Home Blog Pagina 65

Se il Dealer rimane sempre uguale il Venditore non sarà mai un vincente

1)Perché non si trovano più in giro Venditori di talento o preparati?

2)E’ ancora importante il ruolo del Venditore di Salone, ed in che termini?

3)Quanto dovrebbe guadagnare un Venditore di Salone capace ed in grado di garantire risultati?

Abbiamo voluto rendere didascalico in questo modo un tema che appare e ricorre spesso nei dibattiti in tema di Automotive. Oggi si può ancora chiamare “Venditore” il professionista che sempre più deve lavorare in modalità multitasking (accounting di Clienti che sempre meno bazzicano nei Saloni, Telemarketing ed acquisizione telefonica di nuovi Clienti, consulente nella scelta di sempre nuovi mezzi, quotazione e rivendita dell’auto in permuta, vendita accessori, etc.)?

E che ovviamente deve farlo da “portabandiera” di una specifica Organizzazione di vendita e rappresentante di un numero e di una tipologia di Brand e modelli specifici, senza dunque la disponibilità di una larga parte della offerta concorrente?

Regola numero Uno: non vendere mai quello che vorresti comprare solo per Te

Se c’è un primo ragionamento che il potenziale Venditore deve imparare a fare suo fin dall’inizio, è quello del prodotto, dell’ambiente e del Brand o Gruppo che lui stesso sarà chiamato a promuovere. Molto spesso scegliere prioritariamente quel che appartiene all’insieme alle cose gradite o desiderate o privilegiate dal venditore porta a delle condotte che dal lato della trattativa e della chiusura contrattuale sono deleterie:

– Chi conosce o predilige un bene o servizio da commercializzare rischia di diventarne Fan, imponendo al potenziale Cliente un approccio sensazionalista e fideistico che potrebbe persino allarmarlo o “raffreddarlo” rispetto al potenziale acquisto che invece dovrebbe essere stimolato attraverso la progressiva scoperta da parte del venditore delle esigenze e dei desideri del potenziale Cliente.

– Chi apprezza a priori quel che deve promuovere agli altri finisce spesso per essere scontato, pressapochista per effetto della presunta perfetta conoscenza del prodotto sul quale tuttavia il rischio diventa quello di tralasciare aspetti o particolari determinanti per la scelta del cliente, ovvero si rischia di accentuare del bene o servizio da vendere le caratteristiche più interessanti per il Venditore ma magari molto meno per il compratore;

– Chi ha una influenza emotiva o passionale verso quel che intende intermediare, infine, rischia fortemente di proporlo esattamente nella stretta modalità in cui egli stesso accetterebbe di acquistarlo.

Il che ovviamente non preclude la eventualità che il Venditore di successo possa essere tale promuovendo la vendita del prodotto o del Marchio da questi prediletto, ma a patto di “astrarre” dal processo di vendita ogni sovraccarico emotivo scremando il contatto con il Cliente da elementi personali e non oggettivi.

Eppure il suggerimento di non avviare indiscriminatamente la propria professione di vendita presso il Brand o presso l’Organizzazione di vendita individuata non solo non va travisata (eludendo del nostro suggerimento l’aspetto discriminante: il rischio che si voglia vendere quello che solo il Venditore acquisterebbe, con effetti pessimi sul suo conto economico e sul suo rendimento professionale) ma forse al momento tale suggerimento è persino superfluo: in meno di un lustro la composizione dell’offerta commerciale sul mercato auto nuovo è talmente mutata da aver stravolto anche la scaletta personale del gradimento e della identificazione personale tra Venditore e bene da promuovere. Ecco allora, più in linea con i tempi moderni, la regola numero 2) Regola numero 2) Vendere quel che si può vendere in modalità “multipla”

Oggi la “trasferibilità” del processo di vendita dalla dimensione fisica a quella virtuale diventa sempre più una peculiarità strategica per fidelizzare con il potenziale Cliente, renderlo protagonista del processo di acquisto, e per essere selezionati come venditori di fiducia da parte di potenziali acquirenti che comunque metteranno a confronto un venditore incontrato nella loro fase di ricerca auto con tutti gli altri lungo una sorta di viatico della speranza. Ma essere “virtuale” per un venditore significa non solo poter apparire su pagine Social in contatto o dialogo con i propri potenziali acquirenti, anche perché questo tipo di strategia pubblica multimediale finirebbe per rendere un po’ troppo “incombente” il profilo personale del venditore rispetto a quel che alla fine viene chiamato a vendere. 

