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Nuova Mercedes Classe S 2026: ultimo Teaser

L’attuale Mercedes-Benz Classe S W223 non ha forse bisogno di grandi miglioramenti, ma ciò non ha impedito a Stoccarda di cercare di perfezionarla, e ci sono riusciti. Il modello rinnovato sarà presentato la prossima settimana, il 29 gennaio, e secondo il presidente e amministratore delegato Ola Källenius, si tratta del più grande restyling di metà ciclo per la berlina di lusso; circa 2.700 parti (“più del 50% dell’auto”, ha detto) sono state aggiornate o sono completamente nuove.

Sono previste una serie di modifiche significative, tra cui la revisione delle sospensioni Airmatic con un nuovo sistema di smorzamento intelligente. Secondo Mercedes, questo garantisce un comfort ancora maggiore, in particolare sui dossi lunghi e ondulati. Källenius ha aggiunto che il sistema utilizza anche dati crowdsourcing sulle imperfezioni del manto stradale tramite la comunicazione vehicle-to-vehicle (V2V), consentendo di regolare gli ammortizzatori prima ancora di raggiungere il dosso.

Forse ancora più importante è la presunta inclusione di un V8 a piatto piano sul modello ibrido leggero S580, che attualmente utilizza una versione del motore cross-plane da 4,0 litri, marchio di fabbrica di AMG. Non è una novità per Mercedes, ovviamente, che ha già offerto un motore di questo tipo nella AMG GT Black Series e lo produce per l’Aston Martin Valhalla, ma la sua comparsa su un modello di serie non AMG è comunque degna di nota. Si spera che non suoni come un quattro cilindri turbo con un grande scarico, come faceva la Black Series.

MOTORE E DATI TECNICI

Secondo Autocar, il cambiamento è stato fatto per ridurre le emissioni senza sacrificare la potenza, che è stata effettivamente aumentata da 503 CV sul modello uscente a 537 CV. È probabile che anche la potente AMG S63 subirà lo stesso cambiamento, anche se resta da vedere se manterrà il suo sistema ibrido plug-in E Performance. Si prevede il ritorno dei modelli a sei cilindri in linea, tra cui la S580e PHEV venduta in Malesia.

All’esterno, la nuova Classe S adotterà l’ultimo linguaggio stilistico di Mercedes, nel bene e nel male. Ciò include l’uso (eccessivo) e controverso del simbolo a tre punte, presente quattro volte solo nei fari anteriori e posteriori e, per la prima volta sui modelli con stella sul cofano, anche sulla griglia.

A proposito, l’ornamento sul cofano è ora illuminato, così come il contorno della griglia. L’apertura centrale, ora di forma esagonale, è stata ulteriormente ampliata e sembra presentare una cornice cromata ancora più prominente, chiaramente ispirata al muso lucido della nuova GLC elettrica.

All’interno, la Mercedes Classe S sembra essere lussuosa come sempre, soprattutto nella parte posteriore, dove il prototipo camuffato in un video ufficiale sfoggia sedili singoli regolabili elettricamente con poggiatesta e poggiapiedi integrati. Nella parte anteriore, invece, la nuova vettura sarà dotata di pulsanti e manopole fisici sul volante che sostituiranno i tanto criticati comandi capacitivi del modello esistente.

Per quanto riguarda la tecnologia, la Classe S sarà dotata dell’ultimo sistema operativo Mercedes-Benz (MB.OS), incorporato per la prima volta dalla parte anteriore a quella posteriore. Questo è supportato da un’architettura digitale e da uno stack software “completamente nuovi” che consentono diverse nuove funzionalità.

La più importante di queste è la suite ancora più completa di sistemi di assistenza alla guida, con Källenius che promette persino il supporto per la guida completamente autonoma di livello 4. Ha affermato che l’azienda sta attualmente effettuando i primi test pilota del sistema su strade pubbliche, anche se, come di consueto per tali funzionalità, ottenere la certificazione nazionale sarà l’ostacolo più grande.

Aston Martin Vantage Zagato: quando i sogni sono più testardi delle difficoltà

Ci sono delle auto che sono un poco come alcuni famosi personaggi storici: non puoi davvero riuscire a raccontarne la vita se non parli anche della loro famiglia e persino del luogo dove sono nati o dove si è svolta la loro vicenda. Bene, immaginate che quando si parla di auto storiche e leggendarie inglesi accade, regolarmente, la stessa cosa. Non perdere tempo a descriverle se non ti va di parlare anche del Marchio che ha dato loro vita, delle vicende industriali che l’hanno investita e persino della città che ne ha ospitato le origini. 

E la storia dell’auto di cui Vi parlo qui comincia nel Marzo di quaranta anni fa, cioè nel 1986, solo per le fredde statistiche:mentre invece la sua storia, come quella di tutte le Aston Martin, parte da Novembre del 1946 con una curiosa ed impensabile Prima Scena:

c’è un annuncio sul prestigioso quotidiano “Times” alla Rubrica annunci economici: è qui che si legge: “Cercasi aquirente per prestigiosa Azienda automobilistica nata nel 1922. Per ogni riscontro Vi prego di scrivere alla Casella Postale 1362, The Times EC4”; ma se credete che a scrivere quell’annuncio siano stati i fondatori Lionel Martin e Robert Bamford siete davvero fuori strada. 

