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Dacia Sandero guida il successo di Renault

Il Gruppo Renault ha reso noti i dati relativi alle vendite del 2025: si registra una crescita, Dacia Sandero è leader in Europa.
Il regolare aggiornamento delle gamme di modelli e i prezzi relativamente accessibili hanno consentito a tutti e tre i marchi del Gruppo Renault (Dacia, Alpine, Renault) di aumentare le vendite nel 2025, ma ci sono anche delle perdite: il marchio Mobilize ha cessato la sua attività.

Le vendite globali del Gruppo Renault nel 2025 sono aumentate del 3,2% e hanno raggiunto le 2.336.807 unità, di cui 1.607.848 nel mercato principale, quello europeo (+0,5% rispetto alle vendite del 2025). Le auto ibride rappresentano circa il 400.000 (+35,1%) del volume totale, mentre quelle elettriche circa il 194.000 (+76,7%).

Ora esaminiamo i marchi, iniziando da Renault. Il marchio francese ha venduto lo scorso anno un totale di 1.628.030 veicoli (+3,2%), di cui 1.291.525 autovetture (+10%) e 336.505 veicoli commerciali leggeri (LCV) (-16,5%). . L’azienda attribuisce il risultato negativo nel segmento LCV al calo generale della domanda di furgoni leggeri in Europa e all’uscita dal mercato nel 2024 del conveniente Renault Express.

Le vendite di automobili Renault nei paesi dell’America Latina sono aumentate dell’11,3% fino a raggiungere le 272.600 unità grazie al successo del crossover Kardian, mentre in Corea del Sud, grazie alla partnership di Renault con Geely, le vendite del marchio francese sono aumentate immediatamente del 55,9% fino a raggiungere le 52.300 automobili.

DACIA INARRESTABILE

Il marchio rumeno Dacia ha venduto lo scorso anno 697.408 auto (+3,1%), di cui 601.765 in Europa (+2,9%). La hatchback Dacia Sandero è stata per il secondo anno consecutivo la più venduta in Europa, almeno secondo quanto afferma il Gruppo Renault, anche se nessuna agenzia indipendente ha ancora pubblicato un rapporto completo sul mercato europeo per il 2025. Tuttavia, i dati preliminari per l’Europa, basati sui dati di immatricolazione, sono già stati pubblicati dall’agenzia tedesca Dataforce, secondo la quale la top five delle auto nuove più popolari è la seguente:

  1. Dacia Sandero — 243.676 unità (-9,8%)
  2. Renault Clio — 229.778 unità (+5,8%)
  3. VW T-Roc — 211.241 unità (+3,8%)
  4. VW Tiguan — 197.000 unità (+0,8%)
  5. VW Golf — 195.455 unità (-9,8%)

Da notare che l’ufficio stampa del Gruppo Renault tace delicatamente sulle vendite effettive della Dacia Sandero in Europa, indicando solo il suo primo posto e non volendo mettere in evidenza la dinamica negativa. A proposito, l’anno scorso la Dacia Sandero, così come la berlina Logan e la station wagon Jogger, hanno subito un restyling programmato.
Il successo della Renault Clio, che lo scorso anno è passata alla sesta generazione, è stato menzionato dall’ufficio stampa dell’azienda francese: secondo i propri dati, le vendite di questo modello in Europa lo scorso anno sono aumentate del 4,5% fino a raggiungere le 243.401 unità.

Quest’anno Dacia promette di presentare una nuova auto elettrica economica di classe A, che sarà prodotta in Europa e sostituirà la crossover hatchback Dacia Spring di fabbricazione cinese, e un nuovo modello di classe C, probabilmente un altro crossover (forse una station wagon o una crossover station wagon).
Il marchio sportivo Alpine ha venduto per la prima volta nella sua storia più di diecimila auto in un anno, precisamente 10.970 unità. (+139,2%), di cui 2681 sono la coupé a benzina Alpine A110, 8198 sono la hot hatch elettrica Alpine A290 e 91 sono il crossover elettrico Alpine A390 appena lanciato sul mercato. Il principale consumatore delle auto Alpine è stata la Francia, con 5383 unità vendute, seguita dal Regno Unito con 1742 unità e dalla Germania con 1046 unità.
Il marchio Mobilize, ormai defunto, non viene menzionato nella relazione del Gruppo Renault, ma non è ancora stato “eliminato” dalla descrizione generale dell’azienda. Ricordiamo che Mobilize è stato lanciato nel 2021 come marchio di nuova mobilità, ma ha fallito completamente sul mercato.

Il destino dei quadricicli elettrici Mobilize Bento e Mobilize Duo prodotti in Marocco è ancora sconosciuto.

Nuova Mercedes Classe E EQ: Rendering Totale

Come sarà la nuova Mercedes Classe E EQ? Eccola nel rendering totale.

Qualche giorno fa sono state pubblicate in rete alcune foto spia della nuova berlina Mercedes-Benz, grazie alle quali abbiamo la possibilità di farci una prima idea del suo aspetto esteriore.

Come previsto, la nuova berlina prenderà il nome di E-Class with EQ Technology, in analogia con il crossover elettrico GLC with EQ Technology, presentato all’inizio dello scorso autunno. Sostituirà il modello EQE, non proprio di successo, presentato nel 2021 e già in procinto di essere ritirato dal mercato. Uno dei motivi delle scarse vendite di quest’ultimo è il design particolare della carrozzeria, che l’azienda ha chiaramente deciso di rivedere in modo radicale.

