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Vespa Piaggio: gli ottanta anni di una vera Bandiera italiana nel mondo

Sapete la verità? Forse questo pezzo non dovevo scriverlo io, ma sarebbe stato giusto riservarne il titolo al grande Roberto Patrignani, il motociclista giornalista che nel 1964 – a soli 29 anni – ha svolto il raid Milano – Tokyo percorrendo lungo cento giorni tredicimila chilometri in solitaria in sella alla sua “mitica” 150carta da zucchero. Borsoni, tenda, ruote di scorta, e una scorta di rullini per un reportage diventato poi un libro di successo: “In Vespa da Milano a Tokyo”; certo, il sottoscritto è poca cosa anche rispetto al figlio di Roberto, Franco Patrignani. Lui, nel 2014, a sua volta ha attraversato gli States su una “300 GTS”. 

Io? Io, ehm….Fui vittima di un “qui-pro-quo”: quando ero bambino, all’alba di mezzo secolo fa, dalle parti di casa mia bazzicava un balordo: si chiamava Antonio, viveva di furtarelli e piccola delinquenza (ah, beata malavita di quei tempi, quando la scala dell’illegalità rispettava gradini prestabiliti e perentori: da adolescenti micro bullismo e furto delle merendine, per poi passare a bici e ciclomotori; e il “grosso” che non voglio neppure citare era riservato alle fasce adulte); ebbene, Antonio era noto, e spesso preannunciato, dal suono secco e indisciplinato dello scarico illegale e dal motore elaborato del suo “vespino” 50 blu scuro. 

Già poco presentabile di suo, il “goodfella” un giorno si era letteralmente “stampato” contro un autobus durante una delle sue…innoque scorribande; ed era tornato dalle mie partiingessato come una mummia postmoderna; da allora la mia paura autocostruita per la povera Vespa iniziò a stratificarsi in una paura ancestrale, del tutto ingiustificata e sublimata da tre condizioni sopravvenienti: il battesimo di fuoco da adolescente con i ciclomotori “a ruote alte” che da subito mi avevano trasmesso sicurezza; la straripante passione di metà anni Ottanta per tutto quel che produceva Cagiva (ed in primis dunque le enduro); ed infine la stratificazione con il prodotto moto “puro”. Finii così per provare “Vespa 125” degli amici solo per brevi escursioni in stile giro del palazzo. 

Dunque, cosa ci faccio io a santificare qui gli ottanta anni di Vespa Piaggio? Semplice: procedo ad un tributo di stima, rispetto ed attenzione verso qualcosa di più di una dinastia di scooter dalla personalità inconfondibile. 

Vespa è un universo, un microcosmo, una disciplina, una filosofia, un movimento di opinione, una fede a livello mondiale. E guai a parlare solo di numeri, anche se solo questi sono già impressionanti.

Vespa, il fenomeno democratico di cui tutti possono parlare

Vespa Piaggio lungo ottanta anni di storia industriale ha venduto un numero di pezzi vicino ai venti milioni sciorinabili in queste milestones: già due anni dopo il lancio di “Vespa 98” Piaggio trova subito l’accordo fondamentale in India dal 1948; nel 1950 entra in Germania mediante accordo con Hoffman Werke, nel 1951 è il turno di Gran Bretagna (accordo con la Douglas) mentre in Francia Piaggio crea direttamente l’ACMA (che fornirà le Vespa persino alla Legione Straniera). 

Da allora, mentre al sito storico di Pontedera (Pisa) in Italia si affiancano gli Stabilimenti di Noale (emanazione di Aprilia in Veneto) e quelli di Mandello del Lario (origine Moto Guzzi, in Lombardia) con il Marchio Laverda rilevato ma al momento “dormiente”; nel mondo spiccano i siti di Baramati in India, di Vinh Phuc in Vietnam; di Foshan in Cina e di Jakarta in Indonesia, mentre a Boston viene aperto un Centro di R&D ed a Pasadena (Arizona) nasce il Design Center. Senza contare che da venti anni esatti Piaggio è quotata in Borsa. 

Il fascino della poesia romantica di Vespa e la forza del colosso industriale, che nel tempo si è rafforzato non solo con la famosa linea dei tre ruote “Ape” ma che ha dato vita anche alla saga dei ciclomotori più iconici d’Italia. 

Piaggio: incredibile pensare che il suo denominatore si trovi in un paesino a metà di tratta ferroviaria tra Livorno e Pisa, in un agglomerato urbano che sembra nato dalla costola dello Stabilimento al punto che l’uscita dalla Stazione ferroviaria è battezzata con un Viale dedicato proprio ad Enrico Piaggio. 

