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Il Caso Lancia Gamma: come, quando e perché il Web diventa davvero ridicolo

L’Italia, si sa, è la patria dei “Campanili” e non solo territoriali: radici etniche, Casati e provenienze nobiliari e dinastiche, movimenti culturali e politici fanno del nostro Paese un crocevia di modi di essere ed appartenere tra loro diversi ed amalgamati tali da generare il fascino e la ricchezza della nostra “Biodiversità”. 

Un aspetto folkloristico del campanilismo e dello scontro tra appartenenze si sublima da noi con la frammentazione politica più evidente tra tutti i Paesi occidentali, si esercita tutti i giorni con il tifo calcistico ma trova ampi spazi di esercizio anche nel settore dei motori. 

Fondamentalmente un comparto industriale dove la successione generazionale ed il passaggio di consegne tra “anziani” e giovani sta sempre più riducendo lo spazio di dibattito popolare, soprattutto perché la sovrabbondanza di contenuti sul Web riduce l’interesse e la curiosità di ricercare notizie, spiate, anticipazioni, pettegolezzi su modelli e marchi preferiti. La stessa appartenenza, uno dei motori delle dinamiche commerciali fino ai primi anni del nuovo millennio, sta lentamente riducendo la sua portata di influenza sulla costruzione della scelta di acquisto.

Ora, che le auto non siano più da tempo un argomento da tavolini del Bar, è un fatto acquisito: fa anzi curiosa suggestione nei “vecchietti” come me non sentire nemmeno più dibattiti tra i templi sacri dei Marchi e dei modelli di moto ma al più incrociare fortunosamente crocicchi di ragazzi (anche senza risvoltini) che si confrontano sulle doti dinamiche e tecniche di monopattini ed e-Bike…….Ma il Web – contrariamente a questi ineluttabili movimenti di trasformazione sociale – mantiene vivo sui Forum, sulle pagine Social degli Owner’s Club e su sempre meno praticata informazione professionale una certa pratica di confronto e di rievocazione epica in tema di cosiddetti “Marchi storici”. 

E’ impressionante infatti ponderare quanti Marchi Costruttori italiani si siano persi per strada in poco meno di mezzo secolo: l’Italia è stata la Nazione industriale in Europa con il maggior numero di Marchi Auto soppressi, cessati od inglobati insieme alla Gran Bretagna. 

Sull’automobilismo “storico” in Italia… Quante storie

Numericamente i nostri cugini dell’Union Jack ci superano perché hanno perso dagli anni Settanta più o meno 14 Marchi di Costruttori industriali “mass Market” oppure artigianali (perso perché anche in caso di rinascita, vedi MG, la localizzazione industriale è avvenuta fuori dall’Inghilterra oppure, vedi il caso “Mini”, la rinascita ha escluso il Marchio originario Austin Morris); tuttavia è giusto dire che di questi 10 almeno un quarto erano “cloni” di altri (un esempio su tutti la celebre Wolseley che nell’ultimo decennio della sua vita commercializzava modelli Austin rimarchiati…).

In Italia invece anche i Marchi storici hanno un peso evocativo e simbolico che anche nei settori commerciali più popolari ha lasciato il segno: Innocenti ed Autobianchi sono leggendari come De Tomaso (rinata in Cina, se vogliamo dire “rinata”), Iso Rivolta, Bizzarrini (rinata a sua volta in Gran Bretagna), Intermeccanica, Ermini, Stanguellini, Cisitalia (rinata? Bah…..) ed altri. 

E però, a differenza della Gran Bretagna in cui lo “shopping” estero ha in un modo o nell’altro “sistemato” i Brand iconici più rappresentativi (JLR – a parte la condizione temporaneamente sospesa di Jaguar – dentro Tata, Rolls Royce dentro BMW, Bentley dentro Volkswagen, Lotus dentro Geely ed infine AstonMartin), in Italia la falange armata di Mirafiori si è incaricata di rastrellare ed inserire dentro un unico “Campanile” (nel vero senso della parola) un po’ tutti i Marchi esterni e sopravvissuti alla Fiat (ad eccezione appunto di Autobianchi e di Innocenti messi dentro un cassetto mantenendone però i diritti commerciali): Lancia, Alfa Romeo, Maserati sono dunque parte del Gruppo Fiat da circa 40 anni e, volenti e nolenti, ne condividono o subiscono le strategie e le alterne fortune. Forse è anche per questo che il fuoco polemico non accenna a spegnersi, perché è più facile e abitudinario mirare sempre e comunque verso mamma Fiat.

