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Nuova Renault Duster: Dacia sei tu?

Il mercato principale e di debutto per l’alternativa Duster sarà l’India, dove ne avvieranno la produzione. Lì il SUV sarà disponibile sia con motore a combustione interna che in versione ibrida. Successivamente, le auto prodotte in India saranno esportate.

Già nel 2024, Renault e Nissan hanno annunciato un paio di nuovi crossover affini, destinati al mercato indiano. All’epoca i nomi delle auto non erano stati rivelati, ma i media locali specializzati hanno subito ipotizzato che il SUV Renault sarebbe stato il prossimo Duster, mentre per il SUV Nissan, come riportato all’epoca, il nome Terrano non sarebbe stato ripreso.

Gli indiani avevano ragione: il nuovo SUV del marchio giapponese è stato chiamato Tekton, il suo aspetto è stato svelato nell’ottobre dello scorso anno (la presentazione ufficiale è prevista per febbraio). Oggi in India è stata presentata la nuova Renault Duster. Ricordiamo inoltre che in questo Paese era presente solo la prima generazione di Duster, mentre sul mercato globale è già presente il “terzo” crossover. Per l’India, il SUV sarà prodotto localmente, insieme al fratello Nissan (anche i vecchi Duster e Terrano erano prodotti dallo stabilimento indiano). La Renault Duster globale è prodotta in Turchia.

A sinistra: la nuova Renault Duster globale prodotta in Turchia, a destra: il modello per l’India.
La nuova Duster indiana ha un design proprio. Il crossover ha paraurti originali. I fari dell’auto indiana hanno una forma simile, ma il contenuto dei diodi è diverso. Anche i fanali posteriori sono stati modificati e sono collegati tra loro da una striscia luminosa, sotto la quale è posizionata un’inserto nero. Infine, nella parte anteriore del crossover indiano spicca la scritta con il nome del modello (nel Duster globale è presente il nome del marchio).

EVOLUZIONE DELLA SPECIE

Nonostante l’aspetto diverso, le dimensioni della Renault Duster destinata al mercato indiano sono complessivamente le stesse del crossover di produzione turca. La lunghezza è di 4343 mm, la larghezza di 1813 mm, l’altezza di 1659 mm e il passo di 2657 mm. L’altezza da terra dichiarata è di ben 212 mm. Il volume del bagagliaio è di 518 litri.

INTERNI E TECNOLOGIE

Se nell’abitacolo della Duster “mondiale” è installato un tablet multimediale indipendente, nella versione “indiana” il touchscreen è integrato nel cruscotto virtuale. È stato dichiarato che il display centrale ha una diagonale di 10,1 pollici, il sistema multimediale dispone dei servizi Google e ha ricevuto da Google anche l’assistente Gemini basato sull’intelligenza artificiale. Nelle versioni iniziali è presente uno schermo da 7 pollici, mentre nelle versioni più costose è da 10,25 pollici.

Nell’elenco delle dotazioni delle versioni più ricche della Renault Duster indiana figurano anche:

Mystery Shopper: quella simpatica spia in Autosalone. Quanto è importante ancora oggi?

Era un poco il rito di iniziazione degli “apprendisti” venditori dentro gli Autosaloni, fino ad una ventina di anni fa: appena “assunti” (parola strana, nel Paese con lo Statuto dei Lavoratori più rigido, garantista e sindacalizzato d’Italia: all’epoca, ma anche oggi, i venditori di Concessionaria erano contrattualizzati come professionisti autonomi con mandato Enasarco, vincolati come subordinati a presiedere una Scrivania per almeno otto ore al giorno e come minimo per sei giorni alla settimana, ed infine rassegnati a svolgere mansioni dequalificate come operai per movimentare automobili, a volte consegnarle al Cliente, e persino affiancare i visitatori durante gli Open Weekend nei test su strada. 

