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Mercedes dice no ai motori BMW

Mercedes non utilizzerà i motori di BMW.

Se fosse vero, sarebbe stata una delle più grandi sorprese che l’industria automobilistica potesse riservare, ma la realtà è molto diversa e indicava che, prima o poi, una delle parti coinvolte sarebbe stata costretta a fare la sua mossa. E sono stati quelli della stella a esporsi, quelli che dovevano farlo, secondo quanto si capisce nella casa di uno dei loro eterni rivali.

Solo pochi giorni fa era circolata la voce che Mercedes stesse valutando l’acquisto di un determinato motore a quattro cilindri della BMW. Nello specifico, il motore a benzina da 2,0 litri conosciuto internamente come B48. La fonte informativa confermava che era assolutamente vero che questa possibilità era stata discussa all’interno di Mercedes, così «era stato fatto sapere dall’interno del marchio di lusso», ma nulla era più lontano dalla realtà.

MERCEDES ALZA LA TESTA

Markus Schaefer, direttore tecnico e membro del Consiglio di Amministrazione del Gruppo Mercedes, ha smentito ufficialmente queste dichiarazioni, sottolineando che non c’è nulla di vero e che «l’azienda non ha alcuna intenzione di utilizzare motori esterni, tanto meno di un concorrente diretto come BMW».
Inoltre, Schaefer ha difeso la sua nuova gamma di motori ibridi a quattro cilindri che debutterà tra pochi mesi sulla nuova Mercedes CLA, già conforme alla futura norma sulle emissioni Euro 7, i suoi moderni sei cilindri e V8, confermando anche che il V12 continuerà a essere il fiore all’occhiello del costruttore.

Da parte sua, BMW è rimasta in silenzio, non era la vera protagonista di questa presunta alleanza, ma era orgogliosa di essere stata la presunta prescelta per fornire motori a un marchio così importante come Mercedes. Un segnale inequivocabile che i suoi motori sono un punto di riferimento.

Quindi, puoi stare tranquillo che non vedrai una Mercedes equipaggiata con il motore di un produttore rivale; infatti, quella politica di montare motori di altri, come è successo nell’era di Dieter Zetsche con Renault, non si ripeterà più.

Nuova Toyota Corolla 2026: Anteprima Rendering

La diffusione di immagini che rivelano un nuovo volto della Toyota Corolla cinese lascia pensare che il modello europeo potrebbe evolversi in questo senso.

I nostri colleghi di L’Argus hanno pubblicato alcuni giorni fa le foto di un’intrigante Toyota Corolla provenienti dal Ministero dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione, che rilascia le omologazioni ufficiali per l’immissione sul mercato dei veicoli in Cina. Si tratta di un organismo che spesso rivela lo stile delle auto che entreranno presto nel mercato asiatico, poiché le case automobilistiche hanno l’obbligo di sottoporre i loro futuri veicoli a un servizio fotografico volto a identificarli sotto ogni aspetto, in particolare per motivi di proprietà intellettuale. Il rendering in copertina di Auto-moto.com ci permette di dare uno sguardo in anteprima alla nuova Toyota Corolla.

NON SOLO DESIGN

Il marchio sta aggiornando tutta la su gamma con me il caso della Toyota Levin, alter ego a tre volumi della Toyota Corolla hatchback e station wagon europee. Il costruttore giapponese ha appena consegnato le sue ultime versioni alle autorità cinesi per l’omologazione, poco prima del suo lancio commerciale. Le foto, accessibili al grande pubblico, hanno quindi svelato il volto inedito della compatta, ora convertita al linguaggio formale delle Toyota più recenti, grazie ai fari a forma di uncino che risalgono su entrambi i lati di una sottile calandra, mentre il paraurti riduce lo spazio dedicato alla presa d’aria.
L’attuale Toyota Corolla sfoggia questo frontale, per il momento.
Questo nuovo frontale vedrà la luce sull’attuale Toyota Corolla europea, come suggerisce la nostra illustrazione inedita. Nulla è meno sicuro, dato che questa generazione ha già sette anni di carriera alle spalle alle nostre latitudini. Un’età che generalmente è sinonimo di completamento del ciclo di vita per lasciare spazio a un modello completamente nuovo. Ma da qualche tempo si osserva che molti attori dell’industria automobilistica prolungano l’esistenza dei loro veicoli termici per motivi economici, al fine di concentrarsi sul costoso sviluppo dei veicoli completamente elettrici. Toyota potrebbe aver deciso di farlo, nonostante la sua eccellente salute finanziaria, applicando questa strategia alla sua famosa berlina compatta. Ne avremo la certezza molto presto.

Nuova BMW X1 2026: Rendering stile iX1

La nuova BMW X1 proporrà un restyling radicale che trasformerà anche gli interni secondo i canoni della Neue Klasse.

Con l’influenza del linguaggio stilistico Neue Klasse di BMW che fa il suo ingresso, sorge spontanea la domanda: si tratta davvero di un restyling o segna l’inizio di una nuova generazione, come abbiamo visto con la Serie 1?

I recenti avvistamenti di prototipi pesantemente camuffati hanno già suggerito la direzione, e ora abbiamo un quadro più chiaro SUlla prossima BMW X1. Questi rendering di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardo in anteprima al modell.

Il SUV rinnovato avrà il nuovo frontale BMW, con una griglia più sottile e fari a LED più affilati che richiamano il look della nuova iX3. Anche il paraurti, il cofano e i parafanghi saranno ridisegnati, ammorbidendo alcune delle linee aggressive del modello attuale, in particolare quelle enfatizzate nella versione M Sport.