Stiamo parlando, se non è inutile persino dirlo, di tre Marchi che hanno fatto insieme la storia dell’auto europea. Ma di questi tre Marchi, fateci caso, Alfa Romeo e Lancia sono quelli più bersagliati dal confronto epocale ed infinito tra “vero” e “falso” per quel che riguarda la evoluzione generazionale dell’offerta commerciale: ad ogni lancio di nuovi modelli si infiamma regolarmente il dibattito sul “pedigree” e sulla fedeltà storica e simbolica della nuova arrivata rispetto a pedigree e radici del Marchio di appartenenza. E questo dibattito, reso virale su Social e pagine Web alimenta un confronto infinito tra “boomers” nostalgici, Owners di ogni età ed estrazione, e semplici appassionati pronti a dire la loro pro o contro le nuove proposte. 

Lancia abbonata al “fuoco di fila” anche perché ogni novità del Marchio è un evento

Se per Alfa Romeo la polemica costante è stata recentemente persino rinvigorita dalla diatriba tra Stellantis e Governo per la denominazione “Milano/Junior” (quasi non bastassero le inerenti frecciate e gli anatemi dei “puristi” del Marchio del Biscione sulla assoluta estraneità delle sinergie PSA – FCA al rango ed al più puro DNA di una Alfa Romeo); per il Marchio Lancia l’antagonismo mediatico e dibattimentale diventa ancora più caratteristico e sensibile a causa davvero della rarità delle occasioni in cui da anni si può parlare di una novità del Marchio “ex” di Chivasso.

In effetti da oltre un quarto di secolo la linea commerciale di Lancia è rappresentata da un ventaglio sempre più rarefatto di modelli in offerta: dalla serie “Y” / “Delta” / “Lybra”/”Kappa”/ “ Phedra” di fine anni  Novanta siamo passati alle “triadi” del primo decennio del nuovo Millennio: “Ypsilon”/”Musa”/”Thesis” e poi “Ypsilon”/”Delta”/ “Thesis”. A pensarci bene, prima della parentesi “italo americana” nella Gamma Lancia, possiamo ben dire che il Marchio si è tenuto in piedi sul mercato, per quasi un quarto di secolo da metà anni ‘90, con solo otto modelli: provate a contare nello stesso intervallo di tempo, quanta produzione sia scaturita, in modelli ed allestimenti, dai principali competitor – per segmento o per rango – della Lancia. La stessa Alfa Romeo, dal 1995 al 2020, pur nella evidente ristrettezza industriale propria e del Gruppo di appartenenza, ha offerto sul mercato quasi il doppio dei nuovi modelli proposti per il Marchio Lancia: 155, 156, 166, 145, 146, 147, 159, Brera, Gtv, Giulietta, Giulia, Stelvio, Tonale. 

Dopo di che, ferma restando la serie evoluta di “Ypsilon”, l’escamotage di Marchionne di assortire dentro Lancia il rebranding di modelli originari della sfera Chrysler – Dodge non si è rivelata, con il senno di poi, una grande mossa commerciale ma probabilmente solo un buon dato contabile per il vantaggio sulla scala dei costi industriali delle piattaforme condivise: se infatti volete correre il rischio di ricordare ad un estimatore del Marchio Lancia le “Thema”, le “Flavia Cabriolet” e le “Voyager” su base Chrysler, è molto probabile che questi ti toglierà il saluto per diverso tempo.

Già: gli estimatori, i “Lancisti”, quelli che “prima era tutta un’altra cosa”; sono caratterizzati da una straordinaria passione e da una legittima e perfetta buona fede. Ma spesso, troppo spesso, sono “viziati” ad attendere al varco, comodamente seduti davanti ad una tastiera, il momento in cui sparare a zero contro ogni novità commerciale o strategica proposta per l’ex Regina di Chivasso; dentro un fuoco di fila costante, badate bene, che sotto traccia non si spegne mai circa l’affronto (fin troppo evidente ed esposto ad ogni plausibile fronte di critica) rappresentato dalla evidenza che ormai da tre lustri la rappresentazione commerciale più continuativa di Lancia si basa su un unico modello e per di più di fascia popolare. Un caso unico in tutto l’Occidente per un Marchio fondamentalmente ancora legittimato ad essere definito “Premium”. Eppure, se per i “Lancisti” l’imbarazzo per un solo modello a Listino marchiato Lancia è il cruccio costante, non appena il management si espone anche solo ad immaginare una estensione dell’assortimento ecco che il fuoco di fila preventivo si alza in cielo.

