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Furto della marmitta Smart: cronaca di un incubo a Roma

Il protagonista reale e didascalico di questa storia, avrebbe preferito di sicuro rimanere anonimo cittadino di Roma e felice utilizzatore della sua Smart ForTwo Coupè 1.0 71 Cv – Euro 4 – del 2008. 

Ma la sorte contraria lo ha comunque voluto insignire in qualche modo di una missione: alleviare altri sfortunati come Lui delle pene e delle sofferenze di quel che il nostro povero “Tony” (il giovane protagonista della tragedia) ha passato come ignaro ed impreparato protagonista del furto della marmitta della sua Smart, a Roma. 

Questione che appare sempre più come una emergenza sociale che colpisce migliaia di povere Smart Fortwo della serie “451” come quella di Tony, una 1.0 aspirata a benzina Coupè del 2008. Un tipo si Smart davvero diffuso in una Capitale dove tra parcheggi inesistenti e traffico a livello formicaio le piccole dimensioni e l’agilità della piccola Mercedes MCC (ex, ad oggi, dopo l’accordo tra Stoccarda e la Geely che ha dato vita alla nuova forma societaria che propone la serie elettrica #1,#3,#5) che resta comunque in pieno carico – come la serie 450 la famiglia Smart Fortwo e FourFour nata come ultima generazione nel 2014 – alla Rete ufficiale di Assistenza e Distribuzione Ricambi della Stella a tre punte. 

Ma proprio per evitare di……”pungersi” con preventivi e tariffari oggettivamente ostici della Rete ufficiale, il povero “Tony” inizia da una mattina di fine Ottobre (il mitico Ottobre romano, mai troppo caldo ma neppure troppo freddo, che invita a ben altri stati d’animo rispetto a quelli che ora Vi descrivo) quando ignaro esce dal portone di casa e si avvia alla sua Smart che lo attende parcheggiata filo marciapiede in una strada dell’Urbe. Qualcosa si accende nella sensazione di Tony, un “qualcosa” che sembra essere accaduto ma che lui non sa definire. 

Ore 08:00 – L’amara Sorpresa

L’auto è parcheggiata dove doveva essere, la carrozzeria intonsa, serrature perfette, vetri sani, ruote al loro posto. E allora? Allora la sensazione suggestiva di Tony diventa una tragica realtà quando inserita la chiave nel blocchetto posto al centro del tunnel centrale dell’abitacolo, accende il motore. E dopo un attimo inspiegabile e lunghissimo di incertezza e borbottii……il finimondo: un rumore rauco e incontrollato, una sorta di urlo sordo e scombinato che viene da dietro. Due o tre passanti che a quell’ora di mattina passano accanto alla Smart…mittata auto di Tony si scansano improvvisamente, una mamma con bimbo al seguito lo fissa con aria schifata. Stop, spento immediatamente il motore ed uscito dall’abitacolo, il nostro eroe deve mettersi ginocchioni e nuca a terra con occhi a spiare la fessura data dal fascione paracolpi posteriore, tra il bordo inferiore e l’asfalto, in quella fessura dove sbirciando si capisce che manca qualcosa. 

E al povero Tony è capitato, piccola fortuna, un manipolo (difficile fosse uno solo) di ladri molto abili e “a regola”: nessun danno o spacco alle parti plastiche del posteriore, o deformazione alcuna. 

E’ bastato evidentemente sollevare il retro della Smart, tirare verso il dietro la parte inferiore del fascione paracolpi per consentire a mani esperte di andare a memoria, svitare i bulloni della flangia di attacco, tagliare i cavi delle sonde, sganciare i sostegni elastici di attacco della marmitta alla parte inferiore della scocca. 

In piena zona centrale di Roma, abitatissima e nello spazio tra dopo la mezzanotte e l’alba: così per Tony come per altri migliaia di casi funziona così. Antifurto perimetrale e volumetrico? Si, forse sarebbe stato meglio, ma in fondo con i bulloni antifurto sulle ruote uno pensa di aver risolto la pratica. E invece no, con la Smart.

Ore 09:00 – La reazione

Certo, non è facile recuperare serenità e modi lucidi per gestire una situazione in cui, per prima cosa, chiami il meccanico che per primo ti viene in mente, e nel caso di Tony è un classico e diffusissimo “Lasciame le chiavi, che ce penso io a portalla in Officina, stai tranquillo. Mo’ cercamo i pezzi e te faccio sapè”. Eh, si. Capitano ancora. 

Nel frattempo, davanti alla Smart che resta muta per evitare che qualcuno tiri una secchiata d’acqua dal balcone per contestare il rumore diabolico di una Smart senza marmitta, Tony rivoluziona la sua giornata, perché questo furto è il primo di alcuni effetti collaterali poco simpatici: avvisare il lavoro di un inevitabile ritardo, recuperare e recuperare e recuperare. Perché da questo momento la regola aurea di Tony è: INSEGUIRE.

Il meccanico “#PensoatuttoioTenuntepreoccupàTirasolofuorilacconto” arriva verso le ore 9,00, ed è anche un grande favore vista l’ora. La sua officina è didascalimente ed immancabilmente dall’altro capo del trafficatissimo Quartiere. Portare l’auto in moto? 

Ma siamo matti? Con quel rumore indescrivibile la prima pattuglia ti inchioda e senza farsi sormontare dalla comprensione pietosa magari ti appioppa pure la multa. “No, dai retta a me” – spara il meccanico – “chiamo mio cugino con il carro attrezzi”: Alle ore 09:01 la vicenda ancora non è iniziata ma rischia di costare a priori un bel centone e mezzo a nero per il trasporto preventivo dell’auto in Officina. 

Alle ore 09:10 Tony ha già pensieri omicidi e l’occhio iniettato di sangue. Ha preso per sé la mezza mattina al lavoro, saluta il meccanico con un laconico “Dai, Ti richiamo, la Smart la porto io, corro il rischio”.

Ore 10:00 – La cruda verità, quanto fa male

Telefonata all’amico esperto, Tony cerca conforto. E lo trova, in un suo collega che gli detta i passaggi chiave con cui districarsi da questo dedalo che rischia di strozzare il giovane. Primo passaggio: Censire le parti rubate, danneggiate, manomesse a causa del furto: nella Smart mancano, in successione: 

​-La Marmitta originaria e specifica per il modello Serie 451 della Coupè 1.0 i del 2008;

​-La coppia di Sonde i cui cavi sono stati tagliati dai ladri;

​-La coppia di sostegni elastici che “tengono” la marmitta sospesa ed ammortizzata alla scocca inferiore;

-Last but not least, il corredo di “ferramenta” (i bulloni di fissaggio) e la guarnizione anulare per l’attacco della flangia marmitta al collettore.

Senza tanti indugi, il “nuovo” Tony (quello opportunamente ri-evangelizzato dall’amico esperto) decide di colpo tre cose in rapida successione:

capire esattamente “cosa” comprare e quanto pagare per componenti originali Smart in un Centro ricambi ufficiale.