Ah, aggiungo io, anche sturare un cesso con tanto di ventosa e guanti per – non ho mai saputo bene –chissà quale sorta di incaglio organico emesso da un visitatore domenicale evidentemente imbarazzato di stomaco. Ebbene si, a me è capitato anche questo. Eh, quando si dice l’abnegazione.

Ah, il rito iniziatico? Certo, eccolo spiegato in breve: una volta inseriti nella Forza Vendite, di quelle dure e pure come c’erano solo una volta, il giovane “Stagista” (giuro, venivamo anche chiamati così, e devo ancora realizzare se la presa per i fondelli fosse verso di noi o destinata a chi pronunciava questo termine negli Uffici del Personale) veniva addestrato solitamente nelle operazioni di concetto ed alta professionalità che costituivano la vita negli Autosaloni “in relazione alla contingenza lavorativa ed alle nuove e pervenute esigenze del mercato”: muovere le auto nuove decerate presso le aree di targatura e consegna; spostare le eventuali vecchie auto permutate e destinate alla rottamazione aggiornando i registri di carico e scarico; presidiare i Saloni come “greeters” (altro termine stra abusato nell’epoca ma privo di un senso) rivolti ad accogliere il pubblico e spiegare “senza impegno” le diverse auto esposte. 

E poi, terminato il necessario training sulle piattaforme Web e di CRM necessarie, rimaneva un altro gradevole compito che più spesso i Direttori Vendite, o Marketing, commissionavano ai giovani arditi, fin tanto che non fossero diventati a tal punto pubblici e noti da poter essere riconosciuti: l’attività di “Myster Shopper”. 

Pensate mi ci sono voluti più di vent’anni per avere una conferma lapidaria: e cioè che i miei Direttori Commerciale e Vendite di una ventina di anni fa, presso la primaria Concessionaria nazionale di un marchio anglo/tedesco/statunitense presso cui prestavo servizio erano certamente, e probabilmente sono rimasti, due straordinari coglioni, inadeguati totalmente al ruolo, al mercato ed agli obbiettivi che evidentemente millantavano di poter conseguire.

Il motivo? È che con le decine di escursioni “sotto mentite spoglie” in cui ho a vario titolo scandagliato almeno una quarantina di Concessionarie – sia di Marca omologa a quella che io stesso promuovevo sia di marchi concorrenti – le uniche richieste espresse dalla cosiddetta alta Direzione aziendale erano semplicemente legate alla evidenza delle scontistiche applicate o delle condizioni finanziarie di tassi ed anticipi. 

Tutto questo senza allertare o sensibilizzare il delegato al Mistery sulla opportunità di recepire, tradurre, codificare e trasmettere alla propria azienda la espressione di elementi, requisiti e contesti legati non solo alle “cifre” ma anche alle condizioni ambientali, fisiche, logistiche e persino sensoriali attraverso le quali nel Punto vendita in “analisi” si svolgeva la trattativa. 

Perché, in estrema sintesi, il “Mystery” armato da una Direzione aziendale davvero efficace e strategica dovrebbe avere una sola precisa commissione a due livelli da svolgere: il primo livello è captare tutti gli elementi vincenti di una organizzazione concorrente al fine di poterli eventualmente importare, tradurre e personalizzare – ove opportuno – nella propria; ed allo stesso tempo, al secondo livello, il perfetto “Mistery” deve avere la sensibilità, il sesto senso, e la scaltrezza di convogliare l’interlocutore in ogni possibile ed eventuale “Cul de sac” nel quale verificare e misurare le possibili criticità del concorrente in base alle quali costruire le contromosse più idonee. 

Tutto qua, e sono sicuro che tutti Voi che leggete siete ovviamente d’accordo; e converrete con me che sprecare la “segretezza” di una risorsa solo perché “dall’altra parte” (nel Management) convivono soggetti approssimati od impreparati alla visione strategica più opportuna per muovere le stesse risorse, è una vera stupidaggine. 

