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Nuova Audi A6 Avant: rendering della versione L

Audi tedesca sta preparando un nuovo modello della famiglia A6, che diventerà la station wagon di serie più grande nella storia dell’azienda. Sulla base delle foto spia disponibili ecco i rendering di Kolesa.ru che immaginano come sarà il suo aspetto.

La storia del modello A6 risale al 1994, quando debuttò la prima generazione della “sei”, subentrata alla famiglia Audi 100. Oggi è in produzione la sesta generazione dell’A6, presentata un anno fa nella versione station wagon e, un mese dopo, anche nella versione berlina. Attualmente l’azienda sta preparando diverse altre varianti, tra cui la tradizionale versione top di gamma RS6 e una variante completamente nuova per l’azienda: la station wagon allungata.

Questo modello è stato creato per il mercato cinese in collaborazione con la più grande azienda automobilistica statale cinese, la SAIC, che detiene anche il 50% della joint venture con Audi, Skoda e Volkswagen (a proposito, il precedente progetto di Audi e SAIC è stato un fiasco in termini di vendite). Per questo mercato sono tipiche le versioni allungate dei modelli europei, tuttavia la station wagon basata sull’A6 viene realizzata per la prima volta. È curioso che, nonostante l’evidente parentela con la famiglia A6, l’auto porterà l’indice A7L. Oltre al passo allungato, la novità avrà anche uno sbalzo posteriore più lungo, il che consentirà di ampliare notevolmente lo spazio del vano bagagli (che nella nuova generazione è diminuito da 565 a 503 litri a causa delle caratteristiche della sovrastruttura mild-hybrid). Inoltre, nella station wagon a passo lungo i finestrini laterali sono senza telaio, come nel modello A7. La differenza più evidente nel design sarà nella parte posteriore: la station wagon avrà un design diverso del cofano del bagagliaio, mentre la targa verrà spostata sul paraurti posteriore. Per quanto riguarda la parte anteriore, qui potrebbe essere realizzato un nuovo paraurti anteriore nello stile del modello cinese A5 Sportback.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE XXL

Come gli altri modelli della famiglia A6, la nuova station wagon A7L sarà realizzata sulla piattaforma PPC (Premium Platform Combustion). Sotto il cofano sono previsti i ben noti motori TSI a quattro cilindri da 2,0 litri con diversi livelli di sovralimentazione, oltre al V6 TSI da 3,0 litri abbinato alla trazione integrale quattro. Le dimensioni della nuova station wagon non sono ancora note, mentre l’attuale A6 Avant ha una lunghezza di 4990 mm e un passo di 2927 mm.
Il debutto della novità dovrebbe avvenire nei prossimi mesi (forse al prossimo Salone dell’Auto di Shanghai ad aprile). Nel frattempo, qualche giorno fa abbiamo parlato dell’Audi A5 di seconda generazione usata.

Ford Kuga Full Hybrid PRO e CONTRO dalla prova

Dopo due belle settimane di prova su strada eccomi a raccontare in qussto video tutti i PRO e i CONTRO che ho riscontrato al volante della Ford Kuga Full Hybrid 2026.
E voi cosa ne pensate di questo modello: lo avere provato? E se lo avete scelto lo conisgliereste?
Vi aspetto nei commenti!

Flotte aziendali Corporate: nel 2027 tempesta perfetta in Italia

“Dietro di loro” c’è un PIL ed una produttività che non si sa se definire “in crescita”: Centro Studi Confindustria ha tagliato il dato del 2025 ad un “aumento” del PIL 2025 di un omeopatico 0,5% sul 2024: ad essere positivi solo solo i commentatori filo-governativi, perché ad essere cresciute lo scorso anno sono state solo le esportazioni (causa anche il raffreddamento economico della Germania e la situazione dei Dazi); dietro di loro soprattutto c’è la trasformazione della produttività italiana, condotta ad enorme cantiere in via di esaurimento per edilizia in Bonus e investimenti del PNRR (che però non sono eterni) e soprattutto la fine del periodo d’oro del “Take Away”: fine Giubileo, fine Olimpiadi e ritorno al rischio internazionale faranno del turismo mordi e fuggi un sempre più sbiadito ricordo nel prossimo futuro. Non parliamo neppure dell’Industria della trasformazione e della meccanica, in continua zona grigia in Italia.

