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Cavo ricarica auto elettrica: standard, tecnologie e soluzioni per la mobilità EV

L’evoluzione della mobilità elettrica in Italia è strettamente collegata alla diffusione di infrastrutture di ricarica pratiche ed efficienti. Tra gli elementi chiave spicca il cavo di ricarica tipo 2, oggi lo standard per gran parte delle vetture a batteria circolanti sulle strade europee. Analizzando tecnologie, normative e prodotti presenti sul mercato, emergono dati interessanti che aiutano a comprendere come scegliere e utilizzare al meglio questa componente essenziale nella quotidianità dell’automobilista EV.

Come funziona un cavo di ricarica tipo 2?

I cavi di ricarica tipo 2 mettono in comunicazione la vettura elettrica con la fonte di alimentazione, garantendo sicurezza ed efficienza. Questi dispositivi trasportano corrente alternata (AC), gestiscono scambi di dati sullo stato del veicolo e attivano procedure di sicurezza che interrompono l’alimentazione in caso di problemi rilevati durante il processo di ricarica.

Le versioni più diffuse sono compatibili sia con prese domestiche Wallbox sia con infrastrutture pubbliche fino a 22 kW, permettendo varie velocità di rifornimento in base alcontesto. Il corpo del cavo si compone di conduttori dedicati all’energia e di altri riservati a funzioni di controllo e diagnostica.

Peso mediamente contenuto (da 2 a 4,5 kg a seconda della lunghezza e sezione)

Lunghezze disponibili tra 3 e 7,5 metri per coprire diverse esigenze di parcheggio

Sistemi avanzati di isolamento termico e resistenza agli agenti esterni secondo norme EN 50620

Perché il tipo 2 è lo standard europeo?

Lo sviluppo del cavo di ricarica tipo 2 nasce dalla volontà di armonizzare le infrastrutture a livello comunitario. Il connettore “Mennekes”, così chiamato dal nome dell’azienda tedesca che l’ha sviluppato insieme ad altri partner industriali, assicura compatibilità universale nella maggior parte dei Paesi UE, a differenza dei sistemi precedenti.

Dal 2014 la normativa europea impone la presenza di presa di tipo 2 sui nuovi punti di ricarica, facilitando la circolazione internazionale dei modelli plug-in e full electric. Questo standard vanta un design robusto che supporta sia l’utilizzo privato sia l’integrazione su stazioni pubbliche rapide e lente.

Normative tecniche e sicurezza per i cavi di ricarica

I cavi destinati alle auto elettriche devono rispettare alcuni regolamenti tecnici fondamentali, tra cui lo standard IEC 61851 e la EN 50620 che definisce i requisiti di sicurezza per i conduttori in plastica. Tali disposizioni servono a garantire il corretto scambio di energia e dati, offrendo livelli elevati di protezione da sovracorrenti, surriscaldamento e danneggiamenti meccanici.

Oltre ai classici test elettrici, i migliori prodotti incorporano sistemi integrati di monitoraggio della temperatura, utili per impedire malfunzionamenti durante la ricarica veloce, ad esempio presso colonnine HPC (High Power Charging). La certificazione è sempre indicata tramite apposito sigillo o dicitura presente sul cavo stesso.

Soluzioni di ricarica domestica: wallbox e accessori tipo 2

Con l’aumento dei veicoli elettrici, crescono anche le opzioni di wallbox dotate di cavo tipo 2 integrato. Queste unità possono essere monofase o trifase, adattandosi alle diverse forniture di energia disponibili nelle abitazioni italiane.

Alcuni modelli, come i caricabatterie smart proposti dai principali produttori, combinano accessori di connessione wireless (Wi-Fi o LTE), gestione intelligente dei carichi elettrici e perfino integrazione con impianti fotovoltaici. Nelle case dove manca spazio per una wallbox tradizionale, rimane possibile affidarsi ai cavi portatili con adattatore tipo 2/presa Schuko, anche se questa modalità limita la potenza di ricarica a circa 3,7 kW.

Wallbox di ultima generazione per uso domesticoLe più moderne wallbox tipo 2 offrono un ampio ventaglio di potenze: dai modelli base da 7,4 kW monofase sino alle versioni trifase da 22 kW, spesso dotate di cavo fissato alla struttura o con avvolgicavo incorporato. Molte presentano interfaccia su app per smartphone, RFID per accesso sicuro e opzioni di diagnostica remota.

Una gamma di prodotti consente anche il bilanciamento dinamico dei carichi elettrici, favorendo così un utilizzo ottimale delle risorse casalinghe dedicate alla ricarica EV ed evitando blackout quando più elettrodomestici sono in funzione contemporaneamente.

Accessori compatibili e possibilità di aggiornamento

Il cavo tipo 2 può essere facilmente aggiornato scegliendo sezioni diverse del conduttore, così da incrementare la portata massima quando si modifica la fornitura energetica o si cambia tipologia di wallbox. Numerosi rivenditori propongono kit aggiuntivi comprensivi di custodie anti-polvere e tappi antipolvere per preservare la durata e l’efficienza nel tempo.

Tra gli accessori figurano inoltre supporti da muro e borse per il trasporto in auto, particolarmente utili nei viaggi lunghi oppure quando si accede frequentemente a punti di ricarica fuori casa. È importante prestare attenzione nell’acquisto di prolunghe omologate per colonnine pubbliche, poiché l’aggiunta di metri extra può influire sulla dispersione elettrica e sugli aspetti normativi.

Compatibilità con la quasi totalità dei veicoli elettrici venduti in Europa

Sezioni consigliate: 2,5 mm² – 6 mm² in base alla potenza desiderata

Protocollo di sicurezza con controlli a doppio canale tra vettura e alimentazione

Quanto costa un cavo di ricarica tipo 2?

I prezzi del cavo tipo 2 variano notevolmente a seconda della qualità costruttiva, della lunghezza e della sezione interna. I modelli base da 3 a 5 metri, progettati per ricariche domestiche fino a 7,4 kW, partono generalmente da 120-180 euro. I prodotti professionali utilizzati in ambito pubblico o per installazioni trifase raggiungono spesso 250-350 euro, includendo sistemi evoluti di raffreddamento e schermatura.

Nella valutazione complessiva occorre considerare anche i costi degli accessori indispensabili come supporti da parete, tappini protettivi e sistemi di blocco antifurto.

Alcuni marchi propongono pacchetti completi pensati per i nuovi proprietari di veicoli, comprendendo cavo tipo 2, custodia di trasporto rigida e set di etichette identificative.

Categoria Lunghezza Potenza supportata Prezzo medio

Standard domestico 3–5 m Fino a 7,4 kW 120–180 €

Professionale trifase 5–7,5 m Fino a 22 kW 230–350 €

Domande frequenti sulla scelta e l’utilizzo dei cavi tipo 2

Quali veicoli sono compatibili con il cavo ricarica auto elettrica tipo 2?

Numerose automobili elettriche e ibride plug-in prodotte per il mercato europeo supportano il cavo tipo 2, incluso il segmento city car, SUV e furgoni commerciali. Marchi come Volkswagen, Renault, Mercedes, BMW, Peugeot e Tesla prevedono di serie questo sistema per la ricarica pubblica e privata.