La’, tra Stabilimento e museo tutto, ma davvero tutto (compresi i colori fondamentali dei palazzi) respira di Vespa. Curioso che, per le tradizioni un po’ troppo stereotipate degli italiani, toccare una qualunque zona della c.d. “Motor Valley” imponga agli appassionati ore e ore di visite e file massacranti presso qualunque pietra miliare o rudere tenuto in piedi che possa anche solo lontanamente evocare il Motorsport; mentre per chi – e sono tanti – bazzica durante ogni anno il perimetro tra Pisa, Firenze, Livorno non viene  mai il riflesso condizionato di divagare due o tre orette dal programma turistico, e con 2 euro di biglietto e 25 minuti di tratta (se partite da Livorno) si può visitare a tariffa volontaria (non c’è un vero biglietto di ingresso) il Museo previa facile prenotazione “On Click” dallo Smartphone. Pontedera è provincia solo per la maggioranza degli italiani, ma per buona parte del mondo è un tempio assoluto del motore.

A Pontedera un esempio illustre e glorioso di “Motor Valley” toscana

E per pochi giorni di fine Giugno anche una metropoli fitta e caotica come Roma si è colorata di Vespa: punto di arrivo il Foro Italico dove è stato allestito per il pubblico il “Vespa Village” nel quale sono arrivati, scaglionati in diverse fasce orarie nel corso di ogni giorno, centinaia di “vespisti” pervenuti con il loro fedele cavallo a motore nel cuore della festa dedicata al simbolo della mobilità alternativa. “Chi Vespa mangia le mele” è stato, per quei giorni romani, non solo il ricordo di un “Jingle” pubblicitario azzeccatissimo, ma anche il grido di battaglia e di appartenenza di un oceano di appassionati proprietari e utilizzatori dell’universo di modelli Vespa di ogni epoca, cilindrata, origine territoriale.Lungotevere e vie consolari attraversate da veri “sciami” di Vespe con targhe diverse e fauna diversissima ma unita da un unico sentimento: esserci nel luogo voluto da Piaggio quale santuario pagano dell’idolo a due ruote. 

 

E Roma in fondo non è stata che la tappa didascalica per questo evento: non solo perché con la sua vastità (e il suo canonico ponte feriale dei Santi Patroni Pietro  Paolo che ha in parte “svuotato” la metropoli) ha potuto ospitare dentro le sue strade senza grande fatica le migliaia di “Vespisti” in arrivo; 

ma anche perché – forse capziosamente – quello di Roma è stato il raduno dell’ottantesimo che lascia per aria…..qualcosa: si, un furbo e sarcastico “sberleffo” alla volta della concorrente elettiva più simbolica nella vita della “Vespa”, cioè la Innocenti “Lambretta”. 

Se infatti il simbolismo ufficiale lega Roma alle riprese della famosa scena di “Vacanze Romane” tra la Hepburn e Gregory Peck seduti su una Vespa; e se gli eruditi ricordano che Vespa fu presentata per la sua “prima” nel 1946 proprio a Roma (al circolo del Golf); ebbene, i più “infingardi” potrebbero ricordare che la due ruote Piaggio ha festeggiato proprio laddove, nel prossimo 2027, cadranno gli ottanta anni della Lambretta.

Accadde infatti che Ferdinando Innocenti, stabilitosi a Lambrate per una commessa importantissima del Vaticano prima della Guerra, avesse subito pesanti bombardamenti nell’impianto storico accanto al fiume Lambro; per ciò, “avvantaggiatosi” anche delle amicizie presso l’entourage del Papa, la primordiale catena di montaggio della “Lambretta” fu avviata proprio a Roma……Che ne dite, a pensare male si fa peccato ma si azzecca sempre? 

Ma se in effetti sia la Vespa che la Lambretta appaiono come simboli apolidi nella storia delle due ruote, è anche vero che il piccolo Scooter di Piaggio è diventato a tal punto iconico nei decenni da aver quasi del tutto adombrato e fatto dimenticare ai più la vera origine “dei” Piaggio. Anche qui, che intreccio “Carmico”: Piaggio nasce nel 1884 a Genova. 

Piaggio Vespa, Lambretta Innocenti, Iso Furetto: l’Italia riparte

Dove arriverà anche Renzo Rivolta, a comprare la “Isothermos” che trasformerà, nel passaggio a Bresso, in “Isomotor”: il secondo marchio italiano contemporaneo a Vespa e Lambretta nel produrre i celebri scooter “Isomoto”. Renzo Rivolta però viene da Desio, dove è nato anche il Papa che darà a Ferdinando Innocenti la mega commessa di acciaio dalla quale in effetti deriva la saga e la forza della storia Innocenti. Ma se la Innocenti storica ed iconica parte da Lambrate, la storia di Ferdinando parte dalla città natale di Pescia, vicino Pistoia. Guarda caso a solo 30 chilometri da dove i genovesi Piaggio si stabiliscono e dove nasce “Vespa”. 

