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Nuova Toyota Land Cruiser Mini: Anteprima

L’idea di vedere una Toyota Land Cruiser compatta nelle concessionarie non è nuova.

Da anni si ipotizza la possibilità di un mini 4×4 con il marchio Toyota. Un fuoristrada dalle dimensioni più modeste. Recentemente, le voci e le speculazioni sull’ipotetica mini Land Cruiser si sono intensificate. Dal lontano Giappone sono emerse nuove informazioni che indicano una vera e propria “bomba” nel mondo del fuoristrada. Un piccolo Land Cruiser a benzina a un prezzo imbattibile.

Toyota ha accennato in più di un’occasione che immagina un futuro elettrico per il Land Cruiser. E anche se resta da vedere cosa succederà con le prossime generazioni di questo leggendario 4×4, la verità è che il piano di Toyota di realizzare il suo “fratellino” sta cominciando a concretizzarsi. Soprattutto se consideriamo le ultime notizie che sono venute alla luce.

Secondo le informazioni ottenute in esclusiva dal media francese L’argus, il piano di Toyota per il mini Land Cruiser è chiarissimo. Almeno per quanto riguarda il mercato europeo. Non sarà alimentato a combustione, né erediterà la meccanica del modello attualmente disponibile nelle concessionarie. Il piccolo Toyota Land Cruiser Mini sarà 100% elettrico.

LA NUOVA IDEA DI LA D CRUISER

Sono passati alcuni anni da quando è stata presentata la Toyota Compact Cruiser EV. Un modello concept che ha gettato le basi per un ipotetico Land Cruiser compatto con propulsione elettrica. Questa concept car avrà finalmente una versione di produzione. Il Land Cruiser compatto diventerà realtà. Ma, sfortunatamente per i puristi, non avrà motori a combustione.

Questo futuro membro della famiglia Land Cruiser porterà il marchio “Made in Europe”. Sarà prodotto in Europa, precisamente nello stabilimento Toyota di Kolin, nella Repubblica Ceca. Questo stabilimento produce già modelli come la Toyota Aygo X Cross e la Toyota Yaris.

A livello tecnico, non sono previste grandi sorprese. Le notizie attuali indicano chiaramente che sarà basato sulla piattaforma e-TNGA. Sarà quindi simile ad altri veicoli elettrici attualmente disponibili nella gamma Toyota. In termini di dimensioni, misurerà circa 4,4 metri di lunghezza, collocandosi a metà strada tra la Toyota Urban Cruiser e la Toyota C-HR+.

Tutti gli occhi saranno puntati sul propulsore elettrico. Sarà dotato di una nuova generazione di batterie, con opzioni LFP e NMC disponibili nella gamma. Nella migliore delle ipotesi, il Land Cruiser elettrico avrà un’autonomia di 600 chilometri. Resta da vedere il livello di effettiva capacità 4×4 che avrà.

Quando arriverà sul mercato? La produzione del Land Cruiser compatto dovrebbe iniziare nel 2028. Toyota assemblerà anche le batterie per il Land Cruiser elettrico nel suddetto stabilimento ceco. A tal fine, sarà effettuato un investimento significativo per migliorare e ampliare gli impianti.

Chi è e cosa fa un Agente del Noleggio a lungo termine

Scena numero Uno, un Bar di una Stazione ferroviaria di Roma, pochi giorni fa. 

Il sottoscritto ad un tavolo, sorseggiando il caffè e davanti al proprio PC – con Wi fi gentilmente offerto dalla Casa – in attesa della coincidenza Treno su cui salire. Al tavolo a fianco si accomoda un Signore, apparentemente coetaneo, che a sua volta ha il caffè in una mano ed il PC a portata dell’altra. Dal fraseggio telefonico di una chiamata ricevuta capisco che è un Agente di Noleggio a Lungo Termine che opera per conto (o diretto, non ho approfondito) di una Company nazionale. Si ferma su un concetto per me vecchio di decenni con una domanda:”Mi scusi, la Vostra Società ha almeno due annualità in  Bilanci costituiti e presentati?”. Chiudendo la telefonata, l’Agente mi trova pronto a chiedergli se davvero, venti anni dopo, sia rimasto ancora in piedi un cavillo dinosaurico come quello dei due Bilanci preliminari esistenti per poter accedere alla Istruttoria di approvazione.(assurdo, davvero, ai tempi nostri: ma non basterebbe una minigaranzia di CDP sui contratti di Noleggio sottoscritti dalle Start Up che hanno bisogno come il pane di non immobilizzare capitali? Chiuso l’inciso)

Da questo, nasce un piccolo e piacevole dialogo sul quasi quarto di secolo che separa il mio esordio nel mondo del Noleggio “ante litteram” presso un Dealer nazionale, a quello che attualmente è addiruttura quasi prevalente nei risultati operativi del mercato auto nazionale. E da qui parte la :

Scena numero Due, un altro treno – locale – per raggiungere una Piccola Impresa Cooperativa di trasporti: 2001, sempre il sottoscritto, molto più giovane, impegnato nel programma neonato di Ford “Business Partner”, ovvero l’attività di Noleggio “captive” incentrata sull’ambiente degli Showroom capaci di associare, alla natura “immateriale” del rapporto del Noleggio ancora sconosciuto in Italia la forza promozionale ed emotiva delle auto esposte e da toccare con mano. 

Una intuizione decisamente elementare quale unico supporto alla promozione commerciale di un gruppetto di matti che come me stavano all’epoca semplicemente esplorando un mondo nuovo. 

A distanza di un quarto di secolo da quella attività sperimentale in Concessionaria ad oggi è simile solo l’apparenza: un PC davanti, molta mobilità per andare a trovare i Clienti e telefono perennemente all’orecchio. 

Cambia però davvero tanto sotto la facciata: ai miei tempi il PC era caricato con un programma non connesso che riportava quotazioni e modelli da offrire  e che si aggiornava tramite Floppy Disk fatti girare nei Saloni di Vendita; ed il telefono, ai miei tempi, non riceveva una chiamata neppure per miracolo ed erano i commerciali come me a consumare elenchi e liste cartacee di Imprese e Partite Iva da chiamare.

In quel Bar, pochi giorni fa, quell’ex Direttore del Personale di una PMI che avevo incontrato si connetteva on line con il preventivatore, ed avrebbe potuto aprire in simultanea schede Google sui modelli di auto in offerta, siti di visura camerale, persino Website proprietari del potenziale Cliente in contatto telefonico riuscendo in un attimo ad impacchettare e spedire via Mail o Whatsapp i PDF di preventivo. Notare bene, tutte telefonate in Imbound, cioè del richiedente verso di lui. Un lusso che ai miei tempi accadeva solo da chi doveva protestare o lanciare parolacce al povero funzionario spesso incolpevole di ritardi e disservizi.

Se mi sono anticipato nella presentazione del Venditore del Noleggio con questo siparietto è per iniziare con la caratteristica chiave di questa figura commerciale: avendo tutte le risorse per non rimanere fermo davanti ad una Scrivania, a meno che il suo contratto non lo ponga a presiedere un negozio fisico deve essere perennemente mobile. 

Perché è nella mobilità che nasce il suo Business: sono infatti le Imprese di Logistica e di Commercio, gli Agenti ed i Rappresentanti, i Professionisti individuali e le organizzazioni temporanee di Imprese come Cantieri e Società appaltatrici il cuore del mondo del Noleggio, ancora oggi. 

Un attimo dopo arrivano tutti coloro che – con Partita Iva – valutano vantaggi fiscali e contabili con un piano di Noleggio ed al terzo posto (attualmente, dopo un piccolo fuoco di interesse fino a prima del Lockdown) arrivano eventualmente i sempre pochi privati che scelgono il Noleggio in alternativa alla Proprietà. Noleggio di cosa?

Noleggiare tutto, dalle due alle quattro ruote ai servizi associati.

Un mondo a 360 gradi

Noleggio a Lungo o a Breve Termine, o persino giornaliero ed il Car, Bike e Van sharing;

dunque il Noleggio di auto, moto, scooter, bici elettriche, Furgoni, mezzi speciali (Escavatori, trattori, macchine da Cantiere e da Giardino) per finire con i mezzi di micromobilità;

Contatto con Cliente potenziale da Liste Camerali, Elenchi commerciali ma anche da Associazioni di Categoria, Gruppi di Acquisto, Consorzi, Nertwork di servizi, Cooperative, e mondo dell’Autoriparazione; feedback ed approccio da pagine Social, Forum, Siti on line di richiesta preventivi e quotazioni, persino da Gruppi Whatsapp e senza dimenticare il personal Branding di un proprio Blog o di un sito personale per promuoversi.

Rapporto professionale da Agente mono o plurimandatario? Non trascurare di inserire in un portafoglio non concorrenziale non solo le Auto ma anche Van, mezzi per agricoltura e Cantiere, o mezzi a due ruote. E persino soluzioni di Tracking e Fleet Management e servizi di Customer care.

Contratto di collaborazione subordinata? Beh, con maggiori limitazioni sul novero dei mandanti possibili, anche un dipendente di Noleggio può ottimizzare le sue giornate svolgendo accountingpresso Officine, visitando Hub aeroportuali e scali ferroviari, estendendo o promuovendo convenzioni e personal brandingverso Agenzie di Viaggio, mondo della accoglienza turistica e della ristorazione, parlando con Associazioni legate al turismo congressuale e artistico culturale.

