Lo scorso 6 Giugno è andato in scena, in due luoghi allo stesso tempo confinanti ed iconici per Giotto Bizzarrini, l’agenda delle celebrazioni per il Centenario.
Credo che alla fine gli amici di Autoprove siano stati tra i più informati e aggiornati sugli eventi e sulla storia del grande Ingegnere livornese: non solo il sottoscritto ha preso per la prima volta contatto con alcuni tra i nomi che in un modo o nell’altro sono stati testimoni della carriera e delle opere di Giotto; ma da Maggio del 2023 (e soprattutto dopo la straordinaria giornata del Mauto presso il quale, in modo rocambolesco, sono riuscito a lanciare l’idea di una giornata commemorativa del compleanno in circostanza del suo decesso avvenuto poco tempo prima) ho stretto un contatto davvero periodico e ben cadenzato con Riccardo Della Ragione, promotore di una kermesse storica e molto apprezzata in città: “Livorno al Centro”.
Insomma, tornando agli eventi dello scorso sei Giugno, l’evento di Cecina e quello di Livorno (presso gli Hangar Creativi a Via Meyer) sono stati complementari ed alla fine del pomeriggio di quel Sabato di festa gli organizzatori de “Il Garage del Tempo” di Cecina e quelli dell’evento degli Hangar hanno operato un simbolico abbraccio dedicato alla festa ed al ricordo di Giotto.
Dunque, per tutti e due gli eventi a farla da padrone sono state le auto in esposizione legate alla storia di Bizzarrini, le memorabilia, e soprattutto gli spazi Talk nei quali parlare della storia e degli aneddoti legati al genio livornese.
Eppure, sotto traccia e tra le righe, posso dire con grande serietà e consapevolezza che la sorpresa vera l’ha davvero regalata Autoprove a tutti i visitatori e partecipanti all’evento di Livorno.
Infatti, pur da assenti giustificati come presenza fisica, siamo stati in grado di regalare alla Platea almeno quattro prime assolute ed esclusive in quanto riguardanti temi mai toccati prima da nessun’altra piattaforma:
la visione di due Video tematici (quello sulla 24 di Le Mans del 1965 e quello sulla misteriosa e interessante “Picchio Bizzarrini”) oltre ad un articolo pubblicato tre anni fa – rimasto unico nel tema trattato – che descrive la genialità di Giotto applicata al mondo delle due ruote.
Autoprove ospite a distanza del Centenario
Per quanto riguarda il Video sulla 24 Ore di Le Mans, i primi spettatori curiosi (ci avete scritto in tanti lungo diversi mesi per chiederci se e quando sarebbe uscito il Video) la particolarità è che abbiamo deciso di “girare” dando importanza ai “luoghi di Giotto” nella stessa Livorno: cioè le tre sedi (Via Ippolito Nievo, Via Lulli e Via della Padula) che molti dei relatori presenti all’evento, non ce ne vogliano, hanno spesso trascurato senza trasmettere di quei luoghi la magia e l’avventura che nonostante la trasformazione di uso nel corso del tempo (Via Nievo è fondamentalmente un magazzino, Via Lulli un fabbricato in ristrutturazione e Via della Padula è oggi sede di un oleificio) è rimasta a beneficio dei più giovani che magari, opportunamente informati della storia di questi posti, possono persino visitarli da fuori immaginando cosa potesse significare vederne uscire i bolidi di Giotto.
La storia di quella 24 Ore, cioè, è stata trasformata da noi di Autoprove.it (tutti autoctoni romani) nella avventura di Livorno al centro del mondo per una estate.
Bastava poco per poter fare un video del genere, e noi lo abbiamo fatto dentro una cittadina (Livorno) che, per chi come noi è abituato alla vita ed alla velocità della metropoli, rimane e sempre rimarrà – purtroppo – dal lato motoristico una piccola provincia nonostante un porto logistico Automotive tra i più attivi d’Europa.
Nemmeno a parlare poi del Video dedicato da Autoprove.it alla “Picchio” di Teramo. Qui trovate – senza alcuna replica in tutto il Web “mondiale” – il focus sulla Berlinetta nera che Giotto ha fatto per la Picchio; il telaio della Barchetta e la storia della famosa “ala” anteriore che l’Ingegner Francesco di Pietrantonio ha raccontato insieme ai ricordi del rapporto professionale con Bizzarrini. Ripeto, è finora il primo ed unico video didascalico completo presente sul Web ……mondiale sulla storia avventurosa del progetto Picchio Bizzarrini.
