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Nissan X-Trail compie 26 anni: la storia

La Nissan X-Trail è stata presentata al Mondial de Paris nell’ottobre 2000 con l’ambizione di offrire prestazioni fuoristrada a un prezzo accessibile e con costi di utilizzo contenuti. Una filosofia che si ritrova anche nel suo nome: la “X” simboleggia gli sport estremi, evocando lo spirito d’avventura e la potenza dinamica dei veicoli 4×4, mentre “Trail” fa riferimento ai sentieri, ai percorsi off-road e ai terreni accidentati. Prodotto in 8,1 milioni di esemplari fino a oggi, questo SUV ha cercato di applicare tali principi per 25 anni, pur essendosi progressivamente imborghesito nel corso delle quattro generazioni che ne hanno segnato l’evoluzione.

Nissan X-Trail I (2001-2007)

La prima generazione del Nissan X-Trail arriva nella primavera del 2001 con una ricetta semplice: robustezza, praticità, prezzo contenuto ed economia d’uso, soprattutto in termini di consumi. Conosciuta internamente come T30, adotta la trazione integrale “All Mode”, già vista su Qashqai e Pathfinder, che gestisce la motricità delle ruote secondo tre modalità distribuendo la coppia in base alle condizioni di aderenza.

Ben presto affiancato dai best-seller Toyota RAV4, Honda CR-V e Suzuki Grand Vitara, il modello puntava su due motorizzazioni: un 2.0 benzina da 114 CV e un 2.2 VDi turbodiesel da 114 CV.

Nel 2003 arriva un aggiornamento che introduce un ingegnoso volante inclinabile fino a 45 gradi, pensato per aumentare lo spazio per il conducente e permettergli persino di cambiarsi le scarpe da seduto, un dettaglio apprezzato dagli amanti delle attività outdoor. L’offerta si arricchisce anche di un V6 2.5 benzina da 165 CV, abbinato a un cambio manuale a cinque marce o a un automatico a tre rapporti. In ambito diesel, il 2.2 VDi lascia il posto al 2.2 dCi da 130 CV, che diventerà l’unica motorizzazione disponibile da settembre 2006.

In totale, il primo X-Trail ha raggiunto 800.000 unità vendute, di cui 44.527 in Francia, il suo miglior risultato su quel mercato.

Nissan X-Trail II (2007-2014)

La seconda generazione evolve poco nel design ma cresce di 17 cm, raggiungendo 4,63 m di lunghezza. Spazio interno e capacità del bagagliaio migliorano sensibilmente.

Presentato al Salone di Ginevra nel marzo 2007, il T31 arriva in Europa a fine anno. Nissan sceglie la continuità stilistica, intervenendo principalmente su fari e paraurti anteriori. Condivide ora la piattaforma con il Qashqai, lanciato pochi mesi prima. Il bagagliaio passa da 350 a 603 litri sotto il tendalino. L’abitacolo viene completamente ridisegnato: la strumentazione si sposta dietro il volante, arriva un sistema GPS più evoluto e vengono introdotte plastiche morbide più qualitative.

Il modello adotta la trazione integrale elettronica “All Mode 4×4-i”, evoluzione del sistema precedente, ora capace di analizzare i dati dei sensori di sterzo, imbardata e accelerazione laterale per anticipare la traiettoria e ottimizzare la ripartizione della coppia.

Le motorizzazioni includono un diesel 2.0 dCi Renault-Nissan da 150 o 173 CV, un benzina 2.0 da 141 CV e un V6 2.5 da 169 CV. Le vendite raggiungono 800.000 unità, di cui 20.088 in Francia.

Nissan X-Trail III (2014-2021)

La terza generazione debutta nel 2014 e sostituisce in Europa il Qashqai+2. Conosciuto come T32, viene lanciato anche negli Stati Uniti con il nome Rogue, diventando il modello Nissan più venduto sul mercato nordamericano.

In Europa, al lancio è disponibile solo con il 1.6 dCi Energy da 130 CV di origine Renault. Nel 2015 arriva il 1.6 DIG-T benzina da 163 CV, mentre nel 2017 debutta il 2.0 dCi da 177 CV, poco prima del restyling.

L’aggiornamento introduce nuovi fari, una calandra ridisegnata e modifiche ai paraurti. Nel 2019 i diesel 1.6 dCi 130 e 2.0 dCi 177 vengono sostituiti dal 1.7 Blue dCi da 177 CV; il benzina 1.6 DIG-T 163 lascia spazio al 1.3 DIG-T da 160 CV.