Tutto parte dalla auto promozione per estendere il proprio raggio di azione e dal supporto della telematica e di Internet.

Su tutto, un unico requisito di base: se la credibilità personale ed il branding ha un peso “n” nella vendita di auto, è pari ad “N” elevato alla ennesima potenza per il venditore di Noleggio che, se vuole emergere, non deve vendere un’auto ma un intero mondo di servizi

Dunque deve in primis scegliere bene con chi lavorare: cercare recensioni e reputazione on line, confrontare e contattare più offerte. Ecco il segreto di partenza: un venditore di Noleggio non può purtroppo ripartire un disservizio od un pregiudizio distribuendolo su Dealer, Marchio e servizio post vendita. L’unica insegna agli occhi dell’Utilizzatore è il Professionista commerciale e la Compagnia di Noleggio. Non scordatelo mai.

Come nasce un ottimo professionista del Noleggio? Se siete nella necessità di rimpiazzare un fatturato in crollo, una attività persa o un cambio professionale imposto dalla crisi, un solo consiglio: buttatevi a Capo chino sull’accounting. Qualcosa in mano Vi ritorna. Se invece siete giovani e potete valutare e scegliere, avendone tempo, ecco un piccolo Vademecum di Start Up:

– Scegliete possibilmente la libera professione a Partita Iva piuttosto che un rapporto subordinato; nel lungo termine avrete la maggiore possibilità di ammortizzare i periodi di flessione commerciale “switchando” su altri settori o linee di Business;

– Acquisite Skill e formazione su temi tecnici (Postvendita e Service Management, Fermo tecnico, Garanzie, modalità di intervento tecnico sulle nuove piattaforme) e fiscali di base;

– Valutate sempre prima di accettare un rapporto “MONOmandatario” l’estensione della zona commerciale e le reali opportunità di crescita. In caso di perplessità o dubbi, il sottoscritto ha sempre suggerito rapporti che non escludessero il plurimandato;

– Fate di Officine, Distributori Ricambi, Agenzie Pratiche Auto, Network di vendita materiale Edile, e di Concessionarie e Venditori indipendenti il Vostro Ufficio vendite, per acquisire Clienti potenziali;

– Alimentate sempre al fine settimana la Vostra presenza sul Web con articoletti, Preventivi- civetta, partecipazione a Forum e Webinar, dopo una settimana passata a girare la Vostra area di interesse. 

Ed andando sul pratico: una volta acquisito un Portafoglio Clienti, ricordate che prendere ulteriori nuovi Clienti da un certo momento sarà sempre più dfficile. A quel punto non dimenticate da tempo prima di fidelizzare con i Vostri Clienti (messaggi periodici, memo su Tagliandi e scadenze, etc..) perché da loro deriva il passa parola e la continuità del Vostro lavoro.

Sono questi alcuni dei suggerimenti sul campo che, dopo esserci passato direttamente, mi sento di condividere per darVi il primo ed immediato focus sul venditore di Noleggio, figura chiave delle moderne organizzazioni commerciali.

Riccardo Bellumori

Nuovo Mercedes VLE 2026: Anteprima Rendering

Mercedes-Benz si appresta a sostituire il suo vecchio MPV EQV con una coppia di nuovi modelli elettrici: il VLE e una variante ancora più lussuosa chiamata “VLS” (pensate a quest’ultima come alla Classe S dei minivan).

Entrambi fanno parte della campagna VAN.EA (Van Electric Architecture) del marchio, con una piattaforma EV completamente nuova progettata esclusivamente per la futura gamma di furgoni della casa automobilistica tedesca.

Numerosi prototipi del VLE sono già stati avvistati durante i test al Circolo Polare Artico con solo una leggera camuffatura. Tenendo questo a mente, diamo un’occhiata più da vicino a ciò che questi modelli hanno da offrire prima del loro debutto ufficiale.

Anticipato dal concept Vision V di Mercedes, molto controverso e che ha diviso l’opinione pubblica, il VLE riduce lo shock e lo stupore, ma conserva alcuni dettagli chiave. La parte anteriore è ancora dominata da un pannello della griglia dall’aspetto increspato, incorniciato da fari tri-DRL, con accenti cromati inferiori e un paraurti scolpito.
Di profilo, presenta un profilo dinamico con il finestrino posteriore che scende a cascata in modo simile a quello della quasi dimenticata Mercedes Classe R. Più in basso, la linea di spalla è volutamente pronunciata sopra le aree delle ruote anteriori e posteriori per ridurre l’aspetto squadrato che affligge molti altri MPV.
Nella parte posteriore, il gruppo ottico posteriore in stile alone del concept è stato quasi completamente trasferito nella produzione, mentre i bordi del portellone sono smussati per conferire un aspetto più scolpito e tridimensionale.

INTERNI E MOTORI

All’interno, la Mercedes VLE erediterà molti elementi di design dal Vision V Concept e dalla EQS di serie, tra cui un MBUX Hyperscreen verticale da montante a montante che esegue l’ultima versione del sistema operativo Mercedes-Benz (MB.OS).

Aspettatevi materiali di lusso sostenibili, tra cui pelli riciclate e impiallacciature in legno naturale. La disposizione dei sedili dovrebbe variare, con il VLE che si rivolge a gruppi più numerosi con configurazioni flessibili a tre file. Il VLS, invece, si rivolge a clienti con autista privato, con sedili singoli tipo capitano, sedute in stile lounge e superfici di lavoro integrate.

Le principali caratteristiche tecnologiche includono l’assistenza alla guida autonoma di livello 2+ (con il livello 3 in arrivo), la navigazione in realtà aumentata, l’illuminazione ambientale intelligente e schermi di intrattenimento posteriori 4k con integrazione dello streaming. Pad di ricarica wireless, un avanzato sistema audio Burmester e aggiornamenti software over-the-air completano il pacchetto.
Un prototipo camuffato ci ha offerto un’anteprima della prossima VLE.

Sebbene le specifiche definitive siano ancora in fase di definizione, la gamma includerà configurazioni sia a motore singolo che a doppio motore. Ci si aspetta un motore posteriore che produce circa 268 CV (200 kW) nei modelli entry-level, mentre il doppio motore con trazione integrale 4MATIC avrà una potenza più vicina ai 470 CV (350 kW).

La capacità delle batterie partirà probabilmente da circa 90 kWh e supererà i 116 kWh per le versioni a lungo raggio, consentendo un’autonomia WLTP di oltre 311 miglia (500 km). Grazie a un sistema elettrico da 800 volt, entrambi i modelli offriranno un caricatore CA da 22 kW, oltre a una ricarica CC ultraveloce fino a 350 kW. Anche la ricarica bidirezionale e vehicle-to-grid dovrebbero far parte del pacchetto.

Il segmento dei furgoni di lusso non è esattamente ricco di offerte, ma la concorrenza si sta facendo sempre più agguerrita. Nei mercati al di fuori del Nord America, il VLE dovrà affrontare rivali come l’ibrido Lexus LM, il Volvo EM90 e il suo omologo cinese, lo Zeekr 009. Negli Stati Uniti, dove la concorrenza è limitata alla fascia più giocosa della scala, anche l’ID. Buzz LWB di Volkswagen potrebbe potenzialmente competere con il VLE.

La presentazione ufficiale sia della Mercedes VLE che della VLS è prevista per la fine dell’anno, con il lancio previsto per il Nord America, l’Europa e la Cina all’inizio del 2026.

Benvenuta Gertrud mini E-Car specchio della piccolezzadella nostra vecchia Europa

La Presidente von der Leyen non è persona che annoia, senza dubbio: capacissima di buttarsi a testa bassa su una infinità di questioni, azioni e reazioni politiche nonostante, dicono, il suo segno zodiacale natale (Bilancia) renda più inclini al dialogo, all’equilibrio, alla ricerca della massima concordia. 

Per cui, o è sbagliato il suo giorno di nascita o è tutta Bruxelles in contrapposizione astrale con lei; ovvero, nonostante tutto, il magmatico ed instabile palcoscenico politico potrebbe essere l’ambiente di contrappasso per colei che fin dai tempi dell’Università ha fatto del precariato uno stile didattico: passata da Archeologia ad Economia a Medicina, aveva alla fine decisoche in casa il medico sarebbe dovuto essere uno solo ed una volta sposatolo si butta in politica, con una carriera che inizia a brillare dal 2001 per poi esplodere nella parabola vincente di Angela Merkel, per la quale dopo un certo valzer di dicasteri finisce per diventare il primo Ministro della Difesa tedesco donna; 

 

ma forse anche uno tra i più contestati e preferiti persino dall’occhio implacabile di Wikipedia per alcune topiche: l’acquisto di 138 elicotteri per la BundesWehr giudicati fallati dalle opposizioni, uno dei motivi di critica al suo operato.

Dal 2019 arriva ad illuminare la cupa e nebbiosa Bruxelles con il suo indubbio e solare fascino (è assolutamente una bellissima donna, ai miei occhi) ma anche con una evidente postura tipica di chi ha bisogno di tanto, tanto tempo per prendere le misure dei nuovi ambienti ed accasarsi, prima di risultare determinante ed efficace. 