La carrozzeria sul profilo non sarà identica, con la X1 che guadagnerà maniglie delle porte a scomparsa, superfici più eleganti e specchietti più aerodinamici. Il tetto panoramico dovrebbe essere mantenuto, ma potrebbero esserci alcune modifiche al montante D che è rimasto coperto nei prototipi. Infine, i designer BMW aggiungeranno nuove opzioni per i cerchi in lega, contribuendo a un look più moderno.
Anche la coda segnerà un cambiamento stilistico rispetto all’attuale BMW X1. I fanali posteriori a forma di L lasceranno il posto a unità allungate separate dall’emblema BMW e la targa sarà posizionata più in basso sul portellone, a differenza della iX3 dove è montata sul paraurti.

Anche gli interni della X1 non mancheranno il trattamento Neue Klasse e saranno dotati del nuovo cockpit Panoramic iDrive con un display sottile che copre la base del parabrezza. Ci sarà anche un touchscreen infotainment più grande con una forma trapezoidale, anche se non sappiamo se corrisponderà al diametro di 17,9 pollici dell’iX3. Il nuovo layout sarà molto probabilmente abbinato a un volante a quattro razze e a nuove opzioni per la tappezzeria.

Rendering Kolesa.ru

MOTORI E DATI TECNICI

La BMW X1 copre già un’ampia gamma di motori, dai mild hybrid agli ibridi plug-in e alla iX1 completamente elettrica. Queste opzioni dovrebbero rimanere, ma con miglioramenti incrementali in termini di efficienza e prestazioni.
La BMW iX1 completamente elettrica è attualmente disponibile nelle versioni FWD e AWD con un’autonomia compresa tra 415 e 475 km (257-295 miglia), ma BMW potrebbe voler migliorare questi dati a causa della forte concorrenza dei nuovi rivali. Ciò potrebbe essere ottenuto con nuovi pacchi batteria, motori elettrici più efficienti e una migliore aerodinamica.

Quando arriverà?

La terza generazione della BMW X1 è stata introdotta a metà del 2022, il che significa che ha già tre anni. Secondo precedenti rapporti, l’aggiornamento di metà ciclo di vita dovrebbe debuttare nel 2027. Tuttavia, data l’attività dei prototipi e l’ambiziosa strategia di prodotto di BMW, un debutto nel 2026 sembra sempre più probabile.

LA STRATEGIA BMW

Monaco ha confermato il lancio di 40 modelli nuovi o aggiornati con lo stile e la tecnologia Neue Klasse entro il 2027. Il presidente del consiglio di amministrazione di BMW AG, Oliver Zipse, ha dichiarato che tutti i modelli che arriveranno dal 2026 in poi saranno nuovi. Resta da vedere se la prossima iterazione della X1 sarà etichettata come un restyling esteso o una nuova generazione.

Volkswagen XL1 fu Vittima o Causa del DieselGate? Storia di un fantomatico complotto 

E’ un giorno tiepido di Ottobre del 2013. 

Chattanooga nel Tennessee una folla radunata per l’inizio della XXIII° Conferenza della Society of Environmental Journalists assiste al debutto di una meraviglia a quattro ruote marchiata Volkswagen, un’auto che sembra un prototipo ma è una vettura prevista in piccola serie, una vera tesi di laurea del top tecnologico, ergonomico, aerodinamico ma soprattutto energetico disponibile al comune automobilista di tutti i giorni. 

O meglio, forse troppo comune non direi, visto che il prezzo previsto per la vendita finale è molto vicino ai centoventimila dollari, cifra con la quale un americano molto benestante può comprare una Chevrolet Corvette e mezza, o persino tre Ford Mustang contemporanee. 

Ma se il verbo essere di queste ultime due auto è nella sportività classica fatta di cavalli espressi per litri di benzina consumati, il DNA della creatura di Wolfsburg è nel razionalismo minimalista che genera le prestazioni.

La creatura a metà tra sogno e ortodossia tecnocratica pura si mostra nella sua carrozzeria avvolgente e totale, con tagli e inserzioni nella funzione di prese d’aria minimal, e come unico fregio o accessorio stilistico o cromatico rilevante nel frontale iconico si trova il reparto fanaleria che dal plexiglass trasparente lascia scintillare all’occhio dell’osservatore la cromatura impeccabile delle parabole e il corredo delle luci a Led di ordinanza.

I dati tecnici di questo miracolo tecnologico chiamato “XL 1” sono strabilianti: due posti, porte ad ala di gabbiano che profilano una larghezza di 1,66 mt. per 3,89 mt. di lunghezza e una altezza massima di soli 1,15 mt. a sottolineare un Cx da record per una vettura destinata comunque alla produzione (0,189), grazie anche alla assenza di parti sporgenti (persino gli specchietti sono sostituiti da telecamere). 

La meccanica è basata su un Turbodiesel da 800 cc. bicilindrico Common rail TDI da 48 Cv e un supporto ibrido (motore elettrico da 27 Cv e batteria agli ioni di litio da 55 Kwh. 

Le prestazioni sono allo stesso tempo una sorta di ossimoro: con solo 75 cavalli sviluppati dalla somma di tutti e due i propulsori la XL1 raggiunge persino i 160 Km orari e arriva da zero a 100 Km orari in 12,7 secondi; nello stesso tempo, ovviamente in condizioni di “economy run” a velocità limitata la vetturetta dichiara un consumo di appena UN LITRO di Gasolio per 100 chilometri (con 50 chilometri in modalità solo elettrica) edemissioni di CO2 pari ad appena 21 g/Km.

