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Il venditore auto del futuro rinasce car influencer?

Autoprove ha voluto, nel corso di alcuni articoli, inquadrare e spiegare a lettori e professionisti di settore, le nuove figure operative che in questo momento sono forse le più ricercate o quelle che promettono maggiori sbocchi lavorativi.

In questo senso il mio contributo alla sessione informativa inaugurata dall’amico Antonio Elia si incentra mia sulla esperienza diretta, a volte davvero “antica” che però sta mostrando un piacevole ritorno di attenzione da parte delle Imprese italiane dedicate al settore Automotive poiché non proprio tutto quel che deriva dal passato deve essere buttato nel cestino. 

Una delle prerogative molto apprezzate del Promotore Vendite nel settore Auto e sempre stata la capacità tecnica e didascalica nell’inquadrare, analizzare e descrivere le auto al potenziale Cliente in modo speciale.

Vi richiamo qui un esempio calzante: sapete quale fu l’asso vincente, un quarto di secolo fa, per noi ex Commerciali Ford nella proposta della atipica e personale Ford Fusion? 

Non lo credereste mai: era un rettangolo di cartone bianco, sagomato opportunamente, largo l’estensione totale del parabrezza ed alto una trentina di centimetri, che veniva posto sulla base interna del cristallo anteriore coprendone la visibilità di una intera sezione inferiore. 

Bene, sapete cosa voleva indicare quel cartone? Che sulla Fusion, la cui seduta era posta abbastanza più in alto della media di altre berline di segmento B, la visibilità consentiva di vedere quella sezione di strada e di panoramica che le vetture più basse nascondevano all’occhio del guidatore. Fu una comunicazione vincente, improvvisamente centinaia di automobilisti generici si sentirono “ingannati” dalla loro stessa auto. Di esempi così possiamo riempire le pagine dei libri di Management e Marketing. 

NUOVI MODI PER COMUNICARE L’AUTO

Ma l’esempio vuole solo trasmettere una cosa: per convincere un Cliente non basta più solo il “modo” di comunicare le stesse informazioni, ma occorre spulciare e centellinare ogni aspetto di un’auto (nuova od usata) per scovare l’aspetto ignoto ma vincente non declinato dalla concorrenza. 

Un altro esempio? Diversi anni fa un Commerciante di auto usate piazzò un cartellone scritto in stampatello su un’Astra TD Station con la scritta: “Tua per 500.000 chilometri”, e dentro l’abitacolo la copia del “Quattroruote” che recensiva la storia di un Automobilista felice proprietario di una versione analoga della media Opel con cui aveva tagliato quel traguardo chilometrico.

Sono pillole di vita vissuta, ma possono far riflettere e fare la differenza tra una informazione “fredda” ed una interazione con i potenziali Clienti.

E se è vero che le competenze professionali di un operatore del settore Automotive devono fare i conti con l’interfaccia digitale e telematico obbligatorio oggi per ridurre tempi e rendere le decisioni più consapevoli e strategiche, è anche vero che la tendenza del settore auto in generale è quella di abbattere la sindrome piramidale e gerarchica dell’informazione “Istituzionale” grazie soprattutto ai consumatori che sempre più si interfacciano con il Web in cerca di informazioni alternative e non generiche: la moltiplicazione di nuovi Brand e nuovi operatori commerciali, l’arrivo di nuovi paradigmi tecnologici (alimentazione, architetture, autonomia, garanzia e servizi post vendita) e commerciali (acquisto “on line”, Gruppi di Acquisto, Noleggio, Sharing, etc.) portano il consumatore dentro un ginepraio in cui maturare una opinione è davvero dura. 

 

Il problema? Secondo me è nell’eccesso di autoreferenzialità sia nei canali mediatici istituzionali che in quelli autonomi, spontanei, e se vogliamo innovativi: mentre i canali mediatici istituzionali (TV pubblica e nazionale, Stampa principale, Riviste di settore e siti correlati) la autoreferenzialità è di “resistenza” (cioè proporre temi, operatori e contesti in grado di supportare anche immagine e sopravvivenza degli stessi canali mediatici istituzionali); per i canali nuovi e più giovani troppo spesso l’autoreferenzialità deriva da una errata traduzione del concetto di “Personal Branding”. 

E per colpa di questo troviamo spesso piattaforme, siti, canali Youtube e Social costruiti per fare da vetrina più per il fondatore e gestore che non per i prodotti ed i temi recensiti. In parole povere l’apparenza e la iperbole personale finiscono per seppellire il contenuto mediatico ed informativo che è invece il motivo determinante per il quale dovrebbe nascere un canale mediatico ed informativo alternativo.

Insomma, da un lato cresce la domanda di canali mediatici che non propinino sempre la stessa informazione costruita a tavolino da Brand, Gruppi, Dealer, Organizzazioni; dall’altro  l’occasione è talvolta bruciata da nuovi protagonisti ed animatori di siti, Blog personali, canali Youtube e spazi editoriali dentro Redazioni o radio locali, che tuttavia finiscono per basare posizionamento, riconoscibilità ed identificazione mediatica con la sovraesposizione del protagonista. Insomma, per dirla tutta, troppe “faccine” e poco contenuto di valore.

Ora, è davvero di questo che ha bisogno la parte innovativa ed alternativa dell’informazione auto sul Web? Secondo noi no, visto che in questo modo la prerogativa professionale e consulenziale(necessaria per il mondo auto) finisce per soggiacere allo stile scenografico fine a se’ stesso che riempie spazio Social da parte di altri “Influencer” e Blogger che – bontà loro – moltiplicano storie e selfie per il solo gusto di apparire e di far passare tempo sostanzialmente infruttuoso ad una pletora di seguaci dalla dubbia brillantezza cognitiva.

Raccontare un’auto, una moto, un LCV o persino una organizzazione commerciale o di Assistenza non ha alcun senso promuovendo o amplificando solo l’aspetto ludico, scenografico od empatico del suo protagonista didascalico. 

