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Nuova Luxeed RX 2027: Purosangue sei tu?

Il crossover elettrico sportivo Luxeed RX, frutto della collaborazione tra Chery e Huawei, è stato messo in prevendita in Cina al prezzo di 299.800 yuan (44.550 USD). Il suo design è stato ideato da Werner Gruber, ex designer della Ferrari. L’RX competerà con la Xiaomi YU7 e la Voyah Passion S, offrendo un’autonomia di 852 km.

Luxeed è un marchio congiunto tra Chery e Huawei. La sua attuale gamma di modelli comprende tre vetture: la berlina S7, il SUV coupé R7 e il minivan V9. Huawei è responsabile delle vendite al dettaglio del marchio Luxeed, commercializzando le sue auto attraverso la propria rete HIMA insieme a Aito, Stelato, Maextro e Saic (Shangjie). Secondo China EV DataTracker, nel luglio 2026 Luxeed ha consegnato 9.906 veicoli ai clienti sul mercato interno.
La Luxeed RX è l’ultima arrivata nella gamma. È anche il primo veicolo a marchio Luxeed progettato da Werner Gruber, che ha lavorato presso Pininfarina, Ferrari e Saleen. La RX adotta un linguaggio stilistico completamente nuovo, diventando una sorta di pecora nera della gamma. Anche la sua denominazione è piuttosto sorprendente, dato che in precedenza Luxeed chiamava le proprie auto con una lettera seguita da un numero. Ma forse il carattere “X” in questo caso simboleggia il “10”.

LO STILE CONTESO

La Luxeed RX era stata precedentemente definita “un altro clone della Purosangue”. Tale soprannome era dovuto al profilo generale della carrozzeria, piuttosto insolito per un veicolo elettrico. La Luxeed RX presenta una linea del cofano lunga con uno spazio generoso tra il passaruota e la portiera anteriore. Presenta inoltre parafanghi posteriori pronunciati, maniglie delle portiere semi-nascoste e una parte posteriore corta. La RX vanta 10 elementi aerodinamici distribuiti lungo la carrozzeria. Sono disponibili tre opzioni di cerchi: R20, R21 e R22.
La RX è un SUV a cinque posti con dimensioni di 5020/2007/1585 mm. Gli interni presentano una caratteristica curiosa, ovvero la combinazione di specchietti laterali convenzionali con telecamere laterali. I pannelli delle portiere dell’auto sono dotati di schermi che mostrano informazioni sull’ambiente circostante. Il conducente può controllare tutto ciò che desidera. L’RX dispone inoltre di uno specchietto retrovisore con funzione di streaming, un ampio schermo flottante da 16,1 pollici, un display per il passeggero da 8,88 pollici, un quadro strumenti LCD e un HUD da 26 pollici.

La Luxeed RX offre un totale di 38 sensori e quattro LiDAR. Uno di essi offre 896 linee. Di conseguenza, l’RX è in grado di guidare automaticamente da un indirizzo all’altro. Il conducente deve solo monitorare costantemente la situazione ed essere pronto a subentrare, poiché si tratta semplicemente di un sistema avanzato di guida assistita di livello 2. La Luxeed RX è dotata di sospensioni attive e di un’impressionante rigidità della carrozzeria di oltre 50.000 Nm/grado.

Un unico motore elettrico alimenta la Luxeed RX entry-level. È posizionato sull’asse posteriore e vanta una potenza di 277 kW (371 hp). La variante AWD a doppio motore offre una potenza massima di 437 kW (586 hp). Sono disponibili tre opzioni di batteria da 81,1 kWh, 100,25 kWh e 100,42 kWh, che garantiscono un’autonomia compresa tra 700 e 852 km.

La Luxeed RX è stata messa in prevendita in Cina con una fascia di prezzo compresa tra 229.800 e 359.800 yuan (34.150 – 53.465 USD). Per chiarezza, la Xiaomi YU7 costa in Cina da 233.500 a 389.900 yuan (da 34.995 a 57.940 USD).

Alfa Romeo Stelvio Intensa: prova del 2.2 Turbodiesel 210 CV

Alfa Romeo continua a proporre lo Stelvio 2.2 Turbodiesel Q4 come cuore pulsante della gamma, e lo fa vestendolo con la serie speciale Intensa.

