Site icon Autoprove.it

Vendere auto è sempre più difficile: se la colpa fosse del Web?

A sales representative waits for customers in a luxury car showroom in Beijing on January 22, 2019. - China's economy grew at its slowest pace in almost three decades in 2018, losing more steam in the last quarter as it battles a massive debt pile and a US trade war, official data showed on January 21. (Photo by GREG BAKER / AFP) (Photo credit should read GREG BAKER/AFP/Getty Images)

Aprire il Web, digitare un qualunque argomento o nome o avvenimento; essere travolti da una cascata di contenuti sulle pagine dei motori di ricerca, dove la gerarchia non è reputazionaleo articolata secondo credibilità e fondatezza delle informazioni, ma in base ad algoritmi lessicali e parole chiave che mettono fianco a fianco la notizia con le anticipazioni, le ipotesi con le conferme, e soprattutto nessi di causa anche diversi tra loro a costruire teoremi e pregiudizi. 

No, non è volontà oscurantista la mia, visto che dal Web io attingo costantemente informazione e tracce di dibattito. Eppure, come per il colesterolo, esiste il “Web buono” e quello “cattivo”. Quello buono non Ve lo definisco per assunzione ma per derivazione, capendo bene prima cos’è il Web cattivo: è quello ripetitivo, ridondato, dove la stessa informazione rimbalza con mille opinioni diverse, senza un criterio, solo per il dovere di essere presenti ed apparire prima degli altri; il Web cattivo è quello “simulato” nel quale si ridondano e si assumono per buoni e fondati contenuti allucinati e recensiti da pressapochisti e sensazionalisti.

Il Web cattivo riporta in prima pagina come uno scoop una notizia, magari persino infondata e tuttavia vecchia di settimane o mesi. Il Web cattivo è quello che comunica facendo leva su superstizioni, dicerie, assunzioni ed assiomi; il Web cattivo è anche il “Kalos Kai Agatos” pandorifero e ferragnano, animato solo per carpire la buona fede dei dementi all’ascolto. Non è solo un settore merceologico a subire il Web cattivo: dalla cura del corpo, alla gastronomia, alla economia domestica, fino ad arrivare alle questioni più intime e sensibili di ciascuno di noi. In tanti casi il Web dirotta, distoglie, insinua, giudica ed infine disattende le sue premesse o le attese dei suoi fruitori. 

In 25 anni un travaso quasi totale dell’informazione motoristica da Stampa e TV al Web. Senza danni?

E questo cosa c’entra con il comparto dell’informazione motoristica e del mercato Automotive? C’entra perché il settore Auto è la categoria merceologica dove si è perfezionato in meno di un quarto di secolo il più pesante e laborioso travaso di informazione specializzata dal mezzo stampa e dalla TV al mondo di Internet. Nessun altro settore merceologico specifico ha subito un così pesante, rapido e voluminoso “imbottigliamento” di una mole di dati, cifre, scenari, recensioni, etc; nessun altro settore tra l’altro, come l’Automotive, alimenta il suo flusso informativo attraverso ben dieci canali paralleli di news: Costruttori, Istituzioni ed Opinione Pubblica, Associazioni di Categoria, Dealers e Distributori, Autoriparatori, Produttori di componenti Ufficiali ed indipendenti, Organizzazioni sportive, Gruppi di Owners e Organizzazioni di Consumatori; ed infine nessun altro settore informativo subisce come l’Automotive l’influsso degli eventi sociali ed economici internazionali.

Detto in parole povere: il comparto automotive sul Web è come l’acqua di una immensa diga di vetro, che afferisce da mille rivoli di portata e colore diverso; e mentre ciascun rivolo porta dentro alla diga alcuni sassolini, dalla parte opposta della parete di vetro miliardi di osservatori fermi cercano di seguire con lo sguardo l’evoluzione ed il percorso del sassolino di loro preferenza. Ecco, sostituite al termine sassolino quello di “modello” o “Marchio” e finalmente avete ben chiaro cosa accade nella Vostra consapevolezza e conoscenza del mondo auto seguito indiscriminatamente dal Web.

Ma prima di proseguire, alcune domande: Cosa è l’informazione nel settore automotive? E’ la mole di notizie, dati, prospectsrelativi al prodotto auto, il suo mondo collaterale, con i trends di riferimento per tracciare, raccontare, spiegare le dinamiche commerciali di un modello, di una serie, di un Marchio. 

Risposta il più possibile didascalica; ma la seconda domanda: a cosa è finalizzata l’informazione motoristica? Da sempre, essenzialmente a generare: 1) Interesse; 2) Desiderio; 3) Selezione. Se siete d’accordo, facciamo un passo avanti: l’opposto di interesse è alienazione; l’opposto di desiderio è sublimazione; l’opposto di selezione è caos. 

Come si informavano i nostri nonni sul mondo auto? Prevalentemente sulla Stampa specializzata o sulla radio e, al momento dell’acquisto, dialogando e formandosi una conoscenza diretta con il Concessionario o con il passaparola. 

Su cosa “batteva” la comunicazione, l’informazione e la propaganda del tempo rispetto al prodotto auto? Sullo “status”, in generale: acquistare un’auto era un sacrificio enorme al tempo (altro che listini impossibili di oggi…..) e la finalizzazione non poteva essere solo funzionale e strumentale. L’auto diventava una estensione dell’ego e dell’immagine di chi la comprava.