Infine il post sulla genialità di Giotto sulle due ruote si è basato sui racconti diretti del gentilissimpo Gherardo Cavigli e di due campioni livornesi di moto: Pierluigi Conforti e Luciano Leandrini.
Ma tutto questo, già di per sé abbastanza fuori dell’ordinario, è stato surclassato dal vero Scoop che Autoprove.it ha onore e diritto di ritenere opera iniziale e straordinaria della nostra curiosità e passione.
E’ la storia mai completata della Formula Uno di Giotto Bizzarrini. Ve la racconto qui, sperando che sia una storia che in tanti vorranno ripercorrere meglio di me.
Tutto inizia dopo la AMC “AMX/3”
Gli inizi: Siamo ai primi anni Settanta; Giotto Bizzarrini ha concluso l’esperienza di incarico negli USA AMC (American Motor Corporation) per conto della quale ha realizzato il telaio tubolare della “AMX/3”, la onirica concept Coupè a motore posteriore centrale pensata dal Gruppo americano per combattere un periodo di crisi nera.
Purtroppo la crisi energetica ed il crollo di mercato diventano sempre più irreversibili, al punto da mettere in un cassetto il progetto. Peccato anche per Giotto, cui sfuma non solo l’ipotesi di un incarico consulenziale simile a quello che era nato anni prima alla Iso Rivolta, ma che perde anche le velleità e le ipotesi di ritorno economico dalle inevitabili Royalties che nei contratti di collaborazione ingegneristica industriale erano la parte variabile legata al volume di pezzi venduti.
Nel frattempo, poco prima e poco dopo gli States, Giotto fa spesso tappa a Torino presso Salvatore Diomante (e questa è una chicca che ho ricavato dai ricordi di un amico che oggi non c’è più: Fausto Atzori, di cui potete leggere un ricordo affezionato su Autoprove.it) proprio per provare ad organizzare, in attesa della risposta definitiva di AMC sul progetto AMX/3, la fase realizzativa dei telai che presumibilmente sarebbero partiti dall’Italia verso gli Stati Uniti in caso di “OK” alla produzione della berlinetta.
Ma all’orizzonte si preparano per Giotto anche altri progetti: a Torino segue personalmente il secondo tempo del telaio “AMX/3” che entra nella concept “Iso Varedo” grazie al contatto ritrovato con Piero Rivolta; in più quanto torna a Livorno, prendendo sede nei viali di Castelnuovo della Misericordia (nella parte di tracciato della Coppa Liburna Rievocazione storica, dove oggi c’è un Agriturismo B&B) Giotto dà vita a nuovi progetti come la Barchetta “128 P” (in due evoluzioni, una derivata molto con pezzi della “1900 Europa” ed una seconda per la Targa Florio) per attendere a breve sia la vetturetta elettrica di Mister Cynar ed infine il coordinamento del progetto “Francis Lombardi FL1” che a sua volta resterà sospeso e finirà in un cassetto.
Chi era vicino all’ambiente dei Bizzarrini all’epoca ricorda il ritorno a Livorno di Giotto con una AMC motorizzata BMW, un altro progetto perseguito dal genio livornese per conto del Marchio americano. Ma come si arriva alla “Formula 1”? Presto detto.
Giotto e la collaborazione con l’Università di Pisa
Giotto avvia un rapporto didattico e scientifico con l’Università di Pisa, nel 1971, ed in particolare con il “C.R.A.” – Istituto Macchine” del celebre Dino Dini; qui uno Staff dedicato a progetti avanzati e mirati alla sperimentazione di soluzioni tecniche ed aerodinamiche per vetture da Competizione, supervisionato proprio da Giotto, inizia a lavorare per un prototipo di Formula Uno in grado di perseguire particolarità e architetture alternative ed innovative per il periodo.
Ovviamente il protocollo classico di layout progettuale (progetto grafico, modello in scala per le prove in galleria del Vento, eventuale prototipo in scala 1:1 ed ulteriori sviluppi) doveva tener conto delle restrizioni e della piattaforma regolamentare FIA del tempo per la Formula Uno, e questo rende il piccolo prototipo mostrato all’evento del centenario ancora più prezioso.
