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Alfa Romeo Stelvio: quel Karma unico da “alfista” che ha ci ha stregato

Questo Post è un po’ speciale, lo ammetto: il primo di questo genere, e probabilmente non avrà molte altre occasioni per essere replicato nelle sue ragioni determinanti.

Autoprove ha dodici anni, e di auto sottoposte a Test Drive ne ha assaggiate tante. E’stato difficile all’inizio perché la pur ottima immagine di serietà e buona volontà dell’allora giovanissimo Antonio faticava a fare breccia nella naturale diffidenza di Costruttori e Dealer; ed è difficile ormai da dopo il Lockdownperché di fronte alle criticità e precarietà delle organizzazioni territoriali le auto a disposizione per motivi mediatici e di immagine sono sempre meno messe a disposizione. 

 

Ma nondimeno i dibattiti tra Antonio e me, dopo che da tempo ha accolto con grande piacere l’invito a collaborare (in un primo tempo con rievocazioni storiche ma nel seguito diventando, nel più puro e perfetto stile di Autoprove.it, un tuttofare), si sono diverse volte puntati su modelli di auto davvero interessanti da provare e di cui parlare parecchio in termini di personalità, immagine e valenza tecnologica: si, perché non ci sono solo i Marchi “generalisti” (volendoli chiamare così) come Renault, Dacia, Ford, Hyundai, Volkswagen, KGM, Isuzu, Fiat, ad aver lasciato segni nella nostra Agenda di Test Drive.

Tra rapporti continuativi, estemporanei o temporaneamente interrotti Autoprove ha recensito Maserati, Mercedes, Lotus, Mazda, Tesla, Ford Mustang, nuova Smart; ha già conosciuto importanti player asiatici retail e Premium, e dunque ha un rispettabile corredo di ricordi e archivio mediatico di modelli e Marchi di sicuro peso suggestivo. Ma tutto questo doveva, inesorabilmente, fare i conti con l’effetto magico e dirompente che Alfa Romeo ha creato in noi durante e dopo il Test Drive di Stelvio Turbodiesel Q4.

Ricapitoliamo: il Test Drive di Stelvio, maturato in seno ad un accordo con il management preposto per queste finalità dentro Stellantis, è appunto effetto della cortesia e disponibilità del Gruppo in relazione anche ad una nostra manifesta intenzione e grande interesse a poter recensire modelli di una Gamma attualmente incentrata su non tantissimi modelli ma tutti di grande pregio e portata tecnologica e prestazionale come è nella tradizione del Marchio di Arese.

 

Dunque chiuso l’accordo per il ritiro, test e riconsegna di Stelvio, Vi confessiamo che anche noi in Redazione ci siamo implicitamente interrogati sul “taglio” da dare al servizio che ne sarebbe scaturito. Fin dai primi chilometri di confidenza con il Suv sportivo di casa Alfa ci era infatti diventato da subito evidente che rispetto ad altri prodotti concorrenti persino molto più giovani di Stelvio (presentata alla fine di dieci anni fa, ricordiamo) questa signora qui non era assolutamente deficitaria o limitata in ragione della obsolescenza, come al contrario ci era capitato di leggere su qualche altra recensione. 

Alfa Romeo Stelvio, sicuri che il Segmento di mercato che abita sia proprio il …suo???

Ci siamo dunque andati a riprendere le linee guida del progetto di piattaforma “Giorgio” per capirne di più, e poter ragionevolmentechiedere: quanti altri SUV di segmento pari o persino superiore a Stelvio possono vantare una architettura così avanzata da essere rimasta quasi unica sul mercato dopo dieci anni con i suoi “plus” costruttivi (alluminio ed acciaio per gabbia, traversine e persino per le sospensioni, attacchi del motore con silent block entro l’asse anteriore, distribuzione pesi perfetta)? 

 

Quanti Suv della categoria di Stelvio hanno visto la loro genesi in spazi progettuali e di ricerca come il Maserati Innovation Lab di Modena, dove a stretto contatto e con la consegna del riserbo più totale si sono confrontati Ingegneri Maserati, Ferrari ed Alfa Romeo? Certo, la piattaforma Giorgio di Stelvio non la ammiri quando è parcheggiata ma quando ci dai sotto di sterzo ed acceleratore.