Certo, gli eventi non l’aiutano: appena diventata Presidente della Commissione Europea il Continente piomba nel Lockdown e nella sceneggiata vaccinale, per poi dover affrontare (forse dalla parte sbagliata) la guerra russo ucraina mentre ancora la UE non si è ripresa pienamente dalla crisi pandemica.

 

Ma in questo Bruxelles si dà anche da fare per smaltire l’oceano di carta straccia che la BCE aveva prodotto per almeno un lustro durante la crisi dei Debiti Sovrani iniettando Euro a pioggia nei canali finanziari indiretti (acquisti di Titoli di Stato e aiuti alle Banche): circa 6 miliardi di Euro vengono prestati dall’Europa agli Stati nazionali per affrontare gli effetti recessivi del Lockdown, ed alla fine del 2020 Bruxelles fissa le linee guida del fondo “Next Generation EU”. 

Dopo di che, complice anche l’uscita dal ruolo apicale a Berlino della sua compagna di stanza politica, Frau Anghelona, nell’Autunno 2021, probabilmente la morbida e soave Ursula è entrata un attimo in confusione, soprattutto sotto l’aspetto chiave della politica estera e della politica “green” per l’Automotive. 

Non tocco per nulla le topiche su Ucraina o su altri eventi internazionali che vedono sostanzialmente la nostra Presidente della Commissione balbettare propositi ed intenzioni che durano lo spazio del volo di una farfalla; non voglio affrontare la programmazione di aiuti alle industrie Automotive a seguito di riconversione produttiva verso le forniture belliche; ho il buon gusto di astenermi dalle questioni su cui sono impreparato e ignaro dei giusti nessi di causa, e per questo non farò mai il politico.

La guerra di Autunno 2022 di Ursula e il tempo della moderazione

Ma su quello che conosco al meglio, il mondo Automotive, devo ammettere che la nostra amata Gertrud ha dato il meglio di sé tra l’estate del 2022 e la primavera del 2023: incentivi all’attività estrattiva e mineraria, programmi comunitari su Idrogeno, etanolo ed e-fuels, 40 Gigafactory in Europa; in tema di lotta all’inquinamento abbiamo “Fit for 55” e la scadenza del 2035, le nuove politiche per la gestione della “end of life” delle componenti e dei relitti della produzione auto; sulla applicazione “pratica” normativa dell’evoluzione ecologica sul mondo auto Gertrud Ursula ci ha regalato in rapida mitragliata la Euro 7, la prevista “BER 2022/2023”, lo step di revisione al 2026 sul possibile effetto correttivo dei carburanti alternativi sulla decarbonizzazione; ed infine la famosa tarantella sulle maxi multe legate allo sforamento dei limiti di emissione nei volumi produttivi dei Costruttori, finendo con la decisione sui superdaziall’import delle auto cinesi gravate da contributi statali. 

Abbiamo più volte detto dello scazzo pubblico di Tavares e De Meo al Salone di Parigi di Ottobre 2022; una settimana dopo aver compiuto il 65° anno portato benissimo, la Presidente è stata praticamente oggetto della gragnuola di sassate verbali dei due Top manager a cui si sono piano piano accodati altri leader del comparto Automotive, ma se davvero qualcosa è cambiato nella esaltazione ecologista di Ursula verso il 2035 deve essere accaduto tra le elezioni di Giugno 2024 e le stime di una industria automobilistica tedesca in piena frana verso il basso; perché da solo un anno su tutte le tagliole e le forche caudine che la Commissione ha posto sulle spalle dell’industria dell’auto europea il tono e la pressione si sono decisamente addolciti.

Beninteso, solo per licenza letteraria e per velocità narrativa io chiamo in causa nel processo legislativo di Bruxelles nome e figura esclusivamente della Signora Von del Layen, ben sapendo che il processo decisionale collettivo dipende anche da altri ruoli e figure. 

Ma rimane pur sempre lei la funzione politica apicale, e da lei deriva un indirizzo strategico ed evolutivo piuttosto che un altro a Bruxelles. Dunque, partiamo proprio da quest’ultimo profilo “crepuscolare” della elegante Premier comunitaria in pectore, e dal suo ultimo approccio “soft” sul processo verso “Carbon Zero” che ha dato il “la” ad una proposta che è bene analizzare con dettaglio anche sugli annessi e connessi rispetto ai suoi possibili effetti e conseguenze per mercato, consumatori, concorrenza ed Industria continentale.

La E-Car di Ursula, da “Key Car “ a “ PER CHI Car?”

Da dove iniziamo? Da John Elkann che, mesi fa, sollecita l’Unione a prendere in esame un regime normativo e fiscale specifico, nel quadro delle leggi sull’Automotive europeo, per una categoria di possibili minivetture paragonabili alla classe delle “Key Car” giapponesi. 

La promozione e la diffusione di questo tipo di minivetture avrebbe in primo luogo l’effetto di offrire ai consumatori europei una alternativa a basso costo per l’acquisto di un mezzo di trasporto elettrico o comunque ecologico;

in secondo luogo la nascita di un nuovo segmento “Sub A” (o meglio “Sub-SubB” con riferimento alle classificazioni dei segmenti di mercato odierni e del recente passato) fornirebbe uno sprint produttivo anche numerico e quantitativo al sistema industriale europeo che da diversi anni sconta una operatività ben al di sotto dei volumi produttivi ottimali.

Ovviamente, nell’operazione commerciale ed industriale di una “Key Car” europea elettrica non può essere estraneo un piano di aiuti pubblici, di agevolazioni fiscali e normative come del resto è avvenuto ed avviene in altri mercati.

Questo in sostanza il combinato disposto delle opinioni di Elkann, alle quali ne aggiungo personalmente un’altra, che ritengo arbitrariamente fondamentale e “criptata” nelle pieghe di questo programma: rimane in piedi, anche se diluito in tre anni, il sistema sanzionatorio delle multe per lo sforamento dei limiti di emissione di gamma; un sistema che diluisce e rallenta il suo effetto penalizzante lungo un percorso in tre anni dei quali uno tuttavia si sta per consumare.

Ed a consuntivo di questo primo anno, in proiezione verso la fine del biennio residuale, le cifre sono impietose: il trend virtuoso di riduzione delle emissioni per effetto della trasformazione di gamma, o per l’aumento virtuoso delle immatricolazioni od autoimmatricolazioni BEV non proietta ancora una uscita indenne dei maggiori Costruttori europei dalla mannaia delle multe “CAFE” in caso di sforamento del limite emissioni predefinito in 95 grammi di CO2 massima per chilometro percorso.

Come abbiamo avuto modo di prefigurare, è del tutto evidente che un metodo indolore nel breve termine è quello di intensificare le autoimmatricolazioni di BEV da destinare o alla vendita differita od alla esportazione nel canale usato.

 

CAFE, Multe, Linea di Prodotto BEV “Crossover”: soluzione o salto nel buio?

Abbiamo anche previsto che l’attuale offerta di gamma nei principali Costruttori europei in tema di BEV non permette di prevedere né un livello proiettivo di vendite sufficienti a mediare la soglia emissioni, né garantisce – dal lato della esposizione economica e finanziaria – in caso di autoimmatricolazioni di volume eccessivamente arduo da smaltire. 

Le alternative sono dunque due, al di là del canonico acquisto di Carbon Credits in una forma ed in una modalità che è in ogni caso diventata, anni dopo la diffusione di questa pratica di intermediazione, molto meno efficace e sempre più onerosa:

-A) Definire una Joint Venture con Costruttori esteri (asiatici od indiani, ovviamente) per introdurre nella gamma di prodotto proprietaria una linea di BEV costruita “under license” nel territorio della UE

Questo implica vantaggi e svantaggi legati soprattutto a due aspetti strutturali, o meglio alla loro assenza: poiché una linea produttiva full electric su licenza non può essere soggetta a soglie di controllo e programmazione pluriennale da parte del licenziatario, è chiaro che insediare o trasformare uno Stabilimento produttivo e immobilizzare investimenti per una attività legata alla precarietà del Costruttore titolare non risolve interamente nel lungo termine il problema delle multe come quello del “R.O.I”. 

Senza contare, in caso di interruzione del rapporto di licenza o di termine di eventuali diritti di esclusiva 

-B) Costruire Joint Ventures od un Consorzio tra Costruttori Continentali oppure affini tra loro per definire, programmare e produrre in Europa una Gamma di BEV “crossover” un poco come negli anni Settanta avveniva in Gran Bretagna con un unico modello rimarchiato e riveduto per diversi Marchi Costruttori; in questo caso vi sarebbe la maggior garanzia di gestione proprietaria del programma produttivo, ma certamente l’impegno economico degli investimenti iniziali potrebbe essere un ostacolo difficile da superare in relazione non ad uno sviluppo commerciale canonico (linea o gamma inquadrata in un ciclo di vita classico) ma piuttosto ad un espediente contabile valido fin tanto che l’espediente resta in piedi.

