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Cosa rischia l’Automotive europeo in questa nuova Guerra lampo?

Ci risiamo: se Gennaio ha aperto il 2026 con l’attacco americatosul Venezuela, condizione di crisi di cui in effetti non si è più saputo nulla da giorni, un altro dei siti determinanti per l’oro nero sale alla ribalta per l’attacco unito tra Israele ed USA avviato contro l’Iran. Condizione che ad oggi si è già estesa a Dubai, Kuwait, e che prevedibilmente è piombata anche sull’Europa visto che un drone iraniano ha colpito una base inglese a Cipro.

Se dovessimo provare ad azzardare un finale, o un calendario degli eventi, saremmo tristemente smentiti e dunque limitiamoci a constatare la realtà.

Ma cosa significa, in volumi e voci merceologiche aggregate, all’inizio del 2026, questo conflitto? 

Proviamo a ragionare con la testa di Autoprove.it, che magari ci azzecchiamo.

Da cosa partiamo? Da due riflessioni; la prima è che sulle sorti industriali ed economiche d’Europa grava ancora il peso della guerra ucraina: l’upgrade di costi energetici non è ancora tornato ai livelli pre-crisi così come non si è ancora risollevata la produttività industriale ed il PIL dell’Unione. Insomma, è come un terreno coltivato che dopo una grandinata feroce stia per subire una bufera di vento e sabbia…

Dunque la nuova azione bellica in Iran si “allunga” con le sue ombre su una Unione politica che non vive la sua stagione migliore; e però siamo anche di fronte ad un Continente europeo che attraverso la sua Presidentessa a Bruxelles aveva promesso o prospettato quattro anni fa progetti faraonici in tema di nuovo stimolo alla estrazione mineraria, in tema di accumulo energetico e GigaFactory, di stimolo all’autosufficienza in termini di Idrogeno green, di Biogas, persino di recupero di terre rare e metalli nobili.

Senza dimenticare che l’economia europea dipende di anno in anno sempre di più dalla importazione di commodities e materie prime dai confini extra continentali, con un fabbrisogno di energia acquistata da fuori che pesa su inflazione e consumi.

Dunque, ogni scossone internazionale, ogni crisi comporta una goccia in più che corrode i pilastri sempre più sottili dell’Unione e che si abbatte non solo – ovviamente – sull’Automotive ma che su questo comparto industriale genera effetti pandemici che si diffondono dall’industria all’aftersales, alla subofornitura ed alla Autoriparazione.

Ma in questo senso cosa significa, per l’industria dell’Auto europea, una fase indefinita di crisi e di “blocco” dell’area medioorientale?

La guerra nel Quadrilatero del Lusso: si rischia un blocco degli ordini delle auto di elìte?

Intanto, una riflessione sul “peso” del mercato del lusso, da quelle parti: Dubai, Doha (Qatar), Kuwait, Abu Dhabi, Emirati e Cipro sono collettori importanti ed in forte crescita di auto di lusso, ed ovviamente il lusso fa ancora capo per la maggioranza dei Marchi globali all’Europa: Ferrari, Lamborghini, Bugatti, Aston Martin, Rolls Royce, Bentley, Porsche, Audi, JLR, Pagani, Maserati sono insediati in Europa o per le Sedi legali o per gli Impianti di produzione. 

Insieme a loro si muove ovviamente una Supply che non è solo quella della componentistica ma anche quella della manifattura specializzata in personalizzazioni, elaborazioni, tailor made, ed ovviamente a questo si unisce il valore dei servizi postvendita milionari. 

Non vi è dubbio che un evento bellico, un coinvolgimento diretto od indiretto e soprattutto l’effetto di blocchi aerei e di contingentamento nel transito di beni e servizi avrà un peso anche contabile e non solo politico o mediatico. 

Il problema è sapere quanto questa guerra e questi blocchi saranno estesi nel tempo, perché i valori ed i fatturati macinati dal settore del lusso in Europa servono come il pane visto che l’Industria europea ha voluto rinunciare ai volumi da mass market e che, dunque, la surroga della “quantità” rispetto ai margini del mercato di prestigio è oggettivamente un piano “B” di difficile esecuzione. 

