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Lean Burn: quando i motori evitavano i grassi

Il “Green” è tutto uguale ma alcuni “Green” sono più uguali degli altri, avrebbe detto George Orwell.

La bibliografia sembra non voler riconoscere il requisito di “ecologismo” per tutto quello che appartiene all’era “A.B” (Ante BEV), che gli Evangeli di Watt fanno partire da due eventi apocalittici e didascalici che hanno cambiato il mondo.

Una è stata la prima apparizione della cometa “Roadster” proveniente dal Pianeta Elon nel 2007, e l’altro evento epocale è stato il buco nero di EPA che ha inghiottito tutta la costellazione sotto i cieli di Diesel.

 

Invece per i cattedratici di maniera, occorre ricordare che anche il settore Auto “pre” elettrificazione ha affrontato le sue belle questioni con consumo ed inquinamento. 

 

E, con le armi che progressivamente la tecnologia ha messo a disposizione volta per volta, ogni Costruttore ha cercato di dare la sua soluzione lavorando con le sole variabili su cui era opportuno agire: aerodinamica, attriti volventi, materiali e tecniche costruttive “intorno” all’auto; e fluidodinamica, pressioni, temperature e rendimento termodinamico “dentro” l’auto. Cioè nel motore.

La base concettuale di tutto questo portava ad effetti diretti su tre fronti: riduzione delle masse in movimento, ottimizzazione dei flussi fluidodinamici, gestione affidata progressivamente all’elettronica, ed infine ricerca continua su nuovi materiali e nuove tecniche costruttive.

Un doveroso ricordo preliminare spetta però alla Volvo, prima casa al mondo ad adottare nel 1976 la “Sonda Lambda”.

E chi come me ha il suo bravo mezzo secolo ne ha sentite tante: ecco perché mi consentirete di articolare il mio più rapido possibile “Vademecum” storico e sinottico sulle evoluzioni e suidispositivi più significativi che ci ricordano come i Costruttori erano attenti a consumi ed ambiente anche nell’era preistorica dell’Endotermico. 

Come primo Amarcord eccoVi in rassegna le principali soluzioni che da mezzo secolo o quaranta anni fa Burn, cioè i motori con miscela aria benzina “magra”. Un modo per rendere il ciclo di combustione più povero possibile di benzina. Un’impresa che può apparire semplice solo per chi è digiuno di meccanica. 

Vi risveglio un ricordo di parole perdute: Rapporto Stechiometrico. Si tratta del rapporto ideale tra componenti di una miscela designata a compiere una reazione, che grazie a questo rapporto ideale avviene nel modo migliore raggiungendo perfettamente l’effetto desiderato. 

Nel caso della miscela aria benzina l’obbiettivo di trasformare in energia motrice quella termica deriva dalla ottimale e più completa combustione della miscela stessa che, per conseguire l’effetto desiderato deve avere una proporzione ideale di una parte di benzina su 15 parti di aria. 1:15 appunto. 

Sopra questa soglia, cioè con una minore presenza di aria rispetto alla benzina, la miscela “grassa” comporta effetti negativi che vanno da un consumo maggiore ed inutile di benzina, (fino alla fuoriuscita di carburante gassificato dalla marmitta con l’incendio e lo scoppio al contatto con l’aria esterna) alla emulsione con l’olio lubrificante fino al rischio di ingolfamento del motore; mentre con parti maggiori di aria, la miscela “magra” può comportare effetti di detonazione (preaccensione spontanea), di erosione delle pareti della camera di scoppio, di surriscaldamento, ma anche la riduzione del potere energetico a causa di “scoppi” meno vigorosi.

SUZUKI TSCC e lo “Swirl”: come darsi le arie …facendole girare

Ed ecco un filone di ricerca a cui sono particolarmente affezionato perché mostra davvero il genio ingegneristico alle prese con un mondo “oscuro” del funzionamento del motore: la fluidodinamica dentro la camera di scoppio. Perché alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80, il “must” per i costruttori di motori – anche ad alte prestazioni – sembrò essere diventato non più il massimo riempimento volumetrico delle camere di combustione, ma il “come” riempirle.

La seconda crisi energetica di fine anni Settanta, unita al maggior rigore delle norme anti emissione USA, spostava l’interesse del pubblico e dunque dei Costruttori su due parole decisamente fuori rango per tutti: rendimento termodinamico e rapporto stechiometrico.

Nasce poi l’esigenza anche di rendere le moto più “di massa” nonostante le grandi prestazioni, per consentire loro un utilizzo più utilitaristico e professionale : questo significa dunque adattarle a modalità di funzionamento “friendly” su regimi di utilizzazione estesi, e di certo con i sistemi di carburazione doppio corpo ed accensione elettronica (struttura adottata dalla totalità delle maxi stradali del tempo) senza altro dispositivo, per rendere il motore omogeneo e “lungo” nella utilizzabilità non era così facile avere il motore “piatto” da almeno 3.000 fino a plausibili 9.000 Giri/min.

 

Si comincia perciò a lavorare sui “flussi” dell’aria, in ingresso ed in uscita: AirBox che cominciano ad avere sistemi di volumetria variabile a seconda del regime di funzionamento; ghigliottine e farfalle adattate su condotti di carburazione a sezione “ellittica” anziché circolare, e tutto per aumentare quello che potremmo chiamare “swirl”, cioè un moto elicoidale e non solo rettilineo e parallelo delle particelle di aria, in grado di “abbracciare” il più possibile il pulviscolo di benzina spruzzato dal carburatore senza pericolose disomogenie ed inevitabili “dislocamenti” di massa gassosa troppo agli estremi della camera di scoppio. 

Si creava infatti, nella massa d’aria lineare, una naturale tendenza delle gocce di benzina a non emulsionarsi con il centro gassoso della colonna d’aria, ma una disposizione areolare che tendeva a condensare sulle pareti dei condotti o a generare accumulo di miscela infiammabile “lontano” dalla candela.

Quando non si lavorava a livello di “aria” in ingresso, per l’aria invece in “uscita” la ricerca costante lavorava su piegature, sezioni, e volumetrie dei condotti di scarico, prima ovviamente che le “valvole” parzializzatrici prendessero piede dalla seconda metà del decennio 1980.

