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Nuovi Fiat Grizzly e Fastback: Anteprima

I nuovi Fiat Grizzly e Grizzly Fastback apriranno le porte ad un profondo rinnovamento della gamma.

Non si tratta di due modelli distinti, bensì di un unico modello con due configurazioni di carrozzeria molto diverse tra loro; per questo motivo, c’è un solo nome per le due novità più attese degli ultimi tempi da parte di FIAT. La svolta di cui ha bisogno il marchio torinese è sempre più vicina, e non solo perché la suggestiva FIAT Fastback è già stata avvistata senza camuffamento mentre circolava tranquillamente nei dintorni dello stabilimento Stellantis in Marocco.

Questo modello, che si erge come successore della scomparsa Arkana, aspirando al suo successo, è stato nuovamente svelato grazie alla fuga di notizie di un’immagine chiave nel nuovo piano di prodotto di FIAT fino al 2030, in occasione della presentazione della nuova strategia di Stellantis. Un documento estremamente interessante, come puoi vedere qui sotto, che punta a una vera e propria rivoluzione nel mercato delle auto in cui il costruttore è un vero specialista: le auto urbane. Ma FIAT ha bisogno anche di altri tipi di modelli, come le nuove Grizzly.

La moderna FIAT 500 continuerà a essere uno dei pilastri, ma il marchio italiano vuole anche alternative più esclusive, senza però perdere di vista la praticità e un ottimo rapporto qualità-prezzo per queste due proposte che si affermeranno nel segmento B. Si tratta di una coppia di SUV con un design fortemente ispirato a quello dell’ultima generazione della Panda e che condivideranno la base fino alle porte posteriori, a partire dalle quali tutto cambia.

Perché il nuovo Grizzly standard, quello grigio, sarà l’alternativa del marchio italiano alla Citroën C3 Aircross, per cui la forma della silhouette è più classica, conferendo un aspetto più familiare grazie ai suoi sette posti. Quello beige, il Fastback, sarà l’opzione più accattivante, con un profilo del tetto che scende con maggiore inclinazione, adottando lo stile tipico di una coupé.

I due modelli condividono lo stesso linguaggio di design, almeno nella parte anteriore, ma, dato che non abbiamo avuto modo di vedere nemmeno una foto spia del modello standard, non sappiamo se anche i gruppi ottici posteriori saranno gli stessi. La logica porta a pensare che lo saranno, soprattutto perché condividono anche lo stesso nome, quindi è possibile che la silhouette sia l’unico elemento di differenziazione.

MOTORI E DATI TECNICI

Quello che sappiamo della Grizzly più sportiva è che gli interni saranno più curati e completamente diversi da quelli della Grande Panda.

A questo punto, i segreti sono ormai pochi. Infatti, ti abbiamo già detto che entrambe saranno messe in vendita equipaggiate con diverse forme di propulsione, con il motore ibrido a benzina come grande protagonista – il tre cilindri da 1,2 litri turbo con tecnologia MHEV e catena di distribuzione – sia da 110 CV che da 145 CV, ed entrambe con cambio automatico.
L’altra alternativa sono le versioni elettriche con il motore da 113 CV e le batterie con capacità di 44 e 52 kWh, per cui avranno un’autonomia massima con una ricarica di poco più di 300 e 400 chilometri, rispettivamente.

Tuttavia, ovviamente ci sono dettagli che non conosciamo. Ad esempio, la data in cui saranno presentate. Il 24 giugno, giorno dell’anniversario della fondazione della FIAT, è una possibilità ma non è ancora stato confermato.

Ciò che è certo è che entrambi saranno in vendita prima della fine dell’anno, che saranno prodotti in Marocco e che i prezzi partiranno da circa 25.000 euro.

I segreti della nuova piattaforma STLA One

Il gruppo Stellantis sta rivedendo i propri piani in materia di piattaforme modulari. Annuncia un’architettura denominata STLA One destinata a veicoli da città, compatti e familiari, sia elettrici che ibridi. Il primo modello che la utilizzerà è previsto per il 2027. Dovrebbe trattarsi della prossima Peugeot 208.
La nuova piattaforma STLA One coprirà i segmenti B, C e D.
Giunto ormai al suo sesto anno di vita, il gruppo Stellantis volta definitivamente pagina sull’era Tavares sotto la guida del suo nuovo amministratore delegato, Antonio Filosa, attraverso la presentazione del suo piano strategico FaSTLAne 2030.

