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Nuova Mitsubishi ASX 2024: primo contatto a Roma

La nuova Mitsubishi ASX 2024 è un SUV compatto che offre un mix interessante di design moderno, prestazioni e consumi contenuti. Abbiamo provato la nuova ASX in occasione della media drive internazionale svolta a Roma. Vediamo insieme cosa rende questa vettura degna di attenzione.

Iniziamo dal design e gli interni. La Mitsubishi ASX 2024 presenta un frontale dinamico con la griglia “Dynamic Shield” e fari a LED, mentre il posteriore ha un tocco sportivo con gruppi ottici a LED e un paraurti ben definito. All’interno, l’abitacolo è spazioso e confortevole, con materiali di buona qualità e un sistema di infotainment touchscreen da 9,3 pollici che supporta Apple CarPlay e Android Auto.

I MOTORI

La gamma di motorizzazioni della Mitsubishi ASX è ampia:

  • Benzina: 1.0 turbo da 91 CV, 1.3 turbo mild-hybrid da 140 e 158 CV.
  • Full Hybrid: motore 1.6 da 143 CV.
  • Plug-in Hybrid: motore 1.6 da 159 CV con autonomia elettrica di 50 km.

Le prestazioni variano a seconda del motore scelto. Ad esempio, la versione 1.0 turbo benzina accelera da 0 a 100 km/h in 13,2 secondi e raggiunge una velocità massima di 180 km/h, mentre la versione ibrida plug-in impiega 7,4 secondi per lo 0-100 km/h e ha una velocità massima di 183 km/h.

Per quanto riguarda i consumi, la Mitsubishi ASX 2024 fa davvero bene, soprattutto nelle versioni ibride. La versione 1.0 turbo benzina ha un consumo medio di 5,7 l/100 km, mentre la versione ibrida plug-in (sfruttando la batteria) promette soli 1,8 l/100 km (ciclo combinato WLTP).

TANTI PRO E QUALCHE CONTRO

Ecco i pro e i contro evidenziati dalla nostra prova su strada in primo contatto.

  • Design moderno e accattivante.
  • Interni spaziosi e confortevoli.
  • Ampia scelta di motorizzazioni.
  • Consumi contenuti, soprattutto nelle versioni ibride.
  • Garanzia di 5 anni.

Tra le note dolenti:

  • Mancanza di trazione integrale.
  • Visibilità posteriore limitata ci aiuta in maniera determinante il sistema di telecamere a 360 gradi.

Ricordiamo che la gamma di Mitsubishi Motors è importata e distribuita in Italia in esclusiva dal Gruppo Koelliker.

La Nuova Mitsubishi ASX è offerta con un prezzo a partire da 21.400€, detratto l’incentivo statale di 3.000€.

Nuova Volkswagen Golf R 2024: il Restyling

La Volkswagen Golf R Mk8 è stata aggiornata per il model year 2025, poco dopo che il mese scorso il mercato malese ha ricevuto il modello pre-restyling. In veste aggiornata “Mk8.5”, la gamma Golf R presenta aggiornamenti estetici e tecnici, con il debutto contemporaneo delle carrozzerie hatchback a cinque porte e Variant, oltre a una Black Edition per la prima.

Il motore della Volkswagen Golf R è il 2,0 litri turbo benzina a quattro cilindri in linea che ora eroga 333 CV e 420 Nm di coppia, con un incremento di 13 CV e 20 Nm rispetto al modello pre-restyling. Secondo Volkswagen, la Golf R Mk8.5 è anche l’iterazione più potente della Golf prodotta.

DATI TECNICI E MOTORI

Le specifiche della trasmissione rimangono invariate, con il motore abbinato a un cambio automatico a doppia frizione DSG a sette rapporti e alla trazione integrale 4Motion. Secondo le specifiche, la Volkswagen Golf R Mk8.5 effettua lo scatto da 0 a 100 km/h in 4,6 secondi, ovvero 0,2 secondi in meno rispetto al modello precedente. La velocità massima è limitata a 250 km/h, mentre il pacchetto opzionale R-Performance la porta a 270 km/h sia per la hatchback che per la Variant.
Il restyling della Volkswagen Golf R Mk8.5 introduce il R-Performance Torque Vectoring nella trasmissione 4Motion AWD, che mira a migliorare la stabilità e l’agilità distribuendo la trazione tra le ruote posteriori in curva.

Il pacchetto opzionale R-Performance, che garantisce la suddetta velocità massima, prevede anche due modalità di guida aggiuntive: Drift, che mira a fare ciò che suggerisce il nome, e Special, impostata per le condizioni stradali più impegnative, come quelle del Nurburgring Nordschleife. Il controllo adattivo dell’autotelaio (DCC) è di serie nella Golf R Mk8.5, dove l’assetto del veicolo viene ottimizzato dal Vehicle Dynamics Manager.

DESIGN AL CENTRO

Esternamente, la gamma 2025 Golf R riceve i fari LED IQ.Light Matrix delle varianti normali e GTI della Golf Mk8.5, mentre il paraurti anteriore presenta uno stile più aggressivo e prese d’aria più grandi. La Golf R Mk8.5 monta un set di cerchi in lega forgiati “Warmenau” da 19 pollici, che pesano 8 kg per unità e offrono un efficiente raffreddamento dei freni, a tutto vantaggio della guida in pista, spiega Volkswagen.

Tutte le versioni della Golf R Mk8.5 dispongono della strumentazione Digital Cockpit Pro da 10,2 pollici e del display flottante da 12,9 pollici per l’infotainment che consente l’accesso all’assistente vocale IDA e al ChatGPT. La strumentazione del guidatore presenta una Sport Skin migliorata, con un display centrale e arrotondato per i giri/minuto in un design specifico per la R, oltre a una R-View con un display orizzontale per i giri/minuto.
La Volkswagen Golf Mk8.5 continua a disporre di sedili sportivi per il guidatore e il passeggero anteriore con poggiatesta integrati, con rivestimenti opzionali in pelle Nappa nera e finiture in carbon look con elementi blu a contrasto, e badge “R” negli schienali. Come optional sono disponibili anche componenti per gli interni in fibra di carbonio.

