Le liste dei desideri degli appassionati tendono a tornare sempre alla stessa domanda: quali marchi producono ancora una semplice due posti pensata per il weekend e le strade secondarie? Se si osserva attentamente la gamma Honda, si nota che manca almeno una cosa: una coupé o una roadster dalle prestazioni estreme.
Per anni, la Honda S2000 ha ricoperto questo ruolo nella gamma del costruttore giapponese, un obiettivo che la Prelude ibrida, molto più morbida, non potrà mai soddisfare a meno che non venga realizzata una versione Type R più aggressiva. Ora, l’azienda ha lasciato intendere che la S2000 potrebbe tornare, ma solo dopo che diversi pezzi del puzzle saranno andati al loro posto.
Secondo l’ingegnere capo Tomoyuki Yamagami, il desiderio di riportare in auge il marchio S2000 è molto sentito all’interno di Honda. Come al solito, la sfida si riduce a numeri e risorse.
Parlando a margine del Japan Mobility Show di Tokyo, Yamagami-san, che ha guidato lo sviluppo della nuova Prelude, ha dichiarato alla rivista australiana Drive che la S2000 rimane nel cuore di Honda.
“Naturalmente, tutti la pensano così”, ha detto quando gli è stato chiesto se fosse in programma un modello di seconda generazione. “Tutti i dipendenti Honda amano la S2000. Un giorno mi piacerebbe [costruirne un’altra]”.
Il problema è che la S2000 ha fissato standard molto elevati e Honda non cercherà di lanciare sul mercato una versione moderna senza assicurarsi che soddisfi o superi tali standard.
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Al momento, Honda non dispone di una piattaforma adatta a un successore della S2000. Questo ha portato Yamagami a chiarire che Honda non collaborerà con un altro marchio per la realizzazione di un’auto di questo tipo, a differenza delle partnership di Toyota con Subaru per la GR86 e con BMW per la GR Supra.
“Sappiamo cosa ci si aspetta dalla Honda [S2000], quindi per noi è importante mantenere il DNA di Honda”, ha spiegato.
IL RITORNO DEL MITO
Oltre alla progettazione, c’è la questione del prezzo. “Un’auto sportiva convenzionale è molto costosa [da progettare, sviluppare e costruire] e le giovani generazioni non possono permettersi [di acquistarla]”, ha spiegato Yamagami. “Un’auto sportiva, che ha una produzione limitata, comporta prezzi [elevati]”.
Quando la S2000 originale fu lanciata nel 1999, fu venduta a circa 69.950 dollari australiani in Australia, circa 140.000 dollari australiani al valore attuale, mentre qui negli Stati Uniti partiva da 32.000 dollari, equivalenti a circa 61.573 dollari al netto dell’inflazione.
Auto come la nuova Prelude beneficiano sia della condivisione dei componenti che di un mercato più ampio. La casa automobilistica può venderla a quel prezzo in parte perché prende in prestito dalla Civic la piattaforma, il propulsore ibrido e molte altre cose che non si vedono. La S2000, al contrario, era una macchina costruita appositamente con un layout e una trasmissione completamente unici. I suoi motori F20C da 2,0 litri ad alto numero di giri e successivamente F22C1 da 2,2 litri, entrambi montati longitudinalmente per la trazione posteriore, sono tra i pochi quattro cilindri Honda progettati specificamente per quella configurazione.
Nonostante ciò, Honda afferma che le persone continuano a lamentarsi del fatto che la nuova HEV a due porte sia troppo costosa.
“Questa nuova Prelude è stata creata, prodotta e sviluppata come una combinazione di Civic, Civic Type R e HEV, in modo da poter ridurre il prezzo. Eppure abbiamo ricevuto feedback dagli acquirenti che la ritengono ancora troppo costosa”.
Amici di Autoprove, nel tornare al Salone del Ciclo e Motociclo – EICMA- di Milano 2025, memori delle troppe e non meritate tirate di orecchio che ci avete dispensato per i servizi video, gli audio Spotify e per gli articoli dedicati alla scorsa edizione, quest’anno abbiamo escogitato una severa lezione sia per noi che – consenticelo – per Voi: quest’anno niente Video, ed un po’ è “colpa” anche dei tanti espositori a due, tre e quattro ruote che lo scorso anno abbiamo cercato e inseguito per interviste e servizi dedicati. Stavolta, lo dobbiamo ammettere, ci siamo mossi molto più in anticipo rispetto allo scorso anno, eppure le tante segnalazioni e comunicazioni con i potenziali espositori per poter concordare spazi ristretti e implabilmente sincronizzati di approfondimento hanno sortito in troppi casi assenza di feedback. Segno che non siamo interessanti, e ce ne facciamo una ragione.
E però rimane il fatto che se Autoprove.it ha un merito è stato, anche lo scorso anno, di svolgere interviste e dibattiti su temi non scontati. Dunque, pazienza.
E pazienza anche se quest’anno, tuttavia, i nostri appassionati delle due ruote molto esigenti e critici si perderanno il piacere, tutto personale di chi Vi sta scrivendo questo pezzo, di veder condiviso dal sottoscritto un piccolo patrimonio di immagini, di scorci e di panoramiche, su tutto quel ben di Dio che come sempre EICMA ha dispensato agli appassionati. E pazienza se Vi dovrete “sorbire” recensioni video e sottofondi audio del tipo “Bella, rega” o “Gas a martello”. Oddio, sarà iconico e talvolta anche divertente, ma non sentite mai la mancanza di recensioni con meno esclamazioni e sacramenti e un poco più di sana tecnica e storia descritta come Dio comanda?
Se a questa domanda rispondete “SI” alzate il ditino e fatecelo sapere. Pur essendo…”Auto-prove” non è che le moto ci fanno schifo.