Con oltre 4,2 milioni di unità vendute, di cui 39.546 in Francia, il T32 è la generazione più venduta di sempre.

Nuova Nissan X-Trail 2021, dati tecnici, design, uscita

Nissan X-Trail IV (dal 2022)

La quarta generazione (T33) arriva in Europa nel settembre 2022 con un design più deciso: fari più sottili, firma luminosa affilata, grande calandra, cofano quasi piatto e passaruota posteriori più larghi. Pur adottando codici stilistici tipici dei SUV moderni, rimane fedele al suo DNA da fuoristrada.

Per la prima volta introduce motorizzazioni ibride e-Power a due e quattro ruote motrici, da 204 e 213 CV. Il sistema utilizza un tre cilindri 1.5 turbo che non muove le ruote ma funge da generatore, ricaricando la batteria da 1,73 kWh e alimentando i motori elettrici. La versione e-4orce combina un motore elettrico da 150 kW all’anteriore e uno da 100 kW al posteriore.

Dopo oltre 2,2 milioni di unità vendute, il modello riceve un restyling di metà carriera nel marzo 2026: design aggiornato soprattutto all’anteriore, nuovo sistema infotainment NissanConnect con Google integrato e un ProPilot migliorato. Le motorizzazioni ibride restano invariate.

Auto elettriche: uno Shock petrolifero spingerà le vendite di massa? 

Le prove generali furono esattamente quindici anni fa, in Europa: 2011, crisi dei debiti sovrani ed in generale del valore delle valute; bazooka monetari lanciati prima dal Giappone (vittima di Fukushima ed obbligato a rimettere denaro in circolazione), poi dagli Stati Uniti ed infine dalla BCE con l’acquisto in blocco di valanghe di obbligazioni. 

Quindici anni fa esatti, quando la Cina e l’Asia erano mercati tutti ancora da scoprire per chi voleva tentarne l’espugnazione; mentre al contrario nell’Occidente colpito da austerithy e crisi politiche la marea di prodotti retail provenienti dal Paese del Dragone (dai bastoncini di cotone fino alle infrastrutture di edilizia pesante) ci aiutavano a contenere l’erosione del potere di acquisto causato in fondo più dalla inettitudine dei sistemi governativi continentali che non per la reale superiorità di nemici esterni.

Eh si, amici: da una bella zoommata aerea di Google Earth di tutta Europa, in quel periodo, la somma di chilometri quadrati di mercatini e bancarelle all’aperto costituivano di già province cinesi, composte da merci e prodotti tutti rigorosamente made in China. E forse da quella stessa zoommata la striscia bianca prevalente di ombrelloni ripresi dall’alto sarebbe ancora stata quella di Via Pistoiese a Prato, fin dalla fine degli anni Novanta una delle “colonie” cinesi residenti più numerose in Europa.

Proveniva di tutto dalla Cina, probabilmente molte più referenze e categorie merceologiche di quelle che riforniscono i mercati europei di oggi. E, molto sottilmente – senza che davvero gli automobilisti europei se ne rendessero conto, l’Europa dell’Auto stava importando sotto traccia dalla Cina un vero e proprio miraggio: quello di poter colonizzare il mercato interno di bellissime, superiori, prestigiose, desideratissime auto europee ed occidentali prodotte e vendute da preziosissimi ed incomparabili Brand europei ed occidentali. 

O perlomeno questo era l’approccio mentale e culturale degli operatori di settore: gli stessi che, probabilmente, avevano però toppato ripetutamente sulle valutazioni ed analisi preliminari sulle caratteristiche del mercato auto asiatico e sulle mosse intelligenti da intraprendere per espugnarlo: qualcuno tra Voi, più anziano di me, ricorda l’ambizione tutta europea di spedire in Cina e nell’ex URSS milioni di ferrivecchi usati, casomai i cargo pieni diretti in Africa e Sudamerica fossero stati insufficienti?

Forse no, o forse per decenza tanti operatori di settore di fine anni Ottanta preferiscono un dignitoso silenzio. 