Sul mercato europeo è disponibile la Golf R Black Edition che, come suggerisce il nome, presenta un look oscurato per la hatchback a trazione integrale. Sono presenti badge VW e logo R oscurati, pinze dei freni “R” nere con logo oscurato, cerchi in lega “Estoril” da 19 pollici in nero e terminali di scarico neri. Anche i fari a matrice di LED IQ.Light ricevono un look più scuro e la Black Edition riceve di serie anche il pacchetto R-Performance.

In Europa, la Volkswagen Mk8.5 Golf 2025 parte da 53.795 euro, mentre la Golf R Variant parte da 55.065 euro; la Golf R Black Edition parte da 58.440 euro.

Nuova Hyundai Inster 2024: il Crossover compatto

Ecco la nuova Hyundai Inster, un crossover urbano compatto che, secondo il produttore, si posiziona tra i modelli di veicoli di segmento A e B. Si basa sullo stile della Casper, che ha fatto il suo debutto nel 2021.

La Hyundai Inster misura 3.825 mm di lunghezza, 1.610 mm di larghezza e 1.575 mm di altezza con un passo di 2.580 mm, con ruote di diametro compreso tra 15 e 17 pollici, queste ultime dotate di pneumatici 205/45R17.

Il propulsore dell’Inster è un motore montato anteriormente che eroga 97 CV e 147 Nm nella variante base o 115 CV nella versione Long Range; la prima versione è dotata di una batteria da 42 kWh, mentre la variante Long Range è dotata di una batteria da 49 kWh, che consente un’autonomia fino a 355 km con una carica completa, in base allo standard di prova WLTP, mentre la variante standard raggiunge oltre 300 km con una carica completa, secondo Hyundai.
In termini di prestazioni, la variante standard scatta da 0 a 100 km/h in 11,7 secondi, mentre la Long Range ci riesce in 10,7 secondi; la velocità massima è di 140 km/h per la variante standard e di 150 km/h per la Long Range.

L’Inster supporta fino a 120 kW di ricarica rapida in corrente continua, che in condizioni ottimali consente di ottenere una ricarica del 10-80% in circa 30 minuti, secondo Hyundai.

L’Inster è inoltre in grado di ricaricarsi in corrente alternata fino a 11 kW, grazie al caricatore di bordo; la ricarica in corrente alternata per la variante standard richiede quattro ore, mentre per la Long Range sono necessarie quattro ore e 35 minuti. Anche qui è presente la funzionalità V2L (vehicle-to-load), che fornisce 110 o 220 volt, consentendo la ricarica e l’alimentazione di apparecchiature elettriche esterne.

GLI INTERNI

All’interno, l’Inster offre dimensioni dell’abitacolo di 1.028 mm di spazio per la testa anteriore (987 mm con il tetto apribile), 982 mm di spazio per la testa posteriore, 1.050 mm di spazio per la testa anteriore e 885 mm di spazio per le gambe posteriori. La capacità del bagaglio è di 280 litri, o fino a 351 litri con i sedili posteriori scorrevoli. Le caratteristiche dell’abitacolo includono l’illuminazione ambientale a LED a 64 colori, l’azionamento del tetto apribile con un solo tocco, l’accessibilità NFC della Hyundai Digital Key 2 Touch, tra le altre cose.

I materiali sostenibili sono presenti sulla Inster, sia all’interno che all’esterno, con vernice riciclata per la finitura nera lucida che sostituisce il tradizionale pigmento nero carbone utilizzato nella vernice nera. Per i rivestimenti viene utilizzato polietilene tereftalato (PET) riciclato dalle bottiglie e bio-polipropilene estratto dalla canna da zucchero.

I sedili della fila anteriore dell’Inster hanno un accesso passante e tutti i sedili, compreso quello del conducente, possono essere ripiegati; un sedile anteriore a panchina è disponibile come optional per l’Inster, mentre i sedili posteriori sono frazionabili 50:50 e possono scorrere e reclinarsi.
L’infotainment dell’Inster è costituito da un quadro strumenti da 10,25 pollici e da un display touchscreen da 10,25 pollici, mentre è presente anche un dock di ricarica wireless per i dispositivi mobili.

DATI TECNICI

Le funzioni di assistenza alla guida della Hyundai Inster includono il sistema di mantenimento della corsia, il sistema di mantenimento della corsia successiva, il sistema di prevenzione delle collisioni con l’angolo cieco, il sistema di prevenzione delle collisioni in avanti 1.5 (FCA 1.5) e il sistema di prevenzione delle collisioni di parcheggio posteriore (PCA-R).

Sono inclusi anche il sistema di prevenzione delle collisioni trasversali posteriori, l’avviso di uscita di sicurezza, il cruise control intelligente con stop-and-go, il sistema di assistenza alla guida in autostrada 1.5 (HDA 1.5), il sistema intelligente di assistenza al superamento dei limiti di velocità, l’avviso di attenzione del guidatore, il sistema di assistenza agli abbaglianti, l’avviso di partenza del veicolo in testa e l’avviso agli occupanti posteriori.

I colori esterni della Hyundai Inster sono Atlas White, Tomboy Khaki, Bijarim Khaki Matte e Unbleached Ivory, oltre ai nuovi colori Sienna Orange Metallic, Aero Silver Matte, Dusk Blue Matte, Buttercream Yellow Pearl e Abyss Black Pearl; i colori selezionati possono essere abbinati a un tetto nero per uno schema bicolore.

I rivestimenti interni in tessuto possono essere scelti in nero e nelle colorazioni bicolore marrone kaki e beige Newtro. Secondo Autocar, il prezzo della Hyundai Inster dovrebbe aggirarsi intorno alle 22.000 sterline.

Nuova Renault Grand Koleos 2024: Anteprima

La nuova Renault Grand Koleos debutta in Corea.

