Home Blog Pagina 65

BYD lancia la ricarica ultra rapida con il Flash Charging

Poco dopo aver annunciato in Cina la sua tecnologia di ricarica rapida da megawatt, BYD ha confermato che avrebbe portato la sua innovazione sul mercato globale. Autocar ci ha ora fornito i primi dettagli sulla rete, che punta a superare i Supercharger di Tesla in termini di velocità e ambizione.

Per rinfrescarvi la memoria, queste stazioni CC – dotate di portali a forma di T che ricordano le stazioni di servizio e consentono la ricarica su entrambi i lati dell’auto – permetteranno ai veicoli elettrici BYD e Denza compatibili di assorbire fino a 1.500 kW. In questo modo, possono ricaricare dal 10 al 70% (pronti a partire, sostiene l’azienda) in soli cinque minuti e dal 10 al 97% (praticamente una ricarica completa) in nove minuti. Questa promessa si estende anche ai PHEV dei marchi, anche se ovviamente quei veicoli si ricaricheranno a velocità inferiori.

Innanzitutto, ciò che BYD ha già dichiarato: introdurrà 6.000 di queste stazioni al di fuori della Cina nei prossimi 12 mesi, di cui 3.000 in Europa. Questo si aggiunge alle 5.000 già installate nel Regno di Mezzo, che dovrebbero espandersi fino a raggiungere ben 20.000 stazioni entro la fine dell’anno.

BYD descrive in dettaglio la rete globale di ricarica rapida da 1.500 kW: 6.000 stazioni al di fuori della Cina entro il 2027.

LA SFIDA A TESLA

BYD ha ancora una lunga strada da percorrere per raggiungere la base installata di Supercharger di Tesla, che ha superato gli 80.000 a livello globale. Un vantaggio che l’azienda ha dalla sua parte è che non ha bisogno di costruire caricatori negli Stati Uniti, dato che per le case automobilistiche cinesi non è ancora fattibile vendere auto in quel Paese.

Inoltre, la testata britannica riferisce che i caricatori saranno accessibili anche ai proprietari di veicoli elettrici non BYD e, almeno al di fuori della Cina, utilizzeranno la presa standard europea CCS2, già diffusa in Malesia. Secondo Diego Pareschi, direttore europeo per la ricarica di BYD, l’azienda collaborerà con partner terzi per installare stazioni Flash Charging in sedi già esistenti.

“Stiamo entrando in un mercato maturo [in Europa]. Non ha senso creare le proprie [sedi]. Le persone vogliono un’esperienza senza soluzione di continuità e con questo la otterranno”, ha affermato, aggiungendo che le stazioni porteranno il marchio Flash invece di BYD, poiché l’azienda vuole che la tecnologia “sia come l’USB: una cosa a sé stante”.

Per alleviare le preoccupazioni relative al fatto che un caricatore così potente possa causare un sovraccarico delle reti elettriche ovunque, le stazioni Flash Charging sono state configurate per consentire l’uso di sistemi di accumulo di energia in batterie (BESS) invece di attingere direttamente dalla rete. Le batterie possono essere ricaricate lentamente quando le stazioni non sono in uso, anche tramite energia solare. Tuttavia, proprio come con le stazioni BESS qui, ci si deve aspettare che le velocità di ricarica rallentino significativamente una volta che le batterie si esauriranno.

Sebbene le stazioni Flash Charging saranno aperte a tutti i veicoli elettrici, BYD vuole assicurarsi che le auto che supportano effettivamente la tecnologia possano entrare e uscire rapidamente senza essere rallentate da quelle che ricaricano più lentamente, e potrebbe introdurre una “tassa di congestione” in stile Tesla. “Stiamo ancora cercando un modo per disincentivare le persone che ricaricano a 50 kW. Dipenderà dal mercato, ma potremmo introdurre limiti di tempo con delle penali.”

Il primo modello a supportare la ricarica Flash potrebbe arrivare in Malesia molto presto: la Denza Z9GT, confermata per il nostro mercato, è stata appena lanciata in Europa con questa tecnologia inclusa. Vi piacerebbe vedere la ricarica ultraveloce anche da noi? Fatecelo sapere nei commenti.

Denza porta in Europa la Z9GT

Ci è voluto un po’ perché Denza arrivasse in Europa, ma finalmente è successo – e con intenzioni molto serie.

Il primo modello del marchio premium nel Vecchio Continente è l’ammiraglia Z9GT, una shooting brake elettrica e plug‑in hybrid dotata delle nuove batterie BYD Blade LFP di seconda generazione.