Ho provato la versione da 210 CV, quella che affianca alla trazione integrale un carattere ancora marcatamente sportivo, per capire se il compromesso tra tradizione e attualità regge ancora.

Dettagli estetici

La serie Intensa interviene sullo Stelvio con un pacchetto di personalizzazioni pensato per accentuarne il carattere sportivo senza stravolgerne le proporzioni, già di per sé equilibrate: 469 centimetri di lunghezza, 190 di larghezza e un passo di 282 centimetri che garantiscono una silhouette slanciata, coerente con il DNA Alfa Romeo. I cerchi in lega da 20 pollici opachi con finiture oro chiaro sono l’elemento distintivo più immediato, abbinati alle pinze freno nere con dettagli sempre in oro chiaro e al tricolore applicato sulle calotte degli specchietti retrovisori, un dettaglio che richiama l’heritage del marchio senza risultare eccessivo.

I fari Full-LED Matrix adattivi arricchiscono il frontale con una firma luminosa moderna, mentre l’abitacolo prosegue il discorso di esclusività con dettagli specifici della serie speciale: volante in pelle riscaldato, parabrezza riscaldato e un impianto audio premium Harman Kardon che completa un ambiente dai materiali percepiti come premium.

Il quadro strumenti a cannocchiale, tratto distintivo di ogni Alfa Romeo moderna, resta uno degli elementi più identitari dell’abitacolo.

Motore e prova su strada

Il 2.2 Turbodiesel a quattro cilindri di 2.143 cc eroga 210 CV (154 kW) a 3.750 giri, con una coppia massima di 470 Nm disponibile già a 1.750 giri: numeri che, abbinati alla trazione integrale Q4 e al cambio automatico ZF a 8 rapporti, si traducono in uno 0-100 km/h coperto in 6,6 secondi e una velocità massima di 215 km/h. Sono valori che collocano lo Stelvio Intensa 210 CV tra i SUV diesel più pronti della categoria, con un’erogazione piena già ai medi regimi che rende superflue le scalate frequenti in condizioni di guida normale.

Su strada il carattere sportivo di casa Alfa Romeo si fa sentire: lo sterzo resta diretto e comunicativo anche rispetto a rivali tedesche più filtrate, mentre le sospensioni attive SDC (Synaptic Dynamic Control) di serie sulla Intensa bilanciano bene comfort e controllo del rollio nei cambi di direzione. La trazione integrale interviene in modo trasparente, privilegiando la ripartizione posteriore tipica della filosofia Alfa fino a quando le condizioni di aderenza non richiedono il contributo dell’anteriore.

I consumi dichiarati si attestano intorno ai 6,0-6,1 l/100 km nel ciclo combinato, con emissioni di CO2 attorno ai 158-159 g/km: valori onesti per una vettura di quasi 1.750 kg a vuoto, che restano coerenti anche in un utilizzo extraurbano prolungato grazie all’autonomia garantita dal serbatoio da 58 litri.

Tecnologie interne e ADAS

L’abitacolo integra il sistema Alfa Connect Navi su schermo centrale da 8,8 pollici, affiancato dal quadro strumenti digitale da 12,3 pollici con più modalità di visualizzazione selezionabili. La connettività comprende Apple CarPlay e Android Auto in modalità wireless, mentre l’hot-spot Wi-Fi di bordo consente di collegare più dispositivi contemporaneamente durante il viaggio. È un impianto tecnologico maturo, che privilegia la leggibilità e la reattività rispetto agli effetti scenografici di alcune concorrenti.

Sul fronte della sicurezza attiva, la serie Intensa porta di serie il pacchetto ADAS di Livello 2 completo: cruise control adattivo con funzione Stop&Go, mantenimento attivo di corsia, riconoscimento della segnaletica stradale con Intelligent Speed Advisor, monitoraggio dell’angolo cieco, frenata automatica d’emergenza con riconoscimento di pedoni e ciclisti e il Driver Attention Alert per il monitoraggio dei livelli di attenzione alla guida. Completano la dotazione i sensori di parcheggio a 360 gradi con telecamera posteriore, utili nelle manovre vista la mole non trascurabile della vettura. Nell’uso quotidiano il sistema di mantenimento corsia risulta ben calibrato, con interventi progressivi che non entrano mai in conflitto con lo sterzo diretto tipico del marchio.

