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Marchi Auto storici: il Codice Di Risio è un sacrilegio o un colpo di genio?

Non avevamo dubbi: se la presentazione della Itala 35 il mese scorso, al Mauto, aveva suscitato tiepidi commenti e lasciava spazio, nella maggioranza degli osservatori, al dover prima capire quale sarebbe potuto essere il layout ideale di una rinascita per un Marchio che ha chiuso i battenti a Borgo San Paolo una infinità di decenni fa (e dunque lasciando l’alea del dubbio se il corrispondente moderna ideale della vincitrice della massacrante Pechino-Parigi non potesse essere – effettivamente – un Suv); di fronte alla nuova O.S.C.A. MT6 il fronte di fuoco si è subito manifestato. 

Commenti abbastanza critici, fastidio e delusione sono trapelati dai Forum, dai commenti a caldo, da alcuni articoli di supporto. In parole povere la provenienza di un corpo vettura Changan sotto ad un logo che nella sua carriera ha simboleggiato Roadster, berlinette e prototipi di puro stampo agonistico non poteva che suscitare, nei puristi, sensazioni negative e dissenso. 

La verità è che di Itala – come di O.S.C.A. – il grande pubblico sao ricorda ben poco, ma l’associazione di quest’ultima alla storia dei fratelli Maserati rende il Marchio di San Lazzaro di Savena una sorta di totem da difendere a prescindere nella sua purezza simbolica.

Insomma, se l’ultima realizzazione – sessant’anni fa – dei fratelli Maserati era stata una coupè sportiva di piccola cilindrata fatta apposta per “Gentlemen Drivers”, il ritorno di O.S.C.A. doveva ripartire proprio da là. 

Detto così, sarebbe una ottima linea di ragionamento, ma solo sulla carta. Perché anche sulla questione “rinascita della O.S.C.A.” ci sono tante cose a margine da dire e controbattere. 

Un poco di ricordo filologico: dopo diverse esperienze finite “a bagno” (cioè fallite o mai realmente iniziate) di rinascita di Marchi storici da inizio anni Novanta, si era diffuso il “dogma” per il quale sembrava un reato utilizzare piattaforme terze per la realizzazione di nuovi modelli di Marchi storici. 

Il primo caso davvero scandaloso (vado a memoria) fu quello della famigerata “Isotta Fraschini” di Mister Malvino nel 1991: a parte l’inchiesta penale ed i risvolti giudiziari che portarono poi alla chiusura tristissima di quella sorta di azzardo a doppio fondo, quello che sorprese e non convinse l’opinione pubblica fu il ricorso, per la presentazione dei due nuovi modelli “IF” T8 e T12, agli chassis delle “Audi 90 Cabriolet” corroborate da un V8 Ford e da un V12 di Ingolstadt. 

Nonostante il “doping” motoristico pensato a Gioia Tauro (era là che si sarebbe dovuta realizzare la nuova Gamma) in verità il disegno dello stile fatto da Tom Tjiarda (vittima incolpevole di un progetto che definire farlocco è un complimento) fu piuttosto deludente fin dalla presentazione di un prototipo che sarebbe arrivato in produzione di piccola serie a prezzi che all’epoca quotavano in ipotesi almeno 100 milioni di vecchie Lire: per intendersi la “Mercedes SL” cabrio 8 cilindri a V di Bruno Sacco costava il 20% in meno….Ma gli chassis di provenienza, della “modesta” Audi 90 derivavano da un modello che faticava a toccare i 50 milioni di Lire dell’epoca. 

Tanti progetti su rinascita di Marchi storici sono naufragati prima di iniziare

Dunque, il disastro annunciato fu evitato solo per la procedura di bancarotta fraudolenta con relativi sigilli della Guardia di Finanza; ma il precedente nobile fu in verità poco prima: nel 1990 uno Staff di investitori guidati da Piero Rivolta tenne a battesimo la ipotetica rinascita della Iso Rivolta con la “Grifo 90”, conceptbellissimo disegnato da Marcello Gandini e motorizzato Corvette ma con uno chassis in carbonio tutto nuovo. Progetto proibitivo, che non ebbe seguito.

A questo punto, però, i sentimentali e nostalgici del battilastra e del saldatore di telai in tubi dovevano iniziare a rassegnarsi: bella la tradizione, bello il rumore delle mazzate sulle maschere di legno….Ma cominciamo a dire una cosa: sapete a quante omologazioni, verifiche e controlli sono soggette le auto prodotte in Europa, anche a livello artigianale, per poter circolare in strada ed essere “immatricolate”?? 

Allora, se lo sapete e volete comunque una due posti secchi, magari roadster, magari con un bel motore dietro; e magari volete anche poter sognare di acquistarla un giorno (perché sperate che non costi cifre a sei zeri dietro) dovreste prima organizzarVi per una bella campagna di Crowdfunding per sostenere l’avventuroso Imprenditore su questi sogni a quattro ruote; e poi, magari, una volta delusi dal risultato potreste avere titolo per contestare.

