare e scorrere aria di alimentazione e raffreddamento, i Designer delle auto 100% elettriche possono facilmente spaziare con la fantasia e con la razionalità. 

Mentre, a mio avviso, nella nuova e cosiddetta “rivoluzione elettrica” mi pare che si sia abbondato soprattutto di razionalità e pauperismo e molto poco di fantasia.

Chiariamo subito un fatto: da appassionato di Design e persona che abita nel mezzo secolo della propria età io sono sostanzialmente un romantico dello stile automobilistico vissuto e conosciuto con l’ausilio di fogli di formato minimo A2 con carboncini, colori, gessetti e pastelli; per poi arrivare alle rappresentazioni in “Real Scale” ed ai millimetrici piani di forma per i modellisti.

Nessuna abiura della modernità e della tecnologia ma per me il Design parte dal foglio bianco e dalla mano libera con CAD e CAM a supporto della formalizzazione e della miglior rappresentazione industriale del prodotto finito e tridimensionale.

E soprattutto, nel mio immaginario, le Concept più iconiche ed eterne sono quelle che hanno saputo proiettare al futuro tutte le qualità vincenti intrinseche ed esteriori non solo di un modello ma di tutto il Marchio titolare del Concept in presentazione mondiale.E quando questo è avvenuto, non è stato solo per merito del Designer impegnato a concepire il prototipo ma di tutta l’organizzazione del Brand o del Gruppo titolare del prototipo stesso.

Eppure, nel giro di solo sei mesi circa sono uscite due Concept (da parte di due Marchi accumunati solo dall’appartenenza al settore Premium) che contemporaneamente sono riuscite in un improbabile record:

​-riescono a richiamare l’una verso l’altra elementi stilistici, funzionali e commerciali che accumunano i due prototipi oltre ogni ragionevole dubbio;

-mi sollevano le stesse progressive ed irrefrenabili perplessità sulla ragionevolezza (ormai) e sulla reale esigenza e vantaggio di presentare Concept – da parte dei Costruttori – senza il necessario corredo di mission e di valori che il Marchio intende perseguire con il nuovo profilo di linea produttiva anticipata dal Concept.

Prototipi elettrici e Concept: o si cambia paradigma o si fa brutta figura.

Partirei proprio da qui, per recensire dal mio punto di vista e secondo il mio personale gradimento due Concept che – per il prestigio dei Marchi che rappresentano e per le novità che portano con sé – rasentano a mio avviso il paradosso nel quale si è tuffato con tutte le scarpe il pensiero classico dell’Automotive scontrandosi con il nuovo paradigma Zero Emission. Perché le due concept a confronto – Jaguar Type 00 ed Audi C Sport Concept – pur appartenendo a Brand diversi (Jaguar ed Audi), pur rappresentando mission e simboli diversi (Type 00 vorrebbe fare da apripista ad una ridefinizione totale del Brand Jaguar, mentre C Sport Concept vuole al contrario consolidare – proiettandoli nel futuro – i valori ed i must tipici della Casa dei quattro anelli anche nella dimensione elettrica) in fondo sembrano uniti da almeno tre prerogative comuni e fondamentali: 

-entrambi i concept vogliono sommare sulla loro ricerca formale i simboli iconici caratteristici nel futuro non solo dei singoli modelli che deriveranno dai Concept ma dei rispettivi Marchi Jaguar ed Audi;

-entrambi i Concept vogliono presentare i rispettivi Marchi “uscendo” dal cono di luce riflessa che il target Premium ha fino ad oggi consegnato loro nel settore endotermico, e per costruire un nuovo linguaggio esteriore ed un nuovo livello di simboli e di iconografie più incline alla razionalità essenziale della tecnologia e del pensiero BEV, entrambi i concept lavorano di fino sul frontale, sulla riduzione all’osso di cromature e di elementi sportivi puri, e si propongono quasi come dei monoliti in cui la consecutività e la simbiosi tra linee e superfici di forma deve poter trasmettere il lusso della razionalità e la razionalità dentro al lusso. 

 

Ok, mi verrebbe da dire: lusso e razionalità. Ma per rappresentare o perseguire cosa? Cosa differenzierebbe nella rispettiva indole di coupè due porte più portellone di profilo “Sport Luxury” o “Sport Premium” le due Concept full Electric che si contrappongono a distanza di sei mesi l’una dall’altra? 