Compatibilità pressoché totale sulle nuove immatricolazioni dal 2018 in poi

Possibile adattamento tramite convertitori CCS Combo 2 per ricarica rapida

Qual è la differenza tra cavo tipo 2 e CCS Combo 2?

Il cavo di ricarica tipo 2 consente la trasmissione di corrente alternata (AC) ideale per wallbox domestiche e colonnine pubbliche standard. Il sistema CCS Combo 2 integra invece due pin addizionali che permettono anche la ricarica DC (corrente continua) ultrarapida su reti HPC. Spesso le auto recenti dispongono di una presa combinata che accetta entrambi i connettori.

Tipo 2 = ricarica AC fino a 22 kW

CCS = ricarica AC + DC (fino a 350 kW in alcune stazioni)

Che manutenzione richiede un cavo di ricarica tipo 2?

Un cavo di ricarica tipo 2 necessita di pulizia regolare dagli agenti contaminanti come polvere e umidità, utilizzando panni asciutti o prodotti specifici. È fondamentale controllare periodicamente lo stato dei connettori, eventuali segni di usura, screpolature nel rivestimento esterno e il corretto funzionamento del sistema di blocco. Va custodito in luoghi asciutti e lontani da fonti di calore intenso.

Pulizia dopo ogni utilizzo intensivo

Ispezione visiva settimanale

Posso usare un unico cavo tipo 2 per la ricarica in casa e alle colonnine pubbliche?

Sì, un unico cavo tipo 2 è compatibile sia con le wallbox private sia con numerosi punti di ricarica pubblici in tutta Europa. Prima di iniziare la ricarica, è opportuno verificare la potenza supportata dal cavo rispetto al punto disponibile. Sono disponibili cavi portatili leggeri per uso occasionale e versioni rinforzate per ricariche frequenti lungo itinerari autostradali.

Lunghezza consigliata: almeno 5 metri per maggiore flessibilità di parcheggio

L’uso di accessori protettivi favorisce durabilità e sicurezza.

Hai scelto l’auto elettrica e non sai come Ricaricare la batteria? Guida Completa

Ricaricare un’auto elettrica per la prima volta può sembrare complicato, ma è più semplice di quanto pensi!

In questo video, portiamo la nuova Hyundai Inster (nella splendida colorazione verde opaco) ad una colonnina pubblica per mostrarti l’intero processo nel dettaglio.

Che tu sia un neofita dell’elettrico o semplicemente curioso di vedere come si comporta la piccola city car coreana alla presa, in questo video risponderemo a tutte le tue domande.

Nuovo Brabis XL 800 Cabrio: unico

Il tuner tedesco Brabus continua a sviluppare il tema delle conversioni esotiche sulla base del SUV Mercedes-AMG G 63: è stata presentata la Brabus XL 800 Cabrio con passo standard e riduttori delle ruote, che sarà prodotta in 50 esemplari.
Nell’ultimo decennio, Mercedes-Benz ha prodotto la Mercedes-Maybach G 650 Landaulet con motore V12 da 6,0 litri, passo allungato e riduttori delle ruote, in 99 esemplari. All’inizio di questo autunno, Mercedes-Benz ha annunciato una nuova cabriolet basata sull’attuale “gelik” restyling, ma non l’ha ancora presentata, mentre Brabus ha appena lanciato la sua versione, con riduttori delle ruote che portano l’altezza da terra a ben 479 mm.
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Ricordiamo che gli ingegneri di Brabus hanno sviluppato autonomamente per le loro conversioni basate sulla Mercedes-Benz Classe G un telaio con riduttori ruota, disponibile in diverse modifiche per vari progetti, e l’apoteosi della creatività in questo genere è stata il buggy Brabus 900 Crawler. In combinazione con la cabriolet, questo telaio ha ricevuto nuovi ammortizzatori KW regolabili dall’abitacolo: sono previsti diversi modi per diversi tipi di strade e fuoristrada. La regolazione delle sospensioni è integrata con la regolazione della sensibilità dello sterzo e le impostazioni dei vari assistenti elettronici alla guida.
A causa della perdita del tetto rigido, la carrozzeria è stata rinforzata in modo complesso: ad esempio, dietro gli schienali dei sedili posteriori è stata installata una barra di rinforzo tubolare in acciaio a forma di X, ben visibile dal bagagliaio, il cui volume è stato notevolmente ridotto. Sopra il bagagliaio è stato installato un tetto pieghevole in tessuto progettato da zero con inserti rigidi e azionamento elettrico, composto da oltre 500 componenti realizzati su misura, tra cui un lunotto posteriore integrato con riscaldamento. Nonostante le dimensioni piuttosto grandi e la complessa cinematica del tetto, il processo di apertura e chiusura è sorprendentemente veloce: richiede solo 20 secondi. Per proteggere il tetto dai detriti quando è chiuso, è prevista una copertura che deve essere calata e rimossa manualmente.

L’abitacolo, come di consueto per Brabus, è completamente rivestito in morbida pelle trapuntata traforata, generosamente decorato con inserti in carbonio laccato e una nuova illuminazione a LED. Per facilitare l’ingresso e l’uscita sono presenti pedane estraibili con azionamento elettrico. L’esterno in carbonio del kit Widestar è stato leggermente modificato per adattarsi alla nuova carrozzeria aperta, ma mantiene il suo aspetto minaccioso. I cerchi forgiati Brabus Monoblock Z-HD Off-Road-Design sono equipaggiati con pneumatici fuoristrada Pirelli Scorpion ATR 116H 325/55 R 22.

MOTORI E DATI TECNICI

Sotto il cofano della cabriolet è montato il ben noto motore V8 biturbo da 4,0 litri di Brabus, già visto su altre recenti Brabus, potenziato con il kit PowerXtra B40S-800 fino a 800 CV e 1000 Nm. Il cambio automatico a 9 rapporti di serie è stato riprogrammato per sopportare il carico maggiore. L’impianto di scarico in acciaio inossidabile garantisce un rombo spettacolare in accelerazione, ma può anche funzionare in modalità silenziosa, a discrezione del conducente. I tubi di scarico che sporgono ai lati dietro le ruote posteriori sono stati dotati di coperture in fibra di carbonio e illuminazione a LED. La Brabus XL 800 Cabrio raggiunge i 100 km/h in 4,6 secondi, con una velocità massima limitata a 210 km/h.
Il modello Brabus XL 800 Cabrio mostrato nelle foto costa 1.056.110 euro.

In una serie di 50 auto non ce ne saranno due identiche, quindi ogni modello avrà il suo prezzo, ma è chiaro che per acquistare un’auto del genere occorrerà preparare almeno un milione di euro. A chi non riuscirà a prenotare il proprio esemplare, possiamo consigliare l’alternativa cabriolet Mansory Speranza: è vero, non ha i riduttori delle ruote, ma è più potente (820 CV) e più veloce (4,0 secondi da 0 a 100 km/h, 250 km/h).