La visita lascia nella testa e nella psiche del povero Tony un effetto che faticherà nel tempo a smaltire: la visita al Centro Ricambi Mercedes gli lascia da un lato la sensazione di un ricordo positivo per la cortesia dell’addetto al Front Office al Bancone Ricambi; tuttavia per tutto il corso di questa esperienza il giovane avrà un imprinting che non dimenticherà più e che fa lo stesso effetto a tutti coloro che non bazzicano abitualmente i ricambisti. Nel dialogo pare quasi che vi sia una sorta di transfert mediatico tra addetto e schermo del PC davanti a Lui e RIGOROSAMENTE celato agli occhi del cliente. 

Cioè, Tu parli con l’addetto al Banco ma lui parla con lo schermo, e ti fissa solo quando Ti spara il prezzo finale come fosse una punizione di Roberto Carlos calciata verso il centro della tua pancia. Eppure l’addetto, cercato il Kit di componenti da assortire, quasi sapendo le risposte inesorabili di Tony gli suggerisce per prima cosa di selezionare nel canale “indipendente” le sonde e la ferramenta necessaria inclusi i sostegni elastici. E come mai? Perché rivela il costo della sola marmitta priva di accessori, il prezzo del pezzo originale e perfettamente idoneo alla Coupè 1.0i che non è ne’ la Turbo, né la Turbodiesel e pwer giunta è una iniezione a benzina senza Start & Stop (domanda di risulta imprevista) e guardando libretto e targa del modello presentati da Tony seleziona un pezzo il cui costo…equivale ad un quinto del valore commerciale dell’auto. 

Avete capito? Si, anche senza approfondire o dare cifre. 

E tutta l’artiglieria “originale” di corredo tocca un valore con cui il nostro Tony avrebbe faticato persino ad acquistare una coppia di sedili nuovi da installare, figurarsi una manciata di pezzi che possono stare comodamente in una tasca. 

Tony implora almeno per conoscere i codici originali delle componenti, ma nisba; è un segreto di Stato, al quale l’addetto al Bancone deroga solo su un particolare: stampa la copia del disegno tecnico con l’esploso delle componenti tecniche da collegare (sonde, sostegni e ferramenti). Beh, piuttosto che niente meglio piuttosto. 

Ore 11:00 – Inizia la reazione costruttiva

Con le indicazioni sommarie ed una stampa tecnica di una marmitta, quella giusta per la sua Smart 451 nel frattempo ancora ferma al parcheggio, Tony impiega la parte di mattina che ancora il lavoro gli permette di usare per motivi personali per fare una sorta di furba processione. 

Inizia a visitare “a freddo” quattro Ricambisti di zona, quelli raggiungibili a piedi più agevolmente, e ciascuno con la stessa scaletta di domande:

​-“Salve, hanno rubato la marmitta alla mia Smart Coupè 1.0 Fortwo Coupè 451 del 2008”

R: “Eccone n’arrtro…”

​-“Si, guardi: ecco qui il Libretto per targa e Telaio e la raffigurazione che la Mercedes mi ha dato per la marmitta più idonea”.

Ecco, a questa frase l’attenzione di tutti i Ricambisti si fa improvvisa, e tutti alzano lo sguardo dal totem dello Schermo PC, scrutano il foglio con il disegno di Tony e le risposte in successione di ciascuno di loro è:

A) “Non la trattiamo, ne vendiamo una che è compatibile”

B) “Questa ce l’abbiamo anche commerciale, ma costa un botto”

C) “Guarda, anche quella compatibile, che è un po’ diversa, funziona benissimo e costa meno”

D) “Chi te l’ha dato ‘sto disegno????”

Ottenuta la sua doverosa rassicurazione su una tipologia di marmitta che Tony si rende conto essere l’unica alternativa possibile ad un bagno di sangue economico (senza entrare nel dettaglio Vi dico che due marche indipendenti produttrici della stessa tipologia ed identico modello di marmitta originale Smart costano tra il 55% ed il 70% del costo del pezzo originale al netto delle componenti aggiuntive) Tony diventa più disinvolto e inizia a “circuire” gli addetti al bancone: capisce come funziona il gioco, insomma.

“Ascolta”, fa a ciascuno di loro, “non voglio proprio sapere il codice articolo della marmitta, ci mancherebbe: dovessi venire a scoprire quanto poco sconto mi fai, ma almeno dimmi una cosa in cambio; dammi il codice articolo delle sonde o anche solo degli attacchi  elastici al telaio”.

Così facendo, Tony evita la trattativa su un prodotto che si trova recensito anche sul Web e con costi quasi standard (più o meno, sempre senza componenti aggiuntive, un costo finale pari ad meno di un terzo di una marmitta originale Mercedes, due terzi di una analoga e corrispondente fatta da Costruttori indipendenti, e persino meno costosa di una rigenerata con garanzia di un anno. 

Chiaro che l’unica alternativa rimarrebbe una marmitta usata proveniente dal canale rottamazione, ma con tante incognite in più che neppure è il caso di elencare. 

Ma se Tony si sente quasi condannato ad un ricambio e ad un prezzo quasi imposti dal giro dei ricambisti, il giovane si toglie le sue soddisfazioni con sonde ed attacchi: su una manciata di Marchi costruttori indipendenti o primo equipaggiamento seppure non originali alla fine tra sonde e sistemi di fissaggio spunta tra il prezzo peggiore e quello migliore una riduzione di quasi il 15% (niente male, no?).

Ore 12,00 – Mezzogiorno di fuoco: si tirano le fila di tutto il percorso di ricerca

Arrivati all’ora di pranzo, pervenuta quasi impercettibile dopo una girandola di attività, di ricerca, di richiesta di informazioni e di confronti lungo un quartiere percorso a piedi in lungo ed in largo, Tony sa alla fine che:

– Per sostituire e ripristinare tutto quello che è stato rubato o manomesso parzialmente dai ladri, per la marmitta della sua smart, il giovane sa di dover acquistare merce per importi che vanno da più di un quinto del valore commerciale della sua auto, fino al prezzo più basso che corrisponde a quasi un decimo: questo è il divario di esborso misurato direttamente tra pezzi originali, corrispondenti, rigenerati, o compatibili aftermarket. Una bella differenza, che Vi invito a tenere bene in considerazione;

– Acquistare tutto quel che occorre e che abbiamo elencato sopra è una facoltà anche di un privato cittadino corredato di Targa e Telaio (meglio ancora di tutto il libretto) purchè – come si è capito – ben coordinato, evangelizzato e pronto a confrontare dati diversi;

– Per prenotare tutto quel che occorre Tony sceglie a questo punto un solo Ricambista, procede ad un acconto pari al 20% del prezzo pattuito ma chiede di vedere scritta nella ricevuta dell’acconto almeno la tipologia e la targa dell’auto. Ovviamente Tony quest’ultima cortesia se la può scordare, ma almeno avendo acquistato ha il diritto lapidario di sapere che ….zzo di codici e di Marchio costruttore si è trovato ad acquistare. Saputo il tutto, dal biglietto da visita dell’Autoricambi Tony registra il cellulare Whatsapp e scrive molto educatamente al destinatario questo innocente messaggio.