Il “Lancista”: radiografia di un antagonista

Chi sono i “lancisti”? Abbiamo l’imbarazzo della scelta: ci sono i Gruppi di collezionisti e di Owners che guidano, restaurano, recuperano e raccontano Lancia sulla base di una personale esperienza pratica. Però ci sono anche i “dissociati”: coloro che dopo anni, decenni di preferenza al Marchio lamentano di essere stati costretti a tradire la causa per qualche tedesca, giapponese o altro. 

Infine ci sono coloro che per sentito dire, per i racconti tramandati dalla famiglia, per aver riscoperto il Marchio in base a ricerche storiche e passione per alcune vicende sono diventati “Crociati della Lancia” magari non avendone mai guidato un modello – nuovo od usato – in vita loro. 

Ecco in rapida sequenza gli animatori del dibattito sul Marchio e, sia chiaro, avendo io rappresentato le varie frange con il massimo rispetto. Da ogni rappresentante delle dimensioni elencate poco sopra però è molto frequente leggere più critiche che approvazione o comprensione sulle mosse commerciali di Fiat/FCA prima, e di Stellantis oggi, che possano riguardare direttamente la Lancia.

Un esempio? Gira nelle notizie “informali”, sul Web (e a volte è apparsa anche nelle Riviste) la news – anticipazione di un prossimo arrivo nella linea di prodotto Lancia di una nuova “Gamma”: ovviamente con conformazione stilistica e commerciale in chiave “SUV” di taglia “Large/Extra Large” e con piattaforma condivisa con PSA (Peugeot o DS) per l’architettura tecnica.

Chiaramente fino ad oggi non sono mancate le anticipazioni visuali, i “Teaser” e le fisionomie previste od indovinate da parte di tante piattaforme che hanno recensito l’imminente novità in uscita.

Se volete, per semplificare un tema – che tra annessi, connessi e interpolazioni razionali dovrebbe occupare il tomo di un libro – come quello della reazione a catena che l’Opinione pubblica ha scatenato sulla questione – concentrerei le reazioni misurate a livello Social e Web da tre “binari” di osservazione e commento; i “Puristi”, i “Nostalgici”, ed infine gli “onirici”. Volete che io Ve li racconti? MetteteVi comodi….

Puristi, Nostalgici, Onirici, mille punti di vista e una sola critica: “QUELLA LA’” non è Vera Lancia

I “Puristi” sono, essenzialmente coloro alla continua ricerca del “Sacro Graal” di Chivasso, dell’origine mitica e didascalica di una Lancia intesa come Marchio principesco, straordinario, esclusivo. Sono, tra questi, tutti coloro che facendo un poco il verso agli “Alfisti” hanno sempre la comparativa pronta con il meglio – a loro avviso – del mercato, cioè con il target di concorrenza contro cui elettivamente Lancia dovrebbe confrontarsi. 

La loro visione commerciale e strategica trae spunto da estemporanee sintesi di feedback e benchmark commerciali presi a riferimento con concetti del tipo: “Se il Brand –X- si trova là ed in quella situazione, allora Lancia dovrebbe trovarsi perlomeno nella stessa condizione”; oppure, per antagonismo elettivo, vale il concetto opposto: “Se il Brand –Y- ha fatto questa scelta, Lancia dovrebbe fare il contrario”. Il tutto, evidentemente, consacrato da una logica assiomatica di cui nessuno riesce a descriverne la ragionevolezza.

Non siate critici con i “Puristi” che, nel novero dei commentatoredei fatti legati a Lancia, sono una generazione di mezzo, successiva a quella dei nostalgici e sollecitata nei commenti e nelle prese di posizione anche dalla generale esterofilia mediatica che è in certa parte corresponsabile di quel processo di lento abbandono e declino dei Marchi nazionali.