LA NUOVA STRATEGIA

Tra i numerosi annunci di questo 21 maggio 2026 figura l’introduzione di una piattaforma modulare multi-energia denominata STLA One, destinata a coprire i segmenti da B (veicoli urbani polivalenti) a D (veicoli familiari). Questa base tecnica sostituirà quindi a termine la recente STLA Medium, costosa e pesante, e prenderà il posto della STLA Small che era prevista per il prossimo anno.

Il primo modello basato sulla piattaforma STLA One è previsto per il 2027. Il concept Peugeot Polygon, anticipatore della prossima 208, illustra questo annuncio nella presentazione di Stellantis. Ciò sembra indicare che questa architettura sia stata sviluppata a partire dalla STLA Small, di cui L’argus vi rivelava all’inizio del 2025 che, annunciata come «a emissioni zero», sarebbe stata infine compatibile con motori termici o ibridi. Il colosso euro-americano precisa inoltre che la STLA One sarà la prima piattaforma del gruppo compatibile con un sistema di sterzo completamente elettrico steer-by-wire, un’innovazione la cui anteprima era stata inizialmente annunciata per la prossima 208. Quest’ultima dovrebbe quindi inaugurare il telaio annunciato oggi, tanto più che il marchio è stato appena designato dall’azienda, insieme a Fiat, Jeep e Ram, come uno dei «primi lanciatori naturali di tutti i nuovi programmi e tecnologie a vocazione mondiale» grazie alla loro influenza internazionale.

La piccola leonessa dovrebbe fare la sua prima apparizione il prossimo ottobre in occasione del Salone di Parigi 2026.

Nuovo Ram 1500 Rumble Bee: il modello estremo

In arrivo una gamma Ram 1500 Rumble Bee: nella prima metà del 2027 si aggiungeranno il Rumble Bee 392 e il Rumble Bee SRT.

Il Ram 1500 rimane uno dei pick-up più richiesti sul mercato automobilistico americano. Nel primo trimestre del 2026, i concessionari negli Stati Uniti hanno venduto 98.425 esemplari di Ram Pickup, quasi un quarto (il 24,8%) in più rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno. Ora il marchio “di serie”, che fa parte del colosso automobilistico Stellantis, ha preparato sulla base del 1500 una nuova famiglia di muscle truck: la Rumble Bee. La linea “delle api” comprende tre varianti di camion, ognuna delle quali ha le proprie caratteristiche.

Il primo a essere lanciato sul mercato sarà il modello base – il Ram 1500 Rumble Bee, che arriverà presso i concessionari già alla fine dell’anno in corso. Sotto il cofano di questo pick-up si trova un motore V8 Hemi da 400 cavalli, con una coppia massima di 555 Nm. È abbinato a un cambio automatico a otto rapporti, la trazione è integrale, con la possibilità di disinnestare l’asse anteriore. Da fermo, il Rumble Bee “base” accelera fino a quasi 100 km/h in 6,1 secondi.

DATI TECNICI

Questo pick-up presenta una sospensione anteriore indipendente rivisitata e una sospensione posteriore a cinque bracci con ammortizzatori Bilstein e nuove barre stabilizzatrici. Ha anche una carreggiata più ampia – 6,8 pollici davanti e 7 pollici dietro – e un sistema frenante diverso: dischi da 378 mm di diametro davanti e 375 mm dietro.

Il modello è in grado di trainare un rimorchio con un peso fino a 4032 kg.

Tra le differenze estetiche del Ram 1500 Rumble Bee figurano il cofano con prese d’aria aggiuntive, i parafanghi allargati verniciati in tinta con la carrozzeria, specchietti esterni diversi e cerchi da 22 pollici con pneumatici per tutte le stagioni. Gli interni presentano rivestimenti in tessuto con cuciture in grigio Greystone, mentre davanti al conducente si trova un volante sportivo con corona troncata e comandi al volante in alluminio.

I modelli sono dotati di un quadro strumenti digitale da 12,3 pollici, un touchscreen multimediale da 8,4 pollici e un impianto audio con sei altoparlanti.

