Home Blog Pagina 65

Jaguar e la rivoluzione inversa: quale futuro se il nuovo non avanza?

“LA NOSTRA VISIONE DI ECCELLENZA SI ESTENDE BEN OLTRE I CONFINI DELLA STRADA. È ALLA BASE DELLA STRATEGIA REIMAGINE DI JLR E OFFRE AI CLIENTI ESPERIENZE UNICHE E UN IMPATTO SOCIALE POSITIVO”

JLR abbraccia un futuro in cui innovazione e tradizione coesistono. Costruiamo un solido valore emozionale del marchio, consentendo ai nostri clienti più esigenti di vivere esperienze eccezionali con i nostri marchi”. 

Ecco il testo preso esattamente, periodo per periodo, dal sito di JLR dove si evidenzia la parola magica: Reimagine che significa, nella didascalia ufficiale, preparare attraverso un’ingegnosa co-creazione e una collaborazione strategica la strada all’elettrificazione e, continuando a celebrare la lunga tradizione(di Jaguar), preservare senza restare fermi e prosperare attraverso il rinnovamento, la modernità e la disruption. 

Reimagine offre un percorso che consente di co-creare con gli innovatori, sviluppare collaborazioni strategiche e sbloccare l’elettrificazione in tutta la nostra area di competenza. 

I sette capisaldi di tutta Jaguar Land Rover, che noi in questo pezzo ovviamente concentriamo sul Marchio del Giaguaro, sono stati presentati a tempo debito e sono: “Curation”, “Future Facing”, “Effortless”, “Engaging”, “Reductive”, “Global Citizenship”, “Unique”.

Era il 2021, ed il CEO di JLR Thierry Bollorè dell’epoca tracciava la strada della rinascita di Jaguar, il cui futuro sarebbe passato attraverso la centralizzazione del design mirato a valorizzare l’immagine “Green”.

“Reimagine” appunto era diventato lo slogan della nuova strategia globale legato anche ad una rivisitazione del lusso più legato a una visione olistica di benessere con la persona al centro dell’ecosistema.

A metà Ottobre del 2024 il mondo è davvero scosso per almeno tre settimane da prime pagine, approfondimenti, special, focus dedicati da Tv e Stampa ed un dibattito martellante sul Web: Jaguar, cosa Ti sta succedendo? Siamo ad oltre un anno fa, e sembra passato un tempo molto più lungo. 

Basta una sola indicazione, un comunicato Stampa piuttosto criptico e davvero imprevisto: in quel messaggio Jaguar esprime per sé il messaggio con il quale vuole essere percepita nel futuro, attraverso una revisione dei canoni classicamente identificativi per il Marchio senza tuttavia rinunciare alla simbologia tipica che richiama prestigio, status e lusso. 

Siamo stati tempestivi, lo scorso anno, a recensire l’effetto mediatico assicurato che il Marchio indo-britannico (perché Jaguar è dal 2008 controllata da Tata) si è garantito praticamente a costo zero, e qui già il management si è meritato da parte nostra il plauso (qui il link): a conti fatti la prima di due notizie rivelata fu quella secondo la quale Jaguar avrebbe stoppato nel corrente anno 2025 la produzione di motori e modelli endotermici, con una decisione motivata dalla scempiaggine delle multe CAFE preannunciate e poi, come nella linea ormai abituale della politicamente gravida e sempre intelligente Presidentessa Ursula, in qualche modo abortite con la rimodulazione triennale; tuttavia il rischio di multe milionarie per eventuale sforamento delle emissioni globali di gamma ha evidentemente spinto il management a sospendere la “classica” produzione meccanica senza tuttavia poter surrogare con una gamma elettrica che in Jaguar, all’epoca, fosse degna di questa denominazione.

Tuttavia in questa mossa a nostro avviso azzeccata si è insinuato il “vulnus” della nuova linea comunicativa e pubblicitaria (la linea “Woke”, così denominata) che è piaciuta a pochi ed ha lasciato interdetti anche noi. 

Land Rover ha offerto uno sguardo molto fugace della prossima Range Rover Sport in un breve spot video che il produttore ha pubblicato su Twitter (guarda la clip qui sotto), e ha anche mostrato un'immagine scura del cruscotto del prossimo SUV. Mentre poco può essere visto dell'esterno della Range Rover Sport, un'immagine fornita mostra un disegno del faro che è ancora più sottile che l'installazione sul modello uscente di generazione L494. Nel frattempo, l'interno mostra un cruscotto rinnovato con infotainment che sembra adottare il touchscreen galleggiante di Pivi Pro che è un'unità a 13.1 pollici con risposte aptiche nel L460 Range Rover a grandezza naturale che ha fatto il relativo debutto in ottobre l'anno scorso. Mentre cade in linea con l'aspetto generale più pulito e minimalista del cruscotto della nuova Range Rover, il modello imminente rimane fedele alla disposizione di Range Rover Sport di una console centrale alta che si inclina fino ad incontrare il centro del cruscotto, mentre la console centrale stessa indossa il rivestimento del metallo-look su ogni lato che è un tratto distintivo. Al contrario, la Range Rover full-size impiega una console centrale più orizzontale che incontra un cruscotto più verticale. 2023 Range Rover Sport teaser_022023 Range Rover Sport teaser_03 Questo si prevede di utilizzare le basi MLA Flex della Range Rover, che è progettato con l'azionamento elettrico in mente, ma che sosterrà la combustione interna ed i powertrain ibridi plug-in, con l'uso dell'architettura elettrica 48-volt. Come tale, la Range Rover Sport può essere preveduta per caratterizzare la line-up del motore che è allineato per il full-size Range Rover, vale a dire un benzina inline-six 3.0L, un diesel inline-six 3.0L, un benzina inline-six PHEV 3.0L e un motore a benzina biturbo V8 di 4.4 litri di provenienza BMW che sarà nuovo alla Range Rover Sport, come era per la quinta generazione, L460 Range Rover. È presente anche l'ultimo selettore di trasmissione come sulla L460, e altri modelli attuali di Jaguar Land Rover come la Jaguar F-Pace. L'uso previsto della piattaforma MLA Flex e dell'impianto elettrico a 48 volt significa la possibilità di portare avanti la configurazione Integrated Chassis Control della L460 Range Rover, che permette un controllo attivo del rollio che può dispiegare fino a 1.400 Nm di coppia per contrastare il rollio del corpo, di cui 900 Nm sono disponibili in 200 millisecondi, ha detto Land Rover della L460 al suo lancio. Rimane ancora qualche settimana prima della première prevista per il 10 maggio di questa, la terza generazione di Range Rover Sport, che è anche quando si apriranno i libri degli ordini. Vi piace quello che potete vedere del prossimo SUV, finora?