In effetti l’iniziativa di Giotto va avanti nelle fasi preliminari canoniche: si lavora al modellino in scala che, per come è realizzato, si fa notare subito per alcune particolarità: il prototipo in scala è evidentemente definito nelle linee come studio dei fluidi aerodinamici intorno e sotto la monoposto, e come tale presenta come elemento particolarmente rifinito esclusivamente la carenatura, lasciando idealizzati particolari accessori come i bracci di sospensione, mozzi, dischi freni; così come il volume posteriore manca completamente di una rappresentazione del blocco motore/cambio/trasmissione.
Ciò nonostante, all’atto della sua realizzazione (siamo presumibilmente a cavallo tra metà del 1972 e primi mesi del 1973, visto che fino alla metà del 1972 Giotto era appunto tra Torino e States a lavorare su AMX/3 e Iso Varedo) si possono distinguere elementi qualificanti di una ricerca molto personale ed innovativa: le pance laterali sono molto ispirate a studi avanzati e alternativi svolti dalla March con riferimento all’effetto suolo, condizione che Giotto però personalizza con la soluzione dell’ala anteriore che in effetti non segue in nulla il concetto della “pala” che molte monoposto all’epoca adottavano. Persino il collegamento, fatto da molti, con la “spazzaneve” Ferrari B3 è fuori luogo visto che struttura ed effetto sono diversi.
L’ala di Giotto, firma di stile nel modellino di Formula Uno
L’ala anteriore di Giotto svolge evidentemente l’effetto di “estrattore d’aria” dalla parte inferiore della monoposto per aumentare la depressione e dunque l’effetto deportante.
Inoltre vale la pena osservare la sinuosità e profilazione del muso anteriore e della “gobba” che chiude posteriormente l’abitacolo e (probabilmente) copre un rollbar. Il modellino è ovviamente e visibilmente incompleto: oltre a mancare l’alettone posteriore di norma regolamentare probabilmente sarebbe potuto essere un vero e proprio elemento di curiosità vedere come in particolari fondamentali (sospensioni e telaio, per capirci) il genio di Giotto avrebbe interpretato secondo genio i vincoli regolamentari di riferimento. Su tutto, quel modellino sfoggia la mitica “ala” che in ogni caso è davvero un pezzo di arte. Una precisazione tecnica non secondaria: l’immagine riporta, certo, un modello che definisce in modo più accurato la carenatura centrale della monoposto mentre il manovellismo di sospensioni e freni ed il blocco motore e cambio si possono solo immaginare. Questo tuttavia non sottintende che il modellino fosse una sorta di passatempo per studenti. La tecnica realizzativa del modellino “sottopelle” è in effetti una sorta di firma di fabbrica da parte di Giotto: prevede la realizzazione di un reticolato di fili di metallo sagomati uno per uno per seguire insieme sia le linee aerodinamiche e di sagoma; sia le linee di forza e vettoriali delle sollecitazioni punto per punto delle diverse superfici; ed infine permettono di diversificare spessore e direzione delle fibre di vetro nella “pelle” di Fiberglass che viene applicata spalmandola direttamente sopra il reticolato.
Dunque anche in questo modellino in scatola molto piccolo si è fatto ricorso a questa tecnica che ha permesso, come sarebbe avvenuto nel modello reale, di sagomare in modo molto più creativo e complicato anche curve, anse e superfici concave e convesse della carenatura.
Resta da chiarire come Giotto avrebbe poi realizzato la “pelle” della monoposto reale, e soprattutto come sarebbero avvenuti gli “incastri” tra carena centrale e pala anteriore. Ma di certo anche il modellino aveva la sua complicazione. E questo è un indizio significativo della potenziale volontà di Giotto di finalizzarne un prototipo da Formula Uno.
Per diverso tempo il prototipo rimane sotto l’ombra del silenzio ed esce dal “cono di luce” che in quel periodo circonda ancora Giotto Bizzarrini ed ogni sua nuova realizzazione; poi alla vigilia del Salone di Torino del 1974 la stampa specializzata fa risaltare una notizia: si parla di un interessamento di Giotto alla partecipazione attiva al Mondiale di F1 con la ormai proverbiale “Scuderia Bizzarrini”: sarebbe stato probabilmente più un “Ken Tyrrell” all’italiana – tutto entusiasmo, genio e carattere – piuttosto che uno dei paludati ed algidi Team Manager della sua era.