E’ del tutto evidente che dunque le dichiarazioni prima di John Elkann (che ha chiesto all’Unione Europea di approvare norme che consentano alle case automobilistiche di tornare a costruire piccole auto economiche e redditizie, in modo simile alle Key Car giapponesi) e poi di Filosa (un piano europeo straordinario di incentivi per auto popolari) hanno dato spazio ad una ipotesi balenata nella informazione di settore tra Stellantis e Renault che hanno espressamente proposto all’Unione di creare una Categoria specifica nuova per un segmento di mercato di auto assimilabili non alla categoria “Quadriciclo” (L6e, leggero; ed L7e, catalogato come “pesante”) ma più alla linea costruttiva delle Key Car: auto in tutto e per tutto immatricolate e targate come tali, diverse da Quadriciclo e Microcars di antica memoria, ma soprattutto inquadrabili statisticamente nel mercato auto generico. 

Il primo motivo, inconfessabile dico io, lo premetto di mia sponte, ma per farlo devo richiamare la situazione allarmante dei due promotori dell’idea (Renault e Stellantis) con il Gruppo italo francese pendente al momento – qualora permanessero i suoi attuali trend di vendita – di circa 2,5 miliardi di potenziale multa CAFE per lo sforamento, alla data attuale, dei limiti di emissione.

A differenza dei quadricicli Categoria L – difficilmente contemplabili in una classe di riduzione della soglia di CO2 emessa – un nuovo segmento di mercato “classico” (che potremmo definire “Sub-Sub B” appunto) avrebbe il compito non solo di abbassare la soglia di Listino mediamente offerto in Europa ma anche ovviamente di abbassare i livelli di CO2 prodotta consentendo ai Costruttori da un lato di continuare quanto più possibile con la Gamma endortermica /Hybrid quanto più possibile, e dall’altra di poter utilizzare un sistema di riduzione a basso costo di investimento.

Per un pugno di CO2 in meno…Da “Key Car” a carbon credit permanenti?

Ed arriviamo al “Discorso sullo stato dell’Unione” di Settembre2025 pronunciato dalla Presidente della Commissione Ursula Von den Layen e del quale Vi estrapolo dalle 25 pagine di programma il punto saliente: la sedicente “E- Car” non è – a ben vedere – un passaggio chiave della Relazione ma per noi che siamo attenti al settore riporta passaggi da segnalare.

Inserito nel pacchetto di temi sull’accessibilità economica, il tema delle automobili, dichiarate “pilastro della nostra economia e della nostra industria, motivo di vanto per l’Europa” prevede per quanto riguarda la neutralità tecnologica il riesame delle scadenze del 2035.  

 

E se “il futuro è elettrico e l’Europa ne farà parte” (dice la Signora Ursula), ed “è vero che milioni di europei vogliono comprare auto europee a prezzi ragionevoli”, tuttavia la Platea, o almeno quella che rimane un poco più con i piedi per terra, viene presa alla sprovvista da una ben strana considerazione della Signora Gertrud.

Che si impegna a dichiarare che l’Unione è interessata – testuali parole – a “investire anche in veicoli piccoli e poco costosi, per andare incontro tanto al mercato europeo quanto all’impennata della domanda mondiale.” (???) Ma la sorpresa non finisce qui. 

Vi ho ben elencato i punti di dissidio e la vera e propria serrata dei principali Costruttori di tre anni fa a Parigi: ebbene, suonerebbequasi sarcastica la proposta declinata nella Dichiarazione secondo la quale la Commissione ha in programma di proporre ai Costruttori di collaborare a un’iniziativa su auto di piccoledimensioni ed a prezzi contenuti. 

Ed ha predefinito il programma strategico con l’acronimo di “S.A.C.I – Small Affordable Cars Initiative” – teso a realizzare una “E-Car” simbolicamente “Made in Europe”, cioè rappresentativa dei valori che uniscono nella “E” sia il concetto di “Europa” sia quello di Ecologia, Efficienza, Economia. Cioè l’idea di una vetturetta di taglio popolare, accessibile sia per costo che per utilizzazione, capace di rispettare l’ambiente e di ottimizzare il dispendio energetico.

Di fatto – badate bene –  la Presidente Von der Wagen…Ops, scusate: Von der Layen in questi passaggi non ha mai esplicitamente presentato o preannunciato uno schema inesorabile di trazione 100% elettrica nei passaggi dedicati alla “E-car”, né ha enfatizzato nella lettera “E” l’iniziale di “Electric”. 

Segnalazione inutile perché implicita oppure tenuta da parte perché rischiosa, o semplicemente segno ulteriore di un pragmatico senso di realismo sulla revisione di obbiettivi impossibili’

La chiosa è a sua volta suggestiva: con l’esortazione rivolta al mondo industriale Auto europeo ad agire per non lasciare il mercato al facile monopolio della Cina, la Presidente intende fare un forte richiamo simbolico al concetto di “Europa in lotta”, concetto che nella Relazione è richiamato spesso.

 

 

 

Batterie con la carica dell’Equity: Ma chi, come e dove le potrà realizzare dentro l’Europa?

Sul versante batterie, la Von der Layen preannuncia un pacchetto di 1,8 mld di Euro in Equity per stimolare l’industria europea a diventare più autosufficiente, ma sempre in ottica di concorrenza e di “protezionismo illuminato”, la Signora Ursula pare anche insinuare un futuro prossimo in cui negli appalti europei la voce “Made in Europe” per la origine delle batterie potrebbe diventare discriminante. 

Ed a proposito di protezione, e di strumenti più o meno idonei, la Signora Ursula ha tenuto a difendere sia le azioni sin qui intraprese in primo luogo nei confronti dell’Import dalla Cina, sia l’accordo con Trump. 

 

E-Car, programmi e prospettive. Ma cosa c’è di concreto sul tavolo? Solo il tavolo.

Data l’ammirazione e la suggestione anche estetica che dichiaro senza imbarazzo per la anche mia presidente della Commissione Europea, che sino a qui nei miei pezzi ho affettuosamente rinominato una mezza dozzina di volte (oltre a Von der Wagen, mi ha sollevato umorismo la serie di altri nomignoli simpaticamente attribuiti: Border Layern, War Der Layen), eviterò qui di dedicare alla mia Presidente della Commissione a Bruxelles un nuovo vezzeggiativo: “BOH” der Layen. Perché in effetti nella serie di commenti più confacenti a corollario del Discorso sullo stato dell’Unione ci sta ben azzeccato anche dall’Opinione pubblica un bel “Boh?????”.

Cioè, insomma…….Premesso che sul tema centrale di nostro interesse (ma non solo su quello) possiamo elencare tutt’al più una bella e pomposa dichiarazione di intenti, restando nello specifico della E-Car siamo perplessi della evidenza che anche su questo tema decisamente circoscritto e tecnico la Signora Von der Layensi sia limitata ad anticipare una sorta di programma quadro dove tuttavia su nessuno dei punti elencati si possa definire una linea di azione concreta; e dove sui punti omessi o rimasti vacui è il caso di sollevare obiezioni.

Cominciamo ad esempio dalla intelaiatura del programma costruttivo della “E-Car”: cosa significa la proposta fatta ai Costruttori di collaborare? Significa farli partecipi di un programma costruttivo finanziato dalla UE? E come la mettiamo con i superdazi nei confronti dell’import cinese suscettibile di effetto dumping legato ai contributi statali? 

Oppure: chiamare alla partecipazione i Costruttori significa invitarli alla costituzione di una sorta di “Consorzio” condiviso nel tuttavia quale Marchi o Gruppi aderenti riceveranno dalla Unione e dalla Commissione “che cosa” esattamente?? Il diritto a concludere accordi sindacali e fiscali invitanti al fine di ridurre i costi di produzione? 

Il permesso di utilizzare i volumi produttivi di questa fantomatica E-Car per ridurre le emissioni di CO2 ed evitare le multe CAFE? 

Il sostegno di appositi programmi comunitari di sostegno all’Export? 

La tutela di Bruxelles in caso di Accordi di licenza per costruire all’estero questa benedetta E-Car? Insomma, come vedete, siamo in piena nebbia già dai presupposti. Cosa viene nelle tasche metaforiche dei Costruttori europei da parte di Bruxelles? 

Ma la domanda ugualmente cruciale è un’altra, rivolta alla Commissione: come abbiamo ben spiegato su Autoprove, il problema dell’Automotive europeo sarebbe dunque cercare di abbassare la soglia limite dei listini di acquisto di auto europee a livelli anche dei ceti più popolari? Azione lodevole, certo.

Ma difficilmente l’assassino, anche se involontario, veste i panni del guaritore: e dunque rispetto al paradosso tutto a carico dell’Europa che segnalammo lo scorso anno (Link) per il quale proprio l’Europa con la sua eccessiva farraginosità normativa ha distrutto un intero segmento commerciale (quello delle B e sub B) rendendolo antieconomico; ebbene, il primo “mea culpa” istituzionale dovrebbe esplicitarsi favorevolmente con l’esplicito impegno a favorire la rinascita di questo settore. 