E dunque anche a me, che pure ho affrontato ore di traffico e di spostamenti per recarmi nei diversi “target” da analizzare per rendere tuttavia informazioni parziali e minimaliste, è venuto nel tempo il rammarico di aver sprecato tempo e dedizione per portare indietro, presso e dentro di me, ogni possibile elemento o novità in grado di accrescere la mia coscienza professionale e commerciale. 

Perché il buon “Mistery” in fondo è un po’ come il famigerato ed ignoto “Esploratore” della vecchia Guida Michelin. Ve la ricordate o ne avete mai sentito parlare? Fino a un po’ di anni fa, quando le recensioni sul Web erano pura fantascienza e nessun account farlocco si divertiva a moltiplicare recensioni su locali pubblici negli “appositi Siti”, la liturgia dell’ispezione di un inviato di Guida Michelin (o Gambero Rosso, fate Voi) presso un Ristorante era una sorta di forca caudina che tutti i gestori non solo paventavano ma alla fine auspicavano, dato che l’arrivo di una valutazione di testate prestigiose era un attestato di importanza per il locale. 

Per inciso, i tanti “Chef” che Vi tartassano con decine e decine di programmi di culinaria non fanno altro che riproporre, al tempo della TV digitale, lo stesso profilo di indagine: raggiungono il locale individuato, svolgono sopralluoghi e presa visione della location, degli arredi e dell’ordine; e poi interloquendo con il personale ordinano secondo criterio. 

Non è forse, con un solo distinguo, quello che hanno fatto per anni gli inviati di Guida Michelin? Il distinguo è ovviamente quello dell’anonimato, che i mitici “Chef” possono trascurare a vantaggio della sceneggiatura delle diverse puntate al fine di dare loro un poco di “pepe”. 

Ebbene, il Mistery di Autosalone altri non è che la versione automobilistica dell’assaggiatore di Guida Michelin: assume un mandato, raccoglie informazioni salienti sul soggetto da ispezionare, gli fa visita; osserva e registra l’ambiente esterno, l’arredamento interno e le vetrine, le informazioni pubblicitarie, la disposizione delle auto in esposizione. Dopo di che si concentra sul personale, cercando di estrapolare da ogni addetto un quadro di insieme fisico, comportamentale, dialettico, ed infine tecnico ed etico. Per farlo il Myster non può ordinare da un menù ma può fare domande chiare, nette, e politicamente scomode, pur senza esporsi. Ed è questo aspetto che qualifica e differenzia chi “fa” il Mistery da chi “sa essere” Mistery.

Il canovaccio obbligato e didascalico di ogni vecchio Mistery “Captive” (per intenderci il mistery che istituzionalmente l’OEM Mandante invia dentro le diverse Concessionarie della sua Rete ufficiale per valutarne qualità ed efficacia del servizio e delle attività commerciali) di tanti che io stesso nella mia esperienza in Salone ho intrattenuto (a volte ritenendolo un vero Cliente, più spesso intuendo quale fosse il suo vero interesse) voglio credere e sperare che sia un canovaccio morto e sepolto, poiché talmente standardizzato da essere ormai prevedibile. Stesso canovaccio che spero sia stato innovato anche presso le Redazioni che eventualmente inviassero ancora “mistery” presso Dealer ed Autoriparatori per descrivere ai lettori e potenziali fruitori le impressioni.

Diverso è ovviamente il Myster di Benchmark, cioè l’indagine sotto falsa identità presso strutture concorrenti al soggetto che ha incaricato l’addetto al Mistery. Perché nel caso in questione ovviamente più che di un canovaccio dobbiamo parlare di una vera e propria “maschera”. 

Chiaro che infatti un mistery inviato da un Dealer presso altri Dealer vive sottilmente un vero e proprio duello con il collega che intervista, ed il desiderio di prevalere o di “stuzzicare” un alter ego potrebbe far prendere la mano. Ci sono, ovviamente, rimedi ed accortezze che potremo scandagliare insieme nelle prossime puntate. 