A giudicare dalle foto spia, la nuova Classe E elettrica avrà un aspetto molto più tradizionale, con proporzioni praticamente analoghe a quelle di una normale berlina con motore a combustione interna. Allo stesso tempo, avrà sicuramente una parte anteriore originale, che potrebbe essere ispirata al suddetto GLC elettrico. Si intravedono già i contorni dei fari, nei quali ci si può aspettare anche la comparsa di luci di marcia a forma di stella a tre punte. I prototipi si differenziano dalla normale Classe E soprattutto lateralmente: hanno porte posteriori più larghe e dietro di esse appariranno finestrini aggiuntivi, simili a quelli della versione a passo lungo della Mercedes Classe E per il mercato cinese.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE MERCEDES

La parte posteriore è ancora fortemente camuffata e non permette di vedere nemmeno i contorni approssimativi dei fanali, si vede solo la posizione dei blocchi provvisori al posto abituale insieme alla nicchia della targa. Tuttavia, possiamo supporre che il design delle luci posteriori sarà diverso dalla normale Classe E e lo stile sarà più simile a quello della GLC elettrica.
La nuova berlina sarà costruita sulla piattaforma modulare MB.EA (Mercedes-Benz Electric Architecture) con architettura elettrica a 800 volt, già utilizzata dalla GLC con tecnologia EQ. Da quest’ultima potrebbe essere preso in prestito anche il motore, che comprende due motori elettrici con una potenza massima complessiva di 360 kW (490 CV, 800 Nm). L’autonomia massima dichiarata del SUV con una singola ricarica è di 713 km secondo il ciclo WLTP.

Rendering della nuova Mercedes-Benz Classe E con tecnologia EQ
Il debutto della novità è previsto per il 2027. Ricordiamo che alla fine dello scorso anno il capo designer del marchio, Gorden Wagener, ha lasciato il suo incarico.

Nuova Kia Niro 2026: il Restyling

Ecco la nuova Kia Niro i cui dettagli saranno resi noti nel marzo 2026.

Kia ha presentato il crossover compatto Niro nel 2016. Il modello di seconda generazione ha debuttato nell’autunno del 2021 ed è stato messo in vendita nel 2022. L’attuale SUV è disponibile con motorizzazioni HEV e PHEV, nonché con propulsione completamente elettrica. Ora l’azienda ha preparato una versione aggiornata della Kia Niro: oggi il marchio ha svelato il suo aspetto esterno e gli interni.
L’ufficio stampa di Kia ha sottolineato che il crossover aggiornato ha un design che riflette la filosofia del marchio: “l’unione degli opposti”. Si tratta dello stile attuale del marchio, che caratterizza già molti altri modelli della casa coreana. Così, la rinnovata Niro ha ricevuto nuovi fari anteriori più verticali con luci di marcia a forma di “T”. I fari sono collegati tra loro da una barra nera a forma di “naso di tigre” molto affusolato. Sopra, sotto il bordo del cofano, è possibile vedere il logo Kia.

I modelli hanno cambiato il design del rivestimento in plastica nera lucida lungo il perimetro della carrozzeria (che include i rivestimenti dei passaruota) e della parte inferiore del paraurti anteriore, in cui sono integrati i rettangoli dei fendinebbia e una grande presa d’aria con una barra argentata lungo il bordo inferiore. La Niro, ancora più fresca, ha ricevuto nuovi cerchi da 18 pollici bicolore dal design originale.

LO STILE AFFILATO

Il crossover rinnovato ha normali specchietti esterni, maniglie delle porte tradizionali verniciate in tinta con la carrozzeria, un’antenna a pinna di squalo con barre portatutto nere sul tetto e un telaio dei finestrini dello stesso colore. La parte posteriore della Kia Niro è decorata con uno spoiler piuttosto grande con luce di stop integrata nella parte superiore del portellone, mentre ai lati sono posizionati grandi “angoli” verticali dei fanali. Nella parte inferiore del paraurti posteriore si trovano riflettori verticali e un diffusore argentato.

INTERNI E DOTAZIONI

Con il restyling di Kia Niro è stato rivisto l’interno. La Kia Niro ha ricevuto un volante multifunzionale a due razze con pulsanti fisici e corona “appiattita” su entrambi i lati. Sul cruscotto modificato è posizionato un quadro strumenti di nuova forma, allungato orizzontalmente e curvo, che unisce sia il quadro strumenti virtuale che il touchscreen del sistema di informazione e intrattenimento (diagonale di ciascun display: 12,3 pollici). I comandi sulla console centrale e sul tunnel sono stati leggermente modificati.

Per ora l’azienda non ha fornito alcuna informazione sulle caratteristiche tecniche della Kia Niro aggiornata. Probabilmente manterrà i propulsori ibridi e il motore elettrico.

Nuovo Toyota Land Cruiser: la versione più potente in Europa

Toyota ha ampliato il lancio della sua Land Cruiser 300 Hybrid full-fat, introducendo il SUV elettrificato in “alcuni mercati dell’Europa orientale” dopo il suo debutto in Medio Oriente lo scorso anno.

Altrove, la serie 300 più grande rimane fuori portata. L’Europa occidentale e il Nord America continueranno con la più lussuosa Lexus LX o la Land Cruiser 250 leggermente più piccola, poiché la 300 con telaio a longheroni non è ancora disponibile in quelle regioni.
Il Land Cruiser 300 ibrido è anche la versione più potente mai realizzata, con una potenza combinata di 457 CV (341 kW / 464 PS) e una coppia di 790 Nm (583 lb-ft). Questa potenza proviene da un V6 biturbo da 3,5 litri abbinato a un singolo motore elettrico, posizionato tra il motore a combustione interna e un cambio automatico a 10 rapporti che trasmette la potenza a tutte e quattro le ruote.
Secondo Toyota, l’ibrido ad alte prestazioni offre un’accelerazione fino al 40% più potente rispetto alla versione solo ICE alimentata dal motore biturbo da 3,3 litri. Il motore elettrico contribuisce a migliorare la risposta dell’acceleratore e a rendere più fluida l’erogazione della coppia. Può anche funzionare in modalità solo elettrica a velocità fino a 30 km/h (19 mph), attingendo energia da una batteria al nichel-metallo idruro.

Il Land Cruiser 300 più potente arriva in Europa, ma non dove ci si potrebbe aspettare
Per preservare la sua reputazione di fuoristrada, la batteria è sigillata in un involucro impermeabile, mantenendo intatta la profondità di guado di 700 mm (27,6 pollici) del SUV. Toyota afferma che l’ibrido è stato testato in condizioni difficili in tutto il mondo e rimane fiduciosa nelle sue capacità fuoristrada.

Il Land Cruiser 300 Hybrid è dotato di servosterzo elettrico, volto a migliorare la precisione e il controllo su un’ampia gamma di superfici. La tecnologia fuoristrada rimane invariata, compresi Multi-Terrain Select, Crawl Control, Downhill Assist Control e Multi-Terrain Monitor.
In Europa, gli acquirenti potranno scegliere tra tre allestimenti: il VX entry-level, lo ZX di fascia media e il GR Sport top di gamma. Tutte le varianti sono dotate di una configurazione a cinque posti, senza opzione a tre file. Dei tre, solo lo ZX raffigurato nelle immagini ufficiali è dotato di un kit carrozzeria ridisegnato.

