Home Blog Pagina 201

Nuova Mercedes Classe S 2026: Restyling in Rendering

Qualche settimana fa, si è diffusa la notizia che Mercedes sta ritardando il lancio della rinnovata Classe S, posticipandolo alla fine di quest’anno o forse alla prima metà del 2026. Se da un lato questa notizia potrebbe essere leggermente preoccupante per i milionari di tutto il mondo, dall’altro offre alla casa automobilistica tedesca più tempo per perfezionare la sua berlina di lusso di punta. E data la reputazione della Classe S, è probabile che questo tempo extra venga utilizzato al meglio.

Poiché la nuova Mercedes Classe S sarà “solo” un restyling, piuttosto che una riprogettazione completa, utilizzerà la stessa piattaforma e dovrebbe essere venduta con le stesse opzioni di propulsione. Molti dei cambiamenti più significativi avverranno sul fronte estetico e questi rendering ci danno una buona idea di come potrebbe apparire.

I recenti prototipi della Mercedes Classe S sono stati avvistati con fari ridisegnati, caratterizzati dalle nuove luci diurne a stella a tre punte di Mercedes. Questi elementi, presentati per la prima volta sulla CLA Concept del 2023, probabilmente arriveranno anche su altri modelli Mercedes. I rendering, creati dall’artista Kelsonik per Auto Mail, mostrano in dettaglio questi fari aggiornati, insieme alla griglia più grande che abbiamo visto sugli esemplari in prova.

RESTYLING INCISIVO

I nuovi fari saranno completati da un paraurti anteriore ridisegnato con un aspetto un po’ più sportivo e un design simile a quello della pluripremiata S63, completo di nuove prese d’aria.

Lungo le fiancate della Mercedes Classe S, tuttavia, è improbabile che vengano apportate modifiche sostanziali, in quanto la sostituzione di pannelli della carrozzeria come quelli dei quartieri e delle portiere è costosa, anche per un marchio di lusso come Mercedes.

Diverse modifiche saranno apportate al posteriore. Ancora una volta, la casa automobilistica si concentrerà sulle luci. Come abbiamo visto con i recenti prototipi, i fanali posteriori revisionati includono nuove firme a LED, dando alla Classe S un aspetto più moderno.

Anche nell’abitacolo sono previsti aggiornamenti, tra cui un cruscotto ridisegnato con un display Hyperscreen simile a quello della EQS completamente elettrica. Anche se Mercedes non ha ancora confermato gli aggiornamenti software specifici, il sistema incorporerà tutti i più recenti miglioramenti del sistema MBUX.

Secondo Carscoops, la maggior parte dei propulsori del modello attuale sarà mantenuta. Tra questi, il sei cilindri in linea da 3,0 litri con turbocompressore che eroga una potenza di 442 CV e una coppia di 559 Nm, e il V8 biturbo da 4,0 litri che eroga 496 CV. Anche l’ammiraglia S63 E Performance dovrebbe ricevere lo stesso trattamento lifting del resto della gamma e probabilmente continuerà a produrre una potenza di 791 CV.

La nuova Mercedes Classe S restyling arriverà nella seconda metà del 2025.