Perché per ora, per iniziare il dibattito in coda di questo sintetico “vademecum” mi limito a segnalare un aspetto importante: a mio avviso uno dei torti genetici delle Reti di Vendita Auto, Moto e ricambi è nel trascurare spesso di formare e “sperimentare” da subito la dimestichezza di un giovane o neo arruolato dentro una Concessionaria “buttandolo” da subito nella mischia delle attività di Mystery. 

Un apprendista o un novizio che iniziasse da subito a collezionare ispezioni, preventivi, modalità esplicative e cosiddetti “teatrini di vendita” costruirebbe fin da subito una coscienza commerciale più consapevole e nel lungo termine più efficace, senza cadere nei limiti e nei rischi dell’evangelizzazione.

Ne parleremo.

Riccardo Bellumori

Nuove Exlantix ES ed ET: Chery punta all’Europa

Il numero di marchi cinesi che stanno estendendo i propri tentacoli nel continente europeo è in continuo aumento, ma gli occhi sono puntati su uno dei giganti che sta dimostrando di puntare decisamente in alto. Si tratta di Chery, che ha già rivoluzionato il mercato dei marchi generalisti e ora intende fare lo stesso con quelli premium. La scelta è caduta su uno dei suoi marchi più prestigiosi, poiché l’impresa non è affatto facile e vogliono garanzie di successo.

Exlantix si è fatto conoscere la scorsa primavera, quando ha presentato quella che si credeva sarebbe stata la sua prima e unica proposta. Tuttavia, ora sappiamo che oltre alla Exlantix ES, sarà messa in vendita anche la Exlantix ET. Un SUV che, naturalmente, punterà anche su un design all’avanguardia, con una personalità propria, più all’esterno che all’interno, e con dimensioni generose che assicurano uno spazio ampio e generoso all’interno, come potete vedere nella descrizione che segue.

L’ES si presenta con uno stile più sportivo, grazie a una silhouette dal design tipico di una liftback, con fari anteriori affilati e pannelli luminosi alle estremità del paraurti che segnalano agli altri utenti della strada, grazie a una sofisticata tecnologia degli italiani di Marelli. Un sistema che non è disponibile nel SUV, dal design più convenzionale ma con una propria identità.

Dimensioni Exlantix ES Exlantix ET
Lunghezza 4.945 mm 4.980 mm
Larghezza 1.978 mm 1.975 mm
Altezza 1.474 mm 1.698 mm
Passo 3.000 mm 3.000 mm
Volume bagagliaio 480 – 1.284 l 546 – 1.835 l

LA SFIDA ALL’EUROPA

Come si può vedere, entrambi i modelli vantano dimensioni e un passo che garantiscono ampio spazio nell’abitacolo per cinque passeggeri, oltre a un generoso volume di carico nel bagagliaio posteriore. L’azienda non ha specificato se è presente anche un bagagliaio anteriore, anche se a giudicare dalla configurazione meccanica non è possibile.

Il produttore ha confermato un importante equipaggiamento di serie per entrambi i modelli, inizialmente con un unico allestimento che offre tutto ciò che si può desiderare da un’ammiraglia e anche di più, come potete vedere nei dettagli dei componenti più importanti.
I due modelli Exlantix sono dotati di due motori elettrici che producono una potenza massima di 480 CV e una coppia massima che raggiunge i 663 Nm. Abbastanza per offrire un’accelerazione da zero a 100 km/h da capogiro, di ben 3,7 secondi nella ES e di 4,8 secondi nella ET. Entrambi sono inoltre dotati di una batteria agli ioni di litio con una capacità di 100 kWh, che consente un’autonomia massima con una ricarica di 600 chilometri nella berlina e di 556 chilometri nel SUV.
Il duo dispone di ricarica rapida e di una potenza di ricarica di 290 kW, che consente di ricaricare dal 30% all’80% in quindici minuti. La rete elettrica di bordo, da 800 V, è in grado di recuperare energia per 120 chilometri in soli cinque minuti collegata alla presa di ricarica. Le due Exlantix sono in vendita in Polonia, la ES al prezzo di 78.108,77 euro, mentre la Exlantix ET costa 82.844,07 euro.