 

E man mano che gli oltre ottocento chilometri si snodavano sotto il calendario del Test Drive aumentava la piacevole sorpresa nel confutare tutta la presunta serie di “limiti” che forse un po’ troppo grossolanamente si vociferavano su Stelvio e che, grazie alla esperienza diretta, si potevano in buona parte rubricare come fandonie. O chiacchiere da Bar, al solito.

E ci siamo resi conto che le critiche facili – da “Consumer”automobilistici generici – ispirate o piegate troppo fortemente su modelli culturali o di preferenza troppo “Trendy” erano forse state – ed erano rimaste – il primo vero problema di “superficialità” grossolana con cui altri recensori avevano finito per catalogare e giudicare Stelvio. Il cui unico rischio era essere giudicato da chi non sa cosa sono i dettagli.

Salire a bordo, tra guida e voli di fantasia: Stelvio non si può spiegare senza “viverla”

Che è, metaforicamente, un po’ come giudicare un orologio automatico classico svizzero – analogico – a fasi lunari e bussola con il metro di giudizio con cui si potrebbe parlare di un palmare “consumer” con funzione di navigatore. 

Due mondi agli antipodi, ognuno dei quali da recensire con occhio ben diverso perché nessuno dei due è superiore all’altro e nessuno dei due può sovrapporsi ai gusti ed alla cultura dei rispettivi cultori e fruitori.

E, lasciatemi dire, Alfa Romeo Stelvio è stata capace anche di far risaltare il simbolico “ponte generazionale” che insiste persino tra me, Antonio ed i volenterosi ragazzi che saltuariamente si interfacciano con noi per dare una mano o a volte restituire articoli per il Blog : il simpatico “quadretto” – dentro una redazione casareccia e appassionata – che si è formato naturalmente tra generazioni e culture diverse è stato, in fondo, la rappresentazione di decenni di dibattiti tra “frange” di appassionati (o detrattori) che hanno progressivamente costruito la narrativa che ancora circonda l’immagine del Marchio di Arese; 

e anche questa magia e la sensazione piacevole che mi ha rilasciato appartiene al particolare “karma” di Alfa Romeo. Dentro quella decina di giorni scarsa di approccio tra prima, durante e dopo il Test Drive si è creato un piccolo cerchio magico intorno a Stelvio tra il sottoscritto – memoria storica di quell’Alfismo “di frontiera” che era esploso dopo il passaggio di Alfa a Fiat – e la generazione giovane; mentre Antonio – il playmaker dedicato al test – esternava le prime sensazioni molto positive che confermavano anche la mia breve presa di contatto nella quale (tanto per essere tradizionalista al massimo grado) mi ero chiesto cosa avrebbe potuto rappresentare, a livello di sensazioni di guida, poter usare in abbinamento al favoloso 2.2 4 cilindri Turbodiesel da 210 cavalli (pronti già a 3700 giri/min così come la coppia colossale da 470 Nm che arriva come una castagna ben piantata già a 1750 giri/min) un cambio a sei rapporti manuali “classico” con annessa frizione in pedaliera. 

Una ennesima dimostrazione di come questa straordinaria realizzazione in perfetta sintonia con le radici migliori di Alfa Romeo abbia saputo a tal punto prenderci la mano da portarci a creare voli pindarici ed emotivi. Alla fine, lo abbiamo ammesso, salutare Stelvio è stato un po’ duro per tutti, ma a quel punto ci rimaneva ancora spazio per la fatidica e puntuale battaglia mediatica con…gli “Alfisti”. 

Cara Stelvio, guardati dagli “Alfisti”, sempre alla rincorsa della pietra filosofale

Ed è a quel punto che abbiamo preso atto di quanto resti radicato, pretestuoso, antidiluviano e ingiustificato un certo approccio autolesionista, quando non infantile, da parte di sedicenti “Alfisti DOC” sempre pronti a legnare il Biscione per eresia o per lesa maestà.