Siamo alla fine degli anni Settanta, come detto: e pare che suscitare questo cosiddetto “vortice” di aria/carburante nella camera di combustione sia diventato di gran moda e come per ogni altro accorgimento ogni Costruttore aveva la sua brava sigla casalinga.

Suzuki aveva la sua nel “T.S.C.C.” (Twin Swirl Combustion Chamber), un brevetto appunto del 1979: anche per Lei Swirl, turbolenza, squish, quench, camere di combustione più piccole e rapporti di compressione più elevati con angoli delle valvole più stretti erano il nuovo “must” costruttivo.

Il “cuore” del concetto? Nessuna rischiosa “tasca” o “isola” nel cielo del Pistone né nella camera superiore di combustione; i dislivelli e gli spigoli presenti diventano in realtà gli “scivoli” da cui richiamare pericolose risacche di miscela incombusta e gli “svincoli” per dirigerla dove serve, cioè intorno alla candela e più vicino possibile alla valvola di scarico per accentuare la fuoriuscita dei Gas e non surriscaldare la zona di aspirazione aria, visto che tra l’altro la riduzione di volume e superficie della camera di scoppio evita la dispersione di calore per contatto.

In particolare il nuovo design motoristico della serie GSX 1979 dotata del T.S.C.C. non rielabora il cielo del pistone che rimane sostanzialmente “piatto”: ma modifica l’originaria camera di combustione a tetto spiovente con una “cresta” o colmo tra le sedi valvole. Il senso è quello di provocare non un incrocio tra i due flussi ma un moto circolare sia in senso orizzontale che verticale.

Cosa accade in ogni regime di rotazione del motore, ed in particolare agli alti ? Lo “Swirl” generato nella colonna gassosa comporta la maggiore vicinanza possibile alla candela di tutta la massa di miscela, senza dislocamenti di benzina in punti lontani. 

Idealmente è come ognuno dei due flussi in uscita da ciascuna valvola di aspirazione si immettesse nella camera di scoppio secondo “spin” opposti andandola ad occupare in modo perfettamente omogeneo.

Questo permette di evitare preaccensioni malaugurate anche in caso di miscela “quasi” magra (indice stechiometrico < 1:15); mentre ai bassi regimi l’accelerazione imposta alla massa di aria propaga e diffonde la scintilla sulla quasi totalità della miscela presente nella camera di combustione: cosa che a basso regime, in presenza di poca massa d’aria e a rischio di scarsa mobilità e densità della carica, diventa impossibile.

Risultato immediato ottenuto da Suzuki?Il rispetto dei nuovi limiti anti-emissioni USA per la sua GSX-1100, la turistica da crociera perfetta per quel pubblico. Piccola nota a margine: vediamo adesso di seguito una serie diversa di applicazioni ed effetti voluti dallo “Swirl” specificatamente per ridurre la percentuale di benzina nella miscela con l’aria; ma nel caso della Suzuki il fine ultimo non era quello di avere miscele magre ma di miscelare meglio la benzina nebulizzata con l’aria dentro cilindri il più delle volte superquadri, con alesaggio (diametro dei cilindri) notevole.

Dato tuttavia ugualmente straordinario è che la sola modifica della testa con il disegno T.S.C.C. porta la serie GSX ad avere più potenza e coppia della serie GS che adotta identico motore ma vecchia testata!!

Sadao Shirasagi, l’Ingegnere capo cui fu affidato il compito di migliorare i motori GS750 e GS1000 per una nuova gamma di moto compatibile con i limiti USA e con minori consumi, aveva fatto centro. Lo stesso Shirasagi non mancò di ammettere una forte ispirazione avuta dal DFV Cosworth: quella sagomatura della testa del V8 Ford gli aveva trafitto la immaginazione, e fatto visualizzare il modus operandi.

Quelle due piccole camere a cupola incanalavano il flusso in due vortici circolari controllati, perché l’aria in compressione acquisisce proprio lo “Swirl” desiderato comprimendosi nella zona di squish (a forma di V) situata tra ciascuna serie di valvole.

Inutile dire che il TSCC aprì la strada ad un vero filone progettuale e costruttivo un po’ dappertutto, sia nelle due che nelle quattro ruote; ma con l’adozione degli iniettori orientati o della doppia accensione, diversi anni dopo, la sagoma a “doppia mezzaluna” (per dirla sbrigativamente) ha assunto più un canone industriale che non una continuata esigenza per le originarie motivazioni di Suzuki.

Ma rimane un grande progetto, che come tutti i colpi di genio mette insieme la assoluta semplicità di concetto e fase produttiva con il massimo risultato sperabile.

E poi, un plauso alla potenza creativa di Sadao Shirasagi: Lui, all’epoca, quel flusso e quel moto dell’aria se li è davvero potuti solo immaginare. Ma partendo dalla sua immaginazione ha creato uno dei motori più “puliti” ed efficienti. Con una idea geniale e semplicissima: quel “T.S.C.C.” che ha aperto la strada decine di brevetti similari su due e quattro ruote. Molto vicino alla Suzuki era il sistema brevettato da Ford per la motorizzazione 1400 cc di Escort ed Orion, ma in questo caso lo “Swirl” aveva il compito di supportate una vera “lean Combustion” di cui parlo di seguito.

CHT di Fiat Croma: e lo “Swirl” diventa un “mondo a parte” nel motore

Uno dei sistemi più impensabili? Il C.H.T. di Fiat montato sulla Croma “2.0” 90 Cv, dove creatività e pragmatismo danno vita ad un brevetto geniale: il CHT (Control High Turbolence) che consiste fondamentalmente in un sistema a due fasi differenziate attuate attraverso la posizione angolare di valvole a farfalla supplementari a valle di quelle “ordinarie” poste nei doppi corpi del carburatore.

Queste farfalle supplementari, poste ciascuna all’attacco di ciascun collettore di aspirazione con la testata attraverso un distanziale in specifica fusione (attraversata per la larghezza da un alberino cui sono collegate farfalle singole per ciascun condotto) “parzializzano” a seconda dell’inclinazione l’afflusso della miscela aria/benzina dentro il condotto opportunamente “sdoppiato” in due vie a sezione diffenziata: il condotto “convenzionale” o diretto – a diametro ordinario – è quello in cui la miscela aria/benzina passa classicamente quando il funzionamento del motore è a regime di utilizzazione previsto per le condizioni di marcia; ed in questo caso la farfalla supplementare è in posizione da parzialmente a totalmente aperta.