Attenzione, perché questi due modelli Exlantix sono annunciati anche con opzioni EREV, anche se queste elettriche a autonomia estesa non sono ancora state confermate per il mercato polacco. Con queste, l’autonomia senza rifornimento arriva fino a 1.231 chilometri nella ES e a 1.500 chilometri nel SUV, secondo il ciclo WLTP.

Un’alternativa interessante che potrebbe catapultare i due modelli Exlantix al momento del loro lancio.

Nuova Mercedes Classe S 2026: ultimi Render

La scorsa settimana, la casa automobilistica tedesca ha condiviso i prossimi teaser della Mercedes Classe S aggiornata, che mostrano le nuove caratteristiche dell’aspetto esterno dell’auto.

La Mercedes Classe S (derivato dal tedesco Sonderklasse – “classe speciale”) ha una storia ufficiale che risale al 1972, quando apparve la prima generazione del modello con l’indice di fabbrica W116 (prima di allora le grandi berline dell’azienda avevano un altro nome). Attualmente è in produzione la settima generazione (W223), che ha debuttato nell’autunno del 2020. Molto presto avrà luogo la premiere del modello restyling e avremo l’opportunità di valutare meglio la natura dei cambiamenti nel suo aspetto.

La berlina avrà una parte anteriore completamente nuova: qui appariranno fari con una coppia di stelle a LED in ciascuno, che saranno visivamente uniti alla griglia del radiatore grazie a una cornice nera, simile all’ultima Classe E e ai modelli elettrici dell’azienda. La griglia stessa diventerà notevolmente più grande (secondo le dichiarazioni dell’azienda, la superficie aumenterà ancora del 20%) e avrà una forma più angolare. Invece di tre barre orizzontali, ce ne saranno quattro e il radar sarà spostato al centro della griglia. Probabilmente, l’intera griglia sarà rifinita con piccole stelle a tre raggi, come nella stessa Classe E e nell’ultima CLA. Uno dei dettagli più evidenti in tutti i sensi è la cornice a LED della griglia, a cui si aggiungerà anche una stella luminosa sul cofano. Tra le altre modifiche estetiche vi sono telecamere aggiuntive integrate nei parafanghi anteriori e nuovi alloggiamenti per gli specchietti laterali, la cui parte superiore è visivamente identica a quella della nuova GLC con tecnologia EQ. Per quanto riguarda la parte posteriore, qui si possono vedere solo luci con una grafica completamente nuova a forma di tre stelle su ciascun lato, mentre il paraurti sembra intatto.

Questi rendering dettagliati di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardo definitivo al modello.

LA NUOVA S

L’azienda afferma che durante il restyling è stato rivisto oltre il 50% dell’auto (circa 2700 nuovi dettagli). Questa percentuale include anche gli interni della berlina, dove ci si può aspettare la comparsa di un pannello frontale completamente nuovo che, a giudicare dalle foto spia, sarà simile all’attuale Classe E. Il modello di punta manterrà i motori a benzina, ma sotto il cofano apparirà anche un motore V8 a benzina completamente nuovo, che l’azienda definisce il motore a 8 cilindri più ecologico della storia.
La presentazione della nuova Mercedes Classe S avrà luogo il 29 gennaio.

Nel frattempo, sono state recentemente rese note le deludenti statistiche di vendita delle tre grandi tedesche per il 2025.

Tesla Model Y Standard Range: la prova su strada che sorprende

La Tesla Model Y è diventata uno dei SUV elettrici più venduti in Europa. Ecco allora sul mercato la nuova versione Standard che punta su una batteria piccola da circa 60kWh e sulla trazione posteriore.

Prezzo competitivo, autonomia reale convincente e un’esperienza di guida che resta unica nel panorama delle elettriche. L’abbiamo messa alla prova per capire se la versione “base” è davvero quella da scegliere. Il risultato è più interessante del previsto.