Nuova Hyundai Tucson 2027: Rendering

Dopo sette anni di fedele servizio, l’attuale Hyundai Tucson, best-seller europeo del marchio coreano, passerà il testimone a un modello completamente nuovo.
È una quinta generazione di Hyundai Tucson relativamente serena quella che arriverà nelle concessionarie il prossimo anno, forte delle incredibili prestazioni commerciali realizzate dal suo predecessore dal 2020. La storia ricorderà in particolare il suo primo posto nel segmento europeo nel 2022, davanti alla Volkswagen Tiguan e alla Peugeot 3008, è vero, ormai alla fine della loro carriera, con oltre 150.000 esemplari venduti. Il suo successore cercherà di capitalizzare su questo successo “Made in Europe” affidando ancora una volta la sua assemblaggio allo stabilimento di Nošovice, nella Repubblica Ceca.
Tuttavia, il nuovo arrivato correrà il rischio di cambiare radicalmente il proprio stile, secondo i precetti del recente linguaggio formale “Art of Steel” utilizzato nella gamma di punta e che privilegia le forme spigolose per amplificare l’impressione di robustezza. Il nuovo Hyundai Tucson dovrebbe ispirarsi in particolare ai volumi del concept-car Crater presentato al Salone di Los Angeles lo scorso novembre. Ne erediterà sicuramente la fascia luminosa che sottolinea il suo ampio cofano che si estende sui parafanghi, così come le estensioni trapezoidali dei parafanghi, pur distinguendosi per l’aggiunta di LED verticali su entrambi i lati della parte anteriore e posteriore.

Inoltre, questa versione del 2027 dovrebbe affidarsi a maniglie a filo estraibili. A bordo, una configurazione inedita sposterà lo schermo situato sotto gli occhi del conducente alla base del parabrezza, come nella recente Hyundai Ioniq 3.

Rendering Auto-moto.com

MOTORE E DATI TECNICI

Rivoluzione in vista nelle viscere della nuova Hyundai Tucson, poiché si mormora che sostituirà la sua attuale piattaforma N3 con una completamente nuova per accogliere la seconda generazione di ibridazione TMED in grado di superare la soglia dei 100 km WLTP di autonomia nella versione ricaricabile. Questa evoluzione gli consentirà sicuramente di allungare il passo fino a sfiorare i 4,60 m di lunghezza totale, mentre l’attuale Tucson raggiunge i 4,51 m. Per quanto riguarda le motorizzazioni, altre voci di corridoio lasciano intendere che una versione sportiva gli varrà il famoso stemma N, grazie a una potenza di circa 300 CV. Non è invece prevista alcuna variante 100% elettrica, poiché Hyundai riserva questo tipo di propulsione alla sua gamma Ioniq.

Nuova Mercedes-AMG GT 63 Berlina: Anteprima

La nuova Mercedes-AMG GT 63 Berlina è una delle novità più attese dell’anno.

Il quinto mese del 2026 è uno dei più importanti dell’anno, l’unico in cui si terranno contemporaneamente le presentazioni mondiali di due delle auto elettriche più veloci al mondo. Una è la Ferrari Luce, l’altra è una diretta rivale appena svelata: la nuova Mercedes-AMG GT 63 Berlina si è finalmente liberata della camuffatura dopo mesi di attesa.

Mercedes si è presa il tempo necessario per dare continuità a una delle berline più veloci al mondo, grazie a uno dei sistemi PHEV più radicali tra le auto di serie. Una Mercedes-AMG GT da 843 CV che abbiamo messo alla prova. La seconda generazione è ora completamente elettrica, e con così tanti punti di forza è difficile sceglierne uno solo. Il design è quasi una riproduzione esatta della Concept AMG GT XX, che si distingue per un coefficiente aerodinamico estremamente basso, di soli 0,198, grazie alla silhouette slanciata.

La griglia Panamericana è stata disegnata sul frontale, con illuminazione sui bordi e anche sulla stella situata al centro. Il profilo laterale è stato ottimizzato al massimo per consentire all’aria di fluire dolcemente, con eleganti porte senza telaio, maniglie integrate, e una parte posteriore che sorprende.