La partnership tra Renault e Geely Auto è stata annunciata qualche anno fa. Come riportato a suo tempo, il Gruppo francese avvierà presso lo stabilimento coreano Renault Samsung la produzione di una nuova gamma, sviluppata insieme a Gili.

Le auto saranno costruite sulla piattaforma CMA, a sua volta creata dai cinesi insieme a Volvo (il marchio svedese appartiene a Geely). E qui ha debuttato il primo modello congiunto: nell’ambito della fiera Busan International Mobility Show inaugurata oggi in Corea ha debuttato il crossover Renault Grand Koleos.

Da notare che recentemente l’azienda Renault Samsung è stata rinominata Renault Korea, e il marchio Samsung è già passato alla storia – la sua intera gamma di modelli è stata trasferita sotto il marchio madre Renault.

Come base per la nuova Renault Grand Koleos prodotta in Corea, il modello Geely Xingyue L, che nei mercati di esportazione, tra cui la Russia, è conosciuto come Geely Monjaro. Allo stesso tempo, la Grand ha un proprio design esterno.

Il modello ha la griglia del radiatore e i paraurti specifici , finestre ridisegnate nei montanti posteriori del tetto e luci. Inoltre, la targa posteriore è stata spostata dal portabagagli al paraurti.

Le caratteristiche della versione top Esprit Alpine (auto argentata nelle foto) sono gli accenti di colore blu, il tetto nero e gli originali cerchi da 20 pollici (le altre versioni hanno ancora dischi da 19 pollici).

IL SUV FULL SIZE

La lunghezza della Renault Grand Koleos è pari a 4780 mm, il passo a 2820 mm. Le dimensioni della nostra Geely Monjaro sono rispettivamente di 4770 e 2845 mm. Il volume minimo del bagagliaio della novità Renault non è ancora stato dichiarato, ma si sa quanto contiene il vano con la seconda fila di sedili ripiegata: 2034 litri contro i 1532 del crossover per la Federazione Russa (anche se l’impressionante differenza può essere spiegata da diversi metodi di misurazione).

GLI INTERNI

All’interno, la Renault Grand Koleos ha quasi letteralmente copiato la “cinese”, solo sul volante c’è un emblema Renault. Per quanto riguarda il crossover Geely, è previsto uno schermo multimediale separato per i passeggeri. Nell’elenco delle dotazioni sono ancora dichiarati il display a proiezione, il climatizzatore a tre zone, l’impianto audio Bose, le telecamere a visione circolare, l’autoparcheggio, il cruise control adattivo, i sistemi di frenata automatica e di mantenimento della corsia.

La Renault Grand Koleos sarà disponibile solo con motore a combustione interna e sotto forma di ibrido E-Tech. Il crossover “tradizionale” è dotato di un turbo-quattro 2.0 a benzina con una potenza di 211 CV (in Cina – 218 o 238 CV): il modello con trazione anteriore è dotato di un cambio robotizzato a sette rapporti con due frizioni, il SUV a trazione integrale ha un classico automatico a otto rapporti. Hybrid Grand è solo a trazione anteriore, l’installazione di tale parketnik include motore turbo 1.5, la potenza totale – 245 CV.

Sul mercato coreano la Renault Grand Koleos uscirà in autunno, i prezzi non sono ancora disponibili. Non è escluso che in seguito il crossover assemblato localmente venga esportato. Nel frattempo, due anni fa, l’annuncio della partnership di Renault con Geely era stato accompagnato da un teaser di un modello simile a un coupé.

Volkswagen e Rivian insieme per le Auto Elettriche

Il Gruppo Volkswagen ha annunciato che investirà fino a 5 miliardi di dollari (circa 23,5 miliardi di RM) in Rivian nell’ambito di una nuova joint venture incentrata sull’architettura e sul software dei veicoli elettrici (EV) di prossima generazione.

Ciascuna società continuerà a gestire le proprie attività produttive separatamente, ma deterrà una partecipazione paritaria del 50% nella joint venture che, in caso di successo, consentirà al Gruppo Volkswagen di accedere all’architettura E/E (elettrica/elettronica) di Rivian.

L’amministratore delegato di Rivian, Robert Joseph Scaringe, ha dichiarato a Reuters che l’investimento fornirà all’azienda i finanziamenti necessari per sviluppare i suoi modelli meno costosi e più piccoli, ovvero l’R2, che sarà consegnato nel 2026, e l’R3/R3X.

Nel suo comunicato, l’azienda tedesca ha dichiarato che l’effettiva costituzione della joint venture dipende da una serie di parametri diversi, tra cui la fattibilità tecnica dell’integrazione dell’architettura E/E nei veicoli Volkswagen.

Volkswagen investirà fino a 5 miliardi di dollari in Rivian – nuova joint venture per lo sviluppo di architetture e software per veicoli elettrici di nuova generazione

Secondo i termini dell’accordo, il Gruppo Volkswagen investirà inizialmente 1 miliardo di dollari in Rivan attraverso una nota convertibile non garantita che si convertirà in una partecipazione azionaria diretta in quest’ultima società, a condizione che vengano ottenute le necessarie approvazioni normative entro il 1° dicembre di quest’anno.

RIVIAN E VOLKSWAGEN

In caso di successo della joint venture, il Gruppo Volkswagen intende effettuare ulteriori investimenti in azioni di Rivian, tra cui due tranche di 1 miliardo di dollari ciascuna nel 2025 e nel 2026. Il Gruppo Volkswagen effettuerà inoltre un pagamento di 1 miliardo di dollari al momento della costituzione della joint venture nel 2024 e concederà un prestito di 1 miliardo di dollari nel 2026, per un totale di 5 miliardi di dollari entro il 2026.

Entrambe le aziende mirano a lanciare veicoli elettrici con la tecnologia creata all’interno della joint venture entro la seconda metà del 2030.

A breve termine, la joint venture consentirà al Gruppo Volkswagen di utilizzare l’architettura elettrica e la piattaforma software esistenti di Rivian. Questa partnership servirà anche ad accelerare i piani del Gruppo Volkswagen per i veicoli software-defined (SDV) e la transizione verso un’architettura zonale pura, come si è visto con i rinnovati R1T e R1S.