Merceologicamente nulla: sono entrambe Coupè sportive apparentemente “2+2” – una un poco più generosa dell’altra in dimensioni – che al limite potranno differire (una volta eventualmente prodotte in serie) per il carattere dinamico specifico dato da trazione (Due o quattro ruote motrici) e caratteristiche prestazionali. Ma entrambe mettono lusso e sportività nella loro struttura concettuale.

“Storicamente” la Jaguar Type 00 di Jerry McGovern (tutt’altro che uno sbarbatello, a 69 anni e diverse decadi a disposizione di Jaguar e Land Rover) riprende il cofano anteriore lungo, i fari stilizzati e le pinne posteriori laterali al finto lunotto della XJS, mentre la coda rifà vistosamente il verso alla “E-Type”.

Dal lato dei richiami storici la Audi C Concept di Massimo Frascella (a sua volta un maturo Designer di 54 anni) si rifà ad una ramificazione di elementi storici ed iconici dalle Auto Union esaltate nella netta demarcazione del copriradiatore verticale e non più quadrato; alla Audi “Rosemeyer” per il finto lunotto posteriore che richiama a sua volta la Jaguar Type 00 da cui Audi C Conceptriprende il taglio verticale del bordo posteriore del vetro laterale; per finire con la volumetria ed i relativi rapporti che rielaborano al futuro la Audi “TT”. E’ come se Frascella avesse ridisegnato tutto questo non su un foglio di carta piano ma “scatolato”. E’ tutto delimitato da tagli e spigoli, il lavoro del Designer.

Tutto questo elenco, chiaramente derivante da un pedigree storico endotermico, rivisto e corretto in salsa “BEV”. E qui cominciano le note dolenti che mi spingono ad articolare questo mio pezzo.

Jaguar Type 00: canone inverso di Audi C Concept, identico percorso alternativo”?

Abbiamo scritto su questo spazio, quasi un anno fa, che la campagna mediatica di JLR sullo stop alla produzione di auto endotermiche in tutto il 2025 per rilanciare una nuova Gamma BEV di prestigio nel 2026 è stata un colpo di genio: ha ridondato per due settimane e GRATIS, su tutti i media del mondo, una notizia in fondo marginale che è stata furbescamente travisata per preannuncio di un possibile default del Marchio Jaguar. 

Marchio che, nelle ultime serie statistiche commerciali, segna davvero un marcato crollo di vendite e preferenze rispetto alla cugina Land Rover, per motivi che forse non investono solo il permanere della linea endotermica. Ormai da anni chi compra Jaguar si trova di fronte ad un percorso a pipistrello in cui il Marchio di Sir Lyons ha vestito i panni prima delle Ammiraglie classiche ed impettite, poi delle sportive impertinenti ed ultimamente delle “SUV Crossover” ispirate al percorso di AstonMartin e Bentley, ma “in piccolissimo”. 

Il motivo è semplicemente nel fatto che invece che allargare il perimetro delle sinergie industriali per una nuova linea di berline, Ammiraglie e vetturette o Copuè sportive; per ridurre costi ed ammortamenti Jaguar ha finito per condividere con Land Rover esclusivamente le piattaforme dei SUV “medi”; e dopo anni di preannunci su eventuali superAmmiraglie Jaguar costruite sui corpi vettura di Range Rover Sport o addirittura su quello della ricchissima “Velar”. Solo veline di Agenzia, senza alcun costrutto. Jaguar è finita per proporre come sua Ammiraglia di pregio, in un segmento di mercato dove si è imposta e costruita una immagine, una quattro porte con motore 2 litri quattro cilindri. Punto. Questo è il perno della crisi di identità e di immagine del Marchio di Coventry.

Da questo a passare al tam tam mediatico che per due settimane ha fatto di Jaguar il Brand più dibattuto nelle cronache Automotive è stato un colpo di genio. Da questo, a non capire che quella finestra mediatica mondiale aperta sul Giaguaro avrebbe amplificato e travisato ogni minima dichiarazione o programmazione, è stato all’opposto un colpo da dilettanti.

Con la “Woke Revolution” ed il minimalismo New Age il management Jaguar si è tirato dietro il disappunto mondiale, senza che a tutt’oggi nessuno abbia davvero capito cosa cercassero ‘sti grandi e nuovi geni della comunicazione di TataJag. Mentre tuttavia, con la minaccia di buttare alle ortiche il patrimonio storico del Marchio, lo stesso Management si è assicurato il gentile disprezzo di milioni di veri appassionati nel mondo. 