E non per i tre fanali rotondi con la stella Mercedes al loro interno, situati alle estremità della parte posteriore, ma perché questa presenta un grande arco illuminato che abbraccia l’intera parte posteriore. Come quello della spettacolare Vision EQXX, da cui è stato ereditato anche un diffusore posteriore che si estende. Un sistema di aerodinamica attiva opzionale che integra il tipico spoiler sul cofano del bagagliaio, estraibile in base alla velocità e che funge anche da aerofreno.

LA SPORTIVA VERA

Gli interni di questa nuova Mercedes-AMG GT 63 a 4 porte sono già stati svelati. Un abitacolo che ha molto in comune con quello dell’ultima generazione di modelli elettrici del costruttore, sebbene con una differenza significativa. Mentre il conducente ha il proprio schermo digitale da 10 pollici dietro al volante, nella console centrale e sul lato del passeggero ce ne sono altri due da 14 pollici, con la particolarità che quello centrale è dotato di un sistema a soffietto per orientarsi maggiormente verso il conducente.

Un sistema di visualizzazione davvero fantastico, con una grafica potente e un sistema «MBUX» all’avanguardia. Il software di controllo «MB.OS» si occupa di gestire tutte le funzioni di questa veloce berlina tedesca con spazio per quattro passeggeri. I passeggeri posteriori hanno i propri sedili, ma se desideri una panca continua per cinque puoi richiederla come optional. Non è la scelta più consigliabile per chi ama le emozioni forti.

Mercedes offrirà diverse versioni di questa nuova AMG GT a 4 porte, equipaggiata con tre motori a flusso assiale forniti dalla britannica YASA. Due motori elettrici installati sull’asse posteriore e uno su quello anteriore, con cui sviluppa una potenza massima davvero brutale, per ora, di 1.153 CV. La versione da 1.360 CV è ancora in fase di sviluppo.

Questa opzione è alimentata da una batteria agli ioni di litio con una capacità netta utilizzabile di 106 kWh, in grado di fornire energia per un’autonomia massima di 700 chilometri. Forse ti sembrerà troppo poco, ma il segreto di Mercedes e AMG sta in un sistema di ricarica unico al mondo, in grado di supportare potenze di ricarica da 400 kW a 1.000 kW, anche se è stato limitato a un massimo di 600 kW.

Una vera e propria bestia, come i 462 chilometri che riesce a percorrere in soli 11 minuti, e che si arricchisce di altri dettagli, come l’opzione del tipico rombo di un motore V8. Ma non uno qualsiasi, bensì quello della prima AMG GT lanciata nel 2014. Mercedes non ha voluto quello dell’attuale generazione, ritenendolo non «così autentico» a causa delle norme europee sul rumore. Un’opzione che non sarà economica, ma che è dotata di un sofisticato software in grado persino di simulare i guasti all’accensione.

L’elettrica più potente della casa tedesca dispone di tre pulsanti sul tunnel di trasmissione che regolano le sensazioni di guida. Quello del controllo della trazione ha nove livelli di regolazione e al livello 9 si ottiene un maggiore slittamento delle ruote posteriori. Quello centrale regola l’agilità riducendo virtualmente il passo, con più o meno sottosterzo, mentre un altro si occupa di modificare la risposta dei motori elettrici.

Una bestia che sarà prodotta nello stabilimento centrale della Mercedes a Sindelfingen e che si è prefissata l’obiettivo di far arrivare le prime unità nell’autunno del 2026.

I prezzi sono ancora sconosciuti, ma solo pochi mesi dopo verrà presentato anche l’AMG GT SUV elettrico, con le stesse caratteristiche. Una scelta difficile.

Investor’s Day Stellantis: da Dongfeng una scalata a sua (o nostra) insaputa?

Autoprove.it, ormai da mesi, recensisce puntualmente e con attenzione l’agenda e l’evoluzione operativa di Stellantis: a volte con toni critici, a volte con cenni di speranza, a volte collaborando “a distanza” con approfondimenti e test drive (Maserati, che ci onora da tempo della possibilità di testare i suoi gioielli; e per la prima volta, settimane fa, l’Alfa Romeo Stelvio oggetto di un test drive complessivamente più che lusinghiero).