Design: minimalismo Tesla, ma con una presenza importante

La Tesla Model Y Standard mantiene il look pulito e futuristico che ha reso iconico il marchio. Linee morbide, superfici lisce e un frontale privo di griglia che la rende immediatamente riconoscibile. Dal vivo appare più grande di quanto sembri in foto: alta, larga, con una postura quasi da crossover sportivo.

Il posteriore è massiccio ma equilibrato, con il lunotto inclinato che le dona un tocco coupé. Non è un’auto che punta a stupire con dettagli ricercati: punta a essere funzionale, aerodinamica e immediatamente identificabile come Tesla. E ci riesce.

Motore e guida: la Tesla “base” che non sembra affatto base

La nuova Tesla Model Y Standard è a trazione posteriore e offre una potenza che, pur non dichiarata ufficialmente, garantisce uno 0‑100 km/h in circa 7,2 secondi. Non è la più veloce della gamma, ma resta più brillante di molti SUV termici di pari prezzo.

Su strada la sensazione dominante è la fluidità. L’accelerazione è immediata, lineare, sempre disponibile. La risposta al pedale è istantanea, tipica Tesla. In città si muove con una leggerezza sorprendente, mentre in autostrada mantiene una stabilità impeccabile.

Grazie alla batteria da circa 60kWh con tecnologia LFP l’autonomia reale si aggira intorno 420 km, a seconda dello stile di guida e delle condizioni.

La gestione dell’energia è uno dei punti forti: recupero in frenata efficace, consumi contenuti e una prevedibilità che rassicura anche chi arriva da un’auto termica. La media consumi di circa 15kWh conferma l’estrema efficienza del veicolo nell’utilizzo su strada.

Le sospensioni restano rigide, come da tradizione Tesla, ma la Standard Range risulta leggermente più confortevole rispetto alle versioni Dual Motor. Lo sterzo è diretto, preciso, con un feeling quasi sportivo. È un’auto che invita a guidare in modo fluido, senza stress.

Interni e tecnologia: l’esperienza Tesla resta unica

Entrare in Tesla Model Y significa entrare in un altro modo di intendere l’auto.

L’abitacolo è minimalista, luminoso, dominato dal grande display centrale da 15 pollici che gestisce praticamente tutto. Può piacere o meno, ma funziona: l’interfaccia è veloce, intuitiva e aggiornata di continuo via OTA.

La qualità percepita è migliorata rispetto ai primi anni, con assemblaggi più curati e materiali più solidi. Lo spazio è enorme: sedili comodi, seconda fila ampia e un bagagliaio gigantesco, tra i migliori della categoria.

Sul fronte ADAS, la Model Y Standard offre l’Autopilot di serie, con mantenimento di corsia e cruise adattivo. Il comportamento è fluido, prevedibile, e gli aggiornamenti software continuano a migliorarlo. Le telecamere offrono una visione a 360° molto nitida, mentre il sistema di monitoraggio del conducente è sempre attivo e preciso.

È un’auto che vive di software e conferma la scelta coraggiosa di non procedere Apple CarPlay e Android Auto.

Pro e contro: perché scegliere (o non scegliere) la Model Y Standard

La Tesla Model Y Standard Range convince per accelerazione brillante, autonomia reale più che sufficiente, tecnologia avanzata e un’esperienza di guida che resta unica nel mondo EV. Il comfort è migliorato, lo spazio è enorme e la rete Supercharger continua a essere un vantaggio competitivo enorme.

Parlando di contro, c’è sicuramente un tema visibilità posteriore che è estremamente limitata, diventa fondamentale il sistema di telecamere a 360 gradi. Attenzione e perché, come da tradizione Tesla, non ci sono i sensori di parcheggio e tutto viene gestito dalle sole telecamere.

La qualità costruttiva, pur migliorata, tradisce delle rinunce importanti. Meno materiali fonoassorbenti e vano anteriore praticamente spoglio.