No: in verità un consiglio che riteniamo di voler emettere a chi intenda percorrere l’attività di vendita auto è ovviamente diversa dallo stimolo a diventare un prezzemolino del Web. In verità il suggerimento è quello però di pianificare la propria attività di vendita secondo piani scalari e integrati di azione:

a) Azione fisica e territoriale diretta: cioè l’azione commerciale che evidentemente non può essere surrogata integralmente dall’ambito virtuale e che prevede il Test Drive con il potenziale Cliente, il presidio commerciale presso aree disposte o create in ambiti esterni al Salone di Vendita (Fiere, Centri Commerciali o piazze cittadine all’aperto) ed ovviamente anche la postazione di trattativa e dialogo commerciale con i visitatori presso Showrooms dedicati. 

b) Questa serie di contesti che debbono essere svolti attraverso atti “fisici” possono però essere coadiuvati e rinforzati da attività da remoto come ad esempio: Telemarketing ovvero Direct Mailing, attività Social del Dealer / del Marchio Mandante  / del Network di vendita; propensione del Dealer stesso a porre in essere attività multimediali o promozionali all’esterno del Punto Vendita; ed infine da una concreta e robusta attività del Dealer su supporti Web (Sito Aziendale dinamico e/o Blog, Configuratore, Supporto per e-Commerce), pagine Social ed ovviamente tramite ERP evoluti in grado di essere Web based o perlomeno Web oriented. 

Sento ancora tanti venditori di Auto che in caso di trasferte o di attività di vendita extra salone affrontano limiti arcaici nella fruibilità del loro sistema ERP inadeguato a fornire in remoto l’esattezza dei dati necessari per una vendita (disponibilità di Stock, dati del veicolo in trattativa, accesso ai portali di preventivazione, di valutazione usato, accesso allo storico del veicolo usato oggetto di trattative di vendita, impossibilità di redigere contratti in formato elettronico, etc…). 

Eppure anche se non ci si fa caso la parte di attività “extra Salone” da un lato è fondamentale per il venditore perché gli consente di raggiungere target di potenziali Clienti oltre il territorio di pertinenza del suo Showroom; dall’altro lato non può essere, l’attività su Web, Social ed “on line” solo una responsabilità autonoma del singolo venditore prescindendo dall’assetto e dalla potenzialità in virtuale del Dealer. Oppure, argomento più delicato, prescindendo dalla reputazione on line dello stesso Dealer.

Insomma, è fin troppo chiaro che attualmente la attività di vendita prevede una scaletta obbligatoriamente fisica (Test Drive, presidio commerciale in ambiti esterni al Salone di Vendita, postazione di trattativa e dialogo commerciale con i visitatori presso Showrooms dedicati) che però senza il corredo di attività Social e di supporti tecnologici, informatici e multimediali integrativi e strumentali all’attività fisica di trattativa ed intermediazione finisce per essere una scaletta indebolita dalla concorrenza e dalla volatilità del cliente potenziale.

Da questo è inevitabile arrivare al terzo fondamentale suggerimento:

Regola numero 3) Scegli il tuo Dealer Partner professionale con l’animo del potenziale Cliente

Come abbiamo anticipato in un pezzo precedente, il Cliente potenziale oggi è davvero più infedele di prima rispetto al suo Dealer o Marchio preferito e, visti gli importi in gioco, può sempre confrontare e scegliere alla fine il migliore dato economico complessivo della offerta di vendita di ciascun interlocutore commerciale;

Dunque la somma dei valori oggettivi che porteranno alla conclusione dell’eventuale contratto di vendita (Valore del nuovo venduto+eventuale margine di piano finanziario collegato – spesa per permuta secondo valutazione di mercato) va ormai sempre sommato alla serie di valori “immateriali” correlati (influenza od attività dell’eventuale acquirente su canali Social o sul Web, possibilità per il Dealer di costruire temi e storie da divulgare al fine di “rastrellare” nuovi potenziali Clienti, valore simbolico o didascalico del Marchio e modello oggetto della vendita rispetto ad un potenziale maggior impatto mediatico della vendita) perché la composizione dei valori oggettivi ed immateriali saranno la base di trattativa tra il potenziale Cliente ed ogni possibile Dealer di interesse di quest’ultimo.

Ma quanta parte della disponibilità del Vostro potenziale Cliente ad acquistare è subordinata alla immagine, alla reputazione, od alla dotazione professionale, strumentale e logistica del Dealer per il quale presterete il Vostro servizio di promotore vendite? Bella questione, eh? Da approfondire, da parte nostra, in una prossima puntata.

Riccardo Bellumori

Nuova Bentley Supersports 2026: Anteprima

La Bentley Supersports è stata presentata come l’ultimo modello a due porte del marchio di lusso britannico e, sebbene il nome non includa più la dicitura “Continental”, è immediatamente riconoscibile come derivata della Continental GT di quarta generazione che ha fatto il suo debutto a metà del 2024.

Per questa versione della Supersports, Bentley ha orientato la sua ultima coupé a due porte verso la riduzione del peso, con una serie di misure volte a portare il peso lordo del suo ultimo modello al di sotto delle due tonnellate, secondo quanto dichiarato dal marchio. A titolo di confronto, la Continental GT Speed di quarta generazione ha un peso a vuoto dichiarato di 2.459 kg.

