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Nuova BMW iX1 2026: Anteprima assoluta

Mentre l’attuale BMW iX1 avrebbe dovuto subire un restyling nel corso del 2026, tutto lascia pensare che passerà direttamente il testimone a un modello nuovo di zecca.
Sono passati poco più di tre anni da quando la BMW X1 e la sua versione 100% elettrica BMW iX1 hanno iniziato a solcare le nostre strade, riscuotendo un impressionante successo commerciale. Logicamente, l’azienda di Monaco avrebbe potuto accontentarsi di un semplice restyling nel corso del 2026, per garantire la seconda parte della carriera di questo duo. Ma è uno scenario molto diverso quello che sembra profilarsi dall’altra parte del Reno nei prossimi mesi.
Come hanno dimostrato numerosi prototipi camuffati, recentemente immortalati dai cacciatori di scoop, lo stile della futura iX1 si distaccherà da quello della sua consorella, affidandosi a motorizzazioni ibride. Si conclude quindi che BMW desidera che il suo SUV compatto elettrico benefici di una piattaforma specifica, interamente dedicata a questo tipo di propulsione virtuosa, sicuramente al fine di ottimizzarne le caratteristiche. Pertanto, l’attuale X1 dovrebbe evolversi gradualmente nel corso del 2026, concentrandosi principalmente su questioni estetiche, mentre la BMW iX1 subirebbe una vera e propria trasformazione.

Il rendering in copertina di Auto-moto.com ci permette di dare uno sguardo in anteprima al modello.

LO STILE AFFILATO

La futura BMW iX1 è quindi pronta ad adottare la nuova piattaforma Neue Klasse, inaugurata dalla recente iX3 e che dovrebbe essere utilizzata anche dalla nuova generazione della Serie 3/i3. Un telaio di alto livello che fornisce una tensione di 800 V per ridurre drasticamente i tempi di ricarica. Dal punto di vista estetico, la nuova arrivata erediterà proprio l’essenziale del linguaggio formale della iX3, che rende omaggio in particolare ai blocchi calandra/ottica delle BMW apparse negli anni ’80. Per conoscere la portata della sua scheda tecnica dettagliata, bisognerà attendere ancora qualche mese.

La sua presentazione potrebbe avvenire al Salone dell’Automobile di Parigi, il prossimo ottobre.

Nuova Lexus RZ600e F Sport Performance

Questa è la Lexus RZ600e F Sport Performance, un’edizione speciale basata sulla RZ550e F Sport che costa circa 12 milioni di yen (circa 64.000€. L’EV ha più potenza, una migliore aerodinamica e freni più grandi: guidarla dovrebbe essere davvero divertente.

Sebbene la potenza dei motori anteriore e posteriore sia esattamente la stessa della RZ550e F Sport (227 CV/268 Nm ciascuno), così come l’accelerazione da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi, la potenza combinata di questo modello è superiore (426 CV contro 408 CV) grazie alla “rivalutazione dei limiti di potenza della batteria”.

È anche 20 mm più bassa della RZ550e F Sport e offre una maggiore potenza frenante grazie agli enormi dischi dei freni da 20 pollici, nascosti dietro cerchi in lega Enkei da 21 pollici nero opaco e serrati da pinze monoblocco in alluminio blu a sei pistoncini contrapposti anteriori.
La nuova Lexus RZ600e F Sport Performance eredita la batteria da 77 kWh della RZ550e F Sport, lo sterzo elettronico e la trasmissione manuale interattiva (che imita un cambio automatico a otto rapporti, è dotata di leve del cambio e suoni del motore simulati): clicca sui rispettivi link per saperne di più su questi sistemi.

IL SUV ELETTRICO SPORTIVO

Il modello ha sicuramente un aspetto più aggressivo: il cofano, le cornici dei fari, il tetto, i parafanghi (ce ne sono due! D’altra parte, anche la RZ450e F Sport Performance 2024 ne aveva due), le alette di deviazione e le modanature inferiori delle portiere. Un kit carrozzeria e le estensioni dei passaruota completano il look aggressivo, e puoi scegliere tra nero e Neutrino Gray, o nero e Hakugin II (ovvero blu e bianco).

All’interno, l’edizione speciale è dotata di sedili sportivi F Sport Performance Ultrasuede 2, di colore nero con cuciture blu, con memoria per il conducente e ventilazione dei sedili anteriori. Il selettore del cambio rotativo presenta accenti neri e blu, il rivestimento che copre l’intera larghezza del cruscotto è blu e i portabicchieri anteriori sono rifiniti in nero nocciola. Anche i pannelli delle portiere sono in Ultrasuede 2.

Nuova Ford Puma 2026: rendering in Anteprima

La nuova Ford Puma potrebbe avere un design decisamente familiare.

Ford ha in programma di lanciare due auto elettriche sulla piattaforma Renault nel prossimo futuro, e una di queste potrebbe essere la nuova generazione del crossover Puma.

Il modello è apparso per la prima volta nella gamma Ford nel 1997 ed era una coupé compatta. È rimasto in produzione fino al 2002 e non ha avuto un successore diretto. Nel 2019 la Puma è stata riproposta come crossover subcompatta destinata al mercato europeo. All’inizio del 2024 il SUV è stato sottoposto a un restyling e alla fine dello stesso anno la famiglia si è ampliata con la versione completamente elettrica Puma Gen-E.