Ottobre 2024: inizia la rivoluzione

Simbolo di questa nuova linea è stata, lo sapete, ed è tuttora la Jaguar “Type 00”. Al centro di questa nuova strategia era stato designato il Boss del Design Gerry McGovern, papà di quelladiscussa Concept : tutt’altro che uno sbarbatello, a 69 anni e diverse decadi a disposizione di Jaguar e Land Rover. E’ lui il nome sulla bocca di tutti, in tutto il mondo, per quella realizzazione così inconsueta, alternativa, che sembra tutto fuochèuna Jaguar per una massa di potenziali clienti e per appassionati che in tutto il mondo sono ancora tantissimi. 

Un incastro di nuovi canoni, nuovo logo, nuovi materiali che danno una esperienza sensoriale diversa; in mezzo a questo la “Type 00” presenta il classico cofano anteriore lunghissimo, i fari stilizzati e le pinne posteriori laterali al finto lunotto della XjS, mentre la coda rifà vistosamente il verso alla “E-Type”.

“Jaguar non ha alcun desiderio di essere amata da tutti”, così avrebbe detto in quei giorni Gerry McGovern, direttore creativo di Jaguar Land Rover, scoprendo favorevolmente che il Marchio era a tal punto nel cuore di tutti da aver meritato le prime pagine dei giornali, i Forum sui Social e sul Web da diverso tempo.

Tuttavia il 2025 riserva a Jaguar un decalogo di notizie decisamente poco entusiasmanti e tutte decisamente corredate da dubbi su quello che sarà il vero step di ripresa del Marchio, che da quell’Ottobre ha candidamente e senza alcun dubbio abbracciato il verbo full electric. 

Eppure, il mercato, gli investitori e gli stakeholders non sembrano accompagnare in modo entusiastico questa rivoluzione, mentre nel frattempo è chiaro che il “ritorno Jaguar” non presenta un corredo di endotermici e Hybrid capace di rassicurare. Arriva a fine Estate il problema dell’attacco Hacker, abbastanza repentino e, secondo me, con tanti aspetti da spiegare ed approfondire.

Il nuovo CEO, e il destino di “Reimagine”

Poi, arriva la nuova rivoluzione: il 17 Novembre dalla capogruppo TATA arriva in Jaguar il nuovo CEO: P.B. Balaji, in precedenza Direttore Finanziario (CFO) di Tata Motors Group che ha ricoperto anche il ruolo di amministratore non esecutivo nel Consiglio di Amministrazione di Jaguar Land Rover (JLR) dal 7 dicembre 2017: si tratta di un professionista finanziario globale con quasi trent’anni di esperienza nel settore corporate, spaziando dai beni di largo consumo (FMCG) all’industria automobilistica.

È entrato in Tata Motors dopo il suo ultimo incarico presso Hindustan Unilever, un’azienda da 6 miliardi di dollari, dove ha guidato la funzione finanziaria in qualità di CFO.

Da messaggi personali di Mister Balaji nei suoi supporti social, il nuovo CEO ha sintetizzato le notizie e le forme di celebrazione di prammatica ringraziando in primis il suo predecessore Adrian Mardell rassicurando, in fondo, sulla condizione di ridefinire il lusso moderno di JLR (e di Jaguar). La chiosa di Balaji è sul fatidico programma “Reimagine” dichiarando di voler rapidamente collaborare con tutto lo staff ed i Partners retail e quelli della Supply Chain per realizzare il programma definito verso il lusso moderno e sostenibile per i Clienti di tutto il mondo (sue esplicite e dirette parole). 

Tuttavia, se il primo atto di tutto questo – pubblicamente – appare il defenestramento e l’addio di Gerry McGovern poco dopo l’arrivo del nuovo CEO, a me viene in dubbio che sia stato o fuori luogo il vecchio Chief Creative Officer, o il nuovo CEO; oppure che il futuro di Jaguar non sarà così chiaro nel brevissimo futuro. 

E per gli appassionati come me la prospettiva non è accettabile: nel 2024, in pieno annuncio di Ottobre 2024, Jaguar aveva colpevolmente trascurato il quarantennale dell’Europeo Turismo della XJS-12 di Tom Walkinshaw; 

quest’anno, nell’oblio autoindotto, il management del Giaguaro si è elegantemente “mimetizzato” di fronte ad un anniversario forse ancora più didascalico: il mezzo secolo pieno della nascita della stessa Premium Coupè erede della “E-Type”. In mezzo a tutto questo, le recentissime “veline” che sussurrano di un possibile “spin off” da Tata ad un altro Gruppo; voci peraltro spesso e periodicamente tornate in campo ad intervalli “quasi” regolari, e che prima o poi dovranno trovare o una smentita ovvero una concretizzazione in un senso od in un altro.

