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Nuova Rimac Never R Founder’s Edition

L’azienda croata Rimac ha presentato una versione speciale Founder’s Edition della sua supercar elettrica Nevera R, destinata a dieci facoltosi appassionati di automobili che desiderano ottenere un accesso esclusivo alla sede dell’azienda e partecipare allo sviluppo dei futuri modelli Rimac.

La Rimac Nevera R ha debuttato l’estate scorsa come versione migliorata della supercar Rimac Nevera. Al momento del suo lancio nel 2021, la Nevera sembrava un modello molto promettente: Rimac e il suo fondatore Mate Rimac contavano che tutti i 150 esemplari previsti per la produzione avrebbero trovato facilmente i loro proprietari, nonostante il prezzo elevato (a partire da 2 milioni di euro).

Nel 2023 è iniziato un rallentamento globale della domanda di auto elettriche, che ha colpito in modo particolarmente doloroso il segmento di lusso del mercato automobilistico: il pubblico benestante ha voltato le spalle alle “elettriche” e ha desiderato tornare ai valori tradizionali, ovvero alle auto esclusive con motore a combustione interna. Alla vigilia del debutto della Nevera R, Mate Rimac ha ammesso onestamente di non essere riuscito a trovare acquirenti per tutte le 150 unità della sua supercar. La versione R è un tentativo di aumentarne l’attrattiva. La Nevera R è più potente, più veloce e leggermente più elegante nell’aspetto. La tiratura dichiarata della Nevera R è di 40 esemplari, il prezzo parte da 2,3 milioni di euro.

LA SUPERCAR DEI RECORD

Nell’estate di quest’anno, la Nevera R ha stabilito ben 23 record mondiali di accelerazione e frenata, oltre a un nuovo record di velocità massima, ma quest’ultimo è già stato battuto due volte dalla supercar cinese Yangwang U9 Xtreme, mentre il record nella disciplina 0-400-0 (accelerazione da 0 a 400 km/h e frenata fino all’arresto completo) è stato battuto dalla svedese Koenigsegg Jesko Absolut.
In breve, anche la vendita di quaranta esemplari della Nevera R ha presentato dei problemi, quindi Mate Rimac ha deciso di aumentare ulteriormente il grado di esclusività e ha presentato la Nevera R Founder’s Edition, che sarà prodotta in soli dieci esemplari, distribuiti tra i clienti in appena una settimana: un vero successo!

Dal punto di vista tecnico, la versione Founder’s Edition non differisce in nulla dalla normale Nevera R, ma ha una verniciatura bicolore unica con sottili strisce longitudinali al centro, nonché un arredamento speciale dell’abitacolo con rivestimenti diversi per i sedili del conducente e del passeggero e date storiche commemorative dell’azienda Rimac riportate sulle carte delle portiere. Il propulsore a quattro motori eroga la stessa potenza massima di 2107 CV. Le caratteristiche dinamiche della supercar sono state migliorate dopo le gare record estive: l’accelerazione da 0 a 100 km/h richiede 1,72 secondi, la velocità massima è di 430 km/h.

Nuova Nissan Ariya 2025: Anteprima in Giappone

Nissan si appresta a lanciare sul mercato la versione restyling dell’elettrico Ariya. Il modello è stato leggermente modificato nell’aspetto e leggermente migliorato nelle dotazioni. I prezzi sono già noti.

Il SUV elettrico di serie Nissan Ariya sulla piattaforma CMF-EV ha debuttato nel 2020, ma il lancio su larga scala sul mercato è avvenuto solo nel 2022. Il crossover non ha riscosso particolare successo. Ad esempio, secondo i dati dei media locali specializzati, nei primi dieci mesi di quest’anno in Giappone ne sono state vendute solo 869 unità. Tuttavia, Nissan non rinuncia al crossover elettrico. In autunno, al Japan Mobility Show, è stata presentata la versione restyling dell’Ariya. E ora nel paese d’origine è stato pubblicato il listino prezzi di questo SUV.

La Nissan Ariya standard è stata modificata nella parte anteriore. Al posto dell’inserto nero, ora c’è un pannello cieco in tinta con la carrozzeria, dal paraurti sono state eliminate le “fessure” con i fendinebbia e è stata modificata la forma della presa d’aria situata nella parte inferiore. Il crossover ha anche ricevuto nuove luci di marcia a LED, realizzate nel moderno stile del marchio. Sono previsti anche cerchi da 20 pollici di nuovo design. Infine, la gamma di colori della carrozzeria è stata arricchita da una nuova tonalità “ispirata all’aurora boreale”. È rimasta in produzione anche la versione “carica” Nismo, ma il suo aspetto esteriore non è stato modificato.

INTERNI E PREZZI

Non ci sono novità significative nell’abitacolo, tranne che ora gli interni dell’Ariya possono essere rivestiti in pelle bianco-verde, inoltre il crossover è dotato di un sistema multimediale migliorato con servizi Google. Per il SUV sono state annunciate anche la funzione Vehicle-to-Load (V2L, che consente di utilizzare l’energia per alimentare dispositivi elettrici esterni) e il sistema di “controllo intelligente della distanza”.

Il crossover standard è ancora disponibile in Giappone con trazione anteriore (218 o 242 CV) o trazione integrale e-4orce a doppio motore (Nissan non ha ancora rivelato le caratteristiche precise di questa versione, mentre il modello a trazione integrale precedente alla riforma era disponibile in due varianti di potenza: 340 o 394 CV).

Le batterie sono le stesse, con una capacità di 66 o 91 kWh. A seconda dell’allestimento, l’autonomia varia da 460 a 640 km secondo il ciclo WLTC. Il crossover Nissan Ariya Nismo è disponibile solo con trazione integrale (367 o 435 CV) e ha batterie simili.
La Nissan Aryia aggiornata costerà tra i 6.675.900 e gli 8.072.900 yen. L’inizio delle vendite è previsto per febbraio 2026.

La versione Nismo arriverà sul mercato a marzo, i suoi prezzi non sono ancora stati annunciati.

Nuovo Fiat Qubo L: il VAN rinasce

Il nuovo Fiat Qubo L sta per stupire il mercato con uno stile tutto nuovo.

Stellantis parteciperà al Salone dell’Auto di Bruxelles questo gennaio con una presenza al completo, esponendo ben 62 veicoli di 11 dei suoi marchi. L’evento si terrà dal 9 al 18 gennaio in Belgio e, nonostante le numerose novità in mostra, una in particolare spicca per le famiglie: un nuovo modello multifunzionale di Fiat.

Tra le novità più importanti ci sono due debutti mondiali, tra cui le versioni rinnovate dell’Opel Astra, sia nella versione hatchback che station wagon, e la Peugeot 408 fastback aggiornata. Stellantis presenterà anche tre anteprime europee: la Leapmotor B03X, la Fiat Professional Tris e la Fiat Qubo L.

