SOS Aftermarket: in Italia mancano norme di tutela e crescita

Se nel settore auto il mondo dell’Aftermarket (o meglio, dell’Aftersales) starnutisce, il comparto della vendita di auto e dei servizi associati rischia subito la polmonite. 

L’Aftersales che comprende la produzione, la distribuzione e l’installazione di ricambi, oltre ai servizi di manutenzione — sta attraversando una delle fasi più critiche della sua storia. Anche perché ha una valenza “doppia” in ambito merceologico visto che dal lato del Service propone una contrapposizione tra OEM e Indipendenti; che sul versante componentistica mette in confronto produzione nuova di OEM e IAM oltre al mondo della Rettifica e della Rigenerazione (e con sempre più crescente interesse per la Stampa 3D); e che sul fronte dell’offerta e servizi copre la produzione del nuovo e la manutenzione del Parco Auto usato circolante in tutto il mondo, e dunque in Europa ed Italia.

Un mondo che, non dimentichiamolo, impiega tante risorse lavorative sia sul front office (servizi e prodotti per l’utente automobilista finale) sia sul back Office (progettazione, produzione e distribuzione di apparati e tecnologie necessarie per produrre componenti ed erogare servizi di postvendita). 

Senza dimenticare il peso della logistica e della ottimizzazione dei flussi che mettono in comunicazione migliaia di centri di produzione sparsi un po’ in tutto il mondo con altrettante migliaia (o centinaia di migliaia) di siti che ne alimentano la domanda.

Un universo che per diverso tempo si è mostrato spesso anticiclico rispetto all’andamento delle immatricolazioni di auto nuove, perché con la sua valenza di effetto anche sull’usato ha “bilanciato” con la manutenzione di questo la riduzione nella domanda di Supply chain per la produzione di nuovo.

Le statistiche camerali e di settore individuano almeno 2.100 imprese dedicate alla componentistica, ma se posso permettermi la stima è molto per difetto. Mancano infatti:

 

-La dimensione della gestione del Ricambio usato: Network di Autodemolitori da un lato per la fornitura del ricambio usato agli autoriparatori; e dall’altra parte manca la rappresentanza di rigeneratori e Rettificatori;

– La dimensione dell’Autoriparazione: Officine, Revisioni, Carrozzerie, Installazioni Impianti;

– La dimensione dell’Utensileria e dei macchinari, inclusa la parte di Data management e delle soluzioni informatiche.

Anche in Italia dunque, nonostante l’emigrazione all’estero di tantissime realtà che si sono insediate nelle zone a minor costo produttivo, ancora oggi uno tsunami legato al settore dell’Aftermarket/Aftersales sarebbe più catastrofico e pesante della crisi che dal Crack Lehman ad oggi ha tagliato quasi la metà degli Shoowroom che si potevano contare sul territorio nel 2007. 

All’epoca l’emorragia fu in gran parte sedata dalla riorganizzazione delle strutture di vendita sul territorio, dal passaggio degli agenti di vendita ad altri settori di mercato, e da una minima fruizione dell’e-commerce. Nei fatti, poi, subentrò nell’azione di vendita anche il mondo parallelo dei Noleggiatori.

Ad ogni Specializzazione merceologica un problema specifico

Ma come affrontare un crollo del settore Aftermarket legato, magari, ad una crisi di risorse finanziarie, materiali ed organizzative? Perché il mondo dell’Aftersales e dell’industria meccanica soffre di condizioni cruciali e sovrapposte:

​-La crisi dei grandi Committenti: Germania, Francia, Stati Uniti sono da sempre ottimi clienti dell’industria italiana;

– I Dazi e Superdazi entrati rocambolescamente in auge e che pesano sul conto economico;

– Ovviamente le guerre e i blocchi alla circolazione delle merci;

– I costi energetici e il rischio austerity.

E ciascuno dei tre “assi” portanti dell’Aftemarket – Aftersales ha attualmente un problema congiunturale discriminante:

– La produzione di componentistica soffre della crisi delle materie prime e della catena di subfornitura mediante la quale diversi apparati sono dotati di elementi derivanti da mezzo mondo: dunque i nostri componentisti oggi pagano il rischio magazzino in modo pesante;

– La produzione di Software e sistemi di gestione vive l’incognita IA e il rischio che questa renda obsolete molte delle soluzioni nate e gestite in Italia;

– La produzione di utensileria e macchinari per contro vive da almeno un decennio l’irruzione sul mercato di ottima produzione a basso costo asiatica;

– C’e’ poi il problema dell’autoriparazione: Know How, passaggio generazionale e dimensioni critiche sono l’aspetto chiave per una trasformazione;

– Infine non dimentichiamo la questione logistica: Distributori Ricambi e Placche territoriali hanno bisogno di volumi di vendita e di ordinativi alti per campare…

La sopravvivenza dei player dipende non solo dalla capacità di integrare servizi digitali, investire in competenze aggiornate e ottimizzare la logistica dei ricambi – in un’ottica di sostenibilità ambientale e operativa – ma anche dalla vitalità del business e del fatturato. E già diversi “crack” (non ultimo quello di First Brand Group, in America, ma di tanti altri in Europa) sono allarmanti, ma la situazione potrebbe peggiorare. La tenuta del “sistema Italia” non si può più appellare solo alla vecchia soluzione del “ridurre la polverizzazione”: concetto vecchio, insulso e superato, perché in 15 anni anche per esperienza diretta Vi dico che:

– Per la distribuzione Ricambi il 40% circa dei dettaglianti retail e i piccoli rivenditori di Ricambi sono scomparsi lasciando un piccolo posto ai piccoli Centri territoriali di Ricambi Originali di Brand importanti; le operazioni di virtualizzazione e comunione virtuale di magazzini, di M&A, di creazione di consorzi e di Centri di Distribuzione posti al livello superiore del dettagliante al contrario sono aumentate così come il numero di operatori a metà tra Dettaglio e Grossista multi area. Sono proprio questi operatori oggi a rischiare di più un peggioramento degli indici socioeconomici;

– Per l’area dell’Autoriparazione lo shock sistemico si è già avuto tra il 2012 ed il 2020 con il Lockdown, eppure le strutture territoriali sopravvissute e dunque mediamente più forti del passato non hanno sufficiente massa critica per superare indenni – tutte – il peggioramento delle situazioni di guerra;

– Per l’area della produzione, rigenerazione e trattamento fisico della componentistica invece siamo già all’allerta di sistema. Ed è già ora che a partire da qui non si ragioni solo in termini di buona volontà ma di supporto normativo nazionale e governativo per favorire ancora operazioni di M&A tra operatori nazionali, per l’accesso al credito e per la promozione del Made in Italy manifatturiero all’estero. Come inizio, sperando che basti.

Riccardo Bellumori

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