Forse, magari, esonerando una forte quota di auto popolari neo prodotte dai vincoli e dalle sanzioni del CAFE, riporteremmo sul mercato una produzione davvero a buon mercato, affidabile e risconoscibile dal Consumatore meno facoltoso; allo stesso modo, non si capisce per quale motivo i Costruttori che per motivi di bilancio e di economie di scala hanno soppresso quel target di mercato dovrebbero avere interesse a ripopolarlo adesso: forse dietro alle proposte della Commissione si potrebbe nascondere un piano di aiuti, sgravi e sostegni da parte di Bruxelles? Ah, beh: certo che se l’ipotesi di una “E-car” popolare ed economica fosse per una full electric, magari accompagnata nel progetto dal conseguente corredo di supporti ed accessori per ricarica e gestione su strada, da un lato ci sarebbe la motivazione filosofica ed etica per una partecipazione economica straordinaria della UE, ed allora in questo caso siamo sicuri che i Costruttori europei accoglierebbero a braccia aperte l’invito. 

Ma nascerebbe un problema: nel comparto “Key Car” e microcarelettriche diverse dalle categorie L6e ed L7e la produzione giapponese, asiatica e persino indiana non ha rivali dal lato economico; siamo ancora troppo vicini al tam tam mediatico che la Tata Nano suscitò quando 15 anni fa fu presentata al prezzo su strada di meno di duemila Euro (3.700, odierni). Fosse mai stata importata in Europa, qui da noi all’epoca sarebbe costata il 20% in meno della più economica delle Sub B commercializzate nel Vecchio Continente. Dunque non c’è dubbio che una E-Car partecipata economicamente dall’attore pubblico di Bruxelles (una sorta di gigantesco IRI di bella memoria tricolore??) potrebbe costare una inezia al consumatore finale. 

Ma a questo punto due cose potrebbero accadere: una è che la Commissione non potrebbe mai più arginare la concorrenza lowCost asiatica con superdazi secondo la motivazione degli aiuti di Stato alle auto di importazione dai mercati di origine; e secondo, per le stesse motivazioni con cui l’Europa sta penalizzando le importazioni elettriche dalla Cina, allo stesso modo i mercati esteri potrebbero ipertassare una E-Car europea accusandola di concorrenza sleale e di Dumping per effetto degli aiuti economici di Bruxelles.

Dunque, ripeto, la sostanza lavorabile di una Gamma “E-Car” unitaria popolare ed economica europea o dovrà per forza prevedere aiuti pubblici di Bruxelles per nascere, e sarà un problema; oppure resterà un progetto proposto alla buona volontà dei Costruttori ai quali in cambio Bruxelles dovrebbe come minimo – al posto di aiuti pubblici – promettere almeno un vantaggio sulle possibili multe CAFE: che tuttavia, abbiamo spiegato in premessa, sono eventualmente superabili dai Costruttori attivando JV, sinergie e produzioni su licenza di alcuni delle centinaia di modelli BEV Low Cost che nascono in Cina.

Tutto questo, a ben vedere, non combatterà il problema concorrenza dentro la UE dei Costruttori asiatici che in tema di prezzi e costi sono sempre avvantaggiati, ma anzi alimenterà una nuova domanda interna (finora rimasta sopita tra i Consumatori europei) proprio a favore del prodotto asiatico: per farla breve, da domani una eventuale nuova “Tata Nano” che dovesse rinascere in India od Asia diventerebbe qui da noi una Best seller.

Certo, però, che il discorso della Signora Ursula legato a quella frase capziosa (“l’Unione è interessata – testuali parole – a “investire anche in veicoli piccoli e poco costosi, per andare incontro tanto al mercato europeo quanto all’impennata della domanda mondiale.”) regala a noi di Autoprove una legittima soddisfazione: dalla somma degli articoli che preannunciavano da parte nostra un crescente interesse di UE nelle persone di Francia e Germania verso il mercato africano (link), la nascita di una “E-Car” partecipata da Bruxelles e promossa anche con sostegni all’Export sarebbe un vero uovo di Colombo per la motorizzazione di massa del Continente africano (Link) a Nord (per mano dei Costruttori francesi impegnati eventualmente nel progetto E-Car) e di quello a Sud ma attraverso i Costruttori tedeschi. Del resto, la Gran Bretagna con gli USA sarebbe, a quella data, (Link) impegnata massicciamente ad investire in India ed Italia e Spagna sarebbero coinvolte come territori di insediamento industriale per la linea E-Car. Tutto calza a pennello, vedete ?

E noi lo abbiamo detto da un anno almeno, per primi. Ma dalle ipotesi della Relazione alla fattibilità del piano concreto di una possibile “E-Car” passano diverse esigenze e condizioni tutte da dover assicurare al nuovo progetto per poterlo realizzare dentro i confini d’Europa:

-serve un accordo quadro con l’unico Continente disponibile, l’Africa, per le materie prime e la circolarità delle risorse (recupero e rigenerazione in primis); 

​-serve una regolamentazione quadro per favorire la nascita di un nuovo Segmento di mercato che renda stabile e duraturo l’investimento produttivo;

​-serve un patto tra i maggiori Costruttori europei destinati al progetto, affinchè il bollino “Made in Europe” investa sia i Brand che la subfornitura;

​-serve un piano economico straordinario che a Bruxelles costerà parecchio, richiamando ovviamente la emissione di Green Bond tematici; 

​-serve infine la individuazione di veri e propri Distretti di Qualità destinati ad alimentare la fas produttiva e progettuale della ipotetica nuova “E-Car” che simpaticamente ribattezzo “Gertrud”.

E di fronte a tutto questo, è pensabile che uno sforzo di tale natura potrebbe rimanere circoscritto alla sola linea di minivetture plausibilmente elettriche? No, chiaro.

Dal blocco industriale aggregato per la produzione di una Gamma di E-Car popolari “100% Made in Europe” non ci vorrebbe molto per arrivare alla estensione del concetto e delle possibili aggregazioni per Nautica, Agricoltura, Cantieristica  e Logistica; per poi chiudere, nella certificazione conseguente della sicurezza della provenienza europea certificata, al settore della Difesa, vecchio amore politico di Ursula Von der Layen. 

Con la conseguente conferma, ancora una volta, della assoluta ragionevolezza della nostra provocazione: la mobilità europea estesa sta tornando ad essere un affare di Stato in Europa (Link)?

E se..???? L’Europa dell’Auto deve ritornare alle sue radici, non copiare l’Asia!

Su tutto il discorso della Signora Von der Lies, scusate Von derLayen, pesa però come un macigno il disconoscimento della responsabilità diretta di Bruxelles nell’affossamento continuato e massivo dell’Automotive europeo nelle sue radici fondamentali. Oggi di fatto il mondo conosce il “Made in Japan”, il “Made in USA” e il “Made in China” nei suoi aspetti positivi e negativi. Ma non ha mai conosciuto il Made in Europe”. Un poco come in una sorta di Expo permanente, l’Europa dell’auto si è vista rappresentare dal Dopoguerra fino agli anni Sessanta dall’emblema inglese. Poi dal 1960 fino alla fine degli anni Settanta ha prevalso nell’immaginario l’Automotive italiano e francese; per poi portare alla ribalta per pochi anni il format svedese e dalla fine degli anni Ottanta è stato il modello tedesco a mettersi in primo piano oscurando gli altri. 

In parole povere lungo settanta anni la staffetta ha premiato e poi insabbiato quattro culture automobilistiche di pregio in Europa lasciando nell’ultimo trentennio il monopolio della rappresentanza automobilistica europea alla Germania. Ne sono stata testimonianza i percorsi ostici e poco celebrati dalla stampa europea dell’Alleanza Renault – Nissan e la nascita di FCA in Italia: tutto quel che non profumava di Sassonia era automaticamente Serie B. Ovviamente, con la frana progressiva (dal Dieselgate in poi) del modello industriale tedesco anche per effetto della fine ingloriosa di un percorso virtuoso in Cina; e con le ultime vicende che stanno mostrando una Francia in crisi, quale dovrebbe o potrebbe essere il “modello vincente europeo” da lanciare nel mondo? La copia continentale di Key Car giapponesi, della Tata Nano, o delle microcar asiatiche? Ma scherziamo?????

E se ritornassimo a favorire l’Auto Europea di radici e di prestigio? Quella, per intenderci, di un prodotto auto scomparso qui da noi e rinato proprio in Asia (auto popolari, monovolume, Ammiraglie e Brand di prestigio, Distretti industriali qualificati, Ricerca e Sviluppo)?

Dunque, “NO” assoluto alla brutta copia europea delle Key Car solo perché le ha proposte John Elkann; “NO” alla riduzione dell’auto europea a Commodity per i mercati emergenti; “SI” alla ricostruzione dell’Europa delle “Signore Auto”, cara Signora Ursula Gertrud. Con rispetto.

Riccardo Bellumori

Mercedes dice no ai motori BMW

Mercedes non utilizzerà i motori di BMW.

Se fosse vero, sarebbe stata una delle più grandi sorprese che l’industria automobilistica potesse riservare, ma la realtà è molto diversa e indicava che, prima o poi, una delle parti coinvolte sarebbe stata costretta a fare la sua mossa. E sono stati quelli della stella a esporsi, quelli che dovevano farlo, secondo quanto si capisce nella casa di uno dei loro eterni rivali.