Certamente è ancora un mondo meraviglioso quello per le “Utility” che scorrazzano nel nostro paese, vista la generale accondiscendenza della politica nei confronti delle loro posizioni dominanti. Eppure la valanga di vendite a Piazza Affari di poche settimane fa potrebbe preludere ad un periodo di M&A, scomparsa di operatori, e soprattutto riduzione del volume di affari. 

Ah, e poi ci sono le Banche: meglio adesso di due lustri fa, eppure si torna a parlare di crediti deteriorati e poi, in sostanza, anche le nostre Banche sono alle prese con un periodo di ristrutturazioni e trasformazioni (vedi il caso MPS – Mediobanca).

Tutto un elenco merceologico e industriale che, dal lato delle quattro ruote, significa “Corporate Fleet” e “Company Cars”  circondato dalla nuvola polverizzata di micro e mini fleet, di professionisti e di Partite Iva individuali che hanno ricominciato a crescere anche solo per dare l’impressione che in Italia il lavoro non manca. Ecco, questo è il primo quadro che avete potuto leggere sulle “Flotte Aziendali”.

Se “dietro” a loro c’è la base strutturale della “Produttività” che può motivare o meno l’incidenza ed i volumi di auto aziendali in Flotta, è evidente che il tema del PIL e della operatività non fornisce certo un quadro prospettico di grande sicurezza soprattutto per quelle Imprese Fleet con centinaia o migliaia di vetture e mezzi dentro i Parchi auto.

2027: un anno fatto di “bivi”

Se “dietro” la situazione spanometrica è questa, “intorno” alle Flotte Aziendali italiane si articola un complesso di norme civilistiche e fiscali che fanno dell’Italia uno dei Paesi più feroci e predatori sull’auto per attività professionale: gli errori marchiani della politica sul trattamento economico e fiscale “schizofrenico” (passato anche dal “tutto è permesso” dieci anni fa agli operatori del Car Sharing ai quali mancava solo che i Governi regalassero tutto l’autoparco, per poi passare sotto silenzio lo scempio di risorse pubbliche bruciate dalla scomparsa di un intero settore – come è lo Sharing – del Noleggio a Breve) annoverano ancora il “Superbollo” di Montiana memoria per passare alla quota più risicata e stitica di detrazione e deduzione fiscale dei costi di gestione e/o di proprietà (dopo – anche qui – la grande sbornia degli Iperammortamenti): Ma c’è un “intorno” della fiscalità legato non solo ai Codici Tributari ma anche ad accise sui carburanti, a costi fiscali delle assicurazioni in crescita, all’aumento delle sanzioni del CdS, e persino all’appesantimento delle norme giuslavorative di rapporto con dipendenti ed utilizzatori di Flotta. Questo intorno muove ogni giorno, per le grandi Flotte, migliaia di Professionisti esterni  e dipendenti a formare un costo fisso solo per “far capire” al Titolare della Flotta quanto realmente costa gestire quest’ultima. Senza dimenticare che intorno al mondo Fleet c’è soprattutto l’incognita del “Credit Scoring” arbitro della assegnazione o non assegnazione dei fidi sufficienti per animare e sostenere le Flotte.

“A fianco” delle Flotte Aziendali c’è poi un mondo di Dealershipe Service management in trasformazione: Rete territoriale in cambiamento, soggetti che cambiano, operatori nuovi, ma soprattutto Brand e Costruttori in continua staffetta rendono le scelte e le previsioni dei Fleet Manager qualcosa di molto liquido ed in grado di influire sulla contabilità e la gestione. 

