27 Agosto del 2001, nella chiesa di Santa Maria ad Est Horley(nel Surrey), non è un Lunedì qualunque.
Fine Agosto, che da quelle parti è sempre un poco brumoso e umido nonostante nell’Europa mediterranea la popolazione sia ancora in bermuda ed infradito a crogiolarsi sotto il sole balneare.
Una piccola folla silenziosa e discreta saluta per l’ultima volta una leggenda per più di mezzo mondo, ma della cui scomparsa solo due giorni prima nessuno ha avuto traccia né sulla Stampa né presso il Jet set sportivo che Lui aveva abitato per decennisegnando un’epopea.
Eppure chi ha occhio ed esperienza passata a seguire il mondo della Formula Uno potrebbe trasecolare, in quel composto cerimoniale funebre. Si, proprio lui: il leggendario Jackie Stewart. Giacca scura come gli occhiali, il classico berretto calzato ed una espressione triste ed a sua volta composta.
Anche lui, in quella chiesa, non può far altro che salutare chi per lui è stato, lungo un irripetibile lustro nel Mondiale di Formula Uno, contemporaneamente un Boss e Team Manager, un talent scout ed un secondo padre.
Ken Tyrrell è stato tutto questo per lui, e per lui Jackie ha rinunciato nel 1968 al volante di una Ferrari: dall’Albergo in montagna presso cui Jackie si regalava un poco di riposo tra le nevi delle Alpi nell’inverno del 1967, lo scozzese – opportunamente fomentato da Ken che stava organizzando il suo Team di Formula Uno – chiamò Franco Gozzi per annullare ogni preaccordo tra galantuomini intercorso con il Grande Vecchio – che si era fino a quel momento astenuto dal vincolare nero su bianco Stewart con un contratto formale sottoscritto solo perché il pilota aveva chiesto un ingaggio di 20.000 Sterline, cifra colossale e mal digerita dal Drake – assicurandosi per l’eternità il disprezzo e l’antipatia di Maranello che da quel momento chiuse per sempre ogni contatto e possibilità di accordo successivo. Fu per Jackie Stewart un rischio, quello di rinunciare ad una Squadra da anni al top (seppure in modo altalenante) per confermare fiducia ed affetto ad un Tyrrell che stava appena avviando il suo progetto in Formula Uno continuando un rapporto che si era iniziato con un semplice gesto cinque anni prima a Goodwood.
Un gesto che all’epoca aprì la parabola straordinaria e vincente di Ken Tyrrell nel Circus più seguito al mondo; e che si è chiusa quasi venti anni dopo (nel 1984) nello stesso identico modo ma a seimila chilometri di distanza da Goodwood, cioè a Detroit.
Quel gesto è semplicissimo da descrivere: un omone di 190 cm. con occhialoni e camicia di ordinanza si sporge dal muretto dei Box, urla e sbraccia come un forsennato all’indirizzo del “suo” pilota.
Solo che la prima volta quello non era ancora un suo pilota: era il 1962 e Bob McIntyre era stato invitato da Ken a Goodwood a provare una sua Cooper Formula Junior, per eventualmente “prolungare” sulle quattro ruote la carriera agonistica straordinaria da vero asso del Tourist Trophy all’Isola di Man di un uomo giunto tuttavia a 34 anni, età in cui difficilmente all’epoca si poteva continuare a vincere sulle due ruote.
Ken sbraccia dal muretto del Box, ed inizia la storia magica con Jackie Stewart
Ed infatti, purtroppo, Bob morì in un incidente di Gara pochi mesi dopo quel test peraltro infruttuoso; ma l’occasione del test per McIntyre fu quello di farsi accompagnare da un giovane ventunenne scozzese del cui papà – gestore di una autorimessa presso cui Bob parcheggiava la sua Aston Martin – l’asso delle due ruote era grande amico. Il giovanotto era ovviamente Jackie Stewart che, all’epoca, già correva e vinceva nelle Gare Club assicurando a sé stesso ed ai proprietari delle auto che la Domenica gli venivano affidate i ricchi premi in Sterline degli Organizzatori.
Per questo Bob suggerisce a Jackie di portare con se’ la tuta di cotone ed il caschetto: per fargli provare una Formula Junior Cooper gestita da Ken Tyrrell, la stessa con cui Bob aveva svolto diversi giri senza grandi risultati. Jackie sale, per la prima volta, su una monoposto: meno veloce in assoluto rispetto alle Jaguar ed Aston che guidava nelle gare Club, certo; ma talmente leggera e nervosa da rendere pericoloso ogni ingresso in curva ed ogni colpo di freno.
Ken, paterno, invita il giovane a non strafare e gli mette benzina sufficiente per una quindicina di Giri; ma dopo cinque o sei giri il Boss vede arrivare sul rettilineo filo Box il giovanotto; ecco il momento in cui si sporge dal muretto e sbraccia ed urla intimando a Jackie, allibito, di rientrare ben prima della sessione concessa di Giri. Appena Jackie si ferma al Box il gigante inglese gli incombe sopra urlandogli se non sia pazzo o incosciente: Jackie aveva appena infranto il record della pista per la categoria della Formula Junior. E Ken non si ferma finchè il ragazzo, intimorito ma incredulo, non ribadisce per l’ennesima volta che lui non stava affatto spingendo, e che avrebbe potuto fare persino di meglio. Ken lo lascia ripartire con McIntyre ma non si scorderà più di quel giovane. L’anno dopo lo convoca ad Oulton Park per un test sulla Formula Tre Cooper da lui gestita: ma stavolta il “benchmark” è un vero monumento agonistico, Bruce Mc Laren, tester ufficiale della Cooper e già da tempo pilota ufficiale della Squadra di Formula Uno.