Lo specialista cinese delle auto elettriche ha introdotto rapidamente questa nuova tecnologia, che aumenta la densità energetica delle batterie del cinque per cento. Rispetto al precedente modello destinato al mercato cinese, il pacco batterie è passato da 100 kWh a 122,49 kWh, ottenendo un’autonomia WLTP di 600 km – più o meno in linea con i 630 km del modello precedente, misurati però con il ciclo CLTC, molto più permissivo.

Questo nonostante la Z9GT sia ora più potente. Mantiene uno schema a tre motori e trazione integrale, con il motore anteriore che eroga gli stessi 313 CV (230 kW) e 430 Nm. Tuttavia, i due motori posteriori ora producono ciascuno 422 CV (310 kW) e 400 Nm, per una potenza complessiva superiore di 191 CV (140 kW) e 100 Nm, raggiungendo l’incredibile cifra di 1.156 CV (850 kW) e 1.210 Nm.

Con questa configurazione, la Z9GT migliora di sette decimi lo 0‑100 km/h, completandolo in soli 2,7 secondi, con una velocità massima di 269 km/h. A fine anno arriverà anche una versione a trazione posteriore, con un’autonomia fino a 805 km.

Le prestazioni impressionanti si estendono anche alla ricarica, dato che l’auto debutta con la tecnologia BYD Flash Charging. Questa permette alla Z9GT di assorbire fino a 1.500 kW (!) da un caricatore rapido DC dedicato, consentendo una ricarica dal 10 al 70% (pronta per partire, dice BYD) in soli 5 minuti, e dal 10 al 97% (praticamente piena) in appena 9 minuti.

LO STILE UNICO

Questi risultati sono stati ottenuti grazie al sistema di trasporto ionico “FlashPass”, basato su tre innovazioni principali: una catodo a struttura multilivello ingegnerizzato direzionalmente (Flash‑Release), un elettrolita ottimizzato tramite AI per alta conducibilità ionica e mobilità rapida (Flash‑Flow), e una struttura multidimensionale dei siti di inserimento del litio per l’anodo (Flash‑Intercalate). Secondo BYD, queste tecnologie riducono significativamente la resistenza interna e quindi il calore, e sono il frutto di sei anni di ricerca e sviluppo.

Per ricaricare a queste potenze è necessario utilizzare le stazioni BYD Flash Charging – una rete proprietaria simile ai Supercharger di Tesla. Dopo averne costruite 5.000 in Cina, l’azienda punta a realizzarne 6.000 nel mondo nei prossimi 12 mesi, di cui 3.000 in Europa. Ogni acquisto include un anno di ricariche Flash gratuite, con sei mesi aggiuntivi per gli ordini effettuati prima di settembre.

Oltre alla versione elettrica, la Z9GT sarà proposta anche in variante Dual Mode (DM) plug‑in hybrid. Questa utilizza un motore benzina 2.0 turbo da 173 CV/320 Nm e tre motori elettrici meno potenti, per una potenza totale di 776 CV (570 kW) e 1.035 Nm. Lo 0‑100 km/h richiede 3,6 secondi, l’autonomia elettrica è di 203 km grazie alla batteria da 63,82 kWh, mentre l’autonomia complessiva è di 805 km. Anche questa versione supporta la ricarica Flash con gli stessi tempi, sebbene quasi certamente a potenze inferiori.

In linea con il suo ruolo di punta dell’offerta globale BYD, la Z9GT offre un ricchissimo pacchetto tecnologico: sterzo posteriore capace di far “camminare di lato” l’auto e ruotarla per parcheggi stretti, sospensioni pneumatiche DiSus‑A, freni carboceramici e uno spoiler posteriore attivo.

LUSSO TOTALE

All’interno troviamo pelle di alta qualità, inserti in legno leggermente fumé, sedili anteriori elettrici, riscaldati, ventilati e massaggianti con supporti laterali attivi che utilizzano la stessa aria delle sospensioni – un primato mondiale dichiarato. I sedili posteriori sono altrettanto ricchi di funzioni e includono poggiagambe estesi. Presenti anche un frigorifero integrato, tetto panoramico e climatizzazione quadrizona.

Il sistema infotainment da 17,3 pollici è affiancato da due display da 13,2 pollici per guidatore e passeggero, un head‑up display AR da 50 pollici e specchietti digitali opzionali. Non mancano Google Maps integrato, tre caricabatterie wireless Qi da 50 W (due davanti, uno dietro) e un impianto audio Devialet da 20 altoparlanti e 1.150 watt con Dolby Atmos. Le versioni elettriche offrono un bagagliaio da 495 litri (478 litri per la PHEV) e un vano anteriore da 53 litri.