Per cui,  in bocca al lupo, Giaguaro. Ti aspettiamo di nuovo, al Top. Non sarebbe lo stesso mondo Auto senza di Te.

Riccardo Bellumori

 

Nuova Lexus ES 2026: Anteprima e Dati Tecnici

La nuova Lexus ES 2026 ha già un prezzo in Europa ed è pronta a conquistare le concessionarie. La rinnovata berlina giapponese arriva sul nostro mercato con un’interessante offerta meccanica. Con una potenza fino a 343 CV, la nuova Lexus ES è disponibile in versione ibrida e in versione 100% elettrica.
Tutto è pronto per l’arrivo della nuova Lexus ES 2026 nelle concessionarie spagnole. L’ottava generazione di questa popolare berlina giapponese, che ha recentemente fatto la sua prima apparizione in Spagna, irrompe sulla scena con importanti novità. È stata oggetto di un rinnovamento totale. Un cambio di generazione che porta con sé anche una variante elettrica inedita.

Le consegne ai clienti sono previste per il prossimo anno e, come vedremo nel corso di questo articolo, la nuova ES inizia la sua commercializzazione sia nella versione ibrida full (HEV) che in quella completamente elettrica.

LO STILE AFFILATO

Al di là del cambiamento di design o del miglioramento tecnologico, è sotto il cofano che questa nuova generazione presenta la grande novità. La rinnovata Lexus ES arriva infatti con una variante inedita 100% elettrica. Il nuovo modello è disponibile sia in versione ibrida che elettrica. Un’offerta meccanica che simboleggia la strategia multi-energia di Lexus.

Il gradino d’accesso è occupato dalla Lexus ES 300h con motore ibrido full di sesta generazione. Eroga una potenza di 201 CV ed è disponibile sia in configurazione a trazione anteriore che a trazione integrale.

La crisi Volkswagen colpisce Dresda

Alla fine di questo mese, Volkswagen interromperà la produzione della ID.3 completamente elettrica nel suo stabilimento di Dresda, noto come Fabbrica Trasparente, un impianto famoso per le sue pareti di vetro dal pavimento al soffitto. La decisione lascerà lo stabilimento senza veicoli sulla linea di assemblaggio per la prima volta dalla sua apertura.

Ciononostante, VW afferma di voler mantenere più posti di lavoro di quanto inizialmente previsto. L’azienda offre anche un generoso incentivo al trasferimento ai dipendenti disposti a trasferirsi nella sede principale di Wolfsburg.

Nell’ambito del suo piano di cessazione della produzione nel sito, VW aveva inizialmente previsto di mantenere solo 135 posti di lavoro. Tuttavia, all’inizio di quest’anno, il responsabile del marchio VW Thomas Schafer e la presidente del comitato aziendale del gruppo Daniela Cavallo hanno visitato lo stabilimento per annunciare che 155 dipendenti sarebbero rimasti. Lo stabilimento impiega attualmente circa 250 persone.

Per incoraggiare alcuni lavoratori a lasciare l’azienda, VW ha introdotto un bonus di 30.000 euro (circa 35.000 dollari al tasso di cambio attuale) per i lavoratori disposti a trasferirsi a Wolfsburg, situata a circa 300 chilometri (186 miglia) da Dresda, secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Handelsblatt.

Sebbene la cifra possa sembrare allettante sulla carta, un partecipante alla recente riunione del personale ha osservato che l’annuncio del bonus è stato accolto con fischi dalla folla.

Nuova Volkswagen Golf 8 2022: arriva la sportiva Top di Gamma

LA CRISI SENZA FINE

Sebbene la fabbrica trasparente non produrrà più modelli VW, diventerà la sede di un nuovo campus dedicato all’innovazione. Questa struttura è stata realizzata in collaborazione con l’Università Tecnica di Dresda (TU Dresden).

Il campus si concentrerà su una serie di settori high-tech, tra cui l’intelligenza artificiale, la microelettronica, la progettazione di chip, la scienza dei materiali, la robotica e le tecnologie dell’economia circolare. La TU Dresden affitterà circa la metà della Fabbrica trasparente, mentre VW sosterrà la collaborazione attraverso contratti di ricerca.

Secondo Handelsblatt, i lavoratori VW di Dresda hanno la sicurezza del posto di lavoro garantita fino al 2030. A partire dall’inizio del 2026, saranno anche inclusi nel contratto collettivo di lavoro di VW, che dovrebbe portare a salari più alti e migliori condizioni di lavoro.

Nuova iCar V23: arriva il battery Swap

La iCar V23 sarà presto disponibile in Cina con tecnologia di sostituzione della batteria. Il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology (MIIT) ha rilasciato i primi dettagli sul SUV aggiornato.

Dal punto di vista estetico, la versione con sostituzione della batteria sarà identica al modello senza sostituzione, con dimensioni invariate di 4.220 mm di lunghezza, 1.915 mm di larghezza, 1.845 mm di altezza e un passo di 2.735 mm.

La iCar V23 con sostituzione della batteria utilizza batterie CATL, poiché Chery è una delle cinque principali case automobilistiche che collaborano con il produttore di batterie per utilizzare il suo standard di sostituzione della batteria Choco-SEB. Altre case automobilistiche includono FAW, Changan, BAIC e GAC, con un totale di 10 nuovi modelli Choco-Swap che saranno introdotti.