“Egregio Titolare della Ditta …Autoricambi srl, Via…Roma: in giornata odierna ho versato a titolo di acconto Euro…per la seguente componentistica (………) relativa al modello…………..Targa ————e Telaio —————– come da Voi richiesto per la ricerca esatta dei componenti idonei. 

Procedo al saldo in data concordata……………ritirando la merce suddetta solo dopo averla controllata; e con riserva di poter esercitare ogni atto di resa o sostituizione in caso le componenti da Voi riservatemi non siano compatibili o perfettamente funzionali al ripristino della corretta funzionalità della mia auto”.Fatto, impacchettato e spedito via Whatsapp, che ha pure valore legale.

Ore 13:00 – Tutto risolto….o quasi: manca di nuovo il meccanico

Con tutte le difficoltà del caso, e soprattutto di supervisionare una attività che mai aveva gestito fino ad allora, il nostro giovane protagonista è riuscito a venire a capo del problema in tempi record senza buttare soldi al vento, e soprattutto senza cedere alla iniziale sirena ammaliatrice del suo primo meccanico, ricordate? 

“Lasciame le chiavi, che ce penso io a portalla in Officina, stai tranquillo. Mo’ cercamo i pezzi e te faccio sapè”.

 

“No grazie”, ha risposto Tony “faccio da me”. E così cercando un poco in giro finalmente il ragazzo trova un altro meccanico disponibile a lavorare su materiale reperito dal proprietario dell’auto, riesce a portargliela in moto fino all’officina con tutto il pacco delle componenti stipato nell’abitacolo. 

E siamo alle ore 15:00 della stessa giornata: alle 19,30 Tony passerà a ritirare la sua Smart ripristinata ed esente dall’unico vero ultimo rischio di tutta l’operazione. Il rischio di dover intervenire sulla diagnostica. Un occhio alle spie (rimaste inerti e spente per fortuna scongiurando eventuali anomalie) e dopo una giornata molto travagliata, se non altro Tony è tornato ad usare la sua Smart.

Riccardo Bellumori

Nuovo RAM Rampage 2026: Anteprima

Il fatto che i pick-up non siano così popolari in Europa come negli Stati Uniti, in tutta l’Oceania o in altre parti del mondo non significa che i marchi non scommettano su di essi anche qui, e ora Stellantis sfodera la sua arma per affrontare i marchi più affermati. E lo fa con una strategia a dir poco interessante.

In primo luogo, spicca il fatto che si tratta di un modello che, nonostante sia di un marchio americano e sia un pick-up, sarà disponibile prima sul mercato europeo che su quello statunitense. Per quanto incredibile possa sembrare, lo ha confermato Stellantis a Torino, in vista del Fieracavalli 2025 che si terrà dal 6 al 9 novembre.

Il modello in questione è la RAM Rampage, un modello che in un certo senso già conoscevamo in parte. Si tratta del modello che il marchio produce in Brasile dal giugno 2023, essendo stato progettato anche lì, e che è notevolmente più compatto rispetto al modello di punta del marchio, la RAM 1500.

Nello specifico, si tratta di un pick-up lungo 5.028 mm, che si colloca a metà strada tra un SUV del segmento C e un’auto di medie dimensioni. Ciò è prevedibile, considerando la piattaforma su cui si basa questo RAM Rampage, ben nota in Europa.

Condivide la piattaforma con l’Alfa Romeo Tonale e la Jeep Compass

La base è la piattaforma STLA Small Wide 4×4. La stessa utilizzata, tra gli altri, dalla Jeep Compass, dalla Jeep Commander, dall’Alfa Romeo Tonale o dalla Dodge Hornet, venduta sul mercato nordamericano come “gemella” della Tonale. Tuttavia, l’auto con cui la RAM Rampage ha più affinità è la FIAT Toro, venduta proprio in mercati come Brasile, Argentina o Uruguay.
Stellantis parla di potenza, capacità, tecnologia e dettagli premium quando si riferisce alla Rampage. Tuttavia, non sono ancora stati specificati dettagli di alcun tipo per quanto riguarda i livelli di equipaggiamento, gli elementi che la differenziano dalla Tonale o dalla Compass, né la motorizzazione che avrà sotto il cofano.

LO STILE RAM

Ciò che è stato sottolineato è che le immagini utilizzate per illustrare l’arrivo della Rampage in Europa sono le stesse utilizzate per il lancio del modello in Brasile, quindi potrebbe arrivare senza troppi cambiamenti per cercare di contenere i costi e competere sul prezzo con le sue rivali pick-up. Si prevede che tra pochi giorni, una volta terminata la Fieracavalli 2025, Stellantis fornirà maggiori dettagli su questo pick-up che arriverà prima in Europa che negli Stati Uniti.
E a cosa è dovuto questo? Il RAM Rampage era destinato agli Stati Uniti, come è logico, per competere con modelli come il Ford Rampage o il Hyundai Santa Cruz. Tuttavia, essendo prodotto in Brasile, l’aumento delle tariffe doganali fino al 15% altera la fattibilità economica di questa idea, preferendo portarlo in Europa piuttosto che subire il colpo, sia assorbendo il sovraccosto che aumentando il prezzo finale del prodotto.

A titolo di riferimento, tra i parenti del Rampage, l’attuale Jeep Compass è offerta in Italia nella sua variante ibrida MHEV da 145 CV con il 1.2 a tre cilindri supportato da un sistema a 48 V o nella versione elettrica da 213 CV. Nel caso dell’Alfa Romeo Tonale, ora è disponibile la variante PHEV 1.3 4×4 da 270 CV, così come la 1.5 HEV da 175 CV e la diesel 1.6 da 130 CV.

In Brasile, il RAM Rampage è offerto con un 2.2 TDI da 200 CV e 450 Nm di coppia nelle finiture Big Horn, Rebel e Laramie. La versione R/T monta invece il motore Hurricane 4 Turbo 2.0 che in questo caso eroga 272 CV e 400 Nm di coppia, con una meccanica simile al Toro. Bisognerà attendere la conferma della meccanica con cui Stellantis intende attaccare Ford, Toyota o Isuzu nel mercato dei pick-up.

Nuova BMW M5 Mansory: estrema

Mansory ha preso una pausa dalla revisione delle Rolls-Royce e delle Mercedes-Benz Classe Ge ora sta rivolgendo la sua attenzione alla nuova BMW M5.

Spesso criticata per essere troppo pesante, ma ampiamente apprezzata una volta guidata, la G90 M5 ha dimostrato di essere una vera super berlina, che ora sembra ancora più selvaggia e vanta ancora più potenza grazie al tocco di Mansory.

Per quanto riguarda i progetti di Mansory, la sua interpretazione della BMW M5 non è così estrema come ci aspettavamo. Questo non significa che passi inosservata. Come sempre, il tuner ha puntato molto sulle parti in fibra di carbonio a vista, installando una nuova cornice della griglia inferiore e uno splitter anteriore pronunciato per aggiungere un tocco di aggressività al frontale.

