Save Lancia: lettera aperta per il rilancio del marchio

Egregio Ingegner Filosa, buongiorno. 

Io sono Aldo, Ferruccio, Michele, Antonio, Fulvio, Roberto; ma sono anche Patrick, Michael, Wolfgang, Esther, Nigel; e tutto il micromondo delle centinaia di migliaia di persone che hanno comprato, amato, curato ed “attenzionato” le Lancia e tutta la storia che tra Borgo San Paolo e Chivasso questo Marchio ha scritto durante più di un secolo di storia. 

Io sono la voce di testimonianza e di megafono sottile e urticante di nonni, trisavoli, avi che hanno guidato Lancia. E sono il ricordo paludato e soffuso di Capitani di Industria, di avventurosi assi del Volante, di nobili e filosofi, di Presidenti e di Onorevoli e Ambasciatori. Però tra i sedili di una Lancia sono anche la evocazione di risate e chiacchiere piacevoli di mamme di famiglia, di giovani rampanti, di professionisti in carriera, di amanti della guida sportiva, o di semplici impiegati delle Poste e persino di operai che desideravano solo arrivare ogni giorno più comodi al posto di lavoro. Orgogliosi di guidare una berlina piccola, media o ammiraglia espressione dell’arte automobilistica di Torino.

Io potrei essere anche la lettera di tanti dei nomi di Rivenditori e Dealer celebri che per decenni hanno guardato con orgoglio l’insegna blu intenso dei loro punti vendita dietro le cui vetrine con affaccio strada si facevano ammirare giorno e notte la Flavia, la Fulvia Coupè HF, la Trevi, la Delta, la Prisma, la Thema; fino ad arrivare a Lybra, Thesis ed Ypsilon.

Ed infine sono l’immagine non ancora sbiadita delle più belle auto da competizione guidate dai loro assi: Chiron, Taruffi, Villoresi, Ascari, Castellotti, Munari, Alen, Rohrl, Patrese, Alboreto, Ghinzani, Bettega, Toivonen, Biasion. E tantissimi altri. 

Peccato non poter annoverare, tra i tanti nobili e noti supporters del Marchio, nessun altro di grande impatto dopo Cesare Fiorio e soprattutto dopo Vittorio Ghidella: i due ultimi forse intenzionati a fare qualcosa di straordinario oltre ogni umana possibilità. Non si può negare che vi siano riusciti

Ed è un peccato che ancora oggi sia rimasto impunito uno dei più grossi “smacchi” che il Marchio ha subito a livello internazionale: quel “Rustgate” che altezzosi e maliziosi inglesi in piena crisi hanno costruito intorno al presunto scandalo della ruggine che avrebbe colpito e martoriato le Lancia in UK: gridano ancora vendetta le immagini in Rete di una delle piu’ belle Lancia del tempo, la HPE, presa a centinaia di esemplari come nuova e buttata dentro gli impianti di rottamazione nella “Blacknell Line” abitata dagli Autodemolitori incaricati dal Governo. 

Per tutta risposta, Ingegnere, un Suo non fortunatissimo predecessore – tal Paolo Cantarella – decise anni dopo che il mercato del Commonwealth non fosse così interessante per “Lybra”, “Kappa” e “Delta” e decise di non produrre più Lancia con volante a destra.

Pochi anni fa LANCIA era un Top Brand

E sa vado a spulciare, con questa lettera aperta sono ancora l’iscrizione non proprio fuori moda del Marchio più titolato nei Rally, ma anche uno dei pochi che ha collezionato vittorie a Montecarlo, Carrera Panamericana, F1, Endurance, Rally, Mille Miglia e Targa Florio, Giro d’Italia e persino il Tour De France.

Questa lettera/Appello – egregio Ingegnere – non ha nulla di davvero eclatante e innovativo rispetto alle tante lettere, agli sfoghi, alle varie manifestazioni di incertezza e sorpresa che negli anni hanno colto gli amanti Lancia che, come capita negli amori leggendari, sono stati spesso traditi, delusi, feriti senza perdere l’amore per “Lei”, la Lancia. 