MODELLO TOP DI GAMMA

L’equipaggiamento è piuttosto generoso su tutta la gamma, poiché anche la versione base VX è dotata di serie di cerchi da 18 pollici, portellone elettrico, fari full LED, doppio schermo da 12,3 pollici, impianto audio premium JBL a 14 altoparlanti, climatizzatore a quattro zone, volante riscaldato, sedili anteriori elettrici e presa di corrente da 1500 W.
Passando alla ZX si aggiungono ulteriori tecnologie e raffinatezze, tra cui sospensioni variabili adattive, selettore di guida a cinque modalità, head-up display, portellone posteriore con sensore di apertura e differenziale posteriore a slittamento limitato.

Infine, la GR Sport mantiene il suo look distintivo e robusto con paraurti, griglia, parafanghi e cerchi da 18 pollici unici, e aggiunge il più avanzato e-KDSS (Electronic Kinetic Dynamic Suspension System) di Toyota, che può disinnestare le barre antirollio per massimizzare l’articolazione delle ruote.
Toyota ha confermato che il Land Cruiser 300 Hybrid sarà lanciato in “alcuni mercati dell’Europa orientale” a partire da gennaio 2026, anche se non ha specificato quali paesi saranno inclusi. I dettagli sui prezzi per la regione sono ancora segreti, ma negli Emirati Arabi Uniti il modello elettrificato parte da 389.900 AED (106.200 dollari).

Questa non sarà nemmeno la prima apparizione della Serie 300 in Europa. Dal suo debutto nel 2021, il SUV è stato ufficialmente offerto in mercati come Ucraina, Georgia, Azerbaigian e Armenia.

È stato inoltre confermato che il nuovo Land Cruiser Hybrid arriverà in Australia nella prima metà del 2026. In futuro, potrebbe anche diventare disponibile nel suo mercato interno in Giappone, dove ha ricevuto lievi aggiornamenti nel 2025.

Addio Mazda2 e CX-3: la scelta in Giappone

Si prevede che la produzione di questi due modelli “datati” del marchio giapponese sarà completata nel 2026.

Mazda ha deciso di “rifare il look” alla sua gamma di modelli: è probabile che presto ne mancheranno un paio. Uno di questi sarà molto probabilmente il piccolo crossover Mazda CX-3. Ricordiamo che ha debuttato nel 2014 e ha subito il primo aggiornamento nel 2018. Dopo alcuni anni, nel 2021, il SUV ha lasciato i mercati americano ed europeo, ma è rimasto in una serie di altre regioni e nel 2023 il modello ha subito un’altra modernizzazione.

Nella foto: Mazda CX-3 (versione per il mercato giapponese)
A sua volta, la produzione della compatta Mazda2 hatchback è iniziata nel 2002 (sul mercato interno è stata venduta a lungo con il nome di Demio). L’attuale cinque porte di terza generazione è apparsa nel 2014 ed è stata aggiornata nel 2019 e nel 2023. Anche questo modello ha già lasciato il Vecchio e il Nuovo Mondo, ma per ora è ancora presente, ad esempio, sul mercato interno.

LA SCELTA STRATEGICA

Ora l’edizione giapponese di Creative Trend, citando documenti interni dei concessionari del marchio, riferisce che Mazda intende interrompere la produzione della Mazda2 e della CX-3 nel corso del 2026. Si prevede quindi che l’ultimo esemplare del SUV uscirà dalla catena di montaggio già nel marzo di quest’anno, mentre la produzione della hatchback terminerà a giugno. Si riferisce che per ora i concessionari del marchio continuano ad accettare ordini, mentre in seguito venderanno le auto rimaste nei magazzini.
Molto probabilmente, la Mazda2 avrà un successore in futuro. Come riportato in precedenza da Kolesa.ru, potrebbe basarsi sul concept Vision X-Compact, presentato nell’ottobre 2025. Non è da escludere che alla fine la novità sarà un crossover subcompatto o una cross-hatchback, a cui potrebbe essere assegnato un altro nome: Mazda CX-20.

La lunghezza complessiva della Mazda Vision X-Compact è di 3825 mm, la larghezza di 1795 mm, l’altezza di 1470 mm e la distanza tra gli assi di 2515 mm. Non ci sono informazioni sul propulsore del concept, ma l’azienda ha parlato delle sue capacità digitali, in particolare dell’intelligenza artificiale, che sarà in grado di svolgere molteplici funzioni.

La Mazda Vision X-Compact ha un abitacolo realizzato in uno stile sportivo e minimalista. Da notare l’alto tunnel centrale con un grande selettore del cambio automatico e, al posto del display del sistema di informazione e intrattenimento sul pannello frontale, un pannello magnetico che funge da supporto per lo smartphone, situato a destra dello schermo rotondo che funge da quadro strumenti virtuale. Alcuni elementi dell’abitacolo sono verniciati nello stesso colore della carrozzeria.

Da notare che in quell’occasione è stata presentata anche un’altra show car: la Mazda Vision X-Coupe, una cross-coupé.

La sua lunghezza complessiva è di 5050 mm, la larghezza di 1995 mm, l’altezza di 1480 mm e la distanza tra gli assi è di 3080 mm.

Il concept è dotato di un propulsore ibrido plug-in con un motore turbo rotativo a pistoni a due sezioni e un motore elettrico, con una potenza massima complessiva di 510 CV. L’autonomia in modalità solo elettrica è di 160 km, mentre in modalità ibrida è di 800 km.

Nuova Honda Jazz 2026: il Restyling della Fit in Cina

È difficile credere che siano passati poco più di sei anni da quando è stata presentata la Honda Jazz di quarta generazione. Il progresso in questo periodo è stato tale che la hatchback del segmento B sembra ormai un relitto del passato. Questo è particolarmente vero in Cina, dove l’ondata di city car elettriche a prezzi accessibili ha relegato questo modello, un tempo molto popolare, a un ruolo secondario.