Questo per renderla “la Continental GT più orientata al guidatore di sempre”, afferma Bentley, con la Supersports 2026 che è la terza a portare il nome del modello dopo la Continental Supersports 2017 e il modello 2009 precedente.

IL MOSTRO

Per tagliare il peso la Bentley Supersports 2026 omette gli alberi di trasmissione anteriori e l’elettrificazione del gruppo motopropulsore, con il motore V8 biturbo da 4,0 litri a benzina che eroga 666 CV e 800 Nm, trasmessi alle ruote posteriori attraverso un cambio automatico a doppia frizione a otto rapporti. Questo permette alla 2026 Supersports di accelerare da 0 a 100 km/h in 3,7 secondi e di raggiungere una velocità massima di circa 310 km/h.


L’asse posteriore è dotato di un LSD a controllo elettronico coadiuvato dal brake-torque vectoring, applicato alle ruote posteriori che ora hanno una carreggiata più larga di 16 mm rispetto alla Continental GT “normale”. Lo sterzo posteriore è stato mantenuto, mentre le calibrazioni dello sterzo, delle sospensioni, della gestione della trazione e dei sistemi ESC sono completamente nuove, afferma Bentley.

L’esterno della Supersports ha subito una serie di modifiche per aumentare la deportanza e ridurre il peso, in particolare con un nuovo paraurti anteriore che integra il più grande splitter anteriore mai montato su un’auto stradale Bentley, mentre i dive plane, le minigonne laterali, le alette dei parafanghi e il diffusore posteriore in fibra di carbonio combinati producono 300 kg di deportanza in più rispetto alla Continental GT Speed.

La Supersports è dotata anche di un tetto in fibra di carbonio per abbassare il baricentro. Per quanto riguarda le ruote, monta un set di cerchi in lega forgiati da 22 pollici sviluppati con Manthey Racing, con l’opzione di pneumatici Pirelli Trofeo RS che consentono prestazioni laterali fino a 1,3 g. Sono presenti anche freni in carbonio-ceramica e un sistema di scarico in titanio a tutta lunghezza di Akrapovic.
L’abitacolo della Supersports è quello di una due posti, con i sedili posteriori della Continental GT a quattro posti sostituiti da una scocca in fibra di carbonio e pelle. La Supersports è invece dotata di una coppia di sedili sportivi più imbottiti che offrono una posizione di seduta più bassa, mentre il rivestimento può essere specificato in schemi monotono, duo-tono o tri-tono utilizzando pelle, Dinamica e fibra di carbonio.

“La nuova Supersports è molto più che la Bentley più orientata al guidatore mai realizzata. Segna il ritorno di Bentley alla produzione di auto più estreme, che combinano una straordinaria versatilità con un coinvolgimento autentico del guidatore, pur rimanendo opere d’arte automobilistiche uniche e personalizzate per ogni cliente”, ha dichiarato Frank-Steffen Walliser, presidente e CEO di Bentley.

La Bentley Supersports 2026 sarà prodotta in edizione limitata di 500 esemplari numerati, con ordini che potranno essere effettuati a partire da marzo 2026, prima dell’inizio della produzione nel quarto trimestre del prossimo anno.

BYD Yangwang U9 Xtreme è l’auto più veloce al mondo

Una delle principali anteprime del prossimo salone dell’auto di Guangzhou, in Cina, sarà la supercar elettrica Yangwang U9 Xtreme con una potenza di oltre 3000 CV, che ha già stabilito due record: il giro più veloce sul circuito nord del Nürburgring tra le auto elettriche di serie (6 min 59,157 s) e il record di velocità tra tutte le auto di serie (496,22 km/h).

Il marchio di lusso Yangwang appartiene alla società cinese BYD, che lo utilizza per vendere i suoi modelli più costosi e tecnicamente avanzati. La supercar elettrica Yangwang U9 è stata lanciata sul mercato cinese nel febbraio 2024 con un propulsore a quattro motori da 1306 CV.

La Yangwang U9 Xtreme, in preparazione per il debutto, è molto più potente della versione base: ciascuno dei quattro motori elettrici eroga 555 kW, per un totale di 2220 kW o 3019 CV. La versione Xtreme è dotata di una piattaforma e4 modernizzata con architettura elettrica a 1200 volt, sospensioni elettroidrauliche attive riprogrammate e pneumatici semi-slick Giti Tire, progettati per una velocità massima di 500 km/h.

LA SFIDA AL RING

La Yangwang U9 Xtreme sarà prodotta in soli 30 esemplari, ma questo è sufficiente per considerare la supercar un modello di serie. Nell’agosto di quest’anno, la Yangwang U9 Xtreme, guidata dall’esperto pilota tedesco Moritz Kranz, ha completato il giro nord del Nürburgring in 6 minuti e 59,157 secondi, diventando l’auto elettrica di serie più veloce su questo circuito.