Anzi. Era giusto per mettere in chiaro che dal 2026 cambiano parecchie cose dentro la nostra piattaforma: più mezzi a due, tre, quattro ruote; mezzi per il Delivery e per il traffico urbano ma anche i maxi cruiser e le Crossover così utili al Manager Executive od al professionista Partita Iva o Fleet che sempre più accede al mondo delle moto per muoversi in modo più sostenibile ed efficiente. Più focus sul mondo a due ruote e sui nuovi protagonisti del mercato. E vedrete che all’EICMA 2026, dove “Autoprove.A due ruote. It”sa già di essere presente, Vi renderemo con gli interessi quel che opportunamente ci siamo decisi a negare oggi.
Sempre più Player cinesi
Cominciamo questa recensione su un EICMA molto parziale e specifico con un focus su alcuni operatori provenienti dal continente cinese ed asiatico che, crediamo, hanno saputo interpretare in modo interessante la richiesta di nuova mobilità e di tecnica convenzionale (Z.E. ed endotermici) unendo un prezzo interessante ad ottime capacità e doti di utilizzo per tutti i giorni.
Zonsen Group, insieme ai suoi tre marchi Zonsen, Cyclone e Cineco, ha presentato ufficialmente i nuovissimi modelli RA1000 e RX2. RA1000 e RX2 Adventure che uniscono magistralmente prestazioni, design e affidabilità per offrire un’esperienza di guida rinnovata agli esploratori moderni. Dalla sua fondazione nel 1982, Zonsen Group è cresciuto fino a diventare uno dei principali produttori di motociclette in Cina offrendo una gamma completa di motociclette e prodotti elettrici.
RA1000, tra le altre, ci ha colpito: è una cruiser sportiva che unisce potenza ed eleganza: motore bicilindrico da 996 cc raffreddato a liquido, con potenza massima di 78,5 kW/9000 giri/min, coppia massima di 95 Nm/6500 giri/min e velocità massima di 235 km/h. È dotato di ABS Bosch, controllo di trazione TCS e display intelligente TFT da 6 pollici, ottenendo una perfetta integrazione tra alte prestazioni e tecnologia avanzata.
LONCIN e VOGE fanno un debutto globale di successo a EICMA 2025. La mission? Ridefinire le soluzioni per la mobilità e il lavoro. I Marchi che abbiamo già recensito nel nostro Video dello scorso anno riaffermano la loro forza e innovazione con il debutto mondiale di tre nuovi modelli.
VOGE SR450X nasce per i motociclisti che vivono una “vita multidimensionale”, essendo una moto versatile che si adatta senza problemi alle strade cittadine e ai sentieri fuoristrada. La praticità incontra il comfort grazie al parabrezza regolabile elettronicamente, alle manopole e alla sella riscaldate e al capiente serbatoio da 18 litri che garantisce un’autonomia di oltre 400 km.
VOGE SR16A invece è pensato per il “poeta urbano” perchètrasforma il pendolarismo quotidiano in un’arte di vivere raffinata. Ogni dettaglio riflette precisione ed eleganza. La luminosità dei fari raggiunge i 40.000 cd, illuminando la notte come la luce del giorno per viaggi di ritorno più sicuri. Il sistema di controllo della stabilità del manubrio, appositamente tarato, funziona in tandem con la tecnologia di isolamento dalle vibrazioni ad alta efficienza. Più di un semplice scooter per pendolari, l’SR16A offre un comfort emozionale, trasformando gli spostamenti quotidiani in preziosi momenti di tranquillità e di connessione con se stessi nel mezzo del trambusto cittadino.
LONCIN UWolf 1000 è proprio il partner affidabile per l’esplorazione e i lavori pesanti: il suo motore bicilindrico a V da 976 cc eroga 95 CV e 106 Nm di coppia, combinati con una capacità di traino di 1.160 kg, un carico utile di 550 kg e un ampio cassone da 410 litri, è progettato per superare qualsiasi sfida, dalle pendenze ripide ai trasporti pesanti. Con un’altezza da terra di 300 mm e una profondità di guado di 720 mm, l’UWolf1000 è pronto ad affrontare qualsiasi terreno.
Di SWM abbiamo parlato a lungo, peccato che fino ad oggi le richieste cortesi di test dei loro mezzi siano cadute a vuoto. Noi siamo sempre in serena attesa, ma a questo punto ci viene da fare pensieri abbastanza negativi…
Il Marchio (che nasce in Italia mezzo secolo fa con le moto)lancia ufficialmente la sua espansione globale, con il motto “Legacy Reborn · Intelligent Future”, e con alcuni modelli che approfondiamo in estrema sintesi
BUMBLEBEE.Concept: un mostro di prestazioni in stile fantascientifico e mecha che anticipa il futuro
VERSANTE 550, il “Re delle specifiche complete” del turismo fuoristrada SUPER SIX 650, una scrambler retrò per l'”Urban Ranger”
Quest’anno, SWM non solo presenta una gamma di motociclette completamente nuova, ma entra ufficialmente anche nel segmento dei veicoli fuoristrada, presentando i suoi primi modelli ATV/UTV a livello globale a EICMA 2025.