Per cercare di risvegliare l’interesse prima che l’auto venga inevitabilmente ritirata dal mercato, GAC Honda ha introdotto un restyling piuttosto drastico per la Jazz, venduta nel Regno di Mezzo con il nome di Fit. Come si è visto in una precedente indiscrezione, questo secondo restyling esclusivo per il mercato cinese conferisce alla vettura un look aggressivo e sportivo che ha completamente cancellato il design originale, caratterizzato da un aspetto grazioso e innocente, che Honda aveva già in parte modificato con la prima revisione.

Nella parte anteriore, la Fit acquisisce un design dei fari divisi, ora molto in voga, con le sottili luci diurne quadruple affiancate da una griglia superiore altrettanto sottile. Sotto di essa si trovano dei ritagli rettangolari leggermente sfalsati, nonché un’imponente griglia inferiore con “nacelle” su entrambi i lati.

Passando alla parte posteriore, si ritrovano i fanali trapezoidali, ma il paraurti è stato esteso verso l’esterno, presumibilmente per proteggere ulteriormente il portellone. Questo ha lo sfortunato effetto di dare alla Fit l’aspetto di un labbro inferiore gonfio, non aiutato dalla grande minigonna posteriore nera con un elemento decorativo integrato a forma di diffusore. I paraurti più lunghi hanno contribuito ad aumentare la lunghezza di 59 mm rispetto al precedente modello cinese, già di per sé più lungo di 115 mm rispetto al resto del mondo.

INTERNI E MOTORI

Il grande restyling esterno è in netto contrasto con gli interni, che sono rimasti praticamente invariati, fatta eccezione per un touchscreen da 10,1 pollici per l’infotainment, ancora piccolo per gli standard delle auto cinesi, ma molto più grande dell’unità da otto pollici offerta in altri mercati. Il display supporta le funzioni di mirroring degli smartphone Apple CarPlay, Baidu CarLife+ e Huawei HiCar.

Il restyling comporta una significativa riduzione delle dotazioni, con la Fit ora offerta in un unico allestimento base. A parte il grande schermo e il display da sette pollici, si ottengono cerchi in acciaio con coprimozzi (incoerenti rispetto al resto del design aggiornato), sedili in tessuto, solo due altoparlanti, nessun airbag a tendina e nessuna suite Honda Sensing di assistenza alla guida. Non si ottiene nemmeno l’accesso senza chiave, per l’amor del cielo.

Tutto ciò ha avuto un effetto al ribasso sul prezzo: la Honda Jazz o Fit rinnovata ora costa 66.800 yuan, compresa la garanzia a vita sul motore e sulla trasmissione. Il propulsore, tra l’altro, è un quattro cilindri DOHC i-VTEC da 1,5 litri a iniezione diretta che eroga 124 CV e 145 Nm di coppia, abbinato a un CVT.

Nuova Volvo EX60 2026: Anteprima Esclusiva

Ecco la nuova Volvo EX60 trapelata prima della presentazione del 21 gennaio: SUV elettrico con autonomia di 810 km e ricarica rapida a 800 volt CC.

A pochi giorni dalla presentazione ufficiale prevista per mercoledì, la nuovissima Volvo EX60 è stata svelata in anteprima, mostrando il design frontale a tre quarti della sostituta della XC60. Queste immagini del SUV elettrico compatto di lusso, avvistate su Reddit, sono state apparentemente caricate per errore sul sito web di un quotidiano norvegese prima del previsto.

Sembra che Volvo stia perseguendo un linguaggio di design “a matrioska”, perché la EX60 presenta alcuni evidenti elementi di design ripresi da altri nuovi modelli svedesi, in particolare dalla nuova XC70. Tra questi vi è la configurazione dei fari a LED divisi, poiché, a differenza della EX90, le luci diurne “Thor’s Hammer” non si aprono per rivelare i fari principali, quindi devono essere posizionate più in basso.

La presa d’aria rivolta verso il basso, situata sotto la fascia anteriore senza griglia (che sfoggia ancora la striscia cromata diagonale e il “marchio di ferro”), è un altro elemento ripreso dalla XC70. Lungo il lato, i fianchi sono scolpiti in modo simile e la linea dei finestrini presenta la stessa inclinazione verso l’alto per incontrare i montanti D.

Tuttavia, la EX60 sembra avere un profilo più slanciato, con una linea del tetto più bassa e un cofano apparentemente più basso, quest’ultimo dovuto al fatto che non deve ospitare un motore al suo interno. Ciò accentua i parafanghi anteriori, che appaiono più muscolosi rispetto ad altri modelli.

Alcune cose da notare: in primo luogo, Volvo sembra intenzionata ad abbandonare le maniglie delle portiere convenzionali e persino quelle a scomparsa, a favore di piccole linguette sulla cintura di sicurezza simili a quelle della Ford Mustang Mach-E. Si spera che, a differenza di quell’auto, si tratti di linguette meccaniche che aiuterebbero a soddisfare le più severe normative cinesi in materia di maniglie delle portiere.

In secondo luogo, come per la EX30, la Volvo EX60 dovrebbe avere un allestimento Cross Country più robusto. Una delle foto mostra un paraurti anteriore diverso con un profilo più squadrato, una piastra di protezione argentata più prominente e una sezione oscurata tra i fari principali e la presa d’aria centrale.

Non ci sono immagini della parte posteriore, ma abbiamo già un’idea di come sarà grazie alle immagini teaser rilasciate la scorsa settimana: in realtà, la parte posteriore della EX60 è stata mostrata già durante la presentazione della ES90 lo scorso anno. A differenza di auto come la EX90 e la ES90, i fanali posteriori angolari superiori e inferiori di questo modello sono uniti per evidenziare le spalle robuste, proprio come le Volvo del passato. C’è anche un design pulito del portellone posteriore che mette in risalto la scritta Volvo.

LA GAMMA ELETTRICA DI VOLVO

Il presunto modello Cross Country
Volvo ha anche rivelato che la EX60 supporterà l’intelligenza artificiale generativa Gemini di Google, come ci si aspetta da un’auto che avrà i servizi di Mountain View integrati. Ma la caratteristica più impressionante è il propulsore, che offre un’autonomia WLTP di 810 km, leader nel segmento, e una ricarica rapida DC da 400 kW grazie a un’architettura elettrica da 800 volt, che fornisce 350 km di autonomia con soli dieci minuti di ricarica.

