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Nuova Peugeot 408 2026: Rendering Totale

La Peugeot 408 si prepara al restyling previsto e pochi giorni fa sono apparse in rete le prime foto dei prototipi camuffati. Abbiamo immaginato come potrebbe essere il modello aggiornato.

La cross-liftback 408 ha debuttato nell’estate del 2022, basandosi sulla sorella Citroen C5 X con un tipo di carrozzeria simile, presentata un anno prima. Vale la pena ricordare che nella gamma Peugeot c’è un altro modello con l’indice 408: si tratta di una berlina modernizzata basata sulla Peugeot 308 della generazione precedente, destinata esclusivamente al mercato cinese, che non ha nulla a che vedere con la cross-liftback. Anche il protagonista di questo articolo è in vendita in Cina, dove si chiama 408 X. Nell’autunno del 2024 il modello ha ricevuto una versione completamente elettrica e ora si sta preparando per un aggiornamento programmato.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE AFFILATO

Per ora abbiamo a disposizione solo un paio di foto con prototipi parzialmente camuffati. La parte anteriore è completamente nascosta, ma possiamo supporre che la 408 sarà aggiornata più o meno nello stesso stile della famiglia 308, che è stata sottoposta a restyling alla fine di questa estate. Pertanto, la cross-liftback potrebbe essere dotata di ottiche anteriori a due livelli con luci di posizione distintive a forma di tre tratti diagonali su ciascun lato, posizionate nella posizione tradizionale, mentre i blocchi delle luci principali saranno posizionati più in basso nel paraurti. Verranno rinnovati anche il paraurti stesso e la griglia, sopra la quale apparirà un’altra serie di elementi a LED. Nella parte posteriore ci si può aspettare la comparsa di fanali rinnovati con un disegno analogo delle luci di marcia a LED, mentre il paraurti nelle foto spia sembra rimasto invariato. Abbiamo raffigurato una variante con un elemento argentato aggiuntivo nella parte superiore del paraurti, simile a quello degli ultimi crossover del marchio, come il 3008 e il 5008. Da questi è stata presa anche la sigla del marchio al posto del logo.
La Peugeot 408 è costruita sulla piattaforma EMP2, come la già citata Citroen C5 X. In Cina l’auto è disponibile con un unico motore turbo a benzina da 1,6 litri con una potenza di 175 CV. Sul mercato europeo, invece, il modello è disponibile solo con propulsori ibridi, e non molto tempo fa è stata affiancata dalla versione completamente elettrica E-408. Quest’ultima ha un unico motore elettrico posizionato sull’asse anteriore che sviluppa una potenza di 157 kW (213,5 CV) e una coppia di 345 Nm in modalità di guida Sport. L’autonomia dichiarata è di 453 km secondo il ciclo WLTP.
Il debutto della Peugeot 408 aggiornata potrebbe avvenire nei prossimi mesi. Ricordiamo che all’inizio di quest’anno la cross-liftback è stata lanciata sul mercato russo.

Buon Compleanno Autobianchi: 70 anni da Nobile ed Eretica

La Storia di Autobianchi: chi ha ucciso la regina di Desio

Autobianchi ha compiuto 70 anni lo scorso 11 Gennaio. 

Quel giorno del 1955 Giuseppe Bianchi, Gianni Agnelli e Leopoldo Pirelli siglarono davanti ad un Notaio la nascita della Autobianchi secondo un progetto del geniale Ferruccio “Illo” Quintavalle; che tra l’altro già nel 1952 aveva fatto uscire il primo mezzo a motore della storia siglato Autobianchi, e si trattava di un Camion leggero, il “Visconteo”.

Strano ed ingiusto che mezzo mondo si sia scordato di questo anniversario: Autobianchi è stata molto più di una Casa Costruttrice di auto. 

E’ stata il laboratorio viaggiante per le innovazioni del Gruppo Fiat. Da lei sono passati il motore della “Nuova 500” montato per primo sulla Bianchina, oltre alla trazione anteriore della Primula, ma anche il primo modello italiano di utilitaria fatta per battersi ad armi pari con Mini Morris e Renault 5, cioè la A112.

Così come con Autobianchi la storia si è chiusa comunque con un piccolo primato: la prima Casa europea a concepire una sorta di termine di mezzo perfetto tra le K-Car giapponesi (di cui si parla tanto in Europa ultimamente) ed una Utilitaria Premium ante litteram per l’epoca. Era la “Y10” diventata famosa come “Città del Futuro” e “Piace alla gente che piace”.

Autobianchi che, per inciso, ha inaugurato anche il filone delle auto del Gruppo Fiat griffate da Abarth, proprio nuovamente con la A112 Abarth del 1971. 

Quello Stabilimento a due passi da una delle poche stazioni ferroviarie costruite su un ponte (perché la Stazione ferroviaria di Desio è sopraelevata rispetto alla strada circostante ma fondamentalmente è integrata nel cavalcavia che sovrasta il piano stradale, per cui è una delle poche Stazioni che possono essere raggiunte da questo solo tramite rampe e scale) oggi conserva il solo retaggio storico della presenza del simbolo cittadino dell’Auto: la Palazzina in stile Liberty che ho avuto il piacere, e il coraggio, di avvicinare direttamente per toccare i muri e girarla da vicino aprendo una facilissima via nella recinzione a maglia di ferro ridotta ormai ad un colabrodo. 