E ovviamente Lei potrebbe da subito pensare che questa lettera sia una lettera di critica, di sfida, di rabbia. 

E invece no: è una lettera di “pace”. E’ una lettera che – forse – è stata scritta dopo un rapido giro dentro al vecchio Impianto di Chivasso, grande quanto un quartiere; là, dove ancora si trovano impilate l’una sull’altra le forme metalliche di pressa che un tempo sagomarono alcune tra le più belle auto della storia, da qualche mese si legge in Rete della possibilità che a subentrare possa essere un Costruttore cinese. E per questo la lettera è una lettera di sentimento e di pace. Perché solo girando in un uggioso pomeriggio di Autunno torinese, tra le sagome di acciaio colorate dalla ruggine, tra i viali enormi che costeggiano capannoni silenziosi e in penombra, il silenzio che emana l’Impianto di Chivasso sembra un urlo. E per fare pace con quest’urlo occorre prendersi per mano tutti insieme.

Il prossimo anno, di questi tempi, saranno novant’anni da quella brumosa mattina del 15 Febbraio 1937: il Cavalier Vincenzo Lancia, atteso come al solito nella sala per la colazione, non uscì mai dalla sua camera da letto e fu così trovato, vittima di un infarto, con una intera industria che quel giorno lo attendeva come al solito per sapere da lui, unico nume delle sorti del suo Marchio, cosa fare. 

Da allora ad oggi Lancia è passata sotto tante mani: la moglie del Cavalier Vincenzo, il figlio Gianni, la famiglia Pesenti; poi il Gruppo Fiat, FCA ed ora Stellantis. 

Dalla “Aprilia” come ultima sua creatura nuova vista dal fondatore con i propri occhi la Casa torinese ha battezzato tante sue portabandiera di ogni periodo: la Aurelia “B20”, la “B24”, la “Flaminia” e la “Fulvia Coupè”; la “Stratos” e la “Montecarlo”, la “Delta” e la “Thema”, la “Lybra”, la “Thesis”. 

Ma dall’ultima volta in cui la Lancia ha potuto pubblicizzare una vera Gamma “nativa” (anche se su piattaforme comuni al Gruppo Fiat) fatta di auto riconducibili ad un Family Feeling inconfondibile ed unitario sono passati vent’anni. 

Ricreare un’immagine di Gamma ed un family feeling di rinascita per Lancia

Da allora, a parte la dinastia della “Ypsilon”, l’altalena di “Delta” su base “Bravo” e modelli su base Chrysler – Dodge ha fatto quasi dimenticare la Lancia di fine anni Novanta, rendendo persino quasi immaginaria la Lancia degli anni Ottanta (cioè uno dei due o tre Marchi europei capaci di una straordinaria escalation positiva di immagine e vendite in quel periodo): al punto da arrivare ad ipotizzare che i successi sportivi e di mercato della Delta, i Titoli mondiali della “O37” e della Montecarlo e l’iconografia della “Thema 8.32 Ferrari” siano leggende metropolitane collegate quasi per errore al Marchio di Chivasso.

Detto così solo per etichetta e didascalia, perché come ricordato prima l’Impianto dietro Torino è ormai un museo a cielo aperto da diversi anni. 

Certo, se molti appassionati Lancia avessero eventualmente mai diffidato della veridicità e concretezza del detto popolare “al peggio non v’è fine”, avrebbero solo dovuto attendere il lancio, un anno fa, della cosiddetta “nuova Ypsilon” made in Stellantis e dunque made in PSA: se la supervisione di Sergio Marchionne in FCA aveva affrontato già dure critiche per la strategia di condivisione dei modelli Chrysler e Dodge per le “Thema”, “Voyager” e “Flavia”; di fatto va riconosciuto all’ex leader di Mirafiori di aver tenuto botta con la serie davvero lunga e fortunata delle “Y-Ypsilon” endotermiche ed Ibride che hanno garantito volumi e cashflow. 