“Davanti” alle Flotte Aziendali, ma con un peso maggiore per “Corporate” e multinazionali, ci sono poi:

– L’incognita dei Valori residui;

– La difficoltà ad individuare Mobility partners “ideali” tra la pletora di Brand ed Organizzazioni vecchi e nuovi all’orizzonte;

– La difficoltà di saper dosare e mixare con efficacia le “Car Policy” in relazione ai nuovi problemi che si sono affacciati tutti insieme di fronte ai gestori: aumento costo carburante, complessità tecnologica di manutenzione e gestione, evoluzione della rete di approvvigionamento energetico (dal solo “fuel” a Fuel ed energia a solo energia) per finire con l’incognita del Remarketing;

– La variabilità della “Car List” in funzione della criticità di disponibilità in Stock, dell’assortimento di Gamma e dei costi di gestione dei diversi modelli disponibili;

Ed infine, davanti a loro, le Flotte hanno una incognita a meno di tre anni e mezzo da oggi, una sorta di “Spada di Damocle” da definire prima di subito: l’ipotesi di obbligo, da parte della Commissione, di un 100% di flotte aziendali e di noleggi BEV in Gamma ed in Parco Auto dal 2030; per poi capire se dal 2035 il mondo auto potrà o meno continuare con le endotermiche. 

Capite bene che il corto circuito tra queste due scadenze rischia di essere letale solo e soprattutto per le Flotte Aziendali: se da un lato il possibile obbligo al 2030 di soli Autoparchi BEV porterebbe già dal prossimo anno tutti i Clienti ed operatori Fleet a ricostruire materialmente il proprio assortimento di Flotta, è anche chiaro che una permanenza – sempre più probabile – della produzione di serie di motori endotermici porterebbe tanti Costruttori a ridurre nell’interesse e nei processi di elettrificazione delle proprie linee di costruzione (fatto salvo l’aspetto dei limiti CAFE, che tuttavia potrebbero essere superati attraverso i Carbon Credits); e questo renderebbe di fatto – per diversi Costruttori- molto meno interessante il mondo Fleet europeo trasformandolo in una sorta di riserva indiana in cui i Costruttori – Player storici  si spartirebbero i mercati continentali più redditizi, lasciando alla concorrenza asiatica od indiana “Low Cost” il presidio dei mercati meno interessanti (ed è superfluo dichiarare dove si posizioni il mercato Fleet Corporate italiano rispetto ad altri Paesi europei).

Un anno per capire se il mondo delle Corporate Car in Italia sopravviverà

Ed è dunque il 2027 l’anno della “Tempesta perfetta”? L’anno in cui i grandi Buyer di Auto aziendali, le Corporate e le multinazionali dovranno decidere quale parte del ponte attraversare? Direi che questo è sicuro: Compagnie che gestiscono migliaia di auto aziendali di loro responsabilità vivono il dramma dell’aumento percentuale anche minimo di costi e criticità per ogni unità posseduta il cui monte complessivo può generare perdite per milioni di Euro. La serie di incognite davanti, dietro ed intorno potrebbe solo e semplicemente segnare il confine, dal 2027, delle Imprese che persistono nelle proprie politiche corporate; rispetto alle Imprese che decidono di ridurre il rischio mutando il rapporto lavorativo o contabile con i propri colalboratori e dipendenti Utilizzatori; rispetto anche alle grandi Imprese che inesorabilmente taglieranno le dimensioni degli Autoparchi, o che addiverranno a formule di fusione tra Parchi auto ed evoluzione dei processi di outsourcing. 