Ma poi, le auto che si producono e si vendono anche in Europa vanno alimentate: va fornita energia agli impianti, al sistema logistico, ai distretti di subfornitura. Cioè occorre, al di là dei bei concetti su fotovoltaico e rigenerabile, approvvigionarsi di petrolio fossile e di gas.

L’Europa che dipende dalle energie, e l’Europa “green” che ha reso incombente il Petrolio

Proprio le commodities che stanno cominciando a schizzare nelle quotazioni insieme a rame, platino, oro, alluminio, ed infine silicio che è notoriamente un prodotto industriale energivoro. Dunque, il rischio di una impennata dei costi di energia, materie prime e dei sistemi logistici compone il secondo asse di problema per l’industria europea e per il comparto anche della logistica per i vettori aerei e navali. E questo è un minimo comune multiplo di ogni guerra da almeno mezzo secolo ad oggi.

Un altro problema pesante dell’industria europea dell’auto è senza dubbio la fine della “biodiversità” tecnologica e della varietà di assortimento con cui ci siamo fino a ieri difesi rispetto ad un aumento dei costi di benzina e gasolio: da un lato la maggiore parsimonia dei motori a gasolio rispetto a quelli a benzina; da un altro lato la varietà di alimentazioni alternative (GNL e GPL) ed infine la prerogativa elettiva e storica dei motori europei fino a quando la stessa è stata rispettata: il consumo ridotto delle piccole cilindrate.

Ebbene, l’offerta di mercato attuale disattende sia la prima prerogativa (la parsimonia del Diesel rispetto al benzina) data la tagliola scientifica attuata sul mercato del Gasolio da dieci anni a questa parte; la seconda prerogativa (la variante GNL-GPL) pende oggi verso la seconda opzione, visto che Metano e Biometanosono attualmente lettera morta nell’offerta di nuovo in Europa e visto che per effetto della esplosione dei costi alla pompa del GNL negli anni scorsi anche il settore del postvendita per installazione e revisione degli impianti si è arenato. 

Eppure il Biometano sta tornando in auge nella produzione europea ma, visti gli effetti della guerra, potrebbe essere prodotto più per immissione in reti domestiche ed industriali che non per l’autotrazione. 

 

Dunque il terzo pilastro di problematiche potenziali (l’approvvigionamento e il consumo energetico) potrebbe subire effetti pesanti dalla guerra in corso.

L’Aftersales e la struttura logistica di supporto: da qui i rischi maggiori di crisi?

Se l’industria dell’auto “OEM” in Europa è in fase critica, per la prima volta – annullando un percorso persino anticiclico del comparto rispetto ai trend di immatricolazione del nuovo – il settore dell’Aftersales ed il mondo della componentistica, della Supply Chain e della rete di servizi associati alla produzione di auto nuove è ad un passo dall’abisso. Sotto traccia, da almeno un lustro dopo il Lockdown, lo stress test che altri comparti industriali hanno dimostrato di saper reggere non è più stato superato da un comparto in continuo logoramento e disgregazione: cessioni, M&A e soprattutto transizione elettrica hanno segnato la salute di tanti piccoli e grandi player del comparto. Risultato? Aumento dei costi produttivi e di listini, riduzione della disponibilità di Stock e scorte, riduzione del ventaglio di operatori industriali e professionali, perdita di diritti industriali, Brevetti, Copyright; e non ultimo un processo di recupero e gestione del fine vita nel quale ancora né gli OEM né gli operatori in Rete riescono ad essere a pieno regime. Insomma, se dopo la crisi ucraina e le conseguenze precedenti del Lockdown sulla Supply Chain cinese verso l’Europa, dovesse materializzarsi anche un rischio di blocco e deterioramento del flusso logistico dal Medio Oriente (Hormuz, blocco aereo, etc.) si rischierà davvero – per la prima volta nella storia – un cortocircuito del comparto aftersaleseuropeo di fronte ad una probabile tempesta perfetta.

 

Staremo a vedere, mentre cercheremo di capire e proporre soluzioni, possibili e speriamo opportune, da suggerire. Perché a Bruxelles, ora come non mai, hanno davvero bisogno di consigli.