Il peso a vuoto di 795 chili è reso possibile da un corpo vettura tutto in Fibra di carbonio e da ruote in magnesio senza tuttavia che il controllo del peso precluda alla “XL1” tutto il corredo di accessori di conforto, un abitacolo comodo ed insonorizzato, ed una suite di servocomandi e di interfaccia elettroniche di ausilio.

La base di partenza della XL1 risale al 2002 e ad un progetto di Ferdinand Piech denominato 1L-CC0 : una sorta di “sigaro” di 390 chili con due posti in tandem e corpo vettura di soli 1,25 mt; con un minimotore Diesel iniettore pompa da 0,3 litri e 8,5 cv che permette di percorrere 72 chilometri con un litro di gasolio ad una media di 70 Kmh. Chiaramente un mezzo che estremizza il minimalismo dei consumi sopra la ricerca di qualità dinamiche. Un estremo, in tutto e per tutto, che serve da base di partenza per ulteriori sviluppi.

Poi era arrivato il turno nel 2010 della “L1 Concept” – la mamma della XL1 – che anticipa il bicilindrico diesel ma senza supporto Ibrido. Ovviamente in questa genesi di percorso lo sviluppo fatto in casa Volkswagen  aveva approfittato grandemente delle esperienze fatte con il quasi dimenticato Prototipo “ARVW “Aerodynamic Research” che tra il 1979 ed il 1980 aveva conquistato per Volkswagen lo scettro di terzo Gruppo europeo leader di velocità nel Diesel dopo Peugeot e Mercedes.  

Con il suo sei cilindri Turbodiesel 2,4 lt., lo chassis e la carrozzeria in alluminio, fiberglass e fibra di carbonio, ed un Cx di soli 0,15 la ARVW aveva raggiunto a Nardò i 362 Kmh nel 1980, e dunque non poteva essere trascurata da Piech nello sviluppo di un nuovo concept.

Nella kermesse di presentazione della “XL1” la Volkswagen coglie anche l’occasione, in quell’evento dell’Ottobre 2013, di presentare un vero e proprio panel di programmi e novità teso a rappresentare il Marchio di Wolfsburg come un portabandiera naturale dell’ecomobilità in abito “tradizionale” cioè fondata sull’endotermico. 

A fianco della nuova “XL1” (occorre ammettere, un perfetto prodotto “crossover” nel Gruppo VW poiché capace di trasmettere i valori cardine del Marchio generalista in un prodotto che più che “Premium” si propone come rara interpretazione “Instant Classic”che non inceppa ma anzi “nobilita” l’offerta di pregio di Audi e Porsche) il Marchio Volkswagen celebra la filiale americana nata nel 1955 e propone una gamma di vetture incentrata sui valori dell’ecologia e del risparmio energetico.

La parola d’ordine del nuovo profilo ecologista di Volkswagen è lo slogan “Thinkin Blue” che sembra circoscrivere in una sorta di protocollo identificativo sia il management che i Clienti di Wolfsburg.

Le luci della ribalta si concentrano così, in quel 3 Ottobre 2013, anche sul Parco fotovoltaico di Chattanooga e sui modelli ecologici e-Golf, Passat TDI Clean Diesel, e la Jetta Hybrid che, ironia della sorte, un bollettino periodico di VW ufficiale nel 2012 già segnalava come titolare, alla luce delle verifiche dell’EPA, di una base di emissioni di 42 mpg in città e di 48 mpg in autostrada per chilometro percorso. 

Ma una “ribalta indiretta” si accende anche su due pezzi da novanta nella organizzazione del Gruppo VW: Martin Winterkorn, CEO del Gruppo, e Ferdinand Piech, all’epoca Presidente del Consiglio di Sorveglianza; di quella “XL 1” l’Ingegner Piech è in fondo il profeta, che aveva fin dall’alba del 2000 ipotizzato una VW capace di ridurre ad un litro il consumo di carburante per 100 chilometri; ma 

Winterkorn invece di una di queste “XL1” pre serie è già felice possessore. 

Sembra, la “XL1” la prima occasione di una condivisione tematica tra i due massimi dirigenti VW, ma che tra di loro non corra buon sangue sarà evidente pochi mesi dopo quest’evento; tuttavia a Wolfsburg, sia Winterkorn (da sempre molto tiepido sulla rivoluzione elettrica) sia Ferdinand Piech (che aveva fatto silurare a suo tempo l’ex Dirigente di VW Daniel Goudevert per le sue forti simpatie “Green”), entrambi nel 2013 vedevano nel Gruppo un contraltare ecologico ancora alternativo a Tesla ed ai giapponesi nel perno identificativo dell’Endotermico. ùE forse con la “XL1” entrambi stavano andando, magari inconsapevolmente, a dama su una proposta vincente che metteva tutti d’accordo.

Quello che a molti sfugge in quel 2013 è che la “icon Car” XL1 non è presente là a caso: nella terra dei possenti V8 e della alimentazione “ibrida” di benzina ed etanolo, il Diesel rimane una sorta di specie protetta, con volumi di immatricolato ridicoli rispetto all’Europa ed una destinazione elettiva verso LCV, PickUp e mezzi da lavoro; quello cui però gli americani cominciano a dare attenzione è l’architettura Ibrida, con la Prius Toyota a fare da best seller. 

Ed in questo Volkswagen apparentemente sembra aver trovato la quadra affiancando ad una architettura “accettata” dal cliente americano medio una alimentazione che al contrario fatica a diventare di massa presso il Cliente privato.