 

Certi commenti “opinabili” (perché ancora meritevoli di risposta da parte nostra e non di giusto “ban”) sono stati quasi tutti espressi sull’onda di un preconcetto talmente banale e ripetitivo da apparire quasi tutti, questi commenti, scenografici e artificiali; e come tali ci è riuscito davvero difficile formulare risposte compiute, perché la prima obiezione da fare sarebbe stata poco cortese: “Ma di cosa state parlando se non sapete di cosa state parlando”?

Anche questo tuttavia è stato in fondo un pedaggio obbligato da pagare, per chi svolge attività Media e Social, alla causa per la quale tutta Autoprove.it è stata impegnata per diversi giorni: ammettere di non aver mai conosciuto prima un gioiello Alfa Romeo degno della sua tradizione e storia, ed in fondo poi “adottarlo” per difenderlo e ben rappresentarlo ad una opinione pubblica nella sincera percezione che a muovere la maggioranza delle opinioni o dei giudizi su molte delle ultime creazioni di Arese siano effetti e pregiudizi davvero fuori luogo e tempo. Per questo abbiamo dedicato il nostro lavoro a Stelvio parlandone come di una Instant Classic. Ma certamente ci siamo resi conto di una cosa: per fortuna esistono ancora Brand e modelli che possono e debbono essere raccontati non secondo prassi comune ma centrando esattamente contesto, tono e messaggio da condividere con il pubblico

Con Stelvio sentiamo di esserci riusciti benissimo, ed è stato il nostro modo per scusarci con una bellissima forma di Alfa Romeo: per non essere stati in grado di poterla raccontare correttamente mai prima d’ora. Serviva e bastava semplicemente averne l’occasione.

Riccardo Bellumori

Nuova Honda Insight 2026: il Ritorno

La Honda Insight con motore ibrido ha debuttato nel 1999, la seconda generazione è apparsa nel 2009, ma nel 2014 la produzione è stata interrotta. Honda ha riportato in vita il modello nel 2018, anche se come berlina ibrida, il cui parente più prossimo era la Civic; la produzione di questo modello è stata interrotta nel 2022. All’inizio di marzo 2026 l’azienda ha annunciato il ritorno dell’Insight in Giappone, anche se questa volta il nome è stato assegnato a un crossover con carrozzeria in stile coupé e propulsione completamente elettrica.

In realtà, sotto le spoglie della Honda Insight di quarta generazione, sul mercato interno del marchio si è deciso di vendere il SUV Honda e:NS2, prodotto negli stabilimenti della joint venture Dongfeng Honda in Cina. Da notare che in Cina questo modello ha un gemello chiamato e:NP2, prodotto dalla joint venture GAC Honda. Le vendite di entrambi i modelli nel paese di produzione si sono rivelate scarse, di conseguenza sono stati sostituiti dalla nuova famiglia “verde” – Honda Ye.
La commercializzazione della Honda Insight in Giappone inizierà domani, 17 aprile 2026. È noto che il crossover sarà commercializzato qui in edizione limitata – solo 3000 esemplari, in un’unica versione. Il prezzo di questo crossover-coupé sul mercato interno è pari a 5.500.000 yen. Ricordiamo che in precedenza il modello era apparso anche in Thailandia, con il nome di Honda e:N2.

DATI TECNICI

Secondo il sito ufficiale Honda in Giappone, la lunghezza fuori tutto della versione locale del crossover è di 4.785 mm, la larghezza di 1.840 mm, l’altezza di 1.570 mm e il passo è di 2.735 mm. Non ci sono differenze estetiche rispetto alla versione cinese: il crossover-coupé presenta gruppi ottici simili con “zanne” sul bordo esterno, logo illuminato, strisce orizzontali che ricordano delle “persiane” in entrambi i paraurti e uno spoiler bicolore nella parte superiore del portellone.