Nulla è perduto, lentamente e con molto silenzio Jaguar cerca di far posare la nuvola di sabbia sul fondo, mentre proseguono i collaudi del muletto stradale della “Type 00” (e già c’è chi è pronto a giurare che dietro il camoufage della carrozzeria non ci sia solo la piattaforma elettrica della futura BEV ma anche i suoni chiari di un endotermico…); ma certo che tra Dicembre e Febbraio la crisi più nera è stata ad un passo dal seppellire definitivamente Jaguar. Che al momento, e per almeno un altro semestre, non è un Marchio industriale Auto ma ancora una categoria dello spirito. 

Soprattutto è rimasto solo idealizzato il rapporto tra “storie” e radici del Marchio: il restyling del Logo in chiave “smart” ha scandalizzato mezzo mondo per il rischio evidente di snaturare e proletarizzare quello che uno dei simboli mondiali storici del prestigio a quattro ruote.

Vero certamente che sotto la gestione Ford l’effetto “Commodity di lusso” è stato persino più devastante di quello avuto sotto l’egida British Leyland; ma se si è disposti a tollerare un eventuale affiancamento di una Gamma smart a quella di prestigio canonico, il superamento delle radici tradizionali di Jaguar verso un trasloco totale verso il mondo delle Commodities elettriche non è concettualmente ammissibile e rappresenterebbe una idiozia nei programmi industriali del prossimo futuro, soprattutto in chiave “Heritage” della gamma di auto storiche e di servizi connessi.

Dunque, anche qui l’effetto simmetria con la programmazione di Audi sembra fissare un iconico gemellaggio con Jaguar, perché anche Ingolstadt ha voluto inquadrare la nuova Joint Venture con i cinesi per la produzione in loco di BEV con un cambio di logo, di Branding e di targettizzazione; ma facendo questo non ha coinvolto il Marchio storico rimasto tale in Occidente, Sudamerica e resto del mondo: dunque perché anche Jaguar non dovrebbe percorrere un “doppio binario” mantenendo nei mercati classici il proprio Branding e promuovendo l’immagine “smart” in India, Cina ed Asia?

Come vedete, tuttavia, il corpo del dibattito e delle lamentele verso Jaguar lambisce appena il Concept “Type 00” mentre al contrario investe tutto il percorso potenziale di rivoluzione identitaria. Perché fin quando non sarà chiaro cosa vuole essere Jaguar da grande il concept Type 00 sarà una sorta di ibrido intangibile. Al di là della linea o del segmento di mercato.

Spiace solo pensare che dalla  morte di Ratan Tata il management del Marchio sia davvero allo sbaraglio, e che nessuno abbia pensato per il rilancio di Jaguar ad una sorta di commissariamento straordinario tramite un Pool di professionisti veri e collaudati in chiave di Marketing e di strategie di Branding. Quello che è davvero un fatto insperato, tuttavia, è che nessuno in casa Jaguar avrebbe mai pensato che una sponda verso “Type 00” potesse provenire da…..Audi C Concept. Vi spiego perché.

Audi C Concept, tra fratello “coltello “ di Jaguar Type 00 e segnali di fumo verso il futuro?

Cosa è Gruppo Volkswagen? E’ una dimensione globale Automotive dove coabitano quattro Marchi “Premium” di prestigio scalare (dal Top alla base Bentley, Audi, Volkswagen e Skoda), quattro Brand tra Sport  ed Hyper (anche qui, dal Top alla “base” – ma chiamarla così è ridicolo….. – Bugatti, Lamborghini, Porsche, Cupra), ed una firma di stile come Italdesign in fase di “spin off” dal Gruppo.

Cosa è Audi dentro Volkswagen? È la rapprentante del Target Premium Executive, più prestigiosa di Volkswagen, meno “commodity” di Skoda, meno spiccatamente sportiva di Cupra, con il preciso compito di rompere le scatole sul mercato del prestigio a mezza Mercedes e tre quarti di BMW, oltre a fare da inutile benchmark per Honda, DS, Genesis Hyundai, Lexus. 

Dentro questo faldone metaforico della sua mente l’ottimo Designer Massimo Frascella, Chief Creative Officer di Audi, deve aver messo ordine nella concezione della “C Concept”. Frascella èstato chiamato a ridefinire la filosofia del design realizzando un concept che fosse letteralmente “il veicolo” di quella nuova filosofia che in Azienda chiamano Radical Next.