All’inizio di questo mese abbiamo riportato la notizia che Ford e Renault hanno annunciato l’avvio di un’importante partnership strategica in Europa con l’obiettivo di ridurre i costi. Uno dei primi risultati di questa collaborazione potrebbe essere la nuova generazione di Puma, che sarà realizzata sulla base della Renault 4.

Questi rendering di Kolesa.ru ci permettono di dare uno sguardo alla nuova Ford Puma.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE UNICO

Quest’ultima è stata presa come base per i rendering e, poiché non ci sono ancora informazioni sull’aspetto esteriore della futura novità, abbiamo immaginato una versione realizzata nello stile di alcune delle ultime novità Ford.

In particolare, la parte anteriore si ispira all’ultimo crossover del marchio chiamato Bronco (versione cinese), presentato per la prima volta quest’estate. Il SUV ha anche ricevuto maniglie delle porte a scomparsa e una linea del finestrino simile, mentre la forma dei finestrini laterali è originale.

I fanali sono grandi blocchi verticali, uniti da un inserto decorativo con luci a LED in stile della berlina Ford Mondeo aggiornata.
Se la nuova Puma sarà realizzata sulla base della Renault 4, avrà la stessa piattaforma AmpR Small utilizzata anche dalle auto elettriche Renault 5 e dalla Twingo presentata di recente. Il crossover francese di base è offerto con un unico motore elettrico da 122 CV (225 Nm), mentre la versione più potente dispone di 150 CV e 350 Nm di coppia. L’autonomia dichiarata è rispettivamente di 305 e 404 km secondo il ciclo WLTP.

BYD Yanwang U9 XTreme: la versione estrema

Il marchio di lusso Yangwang, di proprietà della società BYD, ha presentato una versione speciale della supercar elettrica U9, dedicata al circuito tedesco del Nürburgring, sul cui anello nord la Yangwang U9 Xtreme ha registrato quest’anno un tempo record.

Yangwang vuole monetizzare al massimo il suo successo al Nürburgring, il che è del tutto naturale: il record è stato ottenuto con grande impegno e investimento di risorse, e tutti i principali media automobilistici ne hanno parlato. Ricordiamo che nell’agosto di quest’anno la Yangwang U9 Xtreme, guidata dall’esperto pilota tedesco Moritz Kranz, ha percorso il circuito nord del Nürburgring in 6 minuti e 59,157 secondi, diventando l’auto elettrica di serie più veloce su questa pista.
L’uccello di fuoco ha perso una piuma nel Cloud Mail
A settembre, la Yangwang U9 Xtreme ha ottenuto un altro importante risultato: ha raggiunto i 496,22 km/h sul circuito di prova ATP (Automotive Testing Papenburg) in Germania, stabilendo così il record di velocità tra le auto di serie.
La versione Xtreme è notevolmente più potente e veloce della Yangwang U9 standard, lanciata sul mercato cinese lo scorso anno. Ciascuno dei quattro motori elettrici della Yangwang U9 Xtreme eroga 555 kW, per un totale di 2220 kW o 3019 CV. Inoltre, la versione Xtreme è dotata di una piattaforma e4 modernizzata con architettura elettrica a 1200 volt, sospensioni elettroidrauliche attive riprogettate e pneumatici semi-slick Giti Tire, progettati per velocità fino a 500 km/h.

LA VERSIONE SPECIALE

La presentazione ufficiale della Yangwang U9 Xtreme ha avuto luogo nel novembre di quest’anno al salone dell’auto di Guangzhou, quando la supercar di punta era già stata insignita di tutti gli onori, tuttavia, la società BYD non ha ancora annunciato il prezzo della versione Xtreme: si sa solo che ne saranno prodotti solo 30 esemplari, probabilmente già distribuiti tra i clienti selezionati di Yangwang.

Sul mercato c’è solo la Yangwang U9 base con un motore da 1306 cavalli, che attualmente costa in Cina 1.800.000 yuan. Ora è disponibile per questo modello l’esclusiva versione verde Extreme Forest, dedicata al record della versione Xtreme al Nürburgring e allo stesso tempo al Capodanno globale: in uno degli spot promozionali compare un albero di Natale. Il marchio Yangwang festeggerà il proprio Capodanno cinese insieme a tutta la Repubblica Popolare Cinese nella notte tra il 16 e il 17 febbraio.

Il colore verde per la Yangwang U9 costerà all’acquirente 50.000 yuan in più, mentre per gli interni in tonalità verde sarà necessario pagare un supplemento di 30.000 yuan.

Alcune delle immagini promozionali della Yangwang U9 verde trasmettono l’atmosfera del Nürburgring, soprannominato “l’inferno verde” da Jackie Stewart (il leggendario pilota britannico) perché il circuito attraversa una fitta foresta ed è ricco di curve cieche. In combinazione con la pioggia e la nebbia, questo circuito si trasforma davvero in un inferno e, purtroppo, gli incidenti mortali sono all’ordine del giorno, con centinaia di vittime all’attivo.

Nuova Fiat Multipla: Anteprima Render

La nuova Fiat Multipla potrebbe tornare sul mercato grazie alle alleanze interne al gruppo Stellantis.