La Honda Insight in Giappone è dotata di cerchi da 18 pollici, portellone elettrico con funzione di apertura senza contatto, tetto apribile, display a proiezione, riscaldamento del volante e di tutti i sedili, sistema di profumazione dell’abitacolo, dashcam di serie, telecamere a 360 gradi, oltre al pacchetto di sistemi di sicurezza e di assistenza alla guida Honda Sensing.

L’abitacolo della versione SUV per il Giappone si distingue solo per la diversa posizione del volante a tre razze leggermente “appiattito” con pulsanti fisici. Dietro di esso si nota un display stretto e allungato orizzontalmente, che funge da quadro strumenti virtuale, mentre al centro del cruscotto si trova il touchscreen del sistema di infotainment; inoltre, il SUV è dotato di un impianto audio Bose con dodici altoparlanti.

La tecnologia della Honda Insight è la stessa della Honda e:NS2 cinese. Il SUV è equipaggiato con un unico motore elettrico da 204 CV, posizionato sull’asse anteriore, con una coppia massima di 310 Nm. Il modello è dotato di una batteria da 68,8 kWh, con un’autonomia massima di 535 km (secondo il ciclo WLTC).

Ricordiamo che in precedenza era stato reso noto che Honda intende iniziare a fornire in Giappone i crossover Passport TrailSport prodotti negli Stati Uniti (il modello è stato presentato nel novembre 2024).

Nuova Lexus ES 2026: Anteprima

L’ottava generazione della Lexus ES è stata presentata per la prima volta al Salone dell’Auto di Shanghai 2025 ed è stata finora lanciata nei mercati con guida a sinistra. Realizzata sulla piattaforma Lexus GA-K, segna la prima volta in cui la ES è disponibile con un propulsore completamente elettrico, oltre alle varianti ibride dotate di motore a combustione interna.

MOTORE E DATI TECNICI

La Lexus ES è stata presentata con due diverse varianti elettriche. Costruita su una piattaforma a 400 V, la ES elettrica può essere ricaricata fino a 150 kW in corrente continua e utilizza un pacco batterie da 74,7 kWh. La ES350e a trazione anteriore eroga 224 CV (165 kW) e ha un’autonomia di circa 685 km secondo il ciclo CLTC cinese, incredibilmente permissivo, mentre la ES500e offre trazione integrale a doppio motore e 343 CV (252 kW), con un’autonomia leggermente inferiore di 610 km.

Per chi vuole restare fedele alla motorizzazione a combustione interna, la ES è disponibile sia nella versione a trazione anteriore che in quella a trazione integrale: una ES300h da 197 CV con motore 2.0 aspirato, una ES300h AWD da 201 CV e una ES350h da 247 CV con motore 2.5 aspirato.

La produzione inizierà nel nuovo stabilimento Lexus in costruzione a Shanghai, che dovrebbe essere pronto nel 2027.

Nuova Toyota Yaris Cross 2026: Anteprima Restyling

La Toyota Yaris Cross destinata al mercato europeo è stata nuovamente aggiornata per il 2026, dopo un precedente restyling nel 2024. La Yaris Cross 2026 è prodotta in Francia e sarà disponibile nel continente nelle versioni Mid, Mid+, High e GR Sport.

L’ultimo aggiornamento apporta modifiche allo stile e alle specifiche dell’equipaggiamento, con opzioni di trazione anteriore e integrale nelle versioni da 130 CV/185 Nm e 116 CV/141 Nm del suo motore a benzina a tre cilindri in linea da 1,5 litri aspirato, entrambe abbinate a un CVT.

A guidare i cambiamenti estetici nella parte anteriore è la nuova griglia con motivo a nido d’ape in tinta con la carrozzeria, contrastata da una sezione inferiore nera che si unisce ai passaruota anteriori allargati per “mantenere un forte carattere da SUV”. A questa si aggiungono i fari a LED ridisegnati con luci diurne integrate, mentre i nuovi cerchi misurano 17 pollici sulla variante Mid+ e 18 pollici sulla variante High.
L’equipaggiamento dell’abitacolo della Yaris Cross 2026 nella variante Mid+ include ora un sedile progettato per offrire un miglior comfort e un miglior sostegno laterale, precedentemente riservato alla variante High.

