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Moto GP: con Bagnaia quanta storia italiana nel mondiale

Se ad Aragon Enea Bastianini non lo avesse superato andando a vincere, con soli 5 punti in più “Pecco” Bagnaia sarebbe già in Albo D’Oro di questo Mondiale MotoGP 2022. Invece tutto è rimandato a Valencia, dove l’alfiere Ducati andrà con +23 punti su Quartararo (Yamaha): all’italiano basterebbe persino chiudere 14° con la eventuale vittoria di quest’ultimo, perchè a parità di punti avrebbe comunque il doppio delle vittorie.

Se dovesse conquistare questo Mondiale, per lui si aprirebbe la porta della gloria ufficiale, mentre come al solito a noi piace aprire altre porte: quelle storico/temporali che ci riportano ad anniversari celebri e fondamentali. In particolare l’impresa di Pecco si intersecherebbe, per quanto riguarda i colori nazionali, con alcuni anniversari fondamentali. Ripercorriamo quella tappe che portano a 40, 30, 20 e 15 anni fa.

Solo l’Italia in Classe Regina, tra le Jap

Un record importante, e sottovalutato: nelle cosidette “Classi Regine” 500 cc. e Moto GP, tra il monopolio giapponese dei Marchi vincenti ci sono solo due Paesi europei con 5 Marchi Costruttori.

Due Marchi sono Inglesi – AJS e Norton – che però hanno vinto solo tre Titoli Costruttori all’alba del Motomondiale, mentre il “grosso” dell’opposizione europea al Giappone tritatutto è solo italiano: con Gilera (4 Titoli), Ducati (4 Titoli alla data di oggi) e MV Agusta (ben 16 Titoli), l’Italia si conferma l’unico Paese europeo con 23 Titoli Costruttori contro 48 ripartiti tra le Case Giapponesi. 

E, sorpresa, ancora dopo oltre 45 anni dal suo primo ritiro dalle Corse mondiali, la MV Agusta rimane ancora al secondo posto per numero di Titoli Costruttori vinti dopo la Honda che per ora ne ha vinti 25, e prima della Yamaha ferma ancora a 14. Mentre a Ducati mancherebbero “solo” tre Titoli per affiancare la Suzuki oggi al quarto posto…..Vi risparmio la classifica sulle classi minori, perché ci sarebbero belle sorprese per i nostri colori, ma meglio non appesantire con troppe statistiche. Un solo dato, che invece ci regala questa stagione e che a suo modo è storico:

Tifiamo Pecco, ma quest’anno è “GrandItalia”!!!

Questo 2022 può regalare all’Italia un primo nuovo record mondiale: con Ducati Campione ed Aprilia “vice” nel Titolo Costruttori. Mai sino ad oggi, nelle Classi Regine, era accaduto un binomio iridato tra Marchi nazionali. Ed è la prima volta, anche per l’ottima Aprilia, di arrivare un pelo sotto alla massima gloria mondiale nella MotoGP: evidentemente il Marchio di Noale ha sin qui avuto molta più abitudine con i Trofei della Superbike.

40 anni fa, 1982: l’ultimo tricolore prima di VR46

Più sorprendente è il bottino storico complessivo dei Titoli Piloti: l’Italia è in testa – al momento – alla pari con l’Inghilterra con 20 Titoli ma ha il primato di pluriCampioni:

E se “Pecco” vincerà lancerà il Belpaese al primato solitario di Titoli Piloti in Classi Regine. Gli USA si fermano infatti a 15, mentre risale la Spagna a 11 Titoli e supera l’Australia ferma ad 8. Poi, ecco il primo ed unico Titolo della Francia in Classe Top lo scorso anno.

Sotto il tricolore brillano i due primi assoluti per numero di Titoli vinti: Agostini con 8 è il Leader per sempre della vecchia Classe 500 e VR46 con 7 ancora domina nella MotoGP, visto che il suo concorrente più temibile oggi in attività, cioè Marc Marquez, è fermo a 6 Titoli e onestamente sta vivendo un momento “no”.