Il Fiat Qubo L viene presentato come una “versatile auto familiare, disponibile anche nella versione a 7 posti e con motore diesel. Progettata per offrire spazio e flessibilità, con un tocco di allegria per le famiglie moderne”. Questo è quanto dice la descrizione ufficiale, lasciando spazio a molte ipotesi.
La Qubo originale era una versione passeggeri del piccolo veicolo commerciale leggero Fiat Fiorino lanciato nel 2008 e fuori produzione dal 2020. Il modello costruito in Turchia offriva cinque posti ed era disponibile con motori a benzina e diesel, proprio come le quasi identiche Peugeot Bipper e Citroen Nemo.

Considerato questo background, una vera Qubo di nuova generazione o una riprogettazione con passo lungo sembrano improbabili. È più probabile che Fiat abbia preso in prestito il nome per una direzione completamente nuova.

DATI TECNICI

Se dovessimo scommettere, Qubo L è probabilmente una versione passeggeri della Fiat Doblo Maxi, attualmente venduta in mercati selezionati come la Turchia e il Giappone. Ciò la renderebbe l’equivalente italiano di minivan come Citroen Berlingo Multispace, Peugeot Partner o Rifter, Opel Combo Life XL e Toyota ProAce City Verso.

Tutti questi modelli condividono la piattaforma EMP2 dell’era PSA. Le varianti a cinque posti misurano in genere 4.405 mm (173,4 pollici) di lunghezza, mentre le versioni a sette posti arrivano a 4.770 mm (187,8 pollici), offrendo un ingombro discreto senza invadere il territorio dei monovolume full-size.
Sebbene questi minivan siano diventati esclusivamente elettrici in Europa a partire dal 2022, le mutevoli pressioni del mercato potrebbero aver spinto Stellantis a ripensare questa strategia. È probabile che reintrodurranno opzioni a combustione interna per allinearsi alle versioni commerciali ancora disponibili.

Un probabile candidato per il motore è il turbodiesel a quattro cilindri da 1,5 litri, che eroga fino a 128 CV (96 kW o 130 PS). Altre possibilità includono un motore a benzina a tre cilindri da 1,2 litri, potenzialmente abbinato a un sistema ibrido leggero, nonché una versione completamente elettrica.
Finora, Stellantis ha pubblicato solo una foto teaser a bassa risoluzione della sua linea per Bruxelles. Ma ingrandendo con attenzione la sezione Fiat dell’immagine, abbiamo notato il profilo di una Doblo, il che rafforza la teoria secondo cui la Qubo L è una Doblo Maxi rimarchiata in versione monovolume.

C’è anche una remota possibilità che la Qubo L possa essere una versione con marchio Fiat dei SUV a sette posti Opel Frontera o Citroen C3 Aircross. Detto questo, Fiat potrebbe riservare quello spazio per un prossimo ingresso nella gamma Panda in espansione, che è destinata a crescere in più direzioni.

In ogni caso, le speculazioni lasceranno presto il posto alla certezza. Fiat è pronta a svelare il mistero il 9 gennaio.

Geely Safety Centre: la sicurezza da record

Il gruppo cinese Geely (Volvo, Smart…) si dota di un centro prove dedicato ai test di sicurezza dei propri veicoli, presentato come il più grande al mondo. Vengono valutati in particolare incidenti, sistemi di assistenza alla guida, condizioni climatiche estreme e sicurezza informatica.
Il costruttore Geely è determinato a passare alla velocità superiore nello sviluppo e nella commercializzazione di veicoli che soddisfino gli standard e le aspettative di sicurezza sempre più elevati in tutto il mondo. A tal fine, il gruppo ha appena inaugurato un centro prove dedicato, presentato come il più grande e completo al mondo. Il colosso cinese, che comprende marchi europei come Volvo, Polestar, Lotus e (al 50%) Smart, lo ha installato a Ningbo, a meno di 200 km dalla sua sede di Hangzhou.

Una moltitudine di possibilità
Frutto di un investimento pari a oltre 240 milioni di euro, questo centro si estende su una superficie di 45.000 m². Questa superficie consente di ospitare aree dedicate a settori di valutazione molto vari. Geely vanta diversi record, tra cui:

la pista interna più lunga per i crash test (293,39 m);
la più grande area di crash test con angolo di impatto regolabile (12.709,293 m²; 0-180°);
il più grande tunnel aerodinamico con clima regolabile (28.536,224 m²);
il maggior numero di tipi di test in laboratorio (27).
Dietro questi numeri, ciò che conta è la diversità delle situazioni testate. Ad esempio, la galleria del vento può generare un vento di 250 km/h in condizioni climatiche secche, ma anche raffiche fino a 160 km/h sotto la pioggia con temperature comprese tra 5 e 60 °C, e fino a 120 km/h sotto la neve tra 0 e 40 °C. È anche possibile simulare un’esposizione solare estrema o una fitta nebbia, in particolare per testare i sensori del sistema di frenata di emergenza autonomo. Per i crash test vengono utilizzati sessanta manichini, corrispondenti a diverse morfologie (adulti, bambini, uomini, donne…). Il più sofisticato di essi è dotato di ben 180 sensori e vale circa 1,5 milioni di euro secondo Geely. Inoltre, vengono effettuati test specifici sulle batterie ad alta tensione.

SICUREZZA HIGH TECH

Molti test vengono effettuati al computer. In particolare, è possibile simulare 20.000 scenari di guida e 60 milioni di chilometri di strada. Il centro comprende anche un reparto dedicato alla sicurezza informatica per testare i componenti software e hardware a bordo dei veicoli.
È possibile simulare condizioni climatiche molto diverse.
Come gli altri costruttori cinesi, Geely vuole rimanere all’avanguardia nel settore dei sistemi di assistenza alla guida. Questo nuovo centro dovrebbe aiutare i modelli dei suoi diversi marchi, in piena offensiva internazionale, a raccogliere punti preziosi nei crash test Euro NCAP. Lo scorso agosto, un altro costruttore dell’Impero di Mezzo ha inaugurato un centro di prova fuori dal comune, ma di altro tipo. Quello di BYD, dotato di una duna gigante e di una piscina, è infatti destinato al tempo libero e all’apprendimento.

Nuovo Suzuki Across: addio Europa?

Ecco il nuovo Suzuki Across riservato ai mercati fuori dall’Europa.

Con il nome Across, Suzuki ha deciso di vendere in alcuni mercati il nuovo SUV Victoris di produzione indiana. Per la versione destinata all’esportazione è previsto lo stesso motore aspirato 1.5, con trazione anteriore o integrale.