La variante High introduce ora un rivestimento SakuraTouch parzialmente in pelle che incorpora PVC di origine vegetale e materiali riciclati per aiutare a ridurre le emissioni di CO2 legate alla produzione dei materiali del 95% rispetto alla vera pelle, afferma Toyota.

MOTORI E TECNOLOGIE

Le varianti Mid+ e superiori sono dotate di illuminazione d’ambiente e caricatore wireless per dispositivi, mentre la versione High aggiunge un portellone posteriore elettrico. La variante GR Sport introdotta nella gamma Yaris Cross è equipaggiata con il propulsore Hybrid 130, che indica le specifiche sopra menzionate di 130 CV/185 Nm, mentre l’allestimento base Mid è ora l’unica variante della Yaris Cross con il propulsore Hybrid 115 (116 CV/141 Nm).

Descritta come “ispirata ai numerosi successi in Campionato del Mondo di Toyota Gazoo Racing”, la Yaris Cross GR Sport presenta caratteristiche esterne e interne specifiche per questa variante, insieme a sospensioni ricalibrate per una maneggevolezza più precisa. È dotata di un paraurti anteriore esclusivo e di cerchi in lega da 18 pollici lavorati a due tonalità, mentre all’interno presenta sedili sportivi con rivestimento in pelle scamosciata, loghi GR e inserti GR Sport.
Per quanto riguarda le funzioni di sicurezza e assistenza alla guida, la suite Toyota Safety Sense aggiunge di serie il freno di assistenza al parcheggio sulle versioni Mid+ e superiori, mentre la versione High aggiunge il monitoraggio degli angoli ciechi.

L’infotainment della Yaris Cross 2026 include di serie il sistema multimediale Toyota Smart Connect con navigazione basata su cloud, riconoscimento vocale e assistente vocale; Apple CarPlay e Android Auto wireless garantiscono la connettività con gli smartphone.

Costruita presso la Toyota Motor Manufacturing France, la Toyota Yaris Cross 2026 sarà in vendita in Europa alla fine di questo mese.

Anantara Concorso Roma: 70 Regine storiche a quattro ruote nella Città Eterna

Mancavano due sole formalità fondamentali per consacrare e svelare la prima edizione in assoluto di “Anantara Concorso Roma” che si apre ufficialmente Giovedì 16 Aprile 2026 nella Capitale: una era la lista ufficiale delle settanta Regine della storia più nobile dell’auto; le settanta Auto che dentro un periodo straordinariamente esteso e ricco di primedonne si estende per quasi un secolo.

Ed ora l’elenco completo è visibile cliccando su questo Link QUI: si parte dalla più “anziana” di tutto il lotto – l’Alfa Romeo 6C 1750 Sport Zagato del 1929 – per finire con la Hypercar più futuristica come la Pagani Huayra Roadster BC dei giorni nostri e con la straordinaria vincitrice della 24 Ore di Le Mans del 2023, la “Ferrari” 499P. 97 anni di grande classe, eleganza, fascino tecnologico e cura dei particolari grazie all’eccellente ingegno ed alla creatività stilistica italiana. Perché, particolare non da poco, le settanta Regine sono tutte italiane. 

Settanta Regine lungo un secolo di eccellenza italiana

Ed ovviamente appartengono non solo ai Marchi leggendari (Maserati, Ferrari, Lamborghini, Pagani, Alfa Romeo, Lancia) che la narrativa ci ha abituato a declinare; ma nella collezione che partecipa al Concorso ed alle votazioni della Giuria lungo quattro giorni (dal 16 Aprile, appunto, e fino a Domenica 19) ci sono anche Marchi davvero d’eccezione (da Cisitalia – la prima nella storia ad essere esposta in un Museo di Arte Moderna, al MoMAdi New York – che appare con una rarissima 202 SC Gran Sport Cabriolet Vignale; a SIATA presente con la conturbante 208S Berlinetta del 1953, passando per la magia violenta e geniale di Giotto Bizzarrini che, nella sua breve parentesi di Costruttore artigianale ha realizzato la “Bizzarrini 5300 GT” del 1968; fino alla super attesa Bugatti “EB110 GT”, espressione del genio tecnico dell’Ingegner Paolo Stanzani e scaturita formalmente dall’impronta determinante dello stile del Maestro Marcello Gandini) per completare l’opera dei “Marchi” Costruttori industriali con Fiat presente con la sua più storica portabandiera di lusso, la famosa “8V” del 1954 che – credetemi – solo vista dal vivo e da vicino travolge e affascina sul serio.