Quando invece il regime del motore oscilla tra minimo e regime sottocoppia la farfalla supplementare tende ad essere serrata chiudendo il condotto diretto verso la valvola di aspirazione; a questo punto la miscela si muove secondo il momento di depressione generata dal movimento lineare del pistone (come sempre) ma affluisce sopra la valvola di aspirazione attraverso un condotto ausiliario a sezione notevolmente ridotta che parte dal famoso distanziale sopradetto che si collega ad un “buchino” effettuato opportunamente sulla faccia laterale della testata fino alla parte superiore della sede valvola.

 

Il funzionamento come avete letto è facile da spiegare ma è abbastanza articolato, ed ovviamente si basa su un intelligente incrocio tra rotazione comandata meccanicamente (attraverso rinvii e bilancieri collegati alle farfalle del doppio corpo di cui è dotata la Croma CHT) ed anche depressori in ausilio alla “misurazione” angolare della posizione del pedale dell’acceleratore.

La riduzione dei consumi di carburante e delle emissioni nocivenei motori endotermici passa anche attraverso l’utilizzo di ulterioritecniche: 

emissione parzializzata del carburante escludendo l’afflusso ad alcuni iniettori nei sistemi multipoint e la parzializzazione – temporanea – della cubatura complessiva dei motori (preferibilmente con organizzazione dei cilindri a due bancate) con il taglio della alimentazione ad una delle due linee di cilindri. 

Abolire i grassi…dalla carburazione: la “Lean Burn”

Come abbiamo anticipato ad inizio articolo, la miscela troppo “magra” sortisce a lungo termine effetti termodinamici e meccanici peggiori dei benefici registrabili su consumi ed inquinamento.

Tuttavia, se si tengono a bada questi aspetti negativi, il tenore quanto più possibile magro della miscela ha effetti positivi certi su consumi ed emissioni, ed in più sortisce un rendimento migliore del motore a regimi medio bassi

Ebbene, come si sono mossi i principali Costruttori per gestire e sviluppare questa questione? Alcuni esempi, di diverse decine di anni fa:

Ford negli anni ’80 sviluppo’ una versione “Lean Burn” del CVH (a camera emisferica) da 1400 cc e 75 cavalli, dove la conformazione emisferica viene in questo caso interrotta da uno “scalino” che trasforma la sagoma emisferica in una pianta a forma di cuore, cioè a dire che la stessa camera di scoppio proietta ortogonalmente su almeno un terzo del cielo del pistone non un ambiente concavo ma un “soffitto” piatto complanare allo stesso cielo del pistone.

Il principio è in effetti identico a quello descritto prima per la Suzuki, ma in questo caso lo “Swirl” serve per aumentare la turbolenza non tanto per migliorare la combustione a regimi bassi e con minor volume di aria nel cilindro (come per la Casa giapponese) ma più che altro per aiutare la miscelazione della benzina in un rapporto che a seconda del regime di utilizzazione può arrivare anche a soglie di 1:18.

Chrysler dal 1976 al 1989 ha equipaggiato diversi motori con il suo sistema computerizzato ELB –Electronic Lean Burn, con cui si regolava “Just in time” la fasatura dell’accensione in base ai diversi sensori, sia nell’ambiente di aspirazione aria (per la depressione rilevata nel collettore di aspirazione, quello di rotazione dell’albero motore, quello della temperatura dell’aria in ingresso e del liquido di refrigerazione, e infine in base alla posizione angolare del pedale acceleratore); sia per l’ambiente di scarico dove, per ottemperare alle norme antiemissione molto severe negli USA, con il convertitore catalitico il sistema si completava con un sensore di ossigeno ed un carburatore a retroazione.

Toyota nel 1984 propone il suo motore 4A – ELU per il controllo del ciclo di combustione magra con apposito sensore di misurazione della miscela presente nel collettore di scarico per rilevare il tasso di miscela incombusta ed agire di conseguenza, secondo un sistema di iniezione parzializzato persino per ogni cilindro in base ad ulteriori sensori di temperatura localizzati in prossimità di ogni camera di scoppio.

 

Mitsubishi, infine (nel senso di ultimo esempio di questa rassegna)presenta nel 1991 il suo sistema “Mitsubishi Vertical Vortex” sul motore 4G15 (1500 cc, 4 cilindri in linea, 12 valvole con doppia valvola di aspirazione, di cui una sola invia miscela aria benzina che per l’effetto Venturi si miscela in modo perfetto prima di arrivare in camera di scoppio) che grazie alla colonna gassosa eccitata da un movimento vorticoso verticale ed alla candela posta vicino alla valvola di aspirazione che carica la miscela di aria e benzina può estremizzare il rapporto stechiometrico fino alla soglia incredibile di 1:25 con un regime di minimo che parte da solo 600 giri/min.

Ma l’elenco delle meraviglie che persino quaranta anni fa i Costruttori erano capaci di mettere in produzione non si ferma qui: e lo vedremo insieme nelle prossime occasioni. 

Riccardo Bellumori

Nuovo Toyota Hilux 2026: ultimo Render

È questo l’aspetto che avrà la Toyota Hilux di nona generazione, che dovrebbe chiamarsi Hilux Travo, quando verrà presentata alla fine dell’anno?

Basandosi su alcune foto spia scattate in Thailandia, il mago del rendering Theophilus Chin ha agitato la sua bacchetta magica e il risultato è un veicolo elegante e maturo, almeno ai nostri occhi.

IL CAMBIO DI PASSO

Nelle foto spia thailandesi erano camuffati il frontale e il pianale, il che suggerisce cambiamenti in quelle zone. Theo ha inserito fari stretti con sopracciglia DRL, una sottile barra di collegamento con la scritta “TOYOTA” (molto più discreta rispetto al passato), una griglia a nido d’ape, alloggiamenti triangolari per i fendinebbia e un paraurti inferiore e una piastra di protezione dall’aspetto molto robusto. Il paraurti posteriore più integrato conferisce un aspetto più semplice e meno ingombrante.
Si tratta della nona generazione, ma la cabina e la piattaforma dell’ottava generazione Revo dovrebbero essere mantenute, proprio come ha fatto Toyota con la Camry (la XV80 è una XV70 profondamente rinnovata). Tuttavia, potrebbe esserci un cruscotto ridisegnato che incorpora un touchscreen più grande e forse un quadro strumenti digitale.