Nuova BMW M5 2024: Foto e Anteprima

Per celebrare il suo quarantesimo anniversario, la BMW M5 riceverà una settima generazione, con il nome in codice G90.
Negli ultimi mesi, BMW ha intensificato le comunicazioni sul prossimo ritorno della M5 Touring nella sua gamma. Ma bisognerà aspettare ancora un po’ per scoprire questa vettura ultra-sportiva, in grado di competere con l’Audi RS6. Inizialmente, il marchio bavarese preferisce rivelare la versione berlina. È con questo tipo di carrozzeria che la linea è iniziata quarant’anni fa, nel 1984. La quattro porte è stata presente in tutta l’avventura, mentre la Touring è stata offerta finora solo in due generazioni, la E34 tra il 1992 e il 1995, poi la E60/E61 tra il 2007 e il 2010. È una sorta di tradizione che il costruttore dell’elica rispetta con questo nuovo modello. Ma attenzione alle apparenze: sotto una silhouette a tre volumi che può sembrare abbastanza convenzionale, questa nuova M5 hatchback (codice G90) nasconde una vera e propria rivoluzione meccanica.
Sei cilindri in linea, V8, V10, poi di nuovo V8 con il supporto di due turbocompressori: in quarant’anni, non sono mancati i cambiamenti sotto il cofano di questa vettura bavarese. L’ultimo modello rimane fedele al 4.4 V8 biturbo già visto nelle due generazioni precedenti. Ma aggiunge una sana dose di elettricità alla ricetta.

LA RIVOLUZIONE IBRIDA

La BMW M5 G90 è un’ibrida plug-in, sul modello del SUV XM. Un motore elettrico da 197 CV e 280 Nm è ora integrato nel cambio automatico Steptronic a otto rapporti di ZF. È in grado di guidare l’auto da sola per 67-69 km nel ciclo WLTP e fino a 140 km/h grazie a una grande batteria con una capacità utile di 18,6 kWh. In attesa di un inasprimento delle norme di omologazione previsto per il 2025, questo motore garantisce emissioni di CO2 standardizzate comprese tra 37 e 39 g/km.

DATI TECNICI E MOTORI

Il 4.4 V8 biturbo è ancora sotto il cofano. Ma per la prima volta è coadiuvato da un motore elettrico.
Il 4.4 V8 biturbo è ancora sotto il cofano. Ma, per la prima volta, è aiutato da un motore elettrico.
Per ottenere il massimo da questa berlina, tuttavia, dovrete risvegliare il motore a otto cilindri, che vanta 585 CV. Si tratta di 40 CV in meno rispetto alla precedente M5 Competition, mentre la coppia rimane invariata a 750 Nm. Il peso, invece, va nella direzione opposta. La pesantezza dell’ibridazione fa sì che superi le 2,5 t con un conducente a bordo, oltre 500 kg in più rispetto alla generazione precedente! Fortunatamente, in rettilineo queste regressioni si dimenticano facilmente, soprattutto perché il sistema di trazione integrale M xDrive rimane di serie per ottimizzare la trazione. Quando le due fonti di energia vengono combinate, la potenza sale a 727 CV e la coppia a 1.000 Nm. Queste cifre sono leggermente inferiori a quelle della serie limitata XM Red Label, che tuttavia pesa 2.720 kg.

La BMW M5 è ancora più veloce del SUV da 750 CV, con un tempo da 0 a 100 km/h di 3,5 secondi e una velocità massima limitata a 305 km/h come optional (250 km/h di serie). D’altra parte, si comporta leggermente meglio della precedente versione Competition, che accelerava da 0 a 100 km/h in 3,3 secondi.

Nuova Bentley Continental GT Speed 2024: Anteprima

La nuova Bentley Continental GT Speed continua a essere uno dei modelli più lussuosi e sportivi del mercato, ora ancora più all’avanguardia.

Il marchio britannico ha presentato il tanto atteso aggiornamento di questo modello, che rimane fedele alle sue origini, ma con importanti novità che faranno scalpore tra gli amanti di Bentley e delle Bentley.

La vettura sportiva a due porte è già una delle più veloci della sua categoria, ma anche una delle più sofisticate.

La prima generazione della Continental GT è stata lanciata a metà del 2003, quindi ha quasi due decenni di vita e sfoggia un design elegante con due caratteristici fari rotondi nella parte anteriore. Il modello più estremo è stato ridimensionato fino a scomparire.

L’altro proiettore, quello più interno, è ora cresciuto di dimensioni e ha una forma più ovale che sferica, con appendici che penetrano al loro interno per ospitare la luce diurna e che si integrano anche nei fari principali.
Le caratteristiche principali sono comuni a tutte le versioni della Bentley Continental GT, fortemente influenzate dalla Batur, che mantiene una personalità più distintiva ma, nel caso della versione Speed, presenta una griglia verniciata in nero lucido, così come le prese d’aria del paraurti rivisto. Nella parte posteriore, i fari mantengono la loro forma ellittica ma sono ora più sottili, mentre il paraurti presenta nuove linee e nuove finiture di scarico.

INTERNI E TECNOLOGIE

All’interno, la nuova Bentley Continental GT 2025 presenta nuove caratteristiche. Pur mantenendo il quadro strumenti digitale, scompare il touchscreen sulla console centrale e sul pannello del cambio è presente un nuovo pulsante per attivare o disattivare la modalità di guida elettrica, trattandosi di una versione PHEV.

Bentley ha approfittato del periodo di test del restyling per implementare miglioramenti al telaio, dotandolo di trazione integrale attiva con torque vectoring, quattro ruote sterzanti, un differenziale elettronico a slittamento limitato, ammortizzatori a doppia valvola e un controllo antirollio con motori elettrici da 48 V nelle barre antirollio attive che compensano rapidamente il rollio della carrozzeria.

La nuova ammiraglia della gamma Bentley Continental GT è stata elettrificata per offrire le prestazioni più elevate della sua storia.