Concept C, è dunque la apripista, una Coupè roadster elettrica nata quasi venti anni dopo Tesla Roadster: un concetto foriero di diversi altri nuovi modelli derivati, presentata al Portrait di Milanonel distretto del Design e del Fashion dove abbiamo già recensito GAC e dove anche altri Marchi e Gruppi asiatici ed indiani stanno buttando un occhio. 

E buttando un occhio sulla C Concept il sottoscritto non ha trovato clamorosa la “linearità” monolitica o la frugalità essenziale delle linee dove – come in un mantra ormai ripetuto in tutte le salse – nulla è superfluo e tutto il necessario diventa elemento distintivo.

Trovatemi una concept di Design (da quando è stata resa nota la storiella di Giorgetto Giugiaro che quasi mezzo secolo tolse la sua firma su un progetto per un Marchio giapponese colpevole di aver aggiunto un inutile modanatura laterale sul disegno originale) dove sia celebrato il superfluo. 

Altro refrain sembrerebbe essere il recupero delle radici storiche; ma qui, se posso, invece che portare altre sette pagine di testo per spiegare come anche questo concetto sia abusato, punto diretto al curioso gemellaggio semantico che unisce a mio avviso la “Type00” alla C Concept di Frascella; che, curiosamente, pur essendo una “new entry” nella popolarità di Audi non è stato quasi mai raccontato, nelle ore successive alla presentazione della C Concept, come proveniente, curioso destino, proprio dalla Land Rover di quel Gruppo JLR da cui ha preso le mosse la Type 00.

Un anno fa ANSA pubblicò la notizia secondo cui Massimo Frascella aveva lasciato JLR, e secondo Jerry McGovern con cui l’italiano lavorava spalla a spalla Frascella lo aveva fatto per perseguire nuove opportunita. 

L’arrivo di Frascella in Land Rover nel 2011 era avvenuto in piena era di Ratan Tata, e dopo otto anni l’italiano era prima Head of Design Land Rover e poi di tutti i Brand inclusa Jaguar. 

Curiosamente Frascella, che è stato un profeta del linguaggio “minimal” in JLR e dal cui punto di osservazione e creazione deriva quella “Velar” che in fondo è l’ultimo sogno di Ratan Tata prima della sua lunga malattia, ha lasciato il Gruppo indobritannico poche settimane prima della morte dell’unico vero Guru in casa Tata. 

Quella essenzialità  – tuttavia – che a parte l’inutile e fin troppo scontata venerazione mediatica dei soliti quattro giornalisti di settore, dei cosiddetti Opinion makers e dei commentatori tenuti sempre in frigo perché ogni tanto fa comodo registrarne i pareri, sconta una serie non indifferente di critiche mosse su Social e Web verso quella C Concept di Frascella. Secondo me.

Commenti negativi a cui mi associo in pieno : se non vi fosse la leccata di fondoschiena costante della ormai fossile e ridicola Stampa amica (del resto, chi se le scorda le migliaia di chilometri su comode berline Demo per la Stampa ai bei tempi, cari giornalisti??) e se i cronisti di settore fossero scelti sulla competenza storica che non hanno più e sul buon gusto che non hanno mai avuto, forse la somma dei commenti a carico del pur ottimo Frascella sarebbe giustamente negativa. 

 

Perché la C Concept non è una Concept filosofica, è al massimo una “Icon Car” fatta velocemente ottima per le pubblicità, per le rassegne mediatiche, per fare audience un poco come la “Aztec” Italdesign del 1988. 

E non mi pare così originale come si scrive nella Stampa e nei Social amici degli Anelli.

L’elenco di particolari, angoli, giochi di luci ed ombre, sagomature e volumetrie che costituiscono la “C Concept” formano nella mia visione un bel  mix di “Deja Vu’” minimalista. 

Ma non saprei quanto tecnologico, perché al di là dell’involucro di Design la C Concept non sembra una promoter ma bensì una ennesima schiava della tecnologia elettrica. 

 

E lo dimostra con i classici e ormai futili ruotoni lunari, con i parafanghi bombati non si capisce a quale fine, lo dimostra infine con quella ridicola palpebra di plexiglass trasparente ad impermeabilizzare la griglia copriradiatore centrale sotto la quale ti aspetti di leggere in minuscolo “Non esporre all’aria aperta. Don’t open Here”.

Curioso anche in questo il frontale a bocca di pesce martello con quelle enormi ferotorie davanti ai parafanghi anteriori. Anche qui una bella domanda: dove deve andare tutta quell’aria in ingresso?????