Guidata dalla filosofia “Engineering Tomorrow”, SWM presenta una famiglia di veicoli fuoristrada che va da 550 cc a 1000 cc, tra cui le serie TRAILHUNTER ATV e NOMADER UTV, presentando contemporaneamente la prima piattaforma ibrida NOMADER HEV del settore. Con potenza intelligente, adattabilità a tutti gli scenari e un’estetica meccanica italiana, SWM stabilisce un nuovo posizionamento globale nel mercato fuoristrada. Questo non solo rappresenta l’espansione formale della matrice di prodotto di SWM, ma rappresenta anche la sua evoluzione da marchio motociclistico a impresa multidisciplinare nel settore delle tecnologie di potenza. Una dichiarazione globale di fiducia tecnica: da follower a leader
Tornata a EICMA per l’ottava volta, Yadea ha presentato i suoi ultimi progressi in termini di prestazioni e tecnologia energetica per veicoli elettrici, presentando una gamma di prodotti rinnovata e un ecosistema di ricarica completo. Le innovazioni presentate durante l’evento di lancio del 4 novembre sottolineano l’impegno di Yadea nel promuovere la mobilità sostenibile in tutto il mondo.
Il fulcro della presentazione di Yadea è la Yadea Velax, una moto elettrica ad alte prestazioni, dotata di una ricarica straordinariamente rapida che ricarica la batteria fino all’80% in soli 20 minuti. La versione Velax U è alimentata da due batterie al litio ATL rimovibili da 74V28Ah, che offrono un’autonomia fino a 110 km. Il suo motore da 3000 W (con una potenza massima di 4900 W e una coppia di 176 Nm) offre un’accelerazione istantanea e reattiva. L’efficienza è ottimizzata grazie alla modalità ECO con frenata rigenerativa, mentre un sofisticato sistema di gestione dell’energia con oltre 40 protezioni BMS garantisce affidabilità e sicurezza del pilota.
Con Yadea Keeness, la prima motocicletta elettrica al mondo vincitrice del Red Dot Award, all’EICMA 2025 è stata presentata anche la Yadea Keeness Long-Range Edition. Alimentata da una batteria al litio da 72 V e 109 Ah, raggiunge un’autonomia fino a 170 km.
Come insisto a ribadire, gli smanettoni (sempre più urlati e sempre meno concreti, tuttavia) che continuano a negare l’evidenza si mettano il cuore in pace. EICMA continua a dimostrare che il mondo delle due ruote sta convergendo verso un concetto di “Commodity” legato all’uso urbano e professionale sempre più in surroga all’uso di auto sempre meno possibili da acquistare e gestire.
E noi di Autoprove continuiamo a vedere il Salone di Milano crescere soprattutto negli Stand di quadricicli, mezzi per Delivery e per mobilità urbana “Smart”. E non siamo certo degli esaltati ecologisti.
Per ora è così, e detto da uno come me di mezzo secolo che ha cominciato a usare ciclomotore e moto all’epoca delle Kawa GPZ 750 o 900 o delle Honda CB1100 Bol d’Or, è pur sempre una constatazione amara. Buon doppio lampo di luce a tutti, nel ricordo infine di un grande che ha saputo costruire sogni a due Ruote: Massimo Tamburini. In questo articolo non c’entra nulla, ma è l’ispirazione a cui tutti un giorno dovremo tornare a guardare, se vogliamo ricominciare a vedere la bellezza nel mondo delle moto. Ma questo è solo un mio umile punto di vista.
I reparti di sviluppo dei nuovi modelli Mercedes lavorano tutti con grande frenesia. Il marchio di lusso ha un’agenda fitta di importanti lanci in programma, quasi per tutti i mesi del 2026 e oltre. In alcuni mesi potrebbero esserci anche più di una presentazione o un debutto e un lancio, data l’enorme gamma di modelli, per cui il costruttore si è visto costretto ad avviare il programma di presentazioni prima della fine di quest’anno 2025.
La seconda generazione della Mercedes GLB sarà la prima ad aprire questa serie di presentazioni, e lo farà con alcuni mesi di anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto.
La cessazione della produzione della GLB di prima generazione è ormai un dato di fatto, quindi rinunciare a un modello così importante nella gamma delle sue compatte è un azzardo che Mercedes non può permettersi. Tanto più che è praticamente uno dei pochi SUV della sua categoria che può essere dotato di sette posti, e l’unico nel segmento Premium.
La GLB è stata completamente rinnovata, l’avete vista in diverse occasioni nelle foto spia, ma sempre ricoperta di camuffamento e soprattutto nella parte posteriore che sarà completamente nuova. Tanto che Mercedes si è opposta con forza a mostrare più di una minima parte in cui si vede un’enorme cornice luminosa che parte in verticale dagli estremi del portellone, lo attraversa per tutta la larghezza e si estende anche ai parafanghi posteriori. Ma questo grande pilota è solo quello della luce di posizione, non quello delle funzioni di frenata e non si vede nemmeno la stella a tre punte che è diventata una caratteristica fissa in tutti i nuovi modelli del costruttore.
TECNOLOGIE E MOTORI
Un dettaglio che è presente nei fari anteriori, ma non in tutte le unità che arriveranno sul mercato, bensì solo in quelle dotate dei sofisticati fari LED MultiBeam. La nuova GLB continuerà a sfoggiare una silhouette allungata, tipica dei modelli familiari, con superfici lisce e un’identità più futuristica. E non solo all’esterno, perché anche all’interno sarà dotata di un grande schermo digitale fino a 33 pollici nelle unità più complete. Ancora una volta, il terzo schermo del sistema “MBUX Superscreen” sarà un optional, poiché quelli di serie saranno due, uno da 10,25 pollici dietro al volante e uno da 14 pollici per il sistema multimediale.