In questa cornice sono davvero tanti gli anniversari che incrociano la presenza dei modelli esposti alla loro stessa storia, ovvero a quella dei rispettivi Marchi o genialità protagoniste del loro concepimento: i sessanta anni pieni dalla presentazione di “Miura” – nata a sua volta dall’interazione perfetta tra Lamborghini, Stanzani e Marcello Gandini per Bertone – oppure gli ottant’anni di Cisitalia (fondata l’8 Marzo del 1946); ma anche i cento anni dalla nascita di Giotto Bizzarrini – il prossimo 6 Giugno 1926 – e a chiudere con un anniversario davvero straordinario: il 25 Aprile di un secolo fa alla Mille Miglia Alfieri Maserati guida al debutto la “Tipo 26”, prima vera realizzazione “made in Maserati” anche se derivata dalla base tecnica della Diatto.

Sedici Classi per suddividere opere d’arte di Costruttori, Artigiani, e Carrozzieri

Ma non solo Marchi Costruttori industriali o artigianali, ma anche l’azione diretta dei Carrozzieri: le grandi firme dello stile che, per default, hanno accompagnato la genesi di gran parte delle meraviglie a quattro ruote (le Lamborghini di Gandini per Bertone, le Ferrari di Pininfarina, ma c’è spazio anche per la Maserati Ghibli di Giugiaro in Ghia mentre, storicamente, diamo atto a Bizzarrini e Pietro Vanni di aver concepito il “masterplan” nella linea della “Iso A3/C” – “Bizzarrini 5300 GT” su cui Giugiaro intervenne per una sorta di rifinitura e di particolari determinanti nella definizione dello stile); ma ovviamente i Carrozzieri (Castagna, Zagato, Scaglietti, Vignale, Pininfarina, Ghia, Touring) sono anche stati i protagonisti di fuoriserie e di piccole serie dedicate ad una clientela davvero di elite. 

Le Classi di Concorso in cui sono suddivise le diverse auto sono ben sedici, che possiamo definire “monotematiche” poiché raccolgono le auto in base a caratteristiche e peculiarità: tra queste, solo per titolo esemplificativo, è presente la Classe dodicesima: “Le Ferrari vincenti a Le Mans”, ma potere essere certi che ogni Classe riserva a Giuria ed osservatori i propri gioielli unici.

Perché nella esposizione che si costituirà da Sabato 18 a Domenica 19 Aprile tra Piazza Bucarest e la bellissima Casina Valadier a Villa Borghese (ad un soffio dalla scalinata di Piazza di Spagna e sul promontorio collinare del Pincio, da dove la vista panoramica su Roma è mozzafiato) la parola andrà ai giurati che dovranno votare e premiare a fine kermesse, Domenica 19, le vincenti di ogni Classe. 

E ancora prima, il 17 Aprile, il regale convoglio di auto partirà da Piazza della Repubblica per percorrere le vie del Centro della Città Eterna e dirigersi appunto a Piazza Bucarest. Dove speriamo i romani non mancheranno di cogliere l’occasione di poter ammirare dal vivo questo vero ben di Dio motoristico, prendendo informazioni e consultando il sito visibile a questo Link QUI. Come detto, Autoprove.it ci sarà e renderà onore all’invito ricevuto.

Riccardo Bellumori

Nuova Volkswagen ID.3 Neo: Restyling

Ecco come cambia la Volkswagen ID.3: con il restyling diventa Neo. Il modello a cinque porte rinnovato ha un’autonomia massima di 630 km con una singola ricarica (in base al ciclo WLTP).