DATO TRCNICI

Secondo la documentazione presentata al MIIT, la versione con sostituzione della batteria avrà un motore elettrico posteriore da 136 CV (134 hp o 100 kW), mentre la versione senza sostituzione avrà un’unità più potente da 252 CV (248 hp o 185 kW). La prima è anche più leggera, con un peso a vuoto di 1.720 kg, ovvero 15 kg in meno rispetto alla seconda.

Dato che l’ecosistema Choco-Swap di CATL è destinato principalmente al mercato cinese, è improbabile che la V23 con sostituzione della batteria venga offerta nei mercati esteri. Con la sostituzione della batteria, i clienti dovranno probabilmente sottoscrivere un abbonamento, simile al Battery as a Service (BaaS) di Nio, che potrebbe ridurre significativamente il prezzo di acquisto iniziale.

Nuovo Mercedes GLB 2026: Anteprima e Dati Tecnici

Dopo sei anni dal lancio commerciale arriva la seconda generazione del Mercedes GLB.

Costruito sulla stessa Mercedes-Benz Modular Architecture (MMA) della nuova CLA, il GLB condivide tutti i componenti di quella vettura, inclusa una gamma iniziale di propulsori esclusivamente elettrici. È leggermente più grande rispetto a prima e promette maggiore praticità, oltre a un livello superiore di tecnologia e intelligenza.

Al lancio, l’auto sarà disponibile come GLB250+ o GLB350 4Matic, entrambe con il piuttosto ingombrante suffisso “con EQ Technology”. Il modello base dispone di un singolo motore posteriore da 272 CV (200 kW) e 335 Nm di coppia, abbinato a un cambio a due rapporti in stile Porsche Taycan per migliorare l’efficienza senza sacrificare l’accelerazione. Raggiunge i 100 km/h da fermo in 7,4 secondi e tocca una velocità massima di 210 km/h.
Con la trazione integrale a doppio motore, il GLB350 aumenta leggermente le prestazioni a 354 CV (260 kW) e 515 Nm, riducendo di quasi due secondi lo scatto da 0 a 100 km/h, fermandosi a 5,5 secondi. Entrambe le varianti montano una batteria NMC da 85 kWh (netti), che garantisce un’autonomia WLTP di 542–631 km per il GLB250+ e 521–614 km per il meno efficiente GLB350 integrale.

DATI TECNICI

Grazie all’architettura elettrica a 800 volt, il GLB supporta fino a 320 kW di ricarica rapida in DC, aggiungendo 260 km di autonomia in soli dieci minuti di ricarica. A differenza della CLA, sarà in grado di ricaricare anche presso stazioni a 400 volt già al lancio, sebbene ciò sia possibile solo tramite un convertitore DC opzionale. Per la ricarica AC, l’auto accetta fino a 22 kW; è prevista anche la ricarica bidirezionale, abilitata tramite un futuro aggiornamento OTA.

In seguito, la gamma GLB sarà ampliata con ulteriori varianti, tra cui una versione entry-level e tre modelli ibridi. Questi ultimi, disponibili con trazione anteriore o integrale, integrano motore e inverter nel cambio a doppia frizione 8F-eDCT a otto rapporti, insieme a una batteria da 1,3 kWh a 48 volt e la capacità di recuperare fino a 25 kW tramite la frenata rigenerativa. Il motore turbo quattro cilindri M252 da 1,5 litri sarebbe stato sviluppato in collaborazione con Geely ed è probabilmente imparentato con il BHE15 montato sulla Proton X50.

Tutti i modelli adottano sospensioni MacPherson all’anteriore e un nuovo schema multilink al posteriore, derivato dai modelli Mercedes più grandi. Dispongono inoltre di un sistema brake-by-wire e cerchi fino a 20 pollici, con ammortizzatori adattivi di serie a partire da questa misura.

Il nuovo GLB mantiene in gran parte le proporzioni del modello uscente, con la forma squadrata e i caratteristici montanti D spessi e verticali. All’anteriore, i fari LED rettangolari sono collegati da una striscia luminosa e integrano la grande stella a tre punte Mercedes come grafica delle luci diurne, disponibile con i fari opzionali Multibeam matrix.
Più in basso, spicca una massiccia griglia ottagonale con un logo centrale di grandi dimensioni, doppi listelli e 94 piccole stelle. L’intero pannello

Nuova Bentley Bentayga Mini: Anteprima

La Bentley Bentayga sarà presto affiancata ad una versione mini.

Il produttore automobilistico britannico sta preparando il suo secondo crossover e un paio di giorni fa sono state pubblicate online alcune foto spia dei prototipi. Grazie a queste immagini, abbiamo la possibilità di farci una prima idea di come sarà il nuovo modello.
Ad oggi, la gamma Bentley comprende un unico SUV denominato Bentayga. Il suo debutto è avvenuto nell’autunno del 2015, mentre a metà del 2020 il modello è stato sottoposto a un restyling che ha modificato in modo significativo l’aspetto del crossover. L’auto ha avuto successo ed è diventata subito il modello più venduto del marchio. Le voci sullo sviluppo di un secondo SUV circolavano già da tempo: all’inizio del 2017, la rivista online Kolesa.ru aveva scritto che Bentley stava progettando il lancio di un modello del genere, e già allora era stato annunciato che sarebbe stato completamente elettrico.