A tentare di piazzare nuovamente ad un altro acquirente il Marchio – che a sua volta egli stesso aveva rilevato come quarto proprietario da tal Lance Prideaux Brune – era Sir Arthur Sutherland. Nel frattempo, dal 1924 a quel fine 1946, AstonMartin era stata anche rilevata nel 1925 da un consorzio di investitori guidati da Bill Renwick ed Augustus Bertelli

Come insomma amava dire Arthur Sutherland “guadagnare soldi con la vendita delle Aston Martin era un obbiettivo facoltativo, ma buttare via i soldi per salvare l’Aston Martin era l’Hobby preferito dei suoi titolari”. E così David Brown, produttore di macchine agricole con la passione per le auto di lusso, stacco’ nel 1947 un assegno di 20.000 Sterline ed al posto dell’ennesima fuoriserie entrò in possesso di tutta una intera fabbrica.

Seconda scena, e siamo a Natale del 1974. Sunnyside è una ex proprietà della famiglia Salmons al numero 60 di Tickford Street in Newport Pagnell. Una palazzina a due piani in “pseudo” stile Tudor in una cittadina diventata sinonimo del Marchio di auto che ospita: la Aston Martin, quando questa si era trasferita da West London e Yorkshire. Sunnyside, un edificio in mattoni grande quanto due case bifamiliari, è la sede aziendale simbolo di AstonMartin, dove sono presenti gli uffici amministrativi e direzionali mentre accanto vi è una sorta di artigianale distretto produttivo dove si trovano magazzini ricambi, capannone produttivo, carrozzeria per le special e le realizzazioni ad personam.

Da appena due anni sembra essersi placato un piccolo terremoto: David Brown, il pittoresco riccastro proprietario della AstonMartin ha dovuto cedere il suo giocattolo, nel 1972, alla“Company Development Ltd.” di Solihull a Birmingham – una sorta di Club di Imprenditori ed investitori impegnato a rilevare e ristrutturare Aziende nel territorio britannico – mantenendo comunque un posto in Consiglio di Amministrazione.

Il prezzo simbolico di acquisto è di 101 sterline per un Marchio che perde, a causa della crisi energetica e delle difficoltà di omologazione negli USA, oltre un milione di sterline all’anno. Ma il promotore dell’acquisto, il Presidente Williams Willson, è porobabilmente un genio nella finanza ma non proprio un manager Auto. 

Se solo pensate che dal 1973 l’Amministratore Delegato di AstonMartin è tale Geoffrey Fletcher di “Company Development Ltd” dentro la quale si occupava di gestioni immobiliari, capite forse meglio il tunnel in cui Aston Martin si stava infilando. A Lugliodel 1974 Willson chiede al Governo mezzo milione di Sterline di aiuto finanziario, ma il Governo Labour rifiuta; a Settembre la richiesta viene riformulata per un milione e mezzo di sterline. 

Nel frattempo la regolarizzazione dei motori per le nuove leggi antiemissione in America è costato un bagno di sangue: non che la cosa non avesse pesato anche in Marchi artigianali di Supercaraltrove (come ad esempio accadde per Iso Rivolta, Intermeccanica, ed altri), ma come detto sopra la scarsa preparazione tecnica del management Aston Martin di allora aveva generato un fiume di sterline spese in consulenze esterne da chi, più che l’alta Direzione aziendale, sapeva masticare di motori.

 

Quando i vertici aziendali salutano le maestranze e gli impiegati per le festività natalizie del 1974, in molti dei 500 dipendenti si avverte uno strano presentimento, quasi un gelo che pervade da giorni il Management e che ha ridotto all’osso e “criptato” le comunicazioni tra funzioni aziendali e la programmazione strategica. 

E sono diversi, si racconta, gli operai e gli impiegati che come presi da un presagio si trovano a passeggiare a fianco delle strutture Aston Martin a Tickford, quasi inventandosi una improvvisa esigenza di mostrare a parenti ed amici il loro luogo di lavoro mentre gli impianti dormono. Anzi no: alcuni di questi visitatori raccontano di non aver mai visto spente le luci negli uffici direzionali, al secondo piano di Sunnyside, in quella pausa natalizia.

1974: il tempo della crisi

La’, il 27 Dicembre del 1974, il presidente  William Willson riunisce un consiglio di amministrazione straordinario e  svela ai Consiglieri le decisioni governative appena pervenute: 1) Prestito governativo massimo di 600.000 Sterline; 2) vendita negli Stati Uniti della Aston Martin concessa in esclusiva alla Rete BritishLeyland. 

Willson invita il Consiglio a rifiutare categoricamente, e così’ avviene. Tuttavia l’azienda per proseguire senza rischiare rivalse fallimentari deve trovare ben 2 milioni e mezzo di dollari che sono ovviamente impossibili da raccogliere entro tempi opportuni. 

A quella riunione sono presenti tutti i Consiglieri di “Company Development”, oltre ai pochi e selezionati funzionari di Segreteria necessari a redigere, protocollare il Verbale ed inviare le “comunicazioni”. 

Già. Le comunicazioni: Lunedì 30 dicembre 1974, in tutta l’Inghilterra la gente torna al lavoro dopo le vacanze di Natale. A Newport Pagnell, oltre 500 uomini e donne si recano ignari a lavorare presso l’Aston Martin Lagonda; alcuni a piedi perchèlavorano lì da decenni. 