Fonti tedesche ben informate hanno sottolineato che la presentazione mondiale della nuova Mercedes GLB è stata anticipata a un momento precedente alla fine dell’anno, ma Mercedes non ha ancora annunciato questa data, anche se non ci vorrà molto tempo prima che vengano fornite le prime anticipazioni ufficiali. La fonte anticipa anche che il lancio sul mercato è previsto per la primavera del 2026, quando saranno aperti i registri degli ordini, quindi le prime unità arriveranno sulle strade in estate. Il calendario della nuova Mercedes GLB sarà lo stesso di quello della CLA appena lanciata. Il marchio della stella darà la priorità alla commercializzazione della GLB come modello elettrico, quindi la gamma avrà diverse versioni con uno o due motori elettrici e una batteria che fornirà energia per coprire un’autonomia massima di 600 chilometri con una ricarica. A proposito, questa GLB elettrica sarà offerta di serie con cinque posti, mentre la terza fila e i due posti aggiuntivi saranno un equipaggiamento opzionale. Come il tetto panoramico fisso con stelle.
Con una potenza fino a 354 CV e una rete elettrica da 800 V, la nuova Mercedes GLB EQ sarà in grado di recuperare energia dal 10% all’80% in soli 22 minuti. Il marchio di lusso lancerà le versioni ibride presentate per la prima volta nella nuova Mercedes CLA alla fine del 2026. Una gamma che disporrà anche della trazione integrale 4MATIC nelle opzioni da 163 CV e 190 CV.
Quando un modello, ovvero una famiglia di modelli di Auto, compie il quarto di secolo; quando questa “dinastia” tocca la Quinta generazione ed in più è persino originaria di mondi lontanissimi dall’Europa, ma anche grazie alle vendite nel Vecchio Continente tocca ormai i “diversi” milioni di pezzi nella sua storia; ebbene, per questa “dinastia” occorre portare rispetto e fare doveroso tributo di memoria e recensione.
Tuttavia, la questione diventa ancora più rilevante – in tema di valorizzazione e ricordo storico – se si pensa che qui da noi in Occidente ed Europa le “dinastie” vengono persino tagliate non in conseguenza di rendimenti negativi del mercato ma solo di pianificazione commerciale e mediatica un poco farlocca legata – molto più spesso – alla nuova rivoluzione elettrica. Praticamente se si eccettuano le gamme di Panda (in realtà da pochissimo divenuta “Pandina”) oppure Opel Corsa ed Astra o le Volkswagen Polo, Golf e Passat, ovvero la Renault Clio, l’Europa ha “tagliato” tante famiglie; ma anche nei casi ancora in vita la trasformazione evolutiva ha davvero traslocato i nuovi modelli su latitudini e segmenti di mercato davvero acrostici rispetto ai modelli di origine: solo per un esempio didascalico la Opel Corsa del 1982 parte da 3 metri e 74 di lunghezza per 1 metro e 61 di larghezza ed arriva oggi a misurare 406 cm. e 177 cm. sulle stesse misure (in pratica la ultima Opel Corsa ricopre in pieno il segmento delle originarie sorelle maggiori Kadett ed Astra).
Dal lato dunque della continuità storica ma anche della “coerenza” genetica con le proprie origini, dobbiamo per forza fare un plauso alla longevità ed alla personalità simbolica della dinastia della Hyundai Santa Fe.
Un colpo d’occhio? Hyundai decide da subito che Santa Fe è, deve rimanere e perciò è tuttora rimasta il SUV di “Bandiera”, anche se a partire dall’arrivo della “Palisade” (il mastodontico Hyper SUV a nove posti su tre file e cinque metri di corpo vettura, che a sua volta ha rimpiazzato MaxCruz) il modello ha perso il rango di Ammiraglia di comparto che si era esteso persino alla versione “XXL” denominata appunto “Santa Fe XL”.
Anche se sembra originale, vorrei iniziare da subito la rassegna di questa famosa dinastia con il confronto storico evolutivo delle misure fondamentali delle diverse Generazioni: dalla prima serie del 2000 (4,50 metri di lunghezza per 1,84 metri di larghezza per 1,70 metri di altezza) passiamo a:
– Lunghezza4,65 metri x Larghezza 1,73 metri x Altezza 1,72 metri nella Generazione II°;
– Lunghezza4,69 metri x Larghezza 1,68 metri x Altezza 1,70 metri nella Generazione III°;
– Lunghezza4,83 metri x Larghezza 1,90 metri x Altezza 1,77metri nella Generazione IV°;
– Lunghezza4,83 metri x Larghezza 1,90 metri x Altezza 1,77 metri nella Generazione V°;
Perché in prima battuta questa griglia dimensionale? Ma è evidente: per evidenziare e confermare che la genesi di Santa Fe è parallela e complanare alla evoluzione nel mercato globale di Hyundai nel corso degli anni, soprattutto sul versante SUV. Un Marchio che si è dato una prima configurazione globale nel 1975 con Pony e che fondamentalmente si era trovata alla seconda metà degli anni Novanta a soffrire della famosa crisi delle Tigri asiatiche: una crisi speculativa partita dalla Thailandia, dove l’apprezzamento della valuta nazionale (il Bath) legata alle oscillazioni del Dollaro USA fece colare a picco l’export e salire il debito con l’estero. La bolla colpì tra gli altri anche il Woncoreano – che subì una svalutazione del 110% con vendite a pioggia, e l’economia del Paese ne fu minata per anni.
IL MODELLO ICONA
Dal lato commerciale, Hyundai era in piena evoluzione soprattutto dal lato dell’export, e la botta subita dalla crisi segnò fortemente l’assetto aziendale.
Le origini di tutto: “Galloper” e “Terracan”
Probabilmente per questo la Santa Fe prima serie (definita nelle sue macro linee già nel 1995) fu presentata nel 2000 ad affiancaresoprattutto la “Galloper” basata sulla piattaforma della vecchia “Pajero” Mitsubishi. Ma non si può presentare Santa Fe senza ricordare i passaggi chiave che riguardano aspetti poco noti e però fondamentali nel percorso di Hyundai verso il primo SUV della sua storia (Santa Fe, appunto).