La presentazione del concept ELO di Citroën, con i suoi fari a LED sovrapposti, la forma simile a quella di un minivan e la configurazione a sei posti, ha immediatamente suscitato speculazioni. Non solo sulla prospettiva di un monovolume con il marchio Citroën, ma anche su ciò che potrebbe significare per gli altri marchi del gruppo Stellantis. Il suo impatto visivo ha sollevato interrogativi che vanno oltre il concept stesso.
Potrebbe essere questa la base progettuale per una nuova Fiat Multipla? A prima vista può sembrare azzardato, ma l’idea non è così irrealistica come sembra. Si vocifera che Fiat stia pensando di riportare in auge il nome Multipla per un SUV pensato per le famiglie.
Il layout monovolume del concept Citroën sembra stranamente adatto a un successore spirituale della Fiat 600 Multipla originale del 1955. L’idea non sembra così lontana, soprattutto perché entrambi i marchi fanno parte del gruppo Stellantis.
Con minime revisioni stilistiche, Fiat potrebbe realizzare una variante distintiva, condividendo comunque i costi di sviluppo con Citroën, se mai una coppia di minivan del genere dovesse arrivare sulle strade.
C’è un chiaro richiamo visivo nella configurazione delle luci. Il concept presenta LED rotondi abbinati a sottili luci diurne posizionate alla base del parabrezza, che richiamano sottilmente i fari a due livelli sovrapposti che hanno reso famosa la Multipla del 1998. Un frontale leggermente rivisto, con una superficie più liscia e l’ultimo badge Fiat, completa l’aggiornamento.
La maggior parte della carrozzeria di 4,10 metri (161,4 pollici) è stata ripresa dalla Citroën ELO, ad eccezione della parte posteriore.

LO STILE ICONICO

Il rendering in copertina di Carscoops.com ci permette di dare uno sguardo in anteprima al modello.

Qui, i fanali posteriori divisi a forma di UFO che sporgono dagli angoli potrebbero essere sostituiti da unità a forma di pillola che richiamano lo stile allegro della Fiat Topolino.
Come tocco finale, abbiamo aggiunto un set di cerchi in lega vintage delle Fiat 500 speciali anniversario, insieme a una palette di colori esterni più espressiva. Infine, un discreto rivestimento in plastica intorno ai passaruota con una finitura abbinata ai paraurti e agli inserti delle portiere rende il modello immaginario pronto per mettersi in viaggio.
Anche le porte scorrevoli ad ampia apertura e la disposizione sperimentale dell’abitacolo del concept Citroën hanno senso in questo caso. Sei sedili singoli, una posizione di guida centrale e la possibilità di rimuovere i sedili o aggiungere accessori come materassi gonfiabili e contenitori modulari potrebbero renderlo il compagno ideale per le avventure in famiglia.
Un packaging di questo tipo richiede una piattaforma EV dedicata. Ciò significa che non c’è spazio per i motori a combustione. Ma un motore compatto montato posteriormente e una batteria di modeste dimensioni sarebbero più che sufficienti per l’uso urbano e le occasionali fughe del fine settimana.
La Fiat 600 Multipla originale, progettata da Dante Giacosa, fu introdotta nel 1955. Si basava sulla Fiat 600 con uno stile cab-over. Nonostante misurasse solo 3.531 mm (

di lunghezza, aveva un interno spazioso che poteva ospitare fino a sei passeggeri e i loro bagagli.
Fiat ha ripreso il nome Multipla nel 1997 per una nuova monovolume compatta e, sebbene sia ricordata soprattutto per il suo design polarizzante, offriva una funzionalità autentica. Il design di Roberto Giolito, con i suoi fari a due livelli e l’ampia superficie vetrata, spiccava in ogni modo possibile.
Nonostante fosse più corta di una supermini moderna con i suoi 3.994 mm di lunghezza, la Multipla offriva una praticità senza compromessi. Anziché allungarla in lunghezza, i designer Fiat hanno sapientemente ampliato le dimensioni verso l’esterno, conferendole una larghezza di 1.871 mm (73,7 pollici).

Ciò ha permesso di avere due file complete di tre sedili, rendendola una vera sei posti, con un bagagliaio di almeno 430 litri, spazio sufficiente per i bagagli, la spesa o uno o due passeggeri a quattro zampe.

E poiché Fiat l’ha resa larga piuttosto che lunga, la Multipla non solo offriva molto spazio, ma aveva anche una maneggevolezza migliore rispetto alla maggior parte delle monovolume, con un assetto ribassato che le conferiva una maggiore stabilità su strada.

Il modello di seconda generazione ha subito un restyling più convenzionale nel 2004 ed è stato discontinuato nel 2010. Tuttavia, la produzione è continuata su licenza in Cina da parte di Zotye fino al 2013.
Fiat non ha confermato una nuova Multipla, ma il nome continua a riapparire nelle speculazioni sui prodotti. n. Molto probabilmente, sarà assegnato a un crossover nella gamma Panda in espansione.

Si prevede che questo modello utilizzerà la piattaforma Smart Car di Stellantis, condivisa con la Citroen C3 Aircross e l’Opel Frontera, e che probabilmente competerà con modelli economici come la Dacia Duster e la Bigster.
Secondo quanto riferito, il SUV di prossima uscita sarà offerto con motorizzazioni a benzina, ibride leggere e completamente elettriche, seguendo l’esempio della Grande Panda, una berlina subcompatta, e di un crossover fastback meccanicamente correlato che è stato avvistato durante i test.