Della leggenda Autobianchi oggi rimane questa unica reliquia, la Palazzina Cremonini di Viale Lombardia 55, sede storica degli uffici amministrativi del Marchio: recintata dalla Pubblica Sicurezza dopo essere diventata sede di Rave party abusivi, dimora di senzatetto e luogo di spaccio e prostituzione, ha visto dopo decenni, credo, uno dei rari visitatori innamorati della sua storia e non uno dei tanti border line che l’hanno devastata nel tempo. Quella palazzina con finestre ed accessi murati rimane, fin quando qualcuno non la abbatterà, un Museo a cielo aperto; purtroppo non resterà invece un dito puntato contro la Fiat del tempo, quella che nel 1992 trasferisce ad Arese e Pomigliano d’Arco le linee di montaggio proprio della “Y10” seconda serie e, fondendo Autobianchi con Lancia, spegne gli interruttori di Desio. 

L’Impianto di Desio, città dentro alla città

Con l’imbarazzo, rispetto a Lambrate, di aver visto radere al suolo tutta l’area di quasi 250.000 metri quadri intorno alla quale era nata la “nuova” Desio: i quartieri residenziali per gli operai, il tessuto dei servizi, dei negozi e delle botteghe, e soprattutto il Bar dello Sport dove Coppi e Bartali prendevano il caffè ogni volta che andavano nello Stabilimento per provare nuove migliorie alle loro Bianchi.

A Lambrate almeno la Fabbrica di Cristallo è rimasta, monumento di acciaio che non ha nulla da invidiare alla Tour Eiffel come prodigio di ingegneria. Chi può vada a vederla, se non l’ha mai vista e finchè anche quella rimane in piedi. 

Stesso contesto, identico gioco: partendo dalla Stazione di Lambrate con il bus locale “924” in poche fermate tra Via Pitteri e Via Raffaele Rubattino, avete il tempo di vedere la Caserma con i rifugi antiaereo a tetto conico, che pare quasi un villaggio di elfi,sull’area del primo stabilimento storico della Innocenti che poi si sposta quasi a ridosso di Segrate su Via Rubattino. E se arrivate alla fermata 12688, a fianco di quella che oggi è l’area gigantesca della Cesi, la nuova industrializzazione “del terziario avanzato” di Lambrate, Vi attende davanti un gigante di 22.000 mq. di reticolato, capriate e putrelle di acciaio corroso dal tempo e dall’abbandono. 

Lo stabilimento Innocenti, il “Palazzo di Cristallo”, o meglio: la parte rimasta in piedi dell’area industriale, che nel frattempo ha perso l’area Maserati e la ex INNSA anche se al suo posto ha trovato un bellissimo e turistico “Parco dell’acqua”,alias parco della Lambretta alias appunto Parco Maserati. 

Il gigante è là fermo da 32 anni. Il 31 Marzo del 1993, alle ore 17,30, gli operai uscirono per l’ultima volta da quello stabilimento.

Oggi lo trovate umoristicamente “recintato”; ma Vi basta arrivare ad una intersezione con il contiguo parco alberato per trovare la classica “falla”, cioè almeno tre bei metri quadri di rete divelta. 

Io ho preso coraggio, e superata quella recinzione una fredda mattina di inizio Febbraio ho percorso in piena solitudine l’intorno e il cosiddetto “interno” della Fabbrica di Cristallo. Materassi abbandonati, cumuli di bottiglie di birra, resti di falò, poltrone rotte e persino uno stendipanni interno ad un colosso di edificio che ho percorso nel suo perimetro interno con un poco di imbarazzo, perché pensavo a cosa potesse nascondersi dietro una siepe o ad un monticello di spazzatura e calcinacci.

Desio, Laboratorio ambulante di tutta la Gamma Fiat

Ma ai cittadini di Lambrate è rimasto un ricordo fisico della epopea di Ferdinando e Luigi Innocenti. Nulla resta dentro Desio. Di sicuro l’erede naturale di Edoardo Bianchi, il figlio Giuseppeche divenne Presidente della “Fabbrica Automobili e Velocipedi Edoardo Bianchi”di Viale Abruzzi 16 a Milano, non era della stessa pasta del padre (morto in un incidente stradale nel 1946): Giuseppe non aveva alcun piano per l’impresa paterna che cominciava a proiettare una situazione di crisi: ecco perchèaccolse con piacere come Direttore Generale un altro vulcano, che si affacciò con idee rivoluzionarie. Era Ferruccio Quintavalle, cioè il discendente del leggendario San Bernardo di Assisi ed ex campione di tennis in Coppa Davis ed agli ottavi di finale Roland Garros del 1947.

Di Quintavalle l’idea di denominare dal 1952 con “Autobianchi” la gamma dei camioncini leggeri; e sua quella Autobianchi che nasce dunque nel 1955 ed è tutta nuova, tranne nel nome e nel Marchio già apparso sul “Visconteo” nel 1952 (scritta caratteristica in corsivo più quel logo triangolare che nel 1948 incorporava “A” e “B”); il Marchio nel 1957 era “pericolosamente”, data la simbologia affine a quella massonica, sovrastato da un compasso; e venne sostituito fugacemente dal 1965 al 1968 con un logo che univa il Toro di Piazza San Carlo ed il Biscione milanese; per poi diventare quel Logo leggendario creato nel 1967 da Ilio Negri (il papà dell’immagine di Lagostina, Pirelli, Innocenti, Boffi, etc…).

Tra il 1955 al 1970 la Fiat investe parecchio a Desio per renderlo uno dei siti più moderni d’Italia.

Concessionarie auto nelle vicinanze: Autobianchi utilizzava processi anticorrosione e lavorativi (cataforesi, zincatura, fondi ipossidici, oppure il processo Cryla-gard con la spruzzatura di olio ceroso negli scatolati, o la verniciatura a polvere automatizzata) prima ancora di Lancia e Fiat. Con la “Primula” il Gruppo Fiat consente a Dante Giacosa di dimostrare che il pur geniale Sir Alec Issigonis non era inarrivabile, a Torino; con la “A111” direi che – di più – Autobianchi crea dentro il Gruppo Fiat la media europea perfetta soprattutto per i paesi del Nord. 

