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Crisi BMW: via ai licenziamenti volontari

Il Gruppo BMW è costretto a reagire alle difficoltà oggettive per evitare di precipitare in una vera e propria crisi: l’azienda ha concordato con il comitato aziendale un programma di licenziamento volontario che interesserà circa 8.000 dipendenti in Germania. Il programma sarà attuato entro la fine del 2027 e interesserà principalmente il settore non produttivo, ovvero saranno oggetto di riduzione gli impiegati d’ufficio e il personale di servizio.

Il mese scorso il Gruppo BMW ha annunciato di aver rivisto al ribasso le proprie previsioni di utile per il 2026 a causa del conflitto militare in Medio Oriente e del forte calo delle vendite in Cina.

In quell’occasione, il nuovo amministratore delegato del Gruppo BMW, Milan Nedelkovic, insediatosi a maggio, aveva annunciato che l’azienda avrebbe dovuto ridurre significativamente le spese, e oggi è diventato chiaro da dove inizierà tale riduzione.

Come riporta il quotidiano Süddeutsche Zeitung citando fonti interne al BMW Group, oggi presso la sede centrale dell’azienda a Monaco di Baviera è stato approvato un programma di dimissioni volontarie che riguarderà circa 8.000 dipendenti che lavorano in Germania. In totale, BMW impiega circa 150.000 persone in tutto il mondo, di cui 84.000 in Germania. A quarantamila dipendenti in Germania verrà offerta una generosa indennità di fine rapporto; tra questi si troveranno sicuramente gli 8.000 ricercati, che, ad esempio, sono ormai vicini alla pensione o che semplicemente desiderano prendersi una pausa e cambiare attività.
Essendo un esperto di produzione, Nedelkovic non toccherà praticamente gli operai degli stabilimenti: il programma di ridimensionamento è mirato principalmente ai dipendenti d’ufficio e alle divisioni che «non creano valore». In breve, si ridurrà l’apparato burocratico, il che è probabilmente la scelta giusta — Nedelkovic ne sa più di noi.

I tagli al BMW Group rappresentano l’ennesimo colpo all’industria tedesca, che si è rivelata non competitiva nel mondo moderno, caratterizzato dall’instabilità e dalla necessità di reagire rapidamente alle nuove sfide. Le tasse elevate, gli alti costi sociali, l’energia costosa e l’incapacità dei funzionari statali di prendere rapidamente qualsiasi decisione costringono le aziende a fuggire letteralmente dalla Germania. Dove? Ad esempio, in Spagna, dove gli stipendi sono più bassi, l’energia è più economica e le autorità collaborano con le imprese in modo più rapido e flessibile.

AUTOMOTIVE EUROPEO IN CRISI

Il gruppo Volkswagen sta attraversando una gravissima crisi e non è ancora riuscito a concordare con il consiglio di sorveglianza il suo nuovo programma anticrisi, che prevede il licenziamento di circa 100.000 dipendenti e la chiusura di diversi stabilimenti in Germania. Porsche, che fa parte del Gruppo Volkswagen, è comunque riuscita a concordare una nuova ondata di tagli, che interesserà 5.000 dipendenti.

Tornando al Gruppo BMW, diamo un’occhiata alle vendite dell’azienda nella prima metà del 2026. La divisione BMW Group Automotive, che comprende i marchi BMW, Mini e Rolls-Royce, ha venduto 1.156.742 veicoli, il 4,2% in meno rispetto al periodo gennaio-giugno 2025. In particolare, per il marchio BMW le vendite sono diminuite del 6,2% attestandosi a 1.004.681 autoveicoli. Le vendite complessive dei marchi BMW e Mini in Cina sono scese del 20,4% a 261.773 autoveicoli. Le vendite complessive di veicoli elettrici del Gruppo BMW sono diminuite del 7,4% attestandosi a 204.295 unità, ma l’azienda assicura che le nuove BMW iX3 e BMW i3 sono state accolte molto favorevolmente dal mercato, per cui nella seconda metà dell’anno ci si può aspettare una crescita delle vendite di veicoli elettrici.

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