Borgward, MG, Vanwall, Alpine: il filone delle “derivate” diventa un modello industriale?

Mentre se invece rivendicate il solo diritto a protestare da un divano con la tastiera davanti, solo per il gusto di esprimere al mondo quanto ha sbagliato l’imprenditore di turno nell’avviare un progetto di rinascita di un Marchio storico, ricordate che:

​-Chi sa fa, chi non fa parla (antico proverbio contadino);

​-Negli ultimi vent’anni la percentuale di start-up – basate sulla rinascita di Marchi storici – che sono fallite senza appello previa prefigurazione di progetti faraonici è altissima: i numeri, cari sognatori, non Vi danno ragione;

-Il battistrada iconico di un nuovo modo di concepire la rinascita di un Marchio storico è stata Borgward, nel 2015: quando BAIC nel 2008 acquisì i diritti sul Marchio storico – fallito nei primi anni Sessanta in Germania – la produzione ripartì alla fine del 2014 con una linea di SUV decisamente “ispirata” ai canoni ed al rango di BMW; ma nel 2022 il progetto è fallito tornando nel dimenticatoio.

 

Poi è arrivato il turno di Saic per MG, e qui perplessità e ironia si sono moltiplicati sui Forum e sui Gruppi di Owner’s Club inaugurando un modello che – più o meno – ha imperversato fino ad oggi. 

A questo proposito è stata assolutamente didascalica l’intervista rilasciata da Andrea Bartolomeo ad Autoprove (cliccare per visualizzare) che ha chiarito un aspetto chiave: il settore delle “speciali” intese come coupè e spider due posti due porti è oggi un mercato che – con riferimento al mercato di MG – vale in Italia meno di mille pezzi all’anno, e proporzionalmente questo si proietta in Europa dove in effetti (come ha detto bene Bartolomeo) Brand storici come – ad esempio – BMW stanno lasciando terminare la offerta di Gamma. 

Ma mentre questo avviene od è avvenuto per i Marchi tradizionalmente votati, sul versante dei Marchi storici “sportivi”che ripartono c’è un vero filone o “trend” che a parte qualche (ancora) defezione nobile (vedi il caso di Lister che, causa lo stallo imprevisto di Jaguar, è attualmente in standby) riporta nomi che dal lato storico hanno lasciato davvero un segno: ma se Alpine (Gruppo Renault) ha scelto forse prevedibilmente l’approdo al mondo dei SUV per confermare un passaggio discriminante ad un mercato finora sconosciuto; è ancora più didascalica la scelta di Vanwall che per il rilancio ha scelto – detto in forma semplificata – il supertuning della Hyndai Ioniq più testosteronica in Gamma Hyundai ed elettrica. 

Non è una semplice moda, è un vero e proprio protocollo industriale senza il quale, inutile nasconderselo, tutti questi progetti di rilancio di marchi storici non avrebbero mai avuto una possibilità di esito. 

Il “Codice Di Risio” attira critiche ma diventa realtà, ed i Marchi storici rinascono davvero

E dunque, su questa piattaforma di ragionamento, anche i più critici – se animati da buon senso e criterio razionale – potrebbero ovviamente dirsi disattesi sul desiderio di rivedere un rilancio attraverso un modello concettualmente aderente alla tradizione con cui OSCA ha chiuso la sua attività quasi sessanta anni fa. Allo stesso modo, immergendosi nelle dinamiche tecniche, burocratiche e commerciali, occorre riconoscere che il “Codice Di Risio” applicato al programma O.S.C.A. – ed in particolare su questa nuova MT6 – ha dei punti di prestigio e di artigianale genialità di forte interesse. Premetto che ho visto dal vivo la nuova creatura di “O.S.C.A. by DR Automobiles” alla Mille Miglia nel passaggio a Roma e ne sono stato colpito piacevolmente nella considerazione che è forse più bella e dinamica dal vivo che in foto. 

La “base” Changan UNI-T ? Si, certo: anche per tutto quello che si è detto prima, che significa anche un protocollo ed un auditing industriale di qualità per un Marchio che lo scorso anno ha festeggiato i 30 milioni di modelli prodotti sotto il proprio stemma.

Ma se contiamo i particolari ridisegnati da Italdesign, il nuovo layout degli interni, gli interventi su motore ed assetto, dobbiamo riconoscere che MT6 non è certo un mero “re-branding” della UNI-T ma è un vero nuovo modello derivato da questa e personalizzato in termini di rango “Premium”, con tutti i vantaggi ed i “plus” del prodotto di un Gruppo globale come Changan. Dunque, il futuro dei Marchi storici è tornare – anche – attraverso la rielaborazione di modelli “retail” e di grande diffusione? Beh, dove potrebbe essere la controindicazione? Per quanto mi riguarda, il “Codice Di Risio” da questo punto di vista ha la mia completa approvazione; e mi offre lo spunto per raccontarVi una esperienza – deludentissima – che mi ha coinvolto esattamente dieci anni fa, e con un Marchio storico “Top”. Parlo di Cisitalia, e lo farò in un racconto davvero in esclusiva per Autoprove.it. 