Che intreccio, eh, ragazzi??? E la cabala sarebbe persino più straordinaria se, con la scomparsa nel 1966 sia di Ferdinando Innocenti che di Renzo Rivolta, non fosse invece datato a poco prima (Ottobre 1965) il decesso di Enrico Piaggio. Un fazzoletto di storia e di destini incrociati lega le prime tre protagoniste dello “scooterismo d’oro”: Piaggio Vespa (1946), Innocenti Lambretta (1947) ed Iso Furetto (1948). Scusate la digressione ma a me tutto questo mette molta suggestione.

Ma se parliamo di Vespa, anche nel confronto con la concorrenza di Iso e Innocenti, il nome didascalico è quello dell’Ingegner Corradino d’Ascanio. Che a sua volta compone con Pier Luigi Torre (Lambretta) e Gianfranco Scarpa (Furetto Iso) il trittico delle menti elette che hanno motorizzato l’Italia. Anche qui, pochi chiarimenti: d’Ascanio, Scarpa e Torre sono Ingegneri aeronautici che dopo la fine della Guerra provano, con successo, a saltare il fosso della professione specifica dove la fine del conflitto sta tagliando in modo feroce commesse e cashflow per l’industria aeronautica militare. Ma la loro provenienza qualifica i punti cardine della loro visione progettuale di base: riciclare il più possibile componenti dall’industria di provenienza, ormai in dismissione. 

 

L’aeronautica militare è un pozzo di San Patrizio per lamierati, tubi, ruote gommate di carrelli d’aereo, ma a differenza di Torre per Corradino d’Ascanio il progetto della “Vespa” è quasi un protocollo di intesa con Piaggio per poter completare gli studi ed i prototipi del vero sogno dell’ingegnere: un elicottero innovativo che però,  causa diversi inconvenienti tecnici in fase di collaudo, sarà bloccato come progetto da parte di Enrico Piaggio in persona. 

E leggere – come ho letto su taluni Social – che d’Ascanio avrebbe progettato la Vespa come quel tipo di Scooter perché odiava le moto mi fa sempre più capire quanto il Web sia popolato da malati di mente. Nell’Italia della ricostruzione post bellica in cui il movimento era importante come il mangiare e l’abitare, la moto era un concetto metaforico: troppo snob per le grandi cilindrate inarrivabili, troppo limitata per i micromotori che alla fine andavano spesso ad implementare cinematicamente le biciclette. 

Per l’Italia rurale – in cui pochi sapevano restare in equilibrio su un mezzo a due ruote, e per le famiglie con pochissimi mezzi la Vespa era contemporaneamente la limousine di viaggio e il minivan da lavoro e da trasporto, garantendo facilità e risparmio: lui al manubrio, lei dietro e il piccolo (o persino i piccoli) rannicchiati sulla pedana. La odierna “stradale” famelica di multe all’epoca non era neppure immaginabile.

La “Vespa”: mille anime e mille risorse in un unico vestito d’acciaio

Per la Piaggio, presso cui d’Ascanio svolgeva incarico tecnico fin dal 1934 nella neonata divisione aeronautica, Corradino progetta dunque un telaio in due scatolati d’acciaio centrali a sezione varia (chiamare tutto questo “Trave” è un poco fuorviante) saldati insieme sulla quota della pedana alla verticale del puntale di sella; a questa cellula centrale è ancorato davanti il braccio oscillante ( amollone) con ruota e manubrio, mentre dietro il motore è oscillante perché imperniato a mo’ di forcellone ed ammortizzato da tamponi in gomma. Attenzione, non è una novità eclatante o una primizia di Piaggio: già Nord ed Est Europa, per i climi freddi, aveva talvolta percorso la stessa via concettuale. 

Ma l’industria italiana che aveva preso nota anche di alcuni “fare di necessità virtù” del periodo bellico (celebre e poco noto fu il mezzo che Dante Giacosa realizzò di sua mano piegando tubi saldati con lamiere per realizzare una sorta di “scooter monopattino” gommato da ruotine di carrello elevatore e motorizzato da un motore di rasaerba: gli serviva per raggiungere Torino dalle “Ville Rodolo” di Moncalieri dove alloggiava di fortuna) era stata eccellente nell’accoppiare ottime doti tecnicne ai principi minimalisti delle “ruotine” e del minimotore.