Ma al cancello di ingresso di Sunnyside i lavoratori trovano i vigilantes chiusi dentro le auto di servizio e le inferriate chiuse da voluminosi lucchetti, con alcuni cartelli che invitano gli impreparati e scioccati dipendenti a recarsi urgentemente nel primo pomeriggio al cinema cittadino per una riunione di emergenza con quelli che, ancora, il personale di Aston Martin ritiene essere i “Titolari”. 

La riunione stessa, al cinema, è la salvaguardia rispetto all’evento inesorabile che già gli organizzatori immaginano si verificherà da lì a poco: l’arrivo dei provocatori di “Socialist Workers” che nello stesso tempo è sia il giornale di informazione degli operai (che ha la sua redazione a Longbridge) ma è contemporaneamente anche lo zoccolo duro delle brigate oltranziste sindacali che non disdegnano molto spesso di menare le mani e creare disordini davanti ai siti di crisi aziendali. Ed infatti dalla tarda mattina i capannelli di “Socialist Workers” trasformano Sunnyside in unaspecie di zona di guerra dal quale è riparato solo il cinema grazie al dispiegamento della polizia locale.

Il problema? 

Senza che nessuno dei dipendenti ne sia stato informato, tra la sera di Venerdì 27 Dicembre e quella mattina di Lunedì, di colpo la prestigiosa e storica Aston Martin è stata dichiarata fallita per la seconda volta da quando è nata, mezzo secolo dopo la prima volta.

Durante la riunione al cinema di Newport Pagnell l’exresponsabile dell’Ufficio marketing Fred Hartley da il benvenuto a tutti e presenta Michael Clark che è appena stato nominato curatore fallimentare del Tribunale. 

Willson ed il suo Staff dirigenziale hanno impiegato meno tempo a consegnare ai Giudici i Libri Contabili che non ad inviare gli opportuni telegrammi ai dipendenti dall’Ufficio Postale a fianco di Sunnyside: i creditori hanno ormai preso il controllo e non esiste più “un Management”. C’è gente che piange, altri che cominciano ad inveire. Ma la situazione non cambia. Aston Martin è fallita, e persino quella sera del 30 Dicembre 1974, alla edizione serale “CBS Evening News” il più famoso conduttore ed Anchorman Walter Cronkite ottiene in extremis uno spazio finale “Fuori Servizio” prima dei saluti ufficiali ed annuncia il fallimento di Aston Martin. Lo fa indossando la cravatta nera in segno di lutto e dispiacere come ha sempre fatto per commentare notizie sociali e pubbliche drammatiche

Farà questa eccezione solo per Aston Martin, ed in molti in Gran Bretagna accuseranno il colpo per aver perso per la seconda volta non più un Marchio artigianale che aveva vinto nel 1920 una classica cronoscalata ad Aston; ma per aver perso il Marchio dell’auto personale dell’Agente Segreto di Sua Maestà: James Bond. 

Terza Scena, 6 Gennaio del 1975: arriva a Newport Pagnell un giovanotto atletico e dinamico, barba curata ed occhiali da sole. Dicono sia un ricco finanziere americano, venuto in visita agli Stabilimenti semivuoti. Sembra anche lui un agente segreto, anche perché deve combattere inaspettatamente con mister Willson, l’ex Presidente, per una questione di valutazione dell’Azienda fallita.

Il suo nome è Peter Spreague, che alla fine di una pesante trattativa acquisisce Aston Martin Lagonda insieme a George Minden, Jeremy Turner ed Alan Curtis al prezzo di un milione di Dollari liquidando Willson e la Company Development Ltd. Da questa nuova cordata prende corpo l’onirica Aston Lagondaquattro porte di Williams Town.

Ma il passaggio di mano non è ancora finito perché nel 1981 il team di ristrutturatori guidato da Peter Spreague vende AstonMartin alla Pace Petroleum di Victon Gauntlett che si era appena consorziato con la Azienda di Stato britannica CH Industrials; Spreague tuttavia avrebbe mantenuto la concessione a distribuire le Aston Martin negli USA attraverso il suo Headquarter a New Rochelle, New York

1984 il sogno impossibile: sfidare Ferrari 288 e Porsche 959

Passano solo due anni e mezzo e Victor Gauntlett ha nel frattempo acquisito il pacchetto azionario detenuto da CH Industrials; siamo nel 1983 ed un armatore anglo-ellenico di nome Peter Livanosfonda con Nicholas Papanicolaou la “AII” (Automotive Investments Incorporated) che acquisisce la Aston Martin lasciando Gauntlett a dirigerla. Ed infine, e siamo arrivati nel 1984, Livanos acquista il 75% della base azionaria mentre Gauntlett ne trattiene il restante 25%.  Nel frattempo la divisione statunitense di Aston Martin assume un ruolo sempre più rilevante e ne viene assegnata la carica presidenziale a Peter Gaydon. E proprio dalla interazione tra la nuova gestione di Peter Livanos ed i feedback commerciali di Gaydon dagli Stati Uniti prende corpo uno dei sogni più straordinari non solo per l’Automotive inglese ma per tutti gli anni Ottanta: la Aston Martin Vantage Zagato. 

Anni dopo le ultime divine creature nate dalla interazione tra la firma di stile ed il Marchio di Newport Pagnell, il sogno è pronto a ripartire, in una estemporanea intuizione della Primavera del 1984. E quale sarebbe stata quella intuizione? Roba da niente, semplicemente inventare l’unica britannica votata a diventare elettivamente l’antagonista ai due miti sportivi nati ovvero in corso di gestazione in quel periodo: Ferrari “288 GTO” e “Porsche 959”. Ed è qui, a questo punto, che sale in cattedra un genio in incognito: è Giuseppe Mittino, Designer della Zagato.