Riccardo Bellumori

Nuova Great Wall Ora 7: arriva la Station Wagon

Secondo i dati del Ministero dell’Industria della Repubblica Popolare Cinese, la cinque porte del marchio cinese, appartenente al gruppo Great Wall Motor, sarà dotata di un sistema di propulsione a due motori.

Il marchio «verde» Ora è apparso nel 2018 e, sebbene inizialmente fosse posizionato come «puramente elettrico», alla fine dello scorso anno è stato reso noto che l’azienda aveva deciso di produrre anche modelli ibridi. Il primo modello in questa direzione è stato il crossover Ora 5, attualmente presente non solo sul mercato interno, ma anche al di fuori della Cina. Attualmente l’azienda sta preparando un’altra novità, per la quale al momento si prevede solo una «configurazione» completamente elettrica.

Nel 2022 il marchio Ora ha presentato una fastback a quattro porte con un design «in stile Porsche», che sul mercato interno ha ricevuto il nome di Lightning Cat. Nei mercati di esportazione è stata lanciata con il nome di Ora 07. La notizia che l’azienda avesse deciso di ampliare la gamma con una station wagon a cinque porte è stata resa nota nella primavera del 2025: in quell’occasione il produttore ha mostrato un prototipo pre-seriale della novità in questione, che ha ricevuto il nome di Ora Lightning Cat Travel Edition.
Ora si prepara al prossimo debutto ufficiale la station wagon di serie Ora 7: le prime immagini e i dati tecnici sono apparsi nel database del Ministero dell’Industria della Repubblica Popolare Cinese. A giudicare dalle foto, la “station wagon” ha mantenuto lo stesso design della parte anteriore della fastback, ma presenta una tradizionale carrozzeria a cinque porte con tetto leggermente inclinato. A differenza del prototipo dello scorso anno, è dotata di maniglie delle portiere standard e non a scomparsa (che in Cina sono ora vietate).

La Ora 7 di serie è dotata di normali specchietti esterni, barre sul tetto nere e un’antenna a “pinna di squalo” sul tetto, oltre a un lidar integrato nella parte anteriore. Si sa inoltre che il nuovo modello è dotato di pneumatici 225/50R18, 235/50R18 e 235/45R19 (a seconda della versione).
Si sa che la lunghezza fuori tutto della station wagon è di 4820 mm (51 mm in meno rispetto alla fastback), la larghezza è di 1870 mm (8 mm in più), l’altezza è di 1520 mm (20 mm in più), mentre il passo è rimasto invariato a 2870 mm. Il peso a vuoto della futura Ora 7 è di 1985 kg, il peso a pieno carico è di 2385 kg.

DATI TECNICI

Gli interni della novità non sono ancora noti. Probabilmente saranno gli stessi della fastback. In questo caso, la “station wagon” avrà una console centrale a due livelli, un sistema di infotainment con tablet orizzontale da 12,3 pollici e un display del quadro strumenti virtuale da 10,25 pollici, progettato sotto forma di quadranti in tre pozzetti separati.

Il Ministero dell’Industria della Repubblica Popolare Cinese dispone attualmente solo di informazioni sulla versione a due motori della station wagon di serie Ora 7: la potenza di uno di essi è pari a 204 CV, quella dell’altro a 218 CV. La velocità massima è limitata a 180 km/h. È noto che il sistema includerà anche una batteria di trazione al litio-ferro-fosfato, la cui capacità sarà resa nota in seguito. Non è escluso che il nuovo modello, come la fastback, avrà anche una versione a trazione anteriore.

Nuova Smart #6: Anteprima e Dati Tecnici

La grande smart #6 a portellone è finalmente in vendita: più costosa rispetto alla concorrenza
La smart a cinque porte è disponibile nella versione ibrida plug-in a trazione anteriore. Sono disponibili tre allestimenti tra cui scegliere.
Il certificato della grande smart #6 a tre volumi è stato inserito nel database del Ministero dell’Industria cinese già nel dicembre dello scorso anno. La presentazione pubblica si è tenuta nell’aprile 2026 al Salone dell’Auto di Pechino, dopodiché in Cina sono stati resi noti i prezzi indicativi e sono state aperte le prenotazioni. Ma solo ora sono iniziate le vendite effettive della cinque porte. Ricordiamo che dal 2019 smart è controllata da una joint venture tra il Gruppo Mercedes-Benz (all’epoca il colosso automobilistico tedesco si chiamava ancora Daimler) e la holding cinese Geely Auto. Sono proprio i cinesi a occuparsi dello sviluppo del marchio, mentre ai tedeschi è stato lasciato il design.