E’ la scelta non ortodossa ed antagonista che mi ha spinto al radicalismo multimediale che gli amici di Autoprove.it hanno imparato a conoscere. Se è vero che il mio archivio professionale di vendita, consulenza e contatto con il pubblico data ormai più di trenta anni; è anche vero che mi ritengo agli antipodi, come immagine e presenza mediatica, con quello che secondo me è il più auspicabile modello anche estetico e rappresentativo sul Web. 

Insomma, da buon vecchio dinosauro della trattativa verbale e telefonica e dell’automobile classica, ho anche una certa compassione di tanti stagionati professionisti dell’auto che hanno la verve (o la sana incoscienza, fate Voi) di occupare il Video in primo piano con il loro faccione, condividendo un monitor per la maggior parte di un videoservizio insieme al prodotto od al tema affrontato. 

Io, per scelta controcanto, sto proponendo il ruolo mediatico dell’”Uomo invisibile” dentro ai miei servizi Video: meno mi si vede, e penso che più il tema centrale del Video non sarà corrotto o diluito. 

Insomma, il mio “esserci dietro le quinte” sta anche diventando un marchio di fabbrica che in molti apprezzate e seguite curiosi.

Se tuttavia il mio consiglio è di seguire l’esempio di Autoprove.it riducendo il più possibile la vostra “faccia” trasformandola in sicura ed affabile voce narrante, questo non Vi esime, cari nuovi Car Influencer, a dotarVi di un potente armamentario nozionistico, pratico ed anche logistico/territoriale.

Cosa intendo dire? Molto semplice: acquisito il Vostro “format” identificativo necessario (per spiegare al Vostro target di potenziali seguaci:

il “Who”: Chi siete e da cosa avete maturato i giusti Skills per la mission che Vi anima; 

il “What”: Quali sono gli ambiti e i contesti tematici che intendete divulgare, potenziare, condividere;

il “When” inteso come “quando” intendete svolgere il vostro ruolo di Influencer, inteso in senso cronologico e strategico: volete cioè interagire o intercettare i Vostri potenziali seguaci prima di un eventuale acquisto o Noleggio? Volete supportarli prima di una possibile vendita di auto? Volete intervenire sul momento dell’Assistenza, dell’acquisto Ricambi; oppure volete interagire direttamente a livello Industry prima della vendita generica a Cliente potenziando immagine e comunicazione di Dealer, RentCompanies, Officine, etc.?

A questo punto, con “When” e con le ultime due discriminanti strategiche e metodologiche si delinea soprattutto il senso ed il target potenziale di quello che volete fare, proporre, condividere.

Il “Why” è il perno della Vostra eventuale “Mission”. Ed è la disriminante centrale di ogni nuova attività che dovrebbe iniziare con una domanda “Perché mai la gente dovrebbe comprare…ME?” 

Significa in soldoni scremare da ogni Vostra attività tutto quel che è scontato, ridondato, consueto, oppure inefficace od inutile, per poter esaltare l’aspetto davvero innovativo di quel che offrite. 

E di certo offrire al consumatore potenziale di servizi automobilistici una recensione concreta ed esplicativa di un veicolo o di un servizio, aggiornare su elementi tecnici o normativi in corso, dare informazioni su nuovi prodotti o Players, ma persino su software e supporti informatici e telematici in commercio; e persino presentare secondo Skills e qualità del servizio specifici operatori del settore Auto è senza dubbio una attività utile e ricercata, se ben ritagliata su Target, territorio e tipo di offerta che intendete recensire. Perché però “ritagliare” in modo specifico territorio, tipo di offerta e Target? 

Perché entra in campo la variabile ultima e discriminante:

il “Where”, cioè “dove” intendete svolgere il vostro ruolo di Influencer, inteso in senso più merceologico e territoriale. Questa specifica ha particolarmente senso nella dinamica di scelta, preferenza e consumo nel settore Automobilistico.

 

Perché la matrice “virtuale” ed informatica del Vostro approccio con il potenziale target non deve mai escludere, sostituire o surrogare l’esperienza fisica che porta alla fine del processo di scelta un consumatore in contatto con un’auto, od un servizio legato all’auto.

Dunque, amici potenziali Car influencer, una volta definito con cognizione di causa il corredo discriminante di :“Who/What/When/Why/Where” per la Vostra nuova attività by Internet e by Social non trascurate di sporcarVi le mani o guidando possibilmente auto che recensite, o entrando nel merito di scelte e soluzioni tecniche, modalità di assistenza e problemi di Officina, soluzioni di ricerca ed approvvigionamento componenti, e così’ via. 

E se sarete in grado di costruire un Business Plan convincente, non abbiate imbarazzo a proporlo a Costruttori, Importatori, Dealers, Officine, Ricambisti, e persino a Radio e Media più organizzati di Voi; qualcuno, dentro al mare di mail e presentazioni inviate, farà al caso Vostro.

 

Riccardo Bellumori

Nuovo Nissan Navara 2026: Anteprima Teaser

Nissan ha iniziato a svelare alcuni dettagli del pick-up Navara di quarta generazione, che farà il suo debutto ufficiale il 19 novembre 2025. Questo modello sostituirà quello di terza generazione (D23), in commercio dal 2014 e sottoposto a un restyling nel novembre 2020.

La casa automobilistica giapponese non ha fornito molti dettagli per ora, ma ha rivelato che il nuovo modello incorporerà “elementi di design che rendono omaggio alle generazioni precedenti, offrendo al contempo le capacità e la tecnologia avanzate richieste dai conducenti di oggi”.

Secondo quanto riportato in precedenza, il prossimo Navara sarà basato sulla terza generazione del Mitsubishi Triton, ma con caratteristiche di design specifiche che lo differenzieranno. A giudicare da quanto anticipato, possiamo vedere che il Navara avrà una propria firma luminosa diurna sotto forma di una barra luminosa a LED su entrambi i lati del frontale.

Questo differisce dal Triton che ha linee segmentate per la sua firma DRL, anche se sembra che entrambi avranno fari principali simili montati più in basso. Un’altra novità è la firma a forma di C per i fanali posteriori.