Solo pochi giorni fa era circolata la voce che Mercedes stesse valutando l’acquisto di un determinato motore a quattro cilindri della BMW. Nello specifico, il motore a benzina da 2,0 litri conosciuto internamente come B48. La fonte informativa confermava che era assolutamente vero che questa possibilità era stata discussa all’interno di Mercedes, così «era stato fatto sapere dall’interno del marchio di lusso», ma nulla era più lontano dalla realtà.

MERCEDES ALZA LA TESTA

Markus Schaefer, direttore tecnico e membro del Consiglio di Amministrazione del Gruppo Mercedes, ha smentito ufficialmente queste dichiarazioni, sottolineando che non c’è nulla di vero e che «l’azienda non ha alcuna intenzione di utilizzare motori esterni, tanto meno di un concorrente diretto come BMW».
Inoltre, Schaefer ha difeso la sua nuova gamma di motori ibridi a quattro cilindri che debutterà tra pochi mesi sulla nuova Mercedes CLA, già conforme alla futura norma sulle emissioni Euro 7, i suoi moderni sei cilindri e V8, confermando anche che il V12 continuerà a essere il fiore all’occhiello del costruttore.

Da parte sua, BMW è rimasta in silenzio, non era la vera protagonista di questa presunta alleanza, ma era orgogliosa di essere stata la presunta prescelta per fornire motori a un marchio così importante come Mercedes. Un segnale inequivocabile che i suoi motori sono un punto di riferimento.

Quindi, puoi stare tranquillo che non vedrai una Mercedes equipaggiata con il motore di un produttore rivale; infatti, quella politica di montare motori di altri, come è successo nell’era di Dieter Zetsche con Renault, non si ripeterà più.

Nuova Toyota Corolla 2026: Anteprima Rendering

La diffusione di immagini che rivelano un nuovo volto della Toyota Corolla cinese lascia pensare che il modello europeo potrebbe evolversi in questo senso.

I nostri colleghi di L’Argus hanno pubblicato alcuni giorni fa le foto di un’intrigante Toyota Corolla provenienti dal Ministero dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione, che rilascia le omologazioni ufficiali per l’immissione sul mercato dei veicoli in Cina. Si tratta di un organismo che spesso rivela lo stile delle auto che entreranno presto nel mercato asiatico, poiché le case automobilistiche hanno l’obbligo di sottoporre i loro futuri veicoli a un servizio fotografico volto a identificarli sotto ogni aspetto, in particolare per motivi di proprietà intellettuale. Il rendering in copertina di Auto-moto.com ci permette di dare uno sguardo in anteprima alla nuova Toyota Corolla.

NON SOLO DESIGN

Il marchio sta aggiornando tutta la su gamma con me il caso della Toyota Levin, alter ego a tre volumi della Toyota Corolla hatchback e station wagon europee. Il costruttore giapponese ha appena consegnato le sue ultime versioni alle autorità cinesi per l’omologazione, poco prima del suo lancio commerciale. Le foto, accessibili al grande pubblico, hanno quindi svelato il volto inedito della compatta, ora convertita al linguaggio formale delle Toyota più recenti, grazie ai fari a forma di uncino che risalgono su entrambi i lati di una sottile calandra, mentre il paraurti riduce lo spazio dedicato alla presa d’aria.
L’attuale Toyota Corolla sfoggia questo frontale, per il momento.
Questo nuovo frontale vedrà la luce sull’attuale Toyota Corolla europea, come suggerisce la nostra illustrazione inedita. Nulla è meno sicuro, dato che questa generazione ha già sette anni di carriera alle spalle alle nostre latitudini. Un’età che generalmente è sinonimo di completamento del ciclo di vita per lasciare spazio a un modello completamente nuovo. Ma da qualche tempo si osserva che molti attori dell’industria automobilistica prolungano l’esistenza dei loro veicoli termici per motivi economici, al fine di concentrarsi sul costoso sviluppo dei veicoli completamente elettrici. Toyota potrebbe aver deciso di farlo, nonostante la sua eccellente salute finanziaria, applicando questa strategia alla sua famosa berlina compatta. Ne avremo la certezza molto presto.

Nuova BMW X1 2026: Rendering stile iX1

La nuova BMW X1 proporrà un restyling radicale che trasformerà anche gli interni secondo i canoni della Neue Klasse.

Con l’influenza del linguaggio stilistico Neue Klasse di BMW che fa il suo ingresso, sorge spontanea la domanda: si tratta davvero di un restyling o segna l’inizio di una nuova generazione, come abbiamo visto con la Serie 1?

I recenti avvistamenti di prototipi pesantemente camuffati hanno già suggerito la direzione, e ora abbiamo un quadro più chiaro SUlla prossima BMW X1. Questi rendering di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardo in anteprima al modell.

Il SUV rinnovato avrà il nuovo frontale BMW, con una griglia più sottile e fari a LED più affilati che richiamano il look della nuova iX3. Anche il paraurti, il cofano e i parafanghi saranno ridisegnati, ammorbidendo alcune delle linee aggressive del modello attuale, in particolare quelle enfatizzate nella versione M Sport.

La carrozzeria sul profilo non sarà identica, con la X1 che guadagnerà maniglie delle porte a scomparsa, superfici più eleganti e specchietti più aerodinamici. Il tetto panoramico dovrebbe essere mantenuto, ma potrebbero esserci alcune modifiche al montante D che è rimasto coperto nei prototipi. Infine, i designer BMW aggiungeranno nuove opzioni per i cerchi in lega, contribuendo a un look più moderno.
Anche la coda segnerà un cambiamento stilistico rispetto all’attuale BMW X1. I fanali posteriori a forma di L lasceranno il posto a unità allungate separate dall’emblema BMW e la targa sarà posizionata più in basso sul portellone, a differenza della iX3 dove è montata sul paraurti.

Anche gli interni della X1 non mancheranno il trattamento Neue Klasse e saranno dotati del nuovo cockpit Panoramic iDrive con un display sottile che copre la base del parabrezza. Ci sarà anche un touchscreen infotainment più grande con una forma trapezoidale, anche se non sappiamo se corrisponderà al diametro di 17,9 pollici dell’iX3. Il nuovo layout sarà molto probabilmente abbinato a un volante a quattro razze e a nuove opzioni per la tappezzeria.

Rendering Kolesa.ru

MOTORI E DATI TECNICI

La BMW X1 copre già un’ampia gamma di motori, dai mild hybrid agli ibridi plug-in e alla iX1 completamente elettrica. Queste opzioni dovrebbero rimanere, ma con miglioramenti incrementali in termini di efficienza e prestazioni.
La BMW iX1 completamente elettrica è attualmente disponibile nelle versioni FWD e AWD con un’autonomia compresa tra 415 e 475 km (257-295 miglia), ma BMW potrebbe voler migliorare questi dati a causa della forte concorrenza dei nuovi rivali. Ciò potrebbe essere ottenuto con nuovi pacchi batteria, motori elettrici più efficienti e una migliore aerodinamica.

Quando arriverà?

La terza generazione della BMW X1 è stata introdotta a metà del 2022, il che significa che ha già tre anni. Secondo precedenti rapporti, l’aggiornamento di metà ciclo di vita dovrebbe debuttare nel 2027. Tuttavia, data l’attività dei prototipi e l’ambiziosa strategia di prodotto di BMW, un debutto nel 2026 sembra sempre più probabile.

LA STRATEGIA BMW

Monaco ha confermato il lancio di 40 modelli nuovi o aggiornati con lo stile e la tecnologia Neue Klasse entro il 2027. Il presidente del consiglio di amministrazione di BMW AG, Oliver Zipse, ha dichiarato che tutti i modelli che arriveranno dal 2026 in poi saranno nuovi. Resta da vedere se la prossima iterazione della X1 sarà etichettata come un restyling esteso o una nuova generazione.

Volkswagen XL1 fu Vittima o Causa del DieselGate? Storia di un fantomatico complotto 

E’ un giorno tiepido di Ottobre del 2013. 

Chattanooga nel Tennessee una folla radunata per l’inizio della XXIII° Conferenza della Society of Environmental Journalists assiste al debutto di una meraviglia a quattro ruote marchiata Volkswagen, un’auto che sembra un prototipo ma è una vettura prevista in piccola serie, una vera tesi di laurea del top tecnologico, ergonomico, aerodinamico ma soprattutto energetico disponibile al comune automobilista di tutti i giorni. 

O meglio, forse troppo comune non direi, visto che il prezzo previsto per la vendita finale è molto vicino ai centoventimila dollari, cifra con la quale un americano molto benestante può comprare una Chevrolet Corvette e mezza, o persino tre Ford Mustang contemporanee. 

Ma se il verbo essere di queste ultime due auto è nella sportività classica fatta di cavalli espressi per litri di benzina consumati, il DNA della creatura di Wolfsburg è nel razionalismo minimalista che genera le prestazioni.

La creatura a metà tra sogno e ortodossia tecnocratica pura si mostra nella sua carrozzeria avvolgente e totale, con tagli e inserzioni nella funzione di prese d’aria minimal, e come unico fregio o accessorio stilistico o cromatico rilevante nel frontale iconico si trova il reparto fanaleria che dal plexiglass trasparente lascia scintillare all’occhio dell’osservatore la cromatura impeccabile delle parabole e il corredo delle luci a Led di ordinanza.