Sarà raro il cliente che sentirà la mancanza del potente motore W12 biturbo da 6,0 litri, perché la versione sportiva Speed ora combina il blocco V8 biturbo da 4,0 litri con un motore elettrico.
L’innovativo sistema “Ultra Performance Hybrid”, che ha richiesto sei anni di sviluppo, offre prestazioni davvero mozzafiato, con una potenza massima di ben 782 CV.

DR Automobiles e Antitrust: Cerchiamo di capire cosa è accaduto

Raccontare DR Automobiles non è cosa da poco, o sbrigativa: i quasi venti anni ormai che attraversano l’inizio dell’avventura di Massimo Di Risio nel mercato auto (iniziata davvero da zero) contemplano una serie di passaggi epocali entro cui si è tuffato un intero emisfero occidentale per emergere totalmente cambiato rispetto al vecchio millennio.

DR Automobiles ha affrontato nel corso dei suoi primi venti anni tre tempeste (Crack Lehman, Lockdown, crisi materie prime e risorse energetiche), ha vissuto in prima persona la dimensione del nuovo mercato cinese, ha affrontato la trasformazione tecnologica e la transizione elettrica, e si è imposta come modello di resilienzae continuità sul mercato sopravvivendo – nonostante le piccole dimensioni industriali – a veri e propri “Top Player” di mercato internazionale che sono scomparsi o ridimensionati prepotentemente; di più: “DR Automobiles” è tuttora un Marchio saldamente nelle mani del suo fondatore, ed anche questo è un elemento distintivo che non tutti possono rivendicare lungo questi ultimi vent’anni di storia.

 

Perche’ soprattutto dopo il Crack Lehman il mercato auto europeo ha perso Saab e Hummer per cessazione dei rispettivi Marchi, e Chevrolet e poi Daihatsu per l’uscita dal mercato dell’Unione; ma il numero di Brand e Gruppi che in diversi tempi hanno modificato il loro assetto proprietario forma un elenco lunghissimo. 

 

Tutto questo, occorre dire, ha sfiorato le sorti di “DR Automobiles” che al suo esordio, probabilmente, fu vista come l’idea eversiva e senza scampo di un avventuroso Imprenditore che non avrebbe resistito a lungo durante i suoi giri di Boa ed a causa delle tempeste in arrivo sui mercati.

Perché in fondo Di Risio venne considerato, al suo esordio di quel fine 2006, un eretico: in un contesto di mercato dominato dal rapporto di subordinazione gerarchica quasi marziale tra Dealer e Costruttore, cosa contava di fare lui attivando un canale di vendita dentro una catena di Supermercati? Eppure……

E nel mercato dominato da transazioni finanziarie con opzione programmata di sostituzione, quali speranze aveva la DR di insinuarsi in rapporti di fidelizzazione instaurati da anni? Eppure……Ed infine, che speranze aveva la sua iniziale Gamma di SUV taglia media e piccola di poter scalfire il grado di preferenza mostrato dai Clienti verso la Gamma di modelli “canonici” per segmento (berline Due volumi per Sub B e B, Station Wagon per C, Monovolume e Wagon per le D/E)?

Eppure, appunto, Di Risio ed il suo Marchio avevano visto giusto. E da quel 2007 ad oggi sono diventati una forza di mercato (proporzionalmente ai numeri di vendita espressi) ottenendo negli ultimi due anni veri e propri exploit commerciali. Che evidentemente non sono passati inosservati.

Ottobre 2023: inizia l’Istruttoria AGCM su DR Automobiles

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) torna periodicamente sulle prime pagine dei giornali con Procedimenti e provvedimenti sanzionatori indirizzati esplicitamente al settore auto.

Addirittura il Noleggio Auto è stato oggetto recente di due note attività di accertamento; con un provvedimento sanzionatorio davvero recentissimo in uno dei due casi, il più recente, mentrecirca dieci anni fa si aprì una indagine per verificare l’eventuale presenza di un cartello tra otto Big Company finalizzato a tenere artificiosamente alte e “livellate” le tariffe dei servizi di Noleggio offerte al pubblico. 

Addirittura l’accertamento di AGCM si estese in quel caso alla stessa Associazione di Categoria ANIASA. Ricordo con una certa suggestione il fatto che elemento scatenante dell’inchiesta sia stata una denuncia anonima, tale fu dichiarata dalla stampa. L’esito dell’Istruttoria, due anni dopo, ha dato a favore di ANIASA e delle Aziende coinvolte un “non luogo a procedere” a causa della insufficienza di elementi probatori e causali (al di là dunque del caso fortuito o di semplici e prevedibili dinamiche spontanee di mercato) in grado di legittimare provvedimenti sanzionatori per violazione dell’Articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.

AGCM e Mondo Automotive: quanti duelli negli ultimi ven’anni

Più recentemente AGCM è tornata ad occuparsi di Noleggio comminando sanzioni – a seguito di istruttoria – verso clausole vessatorie presenti nei contratti di sei Noleggiatori e Compagnie di Sharing che in sostanza obbliga gli utilizzatori a versare delle fee supplementari ed onerose per la gestione delle multe: ma in questo caso si tratta di accordi e clausole quasi “extracontrattuali” e dunque palesemente incongrue.

Ma sempre in tema di “cartelli” ricordo una vecchia Istruttoria dell’ AGCM su un presunto cartello di “Captive” (le Società finanziarie delle Case Auto) che in 15 anni avrebbe alterato le dinamiche spontanee e legittime di mercato.