Potremmo dunque misurare nel 2027 la scintilla per capire se nel futuro immediatamente successivo il mondo del “Corporate Fleet” nazionale inizierà a crollare o proseguirà in tutta salute? Direi proprio di si. E nel frattempo, mai come negli ultimi due anni, sto vedendo come il vero campo di battaglia per Dealer e costruttori sia tornato quello del cosiddetto “Small Business” fatto da Micro e miniFleet e di PMI. La’ dove effettivamente l’auto individuale o di piccola Impresa resta un obbligo per portare a casa la pagnotta non c’è tanto da decidere per il futuro: chi rimane in piedi e non fallisce avrà sempre bisogno di auto e di servizi inclusi. E lasciare in questo senso qualche milione di Partite Iva nella disponibilità degli asiatici deve essere – finalmente? – sembrato ai Costruttori europei una topica da evitare, visti i tempi.

Riccardo Bellumori

Da Lucid Motors l’elettrica low cost che sfida Tesla

Lucid Motors prepara l’auto elettrica low cost che si vuole prendere il mercato.

Sono stati molti i cambiamenti di rotta da parte del marchio di Elon Musk riguardo al futuro dell’attesa compatta. Il costruttore si rifiuta di confermare se l’ambita Tesla Model 2 finirà per arrivare o meno sul mercato nel medio o lungo termine, ma non lo smentisce nemmeno con certezza. La strategia è chiara: verrà annunciata e le verrà dato il via libera in base alla situazione del mercato e del marchio stesso.

Un’opportunità di cui vogliono approfittare quelli di Lucid Motors. L’azienda californiana è sempre più convinta di poter aumentare i propri volumi di vendita e guadagnare denaro, se ridimensiona le proprie ambizioni. Perché si può essere un marchio Premium e realizzare grandi profitti senza aspirare a competere con quelli di lusso e prestigio, come sta accadendo attualmente con la Lucid Air e la Gravity, alla portata di pochissimi, specialmente in Europa dove è presente da alcuni mesi.

IL FUTURO ELETTRICO LOW COST

Lucid ha una nuova strategia, e in essa tre nuovi modelli elettrici sono fondamentali. Secondo fonti olandesi, due di essi sono compatti, più economici di quanto il marchio sia solito proporre ed entrambi hanno già un nome: sono la Lucid Cosmos e la Lucid Earth. Del terzo non si sa nulla, ma questa coppia di nomi corrisponde a dei SUV che il marchio ha descritto in modo molto succinto. Tanto che è quasi impossibile farsi un’idea di come saranno.

Perché dire che la Lucid Cosmos è «un’auto per chi cerca efficienza, spazio e potenza eccezionali» e che la Lucid Earth è per «chi ha uno spirito avventuroso» è quasi come non dire nulla. Spazio e spirito avventuroso sono sinonimi di SUV ma nient’altro, il che non sarebbe strano considerando che questo tipo di carrozzeria è la più venduta in tutto il mondo, specialmente negli Stati Uniti.

Per ora, ciò che si sa di loro è che saranno basati su una piattaforma completamente nuova, sviluppata appositamente per queste auto, e che, a parte il design, non condivideranno nient’altro con le lussuose Air e Gravity. Forse la formula si basa sulle immagini che potete vedere nella galleria allegata, che sfoggiano uno stile all’avanguardia, sia all’esterno che all’interno, e con un’elevata dose di tecnologia, in particolare di guida autonoma.

Questo potrebbe rappresentare un ostacolo significativo al loro successo sul mercato, una tecnologia che ha già dimostrato di essere poco rilevante per i clienti, costringendo marchi come BMW a rinunciare al suo sofisticato assistente di guida in autostrada. Forse il fatto che sia un optional, e che costi 6.000 euro, ha influito notevolmente sulla decisione dei bavaresi, così come il suo prezzo.

Nuova Leapmotor A05: Anteprima Totale

Nella banca dati elettronica del Ministero dell’Industria cinese è apparsa la nuova utilitaria Leapmotor A05, che ha tutte le carte in regola per diventare l’auto più venduta in Cina grazie alla combinazione di prezzo contenuto, tecnologie all’avanguardia e alla notorietà del marchio Leapmotor.