Picchio Motorsport e Giotto Bizzarrini: il tempo è sempre galantuomo

Il mondo dei motori racconta spesso sé stesso sulla base di un canovaccio e di una agenda
che non rappresenta sempre fedelmente il valore e il sacrificio di alcune storie e di alcune
imprese rispetto alle altre. Soprattutto in Italia, culla di tradizioni e di avventure
motoristiche straordinarie, il rischio di omologazione e di “insabbiamento” di alcune pagine
di Storia con la “S” maiuscola è proporzionale spesso alla scarsa attitudine di Marchi,
Aziende, o personaggi di riferimento, di mettere continuamente in mostra i gagliardetti e
l’argenteria testimone di obbiettivi centrati e di risultati compiuti.
Brutto mondo, quello della informazione Auto, soprattutto quando è in mano a cronisti e
narratori un poco, come dire, “mercenari”….Eh già, do’ a Te un articolo o una posizione
ambita sulla Rivista o sul settimanale di approfondimento TV, e Tu in cambio mi dai
qualche auto in comodato gratuito, manciate di Biglietti Tribuna all’Autodromo, qualche
Salone in trasferta pagato. E altro che, per carità e grazia, è meglio non dire. Se per i
giornalisti che gridano al dramma di un mercato auto in crisi fosse applicabile l’adagio
cristiano “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, avremmo decine di Giornali, Blog,
Agenzie, semplicemente muti. Peccato che con una modalità a tal punto mercenaria spesso
sia stata l’informazione di settore più che il mercato ad aver condannato alla estinzione dei
gioielli industriali nazionali ed internazionali.
Conosco tanti giornalettari che così ci si sono arricchiti, il negozietto di Boutique per la
moglie, la SPA per l’amante, e così via.
Grazie ad una campagna mediatica favorevole ed amica hanno prosperato spesso Marchi e
prodotti da cestinare, mentre al contrario le qualità intrinseche di altre dimensioni venivano
messe sotto silenzio.
Difficile e poco abituale anche, per il comparto informativo del mondo Automotive mettersi
alla ricerca di storie significative ma poco raccontate del passato. Maledetti motori di ricerca
e maledetta superficialità di categoria (i giornalisti) che estendono la zona d’ombra su nomi
e capitoli di narrativa che restano clandestini per anni, e per decenni. Noi di Autoprove
abbiamo fatto la nostra parte per sottolineare storie, vite, avventure motoristiche che altri
non hanno raccontato come meritavano. Il resto dovete farlo Voi. Indice ben puntato sulla
tastiera per cercare i nostri contenuti o pollicione eternamente in bocca mentre seguite su
TV e Web le solite notizie? Chi segue Autoprove.it non fa parte della seconda schiera.
Per questo, piccolo inciso da parte mia, dispiace non per noi ma per quello che una volta era
il rango di Sua regalità Mercedes Benz, oggi a mio avviso vittima delle scelte un poco
risibili e infantili del suo Centro Media. La questione è la esclusione di Autoprove,
nonostante la linea editoriale impeccabile e diversa dalla media, dal novero di piattaforme
ammesse ai Test Drive dei modelli di Stoccarda previsti per il mercato italiano.
Chissà, forse oggi da Via Bona a Roma si trovano disponibili molte meno auto da test
rispetto ai tempi d’oro. L’Austerity tocca un po’ a tutti??
Ma noi ce ne facciamo una ragione, anche perché di storia con la “S” maiuscola Mercedes
Benz non mi ha più dato – da diverso tempo – occasione di raccontarla, eccezione fatta per la figura sacra di Bruno Sacco che qui, forse persino più che nei coccodrilli di Agenzia e

Centro Media della Stella a tre punte, ha ricevuto omaggio e dedizione storica e filologica
nei nostri resoconti.
Il resto è politica industriale e commerciale che a mio avviso trasforma un ex Brand in
Commodity di lusso.
Quanto appare lontana questa Mercedes da quella scaltra, lungimirante e appassionata che a metà degli anni Settanta perdonò persino a Eberhard Schultz della Isdera l’uso abusivo dello Stellone sul frontale della sua creatura “Imperator”.
Si era al Salone di Francoforte e all’epoca il giovane ed esuberante Schultz si ispirò un po’
troppo smaccatamente al concetto stilistico delle concept Mercedes da record e presentò ad
uno stand proprio una berlinetta che tutti scambiarono per una nuova realizzazione di
Stoccarda complimentandosi allo stand personale della Mercedes per la ottima vettura.
Solo che, casualmente, i Manager Mercedes neppure sapevano di cosa si trattasse quella
strana situazione e fatta irruzione allo stand Isdera decisero, dopo aver visto la fila
chilometrica di ammiratori in adorazione della Imperator, di far rinunciare la Mercedes ad
ogni legittima e devastante azione legale contro Isdera.
Altri tempi, forse se non l’avessi raccontata adesso questa storia i validi Manager Mercedes
Italia in Via Bona, nel lato più oscuro e periferico della Tiburtina romana, neppure
saprebbero di cosa ho parlato. Forse.
Ma per una Stella “spuntata” che salta dalla nostra Agenda – senza pesare troppo nel
palinsesto di Autoprove.it peraltro – la crescita e la qualificazione mediatica e culturale
della piattaforma voluta e cresciuta da Antonio Migliozzi continua: il Giubileo della
Capitale dei Motori, le Videointerviste, i resoconti speciali e le trasferte, gli
approfondimenti e le storie più gloriose e meno ridondate del mondo del motore di
eccellenza.
Che poi come sempre è anche storia di alto artigianato e di passione vera che non si baratta con null’altro.
E chi come me ha la sua certa età di storie del genere ne ha conosciute a decine fino agli
anni Settanta. Poi la crisi energetica, le contestazioni, la fragilità sociopolitica del Belpaese
ed il malaffare hanno tagliato le gambe ad altrettante decine di realtà di impresa nobili e
rappresentative del genio motoristico nazionale.
Poi gli anni Ottanta della sbornia finanziaria, della Borsa, degli Yuppies e delle Imprese che
diventavano Holding. E un lento precipitare che dall’avvio del Mercato Unico alla fine della
svalutazione competitiva della Lira nell’Export ha ridotto il Giappone d’Europa a tornare
Italietta. Sono bastati i ceffoni di Mani Pulite e la politica depressiva in coincidenza con la
galoppata della Germania riunificata per portare il treno tricolore a diventare un tramvetto di periferia su binari traballanti.