Da allora sono passati quasi nove anni e solo ora sono stati messi su strada i primi prototipi di prova della futura novità. Sono ancora nascosti sotto uno spesso strato di camuffamento, ma alcuni dettagli sono già visibili. Si sa già che il crossover sarà un gradino sotto il modello Bentayga e, di conseguenza, avrà dimensioni inferiori. Anche il design della carrozzeria dovrebbe essere molto diverso: nonostante l’attuale camuffamento, che cerca di convincere tutti che la novità avrà i tradizionali quattro fari ovali degli ultimi modelli del marchio, attraverso di esso si intravedono i contorni di un frontale più rigoroso con un bordo superiore orizzontale. Anche la griglia del radiatore (o meglio, la sua imitazione) sarà sicuramente diversa dai modelli tradizionali dell’azienda. Nelle foto spia si vede che i finestrini delle portiere saranno senza cornice e che la forma dei vetri laterali sarà diversa da quella della Bentayga grazie alla linea del finestrino che segue il profilo del passaruota posteriore.

Le maniglie delle portiere sono tradizionali, con una “presa naturale”, mentre nei parafanghi anteriori saranno presenti telecamere aggiuntive. Nella parte posteriore si distinguono chiaramente i contorni del paraurti con la nicchia integrata per la targa e l’imitazione del diffusore nella parte inferiore.

Rendering Kolesa.ru

IL CROSSOVER COMLATTO

Il bagagliaio è ancora nascosto da uno spesso strato di camuffamento, ma si può già vedere che sarà più stretto e non si aprirà insieme ai blocchi dei fanali, come nel crossover più grande.
Come già detto, il nuovo crossover Bentley sarà completamente elettrico e, secondo le previsioni, condividerà la parte tecnica con la Porsche Cayenne Electric, che ha debuttato di recente. In questo caso, quest’ultima adotterà la piattaforma modulare PPE (Premium Platform Electric) con architettura a 800 volt. La potenza del propulsore della futura Bentley è ancora sconosciuta, mentre la Cayenne elettrica è disponibile in due versioni: la base da 442 CV e la Turbo top di gamma con una potenza massima di 1156 CV.

La Nio EC6 si spacca in due: incidente da paura

Troppo spesso leggiamo di veicoli elettrici che prendono fuoco dopo incidenti relativamente lievi e, in alcuni casi, gli occupanti rimangono intrappolati all’interno. Questa storia è però leggermente diversa, poiché una Nio EC6 è stata recentemente distrutta in un incidente in Cina, ma sorprendentemente non ha preso fuoco nonostante si sia quasi completamente spezzata in due.

L’incidente è avvenuto lunedì a Shanghai. A quanto pare, la EC6 di colore rosa chiaro ha urtato lateralmente un guardrail in cemento dopo aver tagliato la strada a un altro veicolo, che ha quindi tamponato la parte posteriore della Nio.

Secondo quanto riportato dai media locali, il bordo superiore del guardrail, largo circa 120 mm, ha esercitato una pressione straordinaria sul montante C e sulla zona del pavimento.

Questa forza ha causato una spaccatura nella parte posteriore dell’auto. Sorprendentemente, il conducente e il passeggero della Nio non hanno riportato ferite nell’incidente. Inoltre, il pacco batterie non ha subito danni gravi e non ha preso fuoco.

INCIDENTE TERRIFICANTE

Secondo una dichiarazione rilasciata da Nio, subito dopo l’incidente, i sistemi di sicurezza di bordo del veicolo hanno segnalato l’incidente. Il personale di Nio è stato allertato dell’impatto e ha risposto rapidamente alla scena, aiutando gli occupanti a ricevere cure mediche.

Forse in una velata frecciatina a Tesla, Nio afferma che le porte dell’EV si sono sbloccate immediatamente dopo la collisione, consentendo al conducente e al passeggero di liberarsi.

La casa automobilistica ha anche confermato che il sistema di assistenza alla guida dell’EC6 non era attivato al momento dell’incidente.

La Nio EC6 è stata presentata per la prima volta alla fine del 2019, prima di essere completamente aggiornata nel febbraio 2023. L’esemplare coinvolto in questo incidente era uno dei modelli rinnovati.

È disponibile con un pacco batterie da 75 kWh o 100 kWh ed è venduta esclusivamente nella versione a doppio motore, che produce una potenza combinata di 483 CV e una coppia di 700 Nm.

Giancarlo Naddeo: quell’Argento Vivo della Capitale a motore

All’inizio, quasi mezzo secolo fa, era un poster enorme attaccato alla parete di una cameretta. Io, ultimo di una famiglia dove la passione per l’automobilismo era una sorta di pedigree, mi ero abituato fin dall’infanzia a vedere apposte in verticale le figure dei Piloti, le reclàme delle auto, le immagini che insomma immortalavano momenti e personaggi epici del Motorsport.

Ne avevo conosciute a decine, ed a decine mi circondavano lungo gli ambienti di casa, sempre quasi mezzo secolo fa. Eppure un poster in particolare mi era entrato nel cuore e nell’immaginazione, incredibilmente. E non era una Ferrari, o l’immagine di un campionissimo del circus. No: era il Poster – pubblicità informativa e allo stesso tempo celebrativa di un appuntamento a Vallelunga del vecchio Monomarca “Coppa Renault 5”: un trofeo monomarca (come all’epoca ve ne erano altri in Italia, con il Trofeo Alfasud forse più rinomato e seguito degli altri) partito il 23 Marzo del 1975  con la versione “LS Coppa” della Renault 5, la piccola di casa Renault già best seller in Europa.