Ovviamente, sempre attingendo dalla enorme giacenza di lamierati sottili per aereo e mezzi di difesa, per d’Ascanio è facile anche progettare i due gusci che carenano il motore, la pedana più scudo protettivo anteriore, e il celebre parafango palmato con portafaro anteriore. Il motore da 98 cc. monocilidrico orizzontale viene ovviamente disegnato e prodotto in casa a Pontedera

Piccolo scoop, se ancora non lo sapete (e forse perché non ci seguite con attenzione…….): prima di Pier Luigi Torre, Ferdinando Innocenti riesce ad intercettare Corradino d’Ascanio per proporgli di supervisionare la progettazione della futura Lambretta. Nel frattempo a lavorare sulla prima ipotesi di Scooter Piaggio viene chiamato a Pontedera l’Ingegner Renzo Spolti, ma delude.

Invece d’Ascanio ha obbiettivi e visione specifica – per il “suo” Scooter – molto più vicini allo schema della futura “Vespa” che non allo scheletro in monotubo Innocenti sagomato che Ferdinando esige per la motoretta di casa a Lambrate. E dunque l’accordo con Innocenti non si trova, e d’Ascanio prosegue con Piaggio, regalando al mondo una delle poche icone motorizzate ancora continuativamente esistenti. Vespa è già storia pur non essendo trapassata, ed ogni suo momento di attualità si attende di divenire eterno.

Corradino d’Ascanio, genio ribelle: il mito nel mito di Vespa

E’ questa la magia di Vespa: certo, in ottanta anni, diverse generazioni ed una vera e propria saga dinastica, impossibile non trovare tra i seguaci anche le linee di giudizio non esaltanti del tipo: “Quella generazione là fu proprio sbagliata”, oppure “Ehhhhhh, da quel periodo in poi non è stata più la vera Vespa”, per non parlare della esclusività tutta prevedibile di chi, detenendone uno io più particolari modelli, è pronto a dire che quella un suo possesso è la Vespa di sicuro più azzeccata. Corampopuli Vox Dei, ed è anche questo parte della magia dell’universo Vespa. Dove nel frattempo i popolarissimi e frugali proprietari stanno vendendo crescere la loro cavalcatura di valore collezionistico: divertiteVi a verificare sui siti specializzati quanto possa valere nel mercato “Vintage” una qualunque “Vespetta”.

Guardarle andare in gruppo, invadendo pacificamente Roma con i loro colori, i sacchi a pelo e gli zaini monumentali caricati sopra; od ascoltarne il borbottio rassicurante ed io clacson gracchianti ha fatto a tutti ed anche a me un effetto che non si scorda. 

Grazie Vespa, anche per tutto quello che mi susciti non avendoTiin fondo mai avuta veramente; per tutti noi risuona quell’invito diventato celebre negli Slogan: “Vespizzatevi!”. E chissà che, vecchio e sempre più rincoglionito, non possa anche per me arrivare il cimitero degli elefanti da raggiungere con il “Vespino”. 

Per la cronaca, come ti sbagli, la mia preferita rimane la “PX 150E”: da adolescente mi richiama il principio di libertà facile per tutti con il suo economico 150 cc. che però per le regole del CdSdel tempo poteva entrare anche in autostrada. Un lusso vero, per l’epoca, grazie alla accensione elettronica. Ma non dite a nessun “Vespista” questa mia preferenza: rischierei di baccagliare con chi non la pensa come me; e nel mondo questo potrebbe corrispondere a milioni di persone. Un esercito pacifico, colorato, e sempre sorridente. Simbolo del tricolore nel mondo.

Riccardo Bellumori

I segreti dell’Infotainment di Lynk & Co 08

Scopri il sistema infotainment della Lynk & Co 08. Analizziamo l’interfaccia utente e le funzioni principali del display touch.

Questo video offre una panoramica pratica sull’uso quotidiano del sistema di bordo montato sulla Lynk & Co 08. Se stai valutando questo modello o vuoi capire meglio come gestire le impostazioni avanzate, questa guida mostra esattamente come navigare tra i menu e utilizzare le viste della telecamera integrata.

GAC e Huawei presentano Aistaland GX7

GAC e Huawei hanno presentato il loro secondo modello: il crossover Aistaland GX7.
Il SUV del nuovissimo marchio Aistaland sarà in vendita in autunno. Si prevede che, come il primo modello, anche questo crossover sia un’auto elettrica.

Il marchio Aistaland (noto in cinese come Qijing), di recente creazione, è un progetto delle società GAC e Huawei. A differenza dei numerosi altri marchi congiunti tra il gigante dell’IT e altre case automobilistiche, questo marchio non fa parte dell’alleanza HIMA. Il primo modello di Aistaland è stata la spettacolare station wagon elettrica GT7, il cui lancio ufficiale ha avuto luogo oggi in Cina.