Tutti Trader in Italia: e chi è rimasto a costruire?

Negli anni Duemila in Italia erano ormai tutti Trader, ne so qualcosa io personalmente che
ho visto la scempiaggine dei figli dei vecchi Imprenditori del tessile di Prato vendere per un
tozzo di pane interi capannoni ai cinesi per fare la bella vita dalle cinque del pomeriggio ai
Bar di Piazza Mercatale. Idem a Biella, a Varese, nel NordEst.
Un patrimonio di artigianato, impresa e passione buttata nel cesso dai nuovi “Trader”.
Mentre questo avveniva, verso la fine degli anni Ottanta, un gruppo di appassionati
imprenditori di un distretto di eccellenza industriale quasi mai ricordato e celebrato
(l’Abruzzo ed in particolare Teramo) si riuniva intorno ad un vero e proprio Guru dell’arte
motoristica, Giotto Bizzarrini. Loro, gli appassionati imprenditori, non avevano alcuna
intenzione di seguire la scia italiota della finanza creativa. Loro volevano costruire.
E già questo primo passo segna un evento ed una condizione da narrativa leggendaria:
alcuni tecnici, Ingegneri ed appassionati si ritrovano nella fine degli anni Ottanta ad
immaginare una impresa artigianale dedicata alla realizzazione e commercializzazione della
– pensate – replica della famosa “Morgan a Tre ruote”…Si, esatto, quella resa famosa anche
dal film “Holliwood Party” con Peter Sellers.

Picchio, l’incontro con Giotto, la prima “Concept” sportiva fatta insieme

All’atto della definizione particolareggiata delle diverse componenti, la difficoltà e scarsa
esperienza dinamica sul comportamento di una “tre ruote” in condizioni di velocità e guida
sportiva, alcuni di questi soci decidono di contattare, conoscere e sollecitare di una
consulenza tecnica proprio Giotto Bizzarrini che all’epoca fruiva di un laboratorio ed ufficio
nell’area del circuito del Mugello. La risposta di Giotto fu di rifiuto assoluto, tuttavia, verso
quella geometria costruttiva tanto singolare, al punto da convincere i soci a rivoluzionare la propria visione e missione di impresa e concepire la realizzazione di una quattro ruote
sportiva.
Da questo nasce una collaborazione che porta Giotto a pensare, realizzare e persino testare
al Mugello una iconica berlinetta nero opaco sportiva, con grande ala posteriore e motore
centrale alle spalle del pilota. Dopo questa Giotto lavora anche ad una realizzazione
Roadster, e da questi modelli e dalla filosofia operativa del genio livornese deriva il DNA
della nascente “Picchio”.
Giotto, uno dei più grandi progettisti di tutti i tempi, è dunque davvero l’ingegnere
protagonista della nascita della Picchio. Progetta, costruisce, sviluppa un primo prototipo e
pone le basi di una barchetta racing e di una GT stradale, destinate a fare scuola ed ispirare
tutta la futura produzione. E come lui stesso a suo tempo dichiarò alla stampa:
“Si può dire che la Picchio sia una vera Bizzarrini; l’ho seguita dall’inizio fino al collaudo
in Pista” così possiamo dire simbolicamente che Picchio rispecchia fedelmente l’ispirazione
ed il protocollo creativo che Giotto ha esercitato dalla “Macchinetta” passando per la
“Papera” Ferrari e tutte le altre sue realizzazioni: idea, concetto, protocollo tecnico di
progetto, prototipazione e collaudo su strada. Questo ha fatto di Bizzarrini un genio creativo assoluto.