Stellantis ago della bilancia dei volumi produttivi di auto entro i confini italiani, Stellantis in fondo portabandiera dell’industria automobilistica tricolore (per la parte FCA che, in Italia, non ha contraltari mass market; mentre in Francia PSA si contrappone a Renault); Stellantis che periodicamente entra nell’agorà di dibattito europeo su scelte e strategie. Ma soprattutto Stellantisosservata speciale per quella sorta di “outing” espresso da Antonio Filosa sui dati finanziari e per quegli allarmi contabili legati alla revisione degli esercizi precedenti ed alla scoperta degli extracostidi cui si è parlato a lungo anche sui nostri spazi.

Ovviamente il titolo è puramente un effetto per richiamare l’attenzione: Dongfeng è stata una solida azionista di PSA prima della operazione Stellantis, per poi scendere ad una quota parametricamente vicina all’1% dell’attuale capitale azionario complessivo della fusione; ma alla vigilia dell’Investor’s Day del 21 Maggio è rimbalzata dalle agenzie la news che non ti aspetti: la firma di un memorandum d’intesa tra Stellantis e Dongfeng Group per una Joint Venture (51% Stellantis, 49% Dongfeng) con sede in Europa per vendita, distribuzione, produzione, acquisti ed ingegneria per i veicoli che in Cina vengono definiti “NEV” (New Energy Vehicles). 

Il Marchio coinvolto nella Joint Ventures, ed interessato da un piano di distribuzione in Europa, è Voyah Automotive, che Dongfeng controlla con una quota di maggioranza del 69,6%.

In base alle diverse informazioni reperibili in Rete le diverse fasi di Workflow in cui si organizzerà la Joint Venture dovrebbe prevedere la produzione di una gamma di vetture Premium a Rennes La Janais, impianto di 2,4 km quadrati che impiega 4830 persone nella produzione di Citroen C5 Aircross e Peugeot 5008, con distribuzione ed aftersales svolti dentro la Rete ufficiale Stellantis. 

Il fatto che la prossima, ipotizzata, Premium elettrica “Voyah” sarà costruita in Francia – fondamentalmente per eludere i dazi di importazione – non esclude la possibilità che la tecnologia nativa e determinante potrà essere di derivazione concettuale del partner Dongfeng : Marchio che, per inciso, era in predicato di aprire (o rilevare) un impianto produttivo in Italia e che a tale proposito si era avviato un contatto con il Governo italiano.

E sempre con riferimento a Dongfeng, scommetto molti di Voi ricorderanno l’allarme che anche Autoprove.it sollevò quando i media ipotizzarono l’interesse del Gruppo per Maserati, rimbalzata nelle cronache più recentemente nelle ipotesi di cooperazione con il Brand Maextro di Huawei; Huawei che – guarda caso – ha avviato una Joint Venture con Dongfeng da cui è nato il Marchio di elettriche Premium Yijing. Coincidenze? Ma anche tra Hawei e Leapmotor c’è una sinergia in ambito di applicativi software di gestione veicoli. 

LA SCELTA STRATEGICA

Ma le notizie che collegano Stellantis all’elettrico non si fermano alla Joint Venture con Dongfeng marchiata Voyah:  perché quasi contemporaneamente le notizie si sono dirottate su altri due fronti caldi e non proprio scontati. 

Pare che anche Pomigliano d’Arco sia interessata da un progetto di medio termine, quello di produrre una linea di E-car Low Cost– ovviamente elettriche – di cui però al momento non è nota la tecnologia in dotazione; ovvio che pensare che un Gruppo come Stellantis possa conferire a Pomigliano tecnologie, piattaforme e modalità produttive per linee di elettriche a basso costo è decisamente un miraggio. 

Ed allora, cosa si può celare dietro questa eventuale nuova linea di business? Un’altra Joint venture all’orizzonte? Beh, una cosa è sicura: Dongfeng Box è l’esponente di una linea di produzione BEV a tal punto popolare e low cost da poter essere, almeno, un benchmark di confronto commerciale.

 

Eppure, noi di Autoprove.it abbiamo avuto un moto di elettrizzante sorpresa alla lettura della ultima news che ci ha fatto sobbalzare dalla sedia, avendo noi a suo tempo ipotizzato un ritorno di fiamma tra la parte di FCA dentro Stellantis e Tata. 