Il crossover Suzuki Across ha debuttato nel 2020. Il modello è basato sulla Toyota RAV4 della generazione precedente ed è venduto in Europa. Ora è emerso che il SUV Suzuki Across apparirà al di fuori dei mercati “vecchio stile”, ma l’unica cosa che accomuna questo SUV alla versione europea è il nome. L'”altro” crossover è il Suzuki Victoris di produzione indiana, rinominato.

In India, ricordiamo, la cinque porte ha debuttato nel settembre di quest’anno, e il suo parente più prossimo è il SUV Suzuki Grand Vitara, anch’esso prodotto localmente, ma in un altro stabilimento. Inoltre, Suzuki ha inizialmente dichiarato che la Victoris sarebbe stata un modello globale: questo crossover dovrebbe essere venduto in più di 100 paesi. Tuttavia, non era stato comunicato che il nome sarebbe stato cambiato in qualche luogo. Comunque sia, un altro Suzuki Across è già stato presentato alle Isole Seychelles. Inoltre, questo SUV è stato annunciato anche in Sudafrica.

In termini di design, la Suzuki Victoris destinata al mercato indiano e la Suzuki Across destinata all’esportazione non presentano alcuna differenza. Tra le caratteristiche estetiche spiccano il pannello frontale liscio con fessure sottostanti, i paraurti imponenti, i passaruota squadrati e il fanale singolo con LED.

Le dimensioni dell'”altra” Suzuki Across sono le stesse del modello per il mercato indiano. La lunghezza è di 4360 mm, la larghezza di 1795 mm, l’altezza di 1655 mm e il passo di 2600 mm. L’altezza da terra dichiarata è di ben 210 mm.

Suzuki Across per le Isole Seychelles
Anche gli interni della Across delle Seychelles riprendono quelli della Victoris, fatta eccezione per la posizione del volante. Le ricche dotazioni della versione da esportazione comprendono: quadro strumenti virtuale da 10,25 pollici, un sistema multimediale con tablet da 10,1 pollici che sovrasta il cruscotto, display proiettato, ricarica wireless per smartphone, tetto panoramico, telecamere a visione circolare, cruise control adattivo.

MOTORI E DATI TECNICI

Secondo il sito locale Suzuki, alle Seychelles il SUV Across sarà disponibile con un motore aspirato a benzina 1.5 (103 CV), dotato di starter-generatore e abbinato a un cambio manuale a cinque marce o a un classico cambio automatico a sei marce. Per il crossover con cambio automatico a 6 marce è prevista la trazione integrale. La Suzuki Victoris indiana ha una tecnologia simile, ma nel paese di produzione il modello è disponibile anche con una versione bi-fuel del motore 1.5 (101 CV a benzina e 88 CV a metano) e 5MT, nonché in versione ibrida HEV con impianto Toyota. Il sistema ibrido Victoris comprende un motore a benzina 1.5 (92 CV) che funziona secondo il ciclo economico Atkinson, un motore elettrico (80 CV, 141 Nm) e un variatore elettromeccanico.
Il lancio completo dell’altra Suzuki Across avverrà probabilmente già nel 2026. Per quanto riguarda il crossover europeo con lo stesso nome, Suzuki non ha ancora annunciato ufficialmente se passerà alla prossima generazione. In parole povere, non ci sono ancora informazioni sul fatto che Toyota intenda “condividere” con Suzuki la nuova RAV4.

Dacia Bigster Hybrid 155CV: PRO e CONTRO dalla prova su strada

La Dacia Bigster full hybrid è la Dacia più grande di sempre, e in questo video focus, mettiamo alla prova i pro e contro di questo SUV dopo due settimane di utilizzo.
In viaggio da Roma a L’Aquila al volante della versione Full Hybrid da 155CV e trazione anteriore.

Nuova Mercedes Classe A 2027: Rendering

La nuova Mercedes Classe A porterà su strada lo stile delle ultime novità del marchio.

Il rendering in copertina di auto-moto.com ci permette di dare uno sguardo in anteprima al modello.

Mentre il costruttore tedesco ne prevedeva semplicemente la scomparsa, la Mercedes Classe A rinascerà finalmente dalle sue ceneri, entro due o tre anni, sotto forma di veicolo multi-energia.


Di questi tempi, un’azienda automobilistica può permettersi di rinunciare alla gallina dalle uova d’oro della sua gamma? Sicuramente no, anche quando si chiama Mercedes, uno dei potenti attori del settore europeo. Ne è testimonianza il suo recente cambiamento di strategia riguardo al ciclo di vita dell’attuale Mercedes Classe A, apparsa nel 2018, che la direzione intendeva interrompere nel corso del 2026, senza proporre alcun sostituto. Tuttavia, il segmento delle berline compatte genera ancora molte vendite, nonostante il predominio dei SUV, e Mercedes, come gli altri costruttori, ha bisogno di entrate per finanziare l’elettrificazione della sua futura gamma, una sfida cruciale di fronte all’intensificarsi della concorrenza asiatica.
I recenti annunci dell’Unione Europea, che ha finalmente rinunciato a vietare la vendita di veicoli termici nel 2035, convinceranno definitivamente la Stella ad aver fatto la scelta giusta. Tuttavia, se la futura Mercedes Classe A utilizzerà effettivamente una propulsione 100% elettrica, al momento del suo presunto lancio nel 2028, si parlerà anche di ibridazione all’interno della sua piattaforma. Infatti, erediterà il sottoscocca MMA recentemente adottato dalla Mercedes CLA e dalla Mercedes GLB, in attesa dell’arrivo della nuova GLA, prevista per l’inizio del 2026.

INTERNI E DATI TECNICI

L’abitacolo della futura Mercedes Classe A dovrebbe ispirarsi fortemente a quello delle CLA e GLB, recentemente presentate.

Motorizzazioni della futura Mercedes Classe A: elettrica e ibrida
Non sorprende che la quinta generazione della Mercedes Classe A avrà un profilo più corto di 20-30 cm rispetto alla CLA (4,72 m), sperando di poter accogliere tutte le tecnologie recentemente introdotte dal sottoscocca MMA. Non ci si aspetta nulla di meno per rispondere degnamente alle future Golf/A3/Serie 1 elettriche, che promettono un’architettura a 800 V per ridurre i tempi di ricarica. Di conseguenza, questa tensione sarà al servizio di batterie con capacità comprese tra 58 e 85 kWh, con l’obiettivo di avvicinarsi ai 792 km di autonomia WLTP della CLA, mentre la potenza di ricarica raggiungerà i 320 kW.