Leapmotor, che lo scorso dicembre ha festeggiato il suo decimo anniversario, è una delle aziende cinesi in più rapida crescita, che sta conquistando rapidamente il mercato. L’anno scorso le vendite globali di Leapmotor hanno raggiunto le 596.555 unità (+103% rispetto all’anno precedente). L’obiettivo per il 2026 è di un milione di auto, mentre nei prossimi dieci anni Leapmotor punta a raggiungere un livello di vendite di 4 milioni di auto all’anno.

Per raggiungere obiettivi così ambiziosi, Leapmotor sta ampliando la propria gamma di modelli sia verso l’alto, in direzione di auto costose e persino di lusso, sia verso il basso, in direzione di auto economiche, ma non per questo scadenti, bensì attraenti e ben equipaggiate.

DATI TECNICI E PREZZO

La Leapmotor A05 competerà con la Geely Geome Xingyuan, che si colloca stabilmente tra le prime tre auto più vendute in Cina: nei primi due mesi di quest’anno ha registrato vendite pari a 56.369 unità; solo il crossover elettrico Xiaomi YU7 (58.065 unità) ha venduto di più, mentre il terzo posto è stato conquistato dal crossover “a combustione” Geely Boyue L (53.539 unità).

La Leapmotor A05 è un’auto elettrica con un unico motore che, a seconda dell’allestimento, erogherà 70 kW (95 CV) o 90 kW (122 CV). La velocità massima è di 160 km/h. La batteria sarà al litio-ferro-fosfato, ma la sua capacità non è ancora stata resa nota. La lunghezza fuori tutto è di 4200 mm, la larghezza di 1800 mm, l’altezza di 1560 mm e il passo di 2605 mm. I cerchi di serie sono da 16 pollici. Il peso a pieno carico è di 1310 kg.

Il design della berlina A05 è realizzato nello stile caratteristico di Leapmotor, piuttosto semplice ma ben accolto dai consumatori cinesi. Tuttavia, il valore principale di Leapmotor non è il design, ma le tecnologie all’avanguardia e la rapidità di aggiornamento sia dell’hardware che del software.

Addio alle Honda Elettriche 0 Saloon e 0 SUV

Honda ha annunciato che annullerà lo sviluppo e il lancio sul mercato dei modelli di veicoli elettrici della Serie 0, la 0 Saloon e la 0 SUV, a pochi mesi dall’inizio previsto della produzione negli Stati Uniti.

La casa automobilistica giapponese ha inoltre comunicato che la Acura RSX destinata al mercato statunitense è stata cancellata.

L’azienda ha dichiarato che la decisione di interrompere la produzione dei veicoli elettrici è stata presa nell’ambito di una rivalutazione della propria strategia di elettrificazione automobilistica, determinata da una combinazione di rapidi cambiamenti nel contesto economico e da una “situazione reddituale estremamente difficile”, in cui si prevede di registrare perdite nei risultati finanziari consolidati per l’anno fiscale che si concluderà a marzo 2026.

TAGLI ALLA GAMMA ELETTRICA

Alla luce di ciò, la casa automobilistica ha dichiarato di aver stabilito che l’avvio della produzione e delle vendite di questi tre modelli nell’attuale contesto economico avrebbe probabilmente comportato ulteriori perdite nel lungo termine, e quindi è stata presa la decisione di annullarne l’introduzione.

I due modelli della Serie 0, che erano ancora al centro dell’attenzione fino alla fine dello scorso anno, quando sono stati presentati insieme all’EV 0 α (Alpha) che ha fatto il suo debutto mondiale al Japan Mobility Show 2025, facevano parte dei sette modelli della serie il cui lancio era previsto entro il 2030. Non è noto se lo sviluppo dell’Alpha, più piccolo e destinato ai mercati globali, procederà come previsto.