La Francia “adotta” da subito e volentieri la nuova tre volumi lussuosa di Desio che però esce di scena solo due anni e mezzo dopo l’avvio della produzione: era troppo minacciosa per la Fiat 128, forse?

Ed a questo punto la portabandiera della Autobianchi dal 1969 fino al 1985 rimane praticamente solo la “A112”, declinata in diversi allestimenti e soprattutto esportata un po’ dovunque: pensate, solo per la cronaca, che è una delle poche italiane pervenute in Europa sino a ridosso delle steppe russe. 

 

Nel 1978 la Fiat e la Saab concordano una azione di “Comarketing” in base alla quale la Walmart finlandese (di cui Saab è proprietaria all’epoca)  ha facoltà di produrre su licenza la nuova Lancia Delta ridenominata per l’occasione Saab “600”, mentre a marchio Lancia viene importata così com’è la A112 in tutta la penisola scandinava.

Autobianchi “Y10”, canto del cigno prima del “NON” lieto fine della storia industriale

Cosa dire infine della “Y10”? Solo “Piace alla gente che piace”, come recita lo slogan storico.

La prima “Lancia” del nuovo corso Autobianchi (purtroppo, visto come finisce); ma anche la prima Autobianchi con “Turbo”, oppure la prima con Cambio automatico, la prima due volumi di taglio moderno, la prima Autobianchi con pianale comune alla Fiat (la Panda). 

La prima del Gruppo ad usare il “Fire”, tra l’altro. 

La prima di serie con Cx di 0,31, cioè molto basso, e la prima piccola europea con apertura elettrica dei cristalli a compasso posteriori e con tergi monospazzola anteriore. 

Decisamente fuori da ogni possibile confronto la ormai vecchia e particolare Mini Innocenti, nonostante restyling, passo allungato, nuove motorizzazioni anche Turbo e Diesel e persino un Cambio automatico. Impossibile raggiungere la più “trendy” Y10!

Via la “A112”, arriva la “Y10” Autobianchi, nonna di tutte le “ipsilon” di Chivasso: ultima vera prova di orgoglio, esattamente 40 anni fa, del Marchio. Stile come spesso accaduto fatto in casa, geniale (nonostante tutti si ingannino attribuendo il Design della “Y10” a firme celebri).

Ad Autobianchi si deve tra l’altro l’invenzione di un vero nuovo segmento commerciale, quello delle Utilitarie “Sub B” caratterizzate non tanto e non solo dalle dimensioni più ridotte nella fascia di mercato delle cittadine, ma da rapporti volumetrici ingombro/abitabilità ottimi per un utilizzo a metà tra prima e seconda auto.

 

Nello stesso periodo del 1985, infatti, la  Austin Metro” moltopiccola fuori lo era un po’ troppo anche dentro, e la “Citroen “Visa” non convinceva troppo fuori della Francia;

mentre “Panda” Fiat e “Marbella” Seat erano troppo spartane per passare come potenziali prime piccole auto: “Y10” invece, a spese del vano di carico effettivamente minimale, offriva spazio abitabile in altezza e superficie di buon livello ma soprattutto una fruibilità ottima favorita da finiture di classe, altezza interna evetratura da vettura di livello superiore.

La “Y10” svolge la seconda parte del suo ciclo di vita da “migrante”: tra il 1992 ed il 1996 passa da Arese a Pomigliano, e chiude la sua onorata carriera in chiave “Lancia” sostituita dalla “Lancia Y” del 1995: ancora una volta orgoglioso esempio di lavoro fatto in casa, la “Y” vive il periodo – forse l’ultimo – di vanto stilistico del Gruppo Fiat al cui Centro Stile dimoravano veri e propri nomi sacri tra i quali Enrico Fumia. Ma qui siamo dentro già ad un’ altra storia. 

Quella della Autobianchi di Desio si sta già spegnendo.

L’ennesima ed ultima Autobianchi disegnata dal Centro Stile Fiat“Y10” chiude un altro dei Record insoliti per un Marchio auto italiano dell’epoca: quello di essere stato il Costruttore dove, a parte la “Primula Coupè” della Carrozzeria Touring, le auto della Gamma sono state tutte disegnate da veri “mostri sacri” del Design internazionale, ma rigorosamente tutti interni alla Casa, cioè il Centro Stile del Gruppo: particolare curioso invece è che alcuni dettagli dei diversi modelli son stati disegnati da Stilisti esterni.

 

Durante la sua esistenza, Autobianchi ha fruito dei giganti della progettazione di Mirafiori: Dante Giacosa, Mario Maioli, Luigi Rapi, ma anche lo straordinario Pio Manzù, oltre a Tom Tijardaper la “Y10” quando questo fu nominato Supervisore dell’Advanced Design Department del Gruppo. 

Tra i Designer esterni che hanno curato aspetti e dettagli della Gamma, ricordo sulla “Y10” la plancia di Bonetto e gli interni di Coggiola. 

Come detto, però, anche la linea della “Y10” è opera del Centro Stile Fiat, visto che le concept di Italdesign e Pininfarina furono scartate !