A settembre Yangwang U9 Xtreme ha ottenuto un altro importante risultato: ha raggiunto la velocità di 496,22 km/h sul circuito di prova ATP (Automotive Testing Papenburg) in Germania, stabilendo così il record di velocità tra le auto di serie.

Il record del Nürburgring è stato stabilito dalla supercar cinese con un grande alettone posteriore che fornisce una maggiore deportanza e migliora l’aderenza delle ruote alla strada, ma per ottenere il record di velocità questo alettone è stato smontato per ridurre la resistenza aerodinamica.

Il prezzo della Yangwang U9 Xtreme non è stato ancora annunciato. La Yangwang U9 standard con motore da 1306 CV costa attualmente 1.800.000 yuan ed è una delle auto più costose sul mercato cinese, mentre la versione Xtreme sarà ovviamente ancora più costosa.

Aggiungiamo che, nonostante tutte le sue eccezionali caratteristiche tecniche, la supercar di punta della BYD non ha un design raffinato: in Occidente, dove la Yangwang U9 Xtreme ha battuto diversi record, il suo aspetto un po’ pacchiano suscita perplessità.

In Cina, dove il design è molto apprezzato, le vendite di Yangwang non sono frenate dal design, ma dai prezzi troppo alti. Secondo i dati CAAM, nei primi dieci mesi di quest’anno il marchio Yangwang ha venduto in Cina solo 2989 auto, il 56,1% in meno rispetto alle vendite registrate nel periodo gennaio-ottobre 2024.

Oltre alla supercar elettrica, il marchio Yangwang produce attualmente il grande SUV ibrido Yangwang U8 nelle versioni standard e allungata e la berlina di rappresentanza Yangwang U7, disponibile sia come veicolo elettrico che come ibrido con motore a benzina contrapposto di propria concezione.

Venditore Auto in Showroom: ruolo, competenze e sfide nella vendita moderna

Vendere, saper vendere, la vendita come un’arte o come una professione? Da mesi impazza dentro i dibattiti Social ed i Forum questa cantilena a volte persino stucchevole sulla prerogativa nobile del “saper vendere”, oppure su una presunta perdita di vocazione professionale su una attività cruciale che ormai mette dentro le  incombenze degli addetti o preposti sia il front che il back office con i potenziali Clienti. 

Ovviamente parliamo del settore Auto, con un focus rivolto soprattutto alla figura chiave e canonica del classico venditore di Showrooms rivolto al pubblico retail. Avete notato, a carico di questo profilo professionale, quali sono le tre domande più ridondate su Web e Social?

1)Perché non si trovano più in giro Venditori di talento o preparati?

2)E’ ancora importante il ruolo del Venditore di Salone, ed in che termini?

3)Quanto dovrebbe guadagnare un Venditore di Salone capace ed in grado di garantire risultati?

 

Se Vi siete accorti di questa serie di domande, avrete per Vostro conto formulato delle risposte ad Hoc? Bene, in caso affermativo o meno, godeteVi le risposte più plausibili che riteniamo di poter riservare, oggi, alla questione.

Sapete a quante cose deve fare attenzione un Venditore? Piccolo Vademecum

Prima di tutto però facciamo chiarezza su una cosa: il Venditore di Showroom deve per forza di cose oggi fare i conti con una panoramica di vendita fortemente “disaggregata”: la presenza contemporanea sul mercato di tre filosofie tecniche in termini di presenza sul mercato (auto elettrica pura, Hybrid a diversa alimentazione ed Endotermica più o meno “classica” visto che sia per la Benzina che per il Diesel sono ormai disponibili Kit per l’Ibridazione Aftermarket in aggiunta alla usuale offerta di Impianti a Gas per convertire i benzina e di addizione per i motori Diesel); oltre a questo abbiamo un confronto di Marchi Costruttori Europei ed Occidentali, giapponesi, coreani, cinesi ed asiatici (presenti in offerta attraverso Reti Ufficiali proprie, Reti di Importazione e Distribuzione autonome e distinte, e persino mediante accordi di “rebranding” ed assemblaggio in loco di vetture originarie di terzi Marchi); 

in aggiunta va ricordato come l’offerta di auto si articoli ormai strutturalmente attraverso gli strumenti di Vendita che di Noleggio, sia a privati che a Flotte, e ad organizzazioni complesse di una Gamma composta da Nuovo, Usato, Km Zero e persino – in ancora modestissima parte – mezzi convertiti o trasformati tramite Kit Aftermarket; e chiudiamo il cerchio con quello che potremmo definire “l’orizzonte contrattuale” della vendita: vendita canonica in contanti o con finanziamento di un’auto con o senza permuta da valutare e quotare; vendita “incentivata” da Bonus governativi o Captive legati a rottamazioni; vendita  infine  “pura” (solo l’autoveicolo prescelto) oppure – per le strutture di vendita che lo contemplino nel caso delle BEV o di alcune Hybrid– vendita “composta” da autoveicolo più strumenti e servizi di ricarica e chissà un giorno – forse – di Battery Swapping.

