Dacia Bigster GPL: Prova su strada

Ci sono auto che si comprano con la testa. La Dacia Bigster 1.2 GPL è una di queste. Poi la guidi per una settimana, e capisci che si comprano anche con il cuore — quello pragmatico di chi sa cosa vuole davvero da un’automobile.
La Bigster non cerca di sembrare quello che non è. Riprende in buona parte gli stilemi della Duster, elevandoli a dimensioni da segmento C: linee tese e squadrate, superfici pulite, una presenza su strada molto solida che sa farsi notare senza essere vistosa.

Le misure sono importanti: 4,57 metri di lunghezza, 1,81 di larghezza, 1,71 di altezza, con un passo di 2,70 metri — numeri da vera SUV di famiglia, non da crossover travestito. Al frontale campeggia una grande griglia in nero lucido che si interseca con i gruppi ottici dalla caratteristica firma luminosa ad “Y”, un elemento stilistico che accomuna la famiglia Dacia e che ritroviamo specularmente anche al posteriore. I cerchi da 18 pollici della versione Extreme, i passaruota e le protezioni in plastica riciclata completano il look da fuoristrada leggero — un SUV che sembra a suo agio tanto su uno sterrato polveroso quanto in un parcheggio del supermercato.
Nella versione Extreme della nostra prova, la finitura color rame su specchietti, griglia anteriore, coprimozzo e logo Dacia al portellone aggiunge un tocco di personalità autentica, senza cadere nell’eccesso — una scelta di stile azzeccata che distingue l’allestimento top senza risultare pacchiana.
All’interno, la filosofia Dacia è rispettata: niente finto lusso, ma tanto senso pratico. L’abitacolo è realizzato con plastiche rigide ma ben assemblate e ben disegnate; il colore viene usato con furbizia per dare personalità all’arredamento, così da appagare la vista nonostante l’evidente risparmio sui materiali. Il risultato è un ambiente che non pretende di competere con un Volkswagen Tiguan, ma che funziona. I passeggeri posteriori godono di uno spazio generoso — tutti i 23 centimetri in più rispetto alla Duster sono andati a favore loro e del bagagliaio , con una capacità di carico che parte da 702 litri e supera i 2.000 abbattendo gli schienali della seconda fila, frazionabili in configurazione 40:20:40.
Da segnalare: nella versione GPL la bombola a ciambella da 50 litri per il gas è sistemata sotto il piano di carico del bagagliaio , riducendo leggermente lo spazio a disposizione rispetto alle versioni solo benzina — un compromesso accettabile, considerato il vantaggio in termini di autonomia.

Motore e prova su strada

Sotto il cofano della Bigster GPL batte uno dei powertrain più intelligenti sul mercato in questa fascia di prezzo. Il 1.2 turbo a tre cilindri è integrato in un sistema mild hybrid a 48 volt: un’unità elettrica da 14 CV, mossa da una cinghia e alimentata da una batteria da 0,84 kWh collocata sotto il sedile passeggero, assiste il motore termico in fase di avvio e di accelerazione. La potenza complessiva è di 140 CV. Il sistema no n muove l’auto da solo, ma leviga le. partenze, riduce il consumo ne i cicli stop-and-go e contribuisce a quella sensazione di fluidità che si percepisce nel traffico urbano.
L’autonomia complessiva è il vero argomento di vendita: con il serbatoio benzina da 50 litri e la bombola GPL da 50 litri, si raggiungono 1.450 km di percorrenza dichiarata. Nella nostra prova mista di circa 180 km, tra città, autostrada e strade di montagna, abbiamo registrato una media di 12,0 km per litro di GPL. Tradotto in costi reali: con il GPL a circa 0,70 euro al litro, 100 km costano attorno a 4,90 euro; con la benzina, a 1,69 euro al litro, la stessa distanza ne costa quasi il doppio. Il risparmio inizia dal primo chilometro, a parità di prezzo d’acquisto rispetto alla versione solo mild hybrid.
In una prova più lunga su percorso Roma-Forlì, la Bigster GPL ha registrato un consumo reale di 6,20 litri ogni 100 km, percorrendo circa 806 km con un pieno di gas — per una spesa totale di poco più di 14 euro. Numeri da diesel dei bei tempi, ottenuti con una tecnologia moderna e a emissioni ridotte.
Al volante, la Bigster non cambia il proprio carattere rispetto alla versione solo benzina: fluidità generale buona, con una certa tendenza al rollio perché il setup delle sospensioni è orientato al comfort piuttosto che alla sportività. L’assetto è morbido e pronto nell’assorbire le asperità del manto stradale: su un SUV pensato per le famiglie, questo è esattamente ciò che serve.
La posizione di guida è rialzata, con pochi angoli ciechi e una buona percezione degli ingombri. Il volante, semplice con tasti fisici ben posizionati, trasmette una sensazione di sterzo morbido e leggero che rende la Bigster facile da manovrare nonostante le dimensioni. Nelle situazioni di guida più impegnata, però, emerge una certa lentezza nello sterzo, anche se la precisione e la progressività restano adeguate.
Il cambio manuale a sei marce merita una menzione positiva: la leva risulta forse un po’ lunga per certi gusti, ma è sempre gradevole da manovrare e non presenta impuntamenti. In un segmento sempre più dominato dagli automatici, trovare un manuale ben calibrato è quasi un atto di resistenza culturale — e la Bigster lo porta avanti con coerenza.