 

Desio, l’antica Dexium: tranquillo paesino della Brianza poco noto per la sua tradizione industriale tessile e meccanica, è cresciuta insieme al suo Stabilimento Autobianchi come tutte le città in cui un Impianto industriale storico è dentro al complesso cittadino; lo Stabilimento perimetrato tra Viale Lombardia e Via Matteotti dove “Bianchi” si era insediata prima come “SAOM Officine Metallurgiche” nel 1920 – sostituendosi alla tedesca “Kronprinz” – e poi con la “Società Anonima fabbrica Automobili e Velocipedi di Edoardo Bianchi, Milano” dal 1937, quando la superficie operativa era passata dai 130.000 mq. ai 300.000 mq. del 1955. 

 

Ma è bastato un attimo lungo dieci anni dal 1992 al 2002 perché le ruspe, nell’estate di quell’ ultimo anno 2002, cancellassero per sempre l’ultimo segno della vecchia gloria industriale di Desio: un colpo secco, e la Torre idrica che troneggiava all’ingresso dell’area cadde giù, di botto. Come i sogni ed i ricordi degli abitanti di quel luogo.

Riccardo Bellumori

Nuova BMW Serie 3 2026: Anteprima Rendering

Inzia ad avvicinarsi la presentazione della futura BMW Serie 3, le cui caratteristiche tecniche potrebbero far arrossire la nuova Mercedes CLA.

È un lungo periodo di anticipazioni quello che ha caratterizzato la prossima generazione della BMW Serie 3 sin dalla presentazione, nel 2023, della primissima concept car Neue Klasse, dal nome della piattaforma 100% elettrica che la nuova BMW iX3 ha appena inaugurato al salone di Monaco. Come avrete capito, si tratterà piuttosto di una nuova BMW i3 in quanto veicolo che rinuncia alle energie fossili, mentre l’attuale Serie 3 termica dovrebbe beneficiare di un’ampia revisione stilistica per appropriarsi di codici stilistici simili, grazie a un secondo restyling.
La nuova BMW Serie 3 elettrica erediterà così il nome della defunta city car commercializzata dal 2013 al 2022, al posto dell’attuale i4 che assomiglia più a una berlina bassa poiché estrapolata dalla Serie 4 Gran Coupé. I nostri colleghi britannici di Autocar hanno appena rivelato alcune caratteristiche di questa futura BMW i3 che, secondo loro, avrà un’autonomia superiore a 800 km WLTP, in grado di far arrossire la sua diretta concorrente: la nuova Mercedes CLA (791 km WLTP). Mentre la berlina stellata limita la sua potenza di ricarica a “soli” 320 kW, si vocifera che la bavarese la porterà a 400 kW grazie alla sua architettura a 800 V. Potrebbero essere necessari ventuno minuti affinché la sua batteria NMC da 108 kWh recuperi dal 10 all’80% della capacità.

ELETTRICA E AFFILATA

Sotto il cofano della futura BMW Serie 3 elettrica, Autocar evoca il motore elettrico 50 xDrive inaugurato dalla sorella maggiore iX3, che le conferisce 470 CV e 645 Nm di coppia per passare da 0 a 100 km/h in meno di 5 secondi, in attesa dell’introduzione di varianti più modeste ed economiche.

Infine, per la prima volta sarà presente una versione M3 100% elettrica, sulla scia della concept car BMW Vision Driving Experience svelata lo scorso aprile al Salone di Shanghai. Probabilmente battezzata iM3, potrebbe avvicinarsi alla cifra record di 1000 CV grazie all’assegnazione di un motore a ciascuna ruota. Mercedes, in collaborazione con AMG, aumenterà il livello di prestazioni della sua futura CLA nella stessa misura? È probabile.

Nuovo Toyota Land Cruiser FJ: Anteprima esclusiva

Sembra che la Toyota Land Cruiser stia per diventare la più piccola degli ultimi anni, con un modello entry-level che dovrebbe chiamarsi Land Cruiser FJ e che potrebbe arrivare prima di quanto si pensi. La rivista giapponese Mag-X ha affermato che l’auto, nonostante non sia stata presentata nei teaser precedenti per il Japan Mobility Show (JMS) alla fine del mese, dovrebbe essere mostrata a una selezione di media locali il 20 ottobre.

La prima mondiale effettiva avverrà il giorno successivo alle 5 del mattino. Quest’ora estremamente mattiniera suggerisce che la presentazione della Toyota Land Cruiser FJ sia mirata ai suoi principali mercati di riferimento, come l’Australia (7 del mattino) o il Regno Unito (9 di sera). Ci sono notizie ancora più importanti per la regione ASEAN in particolare, perché a differenza delle altre Land Cruiser, la FJ non sarà costruita in Giappone, ma in Thailandia.

LO STILE UNICO

Proprio così: il nuovo Land Cruiser sarà costruito nel nord del Paese, probabilmente in coppia con il nuovo Hilux che sarà presentato al Thai Motor Expo il mese prossimo. Ciò significa che potremmo vedere il primo LC importato in Malesia attraverso canali ufficiali dopo decenni.

Toyota Land Cruiser FJ sarà presentato il 21 ottobre: il modello più piccolo costruito in Thailandia arriverà in Malesia?

Il Toyota Land Cruiser FJ presentato in anteprima (in alto a sinistra) nel 2023
Un brevetto recentemente depositato nelle Filippine mostra un piccolo fuoristrada dallo stile angolare e massiccio, con un tetto panoramico verticale, una mascherina nera che integra i fari e le luci diurne a forma di C, montanti posteriori spessi e una ruota di scorta esterna. Ciò corrisponde al teaser mostrato durante il lancio giapponese del Land Cruiser Prado nel 2023.