Ah, senza dimenticare il vero e proprio “ambito” di “Showroom”: perché non solo si è tornati, come fino a solo trenta anni fa, ad una nuova capillarizzazione dei centri vendita di Usato (in luogo degli Automercati ciclopici che nell’ultimo ventennio hanno sostenuto l’offerta centralizzata di auto derivanti da permute) che danno lavoro a centinaia di Agenti, ma lo stesso Showroom si è ormai “scisso” in più manifestazioni dell’essere. Abbiamo ancora (pochi) Showroom fisici ma nel frattempo l’approccio, la trattativa e persino la chiusura contrattuale virtuale e da remoto crescono nel corso degli anni alimentando l’esigenza di “televenditori” capaci di convincere anche a distanza un potenziale Cliente; ma lo stesso punto fisico di vendita si sta aprendo sempre più strutturalmente ai Centri Commerciali, agli eventi cittadini, alle Fiere e manifestazioni di piazza sempre più frequenti.

Quanta differenza fa, vero, rispetto a quando “ai miei tempi” la cosa più eversiva che poteva capitare ad un Venditore era la proposta del Noleggio a Lungo Termine in luogo della vendita o di una Ibrida ovvero Bifuel contro la endotermica classica e pura…Ma non è questa la sola differenza ambientale e contestuale che separa il venditore pre-Crack Lehman, pre- Dieselgate, pre-elettrificazione, pre-Automotive asiatico da quello attuale. 

In mezzo c’è una nuova visione da parte di Costruttori e Supplier che non sono più l’Europa e l’Occidente in generale –  con circa mezzo miliardo di potenziali acquirenti di auto – il classico centro del mondo: ormai sono Asia, India, Africa i nuovi orizzonti della mobilità di massa con un potenziale da soddisfare che vale quasi tre volte la “fame” di nuove auto che possiamo registrare qui da noi. Un discorso così globalista cosa c’entra con il profilo di venditore auto nostrano? 

C’entra perché il potenziale acquirente nazionale e più in generale occidentale è destinato a perdere di vista nella gamma rivoltagli tutta una serie di profili di offerta ai quali è stato abituato per decenni: meno corpi vettura disponibili, meno modulazione volumetrica (cioè una famiglia di motorizzazioni più ristretta), e soprattutto un gusto estetico ed accessoristico più votato al cliente extraeuropeo. 

Dunque per il Venditore si tratta anche di “destrutturare” dentro al potenziale acquirente tutto un retaggio od uno schema di aspettative basate su una vecchia e consolidata esperienza pluriennale di acquisto per introdurre nuovi schemi, nuovi Playerse nuovi paradigmi di vendita.

Nuove esigenze e motivazioni di acquisto da parte del Cliente. È bene conoscerle

In secondo luogo c’è per il venditore la esigenza di “soffiare” sul fuoco di nuove motivazioni di acquisto da parte del Cliente:emozione ed identità di Marca pesano ormai come utilitarietà pratica, garanzia dell’investimento e soprattutto esigenze ecologiche alla base.

E chiudiamo con un elemento davvero tornato in “auge” dentro agli Skills del Venditore di successo moderno: la capacità di “pesare” la trattativa di vendita secondo gli elementi discriminanti della stessa (Auto nuova venduta, auto vecchia permutata, valore del finanziato od acquisto Cash, e persino in eventualità il versante mediatico e Social plausibile di una vendita conclusa con un Cliente in grado, attraverso la propria promozione multimediale ovvero attraverso storie che il Dealer potrebbe attivare da sé stesso); questa capacità di “pesare” la vendita da svolgere diventa sempre di più un requisito vincente da parte di un Venditore perché:

​-A) Il Cliente è davvero più infedele di prima rispetto al suo Dealer o Marchio preferito e, visti gli importi in gioco, può sempre confrontare e scegliere alla fine il migliore dato economico complessivo della offerta di vendita di ciascun interlocutore commerciale;

​-B) La somma dei valori oggettivi dell’eventuale contratto di vendita (Valore del nuovo venduto+eventuale margine di piano finanziario collegato – spesa per permuta secondo valutazione di mercato) va ormai sempre sommato alla serie di valori “immateriali” correlati (influenza od attività dell’eventuale acquirente su canali Social o sul Web, possibilità per il Dealer di costruire temi e storie da divulgare al fine di “rastrellare” nuovi potenziali Clienti, valore simbolico o didascalico del Marchio e modello oggetto della vendita rispetto ad un potenziale maggior impatto mediatico della vendita) perché la composizione dei valori oggettivi ed immateriali saranno la base di trattativa tra il potenziale Cliente ed ogni possibile Dealer di interesse di quest’ultimo.