Quando Sangyong propone la prima serie della “Korando” nel 1984, cioè la Jeep CJ-7 su licenza, l’attenzione del mercato interno verso i fuoristrada era pari quasi a zero: sul fronte lavorativo la popolazione asiatica preferiva i Pick Up ed i furgonati, e idee “trendy” in tema di auto in Corea erano decisamente lontane all’orizzonte. Furono le Olimpiadi del 1988 tuttavia ad aprire in Corea del Sud nuovi filoni di consumo e di favore verso una diversificazione della Gamma offerta; e dunque per la Korando inizia dalla fine degli anni Ottanta un rush di crescita che convince Hyundai ad organizzarsi.
Nata fin dal 1975 la divisione speciale “Hyundai Precision and Industry Company LTD” dedicata al traffico intermodale ed alla gestione del parco natanti di Hyundai, su questa viene dirottato l’accordo di “semi licenza” per produrre dal 1992 la “Galloper” sulla base della vecchia serie Mitsubishi “Pajero”.
E’ un successo, che riesce nel miracolo di superare nelle vendite il Ssangyong Korando. Nel 2000 Hyundai Precision viene ridenominata Hyundai Mobis, e prende in carico il secondo atto di “Galloper”: arriva la “Terracan” basata sulla piattaforma della nuova serie “Pajero”.
Ma evolve anche il focus di mercato di Hyundai che a fianco del classico fuoristrada con chassis a longheroni ed assali vuole avvicinarsi al mondo dei SUV, cioè delle piattaforme “UnibodyMonocoque” 4WD dedicate più al percorso urbano e stradale anziché rurale ed Off-road come appunto è nel DNA di Galloper e Terracan.
Ma nonostante fosse l’opera prima di Hyundai con i SUV, anche “Santa Fe” MK1 fu comunque una Best seller, che tra l’altro beneficiò parecchio a sua volta della crisi di mercato che colpì Sanggyong (all’epoca la prima casa Coreana a proporre un “semi-SUV Homemade” con la “Musso” del 1993, anche se i puristi del tema sono in conflitto per definire la primogenitura a carico della Kia “Sportage” del 1993, benchè più che un SUV si possa definire una Multipurpose cittadina) nel periodo in cui il Segmento SUVcominciò a crescere sul serio nelle preferenze del pubblico internazionale.
L’origine della specie: Santa Fe MK1 (2000-2006)
Basata sul telaio della “Sonica” (la grande Ammiraglia a tre volumi del Marchio) riadattato per la trazione integrale fortemente derivata a sua volta dagli skills maturati con la “Galloper”, la Santa Fe MK1 diventa un Best seller in America (apprezzatissima con i V6 benzina da 2700cc. progettato da Hyundai anche se molto influenzato dalla Mitsubishi; fino ad un V6 da 3500 cc. (equipaggia anche Hyundai Equus e Kia Opirus, le maxi ammiraglie del nuovo Gruppo).
Santa Fe diventa anche un successo commerciale in Europa grazie al turbodiesel Common Rail da 2000 cc (2.0 Crdi) sviluppatodalla ex italianissima VM Motori di Cento con il codice industriale Z20S-DMH per le auto della General Motors prodotte in Corea e con il codice RA 420 SOHC – D4EA per Hyundai: monoblocco in Ghisa, testata in alluminio, 16 valvole ed alberi controrotanti di equilibratura. Un gioiello, che fa capire come davvero Hyundai non abbia trascurato nessun particolare vincente nel suo progetto. Fino a delegare progetto e sviluppo prototipale allo “HATCI” – Hyundai America Technical Center Inc. – nato nel 1986 per la gestione dei progetti di R&D internazionali.Eppure pochi sanno che la forza e l’indistruttibilità della Hyundai Santa Fe MK1 deriva alla base dalla sua Piattaforma, denominata gergalmente “Y” ed elevata alla Quarta generazione (Y4); ma in verità alla base c’è il vecchissimo pianale della Hyundai Cortina costruita “diciamo” su Licenza (in altro articolo sulla Hyundai Pony spiego meglio di cosa si tratta) dalla Ford. Con questo pianale nascono Stellar e Sonata prima serie nella metà anni Ottanta; con la evoluzione “Y2” invece arriva uno chassis della Mitsubishi Galant (con sospensioni McPherson anteriori e il Ponte posteriore a barre di torsione ed ammortizzatori telescopici.
La terza generazione della piattaforma Y – sempre Galant – mette al posteriore una multilink, mentre la quarta generazione della piattaforma (la “Y4”) la possiamo definire – come riportano alcune pubblicazioni specializzate – “N1” poiché si tratta di una completa rielaborazione della “Y4” per la trasmissione “4WD”
Santa Fe seconda generazione: per bissare il successo iniziale
Nel 2006 arriva la seconda generazione di Santa Fe, e condivide con la Sonica IV Serie la nuova piattaforma nativa per la trazione integrale, sempre con Mc Pherson davanti e bracci Multilink al posteriore. Arriva per la prima volta l’allestimento 7 posti e cresce la dotazione di Gamma. Per questa serie viene predisposto un prototipo (mai prodotto) con architettura Ibrida e funzionalità in solo elettrico alle basse velocità, dopo le quali entra in funzione il 2400 cc. a 4 cilindri a benzina, mentre il Crdi a gasolio diventa di 2200 cc.
Terza Generazione: un gradino sopra per lusso e prestigio
Dopo un leggero restyling nel 2009, arriva la terza serie dal 2012 al 2018, attraverso l’incrocio progettuale tra il Centro americano ed il Centro di Design di Seul. Le nuove esigenze? Bissare il successo della prima e seconda serie ma coprire anche la fascia di mercato che dopo l’uscita della “Terracan” aveva visto proporre un vero e proprio flop come la opulenta “Vera Cruz”, tolta subito di mezzo.