Figura fondamentale nell’evoluzione del design automobilistico durante il suo mandato alla Carrozzeria Zagato, subentra ad Ercole Spada nel 1969 prendendo la guida del reparto design: il suo primo lavoro presso Zagato è accolto con recensioni contrastanti, ma con il tempo la sua vena creativa ebbe ragione di ogni perplessità sullo stile anticonvenzionale e molto coraggioso di un vero e proprio genio visionario. Poco prima dell’incarico di AstonMartin Mittino era stato al centro dei dibattiti nel 1983 con la “Zagato Zeta 6”, originale 2+2 basata su autotelaio Alfa Romeo GTV6. Se da una parte il prototipo fu apprezzato per un tratto armonioso ed elegantemente sportivo, in cui dovrebbe risaltare il classico tetto a due gobbe longitudinali, dall’altro lato la tendenza redazionale “mordi e fuggi” che aveva cominciato ad imperare nelle Riviste di settore diede vita a commenti pressapochisti e tagliati con l’accetta. La “Zeta 6” fu a vario titolo incolpata di somigliare ad una Porsche 928 in piccolo, di non avere attinenza con la gamma Alfa di quel periodo. Ma tutto nasceva dalla distratta valutazione di particolari dell’auto astratti dal contesto generale del concetto industriale; la “Zeta 6” intendeva infatti essere una proposta “Plug & Play” di nuovo modello di (piccola) serie da proporre all’Alfa Romeo secondo il messaggio che Arese gradiva di più in quel 1983: vittima del taglio di budget che ormai l’IRI gli aveva destinato (in preludio di una ormai prossima privatizzazione) il Biscione gradiva solo ed esclusivamente proposte che comportassero modifiche omeopatiche rispetto agli unici tre Chassis che la linea industriale teneva in vita all’epoca per la produzione di serie.

E cioè il pianale Alfasud (per la Sprint e la nuova “33”), quello della “Spider Quadrifoglio” (operazione di reimmissione in gamma sulla base della vecchia “Duetto” rimodernata) ed infine il pianale della Alfetta da cui si erano ricavate nel tempo anche Giulietta, Alfa 6, Alfetta GTV, Alfa 90 e poco dopo la nuova “75”.Ne sanno qualcosa, dei rigori finanziari di Arese, il mitico Ermanno Cressoni che dovette impiegare anni per consentire al suo genio di adattare le linee innovative della sua “33” al pianale sic et simpliciter della Alfasud. E ne sapeva qualcosa anche Bertone che si trovò costretto a mantenere il 70% della vecchia Alfetta nella nuova “Alfa 90”.

La visione di Mittino per la Zagato Zeta 6 fu, parere personale, pregiudicata solo da un errore madornale di tutto lo staff Zagato: presentare in anteprima la “Zeta 6” con un colore nero che esaltava inavvertitamente le parti in causa (fanali anteriori e linea vetrata del padiglione in vista laterale) del presunto e lamentato accenno alla Porsche 928. Perché quello che quella vernice color bacarozzo negava alla vista di insieme era in realtà una linea che ha cercato di rendere un prodotto innovativo senza cambiare una virgola all’autotelaio “GTV6” alias il telaio dell’Alfetta con due porte a due volumi. Da questo forse parte la serie di azzeccate “sproporzioni” che Mittino cercò di dare e che Alfa Romeo, nella assoluta ristrettezza finanziaria, non fu in grado di mettere in produzione.

La carriera di Mittino nel design presso Zagato raggiunse un traguardo importante nel 1984 con la presentazione dell’AstonMartin V8 Vantage Zagato al Salone dell’Automobile di Ginevra. Sotto la direzione di Mittino, la V8 Vantage Zagato catturò lo spirito delle originarie Aston Zagato, fondendo nostalgia e stile contemporaneo, anche se Mittino lasciò il suo incarico in Zagato nel 1985 poco dopo aver completato il layout generale definitivo della Vantage. Ed il risultato fu una Aston Martin assolutamente figlia dei canoni del Marchio ma allo stesso tempo diversa e rivoluzionaria. Partendo dalla base nobilissima della “V8 Vantage” con telaio classico in tubi e longheroni di acciaio rivestito da pelle di alluminio battuto a mano, Mittino accorcia la struttura di 30 centimetri (lunghezza della Vantage Zagato di 4,40) senza variare il passo e produce una serie di lavorazioni strutturali che portano un taglio di ben 250 chili rispetto alla Vantageoriginaria. Il valore di Cx desiderato, pari a 0,29 (per l’epoca un valore monstre, ottenuto solo dalla famosa “Ford Probe” concept) era senza dubbio una “sparata” congegnata in fase di avvio della commessa da parte di Zagato. Infatti il valore ben più realistico e comunque sensazionale di 0,32 fu ottenuto con ore ed ore di paziente limatura stilistica presso la Galleria del vento dell’Università di Southampton. Ma il risultato finale, suddiviso in quasi 50 esemplari di Coupè e circa 30 di Decappotabile fu quello che quaranta anni dopo ci lascia ancora a bocca aperta. Una sportiva che la tradizione aveva lanciato nel futuro: con 432 cavalli, quasi 300 chilometri orari ed un tempo di 4 secondi e nove decimi sulla accelerazione da zero a 60 miglia orarie, la VantageZagato sarebbe ancora un osso duro per tante Supercar attuali.