Di sicuro invece molta più gente ricorda il piano di invasione euro-tedesco di metà anni Novanta, quando lo Studio di Ingegneria Porsche – che aveva già capito tutto della Cina, evidentemente – progettò e battezzò per il previsto boom commerciale dentro la Grande Muraglia il più nobile e centellinato barattolo a quattro ruote mai nato sotto l’egida del cavallo di Stoccarda: la “C88” (dove C presumibilmente sta per “Carabattola – per non affiancare altri nomi che iniziano con C- data la irrecuperabile bruttezza delle linee esterne) che nelle premesse doveva essere il progetto vincente di una utilitaria popolare a motore e trazione anteriore con cui motorizzare in massa il Paese orientale.

Quello che ci ha “rilanciato” addosso la Cina è stato qualcosa che alla fine ci ha piano piano travolto: il loro modo di vivere l’auto non prevede di approvvigionarsi di nostre vecchie glorie, e neppure riconosce la professione di fede verso storie occidentali ed europee con cui siamo cresciuti a milioni, e per generazioni, costruendo una scala di valori e simboli che poi sul mercato occidentale hanno dato vita al concetto – ed al fenomeno dei Brand. La Cina aveva voglia, ed ha vinto la scommessa con sé stessa, di costruire/perfezionare/divulgare il “suo” proprio patrimonio di industria Auto nazionale.

La Cina non si è adattata ai nostri paradigmi commerciali e simbolici: ha adattato questi ultimi alla sua specifica situazione di mercato. E l’elettrico, con cui eravamo illusi di poter convincere la Cina attraverso l’immagine forte dei Brand, è diventato – a livello globale – quello cinese. E’ la Cina il mercato leader, il modello industriale, il riferimento tecnico e culturale dell’auto elettrica nel mondo. Non l’Europa né l’Occidente.

Ma, Voi adesso mi chiederete, perché questa parentesi lunghissima a declinazione del tema di fondo: la crisi petrolifera, gli aumenti del prezzo alla pompa ed una eventuale riduzione della disponibilità di carburanti, possono mettere commercialmente “le ali” all’auto elettrica in Occidente ed in Europa?

Bene: Le mie risposte simmetriche, non sovrapponibili e selettive sono queste:

A) Se consideriamo l’auto come bene materiale e sistema di vendita così come lo conosciamo in Occidente, la mia risposta è: NO, ora neppure l’aumento esponenziale del prezzo dei Carburanti alla pompa potrebbe fare da detonatore positivo per la vendita delle BEV così come accadde dai primi anni Settanta per il Diesel. E risposta di riserva? NON nei tempi e nella evoluzione che abbiamo imparato a conoscere per il Diesel.

B) Se consideriamo l’auto e la circolazione su auto in Europa entro i prossimi quindici anni, con parametri e paradigmi di mercato completamente trasformati rispetto al modello commerciale attuale, allora la risposta può essere diversa e più articolata di un “NO”.

Ma ci arriviamo tra un attimo: adesso ritorniamo all’incipit di sopra, quando ho parlato di quindici anni fa. Cosa è accaduto nel 2011. 

E’ accaduto, anzi sono accadute, una serie di cose che hanno stravolto il mondo classico dell’auto ed hanno dato il via alla cosiddetta rivoluzione “culturale” dell’ecomobilità elettrica. Già, parlo di rivoluzione “culturale” perché alla fine della fiera la capillarizzazione delle elettriche pure nel parco auto circolante in Europa risulta desolantemente basso proprio alla luce di quel movimento culturale positivo che ha accompagnato l’avvento delle BEV in Europa per oltre 15 anni. Ricordate?

Il Crack Lehman e lo stato patrimoniale ed il valore delle “Big Three” a livello “Junk” (spazzatura), le cessioni e soppressioni folli di Brand da parte di Ford e General Motors hanno improvvisamente “esploso” il classico mondo Occidentale dell’Automotive endotermico facendoci entrare in diverse criticità:

– La repentina debolezza e crisi di un intero modello culturale e commerciale dell’Auto in Occidente;

– La presenza di un quadrante di mondo dove ad avere esigenza di mobilità potevano essere centinaia di milioni di potenziali automobilisti futuri;

– La precarietà del mondo finanziario rispetto ad una domanda potenziale che, da quel momento, non poteva più trascurare Cina ed India;

– La crisi di un modello consumeristico sviluppato in Occidente lungo almeno mezzo secolo.