Domanda Numero 1): Perché non si trovano più in giro venditori di talento o preparati?

Forse Voi non avete mai fatto caso alla somma di funzioni e prerogative che oggi devono guidare un venditore di successo, ma credo che per rispondere a questa domanda occorre farne una preventiva: come mai esistono in Italia così pochi Dealer capaci di navigare con perizia e strategia nei mari odierni senza rimanere schiavi della generale condizione di pressapochismo e di inadeguatezza ad essere Dealer moderni e competitivi? Forse il primo motivo che riduce l’aspirazione di nuovi Venditori di Talento è la scarsità di Dealer con una vera strategia in testa.

Ma su questo, amici, Vi fermo qui e Vi rimando alla seconda Parte di questa riflessione.

Riccardo Bellumori

Nuova Volkswagen T-Roc R 2026: Anteprima

La nuova Volkswagen T-Roc torna sulle prime pagine dei giornali. Il marchio tedesco si trova in un momento cruciale, in attesa dell’arrivo di questa nuova versione del suo SUV di maggior successo nella prima fase, che intende portare quasi immediatamente ai vertici della sua categoria. Le prime unità della nuova T-Roc inizieranno ad arrivare nelle concessionarie spagnole all’inizio del 2026, ma con una gamma molto limitata.

Perché, come vi abbiamo detto poche ore fa, la nuova T-Roc ha sostituito le versioni diesel con ibridi auto-ricaricabili. Questa strategia potrebbe essere l’inizio della fine che Volkswagen non ha voluto annunciare prima. La tecnologia che è stata così popolare per così tanto tempo ha smesso di esserlo per molti costruttori, e quella che ha fatto guadagnare milioni all’azienda di Wolfsburg potrebbe finire per scomparire con l’arrivo della nuova generazione della Golf, già in fase di sviluppo. Ma, lasciando da parte questo aspetto estremo, la nuova T-Roc sta facendo notizia perché il marchio ha già preparato il top di gamma, la versione più sportiva.

Volkswagen ha lanciato sui circuiti di prova la nuova T-Roc R la scorsa estate, con una mossa molto intelligente, dato che il modello normale era trapelato, le sue caratteristiche e praticamente tutti i dettagli erano noti, ma l’azienda tedesca rispetta le sue scadenze e le sue strategie senza cedere alle voci e alle fughe di notizie. Senza alcun annuncio ufficiale, i prototipi della nuova T-Roc R hanno iniziato il loro programma di test dei controlli elettronici del telaio e della potente meccanica interna, coesistendo per un certo periodo con le versioni standard.

IL CROSSOVER SPORTIVO

Era giunto il momento di mettere in evidenza la nuova Volkswagen T-Roc per attirare l’attenzione prima del suo lancio, ma era chiaro che, nonostante quei prototipi fossero sulle strade, esistevano già prototipi di produzione di questa esclusiva T-Roc R, come potete vedere sopra. Un’anteprima che mostra quanto basta, ma anche solo ciò che è necessario, già coperta da una camuffatura promozionale, che presto sarà vista nei test invernali nel nord della Svezia, ma che lascia intravedere dettagli interessanti di questa versione che arriverà nel 2026.

L’aggressività è assicurata da un nuovo paraurti anteriore, più prominente e arrotondato, con grandi prese d’aria che, insieme alla griglia, occupano praticamente tutta la superficie del paraurti anteriore. I cerchi in lega hanno un diametro di 20 pollici e presentano un design multi-raggio in stile “Warmenaus“, con la R sul coprimozzo al posto del logo del costruttore. Il clou è l’impianto di scarico Akrapovič, che sarà nuovamente disponibile su questa nuova Volkswagen T-Roc R e che regalerà il rombo gutturale del motore a benzina 2.0 TSI, offrendo una potenza massima di 333 CV.
Lo stesso motore che alimenta la potente Golf R sarà trasferito a questo SUV sportivo, che sarà quindi dotato di un cambio automatico DSG a sette rapporti e del sistema di trazione integrale 4MOTION, oltre che di sospensioni adattive con diverse modalità di funzionamento e del sistema di torque vectoring ereditato dall’auto compatta.

La “R-Performance” distribuisce la potenza a ciascuna ruota posteriore per migliorare l’aderenza in curva e brillare in modo più evidente in uscita. Per ora, la presentazione non è stata ancora annunciata ufficialmente, c’è tempo per farlo prima del 2026, ma restano ancora alcuni mesi per mettere a punto i dettagli. Quel che è certo è che questa nuova Volkswagen T-Roc R non sarà disponibile per gli ordini fino a buona parte del prossimo anno.