Tuttavia, nonostante tutti i progetti relativi al SUV, c’è ancora un angolo tranquillo di Internet che spera che Fiat ricordi ciò che ha reso speciale la Multipla originale: non solo la praticità, ma anche una certa volontà di distinguersi.

Il motore rotativo Mazda protagonista a Retromobile 2026

Dalla Cosmo Sport alla RX-8, Mazda ha fatto del motore Wankel a pistoni rotanti la sua specialità, fino a vincere la 24 Ore di Le Mans del 1991 con la 787B equipaggiata con questo tipo di motore. Quest’ultima sarà esposta al Rétromobile dal 28 gennaio al 1° febbraio 2026 insieme ad altre tre Mazda con motore rotativo.
All’inizio del 2025, Mazda aveva prolungato i festeggiamenti per il 35° anniversario della MX-5 al Salone Rétromobile. Il costruttore giapponese sarà nuovamente presente all’edizione 2026 del salone dedicato alle auto d’epoca e youngtimer, che si terrà a Parigi dal 28 gennaio al 1° febbraio. Qui celebrerà un altro 35° anniversario, quello della sua vittoria alla 24 Ore di Le Mans, e allo stesso tempo la sua lunga tradizione di motori a pistoni rotativi.
Lanciata nel 1968, la piccola coupé biposto Mazda Cosmo Sport 110S con motore a doppio rotore anteriore e trazione posteriore è stata la seconda auto di serie dotata di un motore di questo tipo, soprannominato Wankel come l’ingegnere che lo ha ideato, dopo la NSU Spider. Un esemplare di questa sportiva da 110 CV, proveniente dal Museo Mazda tedesco di Augusta, sarà esposto al Rétromobile. La 110S fu la prima di una lunga serie di Mazda con motore Wankel. Compatto, leggero e con una bassa inerzia, il motore rotativo presenta numerosi vantaggi, quali un’elevata potenza per litro e basse vibrazioni.
Molto sensibile alle variazioni di temperatura interna e di regime, richiede tuttavia alcune precauzioni d’uso che ne rendono difficile l’impiego in modelli di grande diffusione. Pertanto, sebbene diversi costruttori abbiano proposto veicoli con questo tipo di motore, solo Mazda gli è rimasta fedele per quattro decenni, principalmente per le auto sportive fino alla RX-8 ritirata dal mercato nel 2012. Nel 2023, il motore Wankel ha fatto il suo ritorno in Mazda sotto forma di un prolungatore di autonomia termica per il piccolo SUV elettrico MX-30, una modalità di funzionamento che risente poco delle fragilità sopra menzionate. Saranno esposti anche una Mazda R130 Luce del 1969 e una RX-7 di prima generazione del 1979.

LA SCELTA CORAGGIOSA

Poco conosciuta, la Mazda R130 Luce sarà sotto i riflettori a Rétromobile.
Poco conosciuta, la Mazda R130 Luce sarà sotto i riflettori a Rétromobile.
La prima RX-7, che apparteneva alla gamma Savanna in Giappone, è stata seguita da altre due generazioni e poi da una DX-8.
Nel 1991, Mazda si distingueva per l’originalità dei suoi motori rotativi e già da otto anni schierava prototipi con questa motorizzazione nel Gruppo C del campionato mondiale endurance contro Porsche 956 e poi 962, Jaguar XJR-9 e Sauber-Mercedes C9 che si contendevano la vittoria. Quell’anno, dopo anni di perseveranza nel migliorare la sua formula, l’azienda di Hiroshima riuscì a imporsi alla 24 Ore di Le Mans con la 787B, il cui rombante motore 2.6 quadrirotore aspirato, che erogava ufficialmente 700 CV a 9.000 giri/min, fa ancora vibrare le orecchie di chi era presente. Mazda divenne il primo costruttore giapponese a vincere la classica gara di Le Mans. La 787B vincitrice è conservata dal marchio in Giappone. Una replica che utilizza il telaio di riserva della scuderia del 1991 (n°002) sarà la star dello spazio Mazda al Rétromobile 2026.

Sarà esposta allo stand D-083 del padiglione 7-2 del Paris Expo Porte de Versailles.

Nuova Renault Clio 2025: Rendering Esprit Alpine

La nuova Renault Clio avrà presto una versione top di gamma Esprit Alpine.

Dalla Clio alla Rafale, passando per Mégane, Symbioz, Scenic, Austral ed Espace, tutta la gamma del marchio con il rombo beneficia dei vantaggi della firma Esprit Alpine. Modelli dallo stile un po’ più dinamico, senza però ricorrere a meccaniche più aggressive, sulla falsariga delle finiture S Line di Audi o AMG Line di Mercedes. La ricetta ideale per aumentare i margini di profitto dell’ex Régie.
Tuttavia, due modelli Renault continuano a non beneficiare della finitura Esprit Alpine. Da un lato, la Renault 5 E-Tech, poiché il marchio teme sicuramente la confusione con la A290, un’auto cittadina effettivamente legata al marchio Alpine, mentre non è altro che una R5 parzialmente ricarrozzata. D’altra parte, la Renault 4 E-Tech, lontana discendente 100% elettrica della 4L, la cui immagine non è mai stata sinonimo di sportività. In definitiva, ad eccezione della Clio, nessuna city car sfoggia l’emblematico stemma di Dieppe.