Le risposte a queste criticità sono state: il Credit Crunch, il mito di Tesla, la riduzione dei player impegnati sul mercato, la assoluta crisi di identità del modello automobilistico americano, la nuova moda dell’elettrico spinta negli USA da Barak Obama ed il trascinamento colto al balzo da almeno i primi tre mercati dell’auto europea (Germania, Francia e Gran Bretagna).

Eppure in fondo, a parte Nissan Juke ed Opel Ampera, il mondo dell’auto ha semplicemente contratto progressivamente i numeri di immatricolato annuo in Occidente per farlo esplodere in Cina dove però nel frattempo cominciava a crescere anche il volume di auto prodotte. Dunque, qualcuno di Voi si è accorto della rivoluzione elettrica sui listini e sulle strade? No di certo.

 

E però non si è mica fermata qui, la crisi: sono arrivati i debiti sovrani, l’Euro sotto il Dollaro, la primavera araba ed il Petrolio sopra i 100 Dollari al Barile nell’estate del 2011. Ma questo ha ancora sortito effetti nella diffusione delle auto elettriche? No. I motivi?

Diversi contratti in essere con vincolo finanziario o con sostituzione programmata, difficili da rimpiazzare o sovrapporre da subito in tutta Europa con auto elettriche di rimpiazzo. E poi, che

elettriche? Ed a che prezzo? Ecco che le risposte dei Costruttori alle prime critiche sono state rivolte 

tutte all’ansia da ricarica ed alla carenza di colonnine. Ed in fondo era vero:

Tuttavia quasi tutti i Costruttori avevano cominciato a declinare la lista delle meraviglie: l’elenco

delle future BEV ed Hybrid che avrebbero assortito da lì a poco la Gamma di offerta. 

Onestamente non se ne è saputo più nulla mentre intanto crescevatra i consumatori una domanda:

ma esisterà mai una elettrica LOW Cost per tutti? Risposta tuttora inevasa. 

Alla soglia del 2015 in tutta Europa il messaggio propagandistico filo elettrico era dominante,

la prospettiva di favore dichiarato dai Costruttori era totale, la presenza di incentivi all’acquisto era

una realtà ed il pieno di gasolio e benzina era ormai più caro del 15% almeno rispetto a nemmeno

un lustro prima. Ma soprattutto alle soglie del 2015 a tenere banco era ancora il classicissimo Diesel.

Ma ancora per poco: il Dieselgate ci porta al 2015 ed al mercato auto successivo: in Europa anche

una “Euro 6” a Gasolio diventa parente sporca della pari omologazione a benzina o a Gas. Ma

Costruttori hanno già trovato il diversivo mentre attendono che la crisi delle emissioni truccate in

America si quieti.

Comincia una nuova epopea, ed i Costruttori europei sputtanati dallo scandalo gasolio si fanno la

plastica facciale e tentano di riciclarsi come “Mobility Providers”: non solo motori sporchi e cattivi

ma la prospettiva e la promessa di una mobilità ecochic, tecnologica, assistita e multitasking. Dura lo

spazio di uno sbadiglio: arriva il Lockdown, la crisi dei microchips, Carbon Zero, gli anatemi di

Bruxelles sul motore endotermico, se guidi una endotermica persino il Vaticano procurerà di non mandarti in Paradiso. 

Eppure, i Costruttori non derivano sulle BEV. Ma sulle MildHybrid, soprattutto perché un sistema normativo di “amici degli amici” e di governanti semideficienti a livello europeo si inventa sul Mild

Hybrid tutto quello che non può essere: ecologicamente risolutivo rispetto all’endotermico puro.

Ed arriviamo ad oggi, con il Barile di Petrolio a oltre 100 Dollari al barile e due rischi: che il Dollaro si rafforzi sull’Euro e che ci capiti tra le spalle anche un rischio razionamento.

Perfetto (anzi: drammatico); ma in questa nuova prospettiva, sarà finalmente l’ora delle auto elettriche “di massa” e diffuse in massa tra gli automobilisti Europei? Ebbene, la mia pronta risposta, e non potrete crederci, è ancora una volta non proprio positiva per gli affascinati della mobilità Z.E.

Si, vero: dopo anni passati a vivere con Petrolio a soglie di 30 e persino 40 euro in meno al barile rispetto ad oggi, neppure questo nuovo shock potrebbe essere risolutivo. Ed anche se gli stessi elettrofili usano a loro uso e consumo una esperienza che in fondo essi stessi deplorano – il comparto delle auto a Gasolio nel corso della Crisi energetica dei primi anni Settanta – è facile scovare le differenze di causa/effetto tra il boom del Gasolio da metà anni Novanta fino al Dieselgate del 2015.