Il listino della Tesla Model Y Standard parte da circa 39.990€.

Volkswagen punta sulla fabbrica di Emden

Il crossover elettrico compatto Volkswagen ID.4, completamente rinnovato, entrerà in produzione nello stabilimento di Emden (Germania, Bassa Sassonia) nel novembre di quest’anno con un nuovo nome: ID. Tiguan, mentre il suo fratello coupé ID.5 non ha soddisfatto le aspettative e sarà ritirato dalla produzione.

La Volkswagen ID.4, costruita sulla piattaforma modulare MEB, ha fatto il suo debutto mondiale nel 2020. Il suo mercato principale è stato l’Europa, dove la ID.4 è risultata essere l’auto elettrica Volkswagen più richiesta. Secondo i dati dell’agenzia di analisi tedesca Dataforce, le vendite della Volkswagen ID.4 in Europa nel 2025 sono state pari a 80.123 unità (+23,8% rispetto alle vendite del 2024). Solo Tesla Model Y (151.331 unità), Skoda Elroq (94.106 unità), Tesla Model 3 (86.261 unità) e Renault 5 E-Tech (81.517 unità) hanno ottenuto risultati migliori.

Il volume principale della produzione della Volkswagen ID.4 è garantito dallo stabilimento di Emden, in Germania. Inoltre, la ID.4, insieme alla sorella ID.5, viene assemblata nello stabilimento di Zwickau (Germania, Sassonia). È possibile che, dopo il restyling, la ID.4 non venga più prodotta a Zwickau, poiché è stato deciso di riconvertire parzialmente questo stabilimento in un centro di riciclaggio delle automobili del Gruppo Volkswagen. Inoltre, la Volkswagen ID.4 viene attualmente assemblata nello stabilimento statunitense di Chattanooga (Tennessee) e in ben due joint venture in Cina, SAIC-VW e FAW-VW, nonostante la domanda di questo modello negli Stati Uniti e in Cina sia di gran lunga inferiore a quella europea.

LA SCELTA STRATEGICA

La Volkswagen ID.5 coupé ha debuttato nel 2021 e si differenzia dalla ID.4 essenzialmente solo per la coda più inclinata, ma costa di più e vende circa un ordine di grandezza in meno rispetto alla ID.4. Nel 2023, ID.4 e ID.5 hanno subito il primo aggiornamento tecnico, mentre quest’anno ci sarà un aggiornamento completo del design, della tecnologia e dell’elettronica, ma solo per ID.4. Secondo i media tedeschi (ad esempio la rivista Auto Motor und Sport), che citano il sindacato IG Metall, quest’anno la Volkswagen ID.5 sarà ritirata dalla produzione al fine di ottimizzare i costi dell’azienda, mentre la Volkswagen ID.4, dopo il restyling, prenderà il nome di ID. Tiguan.

Nel fatto che la Volkswagen ID.4 diventerà ID. Tiguan non è una grande sorpresa: i vertici della Volkswagen non nascondono da tempo l’intenzione di abbandonare gli indici digitali impersonali dei modelli della famiglia ID a favore di nomi più tradizionali e facilmente riconoscibili. Così, la futura hatchback elettrica di classe B Volkswagen ID.2 è stata ribattezzata ID. Polo e il suo debutto è previsto nei prossimi mesi. Inoltre, circolano voci secondo cui la Volkswagen ID.3, dopo l’ennesimo restyling, sarà rinominata ID. Golf, ma non ci sono ancora conferme di questa informazione, nemmeno da parte dei sindacati, che sono al corrente di tutti i prossimi piani produttivi dell’azienda.