Scheda in breve — Alfa Romeo Stelvio Intensa 2.2 Turbodiesel 210 CV Q4
– Motore: 2.2 Turbodiesel 4 cilindri, 2.143 cc
– Potenza: 210 CV (154 kW) a 3.750 giri/min
– Coppia massima: 470 Nm a 1.750 giri/min
– Trazione: integrale Q4
– Cambio: automatico ZF a 8 rapporti
– 0-100 km/h: 6,6 secondi
– Velocità massima: 215 km/h
– Bagagliaio: 525-1.600 litri

Pro e contro

Pro

  • Erogazione piena e pronta del Diesel già ai medi regimi, coppia da 470 Nm disponibile presto
  • Sterzo diretto e comunicativo, carattere sportivo ancora tangibile
  • Sospensioni attive SDC che bilanciano bene comfort e controllo del rollio
  • Pacchetto ADAS di Livello 2 completo di serie sulla Intensa
  • Dotazioni distintive (Harman Kardon, fari Matrix, volante riscaldato) coerenti col posizionamento

Bocciata

  • Sistema di infotainment con diagonale abbastanza contenuta per gli standard attuali
  • Visibilità posteriore limitata da lunotto stretto e montanti generosi
  • Motore diesel ormai fuori dal trend del segmento, con futuro incerto in gamma

Alfa Romeo Stelvio Intensa 2.2 Turbodiesel 210 CV resta uno dei pochi SUV del segmento a offrire ancora un piacere di guida riconoscibile, con uno sterzo diretto e un motore pronto che compensano un listino non proprio accessibile. Resta da capire quanto ancora durerà questa combinazione, in un mercato che spinge sempre più verso l’elettrificazione.

Voi lo prendereste ancora in diesel, o aspettereste la prossima generazione elettrificata dello Stelvio?

Fiat 600 Hybrid 1.2 110 CV: prova del BSUV che convince senza spina

Segmento B, l’arena più competitiva del mercato italiano: nel 2026 la battaglia si combina su prezzo, efficienza e contenuti tecnologici, non più soltanto su design. In questo scenario Fiat gioca la carta della 600 Hybrid, erede indiretta della 500X ma costruita sul linguaggio stilistico della 500 elettrica. La versione che abbiamo guidato monta il 1.2 turbo a tre cilindri abbinato al mild hybrid a 48 Volt, per una potenza combinata di 110 CV, abbinato al cambio automatico a doppia frizione a sei rapporti e-DCS6. Il listino di questa configurazione parte da circa 25.750 euro nell’allestimento base, per salire oltre i 31.000 euro nella declinazione La Prima.

Dettagli estetici

La Fiat 600 non nasconde la propria parentela con la 500 elettrica: il frontale riprende la stessa firma luminosa a forma di baffo, la calandra chiusa e i gruppi ottici arrotondati, ma tutto è scalato su una carrozzeria lunga 417 centimetri, oltre mezzo metro in più della citycar torinese. Il risultato è una crossover compatta a cinque porte che rinuncia al carattere scattante della 500 in favore di proporzioni più rassicuranti, pensate per famiglie e uso quotidiano. Le linee laterali sono pulite, senza fronzoli, con un passaruota marcato che accompagna la vettura verso un posteriore squadrato e un portellone di ampie dimensioni.

Gli interni proseguono lo stesso discorso di continuità stilistica con la gamma 500: plancia in plastica rigida ma ben assemblata, inserto bianco a contrasto che alleggerisce visivamente l’abitacolo, e una fascia comandi ordinata sotto le bocchette centrali del climatizzatore. Non è un abitacolo che punta su materiali pregiati, ma la qualità percepita è coerente con il posizionamento di prezzo. A bordo si viaggia comodi in quattro, con qualche compromesso in cinque, mentre il bagagliaio si attesta tra i 360 e i 385 litri a seconda della fonte, comunque generoso per la categoria.

Motore e prova su strada

Il cuore della vettura è il 1.2 turbo a tre cilindri di 1.199 cc, assistito da un motore elettrico a 48 Volt integrato nel cambio e-DCS6: la potenza combinata dichiarata è di 110 CV, sufficiente per uno 0-100 km/h in circa 11 secondi.