Era, quello Renault, un classico ponte professionale per il lancio di nuovi talenti giovani che – con una spesa ragionevole legata soprattutto ad un’auto utilizzabile tutti i giorni – potevano farsi conoscere e valutare dai talent – scout che molto spesso si affacciavano in incognito a bordo pista delle cosiddette “categorie minori”; a fianco ai giovani correvano tuttavia piloti già preparati e professionali con il coltello tra i denti molto diversi dalla terza ed ultima categoria presente nei Trofei monomarca: quella dei Gentlemen Drivers che con il RollBar montato nell’abitacolo ed i sedili racing si divertivano nel passatempo domenicale con l’auto che poi sfoggiavano nel parcheggio sotto l’Ufficio vantandosi con i colleghi. Ecco: la storia dell’eroe di questo racconto è la storia di un esponente “crossover” di quella categoria di mezzo tra i professionisti affermati ed i giovani “rookies” dato che per età poteva ancora, all’epoca del Poster di cui Vi ho accennato sopra, essere annoverato tra i giovani; eppure quel ragazzo era a quel momento talmente veloce e talentuoso al volante da aver ricevuto, poco tempo prima, una offerta per sedere addirittura dentro una Formula Uno. 

Quel ragazzo, con il nome in stampatello ben visibile nel poster, era Giancarlo Naddeo. E negli anni, tanto tempo dopo, sarebbe stato il nome che ambivo a conoscere e ad avere come contatto perlomeno sui Social. 

Anni dopo io, da spettatore e lettore di resoconti sportivi delle Gare di automobilismo, come tanti avevo messo in primo piano il circus mondiale della F1, dei Rally, dell’Endurance; anche perché vista la generazione la mia adolescenza era del tutto estranea a Social e Web e la conoscenza personale si basava all’epoca su “mamma RAI” e sulle Riviste specializzate periodiche come ad esempio Autosprint da cui ho ricavato la foto di copertina di questo servizio.

E nel cono di luce delle Riviste e della Tv, a differenza di quel che accade oggi dove basta digitare un nome su Google per avere il resoconto di intere pagine di recensioni e contenuti, il nome di quel ragazzo romano talentuoso si era nascosto nelle pieghe delle cronache minori e spesso trascurate.

Arrivato il tempo delle piattaforme di socializzazione e di contatto da remoto, io ero già cresciutello e i nomi sportivi della mia infanzia e adolescenza erano finiti in chissà quale cassetto della memoria e dell’affetto emotivo. In più da anni il mio orientamento professionale si era rivolto al concetto di auto da “commercializzare” o da assistere consulenzialmente; per cui ammetto di aver rinunciato per tanto tempo a cercare di nuovo “quel” ragazzo, Giancarlo.

Eppure sotto la sabbia covava sempre l’immagine lampo di quel poster, di quel nome. Finchè, forse troppo tardi, mi sentii nel dovere di “usare” al meglio le potenzialità che il Web e la connettività sanno offrire: che non è solo imprecare in modalità “flat” contro gli avversari sportivi calcistici nel Lunedì post girone Serie A (cosa che, grazie alla mia non passione per il calcio non poteva verificarsi); oppure presentarsi in Chat come “bell’uomo, mezza età, indubbie doti caratteriali, buona posizione economica, automunito, cerca pari caratteristiche altrui sesso astenersi perditempo chiamare ore pasti”.

Quando il Web è prezioso: un contatto insperato

Dal 2012, accettando l’invito di un amico titolare di una piattaforma di contenuti motoristici, nel tempo libero mi dilettavo di scrivere racconti “automobilari” tra professione e ricordo ludico; pian piano questo diletto è diventato “strutturale” e devo dire che in un periodo davvero difficile e poco sereno della mia vita scrivere del tempo passato perché quelli più giovani ne se avvedessero era anche per me un  modo per allontanare la tristezza.

Ecco che, nei primi mesi del 2015, mi ci ero messo di impegno: recuperare tutto il ricordo possibile su Giancarlo Naddeo, cercare sui motori di ricerca e sui Social un riferimento di questo mio antico beniamino, e aprire un contatto. 

 

Lanciai dunque sulla Chat di Facebook, alla sua vecchia pagina (ne deteneva due, una – proprio questa di cui Vi parlo ora – è stata chiusa) un invito alla amicizia online, e a fine Maggio il “mio” campione Giancarlo Naddeo si appalesò rispondendo all’invito. Ero già abbastanza cresciutello dieci anni fa, eppure l’associazione tra quel contatto Web ed il poster dell’infanzia mi sembrò un regalo tardivo di Natale. Anche perché da anni le cronache avevano steso l’oblio velato sul ruolo e sulla figura di Giancarlo; e persino quel Web prodigo di notizie ed aneddoti era nei suoi confronti molto parco. 

In quel 2015 cominciai dunque una discreta e mai incombente attività di fraseggio chat nella quale più che scavare io nei meandri della professione di Giancarlo invadendolo di domande, ero più attento a raccontare – io a lui – l’ascendente ed il richiamo di curiosità che da quel poster (alla fine entrambi lo chiamavamo “quel famoso Poster” e Giancarlo si dispiacque un poco del fatto che non sapevo più che fine avesse fatto) aveva sortito dentro un bambino quale ero all’epoca. 

Ovviamente, capirete bene, ero un operatore professionale del mondo dei motori, e non ero più un bambino: ho sempre giudicato male coloro che avvolti da passioni giovanili non si rendono conto di quando le manifestano infantilmente pur essendo cresciuti, ed in fondo io a mia volta in tanti momenti della mia vita ho peccato di questo limite.  Insomma, avevo già oltre quaranta anni e di fronte a me, da remoto, avevo un brillante, cortese ma compassato ex Campione che all’epoca del contatto aveva raggiunto quasi ottanta anni. Volevo che il contatto ed il dialogo tra me e lui fosse scremato da impeti da bimbominkia da parte mia mentre, nella mia premura ed attenzione, io cercavo con pazienza di capire quanto Lui fosse interessato e contento di scambiare ricordi del passato.