Spiegando la decisione, la casa automobilistica ha affermato che, con le severe normative ambientali pienamente attuate negli Stati Uniti e in altri paesi, aveva perseguito con forte determinazione l’adozione dei veicoli elettrici, ma una revisione delle politiche, tra cui l’allentamento delle normative sui combustibili fossili e le revisioni degli incentivi per i veicoli elettrici negli Stati Uniti, aveva cambiato tale prospettiva.

Ha aggiunto che il calo della competitività dei prodotti Honda in Asia, influenzato in gran parte dall’allocazione di maggiori risorse in precedenza allo sviluppo dei veicoli elettrici, non ha aiutato. A ciò si è aggiunto un cambiamento nella domanda dei consumatori in mercati come la Cina, dove l’attenzione si è spostata dalle caratteristiche hardware, quali l’efficienza nei consumi e lo spazio nell’abitacolo, a “caratteristiche software che evolveranno continuamente in base alle preferenze dei clienti”.

TAGLI ANCHE PER ACURA

L‘Acura RSX EV, anch’essa cancellata.
L’azienda ha dichiarato che, di fronte a nuovi produttori di veicoli elettrici in grado di sfruttare i loro brevi cicli di sviluppo dei prodotti e i punti di forza nel settore delle tecnologie dei veicoli definiti dal software (SDV), era “incapace di fornire prodotti che offrissero un rapporto qualità-prezzo migliore rispetto a quello dei nuovi produttori di veicoli elettrici, con conseguente calo della competitività”.

Alla luce di tutto ciò, Honda ha dichiarato che rivaluterà l’allocazione delle risorse e rafforzerà ulteriormente il proprio portafoglio di modelli ibridi, un orientamento già indicato lo scorso anno dal presidente e amministratore delegato Toshihiro Mibe. Per quanto riguarda le attività regionali, oltre ai mercati principali (ovvero Giappone e Stati Uniti), l’azienda ha dichiarato che potenzierà la gamma di modelli e la competitività in termini di costi in India, dove è prevista un’espansione del mercato.

In Asia, ci sarà una spinta più forte con l’introduzione di modelli ibridi di nuova generazione. L’azienda ha dichiarato che annuncerà i dettagli del ripristino della sua strategia a medio-lungo termine per il settore automobilistico nel corso del mese di maggio.

Nuovo Google Maps ora c’è Ask Maps

A tutti è capitato di perdere l’uscita o l’incrocio giusto seguendo le indicazioni del navigatore, semplicemente perché le indicazioni del GPS erano un po’ confuse. Con Google Maps questo potrebbe diventare un ricordo del passato, grazie alle sue nuove funzioni intelligenti.

Il gigante tecnologico Google lancia due nuove tecnologie chiamate “Ask Maps” e “Navigazione Immersiva”, che rappresentano il più grande aggiornamento di navigazione dell’azienda in oltre un decennio. In cosa consistono?

Gli assistenti vocali con linguaggio naturale nelle auto di ultima generazione sono sempre più comuni, consentendo di intrattenere una conversazione naturale con il conducente per determinate funzioni. Questo è ciò che consentirà ora “Ask Maps”, una nuova «esperienza conversazionale» che fa come se la mappa ti parlasse, con un semplice clic.

Google ci fornisce alcuni esempi di ciò che saranno in grado di rispondere in modo personalizzato, tenendo conto delle informazioni precedentemente cercate o salvate, dei tuoi gusti, nonché di tutte le informazioni aggiornate e delle recensioni di Maps.

Ti presentiamo Ask Maps, un nuovo modo per chiedere qualsiasi cosa su qualsiasi luogo, con l’aiuto degli ultimi modelli Gemini. In fase di lancio su Android e iOS negli Stati Uniti e in India
«Dove posso ricaricare il mio telefono senza dover fare una lunga fila per un caffè? C’è un campo da tennis pubblico illuminato dove posso giocare stasera? Mi consigli qualche tappa lungo il mio percorso? C’è un ristorante accogliente con un tavolo per quattro alle 7 di sera?».
Ask Maps ti darà la risposta con indicazioni chiare, consigli di esperti, fornendo un tempo stimato di arrivo e ti permetterà anche di acquistare biglietti, prenotare ristoranti o condividere luoghi con i tuoi amici.