Non sono numeri che raccontano di un’auto sportiva, ma su strada la sensazione è diversa da quanto i dati lascerebbero pensare. Il propulsore risponde con prontezza ai bassi regimi grazie al contributo elettrico, il turbo entra in gioco senza strappi e il cambio a doppia frizione gestisce i rapporti con fluidità, specialmente nella guida cittadina dove l’ibrido leggero permette anche brevi tratti a motore termico spento durante le manovre.

Su percorso extraurbano la 600 Hybrid mantiene un comportamento equilibrato: lo sterzo è leggero e preciso a bassa velocità, un po’ meno comunicativo quando si alza il ritmo, ma l’assetto assorbe bene le asperità dell’asfalto senza rinunciare a una tenuta di marcia rassicurante nelle curve veloci. In autostrada l’insonorizzazione regge bene fino ai 130 km/h, con qualche fruscio aerodinamico percepibile oltre questa soglia. I consumi dichiarati si attestano intorno ai 20,8 km/l nel ciclo misto, equivalenti a circa 4,8 litri per 100 chilometri, con emissioni di CO2 pari a 109 g/km: valori che nell’uso reale restano coerenti soprattutto in contesto urbano, dove il contributo del motore elettrico si fa sentire di più.

Tecnologie interne e ADAS

Il quadro strumenti digitale da 7 pollici privilegia la leggibilità delle informazioni essenziali, anche se i caratteri risultano piccoli rispetto agli standard più recenti del segmento. Il vero punto di forza è il display centrale da 10,3 pollici, personalizzabile con otto temi cromatici e organizzato tramite widget riposizionabili: un’impostazione che consente di richiamare rapidamente navigatore, climatizzatore o musica senza affondare in menu multipli. La compatibilità con Apple CarPlay e Android Auto è di serie, così come la connettività attraverso l’app Fiat per il monitoraggio da remoto del veicolo.

Sul fronte della sicurezza attiva, la Fiat 600 Hybrid adotta un pacchetto di guida assistita di Livello 2 che comprende cruise control adattivo con funzione Stop&Go, frenata automatica d’emergenza con riconoscimento di pedoni e ciclisti, mantenimento attivo di corsia, riconoscimento della segnaletica stradale con Intelligent Speed Assist e monitoraggio dell’angolo cieco. Non manca il sistema di sensori di parcheggio a 360 gradi con telecamera posteriore, utile data la scarsa visibilità posteriore imposta dal design del portellone. Il pacchetto ADAS si è dimostrato equilibrato nell’uso quotidiano: gli interventi del mantenimento corsia sono dosati e non invasivi, mentre il riconoscimento dei limiti di velocità risulta generalmente affidabile, con rare letture imprecise in ambito urbano.

Scheda in breve — Fiat 600 Hybrid 1.2 110 CV
– Motore: 1.2 turbo 3 cilindri, mild hybrid 48V, 1.199 cc
– Potenza combinata: 110 CV
– Cambio: automatico doppia frizione a 6 rapporti (e-DCS6)
0-100 km/h: 11,0 secondi
– Consumo combinato dichiarato: 20,8 km/l (circa 4,8 l/100 km)
– Emissioni CO2: 109 g/km
– Bagagliaio: 360-385 litri
Prezzo di listino: da 23.900 euro (allestimento base), da 25.750 euro nella versione 110 CV testata

Pro e contro

Pro

  • Guida fluida in città grazie al contributo del mild hybrid a bassa velocità
  • Cambio a doppia frizione ben calibrato, senza strappi nei cambi marcia
  • Schermo centrale da 10,3″ ricco di personalizzazioni e reattivo
  • Pacchetto ADAS di Livello 2 completo e non invasivo nell’uso quotidiano
  • Bagagliaio generoso per la categoria

Contro

  • Prestazioni pure modeste, 0-100 in 11 secondi non entusiasma
  • Materiali della plancia onesti ma non entusiasmanti
  • Visibilità posteriore penalizzata dal disegno del portellone

Mazda CX-30 non cambia fino al 2031

Chi sta aspettando la nuova Mazda CX-30 dovrà armarsi di pazienza. L’amministratore delegato dell’azienda, Masahiro Moro, ha rivelato che il successore del popolare crossover non arriverà prima dell’anno fiscale 2030, che si concluderà a marzo 2031. Ciò significa che l’attuale modello rimarrà negli showroom per oltre un decennio prima di essere completamente riprogettato.