Contemporaneamente, il nuovo marchio ha svelato il design del secondo modello: un crossover denominato GX7. Secondo quanto riportato dai media cinesi di settore, il SUV sarà lanciato sul mercato nazionale in autunno di quest’anno. A proposito, in futuro il marchio prevede di lanciare altri SUV, oltre a berline.
L’estetica dell’Aistaland GX7 è in linea con lo stile della station wagon. Il crossover presenta fari di forma simile, maniglie delle portiere semicoperte e un faro singolo. Le portiere sono, molto probabilmente, senza telaio. Come per l’Aistaland GT7, nella parte inferiore del paraurti anteriore sono presenti delle alette attive. Naturalmente, anche il SUV è dotato di pilota automatico con lidar sopra il parabrezza.
Il passo della GX7 è di 3070 mm contro i 3000 mm della station wagon. Le altre dimensioni non sono ancora state rese note. La lunghezza dell’Aistaland GT7 è di 5050 mm, la larghezza di 1980 mm e l’altezza di 1470 mm.

INTERNI E TECNOLOGIE

Gli interni a cinque posti non sono stati mostrati nella loro interezza. Il marchio si è limitato a mettere in evidenza la caratteristica principale: nel crossover sia i sedili anteriori che quelli posteriori si ribaltano, formando un «letto». Inoltre, la superficie piana si ottiene in soli 20 secondi: basta premere un pulsante.

Non ci sono ancora informazioni ufficiali sulle specifiche tecniche del crossover Aistaland. Probabilmente, come la station wagon, anche il SUV GX7 è un’auto elettrica.

La station wagon Aistaland GT7 ha un’architettura a 800 volt ed è disponibile con trazione posteriore o trazione integrale a tre motori. La prima versione è equipaggiata con un motore elettrico da 340 si, mentre la station wagon a trazione posteriore è disponibile con una batteria da 86 o 102 kWh, con un’autonomia di 770 o 900 km secondo il ciclo CLTC. La potenza complessiva della GT7 a trazione integrale è di 768 CV.; questa versione è dotata della batteria top di gamma da 102kWh. L’autonomia della versione a tre motori non è stata ancora resa nota. Tuttavia, Aistaland ha dichiarato che questa station wagon raggiungerà i 100 km/h in 2,98 secondi.

Ulteriori dettagli sul crossover Aistaland GX7 saranno sicuramente resi noti prima del suo lancio. Per quanto riguarda la station wagon elettrica Aistaland GT7, dopo l’inizio delle vendite effettive il prezzo richiesto sarà compreso tra 209.900 e 329.900 yuan.

Nuova Hyundai Elantra 2026: Anteprima

Signore e signori, ecco a voi la Hyundai Elantra dell’ottava generazione del 2027, nota come Avante nel suo mercato di origine. È stata appena presentata al Busan Mobility Show 2026, quindi vediamo di scoprire insieme questa piccola meraviglia.

La nuova Elantra non solo sembra a anni luce di distanza dalla vettura di settima generazione, apparsa nel 2020 ma non assomiglia a nessun’altra auto a quattro ruote che abbiamo mai visto. Paraurti affilati e spigolosi, sottili strisce LED per i gruppi ottici, fianchi anteriori e posteriori estremamente sporgenti, porte ripiegate come fogli di carta che si adattano a tali fianchi (guardate quanto devono essere inclinate le maniglie delle porte posteriori di conseguenza!) e uno spoiler posteriore a coda d’anatra dal profilo tagliente.

Anche quel montante C spesso, in tinta con la carrozzeria, è visivamente interessante, formando un triangolo distintivo con il montante D, mentre la linea di spalla è quasi completamente parallela al suolo. Non sappiamo perché ci ricordi la N Vision 74 del 2022. Forse è per l’atmosfera retro-futuristica e lo stile lineare – ancora più che nella Ioniq V, disponibile (per ora) solo in Cina.

INTERNI E TECNOLOGIE

All’interno, si nota un cruscotto a forma di U non dissimile da quelli delle recenti Hyundai, un volante a fondo piatto con il codice Morse a quattro punti derivato dalla Ioniq per la lettera H, un touchscreen da 17 pollici con una fila di comandi fisici sotto (evviva), un quadro strumenti da 9,9 pollici posizionato sopra il volante e un bracciolo tubolare con caricatore wireless per il telefono integrato.

Il cervello dell’auto comprende Pleos Connect (il sistema di infotainment di nuova generazione di Hyundai) e Gleo AI, un agente di intelligenza artificiale generativa che permette ai conducenti di controllare le funzioni del veicolo e cercare informazioni tramite comandi vocali. Non abbiamo ancora immagini dei sedili posteriori, ma dato che la nuova Elantra è più lunga di 55 mm, più larga di 30 mm e ha un passo più lungo di 30 mm rispetto al modello uscente, lo spazio nella parte posteriore dovrebbe essere maggiore.