Hyundai Ioniq in Cina: le concept Venus e Earth-4

Hyundai ha annunciato il lancio ufficiale del suo marchio Ioniq, interamente dedicato ai veicoli elettrici, in Cina, con l’obiettivo di rafforzare la propria presenza nel più grande mercato mondiale dei veicoli elettrici (EV). Attualmente, l’azienda sudcoreana commercializza in Cina due modelli EV: la Ioniq 5 N e la EO (nota anche come Elexio), mentre gli altri modelli della gamma locale sono la Palisade a benzina e la Elantra N.

In concomitanza con l’annuncio, Hyundai ha svelato due concept sviluppati per la Cina chiamati Venus ed Earth. Entrambi non solo evidenziano la prontezza dell’azienda per il mercato cinese dei veicoli a nuova energia (NEV), ma servono anche a introdurre una convenzione di denominazione dei modelli per il Paese, poiché i futuri modelli Ioniq prenderanno il nome dai pianeti.

Se vogliamo essere poetici, si dice che i clienti rappresentino il “sole” e i veicoli siano i “pianeti” che orbitano attorno ad essi. Insieme, costituiscono ciò che l’azienda chiama “l’universo Ioniq”, ovvero un ecosistema di mobilità più ampio su misura per i clienti locali. Le tecnologie presentate includono sistemi di guida autonoma sviluppati con partner locali, come i veicoli elettrici a autonomia estesa (REEV).

Lancio del marchio Hyundai Ioniq in Cina: concept Venus e Earth – 2 Lancio del marchio Hyundai Ioniq in Cina: concept Venus e Earth – 3
“A partire dalle due concept car svelate oggi, continueremo a presentare prodotti che riflettono una profonda comprensione dei clienti cinesi e il nostro sincero impegno nei confronti di questo mercato. Basandoci sui principi intransigenti di Ioniq in materia di sicurezza e qualità di livello mondiale, introdurremo presto modelli di produzione che combinano perfettamente le esperienze di guida intelligente e di abitacolo intelligente richieste dai consumatori cinesi”, ha affermato Li Fenggang, presidente della Beijing Hyundai Motor Company.

E allora, cosa dire dei concept? Ebbene, la Venus viene definita una “berlina iconica” che si ispira alla “bellezza senza tempo del pianeta più luminoso”. Rifinito in Radiant Gold, questo concept dall’aspetto futuristico presenta una silhouette distintiva a curva unica e un tetto con struttura a telaio, mentre gli interni sfoggiano tonalità calde e un’illuminazione d’atmosfera a più livelli per evocare l’atmosfera luminosa di Venere. È presente anche un ampio display widescreen e c’è un avatar chiamato “Lumi” che interagisce con i passeggeri.

Per quanto riguarda la Earth, viene definita un “potente SUV” che incarna la “vitalità e l’equilibrio biologico del nostro pianeta natale”. Questo concept, verniciato in Aurora Shield, vira maggiormente verso il regno del fuoristrada, con piastre di protezione e bulloni a vista che costituiscono gli elementi di spicco del design su una forma fortemente scolpita con molti spigoli vivi.

INTERNI E TECNOLOGIE

All’interno, l’Earth presenta sedili “air-hug” in cui i passeggeri sono sostenuti da morbidi moduli d’aria, mentre l’illuminazione d’atmosfera imiterebbe le ombre degli alberi e qualsiasi cosa sia la “shy-tech” per un ambiente più sereno. Come per la Venus, l’Earth invita molta luce naturale nella sua cabina, che ha anche un proprio avatar divertente; questo si chiama “Aero”.

È probabile che i concept Venus ed Earth finiscano per diventare veicoli elettrici di serie, anche se l’azienda non lo ha dichiarato esplicitamente nel suo comunicato. Secondo CarNewsChina, Hyundai svelerà il suo primo modello Ioniq di serie progettato per la Cina al prossimo Salone dell’Auto di Pechino alla fine di questo mese. Nei prossimi tre anni, il marchio prevede di introdurre una gamma di modelli EV e REEV che copriranno i segmenti medio-grandi in vari stili di carrozzeria.

Caro Dealer adotta un Fleet Manager: le Piccole Imprese ti seguiranno per sempre

Essere piccoli Imprenditori oggi è davvero un problema, ma non solo davanti al bancone di lavoro o dietro la scrivania delle pratiche burocratiche e di contabilità.