Per saperne di più: L’amministratore delegato di Mazda conferma che la prossima MX-5 sarà disponibile sia in versione elettrica che a benzina e punta a un’auto sportiva di punta di fascia superiore

La CX-30 è arrivata nel 2019 per colmare il vuoto tra la più piccola CX-3 e la più grande CX-5. Da allora ha ricevuto diversi aggiornamenti e miglioramenti, nessuno dei quali ha interessato l’esterno o l’abitacolo. Agli acquirenti questo non sembra dare fastidio. Il crossover è ancora il secondo modello più venduto di Mazda dopo la CX-5, con 208.869 unità vendute a livello globale nel 2025.
La notizia sulla seconda generazione della CX-30 è trapelata durante un’intervista al quotidiano giapponese Chugoku Shimbun. Oltre alla finestra temporale prevista per il lancio, il capo di Mazda ha rivelato che l’azienda applicherà una politica aggressiva di riduzione dei costi durante tutto lo sviluppo del crossover, utilizzando la nuova CX-5 come modello di riferimento.

LA SCELTA STARRAY

Ad esempio, l’ultima CX-5 ha ottenuto una riduzione del 10% del peso dell’acciaio della carrozzeria, nonostante sia più lunga di 115 mm (4,5 pollici) rispetto al modello precedente. L’amministratore delegato di Mazda non ha fornito dettagli specifici sull’architettura della prossima CX-30, ma è probabile che mantenga una configurazione a trazione anteriore che potrebbe essere condivisa con la prossima Mazda3 hatchback.

Considerando i tempi del suo lancio, il crossover compatto sarà probabilmente equipaggiato con il prossimo motore a benzina SkyActiv-Z e con un sistema ibrido a ricarica automatica sviluppato internamente, il cui debutto è previsto sulla CX-5 nel 2027.30
L’amministratore delegato ha spiegato che questi cambiamenti sono fondamentali, poiché Mazda sta affrontando difficoltà a livello globale, tra cui l’instabilità economica nei mercati chiave, l’aumento dei costi delle materie prime e un forte incremento dei dazi statunitensi sulle importazioni di veicoli costruiti in Giappone, passati dal 2,5% al 15%. Secondo il proprio piano finanziario, l’azienda punta a una riduzione dei costi strutturali pari a 200 miliardi di yen (1,3 miliardi di dollari) tra l’anno fiscale 2025 e l’anno fiscale 2027.

Sebbene il successore della CX-30 sia ancora lontano anni luce, Mazda ha confermato ufficialmente che il SUV subcompatto CX-3 entrerà in una nuova generazione nel 2027, con la produzione che avrà luogo in Thailandia.

Daewoo Matiz diventa una Porsche 911 in Render

La Daewoo Matiz, venduta con il marchio Chevrolet e, in Messico, anche con quello Pontiac, è ricordata come un’utilitaria economica progettata da Italdesign Giugiaro negli anni ’90 utilizzando gli scarti di un progetto, poi accantonato, per il rilancio della Fiat Cinquecento. Il designer indipendente Timur Dautov ha osservato quella stessa forma e vi ha intravisto una Porsche 911 996, quindi ne ha ripreso gli elementi distintivi in una serie di rendering per dimostrare la sua tesi.

Il progetto è nato come opera d’arte intitolata “Matiz Carrera 4S”, esposta alla EREVO Sinsa Gallery di Seul, in Corea, insieme ad altre opere ispirate ai fari a forma di uovo fritto della 996. Ha riscosso un successo tale che Dautov ha proseguito con rendering realistici, ed è così che siamo arrivati a desiderare che qualcuno la costruisse davvero.

Il punto forte della riprogettazione è una coppia di fari provenienti da una 996 pre-restyling, integrati nel cofano tozzo della piccola Daewoo senza sembrare aggiunti a forza. Sotto di essi si trova un paraurti in stile Turbo con prese d’aria sovradimensionate e uno splitter integrato.
Il profilo presenta ampie estensioni dei parafanghi, grafiche della 996 e un nuovo set di cerchi in lega con l’iconico design a cinque razze di Porsche. Nella parte posteriore, i gruppi ottici sono collegati da una striscia riflettente rossa a tutta larghezza che ricorda la 911 Carrera 4S. A completare il look ci sono un modesto spoiler sul tetto, decalcomanie nere che sembrano un tatuaggio sulla parte bassa della schiena, finiture del paraurti in tinta con la carrozzeria e doppi terminali di scarico che spuntano dal diffusore di serie.