La grande novità in termini di motorizzazioni riguarda l’ibrido da 1,6 litri che, secondo quanto riportato, potrebbe ora disporre di due motori per una potenza complessiva del sistema intorno ai 155 CV. Potrebbero essere presenti anche una funzione vehicle-to-load (V2L) e l’ultima versione del sistema di frenata rigenerativa di Hyundai.

Nuovo Xiaomi YU9 2026: Rendering Totale

Il nuovo Xiaomi YU9 è pronto al debutto con le sue dimensioni XXL.

L’azienda cinese sta preparando il suo terzo modello, che sarà un grande crossover a tre file di sedili. Grazie alle recenti foto spia, abbiamo la possibilità di osservare le caratteristiche principali del suo design esterno.
La creazione della divisione automobilistica della società cinese Xiaomi è stata annunciata per la prima volta nel marzo 2021 e, già tre anni dopo, è stato svelato completamente il primo modello: la berlina elettrica SU7. La scorsa primavera si è aggiunto alla gamma il crossover elettrico YU7, mentre ora si prepara al debutto il modello di punta con l’indice YU9.

Se i primi due modelli dell’azienda sono stati realizzati con uno stile uniforme, il terzo, a giudicare dalle ultime foto spia, si distinguerà in modo significativo da essi. La novità, appartenente al segmento molto popolare in Cina dei SUV full-size a tre file di sedili, assomiglierà maggiormente agli altri modelli di questa categoria e avrà un design spigoloso. Nella parte anteriore si intravedono già i contorni dei gruppi ottici, la cui forma potrebbe richiamare quella della Volkswagen Atlas. Probabilmente saranno uniti da una striscia a LED, anche se nelle foto spia questo elemento non è ancora visibile. Si intravede inoltre la forma del paraurti anteriore, di linea piuttosto tradizionale, con piccoli inserti decorativi verticali ai bordi. La carrozzeria, nelle proporzioni, non si distingue particolarmente dagli altri modelli del segmento; si notano invece gli specchietti laterali e le maniglie delle portiere a pulsante, simili a quelli di altri due modelli Xiaomi.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE AFFILATO

La parte posteriore ricorda sorprendentemente il crossover Zeekr 9X grazie alla forma quasi identica dei fanali, con blocchi verticali e due strisce orizzontali tra di essi. A proposito, nelle foto spia si intravedono due versioni del grande crossover Xiaomi: si differenziano per la lunghezza dello sbalzo posteriore, nonché per la forma dei montanti posteriori e persino per l’inclinazione del lunotto. Molto probabilmente, la versione più corta, analogamente ai modelli concorrenti, avrà un abitacolo a cinque posti e il codice YU8.
Oltre al design, il terzo modello Xiaomi si distingue notevolmente dagli altri anche dal punto di vista tecnico: sarà dotato di un sistema di propulsione ibrido in serie. Questo comprenderà un motore turbo a benzina da 1,5 litri, che fungerà da generatore, e motori elettrici con una potenza di circa 500 l.s. L’autonomia prevista in modalità elettrica potrebbe aggirarsi intorno ai 400-500 km, mentre quella complessiva potrebbe arrivare fino a 1500 km secondo il ciclo CLTC. Ovviamente, il modello sarà dotato di un sistema di guida autonoma avanzato, come suggerisce il lidar integrato nella parte anteriore del tetto.
Il lancio del nuovo modello avverrà nel corso di quest’anno. Nel frattempo, il mese scorso è stato presentato il crossover ad alte prestazioni Xiaomi YU7 GT, che ha già stabilito il record del Nürburgring nella categoria dei crossover.

Nuova Toyota Corolla Cross Pick-up: il rendering

Toyota Corolla Cross potrebbe avere presto una versione Pick-up.

Il segmento dei pick-up compatti ha dimostrato negli ultimi anni che c’è davvero da guadagnare con veicoli che non sono veri e propri pick-up, e Toyota ha deciso di entrarci. Ma non in Nord America, almeno non ancora. Recentemente è stato avvistato un prototipo camuffato durante i test su strade pubbliche in Brasile, e non ci vuole molto a capire cosa si nasconde sotto il camuffamento. Si tratta di una Corolla Cross con un cassone montato sul retro.

Le immagini provengono da BlogAuto, che ha ripreso il prototipo a doppia cabina su un’autostrada di San Paolo. Dal parabrezza in avanti, si tratta essenzialmente di una Corolla Cross, fari compresi. Sembra che Toyota abbia allungato la carrozzeria per fare spazio al cassone, e la maggior parte di questa lunghezza aggiuntiva si concentra nello sbalzo posteriore piuttosto che tra gli assi.