Oggi il piccolo imprenditore italiano, ovvero “Microfleet” (cioè quella tipologia di titolare/fruitore di auto da un minimo evidentemente di un mezzo ad un massimo di cinque/sei), è un soggetto imprenditoriale e fiscale bersaglio del più fenomenale fuoco di tiro incrociato di difficoltà e rischi degli ultimi tempi. 

Sopra di lui la liquidità imprevedibile del momento storico, intorno a lui la eventuale serie di collaboratori con il corollario di beghe gestionali, obblighi, adempimenti e sanzioni. Davanti a lui il piccolo Imprenditore ha il parco clienti con problematiche sempre più impellenti e rapporti di pagamento sempre più problematici. 

 

Non tocchiamo il lato del credito, dove le porte sbattute in faccia sono pesanti tanto quanto l’inasprimento progressivo delle condizioni finanziarie per fidi e prestiti; e superiamo per un attimo l’unico vantaggio apparente arrivato all’orizzonte: quell’Iperammortamento legato agli automezzi categoria “N1” (Autocarro) che però esclude le Partite Iva a contabilità forfettaria (che con le nuove Partite Iva individuali copre ormai quasi la metà delle nuove imprese accese al Registro ed in Camera di Commercio).

Ma il problema è “dietro” la schiena del povero piccolo Imprenditore individuale, dello Studio Associato, della Srlunipersonale, della piccola Soc. Cooperativa, o della microimpresa artigiana o di servizi: costi in aumento solo e sempre.

Anche il costo di gestione del patrimonio “auto” è sempre più critico tra tassazione, gestione, svalutazione, sostituzione. 

E ovviamente non c’è solo l’aspetto della gestione ordinaria, ma l’aumentare delle incognite e delle condizioni eccezionali incrementa il ventaglio delle operazioni straordinarie; quelle che, insomma, si vengono a configurare o a surroga di una serie di operazioni ordinarie “inevase” – molto spesso per mancanza di liquidità – oppure a seguito di modifiche ineluttabili ed impreviste su programmi di lavoro, tragitti, modalità di sfruttamento dei mezzi.

Mezzi che ovviamente possono aver avuto origine presso uno specifico Dealer, sia come mezzo a Noleggio sia come contratti di acquisto

La fonte di approvvigionamento dei piccoli o micro imprenditori rimane infatti il Punto vendita di territorio, la Concessionaria del Dealer o del Network di zona dove si instaura il contatto con cui si finalizzano acquisti e noleggi. Sono paradossalmente aumentati i clienti potenziali di target “micro” che si iscrivono nella lunga lista dei titolari di mezzo aziendale o strumentale, e il loro riferimento è in prima battuta è il classico Dealer: qui il “microfleet” ripete e rinnova la fedeltà di marca, qui verifica il valore plausibile per la sua permuta, qui valuta diverse opzioni contrattuali per comprare o noleggiare; ed ovviamente nella natura di strutture moderne e qualificate qui il Cliente P.Iva fa conoscenza con il servizio di aftersales e saggia il “Just in Time” della disponibilità Ricambi, la precisione e cortesia dell’Officina e dell’Accettazione, la capacità del Customer Care (Courtesy Car, prenotazione tagliandi)…E poi, magicamente, il Cliente Partita Iva si sveglia, e il sogno finisce.

Si, non è una barzelletta. Mi ricordo benissimo dei miei trascorsi in Concessionaria, dove persino per il Cliente “minifleetBusiness” era stata cucita su misura la soluzione del Noleggio Captive da Concessionaria. Mi ricordo benissimo le storie e i voli pindarici: tagliandi prenotati e recall telefonico dedicato, ponte in Officina dedicato e sempre libero, Auto di cortesia pronta al servizio.

Dentro la Concessionaria i Clienti non sono tutti uguali: e la P.Iva rende sempre di più

Fesserie, o pippe mentali, fate Voi. Dico in piena responsabilità che nella mia esperienza nulla di quanto elencato era davvero fruibile se non la “courtesy Car” compresa ovviamente nella rata del Noleggio.  

Invece, già al tempo, un servizio dedicato al Piccolo Imprenditore “micro” e minifleet avrebbe consentito non solo di aumentare carichi di lavoro di officine e di aumentare la rotazione del magazzino Ricambi ma avrebbe anche consentito un potenziale accesso del Cliente Fleet a pacchetti e servizi all’epoca impensabili per il Cliente Privato come polizze assicurative personalizzate – P.A.I. e Kasko -, Fuel Card ed altro.