Riccardo Bellumori

 

 

 

Intanto, una riflessione sul “peso” del mercato del lusso, da quelle parti: Dubai, Doha (Qatar), Kuwait, Abu Dhabi, Emirati e Cipro sono collettori importanti ed in forte crescita di auto di lusso, ed ovviamente il lusso fa ancora capo per la maggioranza dei Marchi globali all’Europa: Ferrari, Lamborghini, Bugatti, Aston Martin, Rolls Royce, Bentley, Porsche, Audi, JLR, Pagani, Maserati sono insediati in Europa o per le Sedi legali o per gli Impianti di produzione. 

 

Insieme a loro si muove ovviamente unaSupply che non è solo quella della componentistica ma anche quella della manifattura specializzata in personalizzazioni, elaborazioni, tailor made, ed ovviamente a questo si unisce il valore dei servizi postvendita milionari. 

 

Ma poi, le auto che si producono e si vendono anche in Europa vanno alimentate: va fornita energia agli impianti, al sistema logistico, ai distretti di subfornitura. Cioè occorre, al di là dei bei concetti su fotovoltaico e rigenerabile, approvvigionarsi di petrolio fossile e di gas.

Proprio le commodities che stanno cominciando a schizzare nelle quotazioni insieme a rame, platino, oro, alluminio, ed infine silicio che è notoriamente un prodotto industriale energivoro. Dunque, il rischio di una impennata dei costi di energia, materie prime e dei sistemi logistici compone il secondo asse di problema per l’industria europea e per il comparto anche della logistica per i vettori aerei e navali. E questo è un minimo comune multiplo di ogni guerra da almeno mezzo secolo ad oggi.

Riccardo Bellumori

 

 

 

 

Nuova Honda Civic 2027: Rendering Totale

La Honda Civic è da tempo uno dei modelli di punta nel segmento delle compatte. Ciononostante, Honda sta già perfezionando la formula per il modello successivo. Il modello di dodicesima generazione dovrebbe arrivare sul mercato il prossimo anno e, grazie a una combinazione di primi dettagli ufficiali e rendering ipotetici, è già possibile farsi un’idea abbastanza chiara di come potrebbe presentarsi il prossimo modello.
Non molto tempo fa, Honda ha pubblicato le foto di un prototipo di sviluppo della futura Civic. Il prototipo presentava la carrozzeria dell’attuale generazione sotto una fitta camuffatura, rivelando ben poco del design finale. Ciò non ha impedito all’artista digitale indipendente Theophilus Chin di tentare di rimuovere il camuffamento e immaginare il prodotto finito utilizzando il più recente linguaggio stilistico di Honda.
Theophilus Chin ha preso come punto di partenza l’attuale Civic, per poi sovrapporvi alcuni elementi stilistici della Honda e:NS2 in versione cinese. Quel crossover elettrico è recentemente apparso in Giappone con il nome di Insight, e i suoi elementi di design si adattano sorprendentemente bene.

Rendering Theottle

LA SORTE DELLA CIVIC

Nel rendering, la caratteristica illuminazione a LED e le forme riviste dei paraurti si trasferiscono sulla berlina, conferendo all’ibrida immaginata una serie di proporzioni più slanciate e, probabilmente, più attraenti.

Lungo i fianchi, Chin ha preso una deviazione inaspettata. Le linee della carrozzeria richiamano l’attuale berlina BMW Serie 5, un punto di riferimento che probabilmente non assocereste a una Civic. Ciononostante, il risultato si presenta ancora in modo convincente come una Honda. L’unica nota leggermente stonata è nella parte posteriore, dove i fanali non sembrerebbero fuori posto su un’auto con il marchio General Motors.