Interni e tecnologie

Dacia non insegue la corsa alle funzionalità digitali per il gusto di farlo, ma sulla Bigster l’impostazione tecnologica è cresciuta in modo sensibile rispetto al passato.
Il touchscreen centrale da 10,1 pollici è di serie su tutti gli allestimenti, affiancato da un quadro strumenti digitale da 7 o 10 pollici a seconda della versione. La connettività Apple CarPlay e Android Auto wireless è inclusa, così come il caricatore a induzione per lo smartphone negli allestimenti superiori. Le versioni più ricche dispongono di navigazione connessa e sistema audio Arkamys 3D Sound con sei altoparlanti — non un’esperienza audiofila, ma più che dignitosa per la categoria.
Il sistema YouClip permette di fissare vari accessori in diversi punti dell’abitacolo : portacellulari, tasche, supporti per tablet. Un piccolo dettaglio che racconta la mentalità Dacia meglio di mille comunicati stampa.
Sul fronte ADAS, la dotazione è funzionale senza essere ridondante. Con il Parking Pack opzionale da 600 euro si ottengono le telecamere a 360°, che aiutano non poco nelle manovre — di serie è presente solo la telecamera posteriore. Il cruise control adattivo, il lane keeping assist e il riconoscimento dei segnali stradali sono presenti negli allestimenti superiori. Niente LiDAR, niente intelligenza artificiale distribuita: tutto funziona in modo diretto e affidabile, senza richiedere all’utente un corso di aggiornamento.
La versione Extreme della nostra prova porta in dote anche il tetto panoramico elettrico, gli abbaglianti automatici, il keyless entry e i vetri posteriori oscurati — dotazioni che su auto di prezzo superiore si dà per scontate, qui diventano un valore concreto.
Un cenno merita il sistema di ricarica del GPL: bisogna mettere in conto una manutenzione leggermente più onerosa, a causa della sostituzione periodica del filtro del gas, della sostituzione più frequente delle candele e, dopo un decennio, dei componenti del sistema a gas stesso. Nulla di drammatico, ma da considerare nel calcolo del costo totale di proprietà.

PRO E CONTRO — Il verdetto
✅ PRO
∙ Autonomia eccezionale: fino a 1.450 km combinando benzina e GPL
∙ Costo carburante dimezzato rispetto alla benzina, a parità di prezzo d’acquisto
∙ Spazio interno enorme per passeggeri e bagagliaio (fino a 702 litri)
∙ Confort di marcia elevato, sospensioni ben calibrate per uso familiare
∙ Prezzo di listino imbattibile nel segmento C, da 24.800 euro
∙ Sistema multimediale semplice, intuitivo e ben integrato
∙ Cambio manuale preciso e piacevole in un segmento che lo ha quasi abbandonato
❌ CONTRO
∙ Rollio in curva percettibile: non è un’auto per chi ama la guida sportiva
∙ Sterzo poco reattivo nelle situazioni più dinamiche
∙ Plastiche rigide nell’abitacolo: funzionali, ma si percepisce l’economia sui materiali
∙ Telecamere a 360° non di serie: richiedono un pacchetto opzionale aggiuntivo
∙ La bombola GPL riduce leggermente il volume del bagagliaio
∙ Rumorosità aerodinamica a velocità autostradali, accentuata dalle forme squadrate
∙ Mild hybrid: non sposta l’ago dell’efficienza in città come farebbe un full hybrid

In sintesi: la Dacia Bigster 1.2 Mild Hybrid-G 140 è l’auto più onesta del suo segmento. Non promette ciò che non può mantenere, non si veste da quello che non è. Offre spazio, autonomia, costi di esercizio bassissimi e un prezzo difficile da battere. In un mercato che spesso dimentica il buon senso, la Bigster lo mette al centro — e questo, alla fine, è il lusso più raro.

Antonio Elia Migliozzi
Antonio Elia Migliozzi
Giornalista iscritto all'ordine scrivo di auto per passione. Nel 2014 ho creato Autoprove.it, uno spazio nuovo per un racconto disintermediato attento alle verità, anche scomode, del settore Automotive. Per carità non amo le notizie strillate, ma ho il desiderio di non nascondere nulla anche quando significa far arrabbiare qualche ufficio stampa.
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