Costruita sulla nuovissima Scalable Product Architecture (SPA3) di terza generazione, la EX60 presenta una struttura cell-to-body (CTB) per aumentare l’efficienza e ridurre il peso, con un nuovo design delle celle che contribuisce all’autonomia molto lunga. Un ulteriore taglio di peso è dato dal “mega casting”, che combina centinaia di parti più piccole in un unico grande stampaggio, simile al processo “gigacasting” di Tesla.

Massimo Ghenzer: Mister Ford Italia e la sua rivoluzione culturale di 40 anni fa

Mi è sempre rimasta impressa una immagine di ormai quaranta anni fa: ricordo bene, nel Settembre 1985, quando io ero il classico adolescente sensibile all’effetto scenografico dei Media e – in più – appassionato di motori ed auto. 

Risultato: ogni immagine, simbolo o storia che passava sulle principali Riviste di settore restava fatalmente impigliato nelle maglie del mio “approvvigionamento” periodico in Edicola. Sarà forse per questo che non ho mai imparato a fumare e non sono caduto nel vizio diffuso degli Aperol Spritz: spendendo tutto quello, che da ragazzino potevo correntemente detenere, per il mondo automobilistico mi restava ben poco per altre perversioni. 

Ebbene, in un pomeriggio di Settembre 1985 mi ricordo benissimo una foto che campeggiava nella copertina lucida e sempre ben confezionata di “Gente Motori” (all’epoca le Redazioni, nella carta di tipografia e nella fattura realizzativa delle Riviste periodiche non spacciavano per “ecologismo Gretista” la carta paglierina riciclata e l’impaginato che si sbraga regolarmente ad ogni aumento indiscriminato dell’umidità ambientale): una foto idealmente da “addetti ai lavori” eppure nota ed interpretabile molto bene anche da un già diffuso pubblico di automobilisti e da un ragazzino come me. 

L’immagine era un quasi primo piano (mezzobusto fin sotto la cintura) di un manager auto elegante e sorridente, quasi “friendly”, rivolto idealmente e simpaticamente ai lettori della Rivista. La sua impeccabile “grisaglia” con cravatta in toni blu e motivi a contrasto “diluiva” un poco l’obbligato aplomb serioso che protocollo ed etichetta gli imponevano in virtù del suo ruolo dirigenziale. 

Perché quell’uomo idealmente affabile e sorridente era in realtà di già un vero e proprio “Top Manager” del mondo auto: era Massimo Ghenzer, cognome di già suggestivo per un romano di allora 42 anni appartenente ancora dunque ad una generazione giovane e tuttavia capace di lasciare un segno importante già come General Manager di Ford Italia SpA tra il 1985 ed il 1989 (quando la Sede della filiale italiana si affacciava ancora nel perimetro dell’attuale palazzo Confindustria in Viale Pasteur, alla cui sinistra si può ammirare il Colosseo Quadrato) per poi passare, da quel 1989 fino a Maggio del 1999, a Presidente della Filiale italiana del Colosso automobilistico che nel corso degli anni sposta il suo Head Quarter prima in Via Andrea Argoli ed oggi a Via del Serafico, sempre a Roma.

Dopo di che, trascorso anche il 2000 come Vice Presidente di Ford Europa, Ghenzer esce dall’Ovale ed entra come Dirigente in Trenitalia ed oggi, come co-fondatore di Aretè Metodos nel 2019 ed attualmente presidente di questo Centro di analisi e Consulenza, è anche Presidente di Lojack Italia.

Parlare di Ford in quel 1985 in Italia era un po’ complicato: da un lato l’immagine del Marchio alla fine degli anni Settanta disegnava tutt’al più un curioso dualismo con Opel; entrambe emanazioni europee di Gruppi americani sembravano legate da un eterno scontro binario tra loro: Escort contro Kadett, Capri contro Manta, Taunus contro Ascona, Granada contro Rekord, a dividersi quote minimali del mercato. Certo che però Fiesta era stata da subito una best seller, e l’inizio anni Ottanta aveva visto la rivoluzione di “Escort “ e “Sierra”, la figlia dell’aerodinamica e del New Age stilistico. Ecco, la sfida manageriale di Ghenzerabbraccia il non facile compito di guidare in Italia una rivoluzione che non si fermerà alla Gamma ma anche al modello distributivo ed ai sistemi di acquisto; ed in circa tre pazienti e combattutissimi lustri possiamo dire che la sua scommessa è stata vinta.

Per inciso, su di lui Vi invito a leggere un libro interessantissimo, “Marketing a Trazione Integrale” di Carlo Barbieri e Giancarlo Navach, per poterVi orientare nella visione davvero anticonformista e globale che quest’uomo ha impresso nell’Automotive di alcuni anni fa. 

Ma chi è stato davvero Massimo Ghenzer? Ve ne parlo da una posizione privilegiata, perché non solo sono “culturalmente” cresciuto grazie soprattutto ad uomini come lui; e non solo perché tra i dodici ed i venti anni, Vi giuro, avevo una sorta di religiosa adorazione di tutto il mondo Ford; ma soprattutto perché ricordo benissimo momento e contesto in cui mi ritrovai a sfogliare le pagine di quel “Gente Motori”: ero a Roma, nella zona – a quell’epoca – archeologica più che periferica: un perimetro di verde e di strade di ampia percorrenza tra il quartiere delle “Tre Fontane”, l’area della “ex” Fiera di Roma sulla Via Cristoforo Colombo e la poco lontana Via Ardeatina tra Catacombe e celebre Chiesa del “Domine, Quo Vadis”. “Eur Ardeatino” dicono i romani più tradizionalisti.

Casomai Ve ne fregasse il giusto di questa dotta spiegazione archeoturistica, vado subito al dunque: ero appena uscito da una delle Concessionarie auto alle quali ero più affezionato, la vecchia struttura “Ford Caposud” di Viale del Caravaggio. 