Ciò consentirà di recuperare tra il 10 e l’80% della capacità della batteria in 16 minuti, nel migliore dei casi. Allo stesso tempo, la futura Mercedes Classe A sarà sicuramente dotata dei motori ibridi della CLA, con livelli di potenza che vanno da 136 a 190 CV sulla base di un motore a benzina 1,5 l turbo elettrificato a 48 V.
Dal punto di vista estetico, la futura Mercedes Classe A erediterà sicuramente la maggior parte dei codici stilistici della nuova CLA. Potrebbe tuttavia distinguersi da quest’ultima eliminando la fascia luminosa che corre tra i due fari anteriori, mentre il motivo della griglia potrebbe essere ispirato ai pixel inaugurati dalla recente Mercedes GLC al Salone di Monaco lo scorso settembre. A bordo, non c’è dubbio che la compatta della Stella opterà per un cruscotto simile a quello delle sue sorelle maggiori, in grado di ospitare fino a tre schermi digitali. Appuntamento al 2028 per saperne di più.

Pacchetto Auto UE: Piattaforma strategica o avvio di controriforma?

Per i “Testimoni di GeoWATT” più fervidi è un tradimento che cancella per sempre il sogno di proiettare sulle strade europee il paradigma delle “Zero Emissioni”. Quel 10% di riserva endotermica di fatto chiude per sempre questo paradigma ed anzi, al contrario, sottintende una resa della politica agli interessi delle Lobby del Petrolio. Vedrete, dicono i GeoWATTIANI, che quei voltagabbana e burattini manovrati da Trump finiranno per affossare il luminoso ed inesorabile destino dell’auto 100% elettrica. E ci ritroveremo ancora dentro puzzolenti scatolette a combustione.

L’inquinamento – dicono – entrerà nel nostro corpo, avvelenerà il nostro sangue, sterilizzerà le nostre povee palline e noi super-ambientalisti non potremo dare vita a nuovi esaltati anti – endotermici in fasce.

Per gli “EndotermoEvangelici” è al contrario uno schiaffo in faccia al motore classico, una beffa ben orchestrata che sembra voler dire ai Dinosauri di ANFIA ed altre Organizzazioni di Settore: ”Volevate tenere in vita il motore termico? Si, ma a pane ed acqua. 

Ora state zitti e fate vedere di cosa siete capaci, per abbattere comunque del 90% le emissioni dal 2035”.

Per gli Euroscettici è invece un “Papocchio” fatto apposta per coprire l’insulsaggine evangelica di dilettanti allo sbaraglio guidati da una delle peggiori Commissioni europee della storia di Maastricht: un modo per scaricare sul mondo industriale le tematiche impellenti dell’ecologia in movimento ed attendere che, come sempre, sia l’Industria privata a sciogliere i nodi che la politica incompetente ha a mano a mano allacciato alla gola della produttività continentale. 

Con questo “Pacchetto Papocchio” Bruxelles si è lavata la coscienza e le mani, secondo questi Euroscettici, e per chiudere la bocca a tutti ha diviso salomonicamente il mondo in due caste: quella dei Sacerdoti BEV, comunque privilegiati dentro al Tempio, che godono dell’obbiettivo di decarbonizzazione al 90% e di un futuro comunque maggioritario; e quella dei Farisei endotermici che, con un misero tozzo di pane del 10% di deroga alle Zero emissioni totali, dovranno tirare a campare negli anni a venire.

Per molti è invece una prima tappa di un percorso ad ostacoli : da un lato il “Pacchetto Automotive” serve per estinguere la faida in corso da tre anni tra Commissione Europea e Costruttori perché quel 10% riconosciuto alla sopravvivenza degli endotermici si aggiunge al proseguimento del ricorso ai Carbon Credits (tema di cui non si parla più ma perfettamente ancora in vigore) ed alla diluizione in tre anni delle Multe CAFE che, per effetto delle decisioni appena prese nel “Pacchetto” dovranno a loro volta essere rimodulate per effetto dei nuovi Target definiti dal 2035; ma dall’altro lato secondo questa schiera di analisti questo stesso “Pacchetto” non è che il primo atto di un tavolo infinito che dal prossimo anno prevede lo step di revisione per la valutazione di impatto dei carburanti alternativi (2026), la stabilizzazione dello step antiemissione Euro 7, la nuova BER (2028) che definirà le nuove regole per l’aftermarket e l’aftesales europeo anche in chiave BEV ed Hybrid; e su questo tavolo via via si affacceranno nuovi Fascicoli e Dossier (trasformazione del Parco auto usato circolante, sviluppo dell’Idrogeno, supporto alla decarbonizzazione di tutta la filiera industriale legata all’Automotive, rigenerazione e riciclo) che di volta in volta aggiungeranno qualcosa alla “Contabilità ecologica” che riguarda l’Auto. Ecco, il sottoscritto appartiene a questa ultima schiera di opinionisti.

16 Dicembre 2025, il Ground Zero” della elettrificazione riparte da “90”

Dopo le decisioni, del tutto temporanee e destinate a nuovi Stepsdi verifica ed aggiustamenti, attuate il 16 Dicembre con il famoso “Pacchetto Automotive” è vero sicuramente solo un fatto: il dogma del “solo elettrico” dal 2035 va definitivamente in soffitta e “salva” la coabitazione con l’endotermico. 

E’ di fatto quel 10% di “deroga” o di spiraglio a muovere tutto il dibattito più interessante che ne segue. E ci mancherebbe che noi di Autoprove.it ci potessimo esimere dal fare un po’ di polverone: anche perché, proverò a descrivere sulla base della mia personale valutazione, questo “Pacchetto” in realtà è abbastanza farlocco per non ammettere revisioni serie, in termini di maggiore respiro di questa iniziale “deroga” del 10%, nei prossimi anni. Vi spiego perché elencando dove – ad una prima analisi – il pacchetto “toppa” forse volontariamente ed in maniera pretestuosa.

Ma vorrei fare di più: in previsione di una “frana” che cadrà inesorabile nel comparto auto europeo, perché la serie di nefandezze svolte da almeno un quarto di secolo non può essere sanata per decreto, vorrei – spero senza suscitare imbarazzi o discordia – recensire il mio ragionamento sul pacchetto Automotive con la metafora della diga e sulla falsariga di un evento tragico – spesso chiuso nel cassetto della dimenticanza – che collega dighe, frane e scempiaggine umana: il Vajont.

Da Ixelles (Belgio) dove è nata quella che per me è la più bella, affascinante ed elegante donna politica europea del momento (ma che tuttavia ritengo inadatta al ruolo di Presidente dell’Unione Europea) a Longarone passano 1250 chilometri. Un abisso di strada, e soprattutto un abisso temporale in cui la piccola Ursula aveva cinque anni quando l’acqua della diga cancellò tre paesi dalla faccia della terra.

Eppure le analogie ed i simboli sono tragicamente coincidenti.