Volkswagen XL1, non solo Icon Car : il nuovo paradigma di Wolfsburg per la ecomobilità

Dunque una proposta che per gli USA è per quel periodo tipicamente cittadina, fatta per suggestionare l’edonismo e presentare per la prima volta il motore a Gasolio non come una alternativa al benzina, ma come il supporto ideale per le architetture Ibride, garantito da uno dei quattro maggiori Costruttori mondiali di motori Diesel. Insomma, quello che fa della “XL 1” una proposta apparentemente perfetta, è che questa creatura Volkswagen appare da subito come una “City Car” per per i pochi o tanti Clienti ricchi degli States. Quelli che in fondo fanno anche da Opinion Leader per i consumatori.

Tutto questo fa apparire improvvisamente la “XL1” non solo come un prototipo per VIP di Hollywood rimasti troppo presto orfani della fallimentare “GM EV-1” (cui la sigla della nuova Volkswagen si rifà senza troppi imbarazzi); ma “XL1” cerca di apparire esattamente per come Volkswagen l’ha presentata: una sorta di auto laboratorio proattiva nata per rendere il guidatore protagonista vincente della ecomobilità senza rinunciare a carattere e prestigio ma senza diventare soggetto passivo della necessaria evoluzione del prodotto auto ecologico; 

perché è chiaro che il Target Price definito in poco più di 100.000 Euro non è solo la risultante commerciale di Break Even Point e rapporto tra costi e ricavi; ma è anche una soglia psicologica commerciale e simbolica per far sentire, in contemporanea con l’operazione di Marketing che Tesla sta compiendo sull’elettrico, l’ecomobilità come un elemento “trendy” e di prestigio anche a Wolfsburg. Tanto è vero che al Salone di Parigi del 2014 sarà presentata la versione sportiva della “XL1” chiamata XL Sport: motore Ducati della “1199 Superleggera” da 197 cavalli e prestazioni in grado di renderla un concorrente pericoloso delle “K Car “ sportive giapponesi.

Ma né la XL Sport avrà un seguito commerciale né la “XL1” avrà vita lunga nelle catene di montaggio VW: come sappiamo però in quel fine 2013 qualcos’altro stava avvenendo negli USA e non propriamente a maggior gloria di Volkswagen. Anzi, non solo negli USA…E’in un periodo molto vicino all’evento di Chattanooga dell’Ottobre del 2013 che Angela Merkel inizia un confronto diplomatico molto spiacevole con l’amministrazione Obama colpevole – apparentemente – di una campagna di spionaggio telefonico verso Berlino; ed è in un periodo quasi analogo che la nota e celebre “West Virginia University”, nella persona in specifico del “Center for Alternative Fuels Engines and Emissions” decide di svolgere un check, o meglio ancora un test comparativo tra modelli di auto Diesel vendute negli States e di provenienza europea e giapponese. La cosa curiosa è che per farlo utilizza un macchinario “mass market” – potremmo dire – come il tester mobile di controllo emissioni della Horiba, nome che diventa famoso solo a partire dal DieselGate che prende le sue mosse dalla commessa che alla West Virginia University arriva dall’ICCT, una sconosciuta e discreta Organizzazione “Non Profit” (International Council on Clean Transportation) di cui quattro quinti del mondo non conosceva dell’esistenza prima del Dieselgate e di cui si sa ben poco di nuovo oggi dopo la fine dello scandalo. Ancora più curioso è che la commessa dell’ICCT arriva a metà del 2012, quando per Volkswagen si registra un boom storico di vendite negli USA: e pare proprio di rivedere quella sorta di inquisizione federale avviata nel 1986 contro l’Audi “5000”, formalmente imputata per una serie di incidenti mortali causati (si dice) dall’acceleratore elettronico dell’auto ma commercialmente testimone di una vera e propria esplosione di vendite fin dalla sua presentazione ad inizio 1984. Esplosione che verrà seppellita per almeno due/tre anni dopo la condanna dell’Ente Federale.

 

Detto questo, come sappiamo il corollario dei Test svolti dalla WVU fu pubblicato dalla ICCT ed inviato per dovere di ufficio all’EPA. 

 

Siamo nel 2014 a questo punto, e di certo la “XL1” continua ad essere un simbolo iconico della nuova via tecnologica del Marchio; ma nel frattempo l’esplosione del conflitto russo-ucraino per i fatti di Crimea porta alla Germania un inaspettato timore per gli approvvigionamenti energetici e per il commercio; mentre negli USA il Gruppo festeggia il raddoppio delle vendite negli USA rispetto al 2004.

Ma sta per accadere la deflagrazione. Mentre ancora nessun avviso di inchieste avviate dall’EPA si appalesa nell’informazione pubblica, purtuttavia le risultanze di quei Test commissionati dalla ICCT evidenziano uno sforamento dei valori di emissione di Nox(ammoniaca) superiore di 30 volte almeno ai dati comunicati ufficialmente dal Gruppo Volkswagen. 

Ma paradossalmente le cronache pubbliche di massa per il tema Volkswagen si concentrano su tre temi discriminanti: il primato di produzione che con 9,9 milioni di unità fa del Gruppo di Wolfsburg il primo nel mondo davanti a Toyota; il successo continuato negli USA; ed infine l’ipotesi ridondata da qualche Redazione sportiva di un approdo di Volkswagen o di un suo Brand alla Formula Uno: ipotesi da sempre rigettata da Ferdinand Piech ma in qualche modo “caldeggiata” da Winterkorn che, alla luce del sorpasso storico su Toyota del Gruppo da lui guidato,sembra quasi come l’uomo forte sul ponte di comando.

Gennaio 2015: inizia la Guerra dei lunghi coltelli dentro il Management VW.