Da oltre 30 anni, Picchio, costruisce auto da corsa e prototipi di auto stradali. Vetture che
allo stesso tempo sono vincenti, perché esaltate dalla competizione agonistica, ma allo
stesso tempo belle ed emozionanti.
Per questo, progettisti, aerodinamici e designer lavorano in totale sinergia e condivisione e
tutti accumunati da passione e senso dell’impegno verso le promesse fatte al Cliente od al
Pilota che si affida alla Picchio.
Ogni sforzo è destinato all’ innovazione: soluzioni tecniche efficaci e originali sono il
marchio di fabbrica di una Picchio. Rigore scientifico e creatività si incontrano per dar vita
ad auto sempre più veloci, sicure e accattivanti; e le sperimentazioni tecniche testate sulle
vetture da competizione vengono trasferite nelle auto della linea stradale.
In questa cornice il prossimo centenario dalla nascita di Giotto che abbiamo ben presentato
su Autoprove.it, con la videointervista a Riccardo Della Ragione ed al Comitato che ha
preso forma per le celebrazioni, deve assolutamente comprendere e mettere in risalto la
storia della Picchio ed il rapporto straordinario di professionalità, visione ed amicizia che ha
legato Picchio alla figura carismatica di Giotto. Non lo chiediamo noi, lo esige la storia e lo
esige il tempo che è sempre doverosamente galantuomo con i galantuomini. E di certo
Giotto Bizzarrini e l’Ingegner Francesco Di Pietrantonio sono certamente dei galantuomini.
Per questo Vi rimandiamo a breve alla visita ed al racconto – più dettagliato, e certamente
partecipato dalla stessa Picchio ad Ancarano – di una pagina di storia di eccellenza del
motorsport.
Riccardo Bellumori.

 

Arriva la prima Ferrari Elettrica di sempre

Ferrari ha fatto il punto sui risultati dell’anno scorso e ha parlato dei suoi piani per l’anno in corso. In breve, la Ferrari sta facendo bene e farà ancora meglio.

Nel 2024, la Ferrari ha venduto 13.752 vetture in tutto il mondo, ovvero solo 89 vetture o lo 0,65% in più rispetto al 2023. La dinamica positiva delle vendite si registra in tutti i mercati chiave, ad eccezione della Cina (in cui Ferrari include anche Hong Kong e Taiwan): qui le vendite Ferrari sono calate del 22% a 1.162 vetture – questa è l’unica macchia scura sullo sfondo scintillante del lavoro della Scuderia.

L’utile netto dell’azienda italiana per l’anno scorso è cresciuto del 21% a 1,526 miliardi di euro: un risultato eccezionale se si considera che la Ferrari ha una gamma di modelli piuttosto ampia e in rapido rinnovamento. L’anno scorso la Ferrari ha speso 1,039 miliardi di euro in ricerca e sviluppo e 989 milioni di euro per la costruzione del nuovo stabilimento di Maranello e delle relative attrezzature. Il prezzo medio delle vetture Ferrari, in costante crescita, consente di recuperare tali spese; l’azienda guadagna bene sulle esclusive, compresi i modelli unici del programma One-Off, e sulla personalizzazione dei modelli di serie.
L’anno scorso la Ferrari ha presentato un nuovo modello base a 12 cilindri, la 12Cilindri, e una nuova supercar di punta, la F80 ibrida. Quest’anno vedrà il debutto della tanto attesa prima auto elettrica della Ferrari e di altri cinque nuovi prodotti, di cui non si hanno ancora informazioni ufficiali. Si dice che uno di questi sia una versione ibrida del crossover Ferrari Purosangue.
Anche quale sarà la prima auto elettrica non è chiaro: il mulo di prova avvistato sulle strade (nella foto del titolo – rendering realizzato da Nikita Chuiko) ha un aspetto piuttosto sgradevole e assomiglia a un misto di crossover e furgone compatto, e l’auto elettrica di serie potrebbe essere realizzata in forma di cross-coupé, cross-sedan o qualcosa del genere.