Come tenere il telefono al sicuro in macchina: Accessorio top su Amazon

Oggi vi mostro un nuovo accessorio auto che ho trovato su Amazon: un ottimo supporto smartphone auto!
Questo gadget rientra sicuramente nella lista dei miei migliori accessori per auto in vista del 2026

✅Lo trovi su AMAZON https://amzn.to/480luF1

Nuova Mazda 3 2026: con Changan diventa elettrica?

Mazda è stata impegnata a perfezionare la sua gamma di crossover con motore a sei cilindri in linea, concentrando la propria attenzione sui modelli più grandi e redditizi. Tuttavia, mentre il marchio di Hiroshima sposta l’attenzione sull’elettrificazione e sui SUV, il resto della sua gamma è rimasto tranquillamente in disparte.m

A parte la CX-5 rinnovata e alcuni veicoli elettrici di provenienza cinese, non sono ci stati grandi cambiamenti nella gamma delle compatte Mazda. E il silenzio che circonda il successore della 3 è assordante, senza alcun segno di esso nella roadmap dei prodotti futuri del marchio.

Secondo alcune indiscrezioni, la compatta non vedrà la luce oltre il 2026, il che, se fosse vero, sarebbe un vero peccato per un’azienda che un tempo era orgogliosa delle sue berline e delle sue hatchback divertenti da guidare. Zoom-Zoom è forse entrata nella terra del destino avverso??
Quando Mazda ha eliminato la berlina e la station wagon 6, in servizio da molto tempo, molti hanno pensato che sarebbe stata sostituita da una proposta a trazione posteriore con motore sei cilindri in linea per competere con la BMW M340i e l’Audi S4.

Quel sogno non si è mai realizzato. Invece, alcuni mercati selezionati come l’Europa e l’Australia hanno ricevuto la Mazda 6e/EZ-6 basata sulla Deepal, mentre il Nord America è stato escluso dall’equazione.

Questo fa sorgere la domanda: la 3 potrebbe subire lo stesso destino e diventare un altro prodotto derivato dalla Deepal? Dopotutto, avrebbe senso, dato che Mazda è un piccolo attore rispetto a molti dei suoi rivali e appoggiarsi al portafoglio di Changan aiuta a tenere sotto controllo i costi di sviluppo.

IL FUTURO ELETTRICO?

Mazda 6e mira rafforzare questa teoria ci sono le recenti registrazioni del marchio Mazda3e in Australia, Regno Unito ed Europa, mentre la casa automobilistica con sede a Chongqing ha anche presentato la sua berlina L06 più piccola sotto il nuovo China Changan Automobile Group.

Sebbene al momento si tratti di pura speculazione, la L06 di Deepal potrebbe benissimo essere alla base della prima Mazda3e in assoluto. Siete curiosi di sapere quale forma potrebbe assumere? Vediamo cosa possiamo aspettarci.
Se Mazda dovesse seguire la stessa strada della 6e, la 3e prenderebbe in prestito l’hardware esistente di Deepal. La L06 stessa dovrebbe essere lanciata in due versioni: un ibrido a autonomia estesa (EREV) e una variante completamente elettrica.

L’EREV abbina un motore aspirato da 1,5 litri e 97 CV a una batteria LFP da 28,39 kWh e un motore elettrico da 190 kW (255 CV) sull’asse posteriore. Offre un’autonomia in modalità solo elettrica di 180 km (circa 112 miglia) nel ciclo WLTP, mentre il consumo di carburante del motore a combustione interna è stimato in 4,38 litri per 100 km, ovvero circa 54 mpg.

La versione elettrica della Deepal L06 è dotata di un unico motore sull’asse posteriore che produce 268 CV (200 kW). Questa variante offrirà due pacchi batteria, uno da 56 kWh e uno più grande da 69 kWh con un’autonomia di 670 km.

La prossima Mazda3 potrebbe non essere affatto una Mazda
Gli interni della Mazda 6e con specifiche europee.
All’interno, ci si può aspettare un’estetica più raffinata rispetto alla vettura donatrice Deepal e (fastidiosamente) la tendenza degli schermi totali che si vede nei nuovi SUV CX-5 ed EZ-60.

Un chip da 3 nanometri di grado automobilistico alimenterà l’AR-HUD (Augmented Reality Head-Up Display) da 50 pollici, l’infotainment e i sistemi di assistenza alla guida di livello 2+, questi ultimi dotati di serie di LiDAR.
Ha anche più spazio. Con una lunghezza di 4830 mm la berlina è notevolmente più lunga dell’attuale Mazda3 e solo leggermente più corta e più larga della 6 fuori produzione. Questo aumento la riposiziona in un segmento più ampio, il che contribuirà a rimediare a una delle carenze più significative della 3: i sedili posteriori stretti.