Riccardo Bellumori

Dacia Sandero guida il successo di Renault

Il Gruppo Renault ha reso noti i dati relativi alle vendite del 2025: si registra una crescita, Dacia Sandero è leader in Europa.
Il regolare aggiornamento delle gamme di modelli e i prezzi relativamente accessibili hanno consentito a tutti e tre i marchi del Gruppo Renault (Dacia, Alpine, Renault) di aumentare le vendite nel 2025, ma ci sono anche delle perdite: il marchio Mobilize ha cessato la sua attività.

Le vendite globali del Gruppo Renault nel 2025 sono aumentate del 3,2% e hanno raggiunto le 2.336.807 unità, di cui 1.607.848 nel mercato principale, quello europeo (+0,5% rispetto alle vendite del 2025). Le auto ibride rappresentano circa il 400.000 (+35,1%) del volume totale, mentre quelle elettriche circa il 194.000 (+76,7%).

Ora esaminiamo i marchi, iniziando da Renault. Il marchio francese ha venduto lo scorso anno un totale di 1.628.030 veicoli (+3,2%), di cui 1.291.525 autovetture (+10%) e 336.505 veicoli commerciali leggeri (LCV) (-16,5%). . L’azienda attribuisce il risultato negativo nel segmento LCV al calo generale della domanda di furgoni leggeri in Europa e all’uscita dal mercato nel 2024 del conveniente Renault Express.

Le vendite di automobili Renault nei paesi dell’America Latina sono aumentate dell’11,3% fino a raggiungere le 272.600 unità grazie al successo del crossover Kardian, mentre in Corea del Sud, grazie alla partnership di Renault con Geely, le vendite del marchio francese sono aumentate immediatamente del 55,9% fino a raggiungere le 52.300 automobili.

DACIA INARRESTABILE

Il marchio rumeno Dacia ha venduto lo scorso anno 697.408 auto (+3,1%), di cui 601.765 in Europa (+2,9%). La hatchback Dacia Sandero è stata per il secondo anno consecutivo la più venduta in Europa, almeno secondo quanto afferma il Gruppo Renault, anche se nessuna agenzia indipendente ha ancora pubblicato un rapporto completo sul mercato europeo per il 2025. Tuttavia, i dati preliminari per l’Europa, basati sui dati di immatricolazione, sono già stati pubblicati dall’agenzia tedesca Dataforce, secondo la quale la top five delle auto nuove più popolari è la seguente:

  1. Dacia Sandero — 243.676 unità (-9,8%)
  2. Renault Clio — 229.778 unità (+5,8%)
  3. VW T-Roc — 211.241 unità (+3,8%)
  4. VW Tiguan — 197.000 unità (+0,8%)
  5. VW Golf — 195.455 unità (-9,8%)

Da notare che l’ufficio stampa del Gruppo Renault tace delicatamente sulle vendite effettive della Dacia Sandero in Europa, indicando solo il suo primo posto e non volendo mettere in evidenza la dinamica negativa. A proposito, l’anno scorso la Dacia Sandero, così come la berlina Logan e la station wagon Jogger, hanno subito un restyling programmato.
Il successo della Renault Clio, che lo scorso anno è passata alla sesta generazione, è stato menzionato dall’ufficio stampa dell’azienda francese: secondo i propri dati, le vendite di questo modello in Europa lo scorso anno sono aumentate del 4,5% fino a raggiungere le 243.401 unità.

Quest’anno Dacia promette di presentare una nuova auto elettrica economica di classe A, che sarà prodotta in Europa e sostituirà la crossover hatchback Dacia Spring di fabbricazione cinese, e un nuovo modello di classe C, probabilmente un altro crossover (forse una station wagon o una crossover station wagon).
Il marchio sportivo Alpine ha venduto per la prima volta nella sua storia più di diecimila auto in un anno, precisamente 10.970 unità. (+139,2%), di cui 2681 sono la coupé a benzina Alpine A110, 8198 sono la hot hatch elettrica Alpine A290 e 91 sono il crossover elettrico Alpine A390 appena lanciato sul mercato. Il principale consumatore delle auto Alpine è stata la Francia, con 5383 unità vendute, seguita dal Regno Unito con 1742 unità e dalla Germania con 1046 unità.
Il marchio Mobilize, ormai defunto, non viene menzionato nella relazione del Gruppo Renault, ma non è ancora stato “eliminato” dalla descrizione generale dell’azienda. Ricordiamo che Mobilize è stato lanciato nel 2021 come marchio di nuova mobilità, ma ha fallito completamente sul mercato.

Il destino dei quadricicli elettrici Mobilize Bento e Mobilize Duo prodotti in Marocco è ancora sconosciuto.

Nuova Mercedes Classe E EQ: Rendering Totale

Come sarà la nuova Mercedes Classe E EQ? Eccola nel rendering totale.

Qualche giorno fa sono state pubblicate in rete alcune foto spia della nuova berlina Mercedes-Benz, grazie alle quali abbiamo la possibilità di farci una prima idea del suo aspetto esteriore.

Come previsto, la nuova berlina prenderà il nome di E-Class with EQ Technology, in analogia con il crossover elettrico GLC with EQ Technology, presentato all’inizio dello scorso autunno. Sostituirà il modello EQE, non proprio di successo, presentato nel 2021 e già in procinto di essere ritirato dal mercato. Uno dei motivi delle scarse vendite di quest’ultimo è il design particolare della carrozzeria, che l’azienda ha chiaramente deciso di rivedere in modo radicale.