La Diga “Carbon Zero” ed il rischio frana dell’Automotive europeo

Dunque, ricapitoliamo: nell’Autunno del 2022 Tavares e De Meo guidano il dissenso dei Costruttori contro la “diga” edificata in tutta fretta dalla Commissione di Bruxelles. Un atto temerario che si sviluppa con un “muro” di cinta (Fit for 55) che dalla data del 2035 è destinato a bloccare per sempre in Europa la produzione di auto a motore endotermico; a questa “Diga” si somma il maggior “invaso” che prevede, assurdamente, l’intromissione di Euro 7: cioè una manovra costosissima di aggiornamento dei limiti di emissione allargata a componenti e pneumatici; una ulteriore mazzata impossibile da ammortizzare se poi, appena un decennio dopo, quei motori endotermici aggiornati ad Euro 7 devono essere tolti di mezzo.

Ed ecco la prima “minifrana”, cioè lo smottamento iniziale che deriva nella perdita di valore patrimoniale ed azionario dei Costruttori europei, ma non solo: inizia la crisi più drammatica del settore aftersales – una perla dell’Industria europea – con un crollo di valore dei Brand storici e l’inizio di uno shopping estero e di una valanga di dismissioni e ristrutturazioni aziendali che indeboliscono tutto il settore industriale continentale.

E’ pur vero che la politica di Bruxelles è da tempo più supina rispetto alle esigenze ed alle emergenze delle Utilities, vere centrali di diffusione di cariche dirigenziali e di collegamenti finanziari per il mondo politico che, di conseguenza, decide e legifera oggi con quell’occhio di riguardo per le Imprese dell’energia che un tempo si era soliti riservare invece ai Costruttori di Automobili; e dunque sono persino pronto ad accettare che dopo il Lockdown e soprattutto dopo l’inizio della Guerra russo ucraina le istituzioni di Bruxelles abbiano avviato programmi politici attenti più al comparto delle Utilities (Gigafactory, mappatura delle colonnine di ricarica, programmi di nuova economia mineraria, nuovo slancio alle rinnovabili) che non a quello dell’Automotive.

2025, 2026, 2028, 2035. E le scadenze non sono finite

Ma la situazione si complica con le scadenze nuove che si “ammassano” tutte all’orizzonte: Step di revisione chiesto dai Costruttori tedeschi al 2026 e New BER al 2028. Senza contare la precarizzazione della situazione politica che si crea con le elezioni di Giugno 2024 che danno un ceffone non indifferente alla vecchia composizione parlamentare e commissariale.

Nel frattempo però la frana non ha ridotto la sua pericolosità. Si è semplicemente deciso di smetterla temporaneamente con l’altalena letale che alza ed abbassa il livello di discriminazione sull’endotermico come fosse una soglia idrica che preme contro lamassa instabile della montagna.

Arriva però una condizione “ambientale” che influenza la mano che a Bruxelles gestisce le Chiuse metaforiche di questa Diga: la guerra russo ucraina scoppia in mano ai sostenitori ucraini presso la UE, Putin si incacchia e alla Casa Bianca statunitense arriva Donald Trump: cinque mandati presidenziali Democratici nei quali lungo trent’anni Clinton, Obama e Biden hanno tirato la volata alle auto elettriche finiscono dispersi nel mare. Trump per la prima volta da quella deriva ecologista non usa metafore e dichiara apertamente guerra all’ambientalismo che vuole abbattere il motore classico

I riverberi arrivano ovviamente anche sulla povera Ursula che, a questo punto, si trova di fronte alla vessazione politico-strategica di Washington sulle nuove politiche doganali e sul fronte di un contrasto commerciale fortissimo contro la Cina: le auto elettriche suscettibili di aiuto di Stato da Pechino devono essere soggette a super Dazio. 

A peggiorare la situazione dell’auto elettrica in Europa ed i rapporti con la Cina arriva anche il rally di crescita dei costi delle terre rare ed i contingentamenti decisi da Pechino: Litio, Cobalto ed altri metalli diventano più cari del diamante e dell’oro puro; e se diventa improponibile ordinare in Europa materie prime proibitive per le – poche- auto, figuriamoci per costruire le GigaFactory che Ursula vagheggiava da metà del 2022 e che sono tuttora rimaste lettera morta. 

Per la prima volta concretamente la Presidente Von der Late abbassa il livello del muro contro l’endotermico: frenare l’avanzata commerciale cinese con le BEV significa di fatto ridurre le vendite del settore poiché gli europei nel frattempo non hanno una gamma capace di soddisfare una domanda di massa, e nel frattempo la riduzione della offerta potenziale dall’Asia non può che tagliare i volumi di immatricolato annuo. 

A ridurre il muro di acqua pronta a spegnere l’endotermico nella metaforica Diga di “Fit for 55” ci pensa anche il dispositivo con cui la UE spalma lungo un triennio la constatazione e sanzione delle famigerate multe CAFE, mentre a risollevarlo di colpo arriva la previsione di una proposta per la quale Bruxelles imporrebbe quote obbligate di presenza di BEV nelle Flotte Aziendali (un mercato che copre il 60% delle immatricolazioni del Continente) a partire dal 2030. 

La massa franosa instabile dell’Aftermarket e della componentistica continua a crollare e lo shopping estero di eccellenze europee del postvendita e della componentistica continua, instancabile. Nel frattempo parte la contromossa dei Suppliers continentali che tornano ad esodare verso Asia, Sudamerica ed Africa.

E siamo ai tempi moderni: a chiedere alla Commissione europea di abbassare la diga d’acqua contro gli endotermici è la Germania che, oltreche’ smentire e sputtanare se’ stessa con un dietro front clamoroso sulla conversione elettrica (sulla quale Frau AnghelonaMerkel aveva disegnato dal 2010 la nuova inesorabile frontiera avanguardista dei tedeschi sulle nuove tecnologie) si trova da almeno tre anni sul quel costone della montagna come nazione “franosa” ed in recessione economica grave.  

Ma solo un attimo prima, come abbiamo trattato in un resoconto a puntate, alla fine di Luglio la stessa Commissione Europea aveva pubblicato un curioso “Sondaggio Pubblico” (on line fino al 10 Ottobre prossimo) di cui trovate un resoconto di sintesi cliccando su questo Link : una strana iniziativa – intitolata “Revision of the CO2 emission standard for Cars and Vans”- in cui, paradossalmente, Bruxelles chiedeva alla popolazione di esprimere un giudizio molto postumo sul programma avviato da anni sulla convergenza elettrica per la mobilità dalle istituzioni europee. Certo, i maligni potrebbero anche insinuare che la nuova “timidezza” della Commissione sulla conversione elettrica totalitaria abbia una causa indiretta discriminante nella improvvisa frana socioeconomica della Germania. Una conseguenza, certo, delle politiche estere spudorate e scorrette verso Cina e Russia (a volte a discapito degli altri Partner europei) che la Germania ha tenuto impunita dall’inizio della crisi dei Debiti sovrani, ma anche l’attestato della storica idiozia teutonica nello scommettere a lungo termine, sbagliando regolarmente la puntata sul cavallo vincente.