LO STILE UNICO

Dautov ha studiato design a Mosca e ha lavorato presso Mitsubishi in Giappone prima di trasferirsi in Corea per un impiego presso una casa automobilistica locale di cui non è stato rivelato il nome. Nel suo post sui social media ha scritto: «Ho sempre pensato che la Matiz sembrasse progettata in collaborazione con Porsche, quindi i fari a forma di uovo fritto le stanno a pennello», aggiungendo che la 996 è tra le sue auto preferite.

La prima generazione della Daewoo Matiz fu presentata nel 1998, un anno dopo il lancio della 911 di quinta generazione da parte di Porsche. L’utilitaria montava un motore a tre cilindri da 0,8 litri che erogava 51 CV (38 kW), una potenza ben lontana dai 300CV (221 kW) del sei cilindri boxer aspirato da 3,4 litri della 996 Carrera base.

Per ora la Matiz Carrera vive esclusivamente nel mondo digitale, a meno che qualcuno con una 996 da smontare e una notevole tolleranza al ridicolo non decida diversamente. È interessante notare che, un paio di anni fa, abbiamo parlato di una Matiz unica nel suo genere realizzata da PowerCrazy Automotive, dotata di un propulsore V6 da 3,2 litri trapiantato e di cerchi in lega Porsche, che la rendeva il veicolo donatore perfetto per la conversione proposta.

Nuovo Kia Sportage 2027: Rendering Totale

Il nuovo Kia Sportage cambierà radicalmente il suo design.

Recentemente sono apparse in rete alcune nuove foto spia che mostrano alcune caratteristiche estetiche del crossover Sportage di nuova generazione. Grazie a queste immagini, abbiamo la possibilità di farci una prima idea dell’aspetto della futura novità.

Il modello Sportage ha debuttato nel 1994, diventando anche il primo crossover di serie dell’azienda. Più precisamente, la prima generazione del modello era di fatto un fuoristrada con telaio a longheroni, mentre a partire dalla seconda generazione lo Sportage è diventato un crossover con carrozzeria autoportante. Oggi è in produzione la quinta generazione del SUV, la cui anteprima ha avuto luogo nell’estate del 2021 e che lo scorso anno è stata sottoposta a un restyling. Da allora è trascorso pochissimo tempo, tuttavia la casa automobilistica coreana sta già testando attivamente un modello di una generazione completamente nuova, che sembra essere in uno stadio avanzato di sviluppo.

I prototipi sono per ora in gran parte nascosti da uno spesso strato di camuffamento, ma è comunque possibile intravedere alcuni dettagli. Si nota già che il design segue lo stile attuale dell’azienda, adottato praticamente da tutti i nuovi SUV Kia: qui troviamo i montanti del parabrezza nascosti e la linea del finestrino ascendente.

La parte anteriore è quasi completamente camuffata; si intravedono solo i grandi blocchi verticali dei fari e la linea curva del cofano, sotto il quale, molto probabilmente, saranno posizionate le luci di posizione a LED. Nella parte posteriore si intravedono ancora meno dettagli, ma ci si può aspettare luci posteriori verticali con un disegno originale delle luci di posizione, mentre l’alloggiamento della targa verrà spostato sul paraurti posteriore. Inoltre, il crossover è raffigurato con cerchi dal nuovo design.

Rendering Kolesa.ru

MOTORE E DATI TECNICI

Dal punto di vista tecnico, la nuova Sportage sarà simile al crossover affine Hyundai Tucson di nuova generazione, presentato letteralmente poche ore fa. Per ora non si può parlare di una vera e propria anteprima, poiché non ci sono informazioni sui propulsori. Tra le varianti previste figurano i propulsori ibridi, compresi i PHEV ricaricabili.