Ed i “nostalgici”? Ecco, i nostalgici sono la categoria più delicata, perché eterogenea: dentro vi albergano i proprietari di Lancia del presente e del passato, professionisti della cura e manutenzione, ed in affiliazione diretta entrano anche – tuttavia – i “passaparolisti”: appassionati che, cioè, pur senza approfondito rapporto con le Lancia ne trasmettono il grande valore e prestigio per le auto del passato più sulla base di presunzioni e di sentito dire. E con la futura Lancia Gamma, consentitemelo, si rasenta la comicità involontaria.

Lancia Gamma, 2026: “Quella là non è una VERA Lancia. Come si permette di usare un nome tanto impegnativo???” Ecco, mi pare di sentire la sintesi delle critiche più accese, alle prime notizie ed ai teaser apparsi nell’informazione diffusa. Il nome impegnativo è ovviamente quello della Gamma di mezzo secolo fa, dipinta secondo un corredo di peculiarità e complimenti che, a crederci solo per la metà dell’elenco, si penserebbe che a Chivasso, all’epoca, si produceva su licenza la Silver Shadow.

Torino, 1976: arriva “Lancia Gamma” ma in realtà è fuori tempo programmato di quasi due anni. Come il progetto “Beta”, infatti, anche la Lancia Gamma dovrebbe essere un punto del programma Pardevi articolato tra Fiat e Citroen dal 1969, da quando cioè Fiat ha ricevuto da Michelin il 49% di azioni del Marchio del doppio Chevron. Dovrebbe, tuttavia, perché si dà il caso che il governo gollista veda la presenza di Fiat in Italia come un vegano vedrebbe una bella tagliata di manzo; e dunque per sventare qualunque rischio di scalata straniera dentro un gioiello industriale transalpino lo Stato ha letteralmente prestato alla Michelin i soldi per ricomprare da Mirafiori la quota azionaria, e tanti saluti già a partire da inizio 1974; il gruppo Fiat è così riuscito a finalizzare solo la sinergia industriale sulla “Beta” basata sullo Chassis della Citroen “GS” seppure senza le sospensioni idropneumatiche. La “Gamma” tuttavia, a sua volta era un progetto a quattro mani tra francesi ed italiani, mentre persino la nuova e futura “Visa” Citroen si era cominciata a testare come prototipo sul telaio della Fiat “127”. 

La brusca e poco cordiale interruzione dei rapporti non impedisce alla Citroen di varare la sua “CX”, ma la praticamente gemella “Lancia Gamma” (che sarebbe dovuta uscire già a fine del 1974) rimane a metà del guado costringendo i tecnici ed i Designer a fare gli straordinari per elaborare – dovendo fare a meno di una prevista catena di supply chain comune con Citroen – piccole variazioni a pianale e stile; stile che come per la “”Beta” rimane però fedele alla linea a due volumi con cofano apribile (non portellone), perché a quel punto del programma industriale le affinità e le condivisioni obbligate tra la francese e l’italiana sono ineludibili.

Avete capito? Anche mezzo secolo fa la “Gamma” era italo francese, e questo non sfugge neppure ai criticoni di allora. Perché anche all’epoca “Gamma” è facile bersaglio del pregiudizio e del malcontento. I fronti di attacco mediatico, su Riviste e chiacchiere da Bar? EccoVene la panoramica completa.

Il Web pieno di “Se posso dare un consiglio…”

Il primo fronte “sovrastrutturale” di critica è nell’acquisto della Lancia da parte di Fiat, con il passaggio dalla famiglia Pesenti al Gruppo di Torino: la schiera di nostalgici che inneggia alla “Lancia di prima” è persino paradossale, visto che sotto i Pesentiil Marchio di Chivasso produceva al massimo 15.000 auto, vendute praticamente solo in Italia e con una offerta composta da due berline per il “Mass Market” (Fulvia e Flavia 4 porte e tre volumi, eleganti ma ormai vecchiotte) e due quasi “fuoriserie” (Flavia Coupè e l’ammiraglia Flaminia) mentre la reale portabandiera di immagine e vendite è la “Fulvia Coupè” che nella configurazione “HF” è la paladina dei Rally. A tal punto la produzione ed i budget sono compromessi che i Pesenti, un attimo prima della cessione a Fiat, si riducono a fare sulla “Flavia Berlina” un make Up basato sullo chassis praticamente invariato, pochi ritocchi frontali ed alla coda, ed il motore dal 2 Litri. Eppure, guarda caso, quella situazione critica e precaria è comunque meglio della Lancia dentro Fiat. Mentre il marchio di Torino dal 1969 al 1976 ha già regalato alla Lancia il triplo della offerta di Gamma dei Pesenti: Stratos, Lancia 2000, Beta berlina, HPE, Montecarlo, ed ora Gamma.