E’ bastato però, come in altri casi di questo poco fortunato lustro di convivenza, che PSA entrasse a più pari nello sviluppo della nuova versione elettrica per fare di questa unica e nuova esponente della Gamma Lancia un colossale “flop”. E’ anche questo il motivo della lettera aperta. Noi, tanti Signori Rossi dal cuore invaso di Lancia, vorremmo evitare di perseverare diabolicamente nell’errore: non facciamo più di Lancia un parcheggio elitario e privilegiato di piattaforme del Gruppo Stellantis alle quali non si sa più che futuro dare.

Facciamo di Lancia quel che deve essere a partire da quest’anno: un prestigioso incubatore dentro cui far crescere una Gamma di modelli, Componenti ed apparati, protocolli commerciali e messaggi chiave in grado di promettere e chiarire al pubblico cosa vuole tornare ad essere Lancia. Perché è esattamente questo che manca da almeno tre lustri: indicare la via, la destinazione, la missione di uno dei marchi storicamente più prestigiosi d’Europa.E, possibilmente, un attimo prima che l’ennesimo “Trader” internazionali se ne assicuri i diritti ed i privilegi di sfruttamento commerciale. 

Lei, Ingegnere, è giovane, ma non troppo per non ricordare che tutto quel che sino a pochi anni fa si riferiva alla “Audi” un tempo si chiamava “Lancia”: quando Volkswagen ripropose il Marchio “Auto Union – Audi” nel 1969, rilevato dalla Daimler Benz così come acquisito da parte di questa dalla DKW, tornò in auge un Marchio famoso nella saga delle “Frecce d’Argento” di prima della Guerra; l’epopea della “grandeur” nazista in cui il Reich finanziò al limite della bancarotta la supremazia teutonica sul resto delle nazioni e Marchi concorrenti nella Categoria “GrandPrix”. 

Dal 1945 al 1955 di Auto Union non si seppe più nulla: DKW, dopo la divisione in due della Germania, era tornata a produrre auto e moto; ed era la proprietaria del Marchio Auto Union, che nel 1956 cedette alla Daimler Benz – insieme alla divisione auto di DKW – senza che però la casa di Stoccarda riesumasse il Marchio “Audi”. 

Invece, dal 1969, Volkswagen rimette in commercio proprio Audi ridenominando le vecchie DKW; ma nel frattempo tra il 1945 al 1969 (quasi un quarto di secolo) Lancia continua a percorrere le tappe vincenti di una purosangue di razza: auto di gamma lussuosa, prototipi da Gara bellissimi, una immagine di marca dorata per i primati agonistici e la simbiosi con Vip e personaggi di prestigio. Ed in quel 1969 in cui Audi “riparte” la Lancia Fulvia HF vince il Campionato Europeo Rally.

Kimera e Vintage coprono più spazio mediatico della attualità Lancia

Pensi, Ingegner Filosa, che l’ultima vittoria di sempre in una Gara internazionale sul “vecchio” Nurburgring se la aggiudica la Lancia Lc1 da Endurance, mentre l’ultimo Mondiale su pista è quello della “Montecarlo”; e non serve ricordare il decennio d’oro 1983-1992 nel Mondiale Rally. 

E allora perché parlare di Lancia, oggi, solo per l’unico possibile scoop di attualità legato ad un possibile “SUV Ammiraglia” come la possibile Lancia Gamma? 

Non suona strano anche a Lei, Ingegner Filosa, il livello “basico” nel quale la comunicazione su Lancia è crollata? Partiamo proprio da qui: quanto “fa male” alla Lancia il livello comunicativo che si è costruito intorno al Marchio ed ai suoi presidi sul territorio?