Rendering Kolesa.ru

IL SOGNO ELETTRICO

La prima auto elettrica della Ferrari nel rendering di Nikita Chuiko per Kolesa.ru.
Il rapporto ufficiale della Ferrari dice che l’auto elettrica sarà presentata in anteprima nel quarto trimestre del 2025, e i media stranieri sostengono unanimemente che l’anteprima avverrà specificamente il 9 ottobre durante la prossima presentazione agli investitori. La stessa informazione viene data dalla rivista britannica Autocar, il cui collaboratore ha parlato personalmente con l’amministratore delegato della Ferrari Benedetto Vigna.
È interessante notare che Vigna non fissa più alcun KPI sulle vendite – ad esempio, quanti clienti acquisteranno “auto elettriche”, tanto e comprate, sono affari loro, noi non obbligheremo nessuno, i nostri affari – per offrire un’auto cool. Il nuovo stabilimento di Maranello, costruito solo per i modelli elettrici, ha aumentato il potenziale produttivo dell’azienda a 20.000 vetture all’anno, ma non significa che la Ferrari punterà a tali volumi: l’obiettivo è guadagnare di più, non produrre di più.
Attualmente il 51% delle vendite della Ferrari è costituito da modelli ibridi delle 296 e SF90; nei prossimi anni la quota totale di auto ibride ed elettriche è destinata ovviamente a crescere, ma la Ferrari non ha intenzione di rinunciare ai modelli puramente a benzina.

Toyota GR Corolla 2025: il restyling

La Toyota GR Corolla è una delle ultime grandi hot hatches a combustione interna, un punto luminoso per gli appassionati di guida in un mondo dominato dai SUV. Mentre l’industria marcia verso l’elettrificazione, la divisione Gazoo Racing di Toyota non mostra segni di rallentamento, il che significa che ci sono ottime possibilità che la GR Corolla abbia un’altra generazione.

Forse è troppo presto per i dettagli ufficiali, ma questo non ha impedito all’artista digitale Theottle di immaginare cosa potrebbe portare in tavola il prossimo modello. Il designer indipendente ha condiviso con noi questi rendering, basandosi sui suoi precedenti schizzi digitali di una Corolla berlina a quattro porte e creando anche una versione per la hatchback standard. Entrambi adottano l’ultimo linguaggio di design di Toyota con una carrozzeria più affilata, anche se è interessante notare che saltano i fari a martello.

Ci concentreremo sulla Corolla GR, che si attiene alla filosofia stilistica del modello attuale, con paraurti più massicci, prese d’aria più grandi, parafanghi più larghi e un nuovo set di cerchi in lega. Ulteriori miglioramenti rispetto alla Corolla hatchback standard includono prese d’aria supplementari sul cofano e funzionali branchie laterali.

Al posteriore, il design perfeziona la formula con luci posteriori a LED più sottili, prese d’aria aggiuntive integrate nel paraurti e uno scarico a doppia uscita più convenzionale che sostituisce la configurazione a tre punte tipica del modello attuale. L’alettone posteriore completa il look, rafforzando l’estetica ispirata al WRC.

La prossima generazione di Corolla dovrebbe poggiare su una versione aggiornata della stessa piattaforma. Toyota ha adottato un approccio simile per diversi modelli recenti, tra cui la berlina Camry ridisegnata, e probabilmente farà lo stesso con le prossime generazioni del SUV RAV4 e del pick-up medio Hilux.

Per quanto riguarda la motorizzazione, rimane un mistero. Toyota potrebbe mantenere l’attuale unità turbo a tre cilindri da 1,6 litri, oppure potrebbe inserire il nuovo turbo-quattro da 2,0 litri in fase di sviluppo. Quest’ultimo dovrebbe trovare posto nelle future rivisitazioni di Celica e MR2, con potenze comprese tra 296 CV (221 kW / 300 PS) e 395 CV (294 kW / 400 PS) in versione stradale.

Come riferimento, l’attuale Corolla GR utilizza un tre cilindri turbo da 1,6 litri che eroga 300 CV (224 kW / 304 PS) e 295 lb-ft (400 Nm) di coppia, abbinato a un manuale a sei marce o a un automatico a otto rapporti. La potenza viene inviata a tutte e quattro le ruote attraverso il sistema Toyota GR-Four AWD.

LA SPORTIVA VERA

L’attuale dodicesima generazione di Toyota Corolla è stata lanciata nel 2018, mentre si dice che la tredicesima generazione arriverà nel 2026. Tuttavia, dato che la Corolla GR è stata lanciata solo nel 2022, non è chiaro se Toyota la aggiornerà insieme al modello standard o se si tratterrà per mantenerla in sintonia con il resto della gamma di auto ad alte prestazioni.