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Il cambiamento più evidente riguarda il cofano. Per qualche motivo, Mansory ha sentito il bisogno di aggiungere delle prese d’aria in fibra di carbonio al centro, mantenendo il resto in tinta con la carrozzeria. Naturalmente, le modifiche non finiscono qui.

Si aggiungono alla lista i coprispecchi in fibra di carbonio, le nuove minigonne laterali e ulteriori dettagli in carbonio attorno al caratteristico Hofmeister kink di BMW. Un nuovo set di cerchi da 22 pollici completa le modifiche esterne, riempiendo i passaruota e suggerendo la potenza extra che si nasconde sotto.

LO STILE UNICO

Arriviamo quindi a quello che è forse l’elemento più controverso dell’aggiornamento: gli scarichi. I designer di Mansory hanno chiaramente dedicato molto tempo a studiare la Honda Civic Type R e hanno montato tre terminali di scarico al centro del paraurti.

Sebbene preferiamo di gran lunga la posizione dei quattro scarichi originali, la soluzione del tuner è sicuramente migliore del bizzarro scarico M Performance disponibile per la M3 e la M4.

Nessun progetto Mansory sarebbe completo senza alcune modifiche approfondite agli interni. Il tuner ha aggiunto pelle blu brillante ai sedili e ad alcune parti dei pannelli delle portiere, in contrasto con ampie fasce di pelle nera. È tutt’altro che discreto, ma ancora una volta, per gli standard Mansory, è piuttosto sobrio.

Anche i dati relativi alla potenza sono aumentati. Nella versione standard, il motore ibrido V8 biturbo da 4,4 litri della G90 M5 eroga 717 CV e 1.000 Nm di coppia. La versione di Mansory porta questi numeri a 838 CV e 1.150 Nm.

Per un’auto che non è mai stata a corto di velocità, la potenza extra è perfettamente in linea con il marchio, perché, come tutti sappiamo, la potenza non è mai troppa.

Hyundai Inster Cross: la city car che sorprende prova

Nuova prova su strada! Oggi vi mostro la nuova Hyundai Inster Cross, una city car dal look off road. Scopriamo insieme le sue caratteristiche, analizzando i pro e i contro in questo test drive completo.

Nuova Honda S2000: il ritorno difficile

Le liste dei desideri degli appassionati tendono a tornare sempre alla stessa domanda: quali marchi producono ancora una semplice due posti pensata per il weekend e le strade secondarie? Se si osserva attentamente la gamma Honda, si nota che manca almeno una cosa: una coupé o una roadster dalle prestazioni estreme.

Per anni, la Honda S2000 ha ricoperto questo ruolo nella gamma del costruttore giapponese, un obiettivo che la Prelude ibrida, molto più morbida, non potrà mai soddisfare a meno che non venga realizzata una versione Type R più aggressiva. Ora, l’azienda ha lasciato intendere che la S2000 potrebbe tornare, ma solo dopo che diversi pezzi del puzzle saranno andati al loro posto.

Secondo l’ingegnere capo Tomoyuki Yamagami, il desiderio di riportare in auge il marchio S2000 è molto sentito all’interno di Honda. Come al solito, la sfida si riduce a numeri e risorse.

Parlando a margine del Japan Mobility Show di Tokyo, Yamagami-san, che ha guidato lo sviluppo della nuova Prelude, ha dichiarato alla rivista australiana Drive che la S2000 rimane nel cuore di Honda.

“Naturalmente, tutti la pensano così”, ha detto quando gli è stato chiesto se fosse in programma un modello di seconda generazione. “Tutti i dipendenti Honda amano la S2000. Un giorno mi piacerebbe [costruirne un’altra]”.

Il problema è che la S2000 ha fissato standard molto elevati e Honda non cercherà di lanciare sul mercato una versione moderna senza assicurarsi che soddisfi o superi tali standard.

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Al momento, Honda non dispone di una piattaforma adatta a un successore della S2000. Questo ha portato Yamagami a chiarire che Honda non collaborerà con un altro marchio per la realizzazione di un’auto di questo tipo, a differenza delle partnership di Toyota con Subaru per la GR86 e con BMW per la GR Supra.

“Sappiamo cosa ci si aspetta dalla Honda [S2000], quindi per noi è importante mantenere il DNA di Honda”, ha spiegato.

IL RITORNO DEL MITO

Oltre alla progettazione, c’è la questione del prezzo. “Un’auto sportiva convenzionale è molto costosa [da progettare, sviluppare e costruire] e le giovani generazioni non possono permettersi [di acquistarla]”, ha spiegato Yamagami. “Un’auto sportiva, che ha una produzione limitata, comporta prezzi [elevati]”.

Quando la S2000 originale fu lanciata nel 1999, fu venduta a circa 69.950 dollari australiani in Australia, circa 140.000 dollari australiani al valore attuale, mentre qui negli Stati Uniti partiva da 32.000 dollari, equivalenti a circa 61.573 dollari al netto dell’inflazione.

Auto come la nuova Prelude beneficiano sia della condivisione dei componenti che di un mercato più ampio. La casa automobilistica può venderla a quel prezzo in parte perché prende in prestito dalla Civic la piattaforma, il propulsore ibrido e molte altre cose che non si vedono.
La S2000, al contrario, era una macchina costruita appositamente con un layout e una trasmissione completamente unici. I suoi motori F20C da 2,0 litri ad alto numero di giri e successivamente F22C1 da 2,2 litri, entrambi montati longitudinalmente per la trazione posteriore, sono tra i pochi quattro cilindri Honda progettati specificamente per quella configurazione.

Nonostante ciò, Honda afferma che le persone continuano a lamentarsi del fatto che la nuova HEV a due porte sia troppo costosa.

“Questa nuova Prelude è stata creata, prodotta e sviluppata come una combinazione di Civic, Civic Type R e HEV, in modo da poter ridurre il prezzo. Eppure abbiamo ricevuto feedback dagli acquirenti che la ritengono ancora troppo costosa”.

EICMA 2025: gli Outsiders che non ti aspetti tra due e più ruote

Amici di Autoprove, nel tornare al Salone del Ciclo e Motociclo – EICMA- di Milano 2025, memori delle troppe e non meritate tirate di orecchio che ci avete dispensato per i servizi video, gli audio Spotify e per gli articoli dedicati alla scorsa edizione, quest’anno abbiamo escogitato una severa lezione sia per noi che – consenticelo – per Voi: quest’anno niente Video, ed un po’ è “colpa” anche dei tanti espositori a due, tre e quattro ruote che lo scorso anno abbiamo cercato e inseguito per interviste e servizi dedicati. Stavolta, lo dobbiamo ammettere, ci siamo mossi molto più in anticipo rispetto allo scorso anno, eppure le tante segnalazioni e comunicazioni con i potenziali espositori per poter concordare spazi ristretti e implabilmente sincronizzati di approfondimento hanno sortito in troppi casi assenza di feedback. Segno che non siamo interessanti, e ce ne facciamo una ragione. 