LO STILE UNICO

Il rendering in copertina della Mazda 3e mantiene il linguaggio stilistico Kodo della casa automobilistica, ma conserva il tetto panoramico e le portiere dell’auto donatrice. La parte anteriore è un’evoluzione della Mazda 6e, con un pannello frontale illuminato affiancato da fari a due livelli e griglie attive nella parte inferiore del paraurti.
Il profilo laterale sfoggia una carrozzeria sinuosa, maniglie delle porte semi-incassate e una linea del tetto simile a quella di una coupé. Che piaccia o meno, l’unità LiDAR è posizionata nella parte superiore del parabrezza, mentre nella parte posteriore spiccano un diffusore e una striscia di luci posteriori a tutta larghezza con elementi circolari.
La prossima Mazda3 potrebbe non essere affatto una Mazda
Vale la pena notare che Mazda deve ancora confermare se l’attuale 3 riceverà un’altra generazione o se un prodotto Changan rinnovato la sostituirà.

Se quest’ultima ipotesi dovesse concretizzarsi (probabilmente nei prossimi 24 mesi), la rivale della Tesla Model 3 non sarà disponibile per il mercato nordamericano. Tuttavia, continuerà a competere con una varietà di modelli elettrificati come la Hyundai Ioniq 6 e la BYD Seal nei mercati europei e dell’Asia-Pacifico.

Nuova BMW M3 2027: ultime notizie

Parallelamente alla BMW iM3 elettrica BMW sta sviluppando una nuova generazione di M3 termica che rimarrà fedele al motore a sei cilindri in linea.

La berlina sportiva rivale della Mercedes-AMG C 63 potrebbe tuttavia diventare micro-ibrida. È prevista per il 2028.
Attraverso il prototipo Vision Driving Experience, BMW ha recentemente annunciato la futura iM3 (codice ZA0), versione sportiva della prossima Serie 3 100% elettrica denominata i3 (NA0) con piattaforma Neue Klasse. Tuttavia, in linea con la strategia globale del marchio, la divisione Motorsport del costruttore svilupperà anche una doppia offerta termica/elettrica. Pertanto, è prevista una nuova BMW M3 con motore a benzina parallelamente alla sua controparte “zero emissioni”.
L’attuale BMW Serie 3 con piattaforma CLAR (G20) sarà sostituita alla fine del 2026 da una nuova generazione termica (G50). Nell’estate del 2028, quest’ultima sarà disponibile nella versione M3 (G84). Interrogato sull’attaccamento dei clienti al sei cilindri 3.0 biturbo tipo S58 del modello attuale (G80), Frank van Meel, direttore generale di BMW M, ha sottolineato che la iM3 sarà più performante, precisando: «Non negheremo loro questa opzione». E ha aggiunto: « Se la domanda dei clienti non diminuirà, non smetteremo di produrre il sei cilindri. Stiamo lavorando all’omologazione Euro 7 per questo motore, in modo che possa continuare a essere offerto a lungo termine”.

Il sei cilindri in linea potrebbe diventare micro-ibrido per rispettare la futura normativa e guadagnare qualche cavallo rispetto ai 530 della M3 Competition che conosciamo. La produzione di quest’ultima M3 termica dovrebbe durare fino all’autunno 2034… e quindi cessare poco prima dell’entrata in vigore del divieto di vendita di auto che emettono CO2 sul mercato dell’usato nell’UE.

Rendering Kolesa.ru

STILE ESAGERATO

La futura BMW M3 prende forma
Mike Reichelt, responsabile dei progetti Neue Klasse di BMW, ha dichiarato che le prossime M3 termiche ed elettriche avranno «lo stesso design e le stesse funzionalità digitali». Oltre alla Vision Driving Experience, BMW ha pubblicato le immagini di una iM3 di sviluppo camuffata. È quindi possibile immaginare come sarà la sua controparte termica. I giganteschi fagioli verticali della G80 lasceranno il posto a una griglia orizzontale all’interno di una fascia nera che integrerà luci compatte. Sotto, è prevista una presa d’aria molto più imponente rispetto a quella della iM3. I parafanghi e le carreggiate saranno allargati rispetto a quelli della Serie 3 standard per accogliere sospensioni più generose.
Una parte del design sarà identica a quella della BMW iM3, ma i terminali di scarico permetteranno di identificare il modello termico.
Una parte del design sarà identica a quella della iM3, ma i terminali di scarico permetteranno di identificare il modello termico.
Ruote
Nella parte posteriore troveremo i due doppi scarichi rotondi ormai tipici della BMW M. Questi potrebbero tuttavia rivelarsi meno rumorosi di quelli attuali, al fine di rispettare la prossima normativa europea in materia di rumorosità. Mantenere sul mercato motori termici ad alte prestazioni sta diventando sempre più difficile per i costruttori.