Quante volte avete sentito nelle noiose pubblicità di Automobili frasi del tipo “Rispetto della tradizione”, “linea unica”, “Carattere speciale”, “ Nessuna come Lei”?
Questa, in fondo, è una storia d’amore. In particolare “Lei”, la protagonista, ha nel suo nome un bel simbolo d’amore: chi ha pensato questa creatura a motore gli ha imposto l’iniziale di sua figlia, Phebe. Il suo papà, nel dare vita alla precedente “F22”, aveva a sua volta derivato la “F” dalla primogenita Filippa.
Uno speciale segnale di amore “filiale” che lega in un solo tratto questo Marchio alle proprie auto, la sua Rete ai propri Clienti, ed i Clienti alle stesse auto che possiedono. Un circolo magico che da oggi punta dritto, come un falco, contro le Gran Turismo “canoniche”. E diversi Brand di Supercar, credo, ora dovrebbero cominciare a sudare freddo.
Perchè per un Marchio Costruttore olandese – che per anni ha tenuto duro nel rispetto dei suoi principi e della sua personale visione di auto sportiva senza confondersi con le omologazioni o con i trends di breve respiro – questa potrebbe davvero essere la volta buona per salire in cattedra.
E di fronte ad un mercato europeo che ha perso il contatto davvero con le sue tradizioni questo ottimo e testardo artigiano potrebbe persino togliersi la soddisfazione di guardare dall’alto in basso chi (e sono stati in tanti) non ha creduto al suo sogno.
Sogno che oggi continua a Lelystad, un insolito “tempio” del motore dei Paesi Bassi, Nazione già di per sé abbastanza avara di storia a quattro ruote (exploit di Max Verstappen a parte).
Ma è proprio da qui, dall’Olanda, che è partita l’avventura di Donkervoort Automobielen, sessanta anni fa.
1965: c’è un giovane adolescente che uscendo da scuola si imbatte in una Lotus Seven parcheggiata davanti a lui.
Gli gira intorno mille volte, estasiato. E’ un bravo disegnatore, il ragazzo, e dal suo zaino tira fuori un block notes ed una matita per riprodurre minuziosamente quella creatura. Quella, senza saperlo, sarà l’auto del suo “battesimo di fuoco” con il mondo dei motori.
Il sogno di bambino di Joop Donkervoort diventa un sogno per tutti gli appassionati
Tredici anni dopo, non ancora trentenne, quel ragazzo – JoopDonkervoort – inizia la sua avventura artigianale rivolta alla creazione di auto speciali, che in fondo raccogliessero il testimone di quella che in lui aveva scatenato la prima emozione: un’auto in grado di offrire piacere e purezza di guida che nessun’altra sportiva potesse emulare.
Nasce la “S7”, costruita a Tienhoven; nel 1980 arriva la “S8 – Super Eight” ed insieme alla S7 Joop acquisisce i suoi primi 140 felici Clienti. Nel 1983 Donkervoort si trasferisce a Loosdrechtdove nasce la “S8A” con nuovo telaio, sospensioni indipendenti e motore ad iniezione elettronica.
1988: la “D10” va in passerella al Salone di Parigi; 1992, arriva Ford come fornitore di motori della serie “Zetec” quattro cilindri; 1993, Donkervoort istituisce il suo Campionato monomarca con oltre 30 piloti, la “Donkervoort Cup”; e nel 1999 un incontro presso i Box della 24 Ore del Nurburgring diventa il trampolino di partenza di una lunga collaborazione con Audi, che sviluppa per Donkervoort versioni personalizzate dei suoi motori.
Il successo commerciale trasferisce il Marchio a Lelystad, sede attuale capace di produrre anche 9 Donkervoort al mese, una ogni tre giorni.
Nel 2004 il Costruttore olandese mette una coccarda speciale al bavero della giacca: una sua auto, la D8 RS, ottiene il record sul Giro per vetture di serie al Nurburgring, ripetendosi nel 2006.