La smart #6 viene paragonata a uno squalo, ma la somiglianza è più che approssimativa. Comunque sia, la smart #6 ha fari allungati con sezioni orizzontali a LED per le luci di posizione, porte senza telaio con maniglie a scomparsa e un faro singolo. La griglia del radiatore è integrata nella parte inferiore del paraurti. Il lidar sopra il parabrezza è di serie. In tutte le versioni, ad eccezione di quella base, la «sei» ha anche uno spoiler retrattile. Nella parte anteriore e posteriore può essere presente il pannello «interattivo» PixelTalk, ovvero un display in grado di visualizzare semplici animazioni.

DATI TECNICI E MOTORE

La smart #6 è lunga 4906 mm, larga 1922 mm, alta 1508 mm e ha un passo di 2926 mm. L’altezza da terra è di 154 mm. Il volume del bagagliaio è di 525 litri.

All’interno, la berlina riprende il crossover smart #5, anche se non alla lettera. Il cruscotto, il tunnel centrale a due livelli, lo stretto display della strumentazione e il quadro multimediale a doppio schermo sono tutti identici a quelli del SUV. Le bocchette di ventilazione laterali, invece, sono state realizzate con forma circolare, mentre nel crossover sono a «semianello».

La smart #6 è un’ibrida ricaricabile, con trazione esclusivamente anteriore.

Il motore EHD di marca comprende un motore turbo a benzina da 1,5 litri (163 CV) e un motore elettrico da 273 CV.

Una nuova BMW per sfidare Mercedes Classe G

BMW ha in programma di ampliare la propria gamma con un vero e proprio SUV; nel frattempo, abbiamo deciso di mostrarvi come potrebbe presentarsi.

I piani di BMW per la creazione di un modello del tutto insolito per il marchio sono stati resi noti per la prima volta l’estate scorsa. L’azienda è chiaramente ispirata dalla crescente tendenza verso i SUV dal look aggressivo, che sta prendendo piede sia sul mercato mondiale in generale, sia sul mercato cinese in particolare, che è il più importante. Anche la Mercedes-Benz Classe G non perde popolarità e dovrebbe diventare la principale concorrente della novità bavarese.

Per ora non ci sono informazioni sull’aspetto del nuovo SUV BMW, si ipotizza solo che avrà una carrozzeria spigolosa. Abbiamo raffigurato il modello con proporzioni simili a quelle del Geländewagen, ma con un design e uno stile della carrozzeria più moderni.

La parte anteriore è in parte ispirata al nuovo stile del marchio Neue Klasse, con cui sono già state realizzate la berlina elettrica i3 e il crossover elettrico iX3, e a cui nel prossimo futuro dovrebbe aggiungersi anche il primo modello tradizionale (anche se avrà una versione elettrica) — il SUV BMW X5 di nuova generazione. Allo stesso tempo, il design generale della griglia e del paraurti è originale, più adatto a un SUV. L’auto ha un’elevata altezza da terra, pneumatici a profilo alto e caratteristici rilievi trapezoidali sopra i passaruota, che sono anche un richiamo ai crossover Neue Klasse.

La forma dei finestrini laterali richiama gli attuali SUV del marchio, tra cui X1, X3 e XM. Sul portellone posteriore, come si addice a un fuoristrada serio, è posizionata la ruota di scorta, mentre i fanali sono stretti e orizzontali, il che, ancora una volta, può richiamare i modelli attuali del marchio.

Rendering Kolesa.ru

SFIDA AL CLASSE G

Si prevede che alla base del nuovo SUV con codice di fabbrica G74 ci sarà la piattaforma della BMW X5 di prossima generazione, ottimizzata per l’uso su terreni accidentati. La novità sarà sicuramente dotata di propulsori ibridi, molto popolari su modelli fuoristrada simili dei marchi cinesi. Le versioni completamente elettriche sono ancora in discussione, soprattutto considerando il fallimento sul mercato della Classe G elettrica.

Render del nuovo SUV BMW (G74)
Secondo le informazioni disponibili, la produzione del nuovo SUV BMW sarà avviata nel 2029 negli Stati Uniti presso lo stabilimento BMW di Spartanburg (Carolina del Sud), dove potrebbe sostituire il crossover BMW XM, non particolarmente popolare. Nel frattempo, il mese scorso è stata presentata la concept car BMW Vision Alpina.

Il ritorno di Osca: ecco MT6

Probabilmente è stato involontario anche per noi, ma da fine dello scorso anno il Gruppo DR è stato uno dei protagonisti stabili della nostra vetrina redazionale: dalla famosa contesa con AGCom (di cui leggete il contesto cliccando il Link all’articolo) alle diverse novità nei nuovi Brand via via svelati al pubblico, Autoprove.it è una delle poche testate di informazione automobilistica ad aver dedicato più di uno speciale al “nuovo corso Vintage” di Massimo Di Risio: l’avvio della nuova impresa ad Anagni ed il rilancio dei Marchi storici ITALA ed OSCA.