Secondo Headlight Magazine, i motori turbodiesel a quattro cilindri 2GD-FTV da 2,4 litri e 1GD-FTV da 2,8 litri continueranno a essere utilizzati, con alcune modifiche per soddisfare le più recenti normative sulle emissioni. Anche il sistema ibrido leggero a 48 volt dovrebbe essere mantenuto, mentre il nuovo servosterzo elettrico dovrebbe rendere possibili sistemi di assistenza alla guida più avanzati, tra cui la guida semi-autonoma di livello 2.

Nuovo BMW X9 2026: Anteprima Rendering

BMW ha impiegato diversi anni per mettere a punto un modello in grado di competere con Mercedes GLS (precedentemente nota come GL), ma finalmente ci è riuscita. Si chiama X7 e alla fine dell’anno spegnerà sette candeline sulla sua torta di compleanno.
Basato sulla piattaforma CLAR, condivide gli stessi componenti con i modelli più piccoli X5 e X6, nonché con l’XM della divisione M e la Serie 7. Nel nostro mercato, la casa automobilistica tedesca offre tre versioni del suo crossover di punta. La gamma parte dalla X7 xDrive40i, con un prezzo a partire da 86.700 dollari, mentre la X7 M60i si colloca al di sopra del modello base, con un prezzo di listino di 113.900 dollari. L’Alpina XB7 è il modello di punta della famiglia e parte da 156.000 dollari per l’anno modello 2026.
Se pensate che BMW abbia impiegato un po’ troppo tempo per rivaleggiare finalmente con la Mercedes GLS, la Cadillac Escalade e altri SUV premium di grandi dimensioni, sappiate che Audi non è ancora riuscita a farlo. Non ancora, almeno, dato che il marchio dei quattro anelli sta mettendo gli ultimi ritocchi alla prima Q9 in assoluto proprio mentre parliamo. Il modello sarà il top di gamma dell’azienda in termini di dimensioni e prezzo e avrà anche una versione sportiva SQ9, presumibilmente con un motore V8 elettrificato sotto il cofano.
Chiunque abbia una minima familiarità con la gamma di nuova generazione di casa BMW sa che non esiste alcuna X8 in produzione o in programma. Questo è praticamente il compito della XM, e la casa automobilistica non vuole cannibalizzarla lanciando una X8. Ma che dire di un SUV ancora più grande? Un veicolo del genere si chiamerebbe chiaramente BMW X9 e negli anni se ne è parlato molto, oltre a essere stati realizzati diversi rendering non ufficiali che cercano di immaginare come sarebbe se ottenesse il via libera per la produzione.

BMW X9 @tedoradze.giorgi su Instagram

IL SUV FULL SIZE

Il veicolo in questione condivide alcuni elementi estetici con la X7, anche se rinuncia ai caratteristici fari sdoppiati. La griglia reniforme ha dimensioni regolari, la linea del tetto è leggermente arcuata verso la parte posteriore e i fanali posteriori ricordano quelli della precedente generazione di BMW, il che è sicuramente un punto a favore secondo noi.
Questa BMW X9 in rendering è nella configurazione M, il che significa che avrebbe una grande potenza, con un potente motore V8 sotto il cofano, probabilmente assistito dall’elettrificazione. Ha anche terminali di scarico sovrapposti verticalmente nella parte posteriore, ruote di dimensioni normali, una finitura rossa, elementi neri e finiture cromate.

Inutile dire che BMW non ha in programma nulla di simile, ed è un peccato, perché pensiamo che il design sia perfetto.

Omoda 4 Ultra: incredibile ma elettrica

Il 20 ottobre, durante l’evento Omoda Dream Day, tenutosi nell’ambito del Summit internazionale degli utenti Omoda e Jaecoo, ha avuto luogo la prima mondiale di Omoda 4 Ultra. Si tratta di una versione speciale tuning, creata in stile “cybermeccanico”.

Il modello ha subito modifiche complesse sia nel design che nell’aerodinamica.

L’arrivo di Omoda 4 Ultra ha rappresentato un passo importante per il marchio nel campo delle modifiche personalizzate disponibili direttamente dal produttore automobilistico. Il modello è stato creato in stretta collaborazione con gli utenti della giovane generazione.

Il kit aerodinamico dell’Omoda 4 Ultra con spoiler posteriore e splitter anteriore non solo crea una silhouette slanciata, ma aumenta anche la stabilità alla velocità. Gli specchietti in stile carbonio e le vivaci coperture dei freni sottolineano il carattere sportivo del modello e l’individualità del suo proprietario.

DOTAZIONI TECNICHE

L’equipaggiamento tecnico dell’Omoda 4 Ultra è in linea con il suo esterno dinamico. L’auto sarà dotata di un sistema di assistenza alla guida ADAS di livello L2+, mentre al centro dell’abitacolo è posizionato un grande schermo verticale che crea uno spazio digitale moderno.
Il modello ha occupato un posto centrale alla fiera Omoda, dedicata all’integrazione delle tecnologie nella vita quotidiana. Ultra riflette la strategia del marchio: non solo creare il futuro della mobilità, ma anche portare più individualità ed energia nell’industria automobilistica.

La Smart più grande e potente di sempre: Pro e Contro di #5 Brabus

Vi racconto Pro e Contro della smart #5 Brabus: la smart pou grande e potente di sempre.

Questo SUV elettrico che promette di rivoluzionare la mobilità con grinta, stile e tecnologia. Linee muscolose, dettagli sportivi e un’anima Brabus che non passa inosservata: scopriamo insieme come si comporta su strada, tra accelerazioni fulminee, assetto rigido e comfort sorprendente.

646 CV di potenza elettrica, trazione integrale e modalità di guida personalizzabili.

Dalla città all’extraurbano, la Smart #5 Brabus dimostra che il futuro è già qui. Non perderti il nostro test completo: accelerazioni, comfort, consumi e impressioni a caldo.
È davvero la Smart più audace di sempre?

Addio senza eredi alla Fiat Tipo

Nuova Fiat Tipo Cross 2022: la Station Wagon è Red

La storica gamma della Fiat Tipo uscirà di scena a metà del 2026, senza un successore diretto all’orizzonte.