A giudicare dalle foto spia, la nuova Classe E elettrica avrà un aspetto molto più tradizionale, con proporzioni praticamente analoghe a quelle di una normale berlina con motore a combustione interna. Allo stesso tempo, avrà sicuramente una parte anteriore originale, che potrebbe essere ispirata al suddetto GLC elettrico. Si intravedono già i contorni dei fari, nei quali ci si può aspettare anche la comparsa di luci di marcia a forma di stella a tre punte. I prototipi si differenziano dalla normale Classe E soprattutto lateralmente: hanno porte posteriori più larghe e dietro di esse appariranno finestrini aggiuntivi, simili a quelli della versione a passo lungo della Mercedes Classe E per il mercato cinese.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE MERCEDES

La parte posteriore è ancora fortemente camuffata e non permette di vedere nemmeno i contorni approssimativi dei fanali, si vede solo la posizione dei blocchi provvisori al posto abituale insieme alla nicchia della targa. Tuttavia, possiamo supporre che il design delle luci posteriori sarà diverso dalla normale Classe E e lo stile sarà più simile a quello della GLC elettrica.
La nuova berlina sarà costruita sulla piattaforma modulare MB.EA (Mercedes-Benz Electric Architecture) con architettura elettrica a 800 volt, già utilizzata dalla GLC con tecnologia EQ. Da quest’ultima potrebbe essere preso in prestito anche il motore, che comprende due motori elettrici con una potenza massima complessiva di 360 kW (490 CV, 800 Nm). L’autonomia massima dichiarata del SUV con una singola ricarica è di 713 km secondo il ciclo WLTP.

Rendering della nuova Mercedes-Benz Classe E con tecnologia EQ
Il debutto della novità è previsto per il 2027. Ricordiamo che alla fine dello scorso anno il capo designer del marchio, Gorden Wagener, ha lasciato il suo incarico.

Nuova Kia Niro 2026: il Restyling

Ecco la nuova Kia Niro i cui dettagli saranno resi noti nel marzo 2026.

Kia ha presentato il crossover compatto Niro nel 2016. Il modello di seconda generazione ha debuttato nell’autunno del 2021 ed è stato messo in vendita nel 2022. L’attuale SUV è disponibile con motorizzazioni HEV e PHEV, nonché con propulsione completamente elettrica. Ora l’azienda ha preparato una versione aggiornata della Kia Niro: oggi il marchio ha svelato il suo aspetto esterno e gli interni.
L’ufficio stampa di Kia ha sottolineato che il crossover aggiornato ha un design che riflette la filosofia del marchio: “l’unione degli opposti”. Si tratta dello stile attuale del marchio, che caratterizza già molti altri modelli della casa coreana. Così, la rinnovata Niro ha ricevuto nuovi fari anteriori più verticali con luci di marcia a forma di “T”. I fari sono collegati tra loro da una barra nera a forma di “naso di tigre” molto affusolato. Sopra, sotto il bordo del cofano, è possibile vedere il logo Kia.

I modelli hanno cambiato il design del rivestimento in plastica nera lucida lungo il perimetro della carrozzeria (che include i rivestimenti dei passaruota) e della parte inferiore del paraurti anteriore, in cui sono integrati i rettangoli dei fendinebbia e una grande presa d’aria con una barra argentata lungo il bordo inferiore. La Niro, ancora più fresca, ha ricevuto nuovi cerchi da 18 pollici bicolore dal design originale.

LO STILE AFFILATO

Il crossover rinnovato ha normali specchietti esterni, maniglie delle porte tradizionali verniciate in tinta con la carrozzeria, un’antenna a pinna di squalo con barre portatutto nere sul tetto e un telaio dei finestrini dello stesso colore. La parte posteriore della Kia Niro è decorata con uno spoiler piuttosto grande con luce di stop integrata nella parte superiore del portellone, mentre ai lati sono posizionati grandi “angoli” verticali dei fanali. Nella parte inferiore del paraurti posteriore si trovano riflettori verticali e un diffusore argentato.

INTERNI E DOTAZIONI

Con il restyling di Kia Niro è stato rivisto l’interno. La Kia Niro ha ricevuto un volante multifunzionale a due razze con pulsanti fisici e corona “appiattita” su entrambi i lati. Sul cruscotto modificato è posizionato un quadro strumenti di nuova forma, allungato orizzontalmente e curvo, che unisce sia il quadro strumenti virtuale che il touchscreen del sistema di informazione e intrattenimento (diagonale di ciascun display: 12,3 pollici). I comandi sulla console centrale e sul tunnel sono stati leggermente modificati.

Per ora l’azienda non ha fornito alcuna informazione sulle caratteristiche tecniche della Kia Niro aggiornata. Probabilmente manterrà i propulsori ibridi e il motore elettrico.

Nuovo Toyota Land Cruiser: la versione più potente in Europa

Toyota ha ampliato il lancio della sua Land Cruiser 300 Hybrid full-fat, introducendo il SUV elettrificato in “alcuni mercati dell’Europa orientale” dopo il suo debutto in Medio Oriente lo scorso anno.