LO STILE UNICO

Al contrario, la nuova Renault Twingo, erede stilistica della primissima versione (1992), dovrebbe trarne vantaggio nel medio termine. Non che la sua bisnonna abbia mai intrapreso una carriera sportiva, a differenza delle due generazioni che l’hanno seguita, in particolare quelle con i marchi GT e Gordini. È in questo modo che la Twingo del 2026 legittimerà la sua futura versione Esprit Alpine.
Se la vettura sarà sicuramente dotata di un blu esclusivo per rivestire la carrozzeria e di cerchi dedicati, probabilmente non si parlerà di aumentare la sua potenza. La Twingo Esprit Alpine dovrà sicuramente accontentarsi dell’unico motore elettrico da 82 CV che anima la sua gamma. A bordo, il design potrebbe essere reso più dinamico da armonie di colori e altri materiali specifici. Ma a prima vista non c’è da aspettarsi sedili più avvolgenti. Per quanto riguarda la sua presentazione, Renault potrebbe approfittare del prossimo Salone dell’Automobile di Parigi che si terrà nell’ottobre 2026.

Per rilanciare l’Auto europea non servono solo nuovi modelli: serve un nuovo Supereroe

L’ultima apparizione pubblica di Sergio Marchionne risale alla fine della Primavera del 2018, quando fu presentata la versione per i Carabinieri offerta da FCA della Jeep Renegade. Poi il dramma fisico e clinico del manager italo canadese ci ha portato via un vero protagonista del mondo dell’auto. 

In quasi tre lustri di presidio anche mediatico del Gruppo Fiat (poi Fiat Chrysler Group, poi FCA)

Marchionne ha costruito un profilo che in pochi anni si è imposto all’Opinione pubblica per il modo, il tono e l’immagine stessa del Manager. Un modo diretto, personale, schietto ed un“understatement” visuale in cui risaltava lo stile “workers” ed il celebre pullover scuro, secondo diceria popolare indossato perché permetteva di mostrarsi distinto anche in eventi pubblici senza dover perdere tempo ad annodare e sfoggiare una inevitabile cravatta sotto la giacca. 

Uno dei tanti racconti che si fanno e si sono fatti su di lui, perché Marchionne ha avuto la sorte di aver catalizzato le attenzioni di stakeholders ed opinionisti da ogni parte del globo proprio grazie alla sovraesposizione di questa sua figura personale. 

Ricordiamo quel periodo? Il “faro” epocale di Fiat, cioè Gianni Agnelli, moriva nel 2003; ancora prima, tra il 1997 e la fine del vecchio millennio, scomparivano anche altri due “capisaldi” della dinastia: certo siamo ancora sconvolti dalle pieghe nascoste della sorte di Edoardo Agnelli nel 1999, ma collegati alla dinastia “determinante” per il destino di Fiat furono Giovanni Alberto Agnelli (presumibilmente il vero nome sul quale puntava l’Avvocato, pur essendone solo lo zio) che era figlio di Umberto Agnelli, a sua volta fratello di Gianni e deceduto nel 2004. 

Il comparto Auto almeno in Europa era in una fase di crescita costante, grazie ad una diffusione sistematica e progressiva del credito al consumo sostenuta dalla forza dell’Euro rispetto alle altre valute: cosa che, una volta tanto, consentiva all’Unione di contrapporre ai prezzi denominati storicamente in Dollari di risorse energetiche e di materie prime una valuta forte al livello della moneta Statunitense; allo stesso tempo il Continente si avvantaggiava, dal lato dell’Industria dell’Auto, di una supplyChain a costi calmierati proveniente sempre più da Cina, Taiwan e Stati Membri nell’Unione dell’area dell’Ex Cortina di Ferro. 

Nessuno sapeva all’epoca che nei due concetti esposti sopra (diffusione del credito delle captive Bank automobilistiche, e influenza della Supply Chain cinese nella catena di valore della componentistica e nell’aftersales) si nascondevano due dei quattro problemi che sono esplosi negli ultimi anni tra le mani dei legislatori di Bruxelles sul tema dell’Auto europea. Ma prima di elencare gli altri due problemi nel mazzetto, torniamo a Sergio Marchionne.

Marchionne, l’umanizzazione del mondo Auto europeo

All’esplodere della sua epopea pubblica e mediatica (quella del Ferragosto provinciale, quella della guerra frontale con Landini, quella del parafango della Panda sbattuto metaforicamente in faccia a Della Valle) quanti altri uomini o donne, nella Vostra memoria di osservatori del mondo Auto dell’epoca, sono emersi alla stregua di Sergio Marchionne come portabandiera individuali dei Marchi o Gruppi che presiedevano?

Io ne ricordo solo uno capace di ripetere il forte impatto mediatico globale: Ratan Tata, il manager indiano quasi contemporaneo a Marchionne, capace di imprimere al Marchio una svolta che ha introdotto sia quest’ultimo che l’industria automobilistica indiana – fino ad allora decisamente rimasta nel cono d’ombra dello scarso interesse globale – nel dibattito principale di settore. 

Fu, quella di Mister Ratan, un vero e proprio sasso nello stagno della meccanicità commerciale ed industriale del mercato USA ed europeo invasati – ho detto già sopra – dal credo del credito a pioggia e nel caso dell’Europa dalla progressione inarrestabile del motore Diesel. 