Ci si aspetta che la Toyota Land Cruiser FJ monti gli stessi motori della Hilux, compresi gli attuali motori turbodiesel a quattro cilindri 2GD-FTV da 2,4 litri e 1GD-FTV da 2,8 litri. Sono previsti anche un sistema ibrido leggero da 48 volt e un servosterzo elettrico per consentire la guida semi-autonoma di livello 2.

Il nome FJ, che fa riferimento all’iconica serie FJ40 Land Cruiser, è stato utilizzato per l’ultima volta sulla FJ Cruiser in stile retrò dal 2006 al 2022. Non abbiamo mai avuto ufficialmente questa vettura, anche se le importazioni parallele erano comuni.

I 60 anni di Italdesign che hanno cambiato lo stile del mondo

13 Febbraio 1968: due soci, forse più amici che Soci, fondano a Torino la “Società Italiana Realizzazione Prototipi – S.I.R.P.”; sono Giorgio Giugiaro detto Giorgetto di 29 anni e Aldo Mantovani di Torino, 41 anni. 

E se da Torino aguzzi bene l’occhio verso Ovest, leggermente declinando verso Sud, puoi provare ad immaginare che al di là dell’Oceano e dalla parte più occidentale del continente americano c’è Laguna Hills, Contea di Orange nello stato della California. 

La’ nel Febbraio del 1998, esattamente trenta anni dopo la S.I.R.P., viene fondata UST Global, sede attuale ad Aliso Viejo, dentro ad un Campus all’avanguardia : UST è un Gruppo multinazionale impegnato nei servizi digitali ad alta tecnologie con diverse sedi in Sudamerica, Cina, Australia e India. 

Fondatore mister Stephan J. Ross, vulcanico business man che nel 2004 cede tutto e fonda SpendPoint, un osservatorio ed insieme un immenso Database capace di intercettare, tracciare e contabilizzare gli acquisti al punto da poter determinare quanto spenderebbe ogni famiglia americana sulla base di un panel di oltre 1000 referenze commerciali in vendita.

E se da Laguna Hills ti affacci oltre la congiunzione dei diversi Oceani, e guardi di nuovo verso Ovest declinando leggermente l’occhio verso Sud, puoi immaginare di vedere Singapore.

Qui nel 1974 viene fondato Temasek, società di investimento globale ovvero detto “Fondo Sovrano”.

Cosa c’entra Temasek con UST Global? Semplicemente ne è l’investitore di riferimento che detiene del Gruppo la quota di controllo.

Cosa c’entra UST Global con l’Automotive? C’entra con lo studio e la configurazione di soluzioni di Cloud, di IA, passando per i servizi di assistenza alla guida, ai cruscotti di nuova generazione ed alle auto connesse. 

Cosa c’entra UST Global con la “S.I.R.P.”? Semplicemente la originaria “Società Italiana Realizzazione Prototipi” del 1968 viene quasi immediatamente ribattezzata con una sigla evocativa e destinata a rimanere nella storia “Italdesign”. 

Ed in base ad una serie di anticipazioni, articoli, e lanci di agenzia UST Global sarebbe il Gruppo destinato a rilevare da Volkswagen la storica firma di stile nata appunto da una intuizione di Giugiaro e Mantovani. Aspettiamo i tempi ed il “closing” finale, ma intanto prendo l’occasione di raccontarVi una delle eccellenze “sacre” dell’impronta del Made in Italy nel mondo.

Partiamo proprio da qui: quando ho incontrato di nuovo, nella mia vita, la Italdesign nella cornice del Salone di Torino 2025 “open”, ho sentito dentro di me il piacere e la suggestiva sensazione di salutare – quasi – un vecchio amico e compagno di giochi. 

Perché nella mia vita credo di aver avuto vicino, indosso, di aver guidato o di aver utilizzato decine di auto, accessori ed elettrodomestici elettronici, oggetti di arredo, accessori di abbigliamento, ed oggetti e persino servizi dedicati alla vita comune o professionale di ciascuno di noi; ed in questi – tutti – ci deve essere stato lo zampino di Italdesign.

E come me, lo stesso sarà capitato a decine di milioni di persone in Italia, centinaia di milioni di persone in Europa e multipli di centinaia di milioni di persone nel mondo.

Non può essere altrimenti visto che dalla sua nascita in poi Italdesign ha aperto cassetti dei sogni in ogni settore industriale, sociale, culturale in Italia e nel panorama internazionale.

Per questo, l’unica possibilità per la quale un comune mortale potrebbe non aver incrociato almeno una delle migliaia di realizzazioni di Italdesign lungo gli ultimi 55 anni si potrebbe spiegare in due soli modi: o questo fantomatico essere non è  mai nato, oppure ha vissuto la sua vita oltre la Via Lattea. 

E chiunque abbia l’onore di detenere, controllare o gestire Italdesign deve avere la cura di sapere che sta tenendo tra le mani un pezzo di storia dell’Industrial Design di eccellenza. 

Stile e realizzazione, la ricetta “Chiavi in Mano” rivoluzionaria

Perché Italdesign è la prima vera trasposizione, allo stesso tempo, della cultura e della esperienza – a suo modo eversiva ed innovativa – del concetto di Agenzia “Porsche Design”, una struttura parallela ed indipendente rispetto alla Casa Madre in grado di ricevere su commessa o gestire in Outsourcing fin dalla metà degli anni Sessanta progetti di Stile, Industrial Design e prototipazione per conto terzi. 