 

In primo luogo, lo sviluppo del Gasolio fu facilitato dai ridottissimi costi iniziali di produzione: derivati dal mondo agricolo o di cantiere, i primi motori a Gasolio applicati sulle auto di serie furono un vero e proprio orrore tecnologico; fumavano, vibravano ed avevano potenze specifiche di un terzo rispetto ai motori a benzina. Ed il bello è che proporzionalmente consumavano persino di più: la Opel Rekord D del 1974 consumava 9,50 litri di gasolio ogni 100 chilometri contro i 7,7 litri della versione a benzina. 

Ma il costo del gasolio tenuto basso per anni, in Europa, rispetto al costo della benzina aveva compiuto il miracolo: ognuna di quelle brutte, sporche, puzzolenti, lente, vibrantissime auto a Gasolio permetteva di percorrere centinaia di chilometri con poche decine di miglia di lire. 

Diciamoci la verità: in quante parti d’Europa un pieno di elettricità utile a percorrere tot centinaia di chilometri arriva a costare oggi un terzo rispetto al proporzionale pieno di benzina? E senza contare che chi passava al Diesel lungo mezzo secolo non cambiava abitudini ed approccio al suo mezzo per muoversi come deve fare chiunque acceda all’elettrico.

Ma è quello che è accaduto dopo i primi anni Settanta che sorprende: l’auto a Gasolio è lentamente diventata un vessillo commerciale e industriale d’Europa, e propaganda, norme e giudizi generali hanno permesso in breve al Diesel di superare le vendite del benzina in tutta Europa.

Ma guardiamo un poco dal buco della serratura:

Primo: l’elettrico di massa sarà – finalmente o purtroppo? – nelle K-Car : vetturette create in consorzio tra diversi Costruttori europei o più facilmente derivate da piattaforme cinesi, con ciclo di vita “Usa e sostituisci” per evitare i problemi della manutenzione e del calo di autonomia delle batterie;

Secondo: l’elettrico “K-Car” sarà diffuso attraverso non più la Rete commerciale di un singolo Costruttore ma di un intero Network, separato parzialmente come gestione e controllo societario dai Costruttori: al Network saranno delegate le attività di procacciamento, movimentazione, consegna ed assistenza dei mezzi al Target dei Clienti, oltre che le responsabilità e le opportunità di fornire ai Clienti anche energia e sistemi di ricarica;

Terzo: non esisterà più la massa di acquirenti individuali sul mercato, ma gli acquisti saranno articolati in Gruppi di Acquisto in grado di acquisire e trattare il costo dell’energia oltre alla serie di servizi in aftersales.

Ovviamente Ibrido in Serie sarà la scelta prevalente per le auto dei target Medio e medio grande per arrivare al Top del Top di nuovo elettrico con Hyper Car ed Hypersuv gestiti molto probabilmente da Batterie extended range o da Battery Swapping.

Nuova BMW i3 Touring: Rendering totale

Sono ancora poche le station wagon completamente elettriche presenti nelle gamme delle case automobilistiche. A Monaco di Baviera, la BMW i3 Touring vedrà la luce nei prossimi mesi.

La lunga tradizione delle station wagon BMW continuerà con l’introduzione della nuova berlina i3? Nulla era meno certo prima della presentazione ufficiale di quest’ultima, lo scorso 18 marzo. Infatti, fino ad ora, nessun prototipo camuffato aveva confermato l’arrivo, a breve o medio termine, di una station wagon derivata dalla nuovissima berlina 100% elettrica basata sulla piattaforma Neue Klasse. Va detto che questo tipo di silhouette è ancora poco diffuso sotto la copertura della propulsione ecologica.
Futura BMW i3 Touring (illustrazione © Julien Jodry)
Un’offerta di station wagon 100% elettriche ancora limitata
Ma la concorrenza conferma un aumento del ritmo delle station wagon 100% elettriche, come Volkswagen con l’ID.7 e Mercedes con la CLA Shooting Brake. Senza dimenticare che BMW è già protagonista all’interno della sua gamma i5. Il marchio non intende fermarsi qui, come ha confermato Oliver Zipse, amministratore delegato del gruppo BMW: «I clienti professionali e le famiglie ne saranno particolarmente entusiasti: la Touring è sempre stata una delle loro auto preferite». E poiché le gioie non arrivano mai da sole, si parlerà anche di una nuova generazione di station wagon Serie 3 a combustione, in parallelo, per lasciare la scelta alla clientela.