In questo quadro così schematico e prefabbricato (nonostante la presenza in Gamma dell’assortimento più completo possibile in tema sia di corpi vettura – monovolume, due volumi, due volumi e mezzo a tre e cinque porte, tre volumi, Station Wagon, SUV, PickUp, coupè, Roadster, Cabriolet, Berlinette a motore posteriore e centrale – che di motorizzazioni ed alimentazioni – 2,3,4,5,6,8,12 cilindri; Diesel, benzina, Gas, GPL; Turbo ed aspirato – ed infine di allestimenti e prezzi disponibili – solo per l’Italia, ad esempio, i listini netti scontati da bonus Rottamazioni e Loyalty partivano da poco più di 9.000,00 fino ad “infinito” -) tuttavia la maggioranza assoluta degli acquisti europei era sintetizzabile nel “layout” due Monovolume/Wagon/Due Volumi con motore Turbodiesel tra 1.3 e 2.0 litri. E non solo in Italia ma in tutta Europa. 

Di fronte ad un mercato che tendeva alla omologazione, dunque, e dove i protagonisti erano i diversi Brand immateriali con la loro storia ed il loro simbolismo mediatico e pubblicitario (senza però l’affiancamento di figure individuali iconiche capaci di “trascinare” o personalizzare la Corporate Image pubblica e condivisa a livello globale) queste due personalità “antropomorfe” seppero ritagliarsi un vero e proprio “Branding” da inizio Millennio. 

Parlo, ripeto, di Sergio Marchionne e di Ratan Tata: alternativi, antidivi, eretici a loro modo perché capaci di proiettare un modello ed una vocazione di Impresa non omologabili con il resto della concorrenza. Ratan Tata rappresentando il target popolare esotico fatto di automobili coerenti, lavoratrici ma in un certo senso “pittoresche” ed affascinanti per il loro essere diverse: Tata Indica ed Indigo, insieme a Safari e Telcoline sono state un iconico cazzotto nell’occhio contro la concorrenza più popolare rendendosi ereticamente piacevoli contro la presenza “Low Cost” di coreane e cinesi.

Mentre Sergio Marchionne (affiancato e talvolta sovrapposto all’altra personalità iconica “Premium” impersonificata da Luca di Montezemolo) seppe fin da subito rappresentare la radicalità italiana dell’Impresa intenzionata e caparbia nella volontà di superare le secche e tornare ad essere grande. 

Marchionne in Europa, Ratan Tata in India: rivoluzioni discrete

Il fatto che Marchionne abbia voluto temerariamente rivestireanche il ruolo ed il profilo mediatico del “Pater familias” attraverso cui passava e veniva setacciato ogni filo conduttore delle strategie per il rilancio – senza dunque delegare fortemente un eventuale sostituto destinato a rappresentare nelle occasioni pubbliche extra istituzionali – è uno dei motivi per i quali il principale fautore del raggruppamento Fiat Chrysler Automobile (poi denominato FCA) si è saputo rendere anche il più capace e mirato interlocutore e referente di quello che senza dubbio è il primo grande ed importante progetto di raggruppamento industriale del nuovo Millennio, molto più del secondo evento automobilistico che sempre nella prima decade del Millennio ha conquistato l’attenzione di Opinionisti e Stakeholders di tutto il mondo: proprio quella acquisizione epocale di Jaguar e Land Rover – due capisaldi storici ed iconici dell’Automotive britannico – operata da Mister Ratan Tata.

Se ci pensate bene, le due operazioni sopra ricordate sono state tra le poche operazioni davvero importanti di M&A di inizio Millennio nel comparto Automotive: oltre a queste si possono annoverare l’acquisizione di Volvo da parte di Geely oppure di Saab da parte inizialmente di Spyker (con il flop che ne conseguì poco dopo…..), mentre in generale a partire dalla crisi di MG Rover il mondo Auto aveva – fino alle operazioni di Fiat con Chrysler e di Tata con JLR – assistito più a funzioni od a preannunci mortuari (Mercury in casa Ford, Hummer e Saab in casa GM) oppure di passaggi di mano o ristrutturazione di assetti societari che avevano scompaginato i profili corporate di tutti i Gruppi auto globali provenienti dalle grandi operazioni di riassetto degli anni Novanta.

Quanto sopra, a maggior ragione, aveva reso sia Marchionne che Mister Tata due personaggi “positivi” perché segnati dalla immagine di saper essere, controcorrente alla maggior parte dei “tagliateste” usciti fuori dal Crack Lehman, dei Manager in grado di far “rinascere” qualcosa dalle loro ceneri. Provate a ricordare, come ho già chiesto poco sopra, il nome o la fisionomia dei CEO e dei Boss di altri Gruppi Auto dell’epoca: difficilmente ricorderete, in questo nuovo Millennio i riferimenti degli uomini e delle donne (eh si, donne: come la CEO di BMW e quella di GM, tanto per ricordare) che sono stati contemporanei di Tata e Marchionne. 

Forse, forse, i più eruditi ricorderanno Adnan Mahindra: conterraneo di Ratan Tata, è il secondo Boss indiano che ha saputo “approfittare” del vento di centralità e presenza mediatica del “nuovo-vecchio mondo” indiano nel comparto Automotive globale ed occidentale. Insieme a Marchionne, Montezemolo, Tata, Adnan Mahindra è stato l’uomo “davanti” e non dietro al proprio Brand. Che grazie alla presenza pubblica e multimediale del suo Boss è cresciuto in poco tempo in tutto il mondo.