La nuova Kia Sportage sarà sicuramente più grande sotto tutti i punti di vista; a questo proposito si può prendere come riferimento la nuova Tucson, le cui dimensioni sono 4700 (+60 mm rispetto al modello precedente) x 1905 (+40) x 1685 (+20) mm; il passo è aumentato di 3 cm, raggiungendo i 2785 mm.
Considerando che la nuova Sportage sembra già pronta dal punto di vista estetico, la sua anteprima potrebbe avvenire nei prossimi mesi. Ricordiamo che recentemente ha debuttato il crossover compatto Kia Seltos di seconda generazione.

Nuovo Hyundai Tucson 2027: Anteprima Assoluta

Ecco il nuovo Hyundai Tucson di quinta generazione che non solo ha cambiato radicalmente immagine, ma è anche cresciuto di dimensioni. Per ora non si sa nulla delle specifiche tecniche, poiché la presentazione ufficiale deve ancora avvenire.

Il crossover Hyundai Tucson della quarta generazione, ormai in fase di dismissione, con codice di fabbrica NX4, è in produzione dal 2020 e ha subito un restyling nel 2023. Il SUV rimane un modello importante per il marchio su scala globale.

Tuttavia, ad esempio, nella sua Corea d’origine l’interesse nei suoi confronti sta calando. Infatti, secondo i dati forniti dalla stessa azienda, da gennaio a luglio del 2026 sul mercato interno sono state vendute 21.858 unità, il 29% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ed ecco che si avvicina il «quinto» crossover: sono state pubblicate le prime immagini ufficiali di questa Hyundai Tucson.

STILE AGGRESSIVO

Il design è realizzato nel nuovo stile angolare del marchio «Art of Steel», già adottato dalla nuova berlina Hyundai Elantra/Avante e dall’auto elettrica cinese Hyundai Ioniq V. Le caratteristiche distintive dell’esterno del crossover sono l’abbondanza di linee «rette» sulla carrozzeria e i fianchi muscolosi. La Hyundai Tucson presenta inoltre paraurti imponenti. Sotto il cofano si trova una sottile striscia a LED che copre quasi tutta la larghezza della parte anteriore; ai lati di essa sono posizionate ulteriori sezioni LED smussate, mentre i gruppi ottici principali si trovano proprio sotto queste strisce. Anche i fanali posteriori sono stati realizzati verticali e smussati, inoltre sul portellone spicca una linea orizzontale.
È stata presentata contemporaneamente anche la versione «fuoristrada» della Hyundai Tucson XRT, dal look più aggressivo. A proposito, una versione simile è presente anche nel precedente crossover americano. Le caratteristiche del nuovo Tucson XRT sono: l’originale griglia del radiatore rettangolare con una massiccia “trave” al centro, paraurti protettivi ancora più imponenti e cerchi dal design esclusivo.

Nella nuova generazione, la Hyundai Tucson è cresciuta. Lunghezza: 4700 mm, larghezza: 1905 mm, altezza: 1685 mm, passo: 2785 mm. Le dimensioni del SUV globale uscente sono: 4640/1865/1665 mm, con un passo di 2755 mm. Ricordiamo inoltre che il modello della generazione precedente destinato al mercato europeo era più compatto (lunghezza: 4.510 mm, passo: 2.680 mm), ma per ora non è dato sapere se la nuova Tucson avrà una versione «corta».

INTERNI E TECNOLOGIE

Nell’abitacolo, al posto del quadro strumenti tradizionale, sono stati installati schermi separati per il quadro strumenti e il sistema multimediale; il display del quadro strumenti, di forma stretta, è posizionato quasi a filo del parabrezza.

Il sistema multimediale stesso è sicuramente basato sull’intelligenza artificiale. Sotto il pannello centrale si trovano pulsanti fisici e rotelle. Sul tunnel centrale sono presenti due piattaforme per la ricarica wireless e portabicchieri a vista. Il comando della trasmissione è affidato a una leva al volante. Hyundai ha inoltre dichiarato che l’altezza del tetto sopra i sedili della seconda fila è stata aumentata di 29 mm (ora 1031 mm) e che l’angolo di apertura delle porte posteriori è ora di 83 gradi invece di 73.