Altrove, la serie 300 più grande rimane fuori portata. L’Europa occidentale e il Nord America continueranno con la più lussuosa Lexus LX o la Land Cruiser 250 leggermente più piccola, poiché la 300 con telaio a longheroni non è ancora disponibile in quelle regioni.
Il Land Cruiser 300 ibrido è anche la versione più potente mai realizzata, con una potenza combinata di 457 CV (341 kW / 464 PS) e una coppia di 790 Nm (583 lb-ft). Questa potenza proviene da un V6 biturbo da 3,5 litri abbinato a un singolo motore elettrico, posizionato tra il motore a combustione interna e un cambio automatico a 10 rapporti che trasmette la potenza a tutte e quattro le ruote.
Secondo Toyota, l’ibrido ad alte prestazioni offre un’accelerazione fino al 40% più potente rispetto alla versione solo ICE alimentata dal motore biturbo da 3,3 litri. Il motore elettrico contribuisce a migliorare la risposta dell’acceleratore e a rendere più fluida l’erogazione della coppia. Può anche funzionare in modalità solo elettrica a velocità fino a 30 km/h (19 mph), attingendo energia da una batteria al nichel-metallo idruro.

Il Land Cruiser 300 più potente arriva in Europa, ma non dove ci si potrebbe aspettare
Per preservare la sua reputazione di fuoristrada, la batteria è sigillata in un involucro impermeabile, mantenendo intatta la profondità di guado di 700 mm (27,6 pollici) del SUV. Toyota afferma che l’ibrido è stato testato in condizioni difficili in tutto il mondo e rimane fiduciosa nelle sue capacità fuoristrada.

Il Land Cruiser 300 Hybrid è dotato di servosterzo elettrico, volto a migliorare la precisione e il controllo su un’ampia gamma di superfici. La tecnologia fuoristrada rimane invariata, compresi Multi-Terrain Select, Crawl Control, Downhill Assist Control e Multi-Terrain Monitor.
In Europa, gli acquirenti potranno scegliere tra tre allestimenti: il VX entry-level, lo ZX di fascia media e il GR Sport top di gamma. Tutte le varianti sono dotate di una configurazione a cinque posti, senza opzione a tre file. Dei tre, solo lo ZX raffigurato nelle immagini ufficiali è dotato di un kit carrozzeria ridisegnato.

MODELLO TOP DI GAMMA

L’equipaggiamento è piuttosto generoso su tutta la gamma, poiché anche la versione base VX è dotata di serie di cerchi da 18 pollici, portellone elettrico, fari full LED, doppio schermo da 12,3 pollici, impianto audio premium JBL a 14 altoparlanti, climatizzatore a quattro zone, volante riscaldato, sedili anteriori elettrici e presa di corrente da 1500 W.
Passando alla ZX si aggiungono ulteriori tecnologie e raffinatezze, tra cui sospensioni variabili adattive, selettore di guida a cinque modalità, head-up display, portellone posteriore con sensore di apertura e differenziale posteriore a slittamento limitato.

Infine, la GR Sport mantiene il suo look distintivo e robusto con paraurti, griglia, parafanghi e cerchi da 18 pollici unici, e aggiunge il più avanzato e-KDSS (Electronic Kinetic Dynamic Suspension System) di Toyota, che può disinnestare le barre antirollio per massimizzare l’articolazione delle ruote.
Toyota ha confermato che il Land Cruiser 300 Hybrid sarà lanciato in “alcuni mercati dell’Europa orientale” a partire da gennaio 2026, anche se non ha specificato quali paesi saranno inclusi. I dettagli sui prezzi per la regione sono ancora segreti, ma negli Emirati Arabi Uniti il modello elettrificato parte da 389.900 AED (106.200 dollari).

Questa non sarà nemmeno la prima apparizione della Serie 300 in Europa. Dal suo debutto nel 2021, il SUV è stato ufficialmente offerto in mercati come Ucraina, Georgia, Azerbaigian e Armenia.

È stato inoltre confermato che il nuovo Land Cruiser Hybrid arriverà in Australia nella prima metà del 2026. In futuro, potrebbe anche diventare disponibile nel suo mercato interno in Giappone, dove ha ricevuto lievi aggiornamenti nel 2025.

Addio Mazda2 e CX-3: la scelta in Giappone

Si prevede che la produzione di questi due modelli “datati” del marchio giapponese sarà completata nel 2026.

Mazda ha deciso di “rifare il look” alla sua gamma di modelli: è probabile che presto ne mancheranno un paio. Uno di questi sarà molto probabilmente il piccolo crossover Mazda CX-3. Ricordiamo che ha debuttato nel 2014 e ha subito il primo aggiornamento nel 2018. Dopo alcuni anni, nel 2021, il SUV ha lasciato i mercati americano ed europeo, ma è rimasto in una serie di altre regioni e nel 2023 il modello ha subito un’altra modernizzazione.

Nella foto: Mazda CX-3 (versione per il mercato giapponese)
A sua volta, la produzione della compatta Mazda2 hatchback è iniziata nel 2002 (sul mercato interno è stata venduta a lungo con il nome di Demio). L’attuale cinque porte di terza generazione è apparsa nel 2014 ed è stata aggiornata nel 2019 e nel 2023. Anche questo modello ha già lasciato il Vecchio e il Nuovo Mondo, ma per ora è ancora presente, ad esempio, sul mercato interno.