E però rimane il fatto che se Autoprove.it ha un merito è stato, anche lo scorso anno, di svolgere interviste e dibattiti su temi non scontati. Dunque, pazienza. 

E pazienza anche se quest’anno, tuttavia, i nostri appassionati delle due ruote molto esigenti e critici si perderanno il piacere, tutto personale di chi Vi sta scrivendo questo pezzo, di veder condiviso dal sottoscritto un piccolo patrimonio di immagini, di scorci e di panoramiche, su tutto quel ben di Dio che come sempre EICMA ha dispensato agli appassionati. E pazienza se Vi dovrete “sorbire” recensioni video e sottofondi audio del tipo “Bella, rega” o “Gas a martello”. Oddio, sarà iconico e talvolta anche divertente, ma non sentite mai la mancanza di recensioni con meno esclamazioni e sacramenti e un poco più di sana tecnica e storia descritta come Dio comanda?

Se a questa domanda rispondete “SI” alzate il ditino e fatecelo sapere. Pur essendo…”Auto-prove” non è che le moto ci fanno schifo. 

Anzi. Era giusto per mettere in chiaro che dal 2026 cambiano parecchie cose dentro la nostra piattaforma: più mezzi a due, tre, quattro ruote; mezzi per il Delivery e per il traffico urbano ma anche i maxi cruiser e le Crossover così utili al Manager Executive od al professionista Partita Iva o Fleet che sempre più accede al mondo delle moto per muoversi in modo più sostenibile ed efficiente. Più focus sul mondo a due ruote e sui nuovi protagonisti del mercato. E vedrete che all’EICMA 2026, dove “Autoprove.A due ruote. It”sa già di essere presente, Vi renderemo con gli interessi quel che opportunamente ci siamo decisi a negare oggi. 

Sempre più Player cinesi

Cominciamo questa recensione su un EICMA molto parziale e specifico con un focus su alcuni operatori provenienti dal continente cinese ed asiatico che, crediamo, hanno saputo interpretare in modo interessante la richiesta di nuova mobilità e di tecnica convenzionale (Z.E. ed endotermici) unendo un prezzo interessante ad ottime capacità e doti di utilizzo per tutti i giorni.

Zonsen Group, insieme ai suoi tre marchi Zonsen, Cyclone e Cineco, ha presentato ufficialmente i nuovissimi modelli RA1000 e RX2. RA1000 e RX2 Adventure che uniscono magistralmente prestazioni, design e affidabilità per offrire un’esperienza di guida rinnovata agli esploratori moderni. Dalla sua fondazione nel 1982, Zonsen Group è cresciuto fino a diventare uno dei principali produttori di motociclette in Cina offrendo una gamma completa di motociclette e prodotti elettrici. 

RA1000, tra le altre, ci ha colpito: è una cruiser sportiva che unisce potenza ed eleganza: motore bicilindrico da 996 cc raffreddato a liquido, con potenza massima di 78,5 kW/9000 giri/min, coppia massima di 95 Nm/6500 giri/min e velocità massima di 235 km/h. È dotato di ABS Bosch, controllo di trazione TCS e display intelligente TFT da 6 pollici, ottenendo una perfetta integrazione tra alte prestazioni e tecnologia avanzata.

LONCIN e VOGE fanno un debutto globale di successo a EICMA 2025. La mission? Ridefinire le soluzioni per la mobilità e il lavoro. I Marchi che abbiamo già recensito nel nostro Video dello scorso anno riaffermano la loro forza e innovazione con il debutto mondiale di tre nuovi modelli.

VOGE SR450X nasce per i motociclisti che vivono una “vita multidimensionale”, essendo una moto versatile che si adatta senza problemi alle strade cittadine e ai sentieri fuoristrada. La praticità incontra il comfort grazie al parabrezza regolabile elettronicamente, alle manopole e alla sella riscaldate e al capiente serbatoio da 18 litri che garantisce un’autonomia di oltre 400 km.

VOGE SR16A invece è pensato per il “poeta urbano” perchètrasforma il pendolarismo quotidiano in un’arte di vivere raffinata. Ogni dettaglio riflette precisione ed eleganza. La luminosità dei fari raggiunge i 40.000 cd, illuminando la notte come la luce del giorno per viaggi di ritorno più sicuri. Il sistema di controllo della stabilità del manubrio, appositamente tarato, funziona in tandem con la tecnologia di isolamento dalle vibrazioni ad alta efficienza. Più di un semplice scooter per pendolari, l’SR16A offre un comfort emozionale, trasformando gli spostamenti quotidiani in preziosi momenti di tranquillità e di connessione con se stessi nel mezzo del trambusto cittadino.

LONCIN UWolf 1000 è proprio il partner affidabile per l’esplorazione e i lavori pesanti: il suo motore bicilindrico a V da 976 cc eroga 95 CV e 106 Nm di coppia, combinati con una capacità di traino di 1.160 kg, un carico utile di 550 kg e un ampio cassone da 410 litri, è progettato per superare qualsiasi sfida, dalle pendenze ripide ai trasporti pesanti. Con un’altezza da terra di 300 mm e una profondità di guado di 720 mm, l’UWolf1000 è pronto ad affrontare qualsiasi terreno.

 

Di SWM abbiamo parlato a lungo, peccato che fino ad oggi le richieste cortesi di test dei loro mezzi siano cadute a vuoto. Noi siamo sempre in serena attesa, ma a questo punto ci viene da fare pensieri abbastanza negativi…

Il Marchio (che nasce in Italia mezzo secolo fa con le  moto)lancia ufficialmente la sua espansione globale, con il motto “Legacy Reborn · Intelligent Future”, e con alcuni modelli che approfondiamo in estrema sintesi

BUMBLEBEE.Concept: un mostro di prestazioni in stile fantascientifico e mecha che anticipa il futuro 

VERSANTE 550, il “Re delle specifiche complete” del turismo fuoristrada SUPER SIX 650, una scrambler retrò per l'”Urban Ranger” 

 

Quest’anno, SWM non solo presenta una gamma di motociclette completamente nuova, ma entra ufficialmente anche nel segmento dei veicoli fuoristrada, presentando i suoi primi modelli ATV/UTV a livello globale a EICMA 2025. 

Guidata dalla filosofia “Engineering Tomorrow”, SWM presenta una famiglia di veicoli fuoristrada che va da 550 cc a 1000 cc, tra cui le serie TRAILHUNTER ATV e NOMADER UTV, presentando contemporaneamente la prima piattaforma ibrida NOMADER HEV del settore. Con potenza intelligente, adattabilità a tutti gli scenari e un’estetica meccanica italiana, SWM stabilisce un nuovo posizionamento globale nel mercato fuoristrada. Questo non solo rappresenta l’espansione formale della matrice di prodotto di SWM, ma rappresenta anche la sua evoluzione da marchio motociclistico a impresa multidisciplinare nel settore delle tecnologie di potenza. Una dichiarazione globale di fiducia tecnica: da follower a leader

Tornata a EICMA per l’ottava volta, Yadea ha presentato i suoi ultimi progressi in termini di prestazioni e tecnologia energetica per veicoli elettrici, presentando una gamma di prodotti rinnovata e un ecosistema di ricarica completo. Le innovazioni presentate durante l’evento di lancio del 4 novembre sottolineano l’impegno di Yadea nel promuovere la mobilità sostenibile in tutto il mondo.