In fondo il primo anno di chat passò nello scambio rarefatto e non assiduo di ricordi sul Trofeo R5 e sulle Gare Turismo, intervallando io anche su temi collaterali come la famosa (per i romani del tempo Concessionaria Renault Naddeo, che se non ricordo male (ero bambino anche in quel caso) si trovava sulla Via Tuscolana. A priori ho sempre evitato domande personali su vita e su affetti: sapevo bene, per documentazione archivistica, il ruolo e la figura accanto a Giancarlo di Susy Raganelli, a sua volta figlia di un grande distributore di auto nel Centro Italia (famose le Concessionarie Alfa Romeo di Raganelli)  ma nonostante tutto mi sembrava cortesia ed obbligo non deviare nei racconti su colei che comunque resta alla storia come la prima ragazza a vincere un mondiale di Karting tenendo dietro di sé un nome come Ronnie Peterson. 

Giancarlo, “piccolo genio sportivo” della Roma bene

Gli avevo invece confidato di averlo “sentito” annunciare negli altoparlanti durante una Vallelunga (non chiedetemi l’anno e l’evento, ricordo solo di aver indossato i calzoni corti) in cui si correva quella Coppa Renault 5 che dunque consentiva anche a tante famiglie di familiarizzare con Autodromi importanti senza impegnare fortune al bancone del bigliettaio. La Coppa R5 Elf in Italia era arrivata tempo prima, ed i romani non di rado pronunciavano il nome di Giancarlo come quello di un vero talento. Lui era divertito, fummo e diventammo talmente affiliati da poter io conquistare il diritto al suo numero di cellulare, che conservai sempre e rimando sempre di Rubrica in Rubrica ancora oggi, come se dentro di me sperassi di poterlo far squillare di nuovo. Quel numero non fu mai da me, però, abusato: Giancarlo nel giro di pochi semestri dall’avvio del contatto su Facebookera diventato un amico a distanza da proteggere, mentre lentamente inanellava durante brevissime chat o saluti telefonici la sua carriera che Vi ricostruisco anche con un aneddoto pubblico sul quale non sono riuscito ad approfondire:

Giancarlo Naddeo, Campione di Roma e straordinario Viveur della Capitale

Ovviamente chi è nato e cresciuto a Roma nel benessere, come anche Giancarlo, viveva all’epoca ogni gradino superato di notorietà come un passaporto per la mondanità: Roma by night, i Disco, Via Veneto, i ristoranti tipici e soprattutto quel “Meo Patacca” che nasce sulla spinta di un americano a sua volta appassionato di motori e titolare di un piccolo e colorato Team sportivo. 

Ed a Giancarlo, proprio per contestualizzare il periodo e la Roma del suo tempo avevo deciso di dedicare uno spazio come lo avrei “sincronizzato” con Vallelunga, con il suo vecchio amico e compagno Claudio Francisci, oppure per “Sor Gino” De Sanctis, la Giannini, o addirittura la piccola “Squadra Corse” di “Meo Patacca” appunto. Mio vecchio pallino, avrei anche voluto irretire Giancarlo nel ricordo dell’ombra più cupa che si era alzata sulla Capitale in quegli anni Settanta: il Terrorismo, la violenza, il rischio per le strade ogni giorno.

Certo, senza il brutto incidente del 12 Settembre 1971 in quella pozzanghera perpetua che è la Germania, chissà che destino avrebbe avuto: purtroppo con la F.2 alla 26° edizione dell’Internationales ADAC-Avusrennen tenutasi all’AVUS (circuito tremendo ed ormai vecchissimo), il giorno della gara il percorso era insidioso a causa delle piogge che avevano preceduto la partenza, e proprio nel primo giro si verificarono diversi incidenti. La gara di Formula 3 era già stata segnata dalla morte di un commissario di gara, e quasi dodici dei 17 partenti nella Formula 2 sono andati in testacoda sulla pista bagnata e sono caduti. 

Tra questi proprio Giancarlo con la Lotus 69-Ford ebbe un incidente riportando una frattura alla gamba ed un trauma cranico. Prima ancora di questo era stato uno dei Piloti di Bizzarrini grazie al contatto con il fondatore proprio del Ristorante “Meo Patacca” che a sua volta acquistò una “Iso A3/C” grazie al contatto con amici romani di Giotto. Ma dal volante di quella diabolica “Iso” rossa (5300 cc V8 di derivazione Chevy, una delle più veloci GT a Le Mans del 1965) Giancarlo arrivava già come ottimo campioncino in Formula Ford e Formula 850. Ma l’origine pistaiola di Naddeo è ovviamente nel Kart dove si laurea campioncino italiano nel 1962 a 23 anni.

Giancarlo aveva vinto poi l’italiano F.3 1971 e lo stesso anno fu secondo al Gran Premio di Monaco: non a caso aveva vinto a fine Stagione anche l’ambito “Casco d’Oro” di Autosprint, ben descritto proprio nella copertina della rivista in foto. 

Il risultato di Giancarlo a Monaco, vetrina ideale per i talent scout nella gara di Formula Tre, fu quasi un miracolo: quella artigianalissima e bolognese Tecno dei fratelli Pedrazzani (Marchio che con i Go-Kart proprio con Raganelli era fortissimo, ma ancora alle “prime armi” con le monoposto superiori) era arrivata ad un imprevedibile secondo posto con Giancarlo dietro a Walker ma davanti ad un già fortissimo Patrick Depailler che vincerà nel 1978 quel Gran Premio in Formula Uno.