Nel 2008 la D8 GT è prima e terza di Categoria a Spa Francorchamps, e nel 2011 ecco il primo prototipo della mitica “D8 GTO” con motore Audi TFSI 2500 cc 5 cilindri da 340 cv. e carrozzeria in Fibra di Carbonio.
Nel 2012 Donkervoort è la prima Factory artigianale a poter soddisfare gli Standard di omologazione ECSSTA e può essere dunque commercializzata in tutta Europa, in Russia, negli Emirati Arabi.
Arriviamo al fatidico 2020 ed alla “Barriera 2G”: la D8 GTO-JD70 supera questo limite di sollecitazione in curva.
Il passaggio di consegne, da Joop a Denis. Nuova generazione, antica passione
Nel 2021 Joop Donkervoort ha superato i settant’anni e dopo 42 anni di onorate battaglie frontali decide un epocale passaggio di consegne con il giovane Denis nel ruolo di Amministratore Delegato restando nel Consiglio consultivo del Marchio. Denis, figlio d’arte e ottimo “Driver” avendo vinto la 24 Ore di Dubai nel 2011 nella Categoria GT4.
Passiamo al 2022, Dicembre: Donkervoort presenta la F22, supercar rivoluzionaria leggerissima (750 Kg), potente (500 Cv) con un tetto Twin Targa in fibra di Carbonio removibile. E’ la prima creatura nata sotto la guida di Denis Donkervoort e segna la fine della mitica D8 GTO.
Questa rapida carrellata per descrivere molto di più di una Gamma Auto. Serve per descrivere una filosofia, quasi una religione: possedere una Donkervoort non significa guidare una supercar. Significa vivere la guida. Un’auto così leggera, precisa e viscerale che ogni input conta. Un’esperienza di guida così pura che ti connette.
Donkervoort non si limita a costruire le supercar più leggere e veloci, ma crea anche opportunità esclusive per provarle, sia in pista che su strada, con uno stile che riflette il vero senso della proprietà di una supercar e lo spirito della famiglia Donkervoort.
Possedere una Donkervoort è molto più che prendere in consegna l’auto: è una dichiarazione, un riflesso della tua passione, della tua individualità e della tua instancabile ricerca dello straordinario.
Le auto, come lo sono da oltre 45 anni, si basano su elementi quali leggerezza, feedback coinvolgente e precisione del conducente, potenza in curva e sorprendente robustezza.
Nessun altro produttore di supercar può vantare i livelli di servizio clienti di Donkervoort, dal trasporto delle auto agli eventi organizzati in pista, fino alla manutenzione così accurata che più del 99% delle Donkervoort è ancora in circolazione.
Non esistono due Donkervoort identiche e questo Marchio è orgoglioso di saper tradurre i desideri dei clienti in auto di cui si innamoreranno sempre di più negli anni a venire.

Uno Staff straordinario: gentilezza, passione e genio straordinario
E io, personalmente, posso dire di aver avuto il piacere di un contatto diretto con Donkervoort: era il 2024, alla fine dell’anno, ed io sono stato cortesemente e piacevolmente intrattenuto da Quentin Mond, Responsabile Sales & AfterSales del Marchio, per condividere alcune informazioni. E da quel momento in me è nata la passione postuma per Donkervoort e per la sua straordinaria filosofia operativa.
Sapete: una volta si diceva, per auto fatali, il motto :” O tu rapisce da subito, o non ti piacerà mai”. Ebbene no: Donkervoort è una visione onirica ed azzardata del concetto di auto sportiva, vero.
Ma non è un semplice prodotto della volontà di essere alternativi o di essere “naif”: no, nulla delle Donkervoort lascia concessioni alla sola visione “psichedelica” del suo Design.
Anzi: a guidare lo stile delle Supercar olandesi è guidato dalla sommatoria di scelte legate ad aerodinamica, dinamica di guida, assetto sicuro, estrema resistenza alle forze centrifughe in curva, essenzialità necessaria per non sprecare peso per tutto quello che non serve, davvero, agli appassionati della guida estrema.