Il secondo fronte di critica è più prettamente “strutturale/formale”: della Gamma e della Beta appunto si critica la deriva esterofila della linea a due volumi già più diffusa in Francia e Germania; secondo i “nostalgici” di riferimento la purezza e la regalità delle vecchie “tre volumi” di Lancia vengono tradite da questa “new Age” sfrontata. Nessun riguardo per la bellezza di una linea che, questa davvero, dopo mezzo secolo merita l’inchino.

E questo è il fronte delle critiche preconcette. Poi arriva ovviamente la doccia fredda delle lamiere che si bucano con la ruggine e della cinta che sotto l’azione della pompa del servosterzo rischia o di saltare o di strapparsi; ma ormai la frittata, preventiva, è già fatta. 

Ecco come, sul Web, una povera Regina Ammiraglia del 1976 – seppure martoriata e mobbizzata dalle critiche – viene pretestuosamente riciclata con un colpo di spugna ed assunta a benchmark inarrivabile per la nuova futura nata di casa Lancia. 

Detto in sintesi, per criticare ed abbattere la nuova futura e papabile “Gamma” si è letteralmente ricostruita ed inventata la storia di cinquanta anni fa, e per “mobbizzare” il modello del futuro si è voluto ricorrere al modello già ampiamente mobbizzato nel suo passato.

Ed arriviamo per finire alla categoria più innovativa e giovane dei Lancisti, quella con lo smartphone e un Touch screen sempre a portata di mano: la categoria degli “Onirici”. Nuovi nel panorama del dibattito su Lancia, in realtà costoro sono più dei “freelance” del layout grafico e delle creazioni con l’Intelligenza Artificiale; in breve, se possono e quando possono stuprano le piattaforme di IA per invadere i Social e le pagine Web di figurini e di progetti di stile riguardanti tutto lo scibile della storia dell’auto. 

Non è stata risparmiata, dunque, neppure la prossima probabile nascitura di casa Lancia: sul tema “Gamma” ci sono state negli ultimi mesi decine di proposte di improvvisati Chris Bangle pronti a declinare le proprie filosofie stilistiche in tutte le salse: SUV, Superammiraglie, Shooting Brake, di tutto e di più. Ma……le finalità???? Si, insomma, uno straccio di motivo per tutta questa iperattività? Io una opinione me la sono fatta, ed è sempre la stessa: il cazzeggio è sempre premiato e privilegiato, su “certo” Web. 

Basta giocare, per Lancia è il tempo delle scelte

Speriamo, davvero, che sia quel “certo non so Web” di cui ho parlato in altro articolo, e speriamo soprattutto che Autoprove.it continui a navigare su lidi internettiani decisamente meno sconclusionati. 

Perche’ da parte nostra, il tema Lancia è stato declinato sempre sia in senso assoluto (Vai al Link QUI) sia dentro la galassia Stellantis(Vai al Link QUI). 

Siamo critici – il giusto – e continueremo ad esserlo verso Stellantis nell’auspicio che la sua situazione si riporti al meglio; e siamo attenti sulla evoluzione del Marchio Lancia perché è un patrimonio storico dell’Automotive italiano ed europeo; e come tale crediamo che si tratti di un Marchio e di una storia da tutelare, proteggere e riportare al rango che merita. Ed una implementazione dell’offerta sulla car-line di Lancia è oggettivamente una esigenza, non più una opzione. 

Dunque, perché continuare ad essere pregiudiziali e preconcetti ancora oggi, di fronte a scelte che diventano quasi irrinunciabili?  

A questo punto siamo curiosi: su quale canale Web siete sintonizzati Voi? Su quello che insiste a fornire un punto di vista ragionato ed oggettivo sulle questioni auto, come noi? O con chi, forse non sapendo fare altro, finisce per rendersi ridicolo?

Riccardo Bellumori

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