In questo caso persino il sottoscritto, dalla posizione di umile ex venditore, seppe anticipare che AGCM aveva preso un granchio. Ritenere “cartello” tra operatori la diffusione di sistemi finanziari basati un po’ tutti sul criterio di tale Eustace Wolfington importato da Ford Europe direttamente dagli Stati Uniti non aveva davvero senso, poiché i rilievi mettevano a confronto “scolastico” tra loro gli importi di Rata e l’ammontare finanziario totale, senza andare a fondo della struttura specifica di soluzioni atte a “garantire” un valore minimo di Remarketing dell’Usato in fase di nuova trattativa tra Cliente e Dealer. E senza contemplare che molti sistemi erano davvero dei “copia ed incolla” scolastici l’uno con l’altro, generati dalla tipica attitudine del mercato auto di prendere spunto dall’idea vincente di un altro non appena mostra risultati positivi. Se AGCM avesse preso nota delle decine di migliaia di “Mistery Shopping” (tra i quali il sottoscritto) che i Brand sovvenzionavano per conoscere le strategie avversarie, tutto sarebbe stato più chiaro.

Al punto che le stesse Captive (alcune delle quali, tra l’altro, erano “captive” per mera definizione derivando da Società finanziarie terze) denominavano quelle soluzioni rateali non “finanziamenti” ma “Piani di sostituzione programmata”. 

Tema lungo, sul quale ho scritto, ma sul quale la stessa AGCM non ha sortito gli effetti che invece, alla fine, hanno sortito il Lockdown e la crisi di vendite tagliando via dalla contrattazione finanziaria una percentuale notevole di volumi finanziati. Insomma, quella istruttoria è stata superata non tanto da elementi a discolpa quanto dalla scomparsa della materia del contendere.

Ovviamente le occasioni di confronto tra Antitrust e Operatori locali, nazionali ed internazionali del comparto Automotive sono state diverse in questi anni, spaziando dalle condotte commerciali d vendita e di assistenza, passando per la corretta condivisione delle informazioni tecniche in ambito autoriparazione; fino ovviamente a casi eclatanti e di pubblico dominio per la loro notorietà.

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la sanzione comminata contro DR Automobiles S.r.l. e la sua controllata DR Service & PartsS.r.l. per un totale di 6 milioni di euro, accusate di due pratiche commerciali scorrette:

– Aver creato nel Consumatore l’aspettativa di un prodotto di Gamma “DR” ed “Evo” come realizzato in Italia, dove invece avverrebbe “solo” una serie di lavorazioni finali (evidentemente ritenute secondarie e non discriminanti sulla genesi dei modelli) su architetture sostanzialmente definite e mantenute nella struttura originaria industriale di provenienza. 

Cioè la Cina; dunque, secondo AGCM, DR Automobiles avrebbe pretestuosamente accentuato la fase lavorativa e gestionale in Italia (che pure c’è stata e continua ad esserci) “celando” (ovvero “per celare”) l’origine cinese del manufatto commercializzato a marchio proprio;

– Un altro filone di istruttoria riguarda i servizi post vendita curati da DR Service & Parts S.r.l. e DR Automobiles S.r.l. : queste non avrebbero garantito un adeguato approvvigionamento dei pezzi di ricambio né un’adeguata assistenza post-vendita, a partire dal 2022; condizione questa nociva all’esercizio del diritto da parte dei Consumatori di un adeguato supporto in temini di Garanzia legale di conformità e di gestione aftersales del prodotto acquistato.

Le basi dell’Istruttoria AGCM contro DR: l’Origine

L’azione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato parte da Ottobre 2023: sulla base di segnalazioni, rilievi, e quant’altro inizia una Istruttoria (che prevede anche attività ispettiva del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza presso la Sede di DR Automobiles S.r.l.) dettata dall’esigenza di chiarire se siano presenti condotte illecite nella promozione e vendita delle autovetture a marchio “DR” ed “EVO” in violazione delle norme del Codice del Consumo.

Il riferimento per l’istruttoria sono il corredo di presentazioni, indicazioni e propaganda attive sul Website aziendale DR e ridondate nelle campagne promozionali e mediatiche ove si “lascerebbe intendere” che i modelli “DR” ed “EVO” siano prodotti interamente in Italia. Il “lascerebbe intendere” nell’esame di AGCM deriva dalla valutazione che DR ometterebbe in alcuni casi di segnalare l’origine cinese dei prodotti come la descrizione artificiosa dell’Italia come sito di produzione fondamentale e non di “trasformazione” di un prodotto originato altrove.

DR Automobiles: storia e immagine sul mercato di una avventura straordinaria

E’ il 1985, siamo in pieno boom commerciale e mediatico del prodotto auto in Europa e nell’Occidente (che, senza Cina ed U.R.S.S. ancora impermeabili alla globalizzazione, è il riferimento Automotive mondiale): nasce il “DR Groupe” come organizzazione di distribuzione e vendita di auto di marchi diversi, e l’attività cresce progressivamente fino a rendere “DR” alle soglie del Duemila uno dei più grandi multibrand d’Europa.L’attività sportiva dal 2002 di “DR Sportequipe” (che prende forma anche dalla esperienza pregressa del fondatore Massimo Di Risio come pilota) è propedeutica alla nascita del “Brand” DR dedicato alla commercializzazione di auto a marchio proprio derivate da piattaforme in seno a Joint Ventures con Costruttori esteri; Di Risio contemporaneamente promuove l’arrivo in Europa ed Italia delle “Gonow” (Gruppo GAC) attraverso la sua “Katay”(con la quale arrivano in Italia anche degli utilissimi e pratici minivan, ad esempio) ma è con la “5” che DR Automobilesdimostra una visione ed una interpretazione fuori da ogni schema precedente; “DR5” non è una “Low Cost” nel concetto esclusivo portato contemporaneamente in campo da Renault con Dacia, o 20 anni prima da Citroen con la “Axel” o da Innocenti con “Koral” ad esempio.

Non è neppure un tentativo di “allestimento export” in senso stretto, poiché la “5” nel suo Layout d’insieme è decisamente distante dalla Chery “Tiggo” (O Chery J/T11, a seconda dei mercati di vendita in Russia, Medioriente ed Asia dell’epoca) in termini “ideologici” (soprattutto per le scelte in termini di alimentazione Bi-fuel e di arricchimento di una dotazione di serie già importante) anche se all’epoca traccia una sorta di “alert” perché anticipa il livello qualitativo e tecnico di un mercato cinese che in molti vedevano ancora relegato a dimensioni e livello da civiltà agreste. Con dimensioni “importanti” ma razionali (mt. 4,28×1,76×1,70) la “DR5” non è immediatamente traducibile rispetto ai canoni europei: occupa un suo spazio nel target “SUV medio” praticamente disabitato ancora da tanti Brand europei, offre dimensioni e prezzi da Segmento “C” ma qualità, spazio interno e dotazioni da quasi Ammiraglia. 