Il fulcro della presentazione di Yadea è la Yadea Velax, una moto elettrica ad alte prestazioni, dotata di una ricarica straordinariamente rapida che ricarica la batteria fino all’80% in soli 20 minuti. La versione Velax U è alimentata da due batterie al litio ATL rimovibili da 74V28Ah, che offrono un’autonomia fino a 110 km. Il suo motore da 3000 W (con una potenza massima di 4900 W e una coppia di 176 Nm) offre un’accelerazione istantanea e reattiva. L’efficienza è ottimizzata grazie alla modalità ECO con frenata rigenerativa, mentre un sofisticato sistema di gestione dell’energia con oltre 40 protezioni BMS garantisce affidabilità e sicurezza del pilota.

Con Yadea Keeness, la prima motocicletta elettrica al mondo vincitrice del Red Dot Award, all’EICMA 2025 è stata presentata anche la Yadea Keeness Long-Range Edition. Alimentata da una batteria al litio da 72 V e 109 Ah, raggiunge un’autonomia fino a 170 km.

Come insisto a ribadire, gli smanettoni (sempre più urlati e sempre meno concreti, tuttavia) che continuano a negare l’evidenza si mettano il cuore in pace. EICMA continua a dimostrare che il mondo delle due ruote sta convergendo verso un concetto di “Commodity” legato all’uso urbano e professionale sempre più in surroga all’uso di auto sempre meno possibili da acquistare e gestire. 

E noi di Autoprove continuiamo a vedere il Salone di Milano crescere soprattutto negli Stand di quadricicli, mezzi per Delivery e per mobilità urbana “Smart”. E non siamo certo degli esaltati ecologisti. 

Per ora è così, e detto da uno come me di mezzo secolo che ha cominciato a usare ciclomotore e moto all’epoca delle Kawa GPZ 750 o 900 o delle Honda CB1100 Bol d’Or, è pur sempre una constatazione amara. Buon doppio lampo di luce a tutti, nel ricordo infine di un grande che ha saputo costruire sogni a due Ruote: Massimo Tamburini. In questo articolo non c’entra nulla, ma è l’ispirazione a cui tutti un giorno dovremo tornare a guardare, se vogliamo ricominciare a vedere la bellezza nel mondo delle moto. Ma questo è solo un mio umile punto di vista.

Riccardo Bellumori

Nuovo Mercedes GLB 2026: Anreprima Rendering

I reparti di sviluppo dei nuovi modelli Mercedes lavorano tutti con grande frenesia. Il marchio di lusso ha un’agenda fitta di importanti lanci in programma, quasi per tutti i mesi del 2026 e oltre. In alcuni mesi potrebbero esserci anche più di una presentazione o un debutto e un lancio, data l’enorme gamma di modelli, per cui il costruttore si è visto costretto ad avviare il programma di presentazioni prima della fine di quest’anno 2025.

La seconda generazione della Mercedes GLB sarà la prima ad aprire questa serie di presentazioni, e lo farà con alcuni mesi di anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto.

La cessazione della produzione della GLB di prima generazione è ormai un dato di fatto, quindi rinunciare a un modello così importante nella gamma delle sue compatte è un azzardo che Mercedes non può permettersi. Tanto più che è praticamente uno dei pochi SUV della sua categoria che può essere dotato di sette posti, e l’unico nel segmento Premium.

La GLB è stata completamente rinnovata, l’avete vista in diverse occasioni nelle foto spia, ma sempre ricoperta di camuffamento e soprattutto nella parte posteriore che sarà completamente nuova. Tanto che Mercedes si è opposta con forza a mostrare più di una minima parte in cui si vede un’enorme cornice luminosa che parte in verticale dagli estremi del portellone, lo attraversa per tutta la larghezza e si estende anche ai parafanghi posteriori. Ma questo grande pilota è solo quello della luce di posizione, non quello delle funzioni di frenata e non si vede nemmeno la stella a tre punte che è diventata una caratteristica fissa in tutti i nuovi modelli del costruttore.

TECNOLOGIE E MOTORI

Un dettaglio che è presente nei fari anteriori, ma non in tutte le unità che arriveranno sul mercato, bensì solo in quelle dotate dei sofisticati fari LED MultiBeam. La nuova GLB continuerà a sfoggiare una silhouette allungata, tipica dei modelli familiari, con superfici lisce e un’identità più futuristica. E non solo all’esterno, perché anche all’interno sarà dotata di un grande schermo digitale fino a 33 pollici nelle unità più complete. Ancora una volta, il terzo schermo del sistema “MBUX Superscreen” sarà un optional, poiché quelli di serie saranno due, uno da 10,25 pollici dietro al volante e uno da 14 pollici per il sistema multimediale.

Fonti tedesche ben informate hanno sottolineato che la presentazione mondiale della nuova Mercedes GLB è stata anticipata a un momento precedente alla fine dell’anno, ma Mercedes non ha ancora annunciato questa data, anche se non ci vorrà molto tempo prima che vengano fornite le prime anticipazioni ufficiali. La fonte anticipa anche che il lancio sul mercato è previsto per la primavera del 2026, quando saranno aperti i registri degli ordini, quindi le prime unità arriveranno sulle strade in estate.
Il calendario della nuova Mercedes GLB sarà lo stesso di quello della CLA appena lanciata. Il marchio della stella darà la priorità alla commercializzazione della GLB come modello elettrico, quindi la gamma avrà diverse versioni con uno o due motori elettrici e una batteria che fornirà energia per coprire un’autonomia massima di 600 chilometri con una ricarica. A proposito, questa GLB elettrica sarà offerta di serie con cinque posti, mentre la terza fila e i due posti aggiuntivi saranno un equipaggiamento opzionale. Come il tetto panoramico fisso con stelle.

Con una potenza fino a 354 CV e una rete elettrica da 800 V, la nuova Mercedes GLB EQ sarà in grado di recuperare energia dal 10% all’80% in soli 22 minuti. Il marchio di lusso lancerà le versioni ibride presentate per la prima volta nella nuova Mercedes CLA alla fine del 2026. Una gamma che disporrà anche della trazione integrale 4MATIC nelle opzioni da 163 CV e 190 CV.

Hyundai Santa Fe: la Dinastia dura e pura compie 25 Anni

Quando un modello, ovvero una famiglia di modelli di Auto, compie il quarto di secolo; quando questa “dinastia” tocca la Quinta generazione ed in più è persino originaria di mondi lontanissimi dall’Europa, ma anche grazie alle vendite nel Vecchio Continente tocca ormai i “diversi” milioni di pezzi nella sua storia; ebbene, per questa “dinastia” occorre portare rispetto e fare doveroso tributo di memoria e recensione.