Se mi sono soffermato su questi passaggi chiave del “mio” passato di commerciale a contatto con i Fleet e ripercorrendo un poco anche la “saga” dei servizi Fleet di concessionaria, è perché al confronto con “ieri” la dimensione dei servizi e prodotti ai quali un Dealer serio e mediamente organizzato può accedere ragionevolmente oggi (moltiplicata per il numero dei soggetti potenzialmente da coinvolgere tra i micro ed i minifleet di un comune portafoglio Clienti di concessionaria) renderebbe davvero interessante e remunerativa persino una parziale riorganizzazione delle risorse umane dedicate.

Partiamo dalla scansione ideale dei servizi globali di mobilità, Service e consulenza di cui un micro-minifleet può aver bisogno – avvantaggiandosene – nell’utilizzo di un’auto:

G)..Utilizzo prevalente (acquisto, Leasing o Noleggio) o sporadico (Courtesy Car, Sharing);

H)..Servizio di Manutenzione Ordinaria e Straordinaria programmata e personalizzato;

I)…Gestione delle risorse destinate all’utilizzo del/dei mezzo/mezzi (Utilizzatori), loro formazione e monitoraggio;

L)..Tracking e registrazione delle fasi di gestione e movimentazione dei mezzi, tempi di utilizzo, tempi di fermo tecnico, disponibilità just in Time di Ricambi e servizi di manutenzione ed intervento, predittività delle fasi di manutenzione, taratura Adas, etc..;

M)..Monitoraggio consumi, eventualmente gestione risorse di ricarica elettrica, definizione di eventuali esigenze infrastrutturali (WallBox, colonnine individuali domestiche o presso l’Azienda);

N)..Gestione fornitori carburanti (Fuel Card) e Utilities (contratti di fornitura elettrica);

O)..Verifica, implementazione sistemi e servizi ADAS;

P)…Eventuale esigenza di implementazione, trasformazione, riconversione del mezzo in uso secondo le facoltà previste nel diritto di utilizzo (conversione a Gas/GPL, trasformazione mediante Kit Retrofit elettrico, immatricolazione N1, etc…).

Rileggete bene tutto, cari Dealer: su un numero “N” di Vostri Clienti Partita Iva micro o mini Fleet le OTTO voci da G) a P) sono – singolarmente, per gruppi o complessivamente – esigenze che toccano tutti loro nel ciclo di vita ed utilizzo di un mezzo. Ma non basta, perché su tutto prevale un “prima” ed un “dopo”. Il Prima?

A)..Selezione e valutazione del /dei mezzi di cui dotarsi secondo omologazione, tipologia, corpo vettura, motorizzazione od alimentazione, marca e modello, allestimento presente o da realizzare con check finanziario e del rating creditizio del Cliente Fleet;

B)..Contratti assicurativi dedicati e personalizzati, Fuel Card, Servizi di Emergenza;

C)..Definizione del carico di utilizzo, del chilometraggio previsto, delle turnazioni, dell’impiego prevalente e del tipo di assegnazione in base a criteri funzionali e fiscali;

D)..Contrattazione relativa ed eventuale valore da assegnare a permuta;

E)..Eventuale definizione dei Punti Assistenza e dei Centri Ricambi prevalenti nel ciclo di utilizzo del/dei mezzo/i e definizione dei budget di esercizio.

F)..Ricerca del miglior assetto di mezzi e personale in relazione alla ottimale gestione fiscale e patrimoniale del parco mezzi.

Fossi un Dealer maturo e interessato a crescere, ci penserei un attimo

Se tutto questo Vi spaventa, nella serie di relazioni e voci di consulenza di cui il Cliente P.Iva ha esigenza nel corso del suo rapporto con la Concessionaria, non dimenticate il “dopo” che significa essenzialmente gestione ed eventuale remarketing del mezzo e dei mezzi usurati in riconsegna, e la riapertura di un nuovo rapporto creditizio con la Captive Bank o con un qualunque Istituto di Credito.

E se tutte queste voci, queste esigenze con i relativi step e scadenze da calendarizzare fossero affidati alla gestione di un professionista commerciale capace di creare con il portafoglio Clienti Fleet una linea di interazione e rapporto che vada ben oltre la Customer Satisfaction in esperienza di acquisto; 

e se dunque la Concessionaria si dotasse di un professionista capace di gestire il prima, il durante ed il dopo delle necessità professionali dei Clienti micro e mini fleet? 