Sembra quasi, appunto: da Gennaio 2015 il destino commerciale e strategico della “XL1” pur nella considerazione del suo profilo straordinariamente innovativo ed iconico sembra perdersi nel nulla. 

Inizia l’Annus Horribilis 2015 a Wolfsburg; che tuttavia non esplode al manifestarsi dello scandalo DieselGate a Settembre ma si apre con dichiarazioni e prese di posizione di Ferdinand Piechad inizio anno che apparentemente paiono incomprensibili sull’istante, sono apparentemente fuori luogo con i risultati operativi dell’anno fiscale 2014 comunicati da Winterkorn ma, dieci anni dopo l’agenda degli eventi del Dieselgate, trovano una motivazione ragionevole nel lavoro sotto traccia che da Maggio del 2014 l’Ente federale EPA ha avviato a stretto contatto di nuovo con la West Virginia University dopo che l’ICCT aveva trasmesso i risultati dei Test preliminari. 

Quei risultati  avevano mosso l’EPA ad avviare un processo verbale di contestazione contro Volkswagen fin dalla seconda metà  del 2014, contro il quale Volkswagen avrebbe eccepito chiamando in causa un difetto congenito delle rilevazioni di un Ente non Profit. 

Secondo le tracce storiche dell’inchiesta e dei suoi sviluppi, dunque, un Management staff di Volkswagen pagato decine di milioni di Euro ogni anno avrebbe avuto la geniale idea di rilanciare modello ping pong una risposta talmente puerile sperando con questa di chiudere la partita? E senza neppure, vista la esiguità del parco auto interessato dal software pirata, tentare almeno di richiamare nelle Officine, velocemente e in silenzio furbetto, se non altro i lotti di auto più giovani in termini di produzione, cercando almeno di arginare il problema evidenziando una soluzione di continuità per autotutela? Davvero l’intellighenzia di Volkswagen avrebbe partorito il topolino dalla montagna? No, è tutto incredibile. Deve esserci stato altro. In particolare nella serie di coltellate metaforiche tra Piech e Winterkorn tra quella ipotetica interlocuzione di metà 2014 tra EPA e Volkswagen e l’estate del 2015 in cui al culmine delle proteste e del braccio di ferro Piech si dimette dagli incarichi in Volkswagen: per proteggere una sua eventuale estensione dei capi di accusa di un terremoto in vista, o per indebolire l’azione di autotutela di Winterkorn rispetto alle mosse dell’Ente federale? Non credo che al CEO di Wolfsburg siano mancati gli Studi legali in grado di anticipare gli effetti ipoteticamente più nefasti conseguenti ad una sentenza di condanna federale negli USA, e non voglio credere che Winterkorn sia rimasto come le tre scimmiette metaforiche ad attendere il peggio. 

 

Che poi è arrivato ed è costato ad oggi almeno 25 miliardi di Euro tra interventi, risarcimenti e condanne. Possibile, tuttavia, che in tutto questo – tra la metà del 2014 e l’Estate del 2015 – la visuale di Ferdinand Piech sia stata talmente annebbiata dalla voglia di rivalsa su WInterkorn da aver atteso temerariamente o sottovalutato l’epilogo peggiore dell’indagine federale, esponendo Volkswagen alla mazzata economica, finanziaria e commerciale conseguente allo scandalo? 

No, è evidente. Come abbiamo spesso già fatto presente, il caso Dieselgate nasconde una premeditazione di parte o di entrambi gli attori coinvolti dall’una e dall’altra sponda di responsabilità; a mio avviso non è deflagrato per una imprudenza, una ingenuità del Management ma per subire volontariamente un danno – con lo scoppio dello scandalo – decisamente inferiore alla peste bubbonica che il “trust” del mercato commerciale del Diesel unito alla guerra dei Listini stava buttando su tutto il mercato auto da una decina di anni e soprattutto dopo il Crack Lehman. Rispetto al quale, continuo a spiegare da dieci anni, di una cosa sono sicuro per fede: senza la crisi Subprime non sarebbe scoppiato alcun Dieselgate; al contrario, come il crack Lehman, il Dieselgatesarebbe dovuto scoppiare ben prima. 

E di questo, un giorno Vi spiegherò, la regia è stata solo americana.  

Rimane, da un lato, il dispiacere di aver condannato alla fine prematura un gioiellino stupendo e davvero intelligente come la “XL1”. Rispetto alla quale Vi domando: pensate se il Dieselgatenon fosse mai nato, e se Volkswagen avesse potuto costruire una immagine vincente dentro una architettura di cui sarebbe stata la patrona indiscussa: motore a Gasolio piccolo ed efficientissimo, livelli di CO2 e di Nox infinitesimali, supporto Ibrido razionale ed affidabile. 

Pensate: anche senza le esagerazioni costosissime della “XL 1” da oltre 100.000 Euro, in quel 2013 aveva visto poco prima il Petrolio schizzare a 140 dollari al Barile, aveva affossato i Costruttori tradizionali fedeli all’Endotermico, quel 2013 aveva in fondo spinto il tema dell’elettrico puro dentro alla totale perplessità del Mass Market che al prezzo con cui aveva fino ad allora scelto una Ford Fiesta TDCi 5 porte poteva al massimo prendere una Renault Twizy; mentre al prezzo con cui poteva godersi una Mondeo SW full optional si sarebbe potuta al massimo garantire una “Nissan Leaf” grande come una Clio. Quanti se lo ricordano? Beh, ora chiudete gli occhi e pensate: senza Dieselgate, immaginate se Volkswagen avesse, che so, proposto una Golf 2015 con motore TDI 1600 e complemento Ibrido al prezzo (assolutamente stabilito di fantasia da parte mia) di 30.000,00 Euro contro i 19.500,00 di quella TDI 2.0 impallinata dal Dieselgate. 