UNA PARENTELA STRETTA

Il Nissan Navara sembra condividere la struttura dell’abitacolo, il cofano, le porte, i finestrini e i passaruota posteriori del Triton, il che suggerisce che le differenze sono limitate alle luci e forse ai paraurti. Non c’è molto da vedere degli interni, a parte il pulsante di avvio che si trova nel cruscotto.

Questa stretta relazione è simile a quella tra Isuzu D-Max e Mazda BT-50, quest’ultimo basato sul primo ma con un design distintivo. Nissan afferma che il suo Navara avrà “molti cambiamenti” per distinguerlo, ma sapremo con precisione quali saranno solo il mese prossimo.

Data l’architettura condivisa, ci aspettiamo che il Nissan Navara monti il motore turbodiesel 2,4 litri a quattro cilindri in linea del Triton, che eroga fino a 204 CV (201 hp o 150 kW) e 470 Nm di coppia. È anche molto probabile il passaggio dalle molle elicoidali posteriori alle molle a balestra, come nel Triton.

Nuova Maserati Grecale Tributo Il Bruciato

Nuova Maserati Grecale Tributo Il Bruciato.

Il marchio italiano Maserati fa parte del colosso automobilistico Stellantis, che è entrato a far parte dei protagonisti globali del mercato automobilistico mondiale all’inizio del 2021. Il crossover, denominato Grecale, è stato presentato dalla società nella primavera del 2022. Il modello ha debuttato immediatamente in tutte le sue versioni: tre a benzina e una elettrica con l’aggiunta di Folgore (le cui vendite sono iniziate nel 2023).

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Nonostante questo crossover sia il più richiesto tra tutti i modelli del marchio, le sue vendite sul mercato europeo rimangono piuttosto modeste. Secondo i dati di Jato Dynamics, nei primi otto mesi del 2025 la Maserati Grecale è stata venduta nel Vecchio Continente in 2024 esemplari, con un calo del 17% rispetto al periodo gennaio-agosto dello scorso anno.

Ora gli italiani vogliono attirare l’attenzione dei clienti sul modello con una versione speciale della Maserati Grecale Tributo Il Bruciato. L’azienda ha spiegato che i creatori di questa vettura speciale si sono ispirati al vino rosso italiano che, appunto, si chiama Il Bruciato. È prodotto da Marchesi Antinori, una delle famiglie di viticoltori più antiche e rispettate al mondo.

Una delle caratteristiche principali di questo modello è la vernice utilizzata per la carrozzeria. È stata chiamata Alchimia Scarlatta e ha un colore bordeaux intenso con sfumature ramate e malva scuro. L’azienda ha sottolineato che il colore della carrozzeria della Maserati Grecale Tributo Il Bruciato vuole richiamare «il rosso intenso del vino che turbina nel bicchiere».

Le versioni speciali sono dotate di cerchi in lega leggera neri lucidi da 21 pollici Pegaso Forgiati o Crio Fuoriserie, dietro i quali si intravedono le pinze dei freni nere. Sui parafanghi anteriori si possono distinguere le targhette Modena.

L’abitacolo è rivestito in pelle marrone eX rosso scuro con un motivo speciale. Sui poggiatesta si possono vedere emblemi ricamati in rosso scuro a forma di tridente. L’elenco delle dotazioni comprende un tetto panoramico e un sistema audio premium Sonus Faber con 14 altoparlanti.

La “dotazione” della versione speciale Tributo Il Bruciato è la stessa della Maserati Grecale Modena. Il crossover è dotato di un propulsore ibrido leggero, basato su un motore turbo da 2,0 litri a quattro cilindri. La potenza complessiva del sistema è pari a 330 CV, con una coppia massima di 450 Nm. Questa versione accelera da 0 a 100 km/h in 5,3 secondi e raggiunge una velocità massima di 240 km/h.

È noto che Maserati venderà la Grecale Tributo Il Bruciato sia sul mercato europeo che su quello nordamericano. Tuttavia, la tiratura di questa versione speciale, così come il suo prezzo, sono ancora segreti per l’azienda italiana.

General Motors abbandona il motore a idrogeno

È noto che il gruppo, almeno nel breve termine, continuerà a produrre celle a combustibile a idrogeno per centri di elaborazione dati e produzione di energia elettrica nell’ambito della joint venture GM e Honda Fuel Cell System Manufacturing LLC. Vale la pena notare che tra i motivi addotti da GM per abbandonare il progetto figuravano anche gli elevati costi di realizzazione.

L’ufficio stampa della General Motors ha sottolineato che il produttore americano ha deciso di concentrare la ricerca e lo sviluppo, nonché le risorse di capitale, sulla creazione di veicoli elettrici, batterie e tecnologie di ricarica, aggiungendo che i mezzi di trasporto “verdi” “sono chiaramente richiesti dal mercato”. Va notato che, a giudicare dagli ultimi anni, questa domanda non è così alta come le aziende avevano previsto.
A proposito, la scorsa settimana GM ha presentato il crossover elettrico compatto Chevrolet Bolt modello 2027, destinato al mercato nordamericano. La produzione è stata trasferita dallo stabilimento del Michigan allo stabilimento Fairfax Assembly nello Stato del Kansas. L’inizio delle vendite della Bolt aggiornata è previsto per gennaio 2026, il costo sarà di 29.990 dollari ma in seguito sarà disponibile una versione più accessibile.

ADDIO IDROGENO

Ricordiamo che la scorsa estate Stellantis ha bruscamente abbandonato il progetto di produzione di furgoni a idrogeno. Questi avrebbero dovuto uscire dalle catene di montaggio degli stabilimenti in Francia e Polonia. Il motivo è la mancanza di prospettive di sviluppo del mercato delle auto con propulsione FCEV nel breve e medio termine.