Al suo posto in Europa arriva “Grand Santa Fe” con sette posti. La definizione della linea è un gioco ad incastri: fornire una immagine “Corporate” del Gruppo senza “coprire” possibili vie per gli altri modelli anche a marchio KIA.
Arriva la Quarta Serie: la consacrazione di Hyundai Santa Fe nell’Olimpo SUV
Nel 2018 arriva la quarta generazione di Santa Fe. Forse il vero e proprio emblema ad una storia fino a qui davvero onorevole. Il suo aspetto prestigioso ne sottolinea l’aspetto premium, mentre è dotata delle tecnologie più avanzate, delle migliori caratteristiche di sicurezza della categoria e di un’abitabilità eccezionale. La caratteristica griglia a cascata di Hyundai impreziosisce il frontale, mentre la fiancata è impreziosita da linee eleganti che si estendono lungo il tetto e dai fari anteriori a quelli posteriori. Questo rafforza lo status dell’auto al vertice della gamma SUV Hyundai. All’interno, è la Santa Fe più spaziosa di sempre, con 38 mm di spazio in più per le gambe nella seconda fila.
Hyundai dimostra di continuare a prendersi cura dei propri clienti offrendo funzionalità ancora più innovative, tra cui il RearOccupant Alert, sviluppato internamente e primo nel settore, che utilizza un sensore a ultrasuoni per rilevare il movimento di bambini o animali domestici sui sedili posteriori e avvisare il conducente quando scende dall’auto.
Un’altra caratteristica di sicurezza è il Rear Cross-Traffic Collision-Avoidance Assist, che scansiona un’area di 180 gradi dietro il veicolo, avvisando il conducente e azionando i freni se necessario per evitare collisioni. Inoltre, per la prima volta in un SUV Hyundai, la Santa Fe di quarta generazione è dotata di un head-up display completo che proietta le informazioni rilevanti sul parabrezza per mantenere una visuale chiara durante la guida.
Quinta generazione: benvenuta esagerazione
Quanta meravigliosa arroganza e muscolosità nella nuova serie di Santa Fe nata nel 2024: è uno dei maxi SUV che trovo irresistibili. E davvero, Vi assicuro, per la categoria SUV non nutro proprio una simpatia recondita o spassionata. Ma con il Videoservizio di Antonio sul Test Drive dello scorso Autunno (Per il Link clicca QUI) mi sono potuto avvicinare ad un modello dalle mille qualità, prima tra tutte lo “Status”, e per capire cosa davvero infonde questa “XXL” Made in Corea occorre sedere al posto di guida, che per inciso io ho trovato azzeccatissimo. Il design di questa Quinta generazione è “wild” ma contemporaneamente suadente e persino “animata” da contrasti formali e da particolari tecnici e stilistici davvero iconici. I fari anteriori e posteriori con motivo ad “H”, e tutto il resto della ricerca formale e – non fate quei risolini di scherno, chè vi vedo – persino aerodinamica (si, il Cx non si sputtana per effetto del muso modello “Grande Muraglia” e del cofano altissimo perché il resto del monovolume di abitacolo e coda è studiato e assemblato in modo da permettere all’aria di fluire. E meritoriamente Santa Fe 2024 ha vinto nella categoria “Product Design: Cars and Motorcycles”, per lo sviluppo formale attraverso cui pone al centro gli stili di vita dei consumatori: infatti con il suo concetto di design “Open for More”, la quinta generazione di SANTA FE offre uno spazio posteriore estremamente ampio e versatile, ai vertici della categoria, reso possibile dal passo allungato e dall’apertura allargata del portellone posteriore.
Potrei dire di più, ma in fondo chi meglio del Vostro buon amico Antonio con il suo Test Drive può raccontarVi meglio la nuova Santa Fe? Anche lei, con le altre precedenti quattro generazioni, ha scritto e continua a scrivere pagine straordinarie di questa favola bella. Quella del primo SUV coreano a rapirci il cuore.
La Renault Twingo sta per arrivare alla sua quarta generazione il 6 novembre, ma una serie di foto trapelate ha battuto sul tempo Renault, offrendo una chiara visione sia degli esterni che degli interni prima della presentazione ufficiale. La piccola city car sembra pronta a tornare con il suo fascino familiare e un nuovo cuore elettrico.
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La versione di produzione rispecchia quasi alla lettera il concept del 2023. Si notano solo alcune piccole modifiche, come le maniglie delle portiere tradizionali, i copriruota, l’illuminazione a LED leggermente modificata e i paraurti rimodellati con rivestimento protettivo per una maggiore praticità nell’uso quotidiano.
La nuova Renault Twingo mantiene il suo frontale dagli occhi a mandorla, il profilo compatto e il posteriore arrotondato che richiamano lo spirito dell’originale del 1992, ora allungato in una carrozzeria a cinque porte più grande.
Nel complesso, sembra un altro sforzo ben ponderato da parte del team di progettazione di Renault, che segue le orme della R5 leggermente più grande che ha attirato l’attenzione per il suo stile pulito.
INTERNI E DOTAZIONI
All’interno, l’abitacolo riprende gran parte della personalità del concept, ma attenua i materiali per adattarsi alla realtà della produzione. La plastica dura sostituisce le superfici di alta gamma della show car e i sedili ora sono rivestiti in tessuto tradizionale.
Il cruscotto ospita uno schermo infotainment flottante sopra un quadro strumenti più piccolo che sembra familiare dal magazzino ricambi di Dacia. Fortunatamente, Renault ha mantenuto i comandi fisici del climatizzatore sia sulla console centrale che sul volante. Un inserto giallo sul cruscotto aggiunge un tocco di colore, affiancato da uno strano elemento rosso tra i sedili anteriori.