Tuttavia, la questione diventa ancora più rilevante – in tema di valorizzazione e ricordo storico – se si pensa che qui da noi in Occidente ed Europa le “dinastie” vengono persino tagliate non in conseguenza di rendimenti negativi del mercato ma solo di pianificazione commerciale e mediatica un poco farlocca legata – molto più spesso – alla nuova rivoluzione elettrica. Praticamente se si eccettuano le gamme di Panda (in realtà da pochissimo divenuta “Pandina”) oppure Opel Corsa ed Astra o le Volkswagen Polo, Golf e Passat, ovvero la Renault Clio, l’Europa ha “tagliato” tante famiglie; ma anche nei casi ancora in vita la trasformazione evolutiva ha davvero traslocato i nuovi modelli su latitudini e segmenti di mercato davvero acrostici rispetto ai modelli di origine: solo per un esempio didascalico la Opel Corsa del 1982 parte da 3 metri e 74 di lunghezza per 1 metro e 61 di larghezza ed arriva oggi a misurare 406 cm. e 177 cm. sulle stesse misure (in pratica la ultima Opel Corsa ricopre in pieno il segmento delle originarie sorelle maggiori Kadett ed Astra).

Dal lato dunque della continuità storica ma anche della “coerenza” genetica con le proprie origini, dobbiamo per forza fare un plauso alla longevità ed alla personalità simbolica della dinastia della Hyundai Santa Fe.

Un colpo d’occhio? Hyundai decide da subito che Santa Fe è, deve rimanere e perciò è tuttora rimasta il SUV di “Bandiera”, anche se a partire dall’arrivo della “Palisade” (il mastodontico Hyper SUV a nove posti su tre file e cinque metri di corpo vettura, che a sua volta ha rimpiazzato MaxCruz) il modello ha perso il rango di Ammiraglia di comparto che si era esteso persino alla versione “XXL” denominata appunto “Santa Fe XL”.

Anche se sembra originale, vorrei iniziare da subito la rassegna di questa famosa dinastia con il confronto storico evolutivo delle misure fondamentali delle diverse Generazioni: dalla prima serie del 2000 (4,50 metri di lunghezza per 1,84 metri di larghezza per 1,70 metri di altezza) passiamo a:

– Lunghezza4,65 metri x Larghezza  1,73 metri x Altezza 1,72 metri nella Generazione II°;

– Lunghezza4,69 metri x Larghezza  1,68 metri x Altezza 1,70 metri nella Generazione III°;

– Lunghezza4,83 metri x Larghezza 1,90 metri x Altezza 1,77metri nella Generazione IV°;

– Lunghezza4,83 metri x Larghezza  1,90 metri x Altezza 1,77 metri nella Generazione V°;

Perché in prima battuta questa griglia dimensionale? Ma è evidente: per evidenziare e confermare che la genesi di Santa Fe è parallela e complanare alla evoluzione nel mercato globale di Hyundai nel corso degli anni, soprattutto sul versante SUV. Un Marchio che si è dato una prima configurazione globale nel 1975 con Pony e che fondamentalmente si era trovata alla seconda metà degli anni Novanta a soffrire della famosa crisi delle Tigri asiatiche: una crisi speculativa partita dalla Thailandia, dove l’apprezzamento della valuta nazionale (il Bath) legata alle oscillazioni del Dollaro USA fece colare a picco l’export e salire il debito con l’estero. La bolla colpì tra gli altri anche il Woncoreano – che subì una svalutazione del 110% con vendite a pioggia, e l’economia del Paese ne fu minata per anni. 

IL MODELLO ICONA

Dal lato commerciale, Hyundai era in piena evoluzione soprattutto dal lato dell’export, e la botta subita dalla crisi segnò fortemente l’assetto aziendale. 

Le origini di tutto: “Galloper” e “Terracan

Probabilmente per questo la Santa Fe prima serie (definita nelle sue macro linee già nel 1995) fu presentata nel 2000 ad affiancaresoprattutto la “Galloper” basata sulla piattaforma della vecchia “Pajero” Mitsubishi. Ma non si può presentare Santa Fe senza ricordare i passaggi chiave che riguardano aspetti poco noti e però fondamentali nel percorso di Hyundai verso il primo SUV della sua storia (Santa Fe, appunto). 

Quando Sangyong propone la prima serie della “Korando” nel 1984, cioè la Jeep CJ-7 su licenza, l’attenzione del mercato interno verso i fuoristrada era pari quasi a zero: sul fronte lavorativo la popolazione asiatica preferiva i Pick Up ed i furgonati, e idee “trendy” in tema di auto in Corea erano decisamente lontane all’orizzonte. Furono le Olimpiadi del 1988 tuttavia ad aprire in Corea del Sud nuovi filoni di consumo e di favore verso una diversificazione della Gamma offerta; e dunque per la Korando inizia dalla fine degli anni Ottanta un rush di crescita che convince Hyundai ad organizzarsi.

Nata fin dal 1975 la divisione speciale “Hyundai Precision and Industry Company LTD” dedicata al traffico intermodale ed alla gestione del parco natanti di Hyundai, su questa viene dirottato l’accordo di “semi licenza” per produrre dal 1992 la “Galloper” sulla base della vecchia serie Mitsubishi “Pajero”.

E’ un successo, che riesce nel miracolo di superare nelle vendite il Ssangyong Korando. Nel 2000 Hyundai Precision viene ridenominata Hyundai Mobis, e prende in carico il secondo atto di “Galloper”: arriva la “Terracan” basata sulla piattaforma della nuova serie “Pajero”.

Ma evolve anche il focus di mercato di Hyundai che a fianco del classico fuoristrada con chassis a longheroni ed assali vuole avvicinarsi al mondo dei SUV, cioè delle piattaforme “UnibodyMonocoque” 4WD dedicate più al percorso urbano e stradale anziché rurale ed Off-road come appunto è nel DNA di Galloper e Terracan.

Ma nonostante fosse l’opera prima di Hyundai con i SUV, anche “Santa Fe” MK1 fu comunque una Best seller, che tra l’altro beneficiò parecchio a sua volta della crisi di mercato che colpì Sanggyong (all’epoca la prima casa Coreana a proporre un “semi-SUV Homemade” con la “Musso” del 1993, anche se i puristi del tema sono in conflitto per definire la primogenitura a carico della Kia “Sportage” del 1993, benchè più che un SUV si possa definire una Multipurpose cittadina) nel periodo in cui il Segmento SUVcominciò a crescere sul serio nelle preferenze del pubblico internazionale.

L’origine della specie: Santa Fe MK1 (2000-2006)

Basata sul telaio della “Sonica” (la grande Ammiraglia a tre volumi del Marchio) riadattato per la trazione integrale fortemente derivata a sua volta dagli skills maturati con la “Galloper”, la Santa Fe MK1 diventa un Best seller in America (apprezzatissima con i V6 benzina da 2700cc. progettato da Hyundai anche se molto influenzato dalla Mitsubishi; fino ad un V6 da 3500 cc. (equipaggia anche Hyundai Equus e Kia Opirus, le maxi ammiraglie del nuovo Gruppo).