Nuova Mercedes Vision Iconic: prototipo unico

Evidentemente stanca di perseguire volumi di vendita e di competere al ribasso, Mercedes-Benz sta virando decisamente verso il segmento di lusso con il concept Vision Iconic, presentato in anteprima alla Shanghai Fashion Week. Questa minacciosa coupé di lusso fonde alcune idee radicalmente nuove con un design sorprendentemente elegante.

Lunga e bassa, con un cofano infinito, la show car richiama le auto sportive del passato e del presente di Mercedes, come la 300SL con porte ad ali di gabbiano, la SLS AMG e la AMG GT. La Vision Iconic incorpora anche la controversa “griglia iconica” del marchio, rifinita in cromo e sovradimensionata fino a raggiungere proporzioni quasi caricaturali.

È curioso che la griglia illuminata, che appariva quasi comica sulla GLC EV, qui sembri perfettamente a suo agio, ricordando le griglie verticali della W108, della W111 e dell’iconica 600 “Grosser”. Anche qui la stella a tre punte è illuminata, montata nella sua tradizionale posizione “a mirino” sopra il cofano.

IL PROTOTIPO UNICO

La griglia è affiancata dai vistosi fari a tre stelle Mercedes, mentre il resto dell’auto è piuttosto sobrio, con solo le prese d’aria verticali sui parafanghi, i grandi cerchi simili a turbine, le maniglie delle porte a filo (probabilmente con apertura posteriore) e le sottili barre dei fanali posteriori che adornano la carrozzeria voluttuosa.

Per inciso, la “vernice” nero intenso è in realtà un rivestimento simile a un pannello solare che, su un SUV di medie dimensioni, dovrebbe produrre energia sufficiente per percorrere fino a 12.000 km all’anno, oltre a non contenere terre rare o silicio ed essere facilmente riciclabile.

Tutte le decorazioni sono state chiaramente riservate agli stravaganti interni Art Déco, che Mercedes definisce “iper-analogici”. L’idea è che la guida altamente automatizzata trasformerà gli abitacoli delle automobili in salotti, ponendo maggiore enfasi sulla creazione di esperienze per gli occupanti.

A tal fine, la Vision Iconic è dotata di un cruscotto in vetro a forma di sigaro noto come Zeppelin, che ospita una strumentazione analogica decorata ispirata ai cronografi che esegue un’animazione quando si apre una portiera. Ci sono anche ben quattro orologi al centro (uno dei quali funge da visualizzazione per il controllo vocale basato sull’intelligenza artificiale) e un cilindro metallico inspiegabile con un motivo topologico.

In altri punti, si trovano intricati intarsi in madreperla sul cruscotto e sulle portiere, oltre al sorprendente volante a quattro razze, che ricorda quasi quello di una nave. Quest’ultimo, che presenta anche un mozzo in vetro con il logo Mercedes, è collegato a un sistema steer-by-wire e allo sterzo posteriore per ridurre il raggio di sterzata ed eliminare la necessità di girare ripetutamente il volante.

Nonostante sia solo un concept, Mercedes afferma che la Vision Iconic è dotata di serie di una guida semi-autonoma di livello 2 potenziata per la città, con la possibilità di aggiungere la guida altamente automatizzata di livello 4 per l’autostrada. Non essendo necessario guidare attivamente l’auto, gli occupanti possono rilassarsi sui lussuosi sedili blu. Una volta terminato il viaggio, la Vision Iconic è in grado di occuparsi del parcheggio, grazie al parcheggio di livello 4 indipendente dall’infrastruttura.

Alla base di tutto questo c’è un sistema di elaborazione “neuromorfico” che imita le funzionalità del cervello umano. Ciò consente calcoli basati sull’intelligenza artificiale più rapidi ed efficienti, con conseguenti reazioni più rapide dell’assistenza alla guida, un miglioramento dell’efficienza di dieci volte e una riduzione del 90% del consumo energetico per le funzioni di guida autonoma.

Ovviamente, la Vision Iconic non entrerà mai in produzione, ma alcuni dei suoi elementi di design potrebbero influenzare la prossima Classe S elettrica, che sostituirà la tanto criticata EQS, e la sua possibile derivata coupé.

Nuova Nissan Ariya 2026: anteprima Restyling

Nissan ha svelato i modelli che esporrà al Japan Mobility Show, che aprirà i battenti il 29 ottobre, e sembra che sarà un evento piuttosto sobrio, senza concept car e con solo due nuovi modelli. Uno di questi è però piuttosto significativo, ovvero l’Ariya restyling, che riprende alcuni elementi di design della nuova Leaf.

Il modello più grande abbandona la mascherina nera simile a una griglia per un look più pulito, ma mantiene i fari anteriori a proiezione LED quadrupli, ora affiancati da una semplice barra nera. Come sta diventando comune sui nuovi veicoli elettrici di Nissan, le luci diurne a forma di zanna scendono dai fari principali per formare un frontale V-motion rinnovato. La parte posteriore e gli interni non sono stati svelati, ma ci si aspettano cambiamenti anche lì.

AUTO CONNESSA IN RETE

Sono previsti anche servizi Google integrati come Google Assistant, Google Maps e Play Store per le app, insieme a una nuova funzione vehicle-to-load (V2L) e una messa a punto delle sospensioni rivista per adattarsi meglio alle strade giapponesi. Non si fa menzione di modifiche meccaniche, ma la casa automobilistica farebbe bene ad aumentare l’autonomia dall’attuale massimo di 530 km, dato che la Leaf può ora percorrere fino a 604 km con una singola ricarica.

Il salone ospiterà anche il debutto della nuova Elgrand, che entra nella sua quarta generazione. Anticipata ad aprile, la rivale della Toyota Alphard di Nissan dovrebbe avere un design molto più futuristico che prende spunto dal concept Hyper Tourer, con luci diurne e luci posteriori a pixel e un grande spoiler posteriore.

Sotto il cofano, la monovolume Elgrand sarà alimentata esclusivamente dal sistema ibrido e-Power di terza generazione di Nissan, visto per la prima volta nell’ultima Qashqai in Europa. Questo utilizza un motore elettrico cinque in uno più compatto e potente che produce 205 CV, oltre a un nuovo motore 1,5 litri non VC Turbo più pulito per la generazione di energia.