Si, lo so: significherebbe dotarsi di un commerciale prevalentemente dedicato al Cliente aziendale ma supervisore ben oltre le fasi di selezione e vendita di mezzi aziendali. Significherebbe creare dentro la Concessionaria un professionista dotato non solo di un “ERP” per la gestione informatizzata dei rapporti commerciali ma di un vero e proprio “cruscotto” di servizi, risorse e funzioni di controllo in grado di rappresentare concretamente il “Fleet Manager” di quella dimensione di Clienti che molto spesso, ancora, non hanno la dimensione critica per dotarsene di uno proprio dentro l’Azienda; significa anche costruire un livello superiore di fornitori in termini di funzionalità e servizi energetici, telematici, di tracking e di gestione informatizzata di una Flotta. Ma non è impossibile.

Fossi un Dealer capace e interessato a sviluppare il Business, ci farei un pensierino.

Riccardo Bellumori

Nuovo Cupra Raval 2026: Foto e Dati Tecnici

Le vendite del nuovo Cupra Raval inizieranno in Europa nell’estate del 2026. Il prezzo indicativo della versione base è di 26.000 euro.
Il marchio spagnolo, parte del gruppo VW, ha presentato nel settembre 2021 un concept chiamato UrbanRebel; la show car omonima, più vicina alla versione di serie, è apparsa nell’estate del 2022. La versione pre-serie è stata presentata dalla società nella primavera del 2023, quando è stato reso noto anche il nome della futura novità di serie: Cupra Raval. Ora questa hatchback a cinque porte con “interni” completamente elettrici è stata svelata nella sua interezza.

Nella foto: Cupra Raval
Ricordiamo che Raval prende il nome da uno dei quartieri di Barcellona (Spagna). La lunghezza fuori tutto della berlina di serie è di 4046 mm, la larghezza di 1784 mm, l’altezza di 1518 mm, mentre l’interasse è di 2600 mm. Il volume del bagagliaio è di 441 litri. Alla base della novità c’è la piattaforma MEB+, i parenti più stretti della Cupra Raval saranno la Volkswagen ID. Polo e la Skoda Epiq (le loro versioni di serie non sono ancora state presentate).

DESIGN E INTERNI

La Cupra Raval presenta fari anteriori affusolati e obliqui con tre triangoli a LED come motivo, sagomature espressive che attraversano il cofano e una massiccia presa d’aria nella parte inferiore del paraurti anteriore. Di profilo si possono notare i cerchi originali (da 19 pollici per la versione top VZ Extreme), gli specchietti esterni standard e le maniglie delle portiere a scomparsa. La parte posteriore è impreziosita da un diffusore, uno spoiler nella parte superiore del portellone e un “monofaro” con il logo del marchio illuminato al centro.

L’abitacolo della hatchback è progettato per cinque passeggeri, i sedili sono rivestiti in tessuto (per la Raval VZ Extreme sono previsti sedili anteriori sportivi avvolgenti), sono previsti l’illuminazione e decorazioni vivaci. Davanti al conducente si trova un volante a tre razze con bordo troncato e pulsanti fisici, mentre dietro di esso è posizionato un quadro strumenti virtuale con diagonale di 10,25 pollici.

Al centro del cruscotto è installato il tablet del sistema di infotainment, con una diagonale di 12,9 pollici.

MOTORI E DATI TECNICI

La nuova elettrica del marchio Cupra è disponibile in quattro versioni: Raval, Raval Plus, Endurance e VZ. Le prime due sono dotate di una batteria di trazione al litio-ferro-fosfato con una capacità di 37 kWh, mentre alle altre viene offerta una batteria al nichel-manganese-cobalto con una capacità di 52 kWh. La potenza massima del motore elettrico posizionato sull’asse anteriore è di 116 CV nella versione base, di 135 CV nella versione Plus, di 211 CV nella Endurance e di 226 CV nella VZ.
L’autonomia massima approssimativa delle versioni Cupra Raval con la batteria di trazione “più piccola” è di 300 km con una sola ricarica (secondo il ciclo WLTP), mentre nella versione top di gamma VZ è di circa 400 km. La versione con la maggiore autonomia è l’Endurance, con un’autonomia stimata di circa 450 km senza ricarica.

Tra i concorrenti sul mercato europeo, la nuova Cupra Raval dovrà vedersela con la Renault 5, mentre la versione hot hatch con l’aggiunta VZ dovrà competere con l’Alpine A290. Si sa che le vendite della Cupra Raval inizieranno nell’estate del 2026, mentre i prezzi esatti saranno resi noti in seguito. Per ora l’azienda ha solo fatto sapere che il costo della versione base sarà di circa 26.000 euro.

Nuovo Xpeng Mona L03: Anteprima

Il nuovo Xpeng Mona L03 è pronto al debutto globale.