Vado a memoria, Ingegnere: a parte i solerti post di rievocazione storica dell’Heritage sul Web (che, per la verità, in qualche caso ho avuto la ventura di correggere per diverse leggerezze grammaticali, di sintassi e di errata rievocazione storica), le principali notizie su Lancia nel corso degli ultimi quattro anni hanno riguardato nell’ordine:

Le campagne Km Zero e le promozioni sulla “vecchia” gamma Ypsilon;

Il rinnovamento degli Showrooms e la cosiddetta campagna “Social”;

La nuova Ypsilon “208 Dressing” ed i suoi improbabili risultati 2025;

L’ipotesi “Gamma”;

Il ritorno della Ypsilon nei Rallyes.

In alternativa, sui motori di ricerca, “Kimera EVO37” ha ottenuto una copertura nello stesso periodo di almeno il quadruplo; il benedetto film sulla sfida “Lancia/Audi” nemmeno a parlarne, e persino i raduni dei vari Club Lancia hanno variamente meritato la piena visibilità su Social e Forum.

Ripartire da Lancia “EREV” ? Il “coniglio dal cilindro” per Stellantis

E se…Lancia diventasse il Jolly della comunicazione Stellantisper il prossimo futuro?

Il fenomeno Lancia è qualcosa, nel mondo Stellantis, che da una nuova “sovraesposizione” potrebbe davvero ricavare una dimensione di rinnovato interesse e seguito popolare; se il sentimento e l’empatia verso il prestigio dei Marchi Premium di FCA (Alfa, Maserati, Abarth, Lancia) è ovviamente di ottimo livello complessivo, per Lancia il sentimento diffuso delinea una domanda che si rinnova da tempo: a “quando” la nuova Lancia, intesa non come raccoglitore di modelli derivati da piattaforme cugine ma come Gamma individuabile e specifica, per ricreare un processo di identificazione tra pubblico potenziale e famiglia di prodotto. 

Senza dimenticare, Ingegnere, che la nuova Start Up di Lancia potrebbe togliere le castagne dal fuoco per Stellantis dal conclamato fallimento del progetto “Spin Off” di DS, che dopo oltre dieci anni di profilo societario autonomo da Citroen farebbe bene a tornare nell’alveo del Double Chevron perché probabilmente neppure dentro PSA comprendono più uno straccio di motivo sensato per proseguire in una strada senza via di uscita. 

Lancia ha nel suo pedigree, nel suo profilo di Brand e nelle sue potenzialità tutto il target elettivo di DS più quello di buona parte di Peugeot, senza contare che forse è tra i marchi storicamente più apprezzati proprio in Francia. 

In più un “restart” di Lancia ben articolato dentro un nuovo assetto commerciale anche di Maserati ed Alfa Romeo potrebbe costituire quel “ponte” di collegamento che faccia del Marchio di Chivasso (scusateci se lo chiamiamo ancora così) il complemento idealmente verso “il basso” di Maserati e, “a destra” di Alfa Romeo rappresentandone storicamente – in confronto – il contraltare un po’meno sportivo e più lussuoso.

Non vorrei dover aggiungere, Ingegnere, il motivo per cui la presente lettera aperta spera nel “ri-lancio” di Lancia: perché “io/noi” paventiamo (o forse prevediamo) una fine auspicabilmente indolore di un matrimonio contro natura chiamato Stellantis; fine che purtroppo indolore non sarà almeno per il destino di Alfa Romeo e Maserati. 

E questo porterebbe Lancia a diventare nel corredo FCA il vero ed unico Marchio Premium da posizionare, finalmente rinato, dentro un nuovo raggruppamento più “elettivo”. 

Dunque, a pensarci bene, forse la maggior parte di questa lettera non La troverà così sorpreso, Ingegner Filosa.

Ma, se davvero questo fosse l’anno buono per un restart Lancia, dove e come operarlo? Il nostro suggerimento parte dalla analisi e verifica dei nuovi trend che appassionano la maggioranza del target potenziale e dell’opinione pubblica: facciamo di Lancia il primo Brand “EREV” nativo dentro la sua stessa rinascita. Facciamo di Lancia l’alter ego “Ibrido in Serie” di Tesla, e lasciamo che il mercato faccia il suo corso proprio su questo fronte di mercato.

 

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