Avendo fatto questa mole di lavoro preventivo, ci permetterete di saltare parecchie premesse per le quali Vi rimandiamo alle puntate precedenti: in particolare per la presentazione di Itala (registrata il 28 Giugno del 2011 a Macchia D’Isernia come “Itala Spa” negli archivi camerali) abbiamo un articolo molto ben dettagliato e contestualizzato storicamente della presentazione della “Tipo 35”(ne leggete in articolo cliccando sul Link).

Più estesa e dettagliata è la storia di “O.S.C.A.” che nelle definizioni redazionali abbiamo legato come tema al nuovo “Polo Automotive” avviato proprio da Di Risio nella zona di Anagni a partire da un ex sito di produzione di materiale ceramico (Articolo al Link) sotto la supervisione del nuovo soggetto di Impresa “Jarama Srl” (Articolo cliccando qui).

E dopo un preannuncio già di per se’ importante, che ci ha permesso di ricordare la storia di questo mitico Marchio di San Lazzaro di Savena (per leggere clicca sul Link) Massimo Di Risiocome sempre è passato dalle parole ai fatti: eccoci alla presentazione della nuova O.S.C.A. MT6, la nuova “Sportover” che inaugura la nuova vita del Marchio artigianale. 

Presentata all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola pochi giorni fa, la MT6 è a sua volta emanazione del macro programma Heritage di “HIB/Fabbrica Italia” pensato sempre da Massimo Di Risio. 

Cos’è dunque l’atto primo della rinascita di O.S.C.A.? Beh, in un mercato dove le berlinette o le coupè a due posti (magari anche di target lussuoso) diventano merce sempre più rara con l’uscita progressiva di Marchi prestigiosi, diventa anche banale la solita critica dei commentatori “PURISTI” che non potrebbero immaginarsi una erede di stampo “SUV”. Diciamo che Di Risioha auto una intuizione felice definendo la nuova “MT6” di O.S.C.A. una “Sportover” compatta (con la sua lunghezza di 451,5 cm x larghezza di 187, 0 cm ed Altezza di 156,5 cm dentro ad un passo non proprio estremo di 2710 mm): ha significato per il Gruppo DR battezzare un nuovo segmento di mercato dove le caratteristiche tipiche di un Crossover (praticità, altezza da terra e spazio interno) vengono indirizzate dentro una personalità sportiva e ad un taglio carrozzeria in stile Coupè con coda piuttosto “fastback”.

Un percorso che distingue e qualifica il “Core” di Gamma del Gruppo

Cosa che si percepisce bene all’esterno: linee fortemente dinamiche, scolpite e muscolose con dimensioni compatte; un design fortemente dinamico, con una forma da coupé e fianchi fortemente muscolosi, con una linea di cintura alta e ascendente nella parte posteriore in corrispondenza della forma spiovente del tetto.

Il frontale presenta una griglia fortemente aggressiva che richiama gli stilemi dei coupé e delle berlinette che hanno fatto la storia dei modelli stradali O.S.C.A. degli anni ’50 e ’60, firmate dai più grandi carrozzieri dell’epoca, da Zagato a Vignale per citarne solo alcuni.

La griglia, realizzata in carbonio 100% italiano, grazie alla collaborazione con Carbotech, e con una finitura carbon look fortemente distintiva si ricollega alla storia della marca che ha fatto del rapporto peso/potenza, ottenuto anche attraverso l’utilizzo di materiali nobili e ultraleggeri, uno dei pilastri del suo posizionamento.

La coda è un’affermazione di pura sportività e audacia con il suo stile da coupé da alte prestazioni, caratterizzato da fiancate larghe, lunotto sfuggente e un estrattore, anch’esso realizzato in carbonio 100% italiano, che ingloba i 4 scarichi.

A contribuire, infine, allo stile da vero e proprio Crossover coupé ci sono le maniglie posteriori integrate nei montanti e i cerchi in lega da 21” con Pneumatici 245/40 R21. Anche in questo caso una realizzazione 100% italiana, grazie al connubio tra MAK che ha realizzato i cerchi e Pirelli, partner di Historic Italian Brands con il suo pneumatico più iconico e rappresentativo nel mondo del motorsport, il P-ZERO.

Lo stile di MT6 è frutto del lavoro di squadra tra il Centro Stile interno di Fabbrica Italia e ITALDESIGN, una delle eccellenze del Design italiano nel mondo. ITALDESIGN ha firmato tutti i modelli dei marchi O.S.C.A. e ITALA.

Gli interni sono curati in tutti i dettagli grazie alla collaborazione con RECARO, che ha sviluppato dei sedili sportivi in pelle-alcantara per esaltare il carattere fortemente dinamico della MT6. Inserti in alcantara caratterizzano anche i pannelli porta e la fascia plancia, così come il volante sportivo a tre razze rivestito con una pregiata pelle proveniente da concerie 100% italiane.

RECARO sta inoltre sviluppando un sedile “Racing” che sarà disponibile come equipaggiamento a richiesta sulla gamma O.S.C.A. 