Dentro quella “C Concept” c’è davvero troppo, per poter dire di non averlo già visto da qualche parte. Ed al di là dei gusti (a me pare bruttissima, ma de gustibus appunto) posso dire che riconosco a Mc Govern di aver avuto il coraggio di osare di più. Curioso, che proprio la C Concept a mio avviso sia un fenomeno di richiamo e di esaltazione proprio per la Jaguar Type 00. 

Perché potrebbe, dopo mesi di ludibrio al quale la concept britannica è stata esposta, sollevare quel buon senso con cui poter riflettere:

1) Se Audi ha cambiato filosofia ed immagine di Brand in Estremo Oriente, perché non dovrebbe poterlo fare anche Jaguar?

2) Se C Concept è così contigua con Type 00 e se la C Concept è venerata, perché per principio aristotelico non dovrebbe accadere prima o poi lo stesso con Type 00?

3) Se Type 00 e C Concept, alla fine, non fossero altro che una ennesima ed univoca celebrazione del pensiero unico elettrico vestito solo da mani diverse, a cosa servirebbero ormai più le cosiddette Concept di cara vecchia memoria? 

 

Ai posteri l’ardua sentenza: se Type 00 crescerà nei gradimenti, se tra un po’ di tempo C Concept mostrerà la naturale obsolescenza che temo mostrerà, e se Jaguar metterà una pezza alla degenerazione mediatica e simbolica della campagna di immagine di fine 2024 (visto che al momento anche Audi in casa tedesca non sta passando un momento industriale d’oro….) allora avrò avuto ragione.

E se no, al contrario dei giornalisti a tifo comandato verso i Quattro Anelli, mi assumerò la mia dose di imbarazzo per aver previsto il contrario di quel che è accaduto.

Così è se Vi pare. Ma nel frattempo….Cara Audi…..Aridacce la “Avus”…

Riccardo Bellumori

Non immagini il prezzo di questa Lamborghini

La vita a bordo di un superyacht può sembrare un paradiso, ma anche i tramonti da champagne e i panorami infiniti possono diventare un po’ monotoni quando hai visto il tuo centesimo orizzonte. Ecco perché abbiamo giocattoli acquatici elettrici ad alte prestazioni, costruiti per evitare che i super ricchi muoiano di noia in mare.
In prima linea c’è Seabob, che ora collabora con Lamborghini per realizzare un’edizione speciale che fonde lo stile delle supercar con qualcosa che si può effettivamente guidare in acqua.

Il Seabob SE63 per Automobili Lamborghini sembra l’improbabile figlio di uno squalo e di una supercar. Il suo guscio scolpito è ricoperto da motivi esagonali che ricordano i modelli stradali di Lamborghini. Invece di infilarsi in un abitacolo, lo si guida come una moto d’acqua, afferrando le eleganti maniglie montate sui lati.

I fari ultra-aggressivi si ispirano alla Lamborghini Revuelto, qualcosa che si riflette anche nel quadro strumenti digitale e persino nel pulsante di avvio/arresto. Nella parte posteriore, l’uscita del getto ricorda un tubo di scarico sovradimensionato, molto simile a quello di una Huracán. Gli acquirenti possono anche aggiungere l’estensione Performance Board, che allunga il mezzo e gli permette di sfiorare la superficie dell’acqua come se volasse.

LO STILE UNICO

Infatti, anche la carrozzeria può essere verniciata in varie tonalità della palette di colori Lamborghini, come Arancio Egon, Verde Gea, Grigio Lynx, Verde Selvans, Giallo e Bianco Siderale.
Costruito in Germania da Cayago, l’azienda che produce tutti i “giocattoli acquatici di lusso” a marchio Seabob, l’SE63 si basa sul modello di punta F9, ma presenta una serie di miglioramenti tecnici e materiali.

La potenza proviene da un motore elettrico di nuova concezione, combinato con la più recente tecnologia delle batterie. I componenti chiave sono realizzati in titanio, magnesio e fibra di carbonio. I dati relativi alla potenza non sono stati resi noti, ma Seabob lo descrive come il suo modello più potente mai realizzato.

Guida e rilascio

Secondo l’azienda, l’esperienza di guida non è solo un po’ più veloce, ma “emozionante, intensa e senza limiti”, con una maneggevolezza che “ricorda quella di una supercar”.

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Il Seabob SE63 per Automobili Lamborghini farà la sua prima apparizione al Cannes Yachting Festival alla fine di questo mese, con la produzione prevista per il 2026. Le vendite avverranno attraverso partner di distribuzione selezionati a partire da quell’estate, anche se il prezzo rimane un mistero.