Se ricordate cosa ho detto prima, un elenco di quattro prerogative pregiudizievoli a mio avviso ha minato la crescita positiva e la salute del comparto auto europeo da inizio millennio: 

I quattro peccati mortali dell’Automotive europeo, un peso al collo ancora oggi centralizzazione del profilo tecnologico e mediatico della Germania come modello di auto nella UE;

sovraesposizione della Supply Chain cinese nella catena di valore dell’aftersales;

diffusione ed esplosione incontrollata del credito gestito dalle captive Bank automobilistiche; 

Iperdiffusione del Diesel nel mercato europeo e sua soppressione attraverso la rivoluzione elettrica.

Difficilmente troverete su altre piattaforme o su altre occasioni di dibattito la didascalia sopra riportata: a costo di rinnegare genitori, fede politica o calcistica, la maggior parte degli opinionisti di settore o non sa o fa finta di non sapere, avendo per anni conciliato una deriva autolesionista che parte da lontano.

Il primo “momento” – quello in cui l’Europa istituzionale ha investito l’Automotive tedesco del ruolo di portabandiera dell’Unione – è decisamente colpa di tutto il comparto Auto continentale che da inizio anni Novanta ha inteso cavalcare la globalizzazione e la delocalizzazione attraverso la composizione in Gruppi e strutture sovraterritoriali dove – all’epoca – essere europei, Statunitensi o persino lapponi non contava più nulla, ma contava essere obiqui (cioè dovunque uno straccio di mercato offrisse opportunità di vendita e di ramificazione di nuovi Business). 

Alla disperata ricerca di un modus operandi valido ai quattro angoli del Globo, ai Brand ed ai Gruppi definibili “europei” non interessava più nulla onorare o difendere la radice territoriale: ebbene, in quel frangente non ricordo uomini  capaci di “bucare” lo schermo e l’opinione pubblica per redarguire l’Unione sull’unico originario rischio che si prese trent’anni fa nel promuovere il “Monoprodotto” UE basato sull’auto tedesca Premium e turbodiesel. 

Così facendo siamo, tutti noi europei, caduti a piedi pari nella laguna progressivamente formatasi della concorrenza “imperfetta” che tutti gli OEM europei (che nel frattempo avevano traslocato centinaia di processi produttivi in Asia ed Est Europa) subirono dal mondo IAM soprattutto a partire dalla guerra contro gli accordi verticali iniziata dal Commissario Monti nel 2002: piattaforma regolamentare concettualmente perfetta sul versante dell’equilibrio concorrenziale a favore dei consumatori, commercialmente schizofrenica perché ha dato vita a una valanga di cause alla Corte Europea tra IAM ed OEM in battaglia tra loro sulla condivisione e disponibilità dei dati proprietari sensibili, ma industrialmente letale – nel lungo termine – contro gli OEM visto l’enorme vantaggio dal lato dei costi fissi vivi che il mondo IAM poteva controllare meglio proprio grazie all’insediamento in aree a basso costo industriale. 

Ed anche là, forse, un referente “umano” avrebbe potuto e dovuto puntualizzare per tempo la deriva che negli anni si è venuta a creare in termini di vero e proprio squilibrio di forze in campo nell’aftermarket e nella componentistica. Tenuto bene in conto che solo un decennio prima del nuovo Millennio che ha dato così tante mazzate all’automotive europeo, un altro nome mitico delle quattro ruote (Lee Iacocca, Chrysler) stava chiudendo la sua epopea dorata come vero e proprio “Guru” del settore dopo aver rappresentato egli stesso un “Brand nel Brand”, cioè sostenendo con la propria faccia ed il carisma il passo stentato e gli alti e bassi di Chrysler, sempre meno “Big” tra le Big Three di Detroit. 

Senza Supereroi USA, India ed Europa sono tornate in ombra, ed in Cina brilla la “Stella”

Ed anche qui, un chiaro richiamo storico: è proprio dall’uscita di scena, a metà anni Novanta, di Lee Iacocca come portavoce operativo del sogno americano a quattro ruote (insieme ad altri pezzi da 90 come Bob Lutz e Phil Caldwell in Ford) oltre che al flop manageriale e mediatico di Rick Wagoner in General Motorsche l’automotive statunitense è caduto in balia di sé stesso e dell’altalena umorale e strategica di Presidenti democratici o Repubblicani al potere a Washington. Questo, guarda caso, fino al boom mediatico e comunicativo di un nuovo uomo forte dell’auto Made in USA: Elon Musk, il cui carisma opportunamente pompato dai media di settore è riuscito persino a fungere da trampolino di lancio di una nuova immagine “Premium” del suo Marchio Tesla nel settore delle auto elettriche, oltre che a influire parecchio nella visione favorevole al mondo BEV di BarakObama.