Le foto spia del settembre 2024 hanno rivelato prototipi leggermente camuffati della Corolla GR durante i test di sviluppo in Europa. Sebbene i veicoli di prova sembrino fortemente basati sul modello attuale, potrebbero essere i primi esemplari o forse qualcosa di ancora più estremo, come una variante speciale e limitata della GRMN.

Per il momento, Toyota non sta rivelando molto, ma se i recenti precedenti di Gazoo Racing sono un dato di fatto, la prossima GR Corolla dovrebbe valere l’attesa.

Nuova Lada Niva 2025: Anteprima Rendering

L’altro giorno AVTOVAZ ha mostrato diversi sviluppi promettenti, uno dei quali era un crossover con aspetto in stile Lada Niva. Questi rendering di Kesa.ri ci permettono di dare uno sguardo definitivo al modello.

Alla fine del mese scorso, la casa automobilistica russa ha mostrato i mock-up delle future novità, le più interessanti delle quali possono essere considerate i crossover B-Cross e Lada Niva di nuova generazione (con indice di fabbrica T-134). Del primo parleremo più avanti, mentre oggi prendiamo in considerazione la futura Niva, che è un’interpretazione moderna del classico fuoristrada.
Mentre in Rete sono state pubblicate alcune immagini di qualità non eccelsa del modello: una vista di tre quarti del frontale, nonché un frammento della parte posteriore, su cui è comunque possibile farsi un’idea quasi completa del suo aspetto. Secondo dati non ufficiali, il crossover può essere realizzato sulla piattaforma notevolmente ammodernata della Vesta, quindi è possibile notare che la carrozzeria per molti aspetti è molto simile alla Dacia Duster della scorsa generazione: sono simili le aperture delle porte, i montanti del parabrezza, la forma del tetto e delle barre, e anche le maniglie delle porte (comprese quelle posteriori, “nascoste” nei montanti) sembrano identiche alla nuova Duster. I pannelli della carrozzeria sono nuovi, le fiancate hanno ricevuto una caratteristica sporgenza orizzontale per tutta la lunghezza della carrozzeria, simile a quella della Niva originale. Un’altra differenza significativa rispetto alla Duster è rappresentata dai passaruota, che sono rotondi, a differenza di quelli squadrati del crossover rumeno-francese. Inoltre, i montanti posteriori della Niva sono significativamente più larghi, mentre i finestrini dietro le portiere posteriori sono più stretti.
Le principali somiglianze con l’attuale Lada Niva riguardano il design della parte anteriore e posteriore. Il Parketnik ha ricevuto fari rotondi con luci di marcia semicircolari, realizzate a forma di tre tratti su ciascun lato. Sopra i fari si trovano i tradizionali indicatori di direzione arancioni della Niva. La griglia del radiatore è di semplice forma rettangolare, mentre il paraurti presenta un massiccio inserto di plastica non verniciata, lungo i cui bordi sono integrati i fendinebbia rotondi. Per quanto riguarda la parte posteriore, la fonte di ispirazione è chiaramente la Niva dei primi anni di produzione con luci orizzontali prese in prestito dalla VAZ-2106. Il crossover ha ricevuto un design simile dei gruppi ottici posteriori, interessanti anche per la forma curva delle luci di parcheggio: qualcosa di simile l’abbiamo visto sul concept Lada 4×4 Vision, presentato nel 2018.

Rendering Kolesa.ru

LA NUOVA NIVA

La data della possibile anteprima della nuova Lada Niva è ancora sconosciuta. Allo stesso tempo, un altro nuovo crossover Lada dovrebbe debuttare nella prossima estate.

A proposito, la scorsa primavera abbiamo realizzato dei rendering di fantasia su come potrebbe apparire la nuova Niva sulla base della Duster, e vi proponiamo di valutare la somiglianza con il progetto realizzato (anche se per ora solo sotto forma di mock-up) di AVTOVAZ. Ricordiamo inoltre che è stata recentemente avviata la produzione della Lada Vesta con un nuovo cambio manuale.

Aston Martin Valkyrie al WEW e IMSA

La 24 Ore di Le Mans di quest’anno si preannuncia alquanto speciale: l’Aston Martin Valkyrie, infatti, finalmente gareggerà e questo è il modello speciale che scenderà in pista. Denominata semplicemente Aston Martin Valkyrie Hypercar, quest’anno parteciperà sia al FIA World Endurance Championship sia all’IMSA WeatherTech SportsCar Championship.