Un Autosalone dove spesso, nei pomeriggi del Weekend, finivo per approdare dopo aver approfittato di una consueta scampagnata attraverso i Parchi della Caffarella e dell’Appia Antica. Quel Sabato, uscendo da una premiere per la nuova “Scorpio” mi ritrovai accidentalmente tra le mani oltre che bellissime Brochure anche una accidentale copia di quella Rivista. Si, d’accordo, forse non accidentale…Ma non è questo il caso strano della vita. Ma il fatto che oltre quindici anni dopo quella sortita io, come avevo sperato nei propositi di adolescente, in quel vecchio Salone di Via del Caravaggio ci sono persino finito per diversi mesi come Responsabile di Salone. Curiosa la vita, vero?

Oggi quel perimetro vetrato di circa 40 metri quadri che sfoggiava le sue auto esposte in un quadrilatero urbano immerso nel verde è diventata la sede di una Banca, e la cosa un poco ferisce.

Ma all’epoca la voglia di menare le mani direttamente nella vendita di auto mi era nata proprio grazie alla ventata di novità e di simpatia creata – anche – per effetto della gestione e delle strategie di Massimo Ghenzer in Ford Italia e dalla crescente aria di novità portata dalla Gamma auto rinnovata. 
Pensate, i vecchi commerciali raccontano ancora di quel periodo del 1989/1990 in cui negli Autosaloni la “Fiesta III” era a tal punto oggetto del desiderio da costringere una volta un venditore, salito in piedi su una Scrivania, ad urlare:” Chi deve solo guardare le auto in esposizione, Vi prego, lasci spazio a tutti quelli che devono sedersi per firmare un contratto”. Un mondo nuovo, in casa Ford, al quale Ghenzer ha contribuito grandemente.

Perché è grazie alla sua azione se, prima di tutti gli altri Costruttori presenti in Italia, l’Ovale è riuscito a trasmettere un preciso feeling agli automobilisti: non era più “comprare Ford” ma era diventato “sentirsi in casa, con Ford”; non era compravendita, ma creazione e condivisione di un nuovo concetto di vita dell’auto. 

Con Ghenzer Ford Italia non cresce solo nel prodotto e nel servizio offerto ma anche nelle strategie di comunicazione e marketing, costruite con creatività attorno alla qualità e al valore del Marchio, alla sua forza emotiva, alla sua capacità di rassicurare il consumatore, rendendolo fedele nel tempo. 

Qualità del prodotto, ma anche efficiente rete di vendita, molti modelli e pochi prezzi, e poi, attenzione al messaggio ed alla presenza mediatica. 

Elemento cruciale di questa rivoluzione è certamente l’attenzione a media e canale pubblicitario. Il Jingle martellante degli Spot delle arrembanti TV private lascia il palcoscenico al “va-va-vuma” di Citroen Visa, all’Odisseo di Renault 4, a “Look at Opel Now”, ed anche ad un nuovo modo per Ford di presentarsi ai giovani, ai professionisti, alle famiglie. “Col cuore e con la testa, con Fiesta” diventa un po’ l’apripista di un nuovo modello di comunicazione che traghetta l’Ovale nel nuovo mondo dell’Agorà globale.

Non è davvero poco, per un manager che ha lasciato così un segno importante nella storia della filiale italiana di Ford, e di conseguenza sul mercato italiano ma non solo: perché a metà anni Ottanta il mercato italiano auto, tra le dodici nazioni che componevano allora la C.E.E. (Comunità Economica Europea) rappresentava pur sempre il terzo mercato europeo per valore dell’immatricolato dopo Germania e Francia (e prima della Gran Bretagna), addirittura il secondo per volumi prodotti nel perimetro nazionale dopo l’area industriale tedesca ed ex aequo con la Francia; e per di più l’Italia ospitava il primo Gruppo europeo del tempo, cioè il Gruppo Fiat che superava non di poco la Volkswagen.

Mercato auto Italia anni ’80, piazza difficile: concorrenza, protezionismo, disinformazione

Dunque lavorare (e competere) in un mercato impegnativo come quello del Belpaese non era un gioco da ragazzi; e per di più la situazione dei Marchi esteri e delle rispettive filiali nazionali da noi era particolarmente appesantita da almeno quattro condizioni che – a pensarci oggi – sembrano quasi surreali: intanto a pesare su tutto c’era l’attitudine campanilista del consumatore italiano medio che, sebbene dicesse ordinariamente ed abitualmente peste e corna del prodotto nazionale era poi maggioritariamente disposto più favorevolmente ad acquistare “Made in Italy”.

Secondariamente l’Italia era un mercato, a metà anni Ottanta, fortemente “contantista” e poco orientato alle formule finanziarie e di credito al consumo già abbastanza consolidate nei mercati di profilo e cultura anglosassone (quali erano quelli di origine di Ford USA e Ford Europe) e per le quali diversi Costruttori avevano già dato vita ad alcune “Captive Bank” funzionali a supportare l’acquisto finanziato di auto e veicoli commmerciali. Da noi, a parte la “SAVA” di mamma Fiat, il processo creditizio era ancora grandemente inquadrato in un rapporto personale e spesso fidelizzato tra Concessionario e Cliente secondo il sistema consolidato e secolare delle Cambiali.

Terzo: non lasciateVi ingannare dalla situazione incerta e soffusa di Stellantis oggi: nel 1985, all’epoca di quella copertina di Gente Motori il Marchio più emergente in Europa era quello di Lancia, dentro Gruppo Fiat; Mirafiori aveva anche Autobianchi e stava chiudendo la trattativa epocale per acquisire Alfa Romeo dall’I.R.I. Ma nel frattempo il Gruppo più forte nell’Europa dell’epoca si contrapponeva ancora con l’altro competitor nazionale “mass market” che era De Tomaso (Innocenti e Maserati). Insomma, il cosiddetto Italiano automobilista medio non aveva certo limiti di scelta nel prodotto nazionale; e questo imponeva ai Marchi esteri, attraverso Importatori o con Filiali nazionali, di essere particolarmente accattivanti e di saper comunicare non solo simbologie di prestigio e status ma anche di convenienza ed estrema praticità.

E le best seller sul mercato italiano, a metà anni Ottanta, erano: Fiat Panda/Uno/Ritmo/Croma; Alfa 33/75; Lancia Prisma/Thema, oltre ad Innocenti “Mini” ed Autobianchi “A112”. 