Nuovo Range Rover Evoque: arriva nel 2027

Il Range Rover Evoque passerà alla terza generazione tra circa due anni, debutterà come veicolo elettrico, ma la sua piattaforma EMA è progettata anche per propulsori ibridi plug-in con un motore a benzina compatto che funge da estensione dell’autonomia elettrica.
L’attuale Range Rover Evoque di seconda generazione è in produzione dal 2018, ha subito l’ultimo restyling nel 2023 e non ha versioni puramente elettriche. Secondo la rivista britannica Autocar, la Range Rover Evoque di terza generazione farà il suo debutto alla fine del 2027, ma sarà in vendita al più presto nel 2028 (o forse anche più tardi).

La “terza” Range Rover Evoque sarà basata sulla piattaforma EMA (Electrified Modular Architecture), che sarà utilizzata anche per la Range Rover Velar di seconda generazione, più grande, Land Rover Discovery Sport di seconda generazione e la nuovissima Land Rover Defender Sport. A differenza della Range Rover Velar, che nella nuova generazione diventerà una crossover-station wagon, la nuova Evoque manterrà le proporzioni di un crossover, ma la batteria da 800 volt posizionata nel pavimento aumenterà notevolmente il passo, rendendo l’abitacolo più spazioso.

La piattaforma EMA era stata inizialmente concepita come puramente elettrica, ma il rallentamento globale della domanda di veicoli elettrici iniziato nel 2023 ha spinto JLR a prevedere l’installazione di un motore a benzina come estensione dell’autonomia elettrica: questo tipo di propulsori è oggi molto diffuso in Cina. Tuttavia, la nuova Range Rover Evoque debutterà proprio come veicolo elettrico, con l’obiettivo di conquistare il cuore del pubblico europeo e, soprattutto, di quello britannico, spinto dall’acquisto di veicoli elettrici dalla legislazione.

IL CAMBIO DI GENERAZIONE

Non è ancora chiaro se il Regno Unito e l’Unione Europea annulleranno il previsto divieto delle auto con motore a combustione interna (rispettivamente nel 2030 e nel 2035) o se consentiranno ancora per qualche tempo l’uso di motori a combustione interna nei propulsori ibridi plug-in, ma è chiaro che le versioni ibride della nuova Evoque potranno in ogni caso aumentare in modo significativo il suo potenziale di mercato in altre regioni, in particolare in Nord America.

L’ingresso sul mercato della “terza” Evoque non comporterà l’immediato ritiro del crossover di seconda generazione, la cui produzione potrà continuare parallelamente a quella del nuovo crossover, in modo che il marchio Range Rover abbia la massima copertura sul mercato in termini di propulsori.

La Evoque di seconda generazione può ancora essere acquistata anche con motore diesel.

Ricambi Usati: manca la Certificazione, manca la traccia o manca la cultura?

VW: il motore ad Idrogeno è ideale per i Mezzi Pesanti

Ricambio usato, quanta confusione;

molto spesso travisato con il “rigenerato” che ha tutta altra provenienza e consistenza finale come prodotto al Cliente, deriva in realtà da due precise fonti di approvvigionamento: la Rete degli Autodemolitori Autorizzati, che possono commercializzare ricambi usati secondo un decalogo normativo che in pochissimi conoscono; oppure l’universo dei rivenditori “privati” sul Web nel quale ripiegano Autoriparatori che smaltiscono stock di giacenze lavorative oppure privati cittadini che a loro volta dispongono di materiale da dismettere.

Quali categorie di interlocutori intrattengono preferenzialmente i due diversi canali? “formalmente” gli Autodemolitori non possono basare il proprio vincolo di responsabilità del “visto e piaciuto” su tutta la componentistica che proviene da un’auto soggetta a demolizione. O meglio:

​-ci sono classi di Ricambi ed apparati che possono essere acquisiti dal cittadino privato su quella base ma solo per tutte le componenti il cui eventuale malfunzionamento non rischi di pregiudicare in modo discriminante la sicurezza del mezzo. Il che fa di questa definizione un poco una categoria dello spirito: anche un comune sedile lato guidatore moderno, con funzionalità elettriche, potrebbe pregiudicare la sicurezza se il suo improvviso impazzimento determinasse movimenti o cedimenti improvvisi durante la guida. Allora la specifica che vale sia a livello pratico che normativo va aggiunta così: il Cliente privato può acquistare direttamente dall’Autodemolitore tutte le componenti che non celino strutture o meccanismi complessi e la cui idoneità al riutilizzo si possa valutare con sufficiente certezza in base alla osservazione diretta dell’acquirente. 

In parole povere, un fascione paracolpi, un cofano oppure un fanale (o un sedile come detto prima) possono essere venduti dal Demolitore direttamente all’automobilista privato senza limiti di legge; una coppia di pneumatici “forse si”, una coppia di ammortizzatori “forse no”, ed infine una scatola sterzo (a titolo esemplificativo), una idroguida od una pompa dei frenisicuramente no.

Perché tutto questo? Perché la struttura normativa che regola, traccia e vincola la distribuzione ed intermediazione di ricambi usati da Autodemolizione deve garantire la provenienza (mediante Registri di carico e scarico e modulistica di Legge), la scomposizione o smontaggio in termini di date e procedimento, la custodia e l’immagazzinaggio delle componenti, ma non può demandare in automatico al Cliente finale una verifica od attestazione di idoneità semplicemente “apparente” in caso di ricambi complessi, o determinanti per il funzionamento dell’auto in tutta sicurezza. 

Ecco perché le norme sono abbastanza didascaliche, ed è il caso che qui se ne faccia un richiamo con uno slalom non indifferente tra diversi dispositivi: alla origine delle normative si trova, pensate, il ‘Regio Decreto n. 773′ del 1931; cui segue il D.P.R. 915/82, per la regolamentazione dei rifiuti, che ricomprendere nei ‘Rifiuti Speciali’ (regolamentando in materia all’Art.15) le attività di risulta degli autodemolitori: qui si  stabilisce che la rivendita delle parti provenienti da veicoli in giacenza non superiore ai 6 mesi regolamentare l’attività commerciale dei Centri di Demolizione sia fondamentalmente il ‘Regio Decreto n. 773′ del 1931.

Poi arriva il D.Lgs. 209/2003, in attuazione della Direttiva CE/53/2000, a definire, all’articolo 7, che gli autodemolitori devono re-impiegare (cioè favorire il riutilizzo secondo l’uso previsto dalla fabbrica) almeno il 95 per cento delle parti in proporzione al peso medio delle auto in giacenza. Ed in alternativa il recupero dei componenti non riutilizzabili ed il loro riciclaggio.

Peccato tuttavia che l’attività di tracciatura di tutto questo si basi sul MUD Ecocerved (nella specifica Sezione Veicoli) inquadratonella “Decisione 2003/138/Ce” che è sostanzialmente una autodichiarazione. 

Altro “gap” fin troppo evidente è anche la vacuità delle norme che dovrebbero vincolare la vendita diretta dall’Autodemolitore al Cliente finale di parti relative alla sicurezza del veicolo che dovrebbero essere vendute solo ad operatori professionali (e sempre con l’obbligo da parte di questi ultimi di dichiarare in fattura la provenienza delle parti da un centro di demolizione). Quante volte, nella Vostra esperienza tutto questo è davvero avvenuto? 