Allontanandosi per un momento dallo stile speculativo, Honda ha già rivelato alcuni dettagli significativi su ciò che si nasconde sotto il cofano. La prossima Civic monterà su un’architettura rivista che riduce il peso di 188 libbre (90 kg) rispetto al modello attuale. La riduzione di massa è solo una parte della storia. Honda promette anche una maggiore rigidità strutturale, insieme a una risposta dello sterzo più precisa e una maneggevolezza più composta.
Oltre alla struttura più rigida e alle carreggiate più larghe, la prossima Civic introdurrà un nuovo sistema di gestione del movimento abbinato a una versione aggiornata dell’Agile Handling Assist. La configurazione ora incorpora il controllo del beccheggio, aiutando l’auto a rimanere più stabile ed equilibrata in curva.
Per quanto riguarda il propulsore, Honda sta preparando la prossima evoluzione del suo sistema ibrido a ricarica automatica e:HEV. La configurazione combina un motore a quattro cilindri da 2,0 litri con una coppia di motori elettrici, e l’azienda prevede un miglioramento di circa il 30% nell’efficienza dei consumi, insieme a prestazioni complessive più elevate.
La Civic adotterà anche il sistema “Honda S+ Shift”, introdotto per la prima volta sulla coupé Prelude. Si basa sul software piuttosto che sull’hardware, simulando i cambi di marcia attraverso una modulazione accuratamente gestita del suono e della coppia, anche se la trasmissione è priva di un cambio tradizionale.
Honda punta inoltre fortemente sulla condivisione dei componenti. Circa il 60% dei componenti della Civic sarà in comune con altri modelli in arrivo, tra cui HR-V, CR-V e Accord. L’idea è semplice: ridurre i costi di ricerca e sviluppo accelerando al contempo i tempi di immissione sul mercato dei nuovi modelli.

La Honda Civic di dodicesima generazione dovrebbe arrivare alla fine del 2026 o all’inizio del 2027, come modello dell’anno 2027 o 2028. Quando lo farà, dovrà affrontare un gruppo familiare di rivali, guidato dalla Toyota Corolla, che si prepara al proprio cambio generazionale, insieme alla Hyundai Elantra, alla Kia K4 e alla Mazda3, ormai sempre più datata.

Fiat Grande Panda potrebbe diventare Abarth?

Il marchio Abarth, di proprietà del gruppo Stellantis, ha un urgente bisogno di nuovi modelli a benzina, poiché le Abarth 500e e Abarth 600e elettriche stanno registrando vendite estremamente scarse. Una via d’uscita rapida dalla crisi potrebbe essere la hot hatch Abarth Grande Panda: secondo alcune indiscrezioni, lo sviluppo sarebbe già in corso.

Nel novembre dello scorso anno abbiamo riferito che, dopo che nel 2024 il marchio Abarth ha abbandonato l’ultimo modello a benzina basato sulla vecchia Fiat 500, le sue vendite sono letteralmente crollate; per questo motivo, l’attuale capo di Fiat/ Abarth Europe, Gaetano Torell, è costretto a dare prova di un’equilibristica manageriale, inventando modi rapidi e relativamente economici per risollevare le sorti dei marchi affidatigli

Le vendite complessive di Fiat/Abarth in Europa, secondo i dati dell’ACEA (Associazione europea dei costruttori automobilistici), lo scorso anno sono diminuite del 10,9% a 271.098 auto. Non ci sono dati precisi specifici per Abarth, ma altre fonti riferiscono che nel 2025 questo marchio ha venduto in Europa circa 2.000-2.100 auto, circa l’80% in meno rispetto al 2024, quando era ancora in produzione l’Abarth 595/695 a benzina.

RILANCIO DI ABARTH

Attualmente Abarth offre in Europa solo veicoli elettrici: la berlina Abarth 500e e il crossover Abarth 600e, entrambi troppo costosi e con un bilanciamento tecnico poco soddisfacente (il principale svantaggio è l’autonomia limitata con una singola ricarica). Un altro problema è che i tradizionali acquirenti di Abarth sono abituati a modificare le proprie auto — da soli o con l’aiuto di vari atelier di tuning — mentre sulle “elettriche” è possibile modificare, in sostanza, solo il design e le sospensioni; non è possibile ottenere potenza aggiuntiva dai motori elettrici.

La nuova Fiat 500, originariamente elettrica, ha recentemente ottenuto una versione a benzina — anche se molto modesta (65 CV); per la sua realizzazione, la società Stellantis ha dovuto spendere per la riprogettazione della piattaforma di base, poiché questa non era stata concepita per l’installazione di un motore a combustione interna. A quanto pare, montare un motore abbastanza potente su questa nuova Fiat 500 a benzina è, se non impossibile, molto difficile e costoso: in pratica servirebbe un’altra riprogettazione, e per questo la società Stellantis, affossata dalle perdite, non ha soldi.