Il kit sedili “Racing” sarà ulteriormente esaltato dall’utilizzo di cinture racing dai leader mondiali nel settore, anch’essi una delle eccellenze italiane automotive nel mondo, la SABELT, che ha inventato e reso le cinture racing famose in tutto il mondo.

Il corredo “Racing” delle O.S.C.A. MT6 presenti sul circuito di Imola sarà completato da caschi Sparco con livrea dedicata O.S.C. A. che verranno utilizzati per i giri di test dei prototipi di MT6 presentati in anteprima mondiale.

A completare l’offerta di O.S.C.A. MT6 un corredo di equipaggiamenti tecnologici, di comfort e sicurezza di primo livello, come fari full LED anteriori e posteriori, Doppio schermo da 10.25” per strumentazione e Infotainment, ricarica wireless per cellulare da 15W, ADAS di secondo livello, sistema di parcheggio completamente automatico “No Stress”, sedili anteriori elettrici, riscaldati e ventilati, tetto panoramico in cristallo con tendina elettrica.

O.S.C.A. MT6: Tecnica e Partnership con Changan

Dal punto di vista motoristico e telaistico, O.S.C.A. MT6, partendo dalla piattaforma fornita da Changan – uno dei più grandi costruttori cinesi/mondiali, che ha vinto un gran numero di premi legati alla qualità a livello internazionale -beneficerà di una serie di interventi e modifiche, alcune delle quali presenti sui prototipi presentati in anteprima sul circuito di Imola, per esaltarne al meglio il comportamento dinamico, le prestazioni e le “emozioni” su strada.

Il motore 1.5 TGDI è stato rivisto nell’elettronica per ottimizzare e massimizzare l’erogazione della potenza in tutte le condizioni, grazie al supporto di un’altra eccellenza nell’automotive, la AVL che in collaborazione conRE:LAB ha curato la messa a punto dell’elettronica e dell’Infotainment. Per quanto riguarda l’Infotainment, il lavoro di sviluppo di tutti i modelli O.S.C.A. e ITALA vedrà inoltre coinvolta un’altra eccellenza italiana nel campo, la ART, che ha già sviluppato sistemi Infotainment per altri marchi, con la possibilità di integrare la nuova interfaccia Apple CarPlay Ultra per la quale la ART è stata pioniera. Tutta la dinamica veicolo è stata finalizzata a garantire un’esperienza coinvolgente e immersiva per il “pilota” attraverso lo sviluppo di corner specifici con gruppo molle e ammortizzatori dedicati, un sistema frenante maggiorato in grado di esaltare il corredo degli Pneumatici Pirelli P-ZERO. Infine, un lavoro in fase avanzata di sviluppo sarà dedicato all’impianto di scarico, per garantire un sound più coinvolgente e coinvolge un’altra eccellenza italiana come, la Tubi Style. 

Il prezzo al pubblico della MT6 è di € 49.000 tutto incluso. Il cliente dovrà solo scegliere il tipo di personalizzazione esterna ed interna.

Le consegne di O.S.C.A. MT6 partiranno a settembre.

In occasione del lancio di MT6 e grazie alla collaborazione con il Gruppo SVA Dakar, si aprono le porte del primo exclusivetemporary showroom situato nella splendida cornice di Milano Marittima, una delle mete più famose dell’estate italiana, da sempre perla turistica dell’Emilia-Romagna. Uno spazio esclusivo che vedrà l’esposizione di modelli storici e di nuovi modelli e che ospiterà anche talk ed eventi dedicati per riportare O.S.C.A. e ITALA in mezzo alla gente, in mezzo ai suoi futuri clienti raccontando il loro glorioso passato e facendo toccare con mano quello che sarà il loro futuro. 

Il lancio di O.S.C.A. MT6 sarà supportato da una campagna advertising con spot televisivi focalizzati sul nuovo modello e sul “making of” dello stesso.

O.S.C.A. MT6 sarà poi affiancata dalla MT8, lo “Sportover di classe”, un Crossover coupé lungo 4,87 metri equipaggiato con un 2.0 TGDI, disponibile sia con trazione anteriore sia con l’innovativa trazione integrale predittiva.

Entrambi i crossover di O.S.C.A. sono stati sviluppati a partire dalla stessa base tecnica di eccellenza, vale a dire il costruttore asiatico Changan. Sulla piattaforma di partenza si innesta il lavoro di sviluppo svolto nel nostro paese, da un Team tutto italiano, caratterizzato dalla forte passione per l’automobile e guidato dal CTO Roberto Fedeli. E proprio lo sviluppo dei modelli ha visto la nascita di partnership dedicate con le principali eccellenze dell’automotive italiane.

Riccardo Bellumori

Nuova Dodge Charger 2027: arrivo in Europa

La nuova Dodge Charger è finalmente disponibile in Europa.