E tutto questo contro la palude del mercato BEV: ma se davvero tutto fosse stato così, dove sarebbe oggi “quella” Volkswagen di prima del Dieselgate???

Pensateci. E forse anche Voi penserete, come ho pensato io a Settembre di dieci anni fa, che il Diesel doveva morire. Era l’unica possibilità per evitare che si uccidesse da solo.

Alla prossima puntata, se volete…

Riccardo Bellumori

Nuova Volkswagen T-Cross 2027: Anteprima

Volkswagen sta preparando un secondo restyling della T-Cross, che si preannuncia significativo. Il piccolo SUV termico concorrente della Toyota Yaris Cross potrà così continuare a coesistere con la T-Cross elettrica. Entrambi sono attesi nel 2026.
Lanciata sul mercato nel 2019 e rinnovata nel 2023, la Volkswagen T-Cross sta per ricevere un nuovo aggiornamento.

La comparsa di un prototipo parzialmente camuffato sulle strade spagnole conferma questa evoluzione che L’argus aveva annunciato già diversi mesi fa. Questa evoluzione del piccolo SUV rivale della DS 3 e della Toyota Yaris Cross sarà più visibile della precedente.
Armonizzazione della gamma
Volkswagen non si è limitata a mascherare i paraurti e i fanali del suo prototipo, come avviene generalmente durante la messa a punto di un modello semplicemente restylato. In questo caso la camuffatura è più consistente, il che indica che molti pannelli della carrozzeria sono inediti. In Brasile, Volkswagen ha recentemente rinnovato il Nivus, commercializzato qui con il nome Taigo, che non è altro che una versione “coupé” della T-Cross.
Quest’ultimo potrebbe quindi subire le stesse modifiche del suo cugino latinoamericano, a cominciare da un frontale profondamente rivisto per adattarsi allo stile della nuova generazione di Tiguan, Passat e T-Roc.

POCHE INFORMAZIONI

La calandra dovrebbe quindi lasciare il posto a una sottile fascia nera tra i fari ridisegnati collegati da una striscia luminosa (opzionale). Al contrario, la presa d’aria centrale del paraurti anteriore dovrebbe diventare più imponente.
L’evoluzione della Volkswagen T-Cross dovrebbe essere meno marcata nella parte posteriore, dove potrebbe limitarsi a una nuova disposizione interna dei fanali già raggruppati in un’ampia fascia e a una riprogettazione del paraurti. Il posto di guida potrebbe essere dotato di schermi più grandi e vedere alcuni comandi capacitivi sostituiti da pulsanti a pressione.

I MOTORI

La Volkswagen T-Cross potrebbe teoricamente essere equipaggiata con un motore 1.5 ibrido leggero per ridurre le emissioni di CO2 (e quindi quelle del marchio), ma ciò comporterebbe un aumento del prezzo e rimane quindi da confermare.
La presentazione della Volkswagen T-Cross fase 3 è prevista nel corso del 2026, insieme a quella della Taigo restyling.

Questa nuova versione del modello termico coesisterà con un alter ego elettrico chiamato ID. Cross, appena preannunciato da una concept car al Salone di Monaco 2025 e ufficialmente annunciato per il prossimo anno.

Geely Galaxy V900: MPV di lusso in Cina

La MPV Geely Galaxy V900 è stata presentata in un documento depositato presso il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology (MIIT) cinese, che mostra la versione EREV (Extended-Range Electric Vehicle) del veicolo elettrico a batteria LEVC L380 presentato nel dicembre 2023.

Con una lunghezza di 5.360 mm, una larghezza di 1.998 mm e un’altezza di 1.940 mm, la V900 a autonomia estesa è leggermente più lunga della L380 completamente elettrica, che misura 5.316 mm di lunghezza. I cerchi della V900 sono in lega con diametro compreso tra 18 e 20 pollici.

La Geely Galaxy V900 è stata progettata in gran parte sulla base della L380, sebbene con un frontale diverso che mantiene la disposizione delle luci diurne situate sopra i fari principali. Rispetto alla L380, la V900 sembra avere un’unità lidar sul tetto. Nel frattempo, le dotazioni opzionali per la V900 includono gradini laterali elettrici.

LUSSO MADE IN CINA

All’interno, la V900 ha di serie una disposizione dei sedili a tre file con configurazione 2-2-2, ma può essere equipaggiata opzionalmente per ospitare fino a otto occupanti, con una disposizione 2-2-2-2 e una quarta fila di sedili aggiuntiva. A seconda della configurazione dei sedili, il peso a vuoto della V900 varia tra 2.910 kg e 3.030 kg; la L380 completamente elettrica pesa 2.805 kg.

Secondo Car News China, il vano bagagli della V900 a sei posti ha una profondità di 919 mm, mentre quello della versione a quattro file e otto posti è profondo 347 mm, anche se la quarta fila può essere ripiegata nel pianale del bagagliaio.

Per la V900 sono indicate due specifiche della batteria: la prima è una batteria ternaria NMC da 43,3 kWh prodotta da CALB, che offre fino a 172 km di autonomia elettrica, mentre la seconda è una batteria ternaria NMC da 50 kWh prodotta da CATL, che offre fino a 202 km di autonomia elettrica.

Il propulsore del V900 è composto da un motore a benzina turbo BHE15-CFZ da 1,5 litri con una potenza di 120 kW (163 CV), che funziona come generatore. Il consumo di carburante dichiarato per il V900 quando la batteria è scarica è di 7,2 litri per 100 km.