Nuova BYD Atto 3: Restyling in Cina

La BYD Atto 3 ha ricevuto un altro aggiornamento, come rivelato da un documento depositato presso il Ministero dell’Industria e delle Tecnologie dell’Informazione (MIIT) del governo cinese, secondo quanto riportato da Car News China.

La documentazione del documento presentato al MIIT rivela che l’Atto 3 aggiornata misura 4.665 mm di lunghezza, 1.895 mm di larghezza e 1.675 mm di altezza, con un passo di 2.770 mm, risultando così più lunga di oltre 200 mm rispetto alla versione attuale. Il peso a vuoto dell’Atto 3 del 2026 in Cina è dichiarato pari a 1.690 kg.

Il propulsore della Atto 3 aggiornata riprende quello della Atto 3 Evo per l’Europa, in quanto il modello aggiornato passa a una configurazione a trazione posteriore, e i documenti del MIIT riportano, secondo quanto riferito, due livelli di potenza: 200 kW (272 CV) e 240 kW (326 CV).

Altri aggiornamenti meccanici devono ancora essere resi noti, anche se, a titolo di riferimento, l’Atto 3 Evo per il mercato europeo è stata aggiornata con una nuova configurazione delle sospensioni posteriori multi-link (a cinque bracci in sostituzione della precedente configurazione a quattro bracci), mentre la capacità del bagagliaio di quella versione è aumentata di 50 litri fino a 490 litri, o fino a 1.360 litri con i sedili ribaltati, e il vano anteriore ha una capacità di 101 litri.

LE NOVITÀ IN ARRIVO

Secondo IT Home, la BYD Atto 3 aggiornata per la Cina potrebbe adottare la batteria BYD Blade di seconda generazione annunciata dal produttore all’inizio di questo mese, che si dice abbia una maggiore densità energetica e sia in grado di ricaricarsi dal 10 al 70% in cinque minuti.

Per quanto riguarda l’ADAS, il documento depositato presso il MIIT mostra che l’Atto 3 aggiornata sarà dotata di sensori aggiuntivi, che, come si è visto, saranno posizionati sul tetto (per il lidar), insieme a un radar montato anteriormente e a telecamere sui parafanghi.

Le modifiche estetiche sull’ultima Atto 3 includono un paraurti anteriore ridisegnato con un pannello centrale rivisto e prese d’aria ridisegnate e orientate verticalmente, fari più sottili, mentre le maniglie delle portiere sono ora semi-a filo. I cerchi disponibili includono modelli da 18 e 19 pollici.

Nella parte posteriore, il gruppo ottico posteriore appare ora di spessore uniforme su tutta la sua larghezza, mentre lo spoiler del portellone ridisegnato ospita una luce di stop montata in alto più sottile.

Per quanto riguarda l’introduzione sul mercato, Car News China ha citato altri media cinesi secondo cui gli ordini per l’Atto 3 aggiornata in Cina potrebbero aprirsi intorno alla metà di quest’anno.

Nuova Honda Prelude Type R: sogno in Rendering

Sebbene la casa automobilistica giapponese smentisca qualsiasi progetto in tal senso, l’arrivo di una Honda Prelude Type R sembra inevitabile, vista l’entusiasmo che l’attuale coupé sta suscitando nella comunità automobilistica.

Era da molto tempo che un modello automobilistico non riscuoteva un consenso così unanime tra la stampa specializzata. Apprezzata per la rigidità del telaio e il carattere giocoso, oltre che per l’efficienza del suo propulsore full-ibrido, la nuova Honda Prelude continua a deliziare gli appassionati di guida, nonostante la potenza relativamente modesta, limitata a 184 CV. Un motivo in più per spingere gli ingegneri giapponesi a mettere a punto una versione Type R.
Ma Honda troverebbe le risorse necessarie per portare a termine un progetto del genere, se dovesse vedere la luce? Il marchio ha infatti appena annullato, in una fase molto avanzata, il lancio di tre modelli 100% elettrici: il SUV 0, la berlina 0 Saloon, nonché la RSX EV all’interno di Acura, la sua divisione premium. Un’inversione di rotta attribuita in particolare alle incertezze che aleggiano sul mercato automobilistico nordamericano, dall’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, nonché all’intensificarsi della concorrenza cinese.