Aston Martin ha iniziato a sviluppare una versione da corsa di durata della Valkyrie molto prima che l’auto da strada raggiungesse la produzione. Tuttavia, il progetto è stato abbandonato all’inizio del 2020. Da allora è stato ripreso e sono stati completati più di 15.000 km di test sui circuiti di gara di tutto il mondo. È l’unica hypercar da corsa derivata da un modello stradale e farà il suo debutto alla 1812KM del Qatar il 28 febbraio.

L’auto da corsa ha molto in comune con la Aston Martin Valkyrie di serie e con la AMR Pro a tiratura limitata, solo per la pista, ma ha un design ancora più stravagante. Include pannelli anteriori e posteriori che possono essere rapidamente rimossi e sostituiti, un sistema di martinetti pneumatici ad alta velocità e numerosi elementi aerodinamici personalizzati. Questi includono un posteriore completamente rivisto con una nuova ala e una pinna di squalo.

Forse più importante del design pazzesco è il gruppo propulsore. La Valkyrie Hypercar è l’unica vettura a competere nella classe superiore del WEC e dell’IMSA a montare un motore V12. La vettura monta lo stesso motore di base da 6,5 litri ad aspirazione naturale della vettura stradale. Tuttavia, mentre la Valkyrie per i clienti eroga oltre 1.000 CV, questo motore sarà limitato a 680 CV per rispettare le normative sulle hypercar. Aston Martin ha messo a punto il motore in modo che funzioni in maniera magra e modificherà la curva di coppia per renderlo perfetto per le gare di durata.

LA SUPERCAR MASERATI

Due Aston Martin Valkyrie parteciperanno alla stagione WEC di quest’anno grazie a una partnership con The Heart of Racing. Entrambe le vetture WEC avranno una splendida livrea verde e saranno guidate da Marco Sorensen, Tom Gamble, Alex Riberas e Harry Tincknell. Una sola Valkyrie Hypercar sarà utilizzata nell’IMSA, con una livrea blu THOR e farà il suo debutto agonistico alla 12 Ore di Sebring a marzo. Sarà pilotata da Ross Gunn e Roman de Angelis.

“È un grande momento per entrare a far parte della massima competizione di auto sportive”, ha dichiarato Adam Carter, responsabile Endurance Motorsport di Aston Martin. “L’ACO, l’IMSA e la FIA hanno creato collettivamente campionati di crescente popolarità grazie alla collaborazione. Noi sosteniamo pienamente questo processo. Hanno fatto un ottimo lavoro nello stabilire il formato e nel promuovere la serie per rendere questa un’era d’oro delle corse di auto sportive. È un’opportunità per competere sulla scena mondiale in un ambiente equo e competitivo”.

Suzuki Jimny 5 porte: stop agli ordini

Dopo aver lanciato una versione a 5 porte del Suzuki Jimny in India nel 2023, seguita dai Paesi limitrofi e dai mercati dell’Africa e dell’America Latina, Suzuki sta ora commercializzando questa variante del suo piccolo fuoristrada nel nativo Giappone con il suffisso Nomade.

Il costruttore, travolto dal successo, è stato costretto a sospendere gli ordini appena quattro giorni dopo l’apertura!
Ci sono state quattro generazioni della Suzuki Jimny dal 1970, fino al modello attuale lanciato nel 2018, e la 4×4 tascabile è indubbiamente popolare in molti territori, a partire dall’Arcipelago. Finora è stato offerto in due versioni a tre porte: il Jimny standard molto stretto, omologato come kei car con le relative agevolazioni fiscali, e la variante più ampia che conosciamo in Europa, che lì porta il suffisso Sierra. Il Jimny Nomade è la prima variante a cinque porte del modello a essere offerta in Giappone. È stato presentato il 30 gennaio di quest’anno, con l’apertura degli ordini al prezzo di 2.651.000 yen (16.658 euro) e l’arrivo nelle concessionarie previsto per il 3 aprile.
Al 3 febbraio, Suzuki aveva già ricevuto 50.000 ordini, che corrisponderebbero a tre anni e mezzo di produzione nello stabilimento Maruti Suzuki di Gurgaon, in India, dove viene assemblato questo modello. Per soddisfare la domanda senza allungare ulteriormente i tempi di consegna, che sono pari a quelli di Ferrari e Bugatti, il marchio ha temporaneamente chiuso il portafoglio ordini.
“Ci scusiamo per la sospensione degli ordini e vi ringraziamo per l’interesse dimostrato nei confronti dei nostri prodotti. (…) Abbiamo ricevuto ordini di gran lunga superiori alla nostra capacità produttiva. Di conseguenza, stiamo sospendendo gli ordini per il momento”, si legge nella pagina dedicata al Jimny Nomade sul sito giapponese di Suzuki. Sebbene il modello sia disponibile con guida a sinistra, non è prevista la commercializzazione in Europa. A prescindere dallo stile della carrozzeria, il Suzuki Jimny si basa su un telaio a scaletta con assali rigidi, un design antiquato ideale per il fuoristrada ma sinonimo di elevati consumi di carburante ed emissioni di scarico, soprattutto perché le versioni Sierra e Nomade sono alimentate da un quattro cilindri a benzina 1.5 ad aspirazione naturale.