E non erano ancora arrivate Fiat Tipo, Alfa 164, Autobianchi “Y10”. All’epoca, credetemi, era difficile per un Marchio “estero” ricavarsi uno spazio là in mezzo, dove le italiane sommate insieme totalizzavano la maggioranza delle vendite ed il 100% delle forniture alla P.A. e Forze Armate.

Quarto: scordateVi il predominio odierno dei Costruttori sulle politiche di vendita di auto presso gli attuali Dealer. All’epoca si chiamavano Concessionari ed erano più potenti, sul territorio, della Curia cattolica. Il Rivenditore era allo stesso tempo socio, compare, confessore e mental coach di un qualunque automobilista, ma lasciava spesso a desiderare quanto a puntualità e qualità del servizio. 

Ma c’era un ultimo aspetto che, con quella copertina di Gente Motori, Massimo Ghenzer aveva pazientemente dimostrato di saper gestire alla perfezione: il favore dei media in un periodo in cui nelle Redazioni delle testate di settore più importanti c’era affisso alla parete il verbo dell’Avvocato “Quello che va bene alla Fiat va bene all’Italia”. Riuscire a rompere la cortina di nebbia che spesso veniva creata ad arte verso le novità e le strategie dei Marchi esteri – soprattutto – fu un altro capolavoro del Manager romano.

Una Ford non si compra, si vive: il primo Comandamento di Ghenzer

E’ forse la più eclatante rivoluzione discreta del Manager Ford: creare una esigenza nuova dove non c’era per qualificare tutta l’esperienza di vendita. Dentro ai Saloni Ford l’indottrinamento che parte dai sempre più capillari e funzionali Centri di Formazione rende più solidale la vendita al post vendita, il post vendita al Customer Care e tutte queste dimensioni alla nuova gamma di servizi finanziari Credit, Leasing con un “timido” link anche al mondo del Noleggio di Hertz Lease.

E’ davvero qualcosa che si respira all’inizio dentro Ford, e che le Reti commerciali degli altri Costruttori conquisteranno dopo anni. Dentro tutto questo ovviamente comincia a crescere la dottrina di “IdeaFord” (ma per non appesantire la descrizione potrete leggere più in dettaglio al Link QUI) e Ford si distingue sempre più per qualità e impegno nel training erogato. Merito di Massimo Ghenzer è di aver saputo capire in anteprima e modellare perfettamente sulla dimensione “consumer” italiana un sistema di acquisto che a quei tempi avrebbe generato sgomento nella maggioranza dei Manager Auto in circolazione all’epoca. Ma Ghenzer non si impressiona e promuove uno slogan accattivante: “Quando il tuo vicino cambierà le gomme, Tu cambierai auto”. Massimo ha perfettamente capito cosa stuzzica l’edonismo dell’automobilista italiano medio.

Altra azione silenziosa e vincente di Ghenzer è l’avvio della convergenza in Concessionaria dei servizi di Leasing e di Noleggio Captive. Un primo passo, ovvio, in attesa che negli Autosaloni esploda il servizio “Ford Business Partner”. Ed infatti Ford Italia fu pioniera, dopo la Gran Bretagna, della applicazione in Europa di Ideaford e tra le pioniere del Noleggio “captive” in Concessionaria, anche se alcuni dei passaggi qui elencati sono stati semplicemente “incubati” sotto la gestione presidenziale di Ghenzer per poi essere perfezionati dopo.

“New Age” Ford, ma quanti conservatori tra i clienti. Ennesima sfida per Ghenzer

Nessuno di Voi sa che quando la “Sierra” (best seller europea di casa Ford a partire dal 1982) fu presentata sul mercato inglese, cioè nella nazione europea più simbolica e tradizionale per Ford dopo Detroit, ci fu una ribellione nella maggioranza più conservatrice dei Clienti britannici che non erano propriamente impazziti per le troppe rotondità e le plastiche con cui il nuovo modello aveva rimpiazzato la “Taunus” che al contrario sembrava la riduzione in scala di una berlinona americana. Incredibile a dirsi, per oltre un semestre dopo il lancio la nuova Sierra vendeva meno della vecchia Taunus in liquidazione. Anche in Italia, non pensiate, la situazione “Progressisti contro conservatori” era a metà anni Ottanta piuttosto critica. 

Fondamentalmente “Fiesta Mk1” del 1976, “Escort Mk3” del 1980, “Orion” “Sierra” ed infine “Scorpio” da un lato “grattavano” clienti potenziali soprattutto ai danni di PSA ed Austin Rover, ma dall’altro spingevano la clientela più “vecchio stile” verso Opel, Volkswagen ed altri Costruttori meno estremisti; anche perché il rinnovamento di Gamma faceva crescere i listini mentre sul mercato italiano si affacciavano le offerte Low Cost di Corea ed Est Europa. 

Soprattutto in questo panorama direi che un colpo da maestro nella strategia di Ghenzer si può leggere proprio nell’ingresso in gamma della “Scorpio”, con la quale Ford Italia usciva dal segmento “Commodities” del settore Ammiraglie (Opel Rekord, Volkswagen Passat, Peugeot 505) realizzando un upgrade rischioso verso quel target “Premium ante litteram” che aprirà a Ford anche – finalmente – un poco di più il mondo Flotte Aziendali.

Tutto questo sortisce effetti scalari fortissimi sul mercato. Quella Ford che a metà anni Ottanta viaggiava su quote di mercato prossime o di poco superiori al 5% cresce progressivamente fino alla soglia simbolica e determinante del 10%, talvolta persino superata, e punta all’altro obbiettivo leggendario della missione commerciale: la fidelizzazione. Intento non facile, proprio per l’effetto del rinnovamento di Gamma e della crescita dei Listini, oltre all’altra “brutta bestia” del mercato italiano: la Tassazione.Messaggi semplici e listini chiari. Altra mossa geniale.

Il “monoListino”, il colpo di genio di Ghenzer per “mimetizzare” Fisco ed aumenti

La prova generale fu con la Fiesta MK1 Restyling, alla fine del 1986, e come sempre l’intuizione di Ghenzer fu dirompente e per qualche Rivista persino eretica. Il Cliente generico era abituato a pagare decine di piccoli scostamenti ed aumenti di Listino a seconda della serie di configurazioni, allestimenti, motorizzazioni, dotazione di accessori; Ford, al contrario di altri Costruttori, più che puntare sull’ossimoro sempre più consueto di “Optional Obbligatorio” cercava di orientare il giudizio sul “value for Money” ma in questa ottica l’azione commerciale sembrava privilegiare e rendere quasi più convenienti versioni a cinque anziché a tre porte oppure motorizzazioni più cubate in luogo di quelle entry level: insomma, “più era meglio” in casa Ford.