Cina ed Ucraina sono la palude nella quale Berlino si è infilata volontariamente con tutti e due i piedi, e i tedeschi devono ringraziare NATO ed Unione Europea se non si ritrovano, per la terza volta in un secolo, da soli ed isolati a pagare lo scotto delle loro strategie politiche farlocche.

 

La Germania, evangelica del tutto elettrico, diventa la “spalla” dell’Italia per l’Endotermico

Oggi la Germania è lo sparring partner un poco rintronato degli alleati europei (Italia, Polonia, Ungheria) che per primi hanno raccomandato a Bruxelles una moderazione dell’atteggiamento talebano contro l’endotermico; in pratica tutta la supercazzolasull’eco-mobilità che i tedeschi – per primi – hanno abbracciato per fare la figura dei primi della classe (ricordate il miliardino di Euri che Frau Anghelona ha preannunciato nel 2010 per realizzare le infrastrutture necessarie alla mobilità a Emissioni Zero?); e, con tale supercazzola, tutta la guerra contro l’endotermico che ne è derivata ha avuto una chiara matrice teutonica: avete mica anche Voi, per caso, copia delle riviste che circa quindici anni fa prevedevano il lancio da parte dei Premium brand tedeschi di decine e decine di modelli BEV ed Ibridi? 

Un vero e proprio sfoggio di potenza nibelunga sul territorio europeo, una dichiarazione di supremazia tecnologica che aveva un solo scopo: aprire all’industria tedesca le porte della Grande Muraglia presentando i propri Brand come interlocutori ideali nella conversione elettrica della Cina sulla via della mobilità di massa. Per un po’ le cose andarono bene: il falco Schauble, tra l’altro, approfittò – scorrettamente – della cagnara avviata sulla strada della maxi austerithy per rinforzare la posizione commerciale delle industrie tedesche in Cina camminando sopra le teste delle economie europee confinanti. La Germania del quasi Default nel 2003, è ormai noto, dieci anni fa ha accentuato le possibili conseguenze negative di un allentamento del rigore europeo sui bilanci per poter dialogare da sola con il gigante cinese

Di quel comportamento antieuropeo e fedifrago il Governo Merkel non ha mai pagato pegno di fronte a Bruxelles, approfittando del “bonus” secolare che tutti gli altri paesi europei sentivano di dovere simbolicamente alla Germania di Weimar ed in parte a quella uscita da Norimberga; ma approfittando anche del servilismo surrettizio dei Media europei.

Ma gli Stati Uniti se ne sono bellamente fregati dei simbolici Bonus ed hanno castigato la Germania dell’ Automotive con il Dieselgate anche se questo, alla fine dei conti, è stato una macchia etica ma anche una salvaguardia commerciale soprattutto per i Costruttori tedeschi (e ne abbiamo già discusso).

Vero, ad esempio dal lato dell’Automotive, che buona parte della operatività di tanti supplier italiani e spagnoli venne assorbita tra il 2011 e la vigilia del Lockdown dall’industria tedesca (che diventò in pochi anni leader europea nell’export verso la Cina e soprattutto il Paese occidentale con il maggior numero di Joint Ventures e sinergie industriali attive nel Paese del Dragone); ma è anche vero che dalla crisi del Dieselgate l’avvitamento progressivo della manifattura automobilistica tedesca ha stretto ai fianchi anche la subfornitura europea; e che questa situazione è stata peggiorata dal cambio di paradigma che da quattro anni a questa parte la Cina ha ristabilito con la Germania. Il risultato è tangibile: i numeri dell’export tedesco in Cina sono crollati, le Joint si sono decimate, i numeri di vendita dei Brand tedeschi in Cina è a livelli minimi che non si vedevano probabilmente da quasi venti anni. Ecco un altro fattore esterno che ha cominciato a pesare sulla slavina pronta a creare l’onda distruttiva sulla diga di “Carbon Zero”, la Diga voluta da Bruxelles. 

E siamo arrivati alla metà di questo strano 2025: dieci anni dopo il Dieselgate, alla vigilia di una decisione fondamentale anche in Cina: interrompere gli aiuti di Stato diretti alla produzione di NEV ed in particolare di Full Electric. Improvvisamente è la Cina che abbassa con la sua mano esterna il livello di guardia della famosa Diga, ma il risultato non è di maggior tenuta della potenziale frana. La abolizione degli aiuti di Stato dal 2026 per le auto elettriche cinesi obbliga la Commissione a revocare il Superdazio: senza aiuti di Stato il provvedimento sarebbe illegittimo. 

Le premesse ad un “Pacchetto” dei Pacchetti sull’Automotive da qui al 2035

Revocare il Superdazio, con riguardo soprattutto a vetture di taglio “Entry Level” (che cioè raggiungono in Cina il prezzo parametrabile a 6.000,00/9.500,00 Euro, e sono davvero tante) comporta tuttavia un doppio problema: da una parte aprire le porte all’import (anche parallelo) di K-Car asiatiche full electric a prezzi comunque nettamente inferiori a quello delle concorrenti europee; e dall’altro bloccare sul nascere gli elementi di vantaggio competitivo per i quali era stato logico per molti Costruttori avviare, dalla metà dello scorso anno, una serie di contatti programmatici sulla reale eventualità di impiantare in Europa linee di montaggio di BEV cinesi su licenza, o in partnership, con Costruttori della Grande Muraglia. Tale ipotesi strategica avrebbe ottenuto un obbiettivo “Win-Win” tra committente e licenziatario: da un lato avrebbe aggirato, per il Costruttore cinese originario, il vincolo dei superdazi; dall’altro avrebbe permesso al Costruttore licenziatario in Europa di sommare la contabilità di emissioni di quella produzione full electric al totale di Gamma prodotto evitando così le potenziali “sforature” e le multe CAFE. 

 

Insomma, ecco che quel livello metaforico della Diga di “Carbon Zero” era tornata in stallo, e soprattutto sempre più lontano dalla manovrabilità di Bruxelles che, mano a mano, cominciava ad essere sempre più ostaggio di eventi esterni. Siamo ancora in Estate quando Ursula, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, lancia l’ipotesi di una “K-Car” elettrica ed unitaria per il Continente europeo e contemporaneamente apre la porta ai Biocarburanti nell’azione di decarbonizzazione delle emissioni: l’acqua della Diga risale e supera così il livello di stallo, ma allo stesso tempo la frana dell’Aftersales e della Supply Chain europea torna a smottare pericolosamente (e lo fa con dossier espliciti dell’EPA che indica il 2024 come un altro anno terribile per il comparto) ma la nuova visione dei biofuel in chiave di supporto al mantenimento dell’Endotermico fa da parziale “freno” ancora una volta.