IL FUTURO GOOGLE

Al momento, Google ha confermato che questa nuova funzionalità è già disponibile solo negli Stati Uniti e in India, sia per Android che per iOS, e prossimamente nella versione desktop. Non è confermato se arriverà in altri territori.

Questa nuova funzionalità avrà un effetto diretto sulla tua navigazione, aiutandoti soprattutto in quei momenti in cui hai dubbi su quale strada o incrocio prendere. La tecnologia della “Navigazione immersiva” viene pubblicizzata da Google come una guida «più intuitiva», che ti aiuterà a «rimanere concentrato e informato sulla strada».

Maps offre inoltre una grafica ridisegnata, informazioni aggiornate e realistiche, con indicazioni naturali. La mappa prende vita con una vista 3D migliorata e una maggiore comprensione spaziale grazie ai modelli di Gemini.

Questa tecnologia di IA analizza immagini reali e aggiornate di Street View, così come foto aeree, in modo da poterti offrire indicazioni più precise: Maps metterà in evidenza dettagli importanti della strada, come corsie, attraversamenti pedonali, semafori e segnali di STOP, per aiutarti a svoltare o immettersi in sicurezza

Euro 7 da bloccare e BER 2028 da anticipare per evitare il collasso del mercato auto UE

Code e rallentamenti sull'autostrada A14 in un'immagine d'archivio. Quello in arrivo sarà il secondo weekend da bollino nero di questa estate. Si prevede traffico molto intenso, riferisce l'Anas in una nota, sull'intera rete stradale e autostradale italiana, in particolare verso i valichi di frontiera e le localita' balneari. ''Il traffico - ha affermato il presidente dell'Anas Pietro Ciucci - fino a questo momento e' rimasto in linea con l'anno scorso, ma a differenza del passato non si e' concentrato tutto nel primo sabato di agosto. Gli utenti hanno scaglionato bene le partenze, evitando le concentrazioni nel giorno del bollino nero e, per questo motivo, invitiamo chi deve ancora mettersi in viaggio a fare altrettanto''. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Dicono le vulgate popolari che l’automotive del Vecchio Continente sia bersagliata da così tanta sfortuna, negli ultimi quindici anni che i gatti neri – quando incrociano sul loro cammino le strutture industriali di un Costruttore Auto o un componentista europeo – si grattino gli zebedei in segno scaramantico.

La situazione dell’Automotive europeo ricalca la trama di un vecchio film di inizio millennio, “La tempesta perfetta”, dove il sistema industriale a quattro ruote (prodotto finale più indotto più servizi aftersales) coincide con la povera barca dei pescatori che in piena e continuata tempesta sperano, ad ogni spiraglio di luce in lontananza, di averla scampata; salvo poi rendersi conto che il dramma non è mai davvero finito.

Nel 2007 il Crack finanziario ed il Credit Crunch che hannotagliato le gambe alle captive Bank ed al credito a pioggia nell’acquisto di auto; nel 2012 l’austerithy eurotedesca e nel 2015 il Dieselgate che ha mandato al rogo il vessillo simbolico della tecnologia motoristica europea, cioè il sempre più perfezionato motore a Gasolio; poi la Brexit, poi il Lockdown che ha stravolto il sistema organizzativo e di supply chain; poi la crisi dei microchips, la guerra in Ucraina ed il rally di aumenti su commodities, terre rare, energia; poi la mazzata ecologista di “Fitfor 55” e “Carbon Zero” mentre lentamente i Marchi cinesi mettevano ai margini i Costruttori europei nella produzione e vendita di auto nel loro mercato ed iniziavano una progressiva intrusione nei mercati continentali; ed infine dopo la parziale virata dalla esaltazione della ecomobilità ecco in serie l’altalena dei superdazi e la nuova crisi energetica e logistica internazionale con le tensioni in Venezuela ed Iran ed il Petrolio a oltre 120 Dollari al Barile. 