Alla Nissan Ariya e all’Elgrand si affiancherà una nuova variante Limited della Skyline 400R, che sarà limitata a sole 400 unità, oltre ai modelli esistenti sul mercato interno giapponese e in tutto il mondo, come la Micra, la N7 e la Patrol. Una vettura che ha attirato la nostra attenzione è la Nissan Z verniciata in Midnight Purple, che riprende la vernice cangiante della Nissan Skyline GT-R R34.

Nuova Mercedes Coupé: Anteprima Teaser

La nuova Mercedes Coupé proporrà un inedito stile retrò.

Mercedes è quasi pronta a svelare una nuova concept car che potrebbe far rivivere lo spirito della S-Class Coupé e Cabriolet, ormai scomparsa da tempo.

Il modello, ancora senza nome, è già apparso in alcuni teaser ufficiali, sfoggiando un’imponente griglia illuminata e una classica forma coupé a due porte che sembra voler ricordare a tutti che Benz sa ancora come fare glamour.

Il responsabile del design del marchio, Gorden Wagener, ha lasciato alcuni indizi sul prossimo debutto su Instagram. Ha definito il misterioso modello “la forma delle cose a venire” e ha affermato che la nuova griglia mostrata per la prima volta a Monaco è stata “la scintilla di un impulso creativo”.

Una delle immagini teaser cattura l’angolo anteriore a tre quarti dell’auto, per lo più avvolta nell’oscurità. Anche così, i dettagli sono eloquenti: fari sottili con grafica LED a forma di stella, uno splitter anteriore profondo e grandi cerchi in lega con finitura nera.

La griglia, completamente illuminata e chiusa, indica chiaramente la presenza di un propulsore elettrico sotto il cofano scolpito.

Un altro teaser ingrandisce i passaruota posteriori gonfi dell’auto, confermando il layout coupé a due porte. Le maniglie delle porte sono insolitamente vicine alle prese d’aria laterali, suggerendo la presenza di porte incernierate posteriormente e finestrini senza telaio.

L’azienda ha offerto un breve sguardo all’abitacolo, immerso in una luce blu e rivestito con materiali che sembrano provenire da un atelier su misura. Lo stile strizza l’occhio all’era Art Déco, abbinando dettagli intricati a un layout moderno.

Sulla base delle recenti dichiarazioni di Wagener sull’Audi Concept C, il cruscotto sarà probabilmente dotato di ampi schermi digitali che si fondono con l’architettura interna.

LO STILE UNICO

In precedenti post su Instagram, Wagener ha citato i concept Vision Mercedes-Maybach 6 Coupé e Cabriolet come fonti di ispirazione per il prossimo modello. Queste show car, presentate a Pebble Beach nel 2016 e nel 2017, rimangono alcune delle dichiarazioni di design più memorabili del marchio, anche se non sono mai entrate in produzione.

Le voci sul ritorno di una coupé di punta nella gamma Mercedes sono iniziate all’inizio di quest’anno, quando l’azienda ha registrato il marchio di due modelli a due porte della Classe S nelle versioni Maybach e AMG.

Tuttavia, questi modelli erano basati sull’attuale generazione della berlina Classe S, che dovrebbe subire un restyling il prossimo anno. Il modello di prossima generazione, previsto verso la fine del decennio, dovrebbe offrire sia propulsori a combustione interna che elettrici a batteria.

Non è ancora chiaro se questo nuovo concept sia solo uno studio di design o un’anteprima reale di ciò che verrà. Ma se i teaser sono indicativi, Mercedes non ha ancora finito di esplorare l’arte della grande coupé.

Ferrari Elettrica e la leggenda metropolitana del crollo in Borsa

Ha fatto scalpore l’annuncio di una Ferrari elettrica, pochi giorni fa. Direi curiosamente, visto che nell’ultimo decennio trascorso le occasioni sono state, con questa, ben quattro: quattro volte in cui o da Ferrari stessa o “per conto” della Rossa si è trattato un futuro possibile nell’elettrico.

Solo che stavolta il preannuncio è stato accompagnato da qualcosa di molto concreto, lo chassis nativo elettrico “naked” che mostrava in colore puramente metallico la struttura tecnica e dimensionale di quello che diventerà “lo scheletro” full electricdella prossima Ferrari.

Ed è immediatamente rimbalzato su tutte le piattaforme mediatiche il crollo in Borsa delle azioni della Rossa. 

Al punto che i Guru dell’informazione e della strategia hanno vaticinato la “peste verde”, cioè quella sindrome perniciosa ed ineluttabile che prende, in perfetto stile “The Ring” (il celebre film Horror nel quale a seguito della visione di un Ampex misterioso tutti i visualizzatori erano condannati a morte) tutti i Brand ed i Gruppi che annunciano per imprudenza e temerarietà di voler anche solo pensare ad un’auto elettrica. 

Quella “peste verde” doveva aver colpito inesorabilmente anche quel ridente e glorioso stabilimento sulla Via Emilia, riservandogli la iattura che di volta in volta ha colpito non solo poco lontano quelli di Sant’Agata Bolognese ma anche Stoccarda, Coventry, Detroit.

Questo il tono decisamente rosticciano e un poco sardonico con cui molti sapientoni di settore hanno provato a legare la presentazione della nuova piattaforma elettrica per un futuro modello della Gamma Ferrari, con il crollo in Borsa del giorno dopo l’annuncio: era il 9 Ottobre 2025 e Ferrari ha segnato a Milano un ribasso record di quasi meno 16% tornando ai valori di più di un anno prima. Ma davvero nessuno è andato a leggere le relazioni agli azionisti e la programmazione pluriennale del Cavallino

Davvero, tanto per fare di tutta un’erba un fascio, si è cominciato da più parti ad evocare minestroni finanziari ed industriali e collegare in modo astruso la situazione Rossa con altre fasi critiche – in qualche modo riconducibili grossolanamente all’elettrico – di altri Costruttori. 