Stellantis ha recentemente confermato che la produzione dell’Alfa Romeo Giulia e dello Stelvio proseguirà fino al 2027, ma non tutti i modelli del gruppo condivideranno lo stesso destino.

Inizialmente Fiat aveva previsto di interrompere la produzione della Tipo il 31 dicembre 2025. Tuttavia, la joint venture turca Tofas, che gestisce lo stabilimento, ha accettato di prorogare di sei mesi il contratto con Stellantis, concedendo al modello una breve proroga fino al 30 giugno 2026.

Altro: Fiat sorprende con la nuova Grande Panda che mantiene in vita il cambio manuale.

Come riportato da Quattroruote, questa proroga manterrà in vita un po’ più a lungo la compatta di Fiat, anche se il risultato finale rimane invariato.

L’attuale Tipo, venduta come Egea in Turchia, è sul mercato dal 2015. Ha iniziato la sua vita nelle versioni berlina, hatchback e station wagon (SW), prima che un aggiornamento di metà ciclo nel 2020 aggiungesse una hatchback in stile crossover per ampliarne il fascino.

Due anni dopo, Fiat ha dato alla station wagon lo stesso trattamento robusto e ha introdotto un’opzione ibrida leggera, una mossa volta a mantenere la gamma rilevante in un contesto di norme sulle emissioni sempre più severe e di cambiamento delle abitudini degli acquirenti.

Negli ultimi dieci anni, Tofas ha costruito circa 700.000 unità della Tipo in Turchia, esportandole in diverse regioni. Nonostante questi numeri, Stellantis ha deciso di non finanziare una nuova generazione, segnando la fine della presenza di Fiat in questo particolare segmento.

LA GAMMA SI RESTRINGE

Anziché sviluppare un’altra Tipo, Fiat sta reindirizzando i propri sforzi verso la famiglia Panda in crescita. Accanto alla familiare Pandina e alla più recente Grande Panda, la gamma si amplierà fino a includere un crossover fastback e un SUV più convenzionale entro il 2027.

Quest’ultimo potrebbe occupare una posizione di mercato simile all’attuale Tipo Cross, attirando i clienti che preferiscono un’altezza da terra leggermente superiore senza rinunciare alle proporzioni compatte.

Il nuovo SUV ispirato alla Panda manterrà probabilmente il carattere economico della Tipo, in modo simile alla Citroen C3 Aircross e alla Opel Frontera che montano la stessa architettura Smart Car. Come le altre vetture della scuderia Stellantis, la nuova Fiat dovrebbe essere disponibile nelle versioni a benzina, ibrida leggera e completamente elettrica.

Con la produzione della Fiat Tipo che terminerà a metà del 2026, le scorte esistenti dovrebbero rimanere negli showroom ancora per un po’. Una volta esaurite, la sudamericana Cronos rimarrà l’unica berlina Fiat disponibile in tutto il mondo.

Nuova BMW Serie 3 2026: Rendering Totale

La nuova BMW Serie 3 è apparsa in nuove foto spia con motori a combustione interna.

La BMW Serie 3 è stata presentata per la prima volta nel 1975 (la prima generazione aveva l’indice E21) ed è il modello di maggior successo dell’azienda. Oggi è già alla settima generazione, la cui anteprima ha avuto luogo nell’autunno 2018, e nel 2022 il modello ha subito un restyling programmato. È giunto il momento di cambiare generazione e sulle strade sono già stati avvistati più volte i prototipi della nuova “tre”. All’inizio si trattava di modelli completamente elettrici, di cui abbiamo realizzato i rendering il mese scorso, mentre ora abbiamo la possibilità di vedere anche la berlina tradizionale.

I prototipi elettrici della Serie 3 hanno leggermente sconcertato per le proporzioni dell’assetto anteriore, insolite per questo modello. Fortunatamente, il modello con motore a combustione interna avrà una carrozzeria originale, le cui proporzioni saranno quelle classiche delle berline BMW: cofano lungo, sbalzo anteriore corto e ampia distanza tra l’asse anteriore e le portiere (il cosiddetto “distanza di prestigio”). Per il resto, il design sarà simile alla versione elettrica, realizzata nello stile Neue Klasse. Nella parte anteriore appariranno ampie “narici” della griglia (in questo caso dovrebbero essere reali, mentre nella versione elettrica ci sarà un tappo decorativo), visivamente unite ai fari. Si intravede già la grafica delle luci di posizione a LED, che consistono in una coppia di strisce inclinate, come nel crossover iX3. Da esso saranno riprese anche le maniglie delle porte a scomparsa e lo stile generale dei fanali, che avranno però una grafica originale. Per la prima volta nella storia del modello, la nicchia della targa non sarà posizionata tra i fanali, ma nella parte inferiore del cofano del bagagliaio (ad eccezione della primissima generazione, in cui la targa posteriore era fissata sul paraurti).

Rendering Kolesa.ru

DATI TECNICI

La nuova BMW Serie 3 sarà costruita su una versione modernizzata dell’attuale piattaforma CLAR. Si può contare su un’ampia scelta di motori a benzina e diesel, mentre la versione “civile” top di gamma sarà la M350, che avrà un motore turbo da 3,0 litri con una potenza di circa 420 CV e sostituirà la versione da 382 CV M340i. Una caratteristica esterna di questa versione saranno i quattro tubi di scarico rotondi, come mostrato nel nostro rendering.

L’anteprima della nuova BMW Serie 3 è attesa per metà 2026.

Ursula attenta all’Alcool: incognita Biofuel nello Step di revisione 2026

L'Unione europea blocca Diesel e Benzina dal 2035

Bruxelles, come tutte le altre realtà del mondo, si avvicina alla fine di questo 2025. Sarà tra una decina di settimane, certo, ma mai come di questi tempi è meglio essere tempestivi e preventivi.

Dopo l’ultimo crollo in Borsa incrociato con un preannuncio “elettrizzante” (quello della Ferrari che, data alla Stampa la notizia della prossima Full electric del Cavallino ha visto in 12 ore bruciata una quantità di denaro in Borsa che non si vedeva dal Crack Lehman) la dura realtà europea del rapporto tra Automotive e decarbonizzazione ci richiama all’allerta e deve per forza ritrovare un filo conduttore dentro una agenda davvero articolata e complessa.