Rendering Auto-moto.com

LO STILE AFFILATO

Ad oggi non è trapelata alcuna scheda tecnica riguardante questa futura BMW i3 Touring. Ma, senza dubbio, questa station wagon si allineerà ai 4,76 m di lunghezza dichiarati dalla berlina, come vuole la tradizione del costruttore dell’Elica. Al contrario, ci è impossibile valutare il volume del bagagliaio, dato che quello della berlina non è ancora stato svelato. Un silenzio inquietante? Il futuro ce lo dirà. Ma la station wagon i3 dovrebbe logicamente soffrire degli stessi difetti riscontrati nei sedili posteriori della berlina: una seduta troppo corta che va di pari passo con un pianale rialzato dal pacco batterie.
Per il resto, la futura BMW i3 Touring riprenderà la maggior parte delle tecnologie introdotte dalla berlina, ovvero un’architettura a 800 V che offre fino a 400 kW di potenza di carica per alimentare la batteria da 108 kW netti, che troneggia in cima a una gamma destinata a diversificarsi. Se l’autonomia, così come il volume del bagagliaio, è ancora tenuta segreta – in attesa forse delle caratteristiche della futura Mercedes Classe C EQ – è lecito ipotizzarla superiore agli 805 km WLTP promessi dal SUV iX3, simile nelle caratteristiche, grazie alla sua silhouette che favorisce l’aerodinamica. Per quanto riguarda i tempi di ricarica, a priori basteranno meno di 10 minuti per recuperare 400 km di autonomia.
E una variante sviluppata da Motorsport? Se l’arrivo di una berlina iM3 è certo, quello di una station wagon non è necessariamente all’ordine del giorno. Scommettiamo che BMW ci penserà in base al livello di accoglienza della berlina, previsto nel corso del 2027. Un anno in cui entrerà in commercializzazione la gamma mainstream di questa BMW i3 Touring.

BYD ATTO 2 DM-i Ibrida PlugIn: prova su strada

Con Autoprove.it nel Quartier Generale di BYD a Milano, in Via Quadrio, per la presentazione di ATTO 2 DM-i Ibrida PlugIn, la novità di Gamma BYD accanto alla versione Full Electric già presentata lo scorso anno a Torino. DM-i sta per Ibrido Dual Mode perchè ATTO 2, grazie al sistema EHS ed al nuovo motore da 1,5 litri 4 cilindri ad altissima efficienza energetica, combina – nel modo ideale ed a seconda delle esigenze di guida e delle migliori condizioni prestazionali ed energetiche – il profilo di guida solamente EV con il funzionamento Ibrido in Serie oppure Ibrido in Parallelo. Questo assicura ottimizzazione energetica, guida perfetta in città e prestazioni al Top in fase combinata endo-elettrico. E con la possibilità, sommando le rispettive risorse di autonomia, di percorrere fino a 1000 chilometri. Il nostro Test, davvero veloce perchè svolto in una mezza giornata, ci ha mosso ad una serie di analisi e di considerazioni. Complimenti, ancora una volta, a BYD per mettere a disposizione mezzi e risorse per farsi conoscere e per conoscere la sua Gamma. E grazie nell’occasione ad un sempre eccellente e cortese Davide Lanna, Head of Product BYD, per le preziose informazioni e descrizioni tecniche.

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Tesla Model 3 Standard: la più economica nella prova su strada

“Ma tu li spenderesti 35.000€ per questa Tesla?”
È la domanda da cui parte la nostra prova su strada della Tesla Model 3 Standard, la versione d’ingresso che promette fino a 430 km di autonomia reale nel mio test, un motore posteriore da 208 kW (equivalenti a 283 CV) e uno scatto da 0 a 100 km/h in 6,2 secondi. Numeri importanti, soprattutto se consideriamo un prezzo che oggi la rende più accessibile rispetto al passato.