E dunque è uscita fuori laqualunque su improbabili simmetrie tra il crollo della Ferrari elettrica in Borsa e la palude che sta avvolgendo la Porsche (soprattutto a causa delle difficoltà nel mercato cinese) vittima presunta della conversione elettrica. 

O si arriva persino a collegare il caso Ferrari e lo sputtanamento delle origini con il caso Jaguar

Insomma, che confusione. La maggior parte dei commentatori ha correlato il ribasso più sensibile a Piazza Affari dalla quotazione in Borsa nel 2016 con l’immagine dello chassis elettrificato che, certo, non si può dire che accenda gli animi. E ha omesso di rappresentare tutta la serie di cifre, dati e proiezioni che l’A.D. Vigna ha snocciolato ai Media ed agli Investitori. 

Anzi, a dire la verità, la maggior parte dei commentatori ha mostrato il suo profilo un poco “bucolico” immaginando che 12 miliardi di Euro in capitalizzazione durante un solo giorno si possano essere bruciati con migliaia di Signore Pina che, dopo aver visto al Tiggì le immagini dello chassis elettrico Ferrari, si sarebbero attaccate al telefono con il proprio Direttore di Banca urlando “Uè, Diretur….Ma l’è vero? Ferari l’è convint de fè elBEV? Alura l’è un putanon!! Venda, Diretur, vendaaaaa!!!”

Se alla data odierna molti Media anche ben attrezzati ignorano che il Trading automatico di azioni si attiva in immediato per effetto di criteri preimpostati che leggono e processano anche le previsioni finanziarie ed operative dichiarate agli investitori da Società quotate, vuol dire che o il grafene contenuto nei vaccini si è surmoltiplicato in tanti intrappolando i pochi neuroni circolanti, o che ha ragione chi vorrebbe istituire in Italia la formazione finanziaria di base obbligatoria.

Sugli obbiettivi declinati da Vigna per il 2030 pesa fortemente un ribasso delle previsioni di crescita (ricavi attesi a circa 9 miliardi di euro, in crescita solo del 5% medio annuo), e un margine ebitda inferiore di oltre il 10% rispetto alle stime precedenti.

 

Una crescita attesa molto meno energica rispetto al trend abituale degli ultimi esercizi della Rossa; e questo ha presumibilmente allarmato diversi investitori su potenziali allerte future.

 

Ferrari “prudente” sulle stime quinquennali, e la Borsa reagisce

Tra l’altro in un periodo nel quale la dirigenza del Marchio di Maranello si è trovata, in coincidenza del periodo delle stime e delle comunicazioni finanziarie, nel bel mezzo della polemica montante (e sacrosanta) sulle performances deludenti della Stagione in F1 che opinionisti, tifosi ed investitori si aspettavano di ripresa grazie anche al colpo di mercato di Hamilton.

 

Ed è chiaro che, anche dal punto di vista finanziario, le competizioni ed i risultati in Pista giocano sempre un ruolo importante nella visione che il mondo ha di Ferrari, soprattutto ora che nel confronto generale è entrato il contesto di una McLaren vincente dopo anni di magra, mentre per la Ferrari il periodo di magra continua da troppo tempo; e visto anche il simbolico confronto con l’arrivo nel Marchio inglese di Luca di Montezemolo, emblema didascalico della rinascita rossa e che in diverse occasioni era stato di nuovo accostato a Maranello in una sorta di rientro leggendario. 

Non è una questione di poco conto: Ferrari è soprattutto negli uomini che la guidano e la rappresentano: la staffetta e la diatriba Montezemolo – Marchionne fu, ai tempi d’oro, elemento in grado comunque di qualificare un Management Staff da sogno vista la caratura dei due duellanti. 

E le attese di Vettel come nuovo portabandiera in Formula Uno ed il profondo rinnovamento di Gamma che vi fu da dieci anni a questa parte sono state il corroborante ad una situazione di mercato che, proprio per effetto della confusione elettrica, aveva portato alla Ferrari un indubbio progresso finanziario e commerciale anche grazie al temporaneo crollo di diverse competitor di mercato che dal 2010 fino alla fine di quel decennio si erano impantanati su un possibile futuro “Z.E.”

Ferrari “prudentissima” sull’elettrico, altro che bastonata anti BEV. E la Borsa colpisce

Ma quel che pochi commentatori hanno voluto vedere è che sull’elettrico la Ferrari ha preannunciato – nel suo “Capital Market Day” addirittura una revisione al ribasso: nella “mix” di Gamma prevista al 2030 (ed in un momento in cui Bruxelles nulla ha deciso sul taglio degli endotermici per il 2035 mentre ha confermato il percorso triennale per le famose multe CAFE) parlando di una composizione pari al 20% di modelli puramente BEV contro il 40% di modelli solo endotermici ed un ulteriore 40% per le architetture Ibride.

Solo un piccolo ricordo, tra l’altro, di almeno tre occasioni nelle quali la Ferrari ha preannunciato una prospettiva di conversione elettrica senza tuttavia finire nella slavina Borsistica: nel 2015, ad Agosto, la Stampa diede notizia del progetto di una Rossa full electric in contrapposizione alla conversione elettrica prospettata da una concorrente di rango come Aston Martin

In verità questa notizia non fu un lancio proveniente da Maranello (dove all’epoca dominava Montezemolo, piuttosto restio all’elettrico, dentro un Gruppo FCA nel quale il leader Marchionne era palesemente contrario all’elettrico) ma da una Società di Studi, analisi e consulenza interna a Mediobanca.

Fu poi il turno dell’Amministratore Delegato alla data del 2018, Camilleri, a lanciare un nuovo sasso nello stagno: eravamo, ovviamente, in un’altra era (quella pre-Covid) e presentando cifre e statistiche da record per la Ferrari per l’anno precedente preannunciò l’obbiettivo di Maranello di dare alla luce un modello elettrico sebbene non prima del 2022. 