Rendering Auto-moto.com

IL FUTURO DI HONDA

Di conseguenza, i costi di ristrutturazione e di disinvestimento potrebbero costare a Honda più di 15 miliardi di dollari, con una perdita netta prevista tra i 2,5 e i 4,4 miliardi di dollari nel prossimo esercizio fiscale.
Ma Honda dovrà rimettersi rapidamente in ordine di battaglia, puntando in particolare sull’ibridazione, un settore in cui eccelle. Potrebbe proprio trattarsi di una pista da esplorare per costruire un progetto di Prelude Type R, in rottura con la filosofia 100% termica della Civic Type R, spesso citata come riferimento in una categoria di sportive compatte che sta progressivamente cadendo in disuso, sotto la pressione delle penalità ecologiche applicate dai governi europei, in particolare. Secondo le voci che circolano sui media e sui social network, la soglia dei 300 CV cumulativi tra energia fossile ed elettrica potrebbe essere superata sotto il cofano di questa ipotetica Honda Prelude Type R.
La futura Honda Prelude Type R sarebbe sicuramente dotata dei sedili avvolgenti della Civic Type R.
Uno stile aggressivo, ovviamente
Dal punto di vista stilistico, la Honda Prelude Type R applicherebbe le ricette della sua sorella maggiore Civic, moltiplicando le appendici aerodinamiche in carbonio a livello dei sottoporta, sia nella parte anteriore, che in quella posteriore, così come di profilo, senza dimenticare la presenza di un generoso alettone sul bagagliaio. Opterebbe inoltre per un cofano più scolpito, un paraurti specifico e un diffusore maggiorato con tre terminali di scarico, mentre l’abitacolo erediterebbe sicuramente, a seconda delle versioni, i magnifici sedili avvolgenti rosso vivo della Civic omonima. Niente di meglio per stuzzicare l’appetito degli appassionati del marchio Type R. Non vediamo l’ora di poterla guidare, speriamo prima della fine di questo decennio.

BYD Atto 2 DM-i Hybrid: i segreti

La prossima settimana saremo a Milano per un doppio evento: la presentazione della “ATTO 2 DM-i – una Super Hybrid pronta a ridefinire il segmento dei SUV compatti – e contemporaneamente la visita al nuovo Centro BYD a Milano, in via Quadrio 17, simbolicamente posizionata – in zona Porta Garibaldi – vicino a Piazza Gae Aulenti, uno dei nomi storici di eccellenza del Design internazionale. 

 

E non a caso una vicinanza così simbolicamente prestigiosa fa da sponda alla presenza, nella sede milanese del Marchio, anche del Centro Stile europeo: il bellissimo e moderno palazzo vetrato vicino a Porta Nuova non è solo l’Hub di servizi ed organizzazione di Rete ma anche uno dei perni globali del Design di BYD nel mondo. Condotto e supervisionato da Wolfgang Egger il punto di Milano diventa così, dopo il primissimo Centro Stile Changan a Rivoli (nella ex sede dell’Istituto I.D.E.A.) ed il Centro di Design di GAC a Torino, il terzo polo creativo per un Brando o Gruppo cinese in Italia; ed il Centro BYD è gestito da un vero e proprio mostro sacro: Egger arriva nel 1989, a solo ventisei anni, all’Alfa Romeo dove quattro anni dopo diventa Head of Design. Passa poi a SEAT e nel 2001 ritorna al Gruppo Fiat, dentro Lancia e di nuovo in Alfa Romeo. 

Dal 2007 al 2015 accompagna il percorso creativo di Volkswagen (Audi, Lamborghini) e dal 2016 entra in BYD Auto, dove apprezza la forza e la velocità dell’organizzazione snella e orizzontale e la forza del Gruppo che si traduce in una estrema velocità di realizzazione di nuovi modelli. Solo sul versante Design ci sono tre Centri Studi e ben 1200 creativi e Designer nel mondo per creare lo stile di cinque Brand.