Stellantis ha annunciato l’apertura dei preordini per la muscle car americana, che sarà disponibile sul mercato europeo sia con motore a benzina che in versione completamente elettrica.

Il marchio americano Dodge, di proprietà del colosso automobilistico Stellantis, ha presentato l’attuale Charger nel marzo 2024. Ricordiamo che è subentrata a ben due modelli: la Charger e la Challenger. Inizialmente, nel gennaio 2025, è stata lanciata sul mercato una berlina a tre porte completamente elettrica. Una versione analoga a cinque porte si è aggiunta a fine maggio dello stesso anno. E ad agosto è stata annunciata l’introduzione sul mercato statunitense delle versioni a benzina della muscle car.
Già nel dicembre 2024 era stato annunciato che la nuova Dodge Charger sarebbe arrivata anche in Europa, con l’inizio delle vendite previsto per la seconda metà del 2025. La muscle car americana è in leggero ritardo: il gruppo Stellantis ha annunciato ieri, 10 giugno 2026, l’avvio dei preordini in Europa. Il modello sarà disponibile nelle versioni liftback a tre e cinque porte, oltre che con diverse configurazioni di equipaggiamento.

Alla base di tutte le versioni della Dodge Charger c’è la piattaforma STLA Large di proprietà del gruppo. La variante con il prefisso Daytona nel nome è completamente elettrica, con un sistema di propulsione a due motori. Questa muscle car è offerta agli europei in due versioni: R/T e Scat Pack. Nel primo caso, la potenza complessiva del sistema è pari a 544 CV (coppia: 743 Nm); per accelerare da fermo fino a quasi i 100 km/h (96,6 km/h) sono necessari 4,2 secondi.

IL SOGNO AMERICANO

La versione top di gamma della Dodge Charger Daytona Scat Pack è dotata di un sistema a due motori con una potenza complessiva di 680 CV (coppia massima: 1152 Nm). Questa auto elettrica accelera da 0 a 60 miglia all’ora in 3,3 secondi. Entrambe le versioni hanno un’architettura elettrica a 400 volt e sono dotate di una batteria da 100,5 kWh (l’autonomia con una sola ricarica, secondo i calcoli locali, non è ancora stata rivelata).

Sotto il cofano delle versioni a benzina della Dodge Charger si trova un motore Hurricane da 3,0 litri a sei cilindri in linea biturbo, disponibile in due varianti di potenza. Così, nella versione R/T la potenza massima del motore è pari a 426 CV (coppia: 860 Nm), mentre i dati della Scat Pack sono 558 CV e 976 Nm.

Le versioni a benzina della nuova Charger sono dotate di trazione integrale di serie (se necessario, il 100% della trazione può essere trasferito all’asse posteriore), mentre il motore è abbinato a un cambio automatico idromeccanico a otto rapporti. Per accelerare da fermo fino a quasi i 100 km/h, la muscle car a benzina nella versione R/T impiega 4,6 secondi, mentre la versione top di gamma Scat Pack completa questa prova in 3,9 secondi.
Gli europei possono già effettuare il preordine per la novità, mentre le prime consegne delle auto sono previste per settembre 2026.

Sul sito ufficiale non sono ancora disponibili i prezzi di tutte le versioni per il mercato europeo. L’azienda ha indicato per ora solo il prezzo di partenza (probabilmente per la Dodge Charger R/T a tre porte a benzina): il costo parte da 66.000 euro, che equivalgono a circa 5,47 milioni di rubli al tasso di cambio attuale.

Ricordiamo che sul mercato interno, negli Stati Uniti, l’attuale Dodge Charger avrà in futuro una versione SRT Hellcat, con un V8 Hemi sovralimentato sotto il cofano. La versione “calda” è prevista per il 2028.

Nuovi Volkswagen Multivan e California 2027

Volkswagen ha presentato l’aggiornamento del Multivan e, contemporaneamente, del California, senza grandi sorprese sotto il cofano, ma con un necessario rinnovamento degli interni. Il risultato è un monovolume e una variante camper che rimane, probabilmente, il veicolo familiare più versatile sul mercato europeo.

La scorsa primavera, la casa tedesca aveva già anticipato alcuni primi dettagli di questo importante aggiornamento di metà ciclo di vita, come quello sperimentato dalla Caddy 2027, e che il costruttore tedesco aveva promesso di presentare prima dell’estate. Qui puoi vedere la nuova Volkswagen Multivan 2027 e scoprire tutte le sue novità, che non sono poche e riguardano tutti gli aspetti. Ad esempio, un esterno che ora è più riconoscibile come Volkswagen.

Come ci aspettavamo, i cambiamenti estetici si concentrano sulla parte anteriore. I fari sono ora più grandi, con una firma luminosa diurna ridisegnata e, nelle versioni superiori, collegati da una striscia illuminata con finitura in vetro. Anche il paraurti anteriore è nuovo e, come nel furgone più piccolo del costruttore, per ora la parte posteriore sembra non essere stata modificata.