A questo punto occorreva, a partire dall’Autunno, una decisione capace di fare da nuova piattaforma rispetto a “Fit for 55”, per effetto della quale lo scenario papabile della nuova mobilità post 2035 poteva sembrare – dalla fine dell’Estate di quest’anno – più una sciarada buona per appassionati della “Settimana Enigmistica” che non un manifesto programmatico: un Puzzle che metteva insieme ancora lo stop decretato per gli endotermici con la possibile ammissione dei Biocarburanti, il nuovo piano di superdazi con il calo di immatricolato nel comparto BEV, ed altri saliscendi simili. 

E la “Diga”? nel frattempo la “Carbon Zero Diga” era passata di mano dal comando di Bruxelles a quello di Washington. Le bordate continuate di Trump contro i benefici fiscali sulle elettriche e le critiche all’ecologismo evangelico hanno avuto una forte eco in tutto il mondo. 

 

In mezzo a tutto questo Cronoprogramma in gran parte “subìto” piuttosto che orchestrato dall’Unione Europea si sollevavano tuttavia voci e preannunci che da mesi hanno cominciato da un lato a far scendere il livello di acqua “elettrofila” e dall’altra hanno tentato un “puntellamento” della precaria situazione dell’Aftersales europeo: il ritorno nelle programmazioni industriali del Diesel, spinto dal favore nato intorno al mondo del Gasolio “Bio”.

 

Di fronte a tutto questo, posso solo immaginare che nelle stanze di Bruxelles il “Pacchetto” abbia cominciato a fare girotondi infiniti per cercare di corrispondere in qualche modo ai sempre più variabili ed eterodiretti scenari di mobilità globale

Era dunque chiaro, alla base di un qualunque nuovo pacchetto, che ribadire “Carbon Zero” e la fine dell’endotermico tra dieci anni sarebbe stata una picconata autoinferta sugli attributi dell’Industria europea ed un chiaro avviso di sfratto della attuale Commissione per manifesta inadeguatezza ad operare in tema. 

Dunque, fino ad un attimo prima del varo del “Pacchetto” gli Opinionisti si sono concentrati su un primo quesito: a quanto sarebbe ammontata la soglia percentuale di “deroga” a Carbon ZERO? 

Partiamo, secondo quelle che sono le mie umili riflessioni, da questo valore. Quanto pesa sul futuro destino dell’endotermico europeo la “franchigia” del 10%? Pesa perché consentirebbe ad oggi la presenza in Gamma dei Costruttori di piccole motorizzazioni adibite a Range Extender. Tuttavia è da attendere, perché non può essere altrimenti, una necessaria clausola in deroga per i Costruttori sportivi e per le piccole serie di Supercarche ormai nella stessa Commissione cominciano a ritagliarsi un profilo speciale. E dunque già in parecchi si attendono, nel prossimo futuro, un ennesimo ritocco del “Pacchetto” attuale sia per questo aspetto sia perché nelle valutazioni deve ancora rientrare quello Step di revisione che si inaugura il prossimo anno e che vedrà l’inizio delle sperimentazioni con E-fuel e Biofuel.

Eppure, Vi sembrerà assurdo, io plaudo alla avventatezza della Commissione di rischiare una nuova ristrutturazione del Pacchetto attuale nel breve futuro anziché azzardare una “franchigia” emissiva maggiore del 10%. 

Che, detto in tutta franchezza, per me è plausibile e realizzabile nella soglia del 30/70 (cioè 30% di emissioni totali consentite e 70% di abbattimento di CO2); ma non è in questione quel che penso io. 

Pacchetto “Fase UNO”: liberare l’endotermico senza togliere slancio alla Finanza “Green”

Ad oggi concedere al mondo endotermico una soglia di sopravvivenza maggiore avrebbe sortito da domani almeno tre effetti pregiudizievoli a carico dell’Europa: avrebbe accelerato, anziché aiutato a combattere, l’invasione di Ibride e Dual Fuelasiatiche di importazione; avrebbe costretto a riformulare tutta la struttura delle Multe CAFE; ed infine avrebbe giocato a sfavore della cosiddetta “Finanza Green” che già da sola sta vivendo un momento di flessione rispetto agli anni d’oro di poco tempo fa.

Dunque a mio avviso – tornando all’esempio del Vajont – un Pacchetto con soglie di emissione ammessa superiori al 10% fin da subito avrebbe abbassato il famoso svaso della Diga “Carbon Zero” ma la frana dell’Aftersales europeo sarebbe derivata dall’ingresso di massa di endotermici cinesi.

 

Subito dopo l’annuncio devo però ammettere che la definizione di una soglia del 10% di emissione ancora contemplata nella “manovrina Automotive” non è il più importante degli elementi a dibattito; ma è in realtà tutto il corollario di dubbi ed aspettative che questo “mostriciattolo” del 16 Dicembre porta in dote su temi che, di fronte a questo Pacchetto, vedono il loro percorso di vigenza decisamente frastagliato da scalini ed inceppi. 

Per intanto, i famigerati Carbon Credits: recenti revisioni normative a Bruxelles ne hanno reso l’acquisto decisamente poco vantaggioso, eppure il “Pacchetto Automotive” sembra far rientrare dalla finestra un sistema di compensazione che in molti ritenevano elegantemente accompagnato alla porta dei nuovi target climatici. 

 

Eppure il Comitato scientifico indipendente (ERC) ha espresso un giudizio allarmato sulla interazione dei Carbon Credits nel raggiungimento degli obbiettivi di decarbonizzazione, in quanto la compravendita dei crediti “distoglie” fatalmente flussi di cassa e risorse finanziarie che le Imprese potrebbero investire in piani strutturali di ricondizionamento dei processi produttivi.

Chi vuole giocare con malizia tuttavia potrebbe collegare tra loro due informazioni apparentemente non in relazione: nel primo semestre del 2025 il livello di emissione di GSS (Green, Social, Sustainability) Bonds è calato rispetto al precedente semestre 2024 e il trend suscita di certo un allarme, peggiorato se possibile dalla “concessione” al 10% di emissioni consentite dal Pacchetto Auto che per alcuni investitori potrebbe implicare un passo indietro rispetto agli obbiettivi iniziali.

Eppure nel richiamo a Carbon Credits ed al supporto dei Biocarburanti si potrebbe capziosamente nascondere una sorta di piccolo “gioco di ruolo”: i Green Bond sui biocarburanti sono obbligazioni destinate a raccogliere liquidità sul mercato per produrre biocarburanti, il cui rendimento è legato ad obbiettivi di sostenibilità e target ambientali. 

Di conseguenza il volume di biocarburante sostitutivo dei propellenti fossili realizza una discreta disponibilità di Carbon Credits che, in forma di asset legati al progetto di produzione alternativa, possono generare massa intermediabile sul mercato dei crediti. 

Il Dubbio: meglio produrre BEV su Licenza o importare direttamente?