Una intuizione che sempre in Germania arriva anche ad un giovane e geniale Pio Manzu’ che dalla Università di Ulm aveva poi fondato “Autonova” (curioso che, nel caso di Pio nel 1960 come di Giugiaro cinque anni prima, la figura del mentore coincida con uno straordinario Dante Giacosa) insieme a Michael Conrad ed Bob Bush;

e come per “SIRP – Italdesign” anche per “Autonova” la grande conoscenza sulla lavorazione, modellazione plastica e genesi dei materiali unita a visione futuristica gettano le basi di una identica esigenza e pretesa fondamentale: affrancarsi dalla incombenza e dalla subordinazione derivante da vincoli e limiti imposti dai Costruttori committenti e rivendicare indipendenza creativa e progettuale.

E se per fare questo Pio Manzù convenziona per le creazioni di “Autonova” un pool del meglio che la subfornitura e della manifattura automobilistica ed industriale poteva offrire (Carrozzeria Sibona & Basano, componentisti e impiantisti di prim’ordine, etc..); invece Giorgetto Giugiaro costruisce e cesella pian piano la sua piattaforma ideale dando vita prima alla “Ital Styling” nel 1967 e poi coinvolgendo con sé come primo Socio della nuova “S.I.R.P.” un vecchio collega tecnico incontrato a metà anni Cinquanta in Fiat, Aldo Mantovani. 

 

Lui, è eroe silenzioso ma allo stesso tempo colonna portante del concetto fondamentale ed innovativo che Italdesign vuole trasmettere al Design Industriale : offrire ai costruttori un servizio a 360° basato sulla interpolazione tra creatività e comunicazione visiva supportate da pianificazioni di engineering e di traduzione nella produzione di serie che permettano di superare i limiti fisici della industrializzazione del tempo. Nessun’altra firma di stileall’epoca propone altrettanto, proponendo alle Case Costruttrici lo sviluppo completo del progetto fino alla industrializzazione in fabbrica. 

Una rivoluzione silenziosa che influisce sulla trasformazione dell’Industria dei beni di consumo mondiale, e non è uno slogan: una fetta importante di commesse di Italdesign provengono sin dall’inizio dal Giappone, dall’Asia, dagli Stati Uniti.

“Democratizzare” il bello e la ricerca di stile: e il Design diventa per tutti

Ecco perché alla coppia Mantovani – Giugiaro il concetto di “Realizzazione Prototipi” va un po’ stretta; perché accentuando una prerogativa che apparentemente è affine a quella degli altri Carrozzieri, viene meno l’impatto semantico e mediatico della vera mission di Italdesign: aiutare l’Industria che di volta in volta è committente a crescere ed innovare i suoi processi, perché all’inizio degli anni Settanta il vero limite alle esigenze aerodinamiche ed alla ricercatezza stilistica delle auto e di altre categorie industriali è semplicemente la realizzazione in serie. 

E così SIRP si trasforma in Italdesign, laboratorio multitasking per l’Industrial Design a tutto campo nel rispetto dell’arte formale italiana.

E per Italdesign la mission, come per Gandini dentro Bertone o Michelotti e molto più di Zagato e Pininfarina dell’epoca, è quella di allargare la platea dei beneficiari della bellezza industriale anche alle fasce più popolari di consumatori. Eccola la rivoluzione: quello che per molti stilisti era un dogma insuperabile (riservare l’emozione visiva ai ricchi) vincolato dal costo estremo della lavorazione manuale, dell’arte costosissima e rara dei battilastra e dei fabbri e saldatori di eccellenza per telai e carrozzerie, viene superato solo da pochi nuovi evangelizzatori come appunto Italdesign. 

E’ il supporto di nuovi sistemi di calcolo, di progettazione CAD/CAM, e di prototipazione virtuale che progressivamente porta Italdesign e Giugiaro a poter toccare ogni categoria merceologica estendendo a questa il modulo base che ha dato vita al nuovo Marchio di stile;

è il rapporto continuativo e proattivo tra chi crea lo stile (Giugiaro e il suo sempre più numeroso staff di Designer) e la componente più tecnica ed ingegneristica che opera in due modalità: “Top-Down”, per ricercare nel mercato tecnologico soluzioni, apparecchiature, filosofie costruttive e partners in grado di realizzare in catena di montaggio le soluzioni stilistiche previste nello studio di forma; e “Bottom – Up” nel saper imporre elegantemente ai Costruttori committenti nuovi processi produttivi per superare limiti proprio nella lavorazione in serie di nuovi modelli. 

Le pietre miliari di questa nuova filosofia progettuale sono non a caso il Concept numero “Zero” e la prima commessa prestigiosa di Italdesign: “Bizzarrini Manta” sorprende tutti con la architettura “piatta” di tutto il corpo vettura, il cofano anteriore di acciaio in unico guscio e il parabrezza orizzontale composto di lamelle interne per ridare visibilità di guida. Un prototipo rivoluzionario che mette dentro monovolume (abitabilità) , assenza di spigoli (aerodinamica) e prestazioni che rendono la Bizzarrini una proposta unica nel suo tempo. 

La prima commessa industriale che porta Italdesign sugli altari è evidentemente “Alfasud”, un progetto che mette insieme tre sfide: trasformare i processi produttivi a Pomigliano d’Arco, rendere ad Alfa Romeo una berlina “universale” (popolare, capiente, polivalente, ma sportiva secondo i canoni classici del Marchio) in grado di distinguere una linea specifica di auto “complementare” nella Gamma del Biscione. 

Da Giugiaro e Mantovani arriva qualcosa che più che un’auto è un benchmark di nuovi concetti per la modellazione e produzione automobilistica: grazie anche al nuovo motore quattro cilindri piatto arriva un’auto dove persino le superfici vetrate sono curvate ed interposte nella carrozzeria in modo speciale, dove la fanaleria anteriore fa quasi da calandra, dove le lamiere rinunciano alla moltiplicazione degli spigoli regalando una linea dolce ed una volumetria interna che fanno di una “quasi quattro metri” un nuovo riferimento di categoria per abitabilità e comfort aerodinamico. La coppia Giugiaro – Mantovani viene consacrata dal progetto Alfasud.