Secondo le prime informazioni, la Geely V900 dovrebbe entrare nel mercato cinese quest’anno e, con la versione elettrica a batteria del MPV che dovrebbe essere messa in vendita nel Regno Unito nel 2026, Geely potrebbe introdurre sul mercato britannico sia propulsori elettrici a batteria che propulsori elettrici abbinati ad un range extender a benzina.

Nuova Toyota GR Yaris: il kit Aero Performance

Per chi desidera una carrozzeria più aggressiva per la Toyota GR Yaris rinnovata, il produttore giapponese ha lanciato un pacchetto aerodinamico per la berlina a tre porte ad alte prestazioni ispirata alle auto da rally.

Il pacchetto è composto da sei elementi, a partire dal cofano anteriore in alluminio con prese d’aria, modellato sul cofano della GRMN Yaris e che, secondo Toyota, è stato sviluppato utilizzando il componente utilizzato nel campionato giapponese di rally, con l’obiettivo di migliorare le prestazioni di raffreddamento attraverso lo scarico del calore dal vano motore.

Naturalmente è stato lavorato anche sul carico aerodinamico, e lo spoiler anteriore mira a migliorare l’equilibrio aerodinamico complessivo della GR Yaris sopprimendo la portanza nella parte anteriore dell’auto. Secondo Toyota, lo spoiler anteriore è stato aggiunto sulla base del feedback del pilota professionista Oshima.
Dietro alle ruote anteriori, il pacchetto include condotti sui parafanghi anteriori che rilasciano l’aria accumulata nei passaruota anteriori, migliorando la sensazione di sterzata quando la parte anteriore dell’auto si abbassa in caso di frenata brusca e favorendo la stabilità di guida in ingresso di curva.

Passando alla parte inferiore dell’auto, una serie di coperture inferiori del serbatoio del carburante ottimizza il flusso d’aria lungo il sottoscocca dell’auto, ispirandosi alla forma piatta del serbatoio di un’auto da corsa, afferma il produttore.

LO STILE SPORTIVO

Nella parte posteriore, il pacchetto prevede condotti nel paraurti posteriore per ridurre l’effetto paracadute del paraurti e abbassare il coefficiente di resistenza aerodinamica. Questo è stato sviluppato per far fronte alle condizioni estreme degli sport motoristici, afferma Toyota. Alla parte posteriore del tetto dell’auto è stato aggiunto un alettone posteriore regolabile.

Trattandosi di un pacchetto aerodinamico per la GR Yaris, non vi sono modifiche al gruppo motopropulsore o alle componenti delle sospensioni dell’auto.
La potenza del motore rimane quindi invariata rispetto alle specifiche di lancio dell’auto, ovvero 304 CV a 6.500 giri/min e 400 Nm da 3.250 giri/min a 4.600 giri/min, e le opzioni di trasmissione continuano ad essere un cambio manuale a sei marce (iMT) con auto-blip o un cambio automatico a otto marce Gazoo Racing, entrambi con trazione integrale GR-Four con frizione multidisco e LSD Torsen anteriore e posteriore.

Allo stesso modo, le sospensioni continuano ad essere MacPherson all’anteriore e a doppio braccio oscillante al posteriore, con pneumatici Michelin Pilot Sport 4S 225/40R18 su cerchi in alluminio forgiato BBS da 8J. Questi ospitano dischi ventilati con pinze a quattro pistoncini all’anteriore e pinze a due pistoncini al posteriore.

Il prezzo della Toyota GR Yaris rinnovata con il pacchetto Aero performance in Giappone parte da 4.055.000 yen (115.744 RM) per la variante RC con cambio manuale a sei marce, o 4.405.000 yen (125.734 RM) per quella con cambio automatico a otto marce. L’allestimento RZ di fascia alta con pacchetto Aero performance costa 5.475.000 yen (156.275 RM), mentre la versione 8AT della RZ costa 5.825.000 yen (166.266 RM).

Come diventare un Buyer Usato in Concessionaria o in Officina?

Se le piccole “dispense” tipo “consigli per gli acquisti” Vi sono state fino ad oggi utili per poter valutare quale percorso professionale intraprendere nel mondo Auto anche in parallelo alla classica occupazione di Venditore di Salone o di Noleggio, non potevamo oggi evitare di descrivere e presentare a livello di Skill una delle figure commerciali più determinanti per il successo e per la salute operativa delle Concessionarie: la figura del “Buyer” ovvero del Responsabile degli “ingressi” di auto Usate dentro la gamma di offerta dei Dealer. Io Ve ne parlo alla luce del contesto di attualità ma rievocando come e con quale effetto il lavoro del Buyer incideva nei professionisti di Salone tra i quali ho lavorato per anni.

Professione Buyer vantaggi per i venditori, skills per il Service Management

In verità il Buyer è oggettivamente un commerciale al contrario perché guadagna e fa guadagnare Concessionaria e Venditori non in base al prezzo maggiore che si fa saldare dal Cliente ma dalla somma dei minimi costi possibili di acquisto e di ripristini per ogni Auto usata che il Buyer stesso fa entrare in Azienda. Ed ovviamente nel suo ciclo di influenza professionale il Buyer “vende” al sistema dell’autoriparazione, alla logistica Ricambi ed al sistema delle Garanzie aggiuntive tutta la necessaria capacità professionale di mediare sui costi e sulle modalità di ripristino.