LA SCELTA STRATEGICA

Ora l’edizione giapponese di Creative Trend, citando documenti interni dei concessionari del marchio, riferisce che Mazda intende interrompere la produzione della Mazda2 e della CX-3 nel corso del 2026. Si prevede quindi che l’ultimo esemplare del SUV uscirà dalla catena di montaggio già nel marzo di quest’anno, mentre la produzione della hatchback terminerà a giugno. Si riferisce che per ora i concessionari del marchio continuano ad accettare ordini, mentre in seguito venderanno le auto rimaste nei magazzini.
Molto probabilmente, la Mazda2 avrà un successore in futuro. Come riportato in precedenza da Kolesa.ru, potrebbe basarsi sul concept Vision X-Compact, presentato nell’ottobre 2025. Non è da escludere che alla fine la novità sarà un crossover subcompatto o una cross-hatchback, a cui potrebbe essere assegnato un altro nome: Mazda CX-20.

La lunghezza complessiva della Mazda Vision X-Compact è di 3825 mm, la larghezza di 1795 mm, l’altezza di 1470 mm e la distanza tra gli assi di 2515 mm. Non ci sono informazioni sul propulsore del concept, ma l’azienda ha parlato delle sue capacità digitali, in particolare dell’intelligenza artificiale, che sarà in grado di svolgere molteplici funzioni.

La Mazda Vision X-Compact ha un abitacolo realizzato in uno stile sportivo e minimalista. Da notare l’alto tunnel centrale con un grande selettore del cambio automatico e, al posto del display del sistema di informazione e intrattenimento sul pannello frontale, un pannello magnetico che funge da supporto per lo smartphone, situato a destra dello schermo rotondo che funge da quadro strumenti virtuale. Alcuni elementi dell’abitacolo sono verniciati nello stesso colore della carrozzeria.

Da notare che in quell’occasione è stata presentata anche un’altra show car: la Mazda Vision X-Coupe, una cross-coupé.

La sua lunghezza complessiva è di 5050 mm, la larghezza di 1995 mm, l’altezza di 1480 mm e la distanza tra gli assi è di 3080 mm.

Il concept è dotato di un propulsore ibrido plug-in con un motore turbo rotativo a pistoni a due sezioni e un motore elettrico, con una potenza massima complessiva di 510 CV. L’autonomia in modalità solo elettrica è di 160 km, mentre in modalità ibrida è di 800 km.

Nuova Honda Jazz 2026: il Restyling della Fit in Cina

È difficile credere che siano passati poco più di sei anni da quando è stata presentata la Honda Jazz di quarta generazione. Il progresso in questo periodo è stato tale che la hatchback del segmento B sembra ormai un relitto del passato. Questo è particolarmente vero in Cina, dove l’ondata di city car elettriche a prezzi accessibili ha relegato questo modello, un tempo molto popolare, a un ruolo secondario.

Per cercare di risvegliare l’interesse prima che l’auto venga inevitabilmente ritirata dal mercato, GAC Honda ha introdotto un restyling piuttosto drastico per la Jazz, venduta nel Regno di Mezzo con il nome di Fit. Come si è visto in una precedente indiscrezione, questo secondo restyling esclusivo per il mercato cinese conferisce alla vettura un look aggressivo e sportivo che ha completamente cancellato il design originale, caratterizzato da un aspetto grazioso e innocente, che Honda aveva già in parte modificato con la prima revisione.

Nella parte anteriore, la Fit acquisisce un design dei fari divisi, ora molto in voga, con le sottili luci diurne quadruple affiancate da una griglia superiore altrettanto sottile. Sotto di essa si trovano dei ritagli rettangolari leggermente sfalsati, nonché un’imponente griglia inferiore con “nacelle” su entrambi i lati.

Passando alla parte posteriore, si ritrovano i fanali trapezoidali, ma il paraurti è stato esteso verso l’esterno, presumibilmente per proteggere ulteriormente il portellone. Questo ha lo sfortunato effetto di dare alla Fit l’aspetto di un labbro inferiore gonfio, non aiutato dalla grande minigonna posteriore nera con un elemento decorativo integrato a forma di diffusore. I paraurti più lunghi hanno contribuito ad aumentare la lunghezza di 59 mm rispetto al precedente modello cinese, già di per sé più lungo di 115 mm rispetto al resto del mondo.

INTERNI E MOTORI

Il grande restyling esterno è in netto contrasto con gli interni, che sono rimasti praticamente invariati, fatta eccezione per un touchscreen da 10,1 pollici per l’infotainment, ancora piccolo per gli standard delle auto cinesi, ma molto più grande dell’unità da otto pollici offerta in altri mercati. Il display supporta le funzioni di mirroring degli smartphone Apple CarPlay, Baidu CarLife+ e Huawei HiCar.

Il restyling comporta una significativa riduzione delle dotazioni, con la Fit ora offerta in un unico allestimento base. A parte il grande schermo e il display da sette pollici, si ottengono cerchi in acciaio con coprimozzi (incoerenti rispetto al resto del design aggiornato), sedili in tessuto, solo due altoparlanti, nessun airbag a tendina e nessuna suite Honda Sensing di assistenza alla guida. Non si ottiene nemmeno l’accesso senza chiave, per l’amor del cielo.

Tutto ciò ha avuto un effetto al ribasso sul prezzo: la Honda Jazz o Fit rinnovata ora costa 66.800 yuan, compresa la garanzia a vita sul motore e sulla trasmissione. Il propulsore, tra l’altro, è un quattro cilindri DOHC i-VTEC da 1,5 litri a iniezione diretta che eroga 124 CV e 145 Nm di coppia, abbinato a un CVT.