Bizzarrini Manta ed Alfasud, ma dietro l’angolo arrivano Giappone, Corea ed Asia

E’ Giorgetto a guidare i tratti della nuova Alfa Romeo dopo aver già concepito benissimo la coupè 2600 e la Giulia GT Junior; ed è Mantovani che si mette però sugli altari – a sua stessa insaputa, dato il carattere discreto del tecnico – costruendo in modo certosino le soluzioni ideali in catena di montaggio sia per la Casa madre che per i suppliers, esaltando in questo proprio l’idea di base dello stabilimento di Pomigliano d’Arco: rendere autosufficienti e pienamente operativi anche gli impianti della supply chain in una sorta di cittadella industriale nata per ridare occupazione e sviluppo nel mezzogiorno. Aldo Mantovani è venuto a mancare nel 2009 all’età di 82 anni. 

Poco prima aveva salutato tutte le maestranze della “sua” Italdesign cedendo il pacchetto azionario di socio ed entrando nella leggenda dell’Automotive mondiale, che lo ha ringraziato nel 2005 con la Laurea Honoris Causa in Ingegneria del Politecnico di Torino per aver saputo concepire dalla A alla Zeta una nuova ingegneria globale del veicolo.

 

Aldo Mantovani era l’uomo che con curiosità e meticolosità faceva il computo metrico delle strutture e delle linee di forma di un prototipo per organizzare i supporti informatici ed i macchinari per fondere, sagomare le lamiere, realizzare componenti e strutture. Era la persona che nel Backoffice teneva conferenze telefoniche per ore con subfornitori, componentisti, Direttori di Produzione. 

Ma non è stato l’unico genio dentro Italdesign che, caso raro nel periodo anni Sessanta/Settanta, annovera anche una Designer al femminile. 

La storia di Giulia Moselli è una storia legata alla evoluzione ed alla distinzione di Italdesign nel mondo.

Ma ripartiamo da quella “Alfasud”: dopo di lei e con la nascita di sempre nuove e più estese divisioni interne dedicate all’Industrial Design per ogni Categoria merceologica ed industriale, alla Italdesign hanno realizzato migliaia di progetti vincenti, hanno educato milioni di consumatori all’arte del “bello e utile”, ed hanno lasciato milioni di segni distintivi nell’evoluzione dell’Industria dei beni di consumo fino ad arrivare alle nuove frontiere dell’Architettura privata e pubblica ed al Transportation Design per grandi opere di mobilità. 

Da quella primissima struttura di Via Tepice a Torino (dove, se non ricordo male, prese vita la Ital Styling e la S.I.R.P.) alla consacrazione della storia dell’Industrial Design passano quasi sessanta anni. 

A discrezione della attuale Italdesign e di chi ne ha o avrà il controllo decidere se celebrarli nel 7 Febbraio del 2027 (nascita della Ital Styling), nel 13 Febbraio 2028 (fondazione della S.I.R.P.) o nel 1969 (trasformazione definitiva della S.I.R.P. in Italdesign). 

Di sicuro la celebrazione CI DEVE essere, e non sarà un semplice anniversario. A festeggiare saranno, proobabilmente, i milioni di oggetti che ognuno di noi nel mondo ha intorno a se’ e che, ne sono certo, hanno un’anima al loro interno. Ed in quell’anniversario, il “Buon Compleanno” verrà esclamato in tutte le lingue del mondo.

Buon proseguimento, cara Italdesign, compagna di giochi e di emozioni di tutti noi. Chi avrà onore ed onere di gestire la Tua agenda da qui al futuro, voglio credere che saprà farlo allargando a nuove latitudini il Tuo segno distintivo: la bellezza universale ed il “Made in Italy” vero.

Riccardo Bellumori

Nuova BMW X1 2026: restyling in rendering

BMW ha già ammesso che il nuovo linguaggio stilistico della Neue Klasse dovrà essere applicato a tutta la gamma il prima possibile, e la BMW X1 non fa eccezione a questa strategia.

Il SUV compatto è uno dei modelli di maggior successo e non solo sta già subendo una trasformazione, ma è possibile vederlo in anteprima prima del suo debutto nel 2027.
BMW si è prefissata un obiettivo importante, quello di rinnovare totalmente o parzialmente la sua gamma di modelli entro il 2030, tutti con il nuovo e moderno design battezzato “Neue Klasse”. Il marchio tedesco sta compiendo uno sforzo considerevole per raggiungere questo obiettivo, destinando una quantità enorme di risorse come mai prima d’ora, e per questo è stato necessario ridurre il ciclo di vita di alcuni modelli.

Ad esempio, quello del protagonista di questa anteprima. Una BMW X1 che punta direttamente a una quarta generazione completamente nuova, che arriverà sul mercato dopo soli cinque anni di vita, invece dei tradizionali sette anni. I bavaresi sanno che si tratta di uno dei modelli più importanti in termini di vendite, quindi non possono aspettare di rispettare i tempi abituali per il rinnovamento totale del modello, il che significa che l’attuale X1, come la M35 che abbiamo provato, non riceverà alcun restyling nei prossimi mesi.
Lo stile accattivante che stanno già presentando modelli in fase di test come la X5, che si trova nella stessa situazione, sarà implementato nel SUV più piccolo della gamma del costruttore. Una X1 che abbiamo già visto camuffata sulle strade e che subirà una delle trasformazioni più importanti della sua storia, poiché, fino ad ora, BMW ci ha abituati più alle evoluzioni che alle rivoluzioni. Una ricostruzione molto interessante, perché permette di vedere l’aspetto finale di questa BMW X1 del terzo decennio del secolo.