Nel video la guidiamo in ogni condizione: città, statale e autostrada, per capire quanto sia efficiente davvero. Analizziamo i consumi reali, che in ciclo misto possono scendere sotto i 14 kWh/100 km, e valutiamo il comfort dopo il restyling, con l’abitacolo più silenzioso, i nuovi vetri acustici e l’assenza delle classiche leve al volante, sostituite dai comandi touch. Parliamo anche della qualità costruttiva, dei materiali interni e della sensazione generale di solidità, perché non basta un software eccellente per convincere chi sta valutando un acquisto così importante.

Vi parlo anche la ricarica: con una potenza massima di 175 kW, la Standard può passare dal 10 all’80% in poco più di 25 minuti nelle condizioni ideali, sfruttando la rete Supercharger che resta uno dei suoi veri punti di forza.

Alla fine della giornata, dopo chilometri di test e una valutazione completa dei pro e dei contro, proviamo a rispondere alla domanda iniziale: ha ancora senso spendere 35.000€ per una Model 3 Standard nel 2026, con una concorrenza sempre più agguerrita e prezzi che si stanno muovendo rapidamente?

Supercar in crisi per la guerra in Iran

Le supercar e le auto di lusso sono estremamente popolari in Medio Oriente, ma la guerra con l’Iran sta bloccando alcune consegne. Questo è l’ennesimo segnale che le ripercussioni dell’azione condotta da Stati Uniti e Israele si stanno estendendo oltre il settore petrolifero.

Secondo Bloomberg, la Ferrari ha sospeso la maggior parte delle consegne nella regione devastata dalla guerra. Tuttavia, alcuni modelli sono stati trasportati in aereo.

Anche il marchio italiano Maserati ha temporaneamente sospeso le spedizioni verso il Medio Oriente. Si dice che questa sia una risposta alle “sfide logistiche e alle preoccupazioni in materia di sicurezza”.

Il blocco delle consegne non si limita alle case automobilistiche italiane, poiché anche Bentley ha premuto il pulsante di pausa. Il CEO Frank-Steffen Walliser ha affrontato il tema della guerra all’inizio di questa settimana, affermando: “Non abbiamo un impatto dal punto di vista della produzione, ma, di sicuro, le persone in Medio Oriente hanno altro a cui pensare che cercare una nuova Bentley in questo momento”. Si tratta di un sottile accenno al fatto che la domanda si sta indebolendo nella regione, poiché le persone sono sempre più preoccupate per gli attacchi di ritorsione dell’Iran contro i paesi vicini.

LA CRISI DEL SETTORE

Bloomberg ha parlato anche con la società di tuning Mansory, che ha dichiarato di valutare le spedizioni caso per caso. Tuttavia, ha sottolineato che la consegna delle auto via aerea può costare circa tre o quattro volte di più rispetto a quella via mare.

I problemi di consegna continueranno probabilmente finché l’Iran continuerà ad attaccare le navi e a bloccare di fatto lo Stretto di Hormuz. PBS riferisce che circa 20 navi sono state colpite dall’inizio della guerra, anche se alcune riescono a passare.

Nonostante le affermazioni del presidente Trump secondo cui la guerra sarebbe quasi finita, l’Iran ha sferrato una serie di attacchi alle infrastrutture petrolifere e del gas naturale in tutto il Medio Oriente. Si dice che ciò sia avvenuto in risposta a un attacco israeliano al giacimento di gas naturale di South Pars.

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L’Associated Press riferisce che una raffineria SAMREF a Yanbu, in Arabia Saudita, è stata colpita, mentre l’impianto di GNL di Ras Laffan in Qatar ha subito “danni ingenti” a causa dei missili iraniani. Si dice che siano stati presi di mira anche siti ad Abu Dhabi e in Kuwait.

Gli attacchi hanno fatto salire nuovamente il prezzo del petrolio e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha promesso “zero moderazione se le nostre infrastrutture saranno colpite di nuovo”.

Nuovo Volkswagen Multivan 2026: prime immagini

Volkswagen sa di trovarsi in un momento cruciale della sua storia. Il marchio tedesco è consapevole che la concorrenza sta arrivando con una valanga di novità e con lanci in programma nei prossimi mesi, sia di modelli rinnovati che di modelli completamente nuovi.

Uno di questi è il rinnovato Volkswagen Multivan, che è già stato annunciato ufficialmente con uno schizzo che ne mostrava la nuova parte anteriore. Sebbene il costruttore non abbia fissato una data ufficiale per il debutto di questo monovolume, è chiaro che tutto il materiale grafico ufficiale è più che pronto. Volkswagen ha mostrato come sarà il nuovo Multivan 2027, e cambia proprio come avevamo previsto dopo aver visto il modello nelle foto spia durante i test.