Quando al Salone di Parigi di Ottobre 2022 Tavares e Luca De Meo (ancora in Renault) denunciavano l’aggravamento di costi in ricerca ed industrializzazione per adeguare motorizzazioni e piattaforme ai nuovi limiti dell’Euro 7 mentre la Commissione Europea su “Fit for 55” prefigurava la fine della produzione e commercializzazione dei motori endotermici alla data del 2035, si faceva spazio da una Germania – non ancora allo sbando come (pare) si vuole mostrare oggi – la proposta che sembra incardinare la svolta sulle politiche “green” dei prossimi anni dentro all’Unione: 

la prerogativa di uno “step di revisione”, cristallizzato dal dispositivo del Regolamento 2023/851; secondo questo, nel corso del 2026 la Commissione, dovrà valutare sulla base delle relazioni biennali, un eventuale riesame dell’efficacia e dell’impatto in termini di sostenibilità sociale ed industriale, anche, gli obbiettivi del regolamento; e sulla base del riesame dovrà presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione contenente i risultati del riesame. Temi fondanti del riesame saranno in particolare i progressi compiuti nel conseguire gli obiettivi di riduzione contemplati all’articolo 1, paragrafo 5bis, (cioè l’obbiettivo di ridurre del 100% le emissioni dal 1° gennaio 2035) tenendo conto degli sviluppi tecnologici, anche per quanto riguarda le tecnologie ibride ricaricabili, e dell’importanza di una transizione economicamente sostenibile ed equa dal punto di vista sociale verso l’azzeramento delle emissioni.

Parola d’Ordine: Rivedere. Si, speriamo di non rivedere gli obbrobri politici degli anni scorsi

Prima di continuare la sintesi dei passaggi chiave della questione, cerchiamo di rendere chiaro il mutamento di panorama che soprattutto alle poltrone di Bruxelles si è appalesato in pieno contrasto tra la dimensione sociopolitica attuale e quella di solo tre anni fa.

All’epoca un rimbamBiden di ex Presidente degli Stati Uniti aveva semplicemente reso più ridicola e perniciosa la macchina da guerra elettrofila negli Stati Uniti, con effetti che l’Automotive statunitense continua a pagare; questo appoggio politico di una amministrazione che gli americani oggi fanno fatica persino a pensare di aver portato alla Casa Bianca quattro anni fa è evidentemente finito, o meglio è stato contraddetto da una figura guida ben diversa – quanto a opinione sulle auto elettriche – da Donald Trump. Che, calcando la mano, si è letteralmente espresso contro la politica Green dell’Europa (la decarbonizzazione è una truffa, sue testuali parole) ed ha questa estate letteralmente “schienato” la dolce e inerme Ursula sul campo da gioco della politica estera verso l’Ucraina e la politica di riarmo europea; e sul campo del commercio mondiale con i Dazi e l’asse di accordo commerciale USA/UE. 

Dobbiamo ammettere che la Ursula Von der Layen che si è presentata da allora nel palcoscenico mediatico e pubblico come rappresentante primaria dell’Unione è una donna e una Presidente molto meno incisiva, bisbetica, e permetteteci di dire anche molto meno spocchiosa. 

 

Una donna ed una politica che anche nella recente assise sullo stato dell’Unione ha proposto in modo molto più timido e amichevole decisioni e progetti anche legati all’Automotive (vedi la proposta di minicar BEV paneuropea); e forse una Leader davvero azzoppata dalla perdita di carisma internazionale.

E’ probabilmente più che un caso il fatto che da almeno un semestre l’Automotive europeo sia stretto da un quadrilatero di problemi pronti ad esplodere: la nuova panoramica del commercio mondiale dopo la stretta dei Dazi di Washington; la crisi di due modelli europei in economia e nell’Automotive (Germania e Francia); la nuova posizione dominante degli Stati Uniti che sta opponendo alla Unione una serie di “Contro-programmi” su Ucraina, decarbonizzazione, politiche energetiche, flussi commerciali mondiali; ed infine l’effetto “sponda” che il nuovo peso politico internazionale americano genera sui rapporti tra UE e mercati e continenti per noi commercialmente e finanziariamente fondamentali: Cina ed Asia, Sudamerica, Medio Oriente, Africa.

 

E questo cosa c’entra con lo Step di revisione voluto dai tedeschi nel 2026? Provo a spiegarlo

In primo luogo l’esercizio del “dubbio cosciente” da parte della Commissione di Bruxelles è anche l’effetto della serie di critiche e di opposizioni da parte di media, Stakeholder e Costruttori su una strategia “punitiva” della decarbonizzazione contro i motori endotermici, di fronte all’evidenza che a pagare lo scotto maggiore sono proprio i Costruttori europei ed il mondo dell’aftersales e della componentistica

E sul punto è stato proprio il Paese più critico ed euroscettico, la Gran Bretagna, a menare le mani in forma più libera rispetto ad altre platee: il Financial Times lo scorso inverno ha documentato una ricerca della Associazione dei Suppliers Automotive europei (CLEPA) dove si lamenta la perdita nel Continente di oltre 30.000 posti di lavoro nella componentistica nell’anno 2024, con un saldo quinquennale di meno 60.000 posti dal 2020. E se non bastasse questo, è arrivata l’America a prenderci a sberle. 

Dunque un cambio di paradigma che fa i conti non solo con la linea di opinione di Washington sull’elettrico ma anche con due ulteriori fattori: la dimensione endogena dell’Unione rispetto alle risorse necessarie alla rivoluzione elettrica; e poi del cambio di assetto nei rapporti tra Cina ed Europa, in particolare tra Cina e Germania.

Erano i primi anni post Crack Lehman, Vi ricordate? La Germania era salita tempestivamente fin dalla fine degli anni Novanta sul treno che portava alla Camera di Commercio di Pechino per avviare decine e decine di JV e partnership industriali. Ed alla data del 2018, crescendo progressivamente e con percentuali molto superiori alla media degli altri paesi europei, l’import tedesco in Cina era pari al 44% del valore di tutti i beni e servizi esportati verso il Paese del Dragone dalla intera UE. Ci siamo capiti? 

 

Ed ovviamente per la Germania la parte del Leone la facevano l’Automotive, l’elettronica e ovviamente la meccanica in generale.Ma se dai 95 miliardi di Euro esportati dalla Germania verso la Cina siamo passati lo scorso anno a meno di 60, e’ evidente che tra Aquila e Dragone i rapporti si sono davvero congelati. 