IL SUCCESSO SUZUKI

Il Jimny a tre porte è stato ritirato dal mercato europeo nel 2020, per essere sostituito da un SUV a due posti a causa di normative micidiali, sia a livello nazionale (malus) che a livello europeo (imposizione del limite di CO2). Alla fine del 2024, anche questa versione commerciale è stata ritirata.

Nel 2023, Suzuki aveva accennato a una sostituzione elettrica del Jimny in Europa, prevista per il 2030, ma questo progetto potrebbe essere in fase di stallo. Alla presentazione dell’eVitara, Toshihiro Suzuki, amministratore delegato del marchio, ha dichiarato: “Penso che rovinerebbe la cosa migliore del Jimny. Il suo principale punto di forza è il peso corretto”. Secondo i nostri colleghi britannici di Autocar, il dirigente avrebbe ventilato l’idea di un Jimny ibrido o a benzina sintetica per rimanere rilevante come “strumento per professionisti”, ipoteticamente parlando.

Volkswagen ID. EVERY1 2025: Anteprima

Ecco la nuova Volkswagen ID. EVERY1.

Volkswagen sa che sta nuotando controcorrente nel segmento delle auto elettriche più piccole.

Il segmento delle auto inferiori ai quattro metri ha sempre più rappresentanti e sarà un boom tra poco più di due anni, quando la temuta KIA EV2 si unirà ai ranghi nel 2026 e la più desiderabile Renault Twingo arriverà un anno dopo.

Questa doveva essere una gemella della futura Volkswagen ID.1, ma le trattative tra francesi e tedeschi non sono andate a buon fine. Ora, con la Twingo già sviluppata al 90%, la casa automobilistica tedesca è stata costretta a fare una mossa prima di qualcun altro che se la sta prendendo comoda e che le complicherebbe ulteriormente le cose: i marchi Stellantis. Qui sopra, potete vedere un’anteprima della futura Volkswagen ID.1.

L’azienda ha confermato che la vedremo in tutto il suo splendore il prossimo marzo e il suo nome sarà Volkswagen ID. EVERY1. Una denominazione speciale che utilizza un sinonimo di “all” in inglese, come già avvenuto con l’anteprima del suo fratello maggiore, il concept Volkswagen ID.2ALL.

LA NUOVA ELETTRICA

Una fuga di notizie dal registro europeo dei brevetti ha rivelato la richiesta di protezione di questo nome, che sarà utilizzato solo nelle anteprime dei concept e nelle comunicazioni di marketing prima del modello di produzione finale che sarà presentato nel 2027. È probabile che questo coincida con un nuovo Salone dell’Auto di Monaco o con il Salone dell’Auto di Francoforte, se non si sposterà di nuovo.

È cambiato completamente il look della nuova Volkswagen ID.1, che non ha nulla da invidiare alla futura ID.2. La vista frontale dice molto di più di quanto sembri a prima vista, sarà un modello più basso e più sportivo del solito, e ora i fari assumono una forma ellittica, integrati in un unico pezzo. Il logo fa parte dell’illuminazione, così come le lamelle verticali alle estremità del paraurti – almeno per ora.

La futura Volkswagen ID.1 sarà basata sulla piattaforma “MEB+” e costerà poco meno di 20.000 euro. Avrà cinque posti, meno di quattro metri, un abitacolo minimalista ma altamente digitale e connesso e opzioni meccaniche con un unico motore elettrico – fino a 115 CV – sull’asse anteriore accompagnato da due batterie, LFP e agli ioni di litio per offrire un’autonomia massima di 300 chilometri.