Nella serie di Stagioni del “vecchio” Motomondiale apertosi nel 1949 e chiuso nella sua ultima stagione di Classe 500 a 2T nel 2001 – superato dalla nuova Categoria MotoGP a 4 tempi – fino al 1982 i Titoli per Nazionalità erano suddivisi in una classifica che oggi apparirebbe surreale: su 34 annualità, 20 erano state appannaggio di Piloti inglesi e 12 di Piloti italiani, mentre gli USA si affacciavano timidamente con solo tre Titoli. Dal lato tecnico, le moto italiane erano state fino ad allora dominatrici assolute: 20 titoli contro i 10 delle moto giapponesi e solo 3 per le vecchie glorie inglesi. L’ultimo Titolo Piloti tricolore del 1982, prima di un lungo digiuno durato ben 18 anni (con 11 Titoli Piloti per gli USA, ben 6 per la ritrovata Australia ed uno solo per la Spagna) al quale rispose l’epopea di VR46 dal 2001, lo vinse un giovane e discreto ragazzo marchigiano, Franco Uncini. Su 11 gare valide per il Mondiale Franco ottenne un ottimo ruolino per quei tempi con 5 vittorie, 2 piazzamenti a podio più un fuori podio, e dimostrando la indistruttibilità della sua Suzuki RG Gamma XR40 limitandosi a soli 3 ritiri. Certo parliamo di motori a 2 Tempi che spesso “grippavano” anche con conseguenze tragiche, o che esplodevano nella potenza in uscita di curva facendo scodare la ruote posteriore e proprio Uncini fu drammatico protagonista di un incidente del genere nel 1983.

 1992: la prima vittoria di Cagiva

30 anni invece sono passati dalla prima storica vittoria della “rossa” di Schiranna che il 12 Luglio del 1992 vince con Eddie Lawson il Gran Premio di Ungheria, dopo un percorso davvero sofferto che la Casa di Varese aveva affrontato fin dal lontano 1978. Quella prima vittoria non portò putroppo ad altri grandi primati se non il titolo di vicecampione del mondo nel 1994. Tra l’altro tornando indietro a quel 1982 dobbiamo registrare la prima ed unica vittoria di un’altra italiana, la Sanvenero che vince in modo sporadico il Gran Premio di Francia disertato però dalla maggior parte delle Squadre……

2002: VR46 battezza la prima “MotoGP”

Valentino Rossi, già Campione del Mondo nella ultima Stagione di Classe 500 a 2T inaugura a suo modo la nuova era della MotoGP: vince 11 gare su 16 e stacca il vice Campione Biaggi di “soli” 140 Punti. Con il Mondiale 2001 e lungo tutta la sua epopea nella Classe Regina, VR46 chiude nel 2009 e da allora mai più un Italiano ha vinto il Mondiale di MotoGP, lasciando da allora alle “Furie Rosse” spagnole ben 10 Mondiali su 12 fin qui disputati e conclusi.

2007: 15 anni fa la prima gloria mondiale per Ducati.

Proprio Valentino a sua volta15 anni fa deve inchinarsi alla supremazia di Ducati che con Casey Stoner porta a casa 10 vittorie su 18 Gp, lasciando a Vale il magro bottino di 4 vittorie ed un distacco di ben 156 dalla vetta con un terzo posto iridato per il pesarese sulla Yamaha. La Ducati in quel 2007 compie una impresa storica: vince per la prima volta nella sua storia il Mondiale Piloti e Costruttori, ma interrompe dopo ben 35 anni continuativi un dominio assoluto dei Costruttori giapponesi andando a rimpiazzare la MV Agusta che nel 1973 era stata l’ultima europea e non nipponica a vincere.

Da Capirossi a Pecco, quanto si cambia in quasi 20 anni

Una curiosità: come al solito ci piace fare un poco di statistiche storiche, e in questo caso facciamo un confronto tra dati “quasi” paragonabili, visto che tra la “Desmosedici 2022” Ducati di Bagnaia e e la Suzuki “RG Gamma XR40” 500 2T di Uncini del 1982 non è possibile fare alcun raffronto. Prendendo come riferimento lungo 20 anni uno stesso circuito, il circuito di Catalogna, vediamo come si sono evolute le prestazioni di eccellenza tra la prima Ducati Desmosedici di Capirossi nel 2003 e la attuale Desmosedici 2022 di Pecco. Nel 2003 vince Capirex ma è Valentino Rossi a conquistare sia la Pole in 1:43, 927” che il Giro più veloce con 1:45, 742”. Dopo ben 19 anni i dati sul Giro sono stati migliorati apparentemente di non molto: Espargarò quest’anno batte la Pole con 1:38, 742” e Quartararo fa il Giro più veloce con 1:40, 186”. Sono dati solo apparentemente poco sorprendenti: ma pensate solo che ad un andamento di Gara percorso pur sempre con i tempi di Giro più veloce, il vincitore del 2003 (Alex Capirossi appunto) avrebbe tagliato il traguardo dei 24 Giri quasi tre minuti più tardi del vincitore di quest’anno!!! E parliamo di due Desmosedici abbastanza “cugine”: motore 1000 cc. V4 90°, con 250 Cv, ed un peso di 148 Kg per la 2003 e di quasi 160 Kg. per la 2022. Unica grande differenza è il telaio che 19 anni fa era un traliccio di tubi “avventuroso” e che solo Capirossi teneva in strada.