Eppure il responso è lo stesso: Jackie straccia i tempi di Bruce, e Tyrrell lo mette senza esitare sotto contratto. Nel 1964 Stewart è già Campione assoluto della Formula Tre, e nel 1965 l’inglese BRM lo ingaggia per la prima stagione di sempre – a ventisei anni – di Formula Uno in cui Jackie arriva terzo iridato; ripete l’esperienza con la stessa Squadra nel 1966 e 1967 ma pur mettendoci tutto lo stile e la classe che ha Jackie non riesce a superare i limiti di un motore del tutto inadeguato a quei tempi.
Per il 1968, come detto, Jackie definisce un pre accordo con la Ferrari che, all’insaputa dello scozzese, propone anche al suo compagno di Squadra Ickx (a sua volta pilota Tyrrell in Formula Due) un contratto da prima guida.
E’ l’escamotage che Stewart attende per tirare in faccia a Maranello il preaccordo da galantuomini che attendeva di essere formalizzato, ed a questo punto la coppia d’oro Tyrrell e Stewart inizia con il botto la prima stagione della Squadra di Zio Ken in Formula Uno: secondo a pochi punti di distanza nell’anno in cui tutto il mondo aspettava lo scontro titanico dei due scozzesi terribili. Jackie contro Jim Clark, se un maledetto incidente in Germania in Formula Due non avesse portato via per sempre l’asso della Lotus.
Il 1973, la fine del Dream Team, fino a Detroit 1984
Il resto lo conoscete anche per aver letto su Autoprove i pezzi già dedicati a Ken Tyrrell: i thè con i sandwich consumati come in famiglia da Jackie quando a fine anno lo scozzese arrivava alla Factory per provare sedile di guida e posizione delle nuove monoposto. Ma anche il vuoto e la tristezza che pervade tutta la Tyrrell nell’autunno più triste e drammatico di Ken: quello del 1973 che vede la morte di Cevert e l’addio alla Formula Uno di Stewart. Poi c’è la ripresa, il rilancio, il restare in piedi e addirittura tornare al centro dell’attenzione con la P34 di mezzo secolo fa.
Ma alla fine la Tyrrell del Dream Team rimane chiusa in un cassetto dell’archivio “buono” della Formula Uno. Dalla fine poco onorevole della “sei ruote” gli anni dal 1978 (vittoria di Depailleral Gran Premio di Montecarlo) al 1983 (ultima vittoria di sempre per la Tyrrell con Alboreto a Detroit) la luce di Zio Ken non splende più.
E si arriva all’altro “sbracciare” dal muretto: Gran Premio di Detroit, 1984. Martin Brundle sulla Tyrrell 012 Ford Cosworth si attacca con il musetto alla coda della Brabham di Nelson Piquet alla testa della corsa. Ultimi due giri, il miracolo sembra possibile, eppure Tyrrell sbraita contro il suo stesso recordman Martin: non deve continuare così.
Deve rallentare, e sperabilmente scendere di posizioni.
Un Team manager ironico e sarcastico gli si fa vicino per chiedere il motivo di tanta ansia e rabbia, visto che un anno dopo Alboreto una Tyrrell può vincere di nuovo a Detroit. Ken risponde, senza neppure crederci lui stesso, che teme che il giovane stia rischiando troppo. Quel ragazzo, Martin, l’anno prima è stato l’unica croce per il campionissimo della Formula Tre inglese Ayrton Senna….Per capirci.
La Tyrrell 012, ovviamente, è fuori legge per tanti piccoli particolari, e l’inchiesta particolarmente feroce nei provvedimenti contro Tyrrell metterà la parola fine definitiva su una esperienza che ha cambiato, in un solo lustro, la Formula Uno dagli anni Settanta.
Ken non sarà mai più il Boscaiolo innamorato dei suoi piloti come un papà. Continuerà a collezionare giovani talenti (Alesi, Modena, etc…) ma fino alla cessione della Tyrrell alla BAR ed alla scomparsa del nome di Zio Ken dall’elenco delle iscrizioni ufficiali alla Formula Uno quella Squadra non sarà mai più la Tyrrell dei tempi d’oro.
Pochi mesi dopo aver ceduto la Squadra alla BAR, come era successo al povero Andrè Citroen nel 1935 dopo aver perso la sua Azienda, Ken Tyrrell si ammala di tumore al pancreas.
Sopravvive cinque anni senza mai perdere il suo buonumore e la sua verve, e mantenendo ottimi contatti con tutti e specialmente con i suoi ex piloti. Ma forse a far crollare la sua tenuta e la sua tempra è la notizia del tragico incidente che porta via uno dei suoi “figliocci” prediletti: Michele Alboreto muore in un test con l’Audi il 25 Aprile del 2001. Esattamente 39 anni prima in quello stesso giorno Michele regalava a Zio Ken il primo podio due anni e mezzo dopo il terzo posto di Didier Pironi al Glen del 1979. Impossibile per Tyrrell non ricordarlo, e forse da quel momento arriva il crollo. Una settimana prima, poco dopo Ferragosto, se ne accorge proprio Jackie Stewart. Chiamato dalla famiglia Tyrrell al telefono, arriva al suo capezzale e capisce che quel suo amico di sempre ha deciso di dire “basta”.
Ken muore di Sabato: di solito trenta anni prima Jackie gli regalava quel giorno il famoso “Giro della morte”, per conquistare la Pole Position in Griglia di partenza. E sono sicuro che Domenica 26 Agosto 2001, il Boscaiolo è arrivato ancora una volta primo sotto la Bandiera a Scacchi sventolata da San Pietro. E senza alcun escamotage. Premiato per aver regalato a tantissimi, come me, la bellezza di uno sport che anche grazie alla Tyrrell è stato migliore.
Riccardo Bellumori