Il problema è la pedina finale di tutti i passaggi di intermediazione che portano un Ricambio usato da un Centro di Autodemolizione ad un’auto marciante: per ammortizzatori, scatole sterzo, idroguide, trasmissioni, cambi e motori, sospensioni e freni, ma anche per parti di carrozzeria integrate ad ADAS che una volta montate sull’auto possano essere oggetto di perizia in seguito ad incidente stradale, l’assenza di elementi certi di tracciatura e registrazione tra Centro di Demolizione ed Autofficina porta il cerino in mano all’automobilista: il Codice della Strada chiarisce bene che in caso di controlli o perizie conseguenti a sinistri, sarà sempre e solo l’automobilista (anche inconsapevole in buona fede) a rispondere della presenza sulla sua auto di parti di ricambio non conformi o non tracciate. Come vedete, dunque, come per altri campi o settori della Società anche per il Ricambio usato il problema non è di carenza normativa, forse anzi fin troppo fitta e farraginosa. 

Non mancano le norme, ma manca la corretta applicazione delle stesse

Il problema resta quello della applicazione e della certezza della norma, in un contesto economico dove tuttavia in perfetto silenzio le transazioni “a rischio” nell’acquisto di componenti usate stanno crescendo a ritmo forzato: tanto a causa del ritorno di fiamma delle auto di seconda o terza mano, quanto per il “dimagrimento” della rete distributiva nazionale che ha sempre meno giacenze soprattutto per le auto più datate e anche per la maggior movimentazione all’estero di stock di ricambi giacenti che si accompagnano ai fiumi di auto vecchie che dall’Italia e dall’Europa finiscono altrove.

Eppure, prima di offrire una panoramica esemplificativa del sistema organizzativo generico della Rete di Autodemolitori che intermediano e promuovono sul Web l’attività di vendita diretta di parti usate, guardiamo a questa ricerca: l’Istituto di ricerca Ipsospochi mesi fa aveva svolto una indagine per conto della piattaforma eBay dove si rileva una crescente propensione degli automobilisti italiani all’acquisto di ricambi usati o rigenerati. 

Ed a parte la inevitabile suggestione da parte nostra per vedere la leggerezza con la quale anche l’Ipsos presenta la ricerca rischiando di sovrapporre ed assimilare parti usate e rigenerate, leggere che il 44% del campione intervistato ha almeno una volta acquistato in Rete ricambi usati, e che il 37% lo fa abitualmente, è una notizia di un certo effetto. 

Un automobilista su tre, insomma, acquista attraverso il Web in modo assiduo. 

E se la parte del leone la fanno le componenti “express” ovvero di consumo (lampadine, marmitte, fusibili, olio, batterie ma anche componenti di carrozzeria, gomme e materiali di attrito per freni come pasticche e ganasce) non di rado – rilevo io personalmente – oggetto di trattativa sul Web sono blocchi motore o cambi interi, ECU ed ultimamente anche cavi di ricarica e fluidi e lubrificanti ad hoc per l’architettura elettrica.

Tutto questo con almeno tre accessi in media ogni secondo di una intera giornata nella ricerca di ricambi.Tra le categorie più acquistate emergono pneumatici (38% delle transazioni), lampade (28%) e tappezzerie (25%). 

EBay segnala incrementi tuttavia per componenti importanti come fascioni paracolpi (+42%), porte, cofani e portelloni (aumenti dal 23% al 30%) e come ricordato prima aumentano le transazioni su motori completi (+23%) e sulle delicatissime ECU (+19%).

Una attività così intensa che coinvolge tanta parte di automobilisti in che modo viene “tutelata”, o meglio: quali strumenti di garanzia e sicurezza apporta al sistema di transazioni? 

Ovviamente le recensioni ed il controllo della reputazione del venditore ma oltre a questo eBay promuove un sistema di resi semplificati ed azioni di protezione come la Garanzia Cliente. 

Certo, rimane la prima ed unica “alea” legata comunque al successo finale e desiderato della transazione quando viene svolta integralmente online; oltre a questo nelle richieste meccaniche complesse vi è comunque l’alea della provenienza ed il rischio di inidoneità o malfunzionamenti che purtroppo l’acquirente può verificare solo all’atto di ricezione del pezzo.

Boom delle transazioni on line di acquisto di ricambi usati

Perché il ricambio usato proveniente da offerte polverizzate di venditori privati (largamente a mezzo siti e-commerce) giuridicamente è un bene intermediabile da parte dei venditori privati (che offrono componenti in attività di vendita sporadica e non determinante a fini professionali) secondo la regola del “Visto e piaciuto” secondo cui l’acquirente accetterà il pezzo di ricambio nello stato di trattativa e di accettazione rinunciando, salvo altre formule di accordo generalmente evitate nella compravendita tra privati, a rivendicazioni che possano esulare dalla unica evidenza contestabile in questi casi: la malafede del venditore, la dubbia provenienza o la evidenza di vizio celato o negato all’atto della vendita. 

Ovviamente Autoprove.it non ha elementi od esperienze in base alle quali definire se queste soluzioni in elenco esemplificativo sono la soluzione ai problemi di alea e di rischio nelle compravendita di ricambi usati, ma la cosa che più mi sconvolge è che quasi nessuno di coloro che ho sottoposto a breve intervista ha dimostrato la minima conoscenza o consapevolezza di un panorama associativo ed organizzativo che sovrintende il sistema di contrattazioni sull’Usato. 

In particolare non si conosce l’esistenza di A.D.A. (Autodemolitori Associati) o di C.A.R. (Confederazione Autodemolitori Riuniti) con le opportune e specifiche formule di autoregolamentazione e disciplina); così come è il caso di ribadire il dispositivo del D.Lgs. 209/03 modificato dal D.Lgs. 119/20, per il quale rimane tassativo l’obbligo degli Autodemolitori di conferire solo ed esclusivamente agli autoriparatori professionisti le parti di ricambio attinenti alla sicurezza del veicolo, al fine di ottenere dagli stessi la necessaria attestazione di idoneità al rimpiazzo di componenti sostituite per effetto di lavori di officina. 

 

Oltre a questo le principali organizzazioni (delle quali ho esemplificato due rappresentative) sono spesso fornite di portali e Database Ricambi Usati; queste piattaforme consultabili su querydei potenziali Clienti promuovono – a quanto si riporta – protocolli di acquisto supervisionato ed organizzato secondo criteri di maggior sicurezza e tracciatura rispetto alle operazioni. Vale per C.A.R. con il portale “autodemolitoririuniti.com” e per A.D.A. che si è di fatto “consorziata” con un marketplaceindipendente come “NERYUS” da poco convenzionato con l’Associazione. 