Tuttavia, se proprio volete saperlo, i Seabob normali hanno un prezzo che varia da circa 9.500 a 17.500 dollari, quindi aspettatevi che il marchio Lamborghini comporti un notevole sovrapprezzo, ma chi ci fa davvero caso?

Porsche cade in borsa e finisce nell’MDAX

C’è fermento sui mercati azionari europei poiché Porsche AG sta per essere rimossa dal DAX, l’indice che comprende le 40 principali società tedesche. Al suo posto entrerà Scout24 SE, che gestisce ImmoScout24, la “piattaforma online numero uno per gli immobili residenziali e commerciali in Germania”.

Inutile dire che si tratta di uno sviluppo sorprendente, dato che Porsche è un marchio riconosciuto a livello mondiale, mentre Scout24 SE è un’entità meno conosciuta. Tuttavia, la società che gestisce l’indice ha affermato che il cambiamento è avvenuto dopo una revisione periodica che si svolge ogni tre mesi. Per quel che vale, Porsche sta passando all’MDAX e sta prendendo il posto di Scout24 SE.

Sebbene STOXX non abbia spiegato il proprio ragionamento, la CNBC ha osservato che le azioni Porsche sono crollate nell’ultimo anno, poiché l’azienda ha dovuto affrontare una serie di difficoltà. Le azioni hanno chiuso oggi a 44,35 euro (51,67 dollari), con un calo del 33,57% rispetto a un anno fa. La situazione dall’inizio dell’anno è leggermente migliore, ma le azioni sono ancora in calo di quasi il 25%.

La mossa sembra essere una battuta d’arresto imbarazzante per Porsche e il CEO Oliver Blume ha dichiarato alla FAZ di voler tornare nel DAX “il prima possibile”. Ciononostante, ha suggerito che si tratta di una perdita per il DAX, poiché l’indice sarà “più povero di una società quando si tratta di una delle aziende più preziose della Germania”.

IL CROLLO

Porsche è stata appena espulsa dal DAX tedesco a causa dei dazi e delle tensioni con la Cina
Sebbene Porsche stia mostrando coraggio, ha recentemente riconosciuto che “le difficoltà macroeconomiche e geopolitiche” hanno pesato molto sui risultati del primo semestre dell’anno. In particolare, l’azienda ha sostenuto circa 1,1 miliardi di euro (1,3 miliardi di dollari) di oneri straordinari a causa del suo riallineamento strategico, delle attività relative alle batterie e dei dazi statunitensi.

Ancora più importante, i ricavi sono scesi da 19,46 miliardi di euro (22,7 miliardi di dollari) a 18,16 miliardi di euro (21,2 miliardi di dollari), mentre l’utile operativo è crollato da 3,06 miliardi di euro (3,6 miliardi di dollari) a 1,01 miliardi di euro (1,2 miliardi di dollari). Si tratta di cali significativi e Blume ha sottolineato la scarsa domanda in Cina e i dazi statunitensi, che stanno “esercitando un’enorme pressione sulla nostra attività”. Il dirigente ha anche osservato che “la transizione verso la mobilità elettrica sta procedendo più lentamente del previsto”.

Le novità tech della Renault Symbioz 2025

Oggi esploriamo a fondo il sistema di infotainment e le tecnologie della nuova Renault Symbioz 2025.

Un focus dettagliato su android auto e apple carplay, navigazione e le funzionalità avanzate di questo modello. Scopriamo insieme le innovazioni di hyundai in questo video!

Mazda punta sull’auto elettrica in Giappone

Mazda ha firmato un accordo per la realizzazione di un nuovo impianto di assemblaggio di moduli per batterie cilindriche agli ioni di litio per autoveicoli a Iwakuni, una città situata nella prefettura di Yamaguchi, in Giappone. La costruzione dell’impianto inizierà nel novembre di quest’anno e l’avvio delle attività è previsto per l’anno fiscale 2027.

Secondo l’azienda, il prossimo stabilimento di Iwakuni sarà il primo nuovo impianto nazionale di Mazda dall’avvio delle attività dello stabilimento Hofu n. 2 nel 1992. Servirà a sostenere l’espansione globale dei modelli elettrificati del marchio con una capacità massima annua di 10 GWh.

L’azienda sottolinea che lo stabilimento, che occupa una superficie di circa 190.000 metri quadrati, assemblerà moduli di celle cilindriche per batterie agli ioni di litio per autoveicoli fornite da Panasonic Energy e li confezionerà in pacchi batteria.