Con il restyling il frontale della Multivan 2027 si avvicina maggiormente all’immagine dell’alternativa elettrica del marchio, la ID. BUZZ, dalla quale mantiene chiaramente una sufficiente distanza estetica. Come avevamo già visto, i fari anteriori non sono più così affilati, ora sono più voluminosi e presentano una nuova firma grafica delle luci diurne. Quest’ultima ora corre lungo il bordo inferiore dei fari e raggiunge il faro opposto attraverso la sottile striscia che occupa lo spazio della vecchia griglia.

La sottile griglia anteriore è stata abbassata di qualche millimetro, ora si trova letteralmente sopra la targa, ed è anche leggermente più larga. Inoltre, anche il paraurti presenta un design più sportivo, puntando ora su prese d’aria più convenzionali rispetto alle griglie più ispirate alle auto elettriche.

LO STILE AFFILATO

Purtroppo, questa anteprima non si è estesa alla parte posteriore, di cui non conosciamo la portata dei miglioramenti, poiché nelle foto spia non si sono notati cambiamenti né nei fanali né nel paraurti.

Le prime informazioni indicano che la Volkswagen Multivan 2027 offrirà una verniciatura opaca, oltre a una configurazione bicolore che abbina il “Bianco Candy” a un marrone metallizzato. Anche la gamma di cerchi in lega sarà stata aggiornata, con diametri da 17 a 19 pollici.

Il restyling del design esterno di questa generazione del Multivan, più orientato al turismo e anche più di successo che mai con 38.700 unità vendute in Europa nel 2025, porterà novità anche agli interni per continuare a essere uno dei monovolume di riferimento indiscusso nel suo segmento, specialmente ora con l’imminente arrivo del nuovo Mercedes VLE.

Nuova BMW X5 2026: Rendering Totale

La BMW X5 di nuova generazione è diete l’angolo.
Questa settimana sono trapelate in rete alcune foto della nuova X5, ecco allora i rendering di Kolesa.ru che ci permettono di dare uno sguardo alla versione definitiva.

Il modello X5 ha debuttato nel 1999, diventando il primo crossover di serie del marchio. Oggi è in produzione la quarta generazione del SUV di medie dimensioni con codice di fabbrica G05, la cui anteprima ha avuto luogo nell’estate del 2018. All’inizio del 2023 la X5 ha ricevuto un restyling programmato, mentre molto presto è prevista l’anteprima di un crossover di quinta generazione completamente nuovo.

Le foto del nuovo X5 apparse qualche giorno fa sono di qualità piuttosto scarsa, ma mostrano tutti i dettagli principali della carrozzeria. Come previsto, la parte anteriore riprende lo stile della nuova iX3, presentata all’inizio dello scorso autunno. Qui si notano “prese d’aria” altrettanto strette con cornice a LED, mentre la grafica delle luci di marcia nei fari è leggermente diversa. Anche le nervature trapezoidali sopra i passaruota sono in stile iX3, ma la plastica dei fianchi è diversa e, al posto delle maniglie delle portiere a scomparsa, verranno montate maniglie sul davanzale, insolite per il marchio (simili a quelle apparse qualche tempo fa sul crossover Ford Mustang Mach-E). Nella parte posteriore, i fanali si estendono praticamente per tutta la larghezza della poppa con un disegno originale delle luci di posizione; la targa, per la prima volta nella storia del modello, sarà posizionata sul paraurti posteriore. Lo stesso paraurti avrà un design originale con massicci inserti a contrasto in plastica nera.

Rendering Kolesa.ru

LO STILE AFFILATO

Come abbiamo riferito lo scorso autunno, la nuova X5 avrà cinque varianti di motorizzazione, tra cui i tradizionali motori a benzina e diesel, i propulsori ibridi plug-in e le versioni completamente elettriche con il nome di iX5.

Nel 2028 la gamma sarà completata da un crossover alimentato a celle a combustibile a idrogeno. La X5 presentata nei rendering, così come nelle foto trapelate in rete, presenta quattro terminali di scarico circolari, che molto probabilmente saranno appannaggio della versione a benzina più potente.
Il debutto della novità è previsto nelle prossime settimane. Nel frattempo, un paio di giorni fa ha avuto luogo il debutto della berlina BMW i3 completamente nuova.