 

A sua volta tra gli operatori “storici” in grado di offrire mediante Database collegato a piattaforma di e-commerce anche di tipo “B2C” segnalo tra gli altri il supporto e-commerce di Atracco, parte del Gruppo LKQ: Atracco è una Società svedese specializzata nel recupero ricambi usati da autodemolizione che vengono rivenduti secondo parametri di sicurezza e conformità e censiti dentro un DB di oltre un milione e mezzo di referenze. Attualmente la piattaforma è conosciuta prevalentemente nella penisola scandinava ma un giorno chissà……Un discorso a parte merita Amazon Renewed che apparentemente si propone più come marketplace per componenti ricondizionate. Ma per questo ed altri aspetti che interessano sia i potenziali acquirenti che i professionisti della vendita ci rimandiamo ad una nuova puntata. 

Riccardo Bellumori

Genesis lancia Magma e sfida BMW e Mercedes

Genesis, la divisione di alta gamma di Hyundai attesa in Italia nel 2026, lancia il suo marchio ad alte prestazioni Magma. Il primo modello sarà una versione potenziata del crossover elettrico GV60. Seguiranno una variante “aggressiva” della berlina G80 e poi una supersportiva annunciata dal concept Magma GT.
Sulla scia di Lexus per Toyota, dal 2015 Hyundai ha il suo marchio di alta gamma con Genesis. Già presente in molti paesi, in particolare in Europa, questo nuovo marchio sarà disponibile sul mercato francese nel 2026. Il suo lancio coinciderà con quello della gamma sportiva del marchio denominata Magma. Questa divisione, la cui identità visiva si basa su una tonalità arancione che evoca la lava fusa, dovrà competere con BMW M, Mercedes-AMG e Audi Sport.
Il lancio della gamma Genesis Magma accompagnerà l’arrivo dell’azienda nel campionato mondiale di endurance WEC con la scuderia Genesis Magma Racing e l’Hypercar LMDh GMR-001. Il suo primo modello stradale di grande serie è il GV60 Magma. Questa variante muscolosa del crossover elettrico GV60 riprende il gruppo motopropulsore delle sue “cugine” Hyundai Ioniq 5 N e Kia EV6 GT, offrendo 650 CV di potenza massima, una simulazione di cambio e una modalità Drift.
Rispetto alla GV60 standard, la versione Magma presenta anche carreggiate allargate, assetto ribassato, sospensioni specifiche, kit carrozzeria e finiture interne esclusive. Attivando la modalità Magma, sul cruscotto digitale compaiono tre indicatori circolari che mostrano la temperatura del motore/batteria, la velocità e la forza di accelerazione (g), mentre il display head-up mostra la velocità, il livello di boost temporaneo e la potenza di rigenerazione della frenata. La Genesis GV60 Magma competerà in particolare con la prossima Mercedes-AMG CLA elettrica e la futura BMW iX4 M.

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La gamma Magma si distingue anche per le finiture interne.
La gamma Magma si distingue anche per le finiture interne.

LA GAMMA SPORTIVA

Sul versante termico, Genesis ha presentato sotto forma di concept car una versione Magma del SUV GV80 Coupe, nonché la grande station wagon sportiva G90 Wingback.

Il marchio ha anche commercializzato in numero limitato la berlina G80 Magma Special in Medio Oriente. Ma l’offerta francese dovrebbe limitarsi ai modelli “zero emissioni”… almeno in un primo momento. Poiché la Francia avrà diritto alla berlina Electrified G80, anche la sua versione Magma, anch’essa allo stato di concept, potrebbe arrivare sul nostro mercato e competere con la futura Audi RS6 e-tron.
Una super sportiva in cantiere
Per farsi conoscere e lasciare il segno, Genesis coronerà la gamma Magma con una super sportiva con motore termico centrale posteriore, probabilmente ibrido. Una coupé prefigurata dalla GT Concept.
Lo stile dell’auto è fluido e raffinato, sulla scia di quello di una Maserati MCPura. Il muso relativamente alto e i fari anteriori a due livelli conferiscono un tocco di aggressività. I montanti neri del parabrezza conferiscono alla superficie vetrata la forma di una visiera da casco. Secondo alcune fonti, il modello stradale sarebbe accompagnato da una variante GT3 da competizione che si vedrebbe a Le Mans.

La commercializzazione della Magma GT non è prevista prima del 2027.

Nuova Porsche 911 GT3: esagerata Manthey Racing

Porsche continua a sviluppare novità per i suoi modelli più spettacolari e veloci. Il marchio tedesco sa bene che questa strategia è fondamentale affinché un’ammiraglia come la 911 possa recuperare lo status di un tempo, ormai perso negli ultimi tempi. Le decisioni sbagliate del capo del marchio hanno portato il costruttore a un disastro monumentale che ricorda i tempi bui di Porsche e che non ha avuto alcuna pietà nemmeno per un modello così illustre come la sportiva per eccellenza.

Le analisi interne di Porsche della scorsa primavera già lasciavano intravedere qualcosa di impossibile ma vero: la 911 non era più un modello di interesse per i clienti, cosa che ora cercheranno di recuperare con un’importante novità che arriva su una delle versioni più ammirate e che abbiamo visto nelle foto spia e nei test alcuni mesi fa. Il nuovo pacchetto aerodinamico di Manthey Racing per la Porsche 911 GT3 è ormai una realtà, un optional per i clienti appassionati delle massime prestazioni che, senza dubbio, esalta al massimo il carattere di questa sportiva.

La divisione corse di Porsche ha presentato un pacchetto ricco di componenti realizzati in fibra di carbonio a vista, in cui l’aerodinamica gioca un ruolo essenziale non solo per ottenere prestazioni eccezionali, ma anche per superare tutti i record. La parte inferiore della versione della 911 più apprezzata dagli appassionati di circuiti non è affilata come in altri pacchetti, ma completamente liscia, lo spoiler del labbro anteriore è stato ridisegnato e ora sporge di dodici millimetri in più e le estremità sono dotate di speciali alette che, insieme ai flap sui lati del veicolo, aumentano la deportanza sull’asse anteriore.

SPORTIVA ESTREMA

Manthey ha anche allungato i deflettori inferiori di ben un metro, che ora raggiungono il mezzo metro, generando più carico aerodinamico, e anche il fondo della vettura è ora liscio. Ma ciò che colpisce davvero è l’imponente spoiler posteriore con montanti a forma di collo di cigno, ora con piastre più grandi alle estremità e curve verso l’interno.
Manthey Racing ha studiato nei minimi dettagli l’aerodinamica della 911 GT3, tanto che persino le alette del diffusore posteriore sono state progettate per aumentare la deportanza senza aumentare la resistenza aerodinamica, che di solito è una conseguenza diretta.
Porsche ha ottenuto un record di carico aerodinamico di ben 540 chilogrammi su circuito a una velocità di 285 km/h e di 355 chilogrammi nella configurazione omologata per la strada. Senza contare i copricerchi aerodinamici per coprire i cerchi in lega posteriori, che possono essere personalizzati con diversi colori. I cerchi sono forgiati, da 20 pollici davanti e da 21 pollici dietro, e riducono il peso di sei chili.