I dati tecnici di questo miracolo tecnologico chiamato “XL 1” sono strabilianti: due posti, porte ad ala di gabbiano che profilano una larghezza di 1,66 mt. per 3,89 mt. di lunghezza e una altezza massima di soli 1,15 mt. a sottolineare un Cx da record per una vettura destinata comunque alla produzione (0,189), grazie anche alla assenza di parti sporgenti (persino gli specchietti sono sostituiti da telecamere). 

La meccanica è basata su un Turbodiesel da 800 cc. bicilindrico Common rail TDI da 48 Cv e un supporto ibrido (motore elettrico da 27 Cv e batteria agli ioni di litio da 55 Kwh. 

Le prestazioni sono allo stesso tempo una sorta di ossimoro: con solo 75 cavalli sviluppati dalla somma di tutti e due i propulsori la XL1 raggiunge persino i 160 Km orari e arriva da zero a 100 Km orari in 12,7 secondi; nello stesso tempo, ovviamente in condizioni di “economy run” a velocità limitata la vetturetta dichiara un consumo di appena UN LITRO di Gasolio per 100 chilometri (con 50 chilometri in modalità solo elettrica) edemissioni di CO2 pari ad appena 21 g/Km.

Il peso a vuoto di 795 chili è reso possibile da un corpo vettura tutto in Fibra di carbonio e da ruote in magnesio senza tuttavia che il controllo del peso precluda alla “XL1” tutto il corredo di accessori di conforto, un abitacolo comodo ed insonorizzato, ed una suite di servocomandi e di interfaccia elettroniche di ausilio.

La base di partenza della XL1 risale al 2002 e ad un progetto di Ferdinand Piech denominato 1L-CC0 : una sorta di “sigaro” di 390 chili con due posti in tandem e corpo vettura di soli 1,25 mt; con un minimotore Diesel iniettore pompa da 0,3 litri e 8,5 cv che permette di percorrere 72 chilometri con un litro di gasolio ad una media di 70 Kmh. Chiaramente un mezzo che estremizza il minimalismo dei consumi sopra la ricerca di qualità dinamiche. Un estremo, in tutto e per tutto, che serve da base di partenza per ulteriori sviluppi.

Poi era arrivato il turno nel 2010 della “L1 Concept” – la mamma della XL1 – che anticipa il bicilindrico diesel ma senza supporto Ibrido. Ovviamente in questa genesi di percorso lo sviluppo fatto in casa Volkswagen  aveva approfittato grandemente delle esperienze fatte con il quasi dimenticato Prototipo “ARVW “Aerodynamic Research” che tra il 1979 ed il 1980 aveva conquistato per Volkswagen lo scettro di terzo Gruppo europeo leader di velocità nel Diesel dopo Peugeot e Mercedes.  

Con il suo sei cilindri Turbodiesel 2,4 lt., lo chassis e la carrozzeria in alluminio, fiberglass e fibra di carbonio, ed un Cx di soli 0,15 la ARVW aveva raggiunto a Nardò i 362 Kmh nel 1980, e dunque non poteva essere trascurata da Piech nello sviluppo di un nuovo concept.

Nella kermesse di presentazione della “XL1” la Volkswagen coglie anche l’occasione, in quell’evento dell’Ottobre 2013, di presentare un vero e proprio panel di programmi e novità teso a rappresentare il Marchio di Wolfsburg come un portabandiera naturale dell’ecomobilità in abito “tradizionale” cioè fondata sull’endotermico. 

A fianco della nuova “XL1” (occorre ammettere, un perfetto prodotto “crossover” nel Gruppo VW poiché capace di trasmettere i valori cardine del Marchio generalista in un prodotto che più che “Premium” si propone come rara interpretazione “Instant Classic”che non inceppa ma anzi “nobilita” l’offerta di pregio di Audi e Porsche) il Marchio Volkswagen celebra la filiale americana nata nel 1955 e propone una gamma di vetture incentrata sui valori dell’ecologia e del risparmio energetico.

La parola d’ordine del nuovo profilo ecologista di Volkswagen è lo slogan “Thinkin Blue” che sembra circoscrivere in una sorta di protocollo identificativo sia il management che i Clienti di Wolfsburg.

Le luci della ribalta si concentrano così, in quel 3 Ottobre 2013, anche sul Parco fotovoltaico di Chattanooga e sui modelli ecologici e-Golf, Passat TDI Clean Diesel, e la Jetta Hybrid che, ironia della sorte, un bollettino periodico di VW ufficiale nel 2012 già segnalava come titolare, alla luce delle verifiche dell’EPA, di una base di emissioni di 42 mpg in città e di 48 mpg in autostrada per chilometro percorso. 

Ma una “ribalta indiretta” si accende anche su due pezzi da novanta nella organizzazione del Gruppo VW: Martin Winterkorn, CEO del Gruppo, e Ferdinand Piech, all’epoca Presidente del Consiglio di Sorveglianza; di quella “XL 1” l’Ingegner Piech è in fondo il profeta, che aveva fin dall’alba del 2000 ipotizzato una VW capace di ridurre ad un litro il consumo di carburante per 100 chilometri; ma 

Winterkorn invece di una di queste “XL1” pre serie è già felice possessore. 

Sembra, la “XL1” la prima occasione di una condivisione tematica tra i due massimi dirigenti VW, ma che tra di loro non corra buon sangue sarà evidente pochi mesi dopo quest’evento; tuttavia a Wolfsburg, sia Winterkorn (da sempre molto tiepido sulla rivoluzione elettrica) sia Ferdinand Piech (che aveva fatto silurare a suo tempo l’ex Dirigente di VW Daniel Goudevert per le sue forti simpatie “Green”), entrambi nel 2013 vedevano nel Gruppo un contraltare ecologico ancora alternativo a Tesla ed ai giapponesi nel perno identificativo dell’Endotermico. ùE forse con la “XL1” entrambi stavano andando, magari inconsapevolmente, a dama su una proposta vincente che metteva tutti d’accordo.

Quello che a molti sfugge in quel 2013 è che la “icon Car” XL1 non è presente là a caso: nella terra dei possenti V8 e della alimentazione “ibrida” di benzina ed etanolo, il Diesel rimane una sorta di specie protetta, con volumi di immatricolato ridicoli rispetto all’Europa ed una destinazione elettiva verso LCV, PickUp e mezzi da lavoro; quello cui però gli americani cominciano a dare attenzione è l’architettura Ibrida, con la Prius Toyota a fare da best seller. 

Ed in questo Volkswagen apparentemente sembra aver trovato la quadra affiancando ad una architettura “accettata” dal cliente americano medio una alimentazione che al contrario fatica a diventare di massa presso il Cliente privato.

Volkswagen XL1, non solo Icon Car : il nuovo paradigma di Wolfsburg per la ecomobilità

Dunque una proposta che per gli USA è per quel periodo tipicamente cittadina, fatta per suggestionare l’edonismo e presentare per la prima volta il motore a Gasolio non come una alternativa al benzina, ma come il supporto ideale per le architetture Ibride, garantito da uno dei quattro maggiori Costruttori mondiali di motori Diesel. Insomma, quello che fa della “XL 1” una proposta apparentemente perfetta, è che questa creatura Volkswagen appare da subito come una “City Car” per per i pochi o tanti Clienti ricchi degli States. Quelli che in fondo fanno anche da Opinion Leader per i consumatori.

Tutto questo fa apparire improvvisamente la “XL1” non solo come un prototipo per VIP di Hollywood rimasti troppo presto orfani della fallimentare “GM EV-1” (cui la sigla della nuova Volkswagen si rifà senza troppi imbarazzi); ma “XL1” cerca di apparire esattamente per come Volkswagen l’ha presentata: una sorta di auto laboratorio proattiva nata per rendere il guidatore protagonista vincente della ecomobilità senza rinunciare a carattere e prestigio ma senza diventare soggetto passivo della necessaria evoluzione del prodotto auto ecologico; 

perché è chiaro che il Target Price definito in poco più di 100.000 Euro non è solo la risultante commerciale di Break Even Point e rapporto tra costi e ricavi; ma è anche una soglia psicologica commerciale e simbolica per far sentire, in contemporanea con l’operazione di Marketing che Tesla sta compiendo sull’elettrico, l’ecomobilità come un elemento “trendy” e di prestigio anche a Wolfsburg. Tanto è vero che al Salone di Parigi del 2014 sarà presentata la versione sportiva della “XL1” chiamata XL Sport: motore Ducati della “1199 Superleggera” da 197 cavalli e prestazioni in grado di renderla un concorrente pericoloso delle “K Car “ sportive giapponesi.