E…Vi ricordate il nome dell’unico Manager capace di “metterci la faccia” in Europa nell’ammonire l’Opinione pubblica sui rischi della ossessione elettrica nell’Automotive? Esatto: Sergio Marchionne

Con buona pace di tutti i detrattori e dei fanatici delle Zero Emission, con la sua “realpolitik” schietta Marchionne non ha avuto alcun imbarazzo ad impersonificare il “moderato” che anche di fronte al bombardamento mediatico del Dieselgate ha confermato la linea prudente di tutta FCA sull’elettrico. La Stampa specializzata di settore ha poi messo in secondo piano le strategie del Gruppo su Biometano e sul versante brasiliano con i biocarburanti. Tutti temi che oggi anche i peggiori critici del Manager italocanadese sciorinano dalla loro bocca. Ecco: chiediamoci cosa sarebbe stato di FCA e di parte della filiera europea se non avesse beneficiato della “diga” razionale di Sergio.
E che anche in Europa si debba costruire o favorire la costruzione di una sorta di “EuroAmbassador” dell’Auto europea si può capire meglio riferendoci al buco nero previsionale e mediatico che il comparto ha subito dalla uscita di scena di Luca De Meo, fino all’estate scorsa onnipresente commentatore e opinion leader dell’associazione di categoria nei confronti di Bruxelles.

Sono ormai sei mesi che, uscito l’ex CEO di Renault, il mondo Auto continentale si muove senza un portabandiera. E sinceramente credo che Filosa, neo capo di Stellantis molto avversato nella fronda francese del Gruppo, abbia fin troppe castagne sul fuoco per mettersi a fare il portavoce di istanze europeiste rivolte al mondo intero. 

Ah, per inciso e per pura coincidenza: anche la iniziale ribalta indiana si è improvvisamente adombrata dal momento in cui, dal 2012, la figura di Ratan Tata si è staccata dalla gestione diretta del Gruppo e dell’automotive nazionale. E il ruolo del suo naturale “ricambio”, Adnan Mahindra, è stato molto più soffuso sebbene più presente a livello Social: ma se al Boss Mahindra si deve una visione davvero multilevel ed ipertecnologica della riorganizzazione del suo Gruppo (con l’inciampo nella gestione catastrofica di Ssangyong, anche….) al vecchio Ratan – il “Gianni Agnelli di New Dahli” come fu soprannominato – si deve il classico profilo patronale molto più “masticabile” in Occidente ed un peso mediatico che finchè è durato ha colpito parecchio la fantasia.

E se non bastasse tutto questo a convincere i più suscettibili o rassegnati, basterebbe ricordare l’esplosione mediatica globale che attualmente stanno rivestendo i capitali umani di BYD, il colosso cinese che più e meglio di ogni altro si sta muovendo nel mondo. Dal nostro Alfredo Altavilla – Special Advisor – per arrivare alla punta di diamante di Stella Li. Dal suo nome, orecchiabilissimo, alla sua persona sempre cortese e sorridente, al suo guanto di velluto che copre un pugno di ferro. Il Vice Presidente esecutivo di “Build Your Dream” ne è in realtà la incarnazione reale a livello comunicativo, una perfetta macchina mediatica che fa coincidere leadership pragmatica verso il suo gruppo ma allo stesso tempo visione globale di tutto l’automotive cinese che, sebbene non palesemente, sta beneficiando della azione mediatica di Stella.

Il “nostro” Supereroe. Il nostro “EU Car Ambassador”: Luca Cordero di Montezemolo

Dunque, Vi chiederete, per ridare slancio ad una ipotetica “Vision” europea del comparto Auto continentale non ci bastano i CEO o i portavoce di Stellantis, Renault, BMW, Daimler, Volkswagen (e solo per citare i Gruppi più euro-iconici)? No, Ok. Allora non basterebbe tirar fuori dai cassetti della politica a Bruxelles uno dei tanti prepensionati in grado di rappresentare diplomaticamente il comparto? Beh, rispondeteVi da soli: dopo la carne di porco che le Istituzioni europee hanno saputo fare dell’intero mondo auto continentale, quanto sarebbe credibile nel mondo un esponente di quegli ambienti? Sarebbe come mettere a capo della Amministrazione di un Condominio colui che avesse provato a dargli fuoco…

No, per poter dialogare “vis a vis” con il nuovo fronte cinese, per concertare un nuovo corso di relazioni anche con gli USA, e per coalizzare e catalizzare tutto il settore auto europeo verso una sorta di “Manifesto”, occorre un uomo che provenga – Curriculum alla mano – dalla migliore aristocrazia automobilistica che possiamo annoverare in Europa. Un “Cancelliere di Ferro” in stile Otto Von Bismark, per intenderci. Senza conseguenze – per fortuna – sanguinarie. Un uomo capace, visionario, leader mediatico e da sempre appassionato di auto “belle” e protagonista, con l’esperienza diretta, della realizzazione di sogni. Come ad esempio l’epopea Ferrari e Schumi in F1 e la rinascita di Maserati.Il nostro candidato ideale, cioè il nome che Autoprove.it lancerebbe in un ipotetico ballottaggio, ha un solo nome. Luca Cordero di Montezemolo. 

Per noi è Lui l’ideale “Supereroe” del comparto auto continentale.Lui, il grande manager bolognese, di certo non sa che lo abbiamo candidato a ruolo di Ambassador del nuovo “Made in Europe” automobilistico. Temiamo però che a non volerne sapere saranno le istituzioni di riferimento dell’Unione: Istutuzioni e stakeholdersche tuttavia, senza un leader carismatico di Categoria, continueranno ad accompagnare l’auto europea verso il declino.