Altri componenti del kit Manthey Racing sono i tubi freno con treccia in acciaio, ma non le pastiglie freno da competizione, speciali per il sistema di dischi in carbonio-ceramica, per le quali è necessario sborsare un extra che non è stato reso noto. Tuttavia, è inclusa una speciale sospensione “coilover” a quattro posizioni, così come è possibile regolare anche il rimbalzo e la compressione degli ammortizzatori, senza attrezzi, di cui Porsche va fiera sottolineando che aumenta ulteriormente la stabilità del veicolo, anche quando si passa sui dossi dei circuiti.
Manthey Racing offre anche altri dettagli sportivi complementari come listelli in carbonio sulle soglie delle portiere, proiettori a LED sulle portiere con il logo Manthey in bianco o ganci di traino verniciati in rosso, nero o giallo, ma che puoi sfoggiare solo in pista.

Un interessante pacchetto aerodinamico con cui ha migliorato il tempo ottenuto al Nürburgring dal suo predecessore, ora di 6:52.981 minuti. Certificato da un notaio, è 2,8 secondi più veloce del suo predecessore, ma per averlo bisogna sborsare il suo prezzo: 41.911 euro, più IVA, niente in confronto a quanto costa la 911 GT3, quindi questo pacchetto, che sarà disponibile a partire da marzo 2026, andrà a ruba da Porsche.

Listini Auto: e se li facessero quelli del Bar del Teschio?

Aria di fine anno al Bar del Teschio, in una caratteristica Via di Roma a cavallo tra la direzione del litorale romano di NordOvested il Centro Storico che si diparte da Trastevere. 

La trepidazione che coglie tutti, sia coloro che gestiscono questo simpaticissimo ed un po’ folle Bar sia tra gli avventori, è il segnale di un anno che prepara i suoi saluti tra un Giubileo fin troppo chiacchierato e redditizio per le imprese turistiche della Capitale ed una situazione generale dell’Italia che non convince e non concilia pensieri e proiezioni positive. Dentro tutto questo il Bar ha conosciuto nell’ultimo periodo un avventore particolare: un narratore di temi automobilari, un personaggio indescrivibile ed a suo modo indecifrabile. Nessuno sa da dove venga, così’ lontano dai luoghi degli avventori di prossimità nella Via. 

Nessuno sa perché abbia scelto quel Bar oltre all’approfittare gratis della straordinaria linea Wi-Fi e della corrente elettrica. 

Perché spesso si presenta con un PC, a scrivere per ore chissà cosa. In questo non è solo, data la presenza sempre scemograficadi un viaggiatore dello spazio, un cercatore di rettiliani, un poeta delle profondità galattiche con le quali dialoga attraverso il suo Smartphone per conoscere segreti inconfessabili. 

Sotto alcuni punti di vista si è ricavato un posto d’onore nella socialità: al prezzo di un caffè offerto riesce a parlare per ore di temi legati al mondo dell’auto forte di una sedicente capacità ed esperienza professata nella vendita e nella consulenza di settore. Ma essendo sostanzialmente un cazzaro come tutti i venditori lascia tutti i suoi interlocutori nel dubbio, ogni volta, di capire se abbia detto la verità o una balla colossale. 

Dopo aver affrontato temi diversi e i più singolari possibili legati al settore auto, il nostro strano interlocutore stava facendo i bagagli per approdare altrove, dove la vita lo avrebbe portato nel breve periodo. 

Ma per congedarsi nella migliore maniera il nostro narratore voleva lasciare davvero il segno, e trovare un argomento adatto ad interessare tutti.

Un pomeriggio l’indescrivibile avventore entrò nel Bar del Teschio nel mentre un’altra Cliente, nota giornalista di Jet set, stava inveendo contro lo staff per l’ennesimo aumento dei prezzi per i servizi ed i prodotti in offerta. Ora, premesso che al nostro narratore tutto quello che costa mezzo euro appare già irraggiungibile ed elitario (da discepolo della “Spesa proletaria”), la presa di posizione della nota cronista già di per sé gli pareva apprezzabile. Ma per di più il nostro aveva provato più volte a spiegare al titolare (persona umanamente straordinaria e sempre gradevole nel dialogo, ma spesso portato ad esercitare decisioni sempre abbastanza fuori delle righe) il concetto del “Margine di contribuzione” invocando un piano di riscrittura dei Listini che potesse non solo essere concorrenziale ma anche più remunerativo. 

A parte, ovviamente, il puro interesse personale nel proporre una modulazione di offerta “ad personam” ritagliata su se’ stesso, come ad esempio quando il nostro automobilaro – notoriamente astemio ma ghiottissimo di dolci – propose il ricarico quadruplo dei prezzi sugli alcolici per scaricare ad un euro il prezzo di crostate e ciambelloni alla fetta; oppure nel proporre un “all youcan eat” a 0,99 cent dalle 21,30 all’ora di chiusura ovvero nell’intervallo temporale in cui era più facile trovarlo al Bar del Teschio.

Ma giusto per sedare gli animi e spegnere sul nascere sommosse e tumulti popolari, il nostro automobilaro decise di corrompere il sempre ottimo Fabrizio, frontman del Bar da pomeriggio a sera, ed al prezzo di un caffè offerto si rese protagonista di un nuovo ennesimo “racconto intorno al fuoco” in tema auto mentre la cronista lasciava comunque il Bar sacramentando nelle forme più disparate. 

A quel racconto, data l’ora, si erano avvicinati pochi ma buoni avventori, che descriverò in seguito. Ma quale poteva essere il perno dell’argomento di quel tardo pomeriggio al Bar del Teschio? I listini, guarda caso: la fonte di gioie e dolori storici a carico di Costruttori, Dealer e Clienti. Tutto partì da due domande preliminari. Una la rivolse il patriarca dei Clienti del Bar:”EhhhFabbbbrì???” – disse il vecchio rivolto a Fabrizio – “M’hanno detto che avete aumentato i prezzi. Ma mo’ se paga pe’ consumà al tavolo qui fuori???” chiese in perfetto romanesco. 

“Ma no, Giò”, rispose Fabrizio “è sempre tutto compreso, vai tranquillo!”.

E la seconda domanda invece fu rivolta all’automobilaro:”Correggimi se sbaglio”, fece un Cliente,” ma le auto costano più care di prima o no?”

“No!” rispose il nostro sedicente esperto ricordando quanto dibattuto in precedenza sul tema e che appartiene ad un altro “Racconto del Bar del Teschio”, ma aggiunse iniziando la sua filippica:

“Vi voglio chiedere una cosa, domandando a chi è vecchio come e più di me ed a quelli più giovani. A quelli più anziani chiedo se per Voi è sempre stato normale pagare un’auto da 1100 cc. a quattro cilindri una cifra; e pagare anche fino ad un milione di Lire in più (cifra più cifra meno) per la stessa auto con 1300 cc sullo stesso motore e magari in più solo due poggiatesta e fari di profondità sotto il paraurti, tanto per fare un esempio. Vi chiedo: è stato sempre ragionevole e spiegabile tutto questo? E se moltiplicassimo tutte le differenziazioni di prezzo possibili, troveremmo che in fondo ci è sempre costato proporzionalmente meno passare da una tre porte ad una cinque porte piuttosto che da una 1100 ad una 1300 cc. o così via. Perché questo? Perché ad esempio il “monoprezzo” non ha attecchito nel settore Auto? Cosa nasconde tutto questo?