Se questo è il ruolo universale e mai cambiato nella fisionomia professionale del “Buyer”, è anche vero che il tempo attuale sta decisamente favorendo modifiche ed implementazioni necessarie nel profilo di operatività e negli Skills del “Buyer” perché:

-Con la riduzione degli addetti “backOffice” nelle Concessionarie, il Buyer deve molto spesso oggi assumere parte delle funzioni e competenze che impegnavano fino a poco tempo fa i cosiddetti “Responsabili Usato” nel ruolo anche di supervisore delle Car list di auto usate con cui assortire il Parco vendite; nonché di referente per i rapporti con il mondo dell’Autoriparazione per quel che riguarda gli interventi di ripristino. 

Non è assolutamente fuori luogo da parte mia (riferendo alla mia diretta esperienza di Salone presso quello che si poteva chiamare un “Leader Dealer” di quasi vent’anni fa) ritenere che il disastro del settore Usato dentro il mondo delle Concessionarie e la fuga delle compravendite e delle transazioni tra privati fuori dell’azione diretta delle Concessionarie parte proprio dalla pessima azione e configurazione professionale di questi due soggetti, gli unici a non avere spesso neppure un interfaccia presso la Casa Mandante: il “Responsabile Usato” ed il “Buyer”.

Negli anni in cui sono stato direttamente impegnato presso la vendita in Concessionaria, ho purtroppo dovuto prendere atto che il Responsabile Usato dell’epoca nella mia organizzazione era un totale deficiente, posto laddove era solo per motivi che sfuggono al raziocinio ed alla strategia.

A sua volta i diversi “Buyer” che facevano capo – ahimè – al puro deficiente erano semplici Agenti commerciali che basavano le diverse valutazioni su base empirica e molto spesso fideistica: della serie, mi sento di dire che un’auto in ingresso può essere pagata così. 

Tenete conto, certo, che all’epoca supporti e sistemi per valutazioni condivise, on line, con interazione Just in time da remoto erano del tutto inesistenti: vero. 

Ma quel che limitava parecchio l’operatività era soprattutto l’asservimento passivo monolitico e poco razionalizzato alla Bibbia di sistema, cioè l’Eurotax. Non che questo fosse un supporto fondamentale ed utilissimo, ci mancherebbe: ma andava saputo maneggiare da menti fertili e non da improvvisati capitani di ventura applicati al settore operativo in esame.

Ed è in fondo questa la essenza del Post sul “Buyer”: essere attualmente una figura “Ponte” tra l’ingresso di un’auto usata, il suo ripristino e la messa in commercio per generare margini e fidelizzazione con il Cliente è una esigenza che gli stessi Dealer – per loro incapacità manifesta – stanno soffocando. 

Se fino al cosiddetto “Crack Lehman” l’acquisto di auto usate da parte di un “Buyer” si divideva in due fasce di selezione (auto derivanti da cicli di sostituzione programmata beneficiarie di soluzioni di Loyalty e di pricing predeterminato; o all’opposto auto usate fuori protocollo da destinare ai cosiddetti commercianti); da quel momento in poi il canale usato è stato “corrotto” da due correnti di operatività: nel primo lustro seguente al Crack Lehman e fino al Dieselgate  gli stock di giacenza usato sono stati veicolati nella dimensione delle aste all’ingrosso e delle cessioni alle organizzazioni ed ai portali che acquistavano lotti interi a prezzo di ingrosso; ma così facendo i Dealers risparmiavano sul costo immobilizzato di centinaia di auto usate ferme sui piazzali e di conseguenza potevano accentuare i valori di trade in necessari per facilitare le vendite di nuove auto. Dunque in questa fase commerciale i Buyer hanno dovuto mettere in ombra la pura capacità di trattativa ed analisi delle auto in ingresso ed estremizzare la capacità di mediazione e di realizzo con i grandi operatori all’ingrosso nella cessione dei lotti di auto usate in uscita da Concessionarie ed Autonoleggi.

Dal Dieselgate fino al Lockdown del 2020 si è assistito sostanzialmente ad un nuovo cambio di paradigma: la demonizzazione del motore a Gasolio e la caduta conseguente di preferenze ed ordini ha costretto molti Buyer a modificare sistemi di trattativa e soggetti destinatari degli usati in uscita, mentre le nuove leve governative dell’incentivo rottamazione e dell’iperammortamento hanno ridotto gli Stock di auto potenzialmente da vendere dirottandole verso gli autodemolitori, ed hanno fornito un rimpiazzo attraverso l’esplosione delle autoimmatricolazioni “Km Zero”, che sono state per la maggior parte smistate nell’ambito dei commercianti indipendenti di territorio.

Dal Lockdown una leva insperata per l’Usato: ed il Buyer ritorna tale.

Covid, post Covid, esplosione del fenomeno “Hybrid”, gelata su Turbodiesel ed alimentazione a Gas, crisi dei semiconduttori e riduzione dell’offerta disponibile sul nuovo. Chi l’avrebbe detto? Dalla fine del 2021 il settore Usato ha iniziato a vivere una seconda Primavera, facendo tornare il Buyer una figura ponte determinante per la redditività aziendale. Quotare bene e valutare lo stato d’uso ed i necessari ripristini di nuove architetture tecniche, valutare il successo commerciale futuro di modelli e Marchi “new entry” sul mercato italiano; selezionare con capacità e fiuto i lotti ormai direi obbligatori nella agenda di acquisto del Dealer sta riportando il caro vecchio Buyer alla tradizionale offerta di servizio, competenza e sensibilità tecnica tradizionale. Ma con un pizzico di tecnologia e di “Just in time” legato alla disponibilità di tecnologie, supporti, apps, sistemi on line in grado di velocizzare analisi, comparazioni, esiti e quotazioni. 

Da qui riparte in nuovo vecchio Buyer di Concessionaria.

Riccardo Bellumori