Prototipo in scala della Formula Uno di Giotto: sarebbe diventato realtà?
Su alcune Riviste dell’epoca appaiono quindi delle immagini di un telaio “nudo” – tipicamente strutturato come le F1 del periodo, con i serbatoi benzina ai lati del Pilota – a conferma di un interesse a realizzare una Formula Uno con motore, molto probabilmente, Ford Cosworth, anche se poche voci parlano persino di una rielaborazione da parte di Bizzarrini del suo straordinario motore Lamborghini 3500 dodici cilindri rivisitato nella cubatura e nelle prestazioni.
Ma, non dimentichiamo, in quegli anni Sant’Agata soffriva periodi davvero brutti, e chissà se l’idea di Giotto non fosse al contrario un “escamotage” per interessare” i nuovi proprietari svizzeri per un rilancio agonistico del Toro. Dal lato tecnico, invece, si parla di un blocco Lamborghini testato al banco prova dell’Università nel periodo in cui presumibilmente si lavorava al modellino in scala della monoposto: servirebbe il conforto, probabilmente, della testimonianza diretta dell’Ingegner Giuseppe Bizzarrini, figlio di Giotto, per capire e ricostruire quanto potesse essere reale l’opzione del Toro su una F1 del genere. Mi permetto solo di ricordare che certo Lamborghini non aveva all’epoca strutture e budget per accompagnare un progetto di quel genere; che il V12 di Sant’Agata andava perlomeno ridisegnato per abbassare la cubatura e per aumentare di parecchio il regime di rotazione; e che dunque il caro vecchio Cosworth forse sarebbe stato la soluzione dirimente.
A corredo di queste ipotesi, rimaste in effetti dentro il cassetto, il sito ufficiale “F1 STATS” ( Link: https://www.statsf1.com/it/bizzarrini-f1.aspx Photo 1) registra Giotto Bizzarrini nell’Archivio Costruttori per il Mondiale F1 fissando nello spazio dedicato proprio questo modellino in scala.
Oltre mezzo secolo dopo, per la prima volta in occasione del Centenario, questo elaborato in Scala concepito all’Università di Pisa torna agli occhi del pubblico, grazie alla cura ed alla passione del Dottor Andrea Calamusa che, giovanissimo, era in quegli anni Studente presso l’Università.
Ed ecco che grazie a Lui questo modellino che però rappresenta la possibile e leggendaria “F1 di Giotto” che tanti avrebbero sognato di poter vedere in Gara con le insegne della “Scuderia Bizzarrini”, è stato perlomeno svelato in prima mondiale dopo mezzo secolo. Ed è bello che questo sia accaduto proprio a Livorno, terra di Giotto, nel suo centenario.
Certo, Giotto e la Formula Uno saranno associati anche in anni a venire dopo quegli anni Settanta.
Pietro Bizzarrini, prezioso ed amichevole figlio di quattro nella famiglia di Giotto, mi ha ricordato una notizia che in effetti negli anni Ottanta fu fatta accennatamente circolare negli ambienti del motorismo sportivo: si accennò ad un contatto tra Giotto ed il vecchio amico Carlo Chiti che, uscito da Alfa Romeo e poco prima dell’arrivo ad Arese della Scuderia Euroracing di Pavanellovolle – forse – promuovere il genio livornese nella ipotesi di sviluppo di una monoposto in grado di ospitare i blocchi motore del Biscione che da lì a poco sarebbe però uscito dalla Formula Uno. Ovviamente rimase un sogno nel cassetto.
Invece gli ultimi ricordi hanno il sapore della gratitudine da parte di tutti i tifosi ed i ferraristi. Fine anni Novanta, Ferrari chiede aiuto a Giotto per risolvere questioni aerodinamiche e telaistiche sulla rossa di Schumi. Detto fatto, i problemi spariscono. E dunque, per legittimità, un pezzetto ben evidente di Titoli mondiali del Kaiser di Maranello sono merito di Giotto.
Riccardo Bellumori