E’ davvero a costo (e danno) Zero l’informazione automobilistica sul Web?

Come si sono informati i nostri genitori rispetto al mondo auto? Con una sovrabbondanza multimediale (TV, radio, Stampa) attraverso la quale pervenivano al collocquio con il Dealer già decisamente preparati e pronti al “benchmark comparativo” con un panel di ipotesi di acquisto a confronto. 

Ma soprattutto “bombardati” dalle pubblicità televisive. Su cosa batteva la comunicazione, per loro? Su “Value for Money” in buona parte, in seconda linea sullo status, e per terzo fronte di questo “mix” mediatico la comunicazione faceva leva sulla appartenenza, come antefatto di adesione ai valori di un “Brand”.

Come ci stiamo informando noi rispetto al mondo auto? Su cosa “batte” l’informazione auto prevalente? Io ho la mia risposta. Ma desidero che ciascuno di Voi contempli la propria. Vi do solo un indizio: la prerogativa, lo stimolo predominante per l’acquisto di un’auto è attualmente di tipo evangelico: fonda fideismo, appartenenza, prospettiva, gratificazione e persino autostima sulla base di fattori universali (ecologia, innovazione, benessere) puntando su un nuovo senso di “status” superando del tutto il concetto del Value for money e sorvolando su vecchi criteri di branding che oggi appaiono davvero sbiaditi.

Ok, se finora siete stati d’accordo con me, allora lasciate che Vi dica la mia opinione: in maggioranza l’informazione motoristica attuale, sul Web, a mio avviso genera caos, quindi alienazione, dunque sublimazione verso la dimensione auto. Che perde tutta la sua valenza emotiva generando distacco. 

Troppo semplicistico? No, è la conseguenza del travaso di tutta la mole informativa sull’auto sul Web: sovrabbondante, dispersiva, e soprattutto anarchica. E per anarchia intendo la impossibilità a stabilire ciascuno per sé stesso una scaletta graduata in termini di affidabilità, credibilità, oggettività dell’informazione reperita in Rete.

Ciascuno di Voi subisce, senza declinare un ragionevole criterio, la multiformità del Web che in tempo reale Vi trasmette centinaia di possibili declinazioni e recensioni di uno specifico concetto, tema, contenuto. 

Rispetto a questa sovrabbondanza di effetti informativi e multimediali la Vostra scelta perde quanto più possibile i crismi della selezione abbracciando il solo stimolo della curiosità istintiva. In moltissimi casi il risultato è un riassunto sommario di mordi e fuggi, preliminare ad una successiva alienazione per caduta di ogni istintiva curiosità e dunque del desiderio motivazionale. 

Ne resta solo, nella coscienza del navigatore, un puzzle più o meno ragionato e didascalico di “spezzoni” informativi. Se volete, Voi questa chiamatela consapevolezza.  Io no. O almeno: io che sul Web mi pongo senza troppa umiltà nel ruolo di “informatore”, “narratore”, “recensore”, “commentatore”. 

Io sono sicuro di non svolgere neppure un buon servizio informativo nei miei servizi editoriali, eppure scrivo e comunico sul Web con un fine: raccontare il mondo dell’auto secondo il mio punto di vista ma anche sulla base del corredo informativo, nozionistico e passionale con cui sono cresciuto lungo 45 anni di attenzione e curiosità verso il mondo dei motori. 

Di impression, di contatti mordi e fuggi, di esternazioni in risposta da parte dei miei lettori, che tutto hanno tranne che il criterio ed il buon senso, me ne frego. La soggezione al “contatto” acritico, puerile, sterile su cui i Provider definiscono la propria contabilità meramente quantitativa senza uno straccio di decente “qualità” della navigazione e della redemption delle visite mi fa onestamente paura. Mi avvicina all’unica immagine del complottismo che in fondo condivido: quella di pallidi e robotici omettini dedicati alla analisi e raccolta statistica dai motori di ricerca e dai Provider che mettono in Rete siti Web, pagine Social e Forum. 

Quel “Certo Non So Web” che pesa sulle incertezze del mercato Auto

No, sinceramente: credo che il Web stia declinando verso una rappresentazione sempre più caotica e degenere dell’informazione motoristica, alimentata tuttavia da Centri Media e Responsabili di Immagine e Comunicazione rappresentativi dei rispettivi Brand o Gruppi Costruttori. 

La mia domanda, da anni, è sempre la stessa: cosa, perché e come definiscono, i Centri media dei Costruttori, nella collaborazione con le diverse piattaforme Web? La domanda è per Voi, noi di Autoprove.it lo sappiamo abbastanza bene cosa c’è alla base delle diverse programmazioni di presenza multimediale.

E sempre a Voi, due manzoniani lettori che mi seguite, un’altra domanda: quale dovrebbe essere il Web in grado di rappresentarVia livello di informazione motoristica? Siete gratificati da Interesse, Desiderio e Selezione rappresentati e tutelati dal Web, o siete vittime di alienazione, sublimazione e caos? E quanto è fondamentale nel Vostro processo selettivo il supporto del Web? 

Perché la domanda che mi perplime è: ma non sarà “Quel certo non so WEB” ad essere uno dei fattori di depressione del trend di acquisto auto, oltre a tutta la sequela di condizioni socio-economiche di fondo? Forse, invece che girarsi dall’altra parte, sarebbe bene risponderci a questa domanda.

Riccardo Bellumori

Exit mobile version