BYD a Milano, il Quartier Generale in “piccolo”

Il Centro di Via Quadrio annovera oltre 50 postazioni in Open Space ed una Virtual Room che, coadiuvando la progettazione, da un lato riduce di molto l’esigenza di modellazione fisica in 3D di maquette in materiali lavorabili perché permette di “costruire” e virtualizzare in tridimensionale ogni progetto; dall’altro lato velocizza ogni operazione di aggiornamento, modifica ed implementazione stilistica dei modelli di auto. Ma l’HeadQuarter milanese è avviamente anche il presidio elettivo dal quale BYD può gestire e ottimizzare anche il servizio sul territorio rivolto all’obbiettivo di raggiungere i cento Concessionari di vendita in Italia più un piccolo numero di Shoowroom Denza; per poi passare alla crescita della Rete di Aftersales e ad un nuovo Magazzino Ricambi in affiancamento al Centro Europeo logistico sito in Olanda.

Francamente ci fa sempre piacere incontrare e recensire un Gruppo come BYD, di cui non abbiamo avuto difficoltà a registrare l’ottimismo e la serenità con cui lo Staff dirigenziale (Alessandro Grosso e Alfredo Altavilla in primis) ha sempre presenziato nelle giornate intere di eventi svolti in  Italia (eventi nei quali, ahimè incolpevoli, non siamo riusciti a fornire recensioni per almeno uno o due recenti casi ma perché semplicemente non eravamo stati invitati); e soprattutto dobbiamo ammettere che l’esempio dei Marchi e Gruppi asiatici – sempre attenti agli eventi fisici e di incontro con il pubblico potenziale – ha fatto da “detonatore” anche per un gradito ed atteso ritorno agli eventi “on the Road” dei Marchi e Gruppi europei che soprattutto nell’ultimo lustro si erano un pochino dati alla macchia quanto ad eventi su strada.

Abbiamo sempre ricordato, con piacere, la straordinaria impressione positiva e incoraggiante che ci aveva dato l’evento “ATTO 2” dello scorso anno a Torino, alle Officine, in cui a sera – dopo l’incontro con i Media – BYD aveva aperto le porte dei locali al pubblico disciplinatamente in fila per osservare e toccare con mano, lo scorso anno, la versione “full electric” del SUV medio di casa.

Certo, rimangono nella memoria le parole e le opinioni che abbiamo avuto il piacere di ascoltare da Altavilla su due condizioni esterne che si erano appalesate in almeno due occasioni: la questione dei Superdazi europei (definiti da Altavilla – a Torino – un mal di testa passeggero per BYD) e la questione del nuovo ecobonus governativo di Maggio 2025 (definito a Roma una “cagata pazzesca” in stile Corazzata Potemkin); e dunque siamo interessati a poter chiedere all’Advisor di BYD per i mercati europei quali siano le sensazioni e le opinioni di questo nuovo momento storico internazionale e normativo.

Forse l’occasione potrà essere anche utile per chiedere lumi su una fase commerciale di BYD in Cina che, a differenza del trend dell’Export, ha visto un Febbraio decisamente in calo (-41% rispetto allo stesso periodo del 2025 e meno 9% rispetto a Gennaio. Secondo l’azienda, a pesare sul risultato è stato soprattutto il Capodanno cinese, celebrato quest’anno a febbraio, che ha ridotto sensibilmente i giorni lavorativi e rallentato l’attività delle concessionarie. E sarà forse l’occasione per valutare dove effettivamente BYD è davvero incombente nel mercato auto e dove è opportuno recuperare.

BYD ATTO 2 DM-i, il SUV “Medio” Ibrido Plug In della famiglia

BYD Atto 2 DM-i ibrida plug-in è la cugina della versione Full electric (che resta in gamma) e che mantiene i punti di forza della versione Z.E. (altezza del posto guida, visibilità, maneggevolezza, e misure ragionevoli in città in relazione alla buona abitabilità interna e per i bagagli) con l’integrazione delle peculiarità tipiche della mobilità Ibrida: risposta all’ansia da autonomia, indole più conciliante per gli abitudinari dell’endotermico, e dunque una naturale estensione della Gamma ad un target più esteso e multiforme.

La versione Hybrid DM-i prevede due livelli di proposta: la Active (165 CV e una batteria da 7,8 kWh per offrire fino a 40 km dichiarati in modalità elettrica; e la Boost con accessoristica più completa e potente ( con 212 CV, batteria da 18 kWh e 90 km di percorrenza in solo elettrico prevista). 