Volkswagen ha presentato la berlina a cinque porte completamente elettrica ID.3 nel 2019; è stata messa in vendita nel 2020 e ha subito il suo primo restyling nel 2023. Nel marzo 2026, l’ufficio stampa del marchio tedesco ha pubblicato diversi schizzi della berlina aggiornata e ha rivelato i primi dettagli sul nuovo modello.

E ora la Volkswagen ID.3 rinnovata, alla cui denominazione è stato aggiunto il suffisso “Neo”, è stata svelata nella sua interezza.

La berlina mantiene all’incirca la stessa silhouette aerodinamica della versione pre-restyling, sebbene il suo aspetto sia cambiato in modo significativo. I fari sono stati ridisegnati: al posto di una linea sottile, è stata aggiunta una spessa striscia illuminata che collega i fari leggermente rivisitati lungo il loro bordo inferiore. Il logo del marchio è posizionato al centro di questa striscia LED. Anche le prese d’aria, integrate nella sezione inferiore del paraurti anteriore, sono state ridisegnate.

LO STILE AFFILATO

Il tetto e parte della parte posteriore sono ora verniciati nel colore della carrozzeria (sulla hatchback pre-restyling erano neri e lucidi), mentre i fanali posteriori separati e il design del paraurti posteriore rimangono invariati, tranne per il fatto che il badge sotto il logo sulla quinta porta ora include il prefisso “Neo”. Il modello a cinque porte è stato dotato di maniglie delle portiere convenzionali e specchietti esterni standard con alloggiamenti neri e ripetitori degli indicatori di direzione.

La Volkswagen ID.3 Neo presenta un nuovo abitacolo con un volante a due razze caratterizzato da un bordo “appiattito” su entrambi i lati e pulsanti fisici. Dietro di esso si trova un nuovo quadro strumenti virtuale da 10,25 pollici, mentre uno schermo orizzontale da 12,9 pollici del sistema di infotainment è montato al centro del cruscotto ridisegnato. Entrambi i display presentano una nuova grafica. I cursori sensibili al tocco sulla console centrale sono stati sostituiti da pulsanti fisici.

LA NUOVA ID.3

A un costo aggiuntivo, agli acquirenti della Volkswagen ID.3 Neo saranno offerti un head-up display con realtà aumentata, un tetto apribile panoramico, sedili anteriori con funzioni di massaggio e memoria e un sistema audio Harman Kardon. La lunghezza complessiva del modello a cinque porte ridisegnato è di 4.265 mm (4 mm in più rispetto alla versione pre-restyling), la larghezza rimane invariata a 1.809 mm, l’altezza è stata ridotta di 9 mm a 1.553 mm e il passo è di 2.764 mm (6 mm più corto). La capacità del bagagliaio è di 383 litri; con la seconda fila di sedili ribaltata, lo spazio di carico aumenta a 1.267 litri.

È noto che il costruttore tedesco offre l’ID.3 Neo in tre livelli di allestimento – Trend, Life e Style; ci sono anche tre opzioni di propulsione – tutte dotate di un unico motore elettrico situato sull’asse posteriore. La versione base è dotata di un motore elettrico da 170 cavalli e di una batteria da 50 kWh.

La variante di fascia media è equipaggiata con un motore da 190 cavalli e una batteria da 58 kWh. Il modello top di gamma monta un motore elettrico da 231 CV e una batteria da 79 kWh; l’autonomia con una singola ricarica, attualmente resa nota solo per la versione top, è di 630 km (secondo il ciclo WLTP). La batteria della berlina può essere utilizzata per alimentare dispositivi esterni (V2L).

Nuova GAC Aion UT: prova su strada

Sono arrivato a Milano mostrarvi una delle novità che più mi ha incuriosito in questo inizio 2026. Parlo della GAC Aion UT, una hatchback elettrica che ha un obiettivo ambizioso: convincere noi europei che si può avere spazio, tecnologia e qualità costruttiva senza dover per forza spendere 40.000 euro.