Dai quasi 23 milioni di pezzi nuovi venduti in Europa nel 2007 e prodotti per il 70% almeno nel Vecchio Continente siamo oggi a 13 milioni e mezzo venduti globalmente tra UE+EFTA+UK

In quasi venti anni l’Europa ha perso per strada il 45% dell’immatricolato e almeno il 60% della produzione in loco.

Ed oggi con la crisi in Iran, le tensioni in Venezuela e tutti gli effetti prevedibili o meno il futuro dell’economia e dell’industria europea è nero con tutte le conseguenze possibili per Costruttori Auto, produttori di Componenti ed operatori del settore Aftesales. 

Mentre la via della evoluzione di norme ed obblighi, in Europa, prende sempre di più una direzione “strabica”: si avvicina il giorno di “Euro 7” come step antiemissione vincolante ed esclusivo per la omologazione; mentre rimane lettera morta ancora ogni protocollo e percorso di avvicinamento ai carburanti alternativi come possibilità e misura di acquisto dai Distributori; e nel frattempo lo slittamento al 2028 della nuova BER rischia di danneggiare fortemente il mondo IAM ed in generale l’autoriparazione indipendente.

 

L’aumento del costo del carburante, una possibile nuova crisi dei microchips, il costo delle materie prime e dell’energia, la riduzione del commercio e della domanda internazionale, i dazi e l’invecchiamento sempre più marcato dell’usato circolante in Europa porteranno il consumatore automobilista a spendere sempre di più con quattro linee di comportamento all’orizzonte: 

A) Un blocco prolungato dell’acquisto di mezzi nuovi con un aumento del costo della manutenzione;

B) Una riduzione degli interventi in officina o persino del parco circolante – per la maggiore alienazione di auto usate sempre più costose – con riduzione del fatturato e del lavoro per il mondo dell’autoriparazione; 

B)  Un approvvigionamento di mezzi “downgrade” rispetto al precedente acquisto di auto, con una nuova speranza per le famigerate “K-Car” della Von Der Leyen ma con la forte probabilità di un “Value for Money” sempre più penalizzante;

C) L’inevitabile sostituzione della vecchia auto con nuovi modelli Euro 7 sempre più costosi.

Se questa è la prospettiva generalizzata per i consumatori, ci sono due ulteriori prospettive per Costruttori e per Componentisti e mondo Aftersales; i primi sono sempre più vicini all’obbligo di adeguare con forti investimenti ed aumenti di costo la produzione industriale allo step Euro 7: chi sopravviverà dovrà scaricare gli extracosti sul listino al Consumatore finale, mentre altri non ce la faranno ad adeguarsi e verranno assorbiti o portati sul limite della chiusura; mentre le imprese europee dell’Aftersales, per il combinato disposto delle regole di Euro 7 sull’usura e sul monitoraggio costante delle componenti e degli pneumatici e per effetto dello spostamento in avanti delle nuove regole BER, potrebbero essere “scoperti” rispetto ad un sistema di equilibri e tutele del mondo IAM rispetto al mondo OEM. La conseguenza sarebbe da un lato una parziale crisi (e sarebbe la prima volta da 30 anni a questa parte in Europa) del settore Indipendente a causa di una “vacatio Legis” in tema elettrico e tutela della concorrenza, ma dall’altro lato il problema dell’aumento dei costi di operazioni di officina e di ricambi auto a carico dell’automobilista sarebbe una ennesima mazzata per il mercato potenziale della domanda.

Per cui, un appello a Bruxelles: ora o mai più, sospensione di Euro 7 ed anticipo di un quadro normativo di equilibrio su aftersales ed aftermarket con la nuova BER. Oppure davvero, in Europa, l’acquisto dell’auto diventerà un caro vecchio ricordo.

Riccardo Bellumori