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Meno tagliandi, meno ricambi, meno ore uomo: l’impatto misurabile dell’elettrico sul service

La prima domanda da farsi non è “se” l’auto elettrica riduca il lavoro in officina, ma di quanto. I dati europei mostrano che la penetrazione delle BEV sulle nuove immatricolazioni è ancora molto diversa tra i Paesi: circa il 5% in Italia, intorno al 20% in Germania, Francia e Regno Unito, oltre il 60% in Danimarca e fino al 90% in Norvegia.

Uno studio di WESP Automotive Business Intelligence, che analizza l’aftermarket europeo, parla di “impatto limitato sulle vendite ma implicazioni significative per i margini”: in altre parole, il numero di ingressi in officina non crolla immediatamente, ma il valore medio di ogni intervento tende a ridursi perché l’auto elettrica ha meno componenti soggetti a usura e meno manutenzione programmata rispetto a un motore termico.

Freni, lubrificanti, filtri, scarico, frizione, cambio: sono tutte voci che pesano meno o spariscono del tutto dal conto economico del service.

Un altro dato chiave arriva dall’osservazione del parco circolante “elettrificato” (ibrido + elettrico): in Italia, a fine 2021, circolavano oltre 1,1 milioni di veicoli elettrificati, una base che sta progressivamente uscendo dal periodo di garanzia e iniziando a popolare le officine indipendenti e autorizzate con esigenze di manutenzione diverse rispetto al termico tradizionale. Notiziari… +2Se mettiamo insieme questi elementi, il quadro è chiaro:

Il risultato è una trasformazione strutturale: non è solo “meno lavoro”, è lavoro diverso, con una curva di apprendimento e di investimento che non tutte le officine sono pronte a sostenere.

Come si stanno riorganizzando le officine autorizzate: da centro meccanico a hub tecnologico

La transizione verso veicoli elettrici, ibridi e connessi sta costringendo le officine—soprattutto quelle autorizzate di marca—a ripensare il proprio modello operativo. Già oggi, il settore dell’autoriparazione è chiamato a confrontarsi con auto elettriche, ibride e connesse che richiedono attrezzature, procedure e competenze diverse rispetto al passato.

Non si tratta solo di acquistare un paio di strumenti in più, ma di riprogettare il modo in cui si genera valore: meno “chiavi inglesi”, più diagnostica, dati e sicurezza elettrica.

Le reti ufficiali stanno reagendo su tre fronti principali:

• investimenti in attrezzature dedicate (strumenti per alta tensione, banchi prova, sistemi di isolamento, dispositivi di sicurezza per HV);

• formazione strutturata del personale su veicoli elettrici e ibridi, con percorsi certificati per operare in sicurezza sui sistemi ad alta tensione;

• integrazione con i sistemi digitali del costruttore, per gestire aggiornamenti software, diagnosi da remoto, telemetria e servizi connessi.

Parallelamente, la fedeltà del cliente alla rete ufficiale tende a calare dopo il terzo anno dall’acquisto, come evidenziato dall’Osservatorio Autopromotec: molti automobilisti, una volta fuori garanzia, cercano un mix di competenza e risparmio presso le reti indipendenti.

Questo mette pressione ulteriore sulle officine autorizzate, che non possono più contare solo sulla “cattura” garantita dalla garanzia, ma devono dimostrare un valore aggiunto reale su veicoli sempre più complessi.

Per compensare la riduzione del lavoro meccanico tradizionale, molte officine stanno spostando il baricentro verso:

• servizi di manutenzione predittiva basati sui dati del veicolo connesso;

• pacchetti di assistenza “all inclusive” legati al finanziamento o al noleggio;

• servizi di aggiornamento software e retrofit funzionali (ADAS, infotainment, connettività);

• gestione integrata di flotte elettrificate, dove la continuità di servizio è più importante del singolo intervento.

In questo scenario, l’officina autorizzata smette di essere solo un luogo dove “si ripara” e diventa un hub tecnologico che gestisce cicli di vita, aggiornamenti, sicurezza e performance del veicolo. Chi non compie questo salto rischia di trovarsi con un’offerta pensata per un mondo termico che non esiste più.

Le nuove professioni dell’officina elettrica: chi serve davvero oggi (e domani)

La trasformazione non è solo tecnologica, è professionale. L’avvento di veicoli ibridi ed elettrici sta imponendo cambiamenti significativi nelle competenze richieste agli autoriparatori e nelle attrezzature necessarie per le officine.

Il profilo del “meccanico generico” lascia spazio a figure molto più specializzate, spesso a cavallo tra meccatronica, elettronica e IT.

Tra le professioni più richieste nelle reti autorizzate (e sempre più anche nell’indipendente) emergono:

Queste nuove professionalità non sostituiscono del tutto le competenze tradizionali, ma le stratificano: chi saprà combinare esperienza meccanica, capacità diagnostica e comprensione dei sistemi elettrici ed elettronici avrà un vantaggio competitivo enorme. Al contrario, chi resterà ancorato a un modello di officina centrato su tagliandi, freni e olio rischia di vedere il proprio volume di lavoro erodersi anno dopo anno, man mano che il parco circolante elettrificato cresce.

In sintesi, l’auto elettrica ha già iniziato a ridurre il lavoro tradizionale del service, meno componenti da sostituire, meno manutenzione programmata, margini più compressi ma ha aperto un fronte nuovo di attività ad alto contenuto tecnologico. Le officine che stanno vincendo non sono quelle che “resistono” al cambiamento, ma quelle che lo leggono per quello che è: una redistribuzione del lavoro, dal ferro ai dati, dalla chiave al software, dal guasto alla prevenzione.

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