Nella banca dati elettronica del Ministero dell’Industria cinese è emerso il secondo modello della gamma economica Mona di Xpeng: un crossover elettrico con codice L03, che ha buone possibilità di superare il successo della station wagon Xpeng Mona M03.

La liftback Mona M03 è stata lanciata sul mercato cinese nell’agosto 2024 come il modello più accessibile di Xpeng, mentre l’azienda si posiziona in generale come produttore di auto elettriche premium e ibride plug-in. In Cina i prezzi della Mona M03 partono da 119.800 yuan: si tratta di un prezzo molto conveniente per una berlina elettrica di medie dimensioni con un equipaggiamento di base molto ricco. Non sorprende che la Mona M03 sia diventata immediatamente un successo: lo scorso anno ha registrato vendite per 175.689 unità (dati di CnEVPost), pari al 41% del volume totale delle vendite di Xpeng nel 2025.

DATI TECNICI E MOTORI

La scorsa settimana in Cina è stata messa in vendita la versione aggiornata della Xpeng Mona M03 (i prezzi sono rimasti invariati): alla station wagon è stato integrato il nuovissimo sistema di guida autonoma Turing AI e sono stati aggiornati gli altri componenti elettronici di bordo, è stata leggermente migliorata l’ergonomia dell’abitacolo, è stata modernizzata la sospensione (aggiunti ammortizzatori adattivi) ed è stata aumentata l’autonomia con una singola ricarica. Ora si prepara al debutto il secondo modello della linea Mona: il crossover L03.

Il crossover Xpeng Mona L03 è probabilmente costruito sulla stessa piattaforma della liftback; il suo unico motore elettrico è posizionato sull’asse anteriore, ma è più potente di quello della berlina: 183 kW (249 CV) anziché 160 kW (218 CV). La lunghezza complessiva del crossover è di 4650-4672 mm a seconda della versione, la larghezza è di 1920 mm, l’altezza è di 1600 mm, il passo è di 2850 mm, i cerchi di serie sono da 18 o 20 pollici. La velocità massima è di 180 km/h. Il peso a pieno carico è di 2295 kg. Per ora queste sono tutte le caratteristiche tecniche note.

Tesla Model 3 Standard: tutti i PRO e CONTRO dalla prova

La Tesla Model 3 Standard è la più economica di sempre e promette di sfidare anche le vettura di segmento superiore con una dotazione assolutamente completa.

SOS Aftermarket: in Italia mancano norme di tutela e crescita

Se nel settore auto il mondo dell’Aftermarket (o meglio, dell’Aftersales) starnutisce, il comparto della vendita di auto e dei servizi associati rischia subito la polmonite. 

L’Aftersales che comprende la produzione, la distribuzione e l’installazione di ricambi, oltre ai servizi di manutenzione — sta attraversando una delle fasi più critiche della sua storia. Anche perché ha una valenza “doppia” in ambito merceologico visto che dal lato del Service propone una contrapposizione tra OEM e Indipendenti; che sul versante componentistica mette in confronto produzione nuova di OEM e IAM oltre al mondo della Rettifica e della Rigenerazione (e con sempre più crescente interesse per la Stampa 3D); e che sul fronte dell’offerta e servizi copre la produzione del nuovo e la manutenzione del Parco Auto usato circolante in tutto il mondo, e dunque in Europa ed Italia.

Un mondo che, non dimentichiamolo, impiega tante risorse lavorative sia sul front office (servizi e prodotti per l’utente automobilista finale) sia sul back Office (progettazione, produzione e distribuzione di apparati e tecnologie necessarie per produrre componenti ed erogare servizi di postvendita). 

Senza dimenticare il peso della logistica e della ottimizzazione dei flussi che mettono in comunicazione migliaia di centri di produzione sparsi un po’ in tutto il mondo con altrettante migliaia (o centinaia di migliaia) di siti che ne alimentano la domanda.

Un universo che per diverso tempo si è mostrato spesso anticiclico rispetto all’andamento delle immatricolazioni di auto nuove, perché con la sua valenza di effetto anche sull’usato ha “bilanciato” con la manutenzione di questo la riduzione nella domanda di Supply chain per la produzione di nuovo.

Le statistiche camerali e di settore individuano almeno 2.100 imprese dedicate alla componentistica, ma se posso permettermi la stima è molto per difetto. Mancano infatti:

 

-La dimensione della gestione del Ricambio usato: Network di Autodemolitori da un lato per la fornitura del ricambio usato agli autoriparatori; e dall’altra parte manca la rappresentanza di rigeneratori e Rettificatori;

– La dimensione dell’Autoriparazione: Officine, Revisioni, Carrozzerie, Installazioni Impianti;

– La dimensione dell’Utensileria e dei macchinari, inclusa la parte di Data management e delle soluzioni informatiche.