 

Sarà mica perché, rimasti buggerati soprattutto dallo Shadowbanking cinese – peggiorato dal Crack Lehman – e dalla bolla di veri e propri colossi come Evergrande, i tedeschi hanno ripiegato sulla più affidabile – nel lungo termine – area africana dove tuttavia la Cina aveva investito fior di miliardi di Dollari non certo per mera filantropia? 

Boh, il tempo ce lo dirà: ma se nell’ultimo anno la Germania “Deutsch Elektrik Uber Alles” si è sentita in dovere di dichiarare: “Scusate, siamo stati dei fessi: ci siamo sbagliati, evviva evvival’endotermico, e quasi quasi ci rimettiamo di nuovo in tiro con il Diesel”, è evidente che la resa e il dietrofront non è solo quello tedesco sull’elettrico ma quello di Bruxelles sul profilo della Germania come Brand Ambassador dell’Unione in giro per il mondo.

La Germania, molto semplicemente, ha toppato. 

La decarbonizzazione europea che non è più la Germania a dettare agli altri

E l’Europa tutta con lei. Ed ora il fronte di tensione “sottotraccia” la politica di Bruxelles comincia ad intravederlo con gli USA: per effetto dei dazi americani e della politica protezionista avviata dalla stessa Unione contro gli aiuti di Stato alle imprese esportatrici nel Continente, il “rosso” commerciale nei confronti della Cina si è acuito, ed è il momento di tornare a proteggere il mercato interno dal lato della concorrenza estera ma anche lavorando per risanare Società ed Industria in piena crisi.

Su questo ogni Paese, ogni Associazione di Costruttori, Assemblatori, Suppliers e Stakeholders diversi parlano a Bruxelles con la stessa lingua: “SI” alla neutralità tecnologica, “SI” a maggiori spiragli a favore delle alimentazioni alternative, “SI” alla revisione della marcia forzata e “NO” alla tagliola endotermica al 2035; anche perché, ai ritmi con cui fino ad oggi si è diffusa la presenza delle BEV da dieci anni di propaganda favorevole anche nei periodi in cui per contro contro l’endotermico sono partite le contraeree mediatiche e politiche, è chiaro che la fine dell’endotermico al 2035 porterebbe a due sole conseguenze opposte: o alla fine dei consumi sul mercato Automotive; oppure alla esigenza di approvvigionarsi presso l’unico mercato in grado di coprire ogni tipo di domanda. 

Cioè la Cina. E mi pare inutile approfondire ulteriormente il pericolo di ciascuno di questi due scenari opposti, così come mi pare sensato fin qui spiegare le questioni in ballo senza la prosa buonista o pleonastica di buona parte dei mass media e dei commentatori “filogovernativi” verso Bruxelles. 

La questione, dal Primo Gennaio 2026, sarà quella dunque di riprogrammare e rimodulare la corsa alla decarbonizzazioneeuropea secondo un quadro di mercato interno che proietta questi scenari:

​-Una impercorribilità della abolizione totale dell’endotermico dal 2035;

​-Un potenziale ritorno al vantaggio dell’approvvigionamento fossile per il plausibile calo dei prezzi di Gas e Petrolio anche e soprattutto per la previsione di un alleggerimento dei fronti di guerra in MedioOriente e sul fronte russo-ucraino;

​-Un effetto shock della guerra dei dazi sul commercio mondiale con un ritorno all’approvvigionamento autarchico;

​-Una stagnazione economica ed industriale del Vecchio Continente ancora per diverso tempo;

-La reale esigenza che la riduzione del Footprint generale deve essere su tutta la filiera produttiva dell’industria dell’Auto europea: produzione, end of life, postvendita, logistica.

Con prospettive del genere è difficile che la Commissione possa ritenere che il percorso verso la decarbonizzazione declinato fino perlomeno a tre anni fa sia socialmente sostenibile e sopportabile economicamente per la massa degli europei. Motivi sufficienti dunque per rivedere gli obbiettivi dell’Art.1, paragrafo 5 bis del Regolamento 2023/851; e per stabilire una nuova Road map in cui la composizione del Parco circolante europeo nel medio termine non vedrà quote preponderanti di BEV, in cui la presenza di Hybrid crescerà progressivamente ma da cui azzerare il motore endotermico puro è un sogno e basta.

Ed ecco perché, dalla Revisione del 2026 potrebbe uscire dal mazzo la serie di carte al momento in mano all’industria europea per un processo di decarbonizzazione decisamente “Low Profil” ma anche più concreto e meno campato in aria: tra processo di controllo della “end of life” e da recupero e rigenerazione si può ricavare parecchio in termini di decarbonizzazione, così come dalla revisione dei processi industriali; e così come si può imparare parecchio dalla lezione brasiliana in tema di carburanti alternativi. Che, senza più la pressione velleitaria e inconcludente della Germania, non possono più essere solo gli attualmente inarrivabili “e-fuels” a base di Idrogeno ma devono per forza ricomprendere nella loro azione – su Hybrid ed endotermici – anche i famigerati Biocarburanti, per diverso tempo rimasti in ombra coperti dal miraggio degli e-fuels – fatti di carburante fossile con addizione di componenti vegetali.

2026: dall’onirico “Efuel” all’ambizioso “Biofuel”? Quali limiti per l’Europa?

E se tutto questo è nei programmi della Commissione e ad un orizzonte di solo un anno e mezzo dalla fine del 2026, due cose sono evidenti ed in contrapposizione tra loro a meno che lo step di revisione non sia rimandato al futuro: o si arriverà al superamento della sola opzione “efuel” per inefficacia del provvedimento (visto che al momento non esiste alcuna via – esente dal contributo pubblico europeo per ridurre il prezzo alla pompa – che possa far immaginare un prezzo alla portata della massa; e che anche la potenziale quantità producibile al momento nelle strutture che hanno iniziato a lavorare su questo è omeopatica rispetto al consumo richiesto oggi nel mondo con i combustibili fossili); oppure la revisione prevista per il 2026 porterà ad un ennesimo stallo normativo a Bruxelles con rimando a tempi indefiniti.Insomma, per farla breve: un altro miraggio o delirio di (im)potenza dell’Automotive tedesco che solo fino a tre anni fa declinava le sue meravigliose e inesorabili sorti con l’E-fuelmagnificando gli impianti promossi da Porsche in Cile (a Punta Arenas) che alla data odierna ci è sconosciuto nei risultati e nei volumi produttivi; a meno di non voler considerare tuono una mera puzzetta post prandiale, i numeri a noi noti rilanciati dal Web parlano ad oggi di 130.000 litri di e-fuel all’anno (e 350 tonnellate di e-metanolo, secondo noi più interessante come tema…) con previsione (o ipotesi??) di medie pari a 55 milioni di litri entro la fine del decennio in corso e proiezione di 550 milioni di litri dal prossimo decennio. 