Per quanto riguarda la gamma di colori, Volkswagen introduce combinazioni bicolore più accattivanti, come quella del «Bianco Candy» con il «Marrone Grigio» metallizzato o il «Rosso Tramonto», oltre a una nuova verniciatura opaca in «Grigio Indy». I cerchi in lega da 16 pollici sono scomparsi dall’offerta e ora partono da 17 pollici.

INTERNI E TECNOLOGIE

Il cambiamento più rilevante riguarda il cruscotto, con la scomparsa del pannello integrato che univa il quadro strumenti e lo schermo di infotainment, sostituito da due schermi indipendenti che sporgono dal cruscotto, sulla scia dell’ID. Buzz. Il quadro strumenti digitale offre tre diverse modalità di visualizzazione, mentre lo schermo tattile centrale passa a 12,9 pollici, con menu rinnovati e comandi tattili illuminati per climatizzazione e audio proprio sotto.

Gli interni della nuova Volkswagen Multivan 2027 si allineano a quelli delle autovetture con un nuovo schermo.

Sono stati aggiunti anche pulsanti fisici sotto le bocchette di ventilazione centrali, compreso l’azionamento delle porte scorrevoli elettriche, e la ricarica wireless aumenta la potenza da 5 W a 25 W. Anche le porte USB-C hanno guadagnato potenza, passando da 45 a 60 W, così come la leva del cambio DSG a doppia frizione è stata spostata sul piantone dello sterzo.

Nuovo Volkswagen Caddy 2027: il Restyling

I concessionari del marchio tedesco in Europa hanno iniziato oggi, 10 giugno 2026, a raccogliere gli ordini per il Volkswagen Caddy restyling.

La produzione del Volkswagen Caddy è stata avviata già nel 1980 e da allora il modello ha cambiato generazione diverse volte. L’attuale quarta generazione è stata presentata nel 2020, mentre nel 2024 il veicolo ha subito il primo restyling. Il secondo restyling è stato annunciato dal produttore tedesco la scorsa primavera, quando sono state svelate le immagini del modello rinnovato, e ora la novità è stata svelata completamente.
Come sottolineato dall’azienda, dopo l’aggiornamento il Volkswagen Caddy presenta ancora versioni con due varianti di passo (la versione “allungata” ha l’aggiunta “Maxi” al nome), nonché versioni con diverse configurazioni di carico e disposizione dei passeggeri nell’abitacolo (configurazione a cinque o sette posti). Inoltre, è rimasta la versione Caddy Flexible, che può essere trasformata da un’autovettura a cinque posti in un vero e proprio furgone a due posti con divisorio.

Nella foto: l’abitacolo del Volkswagen Caddy rinnovato
Nell’abitacolo del rinnovato VW Caddy, davanti al conducente si trova un volante a tre razze con bordo troncato, inserto argentato e pulsanti fisici. Dietro di esso si trova il quadro strumenti virtuale sotto la visiera (diagonale: 10,25 pollici), mentre al centro del cruscotto è installato il touchscreen “sporgente” del sistema di infotainment, con una diagonale di 12,9 pollici. Nella parte inferiore del display sono presenti cursori tattili retroilluminati per il controllo del climatizzatore.

MOTORE E DATI TECNICI

L’equipaggiamento di serie di tutti i Caddy, compreso il furgone base Cargo, comprende ora un dispositivo per la ricarica wireless degli smartphone (potenza: 25 W) e una coppia di porte USB-C (fino a 60 W) nella parte anteriore dell’abitacolo. I modelli hanno ricevuto anche nuovi rivestimenti per i sedili e un design modificato dei pannelli delle portiere.

Per la versione passeggeri del Caddy e l’allestimento Flexible sono previsti ganci appendiabiti posizionati sui montanti laterali.
Ricordiamo che l’esterno del cosiddetto «Caddy» è rifinito nell’attuale stile del marchio. Così, il minivan e il furgone hanno ricevuto nuovi cerchi in lega da 16 a 18 pollici, una gamma di colori rivisitata per la carrozzeria, nonché un paraurti diverso in due varianti (a seconda della versione).

La gamma di motori è rimasta invariata. L’ufficio stampa di Volkswagen ha sottolineato che le versioni del Caddy aggiornato sono disponibili con motori a benzina e diesel, nonché con un sistema ibrido plug-in.

Nell’ultima delle opzioni elencate, l’autonomia complessiva supera i 620 km, di cui fino a 122 km possono essere percorsi solo con la trazione elettrica.
I concessionari del marchio tedesco in Europa hanno iniziato ad accettare ordini per i furgoni e i minivan rinnovati oggi, 10 giugno 2026. Sul mercato interno, in Germania, il prezzo del VW Caddy Cargo con passo standard parte da 31.511 euro, mentre per la versione allungata si chiedono non meno di 34.051 euro.

Il costo del Caddy per il trasporto persone aggiornato è pari a 34.200 euro e 37.562 euro rispettivamente.