L’ho guardata da vicino e vi dico la mia: dimenticate i pregiudizi sulle auto cinesi “copia-incolla”. Questa UT è stata disegnata proprio qui a Milano e si vede nel carattere del frontale (che io trovo molto simpatico con quegli occhi a LED) e nella pulizia delle linee. Ma la vera sorpresa l’ho avuta salendo a bordo: ho trovato un’abitabilità che onestamente non mi aspettavo su un’auto lunga poco meno di 4,30 metri.

In questo video vi racconto com’è fatta, quanto spazio c’è davvero per le gambe dietro e perché la scelta di produrla a Graz, in Austria, potrebbe essere la mossa vincente per GAC. Il prezzo? Restate con me perché la cifra d’attacco sotto i 28.000 euro la rende un osso durissimo per tutte.

Nuova Porsche 911 GT3 S/C: manuale da sogno

Ecco la nuova Porsche 911 GT3 S/C.

La Porsche 911 è un è un modello iconico. Amata da molti e disponibile in numerose configurazioni per soddisfare gusti diversi, la gamma 911 è varia quanto i lauk che trovi nel tuo locale preferito.

Che tu voglia una Carrera con tetto rigido o in versione cabrio, una leggera Carrera T, una Targa, una Turbo S “tuttofare” o un mix su misura, Porsche ha sempre una combinazione capace di soddisfare le esigenze dei suoi clienti più esigenti.

Tuttavia, c’è una combinazione che la casa non aveva mai offerto: una GT3 con tetto in tela apribile. I modelli GT della gamma 911, infatti, sono sempre stati proposti esclusivamente come coupé. E puoi già immaginare dove si va a parare, perché Porsche ha aggiunto un nuovo membro alla famiglia GT con l’introduzione della 911 GT3 S/C.

MOTORI E DATI TECNICI

La sigla “S/C” sta per “Sport Cabriolet”, e l’azienda afferma che la sua nuova proposta “combina una serie di qualità da vera driver’s car che hanno già entusiasmato i clienti delle edizioni limitate 911 Speedster e 911 S/T”.

La Speedster offriva un tetto in tela azionato manualmente per un’esperienza di guida en plein air, ma Porsche sa bene che i suoi clienti non hanno voglia di armeggiare con una capote manuale. Per questo, la 911 GT3 S/C adotta il tetto completamente automatico dei modelli Cabriolet, capace di aprirsi o chiudersi in circa 12 secondi, sia da fermi sia fino a 50 km/h.

L’ampio uso di magnesio, già presente nei modelli Cabriolet, fa sì che la 911 GT3 S/C pesi solo 30 kg in più rispetto alla 911 Speedster, nonostante il tetto ripiegabile. Oltre alla capote, la S/C riprende anche le side airblades, il cofano ventilato e il Gurney flap sullo spoiler posteriore retrattile, come sulla S/T.

Il resto dell’auto è praticamente identico all’attuale GT3, compresi lo splitter anteriore, il diffusore posteriore e i fari matrix LED, che permettono prese d’aria frontali più grandi. Tramite il programma Exclusive Manufaktur, Porsche offrirà anche lo Street Style Package, che aggiunge grafiche decorative, fari oscurati e airblades in tinta carrozzeria.

Come suggerisce il nome, la S/C monta il 4.0 litri boxer aspirato della GT3, capace di arrivare a 9.000 giri e di erogare 510 CV (503 hp o 375 kW) e 450 Nm. A differenza della GT3, non è disponibile il cambio PDK a doppia frizione a sette rapporti: l’unica scelta è un manuale a sei marce con rapporti corti.

Porsche afferma che questa scelta è più coerente con il posizionamento della S/C come auto per puristi, motivo per cui viene proposta esclusivamente a due posti – mentre la GT3 Touring può essere configurata anche a quattro posti. Sul fronte prestazioni, la S/C scatta da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi e, nonostante sia una cabrio, raggiunge la stessa velocità massima della GT3 manuale: 313 km/h.