A differenza dei modelli precedenti, la quarta generazione della Twingo sarà disponibile esclusivamente con un propulsore a emissioni zero. Sarà basata sull’architettura AmpR Small del gruppo (ex CMF-BEV), condivisa con le più grandi R5, R4 e Nissan Micra.
LA CITYCAR DELLA SVOLTA
Renault non ha ancora rilasciato le specifiche dettagliate, ma la city car dovrebbe essere dotata di un unico motore elettrico e utilizzare una piccola batteria al litio ferro fosfato (LFP).
Nel segmento A europeo, la Twingo dovrà affrontare la concorrenza di piccole auto elettriche come la Dacia Spring e la Leapmotor T03, oltre alla futura VW ID.Every1 e a una sorella Nissan senza nome. Si sovrapporrà anche a concorrenti economici del segmento B come la Fiat Grande Panda e la Citroën e-C3.
Nel 2023, l’allora CEO di Renault Luca de Meo aveva promesso che la nuova Twingo sarebbe partita da meno di 20.000 euro prima dei sussidi, con contratti di leasing a partire da 100 euro al mese.
Resta da vedere se questi numeri saranno confermati nel mercato odierno. Tutto dovrebbe essere confermato il 6 novembre, insieme ai dettagli tecnici e ai dettagli del lancio europeo.
Due atelier di tuning, Heritage Customs dei Paesi Bassi e Urban Automotive del Regno Unito, hanno sviluppato congiuntamente un pick-up basato sul fuoristrada Land Rover Defender 130 e ora lo propongono in due versioni diverse: aristocratica e da strada.
La moderna Land Rover Defender della generazione L663 con carrozzeria portante non ha versioni di fabbrica con carrozzeria cabriolet e pick-up, sebbene tali versioni fossero presenti nel suo predecessore con telaio, ma diversi atelier di tuning sono pronti a colmare queste lacune nella gamma ufficiale del produttore e a proporre le loro conversioni non ufficiali.
L’atelier olandese Heritage Customs è già noto ai nostri lettori abituali: nel 2023 ha presentato una cabriolet in piccola serie basata sulla Land Rover Defender 90 corta a tre porte (esiste, tra l’altro, una versione alternativa dell’atelier britannico Flying Huntsman), e pochi giorni fa ha avuto luogo la prima dal vivo di un pick-up con cabina a due file basato sul Land Rover Defender 130, il più lungo della gamma.
IL TUNING LAND ROVER
Ricordiamo che il Land Rover Defender 130 si differenzia dal Defender 110 a cinque porte, più corto, solo per la parte posteriore allungata, mentre il passo è lo stesso per entrambe le versioni e, a causa di ciò, la parte posteriore del Defender 130 sembra, onestamente, troppo pesante. Ma, come si è scoperto, basta tagliarne la parte superiore e la carrozzeria lunga riacquista la sua eleganza perduta, tanto più che la conversione di Heritage Customs è eseguita con maestria, come se fosse stata concepita dalla stessa JLR. Il pianale di carico aperto è risultato piuttosto piccolo: lunghezza utile 1000 mm, larghezza 1400 mm (tra i passaruota 1200 mm). La trasformazione del fuoristrada in un pick-up costerà al cliente almeno 65.000 euro, senza contare il prezzo dell’auto donatrice. Il prezzo indicato include non solo il taglio e la verniciatura, ma anche i nuovi rivestimenti in pelle dell’abitacolo in stile aristocratico di Heritage Customs, nonché i nuovi cerchi (disponibili in diverse varianti di design). Una personalizzazione più approfondita è disponibile a un costo aggiuntivo. La produzione di un pick-up richiede 2-3 mesi. Il modello dimostrativo nelle foto è dotato di un motore V8 a benzina da 5,0 litri con compressore e una potenza di 425 CV. Il Defender 130 standard con questo motore accelera da 0 a 100 km/h in 6,2 secondi.
Il pick-up nero basato sul Defender 130 è una variante del tuning britannico Urban Automotive, che insieme a Heritage Customs fa parte del gruppo AM Group. Questo gruppo, con sede nei Paesi Bassi, è specializzato in vari tipi di tuning. Nello specifico, Urban Automotive lavora in uno stile brutale, ama il colore nero, il carbonio, le ruote grandi e le carrozzerie in rilievo.
Il pick-up di Urban Automotive è attualmente presentato solo nei rendering, la sua anteprima dal vivo avrà luogo nel luglio del prossimo anno al Festival della velocità di Goodwood (Regno Unito). Dai rendering si vede che il pick-up di Urban Automotive è dotato di un “muso”, un cofano con prese d’aria, parafanghi allargati e una “lampada” a LED più evidente sopra il parabrezza. Anche la versione olandese ha una “lampada”, ma è più sottile e integrata nel bagagliaio da spedizione.
È chiaro che i pick-up di Heritage Customs e Urban Automotive hanno un pubblico di riferimento diverso, e sarebbe interessante sapere quale delle due versioni risulterà alla fine più richiesta sul mercato.
Recentemente abbiamo parlato di diversi rendering di una ipotetica Mercedes-Benz Classe S di nuova generazione, anche se pochi di essi ci hanno colpito particolarmente.
Uno di questi era il concept incredibilmente affascinante realizzato con la tecnologia CGI un paio di settimane fa, pubblicato su YouTube da AscarissDesign e ispirato alla spettacolare Vision Iconic Concept, una gran turismo a due porte che richiama l’epoca d’oro dell’automobilismo con il suo design incredibile. Questa ipotetica Mercedes-Benz Classe S di prossima generazione è immaginata in rendering dagli amici di Kolesa.ru e pensiamo che valga la pena dargli un’occhiata più da vicino. Se pensate di aver già visto quella griglia, è perché l’avete vista sulla Mercedes-Benz Vision Iconic Concept. Lo stesso vale per il posteriore sinuoso e i sottili fanali posteriori a LED.