Ma dopo l’incidente dell’Avus Giancarlo a questo punto ricomincia dalla Coppa R5, anche se tra le tante altre partecipazioni con una De Tomaso Pantera GTS del suo amico Carlo Pietromarchi conclude un ottimo terzo posto nel Giro Automobilistico d’Italia del 1977, corre in due edizioni della 1000 Km. di Monza, condividendo la vettura con Claudio Francisci nel 1976 e con Sigala nel 1979, e conquista un podio, terzo posto nella Coppa Florio, prova del Campionato Europeo Sport 1978 disputata a Pergusa in Sicilia.

Giusto poco tempo fa, avendo beneficiato da Gianluca Bardelli del contatto con Claudio Francisci (al quale a sua volta ho voluto dedicare un pezzo su Autoprove.it) ho chiesto proprio all’ancora attivissimo Pilota romano (guida ancora con grande classe la sua Lucchini –BMW) un ricordo di quell’equipaggio con Giancarlo: con Naddeo il nostro amico Claudio ha diviso nel 1976 il sedile della Alpine Renault A441 alla 500 Km di Imola; e di certo non sarà stato facile per il prototipo francese reggere la pressione di due piedoni pesanti come quelli di Giancarlo, che Claudio ha voluto ricordare in un breve contatto telefonico come un ottimo pilota ed una ottima persona, sempre corretta fuori e dentro la pista. Ma con doti di velocità e senso della Gara notevoli.

Giancarlo ha vinto poi la Coppa Italia Peugeot-Talbot nel 1984, alla guida di una Talbot Samba

Successivamente è entrato a far parte del team Jolly Club, gareggiando nel Campionato Europeo Turismo con l’Alfa Romeo Alfetta GTV6 e l’Alfa Romeo 75, in coppia con Lella Lombardi, quindi ha condotto una stagione con un’Alfa Romeo SZ nel Campionato Italiano Gran Turismo e nel 1992 corre nel 1992 nel Superturismo con la Opel 16V GSI e diventa una figura di spicco nel panorama delle corse del CIVT (Campionato Italiano Velocità Turismo), vincendo più volte la sua classe e il titolo assoluto nel 1991 su Alfa Romeo 33. 

Le sue ultime partenze avvengono nel 1997 quando comunque, già a 58 anni, vince ancora una volta la sua classe su una Peugeot 106 Rallye1600. Che dire di più? 

Giancarlo se ne è andato quattro anni fa, un Lunedì 13 Dicembre 2021, e di lui ho un ultimo “Auguri” al suo ultimo Compleanno. Aveva 82 anni ma almeno per me già dal 2019 inoltrato non era più facilmente rintracciabile in chat, forse stanco e provato. 

Parlammo, ricordo tra gli ultimi scambi, di una occasione di incontro tra vecchi piloti della Coppa R5: doveva essere il 2018 e se non ricordo male era vicino Rieti. 

Non riuscii, per impegni, ad onorare una mezza promessa di esserci per, pensate, vederlo di persona e salutarlo per la prima volta dal vivo compiendo quel transfert dal vecchio e famoso poster alla realtà. Poi il maledetto Lockdown, le abitudini che si rompono ed il giorno che smette di essere “normale”. E purtroppo è stato un fatale attimo arrivare alla fine del 2021 in un Dicembre che anch’io ricordo come molto triste. La notizia mi arrivò e fu brutale, in quel giorno di Santa Lucia.

Ho l’onore di conservare ancora nella mia rubrica telefonica il suo cellulare, e la sua mail. Avrei voluto, forse proprio in questi anni, fare di lui il protagonista di un libro che provai a proporgli proprio come lo specchio del racconto che avrei voluto fare su di Lui affinchè potessimo insieme raccontare ai giovani cosa fu quella Roma e quell’Italia di un “eroe borghese” come era Giancarlo: non troppo superstar per essere tre metri sopra gli altri, ma testimone fedele di una raffigurazione insieme sportiva, sociale, folkloristica ed anche imprenditoriale da campione della porta accanto.

Gliene accennai e Lui non si mostrò contrario alla ipotesi. Gliene parlai, pensate, poche settimane prima di Febbraio 2020, dopo il quale il mondo non fu più lo stesso.

L’idea amichevole era quello di sancire l’accordo e battezzare l’eventuale libro – o quel che ne sarebbe venuto fuori – con uno spuntino al nuovo “Meo Patacca” di allora. Gli avrei chiesto della Roma dei Motori, delle officine di preparazione dietro San Pietro, di “Sor” Gino De Sanctis, di Mimmo Dei, della Giannini, e di tantissime altre cose. Purtroppo anche per colpa del tempo e di tante cose che si sono messe in mezzo, quell’incontro da “Meo Patacca” non è mai avvenuto. Oggi mi rimane la gioia e la nostalgia di quel contatto con un vero signore, una persona ottima e cordiale con cui ho potuto ricordare anni straordinari, a partire da un semplice Poster

Era un sogno, ed in piccola parte Giancarlo Naddeo mi ha aiutato a renderlo reale. Sogni, che aiutano a sognare ancora. Recentemente è stato dedicato alla memoria di Naddeo un “Vallelunga Racing Weekend” nella “Formula Historic 1.6”. Mi sembra giusto, e spero che si ripeta.

Di Giancarlo Naddeo non voglio dire altro. Da un po’ fa parte degli Angeli che corrono in cielo, e questa per chi crede è la chiosa più bella per chiudere il mio giusto ed affezionato ricordo. Con quella copertina di vecchio Autosprint che sancisce un piccolo grande sogno per ogni pilota di quel tempo. Un “Casco d’Oro” a chi, ironia della sorte, aveva fatto del suo casco argentato un marchio di identità.

Riccardo Bellumori