Ed in effetti, per chi come noi ricorda bene (avendoci scritto un pezzo dedicato) la presentazione in anteprima dell’Autunno del 2022 della nuova e rivoluzionaria “Purosangue” ci colpì non solo per la struttura SUV assolutamente alternativa in Ferrari ma soprattutto per la scelta di lanciare sul mercato per prima la versione solo endotermica. 

Questo, unito al coro delle proteste levate al Salone di Parigi di Ottobre di quell’anno, portò lo stesso A.D. Vigna a caldeggiare in seno alla Commissione di Bruxelles l’ipotesi di un “ammorbidimento” della rigidità ecofriendly della UE verso i piccoli Costruttori ed una maggiore attenzione anche in termini di contributi alla ricerca per le alimentazioni alternative. Come a dire:”bello l’elettrico, ma Ferrari si sente ancora di proseguire il matrimonio con la bella meccanica declamata da Enzo”. 

L’annuncio forte del 2024, nessun crollo in Borsa. Come mai?

Ed è davvero recente il preannuncio dello stesso Vigna di un anno fa, quando rivelò al mondo l’intenzione della Ferrari di dare rapida vita non ad uno ma a due modelli completamente elettrici. 

Dunque, mi pare persino ironico e paradossale che proprio io attraverso Autoprove.it debba difendere la strategia della Ferrari dalla leggenda metropolitana del crollo in Borsa. 

Lo faccio perché sono contrario agli stupidi, agli urlatori, agli evangelizzati di ogni professione di fede. Inquinano più dello scarico libero di una Alfetta scarburata. Per ridare credibilità al mondo delle quattro ruote occorre ripulire in primis il settore ormai in cancrena dell’informazione cosiddetta specializzata.

La concorrenza “Hypercar” cinese anche sull’elettrico pesa sulla Ferrari

E che l’opinione pubblica ed il sentimento degli investitori si sia ammorbidito nei confronti della simbiosi “elettrico+Prestazioni” è un fatto agevolato dalle notizie che da un anno a questa parte arrivano ovviamente dalla Cina

Se fino a pochi anni fa la quadra tra super prestazioni sportive e trazione puramente elettrica era esercizio solo di pochi preparatori artigianali ben attrezzati, o di “tuner” specializzati nel comparto BEV, le notizie di Xiaomi e di BYD sulle prestazioni “di serie” delle loro Hypercar, i record in Pista e le velocità massime in grado di far impallidire Bugatti e Koeniggsegg sono stati elemento di dibattito e di “scossa” nella percezione che ottenere prestazioni lunari sia persino più consono ad una elettrica che non ad una endotermica. Concetto in verità espresso diverse volte lungo gli ultimi dieci anni. 

Ma oggi, con le realizzazioni di Marchi e Gruppi che potremmo definire non solo “Mass Market” ma anche fortemente generalisti, si sta accendendo una suggestione persino pericolosa per i Brand Premium e per i Marchi legati alla gloria sportiva come Ferrari: l’elettrico “consumer” può estendere il raggiungimento della prestazione pura anche a chi non può permettersi una Hypercar blasonata. 

Parliamo di volumi di domanda potenziale che se non controllata e “contrastata” opportunamente possono creare nel medio termine una concorrenza effettiva sul mercato e simbolica nell’Opinione pubblica tale da “annacquare” per diverso tempo il concetto di pedigree e di prestigio dei Marchi tradizionalmente legati alle prestazioni. 

Accadde lo stesso, in Europa, con la concorrenza giapponese un poco sottovalutata nel settore delle maxi moto: con gli inglesi convinti che le quattro Case nipponiche non avrebbero mai scalfito il pedigree made in Great Britain delle varie Norton, Triumph, BSA; e con gli italiani convinti che nessun giapponese avrebbe mai potuto minacciare l’immagine mondiale della meccanica tricolore; in tutto questo ad Honda, Yamaha, Suzuki e Kawasaki sono bastati sei anni per cancellare dalla storia – tra il 1969 ed il 1975 – quasi tutti i Marchi inglesi. E nel decennio Ottanta hanno fatto fare la stessa fine ai Marchi italiani.

Per cui ci pare doveroso battere le mani alla Ferrari che sfrutta una delle ultime occasioni della storia del mercato per rilanciarsi come protagonista anche nell’elettrico, capace di trasferirvi la fedeltà ai valori ed ai simboli canonici del Cavallino ma con la serena convinzione che non si dorme mai sugli allori, e che il progresso per non essere subìto va dominato ed accolto. Non sono slogan ma è al momento la proiezione di un Marchio che comunque ha specificato bene che non farà a meno, nel medio termine, della sua tradizione endotermica. Un giusto richiamo alla salvaguardia della “Biodiversità tecnologica” che abbiamo coniato noi di Autoprovee che spesso i cosiddetti Testimoni di GeoWATT” ci irridono……poracci loro…

Eppure, in tutta questa “elegia” positiva verso la Ferrari nell’occasione dell’annuncio della nuova piattaforma elettrica, lasciateci chiudere con un appunto comunque triste, proprio con riguardo alla storia della Ferrari.

Quella che si è mostrata al mondo, la sera dell’8 Ottobre, è stata l’immagine di uno chassis elettrificato, contenitore eletto della nuova eccellenza Ferrari in tema di tecnologia “Z.E”: bene, proviamo a fare un gioco, ora. 

“Denudiamo” completamente una Xiaomi, una BYD; spelliamo una “Valkirye” Aston Martin, “scortichiamo” una Porsche full electric.

E, senza mettere alcun rispettivo logo, marchietto, iscrizione identificativa esponiamo in uno spazio anonimo tutti questi chassis. 

Chassis Z.E., “millechiodi”,“854”: la storia non mente, alla Ferrari manca “l’uomo in Rosso”.

Da cosa lo riconosco, io appassionato oppure Owner Ferrari, lo chassis completamente elettrico della “Rossa”? Da quale accorgimento, carattere, obbiettivo industriale? Possibile che il Marketing di Maranello sia a tal punto in confusione da aver postato “quelle” immagini?