Già, ma si diceva anche dieci anni fa che la Germania sarebbe diventata un colosso dell’Industria elettrica mondiale. Invece, nisba. In fondo, il problema storico dei tedeschi da Weimar in poi è la corrispondenza tra proclami e conquiste reali. Sempre là il problema. Peccato che sui proclami più impegnativi la Nazione dell’Aquila finisca spesso per portare rogna soprattutto ai vicini di Continente.

E piu’ in generale la questione dell’approvvigionamento e della piena distribuzione degli e-fuel al momento rimane davvero sulla carta: andate a vedere la lista degli impianti censiti dalla Associazione di categoria “efuel alliance nella loro webpage(Link) per intuire quanta poca parte di domanda potenziale (in termini di benzina fossile ordinaria) potrebbe intercettare la produzione mondiale attuale di e-fuel.

Di cui solo si conosce la proiezione di prezzo più favorevole “sparata” in varie piattaforme fino ad almeno lo scorso anno, con una quotazione variabile da 4 a 10 Euro al litro, ma come ripeto parliamo di mere proiezioni, ed al momento stime plausibili e correttive al ribasso non se ne conoscono.

Dunque, in attesa che il candidato efuel si ripresenti per gli esami di riparazione più “attrezzato” la soluzione dei carburanti sintetici a base di Idrogeno resta oggi sicuramente la più efficace e radicale in tema di emissioni; ma resta anche talmente relegata su numeri ridotti da essere alla fine ben poco influente nel breve termine sul processo di decarbonizzazione necessario a conseguire risultati tangibili.

Dunque, rimando a tempi migliori in attesa che BEV da un lato e opzione Hybrid con endotermico alimentato ad efuel diano come somma grandi numeri degni di essere presi in considerazione?

Se nel 2026 la soluzione della Commissione Europea e della politica di Bruxelles fosse un ennesimo giro da gioco dell’oca (si riparte dal via) noi riteniamo che il Vecchio continente sarebbe oggetto di satira e frecciate politiche ben peggiori di quelle che lo attraversano oggi 

Se al contrario l’azione di decarbonizzazione deve essere più concreta, tempestiva, per quanto vista al ribasso e con una road map europea molto più lunga di quella perentoria e velleitaria che porta ancora oggi alle tre date canoniche del 2030, 2035, e 2055;beh, allora il listino del Pret a porter energetico della vecchia Europa può parlare da subito con tre voci distinte: GNL e Biogas, Biodiesel, Etanolo e Metanolo per benzine fossili commerciali.

Come ben sanno i nostri fedelissimi, Autoprove non è una piattaforma evangelizzata o “corruttibile”: descriviamo il mondo commerciale e tecnologico del comparto Auto senza seguire correnti, e cercando di spiegare ai pochi fortunati che ci seguono che questo mondo non funziona a correnti o mode, semplicemente. 

Purtroppo il nostro modulo informativo e divulgativo non è così diffuso come spereremmo. Detto questo, da tempo affermiamo che l’Europa governata dalla politica “New Age” di Bruxelles fa un poco la figura imbarazzante della trattoria romana tipica a Porta Capena (Roma) che improvvisamente si dà al Tofu ed alle alghe per motivi universalmente salutistici. Ottiene ovviamente una hola di ammirazione sui Social ma fondamentalmente finirà per fallire, perché ha intrapreso un percorso estraneo alle sue radici e ha contemporaneamente sputtanato la sua tradizione.

 

La assenza di difesa da parte di Bruxelles del suo prodotto alternativo “didascalico” alla benzina (il Gas naturale) ha affossato anche il comparto di eccellenza del Biogas ottenuto da scarti organici e RSU, e non ha solo portato i Costruttori europei ad azzerare la disponibilità in Gamma di prodotto originariamente predisposto a Gas

Per questo un anno fa eravamo ad Ecomondo ad intervistare i player di settore del Biometano e del GNL.

Per quanto riguarda un nostro vecchio pallino, cioè il biocarburante (benzine e Gasolio addizionati di componente etilica ed agricola) abbiamo più volte in questi anni tenuto alto il livello di attenzione, e per spiegare meglio questo ultimo Post conviene solo che io Vi ricordi il Link del pezzo che denuncia anzitempo un rischio per gli automobilisti europei: 

 

e che cioè per amplificare e valutare il risultato di massa della eventuale adozione di Benzina “E” con percentuale superiore al 25% di componente etilica e di Gasolio “B” con componente superiore al 10% si possa arrivare ad una stretta nel breve termine dei combustibili fossili commerciali per sperimentare quote maggiori di componenti agricole. 

Il problema? Secondo studi diversi e tutti di un certo spessore, a seconda dell’incremento percentuale di quota vegetale di benzina e Gasolio la percentuale di parco auto circolante condannato a problemi certi e anche molto seri rischia, soprattutto per la parte più vecchia, di diventare molto ampia. E questo porterà una larga fetta di automobilisti europei a dover adottare soluzioni tecniche di backup (centraline di middleware, sensori, nuovi impianti di iniezione, etc..) che oggi, scelte liberamente, hanno un costo popolare; e che una volta imposti da nuove normative diventeranno irragiungibili. Insomma, liberare l’Europa dal Carbon Footprint continuerà, anche con l’allungamento di vita dell’endotermico, a costare parecchio agli europei. E su questo punto la cosa, a noi di Autoprove, comincia un poco a puzzare di fregatura.

Ma su questo Vi lasciamo ad un pezzo che abbiamo per tempo pubblicato ( Link) per confermare – se ve ne fosse ancora bisogno – che forse Autoprove ha di nuovo visto lungo ( Link).

Anche sull’alcool che il sottoscritto, a differenza di chi siede a Bruxelles, apprezza per tutt’altri motivi.

Riccardo Bellumori