C’è un punto poco chiaro, nel pacchetto Auto, legato al ruolo ed al profilo della Gamma “BEV” di supporto alla produzione autoctona di Carbon Credits da parte dei Costruttori: meglioinvestire risorse proprie per costruire una Gamma BEV autoctona in grado di consentire al Costruttore, insieme alla riduzione della linea produttiva degli endotermici, di sommare al totale di emissioni “Endo” anche l’effetto decrementale di linee diproduzione di BEV Entry Level che permetta agli stessi Costruttori di mantenere target di riduzione della CO2 strutturali ? 

Oppure meglio avviare un accordo su Licenza e produrre in Europa Car Lines di BEV riducendo la mole degli investimenti iniziali ma pagando Royalties per una gamma comunque necessaria al conseguimento degli obbiettivi di CO2 in ottica CAFE? 

Ovvero, in ultima analisi, per effetto della probabile decadenza dei superdazi verso le BEV cinesi, sarà più conveniente importare direttamente lotti di auto prodotte in Cina e vendute a prezzi di promozione per effetto della iperproduzione in casa? Dopo la fine annunciata da Pechino di aiuti di Stato alla produzione dal prossimo anno, perde legittimità anche il sistema dei superdazi di Bruxelles e dunque perde i suoi vantaggi anche l’idea di impiantare nuovi Stabilimenti su Licenza qui in Europa, perché anche in caso di plausibili Joint Ventures a tema sarà più conveniente far arrivare a prezzi politici dalla Cina tutta l’Iperproduzione di BEV che da là proviene.

 

Ed allora? Ecco che per magia da quel 10% di franchigia dentro al Pacchetto discende un teorema del tutto nuovo e che, forse maliziosamente, mi pare di aver letto: la Commissione Europea che ammette ed anzi incoraggia l’avviamento di linee produttive di “K-Car” all’europea senza però approfondire quel concetto di contributo comunitario espresso dalla Von der Layen nel Discorso sullo Stato dell’Unione. 

Come a dire: ”Intanto, cari Costruttori, sappiate che da un momento in poi i Carbon Credits Ve li dovete fabbricare in casa e non comprare; se poi l’Unione deciderà di finanziarVi le linee di montaggio, questo si vedrà a suo tempo”. 

Ulteriore indizio che mi porta a pensare che questo Pacchetto sia “Pacchetto Atto Primo” a cui ne seguiranno a breve altri.

 

C’è poi da capire perché nel “Pacchetto” entrino marginalmente aspetti che sono determinanti per il processo di riduzione del “Footprint” di settore: l’uso di materiali ecocompatibili, il processo di riciclo a fine vita, la rigenerazione e l’accesso ad energie rinnovabili sembrano quasi accessori nel contesto; eppure al contrario sono, insieme alla riduzione della CO2 emessa dalle attività distributive e di Logistica, uno dei temi chiave della futura decarbonizzazione. Detenere ad esempio una flotta di mezzi logistici (terrestri, aerei o navali) a basse emissioni dovrà per forza diventare elemento contabile di quel 90% oggi definito nel Pacchetto e che, per effetto, dovrà essere ricalibrato. E’ il caso ad esempio di Costruttori cinesi che insediandosi in Europa potrebbero di buon diritto chiedere nella conta delle emissioni complessive anche quelle impegnate nella logistica svolta con mezzi Low Carbon. Altro aspetto, appunto, che determinerebbe un rimaneggiamento del Pacchetto.

Quanto pesano Biofuel ed alternativi nel bilancio ecologico? Lo dirà il prossimo Pacchetto?

Ed in ultima analisi: i Biocarburanti, i nuovi protagonisti del dibattito. Benzina Bio con componente etilica da un minimo del 25% in su, e Biogasolio HVO totalmente sostitutivo del fossile, insieme ad un inevitabile ritorno sulla scena del prodotto tipico europeo: il “Biometano”.

Parliamo di una nuova famiglia di alimentazioni che insieme al presente di GPL ed al prossimo futuro di metanolo, Idrogeno ed e-Fuel dovra sostituire i carburanti fossili per almeno l’80% dei volumi distribuiti ad oggi. Significa un cambio epocale per i motori che saranno prodotti da adesso in futuro. 

Ok: ma per l’Usato? Sappiamo che l’Italia ha fatto la prima mossa senza che questa sia stata neppure contemplata nelle righe del “Pacchetto”: l’Italia – che fu tra le prime Nazioni europee a varare il provvedimento per il Kit Retrofit elettrico dieci anni fa – ha inquadrato in un testo di Decreto il Kit adatto all’utilizzo dei Biofuel anche sui motori a Gasolio che nativamente non rispecchiano le caratteristiche idonee. Un grande passo che, a ben vedere, si sposa perfettamente con attività più fervide in Francia, Germania e Penisola Scandinava e legate alle nuove “Sub ECU” (come le chiamo io) atte a modificare i valori di taratura e funzionamento dei motori inadatti nativamente a girare con benzine ricche di Bioetanolo o totalmente coperte da materia prima vegetale (E95, E100). 

Prima o poi, o per motivi congiunturali o per esigenza dei consumatori, l’eventuale diffusione di massa della “E25” e benzine con soglie superiori in tutta Europa dovrà fare i conti con la impossibilità per almeno il 45% del parco auto usato circolante nella UE di funzionare a dovere. 

Un patrimonio che comprende auto da lavoro, da collezione, o auto usate vecchie ma perfettamente funzionanti. 

A meno che la soluzione tacita della Commissione non sia di girare la testa altrove, prima o poi di un eventuale nuovo pacchetto dovrà far parte anche la strategia di riassetto e di evoluzione del Parco circolante usato che attualmente in Europa vale circa 250 milioni di unità.

C’è poi l’aspetto più folkloristico: e se ad Ottobre il Sondaggio Pubblico promosso dalla UE dovesse sconfessare le politiche di Bruxelles sulla ecomobilità, riportando sugli altari con un plebiscito la preferenza del pubblico europeo sulle endotermiche, cosa accadrà? Credo che una idea, avendo letto le mie opinioni, Ve la siete fatta.

Insomma, il giudizio iniziale che mi sono fatto sulla possibilità che questo Pacchetto Auto sia:

​-Una porta simbolicamente aperta all’endotermico come traccia delle strategie future della UE;

-Un ponte di nuovo dialogo tra Commissione e Costruttori;

-Un manifesto programmatico del nuovo indirizzo dei Green Bond sul versante Biofuel;

​-Un protocollo a geometria variabile che, secondo me, avrà altre riedizioni in futuro,

tutto questo mi porta a pensare che, senza darne l’impressione, a Bruxelles ci troviamo già in piena Controriforma ecologista sulla mobilità post 2035.

E con questo, proprio per lasciarVi un bell’articolo lungo con cui affrontare i lunghi pomeriggi di festa in famiglia, lasciate che Vi porga i migliori auguri di buone Feste.

Riccardo Bellumori