La Volkswagen ID.4, trasformata in ID. Tiguan, avrà una piattaforma MEB+ migliorata e un aspetto esteriore sostanzialmente rivisto: il marchio tedesco vuole allontanarsi dal design a forma di pesce non troppo riuscito delle sue prime “elettriche” ID e conferire loro forme più tradizionali. Anche l’abitacolo diventerà, in senso positivo, più antiquato: ci saranno più pulsanti fisici al posto dei pannelli touchscreen ormai logori. L’azienda promette anche di migliorare notevolmente la qualità dei materiali di finitura, sui quali i consumatori hanno attualmente molte lamentele.

Tesla Model Y Standard: Focus Tech e ADAS

In questo video vi racconto nel dettaglio le dotazioni tech di Tesla Model Y Standard: attenzione alle funzionalità del display centrale, inclusa la navigazione e la visualizzazione delle telecamere.
Approfondimento particolare dedicato ai sistemi di sicurezza e assistenza ADAS.

Porsche 911: Singer DLS Turbo riporta in vita la 964

Ingegneria avanzata e un pizzico di magia: la prima Singer DLS Turbo ha ricevuto il nome di “Koldun”
L’azienda americana Singer Vehicle Design ha avviato la produzione in piccola serie della DLS Turbo basata sulla Porsche 911 della generazione 964 e ha presentato il primo esemplare destinato a un cliente, battezzato Sorcerer, che tradotto dall’inglese al russo significa “Stregone” (traduzioni alternative: mago, stregone, incantatore, sciamano).

Il debutto della Singer DLS Turbo è avvenuto nell’estate del 2023 al Festival della Velocità di Goodwood, ma poiché il portafoglio ordini di Singer Vehicle Design è sempre pieno e la produzione di ogni auto è un processo lungo e laborioso, solo ieri l’azienda ha presentato il primo esemplare destinato ai clienti, chiamato Sorcerer e verniciato in blu sfumato Fantasia Blue (la parte anteriore è più chiara della parte posteriore).

Comunichiamo subito al lettore la richiesta dell’ufficio stampa della Singer Vehicle Design e indichiamo il nome completo e corretto del modello dal punto di vista del produttore: Porsche 911 Reimagined by Singer — DLS Turbo. Per i media, tuttavia, è troppo lungo, quindi noi, come i nostri colleghi di altre testate, chiameremo questa auto sportiva in modo più semplice: Singer DLS Turbo.

Il nome completo indica che il modello si basa sulla Porsche 911 classica originale della generazione 964, prodotta dal 1989 al 1994.

Dalla vettura donatrice, Singer Vehicle Design utilizza solo il telaio e il blocco cilindri del motore, mentre tutto il resto della Singer DLS Turbo è completamente nuovo. Il telaio è stato accuratamente restaurato e rinforzato, e quasi tutti i pannelli esterni sono realizzati in fibra di carbonio. Il proprietario dell’esemplare Sorcerer ha scelto una versione aggressiva e orientata alla pista dell’assetto aerodinamico, mentre in alternativa l’azienda offre una versione più sobria dell’assetto da strada: in teoria, qualsiasi cliente Singer DLS Turbo può acquistare entrambe le versioni e montarle autonomamente nel proprio garage. Entrambe le versioni del kit aerodinamico sono ispirate alla star delle gare di resistenza degli anni ’70, la Porsche 934/5, ma la versione da pista riproduce più fedelmente l’aspetto del prototipo storico.

LO STILE UNICO

L’abitacolo della Singer DLS Turbo Sorcerer è rigorosamente biposto: dietro i leggeri sedili avvolgenti del conducente e dell’unico passeggero si trovano una traversa tubolare a forma di croce e un ripiano portaoggetti.

Il materiale principale delle finiture è la pelle naturale di colore grigio Pebble Grey, gli inserti centrali in Alcantara dei sedili sono dello stesso colore, mentre le rifiniture sono color champagne. Il nuovo cruscotto riproduce fedelmente l’estetica delle classiche Porsche 911, ma è realizzato con materiali leggeri e moderni.

L’esemplare denominato Sorcerer ha mantenuto il quadro strumenti analogico, anche se Singer Vehicle Design offre in alternativa un quadro elettronico in stile racing.