Da qui l’idea guida del “monolistino”, cioè di una scala di pricingdove un ventaglio di configurazioni diverse all’interno di una stessa famiglia non comporti una irrazionale moltiplicazione dei listini. Un modo per trasformare il dialogo con il Cliente dal solito “Quanto puoi spendere” al più razionale “Di cosa hai davvero bisogno per la tua nuova auto?”

A ben vedere, tutto il contrario della struttura del pricinglargamente diffusa tra i Costruttori e che spesso finiva per generalizzare il criterio “alla francese” molto favorevole fiscalmente alle auto decisamente “Downgraded”.

E proprio sotto l’aspetto fiscale l’Italia, prima con quell’Iva al 38% sulle cubature over due litri e dopo con la famigerata “Ise”, tagliava la strada alle più rinomate tra le Ford europee: quelle Ammiraglie e sportive con il V6 “Essex” e “Colonia” da 2500 cc. fino a 2.900 cc. Il problema che aveva costretto a rinunciare ai volumi di vendita su Capri 2800 oppure su Scorpio 2,9 V6 e più tardi su una vera e propria “suite” di eleganza come la Mondeo V6 24 valvole da 2,5 litri, una sorta di risposta “generalista” ai Marchi Premium tedeschi. 

La “lectio magistralis” di Ghenzer. Dopo di lui, Ford Italia cambia per sempre

E per un Marchio come Ford che in Italia, tra fine anni Ottanta e metà anni Novanta, si era ritagliata il posto di leader di mercato nei segmenti C/D proprio con Mondeo, il problema fiscalità trovò una risposta magistrale esemplificativa da Ghenzer proprio all’atto, nel 1994, della presentazione di Mondeo V6 2,5 Ghia (ancora sovrastata al Top di Gamma dalla nuova Scorpio) che Ford Italia decide di vendere allo stesso prezzo sia con cambio tradizionale che automatico. Inizio, questo, di una filosofia con cui Ford educherà il proprio target Clienti all’acquisto di auto sempre più “all inclusive” puntando sullo sconto generale in rapporto al valore aggiunto e di rivendita dell’auto. Già, rivendita, perché da un certo punto in poi le Ford cominciano a diventare sempre più interessanti anche nell’Usato.

Certo, a facilitare le strategie di Ghenzer in Ford Italia dal 1985 al 2000 ci sono sicuramente quattro fattori virtuosi:

– Come per tutti i Costruttori in Italia, almeno una prima fase di ecoincentivi statali aumenta i volumi di vendita;

– L’apertura culturale e mediatica di Stampa e Clienti potenziali verso le auto estere chiude i ponti con anni di protezionismo;

– Il profilo “vincente” perché teutonico della Gamma Fordaiuta in una fase in cui da fine anni Ottanta il “Made in Italy” comincia ad appannarsi;

– ed infine una serie di modelli azzeccati, come sottolinea una peculiarità di cui Ghenzer ha saputo certo beneficiare: ben tre “auto dell’Anno” tra il 1986 ed il 1999 sono Ford (Scorpio, Mondeo, Focus) mentre per un soffio la Fiesta “III” del 1990 (terza) e la Ka nel 1997 (seconda) avrebbero ben potuto aumentare il medagliere. Probabilmente Ford è il marchio che tra anni ’80 e ’90 ha il maggior numero di nomination (includendo il premio nel 1981 alla nuova Escort) e questo aiuta parecchio la fase commerciale: in mezzo a tutto questo Massimo Ghenzer però non è certo rimasto passivo, poiché tra le peculiarità di un Responsabile mercato nazionale all’epoca vi è anche il saper indirizzare l’Head Quarter del Gruppo verso la costruzione di vere e proprie World Car, altra tendenza che prende piede un po’ dappertutto nel mondo.

E tra le tante diverse auto che Ghenzer ha potuto immettere sul mercato nazionale da General Manager prima e da Presidente – cioè tra il 1985 ed il 1999 – molte sono nate grazie anche agli imput ed alle ricerche fatte dalla filiale italiana. 

Il risultato storico è alla fine nelle cifre oggettive: quando a Maggio 1999 Massimo Ghenzer passa le consegne di Presidente ad Andrea Formica, la “galassia” Ford Italia dà lavoro ad 11.000 persone, ha fatturato circa seimila miliardi di vecchie Lire e con la vendita di oltre 210.000 vetture raggiunge il 9% di quota del mercato auto nazionale. Valori, cifre e quote che all’inizio del suo arrivo alla “sala comandi” dell’Ovale nel 1985 forse nessuno si sarebbe sognato. 

Nel profilo iconografico di Gamma, a metà anni Ottanta Ghenzercomandava una Squadra fatta da Fiesta, Escort, Orion, Capri, Sierra, Scorpio, Transit, per l’85% a benzina e comprate “Cash” dai Rivenditori.

Nel 1999 lascia da Presidente una Gamma fatta di Ka, Fiesta, Focus, Puma, Mondeo, Cougar, Transit; almeno il 50% Turbodiesel, finanziabile e noleggiabile, richiestissima nel nuovo e nell’Usato. 

Ma soprattutto lascia una Rete commerciale che non era più quella “dei Rivenditori Ford”. Era quella che tutti percepivano come “Ford” e basta. La differenza, tutta nelle sfumature, era epocale. 

Merito certo anche dello Staff di Manager che lo ha coadiuvato. Ma certamente la gestione di Massimo Ghenzer ha lasciato dentro Ford Italia un segno virtuoso i cui effetti continuano nel tempo. 

Ed in tanti, come nel sottoscritto, la “Dottrina Ghenzer” ha offerto una visione diversa del mercato auto “classico”. Per questo, tanti anni dopo la mia esperienza in Ford, scrivo questo piccolo quadro storico anche per ringraziarlo ed augurargli “Buon lavoro” nelle nuove ed attuali sfide imprenditoriali.

Riccardo Bellumori