Il resto dei dettagli completa il quadro. Passaruota squadrati, una linea di cintura che sale verso la parte posteriore e barre sul tetto che si assottigliano in piccoli spoiler. Il portellone posteriore è ampio, completo di un gradino integrato, e i fanali posteriori sembrano estendersi per l’intera larghezza della carrozzeria.

Il fatto che un prototipo funzionante circoli già sulle strade pubbliche indica che il programma di sviluppo ha superato da tempo le fasi iniziali. Si prevede che il pick-up utilizzi l’architettura TNGA di Toyota, rinforzata dove necessario per sopportare il carico sul cassone. Ciò lo metterebbe in concorrenza con la crescente schiera di pick-up monoscocca sudamericani, tra cui la Fiat Toro, la Ram Rampage e la Chevrolet Montana, con la VW Tukan e la Renault Niagara ancora in arrivo.

Il rendering in copertina di Carscoops.com ci permette di dare uno sguardo in anteprima al modello.

DATI TECNICI E MOTORI

Secondo alcune fonti locali, la gamma di motorizzazioni dovrebbe basarsi su un motore aspirato da 2,0 litri e su un ibrido a ricarica automatica da 1,8 litri ripreso dal crossover correlato. La voce più interessante riguarda un ibrido plug-in sviluppato localmente con capacità flex-fuel e trazione integrale E-Four di serie, che rappresenterebbe una risposta genuinamente brasiliana a una formula globale.
Toyota dovrebbe svelare il pick-up basato sulla Corolla Cross nel primo trimestre del 2027. Secondo quanto riferito, la produzione avverrà nello stabilimento di Sorocaba in Brasile, insieme alla Corolla Cross da cui deriva gran parte della sua piattaforma.

Il pick-up fa parte di un investimento di 11 miliardi di real (2,2 miliardi di dollari) che Toyota ha stanziato per le sue attività brasiliane fino al 2030.

Gli USA vietano la vendita a Polestar

Polestar non potrà più vendere auto nuove negli Stati Uniti a partire dall’anno modello 2027. L’Ufficio per l’Industria e la Sicurezza del Dipartimento del Commercio statunitense ha negato al produttore di veicoli elettrici l’autorizzazione necessaria per continuare a operare nel Paese, invocando la “Connected Vehicle Rule”. Geely detiene una quota di maggioranza del marchio, ed è proprio questa proprietà cinese il motivo per cui la norma si applica.

Washington ha dedicato mesi a cercare di bloccare le auto costruite ed esportate dalla Cina, con l’amministrazione Trump che ha presentato questa iniziativa come una misura di protezione per l’industria manifatturiera nazionale. Polestar è semplicemente l’ultimo marchio ad essere stato coinvolto in questa vicenda.

La «Connected Vehicle Rule», finalizzata sotto l’amministrazione Biden, vieta l’accesso al mercato statunitense alle auto con software e hardware cinesi o russi nei propri sistemi di connettività, per motivi di sicurezza nazionale. Il timore riguarda i dati e l’accesso remoto: un’auto connessa costruita sotto il controllo di Pechino potrebbe trasmettere informazioni alla madrepatria o essere manomessa a distanza.
Le restrizioni sul software entreranno in vigore per prime, a partire dall’anno modello 2027, mentre quelle relative all’hardware seguiranno nel 2030. Le case automobilistiche necessitano di un’autorizzazione per vendere in America e, mentre Polestar non l’ha ottenuta, il marchio gemello Volvo, anch’esso di proprietà di Geely, si è assicurato una deroga a maggio. Lincoln e Buick dovranno superare lo stesso ostacolo, poiché entrambe vendono negli Stati Uniti modelli costruiti in Cina, rispettivamente la Nautilus e la Envision.

LA CRISI DEL MARCHIO

La decisione di Washington colpisce soprattutto la Polestar 3, l’unico modello che la casa automobilistica produce qui negli Stati Uniti, assemblato nel suo stabilimento della Carolina del Sud dal 2024. Questi esemplari di produzione americana non rimangono nemmeno sul mercato locale, poiché vengono spediti anche in Europa. Cosa ne sarà ora di questa attività è un mistero.

Le scorte esistenti sono al sicuro per ora, i modelli 3 e 4 ancora presenti negli Stati Uniti rimangono in vendita.