Infatti l’ipotesi di una Joint Venture tra Stellantis e Jaguar Land Rover è in questo senso particolarmente suggestiva. Ma qualora fosse puramente ipotizzabile un incontro tra Tata e FCA-Stellantisattraverso JLR allora resterebbe la domanda: cosa potrebbe celare in futuro la Joint venture tra Stellantis e Dongfeng con riferimento ad un Gruppo che prima della fusione deteneva in PSA una quota del 14%? “Certi amori non finiscono” diceva Venditti. Ma seguiremo gli sviluppi.

Riccardo Bellumori

Porsche batte BYD e si riprende il record al Ring

Porsche ha riconquistato il record sul giro per le auto elettriche di serie al Nürburgring con una versione della Taycan Turbo GT dotata sia del Weissach Package sia del nuovo Manthey Kit, sviluppato appositamente. Quest’ultimo sarà disponibile da giugno come kit retrofit per i clienti che desiderano la massima espressione prestazionale della Taycan.

Con il collaudatore Porsche Lars Kern al volante, una Taycan Turbo GT equipaggiata con il Manthey Kit ha fermato il cronometro a 6:55.533 minuti, stabilendo un nuovo primato nella categoria delle berline elettriche ad alte prestazioni sul tracciato da 20,832 km. Il precedente miglior tempo di Kern con una Taycan Turbo GT dotata del Weissach Package era di 7:07.55 minuti.

Il record precedente apparteneva alla BYD Yangwang U9 Xtreme, che nell’agosto 2025 aveva registrato un tempo di 6:59.157 minuti. Prima ancora, il titolo era detenuto dalla Xiaomi SU7 Ultra, che nell’aprile dello stesso anno aveva segnato 7:04.957 minuti. Vale la pena ricordare che il precedente miglior tempo di Kern con la Taycan Turbo GT Weissach era 7:07.550 minuti, quindi il Manthey Kit gli ha permesso di migliorare di circa 12 secondi.

Archiviati i tempi sul giro, concentriamoci sull’auto. Il Manthey Kit sviluppato per la Taycan Turbo GT introduce interventi aerodinamici estesi, pensati per aumentare la deportanza di oltre tre volte rispetto al modello standard.

A 200 km/h, la deportanza totale passa da 95 a 310 kg, mentre alla velocità massima — che sale da 305 a 310 km/h — si raggiungono 740 kg. Tra i componenti che consentono questi miglioramenti figurano un nuovo alettone posteriore con piastre terminali maggiorate, un diffusore anteriore ottimizzato, un diffusore posteriore con pinne estese e deviatori di flusso inferiori di dimensioni maggiorate.

IL RECORD AL RING

Porsche sottolinea inoltre che l’alettone posteriore e il diffusore anteriore sono regolabili in base al circuito. Si notano anche i copricerchi aerodinamici sulle ruote posteriori, che contribuiscono all’efficienza complessiva. Molti elementi aggiuntivi, come le prese d’aria superiori e inferiori dei passaruota, le estensioni dei passaruota anteriori e posteriori, le minigonne allargate e l’alettone posteriore, sono realizzati in fibra di carbonio per enfatizzare il carattere motorsport dell’auto.

Sul fronte telaistico, la sospensione della Taycan Turbo GT riceve una taratura specifica per gli ammortizzatori Porsche Active Ride, lo sterzo integrale e il sistema di trazione integrale. I cerchi forgiati da 21 pollici, esclusivi del Manthey Kit, sono più leggeri di tre chilogrammi complessivi nonostante le dimensioni maggiori rispetto a quelli standard.

Gli pneumatici abbinati sono i Pirelli P Zero Trofeo RS, ma Porsche offrirà anche alternative omologate per uso stradale orientate alla pista, più larghe di 40 mm all’anteriore e 30 mm al posteriore rispetto a una normale Taycan Turbo GT.

Il Manthey Kit non si limita all’aerodinamica e agli pneumatici più performanti: anche il powertrain è stato ottimizzato. La batteria ad alta tensione, l’unità di controllo e gli inverter sono stati aggiornati per aumentare la corrente massima di scarica in marcia da 1.100 a 1.300 ampere.

Il risultato è una potenza di sistema superiore di 27 CV (20 kW), per un totale di 816 CV (600 kW). In modalità Launch Control la potenza rimane invariata a 1.033 CV (760 kW), ma la coppia massima aumenta di 30 Nm, raggiungendo 1.270 Nm.