Santa Fe diventa anche un successo commerciale in Europa grazie al turbodiesel Common Rail da 2000 cc (2.0 Crdi)  sviluppatodalla ex italianissima VM Motori di Cento con il codice industriale Z20S-DMH per le auto della General Motors prodotte in Corea e con il codice RA 420 SOHC – D4EA per Hyundai: monoblocco in Ghisa, testata in alluminio, 16 valvole ed alberi controrotanti di equilibratura. Un gioiello, che fa capire come davvero Hyundai non abbia trascurato nessun particolare vincente nel suo progetto. Fino a delegare progetto e sviluppo prototipale allo “HATCI” – Hyundai America Technical Center Inc. – nato nel 1986 per la gestione dei progetti di R&D internazionali.Eppure pochi sanno che la forza e l’indistruttibilità della Hyundai Santa Fe MK1 deriva alla base dalla sua Piattaforma, denominata gergalmente “Y” ed elevata alla Quarta generazione (Y4); ma in verità alla base c’è il vecchissimo pianale della Hyundai Cortina costruita “diciamo” su Licenza (in altro articolo sulla Hyundai Pony spiego meglio di cosa si tratta) dalla Ford. Con questo pianale nascono Stellar e Sonata prima serie nella metà anni Ottanta; con la evoluzione “Y2” invece arriva uno chassis della Mitsubishi Galant (con sospensioni McPherson anteriori e il Ponte posteriore a barre di torsione ed ammortizzatori telescopici.

La terza generazione della piattaforma Y – sempre Galant – mette al posteriore una multilink, mentre la quarta generazione della piattaforma (la “Y4”) la possiamo definire – come riportano alcune pubblicazioni specializzate – “N1” poiché si tratta di una completa rielaborazione della “Y4” per la trasmissione “4WD” 

Santa Fe seconda generazione: per bissare il successo iniziale

Nel 2006 arriva la seconda generazione di Santa Fe, e condivide con la Sonica IV Serie la nuova piattaforma nativa per la trazione integrale, sempre con Mc Pherson davanti e bracci Multilink al posteriore. Arriva per la prima volta l’allestimento 7 posti e cresce la dotazione di Gamma. Per questa serie viene predisposto un prototipo (mai prodotto) con architettura Ibrida e funzionalità in solo elettrico alle basse velocità, dopo le quali entra in funzione il 2400 cc. a 4 cilindri a benzina, mentre il Crdi a gasolio diventa di 2200 cc. 

Terza Generazione: un gradino sopra per lusso e prestigio

Dopo un leggero restyling nel 2009, arriva la terza serie dal 2012 al 2018, attraverso l’incrocio progettuale tra il Centro americano ed il Centro di Design di Seul. Le nuove esigenze? Bissare il successo della prima e seconda serie ma coprire anche la fascia di mercato che dopo l’uscita della “Terracan” aveva visto proporre un vero e proprio flop come la opulenta “Vera Cruz”, tolta subito di mezzo. 

Al suo posto in Europa arriva “Grand Santa Fe” con sette posti. La definizione della linea è un gioco ad incastri: fornire una immagine “Corporate” del Gruppo senza “coprire” possibili vie per gli altri modelli anche a marchio KIA.

Arriva la Quarta Serie: la consacrazione di Hyundai Santa Fe nell’Olimpo SUV

Nel 2018 arriva la quarta generazione di Santa Fe. Forse il vero e proprio emblema ad una storia fino a qui davvero onorevole. Il suo aspetto prestigioso ne sottolinea l’aspetto premium, mentre è dotata delle tecnologie più avanzate, delle migliori caratteristiche di sicurezza della categoria e di un’abitabilità eccezionale. La caratteristica griglia a cascata di Hyundai impreziosisce il frontale, mentre la fiancata è impreziosita da linee eleganti che si estendono lungo il tetto e dai fari anteriori a quelli posteriori. Questo rafforza lo status dell’auto al vertice della gamma SUV Hyundai. All’interno, è la Santa Fe più spaziosa di sempre, con 38 mm di spazio in più per le gambe nella seconda fila.

Hyundai dimostra di continuare a prendersi cura dei propri clienti offrendo funzionalità ancora più innovative, tra cui il RearOccupant Alert, sviluppato internamente e primo nel settore, che utilizza un sensore a ultrasuoni per rilevare il movimento di bambini o animali domestici sui sedili posteriori e avvisare il conducente quando scende dall’auto.

Un’altra caratteristica di sicurezza è il Rear Cross-Traffic Collision-Avoidance Assist, che scansiona un’area di 180 gradi dietro il veicolo, avvisando il conducente e azionando i freni se necessario per evitare collisioni. Inoltre, per la prima volta in un SUV Hyundai, la Santa Fe di quarta generazione è dotata di un head-up display completo che proietta le informazioni rilevanti sul parabrezza per mantenere una visuale chiara durante la guida.

Quinta generazione: benvenuta esagerazione

Quanta meravigliosa arroganza e muscolosità nella nuova serie di Santa Fe nata nel 2024: è uno dei maxi SUV che trovo irresistibili. E davvero, Vi assicuro, per la categoria SUV non nutro proprio una simpatia recondita o spassionata. Ma con il Videoservizio di Antonio sul Test Drive dello scorso Autunno (Per il Link clicca QUI) mi sono potuto avvicinare ad un modello dalle mille qualità, prima tra tutte lo “Status”, e per capire cosa davvero infonde questa “XXL” Made in Corea occorre sedere al posto di guida, che per inciso io ho trovato azzeccatissimo. Il design di questa Quinta generazione è “wild” ma contemporaneamente suadente e persino “animata” da contrasti formali e da particolari tecnici e stilistici davvero iconici. I fari anteriori e posteriori con motivo ad “H”, e tutto il resto della ricerca formale e – non fate quei risolini di scherno, chè vi vedo – persino aerodinamica (si, il Cx non si sputtana per effetto del muso modello “Grande Muraglia” e del cofano altissimo perché il resto del monovolume di abitacolo e coda è studiato e assemblato in modo da permettere all’aria di fluire. E meritoriamente Santa Fe 2024 ha vinto nella categoria “Product Design: Cars and Motorcycles”, per lo sviluppo formale attraverso cui pone al centro gli stili di vita dei consumatori: infatti con il suo concetto di design “Open for More”, la quinta generazione di SANTA FE offre uno spazio posteriore estremamente ampio e versatile, ai vertici della categoria, reso possibile dal passo allungato e dall’apertura allargata del portellone posteriore. 

Potrei dire di più, ma in fondo chi meglio del Vostro buon amico Antonio con il suo Test Drive può raccontarVi meglio la nuova Santa Fe? Anche lei, con le altre precedenti quattro generazioni, ha scritto e continua a scrivere pagine straordinarie di questa favola bella. Quella del primo SUV coreano a rapirci il cuore. 

Riccardo Bellumori