Tuttavia, con il marchio di fatto escluso dal Paese, la vera domanda è se qualcuno ne vorrà ancora una, anche con la promessa di continuare a fornire assistenza a quelle auto e a prendersi cura di chi le ha già acquistate.
Polestar non sembra contestare la decisione, e i suoi stessi dati potrebbero spiegarne il motivo. Gli Stati Uniti non sono mai stati la fonte principale di guadagno per l’azienda, con il 94% delle vendite al dettaglio nel primo trimestre del 2026 realizzate al di fuori dell’America.

Il CEO Michael Lohscheller sta puntando ciò che resta verso l’Europa e altri mercati in crescita. «L’industria automobilistica sta entrando in una nuova fase, basata sulle dinamiche regionali», ha dichiarato in un comunicato.

«La nostra strategia riflette questa realtà, con l’Europa che rappresenta il nostro principale motore di crescita e il nostro piano di produrre la Polestar 7 in Europa», ha proseguito Lohscheller. «Le nostre vendite record nel 2025 e nel primo trimestre del 2026 dimostrano che stiamo compiendo notevoli progressi, con diversi lanci su nuovi mercati in programma quest’anno in Europa. Inoltre, continueremo a investire nei mercati in cui abbiamo opportunità di crescita, come il Sud-Est asiatico, l’Europa orientale, l’America Latina e il Canada».

Nuova BYD Seal 08 2026: Anteprima

La presentazione ufficiale della nuova ammiraglia a quattro porte di BYD avrà luogo la prossima settimana. Il modello sarà disponibile con motorizzazione ibrida o elettrica; la nuova auto sarà dotata di trazione integrale.

La prima presentazione della berlina BYD Seal 08 si è tenuta in Cina nel marzo di quest’anno, mentre la prima al pubblico è avvenuta un mese dopo al Salone dell’Auto di Pechino. Ora BYD ha annunciato la data di una presentazione dedicata alla berlina a quattro porte: il 2 luglio. Probabilmente in quella data verranno resi noti i prezzi. Nel frattempo, il costruttore ha condiviso nuove immagini ufficiali della berlina. Ricordiamo che la BYD Seal 08 è la versione di serie del concept BYD Ocean-S presentato lo scorso anno. La «8» di serie diventerà l’ammiraglia della famiglia Ocean.

La caratteristica principale dell’estetica della BYD Seal 08 è il gruppo ottico anteriore a due livelli. Nella parte superiore si trovano le luci di marcia «ondulate», mentre più in basso sono posizionati i blocchi dei fari principali. Il modello presenta inoltre maniglie delle portiere incassate e fanali posteriori realizzati con lo stesso motivo «ondulato». Il tetto presenta due sezioni in vetro. L’equipaggiamento della Seal 08 comprende anche il sistema di guida autonoma con lidar sopra il parabrezza, le sospensioni attive e il sistema di sterzata delle ruote posteriori.

La berlina misura 5150 mm di lunghezza, 1999 mm di larghezza, 1505 mm di altezza e ha un passo di 3030 mm. Il volume del bagagliaio non è ancora stato reso noto.

INTERNI E MOTORI

All’interno dell’abitacolo si trovano schermi separati per il quadro strumenti e il sistema multimediale, oltre a un tunnel centrale a due livelli, nella cui parte superiore sono posizionati una piattaforma di ricarica wireless e una serie di pulsanti fisici. Nel tunnel è nascosto un vano con funzioni di riscaldamento e raffreddamento, mentre nella sua estremità è integrato un pannello tattile. Un altro schermo è integrato nel bracciolo ribaltabile del divano posteriore. Nello schienale del sedile del passeggero anteriore è presente un tavolino. I sedili sono dotati di poggiapiedi, riscaldamento, ventilazione e funzione massaggio.

La berlina sarà disponibile con motorizzazioni ibride e completamente elettriche. La prima versione è dotata di un motore turbo a benzina da 1,5 litri (156 l.s.) e di un motore elettrico da 272 CV.

La BYD Seal 08 ibrida può essere anche a trazione integrale; i due motori elettrici di questa versione erogano complessivamente 544 l.s. Secondo i dati preliminari, la berlina a quattro porte ibrida benzina-elettrica è dotata di una batteria con una capacità di 45,35 kW*h; l’autonomia in modalità elettrica è di 270 o 300 km secondo il ciclo WLTC.

Anche la versione elettrica sarà disponibile nelle varianti a trazione anteriore (347 o 435 l.s.) o a trazione integrale (693 l.s.). È inoltre noto che la versione elettrica presenta un’architettura a 800 volt ed è dotata di una batteria Blade di nuova generazione, oltre a disporre della tecnologia di ricarica ultraveloce. La capacità della batteria della BYD Seal 08 EV, invece, non è stata ancora resa nota.

Scopriremo tutti i dettagli sulla BYD Seal 08 tra una settimana.