IL RESTYLING PROFONDO

BMW è consapevole che questo importante restyling le costerà un occhio della testa, poiché la stampigliatura del pannello del cofano cambia completamente, così come quella dei parafanghi anteriori. L’estremità anteriore di questi ultimi si inserisce ora in una struttura in plastica con fari integrati, con due proiettori dotati di tecnologia Full LED e una piccola striscia inclinata a forma di “L” rovesciata per la luce diurna.

Un dettaglio più che interessante è il fatto che, per ora, si vede solo un lingotto, poiché sarebbe equivalente al numero di stelle all’interno dei fari delle nuove Mercedes e che rivelano il posizionamento nella gamma. Un design che sarà comune sia alla X1 a combustione che alla iX1 elettrica, ma che si distingueranno per la grafica luminosa della sezione centrale, dove si trovano i sensori degli assistenti di guida e una stretta griglia ovoidale al centro, anche se leggermente più ampia rispetto alla sorella maggiore dal nome dispari.
Anche il profilo della nuova X1 cambia, quindi non solo sarà un po’ più lunga e anche più bassa, ma avrà anche una parte posteriore completamente nuova. Le foto spia lo hanno già confermato, anche se i fanali di serie non erano ancora montati, ma si può vedere che saranno più vicini al lunotto e più sottili, mordendo maggiormente la lamiera del portellone, ma senza arrivare a unirsi.

All’interno, le nuove BMW X1 e iX1 avranno la stessa considerazione di auto premium delle loro sorelle maggiori, quindi il marchio tedesco non ridurrà la tecnologia degli interni. Il cruscotto sarà dotato del nuovo schermo panoramico per la strumentazione, quindi il centro multimediale sarà raggruppato in uno schermo touchscreen da 15 pollici nello spazio della console centrale. Un sistema che richiede anche l’ultima generazione del software iDrive.
BMW non ha previsto modifiche alla gamma di motori, quindi la X1 continuerà ad essere offerta nelle versioni benzina, diesel e ibrida plug-in PHEV, mentre la iX1 manterrà la sua offerta come elettrica. Tuttavia, in queste ultime ci sarà una riorganizzazione con tre versioni disponibili: la «30 eDrive» con motore elettrico e trazione posteriore e due con trazione integrale corrispondenti all’interessante ed equilibrata «40 xDrive» oltre alla sportiva «M50 xDrive».

L’aspetto negativo di questa BMW X1 aggiornata, a cui stai già pensando e con cui ti distanzierai dalla concorrenza, è che ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che arrivi.

Il marchio di Monaco ha accelerato gli sviluppi, ma non è riuscito a ridurli così tanto, quindi dovrai aspettare fino alla primavera del 2027 per vederla completamente svelata e fino all’autunno per averla nel tuo garage.

Addio alla Volkswagen Touareg con la Final Edition

La Volkswagen Touareg è pronta a lasciare i concessionari. Questa icona dell’impegno di Volkswagen nei veicoli di tipo SUV non sarà più disponibile.

La Touareg saluterà in grande stile con il modello speciale Final Edition. Una versione disponibile per un periodo limitato con una serie di elementi di design esclusivi.
La Volkswagen Touareg è un simbolo dell’impegno di Volkswagen nei confronti dei veicoli di tipo SUV. Un SUV di grandi dimensioni che è arrivato sul mercato nel 2002. Da allora, sono state commercializzate più di 1,2 milioni di unità e sono state lanciate tre generazioni. La Touareg è uno dei SUV più importanti sviluppati dal costruttore tedesco. Tuttavia, i suoi giorni sono contati.

Già mesi fa avevamo anticipato il piano di Volkswagen di abbandonare la Touareg così come la conosciamo. Il marchio non conta su questo modello per il futuro più immediato. Il costo della terza generazione si è rivelato eccessivo anche per un colosso come Volkswagen e, sebbene sia stata presa in considerazione la possibilità di sostituire questo modello con un veicolo 100% elettrico, ciò che possiamo affermare è che, purtroppo, la Touareg ha una “data di scadenza”. Tuttavia, se ne andrà in grande stile.

ADDIO SOFFERTO

La Volkswagen Touareg sarà in vendita fino a marzo 2026. Durante il breve periodo commerciale che resta all’ultima Touareg termica della storia, sarà disponibile un’edizione speciale con cui salutare in grande stile e come merita uno dei SUV più iconici di Volkswagen. Per questo motivo è stata annunciata ufficialmente la nuova Volkswagen Touareg Final Edition.

L’edizione speciale Final Edition non solo segna la fine di un’era nell’impegno di Volkswagen nei confronti dei SUV, ma rende anche possibile l’addio a un modello molto importante come la Touareg. Una versione facilmente riconoscibile grazie a una serie di elementi estetici esclusivi.

Tutti i livelli di allestimento della gamma Touareg saranno integrati nell’edizione speciale Final Edition. Il marchio l’ha presentata con la finitura R-Line. Il veicolo sfoggia la scritta «Final Edition» sui telai dei finestrini delle porte posteriori.

Quante funzioni ha questa Nuova Smart #5? Focus Tech

Oggi esploriamo a fondo la Smart #5 Brabus, un modello che sta facendo parlare di sé nel mondo delle elettriche.
Analizziamo il sistema di infotainment e le tecnologie evidenziando le differenze con i modelli precedenti come la smart #1 e la smart #3. Scopriamo insieme se questa ev rappresenta davvero una svolta nel settore.