La motorizzazione è prevedibilmente il 1500 cc. 4 in linea a benzina installato anteriormente, coadiuvato dal supporto del motore elettrico. 

Le dimensioni restano omologhe alla ATTO 2 Full electric, con 4,33 metri di lunghezza, 1,83 metri di larghezza, ed una altezza di 1,68 metri. Il peso dichiarato in ordine di marcia è non indifferente (1620 chili) e la capacità del serbatoio benzina è di 45 litri. La versione elettrica provata a Torino lo scorso anno si fa ricordare ancora e si è fatta apprezzare per la perfetta insonorizzazione interna e per le ottime capacità dinamiche nel traffico urbano e suburbano sabaudo. 

Siamo curiosi di testare anche la Ibrida e capire quali sensazionioffirà, ma ci sentiamo decisamente fiduciosi.

Riccardo Bellumori

Nuova Audi A6 Avant: rendering della versione L

Audi tedesca sta preparando un nuovo modello della famiglia A6, che diventerà la station wagon di serie più grande nella storia dell’azienda. Sulla base delle foto spia disponibili ecco i rendering di Kolesa.ru che immaginano come sarà il suo aspetto.

La storia del modello A6 risale al 1994, quando debuttò la prima generazione della “sei”, subentrata alla famiglia Audi 100. Oggi è in produzione la sesta generazione dell’A6, presentata un anno fa nella versione station wagon e, un mese dopo, anche nella versione berlina. Attualmente l’azienda sta preparando diverse altre varianti, tra cui la tradizionale versione top di gamma RS6 e una variante completamente nuova per l’azienda: la station wagon allungata.

Questo modello è stato creato per il mercato cinese in collaborazione con la più grande azienda automobilistica statale cinese, la SAIC, che detiene anche il 50% della joint venture con Audi, Skoda e Volkswagen (a proposito, il precedente progetto di Audi e SAIC è stato un fiasco in termini di vendite). Per questo mercato sono tipiche le versioni allungate dei modelli europei, tuttavia la station wagon basata sull’A6 viene realizzata per la prima volta. È curioso che, nonostante l’evidente parentela con la famiglia A6, l’auto porterà l’indice A7L. Oltre al passo allungato, la novità avrà anche uno sbalzo posteriore più lungo, il che consentirà di ampliare notevolmente lo spazio del vano bagagli (che nella nuova generazione è diminuito da 565 a 503 litri a causa delle caratteristiche della sovrastruttura mild-hybrid). Inoltre, nella station wagon a passo lungo i finestrini laterali sono senza telaio, come nel modello A7. La differenza più evidente nel design sarà nella parte posteriore: la station wagon avrà un design diverso del cofano del bagagliaio, mentre la targa verrà spostata sul paraurti posteriore. Per quanto riguarda la parte anteriore, qui potrebbe essere realizzato un nuovo paraurti anteriore nello stile del modello cinese A5 Sportback.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE XXL

Come gli altri modelli della famiglia A6, la nuova station wagon A7L sarà realizzata sulla piattaforma PPC (Premium Platform Combustion). Sotto il cofano sono previsti i ben noti motori TSI a quattro cilindri da 2,0 litri con diversi livelli di sovralimentazione, oltre al V6 TSI da 3,0 litri abbinato alla trazione integrale quattro. Le dimensioni della nuova station wagon non sono ancora note, mentre l’attuale A6 Avant ha una lunghezza di 4990 mm e un passo di 2927 mm.
Il debutto della novità dovrebbe avvenire nei prossimi mesi (forse al prossimo Salone dell’Auto di Shanghai ad aprile). Nel frattempo, qualche giorno fa abbiamo parlato dell’Audi A5 di seconda generazione usata.

Ford Kuga Full Hybrid PRO e CONTRO dalla prova

Dopo due belle settimane di prova su strada eccomi a raccontare in qussto video tutti i PRO e i CONTRO che ho riscontrato al volante della Ford Kuga Full Hybrid 2026.
E voi cosa ne pensate di questo modello: lo avere provato? E se lo avete scelto lo conisgliereste?
Vi aspetto nei commenti!