Facciamo un poco chiarezza: molto di quello che ogni giorno “spendiamo in più” è dominato esclusivamente dalla subordinazione del Consumatore alle sue stesse proprie ancestrali superstizioni. Costa di più? Allora mi dà prestigio.

Perché paghiamo sempre quello che ci aspettiamo di pagare, e non quello che davvero costa un bene?

E’ di marca? Allora pago di più. Questo costa 100 e svolge praticamente tutto quello per il quale lo sto acquistando; ma quello accanto costa 120, lo sanno tutti ed in più guarda come è più prezioso. Ma io ho solo 100. Che problema c’è? Vuol dire che 20 li finanzio. 

Ma in fondo cosa significa veramente tutto questo? Significa il passaggio dal “bisogno” al “Value for Money”. E non solo sul versante automobilistico. Negli anni Cinquanta in Europa (e parlo dell’Europa perché USA, Giappone, Cina ed U.R.S.S. seguivano dinamiche diverse) l’automobile è un lusso necessario: i lavoratori che hanno strapagato le biciclette fino a poco prima della Guerra ora si trovano a scegliere se strapagare un motociclo o se moltiplicando le cambiali possono accedere alle prime utilitarie a quattro ruote. Fiat Nuova 500 è in testa anche perché Fiat ha dalla sua la SAVA. 

Autobianchi Bianchina è un poco più elitaria, Dauphine Alfa Romeo ancora di più, Iso “Isetta” è persino fuori mercato. Ma all’epoca era considerato automobile anche il tre ruote prodotto industrialmente da Bianchi, Piaggio, Guzzi, ed altri. 

Poi arriva il boom economico e si osa di più. La cilindrata media più venduta diventa quella intorno ai 750 cc. ottenuta facendo la media tra le tante auto sotto il litro e le poche (italiane ed estere) che lo superano. 

Arriva il lusso fatto di sedili comodi, cromature e dimensioni importanti, e si comincia a “segmentare” il mercato. Sulla stessa scocca i listini cominciano a scalare sulla base prima dell’aumento di cilindrata; poi sulla composizione tra cilindrate alte e maggior dotazione di accessori; infine si apre la stagione dei corpi vettura: paghi “n” sul corpo vettura di base a 2 o 3 volumi, paghi “n+x” se vuoi le porte posteriori ed “n+x+y” per la Station Wagon. 

Ed infatti si finisce per scegliere tutti la versione più fruibile per famiglie e per viaggi, in modo da offrire le versioni e gli allestimenti più penalizzati in offerta con forte sconto. Accade solo in Italia? No, assolutamente. Anzi, forse l’Italia si distingue per una caratteristica che deriva dalla proprietà privata delle Concessionarie dove la gestione non è diretta da Casa Madre. Fino agli anni Novanta non è raro trovare in Italia modelli ed allestimenti praticamente introvabili nel resto d’Europa.

Arrivano i “Programmi pianificati di acquisto”. Ed è la fine

Ma alla fine degli anni Ottanta inizia una nuova strategia di distribuzione che oltre che commerciale è logistica. Dealer e Filiali nazionali, Importatori o Costruttori, definiscono una politica di offerta “Top/Down” garantendo insomma uno Stock nutritissimo ed ovviamente più vantaggioso in termini di costo per i Rivenditori fatto però di una serie “limitata” di modelli Paese per Paese secondo i trends di preferenza rilevata od auspicata secondo ciascun mercato. 

Si cominciano a diffondere i sistemi di “Ordering” (costruzione degli allestimenti da porre in vendita) puramente simbolici all’interno delle Concessionarie: le auto da porre in vendita sono un pacchetto ineludibile ed unico di accessori e persino di colori Paese per Paese, e prende piede la “bivalenza” bleu e Argento metallizzato un po’ dappertutto. E scoppia la moda dei Listini “bipolari”: il prezzo industriale ufficiale Casa Madre parte da un valore definito e specifico più Iva; cresce con la somma degli Optional obbligatori perché irrinunciabili, e si riduce previo scazzo del Cliente inferocito dall’obbligo degli extra ineludibili con la politica di Sconto: Retail, retail più Loyalty, Supervalutazione delle permute, Rottamazione.

Totale: un’auto “X” che di Listino parte dagli 8.600,00 Euro più Iva finisce – sommando Clima, Radio, Metallizzato, annessi e connessi – per costarne 11.000,00. 

Reazione violenta del potenziale Cliente in trattativa et “Voilà!”: quegli 11.000,00 Euro per la medesima Auto diventano 10.200,00 senza nulla; oppure 11.000,00 Euro con 800,00 Euro di supervalutazione dell’Usato; oppure ancora 11.000,00 Euro con 800,00 Euro sull’Usato più altri 500,00 Euro di Loyalty (detto anche il metodo della Briscola) perché se l’auto usata è dello stesso Marchio e magari modello del nuovo in acquisto sei pure un Cliente fedele e vieni premiato perché non metti le corna al Tuo Dealer di fiducia; oppure alla fine quegli 8.600,00 Euro che sono diventati 11.000,00 con gli extra obbligatori diventano 9.000,00 perché il Cliente declama la parola magica “Rottamazione”. 

In mezzo a questi 400,00 Euro che ballano tra listino netto e prezzo vendita finale con Rottamazione passano il sudore del Venditore che sbraccia e usa i sottotitoli per farsi capire; passano decine di preventivi diversi che il Cliente, sentendosi giustamente preso per i fondelli, cerca disperatamente tra decine di altri Showrooms magari persino dello stesso Dealer; ma alla fine passa anche, consentitemi, il virus sottile del “finanziamento”. Credito erogato a pioggia, spesso su appoggio di fiduciari nelle persone del parente anziano con il modello 101 appena decente per campare. 

Arriva la moda del “Paghi mezzo e poi decidi” con cui si moltiplicano i finanziamenti delle “Captive” (Banche create apposta dalle Case Costruttrici) che prevedono un importo “sospeso” di finanziamento da regolare dopo due o tre anni. L’Italia, ma non solo, passa da un milione di immatricolazioni nuove fino al doppio della fine anni Novanta per toccare 2,5 milioni di targhe nuove nel 2007. Arriva la bolla del Crack Lehman e tutto si sgonfia. E cosa rimane? 

Rimane che per farsi concorrenza sul “monoprodotto” (cioè modelli limitati con allestimenti e motorizzazioni imposti dalle diverse filiali nazionali ai Dealer) i Costruttori iniziano a spingere sul finanziamento con la pericolosa illusione ottica della limatura dei Listini.

Ma il Cliente è davvero consapevole di quello che compra e che paga?