Ma né la XL Sport avrà un seguito commerciale né la “XL1” avrà vita lunga nelle catene di montaggio VW: come sappiamo però in quel fine 2013 qualcos’altro stava avvenendo negli USA e non propriamente a maggior gloria di Volkswagen. Anzi, non solo negli USA…E’in un periodo molto vicino all’evento di Chattanooga dell’Ottobre del 2013 che Angela Merkel inizia un confronto diplomatico molto spiacevole con l’amministrazione Obama colpevole – apparentemente – di una campagna di spionaggio telefonico verso Berlino; ed è in un periodo quasi analogo che la nota e celebre “West Virginia University”, nella persona in specifico del “Center for Alternative Fuels Engines and Emissions” decide di svolgere un check, o meglio ancora un test comparativo tra modelli di auto Diesel vendute negli States e di provenienza europea e giapponese. La cosa curiosa è che per farlo utilizza un macchinario “mass market” – potremmo dire – come il tester mobile di controllo emissioni della Horiba, nome che diventa famoso solo a partire dal DieselGate che prende le sue mosse dalla commessa che alla West Virginia University arriva dall’ICCT, una sconosciuta e discreta Organizzazione “Non Profit” (International Council on Clean Transportation) di cui quattro quinti del mondo non conosceva dell’esistenza prima del Dieselgate e di cui si sa ben poco di nuovo oggi dopo la fine dello scandalo. Ancora più curioso è che la commessa dell’ICCT arriva a metà del 2012, quando per Volkswagen si registra un boom storico di vendite negli USA: e pare proprio di rivedere quella sorta di inquisizione federale avviata nel 1986 contro l’Audi “5000”, formalmente imputata per una serie di incidenti mortali causati (si dice) dall’acceleratore elettronico dell’auto ma commercialmente testimone di una vera e propria esplosione di vendite fin dalla sua presentazione ad inizio 1984. Esplosione che verrà seppellita per almeno due/tre anni dopo la condanna dell’Ente Federale.

 

Detto questo, come sappiamo il corollario dei Test svolti dalla WVU fu pubblicato dalla ICCT ed inviato per dovere di ufficio all’EPA. 

 

Siamo nel 2014 a questo punto, e di certo la “XL1” continua ad essere un simbolo iconico della nuova via tecnologica del Marchio; ma nel frattempo l’esplosione del conflitto russo-ucraino per i fatti di Crimea porta alla Germania un inaspettato timore per gli approvvigionamenti energetici e per il commercio; mentre negli USA il Gruppo festeggia il raddoppio delle vendite negli USA rispetto al 2004.

Ma sta per accadere la deflagrazione. Mentre ancora nessun avviso di inchieste avviate dall’EPA si appalesa nell’informazione pubblica, purtuttavia le risultanze di quei Test commissionati dalla ICCT evidenziano uno sforamento dei valori di emissione di Nox(ammoniaca) superiore di 30 volte almeno ai dati comunicati ufficialmente dal Gruppo Volkswagen. 

Ma paradossalmente le cronache pubbliche di massa per il tema Volkswagen si concentrano su tre temi discriminanti: il primato di produzione che con 9,9 milioni di unità fa del Gruppo di Wolfsburg il primo nel mondo davanti a Toyota; il successo continuato negli USA; ed infine l’ipotesi ridondata da qualche Redazione sportiva di un approdo di Volkswagen o di un suo Brand alla Formula Uno: ipotesi da sempre rigettata da Ferdinand Piech ma in qualche modo “caldeggiata” da Winterkorn che, alla luce del sorpasso storico su Toyota del Gruppo da lui guidato,sembra quasi come l’uomo forte sul ponte di comando.

Gennaio 2015: inizia la Guerra dei lunghi coltelli dentro il Management VW.

Sembra quasi, appunto: da Gennaio 2015 il destino commerciale e strategico della “XL1” pur nella considerazione del suo profilo straordinariamente innovativo ed iconico sembra perdersi nel nulla. 

Inizia l’Annus Horribilis 2015 a Wolfsburg; che tuttavia non esplode al manifestarsi dello scandalo DieselGate a Settembre ma si apre con dichiarazioni e prese di posizione di Ferdinand Piechad inizio anno che apparentemente paiono incomprensibili sull’istante, sono apparentemente fuori luogo con i risultati operativi dell’anno fiscale 2014 comunicati da Winterkorn ma, dieci anni dopo l’agenda degli eventi del Dieselgate, trovano una motivazione ragionevole nel lavoro sotto traccia che da Maggio del 2014 l’Ente federale EPA ha avviato a stretto contatto di nuovo con la West Virginia University dopo che l’ICCT aveva trasmesso i risultati dei Test preliminari. 

Quei risultati  avevano mosso l’EPA ad avviare un processo verbale di contestazione contro Volkswagen fin dalla seconda metà  del 2014, contro il quale Volkswagen avrebbe eccepito chiamando in causa un difetto congenito delle rilevazioni di un Ente non Profit. 

Secondo le tracce storiche dell’inchiesta e dei suoi sviluppi, dunque, un Management staff di Volkswagen pagato decine di milioni di Euro ogni anno avrebbe avuto la geniale idea di rilanciare modello ping pong una risposta talmente puerile sperando con questa di chiudere la partita? E senza neppure, vista la esiguità del parco auto interessato dal software pirata, tentare almeno di richiamare nelle Officine, velocemente e in silenzio furbetto, se non altro i lotti di auto più giovani in termini di produzione, cercando almeno di arginare il problema evidenziando una soluzione di continuità per autotutela? Davvero l’intellighenzia di Volkswagen avrebbe partorito il topolino dalla montagna? No, è tutto incredibile. Deve esserci stato altro. In particolare nella serie di coltellate metaforiche tra Piech e Winterkorn tra quella ipotetica interlocuzione di metà 2014 tra EPA e Volkswagen e l’estate del 2015 in cui al culmine delle proteste e del braccio di ferro Piech si dimette dagli incarichi in Volkswagen: per proteggere una sua eventuale estensione dei capi di accusa di un terremoto in vista, o per indebolire l’azione di autotutela di Winterkorn rispetto alle mosse dell’Ente federale? Non credo che al CEO di Wolfsburg siano mancati gli Studi legali in grado di anticipare gli effetti ipoteticamente più nefasti conseguenti ad una sentenza di condanna federale negli USA, e non voglio credere che Winterkorn sia rimasto come le tre scimmiette metaforiche ad attendere il peggio. 

 

Che poi è arrivato ed è costato ad oggi almeno 25 miliardi di Euro tra interventi, risarcimenti e condanne. Possibile, tuttavia, che in tutto questo – tra la metà del 2014 e l’Estate del 2015 – la visuale di Ferdinand Piech sia stata talmente annebbiata dalla voglia di rivalsa su WInterkorn da aver atteso temerariamente o sottovalutato l’epilogo peggiore dell’indagine federale, esponendo Volkswagen alla mazzata economica, finanziaria e commerciale conseguente allo scandalo? 

No, è evidente. Come abbiamo spesso già fatto presente, il caso Dieselgate nasconde una premeditazione di parte o di entrambi gli attori coinvolti dall’una e dall’altra sponda di responsabilità; a mio avviso non è deflagrato per una imprudenza, una ingenuità del Management ma per subire volontariamente un danno – con lo scoppio dello scandalo – decisamente inferiore alla peste bubbonica che il “trust” del mercato commerciale del Diesel unito alla guerra dei Listini stava buttando su tutto il mercato auto da una decina di anni e soprattutto dopo il Crack Lehman. Rispetto al quale, continuo a spiegare da dieci anni, di una cosa sono sicuro per fede: senza la crisi Subprime non sarebbe scoppiato alcun Dieselgate; al contrario, come il crack Lehman, il Dieselgatesarebbe dovuto scoppiare ben prima. 

E di questo, un giorno Vi spiegherò, la regia è stata solo americana.  

Rimane, da un lato, il dispiacere di aver condannato alla fine prematura un gioiellino stupendo e davvero intelligente come la “XL1”. Rispetto alla quale Vi domando: pensate se il Dieselgatenon fosse mai nato, e se Volkswagen avesse potuto costruire una immagine vincente dentro una architettura di cui sarebbe stata la patrona indiscussa: motore a Gasolio piccolo ed efficientissimo, livelli di CO2 e di Nox infinitesimali, supporto Ibrido razionale ed affidabile. 

Pensate: anche senza le esagerazioni costosissime della “XL 1” da oltre 100.000 Euro, in quel 2013 aveva visto poco prima il Petrolio schizzare a 140 dollari al Barile, aveva affossato i Costruttori tradizionali fedeli all’Endotermico, quel 2013 aveva in fondo spinto il tema dell’elettrico puro dentro alla totale perplessità del Mass Market che al prezzo con cui aveva fino ad allora scelto una Ford Fiesta TDCi 5 porte poteva al massimo prendere una Renault Twizy; mentre al prezzo con cui poteva godersi una Mondeo SW full optional si sarebbe potuta al massimo garantire una “Nissan Leaf” grande come una Clio. Quanti se lo ricordano? Beh, ora chiudete gli occhi e pensate: senza Dieselgate, immaginate se Volkswagen avesse, che so, proposto una Golf 2015 con motore TDI 1600 e complemento Ibrido al prezzo (assolutamente stabilito di fantasia da parte mia) di 30.000,00 Euro contro i 19.500,00 di quella TDI 2.0 impallinata dal Dieselgate. 

E tutto questo contro la palude del mercato BEV: ma se davvero tutto fosse stato così, dove sarebbe oggi “quella” Volkswagen di prima del Dieselgate???

Pensateci. E forse anche Voi penserete, come ho pensato io a Settembre di dieci anni fa, che il Diesel doveva morire. Era l’unica possibilità per evitare che si uccidesse da solo.

Alla prossima puntata, se volete…

Riccardo Bellumori