Per ora non si sa nulla riguardo alla motorizzazione. L’attuale Hyundai Tucson in Corea è oggi disponibile con un motore turbo a benzina da 1,6 litri (180CV) abbinato a un cambio robotizzato a sette rapporti, nonché nella versione ibrida HEV (senza possibilità di ricarica dalla rete elettrica) con motore 1,6T e cambio automatico a sei rapporti (potenza complessiva: 235 CV). Trazione anteriore o integrale. In altri paesi il crossover è disponibile anche nella versione ibrida ricaricabile PHEV.

Nuova McLaren 6GT: la Supercar retrò

La McLaren è stata spesso accusata di costruire sempre la stessa auto: sempre con un telaio in fibra di carbonio, sempre alimentata da un V8 biturbo (beh, tranne l’Artura) e da un cambio a doppia frizione, e sempre con uno stile slanciato ispirato al suo logo Speed Mark. Il risultato finale è sempre spettacolare, ma non è esattamente la ricetta giusta per fidelizzare i clienti.

La nuova McLaren 6GT cambia tutto questo. Presentata durante la Monterey Car Week in California lo scorso fine settimana, è la prima auto progettata sotto la nuova gestione guidata da Abu Dhabi – e, come potete vedere, è agli antipodi rispetto ai precedenti modelli di Woking.

È nel complesso meno moderna, più simile a un design retrò che ricorda la Ford GT originale – e c’è una ragione per questo. Proprio come quella vettura, la McL 6GT si ispira a una vecchia auto da corsa, ovvero la M6GT: un prototipo per Le Mans degli anni ’60 mai entrato in produzione, che fu trasformato nella prima auto da strada della McLaren, antecedente persino alla F1. Ne furono costruiti solo due esemplari, uno dei quali divenne addirittura il mezzo di trasporto personale di Bruce McLaren, prima che la sua morte nel 1970 interrompesse bruscamente il progetto.

LA SPORTIVA VINTAGE

Tale ispirazione è evidente nella carrozzeria, più spigolosa e meno simile a un jet da combattimento, con un muso ribassato che si dice sia ispirato alla M6A Can-Am, l’auto da corsa che ha preceduto la M6GT. I fari verticali fiancheggiano la modesta presa d’aria e le prese d’aria anteriori a conchiglia, mentre le due prese più piccole a forma di losanga rappresentano un ulteriore richiamo al passato.

Lungo i fianchi si notano il profilo con cabina avanzata, la coda allungata, il parabrezza avvolgente e la copertura trasparente del motore simile a una calotta. Una serie di prese d’aria discrete alimentano il motore, in netto contrasto con le stravaganti prese d’aria delle McLaren del passato.

Passando alla parte posteriore, il design Kammback interrompe bruscamente la parte posteriore, nascondendo le prese d’aria a nido d’ape e lo spoiler arcuato. Qui, la forma a losanga si ripete nei sottili fanali posteriori e nei terminali di scarico verticali, questi ultimi alloggiati in un grande diffusore. Altri dettagli che legano la McL 6GT alla M6GT e alla più ampia tradizione del marchio sono la combinazione di colori rosso e argento e la scritta “Speedy Kiwi” (un omaggio alla nazionalità neozelandese di Bruce) incisa sul tappo del serbatoio.

Alcune foto ci offrono uno scorcio dell’abitacolo dall’aspetto industriale, con numerose superfici lavorate a macchina, bulloni a brugola a vista, finiture in fibra di carbonio, comandi in alluminio zigrinato e rivestimenti in Alcantara trapuntati a rombi. Ancora più importante, la McL 6GT sarà solo la seconda McLaren di serie dopo la F1 a essere dotata di cambio manuale, con lo splendido sistema di leveraggi visibile attraverso la sottile console centrale.

Con una frecciatina alla Ferrari, la McLaren sostiene inoltre che la McL 6GT abbia un cambio «autentico» da azionare manualmente – quindi, niente trucchi con il solito DCT. L’azienda aggiunge che l’auto continuerà a essere equipaggiata con un motore V8 e presenterà una struttura monoscocca in fibra di carbonio, simile a quella della P1, della 720S/750S, della Senna e della W1 – e ben diversa dal telaio MonoCell utilizzato altrove.

Sebbene la McLaren 6GT sia per ora solo un concept, la McLaren ha già confermato che l’auto entrerà in produzione nel 2028. Andrà a costituire una nuova gamma di supercar, separata dalla linea principale (Artura, 750S) e da quelle ampliate.