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Euro 7: una trasformazione che cambia l’Automotive

L’introduzione dello standard Euro 7, formalmente adottato dall’UE con il Regolamento 2024/1257, rappresenta un cambio di paradigma nella regolamentazione delle emissioni veicolari.

La norma non si limita ai gas di scarico – che in gran parte mantengono i valori previsti da Euro 6 – ma estende i requisiti anche alle emissioni non allo scarico, come particelle provenienti da freni e pneumatici, e alla durabilità delle batterie per veicoli elettrici e ibridi plug‑in. Questa impostazione più ampia richiede processi produttivi aggiornati, nuovi materiali e test più complessi, prevedendo verifiche reali in condizioni di guida estreme e l’introduzione dei sistemi OBM di monitoraggio continuo delle emissioni.

Per l’industria automobilistica questo implica investimenti significativi nell’innovazione e nell’adeguamento tecnologico. Secondo ACEA, Associazione dei costrutturi europia, i costi di produzione potrebbero aumentare tra quattro e dieci volte rispetto alle stime della Commissione, con un impatto diretto sulla marginalità delle aziende e quindi sulle decisioni occupazionali. Molti costruttori temono un aumento del prezzo finale dei veicoli che possa ridurre la domanda, soprattutto nel segmento delle utilitarie.

Impatti occupazionali: tra contrazione dei segmenti tradizionali e riallocazione delle competenze

Le ricadute sul mercato del lavoro sono complesse e differenziate. I settori più esposti sono quelli legati ai motori endotermici tradizionali, in particolare la filiera delle utilitarie a benzina e diesel, che rischia una contrazione significativa si in produzione che in vendita.

Case come Skoda e Volkswagen hanno già indicato che l’aumento dei costi di produzione – fino a 5.000 euro in più per una city car – potrebbe rendere antieconomica la produzione dei segmenti più economici.

Questa possibile riduzione dell’offerta comporterebbe razionalizzazioni nelle fabbriche e nelle catene di fornitura specializzate in componentistica di motori termici, catalizzatori tradizionali e sistemi di scarico. Allo stesso tempo, la crescente attenzione alle emissioni non allo scarico apre nuovo spazio produttivo per aziende che sviluppano pneumatici a bassa usura, materiali innovativi e sistemi frenanti avanzati, settori che richiederanno nuove competenze tecniche e dunque una diversa occupazione.

Questa dinamica non solo minaccia la produzione di massa dei veicoli più accessibili, ma altera anche l’equilibrio sociale della mobilità. Se i prezzi continueranno a crescere, come prevedono ACEA e alcuni costruttori, con rincari potenzialmente da quattro a dieci volte superiori alle stime ufficiali della Commissione, l’automobile rischia di tornare a essere un bene elitario, meno accessibile alle fasce medie e popolari.

Un settore in riassestamento: nuove sfide e nuove opportunità

Se è vero che alcuni segmenti rischiano una contrazione, è altrettanto evidente che il passaggio a Euro 7 creerà nuove opportunità occupazionali nelle fasi di sviluppo, test, certificazione e controllo delle emissioni. Il maggiore rigore nei test su strada, nell’analisi del ciclo di vita e nel monitoraggio della conformità per 10 anni o 200.000 km impone un ampliamento dei reparti tecnici e delle strutture di prova delle aziende automobilistiche.

Inoltre, la regolamentazione richiede l’impiego di sensori digitali avanzati, sistemi telemetrici e tecnologie di monitoraggio continuo, creando ulteriore domanda di specialisti IT, ingegneri del software automotive e tecnici di diagnostica digitale.

Professioni emergenti nella nuova era Euro 7

L’evoluzione normativa porta con sé la nascita o l’espansione di nuove figure professionali, tra cui:

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