Vi rinnovo due ricordi: 1977, “Ferrari 308 millechiodi”: la Pininfarina in accordo con il patron Enzo mostra in pubblico le foto di quella che secondo me è visivamente una delle Ferrari più brutte di sempre. Visivamente, certo; ma dal lato simbolico ed iconico quella roba là diventa il messaggio urbi et orbi che il Drake manda al popolo dei suoi estimatori. Non è brutta. E’”Wild” come da tempo la sognano gli appassionati.

Perché quella “308” con parafanghi allargati in alluminio battuto a mano e “spazzolato” e sovrapposti alla carrozzeria con centinaia di rivetti insieme ad una coda con spoiler “aggiunto” diventa il biglietto di presentazione di quello che i ferraristi sognano da anni, e cioè il ritorno della Rossa nelle competizioni in Pista con una Gran Turismo. E quella “millechiodi” diventa la maquette ambulante del sogno “288 GTO” di pochi anni dopo, la grande promessa del Drake al “suo” popolo. 

Ecco perché la “mille chiodi” la ritieni opera di un carrozziere impazzito se la fermi su una immagine, ma la trasmetti nella leggenda se sei coinvolto a leggerne tutta la simbologia e la semantica che la circonda. Serve solo “qualcuno” che te la spieghi con cognizione di causa.

Non Vi basta come esempio? E allora beccateVi la “854”.

Altro caso in cui l’immagine del Cavallino fu rappresentata non da un modello specifico ma da una sua parte: nel Dicembre 1959 fa bella mostra di sé in una rassegna fotografica, in occasione della annuale e tradizionale conferenza stampa di fine anno del Drake, che mostra un curioso “motoretto” con in bella mostra la sigla “854” pressofusa sul coperchio testata. 

E’ un piccolo 850 cc a quattro cilindri, davvero un motore lillipuziano nella produzione della Ferrari, ed infatti si dice essere derivato dal taglio di un terzo del leggendario 12 cilindri Colombo che equipaggia il meglio della produzione di Maranello. Per conoscere la storia nel dettaglio noi di Autoprove Vi abbiamo a suo tempo confezionato una storia. Andatela a rileggere. 

Però attenti: il messaggio di quella nostra storia è inequivocabile. Senza il diretto coinvolgimento del Drake nella presentazione e conduzione di quel progetto la “854” non sarebbe mai diventata la chiave di volta che dieci anni dopo avrebbe condizionato l’acquisto del 49% del pacchetto azionario della Ferrari da parte della Fiat. Quella “854” ovvero la “Mitraglietta” dovette impegnare Enzo in prima persona per diventare una vicenda iconica e intrigante. E tutto è partito da un motore dentro una foto in Bianco e Nero.

Immaginate se – con tutto il rispetto per il Dottor Vigna – dal Palco Ferrari quello Chassis nudo fosse stato declinato dal Drake; o da Montezemolo; o da Jean Todt, perché no. O persino da RossBrawn….L’errore marchiano di comunicazione e marketing di chi – voglio credere – ha supervisionato quell’evento e quella immagine dello chassis è di non aver saputo proteggere quell’annuncio dall’inevitabile effetto “Commodity”. 

Quello che il mondo ha visto è uno chassis elettrico nudo ed indecifrabile. Non è il gioco di tubi di scarico e di manovellismi o la cascata di ingranaggi della distribuzione di un classico 12, 10, 8 cilindri Ferrari. Non è l’immagine dell’arte meccanica. E non è il simbolo selvaggio nella immagine di un motore sul banco prova con i collettori di scarico rossi per il calore.

Quella che rimane nelle immagini – lo chassis elettrico – è comunque un concentrato di “plus” degni di una Ferrari, ma in pochi hanno potuto apprezzarlo. E persino noi, abbastanza digiuni di tecnologia elettrica, fatichiamo a capire il “benchmark”, ossia dove ed in cosa la prossima Ferrari elettrica sarà la migliore, l’unica, o l’esclusiva. 

Ma non è questo il problema: provate a far raccontare un quadro d’autore ad un venditore di schede telefoniche, e con tutta la buona volontà vi racconterà una crosta; provate a far descrivere un vino pregiato ad un metalmeccanico astemio, ed immaginate l’effetto.

Ogni elemento qualificante di un determinato settore commerciale ed industriale andrebbe descritto, pennellato quasi, da pochi eletti. Il fatto che l’A.D. Vigna sia un ottimo Amministratore di Ferrari non ne fa purtroppo il portavoce ideale della eccellenza tecnologica della Rossa, che anche in questa sua piattaforma elettrica ha previsto il massimo: quattro motori elettrici (tutti sincroni a magneti permanenti pronti a girare fino a 30.000 giri al minuto), uno per ruota con ripartizione di coppia e potenza tale da avere 845 cavalli all’asse anteriore e circa 290 al posteriore. Intendo?? Sono mille cavalli effettivamente scaricabili su terra in modalità “Boost”. 

La batteria è ovviamente integrata nel pianale secondo una struttura a 15 moduli e 210 celle totali; con 122 Kwh , alimentata ad 880 Volt, fornisce autonomia per oltre 500 chilometri. E con l’80% del peso (notevole) posto sotto il pianale centrale ed ovviamente riferito soprattutto alle batterie e con il restante 20% allocato dietro, sotto il divano posteriore ed immediatamente davanti l’asse delle ruote posteriori, la futura Ferrari elettrica promette un baricentro più basso rispetto ad una Ferrari termica comparabile. Sapete perché lo sottolineiamo? Perché secondo noi quello che il mondo vede e ricorda dallo scorso 8 Ottobre è solo e semplicemente uno chassis elettrificato. 

E il Dottor Vigna, eccellente Amministratore per carità, non ha però il feeling e lo status necessario per parlare alla passione. Detto con assoluto rispetto. E talvolta la passione muove anche le Borse. 

Ecco perché Ferrari non ha bisogno solo di nuova tecnologia. Ma di nuovi uomini, in grado di “raccontare” la Ferrari oltre che descriverla finanziariamente.

Riccardo Bellumori