Anche in Italia dunque, nonostante l’emigrazione all’estero di tantissime realtà che si sono insediate nelle zone a minor costo produttivo, ancora oggi uno tsunami legato al settore dell’Aftermarket/Aftersales sarebbe più catastrofico e pesante della crisi che dal Crack Lehman ad oggi ha tagliato quasi la metà degli Shoowroom che si potevano contare sul territorio nel 2007. 

All’epoca l’emorragia fu in gran parte sedata dalla riorganizzazione delle strutture di vendita sul territorio, dal passaggio degli agenti di vendita ad altri settori di mercato, e da una minima fruizione dell’e-commerce. Nei fatti, poi, subentrò nell’azione di vendita anche il mondo parallelo dei Noleggiatori.

Ad ogni Specializzazione merceologica un problema specifico

Ma come affrontare un crollo del settore Aftermarket legato, magari, ad una crisi di risorse finanziarie, materiali ed organizzative? Perché il mondo dell’Aftersales e dell’industria meccanica soffre di condizioni cruciali e sovrapposte:

​-La crisi dei grandi Committenti: Germania, Francia, Stati Uniti sono da sempre ottimi clienti dell’industria italiana;

– I Dazi e Superdazi entrati rocambolescamente in auge e che pesano sul conto economico;

– Ovviamente le guerre e i blocchi alla circolazione delle merci;

– I costi energetici e il rischio austerity.

E ciascuno dei tre “assi” portanti dell’Aftemarket – Aftersales ha attualmente un problema congiunturale discriminante:

– La produzione di componentistica soffre della crisi delle materie prime e della catena di subfornitura mediante la quale diversi apparati sono dotati di elementi derivanti da mezzo mondo: dunque i nostri componentisti oggi pagano il rischio magazzino in modo pesante;

– La produzione di Software e sistemi di gestione vive l’incognita IA e il rischio che questa renda obsolete molte delle soluzioni nate e gestite in Italia;

– La produzione di utensileria e macchinari per contro vive da almeno un decennio l’irruzione sul mercato di ottima produzione a basso costo asiatica;

– C’e’ poi il problema dell’autoriparazione: Know How, passaggio generazionale e dimensioni critiche sono l’aspetto chiave per una trasformazione;

– Infine non dimentichiamo la questione logistica: Distributori Ricambi e Placche territoriali hanno bisogno di volumi di vendita e di ordinativi alti per campare…

La sopravvivenza dei player dipende non solo dalla capacità di integrare servizi digitali, investire in competenze aggiornate e ottimizzare la logistica dei ricambi – in un’ottica di sostenibilità ambientale e operativa – ma anche dalla vitalità del business e del fatturato. E già diversi “crack” (non ultimo quello di First Brand Group, in America, ma di tanti altri in Europa) sono allarmanti, ma la situazione potrebbe peggiorare. La tenuta del “sistema Italia” non si può più appellare solo alla vecchia soluzione del “ridurre la polverizzazione”: concetto vecchio, insulso e superato, perché in 15 anni anche per esperienza diretta Vi dico che:

– Per la distribuzione Ricambi il 40% circa dei dettaglianti retail e i piccoli rivenditori di Ricambi sono scomparsi lasciando un piccolo posto ai piccoli Centri territoriali di Ricambi Originali di Brand importanti; le operazioni di virtualizzazione e comunione virtuale di magazzini, di M&A, di creazione di consorzi e di Centri di Distribuzione posti al livello superiore del dettagliante al contrario sono aumentate così come il numero di operatori a metà tra Dettaglio e Grossista multi area. Sono proprio questi operatori oggi a rischiare di più un peggioramento degli indici socioeconomici;

– Per l’area dell’Autoriparazione lo shock sistemico si è già avuto tra il 2012 ed il 2020 con il Lockdown, eppure le strutture territoriali sopravvissute e dunque mediamente più forti del passato non hanno sufficiente massa critica per superare indenni – tutte – il peggioramento delle situazioni di guerra;

– Per l’area della produzione, rigenerazione e trattamento fisico della componentistica invece siamo già all’allerta di sistema. Ed è già ora che a partire da qui non si ragioni solo in termini di buona volontà ma di supporto normativo nazionale e governativo per favorire ancora operazioni di M&A tra operatori nazionali, per l’accesso al credito e per la promozione del Made in Italy manifatturiero all’estero. Come inizio, sperando che basti.

Riccardo Bellumori