Ed è a questo punto che alla Platea sempre attenta, evoluta e consapevole del Bar del Teschio, si accende la lampadina: di aver sempre valutato il prezzo di qualcosa non sulla base del valore reale di quella cosa ma sulla successione dei prezzi che la stessa cosa ha avuto nel corso della sua esistenza ed infine sul rapporto tra prezzi maggiori o minori che la stessa cosa ha rispetto ad altre cose in offerta su base omologa. Mentre il nostro narratore indecifrabile, sorbito un altro caffè gentilmente offerto dalla Casa, annuiva spiegando da cosa è realmente nata la “presunta” crisi del settore Automobili in relazione all’elettrico.

Non è l’elettrico che mette in crisi le Case Auto occidentali sul futuro, ma è il recente passato che mette in crisi le Case Auto occidentali verso il futuro elettrico: questo recente passato parla di mostruosità come il credito a Pioggia, il “metodo Wolfington” moltiplicato all’infinito, e come la guerra dei Listini al ribasso sostenuta dal trasferimento dei margini di guadagno solo ed esclusivamente sui piani finanziari. 

La obsolescenza programmata e la lotta alle “vecchie auto” ha reso spazzatura per almeno una decina di anni un patrimonio di sicurezza come è il Parco Usato circolante europeo; questo, unito alle quotazioni future obbligatorie per le permute legate a piani Leasing/Retail/Noleggio con soluzione di Buy Back ha peggiorato la conseguenza primaria della guerra dei listini al ribasso, e azzerato i margini legati al finanziamento.

Ed il Crack Lehman, con la fine del finanziamento a pioggia ha lasciato il cerino in mano a Dealer e Costruttori: tenere alte le vendite continuando una moderazione dei prezzi di vendita senza più il sostegno finanziario? Impossibile; traslocare tutto il retailCliente Privato verso il Noleggio? Inutile; aumentare i Listini per salvaguardia alla base di una offerta che rimaneva uguale a se’stessa? Offensivo per i Clienti acquisiti e per quelli potenziali. Aumentare i Listini con la scusa di qualcosa di nuovo? Eh si. Ed ecco l’elettrico totale impossibile a meno di cifre esorbitanti, ma se non puoi allora ecco il Mild Hybrid

Costa più del modello endotermico puro da cui deriva quasi integralmente montando l’apparato elettrico buono per una lavatrice; però se ci credi è ecologico. In aggiunta, basta tenere dentro al Freezer per una quindicina di anni dopo un provvidenziale e forse ben architettato Dieselgate i motori a Gasolio, e mancando la pedina centrale sulla quale si sono mossi i Listini per almeno un decennio, la deregulation conseguente sta portando il Cliente a non sapere più per cosa realmente sta pagando sempre più soldi. 

Di chi è la colpa di tutto questo?

Da “Ce lo chiede l’Europa” a “ce lo chiede l’Ambiente” sono  nuove e sempre più sottili fettine di culo vicine all’osso da parte degli automobilisti. E la confusione di massa si moltiplica, e rende ai Costruttori tantissimo. Per questo devono continuare a parlare di crisi. Anche quando non c’è. Adesso. Perché quella di adesso è ancora la crisi del passato.

A promuovere la vera crisi sistemica legata alla finanziarizzazione del mercato auto europeo sono Manager, CEO ed analisti fedifraghi, incapaci ed imbelli che per il danno fatto al mondo Auto dovrebbero essere condannati ad un anno di cantiere passeggiando lungo i ponteggi di intonacatura delle facciate dei palazzi. E che invece hanno forzato le proprie organizzazioni a spendere per creare posizioni di sotto potere che per questi esseri sono irrinunciabili. 

La riforma del Mondo auto parte da decine di defenestrazioni ancora da fare ai piani alti degli uffici. Dove purtroppo si trovano ancora, dentro gli acquari fatti ad arte, esemplari di “Pesce-cronista” abituato a scrivere quello che piace alla Classe Dirigente delle Case Auto più fallimentari. La colpa è dell’Elettrico, la colpa è della Cina. No, la colpa è tutta dietro le nostre spalle. Sperando che non arrivi dietro le natiche. Al sentire queste parole una parte della Platea sempre attenta e prestigiosa del Bar del Teschio cominciò ad inalberarsi: le nostre nuove auto Mild Hybrid un bidone? Non ecologiche? Siamo stati presi per i fondelli? 

Purtroppo alla reiterazione del “SI” da parte dell’automobilaro in molti cambiarono umore. Purtuttavia è così, di fronte alla scelta di offerta sul mercato oggi la situazione è che:

– Le stesse piattaforme a Gasolio mandate al Patibolo nel 2015 con l’Euro V oggi sono di nuovo in commercio come Euro VI o in configurazione “Endotermica pura” o accompagnate da Mild Hybrid a prezzi superiori del 20% a quelli mediamente applicati dieci anni fa;

– Le BEV sono oggi, nell’offerta dei Costruttori, ancora mosche bianche e molto costose al lordo di Incentivi e Bonus governativi;

– La soglia di decarbonizzazione attesa ancora da conseguire per essere in regola con i desiderata europei è altissima e di certo non conseguibile ai regimi attuali; 

​-La concorrenza asiatica, temuta sul versante BEV, è oggi pericolosa anche sul versante degli Ibridi e degli Endotermici multialimentazione: e tutti, sia i Costruttori europei che quelli asiatici, costano molto di più rispetto al passato. E non è una questione  che tenderà a terminare. 

Oggi sulle semplici “superfetazioni” di quello che fino ad oggi abbiamo imparato a guidare i costi sono esplosi; su quello che rappresenta il mondo usato e “vecchio” non ne parliamo neppure, con costi di riparazione e componentistica cresciuti in modo folle. E domani? Domani i prezzi delle auto si stabilizzeranno, raggiunta la soglia ideale di remunerazione; domani la maggior parte delle auto usate – per chi non può permettersi di cambiarla integralmente – saranno oggetto di trasformazione e conversione aftermarket con Impianti e Kit; e domani, ovviamente, il margine di contribuzione per i Costruttori deriverà dalla somma dei servizi aggiunti (telematica, connettività, Guida Autonoma, etc.) che saranno sempre più integrativi con la vendita delle auto; e domani, infine, la “longa manus” dei Costruttori si estenderà anche su Biocarburanti ed e-fuels. 

Che ovviamente, visto l’andazzo, costeranno mediamente dal doppio al triplo di quanto già paghiamo l’attuale benzina e gasolio. Perché muoversi puliti costa, senza tanti giri di parole.

Domanda: dove è che stiamo sbagliando ? Domandò questo il nostro Interlocutore Automobilaro rivolto a Fabrizio, il quale cortesemente e discretamente cercava di portarlo verso la Cassa a pagare. 

Per tutta risposta il nostro automobilaro gli rispose: “Già lo so dove andiamo a finire con certi discorsi. I soldi sono nemici dell’amicizia. Sono materia del diavolo”. E giocando con due banconote opportunamente piegate per mostrare in ambo le superfici della carta filigranata le immagini delle corna, ancora una volta, forse l’ultima, il nostro eroe si allontanò dal Bar del Teschio senza pagare. Ed io che ho solo riportato la traccia dei suoi pensieri, mi guardo bene dal fare mia la sua ultima opinione: ce stanno a fregà come sempre.

Riccardo Bellumori