Attivando l’Attack Mode, il pilota può contare su un boost aggiuntivo fino a 177 CV (174 hp o 130 kW) per un massimo di dieci secondi, portando temporaneamente la potenza a 993 CV (979 hp o 730 kW) invece dei 952 CV (939 hp o 700 kW). Per migliorare la frenata, l’impianto riceve dischi maggiorati (440 mm all’anteriore e 410 mm al posteriore) e pastiglie ad alte prestazioni.

«Con il nuovo Manthey Kit offriamo un upgrade unico per la Taycan Turbo GT. Il piccolo ma efficace team congiunto di Manthey e Porsche è riuscito a trasferire il DNA Manthey in un kit per veicoli elettrici. Questo lavoro ha portato a un impressionante nuovo record al Nürburgring Nordschleife», ha dichiarato Kevin Giek, responsabile della gamma Taycan.

Nuova BMW M3 CS Handschalter: il sogno

Potrebbe trattarsi di un futuro modello d’epoca. Per la prima volta in assoluto, BMW propone la M3 CS con cambio manuale a sei marce come modello in edizione limitata, per celebrare la fine della generazione G80 prima dell’arrivo del modello successivo. Realizzata esclusivamente per il Nord America, la nuova M3 CS Handschalter sarà disponibile in “numero molto limitato” e avrà un prezzo di listino base di 107.100 dollari (circa 426.000 RM).

Dal punto di vista meccanico, la M3 CS Handschalter utilizza lo stesso motore a benzina S58 da 3,0 litri turbo a sei cilindri in linea della M3 CS standard. Tuttavia, la prima eroga solo 480 CV (473 hp o 353 kW) e 550 Nm invece di 550 CV (543 hp o 405 kW) e 650 Nm di coppia, presumibilmente a causa dei limiti della sua trasmissione.

La Handschalter è inoltre solo a trazione posteriore, a differenza della M3 CS che dispone di un sistema di trazione integrale M xDrive e di un cambio M Steptronic a otto rapporti. La potenza ridotta e la mancanza di aderenza su tutte le ruote si traducono in un tempo di accelerazione da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi, più lento rispetto alla M3 CS che è in grado di raggiungere i 3,2 secondi.

MOTORE E DATI TECNICI

Allo stesso modo, la velocità massima con il pacchetto M Driver’s Package standard è di 290 km/h, in calo di 12 km/h rispetto alla M3 CS. È piuttosto ovvio che una normale M3 CS sia la scelta giusta se si vuole andare veloci, mentre la Handschalter è orientata maggiormente al coinvolgimento e al divertimento del guidatore.

A tal proposito, BMW ha rivisto le sospensioni dell’Handschalter con ammortizzatori provenienti dalla M4 CSL e speciali molle ausiliarie. Anche le molle e il collegamento dell’asse posteriore sono nuovi per un’altezza da terra inferiore di sei mm rispetto a una M3 standard, mentre la cinematica dell’asse e il camber delle ruote sono stati messi a punto per adattarsi al nuovo pacchetto propulsivo.

I freni M Compound sono di serie con pinze rosse o nere, anche se gli acquirenti possono passare ai freni leggeri M Carbon Ceramic con pinze rosse o dorate. I cerchi sono in lega forgiata 927M in Gold Bronze o nero e possono essere equipaggiati con pneumatici ad alte prestazioni o da pista da 275/35 all’anteriore e 285/30 al posteriore; sono disponibili anche pneumatici ultra da pista.
La casa automobilistica tedesca ha inoltre utilizzato abbondante fibra di carbonio per ridurre il peso della Handschalter di quasi 34 kg (75 libbre) rispetto a una M3 standard. Ciò è reso possibile dal pacchetto freni in carbonio opzionale, insieme alla plastica rinforzata con fibra di carbonio (CFRP) per il pannello del tetto, il cofano, lo splitter anteriore, le prese d’aria anteriori, le calotte degli specchietti esterni, il diffusore posteriore e lo spoiler posteriore.

Anche gli interni hanno la loro parte di CFRP, tra cui la console centrale e le finiture dell’abitacolo, mentre i sedili avvolgenti M Carbon di serie contribuiscono anch’essi alla riduzione di peso.