E’ questo il paradigma di Donkervoort. Fino a ieri tutto questo veniva spesso confuso con un “vezzo”, una voglia di distinguersi a tutti i costi, senza mai concedersi la comodità di “puntare” dritto al cuore di una specifica concorrente e stalkerizzarla con elementi capaci di mettere il marchio olandese in diretta concorrenza. Sarebbe tutto molto semplice, no?
E di fatto questo si è sublimato spesso, nel mercato delle Gran Turismo, con diversi casi nel corso del tempo. Invece no, Donkervoort non percorre strade facili. Ma se spesso, per alcuni Marchi sportivi, la via piana e rettilinea del “Benchmark” ha portato alla scomparsa, la strada sempre in salita di Joop e Denis ha visto, alla fine, la luce della vetta.
Arriva P24 RS, la dichiarazione di indipendenza che mette paura alla concorrenza
Perché oggi, senza più alcun imbarazzo, sono in tanti a riversare nei confronti di Donkervoort l’entusiasmo e l’emozione che sempre più spesso i cosiddetti “Marchi sportivi” classici finiscono per deludere. Se ieri Donkervoort ha suscitato distacco, perplessità, incomprensione, oggi tantissimi curiosi ed appassionati trovano in Donkervoort la portabandiera delle ultime espressioni di vero orgoglio sportivo, con una identità che rende le sue auto riconoscibili, uniche, straordinarie. E desiderate. Ed arriviamo al nuovo ed emozionante “Upgrade” di Donkervoortoggi: la “P24 RS”, radicale, affascinante e tuttavia “friendly” come nessuna altra Supercar del Marchio fino ad oggi.
Il nuovo modello segue la tradizione del piccolo costruttore olandese di Lelystad, fondato nel 1978 e tuttora a conduzione familiare: leggerezza estrema, meccanica pura, sensazioni di guida uniche.
Da realizzare in sole 150 unità, delle quali oltre 50 sono già state vendute a clienti in Europa, Stati Uniti e Medio Oriente, la P24 RSpresenta elementi che in parte sono di rottura con un periodo storico ed in parte sono un richiamo alle origini.
P24 RS lascia il powertrain Audi per “tornare” a Ford, ma lo fa con il poderoso V6 biturbo tutto in alluminio, capace di 600 cavalli ed 800 Newton/metro di coppia.
Un vero “dinosauro” sportivo che sublima le sensazioni del passato in una veste tecnologica iper moderna. Il peso piuma è da record, solo 780 chili a secco per un rapporto peso potenza di poco più di un chilo e mezzo per cavallo. Un prototipo da corsa con la Targa, ecco cosa è P24 RS: da zero a cento in meno di 2,4 secondi e però un sistema PTC – Power To Choose che permette al guidatore di selezionare tre livelli di potenza — 400, 500 o 600 CV — adattando il carattere dell’auto al profilo di guida (“turistico”, brillante od agonistico) prescelto.
Cambio manuale come una volta, a cinque rapporti con rev-matching disattivabile per sentirsi un poco Stirling Moss o Damon Hill.
Ma l’elettronica, quella che serve davvero perché indispensabile, c’è tutta con ad esempio gli ammortizzatori attivi Tractive e l’altezza da terra regolabile che lavorano su un’aerodinamica in grado di generare 90 kg di carico a 250 km/h, mentre la velocità massima supera i 300 km/h.
Il “fisico” di P24 RS è un’opera di ingegno, artigianato, ed astronomia: una struttura ibrida di tubi in lega e pannelli in carbonio Ex-Core (tecnologia sviluppata internamente e oggi utilizzata anche nel motorsport e nella Difesa) composti in“sandwich” di carbonio e schiuma termosensibile che consente di ottenere componenti rigidi ma leggeri.
Riccardo Bellumori