I cerchi non hanno nulla a che vedere con la show car presentata all’inizio di questo mese, e si adattano molto bene allo stile generale. Questa Mercedes Classe S immaginaria ha maniglie delle porte a filo, un grande emblema sul cofano posteriore, il logo a stella a tre punte sul cofano, fari a LED a forma di goccia tempestati di stelle, prese d’aria a forma di L nel paraurti anteriore e uno spoiler integrato.
Rendering Kolesa.ru
LO STILE INICO
La vettura è presentata in bianco e presenta numerosi elementi cromati all’esterno. Ma la grande domanda è: è bella?
La bellezza è ovviamente negli occhi di chi guarda e, per quanto ci piacerebbe amare il design complessivo dell’auto, pensiamo che sia un po’ troppo. Presi singolarmente, ogni elemento è fantastico, ma quando vengono combinati insieme creano un veicolo dall’aspetto un po’ strano. Se fossimo stati noi, avremmo dedicato più tempo a perfezionare questo progetto virtuale, poiché la parte posteriore sinuosa non si integra perfettamente con le linee angolari della parte inferiore della carrozzeria e del cofano. Infine, la griglia è un po’ troppo grande per questa ipotetica Mercedes-Benz Classe S di nuova generazione e riteniamo anche che il pixel master responsabile di queste immagini CGI avrebbe dovuto perfezionare ulteriormente la linea dei finestrini. Tuttavia, ciò non significa che lo odiamo assolutamente. In realtà, questa vettura immaginaria si colloca proprio a metà strada tra l’amarla o odiarla. Tuttavia, potrebbe essere qualcosa che alla fine potrebbe piacerci. Un po’ come il linguaggio stilistico della Neue Klasse di BMW, che all’inizio sembrava assolutamente orribile, ma che ha iniziato a sembrare sempre più bello con ogni scoop e rendering. Inutile dire che né la Mercedes Classe S di nuova generazione né quella rinnovata assomiglieranno a questo, anche se si tratta di una proposta virtuale interessante. Cosa ne pensate della berlina di lusso renderizzata che è stata recentemente pubblicata dal sito citato?
La partnership di lunga data tra Suzuki e Toyota ha dato vita a una serie di collaborazioni con marchi diversi, ma il popolarissimo Jimny è rimasto fino ad ora invariato.
La situazione cambia in modo indiretto grazie al tuner giapponese ill Garage, che ha ideato un’abile soluzione con un kit di sostituzione del frontale che permette al coraggioso fuoristrada di prendere in prestito alcuni elementi dal playbook di Toyota. La conversione CH:AMP prende in prestito la sua identità dal pick-up Toyota Hilux Champ, noto altrove come Rangga, Stout o Tamaraw. Più recentemente, il Champ ha ottenuto un più ampio riconoscimento come base per il nuovo “baby” Land Cruiser FJ di Toyota.
Nella parte anteriore, il nuovo frontale adotta fari rettangolari, una griglia squadrata e un paraurti anteriore in due pezzi, che richiamano il design semplice e funzionale del cavallo di battaglia economico di Toyota, mentre alludono sottilmente al Land Cruiser FJ.
Ogni componente è rifinito in nero per completare i parafanghi più larghi e il tetto a contrasto dell’auto dimostrativa. L’esemplare mostrato monta anche cerchi aftermarket avvolti da pneumatici massicci, mentre una serie di molle ribassate abbassa l’altezza da terra di 1,5 pollici (38 mm). I ganci di traino fittizi aggiungono un tocco di spavalderia da show truck.
ICONICA E AFFILATA
All’interno, il tuner offre coprisedili di ispirazione retrò in Cognac Brown o Charcoal Black, che combinano pelle con inserti intrecciati e tasche portaoggetti posteriori. Il risultato è una Suzuki Jimny che potrebbe quasi passare per una Toyota, se non fosse per la scelta del tuner di apporre la scritta CH:AMP in rosso brillante sulla griglia, presumibilmente una misura precauzionale per evitare che l’ufficio legale della Toyota bussi alla porta. La conversione è adatta sia alla Jimny Sierra a tre porte che alla Jimny Nomad a cinque porte, ma non alla versione kei car a carrozzeria stretta. Gli acquirenti possono scegliere i componenti singolarmente o lasciare che ill Garage si occupi dell’intero processo ordinando una Jimny nuova o usata già convertita e consegnata.
Il prezzo parte da 360.800 yen (2.300 dollari) per la configurazione base con fari alogeni, o 386.100 yen (2.500 dollari) per le unità a LED. La verniciatura e l’installazione comportano un costo aggiuntivo, a seconda della scelta del cliente. Gli aggiornamenti aggiuntivi includono molle ribassate per 55.000 yen, ganci di traino fittizi per 49.000 yen (320 dollari) e ganci di traino reali a 98.000 yen (640 dollari). Un set di fari antinebbia in stile Baja costa 165.000 yen (1.100 dollari).
Per chi desidera un impatto visivo maggiore, un paraurti posteriore robusto costa 132.000 yen (860 dollari), mentre un silenziatore più sportivo aggiunge altri 66.000 yen (430 dollari). I coprisedili retrò hanno un prezzo di 85.800 yen (560 dollari).
Vale la pena notare che Garage Ill offre anche una conversione Ford Bronco per la Jimny per chi preferisce uno stile più americano. Entrambe le versioni possono essere viste nel video ufficiale qui sotto.