In pochi ne prevedono il potenziale, ed altrettanto avviene con la successiva più contenuta “DR3”: entrambe, in tempi diversi, diventano pian piano un rarissimo contraltare italo-europeo (dal punto di vista dell’offerta commerciale) alla nuova presenza coreana ed ovviamente giapponese dell’epoca. 

Ma intanto inizia la “gelata” finanziaria dei mutui subprimeamericani; inizia l’austerithy europea in salsa bavarese, e mentre il mondo Auto perde i pezzi la piccola DR – scommettendo su vetture multi-utility, sul Gas (e su una filiera automotive di sinergia – quella cinese – tutto sommato in salute migliore di quella occidentale) riesce a tenersi sulla linea di galleggiamento del mare in burrasca; e per superare le sabbie mobili in cui erano precipitati diversi Dealer, propone e tenta persino la vendita delle auto a prezzo scontato nelle catene di Supermercati del Gruppo Finiper, scelto per precedenti attività di vendita di mezzi motorizzati e concorsi a premio legati alle auto. 

I primi numeri richiamano diversi Dealers soprattutto in centro Italia e la “rete” territoriale si estende piano piano, favorita anche dai prezzi: per portare a casa, alle soglie del 2010, un DR5 a Gas completo di tutto e supplente ideale di molte auto da rappresentanza o Fleet, basta ancora la disponibilità economica necessaria per una media Wagon Turbodiesel neppure Best seller.

Ma “DR” non sembra finire mai di esplorare o di tradurre nelle sue strategie formule anche – a volte – tentate inutilmente da altri: è il caso ad esempio del maxi sconto concesso sulla Citycar DR1 ai clienti che avessero accettato di tenere per almeno un anno una serie di “decal” e di iscrizioni pubblicitarie sulla carrozzeria dell’auto.

 

Ma come “nasce” all’epoca una “DR”?? Gli chassis arrivano dalla Cina semi-allestiti agli impianti in Molise – ai quali la stessa Chery aveva contribuito finanziariamente data l’importanza strategica di questo programma – e qui vengono assemblati e rifiniti di tutto punto secondo le normative UE in tema di emissioni ed omologazioni.

Negli anni DR estende la sua Gamma, sia in termini quantitativi (estensione di Gamma) sia qualitativi (Z.E., Bifuel, Diesel, Benzina, Hybrid); in più il Marchio intensifica il servizio post vendita e la Customer Care. Inoltre il Know How della DR aumenta con le produzioni su licenza e con la presentazione di diverse Concept finalizzate a definire la gamma commerciale del futuro.

 

2013, il baratro e la rinascita

Arriva – a causa della congiuntura economica terribile – un periodo nero anche per il Gruppo di Di Risio, tra 2013 e 2015: rinegoziazione delle posizioni creditizie, un concordato preventivo che permette alla struttura di continuare produzione e vendita nonostante il crollo della domanda che dal primo record di quasi 5000 macchine del 2010 passa alle quasi cinquecento del 2014. La riorganizzazione durissima porta ad un organico di soli trenta dipendenti da cui ripartire nel 2016 con la partnership con JAC Motors. 

Perché diciamo e ricordiamo tutto questo? Perché mentre un piccolo Brand come DR Automobiles sopravvive nonostante tutto, intorno al Gruppo di Di Risio inizia a fallire non solo qualche Marchio o a chiudere qualche Stabilimento: ma inizia a franare tutto un castelletto culturale e di appartenenza e riconoscibilità del mondo auto presso i consumatori; inizia la rivoluzione elettrica, la trasformazione della scaletta dei valori classici e storici. 

Inizia soprattutto il duello a distanza tra Cina ed Occidente, con il Paese dei Dragoni che realmente inizia a fare paura. 

E non è ancora arrivato il Lockdown, cui segue in campo internazionale una crisi di materie prime, risorse energetiche e blocchi della Supplychain internazionale che mette in difficoltà tutto il mercato. 

La condizione non scoraggia di certo DR Automobiles che, anche con il nuovo Brand “Evo” segna andamenti davvero in controtendenza rispetto ad altri Marchi: eppure nell’immaginario e nella consapevolezza del potenziale Cliente non è stato necessario modificare o travisare il profilo e la mission originaria e tradizionale del marchio molisano. 

Anche a parlare con chi opera la scelta di passare da un Brand internazionale e storico ad un modello “DR”, le motivazioni discriminanti non sono in una considerazione aleatoria che il prodotto sia “italiano”, ma risiedono in un mix di fattori positivi costruiti e consolidati negli anni.

 

“Look at DR, now”…Perché no, anche senza “fraintendimenti”

Senza dubbio, gli exploit commerciali di DR Automobiles nel corso degli ultimi due anni sono davvero rilevanti, in un mercato colpito dalla “de-vendita felice” in cui i Brand tradizionali si rimpallano tra loro dibattiti infiniti sulla crisi di settore, sul credit crunch, sulla svolta elettrica, sull’endotermico si / endotermico no…

E se fosse soprattutto questo, oltre ad una immagine diversa resa nel corso degli anni dalla “DR” ad aver accentuato un successo commerciale nel mercato? Cosa cerca in primo luogo un Cliente di auto, soprattutto in termini di investimento durante una crisi commerciale in atto?

Cerca il ritorno dello stesso investimento, la solidità del Brand, il rispetto dei valori ispiratori e fondanti: tutte belle parole, provate a cercarle nei fatti di diversi  Marchi generalisti alle prese con le altalene strategiche e dei risultati operativi: quanti Marchi possono vantare come “DR” una crescita continuata dai 500 pezzi del 2015 ai circa 33 mila del 2023?

In secondo luogo il Cliente cerca, al di là dei proclami, una “casa”: andate a vedere il continuo disinvestimento e il demansionamento operato in termini di Showrooms ed officine da parte di alcuni Brand che sono letteralmente scomparsi da parti di territorio lungo dieci anni: “DR” è uno dei pochissimi Marchi che in controtendenza ha aumentato mandati e punti vendita oltre che la Rete di officine negli ultimi anni (compreso un nuovo centro di Logistica Ricambi lo scorso anno) in un mercato dove (fatemelo dire, da ex Responsabile vendite) le frottole e l’aria fritta sull’acquisto “On line” di auto è ancora a livello di percentuali omeopatiche tra i Clienti privati.

Senza contare l’affaccio progressivo ma costante di “DR” nel mercato Fleet, la propensione all’avvicinamento al Cliente finale ha dato i suoi frutti. 

 

Chi ha la mia età ricorda come, in tempi di maggior fermento commerciale, Marchi come Ford ma soprattutto Opel riuscirono a raggiungere in tempi brevissimi target di mercato imprevedibili dalla seconda metà degli anni Ottanta: merito di una “mix” di condizioni (disaffezione ai Marchi consolidati, nuova Gamma, nuova immagine mediatica, etc…). Con il celeberrimo Slogan “Look at Opekl Now” la casa tedesca celebrò l’inizio di una scalata di mercato.Che sia accaduto lo stesso a “DR”? E allora, l’Istruttoria AGCM?

Assistenza Post vendita “DR Automobiles”: causa di forza maggiore o condotta scorretta?

Partiamo dalla seconda voce di Istruttoria dell’AGCM, quella opponibile per cifre e dati davvero oggettivi: sanzione per tempi di attesa eccessivi nel servizio post vendita a partire dal 2022: ma non era quello il momento di massima criticità della crisi “semiconduttori” e dei blocchi della Supplychain post Covid?  E dunque, anche in confronto alle attese del Cliente, quali tolleranze era lecito rivendicare da parte di tanti altri Brand oltre che di “DR”? Chiaro, a nessuno piace attendere tempi eccezionali per l’arrivo di un ricambio, per un fermo tecnico in Officina; ma i ritardi nei servizi aftersales ed i disservizi sono purtroppo capitati anche ad altri in forza di un periodo orribile; a seguito del quale “DR” ha risposto segnalando un miglioramento di livello di servizio e di tempi di attesa già dallo scorso anno. In tema di “formazione carente” lamentata dall’AGCM a carico degli operatori di Officina, con effetti negativi sui servizi anche di Garanzia legale, non abbiamo modo di reperire al momento eventuali eccezioni di “DR”.

Questo “mattone” del Made in Italy finirà per fare più danni delle tutele che vuole attuare?

Voglio essere provocatore: prendete il Parlamento, i Governi Locali, la loro composizione “politica”. Cos’è la “provenienza” o l’Origine? Bella domanda, in un contesto politico dove si sono sovrapposte tra loro in 30 anni di sedicente “Seconda Repubblica” centinaia di sigle partitiche e di movimenti di un nuovo destinato a cambiare il “vecchio”. Era una provocazione, ma solo per ricordare che chi al Governo politico o di Enti di controllo dovrebbe essere coerente con sé stesso per poterlo essere con i propri giudizi. Cosa vuol dire “origine” e “provenienza” in Politica? Ormai più nulla, come in Automotive. 

Cosa è un Paese di Impianto produttivo? Un punto di “partenza” di nuovi prodotti o un luogo di “transito finale” di componenti, Know How e modalità produttive provenienti dai quattro angoli del globo? In campo “Automotive” cos’è l’origine? La nazionalità dei suoi Designers e progettisti? La serie di Brevetti dell’auto prodotta? La maggioranza di pezzi che la compongono? La fabbrica di assemblaggio o di produzione, magari su licenza

Insomma, cosa contraddistingue l’origine territoriale di una nuova auto in un tessuto industriale dove ormai circa 150 diversi modelli di marchi europei – in offerta sul mercato – condividono un numero massimo di quaranta piattaforme realizzate da neppure dieci Gruppi internazionali di Costruttori? E di fronte ad una Supply Chain esterna all’Europa che fornisce le catene di montaggio di almeno il 70% di cio’ di cui è composta ogni auto?

Perché si continua, da parte Istituzionale, condannare solo chi in qualsivoglia modo omette di segnalare a caratteri cubitali “NO: il mio prodotto non nasce TUTTO in Italia, ma solo una sua parte”; quando le stesse Istituzioni sono incapaci di promuovere e rilanciare l’immagine del “Made in Italy” nel mondo?

Gradiremmo questa risposta: quelle che invece “DR Automobiles” ha prodotto in memoria verso AGCM le riassumiamo di seguito: l’Indagine ha svelato che da Dicembre 2021 DR avrebbe diffuso messaggi equivocabili sulla provenienza italiana dei suoi prodotti?

Da un lato è consequenziale la replica di “DR”:il gruppo hasempre reso pubblica la delocalizzazione di parte della produzione in Cina, come evidenziato da numerosi articoli di stampa, servizi televisivi e informazioni sui propri canali ufficiali; sottolineando che le campagne pubblicitarie non hanno mai inteso affermare che le auto fossero interamente fabbricate in Italia, ma enfatizzando solo il forte legame del gruppo con l’Italia, in particolare con la regione Molise, per quanto riguarda proprietà, storia, ricerca e sviluppo, design e rifinitura dei veicoli.

Sarebbe gradita, invece, da parte AGCM una replica ad una obiezione personale: far derivare l’aumento dei volumi di vendita di “DR” dal nesso di causa – effetto della presunta provenienza italiana dei modelli in commercio non è, di per sé stesso, una condotta concettuale offensiva del livello di consapevolezza e di raziocinio del potenziale Cliente? 

Chissa’ se